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	<title>Commenti a: Cuba, que linda es Cuba</title>
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	<description>Blog politici</description>
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		<title>Di: Lily Dixon</title>
		<link>http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/04/cuba-que-linda-es-cuba/comment-page-1/#comment-24062</link>
		<dc:creator>Lily Dixon</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 21:37:09 +0000</pubDate>
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		<title>Di: gianni fattori</title>
		<link>http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/04/cuba-que-linda-es-cuba/comment-page-1/#comment-2104</link>
		<dc:creator>gianni fattori</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 May 2010 08:04:16 +0000</pubDate>
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		<description>Finalmente un pò di informazione seria su Cuba.
Grazie Manifesto!





I consumi DELLA REVOLUCION


Bus cinesi, vecchie corriere riciclate, grossi camion stipati di gente.... Primo maggio a Cuba, a centinaia di migliaia sfilano in piazza della Revolucion. Per difendere le conquiste dal nemico «interno ed esterno», per mugugnare sulla libertà ma soprattutto per chiedere cambiamenti economici. La tessera annonaria non basta mai, trucchi e furti si moltiplicano, e il Granma pubblica i lettori che chiedono il cambio «por lo mejor»: meno egualitarismo, più redditi. Sono i consumi la frontiera di Cuba


Roberto Livi


L&#039;AVANA
L&#039;appuntamento è alle 5,30 del mattino al Barrio chino, il quartiere cinese nel cuore di Avana centro. È sabato primo maggio, la capitale caraibica esce dal sonno irrequieta al rumore degli autobus cinesi Yu tong, di vecchie e scassate corriere riciclate, di grossi camion che percorrono la città per convogliare centinaia di migliaia di persone a piazza della Revolucion. Lo slogan è «tutti uniti, per Cuba, Fidel e Raul e contro l&#039;interferenza degli Usa e dei loro lacché dell&#039;Unione europea e dei mercenari interni». Una sorta di chiamata alle armi.
Il mio gruppo di tai chi quan è composto in gran parte di donne, cinquanta-sessantenni, madri e nonne, che ci tengono a partecipare alla sfilata assieme agli altri allievi e maestri della scuola di arti marziali cinesi (sulle pareti del piazzale in cui si svolgono gli allenamenti vi è la scritta vita e salute, armi della Rivoluzione). Figlie della rivoluzione, sono disposte a una levataccia e a lunghe camminate sotto il sole per sostenerla. Il primo maggio con Fidel è parte dei ricordi, dall&#039;infanzia alla maturità. Anche al presidente Raul non vogliono far mancare l&#039;appoggio.
L&#039;intenzione di difendere la Rivoluzione rimane, ma l&#039;umore è ben diverso dal passato. Non sfileranno di fronte al palco di Raul e delle autorità ballando (come nel 1968 quando cantavano rivolte a Fidel somos socialistas bailantes, bailantes), ma preoccupate per il presente ancor più che per il futuro, che si presenta comunque incerto. Sfilano assieme alle decine e decine di migliaia di persone che rappresentano il popolo dell&#039;Avana e più in generale di Cuba, dagli studenti e insegnanti della scuola ai lavoratori della sanità che testimoniano le grandi conquiste della Rivoluzione, ai rappresentanti delle brigate di medici e maestri che lavorano in molti paesi dell&#039;America latina, dagli sportivi e artisti ai lavoratori delle varie corporazione e imprese statali, fino ai reparti ordinati e compatti delle Forze armate rivoluzionarie, gli uomini di Raul, salutati dal presidente con uno sventolio del cappello di paglia.
Dal presidente, i cubani non si attendono solo i richiami a unirsi per difendere Cuba dai nuovi tentativi di destabilizzazione provenienti dal potente vicino nordamericano che, questa volta «assieme all&#039;Ue e ai mercenari interni», agita «strumentalmente» il tema dei diritti umani. Né le lodi alla rivoluzione. Quello che vogliono sentire da Raul sono parole che annuncino un cambio por lo mejor, misure che assicurino una vita migliore, ovvero salari che permettano di arrivare alla fine del mese, aperture al lavoro particular (privato) o a cooperative nel settore dei servizi e dell&#039;alimentazione oltre che nell&#039;agricoltura, la possibilità di andare liberamente all&#039;estero. Nei grandi temi, il socialismo cubano - sanità e scuola gratuite, assistenza ai più poveri - per loro va bene. Libertà di espressione, di associazione politica, insomma la questione dei diritti umani, è più materia di mugugno che di esigenze reali. Il vero, e potenzialmente pericoloso, fattore di preoccupazione e malcontento - anche fra i giovani che più guardano agli standard occidentali - è di natura economica.
Come dar loro torto: i prezzi aumentano, i prodotti di largo consumo sempre più difficili da trovare. La crisi economica è drammatica, le finanze statali sono al lumicino e le esigenze sono enormi, visto che Cuba importa quasi il 70% di quello che consuma. Patate e fagioli scarseggiano, una libbra (circa mezzo chilo) di riso è passata da 3,5 a 8 pesos (da 18 a 40 centesimi di euro per uno stipendio medio che si aggira sui 15-18 euro al mese), la carne di manzo è un lusso per pochi. La libreta de abastecimiento, che assicura a ogni cubano una serie di prodotti alimentari di base quasi gratuiti, non basta che per un paio di settimane al massimo. La gente lucha e inventa, ovvero si arrangia per arrivare alla fine del mese. Tutti sinonimi di appropriarsi dei beni dello stato, venderli sottobanco, corrompere e essere corrotti. Insomma vi è una grande massa di gente che si vede costretta a muoversi nell&#039;illegalità, a giustificare ruberie col fatto che bisogna arrangiarsi. E spesso a praticarle sono capi, ispettori e via dicendo.
Non si tratta di una denuncia fatta dall&#039;opposizione, per altro assai ridotta e fortemente condizionata economicamente da enti governativi nordamericani. Il quadro sopra esposto appare ogni venerdì nelle pagine dedicate alle lettere al direttore di Granma, l&#039;organo del partito comunista. E con altrettanta frequenza nelle lettere a Juventud rebelde.
Ne citiamo alcune: «Dinamizzare il modello economico per salvare il modello (socialista, ndr) sociale», scrive A. Orama Munero (Granma del 16 aprile). «Lo Stato deve stimolare le forze produttive, liberarsi dei carichi eccessivi che non può controllare, soprattutto l&#039;egualitarismo (salariale, ndr)» che «frena le forze produttive». «La Rivoluzione ha convertito la maggioranza dei mezzi di produzione in proprietà sociale. Cambiare questa situazione sarebbe un errore», afferma M.C. Aledo Roller (Granma del 9 aprile). Però «se vi fossero molti più calzolai, muratori, carpentieri tassisti, e la lista può essere infinita, che lavorano per se stessi e producono beni e servizi senza sfruttare ed essere sfruttati.. questo non significherebbe che stiamo tornando al capitalismo» . «I cambi creano resistenza» nella burocrazia del partito-stato: «È necessario un cambio nella sfera economica, di questo nessuno dubita. Soprattutto nella produzione di alimenti il popolo chiede risultati, cibo. Raul Castro l&#039;ha detto chiaro che si tratta di una questione di sicurezza nazionale: mettiamo fine alla corruzione, all&#039;assenteismo, alla burocrazia... affrontiamo i nostri problemi e il nostro Socialismo continuerà a essere un esempio per tutto il mondo» (R. Garcia Macìa, Granma del 30 aprile).
Fin dalla sua nomina a nuovo presidente, il 24 febbraio 2008, Raul Castro ha dimostrato che il suo stile di governo è improntato al pragmatismo. Ha eliminato proibizioni assurde (possesso di cellulari e computer, affitto di auto, possibilità di ospitarsi in alberghi, di gestire taxi privati..), ha criticato l&#039;egualitarismo, affermando che non vi sarebbe stata uguaglianza di salari, ma uguaglianza di opportunità, e ha avviato una grande redistribuzione delle terre incolte dello Stato, della quale hanno beneficiato centomila famiglie.
Poco a poco è iniziata a emergere la Cuba reale, al di là della propaganda. E il quadro era critico, come quello esposto dalle lettere al Granma. Per affrontarla, il nuovo presidente sembra volersi muovere sulla base di riforme che riducano i «benefici per tutti» (la libreta de abastecimiento, i comedores obreros) e aumentino il reddito a chi produce (eliminazione del tetto salariale, possibilità di un secondo lavoro, distribuzione di terre). Solo che si tratta di un progetto non completamente (e chiaramente) delineato e che incontra difficoltà (se non opposizione) nell&#039;elefantesca burocrazia, nell&#039;abitudine al lavoro garantito (mentre Raul ha affermato che vi è un milione di posti di lavoro improduttivi). In questo modo i tagli avanzano più in fretta della crescita dei salari, secondo il sindacalista Salvador Valdés. La crisi economica globale e la scarsità di liquidità finanziaria dello Stato ha poi reso necessaria una sorta di congelamento dei debiti esteri (alla fine dell&#039;anno scorso era stato saldato un terzo del debito estero) con conseguenti tagli negli investimenti esteri nel Paese e nell&#039;importazione di beni.
Dunque le riforme vi sono state. Ma la percezione della gran parte dei cubani è che non siano sufficienti. Che il più resti da fare. La gran parte dei cubani chiede «cambiamenti attuati con urgenza», ha ribadito giorni fa anche la massima autorità della chiesa cubana, il cardinale Jaime Ortega. Per l&#039;arcivescovo dell&#039;Avana, a Cuba esiste un «consenso nazionale» sulla necessità di cambiamenti. E il fatto che si ritardino «produce impazienza e malessere nella popolazione».
Le mie compagne di tai chi, come la gran parte dei manifestanti, dopo la lunga attesa e la sfilata ritornano a casa sudate e stanche, ma anche più allegre. Alle richieste di Raul e della Rivoluzione hanno risposto ancora una volta: presente! Senza la retorica che troppo di frequente abita nei media ufficiali hanno dimostrato di voler difendere «le conquiste del socialismo», il fatto che i loro figli «sono diventati medici senza spendere un centesimo», che possono dirsi orgogliose di abitare un paese che non si piega, «non si mette in ginocchio di fronte alle pressioni esterne», come recitavano gli slogan in piazza della Rivoluzione. Ora però chiedono a Raul di ascoltare la loro voce, le loro speranze ed esigenze di cambiamenti.

 

C&#039;è il nostro uomo all&#039;Avana: amici sempre, ciechi mai
Maurizio Matteuzzi
Con questo articolo, Roberto Livi comincia il suo lavoro di nostro corrispondente da Cuba.
Il compagno Roberto Livi cominciò la sua carriera giornalistica (e politica) molti anni fa al manifesto. Il fatto che adesso ritorni a scrivere per questo giornale dall&#039;Avana ha un forte significato simbolico.
Noi siamo convinti, e l&#039;abbiamo scritto più volte su questo giornale, che non ci sarebbe mai stata la rinascita - che qualcuno arriva a chiamare rinascimento - dell&#039;America latina di questo primo decennio del secolo XXI se non ci fosse stata, in tutta la seconda metà del &#039;900, la Cuba rivoluzionaria e castrista a offrire una straordinaria prova di resistenza e dignità.
Da 51 anni e da 11 presidenti degli Stati uniti Cuba resiste con successo alla «ossessione» anti-castrista di Washington (e Miami) e ai suoi incessanti tentativi di destabilizzazione, con l&#039;unica eccezione (fallita) di Jimmy Carter e la debole disponibilità di Obama.
Ma Cuba è di fronte a scelte difficili e non più rinviabili, lo riconoscono anche i cubani e l&#039;ha ripetuto più volte in questi due anni lo stesso presidente Raúl. Scelte drammatiche (e non tutte legate al criminale e grottesco blocco Usa che asfissia l&#039;isola ribelle da quasi 50 anni), scelte decisive per il futuro della rivoluzione e delle sue conquiste sociali, che si annunciano dolorose e dovranno essere prese senza più l&#039;ombrello protettivo che il carisma di Fidel garantiva.
Nei prossimi mesi e anni Cuba sarà ancora - e sempre di più - in prima pagina. Per questo è essenziale che un giornale come il manifesto abbia un occhio attento e sempre acceso «dal di dentro».
Ringraziamo il governo cubano e l&#039;ambasciata di Cuba in Italia per la possibilità che ci hanno dato, accreditando Roberto Livi come corrispondente, di seguire l&#039;evolversi della situazione da vicino e con continuità, evitandoci la pena di dover «interpretare» le notizie da e su Cuba quasi sempre provenienti - salvo rare e onorevoli eccezioni - da fonti e media (generalmente basati negli Usa o in Spagna) per nulla disinteressati e obiettivi, notizie poi riprese e rilanciate come fossero oro colato dai media (e dai politici) italiani.
Scrivendo da e su Cuba noi, al contrario degli altri, non pretendiamo di essere obiettivi. Perché, come ci ha insegnato qualcuno, l&#039;obiettività non esiste e bisogna diffidare da chi la millanta.
Il manifesto è sempre stato e vuole continuare a essere amico di Cuba e della rivoluzione cubana, specie ora che si trova di fronte a dei nodi spinosi da sciogliere.
Partendo da questa amicizia e solidarietà scriveremo da e su Cuba cercando ogni giorno di smascherare le calunnie tendenziose e i luoghi comuni grossolani che quasi sempre accompagnano le informazioni sull&#039;isola. Senza però chiudere gli occhi o tacere le critiche che di volta in volta riterremo giusto rivolgere agli amici e compagni cubani. Amici sempre, ciechi e incondizionali mai: l&#039;incondizionalità non è nella natura e nella storia del manifesto.
È con questo spirito e questa garanzia che il manifesto e Roberto Livi si apprestano a vivere la stimolante avventura che comincia oggi.

 

Il manifesto 5.5.2010</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente un pò di informazione seria su Cuba.<br />
Grazie Manifesto!</p>
<p>I consumi DELLA REVOLUCION</p>
<p>Bus cinesi, vecchie corriere riciclate, grossi camion stipati di gente&#8230;. Primo maggio a Cuba, a centinaia di migliaia sfilano in piazza della Revolucion. Per difendere le conquiste dal nemico «interno ed esterno», per mugugnare sulla libertà ma soprattutto per chiedere cambiamenti economici. La tessera annonaria non basta mai, trucchi e furti si moltiplicano, e il Granma pubblica i lettori che chiedono il cambio «por lo mejor»: meno egualitarismo, più redditi. Sono i consumi la frontiera di Cuba</p>
<p>Roberto Livi</p>
<p>L&#8217;AVANA<br />
L&#8217;appuntamento è alle 5,30 del mattino al Barrio chino, il quartiere cinese nel cuore di Avana centro. È sabato primo maggio, la capitale caraibica esce dal sonno irrequieta al rumore degli autobus cinesi Yu tong, di vecchie e scassate corriere riciclate, di grossi camion che percorrono la città per convogliare centinaia di migliaia di persone a piazza della Revolucion. Lo slogan è «tutti uniti, per Cuba, Fidel e Raul e contro l&#8217;interferenza degli Usa e dei loro lacché dell&#8217;Unione europea e dei mercenari interni». Una sorta di chiamata alle armi.<br />
Il mio gruppo di tai chi quan è composto in gran parte di donne, cinquanta-sessantenni, madri e nonne, che ci tengono a partecipare alla sfilata assieme agli altri allievi e maestri della scuola di arti marziali cinesi (sulle pareti del piazzale in cui si svolgono gli allenamenti vi è la scritta vita e salute, armi della Rivoluzione). Figlie della rivoluzione, sono disposte a una levataccia e a lunghe camminate sotto il sole per sostenerla. Il primo maggio con Fidel è parte dei ricordi, dall&#8217;infanzia alla maturità. Anche al presidente Raul non vogliono far mancare l&#8217;appoggio.<br />
L&#8217;intenzione di difendere la Rivoluzione rimane, ma l&#8217;umore è ben diverso dal passato. Non sfileranno di fronte al palco di Raul e delle autorità ballando (come nel 1968 quando cantavano rivolte a Fidel somos socialistas bailantes, bailantes), ma preoccupate per il presente ancor più che per il futuro, che si presenta comunque incerto. Sfilano assieme alle decine e decine di migliaia di persone che rappresentano il popolo dell&#8217;Avana e più in generale di Cuba, dagli studenti e insegnanti della scuola ai lavoratori della sanità che testimoniano le grandi conquiste della Rivoluzione, ai rappresentanti delle brigate di medici e maestri che lavorano in molti paesi dell&#8217;America latina, dagli sportivi e artisti ai lavoratori delle varie corporazione e imprese statali, fino ai reparti ordinati e compatti delle Forze armate rivoluzionarie, gli uomini di Raul, salutati dal presidente con uno sventolio del cappello di paglia.<br />
Dal presidente, i cubani non si attendono solo i richiami a unirsi per difendere Cuba dai nuovi tentativi di destabilizzazione provenienti dal potente vicino nordamericano che, questa volta «assieme all&#8217;Ue e ai mercenari interni», agita «strumentalmente» il tema dei diritti umani. Né le lodi alla rivoluzione. Quello che vogliono sentire da Raul sono parole che annuncino un cambio por lo mejor, misure che assicurino una vita migliore, ovvero salari che permettano di arrivare alla fine del mese, aperture al lavoro particular (privato) o a cooperative nel settore dei servizi e dell&#8217;alimentazione oltre che nell&#8217;agricoltura, la possibilità di andare liberamente all&#8217;estero. Nei grandi temi, il socialismo cubano &#8211; sanità e scuola gratuite, assistenza ai più poveri &#8211; per loro va bene. Libertà di espressione, di associazione politica, insomma la questione dei diritti umani, è più materia di mugugno che di esigenze reali. Il vero, e potenzialmente pericoloso, fattore di preoccupazione e malcontento &#8211; anche fra i giovani che più guardano agli standard occidentali &#8211; è di natura economica.<br />
Come dar loro torto: i prezzi aumentano, i prodotti di largo consumo sempre più difficili da trovare. La crisi economica è drammatica, le finanze statali sono al lumicino e le esigenze sono enormi, visto che Cuba importa quasi il 70% di quello che consuma. Patate e fagioli scarseggiano, una libbra (circa mezzo chilo) di riso è passata da 3,5 a 8 pesos (da 18 a 40 centesimi di euro per uno stipendio medio che si aggira sui 15-18 euro al mese), la carne di manzo è un lusso per pochi. La libreta de abastecimiento, che assicura a ogni cubano una serie di prodotti alimentari di base quasi gratuiti, non basta che per un paio di settimane al massimo. La gente lucha e inventa, ovvero si arrangia per arrivare alla fine del mese. Tutti sinonimi di appropriarsi dei beni dello stato, venderli sottobanco, corrompere e essere corrotti. Insomma vi è una grande massa di gente che si vede costretta a muoversi nell&#8217;illegalità, a giustificare ruberie col fatto che bisogna arrangiarsi. E spesso a praticarle sono capi, ispettori e via dicendo.<br />
Non si tratta di una denuncia fatta dall&#8217;opposizione, per altro assai ridotta e fortemente condizionata economicamente da enti governativi nordamericani. Il quadro sopra esposto appare ogni venerdì nelle pagine dedicate alle lettere al direttore di Granma, l&#8217;organo del partito comunista. E con altrettanta frequenza nelle lettere a Juventud rebelde.<br />
Ne citiamo alcune: «Dinamizzare il modello economico per salvare il modello (socialista, ndr) sociale», scrive A. Orama Munero (Granma del 16 aprile). «Lo Stato deve stimolare le forze produttive, liberarsi dei carichi eccessivi che non può controllare, soprattutto l&#8217;egualitarismo (salariale, ndr)» che «frena le forze produttive». «La Rivoluzione ha convertito la maggioranza dei mezzi di produzione in proprietà sociale. Cambiare questa situazione sarebbe un errore», afferma M.C. Aledo Roller (Granma del 9 aprile). Però «se vi fossero molti più calzolai, muratori, carpentieri tassisti, e la lista può essere infinita, che lavorano per se stessi e producono beni e servizi senza sfruttare ed essere sfruttati.. questo non significherebbe che stiamo tornando al capitalismo» . «I cambi creano resistenza» nella burocrazia del partito-stato: «È necessario un cambio nella sfera economica, di questo nessuno dubita. Soprattutto nella produzione di alimenti il popolo chiede risultati, cibo. Raul Castro l&#8217;ha detto chiaro che si tratta di una questione di sicurezza nazionale: mettiamo fine alla corruzione, all&#8217;assenteismo, alla burocrazia&#8230; affrontiamo i nostri problemi e il nostro Socialismo continuerà a essere un esempio per tutto il mondo» (R. Garcia Macìa, Granma del 30 aprile).<br />
Fin dalla sua nomina a nuovo presidente, il 24 febbraio 2008, Raul Castro ha dimostrato che il suo stile di governo è improntato al pragmatismo. Ha eliminato proibizioni assurde (possesso di cellulari e computer, affitto di auto, possibilità di ospitarsi in alberghi, di gestire taxi privati..), ha criticato l&#8217;egualitarismo, affermando che non vi sarebbe stata uguaglianza di salari, ma uguaglianza di opportunità, e ha avviato una grande redistribuzione delle terre incolte dello Stato, della quale hanno beneficiato centomila famiglie.<br />
Poco a poco è iniziata a emergere la Cuba reale, al di là della propaganda. E il quadro era critico, come quello esposto dalle lettere al Granma. Per affrontarla, il nuovo presidente sembra volersi muovere sulla base di riforme che riducano i «benefici per tutti» (la libreta de abastecimiento, i comedores obreros) e aumentino il reddito a chi produce (eliminazione del tetto salariale, possibilità di un secondo lavoro, distribuzione di terre). Solo che si tratta di un progetto non completamente (e chiaramente) delineato e che incontra difficoltà (se non opposizione) nell&#8217;elefantesca burocrazia, nell&#8217;abitudine al lavoro garantito (mentre Raul ha affermato che vi è un milione di posti di lavoro improduttivi). In questo modo i tagli avanzano più in fretta della crescita dei salari, secondo il sindacalista Salvador Valdés. La crisi economica globale e la scarsità di liquidità finanziaria dello Stato ha poi reso necessaria una sorta di congelamento dei debiti esteri (alla fine dell&#8217;anno scorso era stato saldato un terzo del debito estero) con conseguenti tagli negli investimenti esteri nel Paese e nell&#8217;importazione di beni.<br />
Dunque le riforme vi sono state. Ma la percezione della gran parte dei cubani è che non siano sufficienti. Che il più resti da fare. La gran parte dei cubani chiede «cambiamenti attuati con urgenza», ha ribadito giorni fa anche la massima autorità della chiesa cubana, il cardinale Jaime Ortega. Per l&#8217;arcivescovo dell&#8217;Avana, a Cuba esiste un «consenso nazionale» sulla necessità di cambiamenti. E il fatto che si ritardino «produce impazienza e malessere nella popolazione».<br />
Le mie compagne di tai chi, come la gran parte dei manifestanti, dopo la lunga attesa e la sfilata ritornano a casa sudate e stanche, ma anche più allegre. Alle richieste di Raul e della Rivoluzione hanno risposto ancora una volta: presente! Senza la retorica che troppo di frequente abita nei media ufficiali hanno dimostrato di voler difendere «le conquiste del socialismo», il fatto che i loro figli «sono diventati medici senza spendere un centesimo», che possono dirsi orgogliose di abitare un paese che non si piega, «non si mette in ginocchio di fronte alle pressioni esterne», come recitavano gli slogan in piazza della Rivoluzione. Ora però chiedono a Raul di ascoltare la loro voce, le loro speranze ed esigenze di cambiamenti.</p>
<p>C&#8217;è il nostro uomo all&#8217;Avana: amici sempre, ciechi mai<br />
Maurizio Matteuzzi<br />
Con questo articolo, Roberto Livi comincia il suo lavoro di nostro corrispondente da Cuba.<br />
Il compagno Roberto Livi cominciò la sua carriera giornalistica (e politica) molti anni fa al manifesto. Il fatto che adesso ritorni a scrivere per questo giornale dall&#8217;Avana ha un forte significato simbolico.<br />
Noi siamo convinti, e l&#8217;abbiamo scritto più volte su questo giornale, che non ci sarebbe mai stata la rinascita &#8211; che qualcuno arriva a chiamare rinascimento &#8211; dell&#8217;America latina di questo primo decennio del secolo XXI se non ci fosse stata, in tutta la seconda metà del &#8217;900, la Cuba rivoluzionaria e castrista a offrire una straordinaria prova di resistenza e dignità.<br />
Da 51 anni e da 11 presidenti degli Stati uniti Cuba resiste con successo alla «ossessione» anti-castrista di Washington (e Miami) e ai suoi incessanti tentativi di destabilizzazione, con l&#8217;unica eccezione (fallita) di Jimmy Carter e la debole disponibilità di Obama.<br />
Ma Cuba è di fronte a scelte difficili e non più rinviabili, lo riconoscono anche i cubani e l&#8217;ha ripetuto più volte in questi due anni lo stesso presidente Raúl. Scelte drammatiche (e non tutte legate al criminale e grottesco blocco Usa che asfissia l&#8217;isola ribelle da quasi 50 anni), scelte decisive per il futuro della rivoluzione e delle sue conquiste sociali, che si annunciano dolorose e dovranno essere prese senza più l&#8217;ombrello protettivo che il carisma di Fidel garantiva.<br />
Nei prossimi mesi e anni Cuba sarà ancora &#8211; e sempre di più &#8211; in prima pagina. Per questo è essenziale che un giornale come il manifesto abbia un occhio attento e sempre acceso «dal di dentro».<br />
Ringraziamo il governo cubano e l&#8217;ambasciata di Cuba in Italia per la possibilità che ci hanno dato, accreditando Roberto Livi come corrispondente, di seguire l&#8217;evolversi della situazione da vicino e con continuità, evitandoci la pena di dover «interpretare» le notizie da e su Cuba quasi sempre provenienti &#8211; salvo rare e onorevoli eccezioni &#8211; da fonti e media (generalmente basati negli Usa o in Spagna) per nulla disinteressati e obiettivi, notizie poi riprese e rilanciate come fossero oro colato dai media (e dai politici) italiani.<br />
Scrivendo da e su Cuba noi, al contrario degli altri, non pretendiamo di essere obiettivi. Perché, come ci ha insegnato qualcuno, l&#8217;obiettività non esiste e bisogna diffidare da chi la millanta.<br />
Il manifesto è sempre stato e vuole continuare a essere amico di Cuba e della rivoluzione cubana, specie ora che si trova di fronte a dei nodi spinosi da sciogliere.<br />
Partendo da questa amicizia e solidarietà scriveremo da e su Cuba cercando ogni giorno di smascherare le calunnie tendenziose e i luoghi comuni grossolani che quasi sempre accompagnano le informazioni sull&#8217;isola. Senza però chiudere gli occhi o tacere le critiche che di volta in volta riterremo giusto rivolgere agli amici e compagni cubani. Amici sempre, ciechi e incondizionali mai: l&#8217;incondizionalità non è nella natura e nella storia del manifesto.<br />
È con questo spirito e questa garanzia che il manifesto e Roberto Livi si apprestano a vivere la stimolante avventura che comincia oggi.</p>
<p>Il manifesto 5.5.2010</p>
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	</item>
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		<title>Di: simone</title>
		<link>http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/04/cuba-que-linda-es-cuba/comment-page-1/#comment-2054</link>
		<dc:creator>simone</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 May 2010 17:22:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.claudiograssi.org/wordpress/?p=884#comment-2054</guid>
		<description>ODG Direzione Nazionale PRC 29-4-2010

In questi ultimi due mesi stiamo assistendo ad una campagna politico mediatica di attacco contro Cuba e la sua Rivoluzione senza precedenti. Questa campagna è condotta dalle grandi major delle comunicazione e sostenuta politicamente dalla destra neo conservatrice statunitense ed europea. Il vero obiettivo di questa vera e propria aggressione politico mediatica è impedire alla presidenza di turno dell’Unione, la Spagna, di cambiare la posizione comune dell’UE su Cuba e di eliminare le sanzioni volute dal governo Aznar. Si tenta di impedire una normalizzazione delle relazioni, di colpire Cuba per dividere e indebolire tutto il processo di cambiamento in atto in America Latina. Gli stessi che puntano l’indice contro Cuba sono stati silenti quando non complici di fronte al colpo di stato in Honduras e alla farsa delle elezioni post golpe.
Il Partito della Rifondazione Comunista ribadisce il suo sostegno e solidarietà alla Rivoluzione cubana,cosi come alle esperienze progressiste e di cambiamento dell’america latina, e impegna le proprie strutture nel rilanciare l’obiettivo della rimozione immediata del blocco economico, commerciale e finanziario, che strangola l’economia cubana da cinquant’anni.
Un blocco immorale e ingiustificato, la cui fine è stata richiesta per ben 18 volte dalla quasi totalità tutte le nazioni dell’assemblea dell’ONU, cosi come da tutti i paesi dell’america latina.

approvato all&#039;unanimità, con una astensione</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ODG Direzione Nazionale PRC 29-4-2010</p>
<p>In questi ultimi due mesi stiamo assistendo ad una campagna politico mediatica di attacco contro Cuba e la sua Rivoluzione senza precedenti. Questa campagna è condotta dalle grandi major delle comunicazione e sostenuta politicamente dalla destra neo conservatrice statunitense ed europea. Il vero obiettivo di questa vera e propria aggressione politico mediatica è impedire alla presidenza di turno dell’Unione, la Spagna, di cambiare la posizione comune dell’UE su Cuba e di eliminare le sanzioni volute dal governo Aznar. Si tenta di impedire una normalizzazione delle relazioni, di colpire Cuba per dividere e indebolire tutto il processo di cambiamento in atto in America Latina. Gli stessi che puntano l’indice contro Cuba sono stati silenti quando non complici di fronte al colpo di stato in Honduras e alla farsa delle elezioni post golpe.<br />
Il Partito della Rifondazione Comunista ribadisce il suo sostegno e solidarietà alla Rivoluzione cubana,cosi come alle esperienze progressiste e di cambiamento dell’america latina, e impegna le proprie strutture nel rilanciare l’obiettivo della rimozione immediata del blocco economico, commerciale e finanziario, che strangola l’economia cubana da cinquant’anni.<br />
Un blocco immorale e ingiustificato, la cui fine è stata richiesta per ben 18 volte dalla quasi totalità tutte le nazioni dell’assemblea dell’ONU, cosi come da tutti i paesi dell’america latina.</p>
<p>approvato all&#8217;unanimità, con una astensione</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: giuliano</title>
		<link>http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/04/cuba-que-linda-es-cuba/comment-page-1/#comment-2053</link>
		<dc:creator>giuliano</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 May 2010 16:53:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.claudiograssi.org/wordpress/?p=884#comment-2053</guid>
		<description>Cosa c’è dietro la nuova campagna contro Cuba

di Gianni Minà

su il Fatto Quotidiano del 26/04/2010

Caro Direttore,
approfitto della tua disponibilità a ospitare voci fuori dal coro per riflettere su un tema, Cuba, che mi appassiona e che conosco in profondità. Da dieci anni, infatti, dirigo la rivista Latinoamerica, con l&#039;aiuto di scrittori, poeti e premi Nobel di una parte di mondo che sta cambiando pelle e che per questo in Europa è spesso raccontata con pregiudizio.

Il Corriere della Sera, ad esempio, per tre volte in due settimane, con le firme di Pierluigi Battista, Elisabetta Rosaspina e Angelo Panebianco, si duole che la campagna scatenata recentemente contro Cuba dopo la morte del detenuto Orlando Zapata in seguito ad uno sciopero della fame, non abbia suscitato un coinvolgimento dell’opinione pubblica italiana, e in pratica chiede sanzioni. L&#039;accanimento del Corriere della Sera è singolare, specie considerando che il giornale più diffuso d&#039;Italia ignori, nello stesso tempo, notizie inquietanti sull’America latina (la mattanza di giornalisti in Messico con 15 morti quest&#039;anno e 12 l&#039;anno precedente, o il ritrovamento in Colombia della più grande fossa comune del Sudamerica con duemila vittime) mentre non da requie a Cuba. E’ iniziata evidentemente una campagna alla quale non si sottrae nessuno e che a volte sfiora il grottesco.

Wired, per esempio, è una rivista patinata delle edizioni Condé Nast, interessata ai nuovi media e alle nuove tecnologie. Nell’ultimo numero dell’edizione italiana ci sono una dozzina di pagine su Yoani Sanchez, bloguera di moda per la quale si è speso con un appello anche Il Fatto Quotidiano. Lanciata dal gruppo Prisa, quello di El Pais, Yoani trasmette dall’Avana aiutata da un server tedesco (di proprietà del magnate Josef Biechele) con un’ampiezza di banda 60 volte più grande di qualunque altra utilizzata a Cuba. Su Wired Yoani viene fotografata e raccontata come un’improbabile modella in fuga dai cattivoni del governo, che non le danno il visto per andare a ritirare tutti i premi che le vengono assegnati in mezzo mondo da organizzazioni ostili alla Rivoluzione. La povera bloguera è costretta a dare appuntamenti ai giornalisti occidentali alle dieci del mattino al Parque Central.
E sarebbe anche credibile, salvo che Salim Lamrani, ricercatore e docente all’Università Paris Descartes, l&#039;ha incontrata tranquillamente, e per ore, nella hall dell’Hotel Plaza, per una intervista che pubblicheremo nel prossimo numero di Latinoamerica e nella quale, ora, Yoani sostiene di non riconoscersi, anche se le sue risposte sono state registrate con un moderno I-phone.

Dettagli sorprendenti, ma non troppo: tra i fondatori e i collaboratori di punta di Wired c’è Nicholas Negroponte, docente universitario e collaboratore del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti quando internet era solo un progetto militare. Nicholas è fratello del mitico John, negli anni &#039;80 stratega della “guerra sporca” contro i sandinisti in Nicaragua e più tardi presenza inquietante in Iraq, dove fu ambasciatore nei giorni dell’uccisione, da parte del marines Lozano, di Nicola Calipari, l&#039;agente dei servizi italiani che aveva appena salvato la giornalista del manifesto Giuliana Sgrena.
Gli articoli e le iniziative contro Cuba, d’altronde, celano sempre sorprese. Fa senso, ad esempio, scoprire in rete le immagini della manifestazione che, a Miami, ha aperto la nuova campagna di discredito cominciata il giorno dopo la morte di Orlando Zapata, detenuto da anni in carcere per reati comuni e negli ultimi tempi molto vicino alle Damas en blanco, movimento di dissidenza sovvenzionato - è stato appurato in un processo in Florida - dal terrorista Santiago Alvarez.
Fa senso perchè nel corteo guidato da Gloria Estefan, cantante di successo, figlia di un ex guardiaspalle della famiglia di Fulgencio Batista, il dittatore abbattuto dalla rivoluzione cubana, marciava anche un altro terrorista, il venezuelano Luis Posada Carriles, responsabile, fra i tanti delitti, dell’abbattimento dell’aereo della Cubana de Aviacion che nel 1976 provocò 73 vittime. Posada Carriles fu anche indicato fra i mandanti dell&#039;omicidio dell’ex ministro degli Esteri di Allende, Orlando Letellier, assassinato a Washington nel 1976, e della campagna di attentati messa in atto a Cuba nel 1997 (tra le vittime, il giovane italiano Fabio Di Celmo). Questo Bin Laden latinoamericano, coperto dalla Cia, circola libero in Florida e chiede “libertà e democrazia” per Cuba.

Io non so se il ministro Frattini, che dopo il caso Zapata ha tuonato contro Cuba, conosce queste storie. Ma so che non è credibile il ministro degli Esteri di un paese che si proclama democratico, ma esalta la bontà di un embargo assurdo, decretato per la sola colpa di aver scelto un destino sgradito agli Usa, un embargo che soffoca il popolo cubano da cinquant’anni ed è stato condannato dall’Assemblea dell’Onu diciotto volte di seguito, anche con il voto dell’Italia.
Frattini sa che, dopo i 140 milioni di dollari stanziati da Bush nel 2008 per “cambiare faccia a Cuba”, anche Obama nel 2009, malgrado la crisi economica, ha stanziato 55 milioni per la stessa incombenza. A cosa pensa che servano questi soldi, il pacifico Frattini? A rasserenare un paese o a montare, in quella società già ferita dal terrorismo che viene dalla Florida, una strategia della tensione? Ma il nostro ministro si duole invece del fatto che l&#039;Italia non si mobiliti contro la Revolución, ignorando il testimone che tutti i media italiani si passano sull’argomento da settimane. Perfino Aldo Forbice, che blocca la parola in bocca a chiunque dissenta dalle sue tesi, chiede firme contro Cuba su Radio Rai, con la complicità dei radicali. In alcuni casi aderiscono anche media progressisti in politica interna ma molto attenti, in politica estera, a non turbare la linea del segretario di stato Hillary Clinton, desiderosa di recuperare la presa sul continente a sud del Texas persa nella stagione di Bush Jr..

La maggior parte dei “dissidenti” incarcerati nel 2003, quando il governo Bush tentò la spallata contro Cuba favorendo tre dirottamenti aerei e il sequestro del ferry boat di Regla carico di turisti, sono stati condannati per aver preso, non si sa per quali servigi, soldi dal governo di Washington, elargiti dall’Ufficio di interesse degli Stati Uniti all’Avana. A parti invertite, negli Usa ciò procurerebbe processi per alto tradimento. Ma nelle cronache italiane si parla invece di giornalisti incarcerati per presunti reati di opinione, eludendo il dettaglio che molti sono stati ingaggiati e retribuiti dal paese che tiene Cuba sotto embargo da mezzo secolo.

Senza contare che questi mercenari nuocciono enormemente ai dissidenti sinceri e a voci coraggiose come quelle di Ambrosio Fornet, Soledad Cruz, Senel Paz, Leonardo Padura, che abbiamo pubblicato su Latinoamerica e che, dentro la Rivoluzione, criticano e si battono per le riforme, perché il governo si liberi dalla sindrome dell’assedio che spesso l’attanaglia e rallenta l’evoluzione della società cubana.
Insomma, in questi ultimi mesi nell’Isola non è cambiato nulla che giustifichi questo nuovo assedio politico. Non essendo arrivate le aperture di Obama (che invece, recentemente, si è incontrato con i duri della Fondazione Cubano-americana) a torto o a ragione Raul Castro ha rinviato a sua volta le riforme. Ma fin dal summit delle Americhe, a Trinidad, gli Usa hanno capito che l’atteggiamento della maggior parte dei paesi del continente era cambiato. E al successivo vertice dell’OSA, Hilary Clinton ha dovuto acconsentire al reintegro, senza condizioni, di Cuba, dopo che gli stessi Stati Uniti, cinquant’anni fa, ne avevano chiesto l’esclusione.

Questo cambio di vento politico in America latina è stato attribuito all’influenza dell’Isola, e non a torto. Così si è tornati ai vecchi metodi, resuscitando contro la Revolución l&#039;argomento dei diritti umani già montato 25 anni fa da Reagan. Non era questo che ci si aspettava da Obama.

Gianni Minà</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa c’è dietro la nuova campagna contro Cuba</p>
<p>di Gianni Minà</p>
<p>su il Fatto Quotidiano del 26/04/2010</p>
<p>Caro Direttore,<br />
approfitto della tua disponibilità a ospitare voci fuori dal coro per riflettere su un tema, Cuba, che mi appassiona e che conosco in profondità. Da dieci anni, infatti, dirigo la rivista Latinoamerica, con l&#8217;aiuto di scrittori, poeti e premi Nobel di una parte di mondo che sta cambiando pelle e che per questo in Europa è spesso raccontata con pregiudizio.</p>
<p>Il Corriere della Sera, ad esempio, per tre volte in due settimane, con le firme di Pierluigi Battista, Elisabetta Rosaspina e Angelo Panebianco, si duole che la campagna scatenata recentemente contro Cuba dopo la morte del detenuto Orlando Zapata in seguito ad uno sciopero della fame, non abbia suscitato un coinvolgimento dell’opinione pubblica italiana, e in pratica chiede sanzioni. L&#8217;accanimento del Corriere della Sera è singolare, specie considerando che il giornale più diffuso d&#8217;Italia ignori, nello stesso tempo, notizie inquietanti sull’America latina (la mattanza di giornalisti in Messico con 15 morti quest&#8217;anno e 12 l&#8217;anno precedente, o il ritrovamento in Colombia della più grande fossa comune del Sudamerica con duemila vittime) mentre non da requie a Cuba. E’ iniziata evidentemente una campagna alla quale non si sottrae nessuno e che a volte sfiora il grottesco.</p>
<p>Wired, per esempio, è una rivista patinata delle edizioni Condé Nast, interessata ai nuovi media e alle nuove tecnologie. Nell’ultimo numero dell’edizione italiana ci sono una dozzina di pagine su Yoani Sanchez, bloguera di moda per la quale si è speso con un appello anche Il Fatto Quotidiano. Lanciata dal gruppo Prisa, quello di El Pais, Yoani trasmette dall’Avana aiutata da un server tedesco (di proprietà del magnate Josef Biechele) con un’ampiezza di banda 60 volte più grande di qualunque altra utilizzata a Cuba. Su Wired Yoani viene fotografata e raccontata come un’improbabile modella in fuga dai cattivoni del governo, che non le danno il visto per andare a ritirare tutti i premi che le vengono assegnati in mezzo mondo da organizzazioni ostili alla Rivoluzione. La povera bloguera è costretta a dare appuntamenti ai giornalisti occidentali alle dieci del mattino al Parque Central.<br />
E sarebbe anche credibile, salvo che Salim Lamrani, ricercatore e docente all’Università Paris Descartes, l&#8217;ha incontrata tranquillamente, e per ore, nella hall dell’Hotel Plaza, per una intervista che pubblicheremo nel prossimo numero di Latinoamerica e nella quale, ora, Yoani sostiene di non riconoscersi, anche se le sue risposte sono state registrate con un moderno I-phone.</p>
<p>Dettagli sorprendenti, ma non troppo: tra i fondatori e i collaboratori di punta di Wired c’è Nicholas Negroponte, docente universitario e collaboratore del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti quando internet era solo un progetto militare. Nicholas è fratello del mitico John, negli anni &#8217;80 stratega della “guerra sporca” contro i sandinisti in Nicaragua e più tardi presenza inquietante in Iraq, dove fu ambasciatore nei giorni dell’uccisione, da parte del marines Lozano, di Nicola Calipari, l&#8217;agente dei servizi italiani che aveva appena salvato la giornalista del manifesto Giuliana Sgrena.<br />
Gli articoli e le iniziative contro Cuba, d’altronde, celano sempre sorprese. Fa senso, ad esempio, scoprire in rete le immagini della manifestazione che, a Miami, ha aperto la nuova campagna di discredito cominciata il giorno dopo la morte di Orlando Zapata, detenuto da anni in carcere per reati comuni e negli ultimi tempi molto vicino alle Damas en blanco, movimento di dissidenza sovvenzionato &#8211; è stato appurato in un processo in Florida &#8211; dal terrorista Santiago Alvarez.<br />
Fa senso perchè nel corteo guidato da Gloria Estefan, cantante di successo, figlia di un ex guardiaspalle della famiglia di Fulgencio Batista, il dittatore abbattuto dalla rivoluzione cubana, marciava anche un altro terrorista, il venezuelano Luis Posada Carriles, responsabile, fra i tanti delitti, dell’abbattimento dell’aereo della Cubana de Aviacion che nel 1976 provocò 73 vittime. Posada Carriles fu anche indicato fra i mandanti dell&#8217;omicidio dell’ex ministro degli Esteri di Allende, Orlando Letellier, assassinato a Washington nel 1976, e della campagna di attentati messa in atto a Cuba nel 1997 (tra le vittime, il giovane italiano Fabio Di Celmo). Questo Bin Laden latinoamericano, coperto dalla Cia, circola libero in Florida e chiede “libertà e democrazia” per Cuba.</p>
<p>Io non so se il ministro Frattini, che dopo il caso Zapata ha tuonato contro Cuba, conosce queste storie. Ma so che non è credibile il ministro degli Esteri di un paese che si proclama democratico, ma esalta la bontà di un embargo assurdo, decretato per la sola colpa di aver scelto un destino sgradito agli Usa, un embargo che soffoca il popolo cubano da cinquant’anni ed è stato condannato dall’Assemblea dell’Onu diciotto volte di seguito, anche con il voto dell’Italia.<br />
Frattini sa che, dopo i 140 milioni di dollari stanziati da Bush nel 2008 per “cambiare faccia a Cuba”, anche Obama nel 2009, malgrado la crisi economica, ha stanziato 55 milioni per la stessa incombenza. A cosa pensa che servano questi soldi, il pacifico Frattini? A rasserenare un paese o a montare, in quella società già ferita dal terrorismo che viene dalla Florida, una strategia della tensione? Ma il nostro ministro si duole invece del fatto che l&#8217;Italia non si mobiliti contro la Revolución, ignorando il testimone che tutti i media italiani si passano sull’argomento da settimane. Perfino Aldo Forbice, che blocca la parola in bocca a chiunque dissenta dalle sue tesi, chiede firme contro Cuba su Radio Rai, con la complicità dei radicali. In alcuni casi aderiscono anche media progressisti in politica interna ma molto attenti, in politica estera, a non turbare la linea del segretario di stato Hillary Clinton, desiderosa di recuperare la presa sul continente a sud del Texas persa nella stagione di Bush Jr..</p>
<p>La maggior parte dei “dissidenti” incarcerati nel 2003, quando il governo Bush tentò la spallata contro Cuba favorendo tre dirottamenti aerei e il sequestro del ferry boat di Regla carico di turisti, sono stati condannati per aver preso, non si sa per quali servigi, soldi dal governo di Washington, elargiti dall’Ufficio di interesse degli Stati Uniti all’Avana. A parti invertite, negli Usa ciò procurerebbe processi per alto tradimento. Ma nelle cronache italiane si parla invece di giornalisti incarcerati per presunti reati di opinione, eludendo il dettaglio che molti sono stati ingaggiati e retribuiti dal paese che tiene Cuba sotto embargo da mezzo secolo.</p>
<p>Senza contare che questi mercenari nuocciono enormemente ai dissidenti sinceri e a voci coraggiose come quelle di Ambrosio Fornet, Soledad Cruz, Senel Paz, Leonardo Padura, che abbiamo pubblicato su Latinoamerica e che, dentro la Rivoluzione, criticano e si battono per le riforme, perché il governo si liberi dalla sindrome dell’assedio che spesso l’attanaglia e rallenta l’evoluzione della società cubana.<br />
Insomma, in questi ultimi mesi nell’Isola non è cambiato nulla che giustifichi questo nuovo assedio politico. Non essendo arrivate le aperture di Obama (che invece, recentemente, si è incontrato con i duri della Fondazione Cubano-americana) a torto o a ragione Raul Castro ha rinviato a sua volta le riforme. Ma fin dal summit delle Americhe, a Trinidad, gli Usa hanno capito che l’atteggiamento della maggior parte dei paesi del continente era cambiato. E al successivo vertice dell’OSA, Hilary Clinton ha dovuto acconsentire al reintegro, senza condizioni, di Cuba, dopo che gli stessi Stati Uniti, cinquant’anni fa, ne avevano chiesto l’esclusione.</p>
<p>Questo cambio di vento politico in America latina è stato attribuito all’influenza dell’Isola, e non a torto. Così si è tornati ai vecchi metodi, resuscitando contro la Revolución l&#8217;argomento dei diritti umani già montato 25 anni fa da Reagan. Non era questo che ci si aspettava da Obama.</p>
<p>Gianni Minà</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Robespierre</title>
		<link>http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/04/cuba-que-linda-es-cuba/comment-page-1/#comment-1740</link>
		<dc:creator>Robespierre</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 11:28:53 +0000</pubDate>
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		<description>Perchè??? il comunismo ha fallito?? aveva ragione popper?? Avevano ragione i teorici del &quot;fine della storia&quot;?? Spiegati</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Perchè??? il comunismo ha fallito?? aveva ragione popper?? Avevano ragione i teorici del &#8220;fine della storia&#8221;?? Spiegati</p>
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		<title>Di: Robespierre</title>
		<link>http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/04/cuba-que-linda-es-cuba/comment-page-1/#comment-1739</link>
		<dc:creator>Robespierre</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 11:26:18 +0000</pubDate>
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		<description>Per un marxista quel che conta è la sostanza non la forma (cit) Rispondi nel merito</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per un marxista quel che conta è la sostanza non la forma (cit) Rispondi nel merito</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: José</title>
		<link>http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/04/cuba-que-linda-es-cuba/comment-page-1/#comment-1733</link>
		<dc:creator>José</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 16:22:19 +0000</pubDate>
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		<description>chiamate il 118.
Grassi le ultime sette righe del tuo articolo andavano bene negli anni 50.
Lasciate perdere le elezioni e il parlamento se la pensate così, fate direttamente la rivoluzione, ma attenti agli infermieri.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>chiamate il 118.<br />
Grassi le ultime sette righe del tuo articolo andavano bene negli anni 50.<br />
Lasciate perdere le elezioni e il parlamento se la pensate così, fate direttamente la rivoluzione, ma attenti agli infermieri.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Franco Forconi</title>
		<link>http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/04/cuba-que-linda-es-cuba/comment-page-1/#comment-1727</link>
		<dc:creator>Franco Forconi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 13:59:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.claudiograssi.org/wordpress/?p=884#comment-1727</guid>
		<description>E&#039; davvero deprimente leggere certi commenti,Persone che sono convinte di essere &quot;colte&quot;,altri che dicono di essere &quot;comunisti&quot;,tutti impegnati a sparare cazzate su Cuba,magari convinti che la democrazia sia quella occidentale,che è quella che ha scaricato tonnellate di bombe sulla povera gente, della Iugoslavia,dell&#039;Iraq,dell&#039;afganistan,e ancora continua minacciando pesanti rappresaglie ai paesi cosiddetti &quot;CANAGLIA&quot;soltanto perchè non sono daccordo con lor signori.
Chissà perchè, quasi tutti i paesi dell&#039;America Latina hanno capito e apprezzano Cuba e la sua rivoluzione.
Buffoncelli,informatevi su come vengono eletti i parlamentari cubani che ogni 6 mesi sono invitati a dar conto del loro comportamento ai cittadini che li hanno eletti,e da questi possono essere sfiduciati e fatti dimettere.Tra l&#039;altro il parlamento cubano ha il maggior numero di giovani e di donne,proprio come nelle democrazie occidentali!
I &quot;vecchi imbalsamati&quot;,come li definite voi, sono i più aperti alle innovazioni,per questo il popolo li apprezza e li ama.Su undici milioni e trecentomila abitanti circa,quanti sono i &quot;dissidenti&quot; ?
Su poco più di un milione di cubani negli USA molto meno di trecentomila
sono gli anticastristi,quelli che per intenderci hanno compiuto attentati contro il popolo cubano ! (3480 morti per atti di terrorismo
partiti dal territorio USA e molto spesso finanziati con i loro soldi!)
Tutti gli altri sono li ne più ne meno come i nostri emigranti,e erano incazzatissimi per la restrizioni imposte da Busch,sia sui viaggi che sulle rimesse di denaro a Cuba.
Sarebbe veramente il caso che vi informiate un po più serenamente su come stanno le cose a Cuba !</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; davvero deprimente leggere certi commenti,Persone che sono convinte di essere &#8220;colte&#8221;,altri che dicono di essere &#8220;comunisti&#8221;,tutti impegnati a sparare cazzate su Cuba,magari convinti che la democrazia sia quella occidentale,che è quella che ha scaricato tonnellate di bombe sulla povera gente, della Iugoslavia,dell&#8217;Iraq,dell&#8217;afganistan,e ancora continua minacciando pesanti rappresaglie ai paesi cosiddetti &#8220;CANAGLIA&#8221;soltanto perchè non sono daccordo con lor signori.<br />
Chissà perchè, quasi tutti i paesi dell&#8217;America Latina hanno capito e apprezzano Cuba e la sua rivoluzione.<br />
Buffoncelli,informatevi su come vengono eletti i parlamentari cubani che ogni 6 mesi sono invitati a dar conto del loro comportamento ai cittadini che li hanno eletti,e da questi possono essere sfiduciati e fatti dimettere.Tra l&#8217;altro il parlamento cubano ha il maggior numero di giovani e di donne,proprio come nelle democrazie occidentali!<br />
I &#8220;vecchi imbalsamati&#8221;,come li definite voi, sono i più aperti alle innovazioni,per questo il popolo li apprezza e li ama.Su undici milioni e trecentomila abitanti circa,quanti sono i &#8220;dissidenti&#8221; ?<br />
Su poco più di un milione di cubani negli USA molto meno di trecentomila<br />
sono gli anticastristi,quelli che per intenderci hanno compiuto attentati contro il popolo cubano ! (3480 morti per atti di terrorismo<br />
partiti dal territorio USA e molto spesso finanziati con i loro soldi!)<br />
Tutti gli altri sono li ne più ne meno come i nostri emigranti,e erano incazzatissimi per la restrizioni imposte da Busch,sia sui viaggi che sulle rimesse di denaro a Cuba.<br />
Sarebbe veramente il caso che vi informiate un po più serenamente su come stanno le cose a Cuba !</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Simone Oggionni</title>
		<link>http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/04/cuba-que-linda-es-cuba/comment-page-1/#comment-1725</link>
		<dc:creator>Simone Oggionni</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 12:40:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.claudiograssi.org/wordpress/?p=884#comment-1725</guid>
		<description>cara Renata,
infatti io ho scritto che stiamo tornando ad essere punto di riferimento per i ragazzi di sinistra e mediamente militanti. Non certo per i ragazzi tout court che, come è evidente, guardano altrove! Sono molto lontano, per fortuna, dalle diverse forme di impazzimento e demenza che prima o poi a tutti capitano! 
un cordiale saluto,
Simone</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>cara Renata,<br />
infatti io ho scritto che stiamo tornando ad essere punto di riferimento per i ragazzi di sinistra e mediamente militanti. Non certo per i ragazzi tout court che, come è evidente, guardano altrove! Sono molto lontano, per fortuna, dalle diverse forme di impazzimento e demenza che prima o poi a tutti capitano!<br />
un cordiale saluto,<br />
Simone</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Renata</title>
		<link>http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/04/cuba-que-linda-es-cuba/comment-page-1/#comment-1721</link>
		<dc:creator>Renata</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 11:10:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.claudiograssi.org/wordpress/?p=884#comment-1721</guid>
		<description>Ma come fa Oggionni a scrivere una cavolata come questa?? pura propaganda!! io che sono nella scuola vedo una marea di ragazzi che guardano la Lega altro che comunisti, smettiamola con questa propaganda inutile!

...Una così alta adesione è il segno del fatto che, finalmente, i Giovani Comunisti stanno tornando ad essere, almeno a livello simbolico e nell’immaginario di un giovane di sinistra, mediamente militante e mediamente informato sui fatti politici, un punto di riferimento. Anzi, il punto di riferimento principale....
(dall&#039;ultimo scritto di Simone Oggionni)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma come fa Oggionni a scrivere una cavolata come questa?? pura propaganda!! io che sono nella scuola vedo una marea di ragazzi che guardano la Lega altro che comunisti, smettiamola con questa propaganda inutile!</p>
<p>&#8230;Una così alta adesione è il segno del fatto che, finalmente, i Giovani Comunisti stanno tornando ad essere, almeno a livello simbolico e nell’immaginario di un giovane di sinistra, mediamente militante e mediamente informato sui fatti politici, un punto di riferimento. Anzi, il punto di riferimento principale&#8230;.<br />
(dall&#8217;ultimo scritto di Simone Oggionni)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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