Piattaforme comuni

Dopo le elezioni regionali si sono sviluppate molte riflessioni e si sono svolti importanti appuntamenti congressuali (Fiom e Arci).

Anche in questo blog la discussione è stata molto intensa. Ho letto tutti i commenti molto attentamente e sono molto soddisfatto dei contributi che sono arrivati: fanno riflettere. Per quanto mi riguarda la loro lettura non è meno importante e stimolante di una riunione di un organismo di Partito. Chiederei solo, come ho già fatto in passato, due cose. Evitare l’anonimato. Perché si deve aver paura di associare il proprio nome a ciò che si pensa e si scrive? Inoltre, ma su questo vi è stato un netto miglioramento, chiederei di tenere il confronto, anche aspro, senza scadere nell’insulto e nello stravolgimento delle posizioni altrui.

Detto questo, l’intensità della discussione conferma la straordinaria opportunità che ci è data dalla “rete” per dibattere, partecipare, organizzare. Se una critica dobbiamo farci è che usiamo ancora troppo poco questi strumenti, lasciando ad altri – Beppe Grillo, “Popolo Viola”, lo stesso Di Pietro -  uno spazio che dovremmo occupare noi per primi.

Alla fine di questo post troverete i seguenti documenti:

- il documento approvato dal cpn di Rifondazione;

- la lettera aperta di Diliberto;

- il resoconto della riunione nazionale di Sel scritto da Elettra Deiana;

- il documento dell’esecutivo nazionale di Sinistra Critica;

- la relazione di Gianni Rinaldini al congresso della Fiom;

- la relazione di Paolo Beni al congresso dell’Arci.

Vi inviterei a leggere attentamente questi testi poiché rappresentano posizioni politiche ed esperienze di lotta e di aggregazione di pezzi importanti della sinistra di classe. Sono convinto che senza una convergenza tra queste forze sia difficile, in questa fase, costruire una piattaforma di lotta credibile e in grado di incidere.

Per fare il punto della situazione partirei dalla discussione che si è svolta nel Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista. E’ stata una riunione importante per due motivi.

Il primo è che, a differenza di quanto avvenne all’indomani delle elezioni europee, il consenso raccolto dal documento proposto dalla segreteria nazionale è stato molto ampio. Il secondo è che, attraverso un emendamento che proponeva di togliere dal documento qualsiasi riferimento al congresso della Federazione della Sinistra, si è manifestata esplicitamente una posizione che vuole rallentare e rivedere il processo di costruzione della Federazione stessa.

Il documento approvato è positivo, fa una analisi onesta del voto e avanza proposte concrete di lavoro sia per quanto riguarda i rapporti a sinistra e con il centro sinistra, sia per quanto riguarda il lavoro nella società. Viceversa se l’emendamento proposto fosse stato approvato avrebbe fatto “saltare” la Federazione, con conseguenze politiche disastrose. Mi chiedo come si faccia a non valutare, con un consenso elettorale come Federazione che si è attestato al 2,8%, le conseguenze che si produrrebbero se ognuno dei soggetti che hanno dato vita a questo processo unitario, in particolare il Prc e il Pdci, tornassero a “casa propria”. Sarebbe la frantumazione dell’atomo e la fine di qualsiasi residuo di credibilità di cui ancora godiamo e di quella che potremmo conquistare.

Per quanto riguarda la lettera di Diliberto. Anch’essa contiene molte cose condivisibili. In particolare è giusto l’allarme che viene lanciato sul pericolo di ulteriori attacchi alla Costituzione, all’indipendenza della magistratura, ad una torsione autoritaria che la vittoria dell’asse Berlusconi Bossi potrebbe mettere in campo. Molte riflessioni su questo argomento e su come costruire alleanze a sinistra sono simili a quelle contenute nel documento di Rifondazione. Vi sono due punti che, invece, meritano un approfondimento.  Approfondimento che, per quanto mi riguarda, va fatto senza che per questo si metta in discussione il processo unitario avviato tra di noi ormai da due anni che, anzi, deve procedere con ancora maggiore forza.

Il primo riguarda l’unità tra Prc e Pdci (è importante che Diliberto usi questa declinazione che almeno rende un po’ più chiara la proposta di unità dei comunisti che, in quanto tale, a mio parere non ha alcun senso). Ho già espresso in altre sedi la mia opinione su questo, ma vorrei precisare. Credo sia assurdo che in Italia esista un partito comunista che raccoglie il due per cento e un altro che ne raccoglie l’uno. Quando ci chiediamo come mai non siamo credibili, il problema è anche questo. Un processo di ricomposizione, quindi, non solo è giusto, ma è auspicabile. Il punto non è il se, ma il come fare l’unità. E il come non può essere un accordo di vertice, ma deve maturare nei territori e nelle pratiche di lotta comuni. Deve avvenire processualmente in una condivisione reciproca di entrambi i partiti, poiché la cosa peggiore che si potrebbe fare sarebbe quella di battere la grancassa dell’unità e, contemporaneamente,  scassare i partiti coinvolti. Per questo ritengo che il processo di costruzione della Federazione della Sinistra non sia un ripiego, ma il luogo più avanzato, quello oggi concretamente fattibile, dove si sperimentano le forme di unità possibili.

Il secondo punto da approfondire riguarda la valutazione delle forze comuniste e di sinistra di alternativa sullo scacchiere europeo. Intanto vorrei dire a Diliberto che anche Rifondazione, e non solo il Pdci, lotta per il superamento del capitalismo. A parte questo, darei un giudizio più problematico e articolato sulle forze comuniste europee che Diliberto cita poiché, se è vero che in Grecia, in Portogallo e a Cipro i comunisti hanno mantenuto un consenso importante, è altrettanto vero che parliamo di Paesi che per dimensione e livello di sviluppo non sono paragonabili all’Italia. Viceversa le esperienze francese e tedesca del Front de Gauche e della Linke, esperienze che considero positive, afferiscono a Paesi più simili al nostro. Ovviamente non ci sono modelli. Credo però che queste esperienze vadano studiate con grande attenzione e che da esse ci possano giungere spunti interessanti che possono aiutarci nel processo di costruzione della Federazione della Sinistra.

In conclusione, leggendo anche gli altri documenti – quello di Sinistra Ecologia e libertà, Sinistra Critica, ma anche le relazioni di Gianni Rinaldini della Fiom e di Paolo Beni dell’Arci che qui sono allegate, credo che si possano fare alcune semplici considerazioni.

Queste forze, che rappresentano una parte importante della sinistra italiana, pur nella loro diversità, su alcuni punti importanti possono convergere. Parliamo di obiettivi importantissimi:

- difesa dei diritti del lavoro e lotta alla precarietà;

- lotta a qualsiasi forma di razzismo, di discriminazione sessuale, per i diritti civili;

- difesa dei beni comuni a partire dall’acqua;

- difesa della Costituzione, dell’indipendenza della magistratura, contro il presidenzialismo;

- no alla guerra, ritiro delle truppe dall’Afghanistan;

- libertà di informazione.

Occorre quindi trovare la modalità attraverso la quale queste forze si uniscono per sviluppare, su questi obiettivi, lotte comuni. Occorre dare vita ad un Fronte della Sinistra che, lasciando ad ogni soggetto la propria autonomia, costruisca un polo a sinistra del Pd capace di incidere, di spostare rapporti di forza, di fare massa critica. Una prima iniziativa concreta sono i referendum sull’acqua sui quali tutte queste forze possono unirsi.

Contemporaneamente a questo va portato a compimento il processo di costruzione della Federazione della Sinistra che non deve essere dilazionato. La cosa peggiore, infatti, è rimanere troppo a lungo in una situazione di transizione. Da questo punto di vista occorre subito creare nelle Regioni dove abbiamo eletto consiglieri i gruppi della Federazione e in ogni città i coordinamenti politici composti non solo dai “soci fondatori” ma da tutti i soggetti attivi sul territorio interessati a portare il loro contributo.

DOCUMENTO CPN RIFONDAZIONE

LETTERA DILIBERTO

RESOCONTO RIUNIONE SEL

DOCUMENTO ESECUTIVO SINISTRA CRITICA

RELAZIONE RINALDINI CONGRESSO FIOM

RELAZIONE PAOLO BENI CONGRESSO ARCI

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43 commenti to “Piattaforme comuni”

  1. Gino scrive:

    Io voglio sottolinare però che spesso si critica Vendola, ma in Puglia mette in Giunta Maria Campese della FDS che non ha superato lo sbarramento al contrario di quanto avviene in altre regioni nei confronti di SEL allora la polemica sulla Lombardia che SEL non ha mosso dito contro Penati oggi vale per noi? e Maria Campese se non sbaglio è della corrente di essere comunisti.

  2. andrea valsusa scrive:

    compagno grassi prima di pensare a qualsiasi alleanza è indispensabile riunire tutti i movimenti e tutti i partiti comunisti presenti nell’Italia…la federazione però non deve assolutamente essere una sommatoria di partiti ma deve essere una nuova formazione politica, aperata a tutti e a tutte, senza l’obbligo di tesseramento, aperta a tutti i movimenti e a tutte le varie realtà presenti sul territorio..basti guardare al movimento no global, ai centri sociali, al movimento no tav, al movimento no nucleare, affianco dei lavoratori in grave crisi economica…in poche parole la federazione ha come compito primario quello di tornare subito nell’immediato in mezzo alla gente comune, davanti alle fabbriche, nelle manifestazioni, nelle campagne…unendo tutti i comunisti gli ambientalisti e gli anticapitalisti…io guarderei essenzialmente a sinistra critica, rete dei comunisti, PCl, prendere esempio dall’arci e dalla fiom…sinistra e libertà o sceglie di allearsi politicamente con noi o con il pd….Perchè con il PD la federazione può sancire solamente accordi elettorali per battere berlusconi e nulla di più…..compagnio grassi compagni della dirigenza bisogna ripartire subito con forza non c’è tempo

  3. tiziano bordoni scrive:

    parlando di battaglie comuni, oltre alla sacrosanta battaglia contro la privatizzazione dell’acqua (a Dicembre nel ns. piccolo Comune abbiamo proposto l’ordine del giorno proposto dai movimenti che chiedeva la modifica dello Statuto e dopo due mesi di tira e molla ha avuto il nostro solo voto favorevole, astensione di IDV e Centrodestra, voto contrario della maggioranza P.D. (assente al momento della votazione il rappresentante PDCI che è anch’esso in maggioranza).
    Che fine ha fatto il referendum sui temi del lavoro per il quale avevamo annunciato grande impegno? Mi è parso di leggere sul Manifesto che all’incontro con il Forum sia stato ritirato per non disperdere le forze al momento della raccolta delle firme per il referendum sull’acqua. Una specie di “disarmo unilaterale” visto che rimane sul terreno una lenzuolata di quesiti su cui dovremo comunque assumere posizione.
    Ma non poteva invece essere l’occasione per raggiungere buona parte delle nostre classi con una battaglia che ci vedeva protagonisti? Mi è sfuggito un articolo che tratta questa questione pubblicato da “Liberazione?” se è così segnalatemelo grazie!

    Tiziano Bordoni – Consigliere Comunale Conselice (RA)

  4. R. scrive:

    In Umbria sta succedendo un casino indegno. E tutti (grassiani, ferreriani, ex-vendoliani) ne sono responsabili, ognuno per un comportamento sbagliato.
    Metteteci una pezza ed intervenite, alcuni comunicati stampa (di tutte le aree) fanno rabbrividire per stupidità e per toni.

  5. Evaristo scrive:

    A me paiono molto semplicistiche alcune ipotesi unitaristiche che vengono riproposte come un disco rotto da alcuni compagni. Io non penso davvero che questa sia la soluzione ai nostri problemi.

    Come mai più ci aggreghiamo e paradossalmente più perdiamo consensi?
    Dallo sciagurato arcobaleno in poi è tutto un perseguire aggregazioni e frontismi. Eppure perdiamo costantemente voti e consensi.

    Il problema dei contenuti prevarica di gran lunga il problema del contenitore.

    • Andrea scrive:

      Evaristo, hai scritto: “Come mai più ci aggreghiamo e paradossalmente più perdiamo consensi?”

      Immagino che tu fossi all’estero in questi ultimi mesi, e non sia aggiornato sulla situazione politica in Italia. Quindi ti segnalo che circa un mese fa si sono tenute le elezioni regionali, e che la Federazione della Sinistra ottiene un risultato elettorale disastroso quando va da sola (Campania e Lombardia), e molto più decoroso quando va in coalizione con la sinistra (come nelle Marche) o con il centro-sinistra (tutte le altre regioni, tramite accordi tecnici o di governo in base alla situazione). In alcuni di questi ultimi casi (Toscana e Umbria) aumentiamo persino i consensi rispetto alle elezioni europee.

      • Massimo Asti scrive:

        Caro Andrea, senza voler polemizzare ne, tantomeno, voler fare un’analisi accurata dell’andamento elettorale nelle varie regioni in cui ci siamo presentati ma solo per amore della verità e per il fatto che odio le tecniche velinare tanto care al comunismo del passato: in Umbria, regione dove abbiamo la tenuta migliore, pur guadagnando in percentuale, in modo esiguo, causa l’aumento dell’astensionismo, perdiamo poco meno di 3000 voti passando dai 31929 delle Europee ai 28831 delle Regionali; in Toscana, malgrado l’accordo con i Verdi, che alle Europee stavano in Sinistra e Libertà, perdiamo oltre 30000 voti passando dai 101345 consensi agli attuali 80017; in ultimo nelle decantate Marche dell’accordo con SEL perdiamo 9000 voti secchi passando dai 36971 delle Europee 2009 ai 27975 delle Regionali del 2010. Il tutto come diceva non mi ricordo bene chi: PER LA PRECISIONE!!
        Massimo Di Antonio

        • Massimo Asti scrive:

          Scusate l’inesattezza sulla Toscana: si tratta di 20000 voti e non 30000.

          • Luca scrive:

            E’ vero Massimo, c’è comunque un calo in voti assoluti, ma come sai l’astensionismo è aumentato. Non c’è nessuna forza politica che prende più voti rispetto alle europee dell’anno scorso. Ciao.

        • Zukov scrive:

          Condivido quanto dice Massimo, e aggiungo che l’analisi di Andrea (ma che ho sentito spesso ripetere dopo le elezioni anche da altri, e soprattutto dai dirigenti) ha come parametro di giudizio del risultato unicamente il numero di voti ottenuti. Sembra quasi che in Campania abbiamo sbagliato ad andare da soli perché abbiamo preso un’inezia in voti e in percentuale. Per contro in Calabria visto il risultato abbiamo fatto un affare. Il fatto che in Campania sia stata fatta una scelta coerente, giusta e coraggiosa non conta. Se un domani si ripresentasse De Luca, cosa dovremmo fare? Accordo tecnico come in Piemonte (bel risultato…)?

      • Evaristo scrive:

        Voglio solo segnalarti la differenza tra il perseguire posizionamenti istituzionali autonomi e l’andare da soli perché non voluti nella coalizione.

        Non hai risposto ai problemi dei contenuti di questa sinistra federazione “elettoralista” che perde indubitabilmente consensi, in barba a chi invece sostiene “avanti tutta” con il contenitore e con l’unità col PDCI (che è ben altra cosa dall’unità dei comunisti)

  6. Massimo scrive:

    Mi convinco che ai comunisti in Italia serve un papa straniero!

  7. paolo scrive:

    “Mi chiedo come si faccia a non valutare, con un consenso elettorale come Federazione che si è attestato al 2,8%, le conseguenze che si produrrebbero se ognuno dei soggetti che hanno dato vita a questo processo unitario, in particolare il Prc e il Pdci, tornassero a “casa propria”. Sarebbe la frantumazione dell’atomo e la fine di qualsiasi residuo di credibilità di cui ancora godiamo e di quella che potremmo conquistare”

    pienamente d’accordo, tornare indietro sarebbe una follia, ma la federazione non basta comunque va fatto di più nel tentativo di favorire una riunificazione credibile della sinistra nel nostro paese.

    “Occorre quindi trovare la modalità attraverso la quale queste forze si uniscono per sviluppare, su questi obiettivi, lotte comuni. Occorre dare vita ad un Fronte della Sinistra che, lasciando ad ogni soggetto la propria autonomia, costruisca un polo a sinistra del Pd capace di incidere, di spostare rapporti di forza, di fare massa critica. Una prima iniziativa concreta sono i referendum sull’acqua sui quali tutte queste forze possono unirsi.”

    sono d’accordo che bisogna trovare le modalità per lotte comuni, ma penso che se non prorio a livello di partito e organizzativo almeno nelle occasioni elettorali andrebbere trovate modalità che permettano di presentarsi insieme alle elezioni( a prescindere dalle possibili alleanze) senza ripetere le esperienze di questi ultimi anni alle europee, regionali e provinciali dove per divisioni spesso tutte le sinsitre sono fuori da molti livelli istituzionalicon frustrazione dei nostri militanti.

    sarebbe utile che le forze politiche di sinistra avessero un coordinamento permanente e che nelle scadenze elettorali possano presentarsi con un simbolo unitario per evitare la dispersione del voto a sinistra.

    pensa le prossime amministrative a Milano, Torino, Napoli, etc che delirio presentare liste di SEL, PDCI; RIFO, Verdi etc, etc…e non eleggere nessuno!!
    unità di azione nelle iniziative politiche, piattofarme condivise e sintesi unitarie nelle scadenze elettorali sarebbe un buon punto di partenza.

    buon lavoro

    Paolo

  8. Adriano1 scrive:

    Facciamola finita con le cose non dette !

    Per quale motivo non possiamo unirci col PDCI e le altre forze ?
    Si può sapere o ve lo tenete per voi dirigenti ?
    E’ per dei motivi ideologici ?
    E quali ?
    Contrastano con le nostre analisi ?
    E quali analisi ?

    La Federazione ha una duplice e contradittoria funzione : da un lato unisce in funzione elettorale , ma dall’altro TIENE SEPARATE LE SINISTRE !
    L’impostazione del tipo di unità che si stà ottendo è ASFITTICA !
    Un vero rapporto tra partiti comunisti dovrebbe essere fondato sullo scambio di idee , sulla possibilità reciproca di poter cambiare posizione .
    Invece tra noi si dà per scontato che ognuno debba rimanere sulle proprie posizioni e si perde così una importante occasione potenziale di arricchimento teorico-politico.
    Io voglio sentire le argomentazioni di tutti i compagni , non voglio dare per scontate le differenze , oltretutto sarebbe un ottimo modo per ricominciare a ragionare di politica.
    Quindi : commissioni miste e riunioni tematiche su tutto il territorio ,
    io voglio sapere cosa pensano i compagni , voglio interloquire e voglio arricchirmi nel farlo.

    Lo ripeto per l’ennesima volta , bisogna ricominciare a parlare di comunismo altrimenti non riusciremo neanche a parlarne con l’estero , se ne vogliamo parlare , altrimenti diciamo con chiarezza che per il PRC il comunismo è una foglia di fico….

  9. marco schettini scrive:

    intervengo nel dibattito per segnalare che in Sinistra Critica non c’è solo la posizione postata da Grassi nel suo intervento:è infatti presente anche una piccolaminoranza organizzata che si propone proprio di contribuire al processo di ricomposizionme e ricostruzione della sinistra di classe.
    la potete leggere qui:

    http://www.sinistracritica.org/files/sincri/files/mat//resistenzesociali1.doc

    grazie per l’ospitalità,saluti comunisti a tutti e tutte

    Marco

  10. tonino cafeo scrive:

    Per quello che vale, a Messina ci stiamo provando: domenica 25 aprile faremo un banchetto per i referendum sull’acqua noi di SEL insieme alla Federazione della Sinistra. Accanto al tavolino referendario sarà visibile una mostra fotografica sui partigiani e i deportati siciliani.
    Sarà poco ma magari è la volta che si ricomincia a parlarsi.

  11. Benito scrive:

    Ma, non state tralasciando uno fra i problemi più importanti, e cioè la religione?
    Lo strumento di controllo delle masse per eccellenza, molto più delle televisioni, giornali, ecc..,
    al quale controllo non sfuggono certamente coloro che si “vorrebbe” rappresentare (i lavoratori)?

  12. tiziano bordoni scrive:

    credo che la questione parta da una reale “atomizzazione” della questione comunista in Italia e dalla constatazione che decine di piccoli raggruppamenti comunisti (o che tali si definiscono almeno nel nome, ma non sta a me distribuire patenti) non hanno risorse o massa critica.
    Ma sarebbe opportuno intanto iniziare una “ricognizione” o “censimento” di quante “casematte” e gruppi isolati e qual è il numero reale su cui queste organizzazioni possono contare.
    Potremmo scoprire che in alcune realtà si dice “il Partito” ma che in realtà possiamo contare le risorse disponibili usando le dita di una sola mano?

    Tiziano Bordoni – Conselice (RA)

  13. mauro scrive:

    Propongo, come contributo al dibattito

    Le idee – Forza di un partito comunista

    di Fosco Giannini

    su Liberazione del 23/04/2010

    Stanno uscendo su Liberazione interventi di nostri dirigenti che si misurano con la sconfitta elettorale, con la fase e i nostri compiti. Ci sono proposte non condivisibili ( Valentini, Bonadonna) volte, nell’essenza, ad affidare la prospettiva ad una nuova forza riformista di sinistra e con ciò sotterrare l’autonomia comunista.

    Vorrei partire da due questioni, poste l’una dal compagno Salvatore Bonadonna e l’altra dal compagno Bruno Steri. Bonadonna afferma, tra l’altro, che il Prc, nella sua storia, non ha mai avuto radicamento vero tra la classe operaia. Steri pone la giusta questione di elaborare idee-forza capaci di organizzare consenso tra i lavoratori e a livello di massa.

    Per ciò che riguarda Bonadonna: la sua osservazione è giusta. Il Prc non è mai riuscito a radicarsi seriamente, non solo tra la classe operaia, ma all’interno del mondo del lavoro complessivo. Per anni ha goduto del lascito elettorale del PCI; ha poi – attraverso una giusta intuizione – positivamente incrociato i movimenti spostandosi quindi, per organizzare il consenso, sul terreno mediatico. A lungo Bertinotti ha sfondato in tv e da lì ha coltivato, prevalentemente, il consenso, disinteressandosi del partito vero, che si avviava alla fatiscenza : completamente assente nei luoghi di lavoro e volatile nelle sue strutture territoriali. E’ del tutto evidente che ora, consumatasi l’eredità del PCI, spentasi l’onda dei movimenti (verso i quali Bertinotti ebbe un rapporto farisaico, giungendo, per conquistarne il consenso, a pagare alti tributi in termini di autonomia culturale comunista, per poi sacrificare Genova sull’altare del governismo) e chiusosi il terreno mediatico, per il Prc la fase si fa oscura. Rimarco ciò perché siamo di fronte ad un paradosso: mentre enfatizziamo il radicamento leninista della Lega, rimuoviamo la questione della distruzione organizzativa del nostro partito e il fatto che attraverso mille suggestioni pseudo teoriche abbiamo trasformato il Prc in un partito leggero, di opinione, non più adatto a costruire stabili legami di massa e consenso sociale ed elettorale. Rimossa, nella varie analisi della sconfitta, tale questione, si fa poi presto a cambiare strada, a far credere – Bonadonna e Valentini – che il problema sarebbe quello di sostituire il partito comunista con una più vaga forza di sinistra. Vi è poi la questione posta dal compagno Steri: le idee-forza. E’ vero: occorre metterne a fuoco alcune, fondamentali; avere il coraggio di sostenerle in controtendenza e la tenacia, negli anni, per renderle popolari, puntando a far identificare quelle proposte con il partito comunista. La prima non può che essere quella di una lotta spietata all’evasione fiscale ( 200 miliardi di euro l’anno); senza tale lotta nessun governo può essere di sinistra, poiché ogni politica sociale è impedita. Assieme a ciò indispensabili sono la fine delle missioni e delle spese militari. Che farci con tutta questa ricchezza rientrata? Il 50% per la ricostruzione dello stato sociale e l’altra metà per la riduzione della pressione Irpef sui lavoratori e per una detassazione sulle partite Iva: unità tra lavoro salariato e lavoro autonomo, il blocco sociale per l’alternativa. Una parola d’ordine forte, di grande impatto popolare, un’azione decisiva per il cambiamento sarebbe questa: da domani le imprese non beneficiano più dell’aiuto statale. La subordinazione porta a pensare che questo sarebbe un sacrilegio: in verità sarebbe solo il ritorno ad una normalità redistributiva ( oggi, è la Marcegaglia a dirlo, sono oltre 1.300 le forme di aiuto e agevolazione per le imprese). Lotta alle delocalizzazioni: che fare? Immettere una norma per cui le aziende che delocalizzano perdono tutte le agevolazioni avute negli ultimi dieci anni e i soldi li restituiscono allo Stato. La nazionalizzazione delle banche è un’idea forza verosimile, che può incontrare sia il consenso di massa che quello delle imprese, che con un credito dello Stato possono guadagnarci. Se si partisse dal disagio sociale e dalla consapevolezza del grande indebitamento delle famiglie italiane, una proposta, sentita come cosa buona e giusta dalle masse, sarebbe quella di un piccolo credito pubblico popolare senza interessi per le famiglie in difficoltà ( 10 mila euro?) con il salario come unica garanzia di rientro. Una questione decisiva è questa: un progetto volto alla concentrazione delle imprese, un obiettivo così importante da favorire anche attraverso la defiscalizzazione per quelle favorevoli ad unirsi, concentrarsi. L’Italia è il Paese del piccolo è bello; in verità negli angusti distretti economici italiani è accaduto il peggio del peggio: schiavizzazione del lavoro e costruzione dell’esercito industriale di riserva, tutto volto a battere la concorrenza internazionale attraverso l’abbattimento del costo del lavoro: un’impresa immorale e, insieme ( rispetto al costo del lavoro in altri mondi) velleitaria. Solo il superamento dei piccoli e malsani distretti e la concentrazione delle imprese – volte a conquistare mercati attraverso la qualità delle merci e non la schiavizzazione della forza-lavoro – può modernizzare e rilanciare l’economia italiana, riconsegnando salario e diritti ai lavoratori.

    Per costruire e rendere popolari tali idee-forza, tuttavia – lo diciamo al compagno Steri – occorre ( e torniamo alla questione posta da Bonadonna: l’assenza storica del nostro radicamento) un soggetto politico dalla natura anticapitalista e rivoluzionaria, un partito comunista. Lo rimarchiamo solo perché Steri, nel suo articolo, non lo ricordava.

  14. carlo landi scrive:

    L’orologio del compagno Claudio Grassi è fermo alla cortina di ferro
    http://www.glialtrionline.it/home/2010/04/21/lorologio-fermo-del-compagno-grassi/

    • claudio scrive:

      Caro Carlo,
      ti ringrazio per aver postato questo articolo pubblicato dagli Altri, pieno di insulti nei miei confronti.
      Può darsi che le mie idee siano anche sbagliate, ma non è con questi argomenti che si fanno dei passi avanti.
      Chi scrive quelle cose contro il mio articolo potrebbe andare a chiedere a tutti i dirigenti che guidano la primavera latinoamericana, da Lula a Morale, passando per Chavez cosa ne pensano di Cuba.
      Oppure potrebbero chiederlo a quelle migliaia di bambini e bambine salvate in questi anni da migliaia di medici cubani che anziché arricchirsi sono andati nei paesi più poveri dell’America Latina e dell’Africa.
      Potrei continuare, ma è troppo facile.
      Intanto, se non lo avete letto, leggete il bellissimo articolo di Gianni Minà su Cuba pubblicato su Il Fatto Quotidiano dei giorni scorsi.
      Ciao Carlo

    • carlo circolo Bianchini genova scrive:

      Per Carlo Landi.
      Caro Landi. non ho capito, prima di esprimerti la mia solidarietà per il tuo handicap, che tipo di handicap hai, tale da non poterti permettere di offendere, il dominio(Grassi) del blog, scrivendo di tuo pugno, e facendoti prestare e utilizzando invece, degli scritti altrui,non ho capito, se hai difficoltà a pensare, ma frequentanto quelle letture(sempre che tu abbia questa facoltà)non ti sarà di aiuto, o forse hai difficoltà a scrivere, e cosi sei ricorso a scritti altrui per necessità,non potendo, per difficoltà motorie scrivere personalmente quello che pensi, poi, non hai specificato se il materiale da te adottato ti rappresenta integralmente o parzialmente, sempre che tu abbia la facoltà di separare l’acqua sporca dal bambino, in ogni modo, non abbatterti, ed abbi fiducia , la speme è sempre l’ultima dea, ed è possibile che tu un giorno possa recuperare tutte le facoltà cognitive che adesso ti sono precluse e negate, dalla natura madre e matrigna.
      a proposito hai visto che signore, è, claudio, non ti ha censurato come avrebbe potuto se avesse voluto ma lui le facolta cognitive c’è l’ha, non è stato sfortunato come te.
      tanti auguri di guarigione e affetuosi saluti

  15. Massimo scrive:

    Il Pdci confluisca nel Prc e gli sia data una quota adeguata negli organismi dirigenti. Quindi allarghiamo la Fds alla nostra sinistra e attacchiamo Pdl, Lega e Pd come se fossero un unico partito di destra.

  16. mauro scrive:

    Vladimiro Di Gregorio solleva, con l’efficacia e l’immediatezza che spesso manca ad alcune elaborazioni presenti in questo blog, una questione che richiama prima di tutto al buon senso. A quel buon senso che la continua insistenza di molti compagni del gruppo dirigente del PRC, su tutto ciò che ci può dividere dal PdCI, sembra avere messo nel cassetto.
    La questione della ricostruzione di un partito comunista , sollevata con forza da Diliberto in più di un’occasione, viene continuamente e sistematicamente elusa (o falsata).
    Si preferisce, da un lato, rilanciare una sorta di improponibile autosufficienza di Rifondazione, facendo leva su divisioni tra i due partiti comunisti italiani che non hanno più senso. In nome di che cosa? Dell’autoriproduzione di un ceto politico che, tra poco, rischierà di parlare alle sedie vuote dei nostri “attivi” di partito?
    Su un altro versante, invece, viene il sospetto che, per altre ragioni, sulla “questione comunista” da parte di qualche dirigente del nostro partito sia stata messa definitivamente una croce. Quasi che, nelle condizioni attuali del dibattito tra quello che resta della “sinistra” alla sinistra del PD, la “questione comunista” non sia più all’ordine del giorno. Che addirittura debba essere cancellata dal dibattito come un’insensatezza.
    Viene sinceramente da chiedersi se dietro a questo comportamento non si nasconda la speranza (la volontà?) di creare le condizioni per ricomporre, in un unico soggetto politico, la frattura consumatasi a Chianciano con coloro che hanno completamente cancellato la prospettiva della trasformazione socialista della società dai loro orizzonti, riconoscendo di fatto a Vendola una sorta di leadership. Per schematizzare una Linke italiana (più spostata a destra di quella tedesca). Se questo pensa una parte almeno di quei settori che a Chianciano hanno respinto il progetto “liquidazionista” dei vendoliani, sarebbe bene esplicitarlo con meno bizantinismi e con l’onestà politica e intellettuale che caratterizza gli interventi di compagni dell’ex seconda mozione i quali, nel dibattito aperto da Liberazione, propongono, senza girarci tanto attorno, un modulo organizzativo classicamente socialdemocratico come la strada migliore da percorrere.
    Sarebbe tutto più chiaro.

    Mauro Gemma
    segreteria federazione PRC di Torino

  17. Leonardo Masella scrive:

    I documenti che Grassi ci propone di leggere sono quelli giusti per capire le diversità e soprattutto le convergenze possibili fra diverse forze politiche per costruire un minimo di massa critica per una resistenza ed una controffensiva di sinistra e di classe nel nostro paese. Aggiungerei ai documenti proposti una interessante relazione introduttiva di Mauro Casadio ad un convegno sulla questione del tipo di organizzazione dei comunisti oggi, promosso dalla Rete dei comunisti, formazione che è già presente come osservatore nella Federazione della sinistra ed è il perno di un sindacato di base come Rdb. Questa organizzazione, sia pure con molti limiti e con una posizione politica sulle alleanze elettorali non pienamente condivisibile, ha il pregio però di un approccio innovativo e adeguato ai tempi di un pensiero e di una prassi comuniste.

    http://www.contropiano.org/Documenti/2010/Febbraio10/27-02-10RelazioneIntroduttivaForum.htm

  18. Vladimiro Di Gregorio scrive:

    Anche Berlusconi non vuole le correnti nel suo Partito.
    Comunque l’unità con i Comunisti italiani nella nostra provincia è già un dato di fatto. Senza questa unità lo scorso anno non avremmo eletto il Consigliere comunale a Verbania e il Consigliere provinciale così come non è avvenuto in Provincia di Torino e Alessandria dove siamo andati da soli alle elezioni.
    Non è solo una questione organizzativa ma politica.
    Ieri dopo 8 anni di assenza siamo tornati a volantinare davanti all’unica fabbrica rimasta a Verbania e che oggi rischia la chiusura. Le idee del Partito/movimento di bertinottiana memoria avevano fatto si che il nostro partito fosse stato fra i promotori di un Referendum cittadino che di fatto chiedeva la chiusura della fabbrica. Come facevamo a parlare con i lavoratori e come potevamo pensare di avere i voti della classe operaia?
    Dieci anni di politiche di decomunistizzazione di Rifondazione hanno portato all’allontanamento del nostro referente di classe. Abbiamo eletto in Parlamento nel 2006 nani e ballerine e dove sono oggi i Luxuria di turno? Su liberazione si parlava di matrimoni gay e non di lavoro e di lavoratori.
    Cosa pretendiamo oggi, che i proletari ci abbraccino solo perchè abbiamo salvato la falce e il martello?
    Dobbiamo ripartire dalle fabbriche e dai luoghi di lavoro. Quanti nel Partito e anche tra chi scrive su questo blog sono andati di recente a parlare tra i lavoratori? E’ un dramma! C’è da ricominciare a rieducare i lavoratori e i nostri stessi compagni, riprendere dall’ABC del Marxismo, quello che i Padroni continuano a studiare ed imparare per combatterlo.
    Per concludere chi non vuole un unico Partito Comunista in Italia è perchè non ne vuole nessuno, Ed è triste continuare a vedere il Gruppo dirigente che per non mettersi in discussione usa la scusa che l’unità dei comunisti deve venire dalla base e non dal vertice. Claudio l’unità dei comunisti c’è già in gran parte dei territori; dove non c’è è per motivi localistici e personalistici e non politici. Siamo come il Titanic, stiamo affondando e c’è l’orchestra (il gruppo dirigente) che continua a suonare…

  19. Nicola Copes scrive:

    BASTA RETORICA E FRASI FATTE

    Sono stato delegato al congresso di Chianciano per la mozione Vendola; ciò non mi ha impedito di apprezzare le posizioni via via assunte da Grassi, in particolare a salvaguardia dell’unità del partito.
    Qui pongono, in estrema sintesi, alcuni elementi di riflessione troppo spesso elisi dal nostro dibattito interno a favore di fumose formulazioni che non funzionano più:

    1)Non c’è più un comitato scientifico capace di supportare il lavoro di definizione della linea politica;
    2)L’unità a sinistra deve essere preceduta dall’unità tra i lavoratori; occorre individuare un meccanismo simbolico, e organizzativo, capace di iniettare elementi di identificazione e unificazione tra i lavoratori.Es. perchè non lanciamo una “associazione operaia” con tanto di simbolo e logo?
    3)Da anni non abbiamo uno straccio di analisi della composizione di classe del paese e delle relative politiche di alleanza.
    4) Dove vogliamo portare questo paese? Quale mission ci diamo?
    5) Ceti medi: letteralmente consegnati alle destre.Leggo i documenti del KKE e vedo uno sforzo di sottrarre piccoli imprenditori e agricoltori al giogo imposto dal capitale monopolistico, da noi nulla. Dopo l’anarcosindacalismo bertinottiano cosa proponiamo?
    6) La nostra diversità: i dirigenti della sinistra devono guadagnare quanto un operaio e soffrire altrettanto.Vanno selezionate le risorse migliori e non i più obbedienti, senza accantonare nessuno.
    7) Fuori dalle frasi fatte:l’europeismo di maniera gestito dalle forze moderate ha comportato una dissipazione di risorse pubbliche senza più alcun limite; lo stato nazionale rappresenta oggettivamente una risorsa per le sinistre, in grado di imporre qualche limite e regolamentazione al flusso dei fattori produttivi. Parliamo di lotta al liberismo, ma forze occorrerebbe uscire dalle astrazioni (Un altro mondo è possibile, come dove quando?) per scendere sul concreto terreno degli strumenti da utilizzare.
    8)La forza della Lega: proposte concrete(immediatamente realizzabili e comprensibili da tutti) a problemi reali.
    Consenso fondato su: a) Irrisolta questione meridionale; b)doppio mercato del lavoro(insostenibile in tempi di crisi);c) difficoltà per le sinistre di intercettare la ricchezza (enorme) prodotta e imboscata (la sola progressività delle imposte non basta più).
    a) di fronte a situazioni pazzesche in un Sud caratterizzato da livelli di inefficienza e spreco enormi, ogni populismo qualunquista diventa una valanga inarrestabile;
    b) piccoli imprenditori sottocapitalizzati che lavorano 15 ore al giorno e spesso guadagnano poco si confrontano con pezzi del pubblico impiego ultragarantito, e si incazzano;
    operai con 40 anni di fabbrica escono con 900 euro di pensione; ex dipendenti ENEL O FS o TELECOM o POSTE arrivano anche a duemila e oltre con buonuscite da capogiro;salta ogni legame di classe e l’operaio vota Lega.Tocchiamo i diritti acquisiti: pensioni uguali per tutti!!
    c) qui scontiamo innanzitutto l’opacizzazione dell’avversario di classe: perchè non concentriamo la nostra attenzione anche a livello propagandistico sulle fortune che alcuni “imboscano” nei paradisi fiscali?
    9) Via le rendite : i notai vanno eliminati.
    10) Basta con le correnti interne al partito.

    Nicola Copes

    • Sara scrive:

      @Nicola, ci sono una serie di luoghi comuni in quanto hai scritto paurosi:
      -mio padre, operaio metalmeccanico, è appena andato in pensione, coi famosi 40 anni. Ti garantisco che non porta a casa 900 euro di pensione, come non portava a casa 900 euro di stipendio, sennò 3 figli non li tirava su.
      -Per quel che mi risulta gli stipendiati del nostro partito ora come ora prendono mica sta valanga di soldi che tu credi! I tagli son già stati fatti da mo’. (n.b.: io non lavoro per il partito, ma mi informo)
      -il problema dei notai: mica saran loro il problema, è tutt’al più da analizzare il sistema complessivo legato agli ordini professionali che operano secondo interessi di blocchi organizzati forti rispetto alla politica e hanno la forza di indirizzare leggi e leggine a loro favore (il famoso concetto delle lobby che pesano, senza con questo denigrare il concetto)
      E mi fermi qui. Perchè potrei proseguire! Il fatto è che l’indagine della realtà è molto più complessa della mera rabbia individuale. E forse l’errore che abbiamo fatto un po’ troppo spesso è stato raccontarci favolette, crederci per difendere micro reggie di consensi interni. Ma poi si finisce con lo smarrire il senso della verità.

  20. Salvatore Locci scrive:

    Ho effettuato una lettura comparata degli interventi qui riportati di Grassi e di Diliberto.
    Mi pare indubitabile che entrambi spingano nella stessa direzione, quella dell’unità della sinistra.
    Voglio però stimolare entrambi a “spingere” anche verso l’unità del movimento operaio europeo.
    Pertanto, a Claudio dico che i partiti anticapitalisti europei vanno non soltanto studiati ma contattati per avviare un coordinamento delle lotte.
    Ad Emanuele dico che oltre ai contatti con i partiti comunisti al governo nel mondo, andrebbero intensificati i contatti, appunto, con i partiti anticapitalisti europei.
    Certo, mi rendo conto che non è facile.
    Ma finché ciò non avverrà, credo che potremo anche vincere qualche battaglia (ad es. il referendum sulla “legge 30″), ma saranno tutte vittorie di Pirro, poiché le imprese delocalizzeranno o falliranno, e i diritti dei lavoratori rimarranno, senpre di più, solo sulla carta.

  21. Umberto scrive:

    Credo che l’ultimo post di Grassi, tra quelli sinora pubblicati, sia quello più utile alla classe operaia surclassata, precarizzata, cassintegrata e licenziata. Penso che Grassi stia recitando un ruolo essenziale nel partito e nella sinistra italiana. Lo hanno capito quasi tutti ormai che una sinistra come quella attuale non ha alcuna chance di ripresa in un’Italia dove la cultura egemone non è che un insieme di razzismo, ignoranza, evasione fiscale e facilitazioni al riciclaggio del denaro mafioso. L’attuale sinistra non ha chance se non riesce a mettere insieme o a trovare il modo di far dialogare costruttivamente tutte o quasi tutte le culture che la compongono. Una sinistra in cui nessuno deve sentirsi ospite, dove nessuno deve rinunciare a esprimere ciò che sente di essere, ma dove ciascuno, piuttosto, porti il proprio punto di vista rinunciando alla pretesa di imporlo agli altri. Una sintesi fra queste diverse culture va assolutamente trovata. Ha fatto bene Grassi a mettere insieme Sel, il Pdci, l’Arci, la Fiom, Sinistra critica, il Cpn di Rifondazione. Questa sinistra deve trovare il modo di interagire, dialogare, provare ad unirsi anzichè battibeccare alla minima occasione. Sono i lavoratori italiani che ne hanno bisogno.

  22. Andrea Albertazzi scrive:

    Su una cosa sono veramente d’accordo: che le forme di unità non sono il frutto di decisioni di vertice ma si vedono sui territori, dove si misura la reale capacità di lavorare insieme, sui contenuti e soprattutto sulle iniziative concrete.
    Nel nostro piccolo, a Bruxelles, i circoli locali di PRC e PdCI da molto tempo hanno sperimentato questa unità, al di là delle belle parole ma appunto condividendo e collaborando, nella maniera più efficace possibile.
    Hai ragione Claudio, il PdCI non ha il monopolio del superamento del capitalismo: infatti nel nostro statuto c’è scritto proprio quello. Insomma di definiamo comunisti. E si definiscono comunisti anche loro.
    E allora perché abbiamo così paura di loro? Perchè dobbiamo impegnarci a realizzare un processo unitario solo e soltanto se ci sono altri soggetti non comunisti?
    La realtà è che questo dilemma, che divide soprattutto noi compagni e militanti, ha già castrato dalla base ogni processo unitario perchè da una parte ci sono quelli che sono per l’unità dei comunisti e dall’altra quelli totalmente contro.
    Io mi guardo intorno e quello che riesco a vedere è che nella federazione della sinistra la stragrande maggioranza degli aderenti si definisce comunista (non faccio stime numeriche perchè sarebbe umiliante per chi comunista non é) e, ai miei occhi, è totalmente logico osservare che se i comunisti stanno insieme, elaborano e propongono insieme, anche la loro capacità di aggregazione, la loro offensiva unitaria (non solo nei confronti della sinistra, ma anche delle altre forze del centro-sinistra su singoli temi) è molto più efficace. D’altronde sarebbe veramente assurdo il contrario, no? E’ normale per qualunque gruppo (non soltanto per i comunisti) delimitare prima il proprio bagaglio ideale e di contenuti e poi guardare al di fuori di questo per vedere quali possano essere possibili alleanze tattiche.
    D’altronde, di questi tempi, mi pare che solo in questo modo ci possa essere uno spazio di efficace agibilità politica per i comunisti.
    Vorrei tanto svegliarmi domattina e vedere questo processo avviarsi in tutta Italia… ma non accadrà.

  23. stefania scrive:

    “Credo sia assurdo che in Italia esista un partito comunista che raccoglie il due per cento e un altro che ne raccoglie l’uno. Quando ci chiediamo come mai non siamo credibili, il problema è anche questo. Un processo di ricomposizione, quindi, non solo è giusto, ma è auspicabile. Il punto non è il se, ma il come fare l’unità. E il come non può essere un accordo di vertice, ma deve maturare nei territori e nelle pratiche di lotta comuni.” ho riportato le tue parole per rispondere: in tutta onestà ritieni che sia possibile parlare di unità, condivisione e quant’altro in una situazione come quella attuale della sinistra? finchè i “vertici” non avranno il buon gusto di autoeliminarsi, finchè le smanie da protagonisti non cesseranno di avviluppare la classe politica di questi nostri anni (e non faccio sconti a nessuno!!), finchè la stessa, nella sua turris eburnea, continuerà a “godere” del suo solo esistere, finchè, insomma, non vedremo di nuovo gente intellettualmente onesta, difficilmente potremo immaginare di tornare ad esistere.

    • Carlo circolo Bianchini Genova scrive:

      interessante e condivisibile risposta, scusami, se mi avvalgo della citazione del post di Claudio, e da te riportata, per dire che la domanda “che senso ha l’esistenza di un partito, del 2% e di un altro del 1%” implica che se la politica fosse un trattato di logica non avrebbe nessun senso , ma siccome la politica non è l’espressione di una scenza esetta, a quella domanda si risponde con un altra domanda,che è la seguente: è logico che in un partito comunista(futuro)del 3% formato dall’assommatoria, di un partito del 2% più il partito del 1%, coesistone (come esistono) due soggetti nello stesso partito espressione dei due partiti, in un consiglio comunale di una media città come Genova, con posizioni e visione politica diametralmente opposte?uno di questi consigliere, in quota PRC, di nome Antonio Bruno(faccio i nomi solo perchè sono usciti su tutti i giornali) fa pubblicamente le barricate perchè non vuole il gassificatore allo scarpino,(località vicino a genova centro) poi c’è un altro esponente di questo fantomatico partito, di nome Senese in quota Pdci che nello stesso comune invece fà l’assessore, e vuole a tutti i costi fare il gassificatore, Claudio e noi tutti , riteniamo (che pur di raggranellare qualche consigliere) sia più utile fare delle ammucchiate con gente che se si sono separate, l’ho hanno fatto sulla base di una diversa concezione della politica? diverso sarebbe se chi è uscito da Rifondazione, riconoscesse che non ci sono più le condizioni che hanno portato alla scissione e rientrassero, questo sarebbe auspicabile, ma gercare di fare un cartello elettorale, al fine solo di raggranellare qualche consigliere è effimero e porta poco lontano, litigheremmo su tutto e presto ci sarebbe una nuova scissione, non voglio rinvangare che loro hanno prodotto una scissione per fare la stampella a Dalema che ha bomobardato la Serbia in cambio di una misera poltrona da ministro della giustizia, nessuno vuole autocritica e nessuno vuole fare processi,ma fondare un portito che abbia in nuce la coerenza, è necessiario , e mi domando nel territorio questa omogeneità la riscontriamo? o invece come risulta dalle cronache, il governismo. che anima queste persone si è persino ingigantito?ognuno guardi il proprio territorio e vedrà, che se noi diciamo A loro dicono B, a Genova c’è un altra chicca, il pertito del 2%(PRC) non vuole la Gronda(Bretella autostradale ) e fa politica di conseguenza, il partito del 1% a genova vuole la gronda, ed allora come ci presenteremmo agli elettori cosi divisi? non ci è bastato il piemonte dove eravamo parte integrante dei NO TAV e ci siamo alleati con la sig: SI TAV ? è proprio vero che Dio acceca chi non vuole vedere?
      non ho ragione di credere che genova sia una città tanto sfortunata da avere tutti i soggetti dell’uno e dell’altro partito più litigiosi credo, che sia cosi ovunque, del resto in palitica l’assommatoria di partiti elettoralmente non paga(l’arcobaleno insegna) se vogliamo gli elettori di qualcuno lo dobbiamo fare con le nostre idee e le nostre istanze,non facendo il richiamo ai loro dirigenti del resto, l’IDV, cosi sta facendo con noi e con il PD, spero che claudio ci voglia dire come risolviamo questi problemi se vogliamo unirci, a tutti i costi con chi è diverso da noi, e lo è(diverso) nell’agire, non nel nome se no stabiliamo che per essere comunisti basta chiamersi tale, e poi fai quello che ti pare.
      saluti affettuosi e rossi

  24. maria g meriggi scrive:

    Innanzitutto, intervenendo nella discussione dopo le elezioni mi sono firmata mgm perche’ siccome, per professione e anche per antica appartenenza alla sinistra ho modo di intervenire sulla stampa, di scrivere saggi e libri, non mi piace invadere anche i blog.
    Sul tema qui discusso:la proposta di Diliberto, la risposta di Grassi vanno in una direzione che e’ quasi obbligata ma mi sembra che le cose più importanti le abbia dette Rinaldini. Pur non essendo che una storica e appartenendo a un sindacato che per la docenza universitaria non può contrattare – ma vivo a Milano e insegno a Bergamo, dunque in terra leghista- concordo pienamente con la sua preoccupazione di costruire rapporti non solo ne’ prevalentemente con le forze politiche ma con i lavoratori e con la loro rappresentanza diretta, i delegati, le RSU, dove nonostante le predicazioni di divisione e razzismo “autoctoni” e migranti possono verificare non le loro differenze ma i loro problemi comuni. Fino a quando il sindacato confederale organizza i salariati e persino aumenta i suoi iscritti non tutto e’ perduto.

  25. pasquale scrive:

    ma questo non e’ il progetto per il comunismo e’ semplicemente un programma politico di un capitalismo composto da brava gente che non sopporta angherie e soprusi e che vorrebbe senza cambiare il sistema migliorarlo, il comunismo, caro claudio e’ un’altra cosa. credo che nessuno di noi sia in disaccordo con quello che scrivi, sia nelle analisi che nei vuoti elementi che proponi, ma che rimangono semplici proposte di soluzioni a progetti che ne’ la Federazione della Sinistra, ne altri nel panorama politico italiano hanno le gambe per realizzarla. siamo in mano ad un capitalismo cattivo che aggredisce la classe che dovremmo rappresentare sia economicamente che nella scomparsa dei servizi mentre regala capitali e non solo a chiesa (con il vanto del PD di cui la FDS era alleata in molte regioni 400 milioni di euro solo nella regione lazio) agli industriali (5 miliardi di euro sempre nella regione lazio) mentre i tickets, la mancanza di servizi, la privatizzazione dei beni primari stanno contribuendo a far abbassare il pur minimo reddito portando piu di 30 milioni di italiani vicino la soglia di poverta’. la soluzione molti l’hanno trovata e per compensare votano al 60% PDL e Lega Nord se ne vogliamo parlare sono a disposizione

  26. Marco scrive:

    Credo che la questione (la vexata quaestio) non sia tanto relativa ai temi cari alla sinistra frantumata. Difesa del lavoro, dell’ambiente, avversione alla guerra: chi mai, comunista o genericamente di sinistra, potrebbe non concordare?
    Il problema vero, reale, senza affrontare il quale sarà vano qualsiasi sforzo unitario (vano perché reso impossibile da un vizio di fondo che ne minerebbe all’origine il processo) verte, a mio avviso, sulle modalità di aggregazione, di partecipazione, di militanza che un “organismo unitario” (molto genericamente detto) dovrà necessariamente darsi e condividere.
    Quali saranno le modalità di partecipazione? Quali quelle di elaborazione? Chi dirigerà chi? Chi ci rappresenterà nelle istituzioni? Come sarà eletto a rappresentarci?
    Queste sono le questioni fondamentali, non i temi generici che già tutti condividiamo.
    Il vero problema è un problema di classe politica, la nostra, che è diventato ceto politico dalle caratteristiche fortemente corporative e clientelari. Non nascondiamocelo e ricominciamo da questo, dalle regole comuni: sui temi sarà molto facile unirsi.
    Saluti

    Marco

  27. Nel fare i complimenti per lo spazio di dibattito che offre questo blog, incolliamo a contributo questo breve documento approvato all’unanimità dall’assemblea della Federazione della Sinistra della Castellana (provincia di Treviso).

    Castelfranco Veneto
    15/04/2010

    Alla cortese attenzione di:
    organismi dirigenti provinciali e regionali di
    Partito della Rifondazione Comunista
    Partito dei Comunisti Italiani

    Alle segreterie nazionali di
    Socialismo 2000
    Lavoro-solidarietà

    Al comitato nazionale della Federazione della Sinistra

    Uniamo la sinistra a partire dalla Federazione della Sinistra: basta ritardi!
    La Federazione della Sinistra è stata fondata ufficialmente nel dicembre 2009, dando a tutti noi – iscritti a Rifondazione Comunista, ai Comunisti Italiani e indipendenti di sinistra – nuove energie e speranze per costruire una forza di alternativa e una unità a sinistra basata sui contenuti e le lotte comuni.

    A 5 mesi ancora vediamo che tutto procede troppo a rilento e l’insufficiente risultato elettorale a livello nazionale in parte – ma non solo – crediamo sia dipeso da questo.
    Divisioni, lotte intestine e logiche di segreteria non sono più capite da un elettorato oggi più che mai disinformato e distaccato dal nostro dibattito interno.
    Comprendiamo tutta la complessità e la delicatezza del processo unitario ma sappiamo anche che i tempi della società non attendono più i nostri, troppo lenti e autoreferenziali.
    Crediamo ci sia bisogno di maggiore coraggio, per giungere ad una unità vera, effettiva e sostanziale dei comunisti e di tutti coloro che con altre culture e ideologie intendono lavorare per una alternativa al modello capitalista. È a partire da questo poi che potremo con la sufficiente forza e autonomia, confrontarci con le altre anime della sinistra, per trovare formule di unità nelle battaglie comuni che ormai da troppo tempo ci viene chiesta dai cittadini.
    La nostra gente ha a cuore la sconfitta di Berlusconi e del berlusconismo, alle elezioni si regola di conseguenza. E’ urgente ora più che mai metterci in relazione con movimenti, associazioni, singoli e altri partiti di sinistra per adempiere a questo compito al meglio, portando i nostri contenuti, e per costituire una alternativa di politica anche al Partito Democratico, dal basso.

    Per questo esortiamo gli organi provinciali, regionali e nazionali di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani, così come Socialismo 2000 e Lavoro-Solidarietà 1) a dare atto senza più gelosie e tendenze all´autoconservazione alla costituzione degli organismi definitivi della Federazione della Sinistra, in modo trasparente, partecipativo, e dal basso cedendo sovranità alle realtà politiche locali 2) ad avviare la fase congressuale, con la modalità: una testa, un voto 3) a distribuire una volta per tutte ai territori le tessere, dando la possibilità ai molti di noi non appartenenti ai partiti di iscriversi, come previsto dallo statuto.
    Dopo anni di divisioni riteniamo che le differenze tra i partiti esistenti siano molto più deboli delle convergenze; noi che nella Castellana da ormai un anno lavoriamo a stretto contatto e in perfetta sintonia non intendiamo mai più trovarci a condurre la nostra militanza in competizione tra noi.
    L´unione delle nostre forze ci ha permesso di compiere un salto di qualità nel lavoro politico, supportando le lotte di fabbrica del territorio, raccogliendo consensi ed iscritti anche tra persone non tesserate ai partiti costituenti la FdS, presentandoci autonomamente con un nostro candidato sindaco alle elezioni di un comune di dimensioni riguardevoli come Castelfranco Veneto, essere riconosciuti come forza di sinistra seria e concreta. La Federazione della Sinistra costituita a tutti gli effetti è strumento indispensabile per portare avanti questo lavoro. s
    Sentiamo il bisogno di uno strumento politico che si distingua per l’alternatività degli obiettivi ma anche delle sue pratiche, dando peso alla consultazione e alla partecipazione della base sulle cose che contano nella vita di un partito. Ad esempio coinvolgendo in modo attivo tutti i comitati territoriali nella definizione della linea politica, dei candidati e dei potenziali eletti per le elezioni provinciali dell’anno prossimo, con un cammino in tal senso che inizi per tempo e non all’ultimo momento, su progetti raccogliticci.
    Come primo segnale abbiamo stabilito quindi che, finché non esisterà un organismo preposto della Federazione della Sinistra a cui fare riferimento a livello provinciale o regionale, terremo le quote delle tessere di PdCI e PRC qui sul territorio, come cassa comune del comitato della Castellana della Federazione della Sinistra e invitiamo gli altri comitati a cui l´unità sta a cuore quanto a noi a fare altrettanto.
    Approvato all’unanimità il 15/04/2010 dall’assemblea della Federazione della Sinistra, comitato della Castellana

    In rappresentanza degli iscritti:
    Enrico Baldin, Partito della Rifondazione Comunista
    Alessandro Squizzato, Partito dei Comunisti Italiani
    Francesco Cortinovis, a rappresentanza degli indipendenti e senza tessera

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