Avevamo riposto molte speranze in queste elezioni regionali. Nelle ultime settimane il centro destra appariva in crisi: gli scandali a ripetizione che coinvolgevano direttamente il Presidente del Consiglio, il contrasto continuo tra Berlusconi e Fini, l’incapacità di presentare regolarmente le liste in Lazio e Lombardia, il flop della manifestazione a Piazza San Giovanni, la situazione economica del Paese con l’aumento della disoccupazione. Dall’altra parte avevamo registrato la buona partecipazione alla manifestazione di piazza del popolo contro il decreto salvaliste e il decreto che abolisce l’articolo 18, lo sciopero pienamente riuscito della Cgil, una buona reazione alla decisione di sopprimere le trasmissioni “scomode” come Annozero e, più in generale, un “clima”, forse indotto anche dai risultati francesi, che dava la sensazione di una ripresa delle forze di sinistra e di centro sinistra.
Purtroppo non è stato così. Al di là del numero di Regioni vinte dal centro destra o dal centro sinistra, è del tutto evidente che queste elezioni sono state vinte da Berlusconi e dalla Lega Nord.
Le ha vinte Berlusconi perché, come dicevo prima, nel momento di massima difficoltà e insidiato anche all’interno del suo schieramento, è riuscito ad ottenere un risultato positivo giacché il centrodestra vince, oltre nelle due Regioni che già governava (Lombardia e Veneto), anche in Piemonte, Lazio, Campania e Calabria. E le ha vinte la Lega Nord (consolidando, quindi, l’asse Berlusconi – Bossi), poiché va oltre il già straordinario dato delle europee, passando dall’11,3 al 12,2 per cento.
L’affermazione della destra è negativa in sé, ma è negativa anche perché un esito opposto poteva accelerare i contrasti interni alla coalizione di governo e produrre una crisi con eventuali elezioni anticipate. Questo scenario, purtroppo, con questi risultati, si allontana. Dobbiamo quindi ipotizzare altri tre anni di governo Berlusconi con tutto quello che ne consegue di ipotizzate riforme istituzionali (presidenzialismo) e di attacco al lavoro e ai diritti sociali e civili.
Un altro dato importante di questa tornata elettorale riguarda l’astensionismo. Un fenomeno che da vent’anni continua a crescere e che deve indurci ad una riflessione. Occorrerebbe un approfondimento specifico, ma non è questa la sede. Mi limito a evidenziare due aspetti che, a mio parere, lo hanno fatto crescere. Il primo riguarda il cambiamento delle leggi elettorali. E’ sorprendente che nessuno riconosca questa elementare verità: si è superato il proporzionale e introdotto il maggioritario con l’argomento che bisognava avvicinare i cittadini alla politica e consentire loro di scegliere direttamente gli eletti. La realtà che si è concretamente prodotta è che proprio con l’introduzione del maggioritario, con la dinamica del “voto utile”, e con la riduzione della scelta a due schieramenti (penso ai ballottaggi delle elezioni comunali) la partecipazione si è drasticamente ridotta. Inoltre l’abolizione della preferenza alle elezioni politiche ha consegnato, di fatto, ai gruppi dirigenti dei partiti il potere di decidere la composizione del Parlamento: alla faccia della “partecipazione”! Il secondo aspetto riguarda noi, forze comuniste e della sinistra che, con i nostri errori e i nostri comportamenti, abbiamo alimentato un astensionismo di “sinistra”. Il primo limite è stato quello della poca coerenza. Pensiamo alla nascita di Rifondazione Comunista. Centinaia di migliaia di compagne e compagni di base hanno creduto in quel progetto, vi hanno dedicato energie, passione, entusiasmo. Si sono riconosciuti in quella impresa e in un gruppo dirigente che aveva detto che occorreva contrastare la cancellazione di una presenza comunista in Italia. Dopo pochi anni quasi tutto quel gruppo dirigente ha fatto scelte di collocazione politica in netto contrasto con quanto aveva detto. Diversi di loro – infatti – hanno aderito a forze politiche che non c’entrano nulla col comunismo. Oltre a ciò è stata avviata una stagione di scissioni e costruzioni di microformazioni politiche che hanno portato alla delusione e
all’allontanamento dalla vita politica attiva e dal voto centinaia di migliaia di compagne e compagni. Il mio segretario di Circolo, con me in Rifondazione fin dall’inizio, abituato a fare politica nelle piazze, nei bar e in mezzo alla gente, in poche parole, mi ha rappresentato la situazione in modo molto efficace: “abbiamo difeso le scelte dei nostri dirigenti, e loro se ne sono andati in altri partiti. Ci siamo impegnati per ricostruire un Partito comunista e il gruppo dirigente ogni due anni si è diviso, con il risultato pratico che più cresce il numero dei partiti comunisti e meno i comunisti contano”. In conclusione: se si riuscisse a reintrodurre il proporzionale e ad essere un po’ più coerenti, daremmo certamente un contributo importante alla riduzione dell’astensionismo.
Per quanto riguarda il risultato della Federazione della Sinistra penso si possano fare le seguenti considerazioni. E’ stata una campagna elettorale non facile, fatta con pochi mezzi. Siamo stati totalmente oscurati dai media. Nonostante questo, in tutte le regioni di Italia ad eccezione della circoscrizione di Matera della Basilicata, abbiamo presentato le nostre liste e abbiamo svolto, grazie al lavoro straordinario e volontario di centinaia e centinaia di compagne e compagni, una impegnativa campagna elettorale. Questo ci ha consentito di portare ovunque le posizioni e le proposte della Federazione della Sinistra, di raccogliere consensi e di eleggere consiglieri. Il risultato è noto: 2.74%. Eleggiamo complessivamente 17 consiglieri (di cui uno dei Verdi in Toscana dove abbiamo fatto con loro una bicicletta) ed avremo 5 assessori. Abbiamo eletti in tutte le regioni tranne in Lombardia, Campania, Puglia e Basilicata. Una presenza importante.
Detto questo ritengo che, complessivamente, il nostro risultato non sia soddisfacente.
Rispetto il dato delle europee, che già valutammo come insufficiente, arretriamo sensibilmente (era del 3.5%), subiamo quindi una erosione preoccupante alla quale dobbiamo porre rimedio.
Come si vede dai dati il risultato è diversificato Regione per Regione e questo ci aiuta a fare una prima riflessione. La penalizzazione più grande la subiamo dove andiamo da soli, in particolare in Campania. Siccome nella discussione che abbiamo avuto nella fase precedente alle elezioni questo delle alleanze è stato il tema più dibattuto, vorrei che ne parlassimo anche adesso, risultati alla mano. Rivendico la battaglia che ho fatto contro elementi di chiusura e di settarismo che, se fossero prevalsi, avrebbero prodotto un risultato complessivo della lista drammaticamente negativo. Penso alla Toscana o alla Liguria, per fare solo due esempi, dove abbiamo avuto due tra i migliori risultati, e dove, a stando alle argomentazioni dei contrari, in pochissimi ci avrebbero seguito. E’ successo esattamente il contrario, sarà il caso di tenerne conto. Un’altra riflessione importante ci viene dalla esperienza delle Marche. Anche qui ci presentiamo in alternativa al centrosinistra, ma va molto meglio della Campania e della Lombardia. Ciò avviene, a mio parere, perché non siamo soli e riusciamo a costruire una coalizione con Sinistra e Libertà. Anche di questo sarà il caso di tenerne conto. Infine c’è una Regione, l’unica, dove la Federazione supera il dato delle europee, parlo dell’Umbria che passa dal 6.2 al 6.9. Non sarebbe male andare a vedere lì come si è lavorato, forse c’è qualcosa da imparare. A cominciare dal comune di Gubbio dove la Federazione raccoglie il 25% e il compagno Goracci raccoglie 2600 preferenze!
Una valutazione anche sul risultato di Sinistra Ecologia Libertà. Il loro risultato è leggermente superiore al nostro, 3%, ma è concentrato sostanzialmente nel centro Sud, in particolare in Puglia.
In sostanza sono riusciti a vincere in Puglia e questo ha dato una enorme visibilità a Nichi Vendola, ma ciò non è stato sufficiente a trainare un consenso significativo nel resto del Paese per la forza politica di cui è portavoce. I dati di Sinistra Ecologia Libertà in tutto il centro Nord, ad eccezione del Lazio, sono infatti inferiori a quelli della Federazione della Sinistra. Credo che al loro interno si aprirà ora una discussione sulla prospettiva. Puntare tutto sulla figura di Vendola per giocarlo come futuro leader del centrosinistra costruendo un percorso di ingresso nel Partito Democratico, oppure cercare di costruire una sinistra esterna al Pd che, come avvenuto nelle Marche, costruisce una relazione con la Federazione della Sinistra? Vedremo. Di sicuro la Federazione della Sinistra non deve commettere l’errore di sottovalutare questa presenza e, pur nella distinzione dei progetti, deve cercare di lavorare per costruire un rapporto unitario.
Alla luce di queste considerazioni penso che si debbano individuare i terreni sui quali muoverci con determinazione. Avanzo alcune proposte.
Il primo è accelerare il processo di costruzione della Federazione della Sinistra. Prima delle elezioni abbiamo deciso di tenere il congresso costituivo entro l’anno. Credo sia necessario, se possibile, accelerare i tempi. Sappiamo tutti delle difficoltà e dei problemi che abbiamo riscontrato, ma sarebbe esiziale tornare indietro oppure continuare a rimanere in un limbo dove non sono chiari gli ambiti nei quali si assumono le decisioni. Tutto questo va chiarito al più presto, anche per mettere a valore quanto, purtroppo, non siamo ancora riusciti a fare e cioè che con la costruzione della Federazione, dopo tanti anni di scissioni, si mette in moto un processo di unità.
Il secondo elemento, come dicevo prima, è quello di lanciare una offensiva unitaria nei confronti di Sinistra Ecologia Libertà. Nessuna riedizione dell’Arcobaleno. I progetti sono, per il momento, diversi, ma il consenso elettorale di cui disponiamo, preso singolarmente, è debole, messo assieme è significativo e può incidere su alcune battaglie comuni: perché non provare a farlo?
Terzo elemento: avviare quella campagna referendaria che non siamo riusciti ad avviare in campagna elettorale: acqua, nucleare, legge 30. Contemporaneamente va rafforzata l’iniziativa sociale, soprattutto al fianco del mondo del lavoro generalmente inteso, che deve diventare sempre di più il nostro campo di intervento prioritario.
Ultimo elemento: va confermata con forza la nostra disponibilità alla costruzione di una alleanza con le altre forze del centro sinistra che, attorno ad una proposta di salvaguardia della democrazia e della Costituzione, si impegni fin da oggi a battere Berlusconi alle prossime elezioni politiche.

marzo 31st, 2010
Claudio
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Rimane un dato incontrovertibile: gli elettori che prima votavano il centro-sinistra ora votano per il centro destra, qualcosa vorrà pur dire.
Qualcosa nel sistema di governo non avrà funzionato.
Di certo la raccolta differenziata dei rifiuti non è decollata, visto che i comuni campani che l’hanno applicata non sono stati sommersi dalla spazzatura. Molto probabilmente l’incapacità di risolvere questo problema ha inciso negativamente sull’immagine di un’amministrazione che doveva segnare la rinascita campana. Sono convinto che se le cose sono andate male per tutta la sinistra che ha governato ininterrottamente per oltre un decennio le cause vadano ricercate all’interno dei gruppi dirigenti che hanno amministrato. Chi ha più filo tesserà più tela. Fraterni saluti davide gherri.
Si evince dalla piccata risposta di Gherri che ho toccato un nervo scoperto. Gherri, che rivela di non essere un dirigente, accampa ipotesi strampalate sul Ferrero ministro che avrebbe voluto e non potè…, su Prodi vero responsabile…., sui casalesi che sarebbero poche centinaia di delinquenti… e compagnia cantante e danzante. Le cose che io scrivo, da ex dirigente regionale del PRC ed attualmente, ed in maniera volontaria e convinta, ex appartenente al PRC, le conosco dal di dentro. Ferrero, a Napoli e non solo a Roma, ha detto ai compagni che si doveva tener conto prima degli operai del nord ( che attualmente votano per Bossi ) e poi dei disoccupati campani. Io queste cose le riporto di prima mano. Quanto ai casalesi poi, Gherri dimostra di non conoscere la realtà della Campania. Venga a vivere da queste parti o, almeno, legga ed ascolti Saviano. La piovra camorristica è avviluppata all’imprenditoria prima che alla classe politica, ed è capace di incidere in maniera decisiva sui risultati elettorali. Coloro che, in politica, si oppongono ad essa non sono eroi ( vorrei vedere Zaia e company a confrontarsi direttamente con il fenomeno camorristico: fuggirebbero a gambe levate ), bensì semplicemente uomini che si oppongono con la forza delle idee e delle cose realizzate alle spire della bestia. L’iperbole da me adoperata a proposito di De Luca serve a far ben comprendere la portata del fenomeno. Abbia più rispetto il compagno Gherri per gli uomini della sinistra campana e sopratutto per chi, nelle istituzioni, vedi Gabriele, si è opposto allo sfascio dell’amministrazione e della coesione sociale con fatti concreti e provvedimenti che hanno dato un po’ di sollievo ed i speranza ai più disagiati. E’ informato il compagno Gherri ( o ascolta solo i trinariciuti sproloqui del gruppo dirigente romano ) dei fatti gravissimi scatenatisi a Napoli dopo che l’attuale governatore, Stefanuccio nostro ( sic ) ha rifiutato di ricevere i disoccupati negandogli al contempo la prosecuzione dei progetti attuati dalla giunta precedente ? O se ne frega, sempre il compagno Gherri, della coesione sociale in nome della purezza valdese di Ferrero ? Sa il compagno Gherri che contemporaneamente all’insediamento del nuovo presidente campano sono stati negati gli stipendi a dodicimila operatori della sanità napoletana ? Se non conosce questi fatti allora il compagno Gherri si documenti, si informi, magari legga o guardi i notiziarii, senza pretendere di impartire lezioni abbeverandosi alle frescacce propalate dalla segretaria regionale.
Incontrovertibile quanto affermato da P.Gall. La risposta politica alle farneticazioni neoleghiste di Gherri è ineccepibile. Sono ormai molti anni che perfino nel PRC si agitava la melmosa corrente di una cosiddetta questione settentrionale. Ebbi a definire, durante l’ultimo congresso regionale del partito, questa come una solenne idiozia. Sulla scorta delle provocazioni leghiste e berlusconiane, l’attuale segretario Ferrero, da ministro del governo Prodi, si coprì di ignominia rifiutando di sovvenzionare il reddito di cittadinanza ( legge regionale della Campania ) per la quota spettante al governo nazionale; in tal guisa i costi ricaddero sulla sola Regione, riducendo di fatto la platea cui era diretto l’importante provvedimento. L’espressione dell’allora ministro, vergognosa per quel che mi riguarda, fu “… di non poter aiutare i disoccupati campani senza prima aver chiesto il permesso agli operai del nord..”. Perfetto come stile e lessico leghisti ! Ed un politico ( sic ) del genere ha avuto la baldanza di candidarsi a presidente della nostra regione ? Colui che ha introdotto nel linguaggio politico di un cosiddetto partito operaio una cesura di interessi e di prospettive nella stessa classe che dovrebbe rappresentare ? Avremmo dovuto votare quale governatore della Campania colui che ha portato le contraddizioni in casa nostra ? Perchè nessuno dei partecipanti al blog risponde su questi temi ? Possibile che la vulgata della monnezza sia imperante al punto da ottundere le menti e confondere il filo logico dei ragionamenti ? Anche i compagni blogghisti ( mi si perdoni il brutto neologismo ) sono convinti che il Cavaliere sia venuto ” a miracol mostrare ” liberandoci dal monnezzaro Bassolino ? Dice nulla l’aumento della Tarsu deciso dall’inetta giunta provinciale di Napoli, aumento pari all’8% annuo deciso da una manica di incapaci, per non dir peggio, con una opposizione nella quale splende ” l’eroe Sodano ” ? Consiglio ai compagni di leggere l’ultimo comunicato stampa di Raffaele Carotenuto, capogruppo PRC al Comune di Napoli. Raffaele ben inquadra il problema e le vere responsabilità, smentendo di fatto le ricostruzioni fantasiose che oramai da tempo Sodano & Co. ammanniscono per i compagni di bocca buona. Bassolino è il responsabile principe della crisi dei rifiuti a Napoli, responsabilità politica, in quanto su quella penale il procedimento è ai suoi albori. E’ responsabile dicevo, dal punto di vista politico, avendo incarnato in pieno il pensiero liberista moderato del PD secondo il quale la componente confindustriale è elemento imprescindibile della gestione dei processi sociali. E’ bene chiarire subito questo punto. C’è comunque da chiarire altresì che sul suo governo si è esercitata un’azione di sciacallaggio non solo della destra, ma, fatto di una gravità inaudita, da parte di pezzi del PRC che facevano capo a Sodano e company. Per costoro il governatore era divenuto un’ossessione, e forse questa indegna guerra era l’unico modo per rimanere sotto le luci di una ribalta che li avrebbe in caso contrario ignorati. Tutto ciò i compagni, napoletani sopratutto, che hanno fatto campagna elettorale per Ferrero hanno mostrato di non comprenderlo. Ora noi cittadini campani ci sorbiremo ” Stefanuccio nostro ” per cinque anni. Ed il PRC che porta per intero la responsabilità non della vittoria dei casalesi alla Regione, ma della sua propria dissoluzione, balbetta di scenari impossibili ed incomprensibili ( leggere le recenti conclusioni di Ferrero alla Direzione nazionale, please ), mentre la nostra gente non ci vede più, ovvero ci ignora, ovvero ancora più intelligentemente, se ne è andata con Corrado Gabriele.
Ancora sulla Campania
Contro coloro che sostengono di dare più poteri al segretario del partito e si ergono a difensori intransigenti del partito sociale giova ricordare le circostanze che hanno portato alla decisione di andare da soli in Campania, sintetizzate di seguito.
Va premesso un fatto: al governo in Campania non ci sono stati in tutti questi anni dei malviventi come sembrano ritenere i vertici stessi del Prc autorizzando a supporre pregiudizi latenti di natura antropologica nei riguardi di campani e meridionali.
I perché del fallimento di diciott’anni di governo non possono essere liquidati in questo modo, le ragioni sono più profonde e non riguardano solo la Campania (si vedano al riguardo due dei documenti politici di “Essere comunisti” della Campania, in appendice a questo testo).
Nemmeno si può fare retromarcia sulle previsioni di successo per la Fds addotte all’inizio come una delle ragioni per andare da soli, o peggio ancora cercare di nasconderle facendo finta di niente, dicendo che è stata vittima del malgoverno e sorvolando su un errore di valutazione macroscopico che la dice lunga sulle capacità di valutazione di questo gruppo dirigente, che peraltro aveva ricevuto dalla base campana diversi e accorati e disperati inviti a considerare meglio i rapporti di forza elettorali, cosa che non è avvenuta.
Non è vero che la maggioranza dei compagni campani abbia chiesto a Ferrero di candidarsi.
Anzi, la segreteria regionale del Prc si era espressa per andare in coalizione con un accordo tecnico – a differenza, ad esempio di Sel che con il centrosinistra ha stretto un accordo organico, per avere degli assessori – e un’assemblea del comitato politico regionale campano presieduta da Gian Luigi Pegolo aveva manifestato a larghissima maggioranza il medesimo orientamento. Pegolo aveva chiesto che i due ordini del giorno prodotti dall’assemblea che sottolineavano questa propensione non venissero votati per non rendere un dissenso così palese di dominio pubblico.
Inoltre è falso che il Pdci campano avesse intenzione di andare da solo, nonostante quanto affermato da un suo esponente e fatto valere, questa la circostanza grave, dai vertici della Fds per giustificare la candidatura autonoma.
Come ricordato da Claudio Grassi nel suo ultimo intervento, il candidato presidente immaginato dai dirigenti della Fds, una figura autorevole come Massimo Villone e nota per prese di posizione precise e documentate contro il sistema di potere del centrosinistra, aveva già dichiarato che in quelle condizioni non c’erano alternative al sostegno del candidato del centrosinistra.
Ma Ferrero e Diliberto avevano già deciso, entrambi sostenendo che l’idea di andare da soli sarebbe stata premiata dai voti dei bassoliniani scontenti e dei dipietristi, aggiungendo che i voti che si sarebbero persi con l’uscita di Corrado Gabriele non sarebbero stati rilevanti.
Stiamo dunque parlando di decisioni imposte dall’alto su un corpo del partito di orientamento nettamente diverso, se ci interessa discutere di democrazia.
Solo allora, i compagni favorevoli – una minoranza, come è stato mostrato e come chi avesse ulteriori dubbi può verificare basandosi su varie decine di testimoni – hanno chiesto a Ferrero di candidarsi, e come si è visto non gli hanno resto un buon servizio.
Questa la verità dei fatti. Forse può apparire più chiaro perché negli ultimi giorni si è parlato, da parte di esponenti del centrosinistra, di forze che con questo sistema elettorale mantengono con lo 0,5% un potere di ricatto superiore a forze col 6%. Ferrero e Diliberto per mandare un segnale a Bersani hanno preferito demolire le loro forze politiche a colpi di maglio invece di tentare di dare alla classe e ai cittadini i segnali di voler contribuire a un movimento di ricostruzione di un’opposizione democratica in Italia.
I vertici della Fds hanno deciso in modo pretestuoso di presentarsi in autonomia, spaccando i loro partiti e incorrendo in una clamorosa sconfitta, il cui segno principale è nella disutilità di questa forza politica.
Negli anni che verranno si farà piena luce sul ruolo e le responsabilità degli amministratori di sinistra in Campania e in Italia.
Presto potrebbero emergere fatti nuovi anche a proposito di coloro che si propongono come innovatori e moralizzatori, non resta che aspettare.
I giudizi politici prodotti dai componenti di “Essere comunisti” di questa regione al riguardo sono stati sempre molto espliciti sottolineando sempre le responsabilità, come si può verificare leggendo ad esempio questi due documenti:
http://prcvomeroarenella.wordpress.com/2009/10/23/le-difficolta-del-partito-in-campania/#more-1487
http://prcvomeroarenella.wordpress.com/2009/03/24/le-difficolta-del-partito-a-napoli/.
Cari compagni,voglio precisare che io non sono un “dirigente” del partito, ma un semplice iscritto. Un militante, che riferisce solo delle impressioni avute parlando con gli elettori in campagna elettorale.
Per quanto riguarda gli insulti di chi mi taccia di leghismo,(viene insultato con questo epiteto anche il compagno paolo ferrero) non mi interessa replicare, la mia storia personale, la mia militanza testimoniano ben altro.
Quanto alla presunta presa di posizione del compagno paolo ferrero riguardo al salario minimo garantito, al reddito di cittadinanza, credo che per questo ci siano tantissime testimonianze che il P.R.C. ed il suo segretario si siano sempre battuti e si battono per richiederlo per tutti i disoccupati italiani. Non credo proprio che nel consiglio dei ministri presiedsuto da prodi la voce del ministro ferrero sia stata granchè determinante sia per il reddito di cittadinanza che per le altre questioni politiche. Risulta invecie sia stata inascoltata sia per quanto riguarda l’abolizione del precariato e di altre problematiche del lavoro e sociali. Lo testimonia il fatto che su molti provvedimenti antipopolari l’unico voto contrario in consiglio dei ministri fu proprio quello di paolo ferrero.
Fraterni saluti :davide gherri
P.S.
Quanto alle supposizioni che se il clan dei casalesi avessero appoggiato de luca alla presidenza della regione campania questi avrebbe vinto con oltre dieci punti di distacco la dice lunga sull’influenza della camorra nella vita politica.
Uno perfido razzista leghista ne dedurrebbe facendo i debiti conti tra il dato elettorale reale e quello presunto che l’influenza politica dei clan dei csalesi valga il 20% dell’elettorato. Non sono molto esperto di questioni di camorra ma non credo che nemmeno in campania conti tanto. Si tratta di poche centinaia di delinquenti che la società e la politica dovrebbero isolare e combattere. La società campana credo sia interessata , nella sua stragrande maggioranza, al di là delle divisioni politiche sia onesta e lavoratrice ; interessata al buon governo ed alla buona amministrazione.
Caro Grassi, è purtroppo vero che le elezioni le ha vinte berlusconi, anche per la fed.della sinistra le cose non sono andate bene, al di fuori di tre regioni dove teniamo i voti che avevamo alle europee, nelle altre si perde.
Perdiamo noi, perde anche il centro-sinistra.
Questo lo dobbiamo al nefasto ricordo lasciato dal governo “prodi” e ad una
linea politica del P.D. se non subalterna alla politica berlusconiana per lo meno equivoca. L’unica critica mossa a berlusconi si limita alla moralità, salvo poi fare gli accordi per il bipartitismo (mi riferisco a veltroni) e lasciare fuori dalle rispettive coalizioni sia la federazione della sinistra , sia l’U.D.C..
Se oggi il buon silvio ha cento deputati in più dell’opposizione lo dobbiamo proprio al p.d. ed alla legge elettorale che abbiamo. La D.C., anche se ha avuto percentuali di voti vicine al 50% non ha mai avuto la maggioranza assoluta dei seggi; berlusconi con una coalizione che raccoglie poco più del 40% ha una maggioranza parlamentare così ampia che non si è mai vista dalla proclamazione della Repubblica.
Auche il p.d., come il centro destra, guarda ai poteri forti,al clero ed alla confindustria, come referenti politici. Proprio per questo il sindacato ha abbandonato la politica di adeguamento salariale all’inflazione reale, ed ha portato i lavoratori italiani agli ultimi posti della graduatoria O.C.S.E. come potere di aquisto di salari e pensioni.
In questo quadro, si inseriscono le varie politiche del lavoro precario, dell’attacco alle pensioni, ed alla sanità che a dir si voglia, non si distinguono da berlusconi.Per queste ragioni non mi sorprende il disorientamento degli elettori della sinistra, ed il declino del p.d., così come quello degli altri partiti moderati europei.
Venendo a noi, perdiamo circa un terzo dei gia pochi voti ottenuti alle europee, perchè? Perchè non abbiamo fatto politica,ci dopo il congresso ci siamo dispersi in dibattiti interni circa i rapporti con il p.d., con s.e.l. e via dicendo, perdendo di vista i veri problemi del paese, non siamo riusciti a porre al centro del dibattito politico, la questione del lavoro, dei salari, dei servizi per i cittadini, della crisi economica che attraversa il paese. I tre referendum: per la gestione pubblica dell’acqua, contro il nucleare, contro la legge 30 per una certezza di un futuro ai giovani potevano essere un utile strumento politico per porre al centro del dibattito il futuro del paese.Vedo che stentiamo ad organizzarci, rischiamo di farceli scippare, di svendere ad altri il nostro spazio politico.
Io non dico che non dobbiamo cercare di fare accordi con altre forze politiche ma non dobbiamo nemmeno invischiarci in dibattiti in politichese
che ci portano all’estinzione. Perdiamo di credibilità quando il giorno dopo le elezioni regionali in sardegna il nostro eletto abbandona il partito per approdare ad altri lidi, perdiamo di credibilità come il centro sinistra quando sosteniamo la giunta bassolino e la rosa russo iervolino, quando dopo le battaglie contro la tav. ci alleiamo con la bresso in piemonte che ha capeggiato la manifestazione si tav. . Basta col politichese,con gli accordi di “desistenza”, con il pretesto del voto “utile”per fermare le destre, che poi non serve a niente, gli elettori non capiscono,non condividono, se ne stanno a casa o votano grillo. Perdiamo anche in emilia romagna, dove da sempre abbiamo fatto accordi col p.d. e questi non sono mai stati messi in discussione. Agli occhi degli elettori appariamo come cacciatori di poltrone, opportunisti o quantomeno inconcludenti, inutili. Sono questi i problemi che abbiamo, spetta a noi affrontarli e risolverli, alla radice, con la consapevolezza che le altre forze politiche cercheranno solo di occupare il nostro spazio. Più passa il tempo e più mi convinco che molte motivazioni, contradditorie e strampalate vengono portate in discussione molto spesso in mala fede per perseguire pccoli vantaggi personali.Quanti abbandoni del partito, qualcuno anche con il relativo corredo di lacrime per approdare ad un seggio certo in parlamento, ben retribuito, con un assegno a vita. Quasi nessuno che abbia pensato di ritirarsi in buon ordine restando magari semplicemente iscritto al partito.
Io penso che occorra dare più potere e pù responsabilità al segretario sia per rendere più visibili gli obiettivi politici, sia per rendere più operaliva l’azione politica. Un fraterno saluto davide g.
per Davide Gherri,
Non ho capito le ultime due righe , ho letto con interesse tutto il post, ed avrei voluto scriverlo io, poi le ultime due righe, sembrano il prodotto di un copia e incolla, senza contesto, ci puoi(se ti fa piacere) spiegare cosa vuol dire “bisogna dare più potere al segretario ecc,ecc,” ma siamo matti? con più poteri al segretario, Bertinotti avrebbe sciolto rifondazione, la lotta al Chianciano tra Ferrero e Vendola non verteva sulla linea politica, ma lo scopo era semplicemente, chi faceva il segretario, perchè quando Vendola diceva che non vuoleva fare una scissione, era sincero il suo scopo era diventare segretario perchè da segretario avrebbe sfasciato meglio Rifondazione e preso il patrimonio perchè per il tipo di politica(diciamo di opinione)che sa e vuole fare ci vogliono soldi, cosi come ha fatto Ochetto e prima ancora di Ochetto, l’uomo con la voglia di COCA COLA in testa GORBACIOV, che è anche il paradosso dell’unione sovietica, che nacque per volonta del partito Bolscevico che fino al 1922, non ha conosciuto la figura del segretario che nacque solo, a rivoluzione compiuta, e con compiti(come suggerisce il nome)amministrativi, il paradosso cosiste, che una stato che nasce per volonta di un partito che non conosceva la figura del segretario muore poi per mano di un segretario, il probblema non è di formule. o di più potere al capo,(dio c’è ne scanzi) ma di paradigma,ci vuole un orizzonte, ci vuole un utopia se non glie diamo noi alla gente glie la da qualcun altro. invece di contenitori (che questi nostri smarriti dirgenti sempre parlano) parlare di contenuti, dovrebbero concentrarsi sugli errori compiùti, e costruire un nuovo manifesto politico,che abbia all’orizonte il superamento della situazione attuale,questo nuovo manifesto, dovrebbe chiarire che cosa vuol dire essere comunisti nel ventunesimo secolo e quale dovrà essere l’orizzonte, invece di piagnistei che siamo pochi ed allora dobbiamo stare assieme a cani e porci bisognerebbe porsi la semplice domanda, un partito comunista, o comunque un partito che vuole superare la società attuale può avere paura di non superare il 4/5% ? se un partito che vuole cambiare la società non ha all’orizzonte il superamento del 4% e meglio che ciude bottega
saluti comunisti
Caro Carlo quello che voglio dire è semplicemente che alle elezioni regionali ci siamo presentati per lo più in ordine sparso. Ci siamo presentati col nostro programma ed il nostro simbolo solo dove altri non ci hanno voluto, in campania la situazione politica era semplicemente impresentabile, con giunta uscente indagata e proposta del centro sinistra perdente in partenza con tanto di candidato indagato e in parte condannato.Dato questa situazione era difficile per chiunque presentarsi come rinnovatore in pochi giorni di campagna elettorale (ringrazio il segretario Paolo Ferrero per il coraggio e la coerenza di essersi presentato in una situazione così difficile). Quello che mi preme sottolineare è che la fed. della sin. si è alleata quasi ovunque con tutti, dalla Bonino, alla Bresso in barba ai movimenti no tav, ed alle politiche bigotte di Casini o neo liberiste della Bonino. Era pressochè impossibile spiegare agli elettori tutte le alleanze:dalla desistenza con la Bresso all’alleanza organica in emilia romagna a quella di Vendola in Puglia.L’unica alleanza che oserei dire virtuosa è stata a mio parere quella delle Marche con un buon risultato. Le giustificazioni per le alleanze più strampalate e bizzarre sono state smentite dal voto.In piemonte si sono sacrificati i compagni che hanno lottato per il movimento “no tav.”in nome del pericolo leghista e non è servito a nulla, la lega ha vinto ugualmente. In emilia romagna ci siamo presentati con la maggioranza uscente e non ci siamo differenziati in nulla da Errani col risultato che abbiamo perso 1/3 dei voti ed il movimento di Grillo ha ottenuto oltre il 6%.Così pure nel lazio non siamo riusciti ad arginare la rimonta del centro destra.
Penso che molte persone al nostro interno che sostengono la necessità delle alleanze per dare risposte al “voto utile” lo facciano per coltivare interessi personali,lo testimoniano la marea di amministratori e personaggi politici che sono passati dall’altra parte per puro interesse personale.
Penso che per rolanciare una effettiva presenza politica si debba ripartire dalla base, coi movimenti, coi referendum sul nucleare, il lavoro e l’acqua. Il partito dovrebbe riunificare i movimenti con proposte e programmi adeguati, con liste conseguenti ed uomini fidati che non cambino casacca il giorno dopo essere eletti. Proprio per tutelare il partito, la linea politica,coerente e trasparente,per mettere noi militanti nelle condizioni migliori di operare, per affrontare i problemi del Paese che occorre una guida univoca che attui la linea politica uscita al congresso che non mi pare abbia mai proposto lo scioglimento del partito.Vivo con apprensione il risultato elettorale perchè molti interventi su questo blog mi paiono molto consolatori sul fatto che abbiamo ottenuto un certo numero di rappresentanti nelle istituzioni.Purtroppo troppe volte ho amaramente constatato che a tanti rappresentanti istituzionali corrispondeva un altrettanto forte calo di consensi per il nostro partito.Il crollo più consistente si è avuto proprio quando contavamo il maggior numero di parlamentari ed occupavamo la terza carica istituzionale dello stato.Mai come militante e come lavoratore mi sono sentito così solo, attaccato da tutti con qualsiasi menzogna, senza mai sentire la voce dei dirigenti che si levava per smentire e riaffremare la verità. No! caro Carlo, le mie idee, giuste o sbagliate che siano non sono frutto di nessun taglia-incolla ma provengono da esperienze vissute e pagate in prima persona. Tra l’altro io vivo a S.Polo D’Enza in prov. di R.E..Lavoro all’ospedale di Parma, dove dopo essere stato classificato utilmente al 4°posto nel concorso relativo alla mia assunzione,ho dovuto ricorrere al tribunale amministrativo dell’emilia romagna per far valere i miei diritti, perchè nel frattempo il mio posto di lavoro era stato assegnato ad altri con concorso illegittimo.
Un fraterno saluto: davide g.
PER GHERI
condivido tutto quello che scrivi ed i tuoi timori, sono anche miei, anche io penso che Ferrero ha fatto un atto di coraggio.
per quanto riguarda il copia/incolla non volevo dire che ha copiato, volevo dire che non filava con il resto,come se l’ho hai aggiunto in un secondo momento, tutto qua.
saluti comunisti
Come non sconfiggere Berlusconi
Le elezioni regionali appena trascorse mi pare evidenzino dei fatti molto chiari e semplici, che capirebbe anche un bambino. Berlusconi ha stravinto, in un periodo di crisi economica e dopo tutte le nefandezze attuate dal suo governo. Il confronto con il caso francese, dove l’elettorato premia la sinistra, è eclatante. I pariti di opposizione, il Pd, i dipietristi, i grilliani e i rifondaroli avevano decretato la fine anticipata dell’era Berlusconi. Pensavano che i partiti di maggioranza potessero sconfiggersi puntanto tutta la propaganda politica sulle questioni morali e legalitariste, sulla democrazia, sulla santità della magistratura, il rispetto di questa o quella regoletta; hanno parlato di golpe a proposito del decreto salvaliste, dimenticando cosa sono i golpe veri e offendendo la memoria delle vittime, quelle vere, morti ammazzati o desaparecidos, dei golpe (vengono alla mente le parole del buon vecchio Marx, secondo cui certi concetti si presentano prima come tragedia, poi come farsa…). Il risultato elettorale con la tenuta della Pdl e il rafforzamento della Lega è una bella batosta per i moderati ed i legalitaristi dell’opposizione. Ed ecco magari che diventa naturale, per qualcuno di questi antiberlusconiani viscerali (per qualche esempio leggete i lungimiraanti editoriali del Fatto Quotidiano) chiamare in causa di nuovo la questione morale, ma a proposito degli italiani: povero popolo italiano com’è caduto in basso! Che degrado morale!
Una campagna elettorale più vuota e inconcludente non potevano farla i nostri antiberlusconiani. Democrazia e legalità. Ai partiti di opposizione sembra che la gente a pranzo e cena mangi pane e democrazia. Sapete cosa diceva il buon Emiliano Zapata? “A cosa serve la libertà di stampa a chi non sa né leggere né scrivere?”…
Ora, nessuno vuole mettere in dubbio l’importanza dei diritti democratici; ma questi non possono essere slegati dalle battaglie per la giustizia sociale. Stesso discorso vale per la questione morale. A me, da buon proletario preoccupato di sbarcare il lunario, me ne frega relativamente poco se Berlusconi va a puttane o se fa le orge con le ministre. Sicuramente sono sintomi questi, del degrado morale della classe politica, a cui però non sono esenti nemmeno i signori del Pd, perché Marazzo non disdegnava i trans e anche quell’altro tipo pugliese del Pd frequentava le puttane di Tarantini (con una cosa sono d’accordo su Grillo, non chiamiamole escort ma col loro vero nome). Ciò che va comabattuta è la politica del governo, e per combatterla deve essere elaborata un’alternativa di ampie vedute sui temi del lavoro, dell’ambiente, della giustizia sociale.
Questo gran parlare di democrazia e legalità oscurando i problemi sociali che la crisi economica ha riversato con la sua ondata regressiva, mi pare un atteggiamento se non reazionario quanto meno piccolo-borghese. Avete sentito una proposta chiara per fronteggiare la crisi da parte di Bersani, Di Pietro e soci? No. Evidentemente erano troppo occupati a parlare delle vicende di Berlusconi per poter pensare di elaborare una linea politica alternativa. Ma in realtà sono un po’ in malafede anche loro. In fondo lo sanno che sono legati a doppio filo con Confindustria, le banche e gli alfieri della ristrutturazione liberista.
Che cosa vi aspettate? E Di Pietro, pensate davvero che sia di sinistra? Ma se nel parlamento europeo il suo partito è collocato nell’area liberaldemocratica !
Di certo è abile nel cavalcare il disagio sociale anche lui. Almeno Di Pietro a differenza di Bersani fa la voce grossa e capisco perciò coloro che lo votano (e chi dovrebbero votare, Rifondazione, dopo le sue incoerenti svolte e controsvolte?). Ma il giudizio sul tipo di politica che porta avanti il suo partito non può che essere impietoso. Manca in sostanza una proposta reale sulla crisi. L’opposizione ci regala in Tv solamente le patetiche e stucchevoli storie “della gente che non arriva alla fine del mese”, l’intervista alla casalinga o all’operaio che ha perso il posto di lavoro, le facce disperate, imploranti, magari con una bella musichetta strappalacrime come sottofondo. .. cose ripetute in maniera ossessiva e da far venire il voltastomaco.
Uno dei maestri di questo tipo di informazione, (non è esente nemmeno il tanto glorificato Michele Santoro), è Floris con il suo Ballarò. L’abbiamo capito che la gente non arriva alla fine del mese! Anche chi scrive è un poveraccio, ci mancherebbe. Forse anch’io farei commuovere i telespettatori… Ma dopo la lacrimuccia e la commozione per quegli operai presentati subdolamente in Tv come dei poveri straccioni che chiedono grazia allo Stato e al padrone di turno affinchè non chiuda la propria azienda, be’, bisogna avanzarla qualche proposta concreta… no?
O l’operaio deve aspettare la beneficenza del capitalista, che fa il mea culpa e invece di chiudere la sua fabbrica per aprire in Romania, ritorna, commosso anche lui, sui suoi passi? Se l’azienda chiude di chi è la colpa, forse questo sistema non funziona, o vogliamo prenderci per il culo? Ma che volete che vi dicano i nostri signori dell’opposizione… che bisogna nazionalizzare le aziende che licenziano? Che le fabbriche possono essere occupate ed autogestite, che è un diritto degli operai sequestrare i propri padroni esigendo le dovute spiegazioni? Che bisogna espropriare il capitalismo parassitario destinando risorse ad altri ambiti, magari ad un piano occupazionale di lavori pubblici, risanando il territorio e ristrutturando gli edifici a rischio per il terremoto e le frane magari con i più moderni criteri di risparmio energetico? Potrebbe essere una proposta. Oppure, visto che c’è il carovita, perché non si regolamenta il mercato degli affitti e delle case combattendo la speculazione? Perché non si elabora un piano pubblico di edilizia popolare? Se la gente non ha soldi e non spende è anche per questo.
Esempi del genere non appartengono ad un programma bolscevico, potrebbero far parte dell’agenda di un qualsiasi partito socialdemocratico. Ma il dramma dell’Italia è questo: non abbiamo nemmeno una sinistra moderata ed il vuoto viene riempito dalle spinte populiste, sia a sinistra con i grillini e Di Pietro, sia a destra con la Lega. Il dramma è che manca una qualsiasi parvenza di organizzazione del movimento operaio, fatto a fettine proprio dalle burocrazie che si sono succedute nel Pds e poi nel Pd, nella Cgil. E così il nostro popolo viene lasciato in balia della spinta populista. Di Pietro offre il giustizialismo, pensa che con la santità della magistratura, impropriamente presentata come un potere indipendente che indipendente non è, si possano risolvere i problemi di questo paese. Come se la magistratura non venisse usata dal potere economico per i propri fini (dietro la magistratura antiberlusconiana non potrebbe esserci quella parte della borghesia italiana che vuole liberarsi di Berlusconi?). Un concetto viziato e pericoloso perché non sempre le cose legali sono giuste. Anzi, spesso il movimento operaio per ottenere delle conquiste importanti ha dovuto subire l’azione repressiva e legale della magistratura. Lo Stato è lo strumento del dominio di classe e la magistrature obbedisce a questa funzione. Qualcuno potrà restare inorridito di fronte a questa tesi veteromarxista.
Quanto a Grillo, il suo programma, oltre ad essere influenzato dal giustizialismo di Di Pietro è collocabile in un ideologia eco-capitalista, che punta al rinnovamento economico attraverso le spinte propositive del mercato dell’innovazione tecnologica e del coinvolgimento della società civile. Le sue proposte sulla fiscalità ecologica si situano precisamente in questo ambito politico. Forze totalmente qualunquiste, che però cavalcano il disagio di tanta gente che rifiuta sia l’inconcludenza del Pd, e sia la spinta reazionaria della destra. La gente ragiona con lo stomaco, diceva Lenin, non è la coscienza che determina l’essere, ma l’essere che determina la coscienza, diceva Marx. E se tanta gente vota Berlusconi e la Lega evidentemente è perché non avverte nei partiti di opposizione l’esistenza di parole d’ordine chiare, di alternative credibili.
E allora magari l’operaio che votava a sinistra e che adesso ha la pancia vuota a causa della crisi preferisce chi gli dice: è tutta colpa di quei terroni del sud, noi paghiamo le tasse e Roma ladrona pratica l’assistenzialismo; gli immigrati puzzano, violentano le nostre donne e ci rubano il lavoro… devono essere sbattuti fuori a calci in culo.
Cosa propone invece un dirigente del Pd ad un proletario con la quinta elementare che abita i sobborghi di una metropoli?
Al limite, dalla sua villa ai Parioli proclama che gli immigrati vanno accolti a braccia aperte e che è necessaria una politica dell’integrazione e dell’accoglienza. Senza però affrontare il problema, senza analizzare le cause dell’immigrazione, chi ci guadagna e a chi conviene e come fare per non dividere i lavoratori italiani e stranieri mettendoli l’uno contro l’altro… ma sto già correndo troppo… come aspettarsi una tale lungimirante prospettiva da un partito come il Pd?
Va detto poi che l’astensionismo, rappresentato da tutti coloro che non andando a votare hanno fatto valere il proprio rifiuto per l’attuale classe politica, ha in questa tornata elettorale una grande valenza morale e politica. Anch’io non sono andato a votare. L’alternativa era, nella mia regione, la Basilicata, tra la destra di Pagliuca, Magdi Allah e De Filippo, rappresentativo di una delle giunte (clientelare e corrotta) peggiori che abbiano amministrato la Basilicata. Perchè avrei dovuto votarlo? Per chi come me crede nell’alternativa socialista avrei dovuto votare la sinistra; ma su quei partiti che dovevano costituire un’alternativa di sinistra al Pd e una guida per il movimento dei lavoratori, e sto parlando di Rifondazione, Partito dei Comunisti Italiani, Sinistra e libertà, non dico nulla… stendiamo un velo pietoso…
Saverio De Marco (Indio)
Scusate,so che non è attinente il mio intervento, ma qualcuno può dirmi come posso fare per non ricevere questi commenti sulla mia posta elettronica dal momento che li seguo ugualmente sul sito? Grazie
Katya
Caro De Stasio,
se come prova adduci le interessate invenzioni del capo dei Casalesi, allora stiamo freschi ! E per chi avrebbero dovuto votare alle regionali i clan del casertano se non per il fantoccio Caldoro, così come avevano fatto votare per il re della sintassi alla provincia di Napoli ? Ma io ti lancio un’ulteriore provocazione: é talmente imbastardito e confuso ( in genere dalle stronzate della sinistra, vedi le ultime del PRC ) il corpo elettorale campano che, se i casalesi avessero appoggiato De Luca quest’ultimo avrebbe vinto, e forse con più di 10 punti di margine.
Caro De Siena ,
hai tutti gli elementi per darti una risposta compiuta io ti offro ampie letture e video (se ti interessano) ma questo passaggio mi pare molto interessante :
ESTRATTO DA IL MATTINO ARTICOLO DI GIANNI COLUCCI 11 MARZO 2010
“In quelle giornate in cui De Luca (sostenuto solo da due liste civiche e senza simbolo) contendeva il municipio ad Andria (appoggiato da Margherita, Pd, socialisti, Verdi e Rifondazione), un ruolo decisivo fu giocato dalle destre. Forza Italia in particolare decise di appoggiare il sindaco uscente «per evitare una vittoria di Andria che era troppo vicino a Bassolino», ricorda Gaetano Fasolino, allora parlamentare e coordinatore di Fi a Salerno. E anche il senatore del Pdl, allora An, Nino Paravia conferma che votò il candidato progressista: «Sono amico di Andria – dice Paravia – ma si trattava di evitare una vittoria del centrosinistra ufficiale. Oggi le cose sono totalmente cambiate. De Luca ha gettato la maschera e sta con Bassolino».”
Sinceramente credo che il De Siena sia allo sbando…..spiega,allude si arrampica intavola improbabili miracoli compiuti da Sua Eccelenza Corrado…………
Per Adriano: comprendo e concordo con la tua risposta al mio primo quesito. Sulla risposta b vedo un’ironia inutile che non entra nel merito della questione da me posta. Poi, spiegati meglio sulle short list ( di cui ignoro quasi tutto ) e sulla commissaria. Commissaria di che ? E chi è ? Per cortesia poi, quali sono le domande sulle quali avrei glissato? E’ opportuno che tu le riformuli, forse sono stato disattento. A me pare che invece, con la tua timida ed incompleta eccezione, si glissi sulle domande che io avevo posto.
Per Sguarrella: se il mio è un delirio almeno è lucido. Magari il PRC avesse delirato come me.
Per De Stasio: prescindendo dalla banale considerazione secondo la quale i prossimi 5 anni di governo Cosentino faranno rimpiangere a moltissimi compagni le giunte Bassolino, caro De Stasio, di grazia, ma dove lo vedi il cambiamento se non in peius ? Davvero credi che la candidatura Ferrero sia stata il primo bagliore del sol dell’avvenire ? La risposta alla candidatura Ferrero è stata la vittoria dei casalesi. Bel modo di cambiare. Questi, il portafoglio non te lo sfileranno nella fila alle poste, verranno a rapinartelo in casa.
Caro De Siena ,
replico immediatamente dicendo che i casalesi , cosi’ li definisci e credo che ti riferisca a Cosentino , hanno gia’ votato De Luca , come potrai agevolmente leggere dalle pagine del IL Mattino che di seguito ti linko :
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=94249&sez=ELEZIONI2010
rivendico e sottoscriverei di nuovo la scelta fatta qui in Campania!
a presto
l’Ossimoro
Ma come fa Oggionni a scrivere una cavolata come questa?? pura propaganda!! io che sono nella scuola vedo una marea di ragazzi che guardano la Lega altro che comunisti, smettiamola con questa propaganda inutile!
…Una così alta adesione è il segno del fatto che, finalmente, i Giovani Comunisti stanno tornando ad essere, almeno a livello simbolico e nell’immaginario di un giovane di sinistra, mediamente militante e mediamente informato sui fatti politici, un punto di riferimento. Anzi, il punto di riferimento principale….
(dall’ultimo scritto di Simone Oggionni
Renata, Oggionni scrive “giovane di sinistra, mediamente militante e mediamente informato sui fatti politici, un punto di riferimento. Anzi, il punto di riferimento principale”….non parla genericamente dei giovani.Un giovane che si dice di sinistra e mediamente militante perchè dovrebbe guardare alla Lega come valori? Forse tu hai capito che Oggionni parlasse di tutti i giovani e allora si che le avrebbe sparate grosse…..
Ahh quindi allo 0,.. dei giovani, bella prospettiva in quest’ottica. Forse sarebbe meglio affrontare la gran quantità del dato per un serio lavoro d’utilità per i comunisti.
Senti Renata questo è strano modo di ragionare…..io ti ho fatto presente ciò che Oggionni ha scritto,mica ho detto che necessariamente condivida la sua analisi….tu avevi criticato Oggionni su cose che lui non ha mai scritto,tanto è vero che adesso gli muovi un altra critica….se gli avessi mosso la critica che gli muovi ora non sarei neppure intervenuto.
Non si conquistano giovani con la propaganda ma neppure con presunzione e faciloneria…….
Quanta facondia su questo blog ! E quanta ilarità suscitano certi post ! Un ossimoro dei più belli lo ha coniato un compagno, non ricordo il nome, ” abbiamo vinto perdendo o abbiamo perso vincendo “, una delle due. Almeno un po’ di allegria ! In fondo basta esser convinti di ciò che si dice, pur nell’assurdità pratica e concettuale delle frasi ! In fondo, ripeto, alcuni commenti mettono allegria. Scusate ma quando Capezzone sproloquia, non mette buonumore ? Non importa che dica cavolate, ci si predispone comunque ad una bella risata.
Ai compagni poi che ironizzano sulle mie osservazioni nulla quaestio, per carità. Diverso però sarebbe rispondere ai due quesiti da me insistentemente posti, e che riformulo nel mio pedestre linguaggio :
a) cosa c’è di negativo se si utilizza la propria postazione istituzionale per far giustizia nei confronti di disoccupati, cassintegrati, indultati (e poi non venite a farmi i pipponi con i problemi dei carcerati! ), precari della scuola, mettendo su nel contempo la miglior legge regionale sul lavoro oggi esistente ?
b) a chi fa comodo, mettiamola così, ridurre il PRC a livello di PMLI, sino a che rimarrà solo il patrimonio del partito da gestire ed eventualmente alienare ?
Nessuno ha risposto ai due quesiti, preferendo la maggior parte dei partecipanti al blog suonare la tromba e sventolare i vessilli. Ai due quesiti si preferisce rispondere con l’ironia forzata, con la maldicenza senza far nomi ( almeno ci si assuma la responsabilità delle proprie parole e si FIRMI con nome e cognome, benedetto iddio ! ), con l’allusione velata o con i segoni teorici che nessuno più ascolta. Ma questa non è una caratteristica dei soli militanti di base, per carità ! In sedici anni di Rifondazione ho vissuto CPF e CPR nei quali soliloqui onanistici costituivano la gran parte degli interventi, e parlo di dirigenti, non di compagni di base ! Alla fine ci si congratulava con sè stessi, si spegnevano le luci e si lasciava la federazione. Non importa se il radicamento territoriale era tale che nemmeno il custode del palazzo ti conosceva ! E’ solo uno dei motivi, questo, oltre alla deformazione professionale, che mi ha sempre spinto ad essere estremamente pragmatico. ed a chiedermi se le azioni che seguono all’elaborazione politica non siano da preferire alle elucubrazioni cerebroidi e spesso vacue, comunque senza radicamento.
a)Nulla di negativo
b)allo stesso Gabriele così si autoconvince ancor di più della sua nuova militanza nel pd.
Ma vedo che glissi sulle domande poste. A proposito,mi pare che da una short list,la prima scelta sia stata la stessa commissaria(la notizia è pubblica).Potenza delle postazioni istituzionali.
Adriano Solimene
confesso sono io l’ossimoro caro De Siena
e come potrei non esserlo qui in Campania
dove in questi anni anche Rifondazione Comunista faceva finta
che tutto correva per il meglio!
per adesso ci salviamo con le figure retoriche
l’ossimoro nostra salvezza
si spera piu’ avanti di praticare il cambiamento
che abbiamo avviato candidando Paolo Ferrero come Governatore della Campania ,una scelta che rifarei e sottoscriverei di nuovo!
il centro sinistra qui in Campania ha fallito in questi 12 anni di governo spero che molti compagni l’abbiano capito e accellerino sulla strada del rinnovamento
a presto
pino de stasio
Abbiamo vinto perdendo!
Non poteva (forse ) andare diversamente , qui in Campania il pantano e’ invadente , mortifica le piu’ feconde idee e annichilisce le forze migliori.
Ma abbiamo vinto!
Non potevamo rinchiuderci in quel lessico paralinguistico e ioneschiano espressione del candidato governatore del centro-(sic)sinistra.
Abbiamo perso vincendo , con un progetto in embrione che dovra’ nascere e che e’ stato alfine concepito.
Financo i grillini qui in Campania sono stati relegati ai margini , esattamente con la nostra percentuale , quella della Federazione della Sinistra ,
in altre realta’ , in altre regioni c’e’ un dinamismo ed una risposta politica piu’ reattiva al malcontento di una stagione politica orrenda , dove avanza la precarieta’ , i morti sul lavoro , la privatizzazione dei beni , il ridimensionamento del sapere pubblico , la non accoglienza dei migranti e la xenofobia , l’aggressione del territorio e dell’ambiente.
Dobbiamo costruire una societa’ diversa con pazienza certosina questa e’ oramai satura di scorie e scoppiera’ .
Non fermiamoci apriamoci sempre di piu’ e pratichiamo cio’ che elaboriamo nelle forme di movimento , di partito , di associazione , di comitati ,una polis-organizzata e pressante che sconfigga i giganti del bipolarismo asfissiante e del “maggioritarismo antidemocratico”
Abbiamo vinto perdendo , mai sconfitti!
pino de stasio
Ma questo messaggio è uno scherzo? A me non fa ridere.
dovresti leggerlo attentamente o conoscere la vicenda campana
Ho letto attentamente il messaggio, e conosco abbastanza bene la situazione politica (dentro e fuori il PRC) in Campania.
Eppure il messaggio non mi fa ridere. Voleva essere la parodia di un bertinottiano fuori tempo massimo che si arrampica sugli specchi, e cerca di giustificare il risultato disastroso a suon di ossimori, supercazzole e movimentismo?
Apprezzo il tentativo, ma la situazione mi pare troppo seria per riderci su.
ora davvero non riesco a seguirti
A De Stasio ma che cazzo stai a dì?
dico cio’ che ho scritto e ne rivendico fino in fondo l’analisi , chi sei di grazia?
De Stasio sinceramente sei stucchevole……spari fregnacce come se piovesse….meglio i deliri di De Siena….
@guarrella hai un pensiero debole , riscrivi!
LA LOTTA CONTINUA!
Dove è finito l’ottimismo della volontà; se il caro Gramsci e tanti altri compagni ignoti avessero avuto il nostro debole carattere e convinzione, in Italia e nel mondo ci sarebbe ancora il nazifascismo. “Tutti diamo lezioni di comunismo” e non agiamo da comunisti veri! Bertinotti ha contagiato e siamo diventati dei salottieri –fra l’altro neppure in tv-. Altri, che si sono affermati in una sola regione, in altre non hanno raggiunto nemmeno la soglia elettorale, si pavoneggiano, scimmiottano il sig. Silvio, fanno i gradassi perché “In Europa parlano di loro”…
Il comunismo è uguaglianza, coerenza, fratellanza, ecc., o no? La lotta continua!
Non capisco dove vada a parare Adriano. Il 20% di che ? E quale giustificazionismo ? Io credo sia il PRC a doversi giustificare con Corrado Gabriele, presentandosi con il capo coperto di cenere.
Massimo De Siena
De Siena suvvià…capisco tutto i trascorsi,le fissazioni,le faziosità e pure altro però un limite alla decenza mettiamolo…sennò hai voglia poi ad attaccare gente come Minzolini.O meglio diciamo che sei l’omologo fesso di Velardi….Chiedere scusa ad uno che per puro interesse personali passa armi e bagagli nel PD? Magari già che ci siamo diciamo a Cristo di chiedere scusa a Giuda…..
Mi sa che a De Siena tra poco faranno cantare “meno male che Corrado c’è”….perchè uno deve ridursi così….
Però mettiamoci d’accordo:se prc decide di non candidare Gabriele lo fa per una scelta politica(non ho dubbi a credere che alcuni fini intellettuali abbiano fatto anche meri calcoli personali)ben precisa:rottura definitiva con Bassolino, e nessun chiacchierato in lista.Gabriele è un bassoliniano doc(tant’è che Bassolino gli ha ordinato di candidarsi col PD).Al di là dei tanti meriti della giunta uscente,c’è però tutta la partita della malapolitica campana:le short list attraverso le quali sono stati piazzati tutti i clientes senza lacun titolo.La formazione di agenzie regionali,un altro esempio,e nelle due operazioni,alle quali Gabriele ha dato il suo contributo oppure ha taciuto,tutte le vere eccellenze campane sono state di fatto estromesse,non ti pare?E questo cos’è se non clientelismo?Ma è o non è la regione un ente giuridico?e perchè si trasforma in organizzazione di fornitura di lavoro occasionale?ed in tutto questa immoralità dov’è l’alterità del comunista Gabriele e di tutti i suoi peones?Mi chiedi del 20% e sai benissimo che solo quello che non si fà non si sà.Attraverso delibere c’è stato un congruo recupero ,basta chiedere agli enti beneficiari e al comunista giuglianese.Insomma l’assessorato è stato,in mpmenti salienti,la punta di diamante della non politica e del non governo.Tu chiedi che prc si cosparga il capo di cenere,ma se prc non esiste più a chi lo chiedi?Piuttosto io sarei più diretto e chiamerei in causa Sodano Tecce e lo stesso Ferrero,ma comunque i 18000 voti a Gabriele non avrebbero permesso alla lista di esprimere il consigliere rimanendo invariata la non partecipazione alla coalizione.Io capisco il senso di frustrazione che tanti compagni che hanno seguito Gabriele in questo voltagabbana,provano.Se mi consenti i tuoi interventi miravano a provar a demolire il senso di colpa che traspare da ogni tua parola,consci che di questo ulteriore tradimento non se ne sentiva assolutamente bisogno.
Sul voto in Calabria
Sono iniziate le verifiche presso la Corte d’appello di Catanzaro, che porteranno, entro qualche giorno, alla proclamazione ufficiale degli eletti del nuovo Consiglio regionale calabrese. Ho taciuto tutto il week-end pasquale, ma ora colgo l’occasione per mettere in ordine alcune considerazioni.
La prima riguarda il risultato conseguito dalla Federazione della Sinistra, che reputo buono e per molti versi sensazionale con questi chiari di luna, nel contesto di un crollo della coalizione di centrosinistra alle regionali calabresi e del sensibile arretramento della Fds in ambito nazionale. Non mi convincono, soprattutto, alcune chiavi di lettura che sono state avanzate nel corso dell’ultima Direzione del Prc, dove la Calabria è stata equiparata alla Campania nell’individuazione dei peggiori risultati in assoluto. Intanto perché l’esito nelle due regioni è completamente differente: in Campania la Fds, pure avendo schierato il suo massimo esponente, il portavoce della stessa e segretario del Prc, si ferma all’1,6% e non elegge alcun consigliere, mentre in Calabria ottiene il 4,03% e porta a casa due rappresentanti: i compagni Nino De Gaetano e Ferdinando Aiello. Questo, nonostante la decisione sofferta e discussa di correre accanto al governatore uscente Loiero.
Non reggono nemmeno i raffronti con le passate elezioni regionali: la somma dei voti ottenuti da Prc e Pdci in Calabria nel 2005 non fa 101.964, pari al 9,4%, semplicemente perché la volta scorsa i compagni dei Comunisti Italiani non parteciparono alle consultazioni con una propria lista, bensì con un “triciclo” che comprendeva anche Italia dei Valori e la cosiddetta “lista dei professori”, Progetto Calabrie, ed eleggeva a Palazzo Campanella anche un altro consigliere oltre al compagno Michelangelo Tripodi: il dipietrista Maurizio Feraudo. Certo, un arretramento rispetto al 2005 c’è stato, ma bisogna tenere conto che l’intera coalizione di Loiero ha ottenuto il 34,82% e che anche il Pd si è fermato al 15,75%, mentre non ha sfondato nemmeno Italia dei Valori, che pur correva in solitaria con l’imprenditore del tonno Pippo Callipo ed incentrava tutta la campagna elettorale contro il “loierismo”. Quest’ultima ha ottenuto il 5,38%, quasi dimezzando il risultato ottenuto alle europee di un anno fa.
Importante è il risultato che la Fds consegue in provincia di Reggio Calabria, 19.220 voti e il 6,4%. Non è stato detto in nessuna analisi interna al Prc, il Pdci o l’intera Fds, ma si tratta del secondo migliore risultato su scala nazionale, dopo Terni! E’ vero, la Federazione ottiene ottimi riscontri anche in Toscana, ma ricordiamoci che lì correva in “bicicletta” con i Verdi. Addirittura nella città di Reggio la nostra lista arriva al 7,47% e a Polistena al 25,39%. In quest’ultimo comune della Piana di Gioia Tauro (a pochi chilometri dalla Rosarno delle violenze razziste e ‘ndranghetiste) la Fds elegge anche il sindaco, Michele Tripodi, e per pochissimi voti non conquista Cinquefrondi con un altro giovane compagno, Michele Conia. Sempre in provincia di Reggio, Nino De Gaetano, già assessore regionale al Lavoro e consigliere uscente, con le 8765 preferenze risulta uno degli eletti più votati di questa tornata, battendo addirittura molte “vacche sacre” del Pdl e del Pd.
La seconda considerazione riguarda il clima d’odio e di diffamazione nei confronti della Fds nei giorni successivi alle elezioni. A più d’uno, sia a destra che tra le file democratiche, non è andato proprio giù che i comunisti abbiano superato, seppur di poco, lo sbarramento del 4% e rieletto i propri rappresentanti a Palazzo Campanella. Dopo averci espulso dal parlamento nazionale e da quello europeo, sognavano di escludere il nostro impegno e le nostre lotte anche dal consiglio regionale, ma non ci sono riusciti! Il chiacchiericcio di corridoio, i veleni, il “terrorismo politico” e le veline scandalistiche affidate alla stampa hanno cominciato a prendere forma già nella mattinata di martedì 30, con le urne ancora calde. Dal conteggio dei voti che compariva sul sito istituzionale della Regione Calabria, appaltato ad una società privata che ha dimostrato tutto tranne che competenza, sono mancati per un lungo lasso di tempo i risultati di 15 sezioni allocate nel Cosentino. I dati che giungevano dai nostri rappresentanti di lista sul luogo e le amministrazioni locali non fornivano alcun dubbio: anche se la Fds non avesse conquistato un solo voto in quei seggi e non ci fosse stata alcuna scheda bianca, nulla o voti solo ai candidati a presidente (dati necessari per il conteggio dei voti validi), avremmo superato lo stesso la soglia del 4%. Eppure, per abbondanti 24 ore, anche dopo la pubblicazione dei risultati definitivi, alcuni organi d’informazione e “tam tam” delle varie correnti politiche continuavano a darci fuori dal Consiglio.
Ingoiato questo primo boccone amaro, gli artefici della campagna di diffamazione anticomunista non hanno gettato la spugna. Eccoli pronti ad impugnare un altro arnese: quello della denuncia dell’ “abuso del voto disgiunto”. Prima singoli esponenti del Pd e poi finanche Loiero, in sede di analisi delle cause della disfatta, hanno puntato l’indice sui troppi voti che si sono incrociati tra le liste del centrosinistra e il candidato presidente del Pdl. Loiero, durante una conferenza stampa, se la prende in particolare coi presunti “500 voti Fds/Scopelliti riscontrati in provincia di Reggio”. Per smontare questa tesi, poi in parte rettificata dal portavoce dell’ex governatore, copio e incollo da una replica che il sottoscritto ha affidato ad una nota stampa: “Il voto disgiunto a favore di Scopelliti ha colpito, con proporzioni differenti, tutte le liste del centrosinistra e le province della Calabria. (…) Loiero ha perso rispetto ai partiti alleati il 6,05% dei voti a Catanzaro (la sua provincia di riferimento, con punte del 10,51% a Lamezia Terme, NB), il 2,32% a Cosenza, lo 0,89% a Crotone, il 6,54% a Vibo e il 5,95% a Reggio. In tutto, su base regionale, ha votato Scopelliti (o, in misura minore, Callipo) il 4,34% degli elettori che hanno messo la croce su una lista del centrosinistra. Anche se fosse vera la cifra citata da Loiero – 500 voti disgiunti (sui 6.731 “imputabili” all’intera coalizione nel Reggino, NB) Fds/Scopelliti in provincia di Reggio – questa, se raffrontata col gran numero di consensi ottenuti dai comunisti in riva allo Stretto, 19.220, sarebbe irrisoria e fisiologica. In sostanza, il 97,4% degli elettori comunisti, tappandosi il naso per disciplina o a pieni polmoni e con convinzione, avrebbe sostenuto l’ex governatore. Non so se altri sono capaci di vantare tale correttezza!”
Non finisce qui. E’ da una settimana che sugli organi locali si legge di richieste di annullamento di elezioni e interpretazioni soggettive della legge regionale: per qualcuno lo sbarramento di coalizione è al 5% e per altri all’8%, ecc., ecc. Il Pcl ed altre sigle hanno già impugnato le procedure prima del voto, altri lo stanno facendo adesso. Ma sabato scorso, grazie alle colonne del Quotidiano della Calabria, “scopriamo” un’altra novità: oltre a “non aver raggiunto il 4%” e ad “aver fatto votare in massa il fascista Scopelliti”, siamo anche anche degli “imbroglioni”, al punto da fare impallidire qualche vecchio democristiano o craxiano! Si accusa la Fds (anche se nel pezzo del giornalista si fa riferimento insistentemente al Prc) di aver “fatto votare due volte i propri rappresentanti di lista”, promuovendo una gran carovana “transumante” dalla Sila cosentina all’alta Locride reggina: oltre 180 km per imbucare un voto e poi tornare nel comune d’origine, dove – con un duplicato della tessera elettorale – si sarebbe espressa una seconda preferenza. Un’accusa gravissima (qualora fosse provata), proveniente da “alcuni amministratori comunali” (di area Pd, aggiungo io), guarda caso affidata ad un organo d’informazione e non alla magistratura e le forze dell’ordine, come sarebbe il caso.
Si tratterebbe di un reato punibile, ai sensi dell’art. 103 della legge 30 marzo 1957 n. 361, con una pena dai tre ai cinque anni di reclusione e peraltro facilmente riscontrabile: basterebbe incrociare i registri degli elettori dei seggi “incriminati” con quelli di provenienza dei presunti rappresentanti “migratori”. Un reato comunque imputabile solo a chi l’ha commesso (e non alla lista della Fds), che non darebbe adito a nessun annullamento di voti (con buona pace per il Pd e i suoi primi dei non eletti): come si fa ad appurare, nel segreto dell’urna, quale lista hanno votato Tizio, Caio o Sempronio? Ad oggi, per quanto ci è dato sapere, nessun procedimento penale è stato avviato e la notizia molto probabilmente si sgonfierà , come gli altri “boatos” che l’hanno preceduta. Ma può darsi che neanche questo serva a far demordere alcuni “democrats”, a cui fanno gola i due seggi comunisti. Pare siano pronti a ricorrere al Tar. Lo facciano pure!
Finisco con le parole con cui ho aperto. Sono iniziate le verifiche presso la Corte d’appello di Catanzaro, che porteranno, entro qualche giorno, alla proclamazione ufficiale degli eletti del nuovo Consiglio regionale calabrese. Ancora poco e le menzogne diffamatorie, i veleni e il “terrorismo politico” faranno la fine delle bolle di sapone. Ancora poco e i comunisti torneranno a sedere a Palazzo Campanella, a portare lì la loro intransigente opposizione politica e sociale alla nuova Giunta delle destre e rappresentare le istanze di lavoratori, precari, disoccupati, giovani, anziani e migranti, a dare voce a tutti quei calabresi che non si riconoscono nello (s)fascio del Pdl e le strane alchimie del Pd. Auguri di buon lavoro ai compagni De Gaetano e Aiello!
Omar Minniti
BASTA CON LE LAGNE !
ecché cavolo…..
Ma può esse che ogni volta che perdiamo dobbiamo discutere delle stesse cose ?
Io modestamente propongo dei temi alternativi che a mio avviso non potranno che portare benifici alla nostra azione politica :
1) Sesso di gruppo
Come farlo , con chi , dove ? E’ giusto o no ?
Sesso e fedeltà , un problema aperto.
Sessualità e consumismo : il sesso è un prodotto , o una conquista ?
2) abolizione del sistema televisivo.
Si propone la fondazione di un movimento abolizionista del mezzo televisivo con premi pubblici per chiunque getti dalla finestra il proprio televisore.
( Non ammessi i vecchi televisori catodici ).
Sedute di gruppo per disintossicarsi.
3) Scuola alternativa.
Istituzione scuole del popolo con metodi alternativi e non coercitivi.
Corsi intensivi di pensiero critico e logiche divergenti.
4) corsi di ballo , comunisti , nelle sezioni ( pardon , circoli )
5) dirigenti a rotazione.
( Opps , scusate , si era già detto a Carrara…. )
Cari compagni,
non la facciamo troppo tragica, qui, il problema vero è che non esiste un Partito Comunista degno di questo nome, questo è il problema vero!! (a giorni vi posto qualche riga di un articolo di Bucharin apparso sul quotidiano Ordine Nuovo di Gramsci nel 1919 intitolato: “Perché ci diciamo comunisti!” che è un po’ quello che scrive Sonia la compagna bulgara qualche commento più giù, forse può risultare utile a Grassi e Ferrero ricordare o capire perché nel 1919 si è deciso di staccarci dal PSI per fondare il PCdI.., se poi è obsoleto o ridicolo, lasciamo stare, smettiamola di continuare a infangare e offendere un simbolo un nome e una storia per cui tanti hanno lottato e dato la vita! È più dignitoso e onesto Vendola, un po più di coerenza e un po meno ipocrisia non guasterebbe a tutti noi), il fatto che vince o perde la Bonino o la Bresso non è un grosso problema per i lavoratori, gli sfruttati, i vilipesi, gli oppressi, a noi ci cambia poco o niente!
la sinistra non rappresenta piu’ la sinistra ne quello che la sinistra esprimeva nell’immaginario comune… tanto per dirne una, ora non c’e’ più “baffone” da invocare, bisogna rimboccarsi le maniche, ma questi dirigenti non sanno come fare, che pesci pigliare, hanno vissuto tutti sull’onda lunga del PCI, solo che ora l’onda lunga è finita!! la gente si è rotta il cazzo!! Ma non avete letto l’analisi di Grassi (l’uomo più potente del PRC) sul voto di domenica? a parte una genericissima analisi del voto, nemmeno granché, non propone assolutamente nulla per il futuro che non sia l’alleanza, sempre e comunque, col Pd … nè più nè meno come Vendola …. e unità con Sinistra e Liberta!
E’ inquietante!!
Come possono pensare che gente che ha lottato o crede negli ideali di giustizia e fratellanza socialista vada a votare per chi ha abbassato le tasse ai ricchi, chi ha fatto finanziarie dure, chi ha imposto l’euro che ha ridotto la capacità d’acquisto della gente della metà, chi si vanta di saper privatizzare, chi vuole la TAV, chi ha fatto la guerra alla Yugoslavia, chi ha voluto una riedizione della legge truffa. Chi può pensarlo? Solo questi rincoglioniti di centrosinistra, che rendono Berlusconi e la Lega sempre più forti, con il PRC sempre col cappello in mano dal PD…
Vuol dire che continueremo ad essere ancora più sfruttati e oppressi (non è che ci cambiava la vita la Bonino nel Lazio o la Bresso in Piemonte, Loiero in Calabria o De Luca in campania)…d’altronde di che cosa vogliamo parlare? la catastrofe campana ha alla sua origine il malgoverno di Bassolino che è stato sostenuto negli anni in spregio ad ogni ragionevole controindicazione; in Piemonte, la carrozzeria della Mercedes con il motore dell’armata Brancaleone, dall’Udc fino a Rifondazione, si è addirittura cappottata per una sportellata della Smart di Grillo; del Veneto e della Lombardia meglio non parlare perché si può dire che lì non siamo mai stati di casa; e non si può più dire neanche che almeno abbia tenuto l’Emilia Romagna, perché anche li la casa sta crollando e probabilmente alle prossime elezioni la Lega farà il suo ultimo colpo, nel Lazio dopo tutti i personaggi televisivi, l’aumento indiscriminato dei ticket sanitari e porcate varie, non si è trovato di meglio che candidare la più anticomunista presente su piazza!
Finché la sinistra nella sua componente principale il PD ma anche e soprattutto secondaria e a rimorchio dei primi S&L e PRC non capiscono che il centrosinistra con le sue teorie di bipolarismo, pensiero unico, filosofia del “ma anche”, mancanza di etica, consociativismo padronale, liberalismo radical chic (cioè faccio la sinistra solo sulle cose economicamente irrilevanti…per tutto il resto si imita la destra) è finita! se non si capisce questo semplice assunto, non si si iniziera mai a capire che non si vince più!!
E’ ovvio che in questo quadro la sinistra di rifondazione non si stacca per capacità di rinnovamento. ANZI DIREI IL CONTRARIO!!
Una domanda: quando ci tiriamo fuori da questo gioco? 20 anni di macerie non bastano? non basta mai?
Siamo di fronte sempre allo stesso scenario: di fronte alla crisi sociale e a quella della politica, di fronte alla disillusione battuta da un’astensione micidiale, le prospettive politiche in campo sono deboli e contraddittorie. Con una differenza: a destra c’è una proposta, un messaggio -liberal-razzista, mentre a sinistra c’è il vuoto…. il nulla!
Bisogna iniziare a guardare dove la sinistra vince quando fa la sinistra,cioè in qualunque paese normale, meno che in Italia dove sul modello americano, scimmiotta (male) la peggior destra tra nostalgie del pentapartito e astratte linee del “ma anche”.
Non è magari ora di fare un serio esame di coscienza?
e come scrivono in giro diversi compagni smetterla una volta per tutte con questi tatticismi e opportunismi che blaterano di “unità” e alleanze, e che non hanno niente a che vedere con quello che dovrebbe essere veramente una forza COMUNISTA, ANTICAPITALISTA e ALTERNATIVA
Altrimenti come tanti compagni non capisco, al di là della generica forma-partito e della canonica falce e martello esposta come un ostensorio, cosa propone il Prc di significativamente diverso da Vendola?
Nulla!! Per questo Grassi propone l’unità con questi compagni? ma allora il congresso di Chianciano e la scissione a cosa è servito?
Non sarebbe invece ora di avviare un ragionamento comune tra le forze che convengano sulla necessità di una sinistra dei lavoratori, comunista, anticapitalista e alternativa a questo centrosinistra?
Non è ora di aprire una collaborazione su alcune iniziative concrete e una riflessione comune sulla prospettiva di un Partito Comunista degno di questo nome che torni? Inizi? (Non lo so fate voi) a parlare a progettare e a lottare “anche” per una società alternativa al liberismo e al capitalismo, con tutte le forze che ci stanno? (TUTTE E TUTTI!! NON SOLO IL PdCI del sempreverde Oliviero Diliberto, per il quale prima di tutto “essere comunisti significa essere contro la destra” anche se poi devi ingoiare merda a sinistra) invece di parlare di unità con chi come Vendola dice: “Non c’è futuro per i partiti io punto sulle virtù civiche”?
Che dite è giunto il momento di ricomporre o almeno provare a ricomporre la diaspora comunista? e iniziare a fare i Comunisti?
In ultimo credo sia giunto il momento di avere dirigenti nazionali che portino ad una vera discontinuità nelle persone delegate alla conduzione del Partito e soprattutto che impersonifichino una vera, e non camuffata, svolta a Sinistra come si auspicava al congresso di Chianciano.
Che ne dite? è il momento?
condivido in pieno
Caro Militante PRC, probabilmente eri distratto mentre si costituiva la Lista Comunista delle elezioni europee 2009, poi diventata la Federazione della Sinistra (con l’ingresso di Lavoro-Solidarietà).
La chiusura della Lista Comunista ha richiesto un tempo enorme, perché alcuni compagni del PRC (anche nella dirigenza nazionale) premevano per ritardare e corteggiare il PCL, Sinistra Critica e altre forze settarie e autoreferenziali, che invece si sono tirate fuori – e oggi guarda caso passano gran parte del loro tempo ad attaccarci (come se il paese e la democrazia non avessero problemi più gravi e urgenti).
Tra l’altro questa chiusura settaria di Sinistra Critica è stata sancita anche dal loro ultimo congresso (anche se, per fortuna, alcuni gruppi di militanti la stanno abbandonando per guardare a noi, mentre altri si organizzano in un’area politica chiamata “Resistenze sociali” – vedi http://www.contropiano.org/Documenti/2010/Marzo10/31-03-10ResistenzeSociali.htm ).
E oggi dovremmo ricominciare con questo discorso? Basta, non se ne può più.
Caro Andrea,
purtroppo la notizia non buona (come scrive qualcuno) è che l’ipotesi “Ulivo centro-sinistra” (con o senza UDC non è un problema, non giriamo la frittata, la musica non cambierebbe affatto, basta il PD e la sua politica “LUI” è la nostra pregiudiziale, mica Casini) resta l’unica alternativa alle destre, sei d’accordo?
alla sua sinistra non appare una forza con un’influenza di massa determinata a rappresentare un’alternativa, sei d’accordo?
In questi quindici anni, i poteri forti hanno cercato più volte di giocare la carta della cooptazione dei lavoratori e le loro rappresentanze politiche e sindacali contro il blocco sociale berlusconiano riuscendoci molto bene, ne sono un esempio i governi Amato e Ciampi e i due governi Prodi e la collaborazione con questi delle forze della sinistra a tutti i livelli (dalla concertazione sindacale alla partecipazione diretta agli esecutivi) hanno devastato e depotenziato ogni tenuta e ricostruzione di un blocco sociale antagonista e indipendente verso gli interessi del capitalismo, sei d’accordo?
pertanto ne deduciamo che le differenze tra destra e sinistra sono chiare, mentre la destra ha a cuore la sorte dei capitalisti (con nome e cognome), la sinistra ha a cuore le sorti del capitalismo, sei d’accordo?
Se a questo aggiungiamo che si marcia a tappe forzate verso la Federazione della Sinistra (scioglimento di fatto del PRC) che a sua volta non vede l’ora di ricongiungersi con Vendola e soci, l’unica nota dolente la rilevo per i Comunisti e per gli Anticapitalisti, per “loro”, il quadro continua a sembrare alquanto fosco e l’articolo non fa intravedere alcuna luce a tal proposito.
SEI D’ACCORDO?
Quindi ne convengo che il collasso della sinistra italiana e la profonda crisi del capitalismo, rende indispensabile un ragionamento comune tra le forze che convengano sulla necessità di una sinistra dei lavoratori, comunista anticapitalista e alternativa al centrosinistra o almeno a questo centrosinistra.
SEI D’ACCORDO?
Non c’è bisogno di proporre né una federazione né un nuovo partito ma aprire una collaborazione su alcune iniziative concrete e una riflessione comune sulla prospettiva con tutte le forze che ci stanno e con i comunisti senza partito, a tal proposito ricordo che 500.000 compagni sono transitati all’interno del PRC.
SEI D’ACCORDO?
Caro Militante PRC, fai analisi parzialmente condivisibili ma proponi soluzioni velletarie e fuori dalla realtà. E soprattutto il tuo ragionamento è viziato da una visione paranoica, che vede la Federazione della Sinistra, andare verso il “ricongiungimento” con Vendola. Eppure tutti i comunicati e le dichiarazioni, da Ferrero fino a Salvi, per arrivare a questo articolo di Claudio Grassi. vanno in una direzione ben diversa. Secondo te si tratta di un complotto dei burocrati corrotti per raggirare la classe operaia?
Caro Andrea, io sò solo che negli ultimi quindici anni abbiamo assistito ad un vero e proprio tradimento dei gruppi dirigenti e delle forze politiche della sinistra (in particolare di quella cosi-detta radicale), ai danni del proprio popolo, dei lavoratori, di quei ceti che voleva rappresentare. Un tradimento finalizzato, questo la recente storia ci insegna, al solo fine di ottenere qualche posto istituzionale
sia che fosse un ministero della giustizia (Diliberto), della solidarietà (Ferrero) o presidenza della camera (Bertinotti)d’altronde di risultati tangibili non ne abbiamo visti o tu invece ne hai visti? Insomma si sono mercimoniate le proprie idee (vere o presunte), sbandierate al popolo della sinistra sino al giorno prima dell’investitura padronale, per entrare nelle stanze del potere.
A fare che? Dimmi Andrea, facci sapere cosa hanno fatto, ma soprattutto dicci perché la gente, il nostro popolo, noi, io metalmeccanico della FIOM dovrei continuare a essere iscritto e votare per il PRC?
Per continuare a far campare loro e te di politica?
A proposito te lavori per il partito?
Caro Andrea, la clamorosa sconfitta delle sinistre alle elezioni politiche del 2008, europee del 2009 (e ora le regionali del 2010) ha segnato, in modo indiscutibile, la fine del “bertinottismo” in tutte le sue salse, dal “dilibertismo” al “ferrerismo-grassiano” dell’ ultima ora, ti è chiaro questo concetto, oppure ancora no? Volete arrivare allo 0,5% per capire che dovete cambiare rotta? linea politica? Il rischio è che, per parafrasare Gramsci, ci troveremo presto di fronte a una situazione in cui “il vecchio mondo è scomparso ma del nuovo… nemmeno l’ombra!”
Ma capite, non capite proprio ,o fate finta di non capire?
E’ veramente molto difficile da comprendere perché oggi forse non riusciamo a superare neanche il 2%?
Confermando la strada della subalternità al Centrosinistra, avete rinunciato a fornire alle classi lavoratrici un’alternativa netta e credibile.
Siamo tornati a discutere di contenitori, aggregazioni, costituenti, alleanze. Non basta l’esperienza degli anni scorsi per sapere dove portano questi dibattiti?
il balbettare dell’attuale gruppo dirigente, il parlare in maniera confusa di settarismo, di utopisti, di rivoluzionari che agitate ogni volta che vengono messi in discussione i vostri “padroni” come uno spauracchio per i militanti, indica tutta la debolezza delle vostre poche e confuse idee (chiare solo sulla politica delle alleanze), e indica tutta la subalternità alle ricette e alla politica di centrosinistra a sua volta subalterna alle ricette della destra, peraltro anch’esse confuse e inefficaci, tutto ciò è la dimostrazione che non è più tempo di opportunismi piccoli e meschini, ma urge la ricostruzione di un pensiero e di un punto di vista alternativo a quello su cui si fonda il capitalismo.
TI è CHIARO QUESTO? SENNO PERCHè FAI IL O TI DICI COMUNISTA?
Un idea di società diversa da proporre alla gente, idea di società che non vi sfiora minimamente il cervello, brancolate nel buio! Senza una forza politica organizzata non si riesce a sostenere e dare continuità ed efficacia ad alcun progetto politico e senza una connotazione nettamente anticapitalista, quindi comunista, è inevitabile il risucchio nell’alternanza bipolare cosa che puntualmente continua e continuerà ad avvenire, e la federazione va esattamente in questa direzione, viene percepita più come l’interprete di una storia vecchia ormai sputtanata, che come il soggetto promotore di un cambiamento, nel dibattito in corso nella Federazione, infatti, si elude sempre un confronto vero su questi nodi e ci si limita sempre alle questioni organizzative relative al contenitore e non ai contenuti, questioni organizzative dite sempre che hanno gravato e che gravano sulla sua operatività, difatti la richiesta di accelerare tout court il processo di costituzione della Federazione se riflette il bisogno di superare una condizione di provvisorietà, nasconde invece, la sottovalutazione di questi limiti di fondo di cui ho parlato e scritto sopra e va in direzione invece della classica scorciatoia organizzativistica-politicista che non porta da nessuna parte!!
Caro Militante PRC, ti faccio notare che stentiamo ad arrivare al 2% solo quando applichiamo la tua linea politica, e ci presentiamo alle elezioni da soli e senza alleanze col centro-sinistra.
Vorrà dire qualcosa? Io ho molte meno certezze di te, e credo ci sia parecchio da riflettere.
Completamente d’accordo. La svolta a sinistra non c’è stata, nei fatti: invece di ripudiare il bertinottismo sotto tutti i suoi aspetti, di approfondire l’analisi critica sulle nostre esperienze, di elaborare proposte davvero alternative sul terreno dell’economia e del lavoro, di ricucire i rapporti coi movimenti, soprattutto quelli presenti e radicati nel territorio, di voltare pagina insomma, si è riproposto una specie di surrogato del togliattismo, ridotto a livello di farsa un po’ patetica. Purtroppo non itravedo chi, fra i dirigenti nel Partito, possa essere all’altezza della situazione.
Fatti avanti tu!
Io, nel mio piccolo, sono già stato segato in partenza, non avendo le carte in regola dal punto di vista correntizio. Del resto, dai un’occhiata a chi c’è nei gruppi dirigenti delle federazioni: qualcuno potrebbe essere sostiuito con più profitto dal primo tizio che passa per la strada.
Ah, queste maledette correnti del PRC, che ci privano del contributo di buran e di chissà quanti altri militanti da tastiera… Che ingiustizia.
Evidentemente, caro Andrea, te scommetto che nelle correnti ti ci trovi bene, il tuo di contributi non verrà di certo a mancare. Quando ho cominciato a fare militanza io, le uniche tastiere che c’erano erano quelle della macchine da scrivere (meccaniche). E’ più facile che dietro la tastiera del PC ci stia tu.
Sottoscrivo parola per parola. E questo non è settarismo. Mi sembra che militante PRC abbia ben chiara la differenza tra tattica e strategia quando dice che con “QUESTO centrosinistra” ogni alleanza è politicamente a perdere. In un’altro scenario nulla vieterebbe di fare alleanze.
Giusto Taz! è esattamente quello che intendevo dire.
Prendetemi per pazzo ma non troppo….
Dopo la fallimentare esperienza di Governo con Bertinotti Presidente della Camera e Ferrero Ministro, con accuse da destra e da sinistra ( troppo teneri con il governo della confindustria e della guerra, oppure i soliti irresponsabili che non hanno cultura di governo….etc ) siamo stati massacrati.
In questa situazione fallimentare, con un richiamo al voto utile drammatico da parte di Veltroni, una lista con un simbolo freddo e sconosciuto, liste pessime, un Candidato Presidente ormai logoro; eppure la tanto contestata e indifendibile lista arcobaleno prese 1.124.296 voti , il PD 12.000.000 di voti!! Ovvero cannibalizzò tutto alla propria sinistra con il romanzo di una possibile rimonta.
Ad urne aperte molti elettori del PD dissero che era un dramma che la sinistra stava fuori dal parlamento e che erano stati abbindolati dalla impossibile rimonta di Veltroni, che erano pentiti del voto e che si sarebbero messi a disposizione di un progetto unitario della sinistra.
Alle elezioni amministrative senza il ricatto del voto utile la sinistra arcobaleno prese risultati incoraggianti.
Eppure a seguito di quel ( comunque pessimo) risultato iniziò una drammatica rincorsa verso il baratro che non ripercorro ma….
Durante la campagna elettorale per la sinistra arcobaleno seppur tra mille difficoltà molti compagni divisi da tempo si ritrovarono in campagna elettorale con un minimo di entusiasmo, che sembravano dare un contributo di contro tendenza dalle scissioni alle ricomposzioni… ma
Ebbene da quel risultato ( negativo) nessuna lista alla sinistra nonostante l’esodo di voti dal PD li ha mai ripresi dopo le varie strategie congressuali etc.
Elezioni europee 2009 PD 8.000.000 milioni di voti perdita secca di 4 milioni di voti!!
Lista Anticapitalista 1.035.000 voti
Sinistra e Libertà 952.000 voti
Entrambi meno della sinistra arcobaleno nonostante 4 milioni di voti in fuoriuscita dal PD, tutti verso l’IDV ma soprattutto l’astensionismo in quanto le due liste sono state viste come rissose e un passo indietro di fronte ai tentativi di riunificazione, in soldoni quasi due milioni di voti buttati, nessuna rappresentanza istituzionale, sfiducia continua da parte dei compagni che ci assillavano con un “ non dividetevi più”
Elezioni Regionali 2010
Ovviamente senza il voto in molte regioni, è impossibile fare paragoni ma comunque calcolando solo le regioni dove si è votato ancora una volta sia la FDS sia SEL sono ancora di gran lunga sotto i risultati della sinistra arcobaleno nonostante un ulteriore esodo dal PD verso l’astensionismo.
a torto o a ragione per molti a sinistra vendola rappresenta un punto di sintesi per una sinistra unitaria e vincente..
Nessun rammarico compagni, nessuna pagella, nessuna flagellazione, ma forse vanno riascoltati i compagni che chiedono maggiore unità, la più forte personalità oggi a Sinistra Vendola poteva avere un ruolo diverso anche per il nostro partito se non gli avessimo preferito a Chianciano Bellotti, Giannini etc
Forza compagni facciamo ancora in tempo a mettere il nostro patrimonio a disposizione di un progetto unitario della sinistra che vada oltre la federazione o l’unità dei comunisti.
Caro compagno Paolo, questa tuo ragionamento fatto “col senno di poi” è molto stimolante, ma non tiene conto di alcuni punti fondamentali.
Nichi Vendola voleva sciogliere il Partito della Rifondazione Comunista, per andare verso un soggetto a-comunista (se non espressamente anticomunista), come era la Sinistra Arcobaleno e come poi è effettivamente diventata SEL.
E’ ovvio (come infatti è successo) che Nichi Vendola non si sarebbe accontentato di alcun ruolo nel PRC, meno che di quello di segretario, pur avendo perso il congresso (per questo la sua corrente insisteva sul fatto di essere “maggioranza relativa” nel PRC). Di fronte a questa situazione, nonostante gli estremi tentativi di alcuni compagni (in primis Claudio Grassi) per tenere insieme i cocci ed evitare una scissione, l’unica strada possibile era quella di eleggere un segretario che volesse tenere in vita il PRC e l’opzione comunista, sotto forma di partito organizzato (e non di “corrente culturale”).
Il resto è storia.
L’esistenza di una soggettività politica organizzata dei comunisti non impedisce accordi programmatici ed elettorali, e campagne comuni (ovvero l’unità) della sinistra. Alle elezioni europee 2009, la Lista Comunista e SEL, sommate, hanno preso quasi il doppio dei voti rispetto alla Sinistra Arcobaleno: allora non c’erano le condizioni per mettere assieme le liste (per la scissione troppo recente, per la differente collocazione al parlamento europeo…), ma il quadro può (e deve) mutare nel contesto italiano.
caro andrea. certo è con il senno di poi ma anche un ancoraggio al presente!!
pensi che il nostro elettorato sia rimasto contento di stare anche fuori dal parlamento europeo per non aver fatto liste insieme a SEL, poiche era troppo “fresca” la scissione?? sai che con il trattato di lisbona il Parlamento europeo conta e non avere rappresentatni è un problema serio anche nelle dinamiche continentali??
pensi che il nostro Elettorato è contento quando in tutta europa si parla del fenomeno vendola presidente e noi siamo fuori da quella e sperienza?? ( so di chi sono le colpe e che non hanno voluto fare la lista insieme)
pensi che l’elettoratodi SEL o di sinsitra in genere sia contento di stare fuori dal consiglio regionali forse più progressista d’Europa come la Toscana perchè degli irresponsabili non hanno voluto le liste unitarie??
A Chianciano Il composito documento di Vendola aveva il 47%, Vendola da Segretario non avrebbe mai avuto nonostante la sua corte la forza di sciogliere il PRC, ma magari si poteva avviare un processo di ricomposizione a sinistra e Niki aveva l’autorvolezza di poterlo fare, salvando il PRC e rafforzando la sinistra, dopo se una componenete dura, comunista in questo progetto si poteva avere tranquillamente e magari vedermi anche protagonista…per farti capire come la penso
Caro compagno Paolo, secondo me sottovaluti il potere nelle mani di un segretario nazionale che vuole smantellare il proprio partito. Ricordi Achille Occhetto?
L’unica soluzione possibile per salvare il congresso di Chianciano dalla scissione passava per un passo indietro di Vendola, per il bene del Partito. Ma non è stato possibile, per una sua precisa scelta. C’è poco da recriminare.
Non sto dando torto al popolo di sinistra scontento della situazione che si è venuta a creare. Dico, al contrario, che ha ragione da vendere. Però la soluzione va cercata sul terreno delle possibilità, non dei sogni e del passato idealizzato.
Non capisco poi perché parli di una “componente dura, comunista” che si sarebbe potuta “avere tranquillamente” dopo aver “salvato il PRC” e “rafforzato la sinistra”. “Dura” de che? Dura di testa? E perché la distingui dal Partito della Rifondazione COMUNISTA?
L’ultimo commento postato da Fabrizio rende bene la situazione che ho cercato di descrivere a proposito di Federazione di Napoli e del partito campano in generale. Un gruppetto sparuto di dirigenti ( ?! ) dei quali il compagno ha riportato correttamente i nomi, cerca di prendere il controllo di ciò che resta del PRC dopo che gli esponenti più in vista e più significativi sono andati via. Qualche tempo fa nella sede della federazione napoletana esisteva un file ( in uso indovinate a chi ? ) nel quale i circoli territoriali erano attribuiti ” a Corrado,… a noi “. La denuncia di questa pochezza politica penso che sia il miglior commento a quanto scritto da alcuni, tipo enzo bardo, su questo blog.
Vedi caro De Siena, il problema mica è Gabriele.Lui ha fatto la sua scelta,quella di candidarsi in continuità col bassolinismo dentro il PD.Quello che si mette in discussione è il meccanismo del 20% così ben organizzato dai suoi massimi collaboratori dirigenti.E questo esula da qualsiasi discussione politica giustificazionista.Poi ne riparleremo tra qualche tempo,spero senza livore.
da prcvomeroarenella.wordpress.com
Lamento di giovedì santo
1 aprile 2010 di pgall
Referto di un’assemblea tenuta troppo a caldo
Ieri, mercoledì 31 aprile 2010, assemblea con Paolo Ferrero nel salone della Federazione di Napoli di Rifondazione comunista. I posti a sedere consistono in due gruppi di sedie nere con schienale e sedile nero di tessuto acrilico che tiene caldo d’inverno ma non è di molto conforto nelle stagioni calde. Ciascun gruppo è formato di dieci file da quattro posti, quasi tutte occupate. C’erano insomma, se si calcolano anche gli occupanti di altre stanze e le persone in piedi, più di cento persone provenienti da tutta la Campania per ascoltare cosa avesse da dire il segretario nazionale di Rifondazione comunista e coordinatore della Federazione della sinistra. Tra i presenti anche il segretario regionale del Pdci, Giacomo De Angelis, e due esponenti della sinistra democratica di lunga militanza, Eugenio Donise e Nino Ferraiuolo. L’assemblea è stata introdotta e presieduta da Antonio D’Alessandro, commissario provinciale del Prc, tra i presenti Tommaso Sodano, consigliere provinciale del Prc e responsabile nazionale per le questioni ambientali, e Raffaele Tecce, responsabile nazionale del Prc degli enti locali. In platea, fra gli altri, il consigliere della municipalità Avvocata-Montecalvario-San Giuseppe-Porto del Prc Giuseppe Renato De Stasio. Tra i presenti, segretari provinciali del Prc di tutta la regione, fra cui quelli di Avellino e Salerno, e quello di Caserta.
Come già fatto in precedenti occasioni, non daremo qui un resoconto puntuale e minuzioso di tutta l’assemblea, ma cercheremo di restituirne il senso.
Numerose e non di poco peso le assenze. Consegnato a casa per problemi familiari il consigliere regionale uscente del Prc Vito Nocera. Bloccato a casa da un malanno il segretario regionale del Prc, Francesco Nappo, tormentato da fastidi fisici anche nel corso di tutta la campagna elettorale. Assente, perché occupato da altri impegni come il commento del voto regionale presso una tv locale, uno dei due consiglieri comunali di Rifondazione a Napoli, Alessandro Fucito, andato in onda su Televomero nella fascia oraria dalle 22:30 alle 23:30 di mercoledì 31 marzo. Assente il consigliere comunale di Napoli e capogruppo del Prc, Raffaele Carotenuto, autore in giornata di una nota molto dura nei confronti del gruppo dirigente nazionale del Prc. Assenti anche i consiglieri comunali del Pdci a Napoli Fellico, Frattasi e Sannino. Assenti anche i pochi esponenti del Prc nelle aziende a partecipazione pubblica, uno dei quali, Fabio Matteo, costretto a letto dall’influenza stagionale, e diversi esponenti dei circoli, tra cui ci piace ricordare qui Gian Marco Pisa, il quale, in base a indiscrezioni che non abbiamo la possibilità di verificare, è stato bloccato da una improvvisa gelata, e trascorrerà le festività pasquali tra le mura di un monastero ortodosso del Kosovo serbo.
L’assemblea ha avuto inizio alle 18:30 e si è conclusa poco dopo le 21. La relazione introduttiva e la conclusione sono state tenute da Paolo Ferrero. Poiché c’erano numerosi iscritti a parlare si è deciso di suddividerla in due sedute, la seconda delle quali da tenere la settimana dopo Pasqua.
Nell’introduzione Ferrero ha detto che la tornata elettorale ha rafforzato l’asse tra governo e Lega, che ora il governo è più forte, che il voto alle liste del movimento di Beppe Grillo raccoglie una protesta e una domanda di partecipazione, Ferrero nota che se il governo non è stato punito è colpa dell’opposizione che non lo incalza sui temi del lavoro. Sul risultato elettorale, se la Fds non cresce, nemmeno Sel lo fa, e ha dedicato alcune parole a Nichi Vendola, la cui intervista concessa a Repubblica ieri (31 marzo) sulla fine dei partiti e la necessità di aprire «fabbriche» in tutta Italia è stata giudicata complementare e interna alla politica del Pd. Non nasconde i risultati negativi, la Fds arretra rispetto alle elezioni europee e va male in Campania e Lombardia; laddove il partito è andato da solo è stato punito, ma è stato giusto nel resto d’Italia andare in coalizione e fare accordi tecnici, anche in Piemonte dove i voti degli abitanti della Val di Susa si sono spostati in massa dalla lista del Prc/Fds al Movimento di Grillo. Ferrero non si sofferma più di tanto sul risultato campano: «continuo a pensare che andare con De Luca fosse la scelta sbagliata», e sulla scelta di candidarsi: «forse il candidato presidente che abbiamo scelto non era il migliore possibile».
Ciò che Ferrero è venuto a riferire sono le decisioni del gruppo dirigente del Prc prese il giorno dopo il voto: accelerare il processo costitutivo della Federazione della Sinistra e nello stesso tempo rivolgere proposte unitarie a Sel e Verdi, una volta chiaro che non si rinuncia alla falce e martello; incalzare il centrosinistra a fare opposizione con una campagna sul lavoro e sul fisco; intraprendere una campagna referendaria per l’acqua pubblica e contro il nucleare; preparare dei referendum sul lavoro collegandosi in particolare alle mosse che farà Sacconi dopo che il Capo dello Stato non ha firmato la legge che aggirava l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Fin qui Paolo Ferrero.
Sono intervenute dodici persone. Tranne il primo intervento,di Jacopo Renda, polemico con la linea nazionale ma non con la scelta di correre da soli, tutti gli altri (nell’ordine: Malinconico, Sodano, Donise, Coccia, Montanile, Tecce, Vetrano, Barra, Servo, Falivena, Della Pia) hanno ringraziato Ferrero per lo sforzo compiuto candidandosi e facendo la campagna elettorale e non hanno espresso alcuna perplessità sulle scelte compiute né – salvo sfumature quasi impercettibili contenute negli interventi di Donise, Servo e Falivena – punti di vista divergenti da quello espresso da Ferrero sul da farsi. Purtroppo non siamo in grado di riferire chi sono gli iscritti a parlare rimasti fuori dall’elenco, è certo tuttavia che nessuno di coloro che hanno parlato ha espresso anche il benché minimo cenno a ripensare le scelte fatte, mentre una parte della platea è rimasta ad ascoltare mantenendo un meditativo silenzio. Raffaele Tecce si è assunto la responsabilità di chiedere che il partito non voti il prossimo bilancio del Comune di Napoli, e al suo si sono sommati altri interventi di critica all’operato e al ruolo degli eletti di Rifondazione comunista, come quello di Nicola Vetrano, che ha rilanciato la proposta avanzata da Tecce e polemizzato con la decisione del segretario regionale del Prc in carica di cercare di tenere dentro il Prc Corrado Gabriele che poi ha finito per andare via ugualmente. Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento successivo, di Barra. La platea continuava a restare in ascolto, perplessa e silenziosa, pochi gli applausi.
Nelle conclusioni Ferrero è ritornato sulla proposta complessiva avanzata nel suo discorso introduttivo e ha sottolineato la necessità di recuperare credibilità che hanno i partiti della Federazione della Sinistra, lasciando intendere con chiarezza che il risultato ottenuto alle elezioni è un prezzo da pagare necessario a fare tabula rasa in Campania, a cominciare dagli amministratori locali e dagli eletti. Le divisioni di Rifondazione comunista sono diventate per la Lega un caso da manuale di come non bisogna fare, ha spiegato basandosi su colloqui con esponenti leghisti. Nel dare una valutazione dello scenario politico complessivo e delle possibilità di interlocuzione con le altre forze di sinistra tra cui il Pd, dove è iniziata una resa dei conti dopo il risultato non esaltante delle elezioni regionali, Ferrero ha dato la sua valutazione su alcuni fenomeni di riposizionamento della stampa di sinistra, tra cui «Repubblica», osservando che si è allontanata dalla linea di appoggio a Walter Veltroni, questione sulla quale torneremo fra poco. Infine, come proposta di una possibile nuova forma organizzativa in vista dell’accelerazione verso la Federazione della sinistra ha dato un giudizio positivo del sistema a rete alla base dell’organizzazione del movimento di Beppe Grillo, e specialmente della possibilità per qualsiasi attivista di mettere le sue parole nei programmi elettorali e nelle proposte politiche complessive, giudicandolo un elemento di democratizzazione della vita politica molto efficace, anche su questa questione avremo modo di tornare. Fin qui Ferrero e l’assemblea di ieri.
Dall’ossimoro al bipensiero
Non sappiamo che pensare di quegli interventi nei quali per risollevare il morale è stato notato che durante la campagna elettorale nuove forze, e giovani, si sono avvicinate al partito. Sono storie già sentite. Non mettiamo in dubbio questa notizia, ma è un dato fisiologico ormai consolidato che esiste una quantità di persone che nel corso della campagna elettorale si avvicinano a una forza politica come la nostra, forse qualche sociologo è anche in grado di calcolarla. Resta da capire, se la situazione è questa, quanto tempo ci metteranno ad andare via dopo aver capito l’aria che tira.
Sul suo blog Claudio è Grassi (www.claudiograssi.org) a scrivere che negli ultimi anni i dirigenti hanno sempre contraddetto le scelte dei militanti, non noi a cui si può legittimamente rimproverare di avercela con tutti e di voler distruggere sempre. In Campania è successo proprio questo per l’ennesima volta, e temiamo che succederà ancora, finché ciò che resta di Rifondazione non sarà completamente spazzato via e mandato a quel paese da tutti, elettori e iscritti. In Campania siamo scomparsi, nel resto d’Italia quasi.
Perchè se qualcuno veramente credeva che il partito doveva giocarsi fino in fondo la competizione elettorale la lista, tanto per cominciare, invece di contenere solo pochi nomi rappresentativi, avrebbe dovuto essere composta, come alcuni autorevoli compagni ci hanno fatto osservare, con tutti gli esponenti più noti del partito, proprio perché avesse la visibilità più ampia, e anche con molti di coloro che hanno caldeggiato la scelta di andare da soli, che invece in lista non c’erano. Si capisce, evitando sovrapposizioni eccessive tra bacini elettorali, ma sarebbe stato proprio questo il momento di tirare in ballo tutte le componenti del partito, il che è avvenuto ma con un coinvolgimento di nomi non all’altezza del valore strategico della posta in gioco. Lo stesso Claudio Grassi, che asseriva che ogni componente avrebbe fatto la sua parte, altrimenti si sarebbe dovuti andare a un chiarimento politico, ora vorremmo sapere cosa ha da dire visto che la loro parte le componenti del partito l’hanno fatta a metà, sapendo che i nomi di maggior peso non si dovevano spendere fino in fondo per non far circolare il proprio nome troppe volte nel giro di pochi anni.
Invece ci tocca leggere resoconti deliranti dell’esperienza appena fatta, come l’«Abbiamo perso vincendo» di un consigliere di municipalità tanto attento ai problemi di omosessuali e extracomunitari della sua zona da dimenticarsi di tutto il resto, molto contento di aver trovato un ossimoro adatto alla situazione. Ma forse è bipensiero, per chi ha letto 1984, e della grana peggiore. Del resto lo stesso clima si respirava ieri nella sala della Federazione di Napoli del Prc. Una parte di quelli che c’erano ieri vedeva realizzato il proprio progetto di partito, si trovava perfettamente a proprio agio in una forza politica che sentiva propria, di cui si sta man mano impossessando.
Nello stesso discorso di Ferrero c’è più di una contraddizione sotto questo aspetto. Parla di combattere il settarismo, ma dovrebbe chiedersi se c’è scelta più settaria di quella compiuta qui in Campania stavolta. Lo stesso quando propone di prendere in prestito i sistemi di democrazia delle reti sociali alla base del movimento grillista. Forse dimentica che cos’era, molto tempo fa, la redazione di un volantino, che spesso era il risultato di discussioni di ore di decine di iscritti. Oggi perfino gli errori gravi di italiano non vengono corretti nei volantini, e ognuno scrive quello che gli pare. Basterebbe ripristinare la democrazia del partito, il rispetto dei ruoli, ma se si continua a seguire la traiettoria opposta non c’è da stare allegri. Non è la prima volta che lo facciamo notare.
Un’altra contraddizione di Ferrero forse è ancora più preoccupante, perché rivela con quanta approssimazione si dedichi a valutare le prospettive politiche e quanto le informazioni in suo possesso siano attendibili. Già se avesse letto «Repubblica» di ieri gli sarebbe bastato a capire che ciò che stava bollendo in pentola non era proprio un accantonamento di Veltroni, visto che i redattori del giornale fondato da Scalfari sono andati a intervistare addirittura la figlia, che bontà sua a ventidue anni si trova a New York a studiare cinema. Ma oggi ben tre pagine del giornale espongono la linea dell’ex segretario del Pd, con tanto di paginone di intervista, della quale a questo punto quella a Vendola, ieri, non rappresentava che un prologo.
Un altro giro di giostra
L’atteggiamento di Ferrero e dei dirigenti napoletani del Prc che ne appoggiano e in qualche misura ne ispirano le mosse è sin troppo chiaro: minimizzare la portata della sconfitta, dire agli esponenti del Prc/Fds campano che la sua candidatura è stata voluta da loro, andare avanti lungo la direzione già tracciata. La stessa assemblea di ieri sembra davvero troppo tempestiva per riuscire verosimile. Se si giustifica la relativa folla che c’era, appaiono meno chiari i motivi di tante assenze, a meno di non attribuirli a una forma mascherata di dissenso. Ricordiamo ancora che la decisione di andare da soli è stata imposta da Paolo Ferrero (spalleggiato da esponenti locali come Tommaso Sodano) al Prc/Fds campani senza tener conto dell’orientamento contrario del comitato politico regionale. Se è vero, come a noi risulta, che la riunione è stata convocata da Sodano, inizia a delinearsi un quadro nel quale un gruppo preciso (Sodano, Tecce, Malinconico, D’Alessandro) si rende conto che occorre dare una stretta sul partito campano in modo da conquistarne la direzione. Fatto questo, ragionano, sarà possibile esercitare l’egemonia su tutti i nuovi iscritti e lavorare, in un arco di tempo che si spera non sia troppo dilatato, per rafforzarlo. Il prezzo, come facevamo notare più sopra, è la cacciata di alcuni rappresentanti istituzionali, imbarazzanti perché orientano voti e possono essere assai visibili sui mezzi di comunicazione. Si capisce anche, perciò, la virata presa dall’assemblea nel crescendo di interventi che c’è stato da quello di Tecce in avanti sulla necessità di esautorare e di allontanare dal partito (e dalla Federazione?) i consiglieri comunali che non dovessero uniformarsi alla sua linea sul bilancio del Comune di Napoli. Ricordiamo, se la memoria non c’inganna, un intervento di Nicola Vetrano a un comitato politico regionale di più di un anno fa, nel quale si scagliò apertamente contro tutto il personale politico eletto nelle amministrazioni locali della Campania, arrivato ormai al capolinea.
In uno degli interventi dell’assemblea di ieri, non ricordiamo più quale, è stato detto molto chiaramente che i quarantamila voti presi dal Prc sono voti puliti, che non hanno niente a che fare con clientele e scambio di favori. Per quante critiche si possano rivolgere ai due passati esponenti di Rifondazione alla Regione, Corrado Gabriele e Vito Nocera, riteniamo che le accuse di voto di scambio, di clientelismo, siano molto pesanti e che vadano ben ponderate prima di formularle. Ma d’altra parte possediamo elementi a sufficienza per essere persuasi che l’atteggiamento del gruppo dirigente nazionale di Rifondazione nei riguardi del partito e degli eletti campani derivi da una valutazione che vede in costoro un personale politico che si è dedicato anima e corpo al malaffare. L’iniziativa politica che Rifondazione, proprio con quegli eletti regionali tanto vituperati, ha condotto in questi anni, dimostra che le cose non stanno esattamente così. Del resto gli stessi, nel Pd, in Sel, che fino a pochi mesi fa erano disposti a giurare sulle malefatte di Corrado Gabriele e sparavano a zero su di lui senza transigere («so certe cose…») ora che è stato eletto nel Pd dicono che, guarda un po’, è anche simpatico. Le tecniche di comunicazione, a saperle usare, si adeguano con rapidità subitanea alle condizioni mutate del discorso.
La situazione comunque si va ingarbugliando ora dopo ora. La fuoriuscita di Gabriele, prontamente eletto nel Pd, è cosa nota, così come si sa che l’ha seguito una buona pattuglia di dirigenti, iscritti e qualche eletto di Rifondazione, che non ha nemmeno dato troppe spiegazioni perché non ce n’era tempo, bisognava fare la campagna elettorale, o da una parte o dall’altra. A quanto ci risulta i rapporti di Raffaele Carotenuto e Vito Nocera, su piani diversi, con il centro del partito sono molto logori, al punto da evocare immagini di corde tese sul punto di spezzarsi appena aumenterà ancora la tensione di trazione lungo la loro linea d’asse.
Occorrerebbe, visto che qualsiasi cosa decida in autonomia, la Campania è una regione a sovranità limitata per quanto riguarda le decisioni strategiche del Prc/Fds, che qualcuno dei dirigenti del partito a Roma si svegli e torni sui suoi passi, perché andando avanti esattamente come è stato fatto in questa tornata elettorale il partito può ridurre ancora di molto il suo consenso. Un partito così non serve a nessuno.
Giusto perciò, a questo punto, chiedersi cosa succederà. Per quanto ci riguarda non crediamo alle scelte individuali e non abbiamo alcuna intenzione di contraddire un percorso politico che ci ha portati, quasi vent’anni fa, fuori dal Pds perché avevamo notato che i suoi dirigenti avevano serie intenzioni di recidere le radici che lo ancoravano al socialismo.
L’evoluzione del quadro politico nazionale non induce a essere ottimisti. È un dato di fatto che il Pd mantiene un orizzonte liberista, sebbene con la direzione di Bersani abbia sterzato verso il mondo del lavoro e iniziato a includere pezzi consistenti della sinistra che se ne era distaccata fino a quindici anni prima. Ma ci sono altre forze politiche, in Italia, che stanno iniziando a occupare gli spazi prima saldamente in mano a Rifondazione. Italia dei Valori, ad esempio, è riuscita a raccogliere alcune cospicue forze sindacali – clamoroso fu il passaggio di Maurizio Zipponi, Fiom di Brescia, a Idv – e pezzi dello stesso Prc, passati spesso interamente alla formazione di Di Pietro e De Magistris. Il movimento di Vendola, per quanto abbia gli stessi numeri del Prc e spesso poco meno, si basa solo su una grande visibilità mediatica, comunicativa, che gli fa guadagnare in attrattiva ma non in consistenza. Ma sia per Idv che per Sel i nodi verranno al pettine quando i loro esponenti e i loro eletti, ancora adesso in maggioranza ex democristiani ed ex socialisti, combineranno i primi guai. Altre sacche di voto di opinione sul punto di trasformarsi in astensione, temiamo, se nessuno invertirà la rotta e non si ricominceranno a rispettare le regole democratiche, se la si smetterà con violenza implicita e terrorismo psicologico dei discorsi e le discussioni ricominceranno a essere civili, ma il berlusconismo e le tecniche di comunicazione si sono diffusi troppo in profondità anche da noi per non aver fatto danni gravi.
Se invece le cose restano così come sono il consenso a comunisti e socialisti di sinistra raccolti nella Fds continuerà a perdere pezzi di ora in ora, tanto da lasciar supporre che il simbolo della bandiera rossa con falce, martello e stella possa diventare, per questa forza politica, un simulacro vuoto, non più l’unica base a partire dalla quale si può lottare per una società diversa, visti i contenuti e la povertà di proposte e uomini degni di essere chiamati con questo nome che abbiamo da offrire.
non avevo ancora letto la logorrea-non verbale , livida di questo pezzo scritto da un anonimo che conosce il sottoscritto perche’ dedica la sua attivita’ politica “solo” per i Diritti dei Migranti e quella degli Omosessuali , ma non vi sembra che sia un’affermazione di un razzismo da far accapponare la pelle? e questo anonimo soggetto-non umano dove vorrebbe andare a parare con tale resoconto-esaltazione-evocazione ( scritto con fare maniacale o post ipnotico ) della memoria e della narrazione ?
Bho!
l’Ossimoro alias Pino De Stasio
In tema di razzismo e logorrea – per usare le parole di De Stasio – ecco dal medesimo sito, prcvomeroarenella.wordpress.com, un altro intervento.
Il razzismo e i pregiudizi che non riusciamo a sfidare sul serio
22 giugno 2009 di pgall | Modifica
Se a qualcuno fosse sfuggito ricordiamo che nella percezione comune siamo diventati il partito degli extracomunitari, dei mendicanti e dei ricchioni.
Diamo voce e diritto di cittadinanza a dei gruppi sociali già organizzati – per esempio il cosiddetto movimento gblt, alle cui manifestazioni ogni tanto capita il nostro segretario – tra i quali non è chiaro come scegliamo i nostri interlocutori. Di norma dovremmo partire, per esempio in comunità come quelle dei rom, dai più poveri, dagli sfruttati, invece di considerarli tutti. E poi – per restare al caso dei rom – non dovremmo considerare solo loro, ma dovremmo considerarli insieme ai cittadini delle periferie dove vengono sbattuti: non per insegnare loro come si tollerano gli stranieri, ma per insegnare agli stranieri come si esiste decorosamente. Altrimenti è solo un dare l’elemosina, e per questo non c’è bisogno di chiamarsi comunisti. Se gli abitanti delle periferie vanno sempre di più con la destra, significa che con loro non parliamo oppure che quando parliamo non diciamo loro nulla di convincente, se non convincerli ancora di più che stiamo coi rom – o coi commercianti di colore, ecc. – e non con loro.
Bisogna anche dire un’altra cosa: una parte dei nostri dirigenti proviene dalle associazioni di solidarietà che aiutano tutte queste persone, spesso in base a forme di relativismo come quella che di recente è stata oggetto di una pronuncia della Corte di Cassazione che non condividiamo, secondo la quale l’elemosina chiesta dai rom è una manifestazione di identità culturale e non la si deve impedire.
Vengono anche qui al pettine i nodi di un dibattito che si trascina almeno da venti anni, quando il Pci cominciò a sciogliersi, sul ruolo dell’associazionismo nei partiti politici di sinistra: prima o poi saremo costretti a farci una ragione che la costruzione del consenso attorno alla nostra forza politica non passa di là, mentre ci è passata la costruzione di più di una carriera.
Tutti – specialmente i membri di associazioni diretti interessati – a parlare di associazionismo, di come i partiti ascoltino poco, e più nessuno a fare il lavoro di agitazione, di propaganda, mentre nel frattempo anche le idee sono cominciate a venire meno. Oggi scopriamo che il Partito del Popolo della Libertà ha i call center per dare istruzioni ai rappresentanti di lista.
Siamo anche il partito dei disoccupati organizzati, quelli che ogni due giorni bloccano il traffico al centro di Napoli. Loro forse ci votano? In cambio del loro voto abbiamo rinunciato al voto di quelli che per trovare un lavoro non si iscrivono alle liste di lotta. Anche per questo oggi proletari e salariati non stanno con noi e non intendono farlo.
E siamo pure il partito dei venditori abusivi di chincaglieria, generalmente extracomunitari. Chi li sfrutta, o dobbiamo credere che siano lavoratori autonomi? Dove finiscono i soldi che guadagnano? Il loro ruolo le associazioni lo svolgono quando nell’assistere gli stranieri registrano la loro oppressione e le danno uno sbocco sul piano della denuncia e quindi del collegamento con le istituzioni. Mentre noi finora siamo il partito – orecchiante – della solidarietà caritatevole e dell’inclusione, non il partito della denuncia dello sfruttamento di questa mano d’opera clandestina.
Tra di noi sembra che nessuno abbia più l’abitudine di porsi queste domande, nessuno sembra capire che non facciamo che commettere ancora lo stesso errore di prendere un gruppo sociale in blocco, o almeno di dare questa idea.
Ma mentre alcuni di noi dicono: – aiutiamoli, includiamoli –, occupandosi solo di loro, non fanno che alimentare una parte rispetto all’altra in questa guerra fra poveri con cui chi ha il potere mantiene lo scontro sociale entro i confini delle classi subalterne.
Ecco che vuol dire essere estremisti.
Mi dispiace sinceramente che il mio ultimo commento abbia suscitato la reazione piccata, ed un po’ volgare, di un compagno che non conosco, tale enzo bardo. Non credo che il mio tono sia mai stato provocatorio. Forse ho il torto di porre domande scomode. Come nel caso della gestione del patrimonio del partito, allorchè questo tristemente imploderà ( non me lo auguro, caro compagno bardo, credo perà che sia un epilogo inevitabile ). Che non siano poi argomenti che mi dovrebbero interessare ( preferibile vero, compagno bardo, all’espressione da te adoperata ? ) è opinabile. Anche perchè….., sarebbe interessante che fosse nota e trasparente la destinazione del patrimonio mobiliare ed immobiliare del partito dopo la sua dissoluzione. Basta ricordare cosa avvenne dopo la scomparsa di un partito vero come il PCI….. E poi, tralasciando la risposta sprezzante, contento lui…, sempre del compagno bardo, su angeli ed arcangeli, su PD e dintorni, io continua ad avere l’impressione che non si riesca a fare analisi politica seria sul mio primo quesito. Perchè, lo riformulo diversamente, un politico che abbia ricoperto un ruolo di amministratore con importanti realizzazioni conseguite, non ha il diritto di rimanere nell’agone politico per poter dare un seguito, magari anche dall’opposizione, al lavoro svolto ? Quale teorema ispirato alla purezza ideologica giustifica una siffatta situazione ? Non credono i compagni che qualcuno, nella cosiddetta dirigenza locale del PRC, abbia portato il partito alla rovina esclusivamente per contrasti personali motivati da sentimenti probabilmente poco degni ? E c’entra con questo, venendo al mio secondo quesito, la gestione del patrimonio del partito ? Chiarisco infine al compagno bardo, come mai Gabriele non ” sia passato per SEL “. Qualcuno, nella dirigenza locale del movimento, ha pensato che Gabriele fosse ingombrante e potesse danneggiare i candidati della circoscrizione napoletana. Il risultato di tutto ciò è sotto gli occhi di tutti : l’ex assessore è stato eletto con una messe di voti, mentre la circoscrizione napoletana di SEL non ha avuto eletti. Informo infatti il compagno bardo che gli unici due consiglieri regionali di SEL in Campania provengono da province diverse e sono, ironia della sorte, due socialisti. Oltre il danno, per i perspicaci dirigenti locali di SEL, la beffa.
Massimo De Siena
Nessuna risposta convincente è giunta dai partecipanti al blog sugli interrogativi che ponevo a proposito del caso Campania. Sarà anche l’atmosfera pasquale, anche se credo che risposte logiche ed attinenti non possano esser formulate, dal momento che in questo partito alberga principalmente una certa aria di superiorità, pur nella rovinosa sconfitta. Il compagno che si firma P. Gall. conveniva con le mie ragioni, avendo presenziato all’attivo regionale con Ferrero dopo la batosta elettorale. Chiaccierando con altri compagni presenti alla riunione , son venuto a sapere dell’assenza dei compagni grassiani, segretario regionale compreso, mentre l’argomento di discussione della sparuta pattuglia di combattenti e reduci è stata la masochistica soddisfazione e l’insano piacere di aver ” sbattuto fuori ” dal partito il compagno Gabriele. Per di più, ” una insigne ” esponente dei GIURISTI DEMOCRATICI ( più nota in città, per la verità, per l’esosità delle sue parcelle e per il comportamento astioso nei confronti della parte maschile delle coppie in fase di separazione-è il caso di chiamare in causa Freud o è solo pubblicità alla sua attività professionale ? ), ha affermato che con l’uscite di Corrado Gabriele sono maturate le condizioni per le quali lei ha deciso di prender la tessera del PRC. Inutile dire che la suddetta, sistemata come capolista per la circoscrizione di Napoli ha contribuito alla disfatta del partito, in sintonia piena con le scelte dell’illuminato gruppo dirigente.
Io non sono mai stato ” grassiano “, pur stimando come persona l’attuale segretario regionale della Campania, però credo che Claudio Grassi abbia il dovere di fare un po’ di chiarezza, uscendo dal silenzio delle analisi generiche, magari rispondendo sul blog ai quesiti da me posti, che ripeto:
1) cosa c’è stato, se c’è stato , di poco commendevole nell’attività politico-amministrativa del compagno Gabriele ( ho già enumerato i suoi provvedimenti, dimenticando la miglior legge regionale sul lavoro esistente in Italia ) ?
2) chi gestirà il patrimonio del partito dopo la sua prossima dissoluzione, ed in particolare chi si occuperà di quello del partito campano ?
Sarei grato per una risposta.
Massimo De Siena
Avevo pensato ad una replica che tentasse di capire e ragionare. Dopo quest’ultimo intevento, fatto con il solito linguaggio guasconesco e in costanza di spirito provocatorio, credo che non ne valga la pena. Che il finto “povero chirurgo di campagna”segua il suo arcangelo Gabriele nel PD (era talmaente di sinistra l’arcangelo che non è neanche passato per SEL!) Circa il patrimonio del prc, del quale auspica la fine immediata, credo che non siano c….i. suoi. Addio
Sono un elettore di Rifondazione vivo a Torino ma sono Napoletano -Se non mi è sfuggito qualche intervento ho letto pochi riferimenti ad un dato di fatto che chi conosce la Campania non può negare,mi riferisco al fallimento catastrofico del governo quasi ventennale di Bassolino e del centro -Sinistra -c’era poco da scegliere è Rifondazione (Non conosco le differenze interne) ne è stata se non completamente in gran parte corresponsabile.Corresponsabile di un sistema di potere che non ha niente da invidiare a nessuno. Bassolino era uno dei leader storici della sinistra “Ingraiana” (sembra una barzelletta) e si diceva della sua prima giunta a Napoli molte cose simili che oggi sento su Vendola (spero di sbagliarmi).Il Fallimento del suo governo ci deve far riflettere non poco anche in rapporto al potere che i sì detti Governatori hanno oggi nel sistema politico.Bene ha fatto Ferrero a rompere con tale sistema,il fatto che tutto il partito da come ho capito si era appiattitto su “Don Antonio” è stato un fatto gravissimo che ha dato a quelle popolazioni nessuna speranza di alternativa o diversità(bisogna rompere molto prima).Se pezzi di R.C. sono andati col PD è hanno avuto voti non ci vedo niente di positivo, il PD è il principale responsabile di una situazione quella Napoletana in particolare, apocalittica ….non si riesce a capire cosa deve accadere in un contesto umano e sociale per rompere con un Sistema politico come quello Campano.La presunta superiorità morale del centrosinistra campano (con dovute eccezioni ) è una barzelletta …..se si prende un ragazzino di dieci anni e lo si sposta in una qualsiasi città europea in una fantomatica vacanza, rischia un “trauma” lo dico avendolo toccato con mano…..ma questa è tutta altra storia…..un ultima battuta …Sarebbe interessante analizzare i voti avuti dal centro sinistra in questi quasi venti anni ,in Campania e il controllo del territorio dei Clan …..e ho detto tutto …. Saluti a tutti e non piangiamoci addosso, la situazione è tragica ma lo avevamo già detto …mi… sembra in altre occasioni.Complimenti al compagno Grassi che ,pur votando sempre Rifondazione, conoscevo poco, per l’equilibrio e la saggezza dei suoi interventi.
concordo a pieno con quanto sostenuto da Fiorenzo Parziale, la linea politica di rifondazione dopo la traumatica scissione di Chianciano non convince affatto e tantomeno le parole di Ferrero che per quanto possa dire cose che noi comunisti ribadiamo da 90 anni usa un linguaggio adeguato a quei tempi e quindi poco comprensibile ai giovani.
A Claudio Grassi rivolgo l’appello di ripensare la linea politica di Rifondazione e pensare seriamente ad un progetto politico nuovo unitario di tutte le sinistre, altrimenti assisteremo colpevolmente all’agonia di Rifondazione.
Se vedo un soggetto unitario sulla prossima scheda non lo voterò mai!!!
ebbene Giorgio allora a te sta bene la situazione attuale della sinistra italiana?
a quanti partiti siamo arrivati che si rifanno alla falce e martello? 5,6 forse 7
e quali sono le differenze che li distinguono l’uno dall’ altro? Se ci sono sono talmente sottili da essere impercettibili.
Così facendo saremo un partito di nostalgici, non di massa.
Mi perdoni TincanisegretarioprovincialePRCdiReggioEmilia, ma credo che di questi pipponi teorici ne abbiamo fin sopra i capelli. Caro compagno, nessuno più se li fila. Continua purtroppo la solita tiritera del Ferrero coraggioso,”eroico”, per essere venuto in Capania a fare una figura ( annunciata ) da quattro soldi. Mi par di assistere a quelle litanie del tipo: ” Giovanni Paolo II subito beato oppure Berlusconi santo subito “. E basta ! ! Abbiamo il coraggio di di guardare in faccia la realtà ! Ma lo vogliamo capire che di malavitoso, tanto per riprende le parole di TincanisegretarioprovincialePRCdiReggioEmilia, ci sono solo( e ti pare poco ! ) i casalesi che sono andati al governo con Caldoro e Cosentino ? E lo vogliamo introitare che il nostro goliardo e puro disimpegno da qualunque alleanza contribuirà a trasformare il Consiglio Regionale in bivacco di manipoli ? Da ultimo, come al solito, aggiungo un po’ di pepe al sale del discorso: che fine farà il patrimonio del partito dopo la sua ormai prossima dissoluzione ?
L’analisi di Grassi è pragmaticamente corretta ma non penso si possa pensare che il risultato delle regionali sia dovuto alle leggi elettorali o a scelte di andare in maggioranza o no. Abbiamo avuto risultati schizzofrenici a seconda delle realtà, ma il dato che accomuna tutte le realtà, tranne il risultato delle Marche che andrà analizzato e capito stigmatizzandolo in quella realtà, l’altro è quello della Puglia che ha un’altra valenza politica può darsi anche di laboratorio politico, ma ci andrei cauto. Il nodo politico è molto più profondo e viene da lontano, dalla nascita di Rifondazione Comunista che dopo 20 anni non siamo riusciti a rifondare nessun pensiero comunista e nemmeno un’analisi teorica che ci permetta almeno di capire in quale realtà ci stiamo muovendo e cosa è meglio fare. Stiamo rincorrendo da anni gli eventi e le agende politiche dettate da altri, pensate a questa campagna elettorale che ha parlato soltanto delle liste non ammesse del decreto salva liste etc… cioè si è parlato di Berlusconi e della destra non dei problemi del paese e della grave crisi che stiamo vivendo, anzi la destra ha fatto la figura di quelli che vogliono salvaguardare la democrazia nonostante sbeffeggino le regole e annichiliscono la Costituzione nata dalla resistenza, è stato un capolavoro mediatico che gli è riuscito bene anche per il fatto che hanno in mano tutti i mezzi di comunicazione. Il fenomeno delle liste “5 stelle” ci ha sicuramente penalizzato ed è un fenomeno che non possiamo liquidare banalmente come qualunquismo ma dobbiamo capirlo e lavorare insieme a quella schiera di giovani che hanno voglia di mettersi in gioco su tanti temi comuni a noi (acqua, ambiente, nucleare)-Così come si deve aprire un dibattito con i compagni di Sinistra e Libertà, un dibattito che coinvolga la base insieme ai dirigenti, perchè anche qui dobbiamo partire dal basso a sinistra. Molti compagni hanno votato le liste di Grillo perchè noi siamo risultati vecchi politicanti, uguali agli altri, poco coerenti, alla ricerca di posti al sole della politica.
Ma i Comunisti e le Comuniste resistono e ci sono e dobbiamo partire da qui, il progetto della Federazione ha buoni propositi e deve andare avanti, cercando di aggregare tutte le forze anticapitaliste, almeno quelle comuniste; serve un’analisi dello stato dell’arte presente condivisa e l’obiettivo deve essere quello della costruzione di un progetto politico alternativo per una società altra. L’autonomia dal PD deve essere chiara anche nel caso di alleanze, òa sinistra ed i comunisti o sono alternativi o non hanno senso, non parliamo più della guerra da anni, dall’arcobaleno, non è possibile, navighiamo a vista e ci frantumiamo, almeno l’eperienza degli anni passati è questa. Oggi stiamo invertendo la tendenza e questa inversione va alimentata con strumenti analitici, i compagni devono sapere cosa dire al Bar quando i leghisti li incalzano su immigrati, microcriminalità, corruzione etc….Ho apprezzato ed apprezzo molto la decisione del nostro segretario Ferrero di candidarsi in Campania, al di là del risultato, ha dimostrato umiltà e carattere di chi non si vende per una poltrona, casomai di odore malavitoso, ed è disposto a metterci la sua faccia anche nel suo ruolo di segretario sapendo della difficile situazione, salvaguardando l’alterità dei comunisti rispetto alla corruzione e alla collusione con i poteri criminali, questo è degno di un comunista. Noi dobbiamo pensare che se il nostro progetto è buono fra quattro o cinque anni inizieremo a raccogliere, ma se continuiamo a pensare che le elezioni, quasi annuali, siano la cartina di tornasole che affranca la forza di quanto stiamo facendo, allora non abbiamo capito molto siamo dei comunisti della coca-cola, La borghesia, il capitale è partito almeno trenta anni fa per raggiungere gli obiettivi di questi anni, con delle idee, delle elaborazioni e delle azioni, per arrivare al culmine ed ora che mostra tutte le sue debolezze e i suoi fallimenti noi siamo altamente inadeguati. Noi Comunisti e Comuniste dobbiamo essere consapevoli che siamo l’unico futuro possibile ed è a questo che dobbiamo lavorare con le idee e con la prassi dandoci il tempo necessario che i processi storici di cambiamento necessitano. Continuiamo a lavorare con onestà, coerenza e umiltà perchè il futuro è nostro.
Mirco Mosè Tincani
segretario provinciale PRC. Reggio Emilia
Dai commenti che leggo mi sembra che quei pochi voti che il PRC ha raccolto alle regionali siano degli autori dei commenti stessi. Alcuni post sono così complessi ed arzigogolati che mi chiedo come farebbero i loro autori a parlare alle persone facendosi comprendere. Figurarsi poi un povero chirurgo di campagna come me ad avventurarsi in quelle complesse circonvoluzioni dialettiche… In alcuni “romantici” prevale il “comunismo o muerte”, tanto per mettere in pace la testa sul cuscino. In altri predomina lo sconcerto, in altri ancora il risentimento, giusto, verso un gruppo dirigente che dovrebbe andare a nascondersi, con un segretario assolutamente inadeguato e che viene invece qualificato da qualcuno come “eroe”. Che tristezza! Qualcuno ricorda che ” l’eroe ” da ministro si è rifiutato di finanziare il reddito di cittadinanza per i più disagiati approvato con legge regionale dalla giunta campana? Azione eroica, nevvero ? Qualcun altro poi, mi sembra un tal compagno Salvatore ma potrei sbagliare, ha parlato di voti clientelari in Campania per Corrado Gabriele. E’ sconcertante, ed adopero questo aggettivo in quanto presuppongo sempre la buona fede dei compagni. Qualcuno ricorda o conosce le iniziative amministrative dell’ormai ex assessore della giunta Bassolino ? Tra le tante, e tutte lodevoli, rammento l’integrazione economica ai cassintegrati Fiat di Pomigliano e dell’indotto, il mantenimento in servizio dei precari della scuola licenziati dalla Gelmini, l’iniziativa Scuole aperte, il sostegno al progetto legalità ed a Roberto Saviano minacciato dalla camorra, l’opera di pulizia effettuata sulle sedicenti liste di disoccupati gestite dalla destra e dai camorristi ( azione che gli è costata la necessità di andare in giro con la scorta per un lungo periodo ), etc. etc. Orbene quete iniziative, lungi dall’esser considerate dal partito come opera meritevole di elaborazione politica e concretezza fattuale, sono state considerate pericolose e meritevoli di esser messe al bando. Ricordo che “l’eroe” Ferrero lo rimbrottava in quanto esse “indebolivano” la protesta dei lavoratori. Forse era meglio che, come si usa dire a Napoli, “si puzzassero dalla santissima fame” ? Per “l’eroe” forse si !
Io penso, con serenità ed umiltà, che la maggior parte dei compagni rimasti nel partito così come il suo gruppo dirigente, temano di “sporcarsi” con l’azione di governo, ma questo forse è solo uno schermo, un paravento che copre l’incapacità di governare. Da ultimo, tanto per aggiungere un granello di pepe alla minestra, raicordo che, a margine di una seduta di CPR, un compagno campano tra i più ascoltati a Roma, confessava candidamente ( forse credendo di non essere udito ) che non si poteva candidare Gabriele in quanto la sua popolarità tra i compagni e tra la gente avrebbe determinato per lo stesso un profluvio di voti ( così come è stato ), consegnandogli praticamente nelle mani il partito campano. Qindi meglio farlo fuori e perdere. Rimasi basito, meglio dire disgustato da tanta pochezza. Se Salvatore è campano e conosce cose ed uomini non avrà difficoltà a comprendere. Così come se c’è tra i compagni di questo blog ( che ancora ospita un “apolide” come me ) qualcuno che abbia amministrato non importa a quale livello, sarei interessato a comprendere cosa c’è di riprovevole nelle azioni politico-amministrative del compagno Gabriele. Senza infingimenti però e senza lezioni dottrinarie strampalate che ormai nessuno più ascolta.
Molti che scrivono qui o non hanno idea, o ce l’hanno fin troppo chiara, della partita sulla gestione del Prc e della Fds che si è giocata con le ultime elezioni in Campania. I congressi nazionali si vincono o si perdono anche in questa regione.
Ma quando sedicenti compagni valicano a proposito del voto in Campania il limite dei pregiudizi contro meridionali e napoletani nel leghismo ci siamo già. Vogliamo credere che Claudio Grassi non la pensa come loro.
Tanto per essere chiari: il voto a Corrado Gabriele non si può classificare nella categoria del voto di scambio, né si può parlare di notabilato locale, ciò che ha scritto Massimo De Siena è incontestabile e si basa su fatti che invitiamo tutti gli scettici a verificare.
Due giorni fa, all’attivo regionale che si è tenuto con Paolo Ferrero, l’atmosfera era surreale: non sembrava fossimo stati cancellati, c’era anzi compiacimento, nessuno ha detto che è stato sbagliato andare da soli. Ferrero ha quasi detto che quel risultato era atteso.
Un consigliere di municipalità che si occupa solo di diritti di omosessuali e extracomunitari ha addirittura avuto il coraggio di scrivere su Facebook “Abbiamo vinto perdendo”, convinto di aver trovato l’ossimoro giusto. Forse sarebbe meglio parlare di bipensiero: siamo a un Orwell messo in farsa.
Fatti fuori i bersagli grossi, i consiglieri regionali Gabriele e Nocera, dall’assemblea è emerso un orientamento contrario ai rappresentanti istituzionali ancora rimasti, vale a dire i sei consiglieri comunali che Prc e Pdci hanno al Comune di Napoli.
Dei dodici intervenuti alcuni, che in passato hanno ricoperto cariche istituzionali, hanno sparato a zero proprio contro i consiglieri comunali. Ma bastava osservare quanti mancavano o non hanno preso la parola o non hanno ritenuto di farlo o non hanno potuto, per avere più di un dubbio che si trattasse di una mossa preparata a tavolino.
In Campania il partito è quasi morto e il personale che si candida alla sua guida è fatto di personaggi che preferiscono, in buona o cattiva fede qui non importa così come non è il caso di fare nomi, far sparire il partito per assicurarsene il controllo: che il compagno Grassi almeno ne prenda atto, visto il ruolo che riveste e viste le responsabilità che si è assunto approvando in segreteria nazionale la decisione di andare da soli per non mettere in crisi il ruolo di Paolo Ferrero. Immaginiamo che prima che il guaio campano prendesse forma abbia ricevuto più di un appello accorato, ma è successo proprio quello che ha scritto nel blog: i dirigenti hanno contraddetto i militanti e quadri intermedi, specie quelli che con argomenti puntuali e purtroppo confermati dai fatti non avevano esitato a parlare di progressiva erosione del nostro peso politico.
Come la mettiamo adesso? Quella falce e martello e stella su bandiera rossa del brutto simbolo della Fds stanno per ridursi a un simulacro vuoto visto di cosa è capace una parte il personale politico che la guida. Stando così le cose nessuno si sogna di assumersi la responsabilità di quello che è successo. Ricadrà ancora tutto sulle spalle di quelli che hanno preferito rimanere nel partito e ora fronteggeranno l’offensiva dei sostenitori dell’attuale segretario nazionale del Prc. Intanto le percentuali di Sinistra Critica e Pcl non sono più così lontane, mentre e si torna a parlare di “cantieri”, di “sinistre” senza andare al fondo delle questioni di cultura politica, dall’organizzazione alla democrazia interna al rapporto con la classe. Finora non siamo stati capaci nemmeno di iniziare a trattarle, e stanno facendo la fortuna di tutti i nostri avversari che se ne stanno impossessando. Probabilmente il numero di uomini capaci di occuparsene è diminuito al punto da finire al di sotto della soglia di sopravvivenza di un partito anticapitalista e comunista di massa, mentre Berlusconi nei prossimi tre anni cambierà l’Italia come piace a lui e noi sembriamo non avere idea di come affrontarlo.
E’ vero ! Le elezioni si perdono o si vincono anche da come si amministra in campania. La sinistra le ha perse perchè ha governato male! Non è stata capace di concretizzare le idee e la volontà di riscatto del popolo campano che l’aveva votata.Tutti abbiamo visto le montagne di spazzatura (altro che raccolta differenziata a rifiuti zero), la mala sanità, il disagio dell’emarginazione di milioni di individui. Non è un caso se in questa realtà è potuta prosperare la camorra.
Io che avevo sperato in un cambiamento con bassolino, con una gestione della sinistra della cosa pubblica,che delusione! Che vergogna!
Quanti voti ha fatto perdere alla sinistra in Italia la fallimentare gestione bassolino? O qualcuno pensa che sia razzismo denunciare le cattive amministrazioni e dire che aiutano l’emarginazione,la recessione e la camorra? Penso che certi ragionamenti assomiglino di più al pensiero ed al linguaggio di berlusconi che sostiene che se nel mondo si parla della pericolosità della mafia e della camorra la colpa sia degli scrittori come Saviano e dei giornalisti.
Può darsi che in mezzo a tanto malaffare ed a tanta cattiva amministrazione ci sia stato anche qualche episodio amministrativo un poco virtuoso ma quali effetti ha sortito? La politica si fa anche e soprattutto dando una valutazione complessiva dell’operato; questo l’hanno già fatto gli elettori campani. Hanno punito la sinistra e noi, che purtroppo e fino in fondo,abbiamo condiviso le responsabilità di quella amministrazione.
Se i compagni campani hanno indicato in maggioranza la persona del segretario nazionale come candidato a governatore io lo interpreto come la volontà di un forte segno di discontinuità e di trasparenza della politica.In una situazione così grave meno male che il segretario Ferrero ha accettato la candidatura. Abbiamo almeno salvato la faccia.Proprio non la capisco tanta acredine nei confronti di Ferrero. A meno che chi dopo aver occupato per molto tempo l’amministrazione pensava forse di mantenerla in spergio alle più elementari regole del buon senso e della democrazia.
Al governo in Campania non ci sono stati in tutti questi anni dei malviventi come sembrano ritenere i vertici stessi del Prc autorizzando a supporre pregiudizi latenti di natura antropologica nei riguardi di campani e meridionali.
I perché del fallimento di diciott’anni di governo non possono essere liquidati in questo modo, le ragioni sono più profonde e non riguardano solo la Campania (si vedano al riguardo due dei documenti politici di “Essere comunisti” della Campania, in appendice a questo testo).
Nemmeno si può fare retromarcia sulle previsioni di successo per la Fds addotte all’inizio come una delle ragioni per andare da soli, o peggio ancora cercare di nasconderle facendo finta di niente, dicendo che è stata vittima del malgoverno e sorvolando su un errore di valutazione macroscopico che la dice lunga sulle capacità di valutazione di questo gruppo dirigente, che peraltro aveva ricevuto dalla base campana diversi e accorati e disperati inviti a considerare meglio i rapporti di forza elettorali, cosa che non è avvenuta.
Non è vero che la maggioranza dei compagni campani abbia chiesto a Ferrero di candidarsi.
Anzi, la segreteria regionale del Prc si era espressa per andare in coalizione con un accordo tecnico – a differenza, ad esempio di Sel che con il centrosinistra ha stretto un accordo organico, per avere degli assessori – e un’assemblea del comitato politico regionale campano presieduta da Gian Luigi Pegolo aveva manifestato a larghissima maggioranza il medesimo orientamento. Pegolo aveva chiesto che i due ordini del giorno prodotti dall’assemblea che sottolineavano questa propensione non venissero votati per non rendere un dissenso così palese di dominio pubblico.
Inoltre è falso che il Pdci campano avesse intenzione di andare da solo, nonostante quanto affermato da un suo esponente e fatto valere, questa la circostanza grave, dai vertici della Fds per giustificare la candidatura autonoma.
Come ricordato da Claudio Grassi nel suo ultimo intervento, il candidato presidente immaginato dai dirigenti della Fds, una figura autorevole come Massimo Villone e nota per prese di posizione precise e documentate contro il sistema di potere del centrosinistra, aveva già dichiarato che in quelle condizioni non c’erano alternative al sostegno del candidato del centrosinistra.
Ma Ferrero e Diliberto avevano già deciso, entrambi sostenendo che l’idea di andare da soli sarebbe stata premiata dai voti dei bassoliniani scontenti e dei dipietristi, aggiungendo che i voti che si sarebbero persi con l’uscita di Corrado Gabriele non sarebbero stati rilevanti.
Stiamo dunque parlando di decisioni imposte dall’alto su un corpo del partito di orientamento nettamente diverso, se ci interessa discutere di democrazia.
Solo allora, i compagni favorevoli – una minoranza, come è stato mostrato e come chi avesse ulteriori dubbi può verificare basandosi su varie decine di testimoni – hanno chiesto a Ferrero di candidarsi, e come si è visto non gli hanno resto un buon servizio.
Questa la verità dei fatti. Forse può apparire più chiaro perché negli ultimi giorni si è parlato, da parte di esponenti del centrosinistra, di forze che con questo sistema elettorale mantengono con lo 0,5% un potere di ricatto superiore a forze col 6%. Ferrero e Diliberto per mandare un segnale a Bersani hanno preferito demolire le loro forze politiche a colpi di maglio invece di tentare di dare alla classe e ai cittadini i segnali di voler contribuire a un movimento di ricostruzione di un’opposizione democratica in Italia.
I vertici della Fds hanno deciso in modo pretestuoso di presentarsi in autonomia, spaccando i loro partiti e incorrendo in una clamorosa sconfitta, il cui segno principale è nella disutilità di questa forza politica.
Negli anni che verranno si farà piena luce sul ruolo e le responsabilità degli amministratori di sinistra in Campania e in Italia.
Presto potrebbero emergere fatti nuovi anche a proposito di coloro che si propongono come innovatori e moralizzatori, non resta che aspettare.
I giudizi politici prodotti dai componenti di “Essere comunisti” di questa regione al riguardo sono stati sempre molto espliciti sottolineando sempre le responsabilità, come si può verificare leggendo ad esempio questi due documenti:
http://prcvomeroarenella.wordpress.com/2009/10/23/le-difficolta-del-partito-in-campania/#more-1487
http://prcvomeroarenella.wordpress.com/2009/03/24/le-difficolta-del-partito-a-napoli/.
non conosco la situazione della Campania e non mi permetto di entrare nel merito. Trovo però questi interventi assolutamente inquietanti. I fatti narrati mi ricordano gente che sosteneva di agire per il bene del PRC, di fatto delegittimandolo e tentando di distruggerne le fondamenta. Si vede che è un male diffuso. A maggior ragione, sono ancor più convinto che da questa tornata non si possa uscire , come dicono a Roma, “consolandose co’ l’ajetto”: ci vuole coraggio e fantasia. Chi ha la smania di trasformarci in un gruppetto extraparlamentare (ormai non fa neanche più “figo”) può andare nel PCL, che caccia chiunque voglia essere presente nelle istituzioni e, dall’alto del suo zerovirgola, si sente depositario di ogni verità.
Premetto che sono iscritto alla federazione di reggio emilia e non conosco a fondo la realtà campana, ma gli interventi precedenti mi stuzzicano alcuni interrogativi:
come mai la fed della sinistra in campania ha ottenuto risultati così miserevoli se i suoi esponenti hanno fatto cose così egregie?
Come mai tanta spazzatura dopo tanti anni di gestione Bassolino?
Dove erano le U.S.L., gli organi preposti alla salvaguardia del territorio e dei cittadini?
Tempo fa avevo chiesto al compagno Ferrero come mai i compagni continuavano a restare in giunta ed a far parte di quella maggioranza?
Io credo che gli elettori campani abbiano dato, col voto il loro giudizio sulla gestione Bassolino. Condivido in pieno il ragionamento del compagno Tincani circa il giudizio sul voto; un giudizio ponderato, maturo e ragionato, carico di esperienza e di volontà. Un grazie di cuore al compagno Ferrero per la scelta coraggiosa, trasparente e coerente effetuata. Occorre seminare per poter raccogliere. Un fraterno saluto davide g.
Un’analisi disaggregata del voto in Campania potrebbe dare risultati illuminanti, consiglio di andare sul sito del Ministero dell’Interno e confrontare voti di lista e voti di preferenza. Il risultato della Federazione della Sinistra va confrontato con quello di Corrado Gabriele, che non è uscito dal Prc da solo ma è stato supportato anche da iscritti ed eletti che prima appartenevano ad altre aree del partito.
Inoltre la decisione del Prc di non allearsi col centrosinistra ha avuto nell’elettorato di sinistra un effetto devastante, con iscritti e militanti storici del Prc e del Pdci che senza sapere nulla di beghe interne si sono orientati senza dubbi sulla necessità di votare il centro sinistra e il Pd. Inoltre va sottolineato il dato dei partiti di centro, Udeur e Udc, che da soli riempiono quasi tutto il divario tra centrosinistra e destre, e vanno considerati i voti che verso la fine della campagna elettorale si orientano sul candidato più probabile, che nel caso campano hanno un nome e un cognome, Angelo Montemarano che ha dichiarato pubblicamente il suo sostegno a Caldoro tre giorni prima che si votasse, riguardano la sanità in Campania e dovrebbero ammontare a quanto se ne sa a un ordine di grandezza di duecentomila. I se e sono inutili, ma sono ordini di grandezza tali che lascino immaginare la possibilità di un risultato diverso, forse addirittura di effetto-De Luca simmetrico all’effetto-Vendola, se l’Udc fosse andata da sola come fino a pochissime settimane dal voto aveva deciso, e dopo la decisione della Fds di non allearsi al resto delle forze di centrosinistra.
caro claudio grassi…tutti sbagliamo, ma ti sei perso?
Ti vengono rivolte precise domande. Ti è concessa la presunzione che la linea Vendola al congresso era sbagliata…allora significava che l’altra era giusta, o NO? Oggi è così vergognoso (senza chiederti di cambiare idea sulla linea Vendola) ammettere di aver ammazzato una prospettiva scegliendo di vincere un congresso….capisci un CONGRESSO..con l’aiuto di un tal Bellotti, Masella, Pegolo ecc.? Voglio addirittura riconoscerti la RAGIONE POLITICA….ma è così difficile fare mea culpa e riconoscere che quella vittoria è servita ad un paio di inutili idioti x continuare ad illudersi di essere dirigenti di…UN CARRO FUNEBRE?
Sei una persona molto intelligente e colta…possibile che non riesci a svegliarti ed uscire dalla palude del politichese e del settarismo…che sono poi le migliori cose che riescono al PRC da almeno 10 anni?
RISPONDI TI PREGO E CERCA X UNA VOLTA DI ESSERE RIVOLUZIONARIO….AGISCI E MANDALI A QUEL PAESE…BUTTATI NELL’AVVENTURA DI SPARIGLIARE LE CARTE..SI VIVE UNA VOLTA SOLA, SI FANNO SBAGLI E COSE BUONE..MA UN COMUNISTA NON PUò CONUSMARSI A VITA DIETRO IL NULLA DI FERRERO E PATETICI COMPAGNI ETERNI ANALISTI E NULLA PIù….
CIAO CON AFFETTO
Il segretario nazionale si candida in Campania contro un candidato impresentabile del centrosinistra e porta a casa l’1,5%, nazionalmente il dato della Federazione è il 2,74%… arretriamo? Rispetto a cosa? Alle europee? E che c’entra? Alle regionali scorse? Un abisso.
La verità è che SEL in Puglia non solo ha un leader carismatico, che parla un linguaggio diverso e credibile ma che si è costruito un luogo dove fare politica è bello.
E la Federazione non ha nè l’uno nè l’altro. Tantomeno un progetto politico. E’ finita.
Ma per favore! Che sinistra è quella che ha bisogno del leader carismatico? Non fatemelo dire.
Ferrero è un ottimo segretario, ben preparato e fin troppo impegnato a risollevare un partito che proprio quelli come Vendola hanno affossato e ridotto al lumicino. Cerchiamo almeno di sostenerlo invece di picconare quel poco che ci è rimasto.
Non è finita, non finchè ci sono militanti che invece di criticare soltanto e di aspettare la grazia dall’alto, si danno da fare in prima persona.
PER ROCCO
La verità, è che Ferrero ha messo la sua faccia al posto di chi in Campania e stato eletto , e dopo che i notabili locali hanno per anni appoggiato Bassolino, e l’abbandono del notabile locale che è passato al PD, quindi onore a Ferrero,per quanto riguarda Vendola, scambiamo lucciole per lanterne,la volta scorso vendola aveva vinto contro tutto la destra, questa volta ha vinto solo ed esclusivamente perchè la destra era divisa, se la Polibortone fosse stata appoggiata da tutta la destra i numeri dicono che Vendola non aveva nessuna possibilita di vincere,il resto è noia
DAL SITO DEL MANIFESTO:
“Chi scrive è uno studente universitario di 27 anni che si professa filocomunista. Ma che domenica, al momento fatidico, ha posto una croce su Alberto da Giussano. Perchè ho votato Lega se sono filocomunista? Per diversi motivi: tanto per cominciare, un partito comunista in Italia NON C’E’. Ci sono tanti partitelli bellicosi e fastidiosi che non andranno mai da nessuna parte, invece che UN singolo partito della falce e martello. Poi, quando dico di essere filocomunista, intendo dire che credo nell’ideale economico, nella lotta di classe, NON nelle tante battaglie post-sessantottine che sembrano essere diventate la principale preoccupazione della sinistra di oggi (esempio: non me ne vogliano gli omosessuali, cui va tutta la mia sincera solidarietà, ma preoccuparsi delle unioni di fatto oggi è come preoccuparsi di raddrizzare i quadri durante un terremoto…). Infine, la questione immigrati: il razzismo è sbagliato, ma anche il suo opposto lo è, e c’è poco da fare i buonisti amici di tutti, quando ti arriva un campo nomadi vicino a dove abiti e, guarda caso, in un mese vieni derubato quattro volte. O quando il tuo collega rumeno ti dice che gli italiani sono schiene dritte (falso, io mi sono sempre fatto il mazzo, me lo faccio tutt’ora, e ne conosco tanti altri come me). A cantare le lodi della società multiculturale son buoni tutti, ma provate a scoprire come la pensa chi si trova a “godere” in prima persona di questi “benefici”. Provate a scendere dai vostri salotti nei quartieri popolari, nelle periferie, nelle FABBRICHE dannazione. Il razzismo è sbagliato, ma anche il voler tapparsi gli occhi davanti a un problema reale è sbagliato. Ora lapidatemi, datemi del razzista, del servo del padrone, dell’ignorante. So che molti di voi lo faranno. Ma se c’è qualcuno di mente aperta che ha DAVVERO a cuore l’interesse del Paese, qualcuno che le elezioni ogni tanto vorrebbe vincerle e che non si accontenta di essere un bellissimo perdente, ecco, io mi rivolgo a quel qualcuno: pesa le mie parole, vienimi incontro. Fammi sentire la tua presenza nelle fabbriche. Fammi sentire capito, non criticato e messo dietro la lavagna, quando ti parlo del mio disagio con il rom che viene a rubarmi in casa. Fammi sentire che non ci sono soltanto i matrimoni gay e il diritto di voto agli immigrati, ma che ci sono anch’io, povero signor Rossi qualunque, che ha l’unica colpa di non appartenere a nessuna minoranza etnica, sessuale o religiosa, e che di conseguenza viene sistematicamente ignorato da quello che una volta era il partito dei lavoratori. Credimi, siamo in tanti a pensarla così.”
30-03-2010 15:32 – Tradito
PER IL COMPAGNO LEGHISTA COMUNISTA,
caro compagno, perchè sei un compagno di sicuro, vorrei chiudere qui la replica con due sole parole “HAI RAGIONE”
ma non la finisco qui, faccio lo sforzo per dirti che dal momento che sei ancora molto giovane, non puoi vivere tutta la vita turandoti il naso,e votare mostri, che ti uccidono la coscenza e la dignità, loro i leghisti, parlano alla tua pancia, per colpire la tua testa, la tua dignità, se difendessero, davvero la povera gente (dalla quale prendono i voti)sarebbe comprensibile, votarli, ma non è cosi, tu giustamente dici, ma a me che frega dei gay, degli extracomunitari,degli zingari,questo è un problema da snob da anime belle che vivono nei qrartieri alti,e poi scendono a valle per lavarsi la coscenza, con le lotte civili,mentre la disuccupazione e la carenza di diritti sociali scarsegia o è in via di ridimenzionamento(razionalizzazione la chiamano) questo è un problema tuo personale, ma guai a non capire che loro non ti tutelano, da questi scalzi della terra, loro li usano per il lavoro nero, perchè sono ricattabili,e fanno concorrenza al ribasso ai lavoratori italiani, è vero, ma loro prendono i voti parlando al tuo stomaco, non per mandare via quella povera gente(che come vediamo gli serve)ma per attaccarti direttamente a casa tua, quando ti dicono che non siamo tutti uguali davanti alla legge quando leggiferano per agirare l’articolo 18 che tutela i lavoratori, quando, come hanno fatto COTA e ZAIA, il giorno dopo essere eletti si sono trasformati in imperatori,negando la possibilità ad una ragazza(mia/tua sorella) che in una sera, di serenità è rimasta incinta, e secondo COTA E ZAIA non possono prendere la pillola del giorno dopo,e sopratutto quando una donna pur rimanedo incinta vuole evitare di esserlo per motivi di salute sua e del e del probabile nascituro,
sono tutte cose che sicuramente sai meglio di me vedo che sei molto scolarizzato, ed anche preparato prima di abbandonarti alla rassegnazione, non ti conviene venire con noi, e fare tutte le tue sacrosante battaglie?.e guarda che non è tanto difficile perchè mai come ora il partito è stato più fragile, quindi se tanti ragazzi come te si iscrivessero in massa a rifondazione potrebero spuntarla.
la tua non è solo una bellessima lettera scritta e strutturata bene, è anche un grido di dolore che male fanno i nostri dirigente a non prenderlo sul serio. anche perchè tu sei solo una goccia in un oceano di scontenti. è vero che con la crisi del muro di Berlino abbiamo rivolto l’attenzione, più nel versante dei diritti civili, trascurando i problemi sociali, dei lavoratori e della povere gente, è solo per questo che la lega vince.
AFFETTUOSI E ROSSI SALUTI
Caro Bianchini , complimenti per la tua bellissima risposta , ce ne fossero di dirigenti come te !
Mi hai fatto tornare in mente Pasolini quando polemizzava con Calvino dal Corriere della Sera , Calvino diceva ( vado a memoria ): “i giovani fascisti non so chi sono e neanche voglio conoscerli” e Pasolini rispondeva “nessuno nasce destinato a diventare fascista, a volta sarebbe bastata una parola , un cenno d’interesse per salvare la testa di una persona”.
ciao
PER ADRIANO 1
Caro Adriano ti ringrazio per le bellissime parole, che sicuramente non merito, e non sono neanche un dirigente , mai stato qualcosa di più che un semplice militante di base, sono nel direttivo del circolo Bianchini di Genova, e gli ho risposto (al compagno leghista)non solo da militante ma sopratutto ho risposto col cuore, perchè conosco personalmente quel disaggio, che il compagno leghista denuncia, ho visto invece con piacere che non sono stato il solo, ed anche il compagno BARDO gli ha scritto una bellisima lettera un po più tecnica, della mia, io invece con questo ragazzo, ho per un attimo creduto di parlare con mio figlio, ed ho cercato di parlagli col cuore in mano. ciao ed ancora grazie.
Caro compagno leghista,
è certo che la prima reazione, quella più isitintiva, è di metterti dietro la lavagna, come dici tu; se non per altro, perchè io non voterei mai Lega, neanche sotto tortura. Eppure non lo faccio.
Fra me e te ci sono 40 anni di differenza, perciò può essere difficile per me entrare nella testa di un ventenne. Tu fai riferimento al post sessantottinismo. Ti dirò che condivido alcune tue riserve, a costo di scandalizzarti e di scandalizzare tanti compagni. Ho avuto la ventura di attraversare il 68, quello che voleva distruggere il sistema, che voleva cambiare la struttura della società. Ecco, forse il punto dolens di una sinistra degna di questo nome è che essa ha rivolto vieppiù lo sguardo alla sovrastruttura, perdendosi in aggiustamenti di facciata, mentre il lavoro, compreso il tuo, veniva sempre più svalorizzato ed emarginato. Se questa è la storia degli ultimi vent’anni dell’Italia, è però ingeneroso inserire fra i suoi attori principali l’attuale gruppo dirigente di Rifondazione e, in parte, della così detta fds. E’ vero che ci sono anche responsabilità di parte di qualcuno di esso, ma il riconoscimento degli errori commessi, lungi dall’essere considerato un comodo voltafaccia, è, a mio avviso, segno di serietà e garanzia per un percorso nuovo e diverso. Ma pensi, ad esempio, che sia facile mettere la faccia e il prestigio di un segretario nazionale in una battaglia che si sa persa in partenza, in un campo infestato come quello campano? Solo una grande fede e una testarda difesa delle convinzioni che si professano possono portare a scelte così rischiose. A meno che, come sembra voglia suggerire tu con l’apologia della vittoria, tu decidi di non combattere e scegli di vincere a prescindere dai contenuti della vittoria. Il semplice salire sul carro del vincitore non mi pare che conferisca molta nobiltà all’individuo che lo compie.
Ma torniamo a noi. Tu dici di essere uno studente universitario e ti senti filocomunista. In teoria potresti possedere gli strumenti culturali per comprendere da solo la radice del disagio che denunci.
Quel tuo volere e non potere, per cui non vorresti essere razzista ma lo sei, non vorresti essere omofobo ma lo sei, rivela in realtà l’angoscia di chi vive un conflitto interiore. E io penso che chiunque viva un conflitto va rispettato. Solo i sepolcri imbiancati non meritano alcuna considerazione. E’ capitato anche a me di attraversare, di sera, solo, qualche zona di vecchi centri storici abitata da extracomunitari e di avvertire palpitazioni e senso di paura, di guardarmi in giro continuamente con circospezione. Insomma, l’istinto mi ha quasi provocato un senso di panico. Non per questo ho invocato le ronde ed ho cercato di scatenare la caccia all’immigrato. ED ho cercato di capire perchè non l’ho fatto.
Parto dall’assunto proprio della cultura occidentale secondo il quale nessuno uomo nasce buono o cattivo, anzi, stando a Rousseau, l’uomo, ogni uomo, nasce buono, ma è l’ambiente e la società che lo fanno diventare cattivo. Compagno leghista, parliamo di occidente, di Rousseau, non di teorie elaborate pro domo sua nel cuore dell’Africa o sui monti Tartari. Ma se questo è vero, cos’è fa divenatre aggressivi tanti uomini? Non parlo della specie umana nostrana, violenta e criminale, che si materializza nella delinquenza mafiosa o di quella economica-finanziaria che opera le sue opzioni per scelte culturali suggerite da modelli valoriali offerti dal sistema dominante, parlo di gente comune. Pensi che sia facile per una persona che avverte o sa di esere respinta vivere in modo sereno in sufficiente equilibrio psichico? E se questa persona, oltre a sentirsi respinta, non trova nel normale mercato del lavoro una forma di sostentamento non è “normale” che tenti “comunque” di sopravvivere? C’è qualcuno, seppure leghista, che se la sente di negare il diritto alla sopravvivenza di un essere umano? Oh dio, dopo il servizio ad Annozero, sul lavoro nero attuato in un cantiere edile del Nord, forse ci si può aspettare anche questo. Ma io, no, e neanche tu, immagino, compagno leghista.
Credo converrai con me che più emargini una persona, più fai sentire la tua violenza, più essa diventa violenta, più cresce il suo rancore, più viene spinta a compiere la sua vendetta in forma individuale o colletiva. Si è buonisti cretini se ci si pongono questi problemi? Credo di no. Penso al contrario che l’altra strada, quella del puro e semplice respingemento è non solo cretina, ma controproducente e pericolosa. Allora che fare?
Intanto bisogna convincersi che finchè il mondo sviluppato continuerà a tenere nel sottosviluppo altri popoli esso non potrà che essere invaso dalle migrazioni bibliche che stanno caratterizzando l’attuale fase storica. Finchè la ricchezza ristagnerà solo in alcune aree queste attrarranno inevitabilmente le popolazioni delle aree povere. E non c’è filo spinato che tenga. Quando tu rischi di morire di fame non ti poni certo il problema se puoi morire annegato o soffocato dentro un TIR.
E qua mi rivolgo al primo componente del binomio impossibile”compagno leghista”. Caro compagno, la globalizzazione capitalista che ha trionfato dopo la caduta del muro di Berlino e che ha promesso la felicità all’universo mondo, ha invece aumentato la povertà e le diseguaglianze a livello planetario, oltre che avere causato una crisi devastante che mette in discussione i diritti del lavoro nello stesso mondo sviluppato. E non si pone rimedio a queste distorsioni inseguendo la Lega, quella che vota per la schiavizzazione del lavoratore dipendente attraverso l’abolizione dell’art.18 dello statuto dei lavoratori. E non si blocca l’emigrazione tenendo nella miseria miliardi di persone.
Può sembrare paradossale ma il mondo sviluppato si può salvare solo se consente e favorisce lo sviluppo delle aree sottosviluppate. Ma tu che sei universitario e compagno a mezzadria capisci che una rivoluzione del genere non può realizzarla una civiltà fondata sul concetto dello
homo hominis lupus- di cui la Lega è quintessenza- ma può scaturire da un’idea di società in cui gli uomini sono visti come fratelli e all’egoismo selvaggio e cannibale si sostitusce la solidarietà e la cooperazione.
So che parlare così oggi è demodè e non esercita alcun appeal sulla pancia della gente. Ma io ti credo quando dici di sentirti compagno e mi rivolgo alla componente razionale del bimomio impossibile.
Non volevo convincerti di niente. Ti ho esposto un punto di vista, pronto a continuare questo dialogo a distanza, se vorrai, sapendo che, secondo me, la verità non esiste e forse essa è un compromesso, sempre transitorio, fra tante presunte verità. Ti do la mia mail se vorrai discutere. vinlom-2@libero.it
Saluti comunisti
Il risultato elettorale delle regionali ha il sapore di un brutto risveglio dopo un bel sogno, di un ritorno alla triste realtà dopo una bella fantasia.
Dopo le ultime bufere su Berlusconi e sul suo governo, dopo la riuscita dello sciopero della Cgil, dopo il flop della manifestazione nazionale del PdL, dopo il vergognoso teatrino dei decreti salva-liste ci eravamo illusi che il tramonto del berlusconismo fosse, alla fine, arrivato.
Invece no. Il risultato delle elezioni regionali premia una compagine di governo impresentabile e per cui all’estero si ride dell’Italia, il governo delle leggi ad personam, dei festini a Villa Certosa, il governo il cui capo fa “cucù” e le corna nelle foto ufficiali (che tristezza, quando alla TV tedesca vedo che il bersaglio principale delle trasmissioni di satira politica è il presidente del consiglio italiano, e non Frau Merkel!). E soprattutto, il governo del ritorno al nucleare, dell’attacco all’articolo 18, del razzismo fatto legge, dell’attacco alla libertà di stampa e alla Costituzione e di tanto altro ancora. Un risultato, inoltre, che lancia una ulteriore sfida (che può essere definitiva) a ciò che resta della sinistra italiana. Che non è andata bene in nessuna delle sue versioni: quella “comunista” della Federazione della Sinistra (FdS), che raccogli Rifondazione, Pdci, Socialismo 2000 e altri; quella “post” (“post-comunista”, “post-diessina”, post-verde”) di Sinistra Ecologia e Libertà (SEL).
SEL ottiene un risultato che conferma sostanzialmente quello delle europee, sul 3% a livello nazionale. Un risultato drogato però dal dato pugliese, condizionato dalla presenza della candidatura di Niki Vendola alla presidenza della regione. In quasi tutte le altre realtà (e anche nella stessa Puglia, dove si votava per eleggere sindaci e consigli comunali), i risultati elettorali per SEL sono abbastanza modesti.
Per quanto riguarda la FdS, non possiamo certamente dirci soddisfatti dei risultati. Ci confermiamo, ad un anno dalle elezioni europee, una forza che traccheggia anch’essa al 3% su scala nazionale. E, vista la situazione, c’è quasi da essere contenti: fuori dal Parlamento, dalla televisione, dalla politica “che conta” (nei TG degli ultimi mesi lo spazio a noi riservato è stato dello 0,11%, fonte AGCOM), con i sondaggi che da ottobre del 2009 ci inchiodavano fra l’1,2 e il 2%, con un voto di protesta che a sinistra si concentra sull’IDV che ha a disposizione ben altri spazi e risorse (e anche sui grillini, ma questa è un’altra storia) un risultato del 3% scarso è quanto di meglio potessimo, realisticamente, ottenere. Ciò non significa però che si può essere contenti. Significa che siamo sotto un pesante “fuoco nemico” e che ancora non siamo morti, ma c’è poco da stare allegri, anche perché il fuoco non accenna a scemare.
Una sommaria occhiata alla struttura geografica dei risultati della FdS mostra che questa ottiene risultati migliori dove è meglio organizzata (Toscana, Umbria, Liguria, Marche, Calabria) Cede il passo dove l’organizzazione è più in sofferenza. Pessimi i risultati in Campania e Lombardia, dove correvamo da soli (e non per nostra scelta isolazionistica: in un caso la scelta era del centro sinistra, nell’altro il candidato del centrosinistra era davvero invotabile): due candidati importanti come Ferrero e Agnoletto hanno ottenuto risultati ben al di sotto della soglia di sbarramento. Agnoletto, addirittura, era sostenuto da personalità della cultura e dello spettacolo come Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia eccetera. Questo non è bastato a farlo andare oltre un misero 2,6%.
Quindi una prima considerazione che riguarda la FdS: nei tre prossimi anni, quelli che mancano alle prossime elezioni politiche dobbiamo investire ogni energia nella ricostruzione della nostra organizzazione, del nostro insediamento sociale. Dove c’è il partito, dove si vede il nostro militante, i nostri volantini, i nostri manifesti, teniamo botta. Non cresciamo ma resistiamo abbastanza bene. E non è poco. Dove non ci siamo chiaramente l’elettore, che ha notoriamente memoria piuttosto corta, non si chiede neppure se esistiamo più: si è semplicemente scordato di noi e non considera più la possibilità di votarci. Come non considera più la possibilità di votare PRI, oppure PSDI o PLI, partiti che pure ogni tanto fanno la loro ri-comparsa sulla scheda elettorale. E anche qui però non è così semplice: in Val di Susa ci siamo spesi tantissimo nella lotta contro la TAV. Risultato: i grillini in quelle zone sfiorano il 30%, noi il 2. Anche questo è un dato da indagare. Evidentemente non basta neppure la pur necessaria presenza nei conflitti. Non conosco quelle realtà quindi mi astengo da ogni commento.
Nel quadro generale, come si diceva, il 2,8% dei voti ottenuti (nel contesto, lo ricordiamo, di un incremento dell’astensionismo che colpisce anche noi, anzi, noi più di altri, se è vero, come riportato sul “Corriere della Sera” del 31 marzo che il 3,9% degli astenuti nel 2009 ha votato per noi) e la ventina fra assessori e consiglieri regionali eletti dalla FdS nella gran parte delle regioni in cui si è votato ci consentono di tirare il fiato per ripartire: potremo continuare ad avere quelle misere risorse per far campare il partito. E soprattutto potremo avere un minimo di visibilità. “Visibilità” e “partito” ci sono indispensabili, se vogliamo veicolare qualcuno dei nostri contenuti (come la proposta di legge regionale sul lavoro presentata in Toscana alla fine della scorsa legislatura, proposta che va ora rilanciata con forza) che ci permetta di recuperare consensi. La visibilità dipende poco da noi, il partito (che dà anche visibilità, come si diceva prima) un po’ di più. Quindi utilizziamo questi tre anni (provvidenzialmente) privi di elezioni che ci separano dal 2013, anno delle prossime elezioni politiche, per ricostruirlo. E’ necessario ed urgente ricostruire il Partito e la Federazione perché come nota, a proposito della Lega, Gianfranco Pasquino sul Manifesto del 30 marzo: “la politica fatta in tv è una cosa, quella delle persone in carne ed ossa un’altra”. La Lega recupera il modello PCI da noi accantonato con troppa superficialità. Un modello fatto di militanza, radicamento territoriale ed identità forte. Grazie a questo si radica e inizia ad occupare spazi anche in regioni già “rosse” e comunque non proprio “padane”, da nessun punto di vista. Proviamo a recuperare quel modello, se siamo ancora in tempo.
In questi tre anni dovremmo poi cercare di connotarci su pochi temi che possano insieme segnare una prospettiva e portare miglioramenti concreti nella vita delle classi di riferimento: lavoro, beni pubblici, scuola, ovviamente stando dentro ai conflitti che li riguardano. Da questo punto di vista il Partito sociale sarà uno strumento molto utile, su cui investire (anche se, oggettivamente, i risultati abruzzesi, dopo tutto il grande lavoro delle Brigate di solidarietà non sono esaltanti da questo punto di vista: il problema probabilmente è simile a quello della Val di Susa, ma anche qui non conosco quella realtà quindi non mi pronuncio). Certo, un partito dovrebbe parlare di mille altre cose. Ma in questa fase forse è meglio non disperdere le poche energie e connotarci come “quelli dell’articolo 18”, “quelli del no al nucleare”, “quelli dell’acqua pubblica” e poco altro. Può servirci a essere più facilmente riconoscibili e “ricordabili”. Un po’ come i radicali che erano “quelli dei diritti civili”, o come Di Pietro che è riuscito ad accreditarsi come “l’unico che è contro Berlusconi” e a far dimenticare le grandissime contraddizioni di cui è portatore il suo progetto politico. Sto parlando, come è ovvio, di metodo, non di merito.
Ma per spiegare il risultato elettorale (il nostro, ma credo anche quello di SEL) non si può semplicemente ricorrere a spiegazioni di natura esterna. Non si può solo addossare la colpa alla televisione che non ci manda in onda, o a Beppe Grillo che ci porta via i voti in Val di Susa (e del resto, se si presenta alle elezioni, prendere più voti possibili è il suo scopo, come del resto il nostro), o agli italiani incantati dal pifferaio magico di Arcore, o al voto utile. Ci sentiremmo in pace con la nostra coscienza se credessimo così, ma sappiamo che c’è anche altro: sicuramente la grande delusione del nostro popolo nei nostri confronti. Un popolo che pare non perdonarci nessun errore e non dimenticarsi di niente. Ciò, credo, trova ancora le sue radici nelle grandi speranze disattese del governo Prodi bis. Anche alimentate in modo sciagurato da Rifondazione comunista. Ricordiamo gli slogan? “Vuoi vedere che l’Italia cambia davvero?”; “Anche i ricchi piangano” (roba da ridere, se la situazione non fosse tragica), slogan che lasciavano presagire una sorta di decisa svolta a sinistra nella politica nazionale in un contesto in cui la politica del governo era ipotecata da personaggi del calibro di Dini e Mastella. Il tutto condito dall’accesso di Fausto Bertinotti alla terza carica dello stato (anziché esigere magari il ministero del lavoro). E giova ricordare che nei due anni scarsi del Prodi-bis, l’unica volta in cui abbiamo fatto vacillare la maggioranza è stato quando sembrava che Bertinotti non riuscisse ad ottenere i consensi per la sua scalata allo scranno più alto di Montecitorio. Per non scordare, poi, il portato dell’ultima scissione: la 9° credo (ma ho perso il conto) dal 1995. Senza quella scissione, insieme, noi e SEL, rappresenteremmo il 6% circa dell‘elettorato nazionale. Lo so, le somme in politica non si fanno. Ma credo che sia urgente cominciare a ricostruire una sinistra unitaria e plurale, ricominciare a parlarci. Conosco le obiezioni: noi non vogliamo diluire la nostra identità, la nostra prospettiva anticapitalista, in una indistinta formazione di sinistra. Loro non vogliono stare in un partito comunista. Noi non vogliamo il soggetto politico unico della sinistra. Loro non vogliono il cartello elettorale. Bisogna capire che fra il “partito della sinistra” che comprime le identità e il semplice accordo elettorale esistono molte altre possibilità. Che potrebbero dare il senso dell’unità della sinistra ed insieme permettere a tutti di essere ciò che si è. Come si fa a non vederle? Sono geloso della mia identità e autonomia di comunista ed insieme voglio ricostruire una sinistra dove ci si possa parlare e riconoscere “compagni” anche fra diversi, fra chi è comunista e chi non lo è. Una sinistra fatta di soggetti diversi ed autonomi, dove si possa discutere innanzitutto di lavoro, di scuola, di beni e servizi pubblici, di diritti (quegli argomenti, più o meno, su cui si diceva che i comunisti dovrebbero caratterizzarsi). Non mi pare che sul merito di questi temi ci sia differenza fra noi. Credo che così si potrebbe tentare di uscire dalla palude. In tutto questo buio, l’esperienza delle Marche, dove FdS e SEL, insieme ottengono oltre il 7% può essere d’esempio. Come la vittoria di Vendola in Puglia dimostra che quando la sinistra ha incarichi di governo può far bene. Proviamoci, il 6% a livello nazionale (ed in alcune regioni qualcosa in più…) non ci rende del tutto marginali, ci potrebbe permettere di superare gli sbarramenti e di ripartire davvero. Vogliamo parlarne?
Se è sempre stata necessaria a un Partito comunista, infatti, una intensa attività ideologica, questa è indispensabile nel momento presente, dato il punto di sviluppo a cui si trova il movimento operaio non solo nel nostro paese ma internazionalmente, e per il punto di sviluppo a cui si trova il marxismo stesso. Il marxismo, lo avete letto dappertutto, non è un dogma, un catechismo, ma è una guida per l’azione. Ora l’azione della classe operaia oggi è arrivata a un punto tale che per svilupparsi deve seguire strade nuove, che non sono state ancora battute nel passato. Tracciare queste strade, prevedere il modo come esse possono sviluppare e batterle con passo sicuro, è ciò che devono riuscire a fare oggi i dirigenti di un partito operaio e marxista. PALMIRO TOGLIATTI.
perchè non proviamo a costruire una coalizione di sinistra con sel?? fed più sel..con un programma alternativo al pd..un accordo con lotte comuni, su questioni fondamentali..
mantenendo la nostra autonomia e indipendenza comunista, trovando una sintesi coi compagni socialisti di sel..
la gente voterà a sx se saremo uniti, chiari e alternativi a pd e pdl… le marche ne sono l’esempio..
lanciamola l’offensiva unitaria a sel, se cominciassimo subito con gli stati generali della sinistra??
abbiamo tre anni davanti in cui io spero che si possa arrivare con sel a costituire un terzo polo di sinistra autonomo e indipendente dal pd, che sia abbastanza forte per barattare un buon accordo col pd per le politiche.. oppure che in alternativa possa andare da solo.. dipende da come si muoverà il pd nei prossimi tre anni e dipende dal peso politico che la Sinistra fed più sel assumerà se comincia a lavorare seriamente..
senza settarismi, e senza sdraiarci noi su sel..penso che abbiamo il dovere di lavorare affinchè tra tre anni la gente possa avere il diritto di votare a sinistra, una sinistra con un suo programma di dsinistra, anche se non rivoluzionario, unitaria, e rappresentata da un leader forte, e io penso che oggi il compagno vendola possa rappresentare ciò..
scommetto tra tre anni
Sinistra unità (chiamatela come volete)se lavora bene al 20% ci arriva sono fiducioso. grazie compagni avanti!
Chiedi perchè non costruiamo una coalizione Fds+Sel?
Perchè se questa dovesse davvero funzionare, tipo prendere il 10 o anche il 15% Berlusconi e Bossi resterebbero al governo altri 150 anni.
In un sistema bipolare come quello attuale spezzare uno dei due campi vuol dire regalare la vittoria al nemico più temibile: in questo caso Berlusconi. La tua idea potrebbe funzionare se si tornasse a un sistema elettorale proporzionale.
Per LUCA
caro Luca la tua riflessione è verissima ma è anche tanto triste, questo mi dice che se cosi davvero credessimo, dovremmo augurarci sempre di perdere? vorrei prendere il 10% e poi corro tutti i rischi possibili.
ciao
Il primo obbiettivo di una sinistra non subalterna al PD è proprio quello di Spezzare il bipolarismo, a qualsiasi costo.
Finchè rimarremo ingabbiati nel bipolarismo sempre più persone non andranno a votare, convinte che per la sinistra non ci sia speranza in questa gabbia che ci schiaccia tra voto utile e non utilità del voto…
Rifondazione ha preso un’altra legnata ma tutto come prima. Anzi, maggiore vigore contro quei settari che sono contro la TAV e al contempo si ostinano a non votare una candidata Presidente che nella costruzione della TAV s’è giocata la propria credibilità.
Il Movimento 5 Stelle sarà anche un fenomeno di breve durata però ha poche punti comprensibili a tutti non come quello di Rifondazione tutto sul “vorrei ma non posso … sarebbe bello se … non abbiamo i voti altrimenti sai tu cosa faremmo! …”
E’ la credibilità che manca … a prescindere dall’essere alleati o meno con il PD.
Giusto, è la credibilità che manca. E questa non la costruisci rompendo col Pd quando al governo c’è Berlusconi. La Campania ci ha insegnato molto.
Se c’è un dato che emerge inequivocabilmente da questa tornata elettorale è che la Federazione della sinistra, creata arbitrariamente per aggirare l’unità comunista dopo le elezioni europee – in barba alle decisioni congressuali -, non serve né ad allargare il consenso né a radicarsi sul territorio; non capisco quindi i vari appelli a “pigare sull’acceleratore” e, addirittura, ad anticipare il congresso costitutivo.
Caro Vladimiro,
il tema dell’autonomia e dell’unità comunista, quello cioè della ricostruzione del partito, non va contrapposto ma è del tutto complementare a quello dell’unità a sinistra, del ruolo della Federazione, della tattica elettorale, ecc…e su un altro piano ancora, a quello delle convergenze democratiche contingenti contro la destra più reazionaria… E’ una dinamica complessa, a cerchi concentrici…che vanno gestiti insieme, senza confonderli.
L’errore, da “destra” e da “sinistra”, è quando si confondono i piani e non se ne colgono le rispettive peculiarità… e si pasticcia. Mentre oggi c’è bisogno del massimo di chiarezza e di assunzione di responsabilità, da parte di ognuno.
Credo che ci intendiamo.
Fausto Sorini
Prima di tutto un grazie a Grassi che con analisi e proposte suscita riflessioni.
Tu dici:
“E’ una dinamica complessa, a cerchi concentrici…che vanno gestiti insieme, senza confonderli”.
La stessa tesi l’ha esposta anche Diliberto.
Dici che è una dinamica complessa. E’ per questo che risulta semplice la metafora geometrica dei cerchi concentrici da gestire (chi li dovrebbe gestire?), in quanto non esprime la relazione fra essi nonchè la dimensione,il peso,la gerarchia e soprattutto l’origine e la spinta.
Per questo penso che la forma geometrica che meglio rappresenta la metafora sia una molla elicoidale conica con alla base il partito carico di energia e senza il quale la molla si affloscia.
Ciao Bacciardi
car* compagn*, ho letto con attenzione i vostri interventi che ho trovato molto interessanti.
Premetto che da Genova 2001 sono impegnato nel movimento anarchico, in particolare nella Federazione dei comunisti anarchici (Fdca): a Genova ho visto due cose, l’orrore del potere e delle istituzioni, dall’altra parte la partecipazione di tanti giovani impegnati. Un fatto “miracoloso”, vista l’assenza decennale della sinistra istituzionale, troppo presa a guardarsi l’ombelico, troppo coinvolta nelle istituzioni di un paese “ridicolo e orribile” (Pasolini), spesso servile nei confronti dei poteri vari, fino a sostenere imprese belliche e altre cose indegne.
Non è il caso di tornare tra i lavoratori e lavoratrici,tra i poveri di questi paese sempre più cafone-mafioso, di condividerne i problemi reali? Invece che gingillarsi con confronti tra percentuali di voto misere, di fare ancora la “guerra tra poveri” (in questo caso noi poveri comunisti)?
Per fare un esempio recentissimo, non ho visto una grande partecipazione di compagn* di rifondazione alla battaglia congressuale nella cgil (l’unica organizzazione di massa e potenzialmente alternativa oggi nel paese di cuccagna, l’unica in cui resisto da oltre 30 anni, dopo tante trasmigrazioni nell’arco della sinistra).
La tragedia di oggi sta tutta qui: la politica è in mano a cosche di mafiosi, nazipadani, piduisti, fascisti di ogni risma.Tanti operai votano lega, moltissimi giovani sono schifati da tutto.
In un paese sull’orlo del baratro (l’unico nel mondo in cui non c’è crisi, a sentire il regime), la sinistra continua a trastullarsi.
Salud a tutt*, ora e sempre resistenza
Dante Bedini (Oderzo – TV)
Salve, sono bulgara di origine, vivo in Italia da 30 anni e sono iscritta al PRC da tre anni. Ho partecipato attivamente nella campagna elettorale, durante la quale ho constatato una differenza tra il “nostro” comunismo e il “vostro” .
La differenza consisterebbe nella nostra provenienza e retaggio ideologico: noi veniamo da un diverso modello economico, dal c.d. “socialismo reale” (nel bene e nel male), in cui il fascismo è finito nel 1945. Il nemico da abbattere era il capitalismo e “L’imperialismo, fase suprema del capitalismo”. In questo senso, ci siamo resi conto che il “vostro” comunismo, visto il diverso contesto storico e geopolitico, è più antifascismo che anticapitalismo. Da comunista, visto che mi sono iscritta in un partito con nome e simboli comunisti, a me manca proprio la lotta al capitalismo o come minimo, un approfondimento delle cause della crisi che altro non è che una crisi del modello economico del capitalismo con le sue demagogiche facciate di liberismo, libero mercato, free enterprise e così via. Non proponiamo niente di alternativo come modello economico, lasciamo argomenti come sovrapproduzione, sovracconsumi, beni pubblici, ecologia, salvezza del pianeta alle varie Leghe e Associazioni… Che cosa temiamo per chiamare le cose con il proprio nome? Per dire ad alta voce che il capitalismo non può essere il futuro del pianeta, anzi, è la sua distruzione? Per cercare di elaborare e proporre un nuovo modello economico? Per riproporre la distribuzione del lavoro (come era da noi)?
Tanto i voti, purtroppo…
Parole sante, Sonia, hai perfettamente ragione. E’ come dici tu per cause storiche, ed è particolarmente vero per quelli che provengono dal PCI, ma anche altri non sono immuni da questo fatto. Faccio un esempio riguardante il nostro segretario Ferrero (che non viene dal PCI), che spero non sia sfuggito a tutti. Fino a poco tempo fa, il ritornello di Ferrero era “facciamo un nuovo CLN con tutti quelli che ci stanno per liberare l’Italia dal fascista Berlusconi” (che tradotto in parole povere significa “rifacciamo il centrosinistra”); senonché, quando spaccano la faccia a Berlusconi, il prode segretario si affretta a rilasciare la solita rituale dichiarazione di solidarietà a Berlusconi contro il vile atto di violenza ecc. Ma ci rendiamo conto? Sarebbe come se Gramsci, dopo uno degli attentati a Mussolini, fosse corso a mandargli un telegramma di solidarietà. Ci rendiamo conto che in questo modo facciamo ridere i polli? La verità è che Berlusconi NON è un fascista, e allora in sé ci poteva anche stare la dichiarazione di solidarietà, ma non contemporaneamente alla proposta di un “nuovo CLN”. Da questo semplice esempio secondo me si possono dedurre due cose: 1) le incertezze di linea si ripercuotono inevitabilmente sulla propaganda, che diventa incomprensibile a tutti (nel caso specifico sia a chi considera Berlusconi un fascista, sia a chi non la pensa così); 2) anche Ferrero tratta i militanti (e i simpatizzanti) come i cani di Pavlov, che al suono della parolina magica (“fascista”) sono chiamati a sbavare senza capire mai un cazzo di niente. Stando così le cose, è stupefacente che ci sia ancora gente che vota per Rifondazione, altro che speranze di battere Berlusconi…
Ormai siamo alla frutta, o ci uniamo subito con i Comunisti Italiani e rilanciamo il progetto di nuovo Partito Comunista in Italia o siamo destinati all’esaurimento. Bertinotti non c’è più nel Partito ma il Bertinottismo continua ad imperare. La questione irrisolta è la presenza comunista in italia. Chi non è per un unico PCI è perchè vuole altro, una generica sinistra non classista. O si decide subito o tanti altri compagni si allontaneranno perchè quelli che hanno votato per la Federazione della Sinistra lo hanno fatto perchè c’è ancora una falce e martello sulla scheda elettorale. Facciamo presto un nuovo unico Partito Comunista altro che Federazione della Sinistra.
Vladimiro Di Gregorio
Verbania
fino a quando la nostalgia e la demagogia regneranno a sinistra…POVERI TUTTI NOI!!!
Avessi saputo prima che nel PRC quelli alla Valdimiro erano tanti sarei uscito prima di Chianciano….POVERI NOI E POVERI QUELLI CHE COME ME ALLA BOLOGNINA FECERO NASCERE UN PARTITO DI SOSTANZA E AMBIZIOSO, POCO IDEOLOGICO CHE NEGLI ANNI HA IMBARCATO DEGLI INUTILI PURI E DURI…(SPESSO IDIOTI E FRUSTRATI…VERO MASELLA? VERO PEGOLO? VERO BELLOTTI? VERO ACERBO? VERO BURGIO? VERO FERRERO?)
HAI DIMENTICATO GRASSI???
Purtroppo, in base al tono delle repliche all’intervento di Vladimiro, il nostro sembrerebbe essersi trasformato in un partito così “poco ideologico” (cosa significa “poco ideologico”, un gruppo di amici al bar che parlano della partita della domenica?) da preferire il pettegolezzo e l’insulto gratuito alla riflessione culturale e teorica, allo studio e al rigore che sempre hanno contraddistinto la storia migliore dei comunisti, e alla forza delle argomentazioni pacate tra compagni.
Mauro Gemma
p.s: ma perchè non ci si assume mai la responsabilità di quello che si scrive, mettendo la propria firma?
Caro Vladimiro,
il tema dell’autonomia e dell’unità comunista, quello cioè della ricostruzione del partito, non va contrapposto ma è del tutto complementare a quello dell’unità a sinistra, del ruolo della Federazione, della tattica elettorale, ecc…e su un altro piano ancora, a quello delle convergenze democratiche contingenti contro la destra più reazionaria… E’ una dinamica complessa, a cerchi concentrici…che vanno gestiti insieme, senza confonderli.
L’errore, da “destra” e da “sinistra”, è quando si confondono i piani e non se ne colgono le rispettive peculiarità… e si pasticcia. Mentre oggi c’è bisogno del massimo di chiarezza e di assunzione di responsabilità, da parte di ognuno.
Credo che ci intendiamo.
Fausto Sorini
Caro Vladimiro, non intendo partecipare alla solita liturgia del dopo elezioni perse. Sapevamo che non sarebbero state positive (per diverse ragioni politiche che ci portiamo appresso in questi anni, a partire dalla scandalosa partecipazione al governo Prodi, del fatto che la dirigenza politca di PRC è onvivaga, indecisa, autoassolvente. Senza un progetto politico comunista. Anzi non sa proprio più se è comunista.)Però per non dilungarmi, condivido in toto quanto scrivi. Mi fa imbufalire invece chi pensa di voler dicutere insultando.
Saluti comunisti. Lavoriamo per la costruzione di un partito comunista.
Luigi.
Ovviamente di tutto si parla,tranne che di una cosa,la piu’ importante a questo punto ,ovvero quello che mi auguro che tutti i compagni vogliano.Le dimissioni e subito del compagno Ferrero.
Dimissioni quantomeno dovute visto il baratro in cui ci sta portando.
dimissioni che mi auguro arriveranno già sabato prossimo in occasione del CPN.
I numeri delle regionali li abbiamo visti tutti,io mi soffermero’ solo per un appunto che sicuramente a te caro Claudio sara’ sfuggito.
A Reggio Calabria citta’ la FdS risulta il 3° partito sopra anche all’UdC.Questa affermazione e’ frutto dell’impegno che i compagni hanno profuso in citta’ e nel contrasto alle politiche dissennate del (ex)sindaco fascista.20.000 voti,compresa la provincia, non li prendi se non hai un progetto credibile,se non sei stato interno alle battaglie,se la gente non vede in te una possibile e credibile alternativa.
Fa strano non vedere alcun commento dei duri e puri che etichettavano la Calabria come il male assoluto del partito.E come per le elezioni europee questo partito anche e soprattutto a livello nazionale, rimane a galla grazie alla Calabria e all’Umbria.
Riusciamo ad eleggere 2 consiglieri regionali,unica regione se non sbaglio che anche perdendo ne conferma quanto 5 anni fa.
Ma vorrei ritornare a quanto scritto inizialmente.
Peggio di noi ha fatto solo la lista(qualunquista)di grillo.
Portiamo a casa poco piu’ di 600.000 votiIl risultato in Campania di Ferrero e’ davvero deprimente,e pertanto credo sia arrivato il momento di gettare lo sguardo un tantino al di la del nostro naso.Credetemi compagni mi pesa e non poco affermare queste cose,ma se vogliamo davvero contare e rappresentare le nostre classi di riferimento bisogna inventarsi o meglio perseguire un’altra strada.L’unica che secondo me può farci uscire dal pantano in cui siamo.Rivedere,cioè, il processo di Chianciano credo sia davvero il minimo che potremo fare.Forse non avevamo ragione noi.
Concordo sulle dimissioni di Ferrero….non per cercare capri espiatori, ma per una questione di serietà e stile! MC
classi di riferimento? ma di cosa parli? a quelle (se sono le stesse di decenni fa) ci pensa la Lega
Povero Ferrero, perchè solo lui, la direzione non era più allargata?cerchiamo a tutti i costi un capro espiatorio, se c’è colpa la colpa è di tutto il vertice, non di una persona sola che in più ha avuto il coraggio di metterci la faccia, in Campania Ferrero ha perso perchè ha scontentato il natabile locale che voleva comandare lui ed appoggiare a tutti i costi De Luca, e quando il patito ha deciso diversamente, questo natabile, di cui non faccio nome, se ne è andato col Pd, Bravo Ferrero, sei un eroe, perchè solo un eroe,va da solo verso una sconfitta annunciata,i proggetti per il risanameto, dalla corruzione delle poltrone richiede più tempo e determinazione, di quanto il compagno Filippo pensa,
Non parli mai solo di rifondazione, ma con quella sinistra non ben deffinita, dall’arcobaleno alla fderazione, dove potranno starci vari Cossuta,Bertinotti,Vendola,Ferrero,Deliberto, Occhetto,Cesare Salvi e pocchi altri, non posso dire niente, non posso discutere e criticare in maniera costruttiva, ero sicuro che rifondazione non arrivava al tre percento, perchè il gruppo dirigente non ha più credibilità, e sono contento che non possono avere le careghe come dicono i padovani e pensione d’orate.Speravo, di poter cominciare senza questi “Capi” con tutti i vecchi compagni, ma vedo che nel futuro ci sarà un altra federazione della sinistra e con i suoi vecchi protagonisti, tutto questo per bloccare i comunisti, caro claudio tanti compagni non hanno votato per non dare le careghe a questi anticomunisti credenti in dio. Saluti comunisti a compagni che ancora sperano nella buona fede di certa gente.
Forse non disturberò mai più perchè ultimo traguardo, il pd è alla portata di mano.
Amir Gorguinpour
Non invidio la posizione della sinistra in Italia .
Per battere Berl.per assurdo che da’ all’ITalia degli obbiettivi ,dei traguardi e un a visione del paese diversa da come oggi ,ci vorrebbe per assurdo un Berl.di sinistra cioe’ un apersona che dia delle speranze a un paese che si trova ormai nel mare della concorrenza internazionale e su cui purtroppo si sente sprovveduto .
La sinistra per ora e’ riuscita bene a scimiottare la destra e allora perche’ devo votare la fotocopia quando posso avere l’originale ?
Chi lo farebbe ?
Dai messaggi ,dai manifesti ,dalla foto,dal complesso del marketing elettorale la sinistra e’ uguale nel peggio della destra non avendo i soldi a disposizione .
Per assurdo si potrebbe consigliare la sinistra di far parte della destra .Ma non siamo molto distanti dalla relta’ .
Dove la trovo la differenza tra i due schieramenti?
Nelel ultime elzioni la detsra ha abbndonato i quartieri periferici ma la sinistra ha fatto lo stesso .
Quante volte il candidatoiod ella sinistra e’ andato in periferia ?Forse nessuna volta oi una o due volte e poiiu e’ scappato .
Per il futuro allora?
Bisogna mandare a casa quelli di oggi e far crescrere un aclasse politica nuova del tutto ma anche negli stili della politica .Non basta volti nuovi ma stili e nesaggi nuovi e forti .E’ dura ehm mettiamocelo in testa,ma e’ l’unica strada .
Con i dirigenti di oggi mi sembra di essere negli anni 70 e 80 .
Molto lontani da oggi dappertutto come le cose le metti .
Cioe’ gente che non capisce piu’ la societa’ e il mondo di oggi .
Armando todesco
caro Claudio mi piacerebbe che rispondessi nello specifico a queste domande / considerazioni:
1) Perchè si continua a confrontare il dato deel PRC con quello di SeL? Ch senso ha dire “presenza importante” oppure “arretriamo”. Arretriamo da che cosa? Dal nulla!!! Sappiamo tutti che quando si sta intorno al 2/3 % le variazioni decimali diventano macigni…ma il punto è che stiamo al 2/3% … e ad un partito comunista non è consentito essendo obbligato a sciogliersi in assenza di rappresentatività.
2) Dici che il risultato di Sel è simile. Ti sbagli e di grosso. Oggi è simile…ma Sel ha investito nel suo futuro (che può non piacere) ma ha fatto un investimento di medio lungo periodo. Non so se sarà capce di trasformare quel 3% in 8/10 % nei prossimi anni, ma questo importa meno se riuscirà (come sta avvenendo) a contribuire a mettere in crisi la vita della più grande anomalia politica europea, il PD. Vi pare poco? Per me è una bella sfida. Nuova che mette in discussione tutto e tutti. Bene ha fatto Vendola a dire “azzeriamoci tutti”. Ma su questo evidentemente il PRC ha la più grossa difficoltà di leggere la prospettiva. Difatti il PRC (re)agisce con formule politiciste (federazione subito, unità dei comunisti ecc.) che non hanno riscontro nè appeal nella società dove conta ormai poco il contenitore e la formula e conta molto di più la speranza ed il sogno, il dubbio e la curiosità, l’innovazione, il campo aperto, le contaminazioni.
3) Unità? Di cosa? L’unità la fai tra forze non tra sigle. L’unità la fai su temi, programmi, visioni sociali…Ecco perchè non cogliete l’effetto Vendola, perchè lo parametrate con il dato di SeL in tutte le regioni. Per voi la politica è il partito…x tanti la politica è invece la Comunità che non sta più nei partiti in modo religioso. Nichi vince le primarie proprio x questo perchè buona parte di quelli che non stanno nel suo partito e non voteranno mai x SeL lo individuano a guida della comunità.
4) Di Nichi si parla ovunque!!! Anche fuori Italia. Come fate a criticare questo “evento” dicendo goffamente che SeL tutto sommato non è che abbia preso poi tanti voti? Io potrei allora dire che il segretario regionale del PDCI Merico in puglia ha preso addiritura solo 500 voti, ma non mi interessa. Mi interessa capire chi è disponibile ad interloquire con te e chi è disponibile ad accettare il confronto mettendo in campo la vera novità che è quella di essere disponibili anche ad aggiornare e rivedere tesi e posizioni radicate in ognuno di noi.
5) Goracci lì, quel compagno la, in toscana così così…ci mancherebbe altro che non ci siano esempi positivi da raccontare. Il Punto è un altro, il punto è che chi parla di radicamento territoriale deve finirla di intenderlo con un circolo con tanto di targhetta due sedie e due icone appese al muro perchè quello è un club non è radicamento. e così anche le belle ma anacronistiche cene x il tesseramento, o peggio sit in di ditribuzione pani e pesci, o peggio ancora di distribuzione volantini “nostalgici” che pretendono di spiegare la “fatica” a quelli che la fatica nelle fabbriche la fanno tutti i giorni. X radicamento si intende riconoscibilità sul terriotorio x le relazioni anche umane che ogni compagno riesce a costruire. E questo è facile quando c’è un progetto (privo al PRC) che innanzitutto entusiasma, sia concreto e soprattutto pretenda che sia collettivo e non settoriale (quella vertenza), parziale (quella delle grandi fabbriche), ..ma appunto un racconto raccontato anche da compagni che trasmettino fiducia ed anche allegria (appena fuoriuscito dal PRC mi dissi: ma che cazzo non l’ho fatto rpima…soffocavo in riunioni di cui oggi non capisco la necessità nè l’utilità se non quella rituale a mò di funzione religiosa)…..
la soluzione semplice non è sempre la migliore, quelle lunghe riunioni erano la democrazia, le fabbriche di niky sono servite ad avallare le scelte che migliore e fratoianni hanno fatto facendovele sentire vostre
A me il caso Vendola non entusiasma.
Fenomeno fondamentalmente mediatico, millanta un radicamento territoriale che in buona parte (anche se non del tutto) è un illusione.
Esiste una parte della sinistra che ha introiettato il credo maggioritario, l’americanizzazione e la personalizzazione estrema della politica.
Il modello pugliese, mi dispiace per i compagni in cerca di autore, non è esportabile (cosa che secondo me non è nemmeno auspicabile e lo verificheremo in tempi ragionevoli) ed infatti nelle regioni più avanzate del paese,la dove la sfida è drammatica è regna vittorioso il berlusconismo,i fan di Vendola stentano non poco (e certamente più di noi comunisti) e ottengono qualche misera rappresentanza solo a rimorchio del peggior PD (vedi Lombardia e modello Penati).
Si può volontariamente continuare a fondare la propria militanza politica sull’acrimonia nei nostri confronti e sulla irrazionale voglia di aderire, acriticamente ed infantilmente, a un modello pseudovincente ma il risultato finale non potrà che essere un prevedibile nuovo fallimento.
Non ci sono scorciatoie percorribili.
Va ricostruita con grande pazienza innanzitutto un’organizzazione che sappia essere un reale ed efficace punto di riferimento unitario per le numerose realtà di lotta che la drammatica crisi economica e sociale sta facendo crescere in maniera esponenziale e riconquistare così, assieme ad una ponderata ma progressiva e selettiva promozione di un nuovo gruppo dirigente, quella necessaria credibilità che negli ultimi anni abbiamo in gran parte perso. Penso che la strada intrapresa dalla Federazione della Sinistra sia quella più interessante e percorribile a patto che non entri in conflitto e, anzi, sappia agevolare al suo interno (e farne tesoro) l’indispensabile e non più rinviabile ricomposizione unitaria dei comunisti italiani.
Qualche compagno dal Piemonte su questo blog esulta per la sconfitta della Bresso ! Questo modo di pensare é il segno inconfondibile di una rovina infrenabile che travolgerà la sinistra in Italia. Non vorrei che si confondesse il grano con il loglio. La purezza ideologica è una cosa, il tafazzismo un’altra. Qualcuno poi si chiede come mai non ci siano conseguenze spontanee nel partito nazionale ed in quello campano dopo la rovinosa prova di Ferrero. Penso che gli equilibri di potere nazionali siano un po’ fumosi, anche se parlare di ” potere ” nel PRC rischia attualmente di generare solo ilarità. Si rischia di rimanere a far la guardia al bidone.In Campania poi credo non esista più neanche un gruppo dirigente, almeno a livello di federazioni. Quella di Napoli è ” commissariata “, quella di Benevento non so se esista più, dal momento che il segretario, da quel compagno per bene che è, si è dimesso per non accettare l’iniquo diktat di Roma. Forse i compagni del nazionale non hanno ben compreso la situazione, probabilmente fuorviati da sedicenti dirigenti locali privi di qualunque presa sul popolo elettore. In Campania il partito si è svuotato. Più del 50% degli iscritti non rinnoverà la tessera, la gente non ci “vede” più. Inutile anche restare a far la guardia: è sparito anche il bidone !
Che strano, quando assieme a Bassolino (il partito Campano) riempivano la città di rumenta , rinnovavano la tessera , ora che per acquistare un minimo di credibilità, il partito ha voluto, tirare un po il morso tutti a lamentarsi, e la tessera non la fanno più.
Ferrero non non deve dimettersi, e non deve rispondere di niente,non almeno per i fatti di Napoli, dove Ferrero Ha messo la faccia, al posto di altri dirigenti che a Napoli sono stati eletti, e contro, persone che scambiano il partito per un ufficio di collocamento,
bisogna smetterla di pensare al partito come ad una bottega di dolci, o come un orticello personale, è singolare che le richieste di dimmissione di Ferrero sono arrivate proprio dalla Calabria, e dalla Campania.
Non capisco il tuo “singolare richietsa di dimissioni pervenute da Calabria e Campania”.Questa e’ la cultura da abbattere,ovvero il pensare che in Calabria il PRC sia un ufficio di collocamento.Ma che sai/sapete delle realta’ calabrese,il fatto vero e’ che ad alcuni compagni(tanti)rode il fatto che in Calabria il partito c’e’ ed è presente in tutte le realta’ di lotta.
basta con questo becero antiCalabria.
Chi chiede le dimissioni di Ferrero ,sappi,che ha contribuito in maniera determinante alla sua elezione.Il circolo del sottoscritto è stato l’unico in tutta la città di Reggio Cal ad aver superato la soglia del 20%.Il sottoscritto ,era insieme a Claudio Grassi il quel terrificante circolo(poi annullato) delle 450 preferenze a Vendola.
Dico solo che ferrero è stata la scelta peggiore che potessimo fare.
Venite qui a Reggio Calabria e vedete come non è facile esseree comunisti e fare battaglie anche nei quartieri piu’ disperati.
LEVATEVI LA PUZZA DA SOTTO IL NASO.
Compagni perchè litigate? Che senso ha? Chiedere le dimissioni di un segretario è un diritto….come pure è diritto di un organismo dirigente rifiutarle…Adesso ci dividiamo pure per collocazione geografica? In ogni caso per quanto possono sembrare simili il caso della Campania è molto diverso da quello della Calabria…..In Campania ed ha Napoli si era in un sistema di potere ventennale a pieno titolo.Pensare fuori dell’orbita di Bassolino era impossibile,il PRC Napoletano è stato costruito su questo….In Calabria al di la dell’esperienza pessima di Loiero (5 anni) il PRC è sempre stato all’opposizione…..Ripeto non mettete insieme patate con ciliege…
Se il livello della discussione è quello raggiunto nel crescendo degli ultimi giorni, tra contumelie e allusioni sinistre, non è un caso che nel frattempo questo blog sia passato a parlare di Cuba.
Le insinuazioni pesanti contenute, per esempio, nell’ultimo intervento fanno torto a chi nel Prc campano è rimasto e a tanti altri che vi hanno lottato per contrastare la subalternità alla politica di coloro che da sinistra hanno governato questa regione. Del resto andrebbe capito se nelle regioni di tutta Italia siano tutti andati via dal Prc alcuni, se non degli autori, dei consapevoli utenti dei meccanismi di moltiplicazione delle tessere.
Leggendo tutti questi commenti si capisce molto meglio che dai discorsi ufficiali come mai Prc, Pdci e sinistra siano in crisi, e si possono intuire, al netto del veleno, le responsabilità condivise da dirigenti e parte dei diretti per aver consentito che mezzo milione di persone passasse per il partito e non vi si fermasse.
Una possibile spiegazione che si può trarre finora è che le persone per bene che sono passate da noi e non ci votano più o si astengono o scelgono tra le varie forme possibili di voto d’opinione (Grillo, Di Pietro) o di protesta, in attesa che qualcuno riveli in che modo i comunisti possono esercitare il potere all’interno dei regimi a democrazia borghese e riesca a separare la corruzione che l’esercizio del potere porta con sé, accelerata o meno dai sistemi elettorali e di governo che accrescono la tendenza all’oligarchia, dai risultati positivi che esso può portare alla classe dei salariati.
Concordo molto di nuovo con Claudio soprattutto sulla parte iniziale, sulle speranze che si stava inclinando il potere berlusconiano e che la timida ripresa della sinistra potesse essere confermata elettoralmente.
Siamo un paese complicato, servile, legato al piccolo privilegio e dove la parte più sana oramai va a fatica a votare anche per le difficoltà delle sinistre a dare un aiuto.
Sul prc/fds, il risultato e deludente ma a mio parere migliore del risultato delle europee a prescindere dai numeri.
In campagna elettorale più volte mi sono sentito rinfacciare di come non avendo fatto liste unitarie alle europee due milioni di voti ( FDS, SEL) sono rimasti senza rappresentanza a Bruxelles e che bisognava favorire un riavvicinamento a sinistra pena ulteriore astensionismo.
Dove vi è stato un tentativo di riunificazione a sinistra i risultati sono stati dignitosi e i compagni hanno fatto una campagna elettorale più serena.
Fuori dal parlamento nazionale, fuori dal parlamento europeo, fuori dalle assemblee di Lombardia, Puglia, Campania, Basilicata, Sicilia, non è poco.
Ovunque oramai ci sono sbarramenti se ci si presenta da soli ( camera 4%, Senato 8%, molte regioni 4%., Parlamento Europeo 4 %)
Ipotesi :
• mantenere il Partitino del 2/3%, predicare purezze varie ma di fatto costretti ad essere subalterni al PD per poter evitare gli sbarramenti ed essere minimamente presenti nelle istituzioni.
• Rafforzare un processo unitario delle sinistre alla sinistra del PD avere una base elettorale più ampia ed essere autonomi nel decidere programmi alla mano se fare o meno accordi ma consapevoli di poter raggiungere i livelli istituzionali non escludendo dove abbiamo buone candidature ad ambire a ruoli di Governo.
Penso che la seconda ipotesi sia alla nostra portata, il Congresso di Chianciano appartiene oramai ad un’altra epoca storica e per i prossimi tre anni vi sono solo elezioni amministrative per altro con sbarramenti ( mascherati ) alti anche per i comuni dove poter sperimentare processi unitari a sinistra.
Avviare subito un processo unitario a sinistra, rasserenare i compagni, favorire il rientro di molti che a seguito di chianciano si sono allontanati ( il sottoscritto ne è un esempio), i dati hanno dimostrato che dove è più forte la sinistra è più forte il PRC, dove si raggiungono dignitose intese è più forte la sinistra ed è più forte il PRC. E addirittura dove si presentato isitituzionali che han fatto bene, di sinistra e credibili si può a vincere ( Goracci e Vendola)
Forza compagni favorire un processo unitario della sinistra per far essere più forti i Comunisti è possibile.
Vendola è un fenomeno vero, popolare, a torto o a ragione, che piace ai poteri forti ma che è osannato dai settori popolari, è evidente che il futuro della sinistra “potrebbe” ruotare intorno alla sua figura, perché non accettare la sfida mettendo a disposizione la nostra forza organizzata, la nostra passione, la nostra intelligenza??
Buon lavoro
PER PAOLO
Quanta disperazione, a sentirti viene voglia di suicidarsi, nel tuo post traspare tanta disperazione che diventa, rassegnazione, e resa incondizionata , dici tu dal momente che noi e SEL se fossimo assieme “saremmo dignitosi perchè andiamo da soli” andiamo da soli perche anche insieme abbiamo perso. e perchè Vendola non vuole venire con noi se non alle sue condizioni, anche io vorrei stare con Vendola, se Vendola non volesse fare il princice,e poi lui finirà nel PD, ed a meno che noi non vogliamo fare la stessa cosa dobbiamo pensare a qualcosa di diverso,e poi se un nascente partito comunista non ha all’orizzonte la voglia di lavorare , per costruire un partito che va oltre il 4% quale senzo ha costruilo? andiamocene tutti a casa, quello che tu dici sono esigenze reali ma anche pruriti per collocamenti personali, che in campania o in puglia non c’è nessun rappresentante è doloroso e sconveniente, ma che possa essere utili alla gente ed ai lavoratori i fatti degli ultimi vent’anni dicono di no , infatti il pacchetto TREU è passata con oltre settanta parlamentari , ed anche i finanziamenti alle guerre, forse un po di vero digiuno non può che farci bene.
le domande da farsi sono perchè in piemonte abbiamo preso meno voti di Grillo, ed anche se abbiamo eletto qualcuno, rimane il fatto che noi eravamo perte integrante del movimento NO TAV e sarebbe stato meglio che in piemonte fossimo andati da soli. perchè non si può stare col diavolo e con l’acqua santa.
caro claudio,
condivido la necessità di di lanciare una offensiva unitaria nei confronti di Sinistra Ecologia Libertà.
A dire il vero condivisi, e tanto, il tuo accorato appello a chianciano finalizzato ad evitare una scissione assurda.
Non intendo disquisire sulle responsabilità, non servirebbe a nulla.
Adesso forse è tardi, anche la nostra federazione non riesce a catalizzare consensi nonostante le condizioni economiche e sociali favorevolissime.
Il voto utile ci massacra e i grillini fanno il resto.
Sono stato uno dei più decisi difensori di un simbolo che amo e rispetto ma devo prendere atto che non è sufficente a garantire consenso.Ricordo che Occhetto pensò bene allora di mettere alle radici della quercia la falce e martello, perchè non pensare anche noi a una strada simile?
E’ necessario da subito un fatto nuovo che possa ridare speranza a tutti quei compagni che credono a una forza di sinistra, anche comunista, che possa ridare speranza e dignità a tutti quei compagni che hanno lavorato duramente in questa campagna elettorale.
La gente ci dice che non disperderà più il voto, quindi da subito un unico PARTITO a sinistra del PD e costruire una alternativa per le prossime elezioni politiche.
Riproponi con forza l’appello di Chianciano, sui modi troveremo la sintesi,sui contenuti sappiamo che grandi differenze non ci sono, ma non c’è più tempo. Grazie e Avanti Claudio!
caro Claudio, non sono abituato a caramellare le cose che dico, quindi in tutta franchezza esporrò alcuni miei pensieri:
- sono stupito delle teorie autoconsolatorie che sento nel Partito: “però abbiamo ancora quel 2,327%, dai che conserviamo un consigliere, ecc..”. La situazione esige analisi impietose, non possiamo fare come Bersani: queste elezioni sono state un vero disastro. Non è un problema (solo) di dove ti allei con chi.
- la federazione della sinistra è una scatola il cui unico ripieno è il PRC. Parliamoci chiaro: non c’è nient’altro. Vogliamo chiamare Federazione il nostro Partito? possiamo farlo, ma restiamo sempre noi.
- come si esce da questa situazione? non ho ricette, per ora sicuramente va rafforzata Rifondazione (qualcuno, dalle mie parti, pensava di farne terreno di conquista in nome della federazione). Dopodiché necessita un volo d’immaginazione, non alchimie politiche, non nuove inutili sommatorie di sigle vuote. Ci vuole coraggio, fantasia e, sicuramente, una revisione profonda della nostra analisi della società.
In Campania abbiamo perso…in Campania abbiamo speso nientemeno che il nostro segretario….un tempo questa avrebbe significato qualcosa e avuto delle conseguenze spontanee! Non si tratta di cercare colpe, si tratta fare scelte, andare a misurarle sul campo e poi tirare le eventuali conclusioni.
Altro punto: appare da studi statistici terzi che al NORD la Lega abbia drenato direttamente dalla FdS. Questo vorrà dire qualcosa sulle strategie messe in atto finora? Il nostro riferimento elettorale, il nostro popolo, come ci ha misurati? Dai dati sembrerebbe di poter dire: male.
Piaccia o non piaccia dove siamo andati in splendido isolamento ci siamo fatti ancora una volta male!
Tendo concordare con le tre proposte di fatte in fondo al tuo post! Mi permetterei di aggiungere la necessità di mettere all’ordine del giorno una verifica interna nella FdS per quel che riguarda il risultato in Campania….
MC
Caro Claudio,
qui dall’isola ci sembra di rivivere ad un anno di distanza la sconfitta di Soru e della Sinistra, come sempre la Sardegna è il laboratorio delle nuove alchimie. La tua analisi la condivido in pieno, ma ancora di più condivido la proposta politica, perchè proprio quest’ultima è venuta a mancare negli ultimi tre mesi. Mentre a Dicembre ci sentivamo sicuri del percorso intrapreso, ad un certo momento (a partire dalla vittoria di Vendola alle primarie) ci siamo persi di vista. Sono spariti i referendum che dovevano servirci per fare la campagna elettorale e la federazione ha avuto delle oscillazioni che rischiavano di scinderla. Spero davvero che le tue proposte diventino le proposte della federazione.
Vorrei però che accanto a questo si mettesse mano all’organizzazione del partito, nel senso che una volta che si decide la proposta è necessario che questa venga portata avanti scientificamente, che si verifichi nei territori il risultato, ma a questo scopo è importante che i nostri dirigenti ritornino nelle federazioni di provenienza, che riprendano a fare attività di base. Nel PCI, come racconta Magri nel suo libro, quando si decideva una linea si portava avanti e poteva capitare che un compagno come Berlinguer dalla direzione nazionale venisse mandato in Sardegna a fare il segretario, non era di certo una punizione, al contrario era il modo migliore per mettere a frutto un’esperienza. Perchè noi non possiamo provare un percorso di questo tipo?
Saluti comunisti
Laura Stochino
Sono stato indeciso fino all’ultimo se votare Davide Bono, del movimento a 5 stelle o Eleonaora Artesio di Rifondazione. Infine ho votato quest’ultima, e sono contento che Eleonora sia stata eletta e che la Bresso abbia perso! Non possiamo allearci con chi strizza l’occhio alla sanità privata per fare contento l’UDC, organizza i convegni si-TAV per fare contenti i costruttori edili ed i liberi professionisti e se ne frega bellamente dei poveracci che ogni mattina si recano al lavoro e sperano di non trovare la lettera di licenziamento o di messa in cassa integrazione. Si sono chiuse le sezioni del PCI ed il loro posto è stato preso dalla Lega, nel frattempo la Bresso, col suo partito leggero all’americana, si metteva in vetrina nel centro di Torino o affittava saloni in varie città per farne la sterile sede del suo comitato elettorale.
Ci vorranno anni per risalire la china e riconquistare la fiducia dei cittadini, ma abbandoniamo politici come la Bressooe Chiamparino perchè sono la nostra rovina.
Caro compagno Grassi,
mi rivelo subito come uno dei compagni campani che hanno abbandonato il CPR ed il Partito dopo la sciagurata decisione, presa a Roma in perfetto stile Comintern, di andar da soli alle regionali ultime scorse. Non sono un intellettuale ma un tecnico ( dirigo un reparto di chirurgia nell’ASL Napoli 1 ), quindi sono poco avvezzo a complicati giri di parole o sottili elucubrazioni mentali. Tanti anni però di militanza, dapprima nel PCI e poi in Rifondazione fin quasi dalla sua nascita, insieme con ruoli di dirigenza ( segretario di circolo per 10 anni, componente del CPF di Napoli prima e successivamente del CPR, dapprima resp. provinciale della sanità e poi regionale nello stesso ambito, componente della segreteria regionale De Cristofaro ) mi hanno insegnato se non altro a leggere discretamente le fasi politiche ed i risultati elettorali. Scusa compagno Grassi, ma veramente ci credi quando vanti “ comunque “ la conquista di 17 consiglieri regionali ? Davvero pensi che la gente “ veda ancora “ il PRC, per non parlare della cosiddetta Federazione della Sinistra ? In Campania potevamo contare su di un unico compagno distintosi nell’azione di governo della ormai ex giunta Bassolino. E invece, per misere beghe interne al gruppo dirigente nazionale e locale Corrado Gabriele è stato costretto a migrare nel PD per poter essere candidato. Certo, alleandoci con De Luca non ne avremmo evitato la débacle, e però… avremmo forse eletto uno o due consiglieri in Campania, visto il grosso consenso avuto da Gabriele grazie al proficuo lavoro politico ed amministrativo svolto. Corrado è stato eletto con più di 17.000 voti, mentre il PRC campano è sparito dal consiglio regionale. Se non è tafazzismo politico questo !
Non mi resta che sperare nella nascita di un nuovo soggetto alla sinistra del PD di cui inevitabilmente Vendola sarà l’esponente di punta. Il mio è un rilievo di natura squisitamente politica, non essendo intenzionato a “ prender la tessera “ né del PD né tantomeno di Sinistra, ecologia etc. Rimango un apolide della politica. Forse il grande vecchio Fausto Bertinotti ha ragione quando afferma che è necessario un big bang, con l’esplosione di Rifondazione e dei Comunisti italiani ( io aggiungerei anche Sinistra e Libertà ) per far sviluppare un’esperienza nuova, che cresca con l’intento di “ includere “ e con un occhio attentissimo alla partecipazione al governo, sia esso nazionale o degli enti locali. Alla gente dobbiamo dare risposte e non proporre solamente proteste e dinieghi. Se un compagno come Corrado Gabriele, che risposte ne ha date eccome nella sua esperienza di governo, è stato costretto a “ migrare “, allora vuol dire che questo partito nostro ( vedi dico ancora nostro ) non ha futuro né speranze. Per quello che mi riguarda, e per il valore che può avere la mia decisione di andar via da Rifondazione, sono sempre più convinto delle parole che ho detto al mite e colto Carmine Malinconico in occasione dell’ultimo CPR cui ho partecipato: “ non vi appartengo più così come voi non più mi appartenete “.
Massimo De Siena, Napoli
sei sicuro che i 15 mila voti di gabriele siano frutto di azione politica? ..solo alfredo vito prendeva così tante preferenze… io l’amm.re locale l’ho fatto e ben conosco corrado… ho avuto brillanti affermazioni ma 15 mila voti mi sembrano avere poco di politico e molto di clientele …
Cari compagni , stimolato dal compagno Grassi faccio anch’io la mia brava “riflessione” :
COME MAI NON CI SI CACA NESSUNO ?
Non so’ se ho ben inquadrato il problema…..
Beh , la risposta è altrettanto lapidaria :
PERCHE’ NON SIAMO NE’ CARNE NE’ PESCE !
Per una politica di sinistra le strade sono due , o scegli una “narrazione” enfatica alla Vendola , spacciandoti come il nuovo messia , oppure , se sei come noi particolarmente avverso ai personalismi e al culto del leader, fai una seria politica radicale di massa.
Se scegli la seconda ipotesi però devi essere conseguente e deve essere ben evidente a tutti che non fai parte dell’apparato e che non vuoi farne parte.
Se non hai , e non vuoi avere , un “leader” o un “piccolo padre” , deve essere il partito ad essere “eclatante” , devono essere le azioni del partito a parlare per te, devi essere immediatamente riconoscibile , la tua radicalità “antisistema” deve essere evidente , deve essere ben chiara la tua diversità , nel nostro caso deve diventare proverbiale la nostra intransigenza e la nostra indisponibilità al compromesso.
Caro Grassi , perdonami ma la tua tesi che l’esito delle elezioni dimostri che non si debba andare da soli non dimostra un bel niente.
Un conto è andare da soli come intransigente posizione di un partito radicalmente comunista, un altro conto è andare da soli come abbiamo fatto noi da qualche parte perché non siamo riusciti a stringere accordi …
Non basta un ‘episodica presa di posizione per far dimenticare la nostra disastrosa convergenza con Padoa Schioppa.
Per riconquistare la fiducia delle persone ci vogliono anni di coerenza.
Quoto più che quoto. Volevo scrivere esattamente questo (grazie per averlo fatto te)
laura
ci sono luoghi dove non è stata fatta nessuna iniziativa e neppure diffuso un volantino; altri con grande propoganda; fondamentale ai tempi nostri è indispinsabile essere presenti anche nelle televisioni: infatti ti hanno discriminato, non ti hanno invitato in nessuna trasmissione, in toscana nei tg in particolare nella terza rete hanno ignorato i nostri candidati e pompato sfacciatamente la lista dei vendoliani. proposte: a): i nostri strumenti in rete devono essere rivitalizzanti, attuali-frizzanti!(troppi articoli restagnano, su “essere comunisti” la rubrica lettere è ferma al mese di luglio 2009!!!consimile la critica a “liberazione.it”); valorizzare i contributi dei “naviganti”, dibattere, dibattere, dibattere tempestivamente e senza “censure”, essere una vetrina sul mondo e per il mondo dei lavoratori, dei senza lavoro, delle scuole e degli studenti. b): indispensabile promuovere un portavoce comunista convinto che agisca da comunista che DICE di essere comunista (è indispensabile perché vogliono far credere che non ci sono più comunisti,così battono meglio tutta la “sinistra”) e iniziare a intessere rapporti giornalistici in carta e in rete e cominciare a essere presenti e visibili,per arrivare a questo bisogna “farsi sentire”;è inammissibile e offensivo per tutti vedere giornalisti nelle tv che non vendono letteralmente neppure una copia,non rappresentano nessuno danneggiandoci tutti!!! in toscana è stato, nonostante tante ombre, un grande successo (qualche santo ci ha messo la mano?); il congresso va fatto veramente a muso duro e fraternamente.avanti popolo!
Caro compagno Grassi, premesso che è principalmente merito tuo se siamo ancora qui a parlare di Rifondazione, la domanda che sorge spontanea leggendo le tue analisi è: a che pro evitare lo scioglimento del partito se poi bisogna continuare allegramente a vivacchiare e a perseverare nei soliti errori? Il principale dei quali è innanzi tutto la sottovalutazione sistematica dei militanti, buoni soltanto ad applicare le direttive (fallimentari) dei vari gruppi dirigenti autoreferenziali preoccupati unicamente del numero di consiglieri, assessori, deputati che si possono (teoricamente) ottenere e non di quello che si deve concretamente fare nella società. Questo atteggiamento è, al punto in cui siamo, semplicemente RIDICOLO. Invece di accusare automaticamente di settarismo tutti quelli che non hanno le fette di salame sugli occhi, dovresti renderti conto (insieme a tutta la maggioranza) che in realtà anche Rifondazione è solo una delle tante “microformazioni” che si richiamano, almeno nominalmente, al comunismo, e che il partito non c’è, il partito è da costruire. Domanda: con chi costruirlo? La tua risposta è: con Vendola! Tu hai ancora dei dubbi in proposito, ma a differenza di Rifondazione Vendola una linea ce l’ha, ed è quella della fusione col PD. Inutile perdere tempo, la vostra paura fottuta di non avere uomini nelle istituzioni vi rende ciechi e sordi davanti alle necessità di questa fase, che sono solo due: 1) costruire il partito (cioè riunificare i COMUNISTI, intesi non soltanto come PdCI, ma anche e soprattutto chi si muove alla nostra sinistra, le tanto vituperate “microformazioni” scissioniste); 2) elaborare una linea valida per il medio/lungo periodo, non soggetta ai capricci dei mutevoli equilibri interni, e propagandarla adeguatamente impegnando per questo tutte le forze disponibili. In pratica dobbiamo cominciare a ragionare come se fossimo stati messi fuorilegge, che con gli sbarramenti è un po’ quello che è successo veramente, e smetterla di fantasticare sulle alleanze possibili: non ci sono scorciatoie, la verità è che siamo soli, non è rimasto in piedi niente. E voi invece che fate? Traccheggiate andando all’elemosina alla mensa del PD, che ha fatto di tutto per farci fuori. Siamo all’autolesionismo e alla demenza. I comunisti, diceva Lenin (devo essere io a ricordartelo?), non hanno paura di essere in minoranza; e noi oggi questo siamo, minoranze attive e non certo un partito di massa, per cui dobbiamo prima cominciare a esistere e solo poi si porrà il problema delle alleanze. Moscovici in “Psicologia delle minoranze attive” sottolinea che l’unico modo per delle minoranze attive di influenzare la maggioranza è prendere posizione con chiarezza e coerenza e mantenerla a qualunque costo: tutto il contrario di quello che Rifondazione ha fatto e continua (continuerà?) a fare. Molti compagni questo l’hanno capito da soli, con un po’ di buon senso e di psicologia spicciola, ma comincio a pensare che voi dirigenti siate davvero irrecuperabili. Scusa i toni accesi di questo intervento, ma parlo da ex-militante che non ne può più di falsi problemi e di reale inconsistenza politica di chi abusa della generosità e della buona fede altrui.
Caro Marco il fatto che ci sono microscissioni e micro formazioni comuniste (io le chiamrei nanopolitiche) deriva principlmente da due fattori. 1)che la frantumazione di classe è concreta e specifica della attuale fase capitalistica. 2) non esiste più il rferimento ideologico quasi univoco della Terza Internazionale.
Individuare la forma organizzativa del partito tenendo presente ciò è una indispensabile prerogativa. L’altra indispensabile prerogatva è comprendere che un Partito Comunista non è comunista perchè si autodefinice tale ma perchè teorizza e pratica la rivoluzione.
Per chi accetta questi due “postulati” può tentare di farcela, altrimenti l’esaurimento oltre che nervoso diventa anche organizzativo.
Nessuno nega le cose che dici, ma fammi capire bene: tu vorresti veramente “teorizzare e praticare la rivoluzione” imbarcandoti di nuovo nel carrozzone confindustriale del centrosinistra? Se è così, è proprio vero che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
tu vorresti veramente “teorizzare e praticare la rivoluzione” imbarcandoti di nuovo nel carrozzone confindustriale del centrosinistra?
Qualcuno direbbe ma che ci azzecca? Da cosa deduci che io vorrei inbarcarmi nel carrozone del centrosinistra? Se non mi sbaglio io usci da Rifondazione insieme a moltri altri copagni proprio perchè (a differenza di alri differentemente convinti) si proponeva di uscire dalla maggioranza che appoggiava il primo govrno Prodi. Forse sordi e anche ciechi sono oggi e anche ieri da qualche altra parte.
Va bene, se sei quel Bacciardi fai finta che non ti abbia detto niente, ma allora non vedo cosa c’entrino le tue (ovvie) osservazioni col mio primo intervento.
Va bene, se sei quel Bacciardi fai finta che non ti abbia detto niente, ma allora non vedo cosa c’entrino le tue (ovvie) osservazioni col mio primo intervento.
Le mie “osservazioni” non erano osservazioni e per di più non erano in polemica con quello che scrivevi, anzi cercavano di indicare un canovaccio di interpretazione di ciò che affermavi.
A questo punto chiedo a te di darmi quache indicazione di dove posso trovare rflessioni sulle ragioni delle scissioni e frantumazioni in modo che pure io possa considerarle ovvie.
Ciao
Ps. Pensavo di conoscere l’auore del post. Se così non è, dato che non sono abituato a rispondere a chi non conosco, anche tu fai finta di niente
Il tono e il contenuto di tanti interventi testimoniano come la fase in cui viviamo sia estremamnete complicata e come sia difficile indicare una via di uscita per le forze che vorrebbero cambiare dalle fondamenta il tipo di società attuale.
Penso che uno dei limiti soggettivi che possono spiegare l’attuale debolezza sia da rintracciare nella intrinseca debolezza politica della maggioaranza che ha vinto il congresso di Chianciano. Maggioranza numerica, non politica; non fondata su un progetto di società ma tenuta insieme dalla necessità di bloccare la deriva bertinottiana che aveva snaturato le ragioni della nascita e della vita di Rifondazione. L’esito di quel congresso poteva avere una ragion d’essere se quella maggioranza avesse messo in campo, intendo dire a congresso finito, una proposta che contenese un segno distintivo e visibile del partito. Invece nulla. Si è brancolato nelle incertezze derivanti dall’assenza di una bussola, passando dai tentativi del partito sociale, all’affermazione dell’orgoglio identitario, al tentaivo di superare l’isolamento con la federazione della sinistra, alla proposta della grande alleanza democratica.
Dal basso a sinistra, si è detto. Ma il “basso” non si muove, senza sapere cosa fare e perchè. Siamo ancora all’abc di una elaborazione scientifica e politica in grado di attrarre e mobilitare nuove energie, di suscitare nuove speranze, di indicare un’idea di società socialista, diversa rispetto all’attuale giungla e alternativa alle esperienze storiche consumatesi nel ‘900. Questo è, per me, il limite più serio.
Ma la nostra debolezza deriva anche dalla mutata natura della società in cui siamo calati. Una società che ha introietatto nelle sue viscere più profonde la barbarie del liberismo, con tutto il corredo di individualismo, egoismo,sprezzo dell’idea di collettività e della stessa idea di democrazia. E’ in questo sostrato, creato e nutrito dall’egemonia del pensiero unico, che il berlusconismo, quintessenza del liberismo più selvaggio e senza etica, affonda le radici della propria esistenza e rigenerazione. Il problema non è il personaggio tragicomico Berlusconi, ma il retroterra culturale che ne consente la sopravvivenza e che riesce a deteriore le coscienze di milioni di persone, tra le quali si annidano anche molti di quelli che noi rivendichiamo essere il nostro popolo. Il problema è esattamente questo: noi non abbiamo più un popolo, così come non esiste più il popolo, ad esempio italiano. Perfino parlando del solo Nord la Lega parla di “popoli”, al plurale, padani. L’affermazione dell’individualismo non ha prodotto solo la frammentazione sociale, ma l’annientamento dei popoli. Secoli di tendenza verso l’aggregazione di popoli e persone sono stati distrutti nell’arco di un ventennio. Il post 1989 è sotto i nostri occhi con il cumulo di macerie sociali, di tensioni internazionali, di rigurgiti reazionari e autoritari.
Forse la debolezza attuale è il portato storico di una incapacità delle forze antagoniste progressiste a cogliere tempestivamente i mutamenti sopravvenuti e a proporre un’alternativa di società. E le tante scissioni che hanno segnato la vita della Rifondazione fin dalla sua nascita possono essere interpretate come inevitabili riflessi dell’incapacità a indicare progetti forti, in grado di garantire non solo la coesione interna ma di catalizzare l’interesse di nuove forze.
Detto ciò, si ripropone il fatidico “che fare?”.
Che fare di fronte ad un società che vede gli affari e il malaffare sovrapporsi, e spesso sostituirsi, alla politica? Che fare nelle more dell’elaborazione di un progetto di società alternativo? Bisogna attendere che il sistema si autodistrugga per tentare una ricostruzione dalle macerie o bisogna lavorare perchè il suo crollo non seppellisca quel poco di agibilità democratica e conquiste sociali residue? La domanda non è da niente, perchè a seconda dell’opzione scelta conseguono comportamenti coerenti. Io penso che bisogna agire su due versanti: da un canto lavorare per cambiare in profondità l’assetto attuale, dall’altro tentare di impedire alle classi eversive di questo paese di consumare fino in fondo il disegno di imporre uno stato autoritario. Se la nostra opzione fose questa si dovrebbe agire per ricucire rapporti con tutte le forze realmente antagoniste al liberismo ed al contempo intessere collaborazioni con le forze democratiche che si pongano l’obiettivo di salvaguaradre la costituzione e la democrazia.
Non sarà facile, ma è inevitabile. Non mi convince del tutto la ricerca di un percorso privilegiato con SEL. Non sono addentro agli obiettivi strategici che si propone la formazione vendoliana. A naso,non mi pare che nel suo orizzonte ci sia un’idea di società socialista. Se potessi essere smentito, sarei felice di potere stabilire con essa un canale di relazioni che potrebbe portare a ben più che semplici intese.
Qualunque sia l’opzione scelta non si può più eludere il problema della comunicazione e della costruzione del consenso.
Nell’epoca di internet non è più possibile aspettarsi che i voti arrivino perchè falce e martello fa mostra di sè all’angolo di una strada, se e quando c’è. Il consenso va ricercato giorno per giorno per i contenuti che vengono offerti. I canali dell’offerta devono utilizzare sempre più il web per coinvolgere il “popolo” degli internauti, ma non bisogna trascurare, anzi occorre potenziare, la buona pratica antica di stabilire contatti con le persone là dove esse si trovano. Inutile pensare di sfruttare spazi televisi perchè i maggiorenti del sistema hanno deciso che chi è fuori dal parlamento è anche fuori dalla comunicazione, anche quando essa si definisce pubblica. Utilizziamo le poche risorse per formare quadri politici e utilizzare esperti nella comunicazione.
Per intanto tuffiamoci nell’organizzazione dei referendum abrogativi della privatizzazione dell’acqua. Aggrediamo la Lega che toglie ai “suoi” operai la possibilità di essere difesi da un giudice e inganna i propri sindaci e cittadini che si sono mossi per mantenere l’acqua pubblica. Il nostro avversario non è Berlusconi, ma il berlusconismo incarnato in primis dalla Lega.
Vendola: “Non c’è futuro per i partiti io punto sulle virtù civiche”. Sono politicamente inquietanti le parole di Nichi, credo si sia montato la testa per la riconferma a “governatore”. Un concetto della politica e della partecipazione molto datata anche se spacciata per nuovismo, una preoccupante richiesta di sudditanza al leader che nulla ha a che fare con la sua e la nostra storia di comunisti, anzi ne è la negazione. Inoltre, sottovaluta il crescente astensionismo e gli stessi dati elettorali che parlano chiaro, lui ha vinto solo perchè la destra pugliese era divisa in due. Difficile fare percorsi comuni con un Vendola in questo stato confusionale.
Cetamente dobbiamo fare i conti con le percentuali e con gli elettori e allora in Ligurua, ma soprattutto a Genova la Federazione della Sinistra ha tenuto sui risultati delle Europee. Certo che si sono persi 4000 voti e su questo bisogna discutere. Perché i Compagni non hanno votato i candidati e il Partito e perché l’elettorato non da fiducia alla Federazione.
Genova ha raccolto il 4% dei voti alla Federazione ma in alcune delegazioni la Federazione è salita all’8%. Ad esempio a Bolzaneto e in generale in Val Polcevera le percentuali sono state alte circa il 7,5% di media. Questo vuol dire che i Compagni in quelle zone sono stati in piazza, hanno parlato con la gente, si sono confrontaticon i problemi delle persone, hanno costruito Gruppi di Acquisto e sono stati ascoltati.
I quelle zone della città dove la discussione è stata più accesa(e con questo non dico che non debba esserci discussione) il risulatato è stato meno soddisfacente perché semplicemente si è passato più tempo a discutere che a fare.
Le alleanze di cui si parla sono state fatte a fronte di programmi condivisi e non era naturale che il Compagno al quale fa riferimento Carlo venisse eletto (partendo dal presupposto che lui stesso ammette una forte critica rispetto alla deroga accordatagli).
Penso che il Partito debba avere il miglior risultato possibile e poi attraverso questo utilizzare il Compagno che meglio riesce nella battaglia politica.
Genova è la riprova che la politica fatta con i manifestoni e mega articoli non serve a nulla. Se così fosse non mi spego il perché un Compagno come Tirreno Bianchi che ha messo a disposizione della propria campagna elettorale migliaia di euro e quindi pubblicità ovunque abbia ottenuto un risultato così deludente.
Resta ora il fatto di valutare un percorso intrapreso; valutarlo e andare avanti per definire finalmente in modo chiaro gli organismi della Federazione della Sinistra e soprattutto iniziare una discussione nei circoli per arrivare a un Congresso all’interno del quale non ci siano motivi di dubbio se la discussione sia stata fatta o meno.
Abbiamo un compito molto importante che è quello di costruire finalmente una vero soggetto politico Comunista che riesca ariunificare tutti quei micro partitini che oggi compongono la sinistra extraparlamentare. Non buttiamo via una occasione importantissima e mettiamo all’ordine del giorno il paroblema del lavoro e della scuola. Da subito a costruire i referendum sull’abrogazione della legge 30.
Apprezzo il tono e condivido molte delle argomentazioni più che ragionevoli di Claudio. Anche quando molto opportunamente richiama la storia delle ragioni della nascita di Rifondazione Comunista e le drammatiche vicissitudini del nostro partito, segnato purtroppo da frequenti e ripetute abiure, in particolare di autorevoli dirigenti, che non solo ne hanno minato l’influenza e il prestigio ma che hanno messo in discussione la stessa esistenza di una forza politica che si batte per un progetto di trasformazione della società, che vada nel senso del superamento del capitalismo.
Chiederei una maggiore attenzione alla questione per me ormai ineludibile dell’unità tra i principali partiti comunisti italiani, che (almeno a me) pare venga elusa in questo intervento.
E’ francamente incomprensibile che, da parte di alcuni nel PRC, si invochi l’unità di tutto lo schieramento di sinistra alternativa e non si voglia ricomporre una scissione tra comunisti che, mi sia concesso, appare sempre più priva di senso.
Sono convinto che su questo punto Grassi mi darà una risposta esauriente.
Mauro Gemma
Segreteria della Federazione di Torino
E no caro Gemma le abiure “in partolare” sono state anche di dirigenti meno prestigiosi sia allora che tuttora molto presenti nei guppi dirigenti dei due partiti comunisti (è ovvio che non ce l’ho con te). Il resto condivido.
ciao Bacciardi
Caro Bacciardi,
Che anche nel corpo del mio partito, ai diversi livelli, siano presenti tuttora convinti fautori dell’anticomunismo (a volte anche il più rozzo, incentivato da anni di devastazione “bertinottiana”), che lavorano coscientemente per liquidare la “questione comunista” nel nostro paese, è sufficientemente chiaro anche a me.
Un abbraccio
Mauro Gemma
Qui in Lombardia del sud, una delle zone più ricche e popolose d’Italia, il Pd non esiste più. Casi isolati di successo non nascondono la realtà.
Alle ultime amministrative il PD ha ottenuto il 16% contro il 10% del Movimento cinque stelle. Considerando il 3,5 % ottenuto dalla Federazione e il medesimo risultato di IDV sono già di fatto scavalcati. C’e grande spazio. Forse conviene discuterne e trarne alcune conseguenze.
Caro Claudio,
mi pare che la tua analisi sia viziata da politicismo, forse (se mi permetti) viziata dalla paura. Paura di non riuscire ad uscire dal pantano in cui ci troviamo, che produce un’analisi troppo piena di tatticismo.
Per dirla altrimenti: più che pensare oggi alle alleanze, dovremmo approfittare del fatto che per tre anni non ci sono elezioni nazionali per fare oggi un pensiero di respiro strategico che sappia poi tradursi anche sul piano organizzativo e sulla nostra forma partito.
Su questa base ci potremo poi dire se e come procedere con la Federazione (o se è meglio pensare ad una fusione con il PdCI) oppure se ci serve lavorare per un polo alternativo o per altro; queste riflessioni vengono tra un po’…
Oggi io partirei dal fatto che, in tutto il nostro paese, monta (e non lo vediamo solo nell’astensionismo, basta ascoltare chi ci sta affianco…) un’insofferenza talmente forte che serve solo chi la sappia raccogliere, rappresentare, organizzare, anche per evitare che continui a trovare solo uno sbocco a destra. Per fare questo ci vuole una radicalità che oggi (se non talora a livello verbale) che non siamo in grado di esprimere; serve umiltà, voglia di mettersi in gioco, di uscire dai circoli non solo per fare campagna elettorale, ma ogni settimana dell’anno, non solo a distribuire pane (continuiamo!), ma anche a organizzare la resistenza quando sgomberano un campo rom, a fare iniziativa sociale diretta, a fare propaganda. A fare vedere ai nostri interlocutori sociali che ci siamo.
Va ritrovata una radicalità che manca e, quindi, ci fa apparire uguali a tutti gli altri, anche se non è così perché noi siamo comunisti (ma non basta il nome, per essere comunisti serve pratica concreta).
Per fare tutto ciò io credo che l’attuale nostra forma partito sia un po’ inadeguata, che serva puntare di più su una crescita (necessariamente lenta e non legata alle scadenze elettorali – nel senso che i risultati elettorali
non li vedi alla prima occasione utile, ma dopo anni di lavoro e coerenza) del nostro corpo militante, dei nostri quadri attivi (il che non significa un partito di soli quadri, ma un partito che punti innanzitutto sulla crescita e la formazione dei quadri attivi).
Bisogna mettersi su una strada di lungo periodo, volta a costruire con pazienza, senza paura di uscire del tutto dal gioco e scomparire, perché dai giochi ne usciamo se non imbocchiamo questa strada e non sappiamo dare valore ai tanti compagni dentro (e anche fuori) dal nostro partito, compagni stra-generosi e pronti a dare tanto se il progetto di cui fanno parte li convince e se intravedono la voglia di rimettersi in marcia con coerenza.
Non ripetiamo le scelte nefaste del bertinottismo: rafforziamo il nostro Partito, perché di forze su cui contare oggi ce ne sono ancora parecchie (e anche qualche risorsa economica), ma anno dopo anno su strade diverse, le disperdiamo e tutto poi sarà ancora più difficile.
Via la paura! Con affetto, Paolo
Caro compagno ho letto con attenzione i tuoi commenti sulle elezioni regionali e in gran parte li condivido, ma volevo anch’io esprimere acune considerazioni che da lunedì sera mi girano per la testa.
Credo che il risultato elettorale pur nella sua evidente negatività per il centrosinistra, proprio grazie agli errori commessi dal centrodestra e grazie alle evidenti divisioni interne del pdl, poteva essere di gran lunga peggiore; non possiamo dimenticarci lo spettacolo desolante offertto dal pd con Del Turco, Bassolino, Marrazzo, Del Bono, ecc. e noi eravamo in coalizione e anche in quelle giunte con nostri assessori; così come non ci possiamo dimenticare l’atteggiamento tenuto fino ad ora dal pd e dall’idv in parlamento: una opposizione parolaia e inefficace (non sono riusciti a dire nulla nè prima e neanche dopo sul decreto affossa articolo 18, è dovuto intervenire Napolitano a difesa dei lavoratori rispedendolo in parlamento, riconoscendo di fatto la giustezza della scelta di tutta la CGIL di scioperare lo scorso 12 marzo anche contro quel decreto). Ma veniamo a noi, la nostra crisi viene da lontano, e in queste 2 ultime tornate elettorali non è stato sufficente esserci presentati con la falce e il martello e in coalizione; noi dobbiamo rivedere il nostro modo di fare politica, non tanto e non solo nei contenuti (semmai dobbiamo rivedere il nostro linguaggio e tararlo ai giorni nostri), ma al nostro interno nei rapporti tra di noi evitando se ce la facciamo quella diffidenza mista a preguidizio nei confronti di chi si presuppone abbia posizioni politiche diverse; dobbiamo ricostruire quella credibilità che avevamo e che abbiamo dilapidato con atteggiamenti incomprensibili ai più, ( io ho smesso di fare politica attiva nel partito perchè, dopo 6 anni di attività nella segreteria della mia federazione come responsabile del lavoro, senza una parola, per scaricarmi mi hanno fatto fare l’assessore nel comune dove vivo, siccome io non avevo chiesto niente a nessuno perchè non volevo niente, dopo 4 anni di assessorato mi sono dimesso, anche per non essere travolto dallo tsunami “sinistra l’arcobaleno”, operazione che non condividevo, e ad oggi il mio impegno è nella FIOM come delegato sindacale nella fabbrica dove lavoro). Infine credo che dobbiamo come partito impegnarci a fondo su 2 tra i principali problemi del nostro paese, tra i tanti: 1)il lavoro; 2)il sistema elettorale. Se il lavoro non ridiventa centrale nella lotta politica delle opposizioni e non si modificano le leggi elettorali in senso proporzionale non è possibile illudersi che sia possibile dare un senso alla parola democrazia.
Caro Claudio, non posso certo sviluppare in modo organico in questa sede le mie considerazioni su questa tornata elettorale, proverò schematicamente a segnalare alcune priorità su come dovremo operare nei prossimi mesi secondo me.
Condivido sostanzialmente la tua analisi, soprattutto quella sulle cause che hanno generato l’astensionismo di questi ultimi anni; fenomeno che tende a diventare strutturale per una formazione politica come la nostra, completamente oscurata dal sistema dei media; in questo contesto è un miracolo aver ottenuto quasi il 3% a livello nazionale, la fiammella della speranza è ancora accesa. Ci piaccia o no, le nostre generosissime energie “militanti” non sono più sufficienti per invertire una tendenza che si conferma elezione dopo elezione.
Credo che delle tre priorità che io ho provato ad individuare, una sia sicuramente quella di affrontare con determinazione ASSOLUTA la questione “comunicazione” per riconquistare una visibilità, che in una società in piena regressione culturale, diventa decisiva. Potenziare i nostri strumenti informatici e renderli fruibili, magari organizzando anche dei corsi da mettere a disposizione dei compagni; Grillo ha costruito dal nulla un consenso che per esempio in Emilia Romagna è il doppio rispetto al nostro; una televisione e/o una radio nostra, anche se qui esiste ovviamente un problema di risorse economiche per avviare un progetto di questo tipo, credo in ogni caso che la questione non sia più rinviabile; e poi unificare le risorse di Liberazione, Rinascita (e magari del Manifesto) per fare un unico quotidiano della Federazione della Sinistra, con un progetto editoriale un pò più “generalista” in modo da raggiungere una platea che non sia unicamente quella degli “addetti al lavoro”.
La seconda priorità è rappresentata, secondo me, dalla necessità di imprimere una formidabile accellerazione al processo costituente della Federazione della Sinistra; sia sul versante dei soggetti organizzati promuovendo un ulteriore offensiva nei confronti di quella galassia di micropartitini che oggi è fuori da tutti i giochi( oltre che dalla realtà), sia lanciando il tesseramento individuale alla FdS che credo possa rappresentare l’aspetto decisivo per la riuscita di questa nostra impresa. E’ stato un errore non averlo fatto prima, in ogni caso bisogna partire immediatamente. In campagna elettorale quasi nessuna delle persone avvicinate era a conoscenza dell’avvio di questo percorso (a proposito di oscuramento mediatico…); bisogna trovare le modalità e compiere uno sforzo straordinario per raggiungere ogni famiglia e far conoscere questo progetto.
La terza questione riguarda la campagna referendaria. Deve diventare il terreno principale della nostra iniziativa politica, uno strumento di “propaganda” e l’ambito su cui costruire le necessarie convergenze per la creazione di un polo di sinistra in grado di restituire un minimo di credibilità alle nostre istanze. Va impegnato tutto il partito e la FdS che va costruita sulle questioni concrete per evitare una torsione “politicista”, come avvenuto per le varie esperienze di questi anni. Il coinvolgimento di Sinistra e Libertà va perseguito con tenacia, per cercare di condizionare la sua collocazione oggi traballante e non del tutto scontata.
Tre punti da perseguire con assoluta tenacia; la fiammella è ancora accesa ma rischia di spegnersi presto, travolta dalla marea leghista e dall’inconsistente alternativa rappresentata dal PD. Stavolta bisogna davvero fare presto e bene. Il tempo è scaduto.
Saluti a pugno chiuso.
Luciano Barracco, Legnano
Comincio la riflessione con l’inizio del tuo post”AVEVAMO RIPOSTO MOLTE SPERANZA IN QUESTE ELEZIONI REGIONALI,NELLE ULTIME SETTIMANE IL CENTRODESTRA SEMBRAVA IN CRISI” e poi fai un lungo elenco, del cose che erano successe, che inducevano Bersani a dire che era cambiato il vento, a noi in generale, che le cose si mettevano male per il centrodestra, e poi però , non azzardi a dire quello che secondo te è successo o non è successo, ti limiti a constatare con rassegnazione , che il nemico è forte.
Qui due parole ed una riflessione bisognava farla, le cose sono due, o Bersani, noi, il mondo civile ha preso un abbaglio, o le cose stavano effettivamente così, io credo che stessero così, lo stesso Berlusconi lo sentiva, quando come disse Bersani digrignava i denti, ma lui che è costretto a combattere una battaglia per salvare il suo patrimonio, ed anche la sua persona , ha reagito a modo suo, da combattente, e Bersani come è tradizione armai del buonismo della sinistra, non gli ha risposto a tono, il paese in questo momento sta facendo tremendi sacrifici, ed ha tanta rabbia in corpo, ed avrebbe voluto sentire da chi lo rappresenta, toni meno pacati nei confronti di chi ha fatto solo promesse, io so dai principi della fisica che una forza si muove con una forza uguale e contraria, non si vince una battaglia con ramoscelli di ulivo, contro chi ti viene incontro con un bastone, la prova l’abbiamo vedendo che gridando (in un paese che chi grida più forte ha ragione)ha avuto la meglio, e quelli che in questa tornata elettorale hanno vinto, sono quelli che hanno combattuto, con le stesse armi di Berlusconi, la Legha, Di Pietro, i Grillini, altro che i nostri piagnistei sul fatto che siamo stati oscurati, perché dai dati risulta che anche la Legha appare poco nei media , ed i Grillini poi nessuno sapeva chi fossero, ma loro (la Legha e i Grillini) erano sul territorio non nei salotti è questo il nostro limite, siamo lontani dalla gente, e dai lavoratori.
Poi passi ad analizzare i voti, e dici che dove siamo andati da soli e stato peggio, e citi la Campania e la Lombardia,questa affermazione è di una leggerezza disarmante, ed è significativa di un modo di pensare”LA PENALIZZAZIONE Più GRANDE LA SUBBIAMO DOVE ANDIAMO DASOLI” dici tu, e passi ad elencare i risultati una per una , per dimostrare che quello che dici è vero, siamo andati( per primi) accompagnati anche in Puglia ma non abbiamo eletto nessuno, ma abbiamo perso ovunque, in rapporto alle europee, come tu stesso riconosci , ma quello che è grave è che tu dici, con naturalezza che dove siamo andati da soli è stato peggio, ora, o, tu hai un concetto, una visione meccanicistica delle elezioni per la quale basta presentarsi e poi gli elettori fanno tutto da soli, oppure pensi che se ti presenti agli elettori lo devi fare in tempo, per spiegare le tue ragioni, con una tua proposta qualificante, e significativa, della tua identità e di quello che ti differenzia dagli altri, se le cose come credo stanno cosi allora noi da soli non ci siamo presentati in nessun posto perche a Milano , dopo avere pregato Penati fino alla vigilia del voto, e questo non ci ha voluto siamo stati lasciati da soli non siamo andati da soli c’è una notevole differenza mi pare, in Campania, lo stesso.
Non posso non dire qualcosa sulla Liguria dove io abito e che tu citi ad esempio(assieme alla Toscona)le regioni “dove abbiamo avuto i migliori risultati”e li brandisci contro quelli che invece dicevano pesta e corna, ora ognuno si consola come può, se avere in termini percentuali, tenuto, con qualcosa meno, i risultati delle europee, che erano disastrose, ed in termini assoluti perso migliaia di voti solo in Liguria, infatti noi abbiamo tenuto in percentuale solo per quelle diserzioni annunciate e da te adesso messe in discussione , quindi chi da Genova diceva che ci sarebbe stato un abbandono del partito ha indovinato, ed il risultato, per gli allocchi non si vede , solo perché si è mimetizzato col calo di elettori,come se io avessi cento euro un tasca, ed il mio vicino pure. Avendo io smarrito la metà dei soldi dico e mi convinco, che non ho perso niente, solo perché nel frattempo anche il mio vicino l’ha persi.
In Liguria poi, e tu dovresti saperlo, perché sei venuto appena prima delle elezioni, ed ai giustificato la deroga per due compagni cha da statuto non sarebbero candidabili, con la motivazione che questi compagni avrebbero portato voti ed invece sono stati trombati perchè Gli elettori, hanno fatto giustizia, disobbedendo al partito, col pasticcio che solo un armata Brancaleone può fare infatti una mezza federazione (il Tiguglio) che non è neanche una provincia, con meno tessere, del solo circolo Bianchini ha portato a casa due eletti, uno in listino, Uno in percentuale, questo dopo che nella campagna elettorale i compagni si coprivano i manifesti a vicenda, sta portando un clima di guerra civile nel partito, ma per te è il miglior dei mondi possibili, ne parlo con dolore non con stizza, perché non c’e peggior sordo di chi non vuole sentire,ed io credo che noi ci siamo ancora sollevati dalla caduta del muro, scusa se involontariamente sono stato irriverente.
auguri e buon lavoro
Ancora con questa cosa di rafforzare la Federazione?? Non ci siamo proprio caro compagno, spero che i dirigenti dei due partiti si rendano finalmente conto (se davvero hanno a cuore l’esistenza di un partito comunista)che solo unificando PRC e PdCI si potrà avere qualche speranza di sopravvivenza. Inoltre è quello che vuole la base che milita ogni giorno, è suicida non darle ascolto! Se vi piace tanto la federazione tenetela pure, ma unite al suo interno i due partiti comunisti!
Caro Claudio credo sia arrivato il momento di rispondere in maniera chiara ad una domanda:
ma perchè non si comincia a valutare seriamente l’ipotesi di un solo Partito Comunista che poi avanzi una proposta federativa a SEL? E’ assurdo federare Prc e Pdci che riescono in maniera molto agevole a presentarsi ovunque uniti e che hanno oramai abbandonato ogni pulsione scissionista… Qual’è su questo tema la posizione di essere comunisti anche alla luce dei dati elettorali? Teniamo in conto che per fare questo ci sarebbero 3 anni per le politiche…
Vorrei che si aprisse un dibattito su questo, è inutile nascondersi dietro il dito della “tenuta complessiva”… Io chiederei subito il partito unico comunista con strutture uniche (pensate a quelle regioni in cui la Federazione non ha consiglieri quanti circoli vedranno chiudersi!) e quei pochi mezzi finanziari e comunicativi (Liberazione, pdcitv) in comune. Sono contento che anche tu parli e scriva spesso di ricomposizione delle forze comuniste ma bisogna pralarne oggi più nello specifico data la grave situazione.
caro Claudio mi piacerebbe che rispondessi nello specifico a queste domande / considerazioni:
1) Perchè si continua a confrontare il dato deel PRC con quello di SeL? Ch senso ha dire “presenza importante” oppure “arretriamo”. Arretriamo da che cosa? Dal nulla!!! Sappiamo tutti che quando si sta intorno al 2/3 % le variazioni decimali diventano macigni…ma il punto è che stiamo al 2/3% … e ad un partito comunista non è consentito essendo obbligato a sciogliersi in assenza di rappresentatività.
2) Dici che il risultato di Sel è simile. Ti sbagli e di grosso. Oggi è simile…ma Sel ha investito nel suo futuro (che può non piacere) ma ha fatto un investimento di medio lungo periodo. Non so se sarà capce di trasformare quel 3% in 8/10 % nei prossimi anni, ma questo importa meno se riuscirà (come sta avvenendo) a contribuire a mettere in crisi la vita della più grande anomalia politica europea, il PD. Vi pare poco? Per me è una bella sfida. Nuova che mette in discussione tutto e tutti. Bene ha fatto Vendola a dire “azzeriamoci tutti”. Ma su questo evidentemente il PRC ha la più grossa difficoltà di leggere la prospettiva. Difatti il PRC (re)agisce con formule politiciste (federazione subito, unità dei comunisti ecc.) che non hanno riscontro nè appeal nella società dove conta ormai poco il contenitore e la formula e conta molto di più la speranza ed il sogno, il dubbio e la curiosità, l’innovazione, il campo aperto, le contaminazioni.
3) Unità? Di cosa? L’unità la fai tra forze non tra sigle. L’unità la fai su temi, programmi, visioni sociali…Ecco perchè non cogliete l’effetto Vendola, perchè lo parametrate con il dato di SeL in tutte le regioni. Per voi la politica è il partito…x tanti la politica è invece la Comunità che non sta più nei partiti in modo religioso. Nichi vince le primarie proprio x questo perchè buona parte di quelli che non stanno nel suo partito e non voteranno mai x SeL lo individuano a guida della comunità.
4) Di Nichi si parla ovunque!!! Anche fuori Italia. Come fate a criticare questo “evento” dicendo goffamente che SeL tutto sommato non è che abbia preso poi tanti voti? Io potrei allora dire che il segretario regionale del PDCI Merico in puglia ha preso addiritura solo 500 voti, ma non mi interessa. Mi interessa capire chi è disponibile ad interloquire con te e chi è disponibile ad accettare il confronto mettendo in campo la vera novità che è quella di essere disponibili anche ad aggiornare e rivedere tesi e posizioni radicate in ognuno di noi.
5) Goracci lì, quel compagno la, in toscana così così…ci mancherebbe altro che non ci siano esempi positivi da raccontare. Il Punto è un altro, il punto è che chi parla di radicamento territoriale deve finirla di intenderlo con un circolo con tanto di targhetta due sedie e due icone appese al muro perchè quello è un club non è radicamento. e così anche le belle ma anacronistiche cene x il tesseramento, o peggio sit in di ditribuzione pani e pesci, o peggio ancora di distribuzione volantini “nostalgici” che pretendono di spiegare la “fatica” a quelli che la fatica nelle fabbriche la fanno tutti i giorni. X radicamento si intende riconoscibilità sul terriotorio x le relazioni anche umane che ogni compagno riesce a costruire. E questo è facile quando c’è un progetto (privo al PRC) che innanzitutto entusiasma, sia concreto e soprattutto pretenda che sia collettivo e non settoriale (quella vertenza), parziale (quella delle grandi fabbriche), ..ma appunto un racconto raccontato anche da compagni che trasmettino fiducia ed anche allegria (appena fuoriuscito dal PRC mi dissi: ma che cazzo non l’ho fatto rpima…soffocavo in riunioni di cui oggi non capisco la necessità nè l’utilità se non quella rituale a mò di funzione religiosa)…..
caro Clludio sono daccordo su tutto quello che dici,manca un punto a mio avviso,tra i piu’ importanti,costruire uno strumento televisivo libero;Berlusconi ha il potere quasi assoluto dell’informazione,riesce in campagna elettorale e non solo a condizionare masse sempre piu’ grandi di cittadini.
L’esperienza autonoma di Santoro e’ un esempio,non si puo’ essere degli emeriti sconosciuti ai piu’,Noi le lotte e le vertenze che decine di migliaia di cittadini hanno fatto in questi mesi.
O si fa’ il punto sull’informazione(ricordiamoci di quello che diceva Lenin nel merito….,)o si ricostruisce una televisione libera veramente,o abbiamo chiuso.
e Berlusconi e i suoi servi continueranno a comandare;oramai hanno imparato la lezione.
Renato Rizzo segretario del circolo Puletti di Roma.
caro claudio
concordo con te su molte cose quindi mi limito a segnalare quelle sulle quali mi rimangono delle perplessità:
1. la mancata elezione di un nostro rappresentate in lombardi e campania non può essere messa al pari di altre regioni dove pure non abbiamo eletto. C’è uno specifico in quelle regioni per cui l’assenza di un presidio dentro i consigli peserà fortemente sullo stesso ruolo della federazione in quelle regioni. riassumo in lombardia il laboratorio della destra liberista e dove la lega istituzionalizzata ha ormai un peso enorme, la lombardia come cuore produttivo dell’europa non vede nessun partito che sostiene la causa dei lavoratori…
in campania dove l’intreccio malaffare politica condiziona ormai tutti gli ambiti del vivere civile (questione rifiuti docet)…
penso che non si tratti del fato, ma di un grave errore del gruppo dirigente che ha scelto di andare da soli in entrambi i casi. In Lombardi l’errore è stato commesso un anno fa, quando incomprensibilmente si decise di non dare l’appoggio a Penati al secondo turno. Chi se n’è accorto allora? nessuno, l’unico risultato è stato di farci sparire.
2. nelle marche secondo la somma dei due partiti è di poco superiore alla media nazionale , quindi non enfatizzerei troppo quel dato, semmai è un fatto che la regione ha dimostrato (come l’umbria e la toscana) di avere ancora un forte radicamento del voto a sinistra (rectius centro-sinistra), cosa che ovviamente ci avvantaggia sempre.
3. l’idea del polo a sinistra del Pd mi sembra tramontata e non capisco come possa pensarlo Pegolo (che per coerenza dopo questo risultato, leggendo i suoi articoli precedenti, dovrebbe dimettersi dalla segreteria, ma tanto la politica è una professione e nessuno mai paga gli errori). qui non si tratta di costruire un polo a sinistra, ma un soggetto politico della sinistra che INSIEME al Pd possa frenare la deriva autoritaria di Berlusconi. Come non capire che fin quando ci sarà in Italia l’anomalia B. non ci sarà alcuna speranza di costruire un’alternativa politica al Pd? questo non significa perdere autonomia, perché dopo queste elezioni anche Bersani e c. si saranno resi conto che da soli non ce la faranno mai.
su cosa fare quindi concordo: velocizzare la costruzione della federazione (basta organismi doppi) e costruire un rapporto politico con Sel
Sono stato da sempre contrario all’idee di claudio,ma questa volta ne condivido in pieno…
Attualmente l’unica cosa certa da fare è accellerare la Federazione della Sinistra.
Quando è in maggioranza Claudio Grassi fa sempre la stessa analisi: la situazione è oggettivamente difficile e non potevamo fare di più; la colpa è dell’oscuramento o del destino cinico e baro; non siamo andati benissimo ma tutto sommato nemmeno malissimo (poteva piovere) e dunque dobbiamo continuare sulla linea stabilita da noi della segreteria, che la sappiamo più lunga di tutti.
Bisogna dunque unirsi a Vendola (riconoscendogli la leadership) e continuare con le alleanze con il Centrosinistra: il progetto che non gli è riuscito a Chianciano. Del resto, il senso del suo intervento è tutto in questa strumentale mistificazione dei dati numerici: “La penalizzazione più grande la subiamo dove andiamo da soli”, come se non contasse nulla la presenza organizzata o meno sui territori e il profilo più o meno attraente dei candidati.
Se questa è l’analisi fatta da quelli che dovrebbero essere i più esperti e competenti, siamo fritti.
Anzi, lo eravamo già prima.
E’ stata una catastrofe, inutile cercare eufemismi. Ma mai nessuno che si prenda qualche responsabilità e ne tragga le conseguenze.
Del resto, si capisce: non è che ci sia la fila per sostituire questi gruppi dirigenti che ci portano di sconfitta in sconfitta.
Come si fa a dire che in Lombardia e Campania dipende dai candidati? In Campania abbiamo candidato il segretario; in Lombardia una personalità comusciuta e prestigiosa.
Bisogna ammettere, dati alla mano, che presentarsi da soli dà un’idea negativa nel nostro elettorato accentuando la spinta verso il voto utile (pd, idv).
franco
Sulla Campania ho poco da dire perchè non conosco la realtà, sulla Lombardia potrei scrivere un poema ma sarò breve dicendo che Agnoletto, persona che io stimo profondamente, non era il candidato adatto:
- L’elettorato della Lombardia non è movimentista, la metà dei compagni non militanti, figurati degli elettori non sa nemmeno chi è e l’altra metà lo ricorda per Genova e neppure con molto affetto ( per disinformazione o malainformazione probabilmente).
- Non è un candidato vicino alle tematiche del lavoro, unica cosa che può renderci ancora appetibili almeno in Lombardia.
Comunque il problema principale è che nessuno compresi noi militanti sa cosa sia la Federazione della Sinistra.
LE COSE DA FARE SONO DUE:
I DIRIGENTI DI QUESTO PARTITO FACCIANO UN PASSO INDIETRO E APRANO UN CONFRONTO SERIO E COSTRUTTIVO SULLA LINEA POLITICA;
LA BASE LA SMETTA DI DELEGARE TACITAMENTE DECISIONI CHE SPETTANO A LEI ALLE SEGRETERIE DI QLS LIVELLO.
La colpa di ciò che siamo oggi è di ognuno di noi.
Solo dove ci sono circoli attivi che lavorano abbiamo avuto qlc risultato e questo dimostra semplicemente che la nostra gente ci valuta per il lavoro che facciamo e non per ciò che qlc dichiara alle televisioni, la fiducia a priori non l’avremo più per un bel pò di tempo.
Le poche persone sistemate nelle istituzioni ci permettono di
Al lavoro compagni c’è tanto da fare
caro grassi io ti ammiro ma non è questa la risposta..bisogna formare un modello simele a quello tedesco della Linke e non cose strane..io non leggo nel tuo intevento il dato del piemonte dove la federazione scende al 2,6%..è un dato bassissimo..io sono un militante della valle di susa..quì il risultato è stato disastroso per la federazione molto ambigua sul fatto della tav..siete no tav xò vi alleate con una si tav come la bresso che sotto questo punto di vista è peggio di cota…quindi è ovvio che siete stati penalizzati da una popolazione valsusina che vi ha sempre premiati..queste sono le riflessioni da fare..dovete fare autocritica forte sulle scelte sbagliate..e ripartire con coraggio nella costruzione di un grande polo delle sinistre comuniste e anticapitaliste indipendente dal partito democratico, in modo da proporre un programma concreto e realizzabile indipendente..nessun accordo politico con il pd ma cercare alleanze con i partiti piccoli some sinistra critica e sinistra e libertà…avanti con l’autocritica e il rafforzamento immediato da subito
Forse quando inizieremo a pensare alla costruzione dalla base di un vero partito Comunista radicato nel territorio e nei luoghi di lavoro, potremo iniziare a crescere. Continuando così, a fare tattiche elettorali, caro Claudio, o continuando ad inseguire soggetti politici come SEL, siamo destinati a sparire. Sembra oramai che per questo partito sia importante solo ed unicamente mettere qualche eletto, che molto spesso va a finire che fà quello che gli pare e non risponde al partito. E non accampiamo scuse dell’oscuramento dei media la verità è che non rappresentiamo a nessuno ciò che dovremmo, siamo totalmente assenti, ci svegliamo solo per le elezioni.
La prospettiva a mio parere deve essere quella di accelerare per un unico Partito Comunista, la federazione non è ne carne ne pesce e si è dimostrato un cartello elettorale fallimentare. La dirigenza di questo partito ha decisamente fallito Ferrero in primis, perchè non solo non è riuscita a far uscire dal fango il partito, non riesce neanche a dirimire situazioni e scontri interni di federazioni immobili perchè ancora in mano ai vendoliani rimasti, perchè non so se te ne sei accorto ma la scissione di Vendola non è ancora finita stanno continuando a strapparci i pezzi dall’interno, e noi che facciamo gli andiamo incontro, ma dai torniamo a fare politica tra la gente, nei circoli forse saremo e risulteremo un pò più seri.
Saluti Comuniti
Caro Claudio,la tua proposta è insufficiente,occorre essere più coraggiosi,la strada è quella della costruzione della Linke in Italia,abbiamo la necessità di costruire le necessarie, indispensabili alleanze sociali e la (perdonami il termine)”dippizzazione” di rifondazione non aiuta.
Trovo che il partito oggi, sia un insieme di cose anche contradditorie,ma tutte nefaste,settarismo, (leggi alcune delle mail qui sopra)unito ad un forte istituzionalismo ad personam (i notabili che di elezione in elezione spuntano fuori),partito che invece che sociale è più della “marginalità sociale”,impegnato nei centri sociali (dove non si piglia un voto) e disimpegnato nel lavoro sulle fabbriche almeno per orientare in maniera corretta i suoi quadri,abbiamo quelli dei Cub,dei cobas,della Fmlu,Sdl, della Fiom ,ma anche i coccolati dal segretario amici di Epifani,insomma un gran casino che invece di risolversi si aggrva sempe più.
Lanciamo noi insieme alle associazioni,alla sinistra sindacale (vera non quella dei documenti senza lotta)ai giornali come Il Manifesto una grande assemblea costituente per la sinistra del futuro,non abbiamo tanto tempo ancora.
con stima,alberto.
Scusa ma vorrei solamente non ricevere più le epliche sulla mia mail,grazie
Katya
Forse sicuramente sarò io che sono limitato ma le tue analisi,caro Grassi mi sembra che non centrino il nocciolo della situazione.Dato il fastidio per la politica recente,ho dato un occhiata distratta ai risultati e mi sembra che non si sia capito la cosa più importante:pd e pdl perdono,la lega avanza,Di pietro tiene,la federazione è moribonda,sel sopravvive,Grillo esce;ma soprattutto,se va a votare il 60%circa degli aventi diritto che cosa credono di rappresentare anche i partiti maggiori?Anche con il 25% del 60% votanti ma chi rappresenti?Ma non è forse questo il punto della questione?Ci parli della toscana come un bel risultato,beh,fai un confronto con gli anni precedenti non solo come percentuali ma anche come numero di voti e vedrai il tracollo verticale,anche senza contare le scissioni.Veramente sarebbe necessaria una profonda analisi su cosa e chi la federazione dovrebbe rappresentare perchè è del tutto evidente che le persone non lo capiscono più.E voi invece,lo sapete?
ho dimenticato:
ovviamente, offensiva verso gli altri partiti anticapitalisti per concordare forme di lotta comune
Non trucchiamo i dati.
Si dice: dove siamo andati da soli abbiamo il peggior risultato.
Questo dato va visto per situazioni omogenee altrimenti si trucca il giudizio.
Lombardia da soli perdiamo lo 0,7
Piemonte in compagnia perdiamo lo 0,7
In Campania da soli perdiamo il 2,2
In Calabria in compagnia perdiamo il 2,7
L’analisi va fatta per zone omogenee.
Interessante è l’Italia centrale dove si è avuto un buon risultato. (Attenzione però: per es. in Toscana su circa 100.000 voti precedenti ne abbiamo persi circa 25.000).
Nel Lazio invece abbiamo perso l’1.
Hai ragione Bacciardi, ma alle tue riflessioni aggiungerei un dettaglio:
Lombardia da soli perdiamo lo 0,7 (non eleggiamo nessuno)
Piemonte in compagnia perdiamo lo 0,7 (ma eleggiamo un consigliere)
In Campania da soli perdiamo il 2,2 (non eleggiamo nessuno)
In Calabria in compagnia perdiamo il 2,7 (ma eleggiamo 2 consiglieri)
E’ solo questa la differenza: da soli va male. In coalizione va meglio in termini di rappresentanza.
non conosco quei sistemi elettorali.
Comunque sei sicuro che da soli in Piemonte col 2,6% non si avrebbe preso un consigliere? E ugualmente in Calabria col 4% Dato che nentrambi i casi siamo fuoi da premio dimagioranza?
Questo stando ai sati. Come sarebbe andata in realtà non lo possiamo sapere.
Ciao Bacciardi.
In Piemonte lo sbarramento è al 3% per le liste non coalizzate (la coalizione però deve superare il 5% per annullare lo sbarramento al 3).
In Calabria lo sbarramento è al 4%, ovunque collocati. Abbiamo preso il 4,04%. Ritengo che se ci fossimo presentati da soli non avremmo raggiunto il 4%, così come avvenuto in Lombardia e Campania.
Di nuovo ciao.
si ma se in piemonte andavamo da soli con una posizione chiara, forse i grillini non sfondavano , e i voti NO TAV li avremmo presi noi, perchè al di la delle alchimie numeriche la gente ha capito(e noi no) che non si può stare contemporaneamente con il diavolo e con l’acqua santa,noi eravamo parte integrante del movimente NO TAV e ci siamo alleati con SI TAV la gente è più intelligente di quanti i dirigenti del nostro partito credono, in piemonte era prevedibile che se ci fossimo alleati con la Bresso ed in più con l’UDC avremmo perso e cosi è stato.
e poi un partito comunosta che non mette in conto in prospettiva di superare il 5% si condanna da sola a fare testimonianza, come gli Indiani d’America nei recinti
Condivido tutto, analisi e proposte, di Claudio Grassi.
Sottolieno, però, l’esigenza di una “offensiva” almeno a livello europeo verso gli altri partiti anticapitalisti (in collegamento coi sindacati). In mancanza, ogni forma di lotta tradizionale (ad es. contro la legge 30) viene posta nel nulla dalle delocalizzazioni.
Caro compagno Grassi, stiamo ancora attendendo una riflessione ufficiale del compagno Ferrero sulla sconfitta FdS alle elezioni regionali, a partire dal disastro di Lombardia e Campania: sul suo blog non c’è nemmeno un post!
E’ chiaro, ma evidentemente non al Compagno Claudio (ed a molti suoi colleghi), che la Federazione della Sinistra, formula che chiude i confini anziché allargarli, da un lato non è sufficiente, dall’altro non è attrattiva per militanti ed elettori (rappresenta la contorta inversione di un naturale ordine logico e cronologico che parte dell’Unita dei Comunisti).
I tempi lunghi del cambiamento e della trasformazione, il tatticismo esasperato ed i dirigenti che intendono continuare a praticarlo (trascinando se stessi avanti) appartengono al passato dei comunisti e della sinistra complessiva.
E’ necessario costruire ora il PARTITO COMUNISTA unico, senza indugi e con chi ci vuole stare (fase 1), alternativo al PD e promotore dell’Unità della Sinistra, fatta, se anche di partiti socialisti progressisti ed ambientalisti (che non esistono ad oggi), soprattutto di comitati di lotta, sindacati di classe, movimenti ed associazioni (fase 2).
Delle alleanze se ne parlerà quando avremo studiato tutti e bene Lenin (io compreso).
Rifondazione o si decide per il meglio ed alla svelta, o si scioglie una volta per tutte, che la sua missione è fallita da un pezzo!
Riassumendo ammetti che abbiamo perso (pur gonfiando le percentuali), ma sostieni che la soluzione sia di continuare così, non cambiare la linea di una virgola, come se noi avessimo ragione ed è solo colpa del popolo bue che non ha capito.
Che malinconia, che tristezza.
Quand’è così, ci meritiamo il regime fascista e di essere umiliati dal successo del MoVimento 5 Stelle!
Trovo molto ragionevoli le considerazioni del compagno Grassi, il processo unitario della Federazione della Sinistra deve andare avanti rapidamente e essere sancito da un congresso, e questa forza deve stare collocata con evidenza e con posizioni chiare dentro i processi più ampi di opposizione alle destre e di rafforzamento della sinistra esterna al PD che in questi mesi stanno attraversando la società italiana.
Apprezzo molto le autocritiche, a mio modo di vedere doverose essendo il compagno Grassi membro della segreteria nazionale di Rifondazione comunista e perciò partecipe – sebbene per senso di responsabilità e per non provocare spaccature -, delle scelte di andare da soli compiute in Campania e Lombardia in seguito alle quali siamo stati cancellati dallo scenario politico di queste due regioni.
Vorrei sapere chi trarrà le conseguenze dell’enorme fallimento che si è consumato in queste due regioni, specie in Campania, dove addirittura è stato candidato alla presidenza della Regione il segretario di Rifondazione comunista e portavoce della Federazione della sinistra, che ha preso quasi meno voti della sua lista, intorno, faccio notare a chi non ne è al corrente, all’1,5%.
Il candidato del centrosinistra in questa regione, Vincenzo De Luca, è stato in grado di fare suoi alcuni temi – il sostegno al lavoro salariato, il no al nucleare, l’acqua pubblica, la solidarietà agli extracomunitari – e con mosse propagandistiche molto abili ha neutralizzato quelli che sono sembrati spesso essere i principali argomenti della propaganda della Federazione della sinistra, di essere un sindaco-sceriffo, un leghista candidato a sinistra e un parafascista.
Uno dei pochi momenti in cui la Fds ha cercato di mettersi in evidenza è stato alla fine della campagna elettorale, quando il compagno Tommaso Sodano, a quanto sembra ritenuto molto attendibile da parte dei dirigenti nazionali di Rifondazione, ha sollevato delle denunce politiche sul voto controllato che sono sembrate a molti solo un tentativo di strumentalizzare a fini elettorali delle vicende squallide che riguardano poche persone, grumi di sabbia rispetto alla complessità del sistema di potere e di affari camorristico che ora si affaccia direttamente al governo della Regione.
Almeno in Campania, non conosco la situazione della Lombardia né quella delle altre regioni dove la Fds non ha ottenuto consiglieri, il rapporto tra partiti della Federazione della sinistra con buona parte di quello che restava dei loro militanti e del loro elettorato è risultato gravemente compromesso: ricordo che la scelta di andare da soli è stata voluta fortemente, per non dire imposta, dal segretario nazionale di Rifondazione comunista. Infatti è stato per rimanere coerente coi propri giudizi estremamente negativi sul candidato alla regione espresso in Campania dal PD che Paolo Ferrero ha avocato il diritto del gruppo dirigente nazionale della Fds di decidere in caso di divergenze, andando contro settori largamente maggioritari dei partiti che la compongono nella regione. Credo invece che si potesse mantenere quella durezza di giudizio e nonostante questo andare a un confronto programmatico serrato: così si resta con la schiena dritta in politica, non fermandosi alle pregiudiziali e non ignorando e passando sopra al corpo di un partito che in larga parte la pensa diversamente.
Chi come me ha fatto la campagna elettorale in questa regione chiedendo il voto per la Fds è andato letteralmente a sbattere contro il muro del voto utile, della necessità, avvertita istintivamente e immediatamente da moltissimi elettori di sinistra e da decine di militanti storici del Pci prima e di Rifondazione poi, di eleggere il candidato più forte in grado di contendere il governo della Regione alle destre al di là dei suoi gravi problemi penali.
Trovo sopratutto giusto quanto dice il compagno Grassi a proposito delle scelte dei dirigenti nazionali che contraddicono quasi dalla nascita di Rifondazione quelle dei militanti, che alla fine sono costretti a mettere la faccia e a perderla spesso nei confronti dei loro elettori.
In Campania ne abbiamo avuto l’ennesima prova e il partito ne è risultato disintegrato, con conseguenze alle quali non sarà molto facile rimediare senza riprendere a essere parte di un processo di ricostruzione più ampio dell’opposizione in Italia all’interno della quale i comunisti non siano più visti come una frangia che alla prima occasione buona va a starsene per conto proprio: continuando invece come è stato fatto in Campania e Lombardia l’indebolimento delle forze comuniste non potrà che aumentare.
Perciò chiedo ancora: chi sarà così coerente, dopo aver imposto per coerenza con le proprie dichiarazioni al partito di andare da solo, da assumersi le proprie responsabilità per i gravi errori compiuti in queste due regioni molto importanti per gli equilibri politici nazionali?
Analisi del voto in Lombardia e spunti di riflessione generali.
Il primo dato è che c’è un aumento dell’astensionismo (dal 72% di votanti al 64%, 600.000 astenuti in più), ma in Lombardia questo tocca in maniera solo fisiologica il centro destra: Formigoni si conferma presidente con appena centoquarantamila voti in meno di cinque anni fa ( da 2 milioni e 840.000 voti del 2005 a 2 milioni e 700.000 di ieri).
All’interno del centro destra il PdL tiene (da 1.700.000 delle europee di giugno a 1.300.000 di ieri), mentre la Lega conferma sostanzialmente i voti delle europee e quasi radoppia rispetto alle regionali del 2005 (da quasi 700.000 a oltre un milione e cento).
Nel 2005 in Lombardia Alleanza nazionale aveva quasi 400.000 voti.
Oggi l’astensionismo a destra è puramente fisiologico, o potrebbe riguardare l’elettorato di Fini che aspetta di vedere cosa farà il suo leader.
C’è stato un passaggio di voti dal PdL alla lega, già avvenuto in realtà almeno dalle scorse europee, ma l’aumento di voti della Lega dal 2005 ad oggi non si può spiegare solo con un “travaso” interno, i conti non tornano. I voti alla Lega arrivano anche dal centrosinistra, e d’altra parte se una persona di sinistra ritiene normale votare Di Pietro, il quale al nord si presenta come uno che riprende le battaglie leghiste della prima ora, ci si deve aspettare di tutto dal cosidetto “nostro” elettorato.
La destra ha saputo cavalcare l’antipolitica, il malcontento e il voto di protesta, ma non si è fatta travolgere. lo ha gestito e ora ha un elettorato disciplinato e molto più politico e meno qualunquista dell’elettorato di sinistra.
Il candidato di centrosinistra passa dai 2.278.173 di Sarfatti del 2005 ai 1.603.674 di Penati, quasi 700.000 voti in meno, ai quali non basterebbero aggiungere i 113.749 voti di Agnoletto e i 144.588 del canditato di Grillo.
Appare chiaro che l’astensionismo, l’antipolitica, il voto di protesta “antisistema” è un fenomeno ormai dell’ ex elettorato di sinistra, che la destra invece riesce a riassorbire con strutture elastiche, ma ben definite allo stesso tempo, mentre la sinistra si fa travolgere.
Ma non è finita, perchè se andiamo a vedere i voti all’interno del centrosinistra, Di Pietro passa dai 60.000 del 2005 ai 267.000 di ieri.
Il raffronto col 2005 è importante perchè quello fu l’anno dell’apice del consenso per l’Unione. Noi oggi viviamo in un’altra epoca rispetto al 2005.
E il voto comunista in Lombardia passa da 353.184 del 2005, l’8% (250mila PRC e poco più di centomila PdCI), ai 113mila di ieri (e solo 87mila alla lista), 2%.
Parlare di “nostro elettorato” riguardo ad elettori che non votano più comunista da anni non ha alcun senso, per di più dal momento in cui Di Pietro ora punta a consolidare il suo elettorato e a diventare non più solo una forza antipolitica e a raccogliere il voto di protesta, ma a diventare una forza politica con una sua proposta.
Allora questi sono i risultati di 15 anni di Bertinotti, nei quali non si è seminato nulla, ma ci si è limitato ad essere uno dei tanti centri di raccolta del voto di protesta, nella fattispecie quello giovanilista-ribellistico, ma non si è data nessuna struttura mentale, prima ancora che organizzativa, si è devastato ogni riferimento storico e culturale, ogni riferimento di qualsiasi tipo, per vagare nel nulla ecclettico.
A sinistra, l’unico partito che nel suo piccolo ha tenuto elettoralmente in questi anni, è il PdCI. Nel suo piccolo s’intende.
Perchè questo discorso riguarda tutta la sinistra che viene travolta, ma mal comune non è mezzo gaudio.
Ha ragione Vendola quando dice che il popolo della sinistra ha bisogno di una narrazione, è inutile ridicolizzare Vendola, un giorno sottovalutandolo, per poi il giorno dopo andare nel panico perchè suscita interesse. Vendola dice delle cose sbagliate nel merito, o a volte non dice nulla, ma ha capito che bisogna avere una struttura comunicativa per evitare che la sinistra scompaia del tutto (possibilità reale e concreta nei prossimi anni), sommersa dai Grillo, dai Di Pietro, ma prima ancora da un modo di pensare frantumato, spezzetato, nichilista.
Pur nella loro antipolitica, Di Pietro, Grillo, e anni addietro la Lega e Berlusconi, hanno seminato, hanno instaurato un rapporto di comunicazione quotidiano, una narrazione storica, dei riferimenti di qualsiasi tipo. Noi passiamo il tempo a denigrare la nostra storia, a proclamare obbiettivi impossibili, a parlare un linguaggio incomprensibile o sfasato.
Ogni innovazione tecnologica come la TV, i telefonini, internet è stata guardata negli ultimi 30 anni con gli occhi degli aristocratici decaduti.
Si mescola un populismo ottocentesco, una retorica da setta operaista con un atteggiamento di disprezzo snobistico verso i ceti che si dice di rappresentare. Tutto questo deve finire!
Oggi noi siamo una piccola minoranza, e dovremo seminare per dieci anni prima di avere dei risultati elettorali.
Questo non vuol dire che dobbiamo omologarci per soppravivere, anzi, dovremo sottopore a critica serrata tutta la società che ci circonda, ma critica rigorosa e basata sulla conoscenza, su un metodo di analisi. Basta con le formulette trite e ritrite, le stesse da trent’anni, basta coi clichè, gli schematismi rigidi e sterili.
Elasticità, spregiudicatezza e competenza. E capacità di comunicare.
come sempre dopo l’ennesimo risultato negativo ci si pone il problema del che fare?
Innanzitutto bisognava fare, se si credeva una innovazione e un progetto credibile, della Federazione della Sinistra un momento di pubblica discussione, di un coinvolgimento dei circoli, delle associazioni, delle personalità senza partito che volevano discutere e magari aderire al progetto, si è invece scelta la via bertinocchiana “è così” si sono persi mesi preziosi che potevano coinvolgere decine di compagni e che potevano far comprendere la validità della proposta.
Oggi siamo di fronte all’ennesimo bivio, accettare il “ricatto” vendolino azzerare tutto e ripartire, o aspettare la bombola d’ossigeno che forse non verrà?
Credo che sia necessario che l’aggregazione avvenga, anche con la Sel su un progetto che ci porti alle prossime elezioni ad una convergenza e senza pensare ad un’annessione, perchè purtroppo nella Federazione molti erano convinti che significasse l’annessione degli altri, (non abbiamo mai sentito nei cpf e/o incontri “se vogliono l’unità basta che si facciano la tessera del PRC”) come succedeva con gli altri dove erano maggiori di noi.
Lavorare per l’alternativa non significa sostituire un principe illuminato con un altro, significa far crescere il Partito e questo solo con una presenza sui territori diffusa e costante è possibile.
Caro compagno Claudio,
sono sotanzialmente d’accordo con la tua analisi e proposta.
Per riassumere:
1. Entro l’estate dovremmo svolgere il Congresso Costitutivo della Federazione della Sinistra.
2. Aprire un confronto serrato e a tutto campo in tempi brevissimi
con Sinistra Ecologica e Libertà prima che vadano a finire definitivamente nelle braccia del PD, che peraltro, prevedo attraverserà prossimamente una stagione difficilissima. Dobbiamo costruire una forza comunista e di alternativa alla sinistra del PD.
3. Aprire la campagna referendaria su Acqua, Nucleare,.. in rapporto stretto con Il Comitato Nazionale e l’Associazione Nazionale SI alle Rinnovabili NO al Nucleare.
4. Lavoriamo entro 1 anno a partire da subito per recuperare il terreno perso per arrivare a costruire nel paese un FRENTE AMPLIO- FRONTE AMPIO con tutte le forze autenticamente democratiche per arginare il declino democratico del paese e recuperare la credibilità e la moralità della politica al fine anche di arrestare l’astensionismo e la fuga nel voto grillino che indirettamente alimenta il qualunquismo e favorisce la destra.
Un abbraccio
Massimo De Santi
Ciao Compagni,
ho letto diverse analisi, secondo me insufficienti. Il primo punto è, qual è la nostra strategia e di conseguenza la nostra tattica? Qui i compagni sono disorientati si naviga alla cieca. Costruire una federazione della sinistra fra comunisti non ha senso, è necessario allargarla alla società civile, fare un simbolo più chiaro e non cambiarlo, fare un unico partito comunista all’interno della federazione.
Secondo punto, si sottovaluta il vendolismo. Sbagliate a pensare che sia un fenomeno regionale, ben presto valicherà i confini della puglia. L’alternativa di Vendola non sarà entrare nel PD ma distruggere e sottomettere questo partito. Pensate che sia fantascienza? Dovevate farvi un giro per le fabbriche di niky. Lui ha lanciato un offensiva antipartitica, SeL presto sarà sacrificata sull’altare dell’organizzazione orizzontale e della diffusione delle fabbriche di Niky sul piano nazionale. Non voglio essere disfattista, ma il modello autoritario finto democratico vendoliano ha la capacità di estendersi a macchiad’olio su tutto il paese. Egli ha capitoil berlusconismo e lo utilizza a suo vantaggio. Più passa il tempo più il nostro potere di contrattazione con SeL diminuisce. Dobbiamo essere in grado di giocare sul suo stesso terreno. Prima di tutto una linea chiara e veloce da applicare,ma mai come in questo momento la distinzione tra obiettivi abreve e lungo termine deve essere presa in considerazione. A breve termine dobbiamo rilanciare l’immagine del partito, anche se non ci piace.Purtroppo da comunisti dobbiamo essere in grado di arrivare a parlare alle persone, se non riusciamo a trasmettere il messaggio è ancheinutile averlo un messaggio. L’obiettivo a lungo termine deve essere l’organizzazione sui territori del partito, la formazione ideologica dei quadri ecc… PEr uscire dalla stagnazione dobbiamo essereun partito a due faccie. Da un lato cercare di entrare nella società postmodernizzata attraversola costruzione di una immagine più leggera, e dall’altro fare l’opposto contrario organizzando il partito sui territori. Continuo a ripetervi di non sottovalutareil vendolismo,il principale nemico per i comunisti è proprio la sua azione anti-partitica. Dobbiamo dialogare con vendola ma in modo intelligente. IN Puglia abbiamo fattoun errore che pagheremo carissimo, appoggiare incondizionatamente vendola alle primarie,senza ottenere una rassicurazione fondamentale, la legge elettorale senza sbarramento, o la lista insieme. Oraci troviamo con il 3,4 per cento a non avere rappresentant in consiglio.
Più che accellerare, visto che abbiamo tre anni di fronte, dobbiamo approfondire la discussione e capire bene le cose che non vanno. Occorre una chiarezza forte sulla strategia politica di fondo e sul nostro progetto politico dopo possiamo mettere in atto le tattiche elettorali necessarie. Per adesso abbiamo fatto solo tattica arrivando persino ad appoggiare una liberista, filo sionista e anticomunista coma la Bonino. Abbiamo necessità di ricostruire un nostro blocco sociale e per farlo dobbiamo avere un progetto di società, altrimenti è solo tattica e abbiamo visto che da anni la tattica non paga più. Prima di impegnarci in fronti con l’UDC e il PD dobbiamo risolvere altre questioni per noi esiziali. Dobbiamo trovare il modo di ricostruire quel blocco sociale tenendolo dentro alla necessaria e imprescindibile unità dei comunisti e alle esigenze tattiche di cui si parla. Non dobbiamo essere né settari, né inutilmente ideologhi ma aperti al confronto e al dialogo con le altre forze di sinistra ma alla luce di una nostra linea politica, e ad una coerenza, che oggi non esiste. Prima costruiamola e dopo la tattica e le alleanze. Non perdiamo anche questi tre anni così come abbiamo perso gli ultimi dieci.
Fraternamente,
Andrea Genovali
Bhè se l’unità è la strada e il compromesso con il Pd ci fa vincere, chiudiamo i battenti e iscriviamoci tutti a SeL. Perchè li abbiamo fatti andare via, avevano ragione??????
Se avete intenzione di risedervi come dirigenza a decidere della vita del partito cambiando per l’ennesima volta il progetto politico senza aprire una larga discussione tra i circoli e tra i compagni fatemelo sapere, prenderò le mie decisioni.
Mi sono fermata ad una lista anticapitalista e comunista autonoma culturalmente e politicamente dal centro sinistra e per questo ho lavorato durante queste elezioni in Lombardia dovendo spiegare ai compagni non militanti cos’era la federazione della sinistra o sentendomi dire io ho votato la falce e martello è giusto vero?????
Mi auguro che si inizi a costruire con la dovuta calma e con l’obbligatoria partecipazione dei compagni il progetto politico della Federazione della Sinistra, aprendo sicuramente tavoli di confronto con chiunque sia disponibile, perchè sinceramente se ogni volta che perdiamo un’elezione cambiamo progetto non c’è soluzione che tenga non saremo mai credibili.
Saluti a pugno chiuso
Che attraversassimo una fase di estrema difficoltà lo sapevamo già molto prima di vedere i risultati. Nonostante quanto raccolto non sia eccezionale, siamo vivi. Non ci hanno ammazzato. Non ci hanno cancellato definitivamente con quel comportamento che prevede di ignorare i comunisti dal panorama politico nazionale. Non viviamo a sinistra la totale marginalità, nonostante la spinta data dai mass-media al personaggio Vendola. Questi dati confermano al contrario che la FdS risulta l’unico laboratorio in grado di poter dare una risposta alla frammentazione. Per questo concordo con molto di quello che afferma Grassi.
Aggiungerei che, dopo essere rimasti a secco per due volte consecutivi, saremo rappresentati quasi ovunque e possiamo porre le basi per una strategia con maggiore respiro e con tempi più lunghi: io credo che queste elezioni possano rappresentare un’inversione di tendenza.
Sono daccordo col tuo articolo ma vorrei aggiungere che,secondo me, bisognerebbe fermare maggiormente l’attenzione sul caso Vendola perchè credo che stia diventando veramente l’unico leader di sinistra che possa contrastare, CON I FATTI E NON SOLO A PAROLE, Berlusconi. E come seconda cosa dico che, se vogliamo annientare Berlusconi, smettiamo di dirlo e agiamo proprio come sta cercando di fare Nicki.Ora comincio davvero a credere in lui, lo vedo molto deciso,determinato,grintoso e potrebbe benissimo diventare un trascinatore di piazze come era una volta il PC.Più attacchiamo B. e più gli facciamo credere di temerlo con il risultato, invece, di rafforzarlo(vedi esito elettorale con la lega che cresce grazie ai nostri voti….)La sinistra(ed il PD in primis….) non ha ancora capito che il male sta al nostro interno e non in B., diamo la colpa a lui per non ammettere i nostri errori che tu in parte hai evidenziato.Continuando così porteranno la sinistra ad essere cancellata e sono sicura che un vero comunista (come ancora mi sento io nonostante il dolore….)non possa accettarlo.Cospargiamoci il capo di cenere,lecchiamoci le ferite,ma ripartiamo,uniamo tutti quelli che si sentono ancora comunisti o anche solo di sinistra,buttiamo anche un occhio a Di Pietro e….perchè no….appoggiare o riunirsi a Vendola? Dobbiamo riunire tutte le forze di sinistra non solo numericamente ma soprattutto credendoci e non costringendoci solo per battere B. perchè così non vinceremo mai o dureremo poco come è già successo.
Scusami se mi sono troppo dilungata ma fa veramente male questa ennesima sconfitta perchè stavolta ci credevo anch’io dopo tanto tempo…….gli italiani e operai hanno perso fiducia in noi,QUESTO E’ GRAVISSIMO ma ancora non lo vogliono vedere i nostri CARI rappresentanti.
Hasta la victoria siempre
Katya
Cominciamo dalla fine. Proprio avendo partecipato con passione a tutte le iniziative di referendum sull’estensione dell’art 18 ritengo pericoloso usare lo strumento referendario che si rischia di perdere su un tema, la legge 30, VITALE per la nostra ragione sociale. Lo stesso per l’infame legge sull’arbitrato: meglio una campagna per una legge di iniziativa popolare sperando che Napolitano non firmi la legge sull’arbitrato. Le elezioni: evidentemente sono andate male e potevano andare un pò meglio. Il non voto di settori molto deboli della popolazione, da isolamento sociale e’ un problema sin tutta Europa ma l’astensione “da sinistra” o il voto alle liste di Grillo o anche parzialmente all’IDV indicano in una parte di coloro che si ritengono antagonisti una deriva populistico-demagogica di cui blog del Manifesto e’ una spia allarmante data la naturale selezione politica che dovrebbe garantire (per non parlare dei toni da “antimperialismo degli imbecilli”in politica estera).Non dunque tutto male sta nei gruppi dirigenti e tutto il bene nella base popolare, dato che i pogrom non li hanno sempre fatti direttamente – per usare un paragone magari eccessivo ma chiaro – ne’ gli industriali siderurgici prussiani ne’ gli aristocratici polacchi ma i loro contadini. L’isolamento e le sconfitte hanno provocato in questa base delle reazioni che ricordano più i gruppi di una volta o qualche centro sociale, con tutta la stima per alcuni di essi, che l’elettorato di un partito operaio e popolare di massa. Ciò ci deve preoccupare moltissimo. L’elettorato della Lega e’ l’erede della disgregazione di molti insediamenti politici: dalla Coldiretti del basso Piemonte e del Veneto (ricordate le quote latte) ai piccoli industriali di prima generazione che si basavano su evasione e svalutazione e adesso possono contare solo sulla prima a causa dell’euro a settori importanti di mondi operai che le sconfitte e le ristrutturazioni hanno piegato e che di fatto la fine del Pci ha privato di un riferimento importante persino per chi non lo votava. Il collante xenofobo fa il resto. E’ questo che ci deve preoccupare: qui in Lombardia siamo in tanti ad aver capito fin dai primi anni Novanta che era la Lega il vero pericolo perche’ mordeva dentro il nostro mondo di riferimento.
A me pare che per capire meglio il da farsi sarebbe utile riprendere un’idea che era emersa due anni fa dopo la prima sconfitta proprio qui in Lombardia. Ancora non pochi eletti nelle Rsu aziendali e anche del pubblico impiego fanno riferimento a noi o a SeL. Spesso le motivazioni degli uni e degli altri sono più vicine di quanto non appaiano le dichiarazioni congressuali e politiche generali. Un’assemblea che li riunisse – la proposta era partita dall’AltraLombardia, purtroppo anch’essa lacerata dalla divisione fra Rifo e SeL – sarebbe un primo inizio. Certo: mancano i precari e gli interinali ma intanto avremmo a che fare con dirigenti eletti da compagni di lavoro anche politicamente lontani e quindi in grado di riflettere sui loro bisogni e rappresentarli.
Continuare con la federazione, stringere l’unità delle sue componenti, riaprire un discorso con SeL se ci vuol stare: non un arcobaleno generico ma un ripartire dai problemi e dal tessuto complesso dei vecchi e nuovi mondi del lavoro.
scusate il refuso
dato che i pogrom non li hanno mai fatti direttamente – per usare un paragone magari eccessivo ma chiaro – ne’ gli industriali siderurgici prussiani ne’ gli aristocratici polacchi ma i loro contadini.
Il commento sul sito de l’Ernesto, come contributo alla discussione
http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19276
http://www.lernesto.it
in queste ora sta uscendo prepotentemente l’attacco alla scuola pubblica, alla cultura e alla formazione dei giovani. dopo l’offensiva contro la geografia, la cancellazione della storia della resistenza dai programmi scolastici sarebbe un colpo multiplo che dobbiamo assolutamente respingere.
Gentile Claudio Grassi,
ho letto con attenzione le sue riflessioni sull’esito del voto alle appena trascorse elezioni regionali, condividendo buona parte dei suoi contenuti.
In particolare concordo sulla necessità per le forze di sinistra (tanto per il PRC/fed. della sinistra che per Sinistra Ecologia e Libertà) di non isolarsi dal centrosinistra ma di saper perseguire – pur nella diversità di vedute e prospettiva politca su molti temi – un rapporto fattivamente collaborativo, senza il quale, nessuna delle sue componenti (i partiti cosidetti di sinistra, ma anche il PD) ha alcuna possibilità di risultare (se si proponesse da sola) vinciente nelle future tornate elettorali nazionali e locali.
Vivo in Umbria da qualche anno (sono nato e vissuto a lungo in Toscana) ed ho “visto” da vicino la realtà della sinistra in questa regione. Non c’è dubbio che il PRC/federazione della sinistra sia qui presente e ben radicato (oltre ad aver dimostrato buone capacità amministrative in taluni casi) ma non inganni la percentuale complessiva dei votanti (tra l’altro, rispetto alle precedenti elezioni europee, influenzata dal minor numero dei votanti su cui essa è calcolata) perchè se analizzata con maggior attenzione evidenzia un grosso squilibrio tra voto nei centri minori (molto alto) e nei centri maggiori e capoluoghi (molto più basso per il PRC/fed. della sinistra, dove risulta meno votata della stessa SEL) che evidenzia come il voto ad essa sia di carattere prevalentemente conservativo/di appartenenza (come avviene per il centrodestra prevalentemente votato nei piccoli e medi centri urbani) e non di carattere progettuale (come avviene nel caso del voto dei grandi centri urbani dove la presenza del ceto medio riflessivo è molto più alta). Duqnue i risultati, nel caso Umbro ma probabilmente non solo in quel caso, non consolino perchè segnano solo un’apparente stato di salute positivo mentre sono la spia d’allarme di un’incapacità ad essere credibili progettualmente.
Mi permetta infine un’ultima chiosa sulla disaffezione dovuta alle scissioni ed agli abbandoni nel tempo di parte della classe dirigente in rifondazione. Non c’è dubbio che tali atteggiamenti abbiano pesato e tutt’ora pesino molto, ma non si senta meno coinvolto e corresponsabile chi ha deciso – dopo essersi presnetati al congresso con mozioni diverse ed inconciliabili tra loro – di unirsi artificialmente (ed in spregio degli obbiettivi sui quali avevano – nei congressi di base – richiesto la delega) pur di sconfiggere un candidato che – da solo – rappresnetava la metà degli iscritti.
Cordialmente
CF
Mi fa un po’ cadere le braccia questa analisi spocchiosa del “ceto medio riflessivo” delle città che mostra tutta la sua superiorità antropologica votando SEL, rispetto agli zotici incolti che nei paesi e nelle periferie si ostinano al “voto conservativo” per la Federazione della Sinistra. Tanto parlare e straparlare della “nuova sinistra” contrapposta agli “identitari col torcicollo”, per finire ancora a parlare del “ceto medio riflessivo” di Moretti e dei girotondi…
Il dato esposto da Claudio Fondelli conferma una mia opinione, che ho ritrovato anche nell’articolo di Claudio: la FdS ha ancora un voto di radicamento territoriale e fiducia legato alla militanza dei compagni ed alle buone pratiche di amministrazione locale, mentre SEL sopravvive grazie al voto d’opinione e all’enorme esposizione mediatica di Vendola.
E’ chiaro che questo voto di radicamento non può sopravvivere all’infinito senza un salto di qualità nella proposta politica della Federazione. Concordo con le proposte del compagno Claudio Grassi. Questo patrimonio di fiducia e militanza va valorizzato: andava fatto maggiormente a partire dalle elezioni europee, ma il nostro colpevole ritardo ha ulteriormente eroso i margini del voto “resistenziale” che ci sostiene. Non possiamo perdere altro tempo.
Caro Claudio, credo sia giunto il momento di valutare obiettivamente la linea politica di rifondazione comunista in questi due anni. Il giudizio è per me negativo, essendo fuori dal panorama politico e non costituendo più un’opzione politica significativa, per quanto minoritaria. Penso sia giusto e doveroso andare oltre le nostre convinzioni e fare un ragionamento “empirico”, ossia legato ai dati osservati. è difficile oggi per un militante parlare del nostro progetto alla gente, tra la gente. è elevata la difficoltà di veicolare un immaginario avvincente. Peraltro, manca un programma chiaro ed una proposta concreta capace di guardare al futuro, al di là delle pur giuste battaglie che vanno condotte sui territori (lotte contro le infrastrutture inutili, lotta contro i licenziamenti, etc.). Insomma bisogna lavorare subito ad una forte elaborazione intellettuale della sinistra anticapitalista. Allo stesso modo bisogna ragionare sul fatto che quando andiamo da soli, in questa fase intendo, riscontriamo le simpatie di quel nucleo più militante che possiamo trovare in un blog come questo, ma non tra la gente. La politica dei duri e puri è apprezzata, ma non fruttuosa per incidere nei processi reali.
Per questo è ora che i dirigenti nazionale della sinistra lavorino all’unità, per un soggetto di sinistra alternativo al pd. Il resto è solo fantapolitica e scontro tra i vertici. tutto ciò rende distruttivo ed inutile l’impegno sano dei pochi militanti nei territori.
Bene..come prima..peggio di prima!! Soprattutto avanti con il terzo punto, imbarchiamoci nel nuovo centro sinistra, consumiano anche quel 2% che ci è rimasto!! Qui mi sa che si gioca per perdere!!