La settimana che inizia sarà quella decisiva in vista delle elezioni regionali del 28 e 29 marzo. Di esse si è molto discusso nei post precedenti con riflessioni anche molto approfondite. In particolare il compagno Ramon Mantovani ha fornito ulteriori spunti di discussione con i quali voglio confrontarmi. Tralascio, ovviamente, i punti sui quali concordiamo. Mi soffermo su quelli sui quali ho un’opinione diversa.
Ramon dice che io non colgo il cambiamento che è avvenuto, in conseguenza della modifica delle leggi elettorali, nelle istituzioni locali: il potere fortissimo assegnato ai sindaci e ai presidenti di provincia o regione, con il conseguente svuotamento di potere delle assemblee elettive. Oltre a questo, una sfrenata personalizzazione della politica che non solo rende difficilissima la campagna elettorale per le forze alternative, ma penetra anche nelle nostre file, determinando comportamenti che non ci dovrebbero appartenere. Ciò produce, in alcune situazioni, modalità perverse di selezione del personale politico, e il rischio di una distribuzione patologica delle risorse umane ed economiche che inquina la dialettica interna al partito, in particolare nei congressi. A tutto ciò si aggiunge il fatto che le retribuzioni e i privilegi degli eletti nelle regioni sono diventati abnormi. Tutto questo, sostiene Ramon, alimenta un disagio diffuso nel nostro elettorato, che porta all’astensione. Occorre quindi una nostra netta presa di distanza e una discontinuità!
Cerco di replicare a questo ragionamento i cui difetti di fondo, a mio parere, sono la semplificazione e la generalizzazione.
Intanto valorizziamo quanto di buono abbiamo fatto: Rifondazione Comunista è sempre stata contraria e ha sempre contrastato – tanto a livello nazionale, quanto a livello locale – la trasformazione del sistema elettorale da proporzionale a maggioritario, che è la causa principale delle degenerazioni che Mantovani richiama. Sarebbe il caso di ricordarlo più spesso e di rimarcare, nella nostra propaganda, quanto il passaggio al maggioritario sia stato negativo, anche per gli stessi obiettivi che venivano proclamati. Occorrerebbe altresì rammentare che Rifondazione Comunista non solo ha sempre votato contro aumenti di emolumenti e indennità, ma, in diverse regioni, ha presentato proposte di legge per ridurre i compensi. Infine perché non ricordare che gli eletti del nostro partito versano gran parte del loro compenso e che, dopo il congresso di Chianciano, è stato approvato un regolamento che aumenta ancora di più la quota che va al partito?
La stragrande maggioranza degli eletti del nostro Partito ha svolto e svolge con grande serietà e onestà il proprio lavoro senza arricchirsi o godere di chissà quali privilegi. Su questo so benissimo che anche Mantovani è d’accordo. Ritengo però che occorra dirlo, perché capita spesso di assistere a discussioni ai vari livelli del nostro partito nelle quali il fatto stesso di stare in una giunta viene connotato negativamente. Anche questo volevo dire quando parlavo di lotta al settarismo. Detto ciò, resta la questione: come agire politicamente in un contesto dove domina il maggioritario e la personalizzazione? come intervenire nel caso anche nelle nostre file si verifichi un abuso del proprio ruolo istituzionale?
Vado con ordine. Purtroppo il sistema maggioritario e il ragionamento che tende a ridurre a due gli schieramenti si sono molto consolidati. Sono diventati senso comune anche per molti dei nostri elettori. Il meccanismo del «voto utile» esiste, non è una invenzione di qualcuno che a sinistra ha una propensione moderata. Come fare dunque per non farsi schiacciare nella tenaglia tra omologazione (accettazione del bipolarismo e internità al centrosinistra: è questa la strada imboccata da Sinistra Ecologia e Libertà) e marginalità (incapacità di incidere nei processi reali, quindi inutilità del voto, come avviene per il Partito comunista dei lavoratori e per Sinistra critica)?
Non è facile dare una risposta a questa domanda. Sono anche convinto che non vi sia una scelta completamente giusta o completamente sbagliata. Vi può essere un prevalente e noi, anche per questo, dovremmo imparare a non esasperare la scelta e la discussione che la precede! Teniamo anche presente che la nostra debolezza non rende agevole nessuna decisione perché, ovviamente, il nostro potere di contrattazione non è granché rilevante.
Detto ciò, in questo contesto, io vedo una sola strada percorribile: quella che abbiamo cercato di percorrere. E cioè: andare al confronto con le altre forze del centrosinistra sulla base delle nostre proposte di merito, e condizionare la partecipazione alle alleanze alla loro accettazione. È sicuramente difficile (dati i rapporti di forza e la situazione generale nella quale ci muoviamo), ma non vedo altra strada che non ci porti all’isolamento o alla subalternità.
Su una cosa potevamo fare meglio e penso che dobbiamo tenerlo presente in vista della campagna elettorale. Pur essendovi programmi specifici per ciascuna regione, avremmo dovuto individuare non più di tre punti di forte impatto da spendere in tutta Italia e da far valere come condizioni generali per la nostra presenza in coalizione. Per esempio: blocco dei licenziamenti, acqua pubblica, no al nucleare. Ogni forza che è fuori dagli schieramenti e/o vuole mantenere la propria autonomia cerca di connotarsi con poche proposte forti: l’Udc battendosi contro il bipolarismo, la Lega per il federalismo e contro gli immigrati, l’Idv per la legalità. Anche noi dovremmo sforzarci di d diventare riconoscibili in base a un obiettivo forte, largamente sentito e condiviso. Pensiamoci.
Due parole, infine, sul cattivo uso del ruolo istituzionale che qualche compagno/a avrebbe fatto anche tra le nostre file per condizionare il nostro partito. E’ un problema reale (anche se molto circoscritto) e dobbiamo combatterlo tutti insieme. Diciamo che non si è mai andati sino in fondo nel contrastare simili comportamenti perché, soprattutto nei passaggi congressuali, si guarda soprattutto ai voti che le singole mozioni possono procurarsi proprio in virtù di tali situazioni negative.
Come ben sappiamo, vi è una regione che, finché ha sostenuto «Essere Comunisti», è stata considerata la patria di tutti i mali, al punto da venire ripetutamente commissariata, e poi, quando si è allineata su posizioni diverse, è diventata un apprezzato serbatoio di consensi! Io penso che se vogliamo sradicare tali situazioni, occorra davvero muovere verso il superamento delle correnti organizzate. Ma questo – al di là dei proclami – implica un vero processo unitario, basato sulla fiducia reciproca dei membri del gruppo dirigente. Non vedo altra strada. Questo è un argomento da approfondire, su cui mi impegno a scrivere qualcosa di specifico.
Come dicevo all’inizio, con questa settimana si conclude la fase della costruzione delle alleanze nelle regioni in cui si vota. Ovviamente si può sempre fare meglio, e tutto è, per principio, discutibile, ma credo che tutto si possa rimproverare alla Federazione della Sinistra (e quindi anche al Prc) tranne che sia andata al confronto con il cappello in mano, con un atteggiamento subalterno. Le regioni in cui, se la coalizione vincerà, la Federazione avrà impegni di governo sono una minoranza: Liguria, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Puglia e Calabria. In Piemonte, Lazio e Basilicata l’accordo è solo elettorale. In Lombardia, Marche e Campania si va da soli. In Umbria la situazione è ancora incerta.

febbraio 15th, 2010
Claudio
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Caro Claudio, un paio di considerazioni. Non solo occorre valutare quanto degli emolumenti i ns. eletti versano nelle casse del partito. Occorre anche valutare le nomine e gli incarichi personali che dirigenti del PRC ottengono a titolo personale e quanti posti “sempre personali” dal sottobosco delle municipalizzate vengono attribuiti “in quota PRC” anche se non si può dire ed avvengono a titolo personale (quindi giuridicamente ineccepibili). Esempio pratico le consulenze che ha pagato la Provincia di Milano all’ex segretario regionale del PRC ed l’ex segretario del PRC della Fed di Monza e Brianza(entrambi confluiti in SEL).
Seconda ed ultima considerazione: stiamo cauti con i grandi proclami (blocco licenziamenti, no nucleare, si acqua pubblica). Rischiamo di fare delle pessime figure e mancanza di coerenza. Vedi poi il nostro voto a favore (anche il tuo) sul rifinanziamento delle missioni militari all’estero (Afghanistan). Altro che andare in giro a predicare “No alla guerra senza se e senza ma”. Spiegalo tu caro Claudio.
Fraterni saluti comunisti
Andrea Bracciali
nel mio comune l’assessore versa la quota’ il consigliere versa il 60%
delle quote delle commissioni,colui che è nominato nell’ente di secondo livello trattiene le tasse e versa tutto al circolo.
Mi sembra molto facile fare tutto cio in quanto questo è il principio che il circolo si è dato.Nell’ultimo congresso si è stabilito se non erro lo stipendio degi eletti, ma pultroppo con una dizione sibillina che lascia troppa discrezionalità.per quanto mi riguarda fintanto che non si sciogono le correnti,che nel periodo bertinottiano hanno avuto una fuzione di resistenza allo scioglimento del partito positiva,e rimangono le riviste i blog come tendenze,il partito avrà scelte che non si comprendono tra le varie regioni perchè spesso sono figlie di poteri correntizi, avremo leder locali che verso il governo nazionali hanno posizioni di chiusura settaria e ideologica e a livello locale alleanze a tutti i costi e tra l’altro nei periodi amministrativi NON DISTURBIAMO IL PRESIDENTE che mi ricorda tanto non bisogna rompere la corda di cossuttiana memoria.
COMUNQUE ORA E’ NECESSARIO FARE UNA CAMPAGNA ELETTORALE UNITARIA perche solo se avremmo un discreto risultato potremmo lavorare tutti per migliorare il partito e la federazione
Beato te, Silvio. Nella mia federazione l’unico istituzionale presente, il consigliere provinciale, eletto nelle liste di rifondazione,non versa neanche un centesimo. Non solo. Ma se fa qualche iniziativa bussa a quattrini ad un partito squattrinato. E’ un malcostume duro a morire dalle nostre parti. Ora, per sfuggire ai prorpi doveri si è inventato un gruppo – La sinistra- per cui non risponde formalmente al partito.
Potrebbe suonare offensivo per la stragrande maggioranza dei compagni che assolvono ai loro compiti istituzionali con serietà e impegno. ma credo che per prevenire comportamenti scorretti occorra stipulare dei veri e propri contratti con i candidati, con i quali li si impegna a verdare una quota ben definita, anche nel caso essi dovessero cambiare casacca. Mi pare che c’è un precedente del genere sperimentato con successo dalla Lega Nord. Fidarsi è bene………
E’ brutto, ma è intollerabile che tanti compagni dedichino spontaneamente parte della propria vita al partito mentre pochi “sperti” (furbetti) li offendano con la loro condotta non irreprensibile.
Sembra purtroppo che il male del PRC sia il partito calabrese,contro il quale tutti pronti a sparare a zero,qualcuno se ne augura addirittura la scomparsa, sempre lo stesso qualcuno dice che se fosse in Calabria non andrebbe a votare(a proposito sig.qualcuno sicuro che non sei un calabrese duro/puro che sta facendo di tutto,come in qualche provincia sta succedendo,pur di tentare di far fallire alla lista il raggiungimento del 4% ?).Caro Claudio una risposta da te su questo argomento sinceramente me la sarei aspettata(non mi aspetto che tu mi risponda al telefono,mah).Invece hai lasciato,anche a chi la realta’ calabrese non la conosce,o la conosce solo,di sputare arbitrari giudizi su tutti i compagni della Calabria.Come se andare con Loiero fosse il male assoluto,o secondo voi era meglio allearsi con il tintinnio delle manette dipietriste,ovvero con tale Callipo?.
Vorrei solo ricordare a quanti non lo sapessero,che il sig. Callipo e’ lo stesso personaggio che era sul palco a Roma a fianco di “tale” Gianfranco Fini nella manifestazione promossa dall’allora an contro il governo Prodi,vorrei aggiungere anche che sempre il sig.Callipo e’ tra i soci fondatori del pdl in Calabria.Non credo che bisogni aggiungere altro per rigettare qualsivoglia tentativo di allenza con il soggetto di cui sopra.Ma davvero credete che la giunta Loiero abbia fatto poco e male.Certo si doveva e poteva fare meglio,tanti problemi non sono stati risolti(di contro vorrei sottolineare la stabilizzazione di oltre 4 mila precari, ma so che questo risultato “qualcuno”lo vede solo frutto di clientele).Andare da soli?E perche’? solo per fare un favore a chi questo partito,a livello locale,sta cercando in tutti i modi di distruggerlo.Poi possibile che nessuno abbia proferito una sola parola sul partito(quello che ne e’ rimasto)pugliese.Ai ballottaggi di Giugno in alcune citta’,tra cui Bari,ci troviamo alleati con l’udc e il giorno dopo la sua elezione il sindaco Emiliano afferma che il PD deve essere un partito “orgogliosamente anticomunista”,e credetemi non ho letto nessuna nota di sdegno.Loiero con tutti i difetti di questo mondo,con tutto cio’ che se ne puo’ dire, alla domanda di cronista su di un eventuale accordo con l’udc ha testualmente risposto”prima devo sentire cosa ne pensa la sinistra comunista della mia coalizione”.
Detto questo cari compagni non vorrei passare per un Loiero-fan,ma credetemi pur di tentare di battere il fascista(mai pentito)scopelliti,l’uomo che non proferisce parola sul busto in bronzo del duce esposto dal gruppo di an alla provincia,l’uomo della stele a ciccio franco,l’uomo del monumento alla massoneria,non solo come dice Ferrero alleati con il diavolo,ma per battere scopelliti e questa destra alleati anche con la monarchia.Il tempo di fare gli esteti su chi e’ piu’ comunista e’ passato ,ora bisogna pensare al concreto.La sopravvivenza e la credibilita’ del NOSTRO AMATO PARTITO,passano dalle elezioni regionali.Compagni al lavoro e alla lotta
Ma perchè non ti rileggi cosa scrivevano Grassi e Ferrero su Loiero fino a poco tempo addietro? tutto il male possibile e su noi compagni di Calabria basta cosa scrive ancora Grassi sul passare da una mozione all’altra nei vari congressi: prima eravamo della sua corrente poi all’ultimo congresso eravamo con Vendola non ha caso annullo anche il più grande congresso della Calabria ecco cosa pensano dirigenti nazionali dei compagni calabresi
caro compagno filippo,
no, non sono calabrese. Ma non dire “o Loiero o Callipo”. Per me si doveva correre da soli. Perché ambedue non hanno nulla da spartire con noi. Poi il PRC calabria ha deciso, in propria autonomia, di correre con Loiero? Bene, ma per me i compagni calabresi sbagliano, e danneggiano tutto il partito. Perché oggi, quando il PRC rivendica la coraggiosa scelta di non correre con De Luca in Campania, tutti ci rinfacciano l’accordo con Loiero. E io spero, semplicemente, che scelte come quelle del PRC calabrese non paghino. Affinché, la prossima volta, vi sia più oculatezza nella scelta. Quindi, se fossi stato calabrese, non avrei votato per il NOSTRO AMATO PARTITO.
Caro compagno Zukov,
non mi sembra che le compagne ed i compagni calabresi abbiano danneggiato così tanto il partito e la federazione visto che fino a prova contraria alle scorse europee il risultato migliore si è registrato proprio in Calabria.
Credo onestamente che i compagni calabresi abbiano fatto l’unica scelta possibile e che tra l’altro spesso si critica Loiero indicandolo come il male assoluto ma senza mai entrare nel merito. Ricordo alcune cose positive della giunta Loiero quali il fatto che la regione si costituisca parte civile in tutti i processi per ‘ndrangheta, la stazione unica degli appalti gestita dal procuratore antimafia Salvatore Boemi per cercare di evitare infiltrazioni negli appalti e l’assunzione di 4000 lavoratori Lsu/Lpu.
Purtroppo fare politica nel Sud ed in Calabria non è facile ed i compagni e le compagne calabresi meriterebbero maggiore rispetto piuttosto che le facili ironie di chi non conosce le condizioni reali in cui tali compagni sono costretti ad operare. Lo dico a ragion veduta perchè io sono calabrese però vivo in Emilia Romagna e ti posso assicurare che è molto più facile fare i comunisti qui che in Calabria.
Alessandro Belmonte – Il Brigante Rosso
cari compagni, io sono campano e dico ugualmente che dei partiti calabresi c’ è da vergognarsi: numero di tesserati abnorme, non estraneità totale alle pratiche clientelari, istituzionali che fanno il bello ed il cattivo tempo, appoggio all’ ineffabile loiero, personaggio di cui non bisogna salvare nulla e al quale bisogna essere del tutto estranei. Confido che i dirigenti nazionali aggiustino la situazioni, senza farla precipitare ulteriormente. La Campania sia da lezione
caro Alessandro,
leggo volentieri il tuo blog e spesso condivido quello che dici. Ma ancora non accusatemi di dire cose che non faccio: non ho mai fatto “facili ironie” ad esempio. Sono serissimo in quello che dico. E non mi interessa del risultato elettorale. Se mi interessava il risultato elettorale andavo in un altro partito. Mi interessano gli ideali e i principi. Che non riconosco nella scelta di Loiero. Posso dirlo? E forse rifondazione otterrà dei risultati in Calabria da questa scelta, ma temo che la pagheremo da altre parti, tra cui l’Emilia, dove anche io abito. Sinceramente questa scelta ha tolto molte frecce al nostro arco.
ciao,
Zukov
Ciao Zukov,
“facili ironie” non era riferito al tuo post in particolare ma ad un atteggiamento che mi capita di sentire spesso da alcuni compagni.
Abitando da alcuni anni anche io in Emilia Romagna (Bologna) mi rendo conto che spesso è difficile comprendere la situazione di difficoltà in cui si trovano ad operare le compagne ed i compagni della Calabria se non si conosce a pieno e non si vive quella realtà.
Il discorso purtroppo è molto più complesso e, secondo me, sparare a zero sui gruppi dirigenti calabresi è ingeneroso rispetto ad un partito che non solo ha ottimi risultati elettorali (per quanto secondario possa essere) ma ha anche un’ottima organizzazione ed un forte radicamento territoriale (ti posso assicurare per esperienza personale che è sicuramente meglio rispetto all’Emilia Romagna) e che, sia pure con molti limiti, riesce ad essere parte integrante di movimenti quali il “No ponte”. Tra l’altro, cosa non di secondo piano, vi è una numerosa presenza di giovani sia nei GC che nella FGCI.
Tutto qua, non è mia intenzione tessere le lodi del partito calabrese (che ha anche tanti difetti) ma, secondo me, è irrispettoso l’atteggiamento di chi lo indica come male assoluto.
Alessandro Belmonte – Il Brigante Rosso
P.S. grazie per l’apprezzamento nei confronti del mio sito/blog
Anch’io sono Campano e con molta onestà non condivido la scelta del MIO BENAMATO PARTITO.Ma lezione di che se si è dovuto candidare il Segretario Nazionale perchè il 98% del cpr voleva andare in coalizione?Ma lezione di che se fino all’ultimo abbiamo fatto i burattini del magistrato De Magistris che poi si è sfilato?Ma lezione di che se pezzi consistenti del partito a Napoli e a Salerno ci hanno lasciato per andare rispettivamente con il pd e con sel?Ma lezione di che se in quattro province su 5 non presentiamo la lista?Credo che di questi tempi dire Campania sia il sintomo della difficoltà in cui viviamo,e se per la quale non inetviene qualcosa il 30 marzo saremo già qualcos’altro.
scusami Zukov,ma secondo me stai delirando,la scelta del partito calabrese danneggerebbe tutto il PRC?E perche’ mai.
Ti ripeto,a proposito vorrei ringraziare di cuore il Brigante Rosso per l’esatta analisi sul partito calabrese,che forse tu non hai la piu’ pallida idea su chi e’ il candidato della destra qui in Calabria e per questo e’ facile sparare a zero.Andare da soli?Per prendere quanto?Giusto il necessario per scomparire o solo perche’ il PRC Calabria da’ fastidio in quanto riesce ad ottenere lusinghieri risultati rispetto alle “roccaforti rosse”?
caro Zukov,firmati,vieni qui a Reggio,vedi le porcherie di scopelliti &co.poi parla.Sei proprio un’esempio da copiare un esempio di militanza e dedizione alla causa comunista.Peccato che se fossi qui non saresti andato a votare.
Penso ,e concludo,che e’ anche grazie a gente come te se siamo alla canna del gas.VERGOGNATI.
Scusa Filippo ma non scadrò negli insulti. Né tantomeno mi vergognerò. Dove abito il PRC ha ottenuto percentuali e risultati molto lusinghieri, opponendosi al PD proprio a livello locale. Io ribadirò sempre la mia politica, in certe situazioni non si può correre con certi personaggi. Se questo fosse avvenuto in Emilia, mi sarei opposto con tutte le mie forze e, se non avessi ottenuto risultato, certo non avrei votato per il mio partito. E neppure mi sarei impegnato per la campagna elettorale. Detto questo, non sarei comunque mai uscito dal PRC. Dico questo perché non mi si accusi di scissionismo, ci mancherebbe altro.
Caro Zukov,
in una tua mail scrivi che se il partito non fa le scelte che condividi tu non lo voti. Ti rendi conto dell’assurdità della tua posizione. Cioè tu, individuo singolo, ricatti il partito che o fa come la pensi tu o non lo voti. Alla faccia della democrazia. Credo che quando si fa parte di una comunità si rispettano le decisioni che questa prende. Ti sei chiesto se tutti facessero come te che fine farebbe il partito ? Chi non vota per il suo partito che razza di comunista è ?
ed eccoci, per fortuna che avevo provato a chiarire la mia posizione… Se il partito prende strade che non condivido, non lo voto. Semplice. Ma a differenza di altri, non sono quello che si scinde, passa ad altra formazione politica, va sui giornali, etc.
E spero che tanti facciano come me. Anche perché nelle elezioni regionali le alleanze o meno sono state decise da una minoranza di dirigenti, senza consultazione della base (che al massimo ha discusso del programma da portare al PD… e neppure del risultato della trattativa con il PD! E in ogni caso la base non aveva potere di voto. Giusto? Sbagliato? Ne abbiamo discusso precedentemente in un altro post, non riprendo il discorso). Quindi spero che dove i dirigenti hanno fatto scelte sbagliate, chi la pensa come me, per quanto iscritto al PRC, dia un segnale chiaro: non vi voto. Le poltrone sognatevele. La prossima volta cambiate registro. Detto questo, spero che nessuno esca dal partito ma rimanga al suo interno, e faccia la giusta opposizione interna a queste scelte scellerate.
Io sono d’accordo con Franco. Se Zukov è effettivamente un iscritto al partito non può dire che non lo voterà. Se è iscritto al partito vuol dire che ne condivide la proposta politica. Ed un vero militante non può subordinare la strategia di un partito alla tattica.
Zukov, ce l’hai la tessera di Rifondazione in tasca?
Allora vai a votare. Sulla scheda elettorale non c’è un’altra forza elettorale che intende difendere i lavoratori ed i ceti deboli della società come la Federazione della sinistra.
Certo che un internauta che si firma Zukov ed ha tanto disprezzo del centralismo democratico fa un po’ sorridere…
Sono iscritto e voto il PRC quando almeno si avvicina agli ideali che dovrebbe rappresentare. Per dirla tutta, ritengo sbagliata non solo la scelta calabrese, ma anche la scelta effettuata in altre regioni, ma nelle altre mi sarei tappato il naso e sarei andato a votarlo. Anzi, ci andrò in quanto emiliano (seppur non condividendo appieno la scelta dell’accordo con Errani, quindi tappandomi il naso). Ma se fossi stato calabrese no. Non l’avrei votato. Ma cosa pensate, che il fatto di avere la tessera mi impedisca di usare il cervello? E poi potrei anche sottostare ad una scelta della maggioranza degli iscritti (ma non ne sono sicuro) ma non a una scelta della maggioranza dei dirigenti regionali in mancanza di una consultazione degli iscritti. In Calabria stiamo facendo un bell’errore. E non mi farete cambiare idea.
Caro compagno Filippo Burrone, il vostro egoismo e la vostra miopia politica lascia davvero basiti.
Non vi rendete conto che il vostro successo in Calabria danneggia il Prc? Non vi rendete conto che la vostra capacità di chiudere accordi politici col centro-sinistra e incidere nelle istituzioni incrina i rapporti con i compagni che se ne fregano del risultato elettorale, e preferiscono declamare principi e ideali? Non vi rendete conto che la buona situazione del Prc in Calabria crea astio e fa rosicare altri compagni in altre regioni in cui abbiamo maggiori difficoltà?
Non capite che un buon risultato in Calabria ci rende la vita impossibile p.es. in Emilia Romagna, tanto che neppure compagni come Zukov, nonostante le indiscutibili doti politico-organizzative, riescono a costruire un radicamento ed un consenso? Già immagino la vostra posizione: “Se il Prc ha difficoltà in Emilia Romagna, forse la responsabilità è innanzi tutto dei compagni del posto”. Bel modo di rifiutare le proprie responsabilità e addossarle ad altri! Complimenti!
Sarebbe ora che Matovani riconoscesse che a sprangare fino quasi a morte a Milano nel 1978 il pittore Fausto Pagliano fosse stata una squadra del movimento lavoratori per il socialismo, di cui egli era dirigente.
caro giorgione, che negli anni 70 ci siano state cose di cui vergognarsi non ci sono dubbi. io che dichiaro di non essere un pentito di quella stagione politica non rivendico e non ho nostalgia degli scontri fra compagni. episodi contro i quali, per altro e per quello che valeva la mia opinione, ebbi una posizione critica dentro la organizzazione alla quale appartenevo. ma fu un aspetto della vicenda degli anni 70 che purtroppo riguardò tutte le organizzazioni e che denunciava una grande miseria culturale e politica, per quanto coperta da frasi scarlatte e da una concezione militarista della politica. e non ha senso, caro giorgione, riprendere quelle cose per rinverdire polemiche sulla base delle divisioni di allora. basti pensare che una parte dei dirigenti del mls, di lotta continua e anche di altri passarono, in breve tempo, nel psi di craxi e che molti militanti e dirigenti dei gruppi che avevano scelto la lotta armata poco tempo dopo iniziarono a pentirsi, mandando in carcere migliaia di compagni, e a dichiarare la propria “conversione” perfino aderendo a comunione e liberazione. come altri, in carcere, si diedero all’attività di scomunicarsi e condannarsi a morte a vicenda.
per quel che vale io, anche in considerazione di quanto detto più sopra, negli ultimi 20 anni, mi sono battuto per i diritti dei detenuti politici (come potrebbero testimoniare decine di loro) e per l’amnistia giacché penso che la stagione degli anni 70 sia conclusa e che chi imbracciò le armi, avendolo fatto per motivi politici, merita che sia predisposta una soluzione politica.
come vedi, caro giorgione, non ho alcun imbarazzo a parlare di certe cose. solo che sinceramente non capisco quale relazione abbiano con la discussione che c’è su questo blog.
ciao
Ramon! C’è del vero in quello che dici, e anche una qualche saggezza. Qui non si tratta di ri/portare la faccenda a questioni penalmente ascrivibili (dio me ne scampi, non auguro la prigione a nessuno). Ma il comunismo ha un senso se nessuno è considerato nazista (come fu da parte “vostra” ,come MLS)per le posizioni che sostiene come successe a Lotta Comunista, che i freakettoni che si facevano qualche canna venissero considerati “piccolo-borghesi” da rieducare, che gli autonomi fossero “provocatori” da sprangare. Il comunismo era, ed è!, un’altra cosa, che ci permetterà talvolta di ripetere un mantra…”le mele lesse ci fan cagare, ci puliremo il culo con il Fronte Popolare!”
Dopo di che, quando sento sostenere certe tesi da parte di Grassi a partire dal dissidio Gramsci-Bordiga, mi viene più che da sorridere… o il vomito. Non vorrei che, un domani, i “settari” i “dissidenti”, fossero trattati allo stesso modo come nel passato.
caro giorgione, mi fa piacere che tu riscontri in ciò che ho detto qualche verità e perfino saggezza.
e prendo ciò che hai scritto in seguito e lo slogan come una canzonatura scherzosa.
ovviamente penso che le cose che hai scritto sono unilaterali perché potrei fare altrettanti esempi per dimostrare esattamente il contrario. e citare slogan contrapposti altrettanto altamente politici. non lo faccio perché credo davvero che quei comportamenti riguardarono tutti i gruppi e che fossero già allora ingiustificabili. e che non ha senso dividersi sulle basi di allora. sia politicamente sia umanamente.
quanto al dissenso stai tranquillo. certe cose non succedono proprio più. del resto fu gramsci ad essere perseguitato. non bordiga.
un abbraccio
Ramon , non ti curar di lor ….
Che ne sanno della rilevanza anche internazionale del glorioso M.L.S. !
Che ne sanno , quando Luca Cafiero venne alla Sapienza a relazionare sulla visita in Cina della nostra delegazione, e raccontò con grande soddisfazione :
“Abbiamo parlato a lungo con i dirigenti cinesi e con Hua guo Feng , che ad un certo punto si è espresso così : ‘ i nostri due partiti fratelli’ …..”
Che soddisfazioni , che ne sanno…
Ottima idea quella di candidare il compagno segretario Paolo Ferrero in Campania! Bravi, così si fa e si sarebbe dovuto fare anche da altre parti presentando nostri candidati! Ora avanti tutta con Goracci in Umbria!
Cari compagni che visitate questo blog. Vi prego di condividere con me le preoccupazione, che ho espresso agli organismi di partito senza esito, per adesso, credo che se unite la vostra voce alla mia qualche miracolo(laico) può accadere, grazie
Cari compagni del circolo bianchini, e per conoscenza alla segreteria provinciale , regionale e nazionale.
Questa missiva, ha lo scopo di interrogare/interrogarsi, sulla mutazione genetica, denunciata, e nello stesso tempo profetizzata, da BERLINGUER, ed a quanto pare da tempo approdata anche nel nostro partito.
Mi riferisco alla corruzione dello spirito , e del costume che imperversa da tempo non solo fuori ma anche dentro il nostro partito.
Gli interrogativi che mi/ vi pongo sono i seguenti; è successo qualcosa che mi sono/ ci siamo persi, negli ultimi anni, o siamo atterrati (avendo già consumato il nostro) su un altro pianeta? Come è possibile che nel disinteresse più assoluto, anche nel nostro partito, chi vuole ed ha i mezzi per farlo, si può stampare il manifesti con il suo bel faccione pagandoli di tasca propria( ? )senza che noi tutti insorgiamo levando un grido tanto alto da fare sentire la nostra rabbia? quando è successo, e da quando è iniziato, questo mal costume, tale da squarciare l’ultimo velo, che faceva del nostro partito ancora un partito diverso dagli altri?
Come possiamo chiedere, al tesserando (magari disoccupato o precario) di fare uno sforzo , per elevare la quota tessera, perché il partito ha bisogno di soldi, e poi apprendere, che i consiglieri uscenti, spendono/sottraggono al partito migliaia di euro, per farsi i manifesti personali?
Chi ci/vi dice che tutto ciò che non è proibito è lecito? il fatto che sullo statuto del partito non è previsto e non vieta l’autopromozione, non vuol dire che la consente, c’è una consuetudine, che fa testo e guida, non mi risulta, ch’è tradizione dei partiti comunisti quella di farsi campagna elettorale al di fuori dal partito, questo , (se non viene immediatamente bloccato) potrà essere motivo di corruzione, perché stando cosi le cose ognuno può cercarsi uno sponsor,(magari un imprenditore interessato) e poi pagare il conto, una volta eletto.
Gli interrogativi che questi comportamenti pongono , sono allarmanti, perché un candidato investe di propria tasca nella propria candidatura? Sa di averne un ritorno?.
E chi ha più soldi ha più possibilità, è un paradigma diverso dal paradigma del nemico che vogliamo combattere? Chi ci garantisce che i candidati non versano meno soldi al partito per spenderli nella propria immagine? Ma un candidato che ha fatto dieci anni il consigliere regionale , che bisogno ha di manifesti? Non è l’ammissione che non è stato utile ai cittadini, perché se è sempre stato nelle lotte, ed ha servito bene i cittadini, non è questa la pubblicità migliore?
Ed infine perché non è possibile conoscere il bilancio regionale? Perché il tesoriere regionale , non fa un manifesto (da collocare nelle sedi di partito) del bilancio regionale? Il bilancio non dovrebbe essere pubblico? Ed è compatibile la figura di candidato e di tesoriere?
Gli iscritti hanno o non hanno il diritto di sapere se e quanto i candidati danno al partito ? o siamo diventati una loggia segreta?
È vero o non è vero(e vorremmo leggerlo dal bilancio)che il candidato Giacomo Conti si è dimenticato di versare al partito circa 70.000. settantamila euro?
Abbiamo diritto di sapere la verità mettendo fine a miti e leggende o siamo iscritti ad una loggia massonica?
Di questo ho già chiesto conto nel circolo, pubblicamente, alla presenza di Claudio Grassi che è caduto dalle nuvole. E del segretario regionale Olivieri, ma nonostante tutto il tesoriere responsabile non ha ritenuto, di dover rendere conto, e di fare chiarezza proprio per impedire, che circolano (perché circolano) veleni
Molte nubi, coprono il cielo di rifondazione non è di buono auspicio, se questa mia richiesta (di far finire questo malcostume,)non troverà riscontro, dal momento che non voglio e non credo essere membro di nessuna loggia segreta,per quello che vale questi interrogativi li porrò con tutte le mie forze, su TWITTER, FACEBOOK MI SPACE e su tutti i blog, che riesco a visitare,
saluti Carlo del circolo
mi pare un ragionamento solo in parte corretto io vedo un arlecchinata se guardo la diversità di coalizioni che abbiamo messso in piedi eppoi quale minoranza di regioni? tra accordi di governo e tecnici siamo a 9 con il PD e addirittura Liguria e Calabria alleti organicamente con UDC!! se poi in Umbria facciamo l’accordo perhè lo impone Diliberto mettendo il veto su Orfeo Goracci siamo a 10 su 13!!!
L’Udc in Calabria sostiene Scopelliti, del Pdl.
E dovresti anche sapere che le situazioni presenti nelle 13 regioni al voto non sono identiche.
Io voglio un partito che cerca di incunearsi nelle pieghe della politica e che provi ad incidere il più possibile.
Un partito OTTUSO che aspira ad isolarsi dal resto del mondo non lo voterò mai.
Penso che il Prc, seppur con qualche sbavatura, stia facendo bene.
fa tanto bene che si moltiplicano le prese di posizioni contrarie a come sono state gestite le trattive gli accordi come minimamente coinvolto negli iscritti il partito e si moltiplicano le richieste di congresso anticipato dove ti giri ci sono divisioni interne ma dove vivi tu?
Vivo il partito nel mio circolo e nella mia federazione.
I casini di cui parli sono confinati tra i supermilitanti superideologizzati. La stragrande maggioranza del popolo comunista e di sinistra non è affatto scandalizzata dalle scelte del Prc, salvo in qualche caso.
come recitava “apri le stanze …. ecco guarda meglio forse vedrai le difficoltà
chi ti dice che in Calabria si va con l’udc?
Mi sembra che all’interno del partito non sia chiaro che cosa voglia dire essere un partitino del 1,5-2%.
Non è come essere uno del 10% , ha altre valenze , la principale è di essere un partitino che i più non conoscono , né nei programmi né nelle persone.
Ora non possiamo essere ragionevoli a corrente alternata , se assumiamo come orizzonte tattico il fatto che esiste il maggioritario dobbiamo dire la cosa in modo completo : c’è il maggioritario e siamo in una società della comunicazione.
E’ cosa deve fare una piccola formazione politica nell’era dell’informazione e nell’era del maggioritario ?
Certo non deve diluire la sua immagine in informi calderoni come la lista bonino , se la priorità è crescere deve porre in essere comportamenti coerenti : deve fare rumore , anche provocatoriamente , e sopratutto deve trasformare in punti di forza quelli che attualmente i dirigenti del PRC insistono a vedere solo come punti di debolezza.
Il PRC si muove in difensiva , come se avesse da scontare una colpa , la colpa di essere diversi.
L’ideologia comunista è vista come un problema , è come se il partito dicesse “cari compagni, la situazione è che purtroppo siamo comunisti e tutto diventa più difficile”.
In questo modo si sperpera il nostro tesoro , che è quello di avere una visione molto diversa del mondo , una visione che probabilmente potrebbe aiutare il mondo verso una svolta positiva.
Invece noi sembra che ci scusiamo di essere comunisti.
Allora bisogna valorizzare queste idee e unirci con chi la pensa in modo quasi identico al nostro, parlo naturalmente di SC e Pcl , e formare un polo anticapitalista che sia visibile e riconoscibile da tutti.
Le persone devono dire “ah si quelli sono i comunisti !” , e i comunisti possono anche stare , per un periodo iniziale , fuori dalle istituzioni per rientrarci poi una volta raggiunti degli adeguati livelli elettorali.
La scelta che è stata fatta è invece suicida : perdere in visibilità nascondendosi in qualche giunta anticomunista e di dubbia moralità.
La pagheremo cara , ma forse qualcuno potrà stare tranquillo per qualche anno.
Adriano, ti ricordo che Sinistra Critica e Pcl spendono gran parte del loro tempo ed energie per fare la guerra contro di noi, nella speranza di rubarci qualche simpatizzante deluso. Tipico atteggiamento da gruppuscolo estremista, e quando la gente a cui ci rivolgiamo vede cose del genere si fa delle grasse risate. E pensare che per stare a tirargli la giacchetta e convincerli, abbiamo ritardato enormemente anche il varo della Federazione della Sinistra..
Sarei contento di colallaborare con loro su qualche campagna comune, ma loro stessi sono i primi a tirarsi indietro per poter fare i rivoluzionari puri.
Mi piacerebbe su questo argomento una maggiore trasparenza , vorrei sapere come stanno le cose , cosa è stato proposto e cosa è stato risposto.
Comunque settarismo è anche vedere il diavolo girato l’angolo delle nostre sezioni .
Senti Adriano,
“perdere in visibilità nascondendosi in qualche giunta” mi sembra una frase priva di senso. I pochi ad avere visibilità nel panorama politico italiano sono giusto ministri ed assessori, al massimo capigruppo.
Il Prc deve saper stare sempre dalla parte di chi lotta per un diritto o una causa giusta, ma non deve rinunciare a priori al ruolo che si richiede a un partito. Una delle prerogative di un partito è quella di presentarsi alle elezioni. E una volta assodato questo fatto, un partito deve anche attrezzarsi affinchè dalla competizione elettorale possa trarre un vantaggio, ossia il rafforzamento delle proprie idee anche nelle istituzioni. L’importante è partecipare va bene in altri contesti, non in politica.
Tu mi parli di Pcl, Sinistra critica. Mi parli dunque di formazioni politiche il cui unico scopo è quello di contribuire al frazionamento dei comunisti. Sembrano filiali della confindustria. La confindustria è felicissima dell’operato del Pcl e Sc, vorrebbe che rifondazione si spappolasse in una dozzina di inutili microformazioni. Pcl e sinistra critica non prendono neppure in considerazione l’ipotesi di interloquire col Prc all’interno di una federazione. Trovo la cosa assolutamente ridicola.
Pensi che a confindustria dispiacesse che stavamo al governo con padoa-schioppa ?
Gli abbiamo fatto tanto male ?
Eccome se gli dispiaceva quando sentiva parlare di tassare le rendite!
Non a caso è stato uno dei governi più brevi della storia della repubblica.
Ha perfettamente ragione Luca. Un partito non è un circolo ricreativo o un’associazione culturale (soggetti nei confronti dei quali, per inciso, porto il massimo rispetto). Un partito è politico in quanto aspira ad incidere concretamente sullo scenario pubblico della società e del territorio nei quali si muove, è politico in quanto punta a cambiare le cose attraverso l’azione collettiva, è politico in quanto si presenta alle elezioni e dimostra la propria utilità ed efficacia nelle istituzioni. E’ naturale che occorra essere forti nella società, stando accanto ai lavoratori e ai soggetti deboli, partecipando ai movimenti e alle vertenze, costruendo proficue relazioni con gli interlocutori più vari: ma tutto ciò non basta senza uno sbocco politico che dimostri l’utilità concreta di un partito. Il problema, allora, non è governo sì governo no; il problema è come si sta all’interno delle istituzioni, è come si dimostra la propria efficacia nel risolvere anche un pezzo di problema dei soggetti sociali di nostro riferimento. La nostra abilità dovrebbe essere quella di sempre, ovvero connettere società e politica, far irrompere le istanze “del basso” nei palazzi “dell’alto”: le posizioni pregiudiziali che rifiutano a priori il cimentarsi con la sfida del governo e con l’esercizio del potere politico sono posizioni assolutamente ininfluenti e quindi non-politiche, non servono affatto alle persone in carne ed ossa e sfuggono l’idea stessa di tentare il cambiamento.
Certo, con il 2,5% (se ci va bene) è difficile riuscire a fare tutte queste cose, ma non abbiamo alternative: di nuovi soggetti velleitari ancor prima che settari non sappiamo cosa farcene, soprattutto non sanno cosa farsene i soggetti che aspiriamo a rappresentare.
Compagno Grassi ci sono numerose federazioni (ed anche qualche regionale) che non aggiorna i siti: ma una tirata d’orecchie non la puoi fare?
caro claudio, grazie per la risposta. la discussione, per me, si fa interessante. e credo sia bene continuarla nella dialettica del partito, ma anche qui, dimostrando che si possono avere divergenze senza per questo scivolare nelle contrapposizioni e nelle scomuniche.
realmente condivido molte cose che hai scritto.
alcune, però, sono da approfondire.
c’è qualcosa di più profondo del malcostume che entrambi vediamo esserci negli enti locali. e che, a ben vedere, non è nemmeno il prodotto diretto del maggioritario giacché esisteva prima, anche se in forme più attenuate e/o diverse. certo il livello raggiunto è impressionante! ma credo che su questo siamo d’accordo. ed è vero che il prc, sebbene spesso percepito come uguale agli altri, non lo è affatto. tranne che in poche situazioni dove il livello di guardia è stato ampiamente superato. ma c’è di più, molto di più. quando io dico che il sistema politico-istituzionale è degenerato parlo della natura del sistema.
mi spiego meglio.
la ristrutturazione capitalistica e soprattutto l’emergere del capitale finanziario e speculativo, della rendita fondiaria come centro del sistema economico, oltre ad altre cose che non è il caso di descrivere dettagliatamente, ma che non sono da meno, come la borsa, la competitività esasperata prodotta dalla globalizzazione e lo spostamento dei centri decisionali economici fuori da qualsiasi controllo democratico, sono il motore, la causa, la base oggettiva sulla quale è stato ristrutturato il sistema politico. all’ingrosso questo modello economico, e conseguentemente sociale, sono intrinsecamente a-democratici e/o antidemocratici. tutti ricordano le litanie antipartitiche, antiparlamentari. alle lentezze della democrazia parlamentare e ai governi “instabili” (instabili non solo ma anche perché perfino uno sciopero generale poteva provocare modificazioni nella dialettica dei partiti al governo e farlo cadere) bisognava sostituire il decisionismo capace di governare con i tempi della borsa, delle indicazioni imperative del fmi e dell’ocse, espellendo il conflitto, la rappresentanza sociale e qualsiasi istanza di cambiamento profondo della società dalla dialettica interna alle istituzioni.
ed è stato fatto. eccome se è stato fatto!
ovviamente c’è voluto tempo. non bastava cambiare il sistema elettorale. bisognava cambiare i partiti, il senso comune, l’idea stessa di politica.
così, nel nuovo sistema, le istanze del conflitto e della rappresentanza sociale sono diventate sempre più attore di instabilità politica, la vera contesa è diventata quella del chi governa l’esistente, i contrasti di rappresentanza sono diventati quelli interni alle fazioni del capitalismo finanziario e delle imprese che si riflettevano e si riflettono nei due poli maggioritari. ogni volta che noi abbiamo posto problemi ed istanze sociali nella sfera di governo questi si sono immediatamente dimostrati incompatibili col governo e fattori di instabilità. i contenuti delle nostre istanze sono stati cancellati e la questione è sempre diventata: o stai nel centrosinistra senza proporre l’impossibile (perfino la richiesta di libri di testo gratuiti nella scuola dell’obbligo venne bollata come massimalista ed estremista) o stai da solo facendo vincere la destra peggiorando la situazione. eravamo, e siamo stati, destinati a pagare prezzi altissimi qualsiasi fosse la nostra scelta.
credo che fino a qui siamo d’accordo. ma mi interessa che tu mi dica, nel caso, se e perché non lo siamo. o cosa sottovaluto o esaspero in questa breve e sommaria descrizione.
ma veniamo finalmente al punto sul quale forse divergiamo.
io penso, a quanto pare in assoluta minoranza, che nei comuni, province e regioni, la degenerazione sia molto più avanzata. e che il sistema politico sia molto più coerente con il modello sociale prodotto dal capitalismo vigente.
i sindaci e i presidenti hanno un potere spropositato. le assemblee, nel mentre sono state private di molti poteri (sottraendo questi poteri alla dialettica democratica parlamentare sono stati resi impermeabili alle istanze del conflitto) sono state “premiate” con prebende di ogni tipo. i partiti trasformati in vassalli del sindaco presidente (le eccezioni, sempre più scarse, confermano solo la regola perché dipendono solo dalla buona volontà del sindaco o del presidente) e sono “risarciti” della perdita di potere da, per fare un solo esempio, numerosissime (migliaia) nomine e lottizzazioni di consulenti, membri di enti e consigli di amministrazione. nei partiti, basta guardare il pd ma non solo, sono comparse cordate in lotta fra loro per conquistare la candidatura e collegate, quando non rappresentate direttamente in prima persona, da imprenditori direttamente interessati alla gestione della cosa pubblica nei loro interessi privati. gli scandali recenti in più regioni, al netto di comportamenti banalmente collegati all’idea di onnipotenza ed impunità di singole persone, lo dimostrano inequivocabilmente.
ci siamo opposti a tutto questo? si! certo che si!
ci siamo battuti contro il maggioritario? si!
abbiamo cercato in ogni modo di reintrodurre le istanze del conflitto sociale dentro la dialettica dei governi e/o in quella dei consigli? si!
ci siamo opposti alle prebende e alle clientele? si! ma non dappertutto.
e bisogna sapere che se tu ti opponi in dieci regioni e nell’undicesima, invece, dai i tuoi nomi nelle liste clientelari delle assunzioni, voti o proponi addirittura nuove prebende e così via, e questo arriva in televisione, come è successo, il danno è incommesurabile.
insomma, siamo stati sconfitti. e le istituzioni hanno cambiato natura.
l’americanizzazione della politica, che tanto abbiamo denunciato, è in gran parte compiuta. nelle regioni alle prossime elezioni si confrontano i candidati e i partiti sono ridotti, nella percezione di massa, a loro sostenitori. se stai dentro una coalizione, se va bene, riesci a contenere il danno. ma anche quando ci riesci poi il merito è del sindaco o del presidente. mentre quando non ci riesci il problema è solo tuo. se stai fuori sei condannato alla impotenza e alla irrilevanza dei tuoi contenuti. aggiungo che stando fuori sei portato, quasi per riflesso condizionato, a enunciare principi più che a fare proposte reali e capaci almeno di creare contraddizioni nei due poli maggioritari. per giunta, esattamente come negli USA, è più facile che un comitato di lotta si scelga un interlocutore nel pd (non manca mai il consigliere o l’assessore amico di una lotta) piuttosto che noi.
il combinato disposto di tutte queste cose crea due condizioni per noi esiziali. a) le elezioni locali, più di quelle nazionali, sono diventate un terreno avverso. b) la percezione del nostro elettorato di cosa siamo realmente e la stessa discussione fra i militanti è regredita a semplificazioni e personalismi intollerabili.
io vorrei solo che di tutto questo ci fosse maggior consapevolezza.
soprattutto mi interessa che si discuta di come tentare di controvertere questa situazione tendenzialmente assassina per noi.
io sono indifferente alle scelte tattiche che si fanno. nel senso che non sono pregiudizialmente favorevole o contrario a nessun tipo di accordo nelle elezioni locali. a patto che non siano discusse o anche percepite come scelte strategiche. perché, caro claudio, un problema l’abbiamo. ed è grande! penso che la scelta del partito sociale, del radicamento, del lavoro politico concepito come costruzione di lotte e luoghi pubblici, come produzione culturale, sia ancora del tutto insufficiente. e sia perfino pensato come accessorio della “vera politica” consistente nelle relazioni con altre forze politiche. relazioni tutte interne e finalizzate alle scadenze elettorali. e qui proprio non c’è differenza fra i partigiani degli accordi e quelli contrari. in altre parole ciò che dovrebbe essere tattico diventa, nei fatti strategico e ciò che dovrebbe essere strategico diventa, nei fatti, un accessorio tattico (se c’è un qualche insediamento) o addirittura un espediente retorico (se non c’è una pratica sociale significativa).
un altro problema è quello della lotta al bipolarismo.
entrambi siamo d’accordo sulla proposta di fare un accordo elettorale con il pd con al centro la riforma elettorale proporzionale. per tentare sia di battere le destre sia di mettere fine al disastro del maggioritario.
domanda. come mai non abbiamo posto analogo problema in ognuna delle regioni? per carità, senza farne questione di vita o di morte. ma perché non ci si è nemmeno provato?
già questo basterebbe per constatare che le elezioni locali sono un terreno molto più avverso di quello nazionale.
io, per quel che vale la mia opinione, fin dalle elezioni sarde sostengo che il centrosinistra (inteso come progetto organico di un polo moderato e sedicente riformista opposto alla destra) è morto. basta guardarsi in giro per vedere che in ogni regione ne abbiamo una versione diversa e che in tutte prevale la conservazione del governo a tutti i costi e con qualsiasi mezzo. mica è lo stesso far parte del centrosinistra (quale?), accordarsi fra diversi col centrosinistra anche per governare una regione, fare un accordo elettorale, fare un polo alternativo o presentarsi in solitudine.
in alcune realtà c’è troppa confusione su questo punto. io sono proprio contrario alla nostra appartenenza organica ad un centrosinistra che per giunta non c’è più ne come progetto ne come formula politica di alleanze.
ma confido che la realtà si incaricherà di dimostrare la fine definitiva della stessa idea di centrosinistra. e che più si vedrà l’inconsistenza del cosiddetto centrosinistra più avremo spazi per proporre la fine del bipolarismo. cominciando dalle elezioni del parlamento nazionale.
ecco, claudio, le mie lunghe ulteriori considerazioni sul punto in discussione.
un’ultima cosa. considero importantissime le tue recenti e ribadite qui considerazioni sul problema delle correnti. come sai sono d’accordo con te e come sai mi sono battuto sia per fare una mozione unica al congresso con essere comunisti sia per mantenere il massimo di unità.
e penso che una corrente possa trasformarsi in area (smettendo cioè di essere una cordata) solo se e quando lo decide autonomamente. e penso che nessun decreto o regola astratta valga contro la volontà di un collettivo e che ogni tentativo di imporre una scelta diversa da quella del collettivo si risolva o con una divisione o con l’acutizzarsi dello scontro correntizio.
detto questo, visto che tu stesso hai fatto l’esempio della calabria, mettiamoci d’accordo su una cosa.
se da un congresso all’altro una consistente maggioranza di una regione con un altissimo numero di tesserati passa, senza battere ciglio, da essere comunisti alla mozione vendola un problema ci sarà.
se un gruppo controlla il partito a partire dalle posizioni istituzionali e sceglie la mozione o la corrente che più gli conviene per mantenere il controlla del partito locale al fine di rimanere al governo loiero anche contro il parere della segreteria nazionale, io penso che non siamo di fronte ad una dialettica politica normale. non parlo di illegalità o di altre sciocchezze. e non faccio processi alle intenzioni. dico solo che nessuna corrente deve prestarsi a questo gioco e che il compito della direzione del partito è ristabilire, con i mezzi opportuni, la normale dialettica politica. se non si fa avremo una generalizzazione del problema invece che la sua soluzione.
un abbraccio e buon lavoro.
ramon
Un noto personaggio G.Riccio ,assessore al comune di Napoli ed commissario della federazione di Salerno,disse che la legge elettorale di comuni e provincie era buona perchè ti consentiva di stare in maggioranza e di essere “condizionante”,forse è buona per l’eletto che va a fare l’assessore,non per il partito che al solito vive la contraddizione di essere utile per vincere(almeno quando aveva dei numeri accettabili),ma impossibilitato a tradurre le sue istanze in scelte concrete da cui la divaricante alternativa o di rompere ,anche con l’eletto che quasi mai segue il partito,o suicidarsi!Inutile aggiungere che G.Riccio è in SeL,a quando un’autocritica seria degli errori commessi?
Io penso che le riflessioni di Claudio siano ancora una volta ben calibrate. Credo che il Prc abbia fatto bene a non rifiutare a priori il dialogo con le altre forze di centro sinistra, articolando invece le proprie posizioni in base alle situazioni presenti nelle diverse regioni. La complessità della fase ha imposto di tener conto di elementi che in altre circostanze avrebbero pesato meno nel dibattito interno. Molto probabilmente, con un partito più robusto le scelte sarebbero state in qualche caso differenti.
Ma se il progetto politico è quello di ricostruire un campo di forze comuniste e di sinistra nel disastrato panorama politico italiano, le elezioni regionali non devono rappresentare nè il punto di partenza nè di arrivo del progetto. Rappresentano un passaggio importante per il quale si richiede coerenza politica, ma anche prospettiva politica.
Sappiamo che non è affatto semplice difendere lavoratori e ceti deboli avendo come alleato il Pd. Ma sappiamo anche che le leggi elettorali non favoriscono l’esistenza di forze politiche al di fuori delle coalizioni. Alcuni ritengono che sia preferibile sacrificare la rappresentanza istituzionale innanzi alla purezza ideologica. Io penso invece che il nostro compito sia quello di difendere lavoratori e ceti deboli e che in assenza di una rappresentanza istituzionale questo compito diventa molto più difficile.
Coerenza politica sì (dunque no a De Luca che dichiara di ispirarsi ai valori della destra europea), ma anche prospettiva politica (accordo elettorale con la Bonino, ossia mai in giunta, ma con lo scopo di mantenere in consiglio regionale una voce contro l’inceneritore di Albano, contro la turbogas di Aprilia, al fianco dei tanti lavoratori che perdono il lavoro a causa della crisi).
E si può anche fare un accordo pieno con il Pd, come nelle regioni in cui l’esperienza più recente ha evidenziato risultati utili per la classe operaia, in difesa dell’ambiente (nelle Marche, ad esempio, grazie a Rifondazione non ci sono nè ci saranno inceneritori), della sanità pubblica (in Liguria, grazie a Rifondazione, il privato convenzionato è ai minimi livelli in Italia), e ancora in Emilia, la regione che stanzia per i disabili più risorse di quante ne stanzi il governo nazionale per l’intero Paese.
Insomma, penso sia razionale e utile (alla nostra classe) diversificare le scelte in base alle precise condizioni in cui il partito si ritrova ad agire. Di sicuro in qualche caso avremmo potuto fare meglio. Ma il meglio va costruito con il contributo costruttivo (e non distruttivo) di quanti ancora oggi non intendono dimenticare che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.
e con LOIERO SI!!??? ma vai
Ciao Gigi, “sono andato e sono tornato”.
Secondo me con Loiero “no”. Anche per questo ho scritto che in qualche caso avremmo potuto fare meglio.
BRAVO CLAUDIO PER IL TUO INTERVENTO CHE CONDIVIDO A PIENO
Vorrei rispondere a tale “Zukov” che nonostante ,secondo lui ,le certezze che ha sul partito calabrese(mi auguro solo che non si tratti di un calabrese di quelli che oggi dicono che non faranno la lista in vista delle regionali.COMPLIMENTI)e a riprova delle sue tesi non si firma.
Che ne sai del partito calabrese?Se ti va discutiamone,ma nel modo piu’ assoluto puoi arrogarti il diritto di sparare a zero sul PRC Calabria.
Vorrei solo capire su quali basi parli?.
Il partito calabrese,e sopratutto quello reggino,di cui io faccio parte,e’ l’unica opposizione al sindaco fascista di R.C. che ‘e anche il candidato pdl alla regione.Il sindaco della stele im omaggio a ciccio franco(e tu caro claudio l’hai visto quello scempio sul nostro lungomare).Il sindaco che omaggia il management di lele mora di innumerevoli finanziamenti e poi non paga le coop.sociali da 22 mesi,il sindaco che non aderisce al bando regionale(avviato tra l’altro dal ns capogruppo in consiglio regionale)per la stabilizzazione dei precari.
Mi spiace Claudio che tu non abbia detto niente in merito,e pure mi conosci e sai come la penso su certi aspetti ma addirittura ad arrivare a dire che il partito va azzerato ce n’e'passa.
In conclusione vorrei sottolineare il risultato delle scorse europee,dove il PRC Calabria ha ottenuto il miglior risultato su base nazionale.
“Caro” Zukov,documentati,firmati e poi ne riparliamo.Comunque una certezza mi sento di dartela.Il partito calabrese c’e’ e ci sara’ sempre con buona pace tua e dei tanti minoritari e settari che stanno facendo di tutto per farlo sparire
E chi parla del PRC reggino? Parlo del PRC regionale, che appoggia Loiero.
Loiero (basta cercare su wiki): “Nel 1994 viene imputato per peculato e abuso d’ufficio in uno dei tanti filoni dello scandalo dei fondi neri SISDE: l’accusa è di aver usato segretarie assunte e stipendiate dal servizio segreto civile per mettere in piedi un ufficio raccomandazioni personali. Tali capi d’accusa decadono nel 2000 per prescrizione.”
Zukov, secondo me per valutare se sostenere o meno un candidato bisogna fare diverse valutazioni. Per esempio, nel caso di Loiero: se devo per forza scegliere tra un candidato politicamente di centrosinistra, ma macchiato dalla prescrizione per un reato di 15 anni fa, e uno di destra come Callipo, scelgo sicuramente il primo. L’approccio “decidiamo in base alla fedina penale e i rinvii a giudizio” la lascio a Di Pietro, quando se ne ricorda, o a Beppe Grillo.
Inoltre bisognerebbe conoscere le motivazioni della prescrizione di Loiero: essa potrebbe essere stata decisa per il solo trascorrere del tempo e in assenza di prove certe di colpevolezza (a differenza, per esempio, di Andreotti – che ha avuto la prescrizione dopo essere stato dimostrato colpevole di associazione mafiosa fino al 1980). Il “wiki” che citi parla del “decadimento dei capi d’accusa”, quindi mi sembra che la colpevolezza di Loiero non sia stata dimostrata.
Spero comunque che i compagni calabresi facciano maggiore chiarezza, rispondendo a questi commenti.
Caro Andrea,
io non ho detto con Loiero o Callipo. C’è sempre la terza via: da soli. Non dico che è una strada da prendere sempre, ma in questo caso mi sembrava quella più giusta.
Caro Zukov, io valuto la “giustezza” di una strada in base al luogo in cui mi trovo, mia capacità di percorrerla e alla meta a cui mi può portare. Una strada che non è raggiungibile dalla posizione attuale, o che è troppo difficile da percorrere, o che mi porta dalla parte sbagliata, non è “giusta”, ed evidentemente occorre valutare un altro itinerario.
Il Prc in Calabria ha probabilmente il risultato migliore a livello nazionale, in termini di iscritti e voti: possibile che abbiano sbagliato tutto? Io dò almeno il beneficio del dubbio, e prima di sparare sentenze e dare direttive elettorali preferirei sentire il punto di vista dei compagni del posto.
DELUCA=LOIERO capito! ma lo sai visto che sei reggino come si comporta LOIERO???
bene in Campania. In Calabria spero che il partito sparisca. Va rifondata la rifondazione calabrese. in Umbria è ora di decidersi. E prendere un attimo Diliberto da parte, è vergognoso quello che sta facendo. Comunque c’è un problema di matematica: in 6 regioni ci impegnamo a governare in caso di vittoria, in 3 c’è l’accordo tecnico, in 3 si va da soli. In 1 non si è deciso. Come si fa a dire “Le regioni dove la Federazione avrà impegni di governo se la coalizione vincerà sono, infatti, una minoranza”? Per ora siamo 6 a 6. L’Umbria è da decidede, e mi sa che c’è poi tutta questa differenza… Almeno l’Umbria salviamola! Se fossi calabrese, benché iscritto al PRC, non andrei a votare.
Vorrei rispondere a tale “Zukov” che nonostante ,secondo lui ,le certezze che ha sul partito calabrese(mi auguro solo che non si tratti di un calabrese di quelli che oggi dicono che non faranno la lista in vista delle regionali.COMPLIMENTI)e a riprova delle sue tesi non si firma.
Che ne sai del partito calabrese?Se ti va discutiamone,ma nel modo piu’ assoluto puoi arrogarti il diritto di sparare a zero sul PRC Calabria.
Vorrei solo capire su quali basi parli?.
Il partito calabrese,e sopratutto quello reggino,di cui io faccio parte,e’ l’unica opposizione al sindaco fascista di R.C. che ‘e anche il candidato pdl alla regione.Il sindaco della stele im omaggio a ciccio franco(e tu caro claudio l’hai visto quello scempio sul nostro lungomare).Il sindaco che omaggia il management di lele mora di innumerevoli finanziamenti e poi non paga le coop.sociali da 22 mesi,il sindaco che non aderisce al bando regionale(avviato tra l’altro dal ns capogruppo in consiglio regionale)per la stabilizzazione dei precari.
Mi spiace Claudio che tu non abbia detto niente in merito,e pure mi conosci e sai come la penso su certi aspetti ma addirittura ad arrivare a dire che il partito va azzerato ce n’e’passa.
In conclusione vorrei sottolineare il risultato delle scorse europee,dove il PRC Calabria ha ottenuto il miglior risultato su base nazionale.
“Caro” Zukov,documentati,firmati e poi ne riparliamo.Comunque una certezza mi sento di dartela.Il partito calabrese c’e’ e ci sara’ sempre con buona pace tua e dei tanti minoritari e settari che stanno facendo di tutto per farlo sparire
Caro compagno grassi, questo argomento ,è più rilassante rispetto ai precedenti, e mi trovi quasi d’accordo su tutto.
Quindi, questo intervento fa riferimento più ai quesiti precedenti che a questo, anche se l’argomento che vorrei trattare si innesta con l’ultimo quesito.
Prendo atto è sono felice che anche tu riconosci. Che è utile superare le correnti organizzate che sono partiti nei partiti, io nei precedenti post, lamentandomi del fatto (non essendo contento di come sono state gestite, sia le alleanze. Sia le candidature, specie quando si è fatto ricorso alle deroghe per candidare compagni anche al terzo mandato), che non appartenendo io a nessuna corrente organizzata e non avendo un seguito o adepti non posso essere settario, in quanto per essere tale dovrei avere una setta che somiglia di più ad una corrente che ad una singola persona, potrei tuttalpiù essere un eretico, non altro.
Non sono d’accordo con le correnti ma credo che nel partito ci devono essere contenitori e spazi, in modo tale che ogni idea o pensiero possa esprimersi , intendo per corrente una fazione costituita da persone(sempre le stesse) che si difendono reciprocamente a prescindere, tanto da formare delle vere e proprie lobi, mentre credo che le alleanza vanno fatte di volta in volta, sui contenuti non sulle persone.
Pensa a quanta energia si potrebbe liberare da dedicare di più al partito, ad esempio, invece di avere giornali e riviste di correnti si potrebbe inventare un contenitore unico, dove trovano spazio tutte le voci, non come liberazione che era il giornale di Bertinotti,ed in parte anche adesso non assolve bene il compito di dare voce a tutto il partito costringendo di fatto chi non è d’accordo a inventarsi propri spazi.
Ed allora accade che in piena crisi dei giornali Travaglio apre un giornale, e va a ruba , Liberazione rischia di chiudere, dove è l’errore?.
La piccolissima parte , che in questo post non mi convince, riguarda il fatto. Che continui a sottovalutare , il problema delle amministrative, il bello che tu . ci inviti a prendere atto che il maggioritario è entrato a fare parte anche nel nostro partito, e quindi tu dici, c’è stato un cambiamento c’è una nuova legge elettorale prendiamone atto, si potrebbe con lo stesso ragionamento, rispondere è vero c’è stato un cambiamento. Prendiamone atto , ma complessivamente, non solo una parte, è vero che se c’è stato un cambiamento della legge elettorale è anche vero che c’è stato un cambiamento nell’amministrare gli enti locali. E qui ha ragione Mantovani, i sindaci e i governatori, eletti col maggioritario, non sono controllabili, non puoi dire entriamo e se non fa come stabilito li facciamo cadere, perché non si può, in secondo luogo con le leggi federaliste, le regioni. Amministrano fette importantissime di denaro. Si pensi alla sanità alla scuola. E via dicendo.
C’è un altro punto che mi sconcerta, che non appare nelle discussioni di partito che si ricollega con il fatto che le regioni sono diventate importanti e da ragione alle preoccupazioni di Mantovani, e che tu sembri non considerare. Ed è questo: che secondo me, ci fa da marcatore della nuova”mutazione genetica”
Non so se sono ingenuo, o ritardato mentale, ho circa 60 anni e non mi ricordo che sia abituale per un candidato comunista farsi campagna elettorale con i propri soldi, facendosi manifesti in proprio oltre a quelli che il partito gli mette a disposizione sta accadendo in Liguria, e vorrei sapere se e quando è stato deciso e permesso dal partito o se è solo tollerato, perché questo cambia sostanzialmente e formalmente le cose, ed ha implicazione non solo da mutazione genetica , ma abbatte l’ultima barriera residua, Che dovrebbe rendere un partito comunista diverso dagli altri .
Non Faccio il nome per delicatezza ma descrivo bene il fatto, perché il fatto ha delle implicazioni anche morali, vorrei essere smentito sinceramente perché trovo questo fatto allarmante, per tante ragioni , ma in particolare , per il fatto, che non solo anche da noi è possibile che chi ha più soldi ha più possibilità, ma anche perchè l’aspetto morale è quello più pericoloso, è pericoloso perché se le cose stanno così nessuno può impedire ad un imprenditore(per non dire altro), di finanziare la campagna elettorale di un candidato passando poi all’incasso, cose che vediamo tutti i giorni in televisioni, nessuno ci garantisce che i nostri candidati siano meno permeabili di altri, solo regole ferree possono scongiurare tali comportamenti.
In particola i soggetti liguri sono un consigliere provinciale ed un consigliere regionale di Genova che ha già due mandati alle spalle e (dopo la deroga) che sembra adoperare parte dei proventi della liquidazione di due mandati(circa centomila euro) per farsi eleggere una terza volta, questa cosa è scorretta e si lega bene alle preoccupazioni di Mantovani, perché se le cose non fossero cambiate caro CLAUDIO, non si capisce perché uno dovrebbe spendere soldi propri per farsi eleggere, che interesse ha? Che esempio da agli altri? Si possono utilizzare come una clava, i proventi guadagnati essendo stati elletti? Per perpetuare la propria posizione?
Questi interrogativi , credo devono trovare risposte puntuali
buon lavoro Carlo
Come sempre le tue affermazioni sono condivisibili.In teoria.Perchè la pratica caro Claudio,la realtà è ben altra:I tre punti fondamentali da te citati acqua pubblica,no al nucleare,reddito d’inserimento,nelle regioni in cui siamo con il centrosinistra non sono condivisi dal pd e quindi rimarranno lettera morta,come il programma famoso del governo Prodi.Pagine e pagine di carta straccia dopo poche settimane.Quello che si avverte è che le alleanze sono fatte solo con lo scopo della sopravvivenza istituzionale,che può anche essere legittima,per carità,ma non si può mascherare da “far accettare le nostre proposte”perchè tanto sappiamo già che queste, il centrosinistra, non le prenderà nemmeno in considerazione.Perchè sennò per esempio la “rossa” toscana,nella quale stiamo col centrosinistra, è stata la prima a privatizzare i servizi pubblici,acqua compresa,con gli ato?Ho fatto solo un piccolo esempio ma è sotto gli occhi di tutti l’evidente scollamento dalle nostre proposte da quello che poi si realizza,con la nostra complicità,a volte volontaria,a volte nostro malgrado.E i compagni,la gente se n’è accorta della differenza tra il dire e il fare.Dopo anni che vai con i movimenti a manifestare con le tue bandiere contro cose che poi le giunte dove stai in maggioranza realizzano,diventi anche sgradito a chi le lotte le fa fino in fondo.E dopo Genova anche i movimenti hanno cominciato ad allontanarsi da noi.Mi dai dei veri buoni motivi(a parte quello anche nobile di far sopravvivere una forza comunista nelle istituzioni) per i quali la gente dovrebbe votarci?
Uno dei classici della mia esperienza di dirigente è stata la lotta costante per obbligare gli istituzionali a versare quanto dovuto,ma è sempre stata vana ,alla fine si diceva che se si insisteva troppo se ne andavano,comunque poi se ne sono sempre andati lo stesso(F.Calvanese,E.Gallo,R.Petrone),ancor peggio imporre all’eletto una linea autonoma dal sindaco o Presidente che lo ha nominato,a Salerno per salvare l’eletto,l’assessore F.Mari,si commissariò la Federazione destituendo una segreteria federale che aveva la maggioranza nel CPF,poi Mari è corso a SeL.Sono queste cose che hanno contribuito allo sfascio attuale!
Fai delle considerazioni che condivido,ma spesso i buoni propositi non sono seguiti dai fatti.Mi spiego: in Campania Gabriele se ne va e non ha mai versato un euro al Partito.Le correnti concordo che in questo modo distruggono il Partito,ma nessuno si puo` sentire escluso da responsabilita`.Infine la scelta di andare da soli in Campania puo` risultare almeno moralmente giusta solo se c`é la volonta` politica e organizzativa di tutto il Partito Nazionale di lanciare la sfida. Iniziamo dalla Campania a dare un segnale di abbattimento degli steccati interni.
Come come? in Calabria andiamo con Loiero? ma via e in Liguria anche mahh scusami Grassi ma tutto il tuo ragionamento e assai poco convincente in realtà io vedo una prevalenza di subalternità al PD.
Purtroppo per statuto i CPR possono decidere di schierarsi in barba alle direttive nazionali…..quello calabrese pare sia orientato a schierarsi(a maggioranza) con Loiero….ma lo stesso vale per i comunisti italiani….Mi sa che lo statuto va cambiato.
Molto d’accordo con alberto sulla Campania.
Se in Calabria è un problema loiero,lo stesso dovrebbe essere in liguria e in piemonte dove si fanno accordi tecnici con l’udc o nel lazio dove si va con la bonino (accordo tecnico).
Sono comunque contento di come il partito e la federazione sio sono schierati in questa tornata elettorale vedi Marche,Lombardia,Campania e probabilmente Umbria e vanno bene gli accordi nelle regioni “rosse” Toscana ed Emilia
Quando accaduto in Campania è grave. Un assessore (forte elettoralmente) rompe con il partito, senza nessuna discussione colllettiva, ed appoggia De Luca assieme a pezzi del PD.
Abbiamo il dovere di difendere la nostra dignità svolgendo una campagna elettorale forte per riconquistare la fiducuia della nostra gente.
Il partito nazionale deve sostenere i compagni della Campania i quali oggi sono il parafulmine nei confronti del mare di critiche che ci sta piombando addosso a causa delle scelte che il partito localmente ha prodotto negli ultimi anni.