Settarismo

Una delle malattie più gravi della sinistra è il settarismo. I grandi dirigenti comunisti lo hanno sempre contrastato duramente. Basti pensare alla lotta intrapresa da Gramsci contro Bordiga, nei primi anni di vita del Partito Comunista d’Italia. La vittoria di Gramsci – che produsse quel documento straordinario per l’epoca che furono “le Tesi di Lione” – fu decisiva per portare i comunisti su una linea che si rivelò fondamentale per sconfiggere il fascismo e per costruire un grande Partito comunista.
Il settarismo lo contrastò anche Togliatti che nel 1943, con la svolta di Salerno, costruì una vasta alleanza senza la quale non si sarebbe sconfitto il fascismo e non si sarebbero cacciati i nazisti. Senza quelle scelte l’Italia non avrebbe avuto la Costituzione, firmata, appunto, anche da Umberto Terracini.
Si potrebbero fare molti altri esempi, ma non mi sembra necessario.
Perché ho deciso di scrivere questo post sul settarismo? Perché credo sia il peggior nemico, oggi, per la ricostruzione di un Partito comunista con basi di massa e per ricostruire una sinistra che non sia un semplice “sfogatoio” o un ritrovo di reduci.


So che scrivendo queste cose vado contro il pensiero di molti compagni e compagne, come si vede leggendo anche i commenti ai miei post. Ma voglio dire quel che penso poiché ritengo che l’errore più grave che possa fare un dirigente sia lisciare il pelo a certe posizioni per non rendersi impopolari.
Per esempio sono rimasto colpito dal fatto che in Puglia Rifondazione Comunista abbia dovuto sudare sette camicie prima di decidere che alle primarie era del tutto logico appoggiare Nichi Vendola. Per non parlare di alcuni settori della sinistra più “ortodossa” che, pur di non votare Vendola, hanno votato Boccia.
Come si spiega un atteggiamento del genere? Ha una logica politica? Certamente no. Nonostante tutte le critiche che giustamente abbiamo mosso e muoviamo a Vendola, non possiamo non riconoscere che le sue posizioni sono sicuramente più di sinistra rispetto a quelle di Boccia. Non è un caso che, se avesse vinto Boccia, l’Udc sarebbe entrata nella coalizione, e che, avendo invece vinto Vendola, ne resta fuori.
Perché allora queste resistenze? Perché prevale, appunto, il settarismo. Che ti fa vedere come nemico principale quello che ti sta più vicino, magari quello con cui hai condiviso, fino a poco tempo prima, la militanza nello stesso partito.
La stessa cosa avvenne anche nel 1998, quando i Comunisti Italiani se ne andarono da Rifondazione.
Ricordo che per parecchi anni era proibito anche solo nominarli, mentre oggi, giustamente, si sta facendo assieme uno sforzo sia per riunificare le forze comuniste, sia per dare vita alla Federazione. Ci abbiamo messo 12 anni! Dobbiamo aspettarne altrettanti per dialogare con Sinistra, Ecologia e Libertà?
Anche il dibattito sulle alleanze elettorali, a mio giudizio, è fortemente segnato da questa impronta settaria. La discussione, infatti, spesso si astrae dal contesto concreto, dai rapporti di forza, dalle leggi elettorali, da quello che pensa la maggior parte delle persone.
Si parte dall’assunto che siccome le altre forze della sinistra hanno fatto cose che non condividiamo allora non dobbiamo fare alleanze con loro. Come se andando da soli il problema si risolvesse e la nostra azione politica diventasse più efficace!
Come ho già avuto modo di dire, nell’ultima tornata amministrativa dello scorso anno Rifondazione Comunista in molte realtà è andata da sola, ma questo non ha affatto comportato un aumento dei consensi, che anzi in genere sono diminuiti in rapporto alle realtà dove ci siamo coalizzati.
Inoltre, con gli sbarramenti che ormai sono ovunque, questo comporterebbe non avere alcuna rappresentanza nelle istituzioni locali e questo è molto grave. Non perché, come si usa dire, “abbiamo bisogno delle poltrone”, ma perché i ceti sociali più deboli hanno bisogno che le loro lotte trovino sostegno anche nelle istituzioni!
L’impostazione settaria di rifiutare qualsiasi forma di alleanza è l’altra faccia della medaglia di chi le alleanze le vuole fare a prescindere. Entrambe rinunciano alla lotta e si sostanziano in due forme di subalternità.
La Lega Nord è alleata ovunque con Berlusconi: qualcuno può dire che per questo ha perso il suo profilo, la sua identità, la sua autonomia? E’ vero il contrario. Un progetto forte, una politica di alleanze che le consente di incidere e quindi di rendere credibile la sua proposta politica: questo sta alla base del successo della Lega.
Io credo che il nostro limite, di Rifondazione Comunista e delle Federazione della Sinistra, non siano le alleanze, ma la mancanza di credibilità (dilapidata con infinite scissioni e con le scelte compiute al tempo del governo Prodi) e di un organico e convincente progetto di società.
Quindi, anziché dedicare tutte le nostre energie al contrasto interno, dovremmo procedere con impegno nella costruzione dell’unità tra le forze comuniste e anticapitaliste (la Federazione) e nella individuazione di alcuni punti di programma (“le bandiere fissate nella testa della gente”), che sappiano indicare una via d’uscita concreta dal disastro in cui ci ha portato il capitalismo.

p.s.
Vorrei assicurare i compagni che nei loro post si chiedono se io legga le cose che vengono scritte. Li leggo tutti con grande attenzione. E non solo io, visto il numero elevato di contatti che ci sono ogni giorno. Tutti i commenti, anche quelli più critici, li accetto volentieri. Infine, siccome in diversi commenti ci sono state proposte molto precise e dettagliate, le ho girate ai dipartimenti interessati. Continuate a scrivere, continuiamo a discutere, so che il blog non sostituisce altre sedi di dibattito, come le assemblee pubbliche, di partito e quant’altro che faccio quasi tutte le sere, ma è una occasione in più che sarebbe un peccato non sfruttare!

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136 Commenti a “Settarismo”

  1. ANTO scrive:

    il settarismo è dentro il minoritarismo…tutto qui.
    Ferrero & c. sono intrisi di minoritarismo, hanno sempre rifiutato il PCI in quanto un grande partito coincide con la loro “scomparsa”. Anche giuste posizioni ed idee diventano settarie e minoritarie se muovono da ragioni orgogliose di pura esattezza “Tout court” e non muovono, invece, x essere condivise o assunte da altri o da alleati. I settari che oggi dirigono il PRC non vogliono nemmeno fare i conti con il consenso (il vero “aglio” x i settari) del 2% o giù di lì e se anche fosse del 5% impone la chiusura di una organizzazione politica che si chiama partito. Caro Claudio di te condivido pochissimo…ma ho sempre pensato a te come ad un compagno che nulla ha a che fare con il minoratismo con il settarismo..Penso anche che la tua formazione PCI non possa farti continuare una esperienza anche del 5% perchè questa non è la prospettiva di un comunista, di uno di sinistra. Anche se hai ragione non puoi prendere atto che la politica “minuscola” ha preso il sopravvento. A nessuno si chiede di fare altre scelte, di aderire ad altri soggetti…ma è di igiene pubblica lavorare alla costruzione di soggetti larghi e plurali (di consenso non di posizioni). Si può morire di “minoranza”…non si può morire di “minoritarismo”. Attenzione non dico di fare la minoranza nel PD o in SEL…dico di costruire un soggetto ampio, attuale, meno dogmatico ma più efficace (e questo cmq la pensi su Nichi è possibile quando sommiamo persone ed ideee, anche diverse, e non settarismi ed eterni nostalgici del minoritarismo “satellitare” intorno al PCI)

  2. Zukov scrive:

    Per me ormai si è detto di tutto e di più su questo articolo. Non è il caso di passare ad altro argomento? Magari più concreto? Tipo le iniziative per le prossime, decisive regionali. E fare il punto su queste ultime, i nodi da sciogliere (Campania, Umbria) e quelli già decisi, e come impostare la campagna elettorale. Forse è ora di discutere su questo. Poi la discussione la riprendiamo anche dopo, a conti fatti. Ormai in gran parte delle regioni il partito ha preso una strada. Qualsiasi essa sia, è il momento che quelli che sono disposti a seguirla si organizzino per portarla a compimento. Dico “quelli che sono disposti”, perché se fossi campano e in Campania si scegliesse un De Luca, anche solo con accordo tecnico, lascerei ad altri l’incombenza della campagna elettorale. Detto questo, vorrei sapere che misure mette in campo il partito in un contesto dove siamo assenti dai media. I manifesti devono essere studiati bene e colpire nel segno.

  3. Gianni C. - Sassari scrive:

    SETTARISMO SIMBOLISMO FRAZIONISMO FETICISMO DELIRIO. Riassunto breve di un compagno di Sassari che si è rotto i….barattoli che rotolano, rotolano, rotolano verso il precipizio….

    Viva l’unione della sinistra, di tutta la sinistra, socialisti, comunisti, operaisti, sindacalisti, verdi del sole che ride, verdi e basta, ambientalisti, ecologisti, animalisti, terzomondisti, anarchici, indipendentisti, antinuclearisti, pacifisti. Tutti insieme, finalmente. Il tamtam è partito. Tutti contenti. Questa volta è fatta. Dopo tante sconfitte, spaccature, scissioni, distinguo, precisazioni, puntualizzazioni, chiarimenti, insomma il terzo grado per avere la titolarità ad essere “di sinistra”, questa volta, superate tutte le montagne russe del pensiero, è fatta. Ci incontriamo e finalmente faremo qualcosa di sinistra, diremo qualcosa di sinistra, tutti insieme, finalmente. Il nome, ci vuole un nome. Diamo un nome alla “cosa rossa”. Per Dio un nome al sol dell’avvenir, al futuro.
    -Chiamiamola “Sinistrapopolare”…
    -Va bene, è un bel nome…
    -Mi sembra troppo generico, io direi “Federazione della sinistra”…
    -Bello, è proprio un bel nome, unitario, tutti sono rappresentati però è una federazione…
    -Mi sa tanto di cosa troppo inquadrata, io direi “Nuova sinistra unita”…
    -Cavolo che bello, una cosa nuova, bello. Diamo così il senso del rinnovamento…
    -Perché “nuova”, se la facciamo noi è una cosa nuova, perché noi siamo il nuovo, quindi propongo “Sinistra unita” e basta…. Tutti insieme “Sinistra Unita”…
    -Bello, giusto noi siamo il nuovo perché quindi rimarcarlo?..
    -Eia, (locuzione di assenso in lingua sarda), vada per Sinistra Unita…
    -Scusate, non vorrei essere troppo invadente, però in questo modo una fetta importante della sinistra, cioè noi comunisti veniamo sciolti insieme a tutti gli altri, vorrei ci fosse la possibilità di dare un segno tangibile della nostra presenza, certo non secondaria, al progetto…
    -Giusto. Sinistra Unita, tutti insieme, però giusto dare ai comunisti un qualcosa in più…
    -Anche perché bisogna prima mettere insieme tutti i comunisti del Prc, Pcl, Sinistra critica, Rdb, qualcuno di SEL, troschisti. Quindi prima uniamo i comunisti e poi a seguire gli altri…
    -No, io direi che va bene i comunisti uniti, però in parallelo, come secondo binario, uniamo gli altri soggetti della sinistra. Una volta che il processo è aperto, anche gli altri seguiranno…
    -Una bella assemblea. Ci vuole una bella assemblea che dia il via…
    -Tutta la sinistra insieme, cazzo non si era mai vista…
    -Si, una bella assemblea e via, si parte, tutti insieme associazioni, partiti etcetc…
    -Ma forse prima è meglio un’assemblea della sinistra diffusa e poi arrivano i partiti…
    -No, io direi il contrario, prima i partiti che sono organizzati e poi le associazioni e altri collettivi… -Ma!?, mi trovo d’accordo più con la prima proposta, prima gli altri e poi i partiti…
    -Tutti d’accordo, si fa così, via si parte ”Sinistra Unita per il comunismo”…
    -Mi sembra che il nome così articolato possa urtare la sensibilità dei compagni lontani dal comunismo, propongo “Sinistra Unita per il socialismo”…
    -No, ma dai sembriamo amici di Craxi. Mamma mia, poi vengono anche quelli tristi di Nencini…
    -NO, quelli no. Scusate, io direi che noi il problema dei socialisti italiani prima o poi lo dobbiamo affrontare…
    -Noi dobbiamo unire la sinistra portando anche i socialisti…
    -Sono d’accordo, anche i socialisti dobbiamo unire…
    -Va bene, “Sinistra Unita” e basta. Via libera all’assemblea…
    -Si, ma chi organizza l’assemblea, chi la condurrà, chi sarà il moderatore?..
    -No, al tavolo della presidenza non dobbiamo dare l’idea che ci sia il cappello di partiti perché sennò fallisce tutto…
    -Quindi è giusto che i partiti arrivino dopo…
    -Io direi che non ci deve sedere nessuno, diamo l’idea della cosa spontanea, della serie…”ci siamo rotti i coglioni che adesso ci organizziamo noi…”. Però in realtà è tutto ben organizzato…
    -Giustissimo, ben fatto, ben detto. Via si parte diamo corso all’assemblea di tutta la sinistra unita…
    -Allora, si parte, finalmente si parte e si potrà parlare di programma, un bel programma unico, per tutti, diremo tutti la stessa cosa, così facciamo il culo al PD…
    -Scusa, però cosa vuol dire “facciamo il culo al pd” mica ci dobbiamo presentare insieme alle elezioni?..
    -Perché, ci fa specie presentarci insieme? Stiamo unendo la sinistra e non ci presentiamo in lista insieme, con un simbolo, un programma…
    -Ma dai, già pensiamo alle elezioni, sempre pensare alle elezioni. Voi comunisti pensate subito ad elezioni perché volete i nostri voti, ecco volete ingabbiarci per votare i vostri candidati…
    -Ma no. Noi vogliamo fare sinistra unita perché siamo rimasti pochi, molto pochi che ci sembra giusto dire basta alle divisioni che non portano da nessuna parte, ecco…
    -Basta, diamoci un taglio, deciso, facciamo l’assemblea, ai voti ci penseremo dopo. Se poi l’assemblea decide di partecipare come sinistra unita alle elezioni dobbiamo raggiungere il massimo di unità possibile…
    -Bisogna fare in modo che la sinistra diffusa non si senta prigioniera. Sarebbe meglio partecipare come Sinistra Unita con due liste e due simboli…
    -Giusto ci sembra giusto. A quando l’assemblea e con quale ordine del giorno?..
    -Noi diciamo fra un mese con odg:”Sinistra Unita anticapitalista. Prospettive per un futuro unitario”, può essere anche un’assemblea di più giorni, perché va organizzata bene e tutti devono partecipare e intervenire…
    -Eia, più giorni di lavoro per dare l’idea che non è chiusa ma aperta a tutti, però l’odg mi sembra troppo ermetico, meglio “Partecipazione attiva e unità della sinistra”…
    -Può andare, però cosa vuol dire Partecipazione attiva, e soprattutto unità della sinistra cioè come unica organizzazione o solo unità di programma e però le organizzazioni rimangono, questo vuol dire?..
    -Ma no abbiamo detto tutti insieme, quindi dobbiamo sforzarci per cercare anche un luogo fisico dove riunire tutta la sinistra. Se poi vogliamo fare un’organizzazione unica si vedrà, adesso partiamo con l’assemblea, perché sennò….
    -Sennò cosa, sempre fretta, non va bene, si deve organizzare con calma e bene…
    -Quindi ricapitoliamo, l’assemblea, poi se si decide di partecipare ad elezioni due liste due simboli…
    -Giusto Sinistra Unita con due liste e due simboli, perché così il processo di unione è più corretto e aperto, non si da l’impressione di essere subito inclusivo di tutte le sensibilità presenti nel movimento, ognuno ha i propri tempi…
    -Scusate però forse così mettiamo in difficoltà i verdi che hanno bisogno di un pò di visibilità, quindi io propongo una lista verde connotata da ambientalisti in genere…
    -Giustissimo, i verdi sono importanti, bisogna dare il giusto risalto, quindi Sinistra Unita, tre liste e tre simboli…
    -Giusto diamo l’idea di area aperta, di partecipazione. Vada per tre liste e tre simboli…
    -Ci siamo dimenticati del popolo viola e di tutti coloro vicino al volontariato, ai cattolici di sinistra…
    -Questa è un’area difficile da coinvolgere pienamente, perché hanno le loro priorità. Dobbiamo pensarci bene…
    -Qual è la difficoltà, noi proponiamo che si organizzino e facciano una lista civica con il loro simbolo e così siamo tutti contenti, noi con le nostre tre liste e loro con la lista civica, tutti insieme come SINISTRA UNITA…
    -Allora deciso, tutti d’accordo, quindi l’assemblea con odg: “Sinistra Unita, partecipazione attiva, volontariato e associazionismo, in cammino verso un mondo e un modello economico alternativo”…
    -Cazzo, no, è una cosa interminabile, lunghissimo…
    -Solo per leggerlo ci vuole tutto il tempo della sala. Troppo lungo…
    -Andrebbe bene perché tutti sono citati, però non ci verrebbe nessuno con un titolo così…
    -Non ci viene nessuno perché non li abbiamo coinvolti nella preparazione dell’assemblea…
    -Ecco il solito pessimista, vengono perché l’idea dell’assemblea è sempre coinvolgente, certo il titolo deve essere accattivante e breve, del tipo “Sinistra Unita e partecipazione attiva”…
    -Approvato, questo va proprio bene, breve ed efficace. Quindi si parte Sinistra Unita e assemblea pubblica con odg. Sinistra Unita e Partecipazione attiva…
    -Ma allora per le elezioni ci possiamo fare un pensierino. Se ne può parlare?..
    -Per noi se ne può parlare, però noi ci presentiamo con il nostro simbolo perché i nostri elettori non capirebbero…
    -Ma scusa, i vostri elettori, sembra che tu stia parlando di chissà quale percentuale, siamo rimasti quattro gatti e non miagoliamo neanche nello stesso modo…
    -Dai, adesso anche le elezioni, a noi il voto non interessa e non prestiamo il fianco a nessun processo elettoralistico…
    -Ma scusate questa sinistra unita di cui abbiamo parlato e deciso di tre liste più la lista civica per quali elezioni dovrebbe scendere in campo se non adesso che il ferro è caldo e che questa novità della sinistra unita piace a tutti e ci dicono di farla?..
    -Vada, però bisogna fare una franca discussione perché i soliti furbi non l’abbiano vinta, e niente riciclati…
    -Io ci sto, pieno rinnovamento e ricambio completo, solo così saremo seguiti…
    -Si d’accordo, però attenti al completo rinnovamento che rischiamo di portarci dentro anche quelli che poi, da eletti, se ne vanno con altri partiti. Dobbiamo rinnovarci ma coinvolgere compagni organici al progetto di sinistra unita…
    -Troppo, tutto di corsa, affrontiamo una cosa alla volta, o rischiamo di rompere tutto…
    -Ma tutto cosa, se siamo qui da mesi ormai a discutere, dobbiamo accelerare, anche perché questo discorso lo dobbiamo fare anche per tutta la provincia….

    Così ragionavano e parlottavano i dirigenti e i valenti rappresentanti delle organizzazioni politiche e associative della sinistra diffusa e concentrata, della sinistra dei partiti e non solo. Della sinistra in genere. Sinistra ormai ridotta al 3, 5, 6% dei consensi. Questo magnifico risultato, è bene rimarcarlo, lo si è raggiunto INSIEME, tutti insieme, socialisti, comunisti, ambientalisti, ecologisti, terzomondisti, falcemartellisti, garofonisti, quercisti, margheritisti, indipendentisti etc. etc., tutti insieme come SINISTRA UNITA. Basta, poniamo fine al delirio.

    Gianni C.
    Sassari

  4. Enrico Scola scrive:

    Siamo al 7 febbraio e la lotta al settarismo ha visto l’inseguimento di tante “farfalle”:Vendola che generosamente (stupidamente visto il risultato)sosteniamo e poi ci lascia soli in Lombardia,Campania etc,IDV che sognamo alleata in un fantomatico polo di sinistra che incorona De Luca ,intanto in Campania ancora i vendoliani interni come C.Gabriele sono già con De Luca,andando avanti così la lotta al settarismo sarà vinta per estinzione della setta!Loro conquistano visibilità,noi sempre più tendiamo a sparire.E settarismo dire qualche mese fà: questi sono i punti irrinunciabili per qualunque alleanza,se non vengono accettati si và da soli?Sappiamo benessimo che se sui contenuti non chiudiamo gli occhi accordi non si fanno ,ma questo è il prezzo di essere una forza antisistenma,di essere comunisti,non settari!Quando gli occhi li abbiamo chiusi ,vedi governo Prodi e Bassolino,i risultati li abbiamo sotto gli occhi:stiamo sparendo!A quando un sussulto di intelligenza politica e di dignità?

    • Adriano1 scrive:

      Innanzitutto una nota su questo post : l’argomento non è il settarismo ma più propriamente il minoritarismo , l’antico dilemma della sinistra “estrema”.
      Trovo estremamente scorretta la tendenza ad etichettare le posizioni degli altri , l’ho visto fare in diverse forme :
      “stalinisti” , “gruppettari” , “anime belle” etc.. ed è sempre un modo semplificatorio e violento di chiudere i dibattiti.

      Io penso che non ci sia la ricetta ma che di volta in volta si debba modulare tra tendenza all’istituzionalizzarsi e tendenza alla “purezza” ideologica.
      L’attuale momento dovrebbe vederci intenti a “serrare le fila” della nostra cultura e della nostra visione del mondo e non come stiamo facendo a cercare di “monetizzare” il residuo credito elettorale .
      Perché ? Perché il nostro elettorato è scosso dagli eventi e ha bisogno di riflessioni serie per ricominciare , ha bisogno secondo me di ricreare un progetto per il futuro e non può ricrearlo inseguendo i moderati nella corsa verso il centro.
      Secondo me con questo elemosinare apparentamenti ci stiamo rendendo ridicoli e avremo un ennesimo tracollo elettorale .
      Certo non ho le prove di quanto dico , purtroppo le avrò il giorno dopo le elezioni !
      Quel giorno faremo le ennesime approfondite analisi socio-politiche e ci batteremo il petto ma io mi sento già di anticipare quanto segue :
      Sappiamo bene che l’elettore della FdS non è di estrazione proletaria , dato che gli operai votano a destra , è un elettore di cultura politica medio-alta piuttosto esigente e ormai senza un grande senso di apprtenenza.
      Il nostro referente non sono le masse proletarie , che guardano altrove , ma un gruppo più o meno nostalgico di reduci dei movimenti operai del secolo scorso che è stufo di queste politiche di piccolo cabotaggio.
      Questo elettorato comincia a pensare che forse bisogna mettersi il cuore in pace e che se non si riescono a mettere insieme i vari gruppetti comunisti dello 0,5-1% , forse è il segno che un capitolo della storia è ormai chiuso .
      Credo che ci sarà una notevole fuga verso il non-voto.
      Non sarebbe più serio fare un movimento anticapitalista come proposto da sinistra critica e ferrando ?
      Non potremmo smetterla di scimmiottare il doppiopetto togliattiano ?

  5. salvo scrive:

    Interessante il dibattito sul settarismo che si è scatenato dopo l’articolo di Grassi su Liberazione, anche se forse la questione è leggermente mal posta e scatena molte reazioni emotive, che evidenziano solo il grande malessere e la grande insofferenza che serpeggia dentro uno dei corpi militanti più massacrati degli ultimi anni…è un malessere che a tratti si sfoga contro il malcapitato di turno che gliene dà la possibilità (in questo caso Grassi) senza nemmeno tentare di approfondire il ragionamento e quasi cercando di attribuire colpe e responsabilità a volte anche in maniera ingenerosa.
    Tutto ciò mi pare sia rivelatore, credo, di un deficit di democrazia all’interno del Partito e di un desiderio di farsi ascoltare da parte di varie soggettività che, aldilà di meschini tornaconti personali (che magari a volte possono pure esistere, non c’è da stupirsi) non trovano il modo, all’interno dell’organizzazione, di canalizzare idee, proposte e naturalmente anche critiche, accumulando frustrazioni che alla prima occasione utile escono fuori (anche dalle righe, a dire il vero, dati gli eccessi polemici che, sinceramente, offrono solo uno spettacolo penoso, della serie: “come siamo ridotti”!); in fondo, si tratta di un film già visto, ad es., con il forum aperto da Ferrero sul sito di Rifondazione.

    Però forse, nei tanti che scrivono, come il sottoscritto, il vero desiderio è tentarle tutte, finchè c’è un minimo di energia in corpo, per rilanciare una progettualità politica di Sinistra in Italia; personalmente mi piacerebbe lasciare ai miei due figli un Paese migliore di questo e soprattutto con una Sinistra che faccia veramente il suo mestiere, ossia difendere le classi subalterne e conquistare nuovi diritti sociali che accrescono il benessere dei ceti popolari tendendo, almeno, verso l’uguaglianza, che poi dovrebbe essere il faro della Sinistra (anche di quella che verrà, se mai verrà..).
    Ora, perchè la discussione sul settarismo mi sembra mal posta? perchè certo ha ragione Grassi quando dice che non vuole che Rifondazione si riduca ad un manipolo di extraparlamentari che alla fine fanno solo testimonianza (di sè stessi) non avendo alcun aggancio con le realtà in lotta e con i conflitti sociali, che pure esistono; da questo punto di vista le alleanze ci vogliono per battere le destre ed anche per garantire una maggiore visibilità al Partito nelle varie realtà istituzionali locali (ed anche, perchè no? per avere un ritorno economico, dati i tempi duri). Dunque non è accettabile la posizione di chi dice: alleanze mai!!! non c’è dubbio che si tratti di una castroneria, che politicamente porta solo ad un vicolo cieco.

    E’ altrettanto vero però che nemmeno si può pensare che valga l’opzione opposta, ossia: alleanze sempre e comunque, per battere le destre ed avere qualche consigliere o qualche assessore, chi non ci sta è settario.
    No, compagno Grassi, non credo che funzioni così, ci deve pur essere un criterio POLITICO nella determinazione delle alleanze, che risponda alla domanda: ma le alleanze con questo o quel soggetto possono garantire la realizzazione di punti di programma di cui le classi subalterne possono beneficiare nelle varie realtà locali (anche considerando ciò che è già avvenuto in passato?). Se così è, allora si tratta di fissare alcuni paletti e poi applicare il caso per caso, entrando nel merito delle questioni, senza posizioni precostituite una volta per tutte.

    Faccio qualche esempio: appoggiare Vendola in Puglia è giusto? io credo di sì, quella Giunta ha avviato un nuovo percorso di rinnovamento e l’appoggio popolare a Vendola nelle primarie lo dimostra, così come lo dimostra il fatto che il Governo ha impugnato la legge contro il nucleare (per la verità non solo della Puglia, ma anche di Campania e Basilicata). Bene allora ha fatto Rifondazione ad appoggiarlo. Ma l’accordo in Veneto con l’UDC era proprio necessario? si può essere alleati di soggetti, fino a ieri alleati della destra, che nel dna hanno solo l’intenzione di garantire lo status quo, ostacolando il cambiamento? non deve essere questa una pregiudiziale (un paletto, appunto) che attiene anche alla questione morale, per noi decisiva?

    E a Roma, pensare di appoggiare la Bonino (dopo i trascorsi nel centrosinistra, con Rifondazione che ha abbandonato la Giunta Marrazzo proprio dopo averne constatato l’impermeabilità verso le politiche sociali) è politicamente giusto o si tratta di un errore marchiano che rischia di lacerare ancora di più il corpo militante? chiamare i compagni, che nel 2002, come il sottoscritto, scioperarono per salvare l’art. 18, ad appoggiare un personaggio che faceva la campagna per cancellare quella norma, ha senso?
    Quando raccoglievo le firme contro i ticket sanitari della Regione Lazio (che pure di buono ha fatto, bisogna dirlo, la legge sul reddito minimo garantito) la gente per strada mi chiedeva: ma la Regione non è di sinistra? vagli a spiegare che Rifondazione era appena uscita dalla giunta…e i precari della sanità, tanto per dirne un’altra, con la giunta di centrosinistra che benefici hanno avuto? nessuno, e proprio quella mancanza di tempismo ora li porta a rischiare la disoccupazione definitiva, grazie al recente decreto commissariale..no, compagno Grassi, una riedizione di quel film con un personaggio iperliberista (peggio quindi, forse, della giunta Marrazzo) non serve alle classi subalterne, serve solo ad alienarci ancora più consensi tra la nostra gente. Meglio una sana opposizione, con l’appoggio volta per volta a provvedimenti di carattere sociale (ripeto, per citare il più significativo, ad es., quello relativo al reddito minimo garantito).

    E cosa dire di De Luca in Campania? E’ giusto non appoggiarlo? siamo proprio sicuri che la sua politica sia lontana dalla nostra gente? è veramente paragonabile a Gentilini, solo per qualche intemperanza verbale di troppo? O c’è qualcosa di più complesso nella figura di De Luca, che magari in quel contesto è l’unico in grado di garantire la lontananza da certi ambienti affaristico-mafiosi? ecco, qui forse siamo di fronte ad un caso controverso (se è vero come dice Di Pietro, che il rischio è di consegnare la regione alla fogna mafiosa) ed in casi come questo forse bisognerebbe ascoltare quello che la base del Partito ha da dire, la scelta non può essere rimessa a qualche illuminato dirigente, bisogna ricorrere alla DEMOCRAZIA, facendo esprimere la base, che ha tutti gli elementi utili per ricavarne una visione d’insieme.

    Per fortuna il partito disciplinare è finito da tempo e le risorse, culture e intelligenze che pure ci sono, all’interno, possono e devono potersi esprimere, anche aldilà di un blog, per determinare le decisioni, soprattutto quando si tratta di punti controversi.

    Fate uscire il partito dalle sue stanze, apritelo e fatelo veramente diventare “intelligenza collettiva”, altrimenti, caro Grassi, il vero rischio è il settarismo “alla rovescia”, verso quelle posizioni critiche che dalla base di un corpo militante (martoriato) forse vogliono porre al centro del discorso (anche) la questione della democrazia all’interno del Partito.

    scusami per la lunghezza. saluti comunisti

  6. nunzio scrive:

    Per me ha molto senso parlare di settarismo, se ci si riferisce alle divisioni, alle scissioni dallo stesso partito, come se si volesse sottolineare di essere più comunisti di altri comunisti, ma non condivido molto la definizione settari, rispetto alla scelta alleanza Si, alleanza No, con chi ha idee e obbiettivi da raggiungere (spesso personali) completamente diversi.
    Comunque, se allearsi significa non avere il potere di decidere niente per cambiare lo stato di cose esistenti in senso socialista, come succede da 30 anni a questa parte, per me è meglio non allearsi, meglio aspettare che operai, lavoratori, stiano ancora peggio, (che a mio avviso è quello che succederà comunque si faccia) lo sfruttamento in nome della competizione fra noi, in nome del libero mercato (la principale merce del mercato, siamo noi operai) “per arricchire altri”, ormai è arrivato quasi al massimo ed è già globale, preferisco stare ancora peggio, piuttosto che continuare ad arricchire questa gente con il mio lavoro, e contribuire a non far morire questo sistema.
    Se invece allearsi significa poter cominciare a fare qualcosa di concreto in senso socialista, allora ci si può pensare, ma dati i precedenti, e i numeri attuali, mi sembra una decisione difficile, e ancora più difficile che si possa fare qualcosa di concreto, cosa si potrebbe fare alleandosi? Conviene? E stato gia stabilito qualcosa ? Che cosa?
    Per esempio sul referendum per l’acqua privatizzata, con il benestare di Bersani e compagnia, come si fa?

    A proposito del settarismo tra comunisti invece;
    nonostante voti (da 30 anni), e continuerò a votare per i comunisti, attualmente con preferenza PRC,
    non sono iscritto a nessun partito, tantomeno saprei obbiettivamente giudicare sul motivo di queste divisioni, quindi non saprei bene chi preferire, però mi iscriverei subito con chiunque cominciasse a dare qualche esempio concreto di cambiamento.

    Perché per esempio, oggi che abbiamo a disposizione questo strumento (internet), per le decisioni dubbie sul da farsi (come appunto le alleanze) non si fa in modo che vengano prese in modo democratico, con la partecipazione di tutti i proletari comunisti che è possibile far partecipare, credo che non dovrebbe essere nemmeno difficile, basterebbe attivare e pubblicizzare un sondaggio, con passuord ecc,, per la sicurezza, dove esporre le diverse opinioni, i diversi programmi, le diverse posizioni e la motivazione di tali posizioni, e seguire “uniti” l’opzione scelta dalla maggioranza, così si evita anche di colpevolizzare qualcuno che magari ha sbagliato in buona fede, e magari si evitano ulteriori frammentazioni.
    Instaurare quindi un sistema di democrazia diretta all’interno del partito stesso.

    Perché per esempio, non si comincia ad autoregolare la paga dei politici comunisti, già dallo statuto, a scanso di equivoci, tentazioni, ecc.., regolata in base alle paghe di coloro che si vuole rappresentare, se cioè si cominciasse a dare segni concreti di voler fare politica per il bene di tutti i proletari, per altruismo, per un ideale di vita sociale che ha per base l’uguaglianza, il valore dell’uomo-donna in quanto tali, e non in base alle cose che si possiedono, il valore dell’essere, e non dell’apparire, ( Badate, non sono invidioso, la ricchezza non è il mio sogno).

    Perché non si tenta di fare qualcosa per far funzionare bene, almeno meglio ciò che già oggi, in piccola parte rappresenta il comunismo, il bene comune, cioè i servizi pubblici,(ad esempio la sanità) tutto ciò che è dello stato, cioè di tutti,che non funziona, senza difendere sempre e comunque, anche chi sbaglia? quello che è giusto fare bisogna farlo, se funziona male, chi ci rimette sono soprattutto i proletari comunisti che non leccano il c…o a nessuno, e se il pubblico non funziona ci perde soprattutto l’idea del bene comune.

    Saluti da Nunzio, un operaio ancora comunista.

  7. adriano scrive:

    bé, su Lione si semplifica molto la “bolscevizzazione” del Partito significava applicare in modo un po’ settario appunto la tattica dell’ottobre nel pieno del regime Fascista; la corrente della “sinistra comunista” che fu in larga parte all’origine della nascita del Partito in Italia e alla quale aderiva lo stesso Terracini era ormai sconfitta, assieme a tutte le forze antifasciste, ma va riconosciuto che tentò una ricerca teorica finalizzata ad una strategia nuova che fosse adeguata alla natura moderna dello Stato borghese in Europa occidentale, assai diversa da quella bozza di Stato che era il neo regime di Kerenski in Russia. Ma nel 1926 era nella sconfitta tutto e il Partito era ridotto al lumicino e decimato dagli arresti.
    Fu, successivamente, di certo vincente la politica di alleanza frontista 15 anni dopo durante la Resistenza, meno comprensibile in tal senso la poco precedente teoria, davvero settaria, del “social-fascismo” verso le forze socialiste che accomunò tutti i partiti comunisti della terza internazionale.
    Per non dire della svolta di Salerno, con la quale il PCI abbandona in buona sostanza ogni velleità rivoluzionaria, epurando di lì a poco con meschine accuse il suo responsabile organizzativo Pietro Secchia artefice ed organizzatore della Resistenza nel Nord Italia…di questo passo pure il compromesso storico va bene…fino alla Bolognina allora va tutto bene?
    Mi pare semplicistico ed autoassolutorio. Da che genera allora la sconfitta?
    Del settarismo certo, del cretinismo parlamentare pure scrivevano i grandi padri del comunismo mi pare. O vogliamo prendere solo un aspetto della storia del Movimento Comunista?
    Io credo che in realtà il PRC debba scrollarsi di dosso l’istituzionalismo che lo ha portato alla disfatta anche, ma non solo, elettorale. Altrimenti sarà dura riprendere un cammino unitario ma reale verso la rifondazione di un moderno Partito Comunista……
    un caro saluto (comunista).
    adriano

    • adriano scrive:

      ci sono troppi “adriani” e al mio unico intervento manca la replica, niente di male, ce ne sono così tanti…forse volavo troppo sull’astratto, perché vedo interventi molto orientati al succo del discorso di questo momento: non tanto il tema del “settarismo” quanto la sua evocazione, diciamo così retorica, per addivenire a qualche conclusione sul terreno elettorale.
      cerco allora di mettere insieme i due aspetti col mio intervento breve: in linea di principio non esiste una scelta valida per ogni tempo sia riguardo la collocazione e la presenza o meno nelle istituzioni sia rigurdo le diversificate forme di lotta. i comunisti nella storia hanno ora appoggiato una presenza nelle istituzioni, ora invece le hanno boicottate, in generale si sono posti sul piano di una presenza volta a dimostrare la inefficacia delle istituzioni borghesi a rappresentare gli interessi del popolo lavoratore e degli sfruttati, prefigurando dunque la necessità del loro superamento rivoluzionario.
      ritengo sinceramente che in questa fase il pericolo della scomparsa, dell’esaurimento NELLE istituzioni del ceto politico della Sinistra sia la principale degenerazione, un esaurimento e annichilimento di forze che dura da decenni e che ci ha portato alla attuale situazione, bisogna pure considerare che la presenza nelle varie realtà istituzionali, proprio a causa dell’involuzione in atto non solo dei ceti politici di sinistra ma dell’intero quadro politico ed istituzionale, rende sempre più sterile una battaglia in quelle sedi. una presenza che rischia di essere sterile quanto il settarismo appunto, perché inconcludente e priva di risultati tangibili, quando l’intero quadro politico va a destra a poco serve rincorrerlo.
      dunque, è inutile portsi il problema di una presenza anche ma non solo e non principalmente istituzionale? niente affatto, il problema c’è e ci rigurda, eccome, ma non può essere affrontato a se stantre senza affrontare e costruire una line politica realmente autonoma dallo sciheramento borghese. una linea autonoma legata alla mobilitazione popolare, di classe, giovanile ecc. che ponga al centro l’autonomia della classe e dei movimenti dalle forze borghesi ormai preponderanti. Una presenza nelle istituzioni decisamente alternativa allora, non solo al governo ma alle istituzioni stesse…..

  8. Gian Luca scrive:

    Concordo con l’analisi fatta dal Compagno Grassi,
    Penso che in Italia sia venuta meno una strategia politica di sinistra, credo che sia venuta meno e non si sia nemmeno cercato di rianimarla una diffusa vita politica, che invece esisteva anni fa.
    Per intenderci è anche, per una parte, colpa del settarismo se oggi gli operai votano Lega pur esendo iscritti alla FIOM. Sarà anche il Partito colpevole di aver sostenuto un governo incapace di dare risposte chiare alla classe alla quale noi ci rivolgiamo, ma la ricerca dello schierarsi sempre da soli nelle lotte ci ha portato a essere poco credibili.
    Ci manca quella politica vissuta in fabbrica, nei posti di lavoro, nei call centre, nelle mense. Si anche nelle mense che stanno togliendo sempre più velocemente perché luoghi dove si scambiavano idee; a volte diverse ma sempre idee erano.
    Non ho vissuto gli anni ‘70, ma leggendo e documentandomi ho una nostalgia indotta rispetto al clima che si respirava allora.
    L’errore è il non aver più parlato con i lavoratori e creato una CULTURA di sinistra, un modo di far politica diverso, un interesse forte nel lavoro che si faceva per comunicare a più persone possibili l’ideale socialista di una società diversa.
    Ci ha fatto affogare il progressismo, la socialdemcrazia e ora annaspiamo sempre più spesso nel settarismo pensando che barricandoci dietro la durezza e la purezza di un ideale si possa incidere su un quadro politico rarefatto.
    Questo è il momento per far decollare le discussioni sui lughi di lavoro, per determnare un avvicinamento al Partito e se possibile senza chiuderci dietro a dannose fortificazioni che ci renderebbero ancora più fragili di quello che siamo.
    Compagni dobbiamo lottare tutti quanti assieme perché da soli non si vince e uniti si fa forza.
    Diversi sono i raginamenti sulle diverse realtà dal territorio dove i Compagni lavorano e lottano; sento la mancanza di una linea ferma e decisa, manca secondo me la forza di un gruppo dirigwnte coeso.
    Lo dico perché tutto quello che si sente sul terriotrio è una amplificazine di ciò che si discute a livello centrale.
    Gian Luca

  9. Jorfida Enzo scrive:

    Cari compagni e compagne che scrivete sul blog del compagno Grassi,mi sembra che il “politichese” rischi di travolgere un po’ tutti,sia quelli a favore delle posizioni del compagno Grassi sia quelli che ne sono contrari,con toni e argomenti anche diversi fra di loro.Ma il filo conduttore è:accordi elettorali con PD e soci SI o NO?
    E’ quello che io definisco “politichese”
    Non dobbiamo mai dimenticarci che i Partiti Politici sono espressione di classi,di spezzoni di classi,di interesse di classi.
    Chi rappresenta classi o spezzoni di classi che non hanno nessun interesse a cambiare lo stato di cose esistenti,non si pone certo l’obiettivo di cambiare la società in senso socialista.
    Scriveva Antonio Gramsci nel carcere fascista:
    Quaderno 4 (1930-32), Sui partiti
    a un certo punto dello sviluppo storico,
    le classi si staccano dai loro partiti tradizionali,
    cioè i partiti tradizionali in
    quella data forma organizzativa, con
    quei determinati uomini che li costituiscono
    o li dirigono, non rappresentano
    più la loro classe o frazione di classe. È
    questa la crisi più delicata e pericolosa,
    perché offre il campo agli uomini provvidenziali
    o carismatici. come si forma
    questa situazione di contrasto tra rappresentati
    e rappresentanti, che dal terreno
    delle organizzazioni private (partiti
    o sindacati) non può non riflettersi nello
    stato, rafforzando in modo formidabile
    il potere della burocrazia (in senso lato:
    militare e civile)? in ogni paese il processo
    è diverso, sebbene il contenuto
    sia lo stesso. la crisi è pericolosa
    quando essa si diffonde in tutti i partiti,
    in tutte le classi, quando cioè non avviene,
    in forma acceleratissima, il passaggio
    delle truppe di uno o vari partiti
    in un partito che meglio riassume gli interessi
    generali. Questo ultimo è un fenomeno
    organico [e normale], anche
    se il suo ritmo di avveramento sia rapidissimo
    in confronto ai periodi normali:
    rappresenta la fusione di una classe
    sotto una sola direzione per risolvere
    un problema dominante ed esistenziale.
    Quando la crisi non trova questa soluzione
    organica, ma quella dell’uomo
    provvidenziale, significa che esiste un
    equilibrio statico, che nessuna classe,
    né la conservatrice, né la progressiva
    hanno la forza di vincere, ma anche la
    classe conservatrice ha bisogno di un
    padrone.
    [Il testo si trova poi ripreso nel quaderno 13,
    con ulteriori approfondimenti]
    Quaderno 13 (1932-34), osservazioni
    su alcuni aspetti della struttura
    dei partiti politici nei periodi di crisi
    organica.
    [...] in ogni paese il processo è diverso,
    sebbene il contenuto sia lo stesso. e il
    contenuto è la crisi di egemonia della
    classe dirigente, che avviene o perché
    la classe dirigente ha fallito in qualche
    sua grande impresa politica per cui ha
    domandato o imposto con la forza il
    consenso delle grandi masse (come la
    guerra) o perché vaste masse (specialmente
    di contadini e di piccoli borghesi
    intellettuali) sono passati di colpo dalla
    passività politica a una certa attività e
    pongono rivendicazioni che nel loro
    complesso disorganico costituiscono
    una rivoluzione. si parla di “crisi di autorità”
    e ciò appunto è la crisi di egemonia,
    o crisi dello stato nel suo complesso.
    Quindi dobbiamo riprendere,secondo me,due discussioni,oggi completamente assenti nel dibbattito interno al PRC.
    1) quale classe o quali classi o quali frazioni di classe vogliamo cercare di rappresentare per lottare insieme a loro per il socialismo.
    2) quale programma fondamentale (oggi inesistente) in senso socialista vogliamo darci per portare queste classi a divenire egemoni nelle cultura e nella politica del Paese
    3) quali riferimenti internazionali,non eurocentrici,vogliamo costruire o a cui partecipare per una strategia comune nel mondo (esistono l’internazionale democristiana,quella liberale,quella socialista,anche quella fascista e neo-nazista.Gli unici che non hanno una organizzazione internazionale sono i comunisti e questo nell’epoca della globalizzazione.Dove è andata a finire la parola d’ordine “proletari di tutto il mondo unitevi”?
    Senza una discussione seria su questi temi ed una definizione da prendersi in uno o più Congressi (non sono bazzecole quelle che ho citato) si rischia di esserre a volte settari,a volte opportunisti,a volte nè l’uno nè l’altro,essere cioè dei “politicanti” come ce ne sono tanti anche fuori dal PRC
    Fraterni saluti
    Jorfida Enzo
    Sesto San Giovanni

    • claudio scrive:

      Caro Enzo,
      grazie del contributo e della citazione molto pertinente di Antonio Gramsci.
      Sono d’accordo sui temi di fondo di cui solleciti l’approfondimento.
      Credo però altrettanto importante lavorare affinché nel partito non prevalga una tendenza all’isolamento e alla chiusura poiché, temo, ci precluderebbe anche la possibilità di affrontare in un futuro prossimo i temi che solleciti tu.

    • Leonardo Masella scrive:

      Caro Jorfida, credo che dovremmo aggiungere ai 3 punti di discussione che proponi nella parte finale del tuo commento un quarto:
      - quali cambiamenti nella tattica e nella strategia, nella prassi e nella teoria delle forze comuniste e rivoluzionarie e della stessa concezione del socialismo dopo la sconfitta storica, catastrofica, dell’Urss (nostra comune Patria della Rivoluzione) di 20 anni fa ? Discusione seria che non abbiamo mai fatto.
      Un caro saluto.
      Leonardo.

      • aldo scrive:

        Questo era (o doveva essere) uno dei compiti della Rifondazione Comunista del 1991 ma è sempre stato accantonato, per paura di frantumarci sul nascere ma anche per una concezione abbastanza dogmatica di parte del (gruppo dirigente)del partito: quella appunto che voleva andare “oltre” l’esperienza storica del movimento comunista, senza però studiarne scientificamente la crisi e la fine.
        E oggi siamo allo stesso punto, in una situazione di ben maggiore debolezza…

  10. Antonio scrive:

    Caro Grassi stavolta sono piuttosto d’accordo con te ma non al 100%. Ho aderito da qualche mese al PRC ed effettivamente ho notato questo settarismo di fondo nel corpo militante (non in tutto per la verità). Ma occorre distinguere tra settarismo che per esempio significa chiudere le porte a chi proviene da altre esperienze e politica delle alleanze. Neanche io sono d’accordo con questa ambiguità per cui in alcuni posti si accetta la presenza dell’UDC e in altri si corre da soli (ma solo perchè cacciati!). Secondo me nei confronti dell’UDC occorrerebbe avere un riufiuto pregiudiziale di alleanze di governo: o noi o Casini. Comunque per superare il settarismo occorre creare dovunque sia possibile coordinamenti di zona della Federazione, facendo così lavorare fianco a fianco PdCI e PRC, dopo anni di incomunicabilità. Sarebbe anche il modo di ridare fiducia ai compagni. Fermo restando che il PRC è ancora l’organizzaziione più forte e sana: insomma non bisogna temere i confronti.
    Certo i sondaggi non premiano la linea attuale, non premiano i comunisti. Ma bisogna essere cautamente fiduciosi: a queste elezioni, rispetto alle europee, non si presenteranno liste concorrenti (salvo che in pochissimi casi) con la falce e martello che ci hanno rubato almeno lo 0,5 per cento. Storicamente le elezioni regionali vanno meglio delle europee (ricodo che il PRC dopo la scissione cossuttiana prese il 4,2 per cento, il suo minimo storico nel periodo bertinottiano). A meno di un tracollo dovremmo confermare il 3 per cento medio e risalire nelle zone più forti.
    In ultimo i blog vanno bene ma sarebbe meglio impegnare più tempo a fare iniziative all’esterno e vedrete che molte perplessità si superano: o siamo solo un partito che si vivacizza in occasione delle elezioni?

  11. Pippo scrive:

    I sondaggi danno alla fds tra 1,5 e il 2%, i sondaggi sono delle intenzioni di voto, storicamente a sinistra tra le intenzioni di voto ed il voto vi è un alro scarto mettiamo dello 0,5%.

    lo scarto è dovuto alla rIdotta presenza sui mass media man mano che si avvicina il voto, il richiamo al voto utile, politiche clientelari, interventi della mala vita, inoltre vi è lo scarso appeal dei nostri leader di fronte la concorrenza piu vicina vedi l’effetto Vendola.

    quindi la fds è tra 1 e l’1,5% dei voti.

    considerato che PDCI+Patta+Salvi+consumatori+indipendenti di sinsitra+movimenti+rappresentanti di lotta valgono lo 0,5%.

    attualmente il PRC post Chianciano della premiata ditta Grassi Ferrero è tra lo 0,5 e l’1%!!

    be Claudio, non so cosa avrebbero pensato Gramsci, Togliatti, Terracini, Berlinguer, Secchia, etc, etc del responsabile organizzazione di un partito dell’1% che scrive un’editoriale contro il “settarismo”.

    più facile citare il Totò del ” ma mi faccia il piacere”

    vedendo poi i commenti…. non ne parliamo ..valeva proprio la pena fare il capolavoro di Chianciano??

    • claudio scrive:

      Caro Pippo (a proposito uno così sicuro delle proprie idee potrebbe mettere anche nome e cognome, no?),
      I sondaggi sono importanti, ma spesso hanno sbagliato. Per es, la sinistra arcobaleno era accreditata al 10 per cento e raccolse il 3,1.
      Quindi dei risultati ne parleremo il 30 marzo.
      Intanto mi limito a dirti che alle recenti europee sinistra e libertà e la lista comunista e anticapitalista, che perseguono, seppure in forme diverse, una politica di alleanze, hanno raccolto il 6,5 per cento. cannavo e ferrando che escludono qualsiasi intesa con il centrosinistra, l’uno per cento.

      • Alessanrdo,Livorno scrive:

        Scusa Claudio con tutto il rispetto,ma che paragone è?La federazione e SEL hanno preso il 6.5% in totale ma andando separate alle europee,non alleate,quindi il paragone che porti semmai è al contrario.Chi dice che avrebbero preso gli stessi voti insieme?E allora perchè la scissione?Allora vi sareste separati per fare la sinistra unita in europa?Oltretutto gli eletti di SEL non avrebbero fatto riferimento al gue,quindi che c’entrano con la FDS?

        • claudio scrive:

          Caro Alessandro,
          stavo replicando sul tema alleanze si alleanze no per le lezioni regionali.
          Siccome si sostiene che chi si allea non viene votato da nessuuno, mi sono limitato a ricordare che la FdS e SeL che, seppur con caratteristiche diverse non escludono una politica di alleanze, hanno raccolto il 6,5 per cento. Ferrando e Cannavò che escludono le alleanze meno dell’uno per cento. Tutto qui.

  12. Enrico Scola scrive:

    Mi auguro che la lotta al settarismo dopo la vergogna di accordi con l’U.D.C.,vedi Venezia,non porti all’accordo con De Luca in Campania!Se il segretario nazionale invoca un altro nome ,poi non è che si fà l’accordo con la scusa che vi è lo sbarramento al 3 % e non bisogna essere settari.Io ho subito il commissariamento della Federazione di Salerno nel 2003 perchè combattevamo De Luca votarlo ora sarebbe impossibile.

    • claudio scrive:

      Caro Luca,
      la mia opinione è che De Luca sia assimilabile a Cofferati, anzi forse peggio, Quindi in Campania stiamo lavorando per fare una lista alternativa. Purtroppo, come vedi, il campione della discontinuità e della moralità che si chiama Di Pietro, sta già facendo un accordo sottobanco con De Luca! E pure Sinistra e Libertà. La Federazione, almeno questa è la mia opinione, presenterà un proprio candidato presidente.

      • carlo circolo bianchini genova scrive:

        è per questo che non bisognava andare in ordine sparso e fare gli accordi con i partiti e non con le persone, se a novembre foste andati da Bersani e gli avreste detto o tutto o niente, non potete prenderci dove vi conviene e lasciarci da soli dove voi o l’UDC non ci vuole, sarebbe stato meglio invece subbiamo le iniziative degli altri, avreste aperto delle grosse contraddizioni tra quei settori del PD che non vogliono le alleanza(quelli della vocazione maggioritaria), e quei settori interessati all’accordo

        • claudio scrive:

          Caro Carlo,
          da Bersani ci siamo andati e abbiamo detto grosso modo le cose che suggerisci tu!
          Ti sfugge un piccolo particolare: quando hai il 3 per cento fai fatica a fare la voce grossa… Inoltre non sottovalutare una cosa. Il Pd è un partito molto diviso. Il centro, molto spesso, non è in grado di determinare le scelte territoriali.
          Il caso della Calabria è emblematico, Bersani voleva cambiare Loiero, ma come vedi non ce l’ha fatta

  13. angelo sanchini scrive:

    Caro Claudio,quando un dirgente affronta un tema come questo si pone certamente obiettivi su diversi livelli, non certo per sollevare vespai come alcuni affermano; vediamo se ho capito:
    1) un livello teorico generale per cercare di rimuovere, con riferienti alla storia, le resistenze che all’interno stanno sviluppandosi nel processo di costruzione della FEDERAZIONE; a quanto pare ritenuta strategica,resistenze che si appellano soprattutto all conclusioni del Congresso di Chianciano.
    2) un livello di fase; utile per spiegare la necessità di geometrie variabili che verranno adottate nell’affrontare la tornata di elezioni regionali, dove la variabilità non è solo nei rapporti conil PD, e ci potrebbe stare tutta considerando la quantità di contaddizioni che percorrono quel Partito e come una nostra azione differenziata possa profittevolmente inserirsi in quelle. Ma variabilità anche nei rapporti a sinistra come con SeL.
    Ritengo che verificherai i risultati di questo intervento e l’esperienza per valuare quanto sia stato centrato negli obiettivi preposti.Se ho indivduato due livelli, ci sta che sia completamete “fuori” ,e se riesco ancora a capire il senso degli interventi sul blog, oserei avanzare ragionevoli dubbi, anzi mi pare che invece di fare chiarezza sia aumentata la confusione.
    Sai affrontare i temi con chiarezza ed efficacia, dopo un tuo intervento mi sembra sempre di avere le idee più chiare, questa volta però sembra che – parli a nuora perchè suocera intenda – ed o non capisco.
    L’utilità del blog sta nella possibilità di uno strumento franco e diretto ove lasciati da parte tatticismi e strategie si possa dialogare tra compagni in maniera utile alla crescita di tutti.
    Fraterni saluti Angelo

    • claudio scrive:

      Caro Angelo,
      le cose che ho scritto sono quelle che penso. Senza nessuna allusione.
      Il fatto che ci siano tanti contrari non mi stupisce, anzi lo sapevo e per questo sono stato esplicito.
      Tu meglio di me sai che quelle posizioni hanno contraddistinto, da sempre, la sinistra extraparlamentare. I risultati li conosciamo. Più si è piccoli più si grida forte! Meno conti e più la spari grossa!!!
      Vorrei evitare che Rifondazione finisse in questo vortice!
      ciao

  14. VINCENZO scrive:

    Sicuramente Ugo Boghetta (segretario PRC Lombardia) non è un settario.E’ questo che intende Grassi?
    Leggo sul il Manifesto del 4/2 pagina 10 un trafiletto di Boghetta dal titolo “LOMBARDIA, UNITA A SINISTRA IMPOSSIBILE?” dove dopo aver spiegato i tentativi di PRC di fare una allenza con Penati ed i relativi pesci in faccia ricevuti scrive:”Purtroppo abbiamo sentito solo silenzio. Dall’Idv ma anche da Sinistra e Libertà. A differenza della Puglia, nessuna disponibilità ad un percorso unitario. In questo contesto abbiamo avanzato a Penati una proposta elettorale in base alla quale la sinistra portava il suo contributo per battere Formigoni, pur tenendo conto realisticamente delle differenze di programmi su punti importanti: beni comuni, ambiente, lavoro, immigrazione. La proposta ha avuto una risposta negativa dal Pd”. Pertanto per non essere settari basta non avere un programma,idee (non parliamo di principi), basta accettare quelle degli altri.- L’unico obiettivo in Lombardia è battere Formigoni (come a livello nazionale battere Berlusconi), il programma non è importante c’è già quello del PD (che poi in sostanza è lo stesso di Belusconi con qualche pennellata di sinistra). In sostanza siamo diversi su tutto, ma in nome dell’antisettarismo siamo disposti ad accettare un programma antipololare. Ma allora i principi di PRC (sul nucleare, sul lavoro, ecc) sono solo formali e dettate solo dalla convienienza? Ma chi vi vota? Mi dispiace per Agnoletto e per tutti quei militanti di PRC che ci hanno messo l’anima per sollevare un partito caduto così in basso.

    • claudio scrive:

      Caro Vincenzo,
      sono d’accordo con Boghetta.
      nella stessa citazione che tu riporti è spiegato bene che noi non abbiamo mai proposto a Penati un accordo di programma, quindi di governo.
      Ma, come facciamo in altre regioni, un accordo tecnico per battere le destre, mantenedo però la nostra autonomia.
      Si può non condividere, ma che c’entra con la nostra possibilità di continuare ad essere contro il nucleare, la precarietà, le privatizzazioni?
      Perché per sostenere le proprie tesi si devono stravolgere le posizioni altrui? Non ti pare un modo sbagliato di discutere?

  15. R. scrive:

    Claudio domanda semplice: che si fa in Puglia adesso con lo sbarramento al quattro?

  16. Andrea scrive:

    Il compagno Grassi parla di settarismo, e un sacco di compagni si sentono tirati in causa e reagiscono strepitando. Coda di paglia? Mi sa che Claudio ci ha proprio azzeccato.

    Un vero dirigente comunista deve avere il coraggio di esporre con chiarezza le proprie posizioni, anche a costo di scontentare qualcuno e mettere in discussione il proprio consenso. Qui, secondo me, si riconosce lo spessore politico e la coerenza di Claudio Grassi, specialmente rispetto a chi cerca di fare improbabili “sintesi” (o per meglio dire, equilibrismi indecifrabili) tra posizioni irreducibilmente divergenti. Ma evidentemente certi compagni preferiscono un (non-)dirigente che “gli lisci il pelo”.

  17. Marinella scrive:

    A proposito di setttarismo siete voi settari nel senso che giustificate tutto pur di aver le poltrone!!!
    ADESSO ANCHE ALLEANZE ORGANICHE CON UDC!!!

    Elezioni, Orsoni convince Casin sì all’alleanza con Rifondazione
    Via libera dell’Udc nazionale al laboratorio Venezia. L’accordo dopo l’incontro a Roma tra il candidato sindaco del centrosinistra Giorgio Orsoni e il leader del partito Pier Ferdinando Casini. Della coalizione faranno parte per la prima volta oltre al Pd e agli alleati socialisti, verdi e della sinistra, anche i centristi dell’Udc
    di Alberto Vitucci

    Pier Ferdinando CasiniVENEZIA. Via libera dell’Udc nazionale al laboratorio Venezia. Il candidato del centrosinistra Giorgio Orsoni ha incontrato a Roma il leader del partito Casini. Incontro ufficioso, ma dal vertice dei centristi è arrivato l’ok. Una linea già intrapresa dal partito veneziano, dopo che le richieste di Ugo bergamo erano state rispedite al mittente dal candidato del centrodestra Renato Brunetta. Accordo fatto, dunque. E domattina a Ca’ farsetti Orsoni scioglierà le ultime riserve e presenterà la sua alleanza e il programma definitivo. Della coalizione faranno parte per la prima volta oltre al Pd e agli alleati socialisti, verdi e della sinistra, anche i centristi dell’Udc. Un laboratorio quasi unico in Italia. E un segnale di rinnovamento che il candidato vincitore delle primarie del centrosinistra intende lanciare per cominciare la sua corsa contro l’avversario Brunetta.

    Intanto il PD esprime «grande apprezzamento» per il lavoro svolto in questi giorni da Orsoni. «Il nostro candidato», dice il segretario Alessandro Maggioni, «lo hanno scelto 13 mila cittadini, il loro lo ha deciso il capo. Il profilo autorevole di Orsoni è senz’altro quello giusto per costruire un nuovo rapporto con l’Udc, con Rifondazione, con alcune liste civiche. Un progetto che consentirà a Venezia di avvalersi delle più alte esperienze e delle migliori professionalità».

    Ultime ore per limare il programma e decidere chi potrà appoggiare Orsoni al primo turno. Sembra ormai tramontata l’ipotesi di alleanza con le civiche mestrine «Una grande città» e «Civica per Mestre di Giampaolo Pighin». Entrambi hanno avanzato richieste giudicate «eccessive» dal candidato. Verso destra si schiera la civica 585 dell’ex leghista Nicola Bottacin, autonome quelle di Indipendenza veneta (Albert Gardin) e Cinque stelle (Beppe Grillo). Potrebbe schierarsi con Orsoni il Movimento civico di Augusto Salvadori. Sempre con Orsoni è il movimento «Venezia metropoli sostenibile», che insieme a Fondamente ha deciso di schierarsi conn il centrosinistra e nella campagna per le primarie ha appoggiato Gianfranco Bettin. Una campagna elettorale che entrerà nel vivo a partire da sabato, in concomitanza con l’avvio del Carnevale.
    (04 febbraio 2010)
    Già dobbiamo sconfiggere Brunetta! ma facciamola finita con questa ipocrisia invitiamo Vendola a tornare perchè in pratica aveva ragione lui

    • claudio scrive:

      Cara Alessandra,
      se uno vuole le “poltrone” è meglio che scelga un altro partito.
      Non mi pare che i compagn* di Rifondazione possano essere accusati di questo.
      Non capisco poi perché dovremmo dire che aveva ragione Vendola. La sua linea era quella di sciogliere Rifondazione per fare un partito di genericamente di sinistra.
      A parte il successo che ha avuto in Puglia sulle primarie, non mi pare che quel progetto abbia fatto grossi passi in avanti:

  18. Militante PRC scrive:

    Caro compagno Grassi,
    sono iscritto al PRC da 14 anni, scusami ma vorrei capire di che stai parlando, dove sono i settari? Di che settarismo parli?
    Vuoi rinfrescarti un po’ le idee?
    Negli ultimi quindici anni abbiamo assistito ad un vero e proprio tradimento dei gruppi dirigenti delle forze politiche della sinistra (in particolare di quella cosi-detta radicale), ai danni del proprio popolo, dei lavoratori, di quei ceti che voleva rappresentare. Un tradimento finalizzato, questo la recente storia ci insegna, al solo fine di ottenere qualche posto istituzionale (d’altronde di risultati tangibili non ne abbiamo visti), sia che fosse un ministero della giustizia (Diliberto), della solidarietà (Ferrero) o presidenza della camera (Bertinotti) . Insomma si sono mercimoniate le proprie idee (vere o presunte), sbandierate al popolo della sinistra sino al giorno prima dell’investitura padronale, per entrare nelle stanze del potere.
    A fare che? Dicci, facci sapere cosa avete fatto, ma soprattutto dicci perché la gente, il nostro popolo, noi, io metalmeccanico della FIOM dovrei continuare a essere iscritto e votare per il PRC?
    dimmelo compagno Grassi….
    Caro Grassi, la clamorosa sconfitta delle sinistre alle elezioni politiche del 2008 e europee del 2009 ha segnato, in modo indiscutibile, la fine del “bertinottismo” in tutte le sue salse, dal “dilibertismo” al “ferrerismo-grassiano” dell’ ultima ora, ti è chiaro questo concetto, oppure ancora no? Volete arrivare allo 0,5% per capire che dovete cambiare rotta? linea politica? Il rischio è che, per parafrasare Gramsci, ci troveremo presto di fronte a una situazione in cui “il vecchio mondo è scomparso ma del nuovo… nemmeno l’ombra!”
    Ma capite, non capite proprio ,o fate finta di non capire? E’ molto difficile da comprendere perché oggi forse non riusciamo a superare neanche il 2%?
    Confermando la strada della subalternità al Centrosinistra, avete rinunciato a fornire alle classi lavoratrici un’alternativa netta e credibile.
    Siamo tornati a discutere di contenitori, aggregazioni, costituenti, alleanze. Non basta l’esperienza degli anni scorsi per sapere dove portano questi dibattiti?
    Caro grassi il vostro balbettare (dell’attuale gruppo dirigente), scrivere in maniera confusa di settarismo (ma per favore) indica tutta la debolezza delle vostre poche e confuse idee (chiare solo sulla politica delle alleanze), e indica tutta la subalternità alle ricette e alla politica di centrosinistra a sua volta subalterna alle ricette della destra, peraltro anch’esse confuse e inefficaci, tutto ciò è la dimostrazione che non è più tempo di opportunismi piccoli e meschini, ma urge la ricostruzione di un pensiero e di un punto di vista alternativo a quello su cui si fonda il capitalismo.
    Un idea di società diversa da proporre alla gente, idea di società che non vi sfiora minimamente il cervello, brancolate nel buio! Senza una forza politica organizzata non si riesce a sostenere e dare continuità ed efficacia ad alcun progetto politico e senza una connotazione nettamente anticapitalista, quindi comunista, è inevitabile il risucchio nell’alternanza bipolare cosa che puntualmente continua e continuerà ad avvenire.
    Concludo rivolgendomi a tutti voi militanti e compagni che commentate il post di Grassi, volendo guardare in casa nostra ricordiamoci che Maurizio Zipponi, ex responsabile area lavoro PRC sotto la salottiera e poetica segreteria Bertinotti, è rimasto coerente con se stesso ed è entrato a far parte dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Ricordo questo fatto e lo cito, perché mi è rimasto impresso un articolo di “Liberazione” dove, ne dava (a suo tempo) un ampio resoconto Maria R.Calderoni che ha avuto, tra l’altro, il coraggio (raro) di considerarsi “fortemente colpevole” per avere creduto, addirittura “con le lacrime agli occhi”, al valore etico-politico del nostro, “ex operaio figlio di operai”. Il problema, purtroppo, sono quelli che rimangono, i tanti Zipponi ovunque collocati nei meandri delle strutture di Partito, che non ci pensano proprio a portare via armi e bagagli motu proprio. E così rimangono, si riciclano, persistono annosamente in questa o quell’area per piazzare se stessi al miglior offerente. Ed in tanti continuiamo ancora a vedere lo Zipponi di turno indicarci la strada, serioso mentre analizza la fase, ad infognare di veline dalle belle parole le speranze dei proletari e dei lavoratori. Eppure, ancora non ci basta. Quasi fossimo dei masochisti, anche dopo avere preso mazzate su mazzate, offese su offese, per la gran parte non abbiamo la forza di ribellarci al Zipponi della seggiola accanto, e dire quanto più o meno ha detto la Calderoni: “Ho sbagliato, ora basta!”. In troppi non riusciamo a recidere quel cordone ombelicale di “soggezione” che ha senso soltanto per come è impostato il Partito, di massa acritica e non di quadri militanti, dove il vertice, qualunque esso sia, si limita ad offrire disposizioni alla base vista solo con il secchio e la colla in mano.

    Saluti comunisti.

    • claudio scrive:

      Caro Militante Prc (visto che sei così determinato nelle tue posizioni potresti anche scrivere come ti chiami!),
      vorrei farti presente che posizioni simili alle tue sono state presentate con una mozione anche nel recente congresso di Chianciano del Prc. Mi riferisco ai compagni di Falce e Martello, che stimo personalmente, ma che contrasto politicamente. Quella mozione, che esclude, appunto, qualsiasi accordo con il centro sinistra ha raccolto il 3 per cento dei voti nei congressi di base!
      Inoltre si presnta alle elezioni, ormai da diverso tempo, il compagno Ferrando con una posizione fortemente alternativa e “rivoluzionaria”. Non mi pare abbia avuto un gran successo nemmeno lui!
      Io non ridicolizzo posizioni come le tue, semplicemente le ritengo sbagliate e le contrasto politicamente, cercando di portare i miei argomenti. Sarebbe il caso che anche tu le argomentassi in modo meno arrogante.

      • Militante PRC scrive:

        Caro compagno Claudio,
        innanzitutto ti chiedo scusa se sono stato arrogante, non era mia intenzione, sono solo molto deluso sull’andazzo generale del Partito, mi chiamo Christian, e all’ultimo congresso non ho votato il documento di Falce e Martello, bensì il 3° documento, quello per intenderci che chiedeva l’unita dei comunisti.
        Non mi interessa l’autoreferenzialità, ne le posizioni del PCL, nel post non ho parlato di posizioni e alternative “rivoluzionarie” ho solo fatto un bilancio molto critico della nostra recente storia politica, bilancio su cui non hai proferito risposta alcuna e che mi porta a pensare che siamo in presenza all’interno del nostro partito di una indeterminatezza progettuale e propositiva… non credi?
        Penso che un partito sia prima di tutto una linea politica (oggi completamente assente per non dire altro), un programma (che non esiste), i suoi militanti (pochi e demotivati) e la sua base sociale (qual’è la nostra? chi vogliamo rappresentare?).
        Ho forse ragione a scrivere che i gruppi dirigenti della sinistra italiana, in particolare questo del PRC, non sono in grado di rispondere ai bisogni dei lavoratori, della gente comune, dei militanti, della propria base sociale (se ne hanno ancora una), semplicemente perché non sono interessati a farlo? cosi come penso che la difficoltà del nostro partito (e della sinistra in generale) del nostro radicamento sociale, deriva dal fatto che difficilmente senza aver deciso prima chi siamo, che cosa vogliamo, per cosa lottiamo, che passioni suscitiamo, potrà realizzarsi?
        Per quanto riguarda le alleanze ti invito a non confondere l’essere autonomi e alternativi al PD con l’anti-istituzionalismo settario! Ho forse scritto da qualche parte che non è importante stare nelle
        istituzioni? Assolutamente No!
        Ma da qui a concepire sé stessi se non in alleanze coatte con qualcun altro ce ne passa, non credi?
        Non pensi sia aberrante e rischiosa la candidatura della Bonino nel Lazio?
        Che sia prova ulteriore che nel pozzo del Centrosinistra non si è più in grado di scovare nomi decenti?
        Non pensi che i radicali pur avendo sempre sostenuto i diritti civili, molte loro posizioni sindacali, giuslavoriste, economiche a ambientali sono totalmente all’opposto di quelle che dovremmo aspettarci da una sinistra che si rispetti? e anche se il PD ha smesso da un pezzo di usare la qualifica di sinistra nei desideri degli elettori forse una sinistra esiste ancora e non trova sponde? e sarebbe nostro compito dargli una sponda invece di andare a rimorchio di questi personaggi?
        Non pensi che la Bonino è l’opposto di Vendola? e potrebbe spingere molti, specie lavoratori dipendenti, a scegliere la Polverini, o a non votare affatto?
        Lo sai che i radicali hanno sempre difeso la grande impresa, le leggi del mercato, il nucleare, il neoliberismo e l’imperialismo americano? e hanno sempre auspicato un ultraliberismo esasperato che in Italia significa solo schiavismo imposto da imprese ormai ciniche e parassitarie? Lo sai che i radicali hanno sempre attaccato i sindacati e la difesa del lavoro?
        Lo sai che i nostri compagni hanno chiesto alla Bonino: lo vuoi il nucleare? Che ne pensi delle privatizzazioni di beni e servizi pubblici? Sei disposta a riconoscere valore alla difesa sindacale del lavoro? Pensi ancora che lo statuto dei lavoratori sia da buttare nel cesso? E che la CGIL sia parte di una feroce ’triade’del Male? Qual’è la tua posizione su sanità, infrastrutture, sviluppo e energie, l’acqua pubblica, la raccolta differenziata, gli incineritori?
        Finora a qualcuna di queste domande la Bonino ha reagito balbettando o non proferendo risposta alcuna! Ad altre domande ha dato risposte poco credibili, come le centrali nucleari che fino a ieri ha difeso…..
        Sai Clausio, continuo a pensare che sia meglio non sapere come andare dove si deve andare, che poter andare, ma non sapere dove andare… come sta facendo ora il partito!
        Ti ringrazio per la risposta e per il tempo dedicatomi.
        Saluti dal Militante del PRC.

  19. SErra scrive:

    Meno male era in crisi SEL!
    Accade a sinistra. Aleandro Longhi ha lasciato il PdCI insieme ai compagni della sezione “25 Aprile”, che organizzava e rappresentava gli iscritti di tutto il Ponente genovese, quasi il 50% degli iscritti alla Federazione del PdCI di Genova, per fondare il Comitato per l’Unità della Sinistra (CUS). Diliberto ormai mi appari sempre più come il comandante di una nave che fa acqua da tutte le parti e che invece di chiudere le falle, sale sul pennone più alto. La tua nave affonderà e anche il pennone più alto verrà sommerso. Ti rendi conto che dietro di te non c’è più nessuno? Fai un sondaggio, chiedi chi sono i dirigenti del tuo partito: non lo sa nessuno. Dal pennone più alto riunisci i venti segretari regionali, alcuni sono i “fedeli”, nessuno ti contesta e così credi che tutto vada bene. Ogni tanto si commissaria una Federazione o un Comitato regionale e giulivamente si prosegue.
    Ti suggerisco di non citare Berlinguer: la questione morale non è soltanto limitata ai furti o alle tangenti, ma estesa al mancato mantenimento degli impegni presi, all’essere uomini di parola, non di parole.

    Ti allego l’Odg approvato all’unanimità dalla Sezione “25 Aprile” di Genova.
    Tanto ti dovevo.
    Cordialità

    *presidente del CUS ( Comitato per l’Unità della Sinistra) e già membro del Comitato centrale, della Direzione nazionale e del Comitato federale genovese del PdCI

    • Un altro genio!

      Mamma mia come la vedo grigia compagni!

      • Mi riferisco a L. Longhi ovviamente…uno che vuole costruire l’unità con la separazione!

        • Zukov scrive:

          notevole poi l’articolo del Longhi, tutto incentrato sulle poltrone (che non ci sono). Se ne va perché non candidato. Non che noi del PRC siamo esenti da questa caccia alla candidatura, si intende. Sul settarismo quindi poche balle: non riusciamo a smarcarci dal PD. Ci siamo dentro a ruota. Gli accordi con il PD se saltano è per volontà del PD. Leghiamo la nostra sopravvivenza al posto nelle istituzioni. Giusto? Sbagliato? Si può discutere, non dare a chi è contrario del “settarista” e spacciare un capitolo della dottrina marxista come dogma buono per tutte le stagioni. Quando ruppe con i menscevichi qualcuno accusò lenin di settarismo?

          • claudio scrive:

            Io non do del “settarista” a nessuno! Contrasto una opzione politica presente nel nostro partito che giudico settaria. Essa ritiene non si debbano mai fare alleanze e quando ci seno le elezioni trasforma qualsiasi scelta di questo tipo come una questione di vita o di morte. Mi pare un errore.

  20. angelo scrive:

    Condivido… ma è mi pare una battaglia controcorrente. Come sempre più come sinistra subiamo sconfitte e più si manifestano, ovunque, settarismi.
    Un sogno: un quotidiano di tutta la sinistra dove tutti i pezzi della diaspora della sinistra possano dialogare, confrontarsi, misurare le ragioni reale delle affinità e delle differenze.

  21. Marco scrive:

    Devo essere onesto; nella sezione dove mi sono iscritto da poco, si parla e ci si confronta su come la pensiamo, sulla Bonino e sul settarismo, sui compromessi. Sarà che è un circolo con un età media molto bassa…non so. Sono iscritto da poco, non perchè da poco mi sento Comunista, ma perchè da poco si sono create le condizioni per poter aderire a un partito che più o meno mi rappresentasse; a cui sentire di poter dare il proprio contributo. Questo con il Bertinotti e la sua linea non era stato possibile.
    Sono formalmente concorde sulla questione del settarismo anche se vi trovo una semplificazione estrema nel volerlo forzare alle alleanze con il PD.
    “Il Comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo Comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente” Karl Marx.
    Semplificazione estrema il discorso sulla Lega Nord. Personalmente non ho ancora capito quanto sia autonoma e non un movimento ad hoc; una cellula che è figlia di un movimento (quello neoliberista) che chiaramente non poteva palesarsi direttamente nelle fabbriche e fare la parte di chi sta con i lavoratori oggi e domani li licenzia per logiche speculative. A quasi 26 anni credo di non sbagliare se dico che dai movimenti di potere accademici o imparato una cosa, spesso chi siede su una poltrona (al potere) si serve di terzi (bracci destri) che mordono al posto loro consentendogli di mantenere un sorriso e una bontà apparente verso tutti. A livello mondiale questo è “facilmente” osservabile dal esempio della Potenza Capitalistica neoliberale-antiumanitaria rappresentata dagli Stati Uniti; è sufficiente pensare al prelievo e detenzione di presunti terroristi con le norme e le pratiche attuate dopo l’11 settembre grazie alle leggi antiterrorismo, l’appoggio di stati “servi” dove torturare o far torturare per proprio conto presunti colpevoli, minori ecc. come ad esempio l’Egitto.
    Forse anche la mia sarà una banale semplificazione ma in fondo la Lega è un po’ un braccio armato di una politica neoliberale che a sud sta con la mafia e a nord ha la necessità di agganciare da una parte i lavoratori, nel vuoto lasciato dalla sinistra e dai sindacati, e dall’altra i piccoli e medi imprenditori con una figura che possa parlargli alla pancia assomigliandogli il più possibile.
    Vorrei tornare al “movimento reale che abolisce lo stato di cose”. Capisco, e apprezzo l’onestà con cui lei tratta l’argomento, la necessità di essere presente all’interno delle istituzioni che non significa per forza sedere sulla poltrona del governo e del potere. Tornando al movimento reale la nostra più grande opera credo sia quella di gettare le basi per ricostruire una società che sia all’altezza di una sfida culturale impegnativa come quella di una società comunista. Paradossalmente a causa del continuo degrado culturale, attuato con quelle dinamiche e quei mezzi che ipotizzava Piero Calamandrei nel 1950, della indecenza e del basso profilo raggiunto da chi si occupa di informazione e di informare, da una classe dirigente figlia del PCI, probabilmente pentita o figli di comodo, quali D’Alema, Veltroni e quanti altri dalla morte di Berlinguer si sono adoperati a fin che il disegno perpetuato per mano della Propaganda 2, contro il più grande partito comunista d’occidente potesse essere realizzato. In fondo è la perversione della storia “proprio tu Bruto figlio mio?!” Fatto sta che allo stato attuale a ben guardare non vi è una società con un certo fermento e livello culturale da cui far nascere una società comunista. La gestione dei media e della Tv fanno il resto nella normalizzazione del pensiero. Se è vero che il PD ha creato di fatto il bipolarismo, forzandolo e rendendo meno giustizia democratica aggiungendo un ulteriore gap alla rappresentazione della società nei palazzi del potere. Se è vero che abbiamo una legge elettorale indecente, che vede il parlamento eletto dalle segreterie di partito, un governo la cui fiducia è data da un parlamento non più a diretta emanazione del popolo ma dei partiti è chiaro che vi è una situazione di drammaticità democratica che ci porta in un momento storico particolare e di svolta per la democrazia (intendo il termine più alto e nobile di partecipazione e potere al popolo sovrano), di questo paese e per la nostra sopravvivenza. Credo sia veramente difficile continuare a battersi pretendendo l’appoggio delle masse, disinformate, inquadrate in uno stile di vita che tende a singolarizzare e individualizzare la società di fatto facendo saltare le basi di una qualsiasi società comunista, stando con chi ci spara e ci vuole morti a ogni costo per non so quale gretto motivo.
    Per cui credo che al di fuori delle vostre ragioni di essere presenti nelle sedi istituzionali, di una democrazia sempre più decrepita, per dare supporto e istanza alle richieste delle masse, per rispondere hai problemi di una società a cui non si presentano altri punti di vista e modi di vita se non quelli voluti dai neoliberali; sia necessario battersi per iniziare a cambiare minimamente la deriva storica che stiamo prendendo. Questo sarà da farsi con una campagna referendaria (probabilmente l’unico strumento che ci rimane) proprio sul lavoro, sulla precarietà, insomma per poter permettere la realizzazione di un’altra società, di un altro mondo! Ovviamente proprio la strada intrapresa dal nostro partito di cui sono molto contento ma che deve vedere un impegno smisurato e infinito di tutti noi.
    Per quanto riguarda le alleanze, francamente, sarà difficile correre anche solo in lista, se pur con accordo tecnico o quel che sia, con una rappresentante che solo ieri in tv apriva dicendo “sono la candidata dei radicali gli altri mi vengono dietro… (più o meno)” una che sull’articolo 18 a detto quello che ha detto e a fatto quello che ha fatto. Con chi si è fatta promotrice in Italia di una struttura assimilabile al NED Americano. Posso comprendere che per la vita del partito, ultimo depositario per un cambiamento civile e democratico della società, sia essenziale e vitale essere dentro alle istituzioni. So anche che lei idee sono idee, per questo male che vada una strada, se pur più in salita, più ardua ad attuarsi prima o poi la trovano. Un medesimo sogno, se pur con maggiori difficoltà farà sempre incontrare due persone che a quel punto non sogneranno più. Per questo a me aspetta il compito di battermi con tutte le mie forze per attuare, vivendo io per primo in base a quelle idee di vita che mi animano, la società che voglio; “evoluzione” dell’attuale barbarie; a voi che avete incarichi di dirigenti di darci gli strumenti per realizzare questa “evoluzione” e farci comprendere i motivi delle vostre necessità e scelte, il fine. Io spero lo farete partendo dalla più grande rivoluzione la VERITA’. Soprattutto aspettiamo un radicale cambiamento senza il quale, temo, la nostra attuale esistenza è segnata. Inoltre necessitiamo di un organizzazione maggiore, capisco che vi è stata una pesante scissione da poco, e di una formazione (politico-culturale) maggiore e più estesa. Sarà che come dicevo ho 26 anni ma abbiamo la necessità di essere formati nel miglior modo possibile per affrontare la sfida che abbiamo davanti.

    Scusate per la scarsa sintesi.

    Marco

    • claudio scrive:

      Grazie Marco per il tuo contributo che in larga parte condivido.
      Per quanto attiene l’esempio che ho fatto della Lega intendevo dire che una forza politica può benissimo essere parte di una coalizione senza che, per questo fatto, perda la propria autonomia e identità. Mi sembra un dato della realtà. Ciao e, la prossima volta, dammi del tu!

  22. Enrico Scola scrive:

    Perchè meravigliarsi della difficoltà a votare Vendola?Io non posso votare chi ha rinnegato il comunismo e fatto una scissione allo scopo di distruggermi,altrimenti potrei votare anche D’Alema!La razionalità dei contenuti delle alleanze non prescinde dal valore delle persone,dalla loro storia,etc.Altrimenti siamo alla storiella del centrosinistra permeabile ai movimenti e ci si è suicidati.Ribadisco che posso capire l’assillo ad avere una rappresentanza istituzionale,ma non a discapito della possibilità di ricostruire un partito comunista e questo lo si fa eleggendo comunisti,non generici uomini di sinistra o peggio rinnegati,questo non è settarismo è intelligenza politica e dignità

    • claudio scrive:

      Caro Enrico,
      ma che c’entra il sostenere Vendola come candidato presidente di una coalizione di centrosinistra in una regione, con la costruzione di un partito comunista?
      Sono due cose diverse. Nel primo caso si tratta di scegliere in una competizione elettorale con il sistema maggioritario se ci può essere un candidato e un programma che raccolgano in parte anche le nostre istanze. Leggo, per esempio proprio oggi, che il governo berlusconi ha fatto ricorso alla corte contro due scelte della regione puglia: no alle centrali nucleari, accoglienza dei migranti. Mi sembra un fatto importante che indica una differenza tra i due schieramenti. Nel secondo caso tocca a noi lavorare per rimettere in sesto Rifondazione Comunista, affinché dentro un processo riaggregativo delle forze comuniste e di sinistra, si riconquisti la credibilità perduta.

  23. mauro scrive:

    Sfidare il PD con candidati alternativi imponendo regione per regione le primarie sarebbe stato però il contrario del settarismo.
    Siamo stati invece subalterni (a parte la Puglia)
    Perchè in Campania non appoggiamo la candidatura di De Magistris (o proponiamo quella di Sodano) imponendo al PD le primarie?
    Forse siamo ancora in trempo…
    Unitari e determinati.
    Invece siamo stati troppo spesso subalterni

    • claudio scrive:

      Caro Mauro,
      De Magistris lo abbiamo proposto già da tempo, ma, come vedi, non è disponibile.
      Anzi le notizie dell’ultim’ora ci dicono che Italia dei Valori si appresti a sostenere De Luca.
      Per quanto riguarda Sodano da pochi mesi si è candidato alle provinciali ed è stato eletto. Non mi sembra quindi il caso.

  24. carlo circolo bianchini genova scrive:

    Caro compagno Grassi anche questo è un argomento importate, però non si capisce la finalità,essendo arrivato dopo i quesiti su rifondazione,sembra che tu voglia classificare, stigmatizzare, tutto ciò che non capisci, o è lontano dal tuo sentire politico, come settario.
    Le citazioni di”le tesi di Lione (frontismo) “ e di Togliatti sono infelici perché si sono rivelati senza strategia, se adesso governano i post fascisti, lo si deve forse anche a Togliatti con la sua voglia di pacificazione,anche nel 47 con l’amnistia per tutti i fascisti lasciando intatta l’ ossatura burocratica statale in mano ai fascisti. Tutti sanno che se devono operarsi di tumore e importante pulire bene ogni traccia, e dopo aver pulito bene chemioterapia e controlli continui, ed invece non solo non si è controllato bene, ma sono cominciate le revisioni storiche con Trombadori ed altri dirigenti importanti hanno parlato dei misfatti del triangolo emiliano per arrivare “ai ragazzi di Salo “ma anche pezzi più importanti e sacri del (PCI) italiano hanno contribuito, allo sfascio totale di quella dottrina , che aveva fatto sognare milioni di lavoratori e sfruttati, tutti ci ricordiamo (chi ha intorno ai 50/55 anni ) Berlinguer dire “che la spinta propulsiva era finita” che si sentiva coperto più dall’ombrello nato che dal patto di Varsavia, che 50+1 dei voti(presi) non era sufficiente per governare, dichiarazione che pesano anche adesso, ed hanno portato all’aberrazione che in una coalizione, chi esprime il leader non è il partito che prende più voti, (leggi PDS) ma un cattolico illuminato,(Prodi) il compromesso storico lo stiamo sperimentando tuttora, e quella bella costituzione a firma di Umberto Terracini sta diventando carta straccia, chi sa come sarebbe stato se avesse vinto Bordiga?
    Quindi bisogna stare attenti quando si evoca la storia , per piegarla ai propri fini e bisogni momentanei, e poi di che colore è il settarismo? Con quale misura si stabilisce chi ne è affetto, da questa malattia che spesso non arriva ma da sola,ma in compagnia dell’opportunismo. Revisionismo, buonismo, collaborazionismo ecc…
    Alleanze, come si fa a paragonare la Lega (con il PDL) e noi, la lega è in posizione di forza e dice chiaramente che si serve di berluscone per i propri fini,che in parte ha portato a casa, federalismo, respingimenti,e quanto altro, noi quando siamo andati con qualcuno abbiamo solo dato a cominciare dal pacchetto Treu senza prendere niente, ma qualcuno dice che è merito nostro se le cose non sono andate più male, negli anni settanta , mi pare che Berlinguer dicesse che si ha tanti amici quando si è forti, e non si è forti quando sa tanti amici, diceva mi pare se andiamo al bar assieme, siamo tra amici se paghiamo un pò per uno ma se pago sempre io non sono amici, se vuoi capire, questo e ciò che accade a noi da quando è nata rifondazione. La lega è come un cane che bacia la mano che lo nutre finchè non riesce a mordere quella mano, e lo vediamo tutti i giorni Casini e Fini litigare con Berlusconi, perché a comandare è la Lega, caro compagno Grassi bisogna capire che a forza di scissioni dentro rifondazione sono rimasti quelli più motivati, e smaliziati, non li si può più prendere in giro, dovrete attrezzarvi di più anche culturalmente se volete essere in sintonia con il partito.
    Che dire di Vendola anche qui , tu dici, se de devo scegliere tra Boccia e Vendola io scelgo Vendola serebbe giustissimo se fossero due soggetti a noi neutri , ma Vendola (che anche dopo le primarie) che apre a Polibertone a al’UDC, ed in più ha fatto una scissione dolorosa , non andava aiutato ma distrutto, perchè se non ci distrugge lui,(vedremo alle votazioni quell’eco ) cosi come Dalema, che si allea con noi dove gli serviamo(leggi genova)e ci rifiuta dove sanno di perdere(Milano) ma che ha sempre in mente che alla sua sinistra non ci sia nessuno, come in puglia insegna.
    Vendola in puglia ha contemporaneamente perso e vinto , ha vinto(per il momento) la gara contro i dalemiani, aiutato anche dagli anti, ma ha perso il disegno che assieme a Bertinotti coltivava da tempo, ossia sconfiggere-, “la vocazione maggioritara” e con la vincita di un dalemiano (Bersani) rifare il centro sinistra,quel disegno e stato battuto,e per ironia lui ha contribuito assieme ai suoi nemici di prima Franceschini e Veltroni.
    Ironia della sorte, prima di Amico fragile hai posto il quesito”Sinistra e liberta, un progetto in crisi” quando si dice l’eterogenesi del fine, questa vittoria ha lasciato intravvedere che può vincere , ed ha spostato i sondaggi a favore dei vendoliani a livello nazionale, se si conferma questa situazione dovrete prenderne atto che avete fallito su tutti i fronti. Avreste dovuto dire chiaramente che in puglia c’è stata una guerra tra due modi di concepire il partito tra Dalemiani ed anti Dalemiani, tra vocazione maggioritaria e ritorno al centro sinistra, ed invece di parlare di vittoria avreste dovuto dubitare che forse dal momento che la puglia doveva essere il laboratorio tra Casini e Dalema, la destra che voleva affossare questo disegno ci ha inzuppato il pane.
    Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi , saluti e buon lavoro

    • claudio scrive:

      Caro Carlo,
      ti voglio bene, ma non condivido una riga di quello che scrivi. Vedi, è prorpio il tuo modo di ragionare che io ritengo vada sconfitto (politicamente, s’intende!), perché rappresenta, a mio parere, una posizione politica chiusa, che non ci porta da nessuna parte! Il fatto poi che sia le tesi di Lione (quindi la vittoria di Gramsci su Bordiga), sia la Svolta di Salerno (quindi la scelta che trasformò il Pci in un grande partito di massa) non siano da te condivise, conferma il mio convincimento.
      Ciao

      • carlo circolo bianchini genova scrive:

        Caro Claudio anch’io ti voglio bene e ti voglio ringraziare , perchè anche se non andiamo (politicamente )d’accordo , devo riconoscere che sei corretto, rispondi quasi a tutti,trasformando, questo spazio in un luogo di utile riflessione.
        non è che non sia d’accordo con le tesi di lione, dico solo che non abbiamo prove di come sarebbe andata diversamente, così come(sono filo stalin)non sappiamo come sarebbe andata se avessero vinto i nemici di stalin.
        sulla svolta di salerno ed il Togliattismo in genere, gli rimprovero solo troppa indulgenza al fascismo.
        la discussione è stata utile e ti ringrazio mandadoti fraterni saluti e buon lavoro,

  25. Antonio Larosa scrive:

    Un’ultima osservazione, che ho dimenticato di riportare nel precedente commento.
    Se è vero (parzialmente) che il PRC si è giocato molta parte della sua cerdibilità nell’infausta avventura governativa di Prodi, è altrettanto vero che la scelta operata a Chianciano (sommare tanti piccoli pezzi di settarismi, incompatibili con un partito moderno all’altezza dei tempi, pur di prendersi la segreteria del partito) ha debilitato in maniera quasi irreversibile il nostro partito, agevolando le pulsioni scissioniste (sbagliatissime!) dei vendoliani, creando la mitologia del “partito sociale” che costruisce di per sè l’autonomia del PRC e dei comunisti, facendoci schiacciare in un angolo marginale del dibattito pubblico e dela visibilità mediatica, ecc.
    Su questo, i Ferrero e i Grassi di turno – dopo aver molto ammorbidito le parole d’ordine della linea decisa a Chianciano – dovrebbero fare un minimo di autocritica e agire con risolutezza pragmatica sulla strada dell’unità a sinistra: se si è sicuri della propria identità e del prorpio progetto, non si ha mai paura di allearsi con altri interlocutori, nella politica come nella società.

    • Andrea scrive:

      Sono d’accordo con il compagno Nicola Larosa, e in particolare con quest’ultimo commento.

      Ho accolto con grande favore la proposta del “partito sociale” uscita dal congresso di Chianciano, perché davo per scontato che essa si sarebbe AFFIANCATA (non sostituita) all’attività normale di un partito, e che non vi fosse necessariamente contraddizione tra prassi sociale e politica di un partito comunista (così come non vi era contraddizione tra il lavoro del miglior PCI nelle cooperative, nei quartieri, nelle fabbriche e nel parlamento).

      Purtroppo col tempo ho constatato che non tutti i compagni la pensano così. C’è chi teorizza una “riconversione totale” del PRC a “partito sociale” (sacrificando per questo l’attività politica e istituzionale, inclusa la necessità di dare una opportuna preparazione ai compagni dirigenti e militanti). C’è addirittura chi pensa che tramite i GAP si possa incidere in modo radicale sulla crisi in corso, costruendo un’oasi felice di mutualismo e fratellanza dentro il capitalismo.

      Cari compagni, è giusto e sacrosanto tornare ad una politica che tratti temi di interesse generale puntando alla dimensione associativa e di massa. Le iniziative del “partito sociale” possono aiutare molto in tal senso, specie quando diventa difficile agire tramite il sindacato. Ma questi strumenti non possono fare le veci di una linea e attività politica e istituzionale più generale e incisiva. Questo non ha nulla a che fare col PCI, nè con alcun partito comunista di massa (nè, in generale, con alcun partito di massa) sulla faccia del pianeta.

      • Adriano scrive:

        Non puoi fare una politica incisiva a livello istituzionale col 1,5%
        TI SPUTTANI SOLAMENTE !
        Se poi vogliamo parlare pragmaticamente bisogna che il partito , pragmaticamente , prenda atto che ci sono tanti deficenti come il sottoscritto che non riusciranno a votare candidati anticomunisti .
        Allora , con un bilancio costi-benefici , vale la pena perdere ulteriori voti per avere qualche consigliere regionale ?
        E se conviene , a chi conviene ?

        • claudio scrive:

          Caro Adriano,
          ce ne sono altrettanti, anzi secondo me molti di più, che se ti metti in un angolo non prendono nemmeno in considerazione di votarti o di sostenerti!

  26. Antonio Larosa scrive:

    Ho letto stamattina l’articolo di Claudio Grassi su LIBERAZIONE, e l’ho trovato assolutamente condivisibile. Anche se, per la verità, più che di settarismo io parlerei di posizioni velleitarie prive di un concreto radicamento nella società e nei rapporti di forza sociali hic et nunc, sconnesse dalla realtà della nostra parte politica e del quadro socio-politico nel quale ci muoviamo.
    Dobbiamo lottare per la sopravvivenza, letteralmente; e questa lotta passa anche dalle prossime elezioni regionali che, piaccia o meno, sono un passaggio obbligato per garantire alla FdS visibilità e credibilità, per assicurare un futuro ad una soggettività comunista con capacità d’impatto sull’opinione pubblica e sullo scenario sociale italiano. Una forza come la nostra può vincere la sua sfida soltanto se recupera una credibilità d’azione reale, soltanto se torna ad essere utile, efficace, concreta. Ecco perchè la rappresentanza istituzionale non significa soltanto “poltrone e posti”, ecco perchè le alleanze politico-elettorali sono elementi da perseguire rigettando posizione puriste e isolazioniste del tutto inutili. E, invece, le nostre discussioni, le nostre riunioni, le nostre pratiche sono sempre più surreali, rivolte ad un passato che non c’è più (la storia gloriosa dei comunisti in Italia) e a un radicamento sociale ed elettorale ormai lontanissimi (senza andare troppo a ritroso, basta pensare a Genova 2001).
    C’è bisogno di un partito comunista con basi solide, ovvero c’è bisogno di una sinistra politica con un pensiero forte, che si sappia “sporcare le mani”, che dimostri di saper governare ed amministrare, che costruisca relazioni con soggetti e territori i più diversi, che dimostri la propria utilità nel risolvere problemi e vertenze, che porti i fermenti della società dentro i palazzi delle istituzioni, ecc. Siamo ancora in tempo? Penso di sì, purchè si comprenda la gravità della situazione esi cerchi di porre rimedio con un minimo di abilità tattica che, sola, in questa fase, può consentirci il mantenimento di una credibile prospettiva comunista in Italia.

    Antonio Larosa
    Segretario Provinciale
    PRC Reggio Calabria

  27. VINCENZO scrive:

    Parlare di settarismo è un pò semplicistico.C’è chi è accusato di settarismo e chi accudsa di settarismo.
    Chi è accusato di settarismo, oggi,è tale perchè sente venir meno i principi base non del socialismo o del comunismo, più o meno utopico, ma dello stesso vivere civile e democratico.E’ da considerare che tale settarismo come una forma di autodifesa piuttosto che di purismo di fronte al franare se non al crollo di principi sui quali aveva basato tutta la sua vita.
    Chi accusa di settarismo., oggi, non tiene conto assolutamente di quanto detto sopra, ma cefca di far passare quelli che considera i propri principi ed obbietivi. A nessuno piace di essere accusato di settarismo, ma attenzione tali accuse mi sembrano quelle di antiriformismo, di vetero comunismo che la destra ed il PD fanno alla loro sinistra.Sappiamo bene,percgè l’abbiamo verificato sulla nostra pelle di lavoratori, cittadini,extracomunitari in cosa consiste tale riformismo di cui siamo statio anche in parte partecipi..
    Ma comunque poichè il problema ruota sempre attorno al problema delle alleanze per superare questo momento occorre essere chiari su quale programma si intende trovare alleanze.
    Non basta l’antiberlusconismo, ma come si supera Berlusconi. L’esempio della svolta di salerno è veramente fuorviante perchè non esiste una URSS, vincitore della guerra, che era nel bene e nel male un forte riferimento e non dobbiamo uscire dal fascismo e ripristinare i principi democratici. Non staiamo uscendo da una guerra e da una lotta partigiana che avevano preparato una nuova classe dirigente.Ed allora occorre operare nel seguente modo. Cosa pensano i possibili alleati di come rilanciare il lavoro contro il precariato, i diritti civili (fecondazione assistita, acqua pubblica,diritti gay, ecc) la scuola pubblica e laica, i diritti dei migranti,la lotta al razzismo,il no al nucleare, ecc.
    Quali sono i punti di caduta accettabili da parte nostra? Pensate realmente che con L’UDSc ed il PD r l?IDV ci sono dei punti di caduta accettabili? Ma soprattutto, e continuo a ripeterlo, con quali rapporti di forza si intende andare a tale incontro senza cadere in una disfatta?
    Non mi sembrano i nostri raporti di forza paragonabili a quelli del PCI al tempo di Togliatti.

    • claudio scrive:

      Caro Vincenzo,
      è evidente che le tesi di lione e la svolta di salerno avvennero in momenti storici completamente diversi da quello attuale. Ritengo però che in entrambi i casi vi fu un contrasto con una parte del partito che, in nome di una purezza e di una tendenza a stare da soli, proponeva un’altra linea. In un contesto diverso anche oggi questa opzione è in campo: io la ritengo sbagliata e ostativa dell’espansione del partito.
      So bene che i rapporti di forza non sono a noi favorevoli, ma non credo che questa situazione la si modifichi stando da soli. Certamente la cosa più importante e prioritaria è stare nei conflitti e nelle lotte, perché sono quelli che modificano i rapporti di forza tra le classi, ma contemporaneamente è importante anche cercare di strappare dei risultati attraverso la presenza dei nostri compagn* nelle istituzioni.
      I lavoratori che vanno davanti al parlamento per protestare contro la chiusura delle fabbriche lo fanno per contestare il Governo e le sue scelte, ma, e lo abbiamo visto in questi giorni, anche per cercare qualcuno che dentro quei palazzi sostenga le loro ragioni.

  28. Un comunista emigrante scrive:

    E bravo il compagno Grassi, che con tante gatte da pelare che ci troviamo e le acque tempestose in cui navighiamo trova il tempo per scatenare la sua personale crociata contro il “settarismo”, sciorinando tutta una serie di esempi storici che, paragonati all’attualità, mantengono solo il sapore della farsa. Ma si sa, una dirigenza sull’orlo di una crisi di nervi altro non riesce a fare se non cercare il capro espiatorio “interno” su cui riversare le sue frustrazioni e consolarsi rimembrando i bei tempi che furono, quando alle critiche si rispondeva col pugno di ferro. Purtroppo, caro Grassi, il PRC non è più il ferreo PCI del centralismo da caserma…rassegnati! Puoi avere ancora le stellette ma ti mancano le truppe (cammellate e non); già hai difficoltà ad essere ascoltato, figuriamoci a imporre la tua idea di disciplina. La tua caccia al “settario” non sortirà altro effetto se non quello di demoralizzare ulteriormente un corpo militante già abbondantemente mortificato, che dopo aver portato l’acqua con le orecchie ai più imprensentabili candidati delle regionali potrebbe definitivamente abbandonare la nave che affonda. Anche perchè i compagni non dimenticano che, se siamo ridotti ad una specie di PCL, in termini di consenso e di radicamento nella società, non è colpa dei “settari” immaginari, ma soprattutto di un gruppo dirigente in carne ed ossa, di cui tu fai parte dalle origini, che ha sempre governato (chi esponendosi chi meno) questo partito senza soluzione di continuità. Fino a 2 anni fa’ eravamo una forza del 7%, fedelissimi alleati della borghesia “progressiva”, e mo’ ci troviamo a culo per terra: allora ai massimi vertici c’eri tu e oggi ci sei di nuovo tu, come la mettiamo?
    Lascia perdere poi lo sgangherato esempio della Lega, che offende tanto la tua che la nostra intelligenza: la Lega è un partito organico, con un surplus di xenofobia e neofascismo, a quella parte della classe dominante che sostiene Berlusconi ed è quindi suo naturalissimo alleato, mentre noi dovremmo (il condizionale è d’obbligo) essere alternativi al blocco di potere e di interessi sociali che si divide tra la destra e i democratici. Se magari Lenin e Gramsci li leggessi tutti e non ti fermassi ai soli titoli di copertina, capiresti meglio cosa intendo.
    Mi auguro che non vorrai scaricare la responsabilità della probabile batosta che prenderemo dalla Puglia al Piemonte ai soliti settari immaginari, perchè ciò minerebbe mortalmente la tua già precaria autorità e credibilità.
    Continua pure a dare la caccia agli untori e a sognare “partiti di massa” (a proposito, per quello se vuoi c’è il PD…), chè le regionali sono vicine ed il tempo dei bilanci pure. Vedrai con quanto entusiasmo i compagni voteranno e porteranno voti a Bonino, Bresso, Callipo e padronato vario…e alla fine forse ti accorgerai che gli unici “settari” sono quei dirigenti rimasti chiusi nel loro recinto a scaldare poltrone che non rappresentano più niente e nessuno: se invece di uno pseudopragmatismo ipocrita e astratto usassi un minimo di psicologia spicciola te ne saresti già reso conto da parecchio.
    Ma forse non tutto il male vien per nuocere e, dopo l’ultima debacle, riusciremo finalmente a liberarci di un gruppo dirigente gattopardesco che ha da tempo imboccato il viale del tramonto: solo così il partito potrà iniziare un nuovo corso e salvarsi dalla sua estinzione.

    • marco donà scrive:

      proprio me lo dovresti spiegare meglio tutto questo livore a fronte di u n ragionamento di sostanziale buon senso, mi spiace ma non condivido nanche una riga di quello che scrivi! un unico appunto non riesci a firmarti con il tuo nome e cognome?

    • Militante PRC scrive:

      Caro compagno Grassi,
      sono iscritto al PRC da 14 anni, scusami ma vorrei capire di che stai parlando, dove sono i settari? Di che settarismo parli?
      Vuoi rinfrescarti un po’ le idee?
      Negli ultimi quindici anni abbiamo assistito ad un vero e proprio tradimento dei gruppi dirigenti delle forze politiche della sinistra (in particolare di quella cosi-detta radicale), ai danni del proprio popolo, dei lavoratori, di quei ceti che voleva rappresentare. Un tradimento finalizzato, questo la recente storia ci insegna, al solo fine di ottenere qualche posto istituzionale (d’altronde di risultati tangibili non ne abbiamo visti), sia che fosse un ministero della giustizia (Diliberto), della solidarietà (Ferrero) o presidenza della camera (Bertinotti) . Insomma si sono mercimoniate le proprie idee (vere o presunte), sbandierate al popolo della sinistra sino al giorno prima dell’investitura padronale, per entrare nelle stanze del potere.
      A fare che? Dicci, facci sapere cosa avete fatto, ma soprattutto dicci perché la gente, il nostro popolo, noi, io metalmeccanico della FIOM dovrei continuare a essere iscritto e votare per il PRC?
      dimmelo compagno Grassi, fammi sapere….
      Caro Grassi, la clamorosa sconfitta delle sinistre alle elezioni politiche del 2008 e europee del 2009 ha segnata, in modo indiscutibile, la fine del “bertinottismo” in tutte le sue salse, dal “dilibertismo” al “ferrerismo-grassiano” dell’ ultima ora, ti è chiaro questo concetto, oppure ancora no? Volete arrivare allo 0,5% per capire che dovete cambiare rotta? linea politica? Il rischio è che, per parafrasare Gramsci, ci troveremo presto di fronte a una situazione in cui “il vecchio mondo è scomparso ma del nuovo… nemmeno l’ombra!”
      Ma capite, non capite proprio ,o fate finta di non capire? E’ molto difficile da comprendere perché oggi forse non riusciamo a superare neanche il 2% compagno Grassi?
      Confermando la strada della subalternità al Centrosinistra, avete rinunciato a fornire alle classi lavoratrici un’alternativa netta e credibile.
      Siamo tornati a discutere di contenitori, aggregazioni, costituenti, alleanze. Non basta l’esperienza degli anni scorsi per sapere dove portano questi dibattiti?
      Caro grassi il vostro balbettare (dell’attuale gruppo dirigente), scrivere in maniera confusa di settarismo (ma per favore) indica tutta la debolezza delle vostre poche e confuse idee (chiare solo sulla politica delle alleanze), e indica tutta la subalternità alle ricette e alla politica di centrosinistra a sua volta subalterna alle ricette della destra, peraltro anch’esse confuse e inefficaci, tutto ciò è la dimostrazione che non è più tempo di opportunismi piccoli e meschini, ma urge la ricostruzione di un pensiero e di un punto di vista alternativo a quello su cui si fonda il capitalismo.
      Un idea di società diversa da proporre alla gente, idea di società che non vi sfiora minimamente il cervello, brancolate nel buio! Senza una forza politica organizzata non si riesce a sostenere e dare continuità ed efficacia ad alcun progetto politico e senza una connotazione nettamente anticapitalista, quindi comunista, è inevitabile il risucchio nell’alternanza bipolare cosa che puntualmente continua e continuerà ad avvenire.
      Concludo rivolgendomi a tutti voi militanti e compagni che commentate il post di Grassi, volendo guardare in casa nostra ricordiamoci che Maurizio Zipponi, ex responsabile area lavoro PRC sotto la salottiera e poetica segreteria Bertinotti, è rimasto coerente con se stesso ed è entrato a far parte dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Ricordo questo fatto e lo cito, perché mi è rimasto impresso un articolo di “Liberazione” dove, ne dava un ampio resoconto Maria R.Calderoni che ha avuto, tra l’altro, il coraggio (raro) di considerarsi “fortemente colpevole” per avere creduto, addirittura “con le lacrime agli occhi”, al valore etico-politico del nostro, “ex operaio figlio di operai”. Il problema, purtroppo, sono quelli che rimangono, i tanti Zipponi ovunque collocati nei meandri delle strutture di Partito, che non ci pensano proprio a portare via armi e bagagli motu proprio. E così rimangono, si riciclano, persistono annosamente in questa o quell’area per piazzare se stessi al miglior offerente. Ed in tanti continuiamo ancora a vedere lo Zipponi di turno indicarci la strada, serioso mentre analizza la fase, ad infognare di veline dalle belle parole le speranze dei proletari e dei lavoratori. Eppure, ancora non ci basta. Quasi fossimo dei masochisti, anche dopo avere preso mazzate su mazzate, offese su offese, per la gran parte non abbiamo la forza di ribellarci al Zipponi della seggiola accanto, e dire quanto più o meno ha detto la Calderoni: “Ho sbagliato, ora basta!”. In troppi non riusciamo a recidere quel cordone ombelicale di “soggezione” che ha senso soltanto per come è impostato il Partito, di massa acritica e non di quadri militanti, dove il vertice, qualunque esso sia, si limita ad offrire disposizioni alla base vista solo con il secchio e la colla in mano.
      Caro compagni Grassi: “Ho sbagliato, ora basta!”.
      Saluti comunisti.

    • claudio scrive:

      Caro comunista emigrante (visto che sei così spavaldo potresti mettere anche il tuo nome e cognome!), ti ringrazio per la sequela di insulti!
      Mi limito a dirti che io non ho mai chiesto niente e che sono diventato “dirigente” del Prc dopo aver fatto 20 anni di fabbrica. Lo sono diventato sulla base di elezioni avvenute dopo congressi a cui hanno partecipato e votato decine di migliaia di compagn*!
      Visto che sei così colto e informato dovresti anche sapere che per sostenere le idee in cui credevo sono stato cacciato dalla segreteria al congresso di Venezia e che un segreterio che tutti veneravano , Bertinotti, mi ha indicato la porta perché assieme ad altri lo contestai.
      I dirigenti si eleggono e si cambiano con i congressi! Ti auguro di vincere il prossimo così ti vedremo all’opera!

  29. nunzio scrive:

    Mah, “quando ancora comparivano” per televisione, sui quotidiani ecc..
    i vari rappresentanti dei vari movimenti comunisti, ero quasi sempre d’accordo con le loro idee, chiunque di loro sentissi parlare, e su qualsiasi problema affrontavano, e mi chiedevo continuamente,”ma questi perchè litigano? se l’idea di fondo e sempre la stessa perchè non stanno insieme? forse litigano sul modo scelto per il raggiungimento di quell’obiettivo? Ma se hanno tutti lo stesso obiettivo, perchè non litigano, non si confrontano, cercando di risolvere il problema in maniera intelligente, senza dividersi. Sarebbe come voler fare una guerra senza l’unione dei singoli. Mah, continuo a non capire.
    Un operaio, ce ne sono fra di voi?

  30. alessandro scrive:

    Innanzitutto due obiezioni alle tesi di grassi:
    1) il paragone con la lega non tiene perchè i nostri elettori non sono rincoglioniti come quelli leghisti;
    2) il partito è ridotto al 2% non per colpa del settarismo, ma del bertinottismo, ossia di quella schifezza politica che ora il duo ferrero-grassi ci vogliono rifilare di nuovo.

    Detto questo, ritengo che l’appoggio a vendola sia stato più che giusto. I rancori personali non possono ostacolare la strategia politica. E questo, molti compagni, tendono a dimenticarlo.
    Il discorso invece è diverso nelle altre regioni.
    La bonino è anticomunista, penati è anticomunista, in liguria si va con l’udc, forse anche nelle marche. Sono in queste situazioni che si dovrebbe avere il coraggio di rompere. Caro grassi, l’accusa di settarismo è vecchia quanto il mondo e ciclicamente, i dirigenti di turno la ripropongono. La tua lettera è la fotocopia delle cose che diceva un tempo bertinotti. E aggiungo una cosa importantissima:

    STAR FUORI DALLE ISTITUZIONI PER UN Pò PERMETTEREBBE DI SMASCHERARE TUTTI GLI OPPORTUNISTI-POLTRONISTI DEL PARTITO. NELLA REGIONE MARCHE, DOVE ANCORA NON SI E’ DECISO DI ANDARE DA SOLI, CI SONO DEI SOGGETTI IN RIFONDAZIONE CHE OCCUPANDO GIà UN POSTO NELLE ISTITUZIONI, PREMONO PER L’ALLEANZA CON PD E UDC. SE L’ALLEANZA NON SI FARà QUANTI DI QUESTI SOGGETTI RIMARRANNO NEL PARTITO? E’ ORA DI FARE UN Pò DI PULIZIA ANCHE A QUESTO LIVELLO. I COMUNISTI NON SONO LEGHISTI, E CERTE COSE NON LE TOLLERANO.

    • claudio scrive:

      Caro Alessandro,
      che io proponga le tesi di Bertinotti mi sembra un argomento un pò ardito! Forse dovresti rileggere la storia di Rifondazione degli ultimi 10 anni.
      Per quanto riguarda poi l’auspicio che un altro pò di gente vada via da Rifondazione cosa vuoi che ti dica, io la penso nel modo opposto. Penso che sarebbe necessario che tutti quelli che se ne sono andati, da destra e da sinistra, tornassero nel partito: forse saremmo un pò più credibili verso quelle persone che vorremmo rappresentare.

  31. Adriano scrive:

    FARE FUTURO …..comunista

    siamo secondo i sondaggi all’ 1,5% , è umano che alcuni dirigenti facciano un discorso del genere : “prima che il PRC sparisca del tutto vediamo se riesco ad accaparrarmi un posto da consigliere regionale” , ripeto è umano , non tutti hanno la fortuna di un posto fisso !
    Però , mi spiace per questi sfortunati compagni , ma non possiamo permettere che una disinvolta politica delle alleanze finisca di distruggere quello che resta della gloriosa storia del movimento operaio italiano !
    Dobbiamo mettere in campo solo comportamenti che cerchino di ricostruire il radicamento sociale e non possiamo esporci a critiche di opportunismo che oggi è un rischio molto più pesante del settarismo.
    Dobbiamo essere visti come i comunisti intransigenti e non come i comunisti dialoganti a tutti i costi.
    Non ci facciamo imbambolare dal discorso della necessità nelle istituzioni , per un periodo se ne può fare benissimo a meno, finché non avremo ricostruito la nostra identità su solide basi.

    • claudio scrive:

      Caro Adriano,
      la penso diversamente. Credo che se i comunisti e la federazione dopo essere stati esclusi dal parlamento italiano e da quello europeo rimanessero fuori anche dalle regioni sarebbe un fatto molto negativo. Per il semplice motivo che diventerebbe concreto il ragionamento che il voto dato a noi è, nei fatti, sprecato. Di conseguenza sono anche convinto che la credibilità nella nostra iniziativa sociale ne risulterebbe penalizzata.

  32. Ivano (PRC-Sezione di Tarcento) scrive:

    Buongiorno,

    “Una delle malattie più gravi della sinistra è il settarismo”. Sono totalmente d’accordo, e per questo, logicamnente, dobbiamo nel ordine, prima fare un partito comunista unico, con il PDCI, che sono i più vicino, come dici benissimo: “Perché prevale, appunto, il settarismo. Che ti fa vedere come nemico principale quello che ti sta più vicino, magari quello con cui hai condiviso, fino a poco tempo prima, la militanza nello stesso partito” e, subito dopo, la Federazione come è stata proposta.
    Pero cominciamo dal principio: “costruire un grande Partito comunista” con i nostri compagni del PDCI.

    • claudio scrive:

      Ciao Ivano,
      come ti ho detto nell’attivo di ieri sera a Udine è assolutamente importante fare l’unità con il Pdci e con altri comunisti diversamente collocati.
      Ma ciò non avviene né per decreto né perché ci chiamiamo allo stesso modo (se fosse per questo dovremmo riunificarci anche con una miriade di gruppi che si chiamano comunisti, ma che politicamente sono molto distanti da noi)!
      L’unità deve avvenire nei territori e nelle lotte. Nella iniziativa politica concreta e quotidiana. Da questo punto di vista la Federazione può essere il luogo dove si sperimentano forme più avanzate di unità.

      • Ivano (PRC-Sezione di Tarcento) scrive:

        Ciao Claudio,

        Grazie per la risposta, pero la ritengo un po vaga.
        Vorrei che tu mi dicca in che il PDCI sia cosi tanto distante di noi?
        Secondo me ci sono, tra tutti quelli che si dicono comunisti, delle diferenze superabili ed altre no, e credo che quelle tra il PDCI e noi, sono veramente facilmente superabili, o no?
        Sappiamo quello che ci ha separati, credo che, di fronte a la situazione attuale, sarebbe tempo di lasciare perdere certi rancori (personali), e guardare verso il futuro, che se aspettiamo ancora un po, forse nemeno ci sara!

      • Ivano (PRC-Sezione di Tarcento) scrive:

        Ciao Claudio,

        Scusa il disturbo, so che sei molto occupato, pero la tua risposta era molto vaga, e volevo sapere se avro diritto un giorno alla risposta chiara come ti ho chiesto.

  33. renzomazzetti scrive:

    erano comunisti del partito comunista italiano; chiaramente lottavano per la società socialista per via democratica: la via italiana al socialismo; chiaramente si definivano comunisti (non genericamente di sinistra) in periodi che pagavano con la vita!; chiaramente si difinivano il partito dei lavoratori; chiaramete erano marxisti!

  34. Giovanni Caggiati scrive:

    Ma come si fa, come Rifondazione, a condividere l’esperienza di governo regionale dell’Emilia-Romagna col PD? Come si fa, come comunisti, a stare al governo di una Regione – ente pubblico – all’interno della quale la differenziazione salariale è sul rapporto 1 a 15 se non 1 a 20 (era 1 a 4 all’inizio, nei primi anni ‘70) e di fronte alla quale si susseguono le fiere – la Fiera di Bologna controllata dalla Regione – del consumismo e della vanità. Come possono, i comunisti, assumere questi modelli? Come possono, i comunisti, far parte della Giunta di una Regione che qualche anno fa ha introdotto l’economia di mercato nel suo stesso statuto? (nel primo statuto regionale del vecchio PCI non c’era l’economia di mercato). Rifondazione è in Giunta col centrosinistra in Emilia-Romagna dal 2000, pur disponendo il centrosinistra dei numeri per essere maggioranza da solo. Per tutto il suo primo decennio di vita, gli anni ‘90, Rifondazione è stata all’opposizione rispetto alla Giunta dell’Emilia-Romagna. Allora Rifondazione era più settaria di adesso? No. Era più forte di adesso!

    • claudio scrive:

      Caro Giovanni,
      come ben sai, visto che sei di Parma, proprio poco tempo fa nella tua città ci sono state le elezioni provinciali.
      Il partito, a maggioranza, ha voluto rompere l’alleanza con il centro sinistra in nome del fatto che nessuno a Parma condivideva quell’appoggio. Siamo andati da soli alle elezioni. Risultato? Parma è passata dall’essere la federazione con il più alto consenso elettorale in Emilia Romagna, al più basso!! Quindi, come vedi, l’andare da soli non è che ci fa recuperare voti.Siamo stati superati anche dal Pdci!!!
      Per quanto riguarda poi la Regione Emilia Romagna, pur con tutti i limiti e con tante scelte fatte che non condivido, resta una delle regioni meglio amministrate d’Italia e questo grazie anche al contributo dei comunisti.
      Ciao!!

  35. andrea bracciali scrive:

    Caro Claudio, la verita’ e’ che siamo messi molto male. Anche oggi l’ultimo sondaggio del sole 24 ore ci da all’1,8%. Cio’ significa che siamo fuori da tutto. La linea e’ quella giusta, nel territorio più di cosi i compagni non possono fare, la situazione finanziaria e’ disastrosa e siamo del tutto scomparsi dai mass media. Non solo, l’effetto Vendola sta risucchiando un bel po’ di voti. Non una notizia positiva. Non so dove vuoi parare con questo blog sul settarismo, ma non vorrei passare per il solito radical chic di sinistra, ne’ essere questo un tentativo di mero opportunismo. In questa fase storica e’ cosi punto e basta. Siamo un po’ come i fascisti nei primi anni cinquanta. Come si suol dire e’ morto il re viva il re!!

    • claudio scrive:

      Caro Andrea,
      io non mi rassegno ad una condizione di minorità.
      Non ci credo che in questo paese i comunisti debbano rassegnarsi e essere semiclandestini!! Dipende anche da noi, non è sempre colpa degli altri.
      Ecco perché ritengo imprescindibile vincere politicamente posizioni minoritarie o settarie che, a mio giudizio, sono fuori dal mondo
      ciao

  36. Anonimo scrive:

    Se PRC si è giocata tutto sulla questione del governo, è necessario allora distinguersi da quell’esperienza fallimentare.
    Si devono prenderfe le distanze dalle forze politiche che hanno determinato quella sconfitta.
    E’ questione di buon senso, non di settarismo.
    Come si capisce altrimenti se si è diversi davvero?
    Perchè si dovrebbe premiare PRC o FdS (pessimo nome a mio avviso…)
    Come si fa a capire se in una regione si va col PD e in un altra si fa la desistenza, con un altra si sta contro…un casino per l’elettore medio…
    Si dice: non siamo andati meglio quando ci siamo presentati da soli…
    Ma è anche questione di tempi dei progetti, di visione a lungo termine, non solo a stretto giro elettorale…, mi pare…
    A me non viene voglia di votarvi…non siete chiari…
    Non sarebbe meglio lottare per la creazione di un polo alternativo ai due?
    Non c’è altra strada se non smarcarsi definitivamente dal PD.
    E poi come si fa a fare la desistenza in Piemonte con un partito che vuole la TAV? A me la cosa sempre proprio incomprensibile…
    Luca Gorlani

    • claudio scrive:

      Caro Luca,
      se fosse vero quello che tu dici Ferrando sarebbe al 10 per cento.
      Come vedi sta allo zero virgola. Forse occorre essere più disponibili al confronto
      ciao

  37. markus scrive:

    Inoltre, con gli sbarramenti che ormai sono ovunque, questo comporterebbe non avere alcuna rappresentanza nelle istituzioni locali e questo è molto grave. Non perché, come si usa dire, “abbiamo bisogno delle poltrone”, ma perché i ceti sociali più deboli hanno bisogno che le loro lotte trovino sostegno anche nelle istituzioni!

    Si’, filerebbe tutto se Rifondazione fosse un partito che sostiene nei fatti le lotte dei ceti sociali piu’ deboli. Se Rifondazione fosse un partito affidabile, credibile, che e’ capace di rappresentare milioni di lavoratori, studenti, pensionati non sarebbe certamente uno sbarramento del 3% a fare paura. Invece, siete cosi’ poco fiduciosi del vostro ruolo che vi giocate tutto nelle Istituzioni: lasciate perdere il risultato delle elezioni, nella societa’ vi siete dichiarati gia’ sconfitti. E rischiare di rimanere fuori per ricostruirvi una credibilita’ e’ un passaggio politico inconcepibile o un chiaro esempio di settarismo?
    Questa faccenda del settarismo, chi sa perche’, mi ricorda tanto il tormentone bertinottiano contro lo stalinismo.
    markus, ex iscritto

  38. Luca Marini scrive:

    Io invece non condivido il contenuto del tuo articolo e trovo che negli ultimi giorni le accuse di settarismo nel nostro partito siano diventate un po’ un’etichetta da appioppare a chi prova magari a criticare alcune scelte tattiche elettorali. Ma volevo fare una considerazione: Ritorno a Chianciano. Una delle battaglie che ho e abbiamo sostenuto prima, durante e dopo il congresso è stata proprio quella di svelare quanto erano vuote e prive di argomenti certe accuse di settarismo, minoritarismo, chiudersi nei recinti, tornare indietro nel tempo, le case di bambole etc. Sì abbiamo dimostrato quanto erano vane e prive di fondo certe invettive e abbiamo riportato il dibattito sui contenuti, sulle lotte, su concetti ormai dati come vecchi desueti, fuori dal tempo.
    Ecco mi sorprende adesso che tra il gruppo dirigente e non solo si è diffusa di nuovo la pratica di fare ricorso allo strumento dell’accusa del settarismo per denunciare posizioni che criticano l’unità della sinistra con sinistrà e libertà o che criticano magari la sostanza di un accordo elettorale.
    Poi noto un ulteriore tendenza poco equilibrata e cioè quella di definire certe critiche solo in astratto, mentre chi tratta per un accordo lo fa concretamente e pragmaticamente. Non penso le cose stiano così. Non penso solo per fare un esempio che la critica alla possibilità di un accordo con il PD toscano, sia in astratto se ad esempio il PD toscano per bocca del suo candidato a presidente afferma che i C.I.E (se umani) possono andare bene oppure se sempre per bocca dello stesso i termovalorizzatori sono una fonte di guadagno per tutti.

  39. nonna mirana scrive:

    cari compagni,

    condivido pienamente l’articolo di Grassi, come il commento del compagno fresu. settarismo e opportunismo sono due facce della stessa medaglia, una medaglia che circola copiosamente quando un partito è ridotto ai minimi termini su tutti i piani: politico, teorico, sociale.
    quello che a me sembra innegabile, e allarmante, è la mancanza di strumenti adeguati per sconfiggere queste deviazioni.
    ho visto citare più volte nei commenti l’esempio del Lazio. affinchè la scelta della nostra collocazione in quella contesa elettorale non sia puramente guidata da uno di questi due mali, sarebbe necessario fare un’analisi concreta di quello che c’è in ballo. non ho gli strumenti per farlo, ma cercherò di fare alcuni esempi chiarificatori. il grosso della politica regionale ad oggi riguarda la sanità, e il Lazio è un feudo di alcuni poteri forti innegabilmente antipopolari. se concretamente le forze che la Bonino è in grado di coalizzare attorno alla sua candidatura rappresentano un superamento materiale di questo blocco di potere (in questo il suo anticlericalismo è senz’altro un buon bilgietto da visita), credo che sia dovere di una forza comunista sostenere questo blocco sociale. è evidentente che votare la Bonino significa turarsi il naso, sopratutto per l’iperliberismo professato. bisogna però ricordarsi che di elezioni regionali si parla, e non del governo nazionale, che a me sembra essere il vero luogo dove certe politiche liberiste potrebbero trovare applicazione concreta.

    credo che soltanto a partire da analisi concrete di questo genere (il mio era solo un esempio, forse addirittura sbagliato, sicuramente semplicistico) si creino gli strumenti per combattere efficacemente tanto il settarismo quanto l’opportunismo. in questo caso è settario tradurre sul piano del governo regionale diatribe ideologiche che con quel piano hanno poco a che vedere, perdendo l’occasione di sostenere blocchi sociali “oggettivamente” progressisti (ripeto, non sostengo che quello attorno alla Bonino lo sia, semplicemente invito a vagliare accuratamente questa ipotesi). qualora invece non venga fatta questa analisi, e non venga esplicitato con quale blocco sociale ci si allea e per ottenere cosa, magari in nome di un programma condiviso e regolarmente disatteso, allora si corre il rischio di passare dal settarismo all’opportunismo.

    credo che questo ragionamento possa aiutare anche a dare nuova luce al dibattito sulla nostra presenza dentro al governo Prodi. credo che attorno al governo Prodi si sia creato in questo paese un blocco sociale molto composito che avrebbe potuto ottenere qualcosa in due direzioni: lotta alla criminalità organizzata e lotta all’evasione fiscale, che sono poi i due fenomeni attorno ai quali io credo che oggi berlusconi abbia costruito le fondamenta del suo blocco sociale di riferimento. un’analisi concreta del capitalismo italiano avrebbe potuto permettere al nostro partito di vedere realisticamente che di quello e solo di quello il centrosinistra si sarebbe potuto occupare. sicuramente non di lotta alla precarietà, che invece è aumentata anche perchè forse noi eravamo troppo impegnati a blaterare di rispetto del programma per lavorare sull’unico terreno che avrebbe potuto porre un argine, e cioè la lotta sindacale.

    alla base di tutti questi errori secondo me sta l’assenza di strumenti idonei alla comprensione della struttura materiale della società italiana, dei blocchi sociali che la compongono e dei loro rispetivi interessi. il partito si dovrebbe occupare di questo, ricostruire la capacità di lettura dei fenomeni reali, l’unica possibilità reale di uscire dalla morsa tra settarismo e opportunismo.

  40. Francesco Valerio della Croce scrive:

    Caro compagno,
    non ti faccio perdere molto tempo.
    Ti dico che ho una domanda da porti: Quando nel tuo post distingui con grande nettezza Federazione della Sinistra e riavvicinamento delle forze comuniste, vuoi dire che è finalmente possibile riunire in un solo partito Prc e Pdci? Ti chiedo parole chiare su questo tema.

    PS: circola voce di una rottura di Patta con la Federazione. E’ una notizia vera od una delle tante falsità che vengono dette e scritte su di noi?

    • Antonio scrive:

      la notizia di Patta è vera: puoi verificare su http://www.ilmegafonoquotidiano.it/ che dà la notizia con contentezza, visto che Cannavò sa sempre tutto e di più degli altri (Cannavò dirige questo sito: il megafono.it).
      Anch’io sono contento, ma non per le ragioni di Cannavò,piuttosto perchè Patta era solo una figurina, molto sputtanata per le sue manovrine in CGIL. Non credo che la Federazione abbia qualcosa da temere da questa fuoriuscita, piuttosto qualcosa da guadagnare. Adesso l’area di Cremaschi (cioè la FIOM che non è poca cosa) ci guarderà con meno pregiudizi. State tranquilli che non è successo nulla: andiamo avanti con la linea dell’unità dei comunisti (sia pure nella Federazione) e dell’autonomia reale dal PD (non solo sventolata a chiacchiere)

      • Francesco Valerio della Croce scrive:

        Ho letto sul sito del Prc di un’iniziativa a livello di Federazione a cui parteciperà anche Patta. Dunque mi sembra che si possa definire falsa la notizia della fuoriuscita di Lavoro-Solidarietà.

  41. pablo genova scrive:

    Caro compagno Grassi,

    la discussione che sollevi e’ molto stimolante.

    E’ giusto combattere il settarismo, ma lo facciamo fino in fondo? Perche’ allora il nostro Partito tollera nel suo seno una corrente trockista – Falce e Martello – chiaramente settaria, quasi un Partito nel Partito? Questo e’ il bello, si fa per dire, di aver buttato a mare il centralismo democratico.

    Al tempo stesso mi pare che, come altri compagni hanno ben ricordato, bisogna combattere su due fronti ovvero anche l’opportunismo, deviazione gravissima che puo’ portare alla fine del partito comunista non meno del settarismo.

    Per esempio i compagni che propongono di allearsi col PD pur di superare il quorum e quindi a prescindere persino dai programmi, questi compagni hanno una posizione chiaramente opportunistica.

    Io non mi diverto a giocare a fare il dirigente nazionale e rispetto profondamente le scelte fatte nei territori e dagli organi centrali, certo mi colpisce molto quando tu dici che era “logico” appoggiare Vendola.

    Per tre semplici motivi: il primo e’ perche sono contrario alle primarie ulteriore espressione dell’americanizzazione della nostra societa’, il secondo perche’ Vendola e’ proprio colui che ha fatto la scissione e, se fosse stato eletto segretario, avrebbe sciolto il Partito (“logico” appoggiare chi vuole distruggere il nostro Partito??)
    Vendola e’ l’Occhetto del 2000 per intenderci.
    Il terzo motivo e’ che una seria valutazione CONCRETA (analisi concreta della situazione concreta) dell’esperienza pugliese di governo mostra NOTEVOLI ombre che anche Liberazione aveva giustamente riportato e ora sembrano scomparse (caso Molinari, questione sanita’, giunta tutta commissariata, scandaletti mica da poco mi pare).

    Per fortuna in Lombardia, dove milito, e’ finita diversamente, benche’ il regionale abbia inseguito Penati in modo per me assurdo ed insensato.

    Mi pare dirigistico e non dialettico ragionare come i trockisti che vogliono imporre ovunque la rottura del PD dall’alto, ma al tempo stesso QUI ED ORA, prima di fare un’alleanza con tali personaggi del PD e con le loro quinte colonne (Vendola), bisognerebbe pensarci mille, cento mila, un milione di volte.

    Fraterni saluti comunisti, Pablo

    ps: per il compagno Claudio Bazzocchi che viene dalla tradizione comunista italiana e tuttavia non vuole avere al suo fianco compagni che inneggiano a Stalin e a Secchia.
    Il sottoscritto (classe 1977 e dunque non ho fatto in tempo a vivere tale gloriosa tradizione politica) non si stanchera’ mai di ricordare che il compagno Pietro Secchia e’ stato uno dei piu’ grandi dirigenti del PCI, un compagno che viene oggi ingiustamente dimenticato, mentre e’ stato parte integrante della migliore tradizione comunista ITALIANA.
    Andrebbe studiata meglio “la tradizione”, e forse qualche piccola lezione per il presente possiamo coglierla. C’e’ una parte di “tradizione”, che a mio avviso era la migliore, che viene costantemente dimenticata quando non denigrata. Non solo Secchia, ma tanti quadri e dirigenti intermedi di cui mai nessuno parla, perche’ non vengono mai ricordati Vidali, Roasio, Colombi, Teresa Noce, Vaja, Cacciapuoti, Donini etc etc, grandissimi comunisti della “vecchia guardia”?.
    Se si incomincia, come gia’ fece Bertinotti, col rigettare in blocco i grandi maestri, tra cui, naturalmente, vanno ricordati anche Stalin e Secchia e i compagni della vecchia guardia, compagni insomma che hanno fatto il comunismo in Italia e nel mondo, non ci si deve poi stupire se non si ottengono risultati.

  42. Alessanrdo,Livorno scrive:

    Ancora una volta,da parte tua Grassi, teorie condivisibili.Ma la realtà è un altra: tu la chiami settarismo,in realtà si chiama coerenza.Altrimenti perchè definirsi di sinistra,alternativi al pd.Parliamoci chiaro SEL è nata per fare da stampella sinistra al pd e la federazione si è unita per fare un progetto diverso,o almeno è quello che si è sentito dire da Chianciano in poi.E ora,in nome di quel meno peggio che ci ha portato al 2,5% (ricordo a tutti che questa è la media che i vari sondaggi accreditano oggi alla federazione tutta),continuiamo con queste politiche di alleanze con chi ci vorrebbe estinti.Tu prendi come paragone,infelice secondo me,la lega.Andate,te e Ferrero a chiedere a gli operai del nord perchè la votano,non credo che vi diranno:perchè sta con Berlusconi.E andate pure ad allearvi con l’udc dall’alto del vostro 2%,altrimenti diverremo settari.E non capite che ormai il vostro/nostro elettorato di riferimento vi ha abbandonato da un pezzo e continuerà a farlo,me compreso, finchè non tornerete credibili e coerenti.A costo di sembrare settari.

  43. Pippo scrive:

    Dai giornali post Chianciano

    “A Chianciano….. il documento 2 ha fatto …cadere la sua proposta di Costituente della Sinistra, ha speso un lungo intervento di Bertinotti pieno di aperture conciliatorie, insomma erano disposti a tutto o quasi pur di eleggere segretario il loro candidato, e su questa linea hanno esercitato la massima pressione sulla mozione 1 e in particolare sull’area di Essere comunisti per tentare un accordo.”

    Dai blog post Chianciano

    “L’accordo si è dimostrato impossibile non per mancanza di volontà da parte di Claudio Grassi, il quale apertamente aveva più volte definito una sciagura l’ipotesi di una divisione netta del congresso. Solo che nel clima del congresso nazionale qualsiasi ipotesi di accordo con i Bertinottiani sarebbe risultata semplicemente indifendibile e chi se ne fosse fatto portatore ne sarebbe uscito distrutto.”

    be, caro Claudio condivido il tuo sfogo ma se i “settari” erano buoni a chianciano devono essere buoni anche oggi, oppure si doveva avere più coraggio a chianciano e rompere con questi soggetti e non invece servirsene per eleggere un segretario con il 51% e poi denigrarli ome settari! troppo comodo.

    purtroppo come si legge nei blog e si vede in giro il partito è oramai pieno di ultraminoritari che fanno allontanare chiunque provi a ragionare e su questo le responsabilità di chianciano sono tante!!

    Dai Congressi di Federazione

    “Tutto questo, infine, non può che non far ribadire che, a partire dalle prossime elezioni amministrative ….ed alle successive Elezioni Europee, il P.R.C. si presenterà agli elettori col proprio simbolo”.

    Dal Documento Nazionale

    “Per questo motivo il Congresso dà mandato agli organismi dirigenti affinché alle prossime elezioni europee siano presentati il simbolo e la lista di Rifondazione Comunista – SE”

    be, anche qui quando si ci rende conto che leggi elettorali, sbarramenti, inadeguatezza del partito etc questi impegni usati come specchietti per le allodole al congresso vengono (saggiamente) meno e si prova ad allargare la sinistra, ( Federazione) iniziano i dolori!!!

    be claudio a chianciano ci voleva più coraggio da parte di molti, si è guardato il dito e non la luna, si è eletto il segretario con una sommatoria di insommabile e ora le conseguenze sono un partito pieno di settari che nulla hanno a che fare con gli esempi che citi del glorioso PCI.

    buon lavoro

    • Claudio Bazzocchi scrive:

      Quoto Pippo al 100%, è andata proprio così!
      Comunque, caro Claudio, se pensi di avere sbagliato allora, puoi ammetterlo, diventerai un grande ai miei occhi, anche se credo non sia la tua massima aspirazione.
      A parte gli scherzi, i commenti al tuo post rivelano una situazione molto grave che non hanno nulla a che fare con la cultura del comunismo italiano a cui tu ti richiami, peraltro facendo un po’ di capriole, visto che anche il tuo passato parla diversamente. Comunque, come ti ho scritto prima, io non sono un moralista, e se adesso hai capito che quella tradizione è da rivalutare, ne sarò ben contento.

      Claudio Bazzocchi
      Bologna

  44. Andrea Albertazzi scrive:

    Il partito è attraversato da un profondo dibattito e da un diffuso malcontento per come si sta configurando la posizione del PRC rispetto alla ennesima emergenza elettorale.

    Una parte del partito è assolutamente d’accordo con la linea del nazionale di fare accordi e correre in coalizione “là dove vi sono le condizioni”, un’altra parte rivendica la necessarietà di proporre una alternativa.

    Io mi colloco in questa seconda parte e questa mattina mi sveglio e mi ritrovo ad essere definito nientepopodimeno di “un settario”. Si diceva a Chianciano che il partito doveva spostarsi “in basso a sinistra”, essere nei fatti alternativo al PD, riaffermare la sua identità comunista e anticapitalista…Tutte questi bei propositi si misurano anche e soprattutto in occasione delle scadenze elettorali e nella decisione di sostenere Vendola o meno.

    Da questo punto di vista il partito sta dando il peggio di sé, perché è vero che esistono realtà locali diverse, ma nelle fase attuale, se si vuole dare un segnale reale di discontinuità ed alternativa bisognerebbe avere il coraggio di proporre ovunque un nostro programma ed un nostro candidato e non stare a calcolare “se fossimo stati in coalizione avremmo avuto un consigliere”, altrimenti dove è la coerenza?
    In Puglia inoltre ci siamo prestati ad uno strumento di “illusione democratica” come le primarie: lasciamo che sia Vendola a considerarle un modo per dare “voce al popolo”, noi sappiamo (dovremmo sapere?) qual è il vero significato e la reale portata.

    Pensavo che oggi il partito fosse arrivato in una fase nella quale, anche con le tante scissioni, si potesse presentare agli elettori senza essere accusato di opportunismi schifosi e invece mi tocca leggere su questo blog che “per la nostra base non è dirimente se alle regionali ci presentiamo in coalizione oppure no, lo dicono i numeri”.

    Saluti comunisti,
    Andrea

  45. marcello scrive:

    Caro Claudio provengo anche io da quella cultura.Ci hanno insegnato fin da quando eravamo adolescenti la lezione di Antonio Gramsci.Sono diventato comunista perche’ c’era un segretario come Enrico Berlinguer.Eppure questa volta qualche dubbio mi assale.E’ da un po troppo tempo che ci dobbiamo turare il naso e votare il candidato a noi piu vicino.Cosi ci siamo ritrovati con Marazzo ecc.Sinceramente questa volta avrei voglia di non votare Emma Bonino e sopratutto ho molte perplessita’ sull’alleanza con il PD. Saluti fraterni

  46. Marco D. M. scrive:

    Il senso e la ratio di questo intervento è secondo me da condividere al 100%.

    Ritengo con Grassi che sia essenziale impostare un processo di riunificazione della sinistra se si vuole costruire un peso politico di pressione e orientamento alimentato anche dalle istanze e dalle forze comuniste (purtroppo ancora non unificate e separate relativamente all’autonomia organizzativa e politica).

    Cio’ non è importante, come giustamente ci fa notare Grassi, solo perchè “abbiamo bisogno delle poltrone”, ma soprattutto “perché i ceti sociali più deboli hanno bisogno che le loro lotte trovino sostegno anche nelle istituzioni!”

    Io pero’ ritengo che Grassi sbagli nell’individuarne e nel perseguirne gli obiettivi strategici e le relative prospettive della realizzazione politica.

    1) Grassi tiene separato il processo di riunificazione delle forze comuniste e la FdS (intesa quindi come veicolo piu’ grande di riunificazione delle forze della sinistra anche non comunista).

    Questo suo passaggio è al riguardo emblematico: oggi, giustamente, si sta facendo assieme uno sforzo sia per riunificare le forze comuniste, sia per dare vita alla Federazione.

    Questo progetto è fallimentare in partenza: la FdS non puo’ ambire ad unire ulteriori (rispetto a quelle rappresentate dai due partiti comunisti)forze politiche di peso (la piu’ rilevante ora è SeL) all’infuori che quelle fondatrici della stessa.

    Prima ne prendiamo atto, meglio è!

    Il “non” prenderne atto, piu’ che denotare un’aspettativa fondata su analisi politiche rigorose, secondo me ormai si è cristallizzato in un “non voler” prenderne atto.

    Possiamo mantenere cosi’ com’è la FdS (linea Ferrero/Grassi) o portare a conseguenze piu’ concrete il processo di riunificazione (linea Diliberto) ma la FdS è e rimane la sommatoria/contenitore del PRC e del PdCI (con potenziali, ancillari e ininfluenti pezzetti di schegge politiche e/o sociali-culturali).

    2) E’ coerente portare avanti la giustissima causa dell’anti-settarismo senza prefigurare prospettive di unità e allenze della sinistra al di fuori dei contingenti obiettivi elettorali?

    Mi spiego: è indubbio che Grassi vuole alimentare gli impulsi dell’unità a sinistra e questa prospettiva denota lungimiranza ed è da condividere.

    E’ pero’ allo stesso modo indubbio che impulsi analoghi provengono dalla sinistra “diffusa” e a-comunista (di cui SeL è la componente primaria).

    Prendendo atto che i due progetti sono incompatibili – SeL (et similia) e FdS (e altre organizzazioni della sinistra anti-capitalista) non si rischia di limitare il nostro non settarismo alla sola convergenza elettorale?

    Dato questo scenario di incompatibilità obiettiva e palese delle due visioni politiche, non sarebbe meglio fare uno sforzo aggiuntivo per portare a gradi sempre piu’ compiuti il processo di unificazione e rinnovamento dei due partiti comunisti (in un sol partito politico) per poi con chiarezza e rinnovato vigore impostare un processo di unità della sinistra piu’ ampia e diffusa?

    Per compattarla e darle quello spessore politico, rappresentativo e anche mediatico che è essenziale per inclazare da sinistra il PD ed il suo elettorato sui contenuti strategici e sulla politica senza che il medesimo processo di unità sia teso e limitato alle (pur importanti) alleanze elettorali e al mero politicismo tattico (che pur deve esserci)?

    Certo è che Grassi ci dice una cosa importantissima.

    Far fronte ai populismi delle destre o all’immobilismo del PD (mascherato dal richiamo premiante all’utilità istituzionale) con i nostri settarismi o con semplicistiche rivendicazioni di coerenza ideologica vuol dire accellerare la nostra completa marginalizzazione!

  47. Melo scrive:

    Si è visto che fine ha fatto quel partito comunista. Intanto il fascismo ha perso la guerra ma ha vinto il dopoguerra (visto che molte ed importanti leggi del fascismo sono ancora in vigore, e il magnifico partito comunista se ne è guardato bene di eliminarle, Anzi con Togliatti se ne assunse la filosofia – ved. articolo del 1936 sotto riportato).
    E poi vorrei capire, caro compagno, che bilancio fai dell’evoluzione dal Pci al partito democratico. C’è qualcosa che non quadra in questo percorso, sia i dirigenti di provenienza “comunista” dell’attuale partito democratico si tu rivendicate quella storia. Personalmente penso che tutte e due a ragione, in quanto la lotta contro il fascismo proposta da Gramsci distingueva la borghesia democratica da quella reazionaria e mirava ad un’alleanza con una parte di essa contro il fascismo. In questo modo si doveva necessariamente escludere momentaneamente l’opzione rivoluzionaria e l’antifascismo di classe. Come andò a finire questa ipotetica alleanza con i Gobbetti della situazione è sotto gli occhi di tutti ( se intellettualmente onesti) la borghesia democratica lasciò campo al fascismo come male minore rispetto al pericolo rivoluzionario, La componente del fronte unico politico impedì nei fatti al Partito Comunista d’Italia di arrivare preparato allo scontro con il fascismo. Ovvero alla violenza fascista occorreva rispondere con la violenza proletaria.
    Sotto riporto un documento:

    POPOLO ITALIANO!
    FASCISTI DELLA VECCHIA GUARDIA!
    GIOVANI FASCISTI!

    Noi comunisti facciamo nostro il programma fascista del 1919, che è un programma di pace, di libertà, di difesa degli interessi dei lavoratori, e vi diciamo:
    Lottiamo insieme per la realizzazione di questo programma ( un tratto de “Appello ai Fascisti” redatto da Togliatti nel 1936 pubblicato da Stato Operaio -1936 organo del Pci.

    - Dalla serie il fascismo ha perso la guerra ma ha vinto il dopoguerra. Quel ciclo si è chiso definitivamente e quella sinistra nessuno la può oggettivamente riscuscitare nemmeno Grassi.
    Saluti Rivoluzionari

  48. Aurelio scrive:

    Caro Claudio,

    in merito al fatto che “Rifondazione vuole tornare in mezzo alla gente”, uno degli slogan che sento ripetere più spesso, ti vorrei chiedere delucidazioni in merito alla vicenda della protesta Facebook contro il ministro Castelli, in particolare rispetto a questo (finto?) comunicato stampa firmato Roberta Fantozzi, pervenutoci dalla direzione di Rifondazione Comunista:

    http://www.facebook.com/topic.php?uid=254207197696&topic=15153

    Le critiche che sono state fatte a quel comunicato stampa ci sembrano ben circostanziate, ma sono state evase da chi lo ha pubblicato.

    Nel merito dell’episodio (http://www.youtube.com/watch?v=8umpNWGqD_Q), ritengo un grosso errore che Rifondazione non abbia voluto prendere di punta questa vicenda, che sta scatenando da un mese un flusso ininterrotto di proteste contro un viceministro che non è stato soltanto “maleducato”, ma “incapace” e “offensivo”: ha umiliato una persona comune che chiedeva semplicemente spiegazioni, e con lei ha offeso milioni di italiani. Peraltro, lo stesso Castelli (notizia di ieri) è ufficialmente il candidato sindaco a Lecco, dove (se vincerà) andrà ad occupare la sua terza poltrona (senatore, viceministro con delega all’Expo e sindaco).

    Domenica sul Manifesto è uscito anche questo articolo molto bello di Alessandro Robecchi:
    http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero/20100131/pagina/01/pezzo/270356/

    Aurelio

    Il sito del gruppo è questo (ti invito a cliccare anche su Info e Discussioni):
    http://www.facebook.com/group.php?gid=254207197696

  49. Enzo Mambretti scrive:

    Caro Claudio ritengo la tua una “provocazione” molto utile per portare chiarezza tra i militanti del Partito , leggo in molti commenti la difficoltà dei Compagni a definire il nostro essere Comunisti confondendo , spesso , la tattica con la strategia l’alleanza con l’identità .
    Del resto nelle fasi che hanno preceduto il nostro ultimo congresso i massimi dirigenti del Partito hanno alimentato queste confusioni , evidentemente con altri scopi .
    Credo che una verifica sia dovuta anche sull’opportunismo e il carrierismo , purtroppo non siamo ancora riusciti a liberarcene del tutto.
    In ogni caso siamo sulla strada giusta , il confronto tra Compagni con tutti i mezzi che ci sono concessi io credo possa evitare decisioni imposte dall’alto e favorirà la PARTECIPAZIONE.
    Ciao Enzo Mambretti

  50. Francesco Taddei scrive:

    Caro compagno Claudio Grassi,
    sono d’accordo con te, il settarismo è l’opposto di un partito rivoluzionario che vuol trasformare la società. Un comunista, se deve salire dieci scalini, deve trovare le alleanze con chi, di volta in volta, è disposto a salire insieme uno scalino e poi, una volta attestato su quello scalino,ricercarne di nuove per salirne insieme un’altro e così via. Altrimenti si è solo dei “rivoluzionari” piccolo borghesi che predicano la rivoluzione ma sono separati dalle masse, le uniche che possano fare davvero la rivoluzione.

    Volevo però esprimerti la mia meraviglia su un punto che ritengo di vitale importanza : in Puglia alle primarie del PD ha vinto Vendola. Proprio perchè sono comunista lo ritengo un risultato importantissimo, altrimenti per la sinistra e per noi comunisti tutto ora sarebbe ancora più difficile. Non c’è dubbio che un Partito Comunista “di classe” avrebbe dovuto schierarsi apertamente con tutte le proprie forze per favorire quell’esito, in questo momento IL PIU’ AVANZATO. Il tanto peggio tanto meglio non può appartenere ad un partito che vuole essere comunista.

    Credo però che con altrettanta fermezza i comunisti non possano recarsi a votare per le “primarie”. Le primarie sono la fine della democrazia partecipata, sono lo stravolgimento del nostro sistema democratico-costituzionale (e, con esso, nel contesto attuale,la fine del diritto delle masse popolari ad essere CITTADINI). Noi dobbiamo batterci contro questa aberrazione della democrazia. Purtroppo nei commenti sembra che il problema sia Vendola e non invece l’attacco al sistema democratico-costituzionale di cui il sistema maggioritario (vietato dall’ultimo comma dell’art.48 della Costituzione che stabilisce che ogni voto deve avere lo stesso valore) e le stesse primarie sono parte. Possibile che anche noi ci si stia ormai adeguando alla Stato autoritario contro la Costituzione Democratica Antifascista della Repubblica? Ecco, con questa posizione politica forte e chiara, si può poi- in casi particolari come in Puglia – anche dare pubblicamente indicazioni di andare a votare per le primarie, ma in quanto di fronte ad una “realtà data” la quale vede in prima fila i comunisti battersi per cambiarla. In tal caso non si tratta di “contraddizione”, ma, appunto di lotta politica aperta e alla luce del sole.

    Io la penso così

    Francesco Taddei
    operaio comunista

  51. Antonio scrive:

    Caro Claudio, hai perfettamente ragione rispetto ai settarismi, ma se li usi come categoria per definire chi si oppone agli accordi con il PD e la sinistra illuminata ti faccio notare che occorrerebbe considerare alcune varianti:
    1) Oggi possiamo parlare di settarismo perchè abbiamo conosciuto il PCI e la sua storia;
    2) dobbiamo ricostruire nuovamente un’identità comunista?
    3) e’ necessario distinguerci dalla melma del pensiero unico?
    Rispetto alla considerazione di chi è “andato oltre”, forse hai ragione tu visto come è finito il documento del congresso e tu sai bene quanto dovrebbe valere in una formazione collettivista un documento che racchiude la sintesi di varie posizioni. Forse aveva ragione Vendola. La Rifondazione è finita ed è giunta l’ora di sostituire la rifondazione comunista con la rifondazione della Sinistra. Io non sono daccordo ma visto gli esiti del documento congressuale non mi resta che adeguarmi o farmi definire settario e residuale. E’ questo che pensi veramente?
    Per rispetto di chi ha fatto la campagna elettorale contro Vendola ed il suoi ed in difesa di un briciolo di identità, penso che le scissioni sono uguali alla perdita dei denti…ti fanno tanto male ma quanto l’hai persi non li puoi rimettere più allo stesso posto a meno che non siano artificiali e fai un intervento chirurgico.
    Un abbraccio
    Antonio Falcone

  52. amir gorguinpour scrive:

    Caro compagno Claudio, Lenin, faceva alleanza anche con il diavolo, Mao, con Shankaichek, Stalin faceva patto di molotov e i tedeschi per poter arrivare all’obbiettivo, ma Lenin diceva”prima di tutto bisogna eleminare i tradittori, gli ex comunisti”, per fortuna io non ero in puglia, sicuramente non avrei votato ne Vendola, ne il pd,perche sono sicuro che erano d’accordo tra di loro per far vincere pdl, forse dirai che sono fantapolitico, va bene, accetto anche questo, ma con Bertinotti, vendola, Giordano e soci non vado da nessuna parte, ho speso tempo e denaro, credendo per il partito, ma hanno avuto beneficio i campioni del grande fratello e i loro sostnitori commossi. Sono settario? vabene, non daro una lira, e non spenderò un minuto del mio tempo per dare poltrone alla gente che distruto varie volte il prc, anche in IRAN non accetto le proposte degli ex comunisti che sono peggio di serpenti.
    Saluti comunisti ai compagni.
    Amir Gorguinpour

  53. armando chioggia scrive:

    «Tutto il periodo prerivoluzionario si presenta come un’attività prevalentemente tattica, rivolta ad acquistare nuovi alleati al proletariato, a disgregare l’apparato organizzativo di offesa e di difesa del nemico, a rilevare e ad esaurire le sue riserve».
    Questa citazione riportata da bronzino si inserisce perfettamente nel dibattito corrente che tu chiami settarismo, ma che io chiamo ambiziosismo.
    Il fatto è che noi abbiamo perso il significato di TATTICA e STRATEGIA. Non ci si deve fermare alle definizioni del solito vocabolarieto, sono le lotte che definiscono il loro vero significato in quanto propedeutiche alla formazione della coscienza di classe. Comunque sia che il dibattito continui. Ciao

  54. MarioGC scrive:

    È vero, una delle malattie più gravi della sinistra è il settarismo.

    Lo sono anche l’opportunismo, il revisionismo, l’istituzionalismo altrimenti detto cretinismo parlamentare, e poi il tatticismo e il politicismo, la subalternità, la confusione di idee e la separatezza fra teoria e pratica, così come l’autoreferenzialità e l’arroganza di “saperne di più” rispetto a chi “non sa” e che quindi dovrebbe solamente ubbidire agli ordini degli “organismi preposti”, e che se si azzarda a criticare, si becca insulti come “immaturo” e “settario”.

    Eh sì, ci sono molte malattie gravi a sinistra.

    • militant scrive:

      E si MarioGC, hai ragione, il vero male a “sinistra” è l’opportunismo sfrenato e senza vergogna. Rompere con l’opportunismo è il vero nodo per ricostruire la sinistra di classe.

      • Massimo De Santi scrive:

        carissimo,
        un tempo i compagni si firmavano e ci mettevano la faccia, oggi sembra di no. Comunque, spesso sono all-estero perche sono un internazionalista, se non erro questa e una della premesse fondamentali per essere un comunista.
        Caro compagno non te ne voglio ma dovresti avere piu rispetto per chi
        opera in zone difficili e poi per comprendere l-americalatina ora tanto di moda nei discorsi bisogna sporcarsi le mani e venire sul posto e non rimanere chiusi nel ghetto dei salottini pseudocomunisti identitari.
        Comunque la situazione del partito la consco e proprio per questo credo che abbia ragione grassi nel dire che soffriamo di un settarismo antistorico.
        Un abbraccio comunista
        Massimo

        • Rivoluzionario scrive:

          hai proprio ragione

        • militant scrive:

          Non ti critico mica perchè stai in america latina, ci mancherebbe, se potessi lo farei anch’io, ho solo ironizzato sul fatto che chi da ragione a Grassi ormai dista 10-12.000 km dall’Italia e non solo metaforicamente..

          • Massimo De Santi scrive:

            Allora vorrebbe dire che nel nostro partito ci sono dei grandi rivoluzionari nascosti che non appaiono, ma che al posto di Grassi
            saprebbero gestire la piu diffuicile e complessa situazione dei comunisti italiani dal dopoguerra ad oggi.
            Siceramente non lo credo e tu
            Un saludo revolucionario
            Massimo

          • militant scrive:

            Grandi rivoluzionari?
            Certamente non nel PRC!

  55. tiziano bordoni scrive:

    Sono sicuramente stato tra quelli che ha sempre avuto come obiettivo la ricostituzione di un forte partito comunista e la fine della diaspora.
    Auspico però che la ricomposizione sia il frutto di un rinnovato legame con le classi che intendiamo rappresentare (e che i rappresentanti di queste siano la maggioranza degli iscritti di questo partito…rinnovato).
    D’accordo spesso il settarismo è indice di debolezza, di paura del confronto, ma come si diceva in passato è “una malattia infantile”.
    Con il lavoro pratico e la presenza nella lotta spesso i costrutti mentali si adeguano e teoria e prassi si ricompongono.
    Ma l’opportunismo, è il nemico più insidioso. E’ una malattia “senile” delle organizzazioni e quelle di sinistra anche comunista, persi i legami di massa ne sono state preda negli ultimi anni.
    Solo un piccolo appunto personale: nel nostro caso, nel nostro Comune Conselice (RA) la decisione di presentarsi da soli con il nostro simbolo è stato frutto anche della decisione di escluderci a priori dal confronto programmatico presa dalla coalizione PD-PDCI. Nonostante la difficile situazione, abbiamo mantenuto la rappresentanza in Consiglio Comunale e abbiamo conseguito quasi il 7,8%, con una campagna “vecchio stile”, porta a porta, ecc.
    In altre realtà, l’assenza di elementi distintivi e programmatici, pur all’interno di coalizioni di centro-sinistra ha significato,nei numeri la riduzione ai minimi termini della nostra rappresentanza elettorale.
    Il punto non è alleanza o non alleanza, il punto è che se non hai un tuo progetto finisce per definire te stesso nell’accettazione del programma altrui o nella sua negazione.Nessuna delle due strade porta molto lontano.

    Tiziano Bordoni

  56. Massimo De Santi scrive:

    caro compagno Claudio,
    sono perfettamente in accordo con te.
    Il settarismo di oggi e peggio di quello di ieri.
    Prima era infantilismo politico perche mancavano gli strumenti
    culturali oggi questi strumenti ci sono e la pervicacia settarista
    e irresponsabilita politica che non puo essere tollerata.
    Sono in centroamerica come osservatore internazionale per
    supervisionare il processo elettorale in Costa Rica dove la sinistra
    ha un parlamentare. Sono stato recentemente in Bolivia, sempre come
    Osservatore Internazionale dove il Partito Comnunista Boliviano
    ha due parlamentari eletti e due ministri amici.
    Im Cile, i compagni mi informano che nelle ultime elezioni politiche
    il partito Comunista alleato con la sinistra ha eletto tre parlamentari.
    Tutti questi partiti non sono certo moderati eppure raggiungono
    questi risultati perche la loro strategia e UNITA e LOTTA.
    E noi in Italia siamo scomparsi dal parlamento europeo, da quello italiano e ora rischiamo di sparire anche nelle rappresentanze regionali.
    Con il settarismo si arriva al suicidio politico e credo che un comunista cosciente di essere tale non puo accetarlo.
    Adelante Claudio. Prima o poi comprenderanno che avevi ragione….. spero prima che sia troppo tardi.
    Massimo De Santi

    • militant scrive:

      Guarda, si vede che passi molto tempo fuori dall’Italia, altrimenti non daresti ragione a Grassi.

      • Massimo De Santi scrive:

        carissimo,
        un tempo i compagni si firmavano e ci mettevano la faccia, oggi sembra di no. Comunque, spesso sono all-estero perche sono un internazionalista, se non erro questa e una della premesse fondamentali per essere un comunista.
        Caro compagno non te ne voglio ma dovresti avere piu rispetto per chi
        opera in zone difficili e poi per comprendere l-americalatina ora tanto di moda nei discorsi bisogna sporcarsi le mani e venire sul posto e non rimanere chiusi nel ghetto dei salottini pseudocomunisti identitari.
        Comunque la situazione del partito la consco e proprio per questo credo che abbia ragione grassi nel dire che soffriamo di un settarismo antistorico.
        Un abbraccio comunista
        Massimo

        • militant scrive:

          Non ti critico mica perchè stai in america latina, ci mancherebbe, se potessi lo farei anch’io, ho solo ironizzato sul fatto che chi da ragione a Grassi ormai dista 10-12.000 km dall’Italia e non solo metaforicamente.

  57. Proprio durante la campagna stampa precongressuale contro il bordighismo, Gramsci scrisse su l’Unità del 2 luglio 1925:
    «Tutto il periodo prerivoluzionario si presenta come un’attività prevalentemente tattica, rivolta ad acquistare nuovi alleati al proletariato, a disgregare l’apparato organizzativo di offesa e di difesa del nemico, a rilevare e ad esaurire le sue riserve».

    Insomma, ben vengano le alleanze e sia giusto ricercarle, ma solo per fini rivoluzionari, cioè a danno dei borghesi! Lo dicevano anche Marx e Lenin.

    Purtroppo dal 1994 a oggi i comunisti si sono sempre alleati anche con “diavoli” come Mastella e Dini finendo per fare, di fatto, solo i portatori d’acqua a progetti reazionari, complice il tradimento del massimo partito di sinistra, i Ds, che pure a parole si diceva “socialista” fino al 2007.

    È così che abbiamo conclamato la nostra inutilità nella società italiana. E siccome in giro di meglio non c’è, milioni di elettori dal 2008 stanno a casa rassegnati all’idea di essere comunisti senza partito, veri esuli in patria. Mente qualcuno si accontenta di Pcl o Sc, quando ci sono.

    Le alleanze, come ci insegnano Lenin e Gramsci, devono servirci per distruggere il nemico di classe e far avvicinare il momento della riscossa dei lavoratori. Invece finora, palesemente, le alleanze sono servite alla borghesia, con la scusa di battere le destre, a distruggere i comunisti e a far arretrare ulteriormente i lavoratori.

    La moderata Die Linke, che in queste cose ha evidentemente le idee più chiare, si guarda bene dal finahceggiare i “socialisti” della Spd e a più riprese ha consigliato anche a noi comunisti in Italia – compreso il 5 dicembre per bocca di Bisky – di smetterla con le alleanze disinvolte e opportuniste per concentrarci su altro, sulla politica vera, immersa nel conflitto sociale e nei bisogni reali delle masse.

    Dunque no al settarismo, ma anche no all’opportunismo e a un modo di far politica da riformisti e massimalisti, cioè tanto bravi a fare i tribuni del proletariato nelle istituzioni e nei talk televisivi, quanto inconcludenti e sconosciuti nei luoghi di lavoro.

    Claudio, il talento politico per fare bene non ti manca, ma attento alla voglia di scorciatoie per raggiungere risultati a breve termine, perché temo che ciò possa se non esserci fatale, quantomeno perpetuare il nostro stato comatoso.

    http://archivio.unita.it/archivio/navigatore.php?page=3&dd=02&mm=07&yy=1925&ed=&url=/cgi-bin/showfile.pl?file=archivio/uni_1925_07/19250702_0003.pdf

  58. Claudio Bazzocchi scrive:

    Caro Claudio,

    io, che vengo dalla tradizione comunista del PCI, non posso che essere d’accordo con te.
    Rilevo però una contraddizione forte fra ciò che dici e ciò che è stata la linea politica della tua componente negli ultimi anni. Mi permetto di pensare che anche la tua storia politica non è proprio coerente da questo punto di vista.
    Però io sono per dimenticare il passato, proprio perché non sono settario né quindi moralista. Spero allora che “Essere comunisti” possa essere ferma in ciò che esprimi e che smetta di essere vicina a tutti quegli ambienti che ancora oggi inneggiano a Secchia, a Stalin o a Milosevic, tanto per fare qualche esempio. Spero che anche per voi la CGIL venga prima di tutto e possiate quindi pensare che anche i COBAS sono settari. Potrei dirti molte altre cose, ma ci siamo capiti.

    Un caro saluto
    Claudio Bazzocchi
    Bologna

  59. gio scrive:

    Quanto dici sulla Lega, facendone un esempio di identità non persa sull’ altare delle alleanze, sarebbe vero anche per noi se non fosse per il piccolo particolare che la lega è vocata alla gestione dello stato delle cose presenti mentre noi (non so ancora per quanto “noi”, diciamo “voi”) dovremmo avere un progetto di mutamento radicale dei rapporti sociali di questa società, cosa che incompatibile col profilo liberista della sinistra moderata e con qualsiasi forma d’ internità al centrosinistra, che è tutt’ altro che vocato al cambiamento. Osiamo rivoluzionari o non lo siamo.Altrimenti, pur non perdendo l’ identità nell’ immagginario di molta gente, tale identità sarebbe solo un vecchio cimelio arrugginito, senza nessuna sostanza.
    Un saluto

    • gio scrive:

      Non è un caso che la lega, sull’ altare delle alleanze, ho messo via il suo unico elemento dirompente: la secessione. Altri elementi dirompenti, di trasformazione radicale, non ne ha mai avuti. L’ internità ad un’ alleanza modifica profondissimamente chi ne fa parte, non è un aspetto che può essere derubricato a secondario, come si è fatto in passato (per dirne una, con la scusa di mettere il movimento al primo posto, si relativizzava la questione dell’ internità all’ Unione, internità che ha poi finito per torcere completamente il partito, facendogli abbandonare i movimenti stessi e rivelandosi così un fatto tutt’ altro che secondario) e come si sta, un pò più da sinistra e con presupposti diversi, tentando di fare oggi. Non vorrei fosse un difetto genetico che ci fa ritrovare ciclicamente, pur attraverso differenti percorsi politici, allo stesso punto…..

    • franco iachini scrive:

      Caro compagno,
      sono d’accordo con Claudio. Un partito non perde la sua identità per le alleanze che fa, se queste sono finalizzate a raggiungere determinati obiettivi del momento; ce lo dimostra la nostra storia. Faccio solo un esempio. Durante l’occupazione nazifascista dell’Italia ci siamo alleati con Badoglio e i monarchici. Badoglio era un criminale di guerra per quello che aveva combinato nelle nostre colonie in Africa e la monarchia aveva la responsabilità dell’avvento del fascismo. Ma in quel momento era giusto allearsi con chiunque per cacciare gli occupanti. Che facevamo ci mettevamo a disquisire su Badoglio? Tra l’altro la maggioranza degli italiani non sapeva delle malefatte di Badoglio ed era ancora monarchica, tant’è che per poco si vinse il referendum sulla repubblica. Anche all’epoca c’era un gruppo di comunisti intorno alla rivista clandestina “Prometeo” che ritenevano che “le forze armate tedesche con la bandiera fascista e le forze armate angloamericane con la bandiera democratica in realtà costituissero due facce della medesima realtà borghese. E’ chiaro che alla luce di questa impostazione la costituzione dell’unità d’azione dei partiti antifascisti veniva valutato in modo completamente negativo, come una subdola manovra della borghesia italiana…”. Ho voluto citare queste parole di Ludovico Geymonat per fare questa riflessione: se avessero prevalso queste posizioni più “”di sinistra”", i comunisti avrebbero avuto il peso che hanno avuto dopo la guerra in Italia? Sarebbero stati il secondo partito del paese e il primo a sinistra? Ma alleandoci con Badoglio, ci snaturammo?
      Ciao
      Franco

      • militant scrive:

        La Lega ha svenduto tutti i suoi principi, tanto che arrivava pure a denunciare pubblicamente il mafioso di Arcore; quindi l’esempio non calza.
        La differenza Grassi tra il PRC e la Lega è di cultura politica.
        L’elettore medio (ma sopratutto il militante), del PRC non non era un semi-lobotomizzato che ingoiava ogni pastoia che gli rifilava la dirigenza… come invece avviene per l’elettore/militante della Lega.

      • Gio scrive:

        Caro Franco,
        ma come si fa a paragonare l’ alleanza in tempo di guerra per cacciare i nazifascisti con le schifezze in tempo di pace che stiamo facendo? Questo paragone, come l’ accusa di settarismo ed il relativo richiamo a lenin, è trito e ritrito ed è buono, da parte di chi lo ripropone, solitamente dirigenti, a giusticare qualsiasi cosa e a far ingoiare qualsiasi boccone amaro a chi non è d’ accordo. E’ evidente che la probabile desistenza con la Bonino, l’ alleanza in Toscana, i tentativi di trovare una sintesi in Campania e Calabria(dove, data la classe politica, si dovrebbe solo rompere) e qualsiasi accordo organico con i liberisti del PD (quando non c’ è anche l’ UDC) che regolarmente strappano qualsiasi accordo ( per noi minimalista) di facciata sui programmi il giorno successivo alle elezioni, non c’ entrano proprio nulla con la malattia infantile del comunismo di cui parlava Lenin. Proprio nulla. Così come pure la resistenza comune ai nazifascisti durante la guerra civile. Ora siamo in una fase diversa, tutta diversa, le cui differenze radicali credo sia superfluo delineare.
        Un saluto

  60. Riccardo - Genova scrive:

    …La figlia delle Tesi di Lione si chiama teoria del “Fronte unito”, che ha prodotto più danni che la grandine: i vari Governi costituenti, d’unità nazionale, Prodi, ecc…, ossia interclassisti, sono invece la causa primaria della scomparsa dei comunisti (della serie calare sempre le braghe). Chissa, forse il prossimo Governo sarà “d’emergenza economica” (v. Germania), insieme al centro-destra.

    Un compagno che in Liguria non voterà più PRC perchè “alleato” con l’UDC.

  61. Adriano scrive:

    Caro compagno Grassi , il paragone con la lega proprio non lo capisco , che contraddizione di obiettivi c’è tra la lega e il pdl ?
    Come fai a paragonarlo a quello tra noi e la Bonino ?
    Ascolto spesso radio radicale e ti assicuro che non passa giorno che pannella non si spertichi in qualche affondo anticomunista.
    E perché io dovrei votare chi sputa giornalmente in faccia alla mia storia ?
    Per renderlo più forte in modo che domani sputi ancora più forte ?
    Io non dico di stare per sempre in solitudine , ma di passare un periodo nel quale ridefinire la nostra immagine/identità all’esterno.
    Quando avremo riconquistato i “punti persi” tra le classi popolari e saremo tornati a livelli del 5-6% allora potremo spendere questa forza in coalizioni non subalterne.
    Secondo me adesso sarebbe un suicidio.

  62. Silvia Conca scrive:

    Compagno, le resistenze per l’appoggio a Vendola hanno una spiegazione semplicissima: il problema non è tanto Vendola, quanto Vendola nel quadro del centrosinistra.

  63. Andrea scrive:

    Grazie, Claudio, per questo articolo che condivido pienamente.

    Ho letto il commento di ladytux, e voglio sottolineare una cosa che avevo già accennato in un altro mio commento.

    E’ vero che oggi ci viene rinfacciata la partecipazione al governo Prodi con un ruolo totalmente subalterno. Come dimenticare l’immagine di Bertinotti che si accaparra la rassicurante poltrona di Presidente della Camera, per poi restare totalmente imbelle? Questa immagine ha ferito molti nostri compagni e sostenitori.

    Però è altrettanto vero che la gente ci rinfaccia, ancora oggi, di aver fatto cadere il Governo Prodi nel 1998. Anzi: durante le iniziative e i volantinaggi noto che quest’ultima critica è molto più frequente della prima.

    Questa contraddizione è solo apparentemente insolubile. E’ insolubile se si focalizza ogni energia nei calcoli politicisti – sia “da destra” (“alleiamoci col Pd a prescindere”) che “da sinistra” (“mai col Pd a prescindere”).

    Ma se è vero che siamo un partito comunista, allora la tattica elettorale è solo una ricaduta dell’attività politica quotidiana. E una politica quotidiana credibile può benissimo giustificare, agli occhi delle persone a cui ci rivolgiamo, una tattica “strumentale” (allearsi per non far vincere le destre ed eleggere dei consiglieri) che però punta ad un risultato estremamente concreto (perché l’attività di quei consiglieri, una volta eletti, sarà utile e coerente con la nostra politica quotidiana).

    Il vero problema, quindi, sta nella nostra attività politica quotidiana, e in generale (come scrive Claudio) nella elaborazione e proposta di “un organico e convincente progetto di società”. Per questo serve un partito funzionante, attivo, efficiente, partecipato, 365 giorni all’anno. Possibile che chi solleva un putiferio in occasione delle elezioni trascuri sistematicamente questo aspetto? Possibile che ci si ricordi di dover “dimostrare” qualcosa durante le elezioni, ma si trascuri che occorre “dimostrare” chi siamo soprattutto AL DI FUORI delle elezioni? Questo sì che a me pare un approccio politicista ed elettoralista!

  64. Gianni Fresu scrive:

    Pienamente d’accordo, la lotta al settarismo è una costante della migliore storia comunista, a condizione però che si conduca una lotta altrettanto dura e priva di indulgenze verso l’opportunismo. Questo secondo termine della dialettica tra i comunisti mi sembra quanto mai importante, specie oggi, anche perché è principalmente l’opportunismo ad aver minato la credibilità del nostro Partito. Oltre a questo però, a me sembra che sia necessario anche iniziare a lavorare con continuità su una linea politica, cercando di far sedimentare elementi di analisi e proposta. Sicuramente siamo in una fase politica in continuo mutamento ma non possiamo permetterci di “navigare a vista”, mettendo costantemente in discussione gli assunti politici appena adottati. Rifondazione in passato ha avuto una linea a zig zag per la quale di anno in anno con le parole d’ordine mutavano non solo le scelte tattiche ma anche gli elementi strategici.
    Al Congresso di Rimini si disse che nessuna interlocuzione era più possibile e che la nuova frontiera era rappresentata dal Movimento dei movimenti e dalla pratica della disobbedienza, poco dopo siamo entrati in una alleanza organica di centro sinistra prima ancora di discutere di programma e diventati una delle forze più governiste della maggioranza. Nel mentre siamo passati dalla disobbedienza alla nonviolenza, dal teorizzare il superamento del conflitto capitale/lavoro da parte di nuove contraddizioni al sostenere le strampalate idee sulla sinistra sociale di Marco Revelli. Dall’assumere acriticamente le Tesi di Negri sulla fine dell’imperialismo (smentite in un brevissimo torno di tempo da una lunga serie di guerre tipicamente imperialiste),al condannare una presunta “angelizzazione della Resistenza”.
    Sempre nello stesso periodo abbiamo buttato nell’immondezzaio della storia il Novecento, l’idea del Partito di massa e i nostri stessi riferimenti teorici di quel secolo definiti “morti non solo sul piano fisico”.

    Quel che abbiamo davanti, a sinistra è il risultato di tanta lungimiranza politica.

    Con tutto questo voglio dire che va bene la lotta al settarismo, va bene anche il tentativo di allargare la Federazione della sinistra a patto che non si mettano in discussione nuovamente il simbolo e il rapporto tra i due suoi soggetti fondamentali. Togliatti nel 1943-44 non solo combatté contro la furia iconoclasta e i residui di mentalità bordighista ancora presenti nel Partito, operò per consolidare una linea costruita con continuità e coerenza giorno per giorno, nella convinzione che per rendere forte un Partito di classe fosse meglio ripetere un concetto politico, rendendo la linea una bandiera piantata nella testa dei comunisti, piuttosto che dar luogo ad una continua palingenesi concettuale (politica, teorica ed organizzativa)alla lunga incomprensibile.

  65. R. scrive:

    Articolo ampiamente condivisibile, quello che attenzionerei maggiormente è però il gigantesco problema di radicamento, la dico in maniera brutale: se magari dilapidassimo meno risorse in funzionariati poco utili (alcuni, mica tutti ovvio) o in altre spese, si potrebbero investire più soldi per compare qualche garage dove frci qualche sede di circolo. Se ci fossero più idealità potremmo fare tre o quattro campagne nazionali all’anno etc. (ovviamente sono solo alcuni dettagli di un problema grosso, ma credo che nel radicamento ci sia – in negativo – tanto del nostro consenso elettorale).
    Resta comunque il fatto che un certo populismo e poco spirito di Partito hanno preso anche parte – piccola per l’amor di dio – dei nostri simpatizzanti e/o iscritti(vedi dichiarazioni sui social network del tipo “volete le poltrone”, “venduti” etc.) così non si va da nessuna parte.

  66. Marco DM scrive:

    Sono d’accordo con molte delle considerazioni del compagnio Grassi. Devo dire però, che sono d’accordo più su quelle di ordine storico mentre mi suscitano qualche perplessità quelle di ordine politico.

    Penso con Grassi che sia assurdo votare per Boccia contro Vendola ma resto piuttosto perplesso di fronte al fatto che non vi è alcuna spiegazione ne in questo testo ne altrove sul perché – ad esempio – il PRC nel Lazio debba appoggiare un candidato come Emma Bonino. Perchè Grassi non ce lo spiega?
    Perchè nelle federazioni romane non si è discusso di questo sui militanti e ancora non c’è una posizione ufficiale del partito?
    Perchè il partito non si è impegnato nel costruire una candidatura alternativa nel Lazio come altrove? In Lombardia , per esempio, presentiamo una candidatura alternativa solo perchè Penati ci ha cacciato dalla coalizione.

    Erano queste le indicazioni di Chianciano, prima del quale il sottoscritto come e altri si sono iscritti al PRC fiduciosi nella possibilità di poter cominciare a costruire un NUOVO partito comunista (di massa?) in Italia?

    Sono convinto che sia settario non sostenere Vendola, il quale paradossalmente è l’unico che è riuscito a far emergere una opzione solo appartentemente alternativa al PD.
    Ma è altrettanto settario chiedere una politica realmente di opposizione e di alternativa da parte del PRC e della Federazione?

    E’ settario dire che è moralmente ancor prima che politicamente inaccettabile che un partito comunista sostenga in qualsiasi modo candidature come quella della Bonino, la quale è per l’abolizione dell’art. 18, per la privatizzazione di tutto, e che ha appoggiato tutte le imprese imperialiste degli ultimi venti anni?

    Seguendo simili strategie, se così si possono chiamare,si riuscirà a far sopravvivere il PRC e ha farlo crescere?
    Chiedo al compagno Grassi una risposta, anche parziale, a queste domande. Domande che attraversano la testa e le discussioni di molti militanti ma delle quali non c’è molta traccia ne sul riconquistato quotidiano del partito ne in nessuna altra sede.
    Infine oltre ad simile approfondimento sulla questione del settarismo chiederei a Grassi anche di aprire una discussione sulla tematica dell’opportunismo governista. Il quale, forse, è una delle cause della fine del partito comunista di massa…

  67. Luca M. scrive:

    Condivido ciò che sostieni, Grassi, e penso sia molto importante che quel pensiero venga da un dirigente come te. Ora penso che dobbiate fare un passo ulteriore: dalla critica del settarismo politico, bisogna passare alla critica del settarismo dottrinario. E’ sul piano delle idee di fondo che si deve riuscire a mettere in modo un meccanismo d’aggregazione.
    ciao

  68. gino baoduzzi scrive:

    un ottimo articolo che ci insegna a non fare gli errori del passato,ma riflettere nell’attuale cosa ci ha insegnato la nostra storia.
    ciao compagno!!!

  69. ladytux scrive:

    Dico la mia:
    Un conto è l’alleanza con vendola, un conto è l’annessione (che lui per primo non vuole) e quindi della sua linea politica. Linea politica che a me non garba. Ma sarebbero unicamente problemi miei.
    Le altre alleanza invece son talmente astruse che la logica non la vedo. Se non il pensare che un consigliere possa averla vinta sul pd, pd che non ha mai rispettato un programma uno.
    Se poi parliamo del Lazio, è fantapolitica chiedere ad un comunista minimamente (minimamente) informato di appoggiare la Bonino.
    Non è questione di settarismo, è questione di idee (e sì, di ideali)
    In più, esperienza personale, tutti quelli che cercano di convincermi che la bonino tanto male non è e vanno guardati i due punti in comune sono gli stessi che invece trovano ventisettemila cavilli tra compagni vicini di casa. Un motivo ci sarà..sì è quello che si pensa.

    La lega la sua identità l’ha saputa confermare e portare avanti, a noi, ci confondono con il pd. Dandoci tutte le colpe, del pd. E non credo sia un mistero.

    Anche casini s’allea con tutti, idem il pd, ma io sono comunista, non leghista, non piddina, non dell’udc. Tantomeno radicale.

    La teoria che sia meglio aggregarsi e dare vita ad un bipolarismo informale ma reale o A o B, non mi convince e chi dovrà votare, i non militanti intendo, voterà i “comunisti” più grandi e più utili nelle istituzioni…il pd.
    Che poi si possa fare politica solo da dentro (e con un consigliere- due) non solo è tutta da dimostrare ma avere un ostaggio in una giunta (e l’abbiamo visto nel 2006) è forse pure peggio.
    Ma sicuramente sbaglio io

    ladytux

    • franco iachini scrive:

      Nel Lazio occorre tener conto della legge elettorale che prevede uno sbarramento di coalizione al 3%, pertanto se vai solo devi superare il 3 per cento da solo se no sei fuori dal consiglio regionale; se vai in coalizione è la coalizione che deve superare il 3% e i singoli partiti che ne fanno parte eleggono anche con l’uno per cento come è successo la volta scorsa. Dunque se vai solo è molto probabile che non eleggi nessuno; per 5 anni non avrai nessuna entrata finanziaria come rimborsi elettorali e contributo degli eletti; favorisci la vittoria della fascista Polverini (viene dall’ambiente di Rauti) che certo non è meglio della Bonino (vuole le centrali nucleari, e il termovalorizzatore di Albano). Ma la cosa più grave politicamente è che chi ci ha votato alle politiche non ha eletto nessuno, alle europee neppure, alle regionali non eleggeremmo nessuno: la prossima volta chi ci voterà? Appariremmo come uno dei tanti partitini che disperdono i voti e che pertanto è inutile da votare.
      ciao
      franco

      • Emanuele scrive:

        Concordo col compagno Grassi e con te.

        La gente, i lavoratori, i giovani, gli anziani e chi sta lottando vuole un partito utile, anche nelle istituzioni, questo è quello che chiede anche il nostro potenziale elettorato che si è allontanato da noi. Per quale motivo altrimenti voterebbe Di Pietro? Pertinente il riferimento ai puristi rivoluzionari isolazionisti quali Ferrando o allo scarso successo di esperimenti quali SeL.

        Tacciati di isolamento e inutilità o di governismo in appoggio a candidati moderati sarà sempre il nostro nodo da sciogliere sulla base dei pochi punti qualificanti che possiamo strappare a livello programmatico dove si può con le forze di centrosinistra. Non abbiamo la forza oggi per imporre molto o di isolarci ulteriormente.

        Torniamo ad essere utili, tutti insieme, nelle lotte e nelle istituzioni rappresentative, questo mi sento di dire al mio partito, da comunista.


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