Il dibattito che si e’ aperto con il precedente post che ho scritto con il titolo “Unita’” e’ stato molto ricco e appassionato. Lo si vede leggendo i commenti: oltre 100 in pochi giorni.
Ringrazio tutte le compagne e i compagni che sono intervenuti portando cosi’ un contributo al nostro dibattito.
Vi invito a continuare questo dialogo in questo spazio libero e gratuito che la rete ci fornisce. Mi permetto nuovamente di chiedere a tutti un confronto che non scada nell’invettiva o nello stravolgimento delle posizioni che si vogliono contestare. Penso si possa discutere di politica anche avendo opinioni divergenti senza anatemi o insulti.
Detto questo ringrazio Simone Oggionni (assieme ad Anna Belligero neo portavoce dei Giovani Comunisti, auguri!) per essere intervenuto sull’argomento proposto dal mio precedente post. Siccome nel contributo di Simone vi sono le risposte a molti dei rilievi che sono arrivati attraverso i commenti e siccome vi sono ulteriori riflessioni che possono stimolare il dibattito ho deciso di metterlo come nuovo post. Anche perche’ lo condivido interamente. Buona lettura.
L’intervento di Claudio Grassi sul tema dell’unità a sinistra ha colto nel segno. Lo dimostra, prima ancora che un consenso segno della consapevolezza diffusa circa la necessità di non disperdere il patrimonio di forze di cui oggi disponiamo, il merito delle critiche mossegli.
La prima obiezione riguarda la tempistica. Si sarebbe dovuto – si è scritto e detto in questi giorni – aspettare l’esito delle elezioni regionali per promuovere un’offensiva unitaria. Rilevo innanzitutto che qualsiasi sarà l’esito delle elezioni difficilmente avremo a che fare con un contesto molto diverso da quello che si è determinato con le ultime elezioni europee, con due forze come la Federazione della Sinistra e Sinistra Ecologia Libertà che si contendono lo spazio elettorale a sinistra del Pd. In secondo luogo, calibrare la propria linea politica in funzione del risultato elettorale (e quindi aspettare il 29 marzo per indicare una prospettiva) è, nella migliore delle ipotesi, un segnale di subalternità elettoralistica, nella peggiore un segnale di debolezza politica. Infine, si sostiene che questo invito alla discussione distragga forze dalla campagna elettorale. Nient’affatto: è un’ulteriore freccia nell’arco delle nostre argomentazioni, presentando i comunisti per quello che sono, e cioè unitari e interessati non solo alla propria sopravvivenza ma anche, e soprattutto, al destino della sinistra tutta e di quel popolo di cittadini e di lavoratori che è sceso in piazza con grande forza nelle ultime settimane (dallo sciopero della Cgil alla mobilitazione democratica del 13 marzo) e che ha bisogno di una massa critica da contrapporre alle destre ma che sia al contempo alternativa al moderatismo del Partito democratico.
Per queste ragioni è vero il contrario: è precisamente questo il tempo di individuare, con senso di responsabilità, una prospettiva che eviti la definitiva marginalizzazione delle forze d’alternativa.
Perché altrimenti lentamente la sinistra si consuma, impaludata nell’incapacità di indicare un progetto. Rimaniamo fermi, senza aprire gli occhi sulla realtà che abbiamo di fronte, e – parafrasando il verso di una poesia di Martha Medeiros – lentamente moriamo, non cambiando la marcia, non rischiando.
A dire il vero il cambio di marcia il nostro partito – ed è anche per questo che si fatica a comprendere il senso di talune riserve – lo ha innestato da tempo, promuovendo da mesi (non dall’ultimo articolo di Claudio Grassi) una linea politica unitaria.
Al centro sta Rifondazione Comunista, la sua forza organizzata, la sua capacità di coniugare radicalità e innovazione. Come logica conseguenza di questo investimento, abbiamo prodotto la scelta strategica e non tattica della Federazione della Sinistra, intesa per quello che è concretamente, nella sua costituzione materiale, e cioè lo strumento di riorganizzazione di un soggetto anticapitalista e comunista più forte e più grande del nostro partito. A fianco di ciò, il processo unitario a sinistra, per ammissione di tutti non costringibile nelle coordinate della Federazione, e cioè il tentativo di aggregare oltre i confini del nostro progetto politico, ricostruendo in primo luogo un rapporto con Sinistra Ecologia Libertà. Infine, un atteggiamento di disponibilità al dialogo con le altre forze del centro-sinistra, non allo scopo di una nuova alleanza di governo ma in funzione difensiva, come argine democratico al disegno eversivo delle destre.
Dov’è lo scandalo? Non è questa la linea politica del nostro partito, sia nei propositi ufficialmente espressi in questo ultimo anno e mezzo, sia nella realtà che concretamente si è prodotta, nei territori e a livello centrale?
Si tratta allora di precisare ulteriormente, perché non possiamo permetterci di impostare la nostra discussione su premesse sbagliate o interloquendo con posizioni che non appartengono al nostro dibattito.
Nessuno ritiene, per esempio, che ci siano le condizioni per un accordo di governo con il Partito democratico. Non solo perché il Pd di Bersani guarda al centro e investe strategicamente nel rapporto con l’Udc. Ma anche perché programmaticamente abbiamo verificato (l’esperienza del governo Prodi, il profilo di buona parte dei candidati a Presidenti delle Regioni in questa tornata amministrativa) tutta la distanza che sussiste tra noi e il Partito democratico. Ciò non ha nulla a che fare, però, con la necessità di ricostruire un rapporto tra le forze democratiche, a partire dai livelli territoriali più permabili, e con la necessità di sollecitare il suo elettorato alla condivisione di obiettivi minimi (dalla difesa della dignità del lavoro alla contestazione della sistematica violazione da parte del governo delle regole e dei principi della nostra Costituzione). Noi, questo, vogliamo farlo, superando atteggiamenti minoritari e logiche settarie che sono stati in questi mesi parte del problema e non certo parte della soluzione.
Un seconda puntualizzazione. Nessuno ritiene che all’orizzonte vi debba essere – come propone Fausto Bertinotti – la costruzione di un nuovo partito della sinistra. Dopo tutto, se abbiamo subìto non più tardi di un anno e mezzo fa una dolorosa scissione, se i nostri ex compagni di partito hanno dato vita ad un soggetto politico con forze non alla loro sinistra (delle quali rimane oggi fondamentalmente soltanto Sinistra democratica), e se in diverse realtà locali (la Campania e la Lombardia su tutte) Sinistra Ecologia Libertà fa parte di coalizioni moderate alternative alla Federazione della Sinistra non è un caso ed evidentemente questo dice qualcosa rispetto alla difficile coesistenza all’interno di uno stesso partito. Il punto è che le differenze programmatiche non ci impediscono di avanzare una proposta unitaria, di provare a costruire insieme un percorso di convergenza. Di più: dobbiamo essere consapevoli che meno insistiamo nell’offensiva unitaria e più le distanze tra noi si acutizzano, creando barriere sempre più alte. Ci ricordiamo quello che è accaduto dal 1998 all’anno scorso? Quanto tempo abbiamo impiegato prima di tornare a considerare la possibilità di dialogare con il Partito dei comunisti italiani? Una differente valutazione tattica, per quanto densa di implicazioni di cultura politica e di strategia, ha impedito per oltre un decennio ai comunisti di parlarsi tra loro, di ipotizzare un percorso di riavvicinamento. Noto sommessamente che non siamo nelle condizioni di ripetere lo stesso errore con i compagni di Sinistra Ecologia Libertà.
Una terza puntualizzazione. Nessuno propone di importare meccanicamente dall’estero un modello pronto per l’uso, fosse anche il calco di un’esperienza particolarmente virtuosa. Soltanto bisognerebbe studiare ciò che accade fuori dai nostri confini, per trovare i punti di eventuale contatto, capire come si muovono e che scelte assumono i comunisti negli altri Paesi europei.
Ciò che non va fatto, invece, è piegare la realtà ai propri convincimenti, come avverrebbe, per esempio, laddove sovrastimassimo il tasso di autonomia del Front de Gauche rispetto al Parti Socialiste in Francia. Il Front de Gauche, che è riuscito nell’obiettivo di unire un partito comunista in grave difficoltà con una parte importante e autorevole di sinistra socialista, in tutte le Regioni si è presentato in alleanza con il Ps. Questo non indica, dal nostro punto di vista, alcuno sbocco in termini di alleanze e di collocazione strategica. Suggerisce, al più, un po’ di cautela nella lettura dei processi politici in corso.
Possiamo invece affermare in tutta evidenza che, con poche eccezioni, in Europa è in corso un processo di allargamento a sinistra delle forze comuniste. Ogni caso con la sua specificità, con i suoi punti di forza e i suoi limiti. Dalla Germania al Portogallo (per citare, non a caso, due casi per molti versi agli estremi) è forte la consapevolezza della necessità di costruire alleanze e convergenze tra le forze a sinistra della socialdemocrazia.
Il punto è capire con quali forme e con quale obiettivo. Sta a noi – giacché siamo noi la forza più organizzata – non imprimere o non consentire che venga impresso a questo percorso un segno moderato. Sta a noi non rimuovere ma rilanciare l’identità comunista e quindi l’orizzonte della trasformazione e del superamento del capitalismo. Ma la prima urgenza, oggi, è non avere paura. Di discutere, anche e soprattutto a dieci giorni da un voto così decisivo, e di gettare le basi del nostro futuro.
Simone Oggionni

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Amir, ti si cerca sul forum a proposito della ginnastica facciale.
Dove sei finito?
Cari Compagni,
Io penso che visto i risultati ottenuti ci debba essere una profonda analisi all’interno del nostro partito.
Non possiamo sempre guardare alle dinamiche che avvengono negli altri paesi europei dove valutandoli esternamente si fà esclusivamente una analisi politica del voto basata sui numeri e non sulle dinamiche di rapporti sociali che hanno portato al raggiungimento di quel voto.
Ormai per esperienza si può dire benissimo che il problema della nostra rappresentanza della sinistra in generale non è solo una sommatoria di soggetti politici alternativi di sinistra che si ritengono tali.
Io penso che le nostre considerazioni dovrebbero convergere sui seguenti punti:
- Incapacità di rappresentanza nelle zone più industrializzate d’Italia
ossia nel settentrione.
Perchè secondo me solamente riuscendo ad entrare nelle dinamiche produttive dove poi si determinano i rapporti sociali, si ha l’opportunità di essere considerate utili.
Logicamente non si può pensare che tali siano rimaste quelle di 30-40 fà.
I cambiamenti dei modelli di produzione e lo “spacchettamento” della produzione nei luoghi di lavoro e le mutinazionali che determinano le tempistiche di produzione che poi ricadono sulla sicurezza dei lavoratori, hanno cambiato totalmente tali rapporti.
Penso che da questo punto di vista il nostro compito sia quello di avere L’UMILTA DI ASCOLTARE le “nuove” esigenze e i “nuovi” disagi che attraversano il mondo del lavoro dove i bisogni primari vengono sempre più negati.
Il cercare di fare continuatamente accordi con gli altri partiti anche se per solo appoggio tecnico, soprattutto in zone dove ci sono movimenti tipo no-tav o per l’acqua pubblica e in modo particolare la volontà di volerli rappresentare, siamo visti come partito non utile visto la perdita di credibilità che abbiamo avuto.
In questo senso penso che a volte ci si debba “de-istituzionalizzare” creare basi di conflitto con movimenti su cui abbiamo dei punti in comune per poi avere la capacità di rappresentarli all’interno delle istituzioni,altrimenti come possiamo vedere possono sfociare in rappresentanze qualunquiste vedi i “grillini” che poi alla fine non propongono delle alternative sociali concrete.
-Il settarismo
Questo secondo me è un’altro punto importantissimo su cui mi permetto di fare una piccola divagazione anche se ho visto che sul blog se ne è già discusso.
Il settarismo lo ritengo molto importante da superare xkè incide molto sull’agire politico di ogni compagno che a volte purtroppo sfocia spesso nella pura ideologia sentimentale e dogmatica che ci fà vedere fuori tempo, tralasciando la concezione materialistica della storia di quella che stiamo attraversando facendoci vedere troppo nostalgici e non utili. Altrimenti il comunismo può essere considerato da altre persone una tendenza culurale cosa che noi non vogliamo.
Su questi piccoli spunti che mi sono venuti in mente anche se avrei ancora molto da scrivere, spero di lanciare dei piccoli imput sulla discussione dell’unità che deve essere costruita con condivisione e soprattutto ascolto delle discussioni che avvengono all’interno dei confronti con gli altri soggetti che con noi possono condividere delle battaglie di conflito sociale.
Un Saluto a PUGNO CHIUSO
Matteo di Terni.
Come volevasi dimostrare il tonfo c’è stato e pure enorme. Avete sottovalutato troppe cose da troppo tempo, a cominciare dal Movimento grillino che avrebbe non poche cose da insegnarci su come si sta al mondo. Siete stati ammoniti troppe volte, ora siete da espulsione: dimettetevi!
Cari compagni, la caduta della sinistra e in particolare, quella del prc ancora una volta è il merito di tradimento degli ex comunisti che un cambio di un futuro migliore per loro e le loro famiglie, e pensioni dorate senza lavorare, hanno distrutto l’organizzazione dei comunisti più volte, io avevo previsto tutto, non perchè sono un saccente, ma perchè l’obbiettivo della banda era gia chiaro dal 1991. Non parlo più de morti, caro Claudio, bisogna cacciarli e mandarli da loro maestero Bertinotti, e ricominciare con i lavoratori come i capi del partito, l’arcobaleno, la federazione di sx e un’altra bambola in mano agl ex non avrà più seguinto. in vito tutti i compagni di cacciare i segretari ereditari e ricominciare dalla gente sana e comunista.
Viva il comunismo.
Amir Gorguinpour
Dico quello che penso rispetto all’esito delle elezioni, perché penso che entri in relazione con le riflessioni che stiamo facendo sul blog. Il risultato elettorale della Fds è un risultato insoddisfacente. Il 2.7% su scala nazionale è più basso del risultato delle elezioni europee dove, nelle stesse regioni, raccogliemmo il 3,5%. Pur nel quadro di tenuta di diverse realtà, non possiamo nasconderci le numerose difficoltà. Registriamo, in particolare, il risultato non positivo della Lombardia e molto negativo della Campania, regioni nelle quali generosamente avevamo individuato autorevoli candidature alternative al centro-sinistra. Viceversa è significativo il fatto che, pur presentandoci in alternativa al centro sinistra, nelle Marche, la coalizione tra Federazione della Sinistra e Sinistra e Libertà ottenga un risultato soddisfacente. Complessivamente, le elezioni ci consegnano un patrimonio di consensi a sinistra ancora considerevole che va messo a valore. Al suo interno la Fds deve passare da ipotesi a dato di realtà, proseguendo il processo di costruzione di un unico forte soggetto politico comunista e anticapitalista. Guardando oltre il nostro recinto, registriamo con grandissima preoccupazione l’aumento dell’astensione, il risultato della Lega Nord, sopra i livelli di guardia anche nelle regioni tradizionalmente di sinistra, e complessivamente, il fatto che le destre conquistino quattro regioni tra le più importanti del Paese (Calabria, Campania, Piemonte, Lazio).
Ci riserviamo nelle prossime ore un commento più approfondito. Intanto ci sembra giusto lavorare perché al più presto si concluda il processo di costruzione della Federazione della Sinistra e che la stessa Federazione della Sinistra lanci una offensiva unitaria a tutte le forze a sinistra del Pd, a partire da Sinistra e Libertà, affinché, pur nella distinzione dei progetti, si costruisca un polo alternativo della sinistra sul modello delle Marche.
Ringraziamo tutti i compagni e le compagne che, anche in questa occasione, nel più totale oscuramento e con mezzi scarsissimi, attraverso il loro impegno e il loro lavoro, ci hanno consentito di conseguire un risultato comunque importante per la costruizione di una sinistra comunista e di classe in questo paese.
Simone Oggionni
Caro compagno Andrea,
i rappresentanti nelle istituzioni servono eccome a patto di rappresentare interessi sociali ed avere capacità, programmi e competenze.
Vogliamo raccontarci in quale modo si diventa conciglieri regionali?
Non nascondiamoci dietro il dito della lotta sulle alleanze.
La domanda è quali sono le ragioni oggi per votare la FDS?
abbiamo una analisi e proposta economica alternativa , a parte gli slogan e le parole d’ordine?
Abbiamo elaborato pubblicizato una riforma fiscale da contrappore a quella che sta elaborando il governo Berlusconi o ci accoderemo alle proposte del PD?
Nelle regioni in cui siamo presenti come ci siamo mossi sulla sanità?
I cittadini ci riconoscono a loro vicini?
Altre mille domande ci sarebbero da porsi, e invece noi parliamo solo di alleanze contenitori( mai veramente di contenuti) infondo quello che i politicanti ( non i politici) meglio sanno fare
Noi siamo ancora utili a questo paese?
Abbiamo o no delle cose da dire e che altri non sanno o non sono in grado di rappresentare?
guardate che se noi stiamo scomparendo il tema non sono le alleanze, almeno non solo quel tema.
Le motivazioni sono politiche e vanno affrontate attraverso la politica il dibattito, ma questo qualcuno lo vuole fare?
Sono perfettamente in sintonia con quello che dice stefano, basta chiacchierare al vertice sule alleanze, parliamo di programma, il nostro… come vogliamo cambiare questo paese? e non rispondetemi con i soliti slogan vuoti, vorrei un programma chiaro che rispecchi gli interessi di chi come me sta fuori di casa 12 ore al giorno. saluti dalla riserva.
Caro Simone, un grave problema è che continuiamo a parlare il politichese!!
Nella sia pur veloce analisi del voto che fai, rimandando il giudizio a “ci riserviamo nelle prossime ore un giudizio più approfondito”, riesci a passare, strumentalmente, dall’insoddisfazione per il risultato complessivo al giudiziono negativo e catastrofico per la Lombardia e la Campania a un giudizio soddisfacente al risultato marchigiano. Se perdere, in poco meno di un anno, circa 9000 elettori (36971 voti alle Europee e 27975 alle Regionali), che equivalgono anche ad un calo percentuale, malgrado l’astensione, può essere classificato come soddisfacente fammelo sapere. Non dobbiamo cercare di usare i risultati elettorali per avvalorare un’ipotesi di alleanza (quella con SeL)ma dobiamo rimboccarci le maniche e tornare a fare politica tra la gente. Tornare a capire i loro problemi e far capire loro che possiamo essere uno strumento per risolverli. In caso contrario, se continueremo ad avvolgerci ed angosciarci con che e come allearci non avremo sicuramente prospettive e saremo destinati a sparire.
Compagno Stefano, nel mio intervento sui consiglieri regionali volevo criticare chi tratta con sufficienza la questione della rappresentanza istituzionale, con un atteggiamento estremista e parolaio che, come ho scritto in un altro messaggio, rappresenta uno dei fattori che rischiano di portarci all’estinzione.
In un altro messaggio ho anche scritto che l’altro fattore che ci distrugge è l’opportunismo, e quindi la condotta che, ponendo davanti a tutto la presenza nelle istituzioni, impedisce di produrre un’analisi politica all’altezza della situazione (e all’altezza di un vero partito comunista).
Sono quindi perfettamente d’accordo sul tuo intervento.
E aggiungo che non è raro che estremismo massimalista e parolaio e opportunismo vadano in coppia: è successo nei primi del ’900 nel PSI (tanto che il PCd’I nacque per fondare un nuovo corso contro queste tendenze, che rendevano il PSI imbelle di fronte al fermento rivoluzionario e alla reazione che si andava organizzando nel paese).
Caro Andrea,
senza prova contraria alla quasi estinzione ci ha portato propria quella visione della politica e delle alleanze che tu stai difendendo..rifletti!!!
Sono convinto che, se pur con sfumature , linguaggi diversi , tutti/e noi vorremmo contribuire a un dibattito costruttivo per il futuro .
Non mi sono mai rispecchiato nell’idelogismo e nel ” purismo” , ma nemmeno ” nel togliattismo esasperato” sopratutto se portato avanti da una classe dirigente ben lontana dalle qualità politiche di Togliatti.
Il PCI era un partito a cui si aderiva condividendone il programma (art.1 dello statuto del Pci) aperto a forze sociali e culturali anche diverse , aperto alla cultura.
Noi tutti dopo la Bolognina eravamo partiti con l’idea di rilanciare rifondare la prospettiva comunista e non di riproporre un ideologismo già sconfitto . Uno sforzo di Analisi , intelletuale, programmatico che mai è stato compiuto. Avevo seguito con molto interesse le proposte di Grassi sul partito nuovamente radicato nel sociale e quindi nel territorio Se questa è la Linea occore agire velocemente 3 anni passano
in fretta e non possiamo farci trovare nuovamente impreparati, anzi inutili.
sono stupito che si discuta su “quale alleanza” sia stata migliore. La verità è che a prescindere dalle alleanze, qui si continua ad assistere a un’agonia ormai insopportabile. Parliamoci chiaro: il PRC è senza soldi e in uno stato di crisi politica e organizzativa. La federazione della sinistra, di fatto ormai coincide con Rifondazione (dove sono i numeri delle “altre componenti”? non parlo di sigle, ne possiamo scrivere decine, ma i numeri, i militanti, le energie). In questo stato, con rappresentanze istituzionali ridotte al lumicino, con una richiesta dei compagni che chiedono di reagire, di dare risposte, stiamo a discutere se era meglio con o senza PD? Smettiamola di guardare altrove e di consolarci con l’immaginazione: qui bisogna venir fuori con un cambiamento radicale e coraggioso (non certo mettendoci a fare i gruppettari fuori epoca o ricorrendo a personaggi che imitano i quadri del PCI da cui sono lontani miglia). Non ho ricette, ma nessuno pensi di fare, come al solito, finta di niente.
dati Viminale: FED voti 612.321 – 2,74 %
SEL voti 678.309 – 3,03 %
si commentano da soli vero? anche SEL ci scavalca!!
Visti i risultati delle elezioni, posso dire che ancora una volta i compagni Claudio Grassi e Simone Oggionni ci hanno visto giusto. Già da ieri notte Vendola faceva discorsi da leader di un nuovo centro-sinistra unificato. Noi cosa rispondiamo?
Nota a margine: invito i settari che predicavano la rottura di ogni alleanza col Pd a valutare il nostro risultato in Lombardia e Campania, ovvero le due regioni in cui andavamo da soli e potevamo contare sui candidati (teoricamente) più conosciuti, visibili e sostenuti.
Mi sa che ognuno ancora una volta tirerà i dati a piacere sul versante migliore! ma la realtà è che non riusciamo a rialzarci adeguatamente siamo in alcune regioni ben presenti in altre inesistenti e questo rende davvero tutto ancora precario. Quasi che passati gli anni e dobbiamo iniziare sempre da capo. Una cosa è reale la sinistra è mess amale soprattutto al nord.
Caro Andrea,
ti vorrei solo far notare i risultati di Lazio e Piemonte per dire che il problema non è se siamo andati da soli o in compagnia. Il problema è quello che abbiamo fatto per 5 anni, dopo anni di Bassolino cosa potevamo pretendere da Ferrero???? Dopo anni di Penati cosa potevamo aspettarci da Agnoletto??? Lo stesso vale per Lazio, Piemonte, in Liguria andiamo sotto rispetto alle europee, in Puglia non prendiamo nessun consigliere, in Calabria peggio delle europee. Come vedi, la tua analisi è molto grossolana ed è spinta dalla volantà di continuare la caccia al “settario” aperta già da Grassi. Chia ha mai detto che basta presentarsi da soli per vincere??Nessuno, non potrai mai vincere, ne da solo ne in compagnia, se per anni fai cagate!!!!!
Vabbe’, allora suicidiamoci tutti.
Sia chiaro, però, che non volevo discutere la scelta di andare da soli in Campania e Lombardia: ci sono battaglie che si devono combattere anche se si sa di perdere. Ma non ha senso immolarsi sempre e comunque, anche quando esistono altre soluzioni: in questo contrasto l’atteggiamento dei settari che rifiutano a priori le alleanze col centro-sinistra.
Faccio poi notare che a parte poche eccezioni, sia noi che SEL abbiamo avuto risultati inferiori rispetto alle europee. SEL si è salvata (solo in parte e solo in certi certi territori) grazie alla sovraesposizione mediatica di Vendola. Il problema del calo dei consensi riguarda l’intera sinistra, e per questo gli interventi di Claudio e Simone, pubblicati prima di conoscere i risultati del voto, erano quanto mai azzeccati.
Solo per ricordarti che qualche post fa era proprio Grassi a dire che SEL era un progetto in fallimento, oggi invece sento parlare di “unità” con SEL. Evidentemente perchè non si vuole ammettere che SEL è una realtà dinamica in crescita, noi invece andiamo sempre peggio,e quindi ora dovremmo appoggiarsci a loro per continuare a galleggiare. Finchè cercheremo una sponda, sia essa SEL PD o IDV, saremo spacciati, prima cominciamo a costruire una seria opposizione, al PD e al PDL, e prima ricominceremo a ricostruire una nosra credibilità. Cominciamoci a chiedere perchè i NO TAV hanno votato Grillo e non noi, forse perchè stare con la Bresso e non volere la TAV sono due cose che non possono stare insieme? Forse perchè trovare le scuse più disparate per cercare di farle stare insieme è solamente il segnale della nostra autoreferenzialità (ottenere per forza qualche consigliere)? Sono queste le domande che ci dobbiamo fare, non andare alla ricerca sempre di un salvaggente, e dopo queste elezioni il salvaggente si chiama Vendola!!!
Nino, sul Piemonte posso facilmente rispondere che andando da soli ci saremmo litigati qualche voticino di protesta con i Grillini, mentre molti compagni avrebbero votato la Bresso (e magari SEL…) pur di contrastare Cota e la destra. Andando da soli avremmo rischiato di cancellare dal dal consiglio regionale la nostra voce contraria alla Tav, mentre grazie all’accordo tecnico, pur nella sconfitta del centro-sinistra, siamo riusciti ad eleggere un consigliere.
Per quanto riguarda la storia di “attaccarsi a Vendola per galleggiare”, ti invito a rileggere i post di Claudio Grassi e Simone Oggionni. Questa tendenza di vedere il nemico nei soggetti politici più vicini è un segno di quella mentalità autoreferenziale e gruppettara che, assieme all’opportunismo di alcuni, può portarci all’estinzione.
Per Andrea
ma perchè abbiamo sempre bisogno di capri espiatori, perchè la guerra di tutti contro tutti,come si fa ad utilizzare i risultati della Lombardia e della Campania per fare la resa dei conti?
la Campania e la Lombardia non sono significativi, per la ragione abbastanza evidente che non abbiamo scelto in tempo tre mesi prima di andare da soli facendo una adeguata campagna elettorale, cosi come in campania, abbiamo deciso di andare da soli 15 giorni prima dopo che in lonbardia ci siamo genuflessi per mesi davanti a Penati e questo non ci ha voluto,(il partito non informa?) ed in campania lo stesso siamo andati da soli, perchè il candidato era impresentabile,
la lettura farisaica della vittoria di Vendola è anche emblematica, sembra che noi perdiamo oramai perchè non sappiamo neanche leggere i risultati elettorali in puglia non ha vinto Vendola ma ha perso la destra che era divisa, se l’UDC come ha fatto in Calabria, ed in campania ed in Lazio fosse andata col PDL, Vendola era (e alcuni di noi con lui) la,a cercare gli untori, è possibile che non riusciamo a distinguere, una sconfitta per abbandono di campo da una sconfitta reale? se io ho da fare un duello con qualcuno ,e questo non si presenta, non posso dire che ho vinto se non voglio imbrogliare me stesso,non una parola per dove abbiamo fatto l’ammucchiata ed abbiamo perso lo stesso,sul piemonte invece dove anche con l’alleanza con l’UDC la destra a vinto lo stesso,( ma ha vinto davvero) niente, naturalmente si dirà che è colpa dei grillini,ma i conti dicono che la Bresso(rispetto ai voti precedenti) ha perso molti più voti di quelli presi dai grillini, ma un caprio epiatorio serve, per lequilibrio piscofisico, da che parte sta il settarismo?
riproduco il testo qui perchè prima (non so come ho fatto) è uscito anonimo, cosa che non faccio mai
Per Andrea
ma perché abbiamo sempre bisogno di capri espiatori, perchè la guerra di tutti contro tutti,come si fa ad utilizzare i risultati della Lombardia e della Campania per fare la resa dei conti?
la Campania e la Lombardia non sono significativi, per la ragione abbastanza evidente che non abbiamo scelto in tempo tre mesi prima di andare da soli facendo una adeguata campagna elettorale, cosi come in campania, abbiamo deciso di andare da soli 15 giorni prima dopo che in Lombardia ci siamo genuflessi per mesi davanti a Penati e questo non ci ha voluto,(il partito non informa?) ed in Campania lo stesso siamo andati da soli, perché il candidato era impresentabile,
la lettura farisaica della vittoria di Vendola è anche emblematica, sembra che noi perdiamo oramai perchè non sappiamo neanche leggere i risultati elettorali in puglia non ha vinto Vendola ma ha perso la destra che era divisa, se l’UDC come ha fatto in Calabria, ed in Campania ed in Lazio fosse andata col PDL, Vendola era (e alcuni di noi con lui) la,a cercare gli untori, è possibile che non riusciamo a distinguere, una sconfitta per abbandono di campo da una sconfitta reale? se io ho da fare un duello con qualcuno ,e questo non si presenta, non posso dire che ho vinto se non voglio imbrogliare me stesso,non una parola per dove abbiamo fatto l’ammucchiata ed abbiamo perso lo stesso,sul Piemonte invece dove anche con l’alleanza con l’UDC la destra a vinto lo stesso,( ma ha vinto davvero) niente, naturalmente si dirà che è colpa dei grillini,ma i conti dicono che la Bresso(rispetto ai voti precedenti) ha perso molti più voti di quelli presi dai grillini, ma un capro espiatorio serve, per
Come volevasi dimostrare l`mportante è prendere un consigliere, ormai è solo sulla base di questo che sappiamo analizzare un risultato elettorale. Poco importa se il radicamneto e la credibilità se ne vanno a puttane, l`importante è il consigliere. Se per prendere un cosigliere fosse bastato lo 0.5% allora il 2.6% del Piemonte sarebbe stata una grandissima vittoria!!!!! In quanto ai “nemici” vicini, SEL non è un avversario (magari avessimo fatto ovunque come nelle Marche, a proposito come mai non si parla per nulla delle Marche? Ah vero forse perchè quel risultato “premierebbe” i settari..eh vabbè), ma è evidente che SEL va nella direzione opposta alla nostra e cioè di subalternità al PD, ammesso che la nostra posizione sia sempre quella di “alternatività” ed “autonomia” al PD, ma ne ho qualche dubbio!!!!
Nino, ma tu fai attività politica al di fuori di questo blog? Temo di no, perché allora sapresti quanta differenza passa, per esempio, tra portare avanti una vertenza del lavoro potendo contare su una rappresentanza nelle istituzioni, e portarla avanti senza sponde istituzionali. Spesso la differenza consiste nel vincere o perdere la vertenza. E la sconfitta è pagata dai quei lavoratori che diciamo di voler rappresentare. Non so tu, ma questa considerazione è talmente basilare e di buon senso, che quando partecipo ad assemblee e scioperi mi viene SEMPRE chiesto cosa può fare il partito con i suoi rappresentanti istituzionali per dare una mano alle lotte.
Tutta questa sufficienza quando parli di “eleggere un consigliere” mi fa sorridere. Qui non si parla di eleggerne 10 anziché 5 a suon di clientele: qui si parla di 1 o 0 tramite un semplice accordo tecnico-elettorale (che tra l’altro vedeva una convergenza con la Bresso su diversi punti, anche se non sulla Tav). L’opportunità di questo accordo è una questione politica, ma pare che ci siamo disabituati a ragionare politicamente (ed è dunque inevitabile che noi e il nostro elettorato finiamo vittima di un comico che fa dell’antipolitica la sua bandiera).
pER CARLO CIRCOLO BIANCHINI ED OLTRE
carissimo compagno io personalmente non trovo un problena quella che tu definisci una “sovrapposizione”, per la prima volta i GC non tendono al superamento del partito e questo non mi sembra un dato negativo, in oltre non mi dispiace vedere i Gc in linea con il partito. Forse il problema nasce dalla cattiva abitudine degli ultimi anni di vedere i GC impiegati quotidianamente a distruggere il partito, purtroppo c’è una novità: oggi i GC non solo sono parte integrante del partito, ma lavorano per il partito stesso! Come logica vorrebbe per ogni giovanile e come sancito da Conferenza.
Se ragionare da adulti significa avere senzo di responzabilità lo accettiamo in pieno, forse non siamo abituati, ma oggi ci sono centinaia di GC che chiedono di lavorare per il partito a lro dobbiamo rispondere, tutto il resto sono chiacchiere.
W i GC
W rifondazione
PER DAGRESTA.
Caro compagno Dagresta, mi inviti a nozze, ti rispondo chiarendo, come premessa, che lo faccio con l’intento di farti venire tanti dubbi, e stimoli, che possono mettere in forse le tue certezze , solo cosi sarai costretto a costruire e inventarti nuove certezze.
diamo per scontato che tu sei un bravissimo compagno ed io pure, tuttavia giochiamo a fare una guerra non personale ma generazionale, solo per gioco perchè simuliamo la guerra per esorcizzarla.
Tu dici”FORSE IL PROBLEMA NASCE DALLA CATTIVA ABITUDINE DEGLI ULTIMI ANNI DI VEDERE I GC IMPEGNATI QUOTIDIANAMENTE A DISTRUGERE IL PARTITO ecc,ecc, io risponderei magari ci fosse stato quel lavoro dei GC tentendi a distruggere il partito,perchè sarebbe naturale ma cosi non è, ed è questo il male perchè per emanciparsi dal padre, Freud ci diceva che lo dobbiamo simbolicamente uccidere, dobbiamo prendere il suo posto,anche Marx ci dice che il comunismo è quel movimento della storia che tende a cambiare lo stato di cose presenti, è dovere del figlio ammodernare la palaffitta del padre se no, non c’è progresso, se i figli non rivoluzionassero (come compito storico)l’atitazione del padre saremmo ancora nelle caverne.
tu cici ancora che male c’è se i giovani non si mettono incontrapposizione con gli adulti,”oggi i GC sono parte integrante del partito” ed ancora ci sono centinaia di Gc che chiedono di lavorare dendro il partito,ed io ti rispondo, non c’è nessun male che i giovani vogliono essere parte integrante col partito, e vogliono lavorare per il partito , il fatto è che non è vero. nelle lettera a SIMONE io gli ho ricordato e lui per la verità non l’ha contestato(e non poteva)che i giovani non ci sono, in tutta la provincia di genova ci sono solo 8 tessere,ed alle riunioni del circolo siamo solo adulti, con pochissimi giovani , ed io sono iscritto un un glorioso circolo (Bianchini)punto di riferimento per chiunque venga a Genova, i giovani vanno in un altra chiesa, questa è la verità , per colpa dei giovani ? no, per colpa nostra , mia e di quelli delle mia età, che non sono stati dei buoni maestri, se i giovani vanno in un altra chiesa è li che dobbiamo andare a prenderli, questo volevo dire a Simone,non che devono necessiariamente contrapporsi agli adulti, sempre per provocazione ti faccio un altra domanda, qual’è oggi la funzione sociale de CENTRI SOCIALI, ? SONO ANCORA NECESSARI? queste sarebbero le nuove battaglie che i GC dovrebbero fare,dovrebbero votarsi ad un nuovo monachesimo, andare missionari in tutti i luoghi frequentati da giovani e convertili a nuovi scopi, fargli capire che( ed è dificilissimo) non hanno bisogno(i giovani) di un recinto, una riserva indiana, dove bivaccare stupidamente ma hanno bisogno di uno strumento che si chiama partito.
i centri sociali nascono e si diffondono giustamente in una epoca in cui i giovani non trovavano spazio dentro i partiti impermeabili ai bisogni dei giovani, ma oggi rifondazione non solo non è impermeabile, ma è al contrario fragilissima ,io credo (e lo dico a tutti quelli che conosco)che se i giovani che frequentano lo ZAPATA, il BURIDDA,ed i CENTRI SOCIALI IN GENERE, si scrivessero in massa a Rifondazione, dati i rappaorti numerici il partito sarebbe loro, e sarebbe più utile avere un partito,che una riserva indiana in cui la società l’ha relegati, perchè loro credono che stanno la per loro volontà in effetti sono tollerati come certi RAVE perchè meglio controllati.
saluti carissimi,
P.S. guarda che il tema che ti ho posto. lo so, puo sollevare un sciame di api arrabbiate pronti a pungerti i centri sociali sono sacri nessuno li tocchi.
compagni, qui la questiione non è tra chi è più comunista o meno ( mi sembra che negl’anni di Venezia sia già stato detto tutto), ora è il momento di creare l’oppsizione a sinistra del PD, anzi non l’opposizione ma un partito realmente anticapitalista.
Questo compito non può che assolverlo Rifondazione. Dobbiamo ragionare su quello che è utile ai lavoratori , non alle dinamiche interne alla sinistra (questa è la discriminante comunista), oggi più che mai è necessaria l’unità degli anticapitalisti.
Non ho problemi nei confronti del PDCI, sono copagni che condividono la prospettiva strategica per il comunismo, ormai il 98 è alle spalle, ora va creato il fronte dei lavoratori e dei comunisti, tutto il resto è demagogia.
Un invito a tuttti riscopriamo la nostra Utilità, per i lavoratori per il comunismo!
Provo a rispondere ad alcuni dei vostri commenti.
Parto da Massimo, che nella conclusione scrive: “se si è deciso che il destino del Prc o della Fds è quello di occupare uno spicchio di Camera a costo di essere votati da 4 gatti in un paese dove l’astensione trionfa, basta dirlo e riconsegno la tessera così da non avermi vostro complice”. Ecco, partiamo dal presupposto che qui nessuno prende in giro nessuno. Tornare nelle istituzioni, a partire dal Parlamento, deve essere un obiettivo di tutti (non del gruppo dirigente ma di tutto il partito!) perché altrimenti non capiamo cosa significa fare politica in un Paese come il nostro: radicamento, conflitto sociale, costruzione del consenso, rappresentazione istituzionale delle istanze dei soggetti sociali di riferimento. Se viene a mancare uno di questi termini la nostra politica si sgonfia e perde terreno. Pensare che la proposta della Federazione e, in prospettiva, tornare a parlare con Sinistra Ecologia Libertà è funzionale ad accaparrarsi posti per qualche singolo compagno è – perdonami la franchezza – ingeneroso e purtroppo in linea con la sfiducia e l’antipolitica dilagante da Beppe Grillo in giù. Sfiducia e anti-politica che sono – non mi stancherò mai di dirlo – nostri avversari, tanto quanto la destra!
Rispondo ad Alessandro (che scrive cose molto condivisibili e di buon senso) sul punto che riguarda la giovanile comunista: secondo me il problema non è il doppio portavoce uomo-donna, che ha anche un senso nella misura in cui effettivamente si riconosce la questione di genere come importante e si prova a dare rappresentanza ad entrambi i sessi nella direzione dell’organizzazione. Il problema è quando dietro allo sdoppiamento degli incarichi, a qualsiasi livello, si nascondono compromessi di piccolo cabotaggio tra gruppi e sottogruppi che pretendono di essere rappresentati. Con la conferenza abbiamo provato a dare un taglio a questa logica, purtroppo nei limiti delle mie e nostre attuali possibilità. Ma per come vedo le cose, molte cose sono destinate a migliorare, e rapidamente, nella nostra organizzazione. Gia’ a Pomezia penso che abbiamo dato qualche segnale importante.
Per Carlo. Proprio perché la politica non è scienza matematica e quindi non è automatico che unendo le forze raggiungi la somma algebrica, così non si può procedere per sottrazione per capire quanto pesa oggi Sinistra Ecologia Libertà.
Quello che è successo in Puglia è un dato di fatto oggettivo, così come è oggettivo che, proprio liberandosi di socialisti e una parte di Verdi, Vendola ha ritrovato un po’ di quella autonomia dal Partito democratico (almeno nella percezione diffusa) che oggi lo rende (nei sondaggi) così appetibile all’elettorato di sinistra.
Ma il fatto non è tanto il peso di Sinistra Ecologia Libertà, quanto la sua collocazione alla sinistra del Pd (anche io penso come te che non possa accadere l’OPA di Vendola sul Pd) e quindi la necessità di porsi il problema dei rapporti tra noi e loro. E questo è il senso del primo post di Claudio e del mio: iniziamo a discutere, non chiudiamoci gli occhi facendo finta che non esistano, come abbiamo fatto sciaguratamente per anni con il Pdci.
Carlo, tu poi scrivi che questa apertura a Sinistra Ecologia Libertà sarebbe un cambio di marcia. Ma ti ricordi al congresso di Chianciano (due anni fa, ormai) che cosa provammo a fare senza, purtroppo, riuscirci? Quando altri erigevano muri noi provavamo a ragionare, a spiegare che la scissione andava evitata, che ne saremmo usciti tutti più deboli. Era una previsione fin troppo facile. Non riuscimmo ad evitare la scissione ma già nel documento finale (così come in tutti i documenti votati dalla direzione e dal comitato politico nazionale nei mesi successivi) si parlava di percorsi unitari, di allargamento del partito a sinistra, alle altre forze comuniste e anticapitaliste. Quindi non c’è niente di nuovo, semplicemente bisogna passare dalle intenzioni ai fatti, portando rapidamente a conclusione il processo di costituzione della federazione (abbiamo bisogno, subito, di una forza comunista più grande e unita) e ponendosi il tema di un rapporto più stretto con Sinistra Ecologia Libertà. Del resto tu stesso riconosci che le divisioni che ci sono a sinistra sono divisioni di ceto politico. Ecco, hai completamente ragione! Appunto!!
Per quanto riguarda invece i riferimenti all’estero e in particolare al Front de Gauche, voglio essere molto chiaro. Ho ricordato che il Front de Gauche è alleato ovunque con il Partito socialista francese non perché io voglia fare paragoni che non reggono (noi non siamo il Fronte e soprattutto il Pd non è il Ps)! L’ho ricordato perché spesso (è capitato anche recentemente proprio in relazione alle elezioni francesi, dove si descriveva il Fronte come un soggetto radicalmente autonomo e alternativo ai socialisti) noi pieghiamo la realtà ai nostri desideri e descriviamo scenari che non esistono! E questo serve a fare propaganda, ma non ci aiuta minimamente.
Ad Adriano1, che penso di conoscere anche se nel suo post ripara nell’anonimato, dico soltanto che non è triste che il portavoce dei giovani comunisti provi a dire qualcosa anche rispetto agli scenari della politica (non “scempiaggini politichesi”) e cioè rispetto al futuro del nostro partito e quindi anche, in una qualche misura, della nostra organizzazione.
È una logica devastante quella di pensare che i giovani devono rimanere a discutere tra loro di rivoluzione (“organizzare la rivolta” e sentire “il sangue, la fame, la rabbia per questa insignificante e violenta vita” non capisco materialmente cosa significhi) mentre gli adulti decidono per noi. È una logica devastante e che negli anni passati ha portato a troppi guasti, a troppe linee politiche subite, troppe scelte imposte dall’alto e da noi non condivise perché nemmeno abbiamo avuto voce in capitolo per discuterle!
Ed è la stessa osservazione che faccio alle parole di Carlo (nel suo primo intervento), alle quali però guardo con grande stima e voglia di imparare. Forse senza volerlo fino in fondo mi hai fatto in poche righe tanti complimenti! Perché vedi, il fatto che ragionando da adulti si riesca, come tu dici, “ad intercettare i giovani e farli diventare comunisti”, è provato dal fatto che abbiamo fatto una conferenza che ha coinvolto migliaia di compagni e ha dato questo esito e che soprattutto, dalla fine della conferenza ad oggi, tantissimi nuovi compagni si sono avvicinati e hanno preso per la prima volta la tessera (purtroppo non ovunque, a Genova come in gran parte del nord-ovest c’è questo problema, di cui dovremo occuparci al più presto: io per esempio non ho mai avuto nemmeno il piacere di venire a Genova ad incontrare i nostri iscritti). Questa (la serietà) non è una caratteristica mia personale, ma del nuovo gruppo dirigente dei Giovani Comunisti che, rispetto al passato, ha forse un po’ più la testa sulle spalle e i piedi piantati per terra.
Infine a Gianmario: non ci siamo capiti. Assolutamente: non c’è solo Sinistra democratica (che è l’unico pezzo rimasto in Sinistra Ecologia Libertà insieme all’area vendoliana)! Io penso che l’offensiva unitaria vada fatta a tutto campo, coinvolgendo Sinistra critica, il Pcl e tutti gli altri partiti. Però è un dato di fatto che fino ad ora queste forze, in particolare il Pcl, abbiano scelto una strada di totale autonomia e abbiano poca voglia di tornare a discutere con noi. Spero che le cose cambino presto, ma ad oggi mi sembra che questa sia la situazione!
Caro compagno Simone
non ci conosciamo, non sono iscritto a RC, ma ho un passato recente di militante nel PDCI.
Ho letto alcuni tuoi post , i quali seguono un ragionamento politico spesso condivisibile. Io vengo da una lunga stagione nel PDCI di cui ero membro del cc, nel periodo della mia militanza gli scontri interni di potere hanno falcidiato il partito, lo hanno privato di militanza e spesso della più “intelletualmente onesta” classe dirigente.
Posso in coscienza affermare che chi è rimasto a militare e a dirigere il partito in moltissimi casi è chi ha avuto meno scrupoli di altri nell’assestare colpi bassi bassissimi, certo anche questa è una selezione di classe dirigente probabilmente però non la più lungimirante. Da quanto mi raccontano amici di RC da voi non è andata molto diversamente. Mi viene spontaneo immaginari che questa unità tra i due partiti comunisti parta dalla promozione di due gruppi dirigenti, che fatte salve rare eccezioni, non sono l’espressione migliore della tradizione comunista italiana. Intendiamoci nemmeno in sinistra-ecologia-liberta abbiamo espressioni di lungimiranza politica capace di andare oltre agli interessi di piccola bottega. Oltre a logiche di alleanze ho letto poco sui contenuti ho letto poco sulle strategie a lungo termine ho letto poco su come motivare le centinaia , migliaia di compagni e compagne che come me sono stati fatti fuggire lontano e a cui ora si richiede il voto e perchè no nuovamente la militanza.
Spiegami, convincimi, cosa c’è di nuovo da riportare me o altri/e vicino alla Federazione della Sinistra? La crisi del Paese? Non basta questa motivazione se non si sa dove la FDS vorrebbe portaci per uscirne e soprattutto come.
Troppe le divisioni e le lotte fratricide intentate da chi oggi richiama all’unità per essere credibili.
Sl ha una sponda rassicurante nel PD perchè dovrebbe venire in soccorso alla FDS? Non c’è nessuna autocritica che sentite l’esigenza di esercitare per riconquistare credibilità?
Alle parole di buon senso da te scritte , manca sostanza, fascino, appettibilità, assomigliano ad un urlo disperato.
Caro compagno, va bene la tattica , ma come qualcunaltro a già scritto almeno da un giovane vorrei sentire la prospettiva vorrei essere portato dal realismo all’immagine di una sinistra migliore.
Caro Simone, quello che ho scritto sul mio intervento è frutto di un mio pregiudizio , cioè la mia convinzione che putroppo la democrazia abbia dimostrato tutti i suoi limiti e che la forma partito classica non sia più adatta ad innescare un’inversione di tendenza.
Penso che nessuno possa negare l’ evidenza : qualsiasi avanguardia politica tende prima o poi a costituirsi in èlite , a farsi ceto politico.
Perché è caduto il muro di Berlino ? ( e perché ho trovato superficiale voler fare di quel simbolo l’emblema dei comunisti ) ?
E’ caduto perché in URSS era cresciuta un’enorme classe media , grazie paradossalmente alle conquiste dei comunisti , che non ne poteva più delle limitazioni poste alla loro “superiorità” sulle “masse”.
I comunisti sovietici non avevano previsto la crescita di questa èlite, e non sono riusciti a conciliare il comunismo con la presenza di un crescente ceto intelletualmente e professionalmente più evoluto che non riusciva a capacitarsi del perché non potesse avere le stesse libertà del collega oltrecortina.
Il problema dell’URSS è stato quindi il non aver saputo coinvolgere queste èlite in un progetto più avanzato , di non aver saputo creare una società in cui anche una persona con un’istruzione e una professionalità superiore potesse riconoscersi , non ha insomma saputo creare “amore” per una società comunista che veniva vista solo come livellamento coatto.
Perché ti dico queste cose ?
Perché il nostro problema è ancora questo : non essere ancora in grado di prospettare una convincente società diversa.
Alle nostre spalle ci sono tante macerie , certo ingigantite dalla propaganda di destra , ma ci sono e sono reali.
La tentazione identitaria di negarle è perdente , come è perdente la tentazione di rinunciare a quell’orizzonte diverso che è stato schiuso all’umanità dal movimento comunista.
Credo fermamente che il mondo abbia bisogno di comunismo ma mi scontro quotidianamente con il senso comune che ci vede , quando va bene, come degli stupidi idealisti e quando va male come degli amanti del totalitarismo.
Ecco perché trovo così perdente un approccio come il tuo così , permettimi , politicista.
Non credo che il nostro rilancio si giochi tanto su strategie e tattiche di schieramento , non è questo che sposterà di nuovo la bilancia verso i comunisti.
Penso che sia fondamentale invece un profondo lavoro culturale di riconquista di egemonia , e che a questo vada data la priorità.
Oggi l’”appeal” del comunismo è ai minimi storici proprio nel momento in cui i fallimenti del capitalismo sono più evidenti.
Eppure domina il pensiero unico.
Chi se non i giovani dovrebbero rilanciare la nostra diversa idea di umanità ?
Ma come faranno a farlo se saranno indistinguibili dai “grandi” che hanno già fallito ?
Però c’è un equivoco , non ho detto assolutamente che il mondo degli adulti dovrebbe imporvi le proprie scelte , non ho detto che ci debba essere come una divisione di compiti tra “giovani” e “maturi” , le critiche che muovo al tuo intervento sono le stesse che muovo al corpo del partito : un eccesso di politicismo e di ritualità.
Non solo i giovani ma tutti dovrebbero cambiare atteggiamento e ricominciare a vivere la sezione come momento di elaborazione culturale oltre che come polo “logistico” com’è ora.
Abbiamo avuto Pasolini , chi lo studia oggi ?
Chi parla della sua lucidissima visione della mutazione antropologica che si è verificata nella società italiana ?
Come possiamo sfuggire all’omologazione culturale ?
Sono solo alcuni dei temi che io vedo come urgenti .
Comunque buon lavoro e scusami se ti sono sembrato particolarmente “acido” , ho 50 anni , forse è solo malinconia senile…
Commenterò da martedì. Non per sudditanza elettoralistica, come si esprime semplicisticamente Oggioni, ma perchè è opportuno dedicare tutta l’attenzione e le energie a conquistare anche un solo voto in più alla federazione.
In attesa di perdere anche le regionali, gli ultimi post di Claudio non mi persuadono.
Mi sembra evidente che pur di tornare in Parlamento, si sta subordinando di tutto, compreso il buon senso comunista. Allo stato comatoso in cui siamo, potremmo entrare solo alla Camera, ma per farlo occorre essere alleati del Pd, così basterebbe anche meno del 2% per eleggere una decina di persone. Al Senato occorre, sempre da demoalleati, sfiorare il 4% in quante più regioni possibili. E allora occorre fare liste uniche con qualcuno che ci sta e che non dia troppo l’impressione di una cosa raffazzonata. Ecco dunque la proclamata importanza di dover aprire a Sinistra Ecologia Libertà che però non sembra avere nulla né di sinistra, né di ecologico. SEL a oggi si configura come un Pd fatto di ceto politico che se confluisse nel Pd conterebbe il nulla. Se ha consenso, è solo grazie a un voto d’opinione basato esclusivamente sul personaggio Vendola, cioè il più grande equivoco della sinistra dopo Bertinotti.
La politica fatta come aritmetica a tavolino è avvilente e porta a compiere scelte che possono solo dilapidare ulteriormente le ultime forze che abbiamo. Dopo l’Arcobaleno e tante scissioni, al Prc guarda ormai uno zoccolo duro di militanti che, pur tentati dal riflusso, sono rimasti per sterzare la barra a sinistra e creare un partito nuovo. Bisognerebbe tenerceli stretti questi compagni, mostrando discontinuità e una ritrovata voglia di rifondazione del comunismo. Invece si guarda e si cerca la destra, si propongono solo scelte di mero opportunismo elettoralistico, come alle regionali dove, tecnicismi o meno, si è comunque ovunque alleati del Pd, tranne dove il Pd non ha voluto. Inutile parlare di mirabolanti accordi programmatici o di necessità frontiste contro la destra, perché la sostanza ci dice che sulle cose davvero importanti i progressisti di casa nostra sono bravissimi a fare a gara a chi è la destra più bella del reame. Del resto sempre di borghesi parliamo. Il problema poi non è tanto l’essere alleati di un partito liberale, ma far fare sempre ai comunisti la figura del soccorso rosso, ridurci sempre a quelli che ci stanno sempre per loro, quando loro non ci sono mai per noi, anzi! Poi ovvio che uno non vota o vota Grillo. Così la politica è farsa. Se poi qualcuno approvasse questo modo di operare, di certo preferirebbe votare chi è più credibile sotto questo profilo, e cioè direttamente il Pd o Sel….
All’estero non sempre va meglio: in Francia, come altrove, la democrazia è al collasso se la maggioranza se ne sta a casa e Le Pen aumenta i consensi. In Germania la Die Linke per ora va bene non perché fa l’unità, ma perché ha dei programmi e delle proposte chiare e tratta i socialisti della Spd come degli avversari al pari della Cdu, come noi non facciamo col Pd, appunto.
Perché spendere allora tante energie per trovare il miglior incastro possibile solo per amore di approdare al gruppo misto della Camera, quando invece dovremmo (di)mostrare al Paese la nostra utilità nella società con proposte brillanti che sanno di fresco e ragionevolezza?
Le guerre si vincono non facendo qualunque cosa, ma la cosa giusta, altrimenti tutti noi saremo per il comunismo quello che Craxi è stato per il socialismo: un triste, inglorioso e meritato epilogo.
Ma se si è deciso che il destino del Prc o della Fds è quello di occupare uno spicchio di Camera a costo di essere votati da 4 gatti in un paese dove l’astensione trionfa, basta dirlo e riconsegno la tessera così da non avermi vostro complice.
concordo al 100% col tuo intervento caro compagno
Massimo Marcori
PRC TORINO
Leggo che anche Ingrao questa volta non ci vota… vota per SEL…
Non è un prolema: alle europee ha portato iellla
Spesso ci manca, come Partito, il dialogo con l’esterno e ci facciamo imbottigliare da discorsi che al di fuori dei Circoli oppure dei Comitati Politici non vengono capiti.
La Campagna elettorale ci ha dato uno spunto importante (solo chi non l’ha fatta fino in fondo non se ne accorge) e cioé che ritornare in strada, in piazza, a parlare con la gente è fondamentale.
MA secondo voi è possibile cercare di costruire un ragionamento Comunista senza rapportarsi con le persone che ci circondano? E secondo voi è possibile riuscire a dire qualcosa di sinistra senza ascoltare le persone che vivono di pensione o di precariato?
Posso immaginare qualche Compagno che leggendo questo post dirà questa frase: “sono dicorsi retorici”. Ma la retorica la si fa quando si dicono troppe cose che non hanno a che fare con la vita di tutti i giorni.
Attraverso i banchetti siamo stati letteralmente presi d’assalto perché il simbolo non era nemmeno lontanamente conosciuto……e perché? Perché il nostro modo di fare politica si è radicalizzato all’interno del nostro piccolo popolo di iscritti.
Le elezioni non possono servire per rinsaldare un progetto, devono servire per definire finalmente la linea politica per la ricostruzione di una cultura di Sinistra; come? Secondo me attraverso la Federazione della Sinistra e l’attuazione di questo progetto politico.
Avanti, ce la dobbiamo fare!!!!
compagni, a me la proposta di Claudio sembra semplicissima e l’unica dotata di prospettiva strategica.
Il nostro obbiettivo deve o no essere quello di un’alternativa a sinistra al PD credbile e vincente? ed è forse un’eresia dire che, date le premesse sacrosante dell’anticapitalismo e del pacifismo, è necessarià l’unità?
criticare la tempistica di tale proposta mettendola in relazione con le elezioni è un atteggiamento paradossalmente in pieno stile arcobaleno, anche se la richiiesta è di aspettare la fine delle elezioni,è l’ennesima deriva elettoralista, parliamo di unità in base ai risultati elettorali!
La ricerca di aggregazione va praticata a prescindere, senza mettere in discussione il nostro essere comunisti, poi chi avrà piu filo da tessere tesserà, non possiamo non abbracciare l’unica prospettiva strategica utile ai lavoratori per paura di soccombere, questa è scarsa fiducia nei nostri mezzi e nei nostri compagni.
Non dovremmo stare fermi ad aspettare la storia, ma cercare di farla.
Comincerei con una battuta…se siamo noi quelli messi meglio…pensa gli altri…
Secondo me questo partito non è che non abbia una linea…ha un groviglio… a causa del male cronico del PRC post bertinottiano: “l’incapacità di comunicare”.
1- Pdci e Prc avrebbero dovuto fare un partito unico subito dopo le europee…possibilmente con un simbolo nuovo sempre con falce e martello.
2- Dopo questa prima semplificazione, dare il via alla federazione.. con un simbolo diverso…più generale altrimenti al momento delle elezioni avremo sempre a che fare con bicicli-tricicli che non sono altro che segnali di debolezza.
3- Riscoprire il ruolo della giovanile comunista come palestra di militanza, e rivedere il criterio di rappresentanza: avere due portavoce per “quota rosa” mi sembra veramente avvilente… probabilmente sarebbe meglio una voce unica, con una segreteria in cui c’è chi si interessa di studenti medi, studenti universitari, precari.
4- il “partito baluardo dei lavoratori” dovrebbe essere sistematicamente sindacalizzato: siamo in grado di dare indicazioni ai militanti prc riguardo ai dibattiti interni al sindacato… giusto ad evitare equivoci tipo Lavoro e Solidarietà.
In quest’ambito pregherei tutti di cominciare a pensare a che risposte possa dare il sindacato ai precari…perchè adesso il sindacato nn serve a nulla in quest’ambito…ogni idea innovativa sarebbe la benvenuta.
A presto
Cari, Simone & Claudio comincio a riflettere dall’inizio, dove tu , difendendo la tempistica, sull’opportunità di rimandare la discussione sull’unità a dopo le elezioni, dici che questo è il tempo giusto perchè “qualunque sia l’esito delle elezioni, non potrà discostarsi tanto dai risultati delle ultime europee” ,” con la FSD e SEL che si contendono gli spazi elettorali”, questa ammissione è significativa di un certo modo di pensare, se andiamo alle elezioni europee, noi vediamo che Sinistra Ecologia e Libertà, formata dai Verdi, dai socialisti e da Rifondazione per la Sinistra di Vendola, ha preso intorno al 3% qualcosa meno, ora i verdi ei socialisti non ci sono più , e questo evento ha indotto Claudio, qualche mese fa in un suo eloquente post, a parlare di Sinistra e Libertà come di un PROGETTO IN CRISI, quindi se dal 3% leviamo circa dal 1,3 al 2% che storicamente prendevano i socialisti e i verdi, cosa rimane a Vendola? I numeri sono numeri, cosa è accaduto nel frattempo, di straordinario per rivalutare così tanto SEL, la nostra miopia, l’aiuto che abbiamo dato a Vendola in puglia dove per una strana coincidenza i Dalemiani e gli anti Dalemiani si sono scannati, e Vendola, è stato il terzo fruitore, da noi osannato (perché in qualche modo avendo bisogno di vittorie abbiamo fatta nostra la sua vittoria), regalandogli tanta visibilità, difficilmente però può accadere, come qualcuno, ed anche Bertinotti velatamente sostiene,che Vendola può fare un OPA sul PD, perché questo è ormai un partito molto sensibile, (come si è visto in occasione delle dichiarazioni del Cardinale Bagnasco in questi giorni ) alla CONFINDUSTRIA ed alla chiesa, il populista Vendola, non è gradito (per la sua storia personale) al clero, si aggiunga che( come ci ricordiamo al congresso) Vendola i voti li ha presi prevalentemente al sud, dove governava, e dove come Claudio stesso ha dovuto riconoscere, le cose non erano chiare, utilizzo un eufemismo per non dire, Al sud hanno imbrogliato.
Più sotto si innesta una marcia trionfale, scomodando anche la poesie per dire che , non siamo in ritardo, ma il”cambio di marcia è già avvenuto, e lo ha avviato Claudio promuovendo una linea unitaria, io un po’ di letteratura la conosco ed anche qualche stile ma della letteratura encomiastica questa è la crema,.
Scrivo testualmente”Parafrasando il verso di una poesia di Martha Madeiros – lentamente moriamo non cambiando la marcia, non rischiando” e continua “ a dire il vero il cambio di marcia il nostro partito……. Lo ha innestato da tempo, promuovendo da mesi” da mesi ? ma un mese fa Claudio parlava di SEL come di un progetto in crisi. Altro che innestare la marcia, e poi scomodare la poesia per spronarci a cambiare , a rischiare, ad innovare, mi viene in mente che molta gente dice che perdiamo perché il nostro è un partito di intellettuali, che parla con ed alla testa, anzi che parlare al cuore ed anche alla pancia (spesso digiuna) della gente, era la malattia di Bertinotti, l’Innovazione, e si è visto dove ci ha portati, noi voliamo alti sulle ali della filosofia, mentre Bossi (che si può dire di tutto ma non che non è un animale politico straordinario) attraversa la padania con l’ampolla dell’acqua presa alla sorgente del PO , Berlusconi(anche lui non si può dire che non conosce la comunicazione) in piazza San Giovanni, celebra un rito che somiglia ad una messa dove i governatori giurano ecc..ecc, la chiesa che ha riti e cerimoniali che durano da 2000 anni e ,noi vogliamo innovare, un partito ed una dottrina che non ha avuto ancora modo (parlando in termini storici non generazionali) di svilupparsi, e come sostengono, due eminenti scrittori Luciano Canfora, e Luciano Gallino , si è voluto seppellire troppo presto la salma del comunismo.
Più sotto ci esorti ha non ripetere l’errore che abbiamo commesso col PDCI ed avviare subito un dialogo con SEL, dimenticando di dire che se divisione c’è, è una divisione di ceto politico, perché tutti vogliono stare assieme ma a comandare, ognuno crede di essere quello più giusto tanto che Diliberto mentre si univa con noi nella FDS si divideva dal suo stesso partito, e nasce Sinistra popolare, che tra l’altro invita a non votare .
Più sotto ancora fai una escursione all’estero e ci dici che ovunque, i comunisti si sono alleati col con il partito socialista, come per dire e fare intendere che anche noi lo dobbiamo fare col PD, ma ti scordi di dire che la socialdemocrazia tedesca, e il partito socialista francese nulla hanno a che spartire col PD , che se vuoi vedere la sinistra devi pensare alla Bindi e forse a Franceschini, ma sono cattolici, e li abbiamo visti nel governo prodi in occasione dei DICO e del testamento biologico. E l’ha spiegato bene Mattia il ragazzo italiano che vive in Francia , che ha fatto una splendida e lucida analisi, (in questo post) quindi questa escursione straniera non è molto utile perché noi non abbiamo una sinistra moderata alla nostra destra, ma la vecchia democrazia cristiana resuscitata, dai cosi detti ex comunisti, quindi l’alternativa la dobbiamo costruire noi con il materiale che abbiamo. Senza alchimie politiciste.
Buon lavoro
Tagli tutto con l’accetta e rischi un splendido isolamento (tutti falsi, farabutti e ladri) e le considerazioni del sud sono davvero la peggiore risposta leghista, un leghista-comunista parla come te del sud carlo circolo bianchini genova!
PER FERNANDO.
CARO FERNANDO,i numeri sono numeri quello che ho detto risulta dai fatti, mi sono limitato a descriverli, i numeri del congresso di Chianciano ci dicono cosa è accaduto al sud, basta controllarli, l’apertura di Vendola a Polibortone si può contrallare, la scrittura encomiastica di simone nei confronti di Claudio è più di una sensazione,ed in continuità con tutti i segretari portavoce delle organizzazioni giovanili,( pensa a Fratoianni) che in Italia, oltre l’anomalia Berlusconi ci sia anche il fatto che non c’è una forte sinistra moderata,che faccia da centro di coagulazione, come in altri paesi europei, penso alla Francia. alla Germania, Spagna, è anche questo un fatto che se ne parla in tutta europa, infatti Veltroni, ha dichiarato (quando era segretario)che il PD non è un partito di sinistra, ma un partito riformista,io aggiungerei neo democristiano, che nel parlamento europeo, il PD non sta nel gruppo socialdemocratico, lo sanno tutti, che il Pd è uscito dalla tradizione europea per collocarsi,(l’unico in europa)nell’alveo nord americano, lo dice il mone ed il cognome,guardarsi nelle proprie piaghe, per trovare la medicina giusta non è il peggiore dei mali,mi spiace che tu l’hai letta in salsa leghista, che se vorrai potrai rispondermi articolando meglio perchè sarei un comunista leghista, anche perchè in un precedente post, ho detto che sono nato in calabria e vivo a Genova, ed anche se vivo a Genova da tanto tempo mi considero extracomunitario, perchè ricordo bene che gli stessi argomenti che adesso vengono usati per gli stranieri, tempo fa venivano usati contro noi, ma proprio perchè sono comunista prima di essere calabrese, non ho paura di guardare dentro le mie piaghe, sono nato in un paesino vicinoa Rosarno e non sai quanto ho sofferto per Rosarno, ora se tu vuoi, continua pure a pensare che sono un comunista-leghista, io non mi offendo mai, perchè ho messo in conto che se si partecipa ad un blog, il minimo che ti può capitare è di incontrare gente che non la pensano come te.
Ti saluto anche affettuosamente, ma non di maniera , lo faccio davvero, perchè vedo in te una certa tensione ideale, che non guasta di questi tempi.
Ecco perchè non si può stare con questa gente compagni…
http://www.facebook.com/video/video.php?v=106978972658738&ref=mf
Ecco perchè questo video è un falso, compagno:
http://danielesensi.blogspot.com/2010/03/beppe-grillo-il-contaballe-piu-cliccato.html
non ero vicino durante la frase incriminata, ma ti posso rassicurare che eravamo INCAZZATI con la Bresso a prescindere dal muori o non muori chiaro!!!!
Compagno, l’incazzo è giusto, ma se abbocchiamo alle idiozie antipolitiche di Grillo & C. significa che siamo proprio alla frutta. Il nostro compito è dare all’”incazzo” una prospettiva costruttiva nell’ambito di un progetto organico. Mettere in giro video FALSI per fare caciara, e poi essere sputtanati, fa solo il gioco dei nostri avversari.
Il problema non è la fase incriminata, ma ciò che dice dopo!! Veditelo tutto il video compagno!
Intanto grazie a Claudio di questa opportunità di dialogo e confronto sempre più difficile da avere nei luoghi fisici. Colpito positivamente inoltre anche del garbo delle risposte sempre molto complesse in un blog dove è forte l’anonimato.
Concordo molto con il precedente post di Claudio soprattutto quando parla di un paese nonostante tutto non ancora socialmente pacificato che da vita a lotte sociali e ambientali a volte esemplari che però senza una copertura mediatica se non trovano in tempi stretti relazioni politico isituzionali rischiano di diventare forme di ribellismo senza futuro. Da qui l’obbligo di ricostruire una connessione sentimentale con queste lotte ed essere percepiti come utili, uniti, non velleitari e minoritari.
La manifestazione del 13 è stata una manifestazione nuova, importante, dove era visibile la fine anche in Piazza dell’autosufficienza suicida del PD ( ricordate la manifestazione del solo PD con Veltroni, Calearo, Colannino, Binetti?? ) , la manifestazione del 13 dopo anni era una manifestazione dei PARTITI!! Con dirigenti, funzionari, militanti, con bandiere e che ascoltavano i leader nazionali, applaudivano, mugugnavano etc ma non era una delle tante manifestazioni segnate dall’ anti politica!! Un segnale importante da non sottovalutare come da non sottovalutare il consenso verso oratori unitari Vendola, Bersani, Ferrero e meno invece verso chi tentava di differenziarsi e cavalcare maggiormente il sentimento di anti politica ( Di Pietro). Mentre in quella piazza nessuno sentiva la mancanza dell’ UDC!!
Insomma ci chiedono serietà, coerenza ma anche unità delle opposizioni contro il consolidamento del piano di rinascita nazionale di “Gelliana” memoria sempre più avanzato da Berlusconi..
Vorrei sottolineare far notare a coloro che guardano con il fumo negli oggi qualsiasi ricomposizione a sinistra un episodio molto triste.
In un piccolo paese alle 18.00 vi era un comizio di SEL con un’ oratore nazionale ex rifondazione, alle 19.00 sullo stesso palco un oratore nazionale del PRC, entrambi in coalizione, clima buono in piazza tra i compagni ma …nessun accordo per l’amplificazione, due impianti e costi raddoppiati !! mugugni perché il Compagno di SEL tardava a finire l’intervento!! Cambia i manifesti al volo, cambia le bandiere, i microfoni l’oratore.. e ….la gente a chiedersi ma “non dicono cose molto diverse perché non hanno fatto un comizio insieme invece che separato e con un clima di tensione??”
Be un episodio spiacevole e che certo non ha favorito una connessione sentimentale con quella piazza!!
A Simone che è chiamato ad un compito importante dico di continuare a guardare con interesse all’ esperienze europee che come correttamente scrive “ è in corso un processo di allargamento a sinistra delle forze comuniste” in questo penso che la federazione non basti e che la costruzione di un nuovo partito della sinistra con una forte influenza politica e organizzativa dei comunisti non sia una ipotesi da demonizzare a priori.
Buon lavoro e in bocca al lupo
Parlando di futuro
a questa affermazione sullo stato sociale come rispondereste? Quale alternativa proporreste?
“l’economia del benessere, la funzione sociale del benessere ecc. si basano sul modello concorrenziale” riferendosi al benessere (di pochi) che ha portato il capitalismo.
e a questa domanda; come immagini oggi una società comunista, cosa rispondereste?
La mia risposta è stata questa; ed è come realmente immagino, e mi piacerebbe che fosse, una società comunista “realizzata”.
Relatività? Punti di vista?
Il mio punto di vista è assai diverso,
a me questa economia sembra tutt’altra cosa, sembra l’economia della distruzione, perché basata sull’individualismo, sull’egoismo, sulla corruzione e sul malaffare,
basata principalmente non sulla produzione per il benessere della società, ma del proprio profitto e a tutti i costi, in larga parte sulla prospettiva di poter produrre oggetti-spazzatura all’infinito, produzione infinita e concorrenziale (e purtroppo concorrenza e profitto sono basati soprattutto sul costo-concorrenziale della manodopera, sfruttando lo stato di povertà, la miseria, la necessità e le debolezze del prossimo, generando lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, e poco sulla qualità, durata, necessità del prodotto).
E come è sempre stato, anche questo sistema è causa di divisione della società in classi, nella stessa identica maniera di sempre, pochi ricchi e potenti, un po’ più di benestanti, tantissimi poveri, e per finire addirittura gli schiavi dei poveri, con gli ultimi in crescita costante,
basata sul consumismo di oggetti effimeri che servono per lo più a riempire discariche, sull’usa e getta, usa e distruggi, non si distrugge non si consuma e se non si consuma il meccanismo si ferma, quindi un’economia basata consapevolmente, sulla distruzione dell’ambiente-terra, se si guarda un po’ più avanti nel tempo, sulla distruzione della vita stessa dunque, altro che benessere, (e mi basta andare un po’ in giro senza trovare più un kmq di terreno senza rifiuti per pensarlo).
Questo sistema economico, in pochi anni, a fronte del “benessere” di una piccola parte degli abitanti del pianeta terra, ha provocato enormi danni all’eco-sistema, questi si duraturi, causato l’estinzione di molte specie animali (vita), prodotto miliardi di mc di rifiuti di ogni genere, devastando l’ambiente, inquinando ghiacciai, sorgenti, fiumi, terra, laghi, mare, aria, tutto insomma,e tutti beni essenziali, necessità primarie per il “benessere”, contribuito in buona misura a importanti cambiamenti climatici di cui ancora non si conoscono bene le conseguenze per la specie umana, e se il meccanismo di consumo, di distruzione e di produzione si ferma, per mancanza di richiesta della merce, per la saturazione del mercato, ecc., c’è chi è pronto a sperare in qualche “bella catastrofe naturale”, o in qualche “bella guerra”, sperando che una grande distruzione di beni e vite umane possa rimettere in funzione il meccanismo.
e intanto, il sottoscritto, e come me penso tantissimi altri, ai quali questo tipo di benessere non piace, sono costretti a subirlo, e poi mi dicono di far parte di un paese democratico, libero, civile, evoluto ecc… dal loro punto di vista, dal mio punto di vista sicuramente No.
“Anche se, non è pensabile una vita umana senza influssi sulla natura. L’uomo è parte della natura e ha diritto alla vita. Ma noi siamo l’unica specie che ha la possibilità di valutare le proprie azioni e di discuterne su un piano globale. Ci assumiamo così una responsabilità nei confronti di tutti gli altri esseri viventi e soprattutto verso i nostri discendenti.
E’del tutto naturale che alcune specie scompaiano ed altre nascano. Ma noi possiamo influenzare la pressione che esercitiamo sulla natura e quindi la velocità di scomparsa delle specie. La scelta dei criteri e degli obiettivi dipende da noi. La conservazione della biodiversità è una preoccupazione largamente sentita in molte culture. Vivere in un ambiente variato e interessante sembra essere un bisogno profondo dell’uomo (WILSON 1984), e di questo ambiente fanno parte anche una fauna e una flora le più ricche possibile.”
Dal mio umile e diverso punto di vista, penso che l’economia del benessere (per tutti e non per pochi) se mai ci sarà, ( e purtroppo, spero che si avveri, ma temo che mai ci sarà), si avrà solo quando la specie umana pur rimanendo sostanzialmente egoista, liberamente, democraticamente, per scelta, con consapevolezza, deciderà di interrompere il sistema di produzione attuale (produzione egoistica, impostata sul consumismo e sul profitto personale), abbandonando l’idea di poter produrre oggetti-spazzatura all’infinito, sia pure con questo ritmo, o con ritmi di produzione ancora maggiori, trasformando tutto in rifiuti di ogni genere, e comunque impostata sull’eccessivo consumo di chi può permettersi di comprare, lasciando gli altri nella miseria, aggravati dalle conseguenze dell’inquinamento prodotto, che sono costretti a subire.
Quando si comincerà a produrre il necessario, il giusto per vivere bene, cercando di salvaguardare l’ambiente il più possibile, ((produzione, diversificata, necessaria, e più altruistica), Ma, mi domando: cosa significa vivere bene oggi, “benessere”? lavorare quanto basta per possedere una casa con tutte le comodità necessarie, una bella macchina, bei vestiti, poter mangiare a sufficienza, avere tempo libero per le vacanze, assistenza sanitaria, farmaci, ecc..? Beh, io credo che se per la società il “benessere” volesse dire solo questo, e ci si limitasse a produrre tutti questi beni e servizi, per tutti, probabilmente non occorrerebbe nemmeno tanto lavoro, meno lavoro e + benessere, e con le attuali tecnologie credo sia possibile produrre tutto ciò che serve, a sufficienza per vivere tutti bene, e con meno lavoro, soprattutto se tutti (e penso agli abitanti dei paesi più poveri di saperi e di tecnologie) fossero messi in condizione di produrre, utilizzando gratuitamente conoscenze, e tecnologie attuali, distribuendo meglio i danni inevitabili creati all’ecosistema, o quantomeno, anche se le risorse dovessero essere insufficienti, o se i danni provocati all’eco-sistema fossero eccessivi, danni e benefici, sarebbero meglio ripartiti, giustamente ripartiti, si pensi solo a quanto lavoro, energia, materiale, ecc. occorre per produrre armamenti, e con lo stesso lavoro, energie, materiale, quante cose si potrebbero produrre per vivere meglio.),
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o a quante attività improduttive, parassitarie ci sono, (a cominciare dalla politica, troppo costosa, troppe persone e troppi parassiti fra queste persone, (non tutti per fortuna) con troppi diritti, cominciando dalle bebi pensioni, persone che campano con le chiacchiere e assai, troppo meglio degli altri.) e se si migliorasse la proporzione fra il lavoro applicato ad attività utili e produttive e quello dedito ad attività inutili o improduttive assistendo al continuo aumento della parte di quest’ultimo e con ciò all’aumento del parassitismo generale, che grava unicamente sul primo. Così il numero di persone che deve in ultima analisi mantenere tutta l’organizzazione sociale diviene sempre più piccolo, mentre cresce il numero delle persone mantenute.
Quando la scienza degli uomini sarà al servizio dell’umanità, e non l’umanità al servizio degli uomini che fanno scienza.
- Quando la società per soddisfare il suo egoismo, il suo bisogno di distinguersi, ( che a mio avviso, è nel DNA dell’umanità, e non potrà morire, qualunque sia il sistema economico, a differenza di coloro che pensano all’appiattimento, alla mancanza di interesse della società nel cercare di migliorare le condizioni della propria esistenza, disinteresse nel “progresso”, in caso di un’economia alternativa al capitalismo, solo che probabilmente, si distinguerebbero solo i veri migliori, i veri meritevoli), concepirà un modo diverso da quello attuale,
magari prendendo il modello concorrenziale non come motivo di profitto personale per soddisfare bisogni materiali, ma come motivo di orgoglio e valorizzazione dell’ ”essere”.
- Quando l’umanità imparerà a dare il meglio di se stessa non per ricevere beni materiali, ma solo per sentirsi più amati, rispettati, elogiati, ammirati, invidiati, per quello che di positivo si è capaci di fare,
inventare, creare, immaginare, (azioni degli altri gratificanti per chi le riceve, e che con la ricchezza si possono “comprare, mistificare, falsificare”). quindi, per distinguersi per quello che si “E”.
- Quando per distinguersi, oltre all’aspetto, non si potrà utilizzare altro che la mente, l’impegno, la capacità, quando non si potranno fare distinzioni di merito fra chi possiede una ferrari e uno che possiede una 500, ma solo fra chi riesce a costruire una ferrari e uno che riesce a costruire una 500.
- Quando la competizione servirà solo per fare emergere i veri migliori, e in qualsiasi settore produttivo, e non a produrre con il minor costo possibile, sfruttando la condizione di necessità del prossimo (sfruttamento dell’uomo sull’uomo).
- Quando si potrà scegliere il lavoro da fare oltre che per necessità, capacità, e passione insieme, ottimizzandone sicuramente il risultato, scegliendo consapevolmente (spero) di fare ciò che si è portati a fare, senza la condizione di costrizione data dal lato economico.
Concludendo, penso che oggi, con le conoscenze e le tecnologie disponibili, il problema del vivere bene, stare bene, “benessere”, è tale, solo per una questione di potere, di egoismo, di prevaricazione, di falsità, ecc.., tutte azioni fatte con lo scopo di distinguersi dagli altri (questa è la mia personale convinzione) e si traduce in un problema di relazioni sociali, di apparenza, e non in un problema di produzione, di salari, di costi ecc.. e immagino che si potrebbe stare bene producendo solo il necessario, riducendo gli eccessivi consumi e di conseguenza i relativi rifiuti, salvaguardando il bene primario che è l’ambiente in cui viviamo.
E questo non significa vivere tutti da poveri, ma vivere tutti nelle migliori condizioni di “benessere” possibile.
Di questa idea forse utopica, ho paura solo di una possibile conseguenza, se mai si dovesse avverare, la Noia del benessere,
la stessa paura che ho dell’ipotesi altrettanto fantasiosa che esista il paradiso,
la Noia del benessere di tutti.
Ogni tanto mi viene da pensare;
“Chissà i “cattolici” come immaginano la società del paradiso, che tanto agognano nell’aldilà, ( se esiste e se ci andranno)”
forse sono Comunista, “se essere comunista significa perseguire, o avvicinarsi questo accennato ideale di vita sociale!” (Che non è paragonabile con lo stalinismo o altre forme di oppressione e di repressione)
Come arrivare a questa società non lo so, ma questa è la società che vorrei, vedo-leggo che molti sono preoccupati del fatto che l’ideologia comunista, l’idea di uguaglianza, libertà, fratellanza, giustizia sociale, possa scomparire,( o, non so se sono preoccupati per il “posto”) mentre per me è un’idea che non potrà mai scomparire, forse cambierà nome, simboli ecc.., ma la sostanza rimane, perché penso che, l’uguaglianza, la libertà, sono necessità fisiologiche dell’umanità, che si porta nel DNA, tanto quanto il desiderio di distinzione.
Saluti
Benito
E’ triste vedere che il portavoce dei giovani comunisti abbia già infilato doppiopetto e cravatta, non è questa la politica di cui abbiamo bisogno.
Non ne voglio fare un problema personale , ma nelle sue parole stento a sentire il sangue , la fame, la disperazione, la drammaticità dei problemi in campo.
E’ un discorso tutto politico che io nella mia “ingenuità” non riesco neanche a seguire , e che mi rifiuto di imparare a seguire.
Un giovane comunista non dovrebbe parlare di queste scempiaggini politichesi , dovrebbe sentire la rabbia per questa insignificante e violenta vita che ci viene imposta e organizzare la rivolta , non cercare di diventare un “farmacista” della politica.
Simone reagisci a chi ti vuole far diventare un “bravo politico” !
Organizza la resistenza , stupisci i tuoi coetanei con una visione bellissima del mondo .
Essere comunisti vuol dire mettere in comune i propri sogni .
Caro Claudio ,Il tema dell’Unità a sinistra , partendo dall’unità delle forze comuniste è fondamentale, derimente , intrecciato ,spesso in negativo, con la storia del nostro paese, ma di quale unità stiamo parlando? spesso nel nostro dibattito si confonde l’unità per la sopravvivenza del ceto politico , con l’unità della rappresentanza politica degli interessi di determintae classi socio/econimiche, popolari, di progresso.
Spesso nella nostra storia recente si parla di contenitori poco di contenuti. Forse perchè è da troppo tempo che la riflessione sui contenuti langue, latita?
Si possono considerare contenuti programmatici le parole d’ordine?
E’ oggi immaginabile una unità a sinistra che comprenda solo ciò che resta del PDCI RC al limite SD SL senza il corpo vivo dell’associazionismo , del terzo settore, ultima riserva di capacità ,contenuti, idee pragmatismo della sinistra Italiana?
Sono convito quanto te dell’importanza dell’unità a sinistra , qualche dubbio mi sorge quando la declinazione di questo importantissimo tema si sofferma a lungo sui contenitori ed è priva del coraggio necessario ad un rilancio programmatico a delineare un nuovo orizzonte ideale.
Di solito non insulto nessuno,sono d’accordo con l’aleanza anche con il diavolo, ma con coloro che hanno distrutto il prc tante volte e tentano di impedire l’organizzazione dei comunisti in Italia e nel resto del mondo, non ho niente a che fare, non li amo, non mi metterò mai con loro per acere un’ALTRA fregatura, i fatti di PUGLIA Di questi giorni mi ricorda la frase famosa”iL duce era bravo ma chi lo circondava era cattivo”, saluti comunistI ai compagni, Amir
http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19252
Se ho capito bene, il post, che ci accingiamo a criticare, non è di Claudio, ma un intervento di SIMONE OGGIONNI, che data l’identità di vedute,CLAUDIO ha fatto suo.
Premesso che ho tanta stima per SiMONE, è un ragazzo che c’è ne vorrebbe, tuttavia un po’ per ridere un po’ forse per invidia,( dal momento che lui è giovane io molto meno ) vorrei muovergli qualche critica, che vuole essere uno stimolo, più che una critica vera e propria. Prima cosa mi fa spece vedere il portavoce dei giovani comunisti, essere (come pensiero) quasi sovrapponibile,con il pensiero del responsabile dell’organizzazione del partito Claudio, il giovane e l’adulto, la pensano allo stesso modo, tanto da potersi intercambiare i ruoli, c’è una identità di vedute che spaventa, a gente come me che potrebbero essere il padre di SIMONE, e come padre sono stupito, perché gli alberi non fanno frutti maturi,i frutti nascono acerbi e diventano maturi col tempo, cosi come i girini col tempo diventano rane, non si nasce rane, ed io mi dico, se a vent’anni si è moderati, perché si pensa come i padri, come si sarà a cinquant’anni? forse perché appartengo ad una generazione che pensa che bisogna essere diavoli da giovani per diventare santi da grandi, non si nasce santi. Tantissima letteratura c’è l’ho insegna, l’Innominato, fra Cristoforo, per citare Manzoni, ma per restare ai giorni nostri, tantissimi, che ora sono nei posti di rilievo giornalisti, avvocati politici moderati da giovani hanno fatto le loro cazzate, ed è giusto perché se da giovane hai fatto l’incendiario, posso capire che avendo capito di avere sbagliato poi diventi pompiere, ma si può nascere pompiere?
Scusa Simone, ma come fai ad intercettare i giovani e farli diventare comunisti se ragioni già da adulto? Vedi per il momento, non entro nel merito di quello che hai scritto lo farò in un secondo intervento, per non appesantire troppo, tuttavia, non posso non tacere, sul fatto che un portavoce che si identifica totalmente con gli adulti non fa un buon servizio al partito ,perché puoi dare l’impressione che stai studiando da capo, come tutti gli ex segretari delle organizzazioni giovanili,( mi viene in mente DALEMA chi sa perché) ed allora mi spiego. Come mai a Genova, i giovani comunisti fino a ieri avevano in tutta la provincia solo otto 8 tessere, ma c’è dell’altro, a Genova c’è una situazione particolare, dove prima della scissione , tutti i giovani stavano con Bertinotti, e poi sono passati a SEL, è stupefacente vedere come i nostri figli sono moderati, sono nati vecchi, io vorrei un giovane comunista come portavoce che sapesse incendiare gli animi, che fosse un affabulatore che quando parla ai suoi coetanei loro si devono identificare col loro portavoce , non sentirlo parlare come Claudio Grassi. Che ha un ruolo diverso , o peggio ancora da giovane parlare già come un vecchio burocrate, abbiamo bisogni di giovani veri, che parlano un linguaggio che i giovani capiscono, non ci servono(io credo ) giovani che parlano il politichese, ci servono giovani che parlano ai giovani.
Scusami Simone questo sfogo, non c’è l’ho con te personalmente, ma con la situazione che permette che queste cose accadono, tu sei uno splendido ragazzo, che hai inspirato questa aria, e questa aria espiri, la colpa non è tua, la colpa è mia e di quelli della mia età, che non hanno saputo trasmettervi niente di meglio.
Ti saluto affettuosamente, avvisandoti che presto scriverò qualcosa anche su cio che hai scritto
l’ho scritto tante volte e nessuno mi risponde su quanto successo al congresso. Avete unito 3 minoranze per non far vincere Nichi. Un tal Bellotti, un tal Pegolo e un tal Masella possono tanto solo in un micro partito. Ignorate sempre il concetto del consenso….cioè della capacità di essere rappresentativi e quindi scelti dagli elettori…Capite allora che il destino di un partito che si dichiara comunista deve prescindere dai Bellotti & c? Capiamo tutti che Nichi…non tra di noi, ma nell’opinione pubblica riscuote stima e sucita speranza (e non è cosa di poco conto rispetto alla tristezza di Ferrero e della sua arrendevolezza)? A voi non importerà…a molti importerà tanto e lo vedrete alle prossime regionali quando SEL prenderà più o meno quanto la federazione….(e per voi che vi rallegrerete del 2,5% come farete a dire che x SEL è poco?)
Ciao….
Per rispondere scrivete a:
faustini.mail@libero.it
http://www.modificaarticolo2112codi.splinder.com
Sono d’accordo con P.Roversi e aggiungo
VOTIAMOGLI CONTRO.
NO ALL’ACRONIMO PD-L DEI POLI FASCISTI E CONFINDUSTRIALI
SI ALLE LISTE CIVICHE E AI COMUNISTI
COLTIVIAMO I DUE SEMI DELLA SPERANZA
Andiamo alle urne e votiamo liste civiche apartitiche e “partiti” comunisti.
In ogni Regione andiamo a vedere le liste civiche, i loro programmi e i loro rappresentanti.
Esse sono costituite da gente comune che schifata come noi, dai grandi partiti araffoni, ha deciso di auto-organizzarsi per far sentire le loro voci e la loro protesta.
Scegliamo quella che riteniamo la più interessata alla popolazione, al territorio, ai lavori di piccola e media manutenzione del territorio, al lavoro dipendente, al mantenimento dell’ACQUA come bene pubblico, alle piccole imprese, al recupero del comparto agricolo, all’energia eolica, solare, etc., alla sanità, al recupero e all’internarizzazione della forza lavoro nelle imprese pubbliche e private, all’abrogazione della legge 30, della 1167, etc., -semmai fossero citate-, al taglio degli stipendi agli “onorevoli” regionali, che dica NO al Nucleare, che dica NO alle grandi Infrastrutture, etc., etc..
Oppure votiamo COMUNISTA, che riporti esplicitamente la parola COMUNISTA nel nome e nell’ideologia del partito.
Se con il Voto avanzasse nel Paese questa forte e motivata volontà popolare, avremo la possibilità e la speranza di frenare il massacro che stanno compiendo del diritto e della Costituzione, prodromi avvilenti di una vera dittatura e, nel contempo, creeremo i presupposti per la nuova alternativa della gestione DEL SISTEMA SOCIALE AFFIDATA ALLA GENTE COMUNE e, se voti COMUNISTA, il RECUPERO DEL BALUARDO IDEOLOGICO E MARXISTA.
In entrambi i casi, se Noi tutti lo volessimo, potremmo creare tanto di quello scompiglio nel Monopolio politico, che una vittoria elettorale delle liste civiche e dei comunisti, spaccherebbe il regime berlusconiano, l’inutile accozzaglia del pd e quella degli schieramenti affiliati.
Buona Lotta
Ciao Claudio, voglio dare un mio piccolo contributo a partire dalla mia esperienza in Francia negli ultimi due mesi, nei quali ho cercato di vivere pienamente la vita del PCF e del front de gauche.
Io penso che la strada intrapresa in Francia sia molto importante, ma purtroppo esistono numerose differenze rispetto all’Italia. Prima di tutto l’alleanza PCF PS è storica, dagli anni 60 questi due partiti vanno insieme quasi dappertutto, solo nell’ultimo periodo è avvenuto un piccolo distacco tra i due partiti sotto la segreteria Royal, ma nell’ultimo anno e mezzo con la vittoria al congresso di Aubry, che ha comportato una decisa inversione a sinistra del ps penso che un’alleanza tripartita qui sia d’obbligo. Comunisti-ambientalisti-socialisti. Purtroppo il ps francese ha molto poco a che vedere con il PD, per esempio il psf è stato l’unico partito in europa che ha votato nel gruppo del pse contro la Bolkestein, e storicamente hanno sempre preso posizioni anti-interventiste e molto più a sinistra del resto del gruppo del PSE.
Punto secondo, nel front de gauche il PCF rimane vivo e cerca di rafforzarsi. Il PCF nonostante il risultato disastroso alle scorse elezioni presidenziali è riuscito a reggere dal punto di vista organizzativo. Infatti continua ad avere una buona presenza nella CGT un numero di iscritti fra gli 80000 e i 100000, una base militante fatta soprattutto da lavoratori e operai. Attraverso il Front de Gauche è stata fatta un’alleanza con tante associazioni e partiti della sinistra di alternativa, dagli altermondialisti ai maoisti. Ma il partner maggiore è il Parti de Gauche, questi hanno una cultura filo trozkista e facevano entrismo nel psf.
Vedendo la cultura prevalente fra i compagni del pcf, penso che rifondazione dal punto di vista dell’elaborazione teorica sia molto avanti, ad esempio il pcf sui temi ambientali è un po’ arretrato, e per questo motivo si spiega un po’ l’exploit dei verdi. Io penso che noi abbiamo un problema fortissimo, troppe scissioni nel passato. La federazione che immagino io è un’alleanza permanente fra tutti gli attori della sinistra di alternativa con al centro i comunisti. Ancora non riesco a capire le resistenze nel nostro partito contro l’unità di tutti i comunisti in un solo partito. La federazione dovrà avere la funzione di connettore fra le diverse culture politiche a sinistra, sulla base di un programma comune. Storia e innovazione, tradizione e nuove pratiche politiche, questa è la nostra sfida.
Un ultima considerazione, avete visto tutti gli applausi che vendola ha preso a Roma… questo qui fra qualche anno ce lo ritroviamo candidato presidente del consiglio. Lui non ha bisogno di un partito, perchè ripete in prima persona gli stessi comportamenti tipici della cultura berlusconiana. Il suo discorso se confrontato con quello di ferrero era privo di proposte, ma ha raccolto l’ovazione. Questo della comunicazione è un problema serio…
Saluti Comunisti
Mattia Morelli
Perfetto. Condivido in pieno: le tue sono considerazioni che ho cercato di fare in modo frettoloso in un post sull’articolo di Grassi. Aggiungo che sono considerazioni di “buon senso” (se non fosse che questa espressione è sempre in bocca a Berlusconi). Siamo ancora a ragionare sulle resistenze (che ahimè ci sono nei gruppi dirigenti) alla fusione con il PdCI. Il PdCI oggi non può che confluire dentro il PRC ma certo non è una decisione che spetta solo a lui…e la Federazione non può che ancor più allargarsi ma mai confondersi con il Partito. Allearsi con SeL: ma certo che si può, anzi si deve perchè sono senz’altro più a sinistra del Pd ma sempre sulla base di scelte programmatiche condivise, di cui la più importante è l’autonomia e la competizione con il centro-sinistra. Questo è il succo della nostra linea in poche parole. O no?
“Il PdCI oggi non può che confluire dentro il PRC”
Finalmnte uno che ha capito tutto. Infatti noi del PDCI siamo in spasmodica attesa di confluire nel grande partito della Rifondaione Comunista. E magari dopo nel grande partito del poeta Vendola. Ma ci faccia il piacere.
Proponimi un’alternativa…il PdCI è per l’unità dei comunisti, mi sembra: come pensi che si possa realizzare questo obbiettivo? Inoltre il PdCI, partito dal quale provengo e di cui conosco bene pregi e difetti, è nato da una scissione dal PRC così come altre formazioni comuniste. Prima di Bertinotti e con la segreteria di Bertinotti eravamo tutti insieme e il PRC era una partito con molti militanti. Ora (questa è la mia opinone)dovremmo rientrare in Rifondazione attraverso una confluenza concordata e condivisa. Se tu ricordi, quando Rifondazione è nata,Democrazia Proletaria, che aveva una consistenza uguale se non superiore al PdCI di oggi, si sciolse e confluì nel Movimento. Ci furono quelli che non aderirono ma la maggioranza entrò nei gruppi dirigenti di Rifondazione. Se polemiche ci furono, furono molto limitate. Tu sembri disprezzare il PRC e io ti assicuro che considero il PdCI un partito-caserma con molti “marpioni” dentro ma ciò non mi impedisce di guardarlo con rispetto nè per questo sono indotto ad adattare le mie preferenze politiche al rancore. Sbagliatissimo! Oggi occorre creare un polo comunista dentro la Federazione, altrimenti i comunisti scompaiono o rischiano di scomparire, compreso Rifondazione. La prima cosa da fare, quindi, è unire in un solo partito PdCI e PRC. Ma devi tener conto che il PRC
che il PRC è il partito più grande ed ha ancora una consistenza territoriale di militanti (anche se pochi rispetto a prima). Vedi io sto facendo la campagna elettorale, fianco a fianco PdCI e PRC ma credo di essere in un’isola felice. Penso che nel PRC e nel PdCI ci siano ancora molti come te che storcono il muso a lavorare insieme, perchè sono legati al passato o perchè hanno pregiudizi.
Spero di avere spiegato bene il mio punto di vista perchè l’ultima cosa che intendo fare è offendere o umiliare i compagni della mia stessa battaglia!
Ricominciamo dall’onesta’ e smettiamola con l e furbizie .
Segnalo che la signora Haieh di Trieste per la seconda volta fa la sua apparizione a Milano come esca per fare confluire voti sulla lista di rc .
Lo dico perche’ anche nel passato lo ha fatto e 10 giorni dopo si e’ dimessa senza dire niente delle sue intenzioni dimostrando scarsa stima per chi l’aveva votata perche’ voleva lei e non altri.
Dopo questa figura non da comunista ora si presenta per sponsorizzare la lista .
Se critichiamo Formigoni che gia’ si considera al posto di Berlusconi perche’ lui e’ troppo bravo per essere solo governatore ,lo dobbiamo fare anche con chi crede di giocare con gli elettori come giocavano gli indiani a nascondersi .
Ma non e’ piu’ cosi .
Forse una ragione perche’ le cose vanno male non e’ perche’ la serieta’non e’ piu’ di casa comunista .
Altra cosa :pensate di avere piu’ voti con gente che si presenta con tanto di cravatta ,bel vestito ,profumato ,pronto insomma per andare nei salotti buoni ,mentre si soffre a tirare la fine del mese ?
Armando.Todesco
A.Todesco
NOn capisco il passaggio dove sottolinei che rimane solo Sinistra Democratica a sinistra del PRC. Vedo un tentativo, non riuscito, di delegittimare a tutti i costi i compagni e le compagne del PCL, che oggi più che mia invece stanno crescendo.
A parte questa sottilineatura, vorrei capire meglio dove sta il trucco tra il riallacciare i rapporti con le forze di centro sinistra ma non in ottica di coalizione.
Qual’è allora il senso?
E sopratutto ti chiedo, esiste un’alternativa al PD a sinistra o i comunisti (Se ancora così ci si può definire), resteranno ormai succubi del PD stesso?
Per esempio scegliere di allearsi con Loiero è da comunisti? Appoggiare un mafioso dichiarato credo che non lo sia per nulla.
Perchè non cominciare a pensare ad un’autosufficienza a sinistra da ricostruire non con squallide alleanze ma dalle piazza?
Perchè si guarda più alla nostra destra e non alla sinistra?
Ho posto più che altro domande perchè io ancora un’idea chiara non ce l’ho, ma credo che la strada imboccata non sia cmq quella giusta.
Poi parlo ormai da esterno al partito, e meglio ancora da cane sciolto, perchè finchè la situazione sarà questa non riprenderò mai più una tessera di partito, questo è sicuro.
Saluti comunisti
Alla domanda (perchè si guarda più alla nostra destra e non alla sinistra?) mi viene da rispondere: i soggetti alla nostra sinistra non guardano non dico a noi, ma neppure a quanti condividono la scelta strategica di rifiutare ogni alleanza con i post-socialdemocratici. Non mi sembra che il PCL o Sinistra critica o altre sigle ci offrano né analisi né fatti conseguenti sulla necessità di aprire percorsi unitari in questo momento storico. Io sono di Bologna: qui da noi non è pervenuto nulla.
Inoltre, non darei in crescita il PCL. Sempre qui a Bologna non hanno avuto nemmeno la forza di raccogliere le firme per presentarsi alle elezioni, e questa per me è la condizione necessaria per potersi chiamare ancora “Partito”: una qualche relazione con la società occorre averla. Quando facciamo il ritratto di questi soggetti politici dovremmo cercare di essere un po’ più obiettivi e un po’ meno iperbolici: personalmente non credo che la costruzione di intese in quella direzione risolverebbe neppure uno dei nostri problemi attuali.
Scusa compagno, lo sai che tutti i micro partiti o movimenti che stanno alla “nostra sinistra”, senza dimenticare quanti non votano più manco quelli, erano dentro il PRC? Dargli uno sguardo non sarebbe male, anzi meglio, mentre si passa il tempo a rincorre la dirigenza di SeL legittimando una forza populista e leaderistica moderata, che ha cancellato coscientemente il comunismo in Italia. Tanti, troppi compagni si sentono orfani di un partito comunista e fanno i battitori liberi, personalmente se devo ragionare di una nuova stagione comunista penso a loro.
Scusa tu, compagno, ma anche i vendoliani se ne sono andati. Io personalmente non li rivoglio dentro semplicemente perché l’altro ieri erano nel mio stesso partito: questo non può essere il nostro criterio. Non vedo però proprio nulla di male dove si può a proporre un’alleanza, ora che è stato chiarito cosa siamo noi (comunisti) e cosa sono loro (libertari di sinistra o come preferiscono chiamarsi), se ci sono convergenze programmatiche. L’unità realizzata a partire dalle cose è senz’altro meglio dell’unità realizzata sui nomi.
Detto questo, non è certo colpa di chi è rimasto se dei pezzettini di gruppo dirigente se ne sono andati e non è dunque responsabilità di chi è rimasto promuovere l’unità con chi ha mostrato di non essere interessato. Io non sono per l’unità con tutti quelli che si chiamano comunisti (di nome) a prescindere da quel che vogliono e chiedono nei loro programmi e dalla cultura che esprimono. Se Marx l’avesse pensata come te avrebbe dovuto fare l’unità con Bruno Bauer e Max Stirner, invece di scrivere L’ideologia tedesca.
E invece le differenze culturali vanno esplicitate, e ciò che non va va criticato. Poniamo ad esempio di perder tempo a collezionare tutte le tessere che in tanti anni sono cadute dal mosaico, tutte le sigle e le siglette sedicenti comuniste che si autocollocano (beati loro!) alla nostra sinistra: si riproporranno fatalmente le stesse fratture di ieri, perché queste fratture sono prima di tutto culturali. So bene, visto che me lo chiedi, che questa gente era tutta nel partito, ma so anche come ci stavano dentro, con quale spirito di condivisione di idee e quale disponibilità alla mediazione. Il minimo che si possa dire è che la loro cultura era ben poco unitaria, oltre al fatto di essersi presi la responsabilità oggettiva di dividere l’unico partito comunista credibile sulla piazza con danno di tutti, specie dei lavoratori.
Le parole che rivolgi ai compagni usciti “a sinistra” le potremmo rivolgere a quelli di SeL, che hanno gestito il partito come ben sai da Venezia in poi concludendo la loro/nostra parabola con l’adesione acritica, senza discussione nel corpo del partito, all’ultimo Prodi. Non nego la necessità di alleanze, ritengo fondamentale avviare una profonda discussione teorica sulla fase e sulle prospettive del PRC, pecchiamo troppo di verticismo decisionale, vedi FdS contenitore scolorito a quanto mi risulta mai riunito come organismo da dicembre 2009. Non basta dire unità senza sviluppare il dibattito nelle realtà territoriali tra i tanti compagni sinceramente impegnati nelle lotte a difesa del lavoro, della scuola pubblica, dell’acqua, dei servizi sociali e nelle istituzioni costretti a navigare “a vista”, privi di collante unitario interno. I necessari tatticismi elettorali, derivati dalla costante emergenza elettorale, funzionano male quando le controparti non hanno chiaro il proprio assetto politico. Il partito è in frantumi anche per questo motivo e rischia di scontare errori commessi in passato, e qui concordo con te, quando attiravamo pezzi di movimento in circoli talmente litigiosi che non offrivano nessun riferimento a chi lo cercava.
Un ultima riflessione: non è una perdita di tempo scartabellare gli archivi degli ex tesserati e contattarli uno ad uno per dialogare con loro, cercando di recuperarli alla militanza attiva.