Unità

Il 12 e 13 marzo sono state due giornate importanti. Lo sciopero della Cgil del 12 ha avuto una buona adesione, con una partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alle manifestazioni molto significativa. Ciò era tutt’altro che scontato, visto l’attacco concentrico che governo, Cisl, Uil e Confindustria hanno mosso contro lo sciopero. Lo stesso vale per  il 13, con la grande partecipazione alla manifestazione di piazza del Popolo. Il popolo di sinistra ha dimostrato, ancora una volta, di esserci e di voler lottare per “cambiare lo stato di cose presenti”.
Nonostante i limiti della opposizione parlamentare di Pd e Idv (bastino due esempi: il rifinanziamento della guerra in Afghanistan e l’abrogazione di fatto dell’articolo 18 senza un vero contrasto in Parlamento) e con una “sinistra radicale” debole e divisa, si riconferma che l’Italia non è un Paese pacificato. Che vi è una disponibilità alla lotta di milioni di persone e che queste stesse persone, pur disorientate e disilluse dalle forze politiche della sinistra e anche dei sindacati, non sono rifluite nell’individualismo e nella passività.
Tutto questo, in particolare per noi comunisti, è molto importante ed è una buona base su cui lavorare per ricostruire una “connessione sentimentale” e recuperare credibilità agli occhi di questo popolo.

La manifestazione del 13, inoltre, ha rappresentato un evento particolarmente positivo. Il Pd, per costruire una mobilitazione contro il governo, ha dovuto accantonare le due opzioni praticate in questi anni: la strategia veltroniana e bipartitica, che ha prodotto il disastro del 2008, regalando il governo a Berlusconi; e l’asse privilegiato con Casini, scelta più recente e non definitivamente abbandonata, ma inefficace per realizzare una mobilitazione contro le destre.
Sta di fatto che in piazza del Popolo non vi era né l’autosufficienza piddina e nemmeno l’Udc di Casini, ma tutta la Sinistra. Ciò ha determinato il fatto che non solo quella manifestazione è stata convocata su una piattaforma molto avanzata, come dimostra la connessione tra questione democratica (decreto salvaliste) e questione sociale (legge che svuota l’articolo 18), ma anche che il clima, l’umore, il sentire comune di quella piazza fossero connotati fortemente a sinistra. Il nostro compito ora è lavorare perché quella del 13 marzo non sia una iniziativa isolata, ma la prima di una lunga serie. Sapendo che non sarà né semplice né facile perché nel Pd tenderanno a riemergere le opzioni che puntano ad isolare la Sinistra puntando ad un asse privilegiato con l’Udc. Nostro compito è lavorare per l’ esito opposto.
La seconda riflessione che vorrei fare riguarda la Sinistra. La settimana scorsa il Corriere della Sera ha pubblicato i sondaggi di cinque istituti di ricerca. Come è noto i sondaggi possono sbagliare di qualche punto, ma nell’indicare una tendenza difficilmente sbagliano. Tutti e cinque questi istituiti di ricerca ci confermano quanto avvenuto alle elezioni europee: il bacino elettorale della Sinistra, (Federazione della Sinistra e Sinistra Ecologia Libertà, per citare le forze principali rilevate dai sondaggi) è ancora ragguardevole, tra il 5 e il 7 per cento, analogo, quindi, a quello dell’Italia dei Valori e dell’Udc, ma è diviso in due: metà alla Federazione, metà a Sel. Una forza che, essendo divisa, si trasforma in due debolezze. Vedremo quali saranno i risultati delle elezioni regionali, ma il mio convincimento è che dobbiamo trovare le forme dell’unità possibile. Ne sono fermamente convinto. Non mi sfuggono le differenze significative che esistono tra queste forze, ma il permanere della divisione porta alla estinzione. Siamo troppo autoreferenziali. Il nostro agire è troppo condizionato dai nostri ambiti e dai nostri riti. Credo che questo sia esiziale, poiché non ci consente di cogliere il sentimento profondo della nostra gente, in particolare dei lavoratori e delle lavoratrici, un sentimento decisamente unitario. D’altra parte se non ci impegniamo in uno sforzo di unità, il percorso mi sembra segnato: Sinistra Ecologia Libertà sarà sempre più subalterna al Pd e perciò (come dimostrano i casi di Campania e Lombardia in queste elezioni regionali) non avrà mai una vera autonomia da esso; a sua volta, la Federazione della Sinistra, pur avendo praticato scelte positive (alleanze basate sui contenuti, centralità del sociale, riaggregazione dopo tanti anni di divisione), fa fatica ad essere percepita come una forza adeguatamente rappresentativa, socialmente e politicamente utile.
Cosa fare dunque sapendo che se si continua così il rischio della marginalizzazione della sinistra di classe potrebbe concretizzarsi e che, però, le differenze che ci sono tra di noi rendono difficile la costruzione di un unico partito? Non ho una risposta precisa ma, forse, quanto sta avvenendo nei due più importanti Paesi d’Europa, la Francia e la Germania può esserci d’aiuto.
In Germania i comunisti della Pds, concentrati soprattutto all’Est, hanno avuto la forza di unirsi ad altre soggettività politiche e sindacali dell’Ovest e in pochi anni sono passati da un partito politico considerato residuale e che non riusciva a superare gli sbarramenti, ad essere la quarta forza del Paese, con un consenso di oltre il dieci per cento. In Francia il Pcf, in una crisi di consenso e di credibilità simile alla nostra, ha avuto la capacità di costruire con forze socialiste e di sinistra un fronte – il Front de Gauche – che nelle elezioni di domenica scorsa ha sfiorato il sette per cento.
Non mi sfuggono le differenze tra realtà e realtà e i diversi fattori, oggettivi e soggettivi, che influenzano le scelte e le decisioni politiche, anche quelle di carattere strategico. Tutto ciò impedisce di assumere e importare meccanicamente dei “modelli”. Tuttavia si tratta di due realtà significative che vanno valutate.
Perchè non cominciamo a discuterne?

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118 commenti to “Unità”

  1. tonino cafeo scrive:

    caro Claudio
    non mi sorprende il buon senso che traspare da questo tuo intervento e non ho dimenticato il tuo nobilissimo tentativo di superare la spaccatura verticale del congresso di Chianciano ( “Paolo, Nichi, accordatevi o il partito va a picco”)
    Non riesco però neanche a scordare i cori di rivalsa e di scherno rivolti da una metà del partito ( la tua, putroppo) contro l’altra metà , come se noi fossimo il nemico, ne è possibile passar sopra al fatto che per un anno e mezzo da allora la linea del PRC è stata lontanissima dalle tue attuali considerazioni.
    Tu affermi adesso che bisogna guardare alla Linke e alla Gauche francese,bene, sono d’accordo: Nichi e la mozione due lo dicevano però due anni fa proponendo, per seguire quell’esempio ( allora c’era solo la Linke) un percorso serio, di reale messa in discussione di certezze logore e inefficaci. Il PRC ha scelto ,legittimamente, un’altra strada. Ora, però, i nodi vengono al pettine e Rifondazione sembra sulla strada del ripensamento della linea di Chianciano, che si è rivelata sterile e di cortissimo respiro, come la nostra mozione aveva facilmente previsto. Cosa farete a partire da martedì prossimo? Mi auguro che il partito rifletta sul serio sulle tue parole e sappia uscire dal vicolo cieco in cui si è cacciato, senza scorciatoie ( tipo le biciclette elettorali, che non hanno mai portato fortuna alla sinistra) ma con un’attenta e spietata riflessione autocritica sulle scelte strategiche e culturali dell’ultimo biennio.
    con l’affetto di sempre per la vecchia ,indimenticabile “famiglia” che siete stati per me.
    fate buone cose
    tonino cafeo

  2. Flavio scrive:

    Sono un esponente del PdCI delle Marche.
    Oggi si vota anche nella mia regione, dove la Federazione della Sinistra corre assieme a SEL per sostenere Rossi, in alternativa al centrodestra a al centrosinistra che ha imbarcato l’UdC.
    Avremmo voluto, come militanti “di base”, essere noi a dare l’ultimatum al PD invece che essere penosamente scaricati dopo settimane di trattativa: tuttavia corriamo da soli, alternativi ad una alleanza contraddittoria e troppo sbilanciata al centro. Correre da soli ha portato un grande entusiasmo, ad esempio abbiamo raccolto quasi il doppio delle firme necessarie per presentare la lista.
    Però se mettiamo il naso fuori dalla nostra regione, vediamo che nel Lazio la Federazione appoggia una candidata molto più a destra di Spacca (il candidato di centrosinistra nelle Marche). In Piemonte, si appoggia la “Sì TAV” Bresso, altrove ci presentiamo addirittura senza simbolo (cosa che era stata chiesta anche a noi comunisti marchigiani per poter far parte della coalizione).
    Allora mi chiedo: non sarebbe stato meglio che in questa situazione di crisi, si indicasse finalmente una linea nazionale, o almeno, mi voglio sbilanciare, dei “parametri”?
    A mio avviso, sarebbe stato meglio -per come ci troviamo- che la FdS decidesse per questa tornata un’azione strategica: correre ovunque da soli, per contarci, per dare una bella ripulita dei vari opportunisti (nelle Marche quando era chiaro che correvamo da soli alcuni sono saltati a pié pari nell’IdV) e dare un segnale di unità vera per tutto il territorio nazionale, visto che questa tornata porta alle urne più di 40 milioni di persone.
    Mi sto rendendo conto che molti compagni non si rendono conto che la situazione è cambiata, che le liturgie istituzionali di quando eravamo in Parlamento (sia come PdCI e PRC, sia come PCI visto che qualcuno sembra ancora vivere all’epoca di Berlinguer) non servono, e che bisogna adeguarsi alla nuova realtà che ci vede emarginati dai nostri stessi ex alleati (anzi, addirittura ancora alleati).

  3. ciccio caccavari scrive:

    LA NECESSITA’ DI DIBATTITO E’ DIMOSTRATA DAI NUMEROSI INTERVENTI DI TANTI COMPAGNI.ALCUNI INTERVENTI,A MIO GIUDIZIO,SONO MOLTO INTERESSANTI.PENSO CHE,DOPO LE ELEZIONI,SI POSSA APRIRE UN CONFRONTO POLITICO,PARTENDO,MAGARI,DALLE SITUAZIONI PIU’ INCASINATE COME LA CALABRIA,TANTO PER FARE UN ESEMPIO.

  4. ciccio caccavari scrive:

    SAREBBE ORA CHE SI INIZIASSE A DISCUTERE.DISCUTERE,FINCHE’ QUESTO E’ POSSIBILE,FA SEMPRE BENE E POI CHIANCIANO E’LONTANO.

  5. tiziano scrive:

    Ho dedicato ore a leggere i commenti e ritengo valida la mia scelta nel2009 di non rinnovare la tessera del PRC. Faccio politica dal ’67, si può fare anche fuori dai partiti. Anzi quando un partito “comunista” diventa un pezzo dell’istituzione si avvia comunque alla sua estinzione o mutando o sparendo. Nel caso del PRC la linea politica a zig zag è stata così frenetica, che diventava incomprensibile. Si fa un congresso con indicazione “verso i movimenti” e poco dopo la dirigenza del partito va tutta nelle istituzioni. In parlamento si votano tante schifezze che ci vuole più di una generazione per farle dimenticare. L’elemento istituzionale resta esageratamente preponderante, si parla prevalentemente dei contenitori, ma non c’è un programma. I militanti non sono più “militanti”, la presenza tra la gente è molto ridotta, si fa capire cosa il PRC voglia fare. La partecipazione istituzionale, nei modi come è stata fatta, ha prodotto il disastro e pensare di affidare la sopravvivenza di un partito comunista ad una fantomatica unità (chiaramente a fini istituzionali) serve a eludere il problema. Mi fermo qui. Tiz

  6. Bacciardi scrive:

    “Una forza che, essendo divisa, si trasforma in due debolezze.”
    Caro Claudio sei proprio sicuro che la FED e la SEL siano un’unica forza divisa?
    Sarebbe meglio definirle due forze deboli distinte. E allora vale la domanda: siamo certi che la somma di due debolezze faccia una forza? Io penso che unite produrrebbero una gigantesca debolezza.
    Dato che siete molto interesati a processi unitari, mi spiegate perchè siete contrari all’unità dei coumisti iniziando dalla riunificazione dei due partiti comunisti? L’unità con SEl è una chimera in quanto questi saranno un appendice del PD e dato che il PD per essere crediile come proposta di governo deve comunque fare i conti con l’UDC. E’ ovvio che la Sel gli andrà d’appresso.
    Quindi per noi l’potesi dell’nità con SEl è preclusa.
    Oppure No? Non mi dire che siamo disposti ad andare in un alleanza con l’UDC.
    Non è possibile. In queso modo si capisce la bufala mistificante delle alleaze tecniche (mai esistite, le allenze sono sempre politiche)sperimentate o tentate in giro per l’Itaia.
    Un saluto affettuoso

    • Mirco Noti scrive:

      Guarda Bacciardi che in Liguria la FED (e quindi anche tu se non sbaglio) è già in alleanza “organica” con UDC, quindi la risposta è già in cammino…sono prove, ma visto che per ora son poche le voci che si sono indignate per questo ulteriore scivolamento, vedrai che il passo sarà breve per accettare in tutto il territorio nazionale questo evento. Si sa Berlusconi, la democrazia in pericolo, ecc.

      • Bacciardi scrive:

        (e quindi anche tu se non sbaglio) Caro Mirco ti sbagli proprio.
        A Firenze alle comunali e alle proinciali non solo non siamo andati in alleanza con l’UDC ma neppure con il PD.

        • Mirco Noti scrive:

          Ma io parlo di adesso, non delle elezioni comunali di Firenze del 2009 dove la FED era all’opposizione, ma pure adesso in alcune regioni lo è! in Liguria ribatto abbiamo stretto un alleanza con UDC quindi i fatti politici camminano…

  7. Benito scrive:

    La mia opinione è questa;
    Qua per riacquistare credibilità e sperare di risolvere qualcosa ci vorrebbero 3-4 carismatici preti missionari, che ci rappresentassero, si, quei preti che cercano di fare, di concretizzare quello che predicano, comportandosi in modo coerente con la dottrina che predicano, aiutando gli altri, i più deboli, gli indifesi, dimostrandosi altruisti, rinunciando all’egoismo, ponendo se stessi in secondo piano.

    Qua si predica per il comunismo, ma si aspetta che siano gli altri per primi ad essere costretti o a rinunciare spontaneamente al sistema che gli porta guadagni e privilegi, si predica per se stessi e per gli altri, ma soddisfano solo i propri bisogni, i propri egoismi, si predica per un mondo migliore, più altruista, meno individualista, ma dimostrano loro per primi di essere egoisti. Sappiamo che per arrivarci pacificamente dovrebbe cambiare la coscienza della società, ed imporla non porterebbe alla società che vogliamo, e di esempi ce ne sono, ma se non si comincia a dare esempio, come si può riscuotere credibilità?
    Non vorrei vedervi poveri intendiamoci, ma più giusti, più onesti con voi stessi, un poco più altruisti, sapendo che, se anche i politici comunisti in nome dell’uguaglianza si arricchiscono, e caso mai investono soldi guadagnati per rappresentare gli operai, i lavoratori, in borsa o in società finanziarie ecc.., o comunque contribuendo ad alimentare il sistema capitalista, non è che la credibilità ci guadagna, non è che i voti dei lavoratori aumentano, e mi sembra normale essere visti come gli “altri”.

  8. carlo circolo bianchini genova scrive:

    PER FAFIO ROBERTO CAPPELLINI
    Carissimo Fabio Roberto, cominciamo a sgombrare il campo dal fatto delle offese personali, non ti conosco personalmente non so di che regione sei, non sapevo che stavi nelle istituzioni, quindi non c’era e non poteva esserci un intento offensivo per nessuno, il discorso era e rimane politico, noi scriviamo su un blog che presuppone la volontà di dibattere, sul che fare, partendo dall’assunto che tutti siamo della stessa famiglia. Che possiamo avere idee diverse ma nessuno di noi è un traditore, termine che non uso neanche per i concorrenti e per gli avversari politici, non ci sono venduti, ci sono solo vedute ed interessi diversi, è su questa base che bisogna ragionare.
    Io mi sono intromesso, nella discussione,perché le tue risposte, mi sono parse strafottenti, ed io preferisco la ruggine ai ravioli,” SEI PROPRIO SICURO CHE” I PROGRESSISTI SUL TETTO”ASPETTANO LA GUIDA RIVOLUZIONARIA CHE GLI(COSI HAI SCRITTO)CONDUCA AL SOL DELL’AVVENIRE? E poi “SEI SICURO CHE I LA VORATORI NON CI SCELGANO perché SIAMO UGUALI AL PD e NON ABBASTANZA ALTERNATIVI?
    La prima e la seconda domanda l’hai fatta rispettivamente a “militante PRC” ed a “Pietro lunetto” se li ripercorri a ritroso e li leggi attentamente vedresti la ridondanza, e la tracotanza con la quale hai interloquito, troveresti anche la risposte alle domande che mi hai fatto, e che di seguito, intendo rispondere una per una,
    1°) sostieni che sono in contraddizione perché colloco l’IDV più a sinistra di PRC, mai fatto ripeto quello che ho scritto””La gente vota l’IDV perché sul mercato non trova niente di più a sinistra” questa frase non implica collocare l’IDV a sinistra di rifondazione. Indica invece che Di Pietro ha qualcosa alla sua destra ed il nulla alla sua sinistra, intendendo che non esistiamo , almeno per la gente.
    2°)Vendola, non ho detto che sono tutti ladri, ho puntato il dito sul fatto che pur di essere candidato, ha aperto alla Polibertone, di alleanza nazionale ed all’UDC, ho detto anche testuali parole che il PD ruba quanto il PDL nel mio italiano non vuole dire tutti rubano ma alcuni di un partito e dell’altro rubano, ho fatto il caso della Puglia che è più fresco, e legato a Vendola.
    3°)campare con la politica; vedi io non sapevo che tu eri nell’istituzioni e credevo di fare un discorso generalista su un argomento che nel nostro partito è molto attuale, ma come diceva Andreotti” a pensare male si pensa bene” io mi riferivo al fatto, (trattato anche alla conferenza di Carrara) , del problema “IL PARTITO DEGLI ASSESSORI” tutti sappiamo che tutte le volte che il partito ha subito scissioni le ha subite per colpa degli istituzionale. E governasti, tutti ci ricordiamo Marida Bolognesi che piangeva dicendo di dover ingoiare il rospo(governo DINI) ci ricordiamo Diliberto Rizzo e Cossutta, che lo fecero per appoggiare il governo Dalema. In Calabria, Campania ed altre regioni i notabili locali condizionano le linea NAZIONALE DEL PARTITO, a Genova abbiamo perso diverse persone che sono passate ad altri partiti, pur di non perdere la poltrona , quando facciamo una riunione, si formano contrapposizioni sempre tra gli istituzionali e gli altri. Come mai? Le risposte possono essere solo due, o c’è un virus (la maledizione degli istituzionali) che colpisci chiunque entra nelle istituzioni, o più semplicemente, sono gli stipendi, i benefit. Il prestigio altro che ideali.
    Hai sostenuto anche che per fare l’assessore hai lasciato un bel lavoro, vedi che spreco, potevi tenertelo e lasciare il posto ad un disoccupato. E tu facevi politica per passione, che sicuramente hai, ma non ci hai pensato.
    Io credo che il partito se non riesce a sanare il vulnus del partito degli assessori sparirà, perché non vedo perché devo attaccare i manifesti col faccione del mio compagno ,e non di Berlusconi che almeno mi rende qualcosa perché ho stiamo in un partito dove abbiamo le stesse opportunità o non ci sto, questa è la crisi della sinistra,
    mi sembra doveroso chiarire il punto sul nazismo, la risposta è gia nella domanda che fai a Pietro Lunetto”SEI SICURO CHE I LAVORATORI NON CI SCELGANO, PROPRIO perché SIAMO UGUALI AL PD? E NON ABBASTANZA ALTERNATIVI ? la risposta è evidente solo tu non la vedi, e mi è parso di capire che se gli altri guadagnano voti non aspettando “rivoluzionari, che conducano al sol dell’avvenire”( cosi hai scritto)anche noi dovremmo fare uguale, ed io ti ho ricordato che l’omologazione ed il pensiero unico ha portato in Italia a fascismo ed in Germania al nazismo, perché ti ho ricordato i nazi sono stati votati .
    Niente di personale, e pronto a chiedere scusa se le mie parole in qualche modo ti offendono, ma per me che sono un semplice militante per passione, la questione è solo politica, io e te siamo solo strumenti,

    • Roberto Fabio Cappellini scrive:

      Caro compagno, premesso che mi sto facendo i miei bei giri con colla, spazzolone, rotolo di manifesti e pacco di volantini, nonostante sia uno che ruba il posto di assessore ad un disoccupato (ti faccio sommessamente presente che la scelta di un compagno per ricoprire un incarico si fa anche sulla base della storia e delle caratteristiche del compagno in questione, non è un concorso pubblico… bandiamo anche la demagogia dal nostro dibattito, per favore), ti confesso di non aver capito la risposta alle domande che ponevo, che erano domande squisitamente politiche e che non volevano essere offensive (addirittura tracotanti) nei confronti di nessuno. E ti riformulo la domanda: hai mai parlato con “quelli sui tetti”? la mia non è una domanda retorica o irridente, è il frutto di un’analisi politica che puoi condividere o meno ma assolutamente onesta dal punto di vista intellettuale, come un comunista deve essere nelle sue analisi. Dire che basta essere un po’ più alternativi e un po’ più identitari per riacquisire consensi può essere tranquillizzante, ma non è la realtà. E ad ogni modo scusa ma sì, mi sento offeso dal paragone con i nazisti. Siccome io faccio un’analisi che diverge dalla tua sulle cause della nostra crisi e sulle possibili vie d’uscita tu che fai? mi tacci di percorrere una china di omologazione che fu quella che fece affermare il nazismo in Germania. E questo sarebbe un modo corretto di affrontare un dibattito? O questo è un modo di ragionare che crea solo divisioni e vede nel compagno che non la pensa al 100% come te il peggior nemico?. Nessuno ha le soluzioni in tasca, non le ho io, non le hai tu. Forse tutti insieme possiamo trovarle, se discutiamo con franchezza e con rispetto. Se appena dico qualcosa che non ti torna mi dici “tracotante-traditore-nazista” (non me lo hai detto, sto estremizzando il concetto) credo che non arriveremo da nessuna parte, se non ad una lotta di tutti contro tutti alla fine della quale resterà solo un vero comunista. Vero ma solo. Quindi inutile

      • carlo circolo bianchini genova scrive:

        PER ROBERTO BABIO CAPPELLINI
        Caro Roberto fabio, continuo ad essere dispiaciuto per come hai preso la cosa,più che chiedere scusa (come ho fatto)per quello che ho detto ed anche per quello che non ho detto,non so cosa fare di più, continui, a considerarti personalmente offeso, ma quando si partecipa ad un blog, il discorso non è mai personale ma collettivo, gli altri, che hanno letto i tuoi interventi ed i miei, valuteranno, così si fa non ci si offende personalmente ma sul piano politico, il fatto che non ti conosco è controvertibbile , il fatto che in tutti i circoli e in generale nel partito, la separazione avviene tra istituzionali e non , anche questo è un fatto, il fatto che hai domandato a Pietro LUNETTO,se fosse tanto sicuro che la gente non ci votava prioprio perchè siamo simili al PD, come la domanda, se ci sono lavoratori che aspettano i rivoluzionari che li conducano ” AL SOL DELL’AVVENIRE” è scritto sui tuoi post,
        sul fatto del Nazismo, mi sono solo limitato a dire che l’omologazione ed il pensiero unico può portare al Nazismo ed al fascismo, come è gia succeso io ci credo, tu sei libero di non crederlo.
        per quanto riguarda la domanda se io sono mai andato sui tetti, non ho problemi a dirti chi sono e le esperienze che ho fatto ,vedi da calabrese che abito a Genova , mi considero un extracomunitario perchè mi ricordo di quando certi argomenti venivani usati contro noi meridionali,avendo io la veneranda età prossima ai sessant’annni ed avendo lavorato da giovane , circa trent’anni fa , un una azienda in dismissione, EX italsider, i tetti la cassa integrazione, l’ho sperimentati molto tempo prima che diventassero di moda, non so tu, a che titolo frequenti i tetti.
        ti faccio tanti auguri e ti saluto, invitandoti e disarmare e seppellire l’ascia,

  9. Stefano Cristiano scrive:

    Caro Claudio,
    come sempre i tuoi interventi sono stimolanti e ricchi di spunti e ci impongono di affrontare una serie di nodi senza cercare di affermare tesi precostituite. Per esempio Andrea da Lucca per contestare, legittimamente, l’accordo fatto in Toscana afferma che il programma di coalizione sui CIE (già CPT) direbbe “testualmente” che “se il governo intendesse aprire un centro di identificazione ed espulsione nella nostra regione siamo pronti alla collaborazione istituzionale″. Ebbene il programma TESTUALMENTE dice invece così:” In particolare, sul tema degli immigrati irregolari, la coalizione esprime un giudizio fortemente critico nei confronti della Legge Bossi-Fini e dei centri di identificazione ed espulsione in quanto si sono dimostrati inefficaci e non rispettosi dei diritti umani. Pertanto qualora vi fosse la decisione da parte del Governo nazionale di attivare sul territorio della Toscana un centro di identificazione ed espulsione, riteniamo che la collaborazione istituzionale a cui la Regione è tenuta sarà espletata a condizione di poter rafforzare le dimensioni di accoglienza ed integrazione nel contesto sociale (ovvero centri di piccole dimensioni, gestiti in collaborazione con il volontariato, tempi di permanenza limitati, sostegno alla regolarizzazione amministrativa)”. Ovvero se il Governo decidesse per i CIE in Toscana noi, per come sono previsti dalla Bossi Fini non li vogliamo, e proponiamo invece strutture con diverse finalità rispetto a quelle detentive.
    E’ abbastanza? Non lo è? Aver ottenuto che si “sdogani” il tema della ripubblicizzazione dell’acqua, che si preveda, con l’accorpamento degli ATO di fare in prospettiva solo tre termovalorizzatori in tutta la regione sperimentando impianti a freddo e differenziata al 65%, che si decida di investire più soldi nella scuola pubblica, che si preveda una legge che riprenda ai padroni che delocalizzano i soldi pubblici che hanno ottenuto per le loro aziende, che si promuovano forme di autoimprenditoria da parte di lavoratori colpiti dalla crisi che si raddoppi la durata della Cassa Integreazione, che si raddoppi il fondo a sostegno dei precari, che si colpiscano le cooperative che lavorano per il pubblico e non rispettano i contratti, tutto questo non conta nulla. Per affermare le proprie tesi non ci si accontenta di evidenziare un punto di sofferenza reale che nel programma c’è, quello sui CIE appunto, ma si sente il bisogno di distorcerne addirittura la lettera!
    Io credo che al nostro partito oggi serva altro. Una discussione intellettualmente onesta e spietata sulla condizione che stiamo vivendo. E allora per punti: 1) Quando solo alcuni di noi votarono contro la lista arcobaleno in CPN e poi insieme a molti altri condussero al congresso la battaglia contro lo scioglimento del PRC non lo fecero in quanto estranei al nodo ineludibile dell’unità a sinistra ma consapevoli del fatto che l’Arcobaleno e chi poi lasciò il PRC faceva passare l’unità dallo scioglimento del PRC e di un soggetto comunista e di classe per approdare ad un partito unico a-classista e subalterno. Noi oggi riproponiamo l’irrinunciabile tema dell’unità a partire dal rispetto delle reciproche identità e da una serie di punti politico programmatici comuni. Non un partito unico senza identità, ma un soggetto plurale all’interno del quale i comunisti e le forze anticapitliste recitino un ruolo fondamentale. 2) Sento molti compagni e leggo molti interventi che ci richiamano ad una sorta di “coerenza comunista”. Cosa vuol dire essere comunisti oggi? Stare dalla parte dei lavoratori? Dei deboli? Degli ultimi? Per fare questo sarebbe sufficiente una forza sanamente laburista o socialista. Addirittura molte organizzazioni del cattolicesimo di base potrebbero rientrare in quelle categorie. Vuol dire forse stare sempre all’opposizione? Stare sempre al governo? Anche qui non dovremmo inventare nulla di nuovo, molte sono le forze (dal PCL a SEL) le quali appunto hanno da tempo sposato orientamenti di quel tipo. Il vero gigantesco, imperdonabile e speriamo non mortale ritardo del PRC da quando è nato a oggi sta proprio qui. Non aver mai affrontato fino in fondo il tema strategico di una analisi approfondita del passato (siamo passati dal giustificazionismo Cossuttiano alla rimozione a-comunista Bertinottiana) e di un aggiornamento ideale politico strategico e culturale per il futuro: cos’è il capitalismo oggi? Come si è modificato? Come è strutturato a livello internazionale? In che modo afferma la propria egemonia? Quale strumento è il più adeguato per contrastarlo? Come modificare la nostra organizzazione per renderla davvero adeguata a questo livello dello scontro?
    Il nostro obiettivo primario è oggi superare lo scoglio delle elezioni. Arrivare a lunedì sera ancora vivi, e poi utilizzare i tre anni di “tranquillità” che abbiamo a disposizione prima delle elezioni politiche per tentare di rimettere il PRC in piedi sulle due gambe dell’iniziativa sociale (radicamento nei luoghi di lavoro, nelle scuole, partito sociale) e di una formazione politica ideale e culturale adeguata ad una forza comunista del XXI secolo.

    Saluti Comunisti
    Stefano Cristiano

    • Marco toscana scrive:

      caro Stefano Cristiano mio segretario della Toscana si afferma nel programma che la Toscana ” è tenuta a collaborare…” questo appunto è scritto nel programma “AVANTI TUTTA” alle elezioni regionali! poi certo si potrà provare a mitigare il CIE ma sempre di CIE si parla, lo vedi il Candidato Rossi presidente e uomo PD assai moderato per usare un eufemismo mettersi di traverso agli attuali CIE? questa l’amara realtà, e sull’accordo si accettano pure i termovalorizzatori come scrivi, ma come a livello nazionale prendiamo altre decisioni elaboriamo una serie di politiche ambientali e poi le vanifichiamo pur di fare gli accordi? questi sono i problemi, una distanza tra il nostro dire e il nostro fare, non solo una riflessione sul passato dovremmo compiere, su cosa vuol dire comunisti oggi, ma sull’essere comunisti appunto…
      saluti
      Marco Meraviglia

      • Stefano Cristiano scrive:

        Caro Marco,
        se riusciremo fra alcuni anni, a ridurre a tre il numero di termovalorizzatori in Toscana, o a continuare a resistere (caso rarissimo in Italia) alla costruzione di centri di detenzione per migranti non mi parrebbe davvero poco. Il punto vero del tuo intervento però è la parte conclusiva. Ottenere più risorse per la scuola pubblica, non regalare più soldi ai padroni che delocalizzano, investire nelle energie rinnovabili, aumentare gli armottizzatori sociali garantire un sostegno pubblico alle persone non autosufficienti secondo te non sarebbe coerente con quanto diciamo nazionalmente? La mia opinione è che una delle ragioni della nostra attuale crisi è che ci siamo allontanati troppo dal mondo del lavoro, dei disoccupati, dei pensionati magari con problemi di salute, della scuola con l’idea che la contraddizione fra capitale e lavoro fosse ormai vecchia e superata. Ricostruire questo legame e questa relazione passa anche dal fare politica in modo autonomo sia nella società che nelle istituzioni, sapendo che esistono due tipi di subalternità: quella di chi dice sempre si a prescindere, ma anche quella di chi dice sempre no. In entrambe i casi sono altri dettare l’agenda politica. Per non essere subalterni, ribadisco, è per me decisivo costruire un progetto di trasformazione del mondo che non può ridursi ad una defatigante discussione sulle nostre collocazioni istituzionali.
        Sicuramente sarà interessante e utile per il PRC approfondire anche fuori dal Blog di claudio tutti questi temi.

        Ciao
        Stefano

    • Bacciardi scrive:

      “una analisi approfondita del passato (siamo passati dal giustificazionismo Cossuttiano alla rimozione a-comunista Bertinottiana) e di un aggiornamento ideale politico strategico e culturale per il futuro: cos’è il capitalismo oggi? Come si è modificato? Come è strutturato a livello internazionale? In che modo afferma la propria egemonia? Quale strumento è il più adeguato per contrastarlo? Come modificare la nostra organizzazione per renderla davvero adeguata a questo livello dello scontro?”

      Per il passato rimandiamo agli storici (a proposito ma quando mai Cossutta è stato giustificazionista e Bertinotti a-comunista) per il futuro rimandiamo ai veggenti.
      Per l’oggi rispondendo alle tue domande: Il capitalismo oggi? E’ semplicemente il capitalismo. Strutturato a livello internazionale? Strutturato in imperialismo. Come afferma l’egemonia? Con le armi e il capitale finanziario. Quale strumento per contrastarlo? Meglio sarebbe dire per abbatterlo? Il partito comunista. Come modificare la nostra organizzazione? Impedire ai compagni di esporre discorsi metodologici e operare concretamente per realizzare un unico partito comunista.

      • Stefano Cristiano scrive:

        Caro Giovanni,
        ma se è tutto così semplice allora sarà sufficiente spiegarlo a quel 97-98% di italiani che ancora non l’hanno capito…! Facciamo dei manifesti!
        A parte il sarcasmo, continuo a ritenere che una corretta e aggiornata analisi dell’esistente non possa essere derubricata semplicemente sotto la categoria dell’approccio “metodologico”, ma che sia la precondizione per la costruzione di un PC non residuale. Anche Lenin scrisse un libro metodologico 15 anni prima di fare la rivoluzione. Noi non abbiamo Lenin e forse ci metteremo un pò di più però credo che dobbiamo comunque porci il problema.
        Un abbraccio
        Stefano

        • Bacciardi scrive:

          Caro Stefano il problema non è che non l’hanno capito il 98% degli Italiani (meglio sarebbe dire elettori che votano). Il problema è che non l’hanno capito chi come “avanguardia” dovrebbero dirigere partiti he almeno nel nome si dichiarano comunisti.
          Un abbraccio

  10. Gian Luca Genova Sestri Ponente scrive:

    Ma come mai riusciamo sempre a distruggere in completa solitudina anche ciò che di poco e con fatica si è riuscito a costruiE?
    Si confonde sempre troppo spesso il Partito con i Compagni che fisicamente occupano i postinelle giunte Regionali, Provinciali, Comunali.
    Ho visto Compagni appartenenti a aree che si dicono di essere a sinistra di rifondazione che quando erano nelle istituzioni hanno avvallato scelte a favore di corsi della Provincia affidati a enti ecclesiastici, ho visto Compagni che all’interno del gruppo inregione non hanno mai avuto la compiacenza di sollevare il benché minimo problema riguardante la conduzione della Regione Liguria.
    Bene, ora gli stessi mi vogliono fare credere che tutto quello che c’é stato sia una fesseria politica e che sia vergognoso ridare fisucia a loro cheerano dentro l’istituzione.
    Bene, io ono convinto che ci sia un prblema culturale, un problema che va oltre il tatticismo e la politica. Peno che sia necessaria la presenza Comunista all’interno delle istituzioni. Quello che credo sia necessario è non prestare il fianco quando sussistono delle posizioni a ni avverse. In questo caso i Compagni che operano nelle Istituzioni devono essere in grado di rapportarsi con tuto il Partito e quindi prendere decisioni chiare anche contro la ginta chesi è appaggiata.
    Non possiamo più determinare un incondizionato appoggio a chiunque si professi di sinistra. Dobbiamo ricercare l’autonomia culturale e morale che ci è sempre appartenuta.
    Saluti Comunisti

  11. Andrea da Lucca scrive:

    Ma dai, in Toscana abbiamo sottoscritto un programma col candidato Enrico Rossi che sui CIE (già CPT) dice testualmente: “se il governo intendesse aprire un centro di identificazione ed espulsione nella nostra regione siamo pronti alla collaborazione istituzional2″ (cfr “La Toscana Avanti Tutta” – pag 10). Abbimao ceduto anche sui CIE, solo per dare una seggiola a “qualcuno” su cui poggiare comodamente il culo VER – GO – GNA!!! abbimao ceduto anche sulle questioni di principio, il congresso di chianciano è già finito, siamo come sinistra e libertà, con la scusa del frontismo beviamo tutto. BASTA BASTA BASTA. dirigenti tutti a casa, ridateci il NOSTRO PRC

  12. Mario Guastafeste scrive:

    Caro compagno Grassi,

    molti compagni, sono stanchi di tutti i tatticismi e opportunismi che blaterano di “unità” ma che non hanno niente a che vedere con quello che dovrebbe essere veramente una forza COMUNISTA, ANTICAPITALISTA e ALTERNATIVA. Non pochi compagni del PRC non andranno neanche a votare a queste regionali, siamo stanchi compagno Grassi… Siamo stanchi di avere a che fare con personaggi capaci di manipolare gli eventi interni al Partito, al solo fine di salvaguardare i propri interessi, siamo stanchi di spendere energie a favore di costoro, siamo stanchi di non avere più un Partito nel quale il nostro orgoglio di Comunisti si possa riconoscere, siamo parecchio stanchi.
    Ditelo chiaramente che Te Grassi così come Ferrero ed altri non credete più, che un altro mondo sia possibile, per cui vi contorcete in mille bizantinismi per occupare un qualche posto di potere in questo mondo.
    Bene, però non finite di distruggere tutto… andate con SeL e lasciateci il PRC, altrimenti non ci si lamenti, poi, quando non ci saranno pìù né i militanti, ne gli elettori, né nulla. Le alleanze di Governo locali che spesso e volentieri facciamo, è evidente che non servano proprio a nulla. Il centrosinistra serve talora a limitare i danni, a non far governare le destre, però non è mai fattore di cambiamento positivo, di avanzamento. Pertanto BASTA! Basta inutili alleanze organiche, il PD è ovunque ridotto ad un vespaio inestricabile di personaggi loschi, sistemi di potere che rendono ovunque l’entrata nelle giunte un’ evidente compromissione negativa per noi e le nostre istanze. In tal senso, è finalmente ora di mettere mano alle pratiche istituzionaliste largamente degenerate che albergano al nostro interno. Le persone non ci vedono più come solutori di problematiche legate al loro vivere ne tantomeno ci identificano con valori di onestà e coerenza che ci hanno sempre contraddistinto.
    E’ indecente che per assecondare il poltronismo di qualcuno si facciano scappare i militanti e che questo partito sia cavalcabile da chiunque abbia un pacchetto discreto di voti! BASTA! Non c’ è bisogno di elencare casi particolari del presente e del recente passato. Quando si dice nei documenti e nei manifesti che dobbiamo cambiare il modo di fare politica e che non dobbiamo essere percepiti come uguali agli altri bisogna passare dalle parole ai fatti!
    Sinceramente a noi militanti non serve che Grassi e Ferrero continuino l’opera lasciata incompiuta prendendone il posto di Vendola e Bertinotti!
    BASTA NON CE LA FACCIAMO PIU! ANDATE A LAVORARE!

    • Girolamo Ansaldo Napoli scrive:

      Pienamente d’accordo…

      • Francesca Paoli scrive:

        Ma sì, certo. Sono tutti corrotti. Tutti i dirigenti sono corrotti. Tutti pensano solo al loro posto (quale poi non si è capito bene, visto che non siamo più in parlamento…). Tutti i dirigenti al rogo e il partito ai militanti come Mario che ha tanto a cuore il suo partito. Loro solo loro salveranno la purezza ideologica. Loro che indefessamente questo partito lo hanno costruito. Loro che tutti i giorni, ma tutti proprio tutti, pensano solo a costruire l’ideale socialista in Italia, e sono lì a fare assemblee, a discutere, a dibattere, e poi non contenti scendono in strada e vanno a fare campagna elettorale e fanno banchetti, volantinaggi, comizi, vanno ai mercati e parlano con la gente, si confrontano e si fanno un mazzo tanto perché sanno che è importante. E si è mai visto un “dirigente” fare queste cose? No, loro stanno seduti su comode poltrone (e questo Mario lo sa, passa le sue giornate ad osservarli, forse non fa altro…), si riempiono le tasche di soldi (d’altronde si sa il partito è ricchissimo…). Meno male che ci sono i “compagni” come Mario a preservare la purezza del militante, meno male che la loro coscienza critica vigila e ci avvisa che il partito è loro. Facciamolo questo partito in mano ai “compagni” come Mario, che sono sicura è tra quelli che scrivendo post definendosi guastafeste (ma sarà il cognome, oppure è così sicuro di essere riconosciuto che preferisce usare uno pseudonimo?) si dimentica anche di scendere in strada a fare campagna elettorale, di fare volantinaggi, di andare in giro a sbattersi. E sì perché poi li vediamo tutti i giorni questi puri “compagni” come Mario che si riempiono la bocca di sentenze ma non ci sono mai con noi a fare cose per cercare di salvarlo questo partito. Troppo occupati, evidentemente… Sono quelli (purtroppo ne troviamo in ogni circolo) che ogni volta hanno qualcosa da ridire, ma se gli chiede: andiamo, c’è da volantinare, c’è da attacchinare, c’è da andare a fare campagna elettorale, be’ questi cari “compagni” come Mario hanno sempre altro da fare. Hanno altro da fare: sì, certo diffamare chi, come Paolo e come Claudio, come gli altri compagni della segreteria, come i nostri dirigenti, avranno pure mille difetti (e ci mancherebbe!), potranno pure sbagliare (e ci mancherebbe!), ma spesso non hanno un momento libero per loro stessi, perché il partito non è fatto di parole, ma di duro lavoro. Già ma questo a Mario non interessa perché il partito lo può salvare solo lui…

        • Ciao Francesca Paoli,

          probabilmente ho colto nel segno vista la tua risposta piccata, comunque Mario Guastafeste è metalmeccanico, 5° livello, guadagna 1100 euro ed è iscritto alla FIOM-CGIL, fa assemblee soprattutto tra i lavoratori e soprattutto negli ultimi mesi visto che c’è stato il congresso della CGIL (un brutto congresso! Con una bruttissima e opportunistica posizione del PRC, tanto per aggiungere altre piccole e grandi meschinità dei nostri gruppi dirigenti!), discute, dibatte, e poi non contento scende in strada, esatto, come pure è esatto che vado a volantinare e a parlare con la gente soprattutto quest’ultima cosa mi piace fare, invece a fare campagna elettorale non ci vado! Sono stanco di delegare chi non mi rappresenta!
          Qua nessuno c’è l’ha con chi fa il dirigente o con gli istituzionali in quanto tali, nel post si parla di “mettere mano alle pratiche istituzionaliste largamente degenerate che albergano al nostro interno”, c’è scritto che “molti compagni, sono stanchi di tutti i tatticismi e opportunismi che blaterano di “unità” ma che non hanno niente a che vedere con quello che dovrebbe essere veramente una forza COMUNISTA, ANTICAPITALISTA e ALTERNATIVA”
          Non si può essere “stanchi di avere a che fare con personaggi capaci di manipolare gli eventi, interni al Partito, al solo fine di salvaguardare i propri interessi?” e quali sono i loro interessi? Semplice, continuare a campare di politica! Mica bisogna stare per forza in parlamento!! l’importante è non andare a “faticare” per procurarsi da vivere, non si può essere “stanchi di spendere energie a favore di costoro?” che è un delitto? Non si può essere stanchi di non avere più un Partito nel quale il nostro orgoglio di Comunisti si possa riconoscere?
          E’ ora di venire fuori dalle paludi determinate da alleanze imposte da scelte scellerate e opportuniste, c’è bisogna senza troppi giri di parole di una vera discontinuità nelle persone delegate alla conduzione del Partito e soprattutto c’è bisogno di una vera, e non camuffata, svolta a Sinistra come si auspicava al congresso di Chianciano. Forse è giunto il momento di cambiare strada, soprattutto è giunto il momento di essere conseguenti.
          Non sono di Falce e Martello cosi sgomberiamo subito il campo da risposte provocatorie, sono solo un iscritto stufo di avere a che fare sempre con i soliti dirigenti opportunisti!
          Perché te la prendi tanto? se scrivo queste cose?
          Te invece che cosa fai nella vita? Il funzionario del PRC? L’istituzionale? O fai il “militonto “che lecca il culo sperando di smettere di lavorare, per campare anche “lui” di politica e sulle spalle del partito?

          • Francesca Paoli scrive:

            Io sono una lavoratrice, che campa grazie al suo lavoro e che rischia la cassa integrazione e poi (si sa come finiscono queste cose) la disoccupazione. E per questo sono molto incazzata. Ora ti senti rassicurato sulla mia purezza di lavoratrice? Posso permettermi di interloquire? Visto però che la propensione agli insulti persegue, abbandono ogni altro commento e spero facciano altrettanto gli altri. Ho fatto due errori: ironizzare con chi non è in grado di capire, rispondere a chi sa solo insultare, non avendo argomenti.

    • luigi scrive:

      pienamente d’accordo. il problema è che questi non hanno nessuna intenzione di mollare ed andare a lovorara.

  13. carlo circolo bianchini genova scrive:

    PER FABIO ROBERTO CAPELLINI
    ho appena letto la tua replica, non ho potuto replicare perchè la struttura del blog non lo consentiva, ti prometto a brivissimo un replica che meriti lo farò(se dovesse finire questo post) anche in un altro post,perchè adesso sto uscendo di casa,
    mi preme chiarire che ho iniziato la lettere dichiarando che no ti conosco personalmente, quindi lungi da me l’idea di offenderti personalmente, abitudine che per altro non ho, se involontariamneto ho detto qualcosa che ti ha turbato chiedo scusa, per quello che ho detto ed anche per quello che non ho detto.
    detto questo la risposta sarà puramente politica, i fatti personali non mi interessano, spece di gente che non conosco,
    a prestissimo.

  14. Gino GIANFREDA scrive:

    Caro Claudio, le considerazioni che fai sono condivisibili. Sarebbe utile riunire la sinistra e sai bene come ci abbiamo lavorato. Il problema che SEL ha un’altra strategia politica. Ossia, io sono convinto che l’OPA al PD sarà lanciato proprio da Vendola, il quale, subito dopo il suo prossimo successo elettorale in Puglia (SEL tra il 10 ed il 12%) avanzerà la proposta del “big ben” ipotizzata da Bertinotti in quella famosa intervista all’Unità dello scorso anno. Quindi: sciogliamo tutti i partiti, compreso il PD e costituiamo un partito della sinistra, in cui dentro ci sia tutto ed il contrario di tutto. Una sinistra di governo, il cui leader con molta probabilità potrebbe essere lo stesso Vendola. Noi è questo che vogliamo? e la Rifondazione Comunista? Ed il congresso di Chianciano?.
    Certo, noi avevamo auspicato addirittura liste comuni. Sai bene che in Puglia avevamo avanzato questa proposta a SEL, i quali ci hanno risposto picche. Basta vedere le liste di SEL in Puglia. Tanti socialisti, tanti di area ex diessina. Insomma una sinistra riformista e non radicale. Vedremo cosa succederà. Il loro progetto se fallirà io credo che lascerà spazi e agibilità politica non solo a sinistra del PD, ma per una sinistra di classe ed antisistema. Ad maiora! Ciao Gino

  15. Girolamo Ansaldo Napoli scrive:

    Scusatemi, poi non rompo più le scatole. Io penso che l’improvvisazione e l’avventura, qualunque essa sia, da soli o in compagnia, non ci porterà da nessuna parte se no alla perdita di credibilità ed all’abbandono del nostro popolo di riferimento. Fino a quando gli schemi saranno solo quelli di scelte elettorali o di nomi da candidare come deputati, assessori,o simile, quello che resterà fare sarà di rimanere fuori. Io insisto nel dire che al mio fianco, ancora oggi, trovo persone (non dico compagni volutamente) che non sono mai stati contro perchè fosse giusto. Persone che cercavano di convincermi che era strategico non esserlo. Che era importante essere dentro i meccanismi istituzionali a tutti i costi, anche lasciando per strada le proprie convinzioni (ove ci fossero state). A cosa ci ha portato quella strategia? Quella dei pochi maledetti e subito? Quella del rifinanziamento della guerra? Quella del non disturbo al decreto Damiano? ecc. ecc. ecc. …alla scomparsa!!! Scusate ancora

  16. Caro Claudio, Car* tutt*,
    ho dato appena uno sguardo ai post che mi hanno preceduto e chiedo scusa se il mio commento sarà pieno di ridondanze. L’intervento di Claudio mi sollecita immagini e provo a buttarle giù. Tenete presente che Cerveteri non è Stalingrado, non è un distretto industriale, non è una grande città, io non sono un lavoratore dipendente. Parto da qui perchè le analisi dentro ad un partito che si candida ad essere tale e quindi non una semplice associazine culturale tra “uguali dal punto di vista del conformismo” o presunti tali, devono tener conto di tante cose e di tante sensibilità, dei contesti dove le idee si formano e si fanno materia. Per non farla troppo lunga mi concentro solo su un’immagine: il territorio. Il territorio dove viviamo cos’è? Un luogo da “sviluppare”, un posto “dove dormire” o un posto dove “vivere”? Le tre cose non stanno sempre insieme e allora c’è bisogno prima di tutto di una visione chiara su come vogliamo che sia questo territorio, da Cittadini e da Comunisti. Allora siccome “nel territorio” o “sul territorio”, gravitano una miriade di interessi contrastanti, ma allo stesso tempo trasversali, ecco la necessità democratica di avere un partito comunista che agisce sul territorio, che fa politica sul territorio, che mette insieme i corpi e le teste, che propone e che oppone. Ma il partito come fosse un territorio che cos’è? Un posto dove si va chiedere qualcosa? un luogo dove bivacca la propria misera rappresentazione, oppure dove un ambito dove si vive una rappresentanza? Allora io dico che ho bisogno di un partito capace di incidere sulle decisioni, che sa prendere decisioni, al quale altri devono far riferimento nelle loro decisioni, ma questo partito c’è? E se c’è è sufficente? Io dico che per essere efficente il partito deve fare i conti con i numeri, perchè chi ti sta intorno ti misura così, tu ti misuri così. Quindi l’unità è necessaria, non per me come aderente al partito, ma come Cittadino. A me non me ne frega un cazzo di SeL di Tizio e Caio, io dico che da solo non ce la faccio, non conto niente, non offro niente. E parlo di me della mia cristallizzazione impotente e disperata. Quindi ho necessità di un partito che abbia il coraggio di saper unire, che sappia svergognare chi l’unità la cerca solo per accaparrare una sua visibilità. Di contro non mi serve a niente un partito che accarezza la mia solitudine che è splendida e piena di bei ricordi. Qua serve un partito che rompa le proprie e altrui cristallizzazioni. Guardare la campagna elettorale di SeL, ridotta com’è dentro la propria deriva “populista e riformista ” e la nostra povertà è disarmante. C’è bisogno di un Partito, c’è bisogno di sinistra. Spero di essere stato utile al dibattito in corso. Bravo Claudio, misuriamoci con coraggio come partito, misuriamo gli altri su questo punto.

    • carlo circolo bianchini genova scrive:

      PER MASSIMO SALTAMERENDA
      Caro Massimo più che “ridondande” sei disarmante, ci stai dicendo, da solo non posso fare niente, voglio compagnia per fare qualcosa, chiunque sia, meglio soli che male accompagnati per te non vale,il tuo nuovo motto è, abbasso la solitudine, viva la compagnia,mi sembra più un ragionamento, da scrittore fantasista che da politico, se fosse dipeso da te la scissione di Livorno non ci sarebbe mai stata, ed il glorioso PCI non sarebbe mai nato, congratulazioni!!!!!!!
      se fossi in te mi dedicherei alla scrittura , con le mie commedie porterei tanta gioia, a tanti disgraziati che stanto da soli con i loro problemi, magari disoccupati, con affitto o mutui da pagare, con figli da mandare a scuola, o soli sui marciapiedi, potrebbero risolvere i loro problemi,semplicemente cercando compagnia, pensaci.

      • Ho provato a scrivere una cosa più articolata, ma la connessione mi ha fatto dei problemi. Mi limito solo alla prima riga: Grazie per il consiglio, scriverò poemi e poesie!

        • Luca scrive:

          Io penso che Massimo abbia rappresentato una difficoltà evidente, non liquidabile con le parole del compagno che l’ha criticato. Massimo ha detto semplicemente che per tutelare i tanti “poveri cristi” abbandonati a se stessi dalla politica, occorre mettere insieme una forza politica che sia credibile tanto nella proposta politica quanto nella sua capacità di incidere. Un partito può anche proporre le cose più belle del mondo, ma se non è in grado di attrarre consenso deve porsi il problema di come far crescere le proprie idee. In genere questo avviene quando la proposta politica riesce a coinvolgere un numero più ampio di persone. Serve una proposta politica che ridia slancio alle ragioni dei comunisti e della sinistra italiana, riunendo quello che oggi è diviso.

          • carlo circolo bianchini genova scrive:

            Per luca.
            Io quella chiosatura, no la vedo, beato te che hai gli infrarossi,se le avessi visti,quelle parole mi sarei regolato in maniera diversa, colgo l’occasione per stigmatizzare, quello che tu vedi nelle parole del compagno Massimo che non volevo bacchettare ma solo stimolare.
            tu dici mi pare, quello che Massimo(in effetti tu)voleva dire è che per difendere le istanze dei lavoratori ed in generale della povera gente , bisogna (c’è la necessità)riunire quanta più gente possibile in un partito che possa contare ,( fare massa critica ) e via dicendo, io credo che quello che dici. e necessario ma non sufficente, perchè, la massa critica(di Bertinottiana memoria)l’avevamo, fino a pochi anni fa avevamo(e non mi stancherò mai di dirlo) oltre settanta parlamentari, ministri e sottosegretari, la terza carica dello stato, sempre in televisione , eppure non abbiamo difeso i ceti popolari che tu citi, anzi non solo abbiamo fallito, nelle richieste sociali, diciamo cosi ma abbiamo fallito anche nelle lotte sui diritti civili, nel ultimo governo prodi,abbiamo firmato qualunque cosa ci mettevano davanti in cambio neanche dei DICO che ormai hanno tutti,il testamento biologico, quanto altro , credavamo di permeare il Pd e Prodi ed invece siamo stati permeati noi, scambiando il fine con il mezzo . il fine era andare al governo per fare qualcosa. per il,ceto che rappresentiamo ed invece, il fine era diventato quello di non far cadere Prodi, quindi al di la della teoria mi puoi parlare del Pacchetto TREU dato in cambio di niente, o di VIcenza(basi americane)e servitù militari passati con Prodi appogiato da noi o dell’AFIGANSTAN? hai qualche esempio da portare a suffraggio di quello che dici o è solo teoria? ti dico subito che non appartengo a nessuna corrente organizzata, qualora mi volessi etichettare come Ferrandiano o do SC, perchè se dovessi scegliere tra TROSKI e STALIN sceglierei senza dubbio questultimo, preferendo lasciare il passato nel passato.
            il fatto è caro Luca che per fare le cose bisogna avere la volontà oltre gli strumenti per farle, bisogna avere un progetto che non c’è salvo quello di procurare posti di lavoro ben pagati a qualcuno,
            affettuosi saluti

  17. Adriano scrive:

    Non si scappa purtroppo. O apriamo un percorso che costruisca una forza politica COMUNISTA (e non solo di sinistra) di riferimento a tutta la diaspora o ogni volta che dovremo concepire un passaggio politico delicato elettorale o di battaglia democratica saremo sempre SUCCUBI e SUBALTERNI alla logica del meno peggio, a coalizioni forzose con forze antitetiche ai nostri programmi (PD-UDC) e saremo costretti a dar ragione a Vendola e soci che PROPRIO QUELLO VOGLIONO FARE.
    Ovviamente niente fusioni a freddo, forzature, scioglimenti di apparati, ecc…ma un programma CHIARO politico e sociale attorno al quale ricostruire (quanto ci vorrà ci vorrà) un PARTITO SOLO COMUNISTA DI RIFERIMENTO PER TUTT*.
    Sulla base di quel programma si fanno alleanze larghe o larghissime e non sulla base di dover superare uno sbarramento perchè sennò mancano i soldi per i funzionari e dirigenti. Altrimenti lasciamo perdere le idee di trasformazione, alternativa, opposizione e facciamo una bella aziendina srl e ci risparmiamo di farci ridere dietro.
    Magari entriamo nel PD come “ala marxista” e ci facciamo pure una bella associazione culturale con tanto di rivista che tenga dentro al recinto come allo zoo i comunisti.
    No cari compagni, molti di noi non ci stanno più a queste continue capriole per la sopravvivenza di pochi che porta all’affossamento di molti.
    Per qusto sono e resto nel PRC, lotto perchè non venga estinta questa ipotesi di allargamento, mi batto per parare il colpo anche a queste elezioni, provo ad allargare con la federazione l’area di ascolto e mobilitazione MA LO FACCIO GUARDANDO ANCHE ALLA NOSTRA SINISTRA E NON SOLO ALLA NOSTRA DESTRA.
    Ho deciso per questo di aderire alla lettera aperta sul sito http://www.comunistiuniti.it e a provare con tutti questi compagni del PRC, del PdCI e di altre aree a costruire qualcosa DENTRO il quadro della Federazione/PRC/PDCI ma che abbia un’anima di classe anche fuori.

  18. Nunzio scrive:

    Perché prima di questa votazione non facciamo qualche cosa che parta direttamente da noi votanti comunisti? E che ci farebbe senz’altro bene.
    Una bella manifestazione contro stipendi e privilegi dei politici comunisti, contro coloro che possiamo farlo.
    Obblighiamoli a prendere solo 3000-3500 euri al mese di quanto gli è dovuto in caso che vengano eletti per rappresentarci, e mi sembra già tanto, visto i tempi che corrono.
    Se non accettano, minacciamo astensione totale, e li mandiamo in blocco a fare un altro lavoro, se ce l’hanno, altrimenti se lo cercano.

  19. Girolamo Ansaldo Napoli scrive:

    Claudio, tu che puoi riuscirci più in fretta e meglio di me, per cortesia, chiedi a Paolo Ferrero perchè continua a girare per la Campania con i candidati che una parte della Federazione porta? (gli ex senatori e deputati). Detto così, per me che conosco la federazione napoletana già basterebbe per capire che c’è qualcosa che non quadra. ma mi spiego meglio. I candidati di cui dicevo, non sono militanti, sono indipendenti; e chi ci dice che alle prime sirene di De Luca, non abbandoneranno tutto e tutti? Non hanno da rispondere al Partito. Può un gruppo dirigente decidere di puntare tutto su due indipendenti? E se dicessi che uno dei due è stato promotore del referendum Guzzetta, quello del maggioritario puro e del premio di maggioranza al partito maggiormente votato, cosa pensereste? Pensereste che sto scherzando, eppure non è così!! Chi questo partito lo ha distrutto, chi è sempre stato governista a tutti i costi, continua a decidere le strategie. Ma è possibile che si è buoni per tutte le stagioni? Claudio, abbiamo compagne e compagni militanti, seri e preparati nella lista del consiglio regionale della campania, perchè non puntare su quelli? Ciao

  20. Assunta scrive:

    Ma di cosa parliamo scusate? Non ci sono bastate le ripetute batoste proprio a causa delle “larghe alleanze” Unioniste e già ci accodiamo di nuovo al PD (che oltretutto oggi guarda più all’UDC che a noi)?
    E poi cosa abbiamo fatto a fare un congresso se dal giorno dopo non abbiamo praticato mezza-volta-mezza la linea dell’autonomia dal PD e della distinzione dall’arcobalenismo vuoto di SeL?
    Se il problema è stare comunque in parlamento e superare gli sbarramenti a scapito dei contenuti allora questo discorso è lineare ma farebbero bene a fare autocritica i dirigenti come Grassi perchè vuol dire che Bertinotti e Vendola AVEVANO RAGIONE!
    AVETE CANCELLATO CHIANCIANO DAL GIORNO DOPO PERCHE’ AVETE PAURA DI AFFRONTARE UNA FASE SENZA POLTRONE E SENZA FINANZIAMENTO GARANTITO DA UNA POLITICA DI SERVILISMO A TALUNI APPARATI DI POTERE SOCIAL-LIBERISTI E NON SAPETE CHE PESCI PRENDERE SE L’UNICA STRADA PRATICABILE E’ QUELLA DI DIVENTARE OPPOSIZIONE DI CLASSE E NON DI SUA MAESTA’!

    Io come tante e tanti la battaglia congressuale l’ho fatta perchè ci credevo e continuerò a battagliare su questa posizione altrimenti ero andata con Vendola

    • Fabrizio PRC scrive:

      Stradaccordo con questo commento! Se l’antifona postelettorale è quella prefigurata con largo e impaziente anticipo da Grassi, farò le barricatre pur di non veder sciogliere o peggio ancora prostituire il mio partito ai lacchè della borghesia “liberal” italiana (perchè questo è l’unico termine corretto per definirli)che albergano in SeL e nel PD. La crisi precipita e l’Italia potrebbe finire come la Grecia e noi che facciamo? Ci consegnamo mani e piedi ai migliori commercialisti di confindustria?? Sono veramente sconcertato dalla miopia dei nostri dirigenti che mentre discettano di unità posticce e di come tirare a campare, non si rendono conto della posta in gioco di questa fase storica, con una crisi economica e sociale i cui effetti nel medio periodo sono ancora tutti da sperimentare!
      Gli anni che ci attendono saranno anni di durissimi conflitti e noi stiamo ad inseguire una sinistra riformista in sedicesimi (Sel) che, dopo aver tentato di cancellarci, ha deciso già all’atto di nascita da che parte stare e quali interessi sociali difendere alleandosi strategicamente al Partito democratico?
      Se la risposta agli enormi problemi che abbiamo davanti è l’Arcobaleno 2.0 e, di conseguenza, l’Unione 2 e mezzo, allora significa che non abbiamo capito proprio un bel niente, nè del passato nè del presente!

      • Andrea scrive:

        Caro Fabrizio PRC, non posso che citare le tue parole: tu e Assunta non avete capito un bel niente!

        • Fabrizio PRC scrive:

          Ok compagno, spero che sia come dici tu. Se è così spiegami/ci di grazia il significato recondito delle parole di Grassi a pochi giorni dalle regionali. Spiegami cosa vuol dire “unità” e come questa bella parola, che non mi sembra avere appigli nela realtà concreta, possa concretizzarsi salvandoci dall’estinzione e da Berlusconi. Sono veramente ansioso di un chiarimento…

  21. carlo circolo bianchini genova scrive:

    PER FEDERICA PITONE.
    Cara Federica la tua lettera merita una risposta, nel modo possibile, non era possibile come replica in quanto la struttura del blog non consente,(giustamente) una lunga catene,tuttavia la cortesia che mi hai usato rispondendomi di getto, mi induce a contra cambiare.
    Non ho frainteso, il tuo messaggio. E condivido moltissime delle cose che hai scritto, è chiaro che scrivendo su un blog, l’interfaccia non è mai singolare ma plurale, è chiaro che parlavo a figlia perché suocera intendesse, ed è innegabile, che in quel capitolo hai usato la parola sinistra fino al parossismo, e la sensazione era che la tua angoscia era l’angoscia di tutti, la constatazione che viviamo in un paese, dove c’è un signore che vuole fare tornare la società, a prima non della rivoluzione bolscevica ma a prima della rivoluzione francese, quando il sovrano incarnava tutto il potere senza divisioni, a prima del contratto sociale, dove tutti i cittadini erano disponibili a rinunciare alla guerra di tutti contro tutti,delegando al sovrano (la legge)il monopolio e l’esercizio della violenza in cambio, del diritto a vivere, in un stato dove il sovrano è la legge uguale per tutti, con tutte le implicazioni che conosciamo.
    Detto questo è innegabile che anche la sinistra,è stata contaminata dalla ideologia liberista, perché non riesco a pensare ad Ochetto, Dalema, Cofferati, come traditori, ma semplicemente conquistati dalla ideologia mercatista, il morbo ha colpito anche il nostro partito, se personaggi come Vendola Giordano, Bertinotti, Migliore,ecc. sentono il bisogno di trovare un contenitore, dove sciogliere rifondazione ed i comunisti (temine indicibile), e l’Arcobaleno , FDS, ed ora unirsi con SEL..avevano, hanno e sono percepiti come i becchini di PRC.
    Il problema vero è che dentro al nostro partito è vivo e vegeto il partito degli assessori,il partito delle poltrone quelli che con politica ci mangiano, e come diceva Aristotele, “sotto il giogo di Ananke(necessità)non si è liberi.
    i precedenti post di Claudio Grassi(scenari a sinistra, riflessione su rifondazione) erano più accattivanti. Questa chiamata all’unità è meno condivisibile se non è motivata e finalizzata, esclusivamente alla creazione di una nuova CLN per ristabilire solo le regole, che ci riportano alla modernità , non a rifare un letto già disfatto come direbbe Vasco.
    Bisogna capire che a forza di scissioni quello che è rimasto è quasi un partito di quadri, è difficile imbrogliarlo,a nessuno è sfuggito che ormai nelle città in cui viviamo, anche i comunisti!!!! Si fanno la campagna elettorale a proprie spese, riempiendo i muri di manifesti con il faccione di compagni che pretendono che noi crediamo che lo fanno per il partito, ed il partito in merito cosa fa , nulla proprio nulla, ed allora perché non parliamo di queste cose,? Grassi che stimo, non ha nulla da dire? non potrebbe, fare un post, con il titolo, ha quale scopo un militante fa campagna elettorale per se stesso e non per il partito?
    È nella natura di un partito comunista,che chi ha più soldi(magari guadagnati facendo politica)ha più possibilità di essere eletto da uno che ha meno soldi?
    Non ti sembrano interessanti come argomenti ? credo di sì e per questo che credo e dico che siamo destinati a perire, se non poniamo rimedio.
    Ti saluto con affetto.

    • Federica Pitoni scrive:

      Ciao Carlo, ancora più veloce perché sono al lavoro e non posso dedicare molto tempo al blog.
      Il problema che ponevo io infatti era proprio l’anomalia italiana che vede ormai l’assenza di una sinistra. E questo accade perché il Pd, che dovrebbe essere di sinistra (almeno un po’) ha invece, come dicevo, introiettato ormai la politica liberista propria della destra moderata.
      Le derive del nostro partito, le scissioni, il “partito degli assessori”, come dici tu: tutto vero. E penso anche io che si debba al più presto porsi una questione morale anche dentro questo partito. E’ duro dirlo, ma è così.
      La campagna elettorale “personalizzata”: io ti dico nel mio piccolo come mi regolo: utilizzo solo materiale della lista e semmai indico una preferenza poi (perché un partito che si rispetti, da sempre è stato così, dovrebbe coordinare il lavoro anche per puntare all’elezione di un candidato, o più candidati se ve ne fossero le possibilità, e non disperdere i voti a vanvera…). Ma indicare una preferenza come circolo, non vuol dire fare il comitato elettorale di qualcuno. Per il mio circolo vale questo. E lo si vede anche dal nostro sito: solo propaganda di lista.
      Mi fermo qui. Non ho tempo, scusa. Ciao

  22. giuseppe ibba scrive:

    Penso che la “voglia” di unità sia cosa scontata e risaputa tra i nostri compagni e in tutto il popolo della sinistra di alternativa. Pertanto il tema dell’unità che pone il compagno Grassi è senza dubbio di enorme attualità anche alla luce degli ultimi risultati elettorali sia in Germania che in Francia dove il fatto politico più rilevante penso sia quello che il “vento” della destra europea stia subendo una flessione se non un ridimensionamento. Nel nostro paese è indubbio che l’assenza DEI COMUNISTI nel parlamento pesa come un macigno su tutta la nostra “classe di riferimento” sui più deboli, sui lavoratori/lavoratrici. Ma quanti errori abbiamo fatto caro Claudio? Allora penso, perchè non mettiamo al centro della nostra discussione, finalmente, un tema non più rinviabile ossia LA QUESTIONE COMUNISTA?. Se non affrontiamo seriamene questo problema tutte le varie ricette di rimettere assieme le varie sinistre (o presunte tali) altro non è che continuare ad eludere la questione principale che riguarda l’unità dei comuinisti e continuare ad escogitare nuove formule di unità a sinistra sempre purtroppo fallimentari. Si vuole proporre (scusa la semplificazione) una unità principalmente con SEL di Vendola, ossia con l’artefice dell’ultima scissione nel PRC e con chi ha un “progetto politico” alternativo a quello del PRC e della Federazione tutta. Mi chiedo pertanto su quali basi dovrebbe fondarsi questa riunificazione, se, come da tutti risaputo, il progetto di Vendola è quello di fare in un prossimo futuro l’ala sinistra del PD?. Per concludere, certo tutti ci chiedono di unirci/rinunirci ma senza un progetto politico chiaro e condiviso sarebbe solo l’ennesima delusione. Cominciamo con l’unità dei comunisti.

  23. Andrea scrive:

    Il compagno Claudio Grassi ha ragione quando dice che siamo “troppo autoreferenziali”, e basta leggere alcuni dei commenti a questo articolo per rendersene conto.

    Mi preoccupano seriamente la dietrologia e il complottismo che sembra impedire ad alcuni qualsiasi ragionamento politico. Claudio ha scritto che occorre “trovare le forme dell’unità possibile”, ma che ci sono “differenze significative” tra le forze della sinistra, e che pertanto “le differenze che ci sono tra di noi rendono difficile la costruzione di un unico partito”. Per questo, non essendovi risposte semplici, invita a riflettere sulle esperienze tedesche e francesi. Ma questo è evidentemente uno sforzo mentale eccessivo per alcuni: ecco quindi che scatta il riflesso pavloviano, e ci si mette a strillare “al lupo” e “all’Arcobaleno bis”.

    Incredibile poi la miopia di chi, quando legge che occorre “Sinistra Ecologia Libertà sia sempre più subalterna al Pd”, capisce che bisogna tirare la giacchetta al suo ceto politico. No compagni, non ci siamo per niente. Qui il punto è che, ci piaccia o no, SEL riesce a catalizzare il consenso di una sinistra diffusa e apartitica, e se rifiutiamo sdegnosamente il confronto con loro non faremo altro che consegnare questa parte di popolo al PD (o all’astensionismo, per la delusione di fronte alle scelte di SEL in Campania o Lombardia).

    Fare una proposta aperta di ricerca di una unità possibile a sinistra, su base programmatica, significa porre SEL di fronte a un bivio: o tiene fede al termine “sinistra” che compare nella sua sigla, o dovrà spiegare perché rifiuta settariamente qualunque intesa con noi e preferisce accodarsi al moderatismo del PD. Ovviamente cercherà di giustificare quest’ultima scelta accusandoci di essere “nostalgici” e “chiusi in noi stessi”: vogliamo rendergli la vita facile? Vogliamo dare credibilità a queste accuse di fronte al popolo della sinistra?

    Spero che qualcuno non risponda di sì a questa domanda, ubriacato dalla retorica del “tanto peggio, tanto meglio”…

  24. Umberto scrive:

    Io penso che alla sinistra di Rifondazione c’è un arcipelago di sigle che a enumerarle tutte ti viene il mal di testa. E se vai a conoscerle meglio ti accorgi che racchiudono il vuoto. Per giunta questi microcosmi non riescono a interagire neppure fra loro, anzi, tengono piuttosto a mantenersi separati da ogni altro agglomerato (si pensi semplicemente agli ex “ferrandiani” del Prc che lasciano Rifondazione e formano 2 partiti).
    Io credo che alcuni compagni esaltino eccessivamente alcuni dettagli. Io vorrei che tutto il popolo comunista e di sinistra rispondesse a queste semplici domande:
    1) Tu sei per la difesa e l’estensione dei diritti dei lavoratori e contro il precariato?
    2) Tu sei contro le privatizzazioni dei servizi pubblici?
    3) Tu vuoi tutelare l’ambiente?
    4) Tu sei per un’effettiva applicazione dei principi enunciati nella Costituzione?
    5) Tu credi che la politica debba essere un impegno civile a salvaguardia dell’interesse collettivo e non il mercimonio che è attualmente?
    Non c’è un solo compagno che dal più radicale dei partiti comunisti sino a Vendola non risponderebbe affermativamente alle 4 domande. Nello stato in cui versa la sinistra italiana, questo e non altro è ciò che serve per comporre un fronte di sinistra in grado di incidere nella realtà che viviamo.
    Se non cominciamo a guardare al futuro anzichè stare con lo sguardo rivolto agli errori del passato non riusciremo a difendere nè lavoratori, nè servizi pubblici, nè l’ambiente, nè la costituzione.
    Io penso che l’unità di cui parla Grassi voglia rispondere a queste esigenze. Esigenze che io condivido.

    • mauro scrive:

      E’ singolare che tra le domande nell’elenco di Umberto non ce ne sia una che riguardi la politica estera del nostro paese, la posizione che una sinistra “radicale” deve assumere di fronte alla collocazione internazionale dell’Italia, all’appartenenza del nostro paese alla NATO e a un blocco imperialista, alle scelte di una eventuale coalizione di centro-sinistra in merito alla partecipazione italiana alle guerre imperialiste e coloniali (su cui il PRC si giocò il suo rapporto con i movimenti pacifisti nel 2008).

      Non penso certo che queste siano considerate questioni su cui è possibile più o meno elegantemente sorvolare

      Su questo pensiamo davvero che non solo il PD, ma anche Vendola e le forze presenti in SEL, ci seguano, senza fiatare? Faccio presente che, su un documento di politica estera della direzione nazionale del PRC, nell’autunno 2008, si consumò una gravissima frattura da parte dei vendoliani (anche quelli che ancora stanno con noi), che non esitarono in quel frangente (subito dopo la guerra nel Caucaso) ad abbracciare le ragioni dell’imperialismo, e senza alcun pudore. E non mi pare che da quel versante siano mai venuti segnali di autocritica (anche tra i “nostri” vendoliani).

      Su questa materia, non perdiamo la memoria. Non dimentichiamo quanto abbia giocato la nostra subalternità (voluta dal gruppo dirigente ad egemonia bertinottiana) al quadro delle compatibilità internazionali con l’imperialismo, imposte dal centro-sinistra, nella disfatta epocale che abbiamo subito con la prima versione del “soggetto politico unico” della sinistra “radicale”, che si chiamava “L’Arcobaleno”.

      Ripeto. Cerchiamo di rinfrescare la memoria. E’ successo solo nel 2006. E qualcuno continua a far finta di niente.

      • Umberto scrive:

        Ciao Mauro. Il mio precedente intervento ha sorvolato su moltissime altre questioni. Ho indicato una base a mio avviso sufficiente per ricongiungere il variegato mondo della sinistra, salvaguardando ogni specifica identità. Ma il tema che poni tu non l’ho affatto dimenticato, anzi, quello lo porto nel mio dna, e penso che debba essere nel dna di tutta la sinistra. La guerra (e il suo “indotto”) deve essere espulsa dal vocabolario della sinistra. Mi pare che sia al primo punto del manifesto della federazione della sinistra.

        • Alessandro,Livorno scrive:

          Caro Umberto,è vero tutte le persone di sinistra,in linea di massima, si riconoscono nei cinque punti da te enunciati.Il problema è la traduzione di questi nella realtà.Non appena si entra nella giunte/governi di centrosinistra anche quei 5 punti di base vengono messi da parte nel nome della governabilità e della gestione liberista- “borghese” della cosa pubblica,del territorio.Lo abbiamo visto nelle giunte di centrosinistra,con il governo Prodi e gli altri governi cui abbiamo partecipato.Quindi è pressochè inutile,riunirsi con i proclami se questi vengono puntualmente accantonati,dimenticati,cancellati.Anzi è deleterio perchè come si è visto si perde credibilità e la fiducia dell’elettorato.

          • Umberto scrive:

            Hai ragione Alessandro. Il problema sta proprio nel far valere le proposte della sinistra nei governi e nelle giunte di centro sinistra.
            Io credo, però, che questa difficoltà risieda principalmente nella debolezza numerica dei comunisti e della sinistra italiana. Se ci riuscisse di far crescere il nostro campo riusciremmo a influenzare la politica italiana in maniera diversa.

    • Ferdinando scrive:

      No no, le vere domande da porre ai compagni sono queste:

      1) Tu sei per la difesa e l’estensione dei diritti dei lavoratori e contro il precariato anche se questo significa uscire dalle giunte e dalle maggioranze moderate che hanno invece intenzioni opposte?

      2) Tu sei contro le privatizzazioni dei servizi pubblici anche se questo ti costerà la poltrona?

      3) Tu vuoi tutelare l’ambiente anche se i partiti con i quali sei alleato non se ne curano?

      4) Tu sei per un’effettiva applicazione dei principi enunciati nella Costituzione anche se questo significa essere sistematicamente alternativi a quel PDS-DS-PD che ha introdotto il maggioritario in Italia?

      5) Tu credi che la politica debba essere un impegno civile a salvaguardia dell’interesse collettivo e non il mercimonio che è attualmente anche se ti propongono un assessorato?

      Quelle che hai posto tu sono troppo facili.

  25. Adriano scrive:

    Invece per me è evidente che ormai l’epoca delle democrazie parlamentari è giunta al termine.
    E’ chiaro che le elite che ci governano hanno capito come si deve fare per governare le masse e ridurle a mandrie : basta fare cambiamenti graduali e cooptare gli elementi più acuti .

    E’ evidente che le classi dirigenti dei partiti di sinistra e dei sindacati sono tutte state “acquistate” in blocco tramite un sistema che è in grado di donare a chi acconsente lusso ed esenzione dal duro lavoro.
    Per di più il sistema maggioritario , entusiasticamente abbracciato da queste elite , è fatto apposta per escludere chi dissente radicalmente.

    A questo punto anche se ci fosse una ribellione sarebbe solamente un’eruzione di violenza , probabilmente di poveri contro poveri , ma mai una rivoluzione, troppo spuntate sonon le nostre armi culturali , troppo simili le nostre parole alle loro parole.

    Non c’è speranza .

  26. Lb scrive:

    L’unità andrebbe fatta con i lavoratori,piuttosto che con un ceto politico in cerca di un’occupazione e che vive delle prebende del Pd.

    Perchè questo è Sl. Abbiamo visto tutti come tutti gli assessori,segretari, e consiglieri siano passati con Sl,perchè alleati con il Pd si ha il lavoro altrimenti tocca trovarse uno dopo tanti anni di politica.

    Io sono un militante comunista e ho qualche centinaia di persone che mi ascolta e si fida di me. Sono entrato in Rifondazione dopo la svolta perchè mi sembrava fosse cambiata l’aria. Stiamo faticosamente ricostruendo quello che la vecchia dirigenza del mio paese (tutta passata con sl) ha distrutto. Le iscrizioni divenute meno di un terzo,i voti dimezzati.

    Se volete sl,fate pure. Io e le altre tantissime persone che stanno con me, che lavorano con me, e che non si fanno prendere in giro da quei cialtroni, continueranno a fare quello che facevamo prima e che facciamo adesso:solidarietà tra di noi e con gli altri, lotta di classe (per quel che riusciamo).

  27. Enrico Scola scrive:

    siamo al puro contorsionismo politico,una perseverenza nel correre verso il suicidio che fa spavento! finiamola con l’inseguire chi chiaramente non è comunista!SeL è forza non comunista,nata per stare comunque al governo e come tale è sostanzialmente succube del PD,l’unica salvezza di una forza comunista è rimanere tale cercando l’unità dei comunisti,poi nella chiarezza dei contenuti si cercano le alleanze con le altre forze non comuniste,se non si trovano si và da soli.Questo continuo mettere in discussione il ruolo dei comunisti,questo cercare di andare sempre oltre rinnegando se stessi è l’anticamera della dissoluzione dei comunisti ,come lo sarebbe qualsiasi federazione o cartello elettorale ove i comunisti non siano chiaramente distinti e riconoscibilii.In campania tanti abbiamo salutato con gioia l’uscita dal partito di rinnegati come C.Gabriele,ci mancherebbe che torniamo ad inseguirli!

  28. toto scrive:

    Grassi, ma se avete unito tre componenti diverse tra loro pur di non far vincere Vendola al congresso ed ora? Vuoi unire quando ti sei servito di un tal Bellotti (che in Italia rappresenterà il 0,0001%) per far fuori Vendola? e parli di marginalizzazione proprio quando non si ci si è fermati davanti al rischio scissione facendo leva sui Masella, Pegolo, Mantovani & c. che mi dici quanta gente che stava in piazza del popolo conosce?….troppo tardi…il popolo non vi capisce e non vi vota più. finitela di sentirvi legittimati a rappresentare qualcuno perchè non rappresentate che voi stessi. Occorre caro Claudio una forte autocritica, una messa in discussione generale, un ripensamento di quanto avete fatto e scelto. Io sono di SeL e immagino verrò su questo sito criticato. Cerco di far notare a tutti noi, però, che non si puo prescindere dall’entusiasmo e dalla speranza che sta suscitando Vendola. Non si è ancora tradotto in voti ma se ti interessa quel popolo non puoi non tenerne conto. …..allora occhio a SeL…è un tentativo con tanti limiti…ma almeno prova ad uscire dall’autoreferenzialità, ad aprirsi all’esterno (perchè non è detto che chi milita nei pseudo partiti PRC e PDCI è infallibile … o no?) caro Grassi io non la penso come te e nemmeno come Vendola, è certo che la sfida x un comunista (Gramsci insegna) è quello di osare, di andare in campo aperto, di rischiare. SeL non è forse la soluzione…il PRC e le ummie del PDCI è certo che sono in un vicolo cieco a cui è rimasto sperare se prendere il 3 piuttosto che il 4..Ciao, aiutate Vendola a ricostruire questa speranza…abbiate x una volta fiducia nel popolo che ve lo chiede (anche non votandovi più)

    • Pietro Lunetto scrive:

      Scusa, ma perche sono sempre quelli del PRC a dover aprirsi?
      Perche’ non si apre SeL? Perche forse l’obietivo e’ quello solo di essere la sinistra all’interno del PD? Nessun progetto di emancipazione , nessuna visione.
      Di nuovo, forse che si sente vicino a SeL dovrebbe guardare ai propri rappresentanti che quando vanno al sodo in massima parte cercano solo poltrone.
      E poi come ti permetti di chiamare pseudo partiti? Ma ti sei guaradto in casa? Siete per l’unita’ ma avete fatto la scissione, siete per l’apertura ma la chiedete sempre agli altri di aprirsi. Ma smettiamola per cortesia. Dite semplicemente che volete entrare nel PD, fatevi sta tessera e facciamola finita.

  29. Alessanrdo,Livorno scrive:

    Bene, e così veniamo a sapere che c’è stata la scissione di sel per poi riunirsi dopo con il prc, per fare un “grande”partito di sinistra al 4% e infine riunirsi con il pd nell’ulivo del terzo millennio.Complimenti una tattica politica ed una strategia degna di Andreotti.Se non fosse tragica ci sarebbe da ridere.Ma veramente pensate che la gente ci voterà ancora?Cosa rappresentiamo ora per i lavoratori,i precari,i disoccupati,gli studenti,i movimenti.Andiamo in piazza per l’acqua pubblica e siamo nelle giunte che privatizzano,andiamo in piazza con i lavoratori e facciamo pacchetti welfare,andiamo in piazza per la pace e votiamo per rifinanziare la guerra,andiamo in piazza per difendere l’ambiente e stiamo nelle giunte che fanno inceneritori,cementificazioni,rigassificatori.Potrei continuare fino a domani.Dappertutto la base chiede di ritrovare un identità,un progetto,una coerenza,un autonomia e la proposta è quella di unirsi con quelli che stanno più a destra,a fare la stampella del pd.Ditelo chiaramente almeno:siamo messi malissimo,vogliamo sopravvivere,(cosa anche legittima,per carità)per farlo siamo disponibili a compromessi al ribasso.Forse qualche voto in più per l’umiltà e l’onestà lo prenderemmo.

  30. Mimmo Guarino scrive:

    Veramente assurdo, inconcepibile, che non si trovi il modo di riunire quel 7% in un unico partito. E’ scandaloso che un elettorato di tale portata non debba avere una rappresentanza parlamentare. Autolesionismo allo stato puro. E Berlusconi se la ride!!!

  31. Girolamo Ansaldo Napoli scrive:

    Compagni, io sono d’accordo sul mantenere la mia identità anticapitalistica. Sono d’accordo a non fare alleanze con un centro-sinistra che come differenza dalla destra ha solo il tempo. Sono per ricostruire un rapporto con quelle donne e quegli uomini che intendiamo rappresentare e che anche il sindacato dimentica, proprio per seguire le idee di concertazione e di compatibilità economiche. Così come ho provato a dirlo prima, è che molti “dirigenti”, politici e sindacali a noi vicini, dovrebbero tornare nei luoghi di lavoro a lavorare, per qualcuno sarebbe anche il primo lavoro. Solo così ci si renderà davvero conto delle condizioni di lavoro e di sicurezza di cui tutti parlano, a volte anche a vanvera. Fino a quando si penserà solo alla teoria e alle strategie elettorali, avremo qualche deputato, qualche consigliere, o altro, collegato alla politica istituzionale, ma non avremo collaborato al miglioramento delle condizioni di lavoro. Perchè noi militanti di fabbriche abbiamo così tanta difficoltà a portare il nostro punto di vistà? O meglio;: perchè la gente delle nostre fabbriche ci riconosce, ci rispetta, ma poi segue altre strade? Forse un pò di coerenza e di esempio sarebbe opportuno. Possibile che il nostro obiettivo è quello di battere Berlusconi? Io non ho quell’unico obiettivo. Io voglio davvero lavorare per creare le condizioni di un mondo migliore per le mie figlie….e lo si fa stando al governo a tutti i costi? Boh! Può darsi…Io non ne sono convinto….Vi ricordate cosa fece Cesare Damiano quando era minirstro? Ferrero si astenne dal voto, la federazione di Napoli, quella alla quale appartengo, votò contro una nostra proposta di prendere posizione contro. Non se ne fece nulla e quella proposta passò…..Eppure noi eravamo al governo….Scusate tutti per il mio realismo….girolamo de fazio – ex segr. circolo Ansaldo Napoli

  32. Marco PRC scrive:

    Compagn*,
    in effetti Militante PRC centra il problema affrontando la questione della rappresentanza di classe e del ruolo dei comunisti, cosa che si guarda bene dal fare Grassi nel suo ultimo intervento (peraltro in linea con le posizioni da lui assunte sin dal congresso di Chianciano). In sostanza Grassi inverte l’ordine logico del ragionamento: dice che per salvarsi dall’estinzione i comunisti devono ripercorrere la strategia del Fronte di sinistra, che poi è uno specchietto per le allodole per riproporre tale e quale un Arcobaleno rivisitato, e che in questo modo si obbliga SL a spostarsi a sinistra, sottraendolo all’abbraccio del PD; non dice piuttosto che per mantenere l’attualita di un’opzione comunista nel nostro paese bisogna prima riaffermare nettamente un’identità e una progettualità orientata al superamento del capitalismo in tempi storici e non biblici (se no che significa essere comunisti!?) per poi praticare, come è giusto che sia, una politica delle alleanze per spostare il più possibile sulle proprie posizioni le forze politiche che ci sono più vicine (almeno teoricamente). Senza teoria niente identità, senza identità niente progetto, senza progetto nessuna vera proposta politica, ma subalternità a politiche liberistiche e tecnocratiche, quali quelle espresse compiutamente dal centro-sinistra (si veda l’esperienza del governo Prodi) e quindi necessità di riannodare i fili di un percorso comune ai comunisti aprendo sin da subito un tavolo permanente di confronto sulle questioni essenziali dell’essere comunisti riattualizzandole al presente: questo dovrebbe essere il filo conduttore di una proposta adeguata ai drammatici tempi che stiamo vivendo, che richiedono di pensare in grande e non di proporre mezze misure, compresa, lo dico francamente, quella di salvare il PRC tout court.
    Saluti comunisti.

  33. markus scrive:

    “Continuare a ragionare con la logica del partitino che si accontenta di piazzare il proprio consigliere sui banchi dell’opposizione, significa solo continuare a fare parte di quella politica che sta distruggendo il paese. E la netta impressione che si ricava è di un ceto politico che non è all’altezza.” (Massimo Carlotto dal Manifesto di oggi)

    Lo scorso anno ho votato Federazione della Sinistra piuttosto convinto. Sono perfino tornato ad attacchinare. Quest’anno, più leggo post inneggianti all’unità con Sel, più penso che Rifondazione Comunista non ha un progetto strategico, naviga a vista. Vi siete divisi a Chianciano, usato moltissime energie … per che cosa? Per tornare insieme!?!? Incredibile.
    Aveste messo la stessa passione, quando eravate al Governo, per opporvi alle spese militari, per uno Stato sociale più equo. Poi dite che i lavoratori non vi capiscono …
    Mah, toccherà votare per la lista di Beppe Grillo. Ovvio, voto di protesta. Ma perché dovrei contribuire ad eleggere un consigliere che per cinque anni dichiara “vorrei ma non posso?”. Se non puoi mai, dovevi rimanere a casa!

    Dai, ha ragione Carlotto.

  34. Pietro Lunetto scrive:

    Gian Luca,
    Pd e PDL sono sono per l’alternanza non per l’alternativa. E alla fine usano gli stessi metodi, il PD con un po’ piu’ di vasellina. Esempio: le contro riforme delle pensioni le ha fatte il centrosinistra, come l’introduzione della precarieta’ al lavoro, le privatizzazione dei servici pubblici , e potri continuare.
    Anche mediaticamente sono uguali. Ci siamo scordati i toni delle interviste su repubblica tutta pagina di vendola ai tempi del congresso? Hanno usato lo stesso metodo di libero e il giornale . Ripeto la situazione e’ grave . come dici tu , stiamo attenti a definire il nemico. Magari scopriamo che e’ il nostro alleato elettorale…

  35. Runeda scrive:

    Il mio sogno,dopo quello di fare l’amore sull’acqua stagnante di un azzurro oceano,e’ quello di creare una vera,grande e laboriosa sinistra che accorpi tutti i partiti e partitini,che ahime’,seppur con gran genio di fare campano come campa un poeta : di romanticismo e in attesa che alla sua porta bussino tante belle donne conquistate dai suoi versi.
    E dico che questo e’ un sogno che viene subito dopo a quello che e’ di stare a galla su un oceano azzurro,quindi un sogno che con l’impegno di tutti i capi partiti e partitini,possiamo realizzare a discapito di chi dall’altra parte,approfittando di questi piccoli bocconcini,ci mangia uno alla volta,giorno per giorno.

  36. Andrea scrive:

    Caro compagno Claudio, sono il segretario del Circolo “Alte Madonie”, un circolo in provincia di palermo con una grande
    partecipazione giovanile. Ti scrivo perchè tu hai sempre sottolineato l’importanza dell’organizzazione ma anche della
    scelta, dell’adesione al Partito. Bene, oggi 17 marzo,il mio circolo è a zero tessere. Come puoi ben capire non per
    mancanza nostra, ma semplicemente perchè non sono ancora arrivate le tessere GC (a quanto pare non sono neanche stampate).
    Consigliami qualcosa…

    Il segretario del Circolo
    Andrea Arcuri

    P.S. Non lamentiamoci se poi a dicembre siamo ancora indietro con il tesseramento.

    • Simone Oggionni scrive:

      caro Andrea,
      per dovere di informazione ti spiego esattamente il punto a cui siamo arrivati e il pregresso.
      Abbiamo avanzato una proposta di tessera già dal 15 gennaio. Fino alla fine della conferenza, però, la proposta non è stata condivisa da tutti i compagni. Anche dopo la fine della conferenza – che, ti ricordo, si è conclusa solo il 20 di febbraio – questa mancanza di condivisione è proseguita. Fino al punto in cui, due settimane fa, abbiamo finalmente proceduto alla stampa, convincendo tutte e tutti della bontà del disegno grafico. Oggi le tessere, contrariamente (per fortuna!!) alle informazioni di cui disponi, sono stampate e in via di spedizione a tutti i territori.

      Simone Oggionni

      • Andrea scrive:

        Ringrazio Simone per la puntualizzazione. Mi dispiace solo che siamo un pò in ritardo sul tesseramento, tutto qua. Chiaramente sta a noi impegnarci per recuperare il tempo perso. Buon lavoro

  37. claudio buttazzo scrive:

    Sono assolutamente d’accordo sull’analisi di Claudio Grassi. Stiamo assistendo a un salto di qualità nella coscienza di massa all’interno del popolo più vasto della sinistra. Il Pd, incalzato dalla propia base, è costretto riposizionarsi. Ed è altrettanto comprensibile, sia per evidenti ragioni di visibilità mediatica che per una sorta di rendita di posizione derivante dalla candidatura di Vendola in Puglia, che a trarre maggior beneficio dalla situazione sia, per il momento, Sinistra e Libertà. Dobbiamo farcene una ragione e sapere che questo è il momento della pazienza. Non sempre il raccolto di quel che si semina è immediato. Penso che, alla lunga, la linea che ci siamo dati sia pagante. C’è, tuttavia, il problema di cosa fare nell’immediato, cioè immediatamente dopo le regionali. Siamo ancora in un tunnel strettittimo. Certo, la luce, in lontananza, si intravede. Ma il tunnel è ancora lungo e c’è il richio che quella luce, che pure si intravede, non siamo in grado di raggiungerla, perchè il motore è sempre più in affanno. Che fare, dunque? L’errore più grave è quello di avere cieca fiducia nei nostri motori e fare solo affidamento su quello. Guai se non riusciamo a cogliere la nuova situazione ed entrare in sintonia con essa! Come dice Claudio, l’ipotesi Udc e il moderatismo Pd, seppure soggettivamente ancora presenti nell’opzione dei dirigenti democratici (ma anche dipietristi), vacillano sotto la spinta oggettiva del movimento di massa. Con questo nuovo scenario noi dobbiamo assolutamente essere sintonizzati. Stando dentro, da un lato, seppur con la nostra autonomia, a tutti i movimenti in essere e nei nuovi che certamente si svilupperanno, e, dall’altro, incalzando le forze politiche del centrosinistra, in primis Sinistra e Libertà. Dobbiamo farlo con una forte tensione unitaria e, al contempo, chiamandoli ad esprimersi insieme con noi sulle singole questioni della contesa di classe, costringendoli, così, ad uscire dalle enunciazioni generiche che nulla a loro costa pronunciare. Di volta in volta dobbiamo rivolgere loro una proposta di azione unitaria: sui referendum che proponiamo, sulle missioni di guerra, sull’art. 18, ecc. E’ evidentissimo che, altrettanto forte sarà, su Sinistra e libertà, la pressione del Pd. Ma noi non dobbiamo dare affatto per scontato l’approdo di Sel nell’area del Pd. Può darsi che qualche suo dirigente miri a questo esito. Ma, come dicevo sopra, la politica non è mai fatta solo da fattori soggettivi. Noi dobbiamo fare in modo che i fattori oggettivi ( la spinta e la coscienza dal basso) prevalgano su quelli soggettivi. Dev’essere questa la nostra scommessa. Per fare questo, occorre cha ci muoviamo con intelligenza, senza settarismi, nella convinzione che le nostre proposte, quantunque non venga su ciò un riscontro immediato in termini di consenso politico nei confronti della Federazione della sinistra, sono destinate ad incontrare, nella loro concreta proposizione, il consenso della grande maggioranza dei lavoratori. Insomma, noi possiamo vincere la sfida per l’egemonia, pur essendo piccoli. E se il nostro diventare grandi passa attraverso processi unitari, anche a livello di organizzazione politica, con altre forze che via avranno di fatto assunto la nostra stessa prospettiva e visione delle cose, ciò non andrà vissuto come un arretramento, ma come una nostra vittoria politica.

  38. Roberto Fabio Cappellini scrive:

    In linea di principio sono d’accordo. In Toscana abbiamo cercato l’intesa elettorale con SEL, da questi sdegnosamnete rifiutata, convinti di poter incassare l’effetto Vendola. E proprio questo è il grosso problema: il settarismo di SEL. Paradossalmente, quelli che ci accusano di essere troppo identitari, manifestano un settarismo osceno nei nostri confronti.L’altro giorno ho incontrato un esponente locale di SEL, ex PRC. Quando gli ho detto che secondo me rischiamo di morire ognuno per conto proprio e che bisogna, invece, cercare di sopravvivere insieme, mi ha risposto “fino a che non abbandonate quella falce e martello, fra noi non potrà esserci dialogo”. Quando ho ribattuto che secondo me nessuno deve abbandonare nulla, che una nuova e più grande sinistra unitaria o è plurale o non è, ha replicato dicendo che va fatto un partito di sinistra non comunista dove non ci può essere spazio per identità politiche sconfitte dalla storia (… beh… è stato quasi 20 anni in un partito comunista dopo il crollo dell’URSS… se me lo dice Occhetto lo posso capire, ma un ex “rifondarolo”…), perché la “gente” (non i lavoratori e neppure il “popolo”, la “gente”…)non capisce i cartelli elettorali. Gli ho detto che evidentemente non capisce neppure le “compressioni” identitarie, visto il risultato dell’Arcobaleno,ma, ovviamente non ho scalfito di un millimetro la sua granitica certezza del fatto che nell’arcobaleno c’era ancora troppa “identità comunista” e quindi è stato percepito come un cartello elettorale e quindi non è stato compreso: l’unica ricetta è una bolognina in sedicesima.
    Tutto questo per dire che, nonostante condivida la necessità di una sinistra più ampia, unita e plurale, vedo la strada in salita, se il compagno sinistratolibertario di cui sopra rappresenta la linea del suo partito o se ne rappresenta anche solo “la pancia”.

  39. Militante PRC scrive:

    Cari compagni,
    finalmente dopo tanto penare sabato abbiamo assistito al fatidico ritorno all’ovile del PRC-Federazione della Sinistra, un ritorno a casa proposto esplicitamente con un alleanza organica di tutto il centrosinistra dal nostro segretario e a questo proposito Ferrero esplicitamente in piazza sabato dice: «al di là delle differenze tra noi, andiamo tutti uniti contro Berlusconi alle prossime elezioni politiche».
    Bene ha fatto!! infatti non si può non condividere chi dice che la piazza di sabato è servita a quello per cui era stata convocata: fondare il perimetro e suscitare l’attesa di una nuova alleanza che guarda al governo futuro e in questo senso costituisce un evidente successo per la linea di Bersani. Il tempo dell’autosufficienza del Pd, coniato da Veltroni, è finito: il Pd torna a essere un perno dell’alleanza di centrosinistra e si candida a fare da collante. In questo senso per Bersani si può trattare anche di un’investitura sul campo come possibile leader anche se deve risolvere il nodo del rapporto con Casini. C’è da dire però che ascoltando gli applausi della piazza, (personalmente i comizi li ho ascoltati tutti) una candidatura Vendola in eventuali primarie del centrosinistra avrebbe senz’altro (anche secondo me) un consenso molto più alto di quanto ottenuto a suo tempo da Bertinotti contro Prodi. Però forse meglio di tutti sarebbe Luca Cordero di Montezemolo come alternativa a Berlusconi, molto più credibile per i referenti del centro-sinistra, per quelli che sono gli azionisti di maggioranza dell’Ulivo.
    Cosi mentre in Francia il 53 % di astenuti ha forse capito che la democrazia occidentale è una illusione. Mentre la Grecia brucia con una rivolta popolare contro il governo di centro-sinistra che sta smantellando lo stato sociale ad una velocità impensabile per il centro-destra, in Italia, torna in campo l’ Unione e questa di per sé non è una cattiva notizia. La notizia non buona (come scrive qualcuno) è che la sua ipotesi resta l’unica alternativa alle destre e che alla sua sinistra non appare una forza con un’influenza di massa determinata a rappresentare un’alternativa. In questi quindici anni, i poteri forti hanno cercato più volte di giocare la carta della cooptazione dei lavoratori e le loro rappresentanze politiche e sindacali contro il blocco sociale berlusconiano riuscendoci molto bene con i governi Amato e Ciampi e i due governi Prodi e la collaborazione con questi delle forze della sinistra a tutti i livelli (dalla concertazione sindacale alla partecipazione diretta agli esecutivi) hanno devastato e depotenziato ogni tenuta e ricostruzione di un blocco sociale antagonista e indipendente verso gli interessi del capitalismo. D’altronde e non è un segreto, la differenza tra la destra e la sinistra è che mentre la prima ha a cuore la sorte dei capitalisti (con nome e cognome), la seconda ha a cuore le sorti del capitalismo.
    Ma torniamo a sabato, l’Unione vista all’opera in piazza del Popolo è di nuovo saldamente imperniata sulle idee del Pd condite dal populismo di Di Pietro e da una spruzzata di “viola” con un riferimento classista completamente assente e puramente decorativo.
    Se a questo aggiungiamo che si marcia a tappe forzate verso la Federazione della Sinistra (scioglimento di fatto del PRC) che a sua volta non vede l’ora di ricongiungersi con Vendola e soci, l’unica nota dolente la rilevo per i Comunisti e per gli Anticapitalisti, per loro, il quadro continua a sembrare alquanto fosco.
    Finalmente anche per quello che scrive Claudio Grassi, abbiamo un po’ di chiarezza, il che non mi sembra una cosa negativa, è bene sgombrare il campo dagli equivoci, è ora che la sinistra torni a fare la sinistra avendo a cuore le sorti del capitalismo, la destra continui a fare la destra avendo a cuore la sorte dei capitalisti, e i comunisti? e già, manca chi fa la parte dei comunisti e ha a cuore la sorte dei lavoratori e degli oppressi.
    Va bè ma a questo poi ci si pensa, l’importante che è tornata l’Unione e che presto la Federazione della Sinistra si riunisca con Bertinotti e Vendola e torni finalmente con i cantori della fatica del vivere quotidiano a recitare poesie nei salotti della buona borghesia…quella progressista e illuminata, nel frattempo gli “altri” gli oppressi restano sui tetti in attesa di rappresentanza e di un referente politico.

    • Roberto Fabio Cappellini scrive:

      Sei proprio sicuro che “i progressisti sul tetto” aspettino solo la guida rivoluzionaria che gli conduca al “sol dell’avvenire?” Ho la ventura di frequentare molti operai/e in lotta e posso dirti che molti di loro votano Idv e sono molto grati quando gli esponenti locali del PD garantiscono l’interessamento del tal senatore o di quell’altro assessore regionale o (addirittura!) di Bersani… Credo che il nostro compito sia innanzitutto quello di ri-formare le coscenze dei lavoratori. Ma questo è un lavoro lungo, per il quale dobbiamo essere vivi. Non confondiamo la tattica (purché tale sia e Claudio da questo punto di vista è una garanzia) con gli obiettivi di fondo. Non mi pare che basti il richiamo identitario a riacquisire visibilità e consenso. Altrimenti come mai Sc e PCL, alle elezioni del 2008 (quelle della sciagura “arcobaleno”) non sono andate, insieme, oltre un ben misero 1,15%? La strada è lunga e tortuosa, compagni; per favore, quindi, non banalizziamo e non rendiamoci ancora più ridicoli!

      • Pietro Lunetto scrive:

        Capisco che tattica e strategia hanno un rapporto a volte dialetticamente contradditorio. Ma e’ fin dalla nascita del PRC che tentiamo tatticamente di fare le coalizioni e strategicamente di pensare al comunismo. Possiamo per un po’ di anni lasciare stare le coalizioni e costruire il nostro futuro con il lavoro vero?
        la classe lavoratrice non sceglie noi semplicemente perche’ la nostra proposta politica non e’ diversa da quella del PD ( e come sarebbe possibile visto che al 90% ci facciamo le coalizioni?) e quindi tra 2 che propongono la stessa cosa scelgo il piu’ grande.
        un aneddoto sulle difficolta’ con SeL: 2 giorni fa riuonione per sondare la disponibilita’ di costituire la FdS tra 2 comuni di un territorio abruzzese. Inviatiamo come rappresentanti oltre che il PDCI anche SeL e i verdi (non si sa mai). Dopo 20 min di riflessione su obbiettivi, propspettivi anticapitalismo … risposta del rappresentante SeL : ma voi la prossima lista per le comunali la fareste con quelli dell’udc e della destra? anche perche’ se no non si vince.
        Io con questi non voglio avere a che fare, illudono molte persone di essere diversi dal PD ma invece sono peggio dei peggiori craxiani.

        • Roberto Fabio Cappellini scrive:

          Sei proprio sicuro che i lavoratori non ci scelgono perché siamo uguali al PD e non abbastanza alternativi? ti riformulo la domanda: come mai PCL e SC non raccolgono più dell’1% in due? Stiamo semplificando troppo, compagni: non è che basta una bella bandiera rossa con falce e martello perché la masse ci vengano dietro. Ma ci siete mai stati in una fabbrica occupata? ma l’avete mai fatto un volantinaggio in un mercato? avete mai parlato con gli abitanti di una periferia degradata? Lo sapete chi votano i nostri referenti sociali? in massima parte l’Idv, che dal punto di vista dell’identità e delle proposte di politica economica non mi pare un caso di ortodossia marxista-leninista (ricordo che in Europa stanno nel gruppo liberale e hanno votato la direttiva Bolkenstein) La situazione oggi è complicatissima, pensare di risolvere i nostri problemi solo innalzando le nostre bandiere (cosa necessaria, peraltro)non mi pare realistico. Sarebbe una risposta esclusivamente difensiva e pre-politica

          • carlo circolo bianchini genova scrive:

            Per Roberto Fabio Capellini,
            Carissimo,perchè non so se chiamarti Fabio o Roberto, il tuo è un bel modo di ragionare, prima fai una lista di cose , che sembra conosci solo tu e gli altri no. poi continui dicendo che quelli che dovrebbero votare noi(le fabriche)votano invece IDV, e ne deduci che dal momento che si vende quella merce , dobbiamo attrezzarci a vendere la stessa merce, in sostanza dici, che è inutile aggrapparsi a simboli o programmi alternativi, perchè tanto la gente non capisce, non ti viene in mente che se la gente vota IDV lo fà perchè nel mercato non trova niente di più a sinistra, e potrei farti un elenco, delle cose di sinistra che non facciamo, e che non fà neanche Di Pietro, ma in questo squallore è l’unico che sa quello che vuole, noi no. noi facciamo un congresso per salvare rifondazione, ed adesso la vogliamo sciogliere in un contenitore diverso, subbiamo una (l’ennesima) scissione per salvaguardare lìidentità comunista ed adesso vogliamo unirci a chi quella scissione l’ha fatta, parlavamo di autonomia dal PD ora rivogliamo fare la solita ammucchiata,a Carrara ed a Chianciano si è parlato di nuovo corso. ma di nuovo non si intravede nulla,salvo le deroghe per candidare persone non candidabili per statuto,”su la testa” ed in basso a sinistra è rimasto solo uno slogan, come pure”ESCI PARTITO DALLE TUE STANZE, VAI PERLE STRADE ECC,ECC,” l’hai visto il partito uscire dalle stanze?.
            la verità è che quando scriviamo, dovremmo dichiarare cosa facciamo nel partito , facciamo politica per passione, stabilendo che al partito si da e non si prende, o viviamo con la politica? ci campiamo con la politica, o vogliamo solo dare il nostro contributo per un modo migliore? e se sei per un mondo migliore come credi di costruirlo con Vendola che voleva allearsi con Polibertone Fascista e con l’UDC, e col PD che ruba, quanto se non di più del PDL? e Vendola, anche se penalmente non è responsabile, del suo vice presidente e di un altro esponanente del PD pugliese , lo è ono moralmente responsabile? se io vado in giro con ladri e farabutti, e questi rubano io penalmente(forse) non sono responsabile, ma mi porrò e se la porranno gli altri la domanda delle amicizie che mi scelgo? rifletti bene, e vedrai che la ricetta non c’è la nessuno siamo tutti nella merda.
            a proposito il tuo ragionamento (dovremmo fare come gli altri) è pericoloso, perchè se invece del 2010 in Italia eri nel 1933/4/5/6 in germania, avresti dovuto fare come i nazzi , perchè i nazi non hanno fatto la marcia su Berlino l’hanno votati.

          • Roberto Fabio Cappellini scrive:

            Caro Carlo, non so se il mio è un bel modo di ragionaro o no, mi limito ad esprimere le mie legittime opinioni. Riguardo l’Idv mi sembri contraddittorio: prima mi accusi di voler fare la politica dell’Idv perché raccatta voti, poi mi dici che l’Idv raccatta voti perché è più a sinistra di noi. Credo non siano vere nessuna delle due cose. L’Idv raccatta dei voti sull’antiberlusconismo “di pancia”, non perché è più a sinistra di noi (cosa peraltro indiscutibilmente falsa). E se ho in testa un modello di partito non è il partito carismatico- sicuritario-di protesta e per di più vagamente destrorso… Riguardo al fatto che vorrei “fare come gli altri” vorrei tu fossi più chiaro perché non so davvero a cosa ti riferisci: ho riletto i miei post ma non ho trovato nulla del genere… poi “come i nazi”… suvvia siamo seri: almeno fra di noi dibattiamo in modo corretto e non con gli insulti. Riguardo al fatto che mi accusi di credere “di conoscere alcune cose solamnente io”: ti sbagli di grosso, sono pieno di incertezze. Per questo dico che la starda è lunga e tortuosa, quindi non banalizziamo e non discutiamo per slogan.

          • Roberto Fabio Cappellini scrive:

            E poi… personalmente attualmente traggo il mio sostentamento economico dalla partecipazione ad una governo locale. E allora? Solo per questo sarei un venduto, che cerca solo di salvare il proprio culo? Posso dirti che ho rinunciato per 5 anni ad un lavoro che mi piace, precludendomi qualsiasi possibilità di carriera futura e il mio attuale stipendio, tolta la “quota partito”, non è molto più alto di quello che avevo. Ma non è questo il punto: trovo fastidioso questo principio secondo il quale basta entrare a far parte di un governo locale e diventi un poltronaro. Se questo è il modo di ragionare smettiamo di presentarci alle elezioni, facciamo come il PMLI: vedrai le masse come ci seguiranno! Ancora di più di quelle immense che seguono il PCL e SC!
            Sull’”uscita dalle proprie stanze”. Non so tu, ma io cerco di uscire. In questi mesi, sfruttando la visibilità che mi dà l’assessorato al lavoro, ho cercato di intrecciare relazioni (che non avevamo, come partito) con tutte le realtà dei lavoratori in lotta: ho partecipato a presidi e occupazioni con loro, come partito ci siamo messi a loro disposizione sia finanziariamente sia logisticamente. Abbiamo intrecciato un dialogo serio e vero. Se prima ci ascoltavano come quelli che dicono cose belle ma sono ininfluenti, ora ci accolgono molto più calorosamente. Alle regionali abbiamo candidato, come capolista (quindi, visto che siamo a lista bloccata, se eleggiamo uno eleggiamo lui) un operaio in Cigs per cessazione attività, di un’azienda sulla quale abbiamo molto lavorato come partito (ci sono stati anche Dino Greco e Paolo Ferrero). E non ce lo siamo tolti dal cilindro: è il risultato di un percorso politico e il segno di una scelta politica precisa. E per di più si tratta di un compagno molto conosciuto e apprezzato in tutta la provincia.
            Riguardo a Vendola, Pd ecc. dire che sono tutti dei ladri è puro qualunquismo. Certo, ci sono diferenze e ci sono personaggi poco chiari. Ma il nostro obiettivo deve essere quello di sollevare le loro contraddizioni, oltre a inserire nostri conteniti nei programmi. Certo, se ce ne stiamo nel nostro splendido isolamento al 3%, saremo puri e immacolati, ma altrettanto inutili. Riformulo la domanda: se basta il richiamo identitario e essere sempre e comunque contro le alleanze, perché PCL e SC traccheggiano allo 0,5%? e perché è statisticamente dimostrato che quando stiamo in una maggioranza i nostri risultati sono generalmente migliori di quando stiamo fuori?

      • Marco PRC scrive:

        Compagn*,
        in effetti Militante PRC centra il problema affrontando la questione della rappresentanza di classe e del ruolo dei comunisti, cosa che si guarda bene dal fare Grassi nel suo ultimo intervento (peraltro in linea con le posizioni da lui assunte sin dal congresso di Chianciano). In sostanza Grassi inverte l’ordine logico del ragionamento: dice che per salvarsi dall’estinzione i comunisti devono ripercorrere la strategia del Fronte di sinistra, che poi è uno specchietto per le allodole per riproporre tale e quale un Arcobaleno rivisitato, e che in questo modo si obbliga SL a spostarsi a sinistra, sottraendolo all’abbraccio del PD; non dice piuttosto che per mantenere l’attualita di un’opzione comunista nel nostro paese bisogna prima riaffermare nettamente un’identità e una progettualità orientata al superamento del capitalismo in tempi storici e non biblici ( se no che significa essere comunisti!) per poi praticare, come è giusto che sia, una politica delle alleanze per spostare il più possibile sulle proprie posizioni le forze politiche che ci sono più vicine (almeno teoricamente). Senza teoria niente identità, senza identità niente progetto, senza progetto nessuna vera proposta politica, ma subalternità a politiche liberistiche e tecnocratiche, quali quelle espresse compiutamente dal centro-sinistra (si veda l’esperienza del governo Prodi) e quindi necessità di riannodare i fili di un percorso comune ai comunisti aprendo sin da subito un tavolo permanente di confronto sulle questioni essenziali dell’essere comunisti riattualizzandole al presente: questo dovrebbe essere il filo conduttore di una proposta adeguata ai drammatici tempi che stiamo vivendo, che richiedono di pensare in grande e non di proporre mezze misure, compresa, lo dico francamente, quella di salvare il PRC tout court.
        Saluti comunisti.

    • Dani scrive:

      Perchè dici cazzate??
      Chi ha proposto l’accordo organico??
      Si è proposto semplicemente un accordo tecnico per battere il dittatore berlusconi e ripristinare un minimo di pluralismo e libertà che ci sono toldi dai fascisti del pdl e dai razzisti della lega,il resto sono solo cazzate atte a non riconoscere l’ottimo lavoro di Paolo Ferrero

  40. Pio De Angelis scrive:

    Caro Claudio,
    da quanto hai scritto in questa tua lettera e coerentemente con quanto hai scritto a proposito del settarismo, trovo che il tuo invito a riflettere abbia una sola conclusione e cioè: aprire la federazione (già chiamata della sinistra) a SeL…
    Non capisco però perchè ogni volta che parli di unità, tu debba sempre pensare ad un progetto che si sposta inevitabilmente a destra e mai a sinistra.
    Perchè dimentichi che ci sono in Italia almeno 8 formazioni comuniste?
    Perchè non prendi in considerazione le decine o forse centinaia di migliaia di compagni che non si recano più neanche alle urne, nauseati da formule elettoralistiche e governiste?
    Perchè escludi di fatto, un processo che porti alla costruzione-ricostruzione di un partito comunista, che recuperando la diaspora di migliaia e migliaia di compagni, possa ripresentarsi alla sua classe di riferimento con un volto credibile?
    Sinceramente, il tuo invito a riflettere, mi sembra porti solamente verso un nuovo arcobaleno, privo di anima e di contenuti chiari e soprattutto di classe!
    Se è questo che cerchi, spiega allora il perchè della battaglia che abbiamo condotto (allora eravamo nella stessa area)a Venezia…
    Il sogno di Bertinotti era per caso un vaticinio?
    A me è sempre sembrato (e continua a sembrarmi) un incubo!
    L’idea che Federazione (2-3%) più SeL (altro 2-3%) faccia 5-6% è un errore dimostrato dai fatti. Perchè allora continuare con queste, seppure larvate, proposte?
    in Italia c’è bisogno di un Partito Comunista che sappia rompere gli schemi, non di una vaga sinistra subordinata (almeno elettoralmente) al PD!
    Un Saluto
    Pio De Angelis

    • VOICE scrive:

      Non esistono 8 partiti comunisti,perchè non esistono elettoralmente,sono solo delle sette.
      ALLE ELEZIONI REGIONALI NEL 90% DELLE REGIONI TROVEREMO UNA SOLA FALCE E MARTELLO QUELLA DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA

      • carlo circolo bianchini genova scrive:

        PER VOICE
        Eduardo Defilippo le avrebbe chiamate le VOCI DENTRO, scusa la battuta, ma mi è venuta spontanea, anche perche quando si fanno affermazioni categriche, bisogna metterci la faccia.
        Dici tu “non esistono 8 partitini comunisti perchè non esistono elettoralmente” secondo te il metro per misurare se una cosa esiste è il parlamento? se hai deputati esisti se no non esisti, e che ne dici dei comunisti che dal 1921 al 1946 non erano in parlamente, non esistevano, bel modo di ragionare , leggiti la storia ti sarà utile.

  41. Girolamo scrive:

    Sono fermamente convinto anche io che l’unità a sinistra è una pratica che bisogna percorrere con grande decisione. L’esperienza però mi fa vedere degli ostacoli insormontabili, che non sono di origine politica e di origine ideologica, ci sono anche quelle, ma penso che rappresentino il problema minore. Il vero problema è quello dell’autoreferenzialità dei cosiddetti “gruppi dirigenti”, sia di livello nazionale che di livello locale, almeno per quanto riguarda il territorio napoletano. Qualche anno fa la politica del partito fu di puntare sui giovani e fummo assaliti da giovanotti rampanti che parlavano di cose che non conoscevano, ma semplicemente enunciando principi. Siccome il nostro principale popolo di riferimento sono le lavoratrici e i lavoratori, intelligenti abbastanza per capire e per accorgersi che si ponevano alla loro testa senza nessun riferimento di conoscenza. Così facendo, come si è poi dimostrato, i valori venivano accantronati per una carica istituzionale o per qualsiasi cosa possa dare un introito di denaro. Questo è successo negli anni passati alla Federazione di Napoli e in buona parte nel nostro partito. Mi auguro che il nuovo corso sappia selezionare la prorpia classe dirigente, aldilà del correntismo e oltre la convenienze personali. Abbiamo già distrutto abbastanza quanto ci era stato lasciato; forse è il caso di cambiare strada.

  42. Antonio Larosa scrive:

    Negli ultimi tempi, Claudio Grassi ci sta offrendo alcuni spunti di analisi e di riflessione molto significativi, contributi che mi appaiono assolutamente pertinenti. E per chi, come il sottoscritto, non è mai stato “grassiano”, rappresentano sia una piacevole novità nel dibattito interno al PRC e alla FdS sia una conferma della giustezza delle posizioni sostenute dal documento congressuale di Vendola & Co. (al netto degli evidenti e pesantissimi errori commessi con la scissione dai compagni confluiti in SEL).
    Sì, compagni, occorre lavorare per l’unità a sinistra, sperimentare forme nuove e coraggiose di organizzazione politica, fare come in Germania con la LINKE o come in Francia con il Front de Gauche. E’ un’autentica necessità, perchè il nostro popolo – ancora, ha ragione Grassi quando sostiene che c’è una disponibilità alla lotta e all’attivismo dal grande potenziale – ci chiede un “fatto” nuovo a sinistra, che ci dia la forza unitaria per incidere sullo scenario politico, sociale e culturale del nostro paese, un “fatto” che segni in qualche modo l’inizio di una nuova sinistra con radicamento sociale e territoriale, capacità di analisi culturale, efficacia nella lotta e nell’azione politica. Non si tratta soltanto di un “fatto” meramente organizzativo, ma anche e soprattutto di una rinnovata modalità di lettura della società italiana, con programmi, idee, pratiche innovative, capace di dare al nostro paese la sinistra e i comunisti degli anni 2000. Personalmente, nel corso del congresso del 2008, ho votato il Documento di Vendola con queste convinzioni di fondo, e sono contento che compagni come Grassi e, in parte, anche Ferrero stiano comprendendo che se vogliamo mantenere una presenza organizzata ed efficace della sinistra comunista e di classe occorre sapersi “contaminare” con altre culture politiche, con altre pratiche di militanza, con altri progetti organizzativi. C’è un popolo ampio di sinistra che va ben oltre SeL, IdV, FdS, un popolo determinato che chiede unità nell’azione come nei programmi, che chiede una sinistra disponibile e determinata a fermare lo sfacelo morale e sociale di cui è vittima l’Italia: i comunisti, oggi, hanno il dovere di stare con e dentro questo popolo.

    Antonio Larosa
    Segr. Prov. PRC Reggio Calabria

    • Pietro Lunetto scrive:

      Ecco bravo , il popolo ci chiede unita’ dei programmi e intenti. Ma su quele programmi? sui nostri o su quelli di SeL? O peggio del PD?
      E come ben sai e’ difficile creare sintesi tra 2 proposte quando uno ha in mente solo le poltrone e interessi di bottega(vedi SeL).
      Un saluto dall’abruzzo

      • Antonio Larosa scrive:

        Caro Pietro,
        il popolo ci chiede unità e ci chiede efficacia: se non siamo utili ai pezzi di società che vogliamo (molto presuntuosamente, talvolta) rappresentare, se non proviamo a risolvere qualche problema e/o qualche questione (nelle istituzioni così come nel lavoro nella società), se non riusciamo a dimostrare la nostra utilità come forza di sinistra e comunista, restiamo soltanto mero ceto politico….
        Sperimentare un modo diverso di fare politica, innovare sulla coerenza fra quanto si dice e quanto si fa, cambiare le forme dell’organizzazione e della militanza, rifuggire ogni sorta di velleitarismo pur mantenenendo la propria radicalità, connettersi con la società degli anni 2000: questo è quello che penso per il nostro futuro, non semplici accordi politicisti fra sigle di partito e/o pezzi di nomenclatura politica. Non dobbiamo avere paura di nuotare nel mare aperto, dobbiamo essere forti della nostra identità e delle nostre idee per confrontarle con quelle di compagni di viaggio anche assai diversi da noi: altrimenti, restiamo come e quello che siamo, un piccolo partitino con la falce e martello che sgomita per trovare il suo spazio e che non ha reali prospettive di crescita nel breve e medio periodo.

  43. piera barberis scrive:

    Molto sommessamente,consiglio di leggere con molta attenzione il post di Federica Pitoni. A mio avviso dice delle cose assolutamente condivisibili e di molto buon senso. Penso anch’io che la posta in gioco sia troppo alta.
    Anch’io ho dubbi, perplessità, incertezze e chi più ne ha più ne metta.
    Diffido molto di chi ha solo delle certezze. La proposta di avviare una discussione seria nel partito, partendo dalle riflessioni che Grassi ha fatto sulla manifestazione del 13, mi trova pienamente d’accordo.

  44. vincenzo scrive:

    Intervengo solo perchè nella mia regione non si vota, chè altrimenti avrei rinviato ogni discussione accademica a dopo il 28 marzo. Come bene dice Antonio, mi pare, “devo scappare per parlare con gli operai”.
    Non mi convince molto il ragionamento sviluppato da Grassi; forse perchè esso riflette la complessità della situazione e la difficoltà a fornire delle linee di intervento chiare e immeditamente percepibili non solo dai militanti ma soprattutto dai potenziali elettori di sinistra, vecchi e, principalmente, nuovi.
    Immagino che due esigenze siano presenti nella testa e nel cuore della gente di sinistra: l’unità e l’utilità delle sinistre.
    Il problema è: ma se ricerchiamo l’unità perchè ci siamo divisi, non tanto ieri, ma l’altro ieri e l’altro ieri ancora. Siamo stati degli infanti sprovveduti o ci sono state ragioni di visioni strategiche e/o tattiche che hanno portato alle divisioni? Dico ciò perchè escludo, per definizione, le rivalità e le ambizioni personali tra dirigenti, come pure si sente dire qua e la. Se così fosse non avremmo- non avreste- dignità per attegiarci/vi a dirigenti.
    Si è indagato a sufficienza per capire come mai abbiamo subito scissioni da sinistra e da destra? Può essere che l’elaborazione e le pratiche politiche fossero tanto ambiguae, pendolaristiche, da suscitare reazioni negative da un versante e dall’altro?
    Penso che elementi di questo genere siano stati presenti. E se è così, sulla base di quale progetto e di quali contenuti e programmi si può tentare una riaggregazione? Un rassemblement indistinto non rischia di riprodurre la pre condizione di una nuova divisione?
    Si sente parlare di alternativa, di radicalità. Siamo tutti convinti che stiamo parlando in modo credibile? Questo richiamo a “cambiare lo stato di cose presenti” dice tutto e niente. Per andare dove? Quanti, dentro la federazione, sono convinti di andare verso una società di tipo socialista? A me fa nascere più di un dubbio il fatto che nel logo della federazione sia scomparso l’aggettivo”alternativa”. Ci sarà una ragione se dal 18 luglio al 5 dicembre 2009 è stato consumato questo passaggio. Non sarebbe male se Grassi, che vive da vicino e dall’interno certi passaggi, dicesse chiaramente dove si vuole andare. Se non si compie un percorso di verità difficilmente potremo apparire credibili. La politica non può più permettersi sotterfugi. Oggi la gente ha mille canali attraverso cui attingere informazioni. Non si tratta della massa in senso lato, ma di una consistente fetta di persone in grado di creare opinione.Questo per quanto ci riguarda.
    Sul PD e il presunto cambiamento della sua natura. A me pare che il lupo cambia il pelo ma non il vizio. Non bisogna mai dimenticare che l’obiettvo strategico di questa forza politica è stato da sempre, anche da PDS, di eliminare la possibilità di una presenza politica alla sua sinistra.D’Alema docet. Ha escogitato ogni mezzo, non ultimo il sistema elettorale. Oggi l’obiettivo si può dire che è stato raggiunto. A meno che siamo così ingenui da pensare che l’operazione Vendola sia stata un’operazione tutta interna a Rifondazione. Di fatto è successo che attraendo Sel nella sua orbita il PD ha risolto la questione della presenza di una forza antagonista alla sua sinistra. Io non so se e quando una forza antagonista potrà superare il 4%. In questa situazione è facile per il PD fare gli occhietti dolci anzichè il viso feroce verso un suo autentico concorrente. Perciò non mi farei incantare più di tanto dalla piazza del 13 marzo. A meno che…..
    A meno che il desiderio diffuso, vero,di unità della gente di sinistra e il bisogno, vero, di essere rappresentata da una forza politica utile non espunge dal nostro DNA l’antagonismo e l’alternatività e determina la “SELizzazione” della rifondazione e della federazione.
    Si tratterebbe di uno scandalo, di un tradimento? No. Si tratterebbe di un cambio di linea politica dettato dalla constatazione che il percorso intrapreso con il congresso di Chianciano non è in grado di produrre unità e utilità sociale. Ma se è ancora vero che la fds è un soggetto politico indipendente e autonomo dal PD allora bisogna seguire altri percorsi. Ricercare fino allo sfinimento l’intesa con quanti, soggetti politici, sindacali, singole individualità sono convinti che in Italia è necessario “stravolgere” lo stato di cose presenti e che tale obiettivo si può conseguire solo dall’esterno del PD. Il che non impedisce, a mio avviso, che non si possa e non si debba ripetere l’esperienza dell’unità antifascista di fronte ad una minaccia reale alla democrazia incarnata oggi da una destra tanto più pericolosa quanto più essa si mimetizza nel populismo e nel plebiscitarismo.
    L’importante è, in ogni caso, la chiarezza e la trasparenza delle decisioni e il coinvolgimento totale di tutto il corpo del partito nelle decisino che si prenderanno.

  45. nicola atalmi scrive:

    Claudio la tua è una analisi lucida e seria. cominciamo a discuterne sul serio, già prima del voto

  46. Anonimo scrive:

    caro compagno Grassi
    io e te ci conosciamo bene, sono Baldazzi quel compagno che tu hai definito militante per passione, ma non mi hai mai specificato da dove pensi che scaturisca questa mia passione, forse perchè ancora non lo hai capito, dal 1991, e tu lo sai, ho trascurato il lavoro, la famiglia, speso soldi miei guadagnati col sudore del mio lavoro, per dare attività e vedere di far crescere il partito, ogni volta che mi sembrava che stessimo facendo un salto di qualità, mi sentivo tradito da quei dirigenti che per oppurtinità politica e personale facevano altre scelte o mettevano in difficoltà il partito cercando formule Machiavelliche, non è un caso se ora il nostro partito è in queste condizioni, qualcuno mi spiega perchè quando eravamo il Partito della Rifondazione Comunista, prima del 98, eravamo un partito credibile, rispettato e dell’8,5, te lo dico io, perchè cercavamo di portare avanti una politica Comunista coerente e l’egata alla nostra storia fatta di lotte e di conquiste e i lavoratori e i ceti più deboli vedevano in noi una speranza, ora invece stiamo quì a raccontarci che dobbiamo fare l’ammuchiata per avere una percentuale maggiore, questo non iteressa la gente , può interessare solo certi nostri compagni, io sono convinto che solo ritornando ad essere quel partito che volevamo costruire nel 91 riusciremo a rinsaldare i Comunisti, ridiventare credibili e sperare di non avere più nessun dirigente che per opportunità è pronto a votare l’aumento delle spese militari compreso il rifinanziamento alle missioni “umanitarie”. un saluto Comunista Baldazzi

  47. Davide Di Lorenzo scrive:

    A volte si confondono cose che dovrebbero restare su piani diversi. A parte chi milita costantemente e conosce bene quali sono le differenze tra SeL e Rifondazione, la maggior parte delle persone non conoscono questa differenza e in alcuni casi, non pochi tra l’altro, ormai non sanno più neanche dell’esistenza di Rifondazione e votano SeL credendo realmente di votare una forza di alternativa, senza considerare che si tratta in buona sostanza di una costola del Pd (almeno per quanto riguarda una fetta consistente del gruppo dirigente)… Questo anche grazie al fatto che SeL dopo le primarie pugliesi gode di una visibilità che noi ci sognamo.

    Quindi ancora una volta dobbiamo necessariamente discutere di cosa fare di questo partito. Molti dicono che sia un partito finito, io credo che un partito che conta ancora 50 mila iscritti non può essere definito così senza una oggettiva malafede.
    E’ vero però che non siamo più autosufficienti, e che dobbiamo aprire il confronto con le forze più moderate come SeL e quelle più di sinistra (e per chi conosce la storia di quei partiti sa che più a sinistra hanno soltanto gli slogan, non certo i contenuti).
    Per quanto io ritenga Grassi un ottimo dirigente del partito, non penso che i suoi appelli (ma anche quelli di Ferrero o di qualunque autorevole compagno del partito) siano sufficienti per costruire un polo alternativo al Pd.
    Credo invece che sia necessario costruire un percorso simile a quello lombardo, con tutte le personalità che hanno aderito (e che in tutta Italia potrebbero aderire), coinvolgendo il manifesto e tutte le riviste (ancora in piedi) che negli anni hanno contibuito a costruire una coscienza di sinistra; ma questa volta non per creare una lista elettorale, ma per chiedere a gran voce dei veri e propri stati generali della sinistra, con una discussione volta a costruire finalmente un soggetto federativo unitario con tutti coloro che si ritrovano nel generico termine di sinistra d’alternativa (quindi anche tutti i partiti comunisti presenti in Italia, anche quelli con poche decine di iscritti).
    Solo in questo modo, portando avanti un processo unitario e partecipato, avremo modo di ridare linfa vitale anche al nostro partito, linfa necessaria per uscire da questa spirale destruente.

  48. mordechai scrive:

    L’intervento è larghissimamente condivisibile. Personalmente credo che lo spazio per la sinistra radicale e anticapitalista ci sia a cominciare dal contesto europeo. Questa fase politica è caratterizzata da una potenziale esplosione dell’Europa: tanto come soggetto economico (almeno sulla moneta) unitario, quanto come soggetto politico omogeneo (spazio di valori politici e culturali comuni). Questo è esattamente il nostro spazio: il Partito che per primo ha lottato contro il processo ademocratico e tecnocratico di creazione dell’Europa. Noi, l’unica vera sinistra europea, siamo quelli che hanno denunciato i rischi della finanziarizzazione e quelli che hanno contrastato il rigore monetarista di Maastrict.
    Il nostro compito è metterci alla testa di un movimento che difenda la democrazia, nella situazione specifica italiana, ma anche che attacchi il sistema economico neo-liberista. Un compito da far tremare le vene ai polsi e per provare a realizzare ciò secondo Voi basta un’alleanza PRC-PdCI-Sinistra critica-PCL?
    In cosa questo duplice impegno sarebbe fuori dalla storia comunista e in cosa sarebbe subalterno al PD?

  49. Marco Sferini scrive:

    Una cosa è, a mio avviso, certa: esiste una frammentazione a sinistra generata in nome dell’unità. Il compagno Vendola ha fatto per l’appunto una scissione in nome di una maggiore coesione di tutta la sinistra e questo ha avuto come risultato l’indebolimento della forza politica che ha dietro sé un ventennio di storia e che oggi è ancora riconosciuta, anche dalle generazioni più giovani, come un perno su cui sviluppare azioni e politiche territoriali e nazionali di una qual certa efficacia.
    Il livello qualitativo di unità raggiunto con il progetto in fieri della Federazione della Sinistra regge fondamentalmente sul PRC e sul PdCI, quindi su due forze comuniste, su due soggetti che, con pregi e difetti, hanno culture differenti per quanto concerne il governo e le istituzioni e l’approccio verso la libertarietà e la difesa dei diritti civili, di quelli sociali e delle garanzie di tutela della singola persona e del collettivo.
    Sinistra Ecologia e Libertà, invece, è una polarizzazione di quattro culture riconducibili al socialismo europeo, all’ambientalismo, al libertarismo e al comunismo. E’ molto difficile poter affermare che questa forza politica abbia operato una sintesi sia culturale che politica in questi mesi per raggiungere un terreno di dialogo con la Federazione della Sinistra.
    Sono d’accordo con Claudio quando afferma l’imprescindibilità e l’urgenza di un piano di interazione culturale e fattuale con Sinistra Ecologia e Libertà.
    Confesso che anche io ho delle perplessità, legate fondamentalmente al metodo da seguire, al tipo di relazione su cui basarsi e alla definizione – in un secondo tempo, è ovvio – di un livello superiore di interazione tra le due formazioni della sinistra.
    Non è tanto un fatto legato al timore di perdere una identità: dò per scontato, e voglio poterlo dare, che la nostra peculiarità comunista, di alternativa radicale al capitalismo, quella alterità che ci contraddistingue e che – ad esempio – ci impedisce di sostenere quel personaggio indicibile che è De Luca in Campania, dò per scontato dicevo che tutto questo sia un dato acquisito nella FdS e che la stessa FdS non possa non esistere se non su basi esclusivamente anticapitaliste.
    Per questo escludo che Claudio volesse anche lontanamente riferirsi ad un rifacimento dell’Arcobaleno o a una dissolvenza del PRC in un progetto più ampio (ampiezza tutta da dimostrare) di un partito unico della sinistra (mai è esistita velleità più grande, nemmeno ai tempi del PCI o della Nuova Sinistra).
    Mi sembra che il discorso di Claudio verta sulla urgenza, sulla non trascurabile esigenza di un tavolo comune di confronto tra FdS e SEL. Su questo sono d’accordo. Ma è per me ovvio che l’avverarsi di questo è legata ad una decisione che non può essere nostra, ma di SEL di rendersi veramente autonoma e indipendente dal PD. Invece, gli atti sino ad ora compiuti mostrano l’esatto contrario. Perdonate la lunghezza del commento…
    Un abbraccio a tutte/i compagne e compagni.

    Marco

  50. Federica Pitoni scrive:

    Di queste riflessioni di Claudio, io condivido tutto e soprattutto condivido la seconda parte con questo suo invito alla discussione su un tema che sappiamo tutti scalda gli animi e accende sempre troppi sospetti e mille paure.
    Nei post che vedo, leggo questo: sospetti, paure, dietrologie, a volte anche ragionamenti condivisibili, perché sì, certo, lo sappiamo tutti quel che è stata la nostra storia e come e perché si è arrivati oggi a questo. Capisco, perché lo sento sulla mia pelle, la diffidenza verso chi in passato ha lavorato in modo non limpido. Capisco la paura di venir trascinati verso qualcosa d’altro. E capisco anche chi pensa che un “contenitore” indistinto delle forze di sinistra porti solo all’omologazione di chi vi entra, all’appiattimento delle varie forze, insomma, a una marmellata indistinta che non ha più sapore e poco servirebbe ad attrarre voti, tra l’altro.
    Però poi mi guardo intorno e vedo un Paese sempre più socialmente devastato, con una destra che proprio perché in difficoltà può essere attratta dalla deriva autoritaria. E vedo una opposizione che ha responsabilità politiche gigantesche in tutto ciò. Siamo arrivati a questa situazione per molte responsabilità: nostre (non dimentichiamocele mai e non abituiamoci a sottrarci all’autocritica, perché solo da essa si può arrivare poi a crescere), responsabilità di un sistema politico che schiacciando verso il bipolarismo annulla ogni differenza, ma soprattutto responsabilità del Pd veltroniano che non solo non ha saputo/voluto opporsi a questo, ma ne è stato massimo artefice, riuscendo solamente a distruggere le forze della sinistra italiana e le forze comuniste.
    Poi vedo anche quel che accade se si esce a far campagna elettorale: tra chi ti rifiuta, chi polemizza, chi ti ignora, c’è anche chi, non pochi (ed era tempo che questo non avveniva), si avvicina al banchetto, vuole parlare, capire, ti riconosce, ti dice: meno male, ci siete, e quasi sempre aggiunge: ma ora basta con le divisioni. E non sono agenti in missione mandati da Sel, sono persone semplici, nostri elettori, che non capiscono perché una sinistra di cui questo Paese ha disperatamente bisogno non sappia far altro che dividersi per motivi incomprensibili. Sì, incomprensibili. Incomprensibili per chiunque non frequenti le nostre stanze.
    E allora forse un problema c’è. E sta a noi interrogarci. Non ci capiscono. Perché? Ce lo siamo chiesti mai?
    Torno a dire, porsi l’obiettivo dell’unità delle sinistre perché sconvolge tanto? Perché la scissione di Sel è troppo fresca? Forse, ma ho sentito anche che c’è chi ancora, dopo dodici anni, non ha superato quella del Pdci. Quanti decenni devono passare per tornare intanto a parlarsi. Per ricominciare a ragionare se non sia possibile trovare le forme, i modi affinché la sinistra non si dimostri così incomprensibilmente divisa? Quanti? E nel frattempo cosa accadrà in questo Paese? Probabilmente scomparirà soltanto la sinistra, la sinistra come può essere intesa in un paese come l’Italia. Poi potremo anche dire che la responsabilità è del Pd e di chi ha compiuto scissioni. Sì, potremo dirlo. Parlando tra noi al bar. Oppure su un blog. Ma non saremo credibili certo come partito.
    E questo, sia chiaro, non vuol dire: dimentichiamo tutto e rimettiamoci tutti insieme. Vuol dire: facciamo tesoro degli errori compiuti, ricominciamo a parlarci e proviamo a discuterne senza per questo tirarci dietro sospetti, accuse e scomuniche reciproche. La posta in gioco è troppo alta.

    • carlo circolo bianchini genova scrive:

      PER FEDERICA PITONE
      Cara Federica, ho letto con interesse il tuo post,impostato in modo intelligente e ben cordinato, l’ho letto, sperando fino alla fine di trovare qualcosa di più oltre, il solito piagnisteo, come siamo divisi, troppi partitini, ma perchè non riusciamo a stare assieme,speravo di sentire dire che non siamo insignificanti perchè siamo pochi e divisi, siamo insignificanti, perchè percepiti( è lo siamo davvero) inutili, del resto siamo stati in tanti,avevamo oltre settanta parlamentare solo di rifondazione, ministri, sootosegretari, ed anche la terza carica dello stato,visibilità da fare indigestione, da Vespa. Ballarò ed in tutti i salotti bene e perfino( i coniugi Bertinotti) su tutti i giornali gossip.
      Volevo sentire dire da te (che hai fatto l’intervento più significativo) ma anche da altri che siamo insignificanti perchè, il crollo del muro ci ha lasciati senza padadigma, non sappiamo più chi siamo e cosa vogliamo, un giorno vogliamo l’autonomia dal Pd il giorno dopo no, vogliamo stare con gli ambientalisti ed anche con gli operai a Genova , nel quartiere di Cornigliano,industria siderurgica di RIVA ex ITALSIDER si dava due volantini, uno a favore del comitato per la chiusura dell’area a caldo(più inquinante), uno per gli operai che volevano la fabbrica,in piemonte siamo per la TAV ma anche con la Bresso, non si può volere tutto ed il contrario di tutto.
      potrei fare un elenco di più pagine per elencare i moni dei partitini che c’erano negli hanni settanta, ma questi non costituivano un problema anzi erano una ricchezza che incalzavano il PCI che cresceva sempre di più almeno fino al 76. quando si è parlato di sorpasso.
      l’idea di cercare a tutti i costi l’unità senza un progetto comune, e solo politicismo, non politica, prima il progetto, poi si sta assieme.
      oggi invece vediamo che tanti partitini nascono dal dasiderio di contare qualcosa, perchè tutti dicono di volere stare assieme a patto che a guidare il partito sono loro e non gli altri persino Rizzo si è scisso da Diliberto per farsi il partitino personale , se poi vogliamo unirci con SEL non ci sarebbe problema basta che a comandare c’è Vendola, la stessa cosa vale per SC o per il PCL il vero problema non è il contenitore, ma il contenuto è nessuno parla di contenuti solo di contenitori,Arcobaleno, FDS, SEL, PCL, SC.a quando il prossimo nome, intanto il partito degli assessori trionfa ovonque.

      • Federica Pitoni scrive:

        Caro Carlo, vediamo se riesco a spiegarmi meglio. Ho letto e riletto con attenzione la tua replica piena di sincera passione, una replica da militante deluso che merita profondo rispetto per questo. Anche se ci sono cose che non condivido in quel che tu scrivi, rispetto il tuo pensiero perché so da cosa nasce. Sono in questo partito dal 1991, con tutta la passione, gli ho dato vent’anni della mia vita e non sono disposta a mollare. E neppure tu, Carlo, è evidente. Ora ci parliamo da militante a militante, senza infingimenti, con sincerità e proviamo a capirci perché credo che ci siano molte più cose che ci uniscono di quante ci dividono.
        Io non penso che dirci quanto siamo divisi e quanto questo danneggi noi e la sinistra tutta, quanto danneggi il Paese, non penso che questo voglia dire fare piagnistei. E’ una constatazione della realtà. Ed è una realtà che non mi piace, ma credo non piaccia neppure a te. Quindi proviamo a capire, proprio perché siamo comunisti, come cambiare questa realtà. Sei d’accordo che il primo compito dei comunisti è lavorare per cambiare lo stato di cose presenti? Io penso di sì.
        Continuo a prendere spunto da quanto dici (anche se non sarò, temo, del tutto esauriente): il crollo del muro ci ha lasciati senza paradigma, dici. No, io non penso questo. Ma dal crollo del muro, non abbiamo saputo trarre evidentemente una giusta riflessione. Ci si è rifugiati in due nicchie distinte che non riflettevano: o buttavano via tutta la nostra storia, o volevano acriticamente salvare tutto, senza riflettere. Questo in gran parte è accaduto. E poi la politica della quotidianità, quella delle piccole beghe, ci ha portato semplicemente, gli uni e gli altri, a rimuovere il problema. Questo è stato un errore.
        C’è stato il periodo, è vero, in cui abbiamo detto tutto e il contrario di tutto, o meglio abbiamo detto tutto e fatto il contrario di tutto. Hai ragione. E questo lo stiamo pagando. Perché se non ci votano è colpa di mille fattori esterni, certo, ma prima di tutto colpa nostra. Delle nostre incongruenze, della nostra scarsa linearità quando eravamo al governo. E ricrearsi ora una credibilità, non è cosa facile. E soprattutto non la si crea in una stagione. Passerà del tempo e se sapremo seminare, raccoglieremo.
        Ma arrivo al dunque: perché dire che si deve lavorare per una sinistra unita crea tanto scalpore? Ti dico quel che penso e quel che vorrei: io vorrei che potesse continuare ad esistere una forza comunista in un Paese che sia un pochino più giusto, dove non vengano calpestati tutti i diritti, dove non alberghino leggi razziste, dove insomma ci sia più giustizia sociale, un Paese quindi un po’ più di sinistra, dove quindi possano esistere anche partiti non comunisti, ma chiaramente di ispirazione di sinistra. L’anomalia italiana oggi è questa: rischia di scomparire anche quel che ormai è un piccolo partito comunista, in un contesto che non vede più forze di sinistra. Perché quel che è accaduto è che il Pd ormai ha introiettato la politica centrista e liberista, e questo crea un danno gigantesco. Siamo un Paese monocolore. Senza più vera opposizione. E tutto questo non mi piace. Io credo non piaccia neppure a te. Ma per far vivere, e poi crescere un partito comunista, si deve ricreare tutta la sinistra. Comunista e non. Occorre tutta la sinistra. Anche per questo io credo serva cominciare a discutere di questo. Cominciano a discuterne, partendo dalle “cose”, dai contenuti, come tu ci ammonisci, per cercare un progetto comune, non un contenitore (hai ragione!). La strada è lunga. E, insisto, la posta in gioco è alta, ma vale la pena provarci. Non lo credi anche tu?

        • carlo circolo bianchini genova scrive:

          PER FEDERICA PITONE.
          Cara Federica, ho letto attentamente la tua lettera, è l’ho travata, accalorata e piena di passione , merce rara di questi tempi, tuttavia, dal momento che la prima parte l’hai usata per i convenevoli e le cose ovvie che ci vedono tutti d’accordo , mi concentro sull’ultima parte del tuo post , dove vedo altrettanta rassegnazione che tu ravvisi in me, cito testualmente.
          ”Ma arrivo al dunque.:perché dire che si deve lavorare per una sinistra unita crea tanto scalpore?…….io vorrei che potesse continuare ad esistere una forza comunista in un paese che sia un pochino più giusto,….. dove insomma ci sia un po’ più di giustizia sociale, un paese quindi un po’ più di sinistra, dove quindi possono esistere anche partiti non comunisti,ma chiaramente di ispirazione di sinistra,”
          vedi Federica se qualcuno legge questa ultima parte deduce semplicemente che attualmente vorresti vivere in Francia, o in Germania dove non c’è l’anomalia berlusconi,ma cosa c’entra questo con l’essere comunisti , tu utilizzi la parola sinistra, come equivalente di comunista, senza riflettere che un termine che fa si che mezzo partito di Berlusconi si possa declinare o definire di sinistra, come ti definisci tu, da Cicchitto, ex Lonbardiano, a Tremonti, Brunetta e via dicendo, vuole dire che siamo senza paradigma ed una egemonia culturale,questo volevo dire , la decadenza anche grammaticale, per la quale, utilizziamo una parola per definire qualcosa che però non definisce niente perché ha perso significato e significante, quel termine è stato abusato, e richiama più alla esperienza della rivoluzione francese che sovietica, a sinistra erano collocati i montagnardi e noi in onore dei giacobini abbiamo continuato ad attribuire un valore che adesso non ha più, soprattutto perchè qualcuno per essere accettato nei salotti bene non solo deve (come ebbe a dire una volta Berlinguer) abiurare di essere stato comunista ma deve abiurare anche di simpatizzare coi giacobini, al massimo si può sostenere che anche se la parola comunista è indicibile, può tuttavia rimanere una tendenza culturale, è con questa gente che vuoi parlare e fare una sinistra unita,e con questo progetto non sono d’accordo, non come dicevi prima di vivere in un paese più giusto. Perché per questo basta andarsene in Francia o in Germania.
          Ho gia scritto in precedenti post che riconosco che in italia c’è l’anomalia Berlusconi , e per questo (nelle chiarezza) sono d’accordo che il mio partito dia il suo contributo, per ristabilire le regole, anche con una nuova coalizione che va da noi a Casini, ma deve essere chiaro e dirlo prima che questo nuovo governo , deve essere un governo costituente che faccia poche cose scritte prima, legge elettorale, conflitto di interesse, una legge sulla informazione, insomma dare al nostro paese un volto da paese normale come la Francia, la Germania, un paese dove tutti e dico tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, che i giudici possono fare il loro lavoro senza essere vilipesi, e che siano davvero autonomi e non sotto l’esecutivo, come vorrebbe la destra, poi tutti a casa la sinistra faccia la sinistra e la destra faccia la destra.
          Spero che questa chiarificazione non ti sia dispiaciuta , e ti assicuro che non mi considero un comunista duro e puro, sono ragionevole, ed anche per i compromessi dove sono possibili ma non ad ogni costo, ma vedo anche la corruzione che serpeggia anche nelle nostre file, c’è una questione morale che ci riguarda,
          affettuosi saluti.

          • Federica Pitoni scrive:

            Caro Carlo, stavolta, te lo dico subito, sarò più sintetica nella risposta, ma ti prego non fraintendere: è tardi e sono solo molto stanca e poco lucida. Alcune cose però voglio dirtele, anche perché davvero mi fai dire cose che neppure penso.
            Cominciamo dell’inizio: mi sorprende che tu legga nelle mie parole (e da lì parti con una deduzione che quindi ti porta davvero molto lontano) una rassegnazione che proprio non ho. Tante cose albergano nel mio stato d’animo: preoccupazione, prima di tutto, rabbia, senso di impotenza a volte, ancora rabbia e voglia quindi di fare qualcosa. Quel che non c’è proprio è la rassegnazione.
            Ancora: tu mi fai dire che penso che il problema Italia sia l’anomalia Berlusconi e quindi conseguentemente che io pensi che per risolvere questa anomalia ogni mezzo sia legittimo. Uhm… ho capito male?
            No, Carlo, semmai io penso che l’anomalia italiana (e penso di averlo detto) sia l’assenza prima di tutto di una opposizione, dopo di che di una sinistra, e, aggiungo, che il rischio concreto che si corre semmai è la scomparsa di una forza comunista in questo Paese.
            Non è esattamente la stessa cosa.
            Poi, tu dici che io confondo la parola sinistra con la parola comunista, di più che io mi definisco di sinistra e da lì parti per ricordarmi che mezzo partito di Berlusconi potrebbe definirsi tale. Ma dove le hai lette tutte queste cose che io non ho scritto? Oddio, comincio a preoccuparmi. Evidentemente non mi so esprimere.
            In sintesi: so benissimo che sinistra non è sinonimo di comunismo. Quello che ho cercato di dirti è che attualmente in Italia (e questa è appunto l’anomalia) manca completamente una sinistra (che per me non è un termine che ha perso significato), in quanto il Pd non può proprio essere definito sinistra. Oltre ciò, quel che ho provato a dire (ma forse, questo sì davvero non era chiaro) è che un partito comunista ha più forza in un Paese dove esiste anche una sinistra e non solo una destra e un centrodestra. E che quindi è, io credo, auspicabile una rinascita di forze di sinistra, perché aiuteranno il Paese ad uscire dalle secche in cui naviga. Dopo di che, sono pervicacemente comunista, non me ne vergogno, anzi ne sono orgogliosa. Come vedi non abiuro nulla. Non so cosa voglia dire duro e puro, penso faccia parte degli stereotipi troppo usati dai giornalisti senza fantasia. Quanto ai compromessi, no, quelli no, i compromessi non sono disposta a farli, preferisco la duttilità della fermezza delle proprie idee. E, a proposito, non ho mai pensato di andare a vivere in Francia o in Germania: pensa che qualche mese fa pensavo semmai a Cuba…
            Ti saluto, è tardi e comincio a non capire più ciò che scrivo.

  51. filippo scrive:

    Condivido ciò che Claudio Grassi sostiene nell’ articolo, non vedo alternative del resto. Non sono della componente Essere Comunisti e ciò che sostengo impegna solo il sottoscritto e non altri.

  52. filippo scrive:

    E’ dal luglio del 2008 che penso le cose che oggi scrive Claudio Grassi, che per altro, al congresso di Chianciano cercò un’ utilissima mediazione. Certo, i percorsi unitari sono i più difficili da svolgere, ma le divisioni non mi pare che stiano portando la sinistra di alternativa da nessuna parte, ( vedi i troskisti francesi per trovare una situazione analoga).
    E’ innegabile che l’ impianto del congresso di Chianciano è fallito in maniera miserrima, inutile star qui a recriminare su di chi è la colpa, non ne abbiamo il tempo.
    Ciò che scrivo impegna solo il sottoscritto, non il mio circolo o altri compagni.

    • Pietro Lunetto scrive:

      Scusa Filippo, ma quanto detto a Chianciano non e’ fallito. Non e’ maistao messo all’opera.
      Si e’ scritto una cosae dopo 3 mesi se ne e’ fatta un’altra.

  53. Aurelio scrive:

    Credo che l’esperienza di Rifondazione Comunista sia semplicemente terminata. Tutto prima o poi ha una fine basta rendersene conto e ragionare di conseguenza. L’articolo di Grassi ha un pregio, ne prende atto e fà una proposta concreta:costruzione di una aggregazione politica indistinta, piena di contraddizioni e senza alcuna ideologia comune che punti alla sopravvivenza politica.
    Può funzionare? Ma si per un un pò, poi al prossimo calo elettorale nuovo giro di valzer, ( nuovo inizio,riuniamo i dispersi, cambio del nome, ecc.ecc.)finchè dura (PD docet).
    Programmi? liberalcompatibili per poter andare al governo.

    E’ possibile un altra strada. Comunista.

    • Antonio scrive:

      Sembra anche a me che in quest’articolo Grassi dia per spacciata l’esperienza di Rifondazione. Lo dico con tanta amarezza. Questo articolo è una doccia gelata per me che mi stavo impegnando al massimo in questa campagna elettorale. Forse avrebbe potuto pubblicarlo dopo le elezioni…era meglio

  54. fiorenzo parziale scrive:

    Scusate, ma non si tratta di guardare a destra o a sinistra del prc. Bisogna ragionare su un soggetto nuovo, alternativo e di trasformazione. Non propongo certo la semplice equazione prc+sinistra ecologia e libertà

    Il punto è come tornare a fare massa critica e a crescere. Con una battuta: tra Gramsci e Bordiga, la storia ha dato ragione al primo.

    Al di là della battuta, bisogna tornare a parlare al lavoro, nelle sue diverse forme. Quando sei al 3% non è colpa solo tua, perchè sappiamo la deriva sociale attuale di quale portata sia, però un modo per comunicare con la realtà è imprescindibile

  55. Nino scrive:

    È veramente stupefacente la capacità camaleontica dei vari Grassi e Ferrero! Almeno Bertinotti aveva una linea politica (sbagliata), questi qui navigano a vista e cambiano linea ogni giorno..mmah..in che mani siamo!

  56. Paolo Roversi scrive:

    Ma perché guardiamo sempre alla nostra destra e mai alla nostra sinistra? (a tutti quei Comunisti usciti dal PRC causa le politiche fantasiose di Bertinotti & C) Come sempre si parla di aggregazioni numeriche senza analisi della fase e scevre da contenuti. Su quali basi politiche ci uniamo con SeL? Comprendo la priorità di prepararsi al dopo Berlusconi con un peso specifico importante, non accetto i passaggi sviluppati da Chianciano in poi che hanno ucciso per l’ennesima volta il tentativo di”Rifondazione Comunista”. Sono sempre più convinto, il Comunismo dentro un nuovo contenitore politico che andrete, sottolineo andrete, a costruire diventerà una tendenza culturale. Forse avete ragione voi, lo farete senza di me.

  57. fiorenzo parziale scrive:

    Compagni, siamo al 3%, stiamo scomparendo. Qui non si tratta di fare comparazioni con Paesi diversi, ma di analizzare la realtà italiana.

    O ci uniamo o scompariamo, restando su facebook come i duri e puri che vogliono la rivoluzione. Un po’ di serietà: ma la campagna elettorale la state facendo? ci parlate con la gente (non col compagno di circolo)?

  58. mauro scrive:

    “il Front de Gauche – che nelle elezioni di domenica scorsa ha sfiorato il sette per cento”

    (Claudio Grassi)

    “il Front de gauche, che ha ottenuto un risultato onorevole con il 6,1%”

    (Anna Maria Merlo, su il Manifesto)

    In realtà, il Front de Gauche ha ottenuto il 5,84% dei consensi espressi (53,64% gli astenuti!) , come si può facilmente verificare nel sito del ministero dell’interno francese. Nella consultazione europea del 2009 (neppure un anno fa), il Front de Gauche ha totalizzato il 6,48%.
    Se si tiene poi conto del fatto che nelle elezioni amministrative il PCF tradizionalmente ottiene i suoi risultati migliori, in ragione del prestigio di alcuni suoi candidati locali (alcuni dei quali oggi in liste comuniste dissidenti che hanno preso, nelle regioni in cui sono state presentate, più voti del Front de Gauche. Ad esempio Maxim Gremetz, in Picardia, ottiene il 6,21% a fronte del 5,35% del Front de Gauche) , il risultato del Front de Gauche – a cui non partecipa solo il PCF, ma forze che, al di là della loro esigua consistenza, ne sembrano decidere oggi gli orientamenti (“socialdemocratici di sinistra”), un po’ come capitò a suo tempo con la spagnola Izquierda Unida – mi sembra tutto sommato abbastanza mediocre.

    http://elections.interieur.gouv.fr/FE.html

  59. Ferdinando scrive:

    Pian piano, un passo dopo l’altro, si porta l’asino dove lo si voleva attaccare sin dall’inizio.
    Quindi, in sostanza:

    1)tornare insieme a Vendola (o entrare nel partito di Vendola, se SeL, come prevedibile, prenderà più voti della Federazione). In questo modo, quello che a Grassi non riuscì a Chianciano gli riuscirà dopo le regionali;

    2)costruire un nuovo Arcobaleno;

    3)allearsi con il PD (e forse anche con Casini, ma perché no: un domani anche con Fini) per contrastare il pericolo del “fascismo berlusconiano”, o l’invasione degli alieni, o la peste bubbonica.

    Chi conosce dall’interno la storia di Rifondazione sa di trovarsi di fronte a un film già visto in prossimità di Venezia. Con la differenza che all’epoca contavamo ancora qualcosa e il partito poteva essere salvato. Adesso non contiamo nulla, il partito non esiste di fatto più e questi qua cercano soltanto di garantirsi un futuro come gruppo dirigente nel sistema di alleanze PD mentre la gente ride di noi.

    Inutile rigirare la frittata e far dire ai numeri quel che si vuole. I dati dei sondaggi dicono una cosa: che la Federazione è scesa sotto il 3%, che non è in grado di motivare nemmeno i militanti e che questo gruppo dirigente, che non è mai stato autonomo, non ha più credibilità.

  60. fiorenzo parziale scrive:

    Caro Claudio, condivido la tua analisi. Anzi, credo che sia giunto il momento di trarre un bilancio del PRC di quetsi due anni.

    Parlando con la gente, analizzando i dati, partecipando alle riunioni interne, sono sempre più convinto che sia ragionevole lavorare con forza, fin subito dopo le elezioni, ad un lavoro di riorganizzazione unitaria della sinistra alternativa.

    I diversi pezzi ex prc, l’attuale prc, e nuove soggettività vanno messe in comunicazione per la costruzione di un soggetto unico caratterizzato da pochi e chieri elementi identitari:

    1) rappresentare il mondo del lavoro in nome dell’affermazione del valore sociale del lavoro;

    2) essere una forza progressista per l’implementazione della carta costituzionale più e meglio del passato, non solo di quello disastroso del momento;

    3) Elaborare nuove forme di partecipazione politica per la gestione di temi ambientali e sociali che rappresentano le nuove richieste di libertà ed eguaglianza della società post-fordista. Un esempio: comunicare come libertà ed eguaglianza intese in senso moderno (dopo il 1789) abbiano la medesima origine storica e spingere i due concetti oltre verso l’idea di libertà di espressione umana, ossia la realizzazione della propria persona, un tema che richiede un riconoscimento collettivo e pratiche conflittuali di trasformazione

    In tal modo sarà possibile evitare tanto il settarismo e la scomparsa della sinistra comunista e alternativa quanto l’approdo a forme politiciste da sinistra moderata, uno spazio oggi non più esistente

    Questo processo richiede anche una forte azione delle leadership nazionali ed il loro coraggio nell’innovarsi con nuove forze non estemporanee, ma presenti

    Ti abbraccio e spero che potrai rispondermi

    Fiorenzo Parziale

  61. paolo scrive:

    questa volta nessun distinguo con l’articolo di claudio, la sintonia è totale!!
    Paolo

  62. Margherita scrive:

    Ciao ;-)
    La tua è una bellissima analisi, molto condivisibile. E sì, bisognerebbe iniziare a discuterne, senza però scordare i recenti fallimenti nella direzione che proponi.
    I credo che i dissapori (passati, presenti ed eventuali), oltre che di natura politica (banale da dire, ma se ci si allea è necessario, poi scendere a dei compromessi e se questi si sanno già troppo pesanti è inutile fare il passo politico, la recente storia insegna…) siano anche “culturali”. La frammentazione culturale è difficile da gestire: diverse estrazioni, diversi percorsi, e purtroppo mancanza di una cultura di sinistra tra i noi giovani. Mancano punti di riferimento, e centri di aggregazione che non siano solo teatro di passeggere militanze o fasi “alternative”, ma luoghi di discussione ed insegnamento-apprendimento intergenerazionale.

    ciao

    Margherita

  63. pietro ancona scrive:

    La CGIL ha scoperto gli sciopero senza contenuto e per compiacere la Confindustria. Dopo lo sciopero del 12 dicembre questo del 12 marzo. Entrambi sfogatoi per calmare il malessere dei lavoratori e con richieste al governo del tutto ridicole. In questo del 12 marzo Epifani ha sfiorato l’argomento art.18 solo per pochi istanti e soltanto perchè la “piazza” lo reclamava con molti cartelli.

    • Claudio scrive:

      Meno male che la CGIL c’è. Se fosse come dice Pietro non si capirebbe perchè tanto odio da Scconi, berlusconi e &

  64. Claudio scrive:

    Il fatto che il popolo di sinistra ci sia e prenda gusto alla piazza è una buona notizia. Chi ci dice che ancora una volta il PD non usi la politica dei due forni? Al governo nazionale con UDC, Radicali e IDV e nelle piazze con la sinistra radicale? Forse è meglio così. Un futuro governo di centro sinistra con due opposizioni una di destra ed una di sinistra sinistra non mi dispiacerebbe. Prioritariamente fuori il berlisconismo ma noi non ripetiamo gli errori di sempre.
    Un altro arcobaleno o un’altra “unione” potrebbe rappresentare veramente la fine. Stiamo attenti.
    Saluti comunisti

  65. Antonio scrive:

    Caro Claudio,
    ogni articolo ci spostiamo un pò di più a destra…o forse l’articolo è ambiguo, scritto male. Ma se proprio dobbiamo fare il partito unico della sinistra, perchè aveva torto Sinistra e libertà? Non era forse questo il loro progetto?
    Mi sembra che si stia spandendo il terrore per il prossimo risultato elettorale e che questa paura ci induca a ragionamenti affrettati e sbagliati. Non voglio farla troppo lunga e tuttavia sono moderatamente fiducioso proprio verso il prossimo risultato elettorale. Ieri per esempio sono stato alla Fiat e, rispetto all’esperienza dell’Arcobaleno, si respirava un buon clima. Niente contestatazioni e i lavoratori si avvicinavano anche per prendere i tagliandini elettorali. Ricordate che la Fiat è un termometro del clima e ieri sembrava a noi presenti che il vento fosse cambiato in nostro favore. Aggiungo che il nostro candidato è un lavoratore, giovane e militante sindacale che esprime in prima persona la condizione di vita di migliaia di persone e che ha il coraggio di denunciare le ingiustizie sociali (anche nella scelta delle candidature si costruisce il nostro progetto). Inoltre quest’anno non avremo la concorrenza di altre liste con la falce e martello e molti compagni che votarono Ferrando alle europee torneranno a votare per noi, soprattutto se abbiamo candidati credibili. Ma anche se il risultato elettorale non fosse dei più lusinghieri non per questo dovremmo mollare cambiando linea. I risultati della nostra scelta di forza alternativa e radicale si potranno vedere solo nel tempo. Dopo questa tornata non si voterà più fino al 2013 e potrebbe, questo, essere un buon periodo per ricostruire.
    L’idea di costruire un partito di sinitra che abiuri ai propri simboli (cosa gravissima) ci porterebbe senz’altro all’anonimia e alla scomparsa dal panorama politico prima che istituzionale. Il paragone con la Francia è fuori luogo: il PCF non si è mai sciolto e la CGT vede nel PCF ancora il principale partito di riferimento. Non lo stesso accade in Italia dove la CGIL individua nel PD il proprio referente. I risultati si vedono, insomma, solo laddove c’è un’organizzazione che è presente nei luoghi della produzione e della società. Se il PCF ottiene oggi risultati positivi insieme alla sinistra è anche perchè continua a essere un partito radicato ancora più di quanto lo fosse Rifondazione nei tempi migliori.
    In ultimo, caro Claudio, non vorrei che tu confondessi due cose diverse: una cosa è la Federazione che deve ancor più allargarsi ai soggetti anticapitalisti,ambientalisti, antirazzisti, ecc., altra cosa la ricostruzione di un partito comunista unito e non più diviso. Perchè le due cose dovrebbero esseere in contraddizione? Io spero che questa eperienza delle regionali abbia fatto riavvicinare i compagni finora divisi da un muro di ostilità (mi riferisco al PdCI e al PRC) e spero che dopo si vada finalmente alla riunificazione. Sottolineo riunificazione che non significa costituente di un nuovo partito ma confluenza dentro Rifondazione. O forse tu saresti contrario?
    Ora ti lascio perchè torno alla campagna elettorale. Sono rimasti pochi giorni ma come ho già detto, il clima è cambiato e vi sono più possibilità di convincere a votare per noi, rispetto a qualche mese fa. Perciò diamoci da fare.

  66. Gian Luca scrive:

    Possibile che uno dei primissimi commenti debba essere una frase senza senso?
    Basta con queste dietrologie che riportano sempre ad esperienze passate. Siamo dentro un diverso processo politico e siamo anche di fronte a scelte difficili. Bisogna sempre fare riferimento a qualche cosa di passato? non riusciamo a guardare avanti e inventare, sperimentare e nemmeno troppi esperimenti, ma tentativi di unità senza sotterranei fraintendimenti.
    Abbiamo un pericolo incombente che si chiama fascismo liberista…una aberrazione in termini di tutto ciò che è stato di peggio per il nostro paese. Abbiamo una classe politica al governo che non è paragonabile con nessun altra classe politica all’interno del planisfero.
    Beh tutto quello che si riesce a dire è “avanti con il nuovo Arcobaleno?”
    Compagni abbiamo bisogno di massima unità per fronteggiare gli attacchi imponenti che ogni giorno ci vengono sferrati dai padroni. Attenzione però a indicare con precisione ill nemico…..a volte si rischia di sbagliarsi e fare danni al nostro interno.
    Saluti Comunisti

  67. Nino scrive:

    Ma si…avanti con il nuovo Arcobaleno!!

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