Cuba, que linda es Cuba

Ogni occasione è buona, evidentemente, per gettare discredito su Cuba e sul suo processo rivoluzionario da parte dei soliti noti: Stati Uniti, Unione Europea, grandi circuiti della stampa internazionale, di destra come “progressista”. Non è la prima volta, ovviamente, che ci troviamo in questa situazione, ma in questo caso il pretesto utilizzato smaschera apertamente il cinismo e l’ipocrisia dei diversi protagonisti di questa campagna tanto arrogante quanto inconsistente. Con il solito, anche in questo caso non nuovo, obiettivo: interrompere il processo di transizione al socialismo e ripristinare una transizione al capitalismo di stampo neocoloniale a Cuba, colpendo al cuore il nuovo corso progressista in America Latina e le prospettive in costruzione del socialismo nel XXI secolo. Sostengono la campagna contro Cuba gli stessi protagonisti che hanno di fatto legittimato il golpe in Honduras o che hanno esteso la propria presenza militare nella Colombia fascista di Uribe per minacciare Venezuela, Ecuador, Bolivia e lo stesso Brasile di Lula. Gli stessi che hanno tentato di colonizzare Haiti con il pretesto del terremoto o che continuano a decimare la popolazione civile in Afghanistan.

L’occasione, questa volta, è stata la morte di un detenuto in carcere per reati comuni trasformato in dissidente politico grazie ad una campagna mediatica internazionale. La morte di una persona, a maggior ragione se si trova in condizione di detenzione, è un fatto che ci addolora ed è il sentimento che proviamo anche in questo caso. Quello che non si può fare è piegare tutta la vicenda per biechi interessi politici come invece, purtroppo, sta avvenendo. Orlando Zapata Tamayo si trovava in carcere per reati comuni, in sciopero della fame dal 18 dicembre 2009, curato dai medici cubani prima nelle strutture sanitarie del luogo di detenzione e, successivamente, a Camaguey e l’Avana, deceduto in seguito a sopraggiunta polmonite. Diagnosticata e curata, anche se purtroppo invano. Non è morto massacrato di botte come Cucchi o Aldrovandi; non è stato legato e seviziato come ad Abu Ghraib; non è stato incappucciato, drogato e torturato come a Guantanamo o Bagram, inferni che hanno a che fare non con Cuba ma con la nuova democrazia USA post 11 settembre 2001; non è scomparso su uno dei voli segreti della CIA o ucciso in un qualche Paese del mondo da agenti dei servizi segreti cubani con documenti o passaporti rubati e falsificati. Molti, in questi giorni difficili, hanno richiamato tutto questo, com’è giusto che sia: alla strumentalità occorre rispondere con argomenti e fatti, nonostante la disparità dei mezzi in campo.
Raul Castro, Presidente del Consiglio di Stato e dei Ministri a L’Avana, ha  ricordato nella sua dichiarazione del 24 febbraio che la politica terroristica degli Stati Uniti dalla vittoria della Rivoluzione è costata a Cuba oltre 5.000 tra morti e feriti. Per poi aggiungere: “Qui, in mezzo secolo, non abbiamo ucciso nessuno; qui non è stato torturato nessuno; qui non si è avuta alcuna esecuzione extragiudiziale. Beh, qui a Cuba sì, è stata praticata la tortura, ma nella Base Navale di Guantanamo, non nel territorio governato dalla Rivoluzione”. Come è bene non dimenticare i 5 patrioti cubani illegalmente detenuti negli USA, in condizioni nella migliore delle ipotesi molto discutibili. Quasi certamente peggiori di quanto non fosse stato il caso di Zapata Tamayo.
Questo non significa, in sede di bilancio storico come nell’elaborazione e nella ricerca di una prospettiva futura, che non esista un nodo da sciogliere, un nodo che attiene alle relazioni tra democrazia e socialismo. Oltre a prendere le distanze dal punto di vista storico rispetto alle forme autoritarie di socialismo, con le quali Cuba – per correttezza di analisi – ha sempre avuto poco a che vedere, la prospettiva della trasformazione rivoluzionaria della società può tornare ad avere una sua attrattività solamente se essa coniuga  l’estensione dei diritti sociali con l’estensione delle libertà politiche e dei diritti civili. Anche su questo terreno, e non solamente sullo sviluppo economico, il socialismo per affermarsi dovrà dimostrare la propria superiorità per evitare di ripetere gli errori del passato.

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45 commenti to “Cuba, que linda es Cuba”

  1. Lily Dixon scrive:

    Do you have a connection with Themelis Cuiper’s SocialGarden one-on-ones : socialmedia advertising & sea :d? He is recommending your text.

  2. gianni fattori scrive:

    Finalmente un pò di informazione seria su Cuba.
    Grazie Manifesto!

    I consumi DELLA REVOLUCION

    Bus cinesi, vecchie corriere riciclate, grossi camion stipati di gente…. Primo maggio a Cuba, a centinaia di migliaia sfilano in piazza della Revolucion. Per difendere le conquiste dal nemico «interno ed esterno», per mugugnare sulla libertà ma soprattutto per chiedere cambiamenti economici. La tessera annonaria non basta mai, trucchi e furti si moltiplicano, e il Granma pubblica i lettori che chiedono il cambio «por lo mejor»: meno egualitarismo, più redditi. Sono i consumi la frontiera di Cuba

    Roberto Livi

    L’AVANA
    L’appuntamento è alle 5,30 del mattino al Barrio chino, il quartiere cinese nel cuore di Avana centro. È sabato primo maggio, la capitale caraibica esce dal sonno irrequieta al rumore degli autobus cinesi Yu tong, di vecchie e scassate corriere riciclate, di grossi camion che percorrono la città per convogliare centinaia di migliaia di persone a piazza della Revolucion. Lo slogan è «tutti uniti, per Cuba, Fidel e Raul e contro l’interferenza degli Usa e dei loro lacché dell’Unione europea e dei mercenari interni». Una sorta di chiamata alle armi.
    Il mio gruppo di tai chi quan è composto in gran parte di donne, cinquanta-sessantenni, madri e nonne, che ci tengono a partecipare alla sfilata assieme agli altri allievi e maestri della scuola di arti marziali cinesi (sulle pareti del piazzale in cui si svolgono gli allenamenti vi è la scritta vita e salute, armi della Rivoluzione). Figlie della rivoluzione, sono disposte a una levataccia e a lunghe camminate sotto il sole per sostenerla. Il primo maggio con Fidel è parte dei ricordi, dall’infanzia alla maturità. Anche al presidente Raul non vogliono far mancare l’appoggio.
    L’intenzione di difendere la Rivoluzione rimane, ma l’umore è ben diverso dal passato. Non sfileranno di fronte al palco di Raul e delle autorità ballando (come nel 1968 quando cantavano rivolte a Fidel somos socialistas bailantes, bailantes), ma preoccupate per il presente ancor più che per il futuro, che si presenta comunque incerto. Sfilano assieme alle decine e decine di migliaia di persone che rappresentano il popolo dell’Avana e più in generale di Cuba, dagli studenti e insegnanti della scuola ai lavoratori della sanità che testimoniano le grandi conquiste della Rivoluzione, ai rappresentanti delle brigate di medici e maestri che lavorano in molti paesi dell’America latina, dagli sportivi e artisti ai lavoratori delle varie corporazione e imprese statali, fino ai reparti ordinati e compatti delle Forze armate rivoluzionarie, gli uomini di Raul, salutati dal presidente con uno sventolio del cappello di paglia.
    Dal presidente, i cubani non si attendono solo i richiami a unirsi per difendere Cuba dai nuovi tentativi di destabilizzazione provenienti dal potente vicino nordamericano che, questa volta «assieme all’Ue e ai mercenari interni», agita «strumentalmente» il tema dei diritti umani. Né le lodi alla rivoluzione. Quello che vogliono sentire da Raul sono parole che annuncino un cambio por lo mejor, misure che assicurino una vita migliore, ovvero salari che permettano di arrivare alla fine del mese, aperture al lavoro particular (privato) o a cooperative nel settore dei servizi e dell’alimentazione oltre che nell’agricoltura, la possibilità di andare liberamente all’estero. Nei grandi temi, il socialismo cubano – sanità e scuola gratuite, assistenza ai più poveri – per loro va bene. Libertà di espressione, di associazione politica, insomma la questione dei diritti umani, è più materia di mugugno che di esigenze reali. Il vero, e potenzialmente pericoloso, fattore di preoccupazione e malcontento – anche fra i giovani che più guardano agli standard occidentali – è di natura economica.
    Come dar loro torto: i prezzi aumentano, i prodotti di largo consumo sempre più difficili da trovare. La crisi economica è drammatica, le finanze statali sono al lumicino e le esigenze sono enormi, visto che Cuba importa quasi il 70% di quello che consuma. Patate e fagioli scarseggiano, una libbra (circa mezzo chilo) di riso è passata da 3,5 a 8 pesos (da 18 a 40 centesimi di euro per uno stipendio medio che si aggira sui 15-18 euro al mese), la carne di manzo è un lusso per pochi. La libreta de abastecimiento, che assicura a ogni cubano una serie di prodotti alimentari di base quasi gratuiti, non basta che per un paio di settimane al massimo. La gente lucha e inventa, ovvero si arrangia per arrivare alla fine del mese. Tutti sinonimi di appropriarsi dei beni dello stato, venderli sottobanco, corrompere e essere corrotti. Insomma vi è una grande massa di gente che si vede costretta a muoversi nell’illegalità, a giustificare ruberie col fatto che bisogna arrangiarsi. E spesso a praticarle sono capi, ispettori e via dicendo.
    Non si tratta di una denuncia fatta dall’opposizione, per altro assai ridotta e fortemente condizionata economicamente da enti governativi nordamericani. Il quadro sopra esposto appare ogni venerdì nelle pagine dedicate alle lettere al direttore di Granma, l’organo del partito comunista. E con altrettanta frequenza nelle lettere a Juventud rebelde.
    Ne citiamo alcune: «Dinamizzare il modello economico per salvare il modello (socialista, ndr) sociale», scrive A. Orama Munero (Granma del 16 aprile). «Lo Stato deve stimolare le forze produttive, liberarsi dei carichi eccessivi che non può controllare, soprattutto l’egualitarismo (salariale, ndr)» che «frena le forze produttive». «La Rivoluzione ha convertito la maggioranza dei mezzi di produzione in proprietà sociale. Cambiare questa situazione sarebbe un errore», afferma M.C. Aledo Roller (Granma del 9 aprile). Però «se vi fossero molti più calzolai, muratori, carpentieri tassisti, e la lista può essere infinita, che lavorano per se stessi e producono beni e servizi senza sfruttare ed essere sfruttati.. questo non significherebbe che stiamo tornando al capitalismo» . «I cambi creano resistenza» nella burocrazia del partito-stato: «È necessario un cambio nella sfera economica, di questo nessuno dubita. Soprattutto nella produzione di alimenti il popolo chiede risultati, cibo. Raul Castro l’ha detto chiaro che si tratta di una questione di sicurezza nazionale: mettiamo fine alla corruzione, all’assenteismo, alla burocrazia… affrontiamo i nostri problemi e il nostro Socialismo continuerà a essere un esempio per tutto il mondo» (R. Garcia Macìa, Granma del 30 aprile).
    Fin dalla sua nomina a nuovo presidente, il 24 febbraio 2008, Raul Castro ha dimostrato che il suo stile di governo è improntato al pragmatismo. Ha eliminato proibizioni assurde (possesso di cellulari e computer, affitto di auto, possibilità di ospitarsi in alberghi, di gestire taxi privati..), ha criticato l’egualitarismo, affermando che non vi sarebbe stata uguaglianza di salari, ma uguaglianza di opportunità, e ha avviato una grande redistribuzione delle terre incolte dello Stato, della quale hanno beneficiato centomila famiglie.
    Poco a poco è iniziata a emergere la Cuba reale, al di là della propaganda. E il quadro era critico, come quello esposto dalle lettere al Granma. Per affrontarla, il nuovo presidente sembra volersi muovere sulla base di riforme che riducano i «benefici per tutti» (la libreta de abastecimiento, i comedores obreros) e aumentino il reddito a chi produce (eliminazione del tetto salariale, possibilità di un secondo lavoro, distribuzione di terre). Solo che si tratta di un progetto non completamente (e chiaramente) delineato e che incontra difficoltà (se non opposizione) nell’elefantesca burocrazia, nell’abitudine al lavoro garantito (mentre Raul ha affermato che vi è un milione di posti di lavoro improduttivi). In questo modo i tagli avanzano più in fretta della crescita dei salari, secondo il sindacalista Salvador Valdés. La crisi economica globale e la scarsità di liquidità finanziaria dello Stato ha poi reso necessaria una sorta di congelamento dei debiti esteri (alla fine dell’anno scorso era stato saldato un terzo del debito estero) con conseguenti tagli negli investimenti esteri nel Paese e nell’importazione di beni.
    Dunque le riforme vi sono state. Ma la percezione della gran parte dei cubani è che non siano sufficienti. Che il più resti da fare. La gran parte dei cubani chiede «cambiamenti attuati con urgenza», ha ribadito giorni fa anche la massima autorità della chiesa cubana, il cardinale Jaime Ortega. Per l’arcivescovo dell’Avana, a Cuba esiste un «consenso nazionale» sulla necessità di cambiamenti. E il fatto che si ritardino «produce impazienza e malessere nella popolazione».
    Le mie compagne di tai chi, come la gran parte dei manifestanti, dopo la lunga attesa e la sfilata ritornano a casa sudate e stanche, ma anche più allegre. Alle richieste di Raul e della Rivoluzione hanno risposto ancora una volta: presente! Senza la retorica che troppo di frequente abita nei media ufficiali hanno dimostrato di voler difendere «le conquiste del socialismo», il fatto che i loro figli «sono diventati medici senza spendere un centesimo», che possono dirsi orgogliose di abitare un paese che non si piega, «non si mette in ginocchio di fronte alle pressioni esterne», come recitavano gli slogan in piazza della Rivoluzione. Ora però chiedono a Raul di ascoltare la loro voce, le loro speranze ed esigenze di cambiamenti.

    C’è il nostro uomo all’Avana: amici sempre, ciechi mai
    Maurizio Matteuzzi
    Con questo articolo, Roberto Livi comincia il suo lavoro di nostro corrispondente da Cuba.
    Il compagno Roberto Livi cominciò la sua carriera giornalistica (e politica) molti anni fa al manifesto. Il fatto che adesso ritorni a scrivere per questo giornale dall’Avana ha un forte significato simbolico.
    Noi siamo convinti, e l’abbiamo scritto più volte su questo giornale, che non ci sarebbe mai stata la rinascita – che qualcuno arriva a chiamare rinascimento – dell’America latina di questo primo decennio del secolo XXI se non ci fosse stata, in tutta la seconda metà del ’900, la Cuba rivoluzionaria e castrista a offrire una straordinaria prova di resistenza e dignità.
    Da 51 anni e da 11 presidenti degli Stati uniti Cuba resiste con successo alla «ossessione» anti-castrista di Washington (e Miami) e ai suoi incessanti tentativi di destabilizzazione, con l’unica eccezione (fallita) di Jimmy Carter e la debole disponibilità di Obama.
    Ma Cuba è di fronte a scelte difficili e non più rinviabili, lo riconoscono anche i cubani e l’ha ripetuto più volte in questi due anni lo stesso presidente Raúl. Scelte drammatiche (e non tutte legate al criminale e grottesco blocco Usa che asfissia l’isola ribelle da quasi 50 anni), scelte decisive per il futuro della rivoluzione e delle sue conquiste sociali, che si annunciano dolorose e dovranno essere prese senza più l’ombrello protettivo che il carisma di Fidel garantiva.
    Nei prossimi mesi e anni Cuba sarà ancora – e sempre di più – in prima pagina. Per questo è essenziale che un giornale come il manifesto abbia un occhio attento e sempre acceso «dal di dentro».
    Ringraziamo il governo cubano e l’ambasciata di Cuba in Italia per la possibilità che ci hanno dato, accreditando Roberto Livi come corrispondente, di seguire l’evolversi della situazione da vicino e con continuità, evitandoci la pena di dover «interpretare» le notizie da e su Cuba quasi sempre provenienti – salvo rare e onorevoli eccezioni – da fonti e media (generalmente basati negli Usa o in Spagna) per nulla disinteressati e obiettivi, notizie poi riprese e rilanciate come fossero oro colato dai media (e dai politici) italiani.
    Scrivendo da e su Cuba noi, al contrario degli altri, non pretendiamo di essere obiettivi. Perché, come ci ha insegnato qualcuno, l’obiettività non esiste e bisogna diffidare da chi la millanta.
    Il manifesto è sempre stato e vuole continuare a essere amico di Cuba e della rivoluzione cubana, specie ora che si trova di fronte a dei nodi spinosi da sciogliere.
    Partendo da questa amicizia e solidarietà scriveremo da e su Cuba cercando ogni giorno di smascherare le calunnie tendenziose e i luoghi comuni grossolani che quasi sempre accompagnano le informazioni sull’isola. Senza però chiudere gli occhi o tacere le critiche che di volta in volta riterremo giusto rivolgere agli amici e compagni cubani. Amici sempre, ciechi e incondizionali mai: l’incondizionalità non è nella natura e nella storia del manifesto.
    È con questo spirito e questa garanzia che il manifesto e Roberto Livi si apprestano a vivere la stimolante avventura che comincia oggi.

    Il manifesto 5.5.2010

  3. simone scrive:

    ODG Direzione Nazionale PRC 29-4-2010

    In questi ultimi due mesi stiamo assistendo ad una campagna politico mediatica di attacco contro Cuba e la sua Rivoluzione senza precedenti. Questa campagna è condotta dalle grandi major delle comunicazione e sostenuta politicamente dalla destra neo conservatrice statunitense ed europea. Il vero obiettivo di questa vera e propria aggressione politico mediatica è impedire alla presidenza di turno dell’Unione, la Spagna, di cambiare la posizione comune dell’UE su Cuba e di eliminare le sanzioni volute dal governo Aznar. Si tenta di impedire una normalizzazione delle relazioni, di colpire Cuba per dividere e indebolire tutto il processo di cambiamento in atto in America Latina. Gli stessi che puntano l’indice contro Cuba sono stati silenti quando non complici di fronte al colpo di stato in Honduras e alla farsa delle elezioni post golpe.
    Il Partito della Rifondazione Comunista ribadisce il suo sostegno e solidarietà alla Rivoluzione cubana,cosi come alle esperienze progressiste e di cambiamento dell’america latina, e impegna le proprie strutture nel rilanciare l’obiettivo della rimozione immediata del blocco economico, commerciale e finanziario, che strangola l’economia cubana da cinquant’anni.
    Un blocco immorale e ingiustificato, la cui fine è stata richiesta per ben 18 volte dalla quasi totalità tutte le nazioni dell’assemblea dell’ONU, cosi come da tutti i paesi dell’america latina.

    approvato all’unanimità, con una astensione

  4. giuliano scrive:

    Cosa c’è dietro la nuova campagna contro Cuba

    di Gianni Minà

    su il Fatto Quotidiano del 26/04/2010

    Caro Direttore,
    approfitto della tua disponibilità a ospitare voci fuori dal coro per riflettere su un tema, Cuba, che mi appassiona e che conosco in profondità. Da dieci anni, infatti, dirigo la rivista Latinoamerica, con l’aiuto di scrittori, poeti e premi Nobel di una parte di mondo che sta cambiando pelle e che per questo in Europa è spesso raccontata con pregiudizio.

    Il Corriere della Sera, ad esempio, per tre volte in due settimane, con le firme di Pierluigi Battista, Elisabetta Rosaspina e Angelo Panebianco, si duole che la campagna scatenata recentemente contro Cuba dopo la morte del detenuto Orlando Zapata in seguito ad uno sciopero della fame, non abbia suscitato un coinvolgimento dell’opinione pubblica italiana, e in pratica chiede sanzioni. L’accanimento del Corriere della Sera è singolare, specie considerando che il giornale più diffuso d’Italia ignori, nello stesso tempo, notizie inquietanti sull’America latina (la mattanza di giornalisti in Messico con 15 morti quest’anno e 12 l’anno precedente, o il ritrovamento in Colombia della più grande fossa comune del Sudamerica con duemila vittime) mentre non da requie a Cuba. E’ iniziata evidentemente una campagna alla quale non si sottrae nessuno e che a volte sfiora il grottesco.

    Wired, per esempio, è una rivista patinata delle edizioni Condé Nast, interessata ai nuovi media e alle nuove tecnologie. Nell’ultimo numero dell’edizione italiana ci sono una dozzina di pagine su Yoani Sanchez, bloguera di moda per la quale si è speso con un appello anche Il Fatto Quotidiano. Lanciata dal gruppo Prisa, quello di El Pais, Yoani trasmette dall’Avana aiutata da un server tedesco (di proprietà del magnate Josef Biechele) con un’ampiezza di banda 60 volte più grande di qualunque altra utilizzata a Cuba. Su Wired Yoani viene fotografata e raccontata come un’improbabile modella in fuga dai cattivoni del governo, che non le danno il visto per andare a ritirare tutti i premi che le vengono assegnati in mezzo mondo da organizzazioni ostili alla Rivoluzione. La povera bloguera è costretta a dare appuntamenti ai giornalisti occidentali alle dieci del mattino al Parque Central.
    E sarebbe anche credibile, salvo che Salim Lamrani, ricercatore e docente all’Università Paris Descartes, l’ha incontrata tranquillamente, e per ore, nella hall dell’Hotel Plaza, per una intervista che pubblicheremo nel prossimo numero di Latinoamerica e nella quale, ora, Yoani sostiene di non riconoscersi, anche se le sue risposte sono state registrate con un moderno I-phone.

    Dettagli sorprendenti, ma non troppo: tra i fondatori e i collaboratori di punta di Wired c’è Nicholas Negroponte, docente universitario e collaboratore del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti quando internet era solo un progetto militare. Nicholas è fratello del mitico John, negli anni ’80 stratega della “guerra sporca” contro i sandinisti in Nicaragua e più tardi presenza inquietante in Iraq, dove fu ambasciatore nei giorni dell’uccisione, da parte del marines Lozano, di Nicola Calipari, l’agente dei servizi italiani che aveva appena salvato la giornalista del manifesto Giuliana Sgrena.
    Gli articoli e le iniziative contro Cuba, d’altronde, celano sempre sorprese. Fa senso, ad esempio, scoprire in rete le immagini della manifestazione che, a Miami, ha aperto la nuova campagna di discredito cominciata il giorno dopo la morte di Orlando Zapata, detenuto da anni in carcere per reati comuni e negli ultimi tempi molto vicino alle Damas en blanco, movimento di dissidenza sovvenzionato – è stato appurato in un processo in Florida – dal terrorista Santiago Alvarez.
    Fa senso perchè nel corteo guidato da Gloria Estefan, cantante di successo, figlia di un ex guardiaspalle della famiglia di Fulgencio Batista, il dittatore abbattuto dalla rivoluzione cubana, marciava anche un altro terrorista, il venezuelano Luis Posada Carriles, responsabile, fra i tanti delitti, dell’abbattimento dell’aereo della Cubana de Aviacion che nel 1976 provocò 73 vittime. Posada Carriles fu anche indicato fra i mandanti dell’omicidio dell’ex ministro degli Esteri di Allende, Orlando Letellier, assassinato a Washington nel 1976, e della campagna di attentati messa in atto a Cuba nel 1997 (tra le vittime, il giovane italiano Fabio Di Celmo). Questo Bin Laden latinoamericano, coperto dalla Cia, circola libero in Florida e chiede “libertà e democrazia” per Cuba.

    Io non so se il ministro Frattini, che dopo il caso Zapata ha tuonato contro Cuba, conosce queste storie. Ma so che non è credibile il ministro degli Esteri di un paese che si proclama democratico, ma esalta la bontà di un embargo assurdo, decretato per la sola colpa di aver scelto un destino sgradito agli Usa, un embargo che soffoca il popolo cubano da cinquant’anni ed è stato condannato dall’Assemblea dell’Onu diciotto volte di seguito, anche con il voto dell’Italia.
    Frattini sa che, dopo i 140 milioni di dollari stanziati da Bush nel 2008 per “cambiare faccia a Cuba”, anche Obama nel 2009, malgrado la crisi economica, ha stanziato 55 milioni per la stessa incombenza. A cosa pensa che servano questi soldi, il pacifico Frattini? A rasserenare un paese o a montare, in quella società già ferita dal terrorismo che viene dalla Florida, una strategia della tensione? Ma il nostro ministro si duole invece del fatto che l’Italia non si mobiliti contro la Revolución, ignorando il testimone che tutti i media italiani si passano sull’argomento da settimane. Perfino Aldo Forbice, che blocca la parola in bocca a chiunque dissenta dalle sue tesi, chiede firme contro Cuba su Radio Rai, con la complicità dei radicali. In alcuni casi aderiscono anche media progressisti in politica interna ma molto attenti, in politica estera, a non turbare la linea del segretario di stato Hillary Clinton, desiderosa di recuperare la presa sul continente a sud del Texas persa nella stagione di Bush Jr..

    La maggior parte dei “dissidenti” incarcerati nel 2003, quando il governo Bush tentò la spallata contro Cuba favorendo tre dirottamenti aerei e il sequestro del ferry boat di Regla carico di turisti, sono stati condannati per aver preso, non si sa per quali servigi, soldi dal governo di Washington, elargiti dall’Ufficio di interesse degli Stati Uniti all’Avana. A parti invertite, negli Usa ciò procurerebbe processi per alto tradimento. Ma nelle cronache italiane si parla invece di giornalisti incarcerati per presunti reati di opinione, eludendo il dettaglio che molti sono stati ingaggiati e retribuiti dal paese che tiene Cuba sotto embargo da mezzo secolo.

    Senza contare che questi mercenari nuocciono enormemente ai dissidenti sinceri e a voci coraggiose come quelle di Ambrosio Fornet, Soledad Cruz, Senel Paz, Leonardo Padura, che abbiamo pubblicato su Latinoamerica e che, dentro la Rivoluzione, criticano e si battono per le riforme, perché il governo si liberi dalla sindrome dell’assedio che spesso l’attanaglia e rallenta l’evoluzione della società cubana.
    Insomma, in questi ultimi mesi nell’Isola non è cambiato nulla che giustifichi questo nuovo assedio politico. Non essendo arrivate le aperture di Obama (che invece, recentemente, si è incontrato con i duri della Fondazione Cubano-americana) a torto o a ragione Raul Castro ha rinviato a sua volta le riforme. Ma fin dal summit delle Americhe, a Trinidad, gli Usa hanno capito che l’atteggiamento della maggior parte dei paesi del continente era cambiato. E al successivo vertice dell’OSA, Hilary Clinton ha dovuto acconsentire al reintegro, senza condizioni, di Cuba, dopo che gli stessi Stati Uniti, cinquant’anni fa, ne avevano chiesto l’esclusione.

    Questo cambio di vento politico in America latina è stato attribuito all’influenza dell’Isola, e non a torto. Così si è tornati ai vecchi metodi, resuscitando contro la Revolución l’argomento dei diritti umani già montato 25 anni fa da Reagan. Non era questo che ci si aspettava da Obama.

    Gianni Minà

  5. Franco Forconi scrive:

    E’ davvero deprimente leggere certi commenti,Persone che sono convinte di essere “colte”,altri che dicono di essere “comunisti”,tutti impegnati a sparare cazzate su Cuba,magari convinti che la democrazia sia quella occidentale,che è quella che ha scaricato tonnellate di bombe sulla povera gente, della Iugoslavia,dell’Iraq,dell’afganistan,e ancora continua minacciando pesanti rappresaglie ai paesi cosiddetti “CANAGLIA”soltanto perchè non sono daccordo con lor signori.
    Chissà perchè, quasi tutti i paesi dell’America Latina hanno capito e apprezzano Cuba e la sua rivoluzione.
    Buffoncelli,informatevi su come vengono eletti i parlamentari cubani che ogni 6 mesi sono invitati a dar conto del loro comportamento ai cittadini che li hanno eletti,e da questi possono essere sfiduciati e fatti dimettere.Tra l’altro il parlamento cubano ha il maggior numero di giovani e di donne,proprio come nelle democrazie occidentali!
    I “vecchi imbalsamati”,come li definite voi, sono i più aperti alle innovazioni,per questo il popolo li apprezza e li ama.Su undici milioni e trecentomila abitanti circa,quanti sono i “dissidenti” ?
    Su poco più di un milione di cubani negli USA molto meno di trecentomila
    sono gli anticastristi,quelli che per intenderci hanno compiuto attentati contro il popolo cubano ! (3480 morti per atti di terrorismo
    partiti dal territorio USA e molto spesso finanziati con i loro soldi!)
    Tutti gli altri sono li ne più ne meno come i nostri emigranti,e erano incazzatissimi per la restrizioni imposte da Busch,sia sui viaggi che sulle rimesse di denaro a Cuba.
    Sarebbe veramente il caso che vi informiate un po più serenamente su come stanno le cose a Cuba !

    • José scrive:

      chiamate il 118.
      Grassi le ultime sette righe del tuo articolo andavano bene negli anni 50.
      Lasciate perdere le elezioni e il parlamento se la pensate così, fate direttamente la rivoluzione, ma attenti agli infermieri.

  6. Renata scrive:

    Ma come fa Oggionni a scrivere una cavolata come questa?? pura propaganda!! io che sono nella scuola vedo una marea di ragazzi che guardano la Lega altro che comunisti, smettiamola con questa propaganda inutile!

    …Una così alta adesione è il segno del fatto che, finalmente, i Giovani Comunisti stanno tornando ad essere, almeno a livello simbolico e nell’immaginario di un giovane di sinistra, mediamente militante e mediamente informato sui fatti politici, un punto di riferimento. Anzi, il punto di riferimento principale….
    (dall’ultimo scritto di Simone Oggionni)

    • Simone Oggionni scrive:

      cara Renata,
      infatti io ho scritto che stiamo tornando ad essere punto di riferimento per i ragazzi di sinistra e mediamente militanti. Non certo per i ragazzi tout court che, come è evidente, guardano altrove! Sono molto lontano, per fortuna, dalle diverse forme di impazzimento e demenza che prima o poi a tutti capitano!
      un cordiale saluto,
      Simone

  7. Andrea scrive:

    Signor Robespierre, sono serissimo lo sia anche lei e si firmi con il suo nome per favore senza i soliti pseudonomi

  8. luca scrive:

    la relazione tra democrazia e socialismo è SOCIALDEMOCRAZIA…….ma di cosa stai parlando

    • Robespierre scrive:

      ahahahahahahahahahahahahahahahahahahaahahahahahahahahahahahahahahahahahahaahahahahahahahahahahahahahahahahahahaahahahahahahahahahahahahahahahahahaha

      su per favore, siamo seri

  9. Andrea scrive:

    Se il nodo, come dice Grassi e sottolinea Masella, è il rapporto fra socialismo e democrazia (che ribadisco detto in un articolo su Cuba è quanto di più fuorviante ci sia), nell’attuale costruzione della FdS siamo ben lontani da qualsivoglia forma di democrazia, partecipazione e un progetto socialista di società. Quindi dovremmo essere più conseguenti con quello che scriviamo e poi facciamo concretamente.
    Andrea

  10. Leonardo Masella scrive:

    Caro Claudio, mi è piaciuto molto il tuo commento su Cuba e lo condivido interamente, sia nella difesa radicale di Cuba dalle solite aggressioni strumentali dell’imperialismo (e la cosa vale anche per altri paesi che, al di là del modello sociale, lottano per l’indipendenza), sia nella individuazione, nella parte finale del tuo commento, di un nodo strategico – il rapporto fra socialismo e democrazia – che dovrebbe essere uno dei temi strategici della discussione per una vera rifondazione di una forza comunista.
    Leonardo Masella.

  11. Leonardo scrive:

    A me sembra che l’articolo di Claudio Grassi ometta di spiegare l’aspetto fondamentale della vicenda: perché Orlando Zapata era stato condannato a 36 anni (dico: 36 anni!!!) di reclusione?
    Da quello che si può leggere nei vari giornali internazionali, questa condanna gli è stata comminata per reati come vilipendio della figura di Fidel Castro, disobbedienza, disordini pubblici… non vi sembra leggermente sproporzionata? Io in un regime che commina 36 anni per reati di questo genere non mi riconosco… magari posso apprezzarne determinati aspetti di politica economica, ma la libertà di espressione e di pensiero, per quanto mi riguarda, sono diritti irrinunciabili…
    Saluti a tutti.

  12. Maks scrive:

    Smrt fašismu, svoboda narodu !

    Morte al fascismo, libertà ai popoli !

  13. mgmeriggi scrive:

    Di solito non scrivo nei blog, avendo la possibilità – qualche volta il dovere – di scrivere sulla stampa almeno di sinistra. Ma in questi casi drammatici di sconfitte e disastri ogni luogo diventa importante per capire.
    Non voglio entrare nel giudizio su Cuba: Grassi ha scritto come sempre osservazioni misurate ed esatte. Ma dai blog esce una cultura del “militante medio” piuttosto preoccupante. Sia chi dice che “con voi abbiamo chiuso in Spagna” sia chi mette insieme Koestler, Orwell (un intellettuale conservatore con un breve periodo libertario) e un militante di una vita come Victor Serge,o crede che apprezzare i contributi di Trotski sia essere kautskiani e forse non sospetta che se Kautski fosse qui troverebbne Rifo un partito socialista abbastanza moderato… insomma molti degli intervenuti usano dei toni tragicamente minoritari che non hanno niente a che vedere col trovarsi in minoranza.
    Non ho mai nutrito il culto di nessuna personalità, nemmeno quella di Lenin ma comunque quel grandissimo dirigente rivoluzionario usava espressioni polemiche e insultanti nei momenti di rottura e a scopi nobilmente propagandistici e di lotta politica ma studiava con grande attenzione gli autori socialisti e anche liberali o laburisti e ne conosceva bene il pensiero. Ciò pone all’odg quel problema della formazione che la tradizione comunista italiana non ha mai trascurato nemmeno nei tempi più duri…

  14. Robespierre scrive:

    Sottoscrivo per l’ennesima volta ogni parola da te detta. Suggerisco inoltre la lettura di un articolo scritto dai compagni di Nichelino qualche tempo fa

    34 cose da sapere su Cuba: http://rifondazionenichelino.blogspot.com/2009/08/34-cose-da-sapere-su-cuba.html

  15. durruti scrive:

    “la vita di un Partito come rifognazione comunista è stata come la scala di un pollaio breve e piena di merda “…..opere complete Paragrafo LA LETTERATURA PORNO DI UNA MORTE ANNUNCIATA – volume I° comma 29 terzina seconda ,opera del gatto anarcomunista compagno Aristide Capone della seconda centuria rossonera battaglione arditi gattari della zona flegrea

    • Robespierre scrive:

      wow che classe.

      Se rifondazione fa così schifo smettila di commentare tutto quello che fa visto che non cambierai mai idea. Non voglio argomentare la mia risposta perchè per quanto mi riguardo i conti con voi gli abbiamo chiusi in spagna nel ’36

  16. luca scrive:

    difendere cuba significa difendere il socialismo..chi non lo capisce oggi è più che ignorante.. è un criminale di stampo revisionista.. difendere le conquiste locali, al contrario di quello che pensano i troschisti significa gettare le premesse per il comunismo del terzo millennio

  17. durruti scrive:

    commenti ottusi che oggettivamente si pongono affianco alla canea mediatica imperialista che fa’ di un criminale un eroe ..uno stupido che nella sua pazzia se è suicidato per fare un favore ai Posada Carriles e agli altri terroristi
    diritti umanisti ammalati di gahndismo ….o stupidi trozkisti? sempre a cagare dubbi violacei della USAID-NED.alievi della Open Society le manite blanche dei quertieri alti o da prostibolo cananrolo da centro asociale pesci peresi coi botti,ottusi liberlfasciocomunisti che non sanno nemmeno l’abc del comunismo, kauthuskiani di ritorno

  18. durruti scrive:

    vedo commenti di pseudo ecumenici comunistelli da festa della unanimita’ ,moralisti e traditori ..se avete lo 0,002 % non è colpa ne di Raul ne di FIdel ..la colpa e di chi vi ha venduto merce avariata come il “comunista” dei salotti televisivi, il bertinozzi il bobarolo della serbia o che ha votato i crediti di guerra el’ascrismo italiota al soldo degli usamericani o che ha permesso al buon vostro amico prodi di regalare miliardi di euro ai soliti noti e alla industria decotta nazionale,che non ha mosso un dito per eliminare le infame della legge biagi ecc ecc quindi non rompete i coglioni con i vostri piagnistei da codardi ammalati di democraticismo ….piu’ che “comunisti” sembrate i soci di Soros di Brezinsky noti criminale e narco trafficanti ,implementatori delle rivoluzioncelle colorate imperialiste ..ma sapete cose’ l’imperalismo? coglioni con felce e mirtillo? ecumenici pederasti volgari voltagabbana ..siete i soliti piccolo borghesi dalla doppia morale,innomorati della “democrazia formale” credete alla liturgia del voto della democraziaaaaaaaaaaaaa liberal democratica che nulla a che vedere con il comunismo …pesci in barile ….rileggetevi il manifesto del grande karl il paragrafo la letteratura socialsita …siete i seguaci della bisaccia del mendicante …prima di azzadare paragoni ,prima di sputare su cuba … eccerto la vostra luxuria campione essa del comunismo pane e salame o da isola dei fumosi ha fatto scuola ..o il vendola arruffaminchie anche ….se siete fuori dalle vostre bene amate istituzioni la colpa è solo dei professionisti e funzionari del “comunismo” arraffa poltrone e arraffa soldi che con il comunismo non hanno nulla a che fare e lasciate perdere il crollo del muro o la caduta( organizzata dal vostro mentore gorbaciov in combutta con l’ubriacone eltsin)dell’ urss non conoscete i fatti e vi permettete di dare filisteici giudizi ….impiccatevi …traditori entrate nel pd-l o iscrivetevi alle congrega suore orsoline difensore “dei diritti umani “

  19. ida scrive:

    Spero che sia chiaro a tutti che per volare alto occorre abbracciarsi. Non riesco a immaginare dove troveremo l’umus che può tenererci insieme.
    Dopo che ci siamo delegittimati a vicenda come si ricostruisce una legittimazione politica?
    La mia proposta è “facce nuove e pulite” noi dobbiamo stare dietro le quinte e costruire le condizioni per consentire a qualcosa di crescere, sarà come tessere una tela, ma quando l’utopia è sostenuta da gesti concreti si realizza! E’ questione di tempo.
    Un abbraccio.
    Ida

  20. mauro scrive:

    Segnalo la lettera dei comunisti cubani ai partiti e alle organizzazioni politiche amiche

    Mauro Gemma

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19265

  21. Primo scrive:

    Il povero Frattini non sa quello che dice, troppo preso forse nelle sue vacanze sulle nevi o alle Maldive. Non si è ancora reso conto di essere ministro degli esteri di uno stato che conta, tra le altre cose da record, quasi un suicidio/omicidio alla settimana nelle patrie galere, non essendo a conoscienza di queste cose, probabilmente nessuno l’ha messo al corrente, allora deve leggere le veline che gli passano, e quindi straparla di “dissidenti” di Eduardo Galeano delle signore in biaanco e del suicidio/omicidio di Zapata Tamayo, il detenuto comune, diventato post mortem “dissidente”. Non sapendo che pesci prendere, il nostro ministro degli esteri, e con lui altre eminenti personalità che si professano democratiche, si adegua all’imperativo del grande padrone, tutti e tutto contro Cuba, una anomalia della storia che continua a infastidire e a impensierire per la sua resistenza e il suo esempio. Non si chiede il Frattini e gli altri, chi ha indotto il Tamayo a intraprendere lo sciopero della fame, magari dietro la promessa di qualche dollaro in più per se o i suoi famigliari, non se lo chiedono però accusano a sproposito, rischiando da fare la solita figuraccia, a cui Fassino è abituato, con Elizardo Sanchez, noto “dissidente” ma ancora piu noto mercenario doppiogiochista.
    Gli Usa spendono enormi capitali nel tentativo di destabilizzare Cuba, alimentando voraci “dissidenti”, ma non sarebbe piu giusto chiamarli mercenari?, finanziando gruppi eversivi di Miami, tra cui ci sono noti terroristi, colpevoli tra l’altro, anche dell’uccisione di un Italiano, cose note a chiunque si prendesse la briga di informarsi sugli avvenimenti, cosa che dovrebbe essere normale per un ministro degli esteri, evidentemente troppo preso alle Maldive per occuparsi anche di queste sciocchezze. Non sarebbe meglio Mister Obama che lei impiegasse quei capitali nella sua fragile riforma sanitaria? Otterebbe così di allargare l’assistenza agli emarginati americani e, nell’isola della Revolucion, avrebbe risolto il problema della dissidenza, infatti, costoro, senza piu un dollaro che tutt’ora incassano, non avrebbero piu motivo di dissentire.
    Percui, ministro Frattini, sig Fasino e allegra combriccola, indirizzate la vostra indignazione verso un sistema istituzionale teso alla eliminazione di chi non si adegua ai loro comandi, spendendo per l’indegna abbisogna patrimoni certamente piu utili in altri settori. Indignatevi con il grande fratello statunitense che cinicamente induce dei poveri disgraziati a rischiare la loro vita in cambio di qualche dollaro, indignatevi con quelle signore in bianco che manifestano liberamente per le strade dell’ Habana tutte le domeniche, indisturbate e protette dalle forze dell’ordine, indignatevi per le dichiarazioni contraddittorie e menzognere di costoro che, mentre manifestano non trovano di meglio che recitare il ritornello della mancanza di libertà a Cuba. Indignatevi per l’insultante proposta di attribuire loro il Nobel per la Pace, finendo così per scqualificare ulteriormente un riconoscimento dato per incoraggiamento al presidente USA.

  22. Andrea scrive:

    Signor Sebastiano, lei mi pare un po’ troppo esagitato. Probabilmente è un benestante, con la pancia piena, che in passato magari faceva l’estremista provocatore. La qual cosa mi pare le sia rimasta.

  23. enzo leva scrive:

    Che Frattini, Minzolini ed altri abbiano tutto l’interesse a mostrare quello che il Signor B. vuole, ovvero quanto cattivi ed eversivi siano i comunisti che lo “perseguitano”, è cosa scontata che non fa nemmeno più notizia.
    Quel che – forse – dovrebbe invece sorprendere sono i due commenti più sopra. Mi domando: è un caso che siano entrambi di esponenti della Associazione di amicizia Italia-Cuba? Non credo, e ho la mia opinione in merito.
    Quel che è certo, è che – finalmente! – dopo decenni di fede comunista sono riuscito a capire perché Rifondazione non ha più futuro: così come fece il Partito Comunista, non ha mai tolto le bende da sopra gli occhi e continua a parlare per slogan, a rifilare la solita aria rifritta: l’embargo americano, le cospirazioni degli Stati Uniti, la salute e l’istruzione “perfette” in Cuba …

    Se questi cari “compagni” trovassero il tempo, fra una gita turistica pseudo-culturale a Cuba ed un convegno, di guardare le cose come stanno veramente e – principalmente – di essere critici con “quello che non va”, forse (dico, forse) avremmo ancora un futuro!

    • Lino scrive:

      Beh certo caro Leva bisognerebbe prendere ad esempio Haiti e Santo Domingo oppure il Messico o Magari L’Honduras…..allora si che il PRC avrebbe futuro….magari prenderemmo i milioni di voti che abbiamo perso proprio perchè difendiamo Cuba e la sua rivoluzione….togliamo le bende compagni…dopo gli operai e dopo almeno un altro centinaio di principi fanculo Cuba…..

      • enzo leva scrive:

        Difendere un’idea non significa giustificare tutto quel che si fa in suo nome, né chiudere gli occhi e far finta di non vedere quello che non va.
        È inconcepibile che in un Paese che si ritiene democratico (l’Italia) un Cucchi muoia in carcere per colpa di chi dovrebbe, comunque proteggerlo; ma è altrettanto inconcepibile giustificare un episodio simile solo perché accade a Cuba, riportare le giustificazioni di Raúl Castro quasi fossero vangelo … ed è un errore difendere l’indifendibile solo per attaccare i pupazzi di questa dittature che si sta costruendo qui.

        Potrei contestarti frase per frase l’articolo a cui facciamo riferimento, tutte le affermazioni che (senza offesa) farebbero morire dal ridere un cubano: è un articolo che Claudio Grassi avrebbe potuto scrivere dieci, venti o anche trenta anni fa, sempre con le stesse parole e gli stessi concetti … Ma Cuba è cambiata nel frattempo, specialmente dopo l’avvento di Raúl al comando, e gli unici che non se ne sono accorti sono, siamo – guarda caso! – i comunisti italiani.

        Una volta il PCI era il più grande partito comunista del mondo in un Paese non socialista: siamo stati capaci – tutto da soli! – di tagliarci gli “ammennicoli” e ridurci a quattro gatti, e sai perché? Perché abbiamo continuato a parlare del sesso degli angeli, a fare le false autocritiche ma senza mai guardare veramente in faccia la realtà, senza avere il coraggio (che pure una volta c’era) di dissociarci da comportamenti e decisioni a noi non affini.

        Vogliamo continuare a farci male? Allora continuiamo a raccontarci “que Cuba es linda”, che è tutta colpa dell’embargo americano, che il socialismo imposto da Raúl Castro è il miglior futuro per Cuba; continuiamo a parlare della perfetta assistenza medica cubana; continuiamo a portare turisti e gitanti nella Sierra Maestra oppure a visitare la casa di Celia Sánchez (Manduley) a Media Luna o quella di José Martí a La Habana … e la prossima volta, fra tre anni, avremo lo 0,002% dei voti: perché anche i più puri comunisti – alla fine – non vota chi vive di raccontini che si è creato nei sogni!

  24. Andrea Bracciali scrive:

    Bravo Claudio, condivido posizione ed analisi.

    Spero fortemente che questa tua valutazione (strategica, internazionale ed ideologica) sia maggioritaria nella federazione della sinistra o di quel che sarà.

    Fraterni saluti comunisti
    Andrea Bracciali

  25. Franco Forconi scrive:

    Caro compagno,finalmente da un membro autorevole di Rifondazione si alza
    una voce chiara contro le porcate mediatiche sparate su Cuba sia da giornali Italiani che dal parlamento Europeo.Che vergogna, anche la RAI
    alla quale paghiamo un non lieve abbonamento annuo (obbligatorio),manda in onda cavolate assurde come la vicenda delle cosiddette “dame bianche ” dell’Havana,caricate gentilmente dalla polizia su un pulman per sottrarle alla giusta ira dei cubani incazzati.
    E SI!,perchè,per chi non lo sapesse i cubani per vivere lavorano,e non hanno molto da scialacquare,mentre le mogli o parenti dei cosiddetti dissidenti, circa 80, tutti processati e condannati,non perchè dissidenti ma perchè incassavano, e lo fanno ancora,lauti stipendi dall’ufficio degli Interessi Statunitensi all’Havana.Per chi non vuole capire sono al soldo di un paese straniero che da 50 anni vuole distruggere Cuba, il popolo cubano e la rivoluzione che lo ha reso LIBERO !
    Giovedi 22 aprile alle ore 17,30 saremo davanti la Direzione Generale della RAI in viale Mazzini 14, per protestare per la informazione distorta e faziosa che l’Azienda ci propina su Cuba !!!!
    UNITEVI A NOI !
    i circoli del Lazio della Ass.Naz. di Amicizia Italia-Cuba.

    • Sebastiano scrive:

      Ecco che un regime che ha conquistato traguardi invidiabili di giustizia sociale e di libertà ha paura di 80 spioni prezzolati. C’è un solo metodo
      per stabilire cosa è vero, mandare a votare i cubani. O si faranno comprare tutti il voto? Se i soldi hanno questo potere dopo tanti decenni di radiose conquiste… ebbene che crolli questo regime che non meritano. Se non si trova un trentenne o un quarantenne capace di entusiasmare il popolo cubano e dare il meritato riposo a questi due gloriosi vecchi, che ne è della Rivoluzione ? Non vi viene il sospetto che sia incartapecorita e decrepita? Il voto, questo mezzo imperfetto, soggetto a condizionamenti
      ad essere vanificato dai poteri forti, a volte però riesce a mandare a sbloccare queste situazioni assurde. Allora non rinunciamoci, meglio che vincano una volta i prezzolati che lasciare i nostri impostori mummificati al potere. Ah.. a proposito di sanità comunista ecco cosa lascia la Artesio in Piemonte, (avete mai prenotato una visita qui a Torino, sapete quali sono i tempi di attesa?)
      http://www.corriere.it/cronache/10_aprile_07/chivasso-morta-corridoio-ospedale_b3e40f44-424b-11df-a011-00144f02aabe.shtml
      Gramsci saprebbe spiegare molto bene perche la Lega ha costruito un blocco sociale popolare grazie al quale ha conquistato la regione. Bel risultato. Chissà perchè il PRC che è arrivato all’8% in Piemonte adesso sta sotto il 2. E tutti i burocrati sono ancora lì, ho dovuto tener ferma la mano per votare ancora questa lista.

      • Mattia scrive:

        le elezioni a cuba ci sono e regolarmente, andate a vedere su internet. Almeno degnatevi di conoscere le cose prima di parlare

        • enzo leva scrive:

          Mi dici l’URL del sito dove è scritto che a Cuba si eleggono qualcosa di più dei delegati di quartiere?

          • primo scrive:

            Si eleggono delegati di quartiere, alla assemblea popular della città e al parlamento nazionale! Informati, o quanto meno verifica in quale direzione stai andando, prima di spandere merda, se gettata nella direzione di marcia ti ricade addosso, come hai appena fatto.

  26. Sebastiano scrive:

    E’ inconcepibile, stiamo ancora a difendere questi esempi residuali di “socialismo realizzato”. Ma sapete cosa è successo negli ultimi venti anni?
    L’utopia comunista è diventata impronunciabile. Eppure era nato come movimento di liberazione, prima dal bisogno poi dallo Stato. E che succede? Difendete il regime di un vecchio “rivoluzionario” ormai sclerotizzato e del suo fratello “più giovane”. Possibile che ai comunisti resti solo questa prospettiva da fanatici settari? Koestler, Victor Serge, Orwell sono ancora i vostri nemici? I miei non lo sono piu’ da un pezzo. Ha un bel fare Ferrero a promuovere convegni su Benjamin, se poi state sempre a rimasticare queste sciocchezze.
    Non lo capite che rendere di nuovo pronunciabile la parola comunismo devono sciogliersi queste rivoltanti dittature personali. Funziona la sanità? Ah sì? Non me ne importa nulla, la prima cosa è la libertà, anche di mandare a quel paese i rivoluzionari che si mummificano al potere. Ammazzate i padri. Se i giovani cercano altro vuol dire che quella roba non è difendibile. Che crolli tutto. Prima la libertà, sempre. Guardate cosa è rimasto di 70 anni di socialismo reale in Russia: un deserto spaventoso per la sinistra, che forse rinascerà solo tra cent’anni. Un comunista che non è andato con Vendola.

    • Franco Forconi scrive:

      Lei non è un comunista, è solo un servitore sciocco del capitalismo.

      • Sebastiano scrive:

        La sua logica è stringente. Avrà studiato molto.

        • Laura scrive:

          sicuramente non conosce Cuba

          • Sebastiano scrive:

            No non la conosco, e tutto il resto del genere umano non la conosce. Nemmeno i messicani che invece di accalcarsi a passare la frontiera con gli Stati Uniti per farsi sfruttare e trattare come bestie, dovrebbero riempire i porti cubani. Per favore non insultate l’intelligenza dei comunisti. Il Comunismo è liberazione. Non è mai un regime, è un continuo movimento. “Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente.” Anche a Cuba.

  27. Andrea scrive:

    Luciano Vasapollo – Nuestra America
    Andrea Genovali – Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba

    Il Ministro degli Esteri Frattini su Cuba dice cose gravissime e politicamente irresponsabili

    E’ grave, irresposabile e profondamente sbagliata la posizione politica su Cuba che trasmette agli italiani il Ministro degli Esteri italiano Frattini. Fa della voluta confusione quando mischia realtà disomogenee fra di loro, come nel richiamo ai dissidenti iraniani accumunandoli a quelli cubani. La cosiddetta dissidenza a Cuba è finanziata e utilizzata a fini eversivi dagli Stati Uniti, e ci sono le prove tangibili di questo. Pensate cosa farebbe il governo italiano se una paese straniero nemico finanziasse un’organizzazione o un settore politico per rovesciare con una cospirazione , un’insurrezione o con azioni eversive e sovversive, la Repubblica italiana. A Cuba questo stanno facendo e lo vogliono pure far passare per difesa dei diritti umani e civili!

    Inoltre, ci pare che Frattini viva sulla luna, o meglio in una dimensione fuori dalla realtà, quando afferma che in Italia non ci sono voci contro Cuba. La stampa e le tv, quando parlano di Cuba, lo fanno solo per attaccare violentemente e strumentalmente, con notizie volutamente distorte e parziali, e sempre più con montature e menzogne, la Repubblica cubana nata nel 1959 e ancora forte e viva per continua scelta di libera autodeterminazione popolare. La cosiddetta libertà di stampa in Italia invece deliberatamente e per scientifica scelta non concede diritto di parola né a Cuba né al mondo dell’associazionismo e delle organizzazioni politico-culturali che sostengono, in maniera sempre documentata, le ragioni del popolo e del governo di Cuba. Altro che libertà e democrazia in Italia!

    Poi assistiamo a un delirio politico quando il Ministro degli Esteri italiano Frattini dice che le notizie sul blog che sostengono la verità su Cuba debbano essere paragonate a quelle che, nei blog, non riconoscono l’Olocausto. Di queste affermazioni Frattini, se realmente pronunciate, dovrebbe vergognarsi profondamente. In realtà nelle parole di Frattini si potrebbe leggere quasi un invito alla sovversione e alla violenza contro il governo e il popolo cubano, che se pronunciate da qualsiasi cittadino contro lo Stato italiano sarebbero , come già più volte realmente avvenuto, pagato con dure condanne penali e lunghe pene detentive.

    Noi respingiamo sdegnati le parole di Frattini che esprimono con determinazione e ostinazione la politica del suo governo contro la sovranità di Cuba e contro i processi di autodeterminazione dei popoli; un governo che continuamente si è segnalato per provvedimenti e linee di indirizzo contro gli immigrati, i disoccupati, i precari.Chiediamo al governo italiano di pensare e trovare soluzioni concrete ai drammi umani provocati dalla profonda crisi economica e sociale che sta devastando il paese e che, invece, vede il governo pensare solo agli affari delle banche e dei potentati economici e agli interessi del presidente Berlusconi .

    Frattini lasci stare il governo di Cuba e il suo popolo e pensi ai problemi di una Italia e un’ Europa serva sciocca degli Stati Uniti e realizzi azioni di governo che sappiano rendere l’Italia realmente indipendente e non più servile agli interessi delle multinazionali e dei poteri politici ed economici forti.

    Ma la verità, alla fine, è che a Cuba non si perdona di aver detto NO agli Stati Uniti e dal 1959 il popolo cubano ha voluto prendere nelle sue mani il proprio destino. Cuba non ha nulla da imparare da altri governi, tanto meno dal governo Berlusconi, nè in tema di diritti umani, nè di diritti civili e di diritti sociali. Cuba in America latina, e non solo, è un esempio di solidarietà , di indipendenza , di sviluppo autodeterminato per i popoli ,e proprio questo non si perdona a Cuba, perché il suo esempio è pericoloso per i gendarmi del mondo.

    .Vorremmo che tutti gli italiani venissero informati con correttezza e in maniera veritiera sulla realtà politica Cuba e sulle sue grandi e indiscutibili conquiste sociali, e vorremmo anche che gli italiani fossero onestamente informati su tutte le vicende politico-economiche interne del nostro paese, un paese che invece continua a essere conosciuto nel mondo come quello dei mille e mille misteri e segreti di Stato.

    Noi nella verità dei fatti difendiamo Cuba e tutti i popoli che lottano per la propria sopravvivenza, per la propria indipendenza e per la propria emancipazione e invitiamo ad una partecipazione attiva alla CAMPAGNA DI MOBILITAZIONE A SOSTEGNO DI CUBA promossa dall’ Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, da Nuestra America (membro della Rete delle Reti in Difesa dell’Umanità) e dall’Associazione La Villetta per Cuba, già a partire dal 28 APRILE 2010, con un SIT IN DI FRONTE AL PARLAMENTO EUROPEO A BRUXELLES, DALLE ORE 13,30 ALLE 16,30 AL FIANCO DI CUBA E CONTRO LA RISOLUZIONE DELL’11 MARZO, e a maggio con manifestazioni in molte città italiane.

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