Scenari a sinistra

Considero positivo il dibattito che si è aperto sul precedente post “settarismo”. Ringrazio tutti quelli che hanno portato il loro contributo, sia esso favorevole o contrario. Chiedo solo, come ho già scritto in diverse risposte, che il confronto anche aspro non si trasformi mai in insulto e che si critichino le posizioni per come sono realmente espresse senza processi alle intenzioni.
Ringrazio anche i compagni Bellotti e Mantovani che hanno replicato alle mie argomentazioni dalle pagine di Liberazione. Per chi non avesse letto i loro articoli alla fine di questo post allego i link per poterli consultare. Il dibattito su questo tema, ovviamente, proseguirà. Mi preme però chiarire due cose.
Io non ho mai detto, scritto o pensato che bisogna fare sempre (qualcuno direbbe: «a prescindere») le alleanze con il centrosinistra! Penso che con i sistemi elettorali maggioritari con cui siamo costretti a misurarci, che tendono a polarizzare la competizione su due schieramenti, sia un errore sottrarsi al confronto, chiamarsi fuori. Questo è un approccio – presente nel nostro partito – che considero, appunto, settario e dannoso, poiché penso non sia compreso né, tanto meno, apprezzato dalle persone che potrebbero votarci.
Penso altresì  che sia un errore grave dare l’impressione che, per noi, i due schieramenti (centrodestra e centrosinistra), sostanzialmente, si equivalgano. Anche questa posizione è presente nel partito e a me pare che, oltre ad essere sbagliata e settaria, non giovi alla nostra credibilità. Penso quindi che al confronto occorra andare con alcune nostre proposte: poche, ma chiare.
Proposte sulle quali il Partito ha costruito nel tempo lotte e vertenze caratterizzandosi su di esse. Se ne venisse accolta qualcuna, credo che sarebbe giusto fare l’alleanza. Altrimenti niente impegno di governo: o si fa solo l’accordo elettorale o si va da soli. Se faremo questo percorso sarà più facile spiegare le ragioni dell’ accordo o della rottura. Questa la mia posizione, quindi, ripeto, nessun accordo “a prescindere”!

La seconda cosa  che mi preme chiarire riguarda un punto che non abbiamo sufficientemente approfondito. Considero la partecipazione ai governi locali molto diversa dalla partecipazione al governo nazionale e ritengo, quindi, che l’una e l’altra vadano valutate diversamente. Non credo sia un caso se le scissioni (governi Dini e Prodi) e i crolli elettorali (1998, 2008) siano avvenuti sempre in connessione con il sostegno a governi nazionali. Viceversa la partecipazione o meno ai governi locali non ha mai provocato scossoni organizzativi o elettorali significativi! Anzi, fino ad oggi, mediamente, dove si è partecipato a coalizioni locali, il consenso elettorale è stato più elevato.
Non è difficile capire perché. I governi nazionali votano le missioni di guerra e le grandi scelte di politica internazionale, decidono la politica economica e istituzionale, tutte cose che non riguardano i governi locali. Per questo mi sento di dire che sarei totalmente contrario (se oggi si votasse per le politiche) a un coinvolgimento di Rifondazione e della Federazione della Sinistra nel governo nazionale. Altrettanto mi sento di dire che, se nelle regioni nelle quali si vota, si raggiungessero accordi dignitosi, non ci vedrei nulla di male nell’appoggiarli, anzi!
Un’ultima considerazione. In queste settimane il quadro a sinistra del Pd si è significativamente modificato. L’offensiva di D’Alema contro la candidatura di Nichi Vendola in Puglia si è risolta nel suo contrario. Non solo è stata sconfitta la sua proposta (quella di un candidato “moderato” che imbarcasse anche l’Udc), ma il successo di Vendola nelle primarie ha ridato fiato anche al progetto di cui Vendola stesso è portavoce nazionale e cioè Sinistra Ecologia e Libertà.
Questo è avvenuto per due motivi. In primo luogo Vendola ha gestito bene lo scontro con il Pd e ha dimostrato sul campo che i cinque anni di governo della regione non hanno scalfito la sua popolarità in Puglia nel popolo della sinistra, popolarità che, anzi, come si è visto dal risultato delle primarie, è aumentata. In secondo luogo perché, per come è fatta la politica oggi, la presenza nei media è decisiva per acquisire consenso. L’esposizione del leader di SeL, nelle ultime settimane, è stata notevole e ciò ha determinato, stando ai sondaggi, una crescita del suo movimento. La stessa accoglienza riservatagli al congresso dell’Italia dei Valori è sintomatica di questa nuova situazione.
L’altra novità è proprio quella che si è prodotta con il congresso dell’IdV. Occorrerà aspettare un po’ di tempo per vederne gli effetti concreti. Intanto mi sento di fare questa parziale valutazione: ne esce vincente Di Pietro, con la sua linea di avvicinamento al Pd, mentre ne escono sconfitti De Magistris e il suo ipotetico progetto di aggregazione a sinistra (si parla da un po’ di tempo di un asse tra l’ex pm di Catanzaro e Vendola). Tra l’altro, il modo con cui è stato ottenuto il sostegno alla candidatura di De Luca alla regione Campania (il punto su cui maggiore era stato il dissenso di De Magistris) e cioè attraverso un coinvolgimento diretto della platea dei congressisti, dimostra come Di Pietro abbia in mano il suo Partito.
Che fare dunque? Io penso che, nonostante le indubbie difficoltà, sia necessario andare avanti sui due binari sui quali stiamo lavorando. Da un lato, la Federazione della Sinistra, cioè un progetto di unità che dia una risposta in controtendenza rispetto alle rotture di tutti questi anni. Penso che dopo le regionali questa proposta vada allargata senza nessuna preclusione a tutti i soggetti a sinistra del Pd e dell’Idv, a maggior ragione se l’asse tra questi due partiti si dovesse consolidare. Dall’altro lato, il rafforzamento di Rifondazione Comunista che dovrà porsi l’obiettivo, nell’ambito dell’iniziativa concreta della Federazione (e quindi senza nessuna precipitazione organizzativistica), della ricomposizione delle forze comuniste.

Articolo di Claudio Bellotti (Liberazione 5 Febbraio 2010)

Articolo di Ramon Mantovani (Liberazione 6 Febbraio 2010)

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91 Commenti a “Scenari a sinistra”

  1. amadeo bordiga scrive:

    L’idea che con un’oretta di tempo, la penna e il calamaio qualche buon figliolo si metta a freddo a rediger testi, o anche che lo faccia la cirenea “base” per l’invito di una circolare, o una effimera riunione accademica chiassosa o clandestina, è idea bambocciale. I risultati sono da diffidare e squalificare in partenza. Soprattutto quando una tale disposizione di dettami viene dai maniaci dell’opera e dell’intervento umano sulla storia. Intervengono uomini, dati uomini, o un dato Uomo con la maiuscola? Vecchia questione. La storia la fanno gli uomini, soltanto che sanno assai poco perché la fanno e come la fanno. Ma in genere tutti i “patiti” dell’azione umana, e i dileggiatori di un preteso automatismo fatalista, da una parte sono quelli che accarezzano – nel proprio foro interiore – l’idea di avere nel corpicciuolo quel tale Uomo predestinato, dall’altra sono proprio quelli che nulla hanno capito e nulla possono; nemmeno intendere che la storia non guadagna o perde un decimo di secondo, sia che essi dormano come ghiri, sia che realizzino il sogno generoso di dimenarsi come ossessi. Con gelido cinismo e senza il minimo rimorso ad ogni esemplare superattivista più o meno autoconvinto di serissime funzioni, e ad ogni sinedrio di novatori e pilotatori del domani ripetiamo: “jateve a cuccà!”. Siete impotenti anche a caricare la sveglia.

    • buran scrive:

      Si, si, la supercazzola prematurata con scappellamento a destra. E se io ti rispondessi una cosa come “vice sindaco”, eh?

  2. vincenzo scrive:

    UN ESEMPIO DI SCUOLA
    Qualche anno fa venne approvata in Sicilia dai partiti del sistema(AN,FI.Margherita, DS, UDC) una legge elettorale che imponeva uno sbarramento del 5% per le elezioni regionali.
    Fu proposto un referendum abrogativo di quella norma liberticida ed antidemocratica. Nel mio paese abbiamo chiesto un incontro ai dirigenti locali dei DS ed abbiamo detto, senza giri di parole: Se i DS locali avessero votato contro quel referendum, cioè NO, potevano scordarsi di considerarci loro alleati, perchè in realtà volevano vederci soccombere come vittime, così come avevano fatto i loro “deputati” regionali. Dal loro comportamento nel referendum avremmo deciso se allearci o meno nelle amministrative comunali.
    In Sicilia i SI, per l’abrogazione della legge, ottennero il 35%. Nel mio paese ottennero, invece, il 67%. Ovviamente alle successive amministrative ci alleammo con i DS.
    Domanda. E se il partito in tutti i territori della Sicila avesse adottato lo stesso identico criterio di lealtà e fermezza siamo sicuri che quella legge sarebbe passata? Quella legge, tra l’altro, costituì l’apripista per tutte le altre leggi che in giro per l’Italia introduevano sbarramenti più o meno decenti.
    Ci può stare che fra gli scenari politici ipotizzabili ci sia un’alleanza quasi organica col PD? Non mi scandalizzerei di un’ ipotesi simile se alla base dell’intesa c’è qualche elemento qualificante.
    Quale? Ripubblicizzazione dell’acqua, no al nucleare, no alla precarietà.
    Invece di affannarsi a fare le pulci ai candidati sindaci e presidenti di regioni e province, si dovrebbe- si doveva?- porre una questione programmatica e un profilo politico. Il PD e suoi sudditi non ci stanno? Si assumano da soli l’onere di battere le destre; se non ci riescono, la responsabilità sarà tutta loro. La gente non lo capirà? Forse.
    Penso che avremmo fatto meglio a presentare subito l’alternativa Agnoletto in Lombardia, dicendo al signor Penati ” Egregio amico, noi siamo un partito autonomo dal PD e ci presentiamo con il nostro programma e la nostra squadra. Se vuoi una chance in più per battere Formigoni, abbiamo queste proposte, diversamente ti arrangi e ti assumi la responsabilità di riconsegnare la regione alle destre”. Sarebbe stato molto meglio che piangere appresso a questo boss nordico ed implorare l’intercessione di SEL.
    L’ho fatta semplice per intenderci. E poi, chi ha stabilito che la politica debba essere necesseriamente astrusa, contorta e perciò anche incomprensibile? Spero che il sacrificio di Agnoletto serva almeno a consegnarci un futuro leader della Federazione che fa della chiarezza, della semplicità, della passione e dell’idealità elementi costituenti del suo essere politico.

    • Adriano scrive:

      Quando il PRC comincerà a trattare il PD come feroce avversario quale è sarà sempre troppo tardi.

      • Zukov scrive:

        Bravo Vincenzo.
        E aspetto ancora novità sulla Campania, proprio per questa necessità di parlare chiaro. Ricordo che ci sono da raccogliere le firme. O vogliamo non presentarci? Non è che si sta trattando per un accordo tecnico con De Luca? SIAMO IN RITARDO!!!

  3. Zukov scrive:

    Piccolo off topic, ma neanche tanto: qualcuno sa cosa sta succedendo in Campania? Non c’era ieri il CPR? Possibile che al 12 febbraio ancora non si sappia cosa farà il nostro partito in una regione chiave?

    • Luca scrive:

      In Campania la federazione della sinistra sosterrà un proprio candidato alla presidenza della regione.
      Niente accordi con il centro sinistra.

      • Zukov scrive:

        Se così fosse sarei felicissimo. Ma possibile che non si trovi la notizia da nessuna parte? Chi sarà il candidato?
        Confido che anche in Umbria si faccia lo stesso, appoggiando Orfeo Goracci. Ho letto però che Diliberto si è subito staccato, correndo tra le braccia del PD. Incredibile… un danno immenso per la credibilità della FdS. Certe cose proprio non le capisco (e non rispondetemi, è un modo di dire… immagino tranquillamente cosa possa essere successo…).
        Qualcuno parli con Diliberto. Alla svelta.

  4. carlo circolo bianchini genova scrive:

    “… Il punto fondamentale è che nel congresso di Venezia abbiamo sbagliato l’analisi dei rapporti di forze esistenti, abbiamo creduto che la sinistra moderata fosse permeabile alle istanze sociali, mentre essa si è mostrata assai permeabile alle istanze dei poteri forti… e invece queste ne hanno fatto carta straccia. Abbiamo sopravvalutato la nostra capacità di incidere sul quadro politico ,quando la dislocazione dei poteri reali era tutta contro di noi.”

    “Mettere al centro i processi di riaggregazione politica della sinistra non ci fa fare un passo avanti nella soluzione della crisi verticale in cui la sinistra è precipitata ,nel suo rapporto con la società, non rappresenta in alcun modo il miglioramento del progetto politico di rifondazione ma la sua negazione in chiave moderata, il cui unico effetto concreto sarebbe garantire la sopravvivenza di ceti politici nella dissoluzione del progetto politico, proprio quando questo si presenta come effettiva necessità storica e non come mera conservazione di un patrimonio”

    “Il processo federativo della sinistra deve essere costruito dal basso. Il processo federativo è aperto, non è la confederazione tra partiti esistenti, ma dev’essere volto a superare la separatezza tra politica, società, movimenti”

    “”Io non ho mai detto, scritto o pensato che bisogna fare sempre (qualcuno direbbe: «a prescindere») le alleanze con il centrosinistra! Penso che con i sistemi elettorali maggioritari con cui siamo costretti a misurarci, che tendono a polarizzare la competizione su due schieramenti, sia un errore sottrarsi al confronto, chiamarsi fuori. Questo è un approccio – presente nel nostro partito – che considero, appunto, settario e dannoso, poiché penso non sia compreso né, tanto meno, apprezzato dalle persone che potrebbero votarci.
    Penso altresì che sia un errore grave dare l’impressione che, per noi, i due schieramenti (centrodestra e centrosinistra), sostanzialmente, si equivalgano. Anche questa posizione è presente nel partito e a me pare che, oltre ad essere sbagliata e settaria, non giovi alla nostra credibilità”

    Caro Claudio i primi tre capoversi sono presi pari pari dal documento che anche io , ho votato e che mi sento ancora impegnato, a portare avanti, il quarto capitolo , è tuo, in questo post,guarda che abisso,e dimmi onestamente cos’è rimasto nei fatti di quel documento, dici”io non ho mai detto ecc.” ma come, dire “io” non ho mai detto verrebbe da pensare che sarebbe lecito pensare il contrario, ma invece tu dici che non l’hai mai detto , perché è da settari, e la gente potrebbe non capire e non votarci, ti rammento che la gente no ci ha capito quando abbiamo fatto la stampella a prodi,non quando lo abbiamo fatto cadere, se sei di memoria buona quando siamo usciti la prima volta la somma dei voti tra il PRC+i voti di Diliberto(che nel frattempo questo grande stratega aveva fatto una scissione) erano quasi come prima di uscire dal governo. Questa volta che abbiamo delegato Mastella a questo compito la gente ci ha punito severamente.
    Ma è proprio vero che dio acceca chi non vuole vedere,e tornando al documento congressuale, vorrei sapere, se pensi che sia giusto come è nella tradizione dei comunisti, non votare le persone, come voleva(scendendo in campo) Vendola, ma votare un documento, e poi votare una classe dirigente,non per fare quello che vuole , ma per realizzare le politiche del documento, e se le cose che il documento dice sono superate, non sarebbe giusto che le decisioni, le prendessero la maggioranza degli iscritti oppure si tornasse a votare?, anziché far decidere, ad una casta di aristocratici, o col tempo sceglieremo anche noi i nostri papi a vita?, eleggeremo anche noi “guide luminose”?
    Come vedi gli scenari possono essere tanti , e sentirsi chiamare settari, solo perche si è fedele al documento votato è duro da digerire anche perché io personalmente, ma tanti come me non appartengo, a correnti organizzate, io sono un semplice militante di base, che non credo nelle correnti, e come faccio a fare parte di una setta, se sono solo?
    Dimmi, assicurami, che quella che stiamo assistendo, non è una scena, della fattoria degli animali.
    Dove i nuovi padroni, una volta seduti sulla sedia dei vecchi padroni. Dicono e fanno le stesse cose, dei vecchi padroni.
    Saluti e buon lavoro

  5. nunzio scrive:

    Scenari politici! Bell’argomento!
    Credo pero, che insieme allo scenario politico, dovrebbe esserci anche una bella riflessione sullo scenario socio-economico attuale.
    A mio avviso prima di fare accordi, se si fanno, occorrerebbe una lunga riflessione su cosa sta succedendo all’economia e alla politica italiana, e mondiale? (ma sono certo che è stata fatta) Su cosa stanno facendo per cercare di mantenere stabile questo sistema, si e ricominciato a parlare di socialismo, cominciando dagli americani, di nazionalizzazioni? prima impensabile! cominciano a pensare di regolamentare la finanza, di mettere un freno alle speculazioni finanziarie.
    E gli stati? che con il bene comune, (con i soldi di tutti) intervengono a sostegno delle banche, delle grandi industrie, a sostegno del capitale, e dei capitalisti, socializzando le perdite, anzi, il mancato guadagno previsto, con il falso intento di aiutare i lavoratori, falso perchè tentano di aiutare i loro stessi interessi, contemporaneamente si permette il licenziamento di migliaia di persone, perché le imprese preferiscono delocalizzare, per uno sfruttamento più efficace degli operai, in nome del profitto, (e per nient’altro). Falso perché non aiutano le piccole e piccolissime imprese, e relativi operai, che sono la vera forza del paese, solo che non hanno visibilità mediatica, e molto probabilmente non portano profitti personali, quindi possono essere dimenticati.
    E Tremonti, che parla, (probabilmente gli è sfuggito), pensa, addirittura di rivalutare il posto fisso!

    Non è possibile, probabile, che questi lavoratori rendendosi conto di cosa sta succedendo, comincino a pensare di tornare verso la vera sinistra? Non è plausibile pensare che anche questa situazione abbia contribuito al successo di Vendola? Non potrebbe favorire anche le altre forze comuniste? Soprattutto se i politici comunisti la smettessero di comportarsi come i preti, e cominciassero a dare esempio!
    Oltretutto, in corso c’è la prospettiva di un peggioramento, per quanto riguarda occupazione e salari, almeno per i prossimi anni.

    Accordi con le forze a sinistra del Pd ? D’accordo!
    Ma, a mio parere in questo momento sarebbe (o è, se sono stati fatti) un vero controsenso pensare ad accordi con il Pd, in buona parte artefici di questa situazione, fondatori delle condizioni di precarietà dei lavoratori, i principali artefici delle privatizzazioni, della svendita di ciò che era pubblico, (e non voglio nemmeno immaginare quanto denaro di tutti è stato “intascato” da queste svendite), aumentando il potere dei capitalisti e creandone dei nuovi, moltiplicando gli speculatori, gli imbroglioni, contribuendo a far aumentare le possibilità di sfruttamento delle masse operaie, contribuendo a far si che il potere sociale-economico finisse nelle mani di poche persone, contribuendo a far si che il divario fra ricchi e poveri crescesse a dismisura,
    sostenitori del libero mercato, (che di veramente, e pienamente libero,ha solo il mercato dei lavoratori, buona parte fanno cartello sulla vendita, e concorrenza sulla produzione, delocalizzando la produzione grazie anche alla globalizzazione, mettendo in concorrenza fra loro una maggiore forza lavoro, ed i profitti aumentano), e non farei tanta distinzione fra governi locali e governi nazionali, non credo che gli interessi, e la linea politica cambino.

    Accordi, compromessi, inciuci, che vanno avanti da anni, senza ottenere nulla, anzi per i lavoratori
    (che guardano soprattutto alle disuguaglianze economiche, gli altri problemi vengono dopo) è andata sempre peggio, a differenza di alcuni politici comunisti.

    Ma se la linea politica deve essere questa, per cercare di ottenere niente, non sarebbe meglio rivedere la nostra posizione sul dogma dell’uguaglianza? (che a me sta benissimo),

    Dato che, come si evince dai numeri, che confermano tale evidenza, l’uguaglianza (che a mio avviso, sarebbe la perfezione), non sta bene alla maggioranza di coloro che si vuole rappresentare, e questo mi sembra essere il principale punto di disaccordo, non si potrebbe smussare appena-appena questo dogma rimanendo sempre molto a sinistra e sperare in un maggiore consenso? Un comunista non dovrebbe cercare di fare qualcosa di concreto per cambiare lo stato di cose esistenti? Almeno in meglio, accordi, compromessi, inciuci, abbiamo visto che non funzionano.
    Compromesso per compromesso sceglierei un compromesso con me stesso..

    A proposito di questa ipotetica, piccola disuglianza, vorrei porvi delle domande, e mi piacerebbe avere delle risposte, mi spiego;

    il problema dei lavoratori sono i capitalisti o no? La causa di questa crisi, del malessere dei lavoratori, sono i capitalisti o no? (insieme ad altri fattori)
    Noi siamo anticapitalisti! Mi sembra di poter dire, si!
    Ma la domanda è; quando è che una persona la si può definire capitalista? (vorrei una risposta su questo punto)
    Una piccola impresa che forse guadagna 2, ma mettiamo anche 3 volte un operaio, si può definire capitalista?
    Se si, allora dovete convenire che tutti i politici comunisti (occupati) che ci rappresentano sono capitalisti! Allora abbiamo votato sempre per dei capitalisti, perché è stato sempre così.
    Facciamo gli anticapitalisti, e ci facciamo rappresentare da capitalisti?

    Se no, allora le piccole imprese che guadagnano 2-3 volte un operaio non sono capitalisti!
    Se parlo con 10 operai, ( e ci parlo, perché sono operaio) e su 10, 9 (l’uno sono io) sono contrari alla totale uguaglianza economica, e favorevoli al fatto che il loro principale guadagni quel poco in più!
    Come la mettiamo? Questi operai sono pro o contro i capitalisti?
    Il problema principale di questa società sono questi che guadagnano appena un po’ di più, e che spesso lavorano fianco a fianco con gli operai, e che non licensiano con tanta disinvoltura, o quelli che guadagnano 50-100-1000-100.000 volte in più?

    Saluti da Nunzio, un operaio forse nemmeno più comunista, non lo so più, ditemelo voi.

    • Adriano1 scrive:

      Caro compagno , il problema non sei tu , sono i nostri dirigenti che fanno finta di non vedere e non dicono come stanno le cose .
      E le cose stanno così ( inutile dire che sono idee del tutto personali ) :
      - il comunismo some esperienza storica è andato a finire male , ma i partiti comunisti non vogliono trarne le conseguenze , preferiscono vivacchiare sulla “fede” di alcuni sinceri compagni come te senza mettersi troppo in discussione e senza sforzarsi di trovare un nuovo inizio.
      - come dici bene tu l’idea stessa di uguaglianza che era alla base del pensiero comunista è messa in discussione , ma sono messe in discussione anche parola come “giustizia” , “libertà” e “umanità”.
      - c’è un altro problema , e anche questo non te lo vogliono dire , il problema che i partiti comunisti sono nati e cresciuti sull’idea dello “sviluppo delle forze produttive” che oggi è uno slogan vecchio e pericoloso.
      Non bisogna “sviluppare le forze produttive”, non bisogna produrre sempre di più , ma produrre di meno e cose più utili e durature.
      Bisogna ridiscutere tutto il modello di sviluppo e quindi anche l’ideologia del lavoro che ci stà sotto.
      Ma di questo non si parla , anzi tutti quanti non facciamo che sperare che l’economia “riprenda” , che il PIL riprenda a crescere , all’infinito , perché in questo sistema malato l’occupazione è legata alla creazione di oggetti inutili che dopo un mese già si trovano in massima parte nelle pattumiere.
      Quindi che cosa rimane del comunismo ?
      Poco , forse un’idea di fratellanza e di comunità , un modo di vivere diverso , in cui prevalga l’amicizia tra gli esseri umani.
      Poco , ma è anche tantissimo, forse troppo.

      • Andrea scrive:

        Ma guarda un po’: gratta gratta, e quelli più violenti e distruttivi nella critica verso i “dirigenti” e verso la necessità di avere rappresentanza nelle istituzioni si rivelano pure antimarxisti.

        Sarà un caso? Non è la prima volta che mi capita di notare questa curiosa coincidenza…

        • Adriano1 scrive:

          Bisogna proprio essere in malafede per dire che il PRC sia un partito marxista…
          A chi lo vuoi far credere ?
          Usi la parola “marxismo” come una clava , secondo te basta evocarla per scatenare gli istinti di difesa dei compagni contro i “cattivi” , è proprio il meccanismo che descrivevo.
          Il marxismo non esiste , o almeno ne esistono decine , e lo stesso Marx non era “marxista”.
          Di sicuro non ho mai sentito leggere un brano di Marx in una riunione del PRC.

          • Tommaso Di Prospero scrive:

            Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Karl Marx

            Ps: questa frase è stata inserita nelle ultime tessere del prc, quindi, caro compagno, non dire che all’interno del partito della rifondazione comunista non sono mai stati letti brani di Marx…prima di metterlo per iscritto su migliaia di tessere, penso che qualcuno abbia letto, riflettuto e ponderato con attenzione.

    • Andrea scrive:

      Caro compagno Nunzio, il problema fondamentale del capitalismo non è principalmente il fatto che qualcuno guadagna più di altri, ma il fatto che la produzione è finalizzata soltanto al profitto e alle esigenze del capitale anziché a quelle della società. Il risultato è che certe merci non vengono prodotte a sufficienza perchè, pur essendo necessarie, non sono abbastanza redditizie; che certi beni vengono privatizzati per aumentare le fonti di profitto (ed è il caso p.es. dell’acqua); altre merci ancora vengono sovrapprodotte per poi restare invendute (anche a causa dei salari bassi, tagliati per aumentare i profitti del padronato). E il risultato di questo caos sono le crisi da sovrapproduzione, che nella storia hanno periodicamente portato alla distruzione delle merci, delle fabbriche, del lavoro e del benessere sociale, all’aumento delle tensioni internazionali, alla guerra. E la crisi di oggi è solo l’ennesimo capitolo, forse il più grave di sempre, di questa ciclica tendenza alla crisi del capitalismo.

      Tornando alla tua domanda: è pensabile che chi ha incarichi di responsabilità (come dirigere una fabbrica o una azienda) abbia un salario più alto (entro certi limiti) degli operai che dirige? Non è da escludere, e questo tipo di incentivo economico è sempre stato concepito come possibile in un modello socialista (“da ognuno secondo le sue possibilità, ad ognuno secondo il suo lavoro”) che porti verso un modello di società comunista (“da ognuno secondo le sue possibilità, ad ognuno secondo i suoi bisogni”).

      La vera contraddizione da superare è però quella della proprietà privata dei mezzi di produzione, che è la vera origine della spirale distruttiva del capitalismo. E i comunisti devono battersi per un maggiore controllo sociale della produzione: pianificazione, controllo del credito nell’interesse del benessere della maggioranza della società – cioè di noi lavoratori, e della salvaguardia ambientale del mondo in cui viviamo.

      • carlo circolo bianchini genova scrive:

        PER ANDREA.
        Caro andrea, non fare come quei falsificatori della bibbia, che traducono una frase, non secondo il significato e lo spirito, ma secondo i propri fini, non so(e non voglio essere offensivo) dove ai letto la frase” DA OGNUNO SECONDO LE SUE POSSIBILITà ad ognuno secondo il suo lavoro” forse volevi dire”da ognuno secondo le sue possibilità ad ognuno secondo le sue necessità” questa è la frase giusta, e come vedi è totalmente diversa, ma noturalmente non l’hai fatta in malafede, in un momento di ispirazione profetica ti è sfuggito il significato, il significante, ed il significabile.
        scusa l’intrusione chiarificatrice ma sono sicuro che tu sei il primo a volere la verità.
        con affetto carlo

        • Andrea scrive:

          Carlo, non ho sbagliato citazione. Quello che ho riportato è un punto centrale messo in evidenza da Marx nella “Critica del programma di Gotha”: in una prima fase di transizione dal capitalismo al comunismo, è totalmente utopico pensare di poter raggiungere subito una uguaglianza assoluta. Occorrerà passare per una fase (che ho indicato con il termine “socialismo” contrapposto a “comunismo”) in cui sarà abolito lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo (tramite l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione), ma saranno mantenute delle forme di differenza tra le retribuzioni degli individui, basate sulla quantità e qualità del lavoro svolto.

          Puoi verificare direttamente ciò che dico direttamente nella “Critica del programma di Gotha” di Marx: http://www.marxists.org/italiano/marx-engels/1875/gotha/cpg-cp.htm

          Oppure puoi trovarne una sintesi nel cap. 3 di “Stato e rivoluzione” di Lenin (intitolato “La prima fase della società comunista”): http://www.marxists.org/italiano/lenin/1917/stat-riv/sr-5cp.htm

          • carlo circolo bianchini genova scrive:

            PER ANDREA.
            Caro Andrea,chiacchierare è la mia passione preferita, se a te sta bene, possiamo divertirci quanto ti pare, con la premessa , che non deve esserci la volontà di offendere o deridere nessuno, ma semplicemente, discutere dando per scontata, la buona fede di ognuno.
            Sono convinto che sei sinceramente in buona fede, e sei anche un bravo compagno per questo, credo che valga la pena di non interrompere la catena, e chiarirsi ulteriormente.
            Caro Andrea, che ne penseresti di un dottore che avendoti , ordinato degli antibiotici,in condizioni di malattia , poi pretenderebbe di farteli prendere sempre? Anche quando sei guarito? penseresti male perché sai che ci sono condizioni straordinari che gli antibiotici vanno presi e condizioni ordinari dove non si prendono , perché non si può confondere l’eccezione con la regola. Ora caro Andrea tu quando parlavi con Nunzio mi pare, non hai specificato che in condizioni particolari, tutto o quasi è giustificato, tu parlavi (ed il post è ancora la da poter leggere)di una situazione ordinaria, perché Nunzio alla quale rispondevi, parlava si situazione ordinaria ,non di fase transitoria,tutti sappiamo delle NEP di sovietica memoria.
            È per questo che mi sono stupito ed intromesso, perché non è corretto estrapolare discorsi da un contesto, e calarli in altri contesti, perchè con questo metodo a MARX e LENIN gli facciamo dire di tutto, ed il suo contrario,
            la citazione da te usata,cambiando anche le parole, non ha senso ed è la morte del comunismo perché (DA OGNUNO SECONDO LE SUE CAPACITA’ AD OGNUNO SECONDO IL SUO LAVORO, come tu ha detto è quello che succede adesso non ci sarebbe bisogno di aspettare il comunismo, perche l’avvocato il medico (secondo il suo lavoro) guadagna di più dell’operaio, ed anche Marchionne(secondo il suo lavoro) guadagna molto di più di un operaio, ed il comunismo nasce, per negare questo, non per affermarlo come fai tu con questa frase, mentre quella giusta” DA OGNUNO SECONDO LE SUE POSSIBILITA’ AD OGNUNO SECONDO LA SUA NECESSITA’, è il trionfo del comunismo, perché dice, un vecchio, un malato può dare meno alla collettività di quanto può un giovane e sano , ma prelevare dalla collettività non( secondo il suo lavoro) ma secondo la sua necessità.
            Nunzio dice bene, ad interpretando inconsciamente MARX , pensa che esiste anche una casta , ed un ceto politico che secondo le sue condizioni oggettive, può chiamarsi comunista ma non lo è.
            In questi giorni un nostro consigliere regionale, dopo 2 mandati ha preso 100.000.00 €(centomila euro) di liquidazione. Per 10 anni di lavoro sono 10.000 diecimila euro al’anno solo di liquidazione, con queste cifre ti spieghi se vuoi capire il perché della lotta dei lunghi coltelli per essere candidati, lo so che danno qualcosa al partito ma liquidazioni,benefit privilegi come telefonini Pc trasporti gratis per i figli, pensioni d’oro, fanno di questa casta una classe antitetica, delle classi che dicono di voler rappresentare.
            Ma sono sicuro che tu sei un accanito combattente contro questi privilegi, e pensi che la casta va combattuta in tutti i modi e trovi sconcertante che il nostro partito , senza nessuna urgenza o motivazioni ricorre alle deroghe per candidare a genova (2) consiglieri per il terzo mandato, invece sono convinto che tu proprio, per impedire, che si formano incrostazioni, saresti favorevole per un solo mandato
            Parlavo di falsificatori della bibbia, perché VOLTERRE, ci ha mostrato che cambiando i contesti e traducendo le parale no secondo lo spirito in cui nacquero, possiamo anche affermare che Cristo è morto di raffreddore.
            Saluti affettuosi Carlo

          • nunzio scrive:

            Per Andrea
            Riguardo al capitalismo, d’accordo! Ma, la mia domanda era più specifica.

            Per Andrea e Carlo

            Una precisazione. ho detto che;
            “ Se “, la linea politica deve essere quella dei compromessi, accordi, inciuci, con altri che come si evince dai fatti, hanno dimostrato di non voler cambiare le cose in senso socialista, anzi.”
            -se venendo a compromessi con altri non si riesce a fare niente
            -se senza compromessi dati i numeri non può fare niente
            - se per poter fare qualcosa bisogna avere maggiore consenso
            -se restando su questa posizione dogmatica dell’uguaglianza non si riesce ad avere maggiore consenso, anzi
            Allora, forse, non sarebbe meglio fare dei compromessi con noi stessi?

            Ma perché in modo permanente?

            Un compromesso, per me significa una condizione momentanea, probabilmente di lungo periodo, questo si, sicuramente, ma non significa permanente. Un vero compromesso, non significa cambiare idea, ma fare qualcosa di vero, di concreto, per avvicinarsi e per avvicinare anche altri, alla propria idea di vita sociale chiamata comunismo, e l’unico modo sicuro, per essere certi che si faccia questo qualcosa e comprometterci con noi stessi.

            Per quanto riguarda i mezzi di produzione invece;
            un sogno;
            se l’ipotesi di smussare il dogma-ugaglianza (e qui il compromesso con noi stessi) si traducesse in un ampio consenso (ma è un sogno), coinvolgendo lavoratori e piccolissimi imprenditori (che nell’attualità economica a mio avviso non sono il vero problema), dato che attualmente la scelta a sinistra è; o noi o il Pd, che non ha niente di sinistra,
            Quindi ipotizzando che si traducesse in un ampio consenso, e che vi sia una reale volontà politica di cambiamento in senso socialista, cosa succederebbe, e cosa se ne farebbero dei mezzi di produzione, se una forza politica alternativa, contraria a questo sistema economico, riuscisse ad unire veramente i lavoratori?
            Ovviamente, se questa forza arrivasse ad avere i numeri necessari per dettare leggi, solo cosi immagino che si potrebbe veramente fare qualcosa, che ad esempio (ma e solo un esempio) impedisse ai capitalisti di guadagnare più di un tot (la piccola differenza), qualunque cosa essi producano? Ci sarebbe sempre la convenienza a produrre una cosa piuttosto che un’altra? E poi, se questa forza diventasse sufficientemente forte, questi mezzi di produzione non si potrebbero espropriare, come qualunque altra espropriazione che viene fatta oggi, in nome dell’utilità sociale? O costruirne dei nuovi? Il problema però quale sarebbe? Il problema è il funzionamento attuale della cosa pubblica, (Troppa corruzione,troppi incarichi non meritati, troppa burocrazia, tempi troppo lunghi, domande su domande su domande, ecc…non si finisce mai), che non funziona, se per riferimento si dovesse prendere il sistema attuale, “Buonanotte”!

            Non sarebbe bello poter dire, con un bel decreto, dall’oggi al domani, d’un colpo, a un signor Berlusconi, Agnelli, Caltagirone, Benetton, De Benedetti,Ligresti, Montezemolo, Colanino, ecc…
            ai vari personaggi dello spettacolo, da oggi qualunque cosa fate, qualunque cosa producete non è consentito guadagnare più di tot?
            Imporre un fortissimo limite al reddito dall’oggi al domani.
            Senza torcergli un capello, ma semplicemente privandoli della libertà di sfruttare i propri simili. In pratica o smetterebbero di lavorare, o dovrebbero farlo gratis, rinunciando alla rendita in surplus. Una rivoluzione democratica, senza guerra, che sogno!
            Invece di fare accordi, compromessi, con altri che in realtà hanno dimostrato di non avere interesse a cambiare questo sistema economico, perché non trovare il modo di essere noi stessi con un compromesso sulle nostre stesse idee a cercare di cambiare questo sistema economico, attualmente senza alternative?
            A cercare di unire la forza necessaria per una rivoluzione economica democratica?.
            E dati i numeri attuali, cerchiamo di essere onesti, sinceri, a mio avviso, scartando l’idea di una rivoluzione armata, (sono un pacifista, oltretutto le guerre sono sempre i poveri a farle, non potrei mai combattere contro i miei simili) l’unico modo possibile sembra essere quello di essere noi ad andare incontro alle idee, alle posizioni, di tutti questi operai, che di fatto sono la maggioranza di noi stessi lavoratori, che pur condividendo molti problemi, pur essendo anticapitalisti, ma contrari alla totale uguaglianza economica, e favorevoli al fatto che il loro principale guadagni quel poco in più,
            votano, hanno votato Pd, Udc, Pdl, Lega, ecc…forse perché non hanno mai avuto alternative? Favorevoli a questa piccola differenza, perché sono state le persone che più gli sono state vicino, in momenti di necessità? Perché si sono sentiti traditi politicamente? E perché da anni e anni, non si è mai fatto qualcosa di vero in loro favore, come ad esempio ha fatto il Pd, dimostrando nella realtà, di non avere assolutamente nulla di un partito social-democratico, di non avere alcun interesse verso un cambiamento progressivo in senso socialista, ma di avere interessi in tutt’altro senso? I motivi potrebbero essere tanti.
            Peccato che è un sogno!

            Saluti da Nunzio

          • Andrea scrive:

            Caro Nunzio, se si propone di rinunciare definitivamente alla ricerca dell’eguaglianza tra gli uomini si sta di fatto proponendo di rinunciare al comunismo. Il fatto che una parte maggioritaria delle classi sociali a cui ci rivolgiamo abbia messo da parte l’eguaglianza in nome dell’individualismo non è un fatto naturale, ma è segno della vittoria egemonica del capitalismo negli ultimi decenni.

            Questo però non toglie che, come ho scritto, un comunista debba sempre porsi il problema di come arrivare effettivamente all’eguaglianza e all’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo: per quali fasi, con quali alleanze, con quale strategia e tattica.

            Quando parli della necessità di trovare un’intesa tra lavoratori e piccoli o piccolissimi imprenditori stai rimettendo in luce la necessità di ricreare un blocco storico, un fronte di classi sociali unite da rivendicazioni progressiste. Questo è stato storicamente il lavoro dei comunisti, in tutti i paesi, fin dalla rivoluzione d’ottobre (quando i bolscevichi adottarono il programma agrario piccolo-borghese di divisione delle terre, perché esso consentiva l’unità tra operai e contadini molto più del programma bolscevico originario di statalizzazione delle terre).

            Questo stesso principio si ritrova anche nella linea del PCI nel dopoguerra, che dopo la “svolta di Salerno” coltivò un progetto di transizione democratica (e pacifica) al socialismo, basato sulla messa in atto della Costituzione (a partire dall’articolo 1: l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro) e la ricerca di una alleanza progressista, imperniata sul movimento dei lavoratori e sulle sue rivendicazioni, che rappresentasse la maggioranza sociale del Paese.

            Uno dei più grossi problemi dei comunisti italiani di oggi, a mio parere, è che hanno dimenticato queste importantissime lezioni storiche, con i loro successi ed i loro errori, e si sono condannati a reinventare troppe cose, scadendo spesso in un nuovismo incapace di valutare le proprie conquiste e i propri fallimenti.

            Infine, per Carlo: mi sembra di essere stato chiaro nei miei interventi, ho anche dato i riferimenti per verificare la correttezza delle mie affermazioni. È inutile che estremizzi e travisi ciò che ho scritto, dicendo che avrei “cambiato le parole” e tirando fuori robe che non c’entrano nulla (come Marchionne o il consigliere da 100mila euro). Non è vero, come scrivi, che oggi ognuno è pagato “in base al suo lavoro”: è pagato in base al profitto che il suo lavoro porta al capitale e in base alla sua forza contrattuale (collettiva o, più spesso, individuale), e questa è una cosa totalmente diversa (spero che non ti sfugga la differenza tra utilità capitalistica e utilità sociale di un certo lavoro). E per la cronaca, ritengo che la fase di transizione dal capitalismo al comunismo sarà necessariamente lunga, e talmente indispensabile da non poter essere archiviata (come tu fai) come “straordinaria”. Nessun paese socialista nella storia ha mai superato questa fase di transizione: qualcuno è crollato, altri resistono, altri addirittura crescono – e sinceramente non credo che noi comunisti italiani saremo così bravi da non doverci porre questo problema, e non dover spiegare il nostro progetto a coloro a cui ci rivolgiamo.

  6. fab scrive:

    Enrico Berlinguer. La vita e la politica del segretario del Partito comunista in una mostra fotografica. http://www.ilminuto.info

  7. Zukov scrive:

    un’ultima cosa… ma hanno senso tutte queste discussioni DOPO che sono state decise, quasi ovunque, alleanze o meno con il PD? Non si dovevano fare prima? E prima far decidere i militanti? Per esempio mi garba poco che le decisioni sulle alleanze regionali siano prese solo dal comitato politico regionale. La cosa funziona così: si sentono i CPF e alcuni circoli, gli umori dei militanti, quasi sempre li si ignora e poi le varie aree “impongono” ai membri del CPR (lì grazie alle aree che rappresentano) il voto pro/contro (troppo spesso pro). Il post sul settarismo, ma anche questo, sembrano una volontà di spiegare a POSTERIORI le scelte fatte. Risultato: i nostri dirigenti si accapigliano tra pro e contro, i militanti si sfogano, appariamo divisi agli occhi di chi ci legge. I programmi? Un contorno. Si scrive “il libro dei sogni” (e spesso neanche questo, in quanto lo si adatta per renderlo accettabile al PD), lo si porta al PD che dice questo si e questo no, e se non si trova un Penati ma una Bresso si risolve con l’accordo tecnico.
    Su scelte importanti si dovrebbe far votare non solo i militanti PRC, ora, ma addirittura tutti i militanti della FDS. So che anche i militanti sono abbastanza inquadrati in aree. Ma talvolta si potrebbero avere delle belle sorprese.

    Per i fan di altre forze politiche, in particolare i sellini che commentano, mi pare che tutte le critiche da loro mosse (ma anche le mie di cui sopra) possano ugualmente far riferimento a SEL, che non mi pare abbia più democrazia al proprio interno, anzi mi pare che i loro dirigenti siano bravissimi a prendere decisioni per tutti. Anche senza le aree poi…

    • Andrea scrive:

      Zukov, se si ritiene che Cpf e Cpr non funzionino o non rappresentino più gli iscritti, si può richiedere un congresso anticipato (federale o regionale).

      L’idea di indire “referendum” in forma sì/no tra gli iscritti è la completa negazione della discussione e partecipazione politica.

      • Zukov scrive:

        Scusa ma ogni CPF (o quasi) non si vota si/no su determinate questioni? E non c’è possibilità di votare nei circoli, nel direttivo, o tra gli iscritti? I congressi… parliamo anche di quelli magari un giorno. Ma io al congresso non ho votato per le alleanze regionali. Il centro del mio commento comunque era un altro: ha senso discutere dopo che le scelte sono state praticamente fatte? Non appare più una giustificazione di qualcuno che si rende conto dei malumori di determinate scelte? E che quindi il dibattito (e il voto degli iscritti, su cui insisto) andava fatto prima?

        • Andrea scrive:

          CPF e CPR sono eletti dagli iscritti durante i congressi, per dare una direzione politica al partito. Non è pensabile che per ogni loro decisione si possa chiedere un contro-voto “di verifica” agli iscritti. Sennò tanto vale abolire CPR e CPF (e perché no, anche il CPN?) e fare un bell’assemblearismo inconcludente, che non funziona però fa tanto “movimento dei movimenti”.

          In teoria dovrebbero essere i circoli a coinvolgere gli iscritti (tramite assemblee o direttivi più o meno allargati) prima dei CPF importanti, in modo da discutere una linea condivisa che venga rappresentata nel CPF dai delegati del circolo stesso. Se però i circoli non funzionano in modo regolare, allora si tratta di un problema basilare che andrebe sollevato non appena si presenta, e non solo in tempo di elezioni.

          • Zukov scrive:

            I CPF sono praticamente tagliati fuori dalle decisioni sulle regionali. Si discute del programma da presentare alle regionali, e basta. Andrea discutiamo serenamente, non con esagerazioni (tipo far fuori CPF, CPR e CPN…). La realtà è che molti militanti si sono sentiti tagliati fuori da questa scelta. Questo meccanismo non mi pare funzionare, e lo vedo causa di divisioni piuttosto che di scelte condivise. Soprattutto vedo divisione tra le aree, e (per fortuna) più compattezza tra i militanti. Però spesso il risultato è non accorgersi dei mal di pancia dei militanti. Tutto qui, a ognuno le sue considerazioni, ma non convincermi che tutto va bene… E te lo dice uno che non vede nulla di meglio fuori dal PRC-FdS. Ma proprio nulla.

          • Andrea scrive:

            Zukov, so benissimo che il partito ha grossi problemi (ce li ha da anni, solo che diventano più evidenti ora che siamo in una fase di difficoltà più generale e i nodi vengono al pettine.). Dico però che alcune soluzioni proposte (come quelle basate su referendum e sfiducia sistematica degli organismi del partito) mi sembrano peggiori del male. L’unica soluzione realistica che vedo è quella di rimettere in sesto il meccanismo di partecipazione e rappresentanza dei circoli e dei territori, che poi dovrebbe essere la spina dorsale del partito. Purtroppo “soluzione realistica” non significa “soluzione facile”…

      • carlo circolo bianchini genova scrive:

        per ANDREA E ZUCOV,
        come sono d’accordo con te Zucov, forse perchè, nonostante tutto, ho ancora simpatia per tutto cio che richiama la russia, e ZUCOV. è il nome del segretario del PC russo. che nonostante l’ostracismo, ed il boicotaggio del potere è ancora il primo partito, se ci fossero elezioni libere da condizionamenti, e con mezzi appropriati vincerebbe ancora le elezioni, hai centrato il problema, nonostante Andrea fa finta di non capire come vanno le cose realmente,e mostra uno strano modo di concepire la partecipazione dei militanti alla vita del partito, immaginando che una volta votata la classe dirigente , questa ha carta bianca,si vede che la coltura del leader, ha contaminato anche noi, perchè Andrea dovrebbe sapere che i comunisti(a differenza di Vendola che è sceso in campo come Berluscuni candidandosi al congresso)non eleggono guide luminose, ma votano un documento di linea politica, e solo dopo si votano i dirigenti che la(tentano) realizzano, non si votano dirigenti per fare quello che vogliono, e vorrei che Andrea, che è molto preparato ci dica in quale punto il documento (acerbo Ferrero) da me votato, parla di alleanze con l’UDC, PD a tutti i costi, ed anche senza programmi, Andrea sà, che dal momento che non votiamo dirigenti a vita, ma dirigenti che ptresentano una linea politica e su questa bese vincono o perdono il congresso, dovrebbero attenersi a realizzare il documento per la quale sono stati votati, se quelle condizioni risultano superate, allora a comandare non dovrebbero essere dirigenti che hanno ricevuto altro mandato, ma si dovrebbe tornare a votare, e nel frattempo, a comandare dovrebbe essere, la maggioranza degli iscritti.
        sono sicuro che Andrea è d’accordo se non aspetto lumi con umiltà.
        saluti affetuosi Carlo

        • Andrea scrive:

          Carlo, qui non si tratta di contrapporre una retorica basista ai “leader illuminati”. Io credo che un partito funzioni con la partecipazione attiva degli iscritti E con l’assunzione di responsabilità dei dirigenti riguardo le scelte che sono chiamati a compiere. E questo vale 365 giorni all’anno, non solo in tempo di elezioni.

          Credo che la mia risposta a Zukov spieghi il mio punto di vista. La riporto di seguito per chiarezza.

          CPF e CPR sono eletti dagli iscritti durante i congressi, per dare una direzione politica al partito. Non è pensabile che per ogni loro decisione si possa chiedere un contro-voto “di verifica” agli iscritti. Sennò tanto vale abolire CPR e CPF (e perché no, anche il CPN?) e fare un bell’assemblearismo inconcludente, che non funziona però fa tanto “movimento dei movimenti”.

          In teoria dovrebbero essere i circoli a coinvolgere gli iscritti (tramite assemblee o direttivi più o meno allargati) prima dei CPF importanti, in modo da discutere una linea condivisa che venga rappresentata nel CPF dai delegati del circolo stesso. Se però i circoli non funzionano in modo regolare, allora si tratta di un problema basilare che andrebe sollevato non appena si presenta, e non solo in tempo di elezioni.

          • carlo circolo bianchini genova scrive:

            PER ANDREA,
            IL CPF/CPR/CPN,

          • carlo circolo bianchini genova scrive:

            PER ANDREA.
            IL CPF/CPR/CPN non sono stati votati, per decidere la direzione politica del partito(la linea del partito la decide il congresso), ma per realizzare il proggetto per la quale hanno vinto il congresso, tu rovesci la piramide e pensi che una volta deciso d’alto, il compito dei circoli è quella di spiegare ai militanti, quanto hanno deciso altrove,nell’ultimo ventennio è stato come dici tu, ma ” ESCI PARTITO DALLE TUE STANZE VAI PER LE STRADE ECC,” voleva dire altro,nuovo corso discontinuità guerra al ceto politico auto referenziale , ” e su la testa” stiamo assistendo invece al film gia visto “giu le braghe”, ed al tentativo gattopardiano di dire che tutto deve cambiare perchè tutto rimanga come prima.
            e per questo che il partito ormai all’osso(zoccolo duro molto motivato)si ribella,e non bastano imbianchini o imbellettatori,per dare vita e lustru a vecchi sepolcri, passate le elezioni, ne vedremo delle belle.
            affettuosi saluti Carlo

          • Andrea scrive:

            Carlo, io non “rovescio” nessuna piramide, perché ho scritto che il partito si fonda sulla partecipazione reale (e non tramite referendum) degli iscritti. E questa partecipazione si basa sulla discussione nei circoli, e nella definizione di una linea che venga riportata negli organismi competenti (CPF, CPR…) da chi ha avuto l’incarico di rappresentare i circoli stessi.

            Ma tu hai completamente ignorato questa parte del mio messaggio, e sei tornato alla retorica della “base” contro i “vertici”, che è sempre molto facile da mettere in scena in un blog o su Facebook. Ma le sedi in cui vive e lavora un partito sono altre (per fortuna), e forse in quelle anche tu potresti spendere le tue energie in modo più produttivo.

  8. Nino Rc scrive:

    Perchè Grassi non annulli i voti dei GC di Sicilia e Calabria coma hai fatto al recente congresso di PRC?
    il maggior numero di iscritti dei Giovani Comunisti è in Sicilia! ben 966 peccato che poi prendiamo percentuali di voti alle elezioni da prefisso telefonico zero virgola, non ti viene nessun dubbio qui e in Calabria (846 iscritti!) di tesseramenti gonfiati e guarda caso vince la mozione uno a man basse consentendo di vincere così il Congresso nazionale dei GC!!
    continuate così pur di vincere ma poi vedrai che ripercussioni nelle elezioni vere>!!!

  9. Adriano scrive:

    La questione è : di che tipo di rappresentanza hanno bisogno i movimenti presenti nella società ?
    Non hanno certo bisogno di rappresentanti ingessati in mille equilibrismi di giunte a geometrie variabile , hanno bisogno di eletti che siano liberi di pensare e di agire.
    Un eletto è utile se riesce ad essere fedele solo al suo referente sociale , se invece diventa ostaggio delle logiche di maggioranza-minoranza non serve a niente.
    Ecco perché i compagni ossessionati dalla presenza nelle istituzioni sbagliano , non capiscono che la nostra presenza nelle istituzioni non può essere lo stesso tipo di presenza delle altre forze :
    noi quando stiamo nelle istituzioni non dobbiamo mai dimenticare che queste sono le istituzioni borghesi che hanno come scopo quello di irregimentare le istanze popolari , quindi noi quando ci stiamo non dobbiamo esserne schiavi ma , anzi, cercare di sfruttare la nostra presenza in modo totalmente opportunistico perché dobbiamo essere fedeli solo alle forze popolari.
    Ecco perché i movimenti non guardano a noi come referenti , perché ci percepiscono come quelli dei mille equilibrismi , quelli che quando vanno nella stanza dei bottoni sono più preoccupati delle giunte che delle istanze che li hanno portati lì.
    Noi siamo quelli che quando vanno al governo votano a favore delle missioni “di pace” , perché poniamo l’esistenza di una maggioranza di cui facciamo parte al di sopra delle istanze dei pacifisti che ci hanno votato.
    Allora cari compagni se vogliamo tornare nelle istituzioni l’unico metodo , paradossalmente , è far capire che non vogliamo tornarci !
    Dobbiamo far passare il messaggio , ai movimenti reali presenti nella società , che FdS piuttosto che allearsi con certa gente preferisce andare da sola per poter meglio rappresentare le istanze portate avanti dai propri elettori.
    Dobbiamo cioè riconquistarci la fiducia che abbiamo dilapidato diventando gli scendiletto di padoa-schioppa.
    Io certo non voterò chi voleva abolire l’articolo 18.

    • Andrea scrive:

      Adriano, ma di quali “movimenti” parli?

      Gli unici “movimenti” degni di nota che mi vengono in mente (quello dei lavoratori, quello per la casa, quello per la questione ambientale – in particolare contro il nucleare) hanno un disperato bisogno di rappresentanza nelle istituzioni. Se non gliela diamo noi, gliela darà (strumentalmente) qualcun altro.

  10. Anonimo scrive:

    Ci si continua a lamentare del partito al 2% e della fine che hanno fatto i comunisti ma si dimentica che allo stato attuale in Italia ci sono più comunisti fuori dalla forma partito tradizionale – che poi tradizionale non è dato che è frantumato in correnti più che settaie che lo condannano all’immobilismo – che dentro.

    Questo è uno dei casini che la FDS dovrà affrontare, e forse, e io lo spero, forse è quello a qui allude Grassi quando parla di soggetti a sinistra del pd o dell’idv.
    In altri termini, tanti conflitti sono esercitati in questo momento da soggetti non interni a strutture di partito, e questo è l’effetto più evidente della crisi storica della rappresentanza, micidiale quando è farcita con la crisi della politica, alimentata a sua volta dalla questione morale.

    Solo due esempi: la lotta per il reddito garantito in Emilia Romagna, che i precari di yes we cash stanno portando avanti…ma su questo tema, su questa urgenza nel mezzo della crisi del secolo, avete visto un solo dirigente della FDS battere un colpo? E sullo sciopero per la GIUSTIZIA FISCALE indetto dalla CGIL per il prossimo 14 marzo avete sentito la FDS fare da grancassa? No, compagni, è il SOTTOVUOTO spinto più totale, non si capisce che o si fanno lotte sociali con il porta a porta tra la nostra gente o la Sinistra non la rilanci e chi fa lotte sociali in questo silenzio assordante, non si avvicina nemmeno al partito, o se si è avvicinato scappa da un partito burocratizzato che non ha nulla da proporre e nulla da dire, aldilà di scazzi intestini e giochetti di ruolo che non interessano nessuno e producono mostri (vedi appoggio alla Bonino nel Lazio).

    Dentro il partito ci sono troppe persone che non sanno nulla del mondo del lavoro e del precariato e troppi che sperano di vivere di politica, purtroppo anche tra i più giovani..non credo ci sia davvero spazio per un rinnovamento. Se si continua a mettere al centro la questione elettorale, dove la contraddizione alto-basso finisce per divorarci, la FDS affonderà ancor prima di nascere; bisognerebbe prendere il toro per le corna, riqualificare la militanza su progetti concreti (una campagna nazionale per il REDDITO GARANTITO, una per la GIUSTIZIA FISCALE) per cui vale la pena di spendersi davvero, e dove c’è la speranza di intercettare soggettività conflittuali, lasciando sullo sfondo la questione elettorale che oggi non può e non deve rivestire un ruolo centrale per una progettualità politica di sinistra in Italia, anche perchè solo in pochi casi (Puglia docet, per quanto a qualche anima bella faccia schifo) le classi subalterne possono sperare di portare a casa risultati da alleanze locali alternative al centro destra.
    Solo in pochi, pochissimi casi, nella stragrande maggioranza si tratta solo di arrivismo e carrierismo dei fighetti dell’ultim’ora in dirittura d’arrivo per migliorare il proprio status personale, non quello dei precari o degli operai con le tasche (e il piatto) vuote. saluti comunisti

  11. toto scrive:

    LO RISCRIVO XCHè ABILMENTE IGNORATO DAI CUSTODI DEI VECCHI SIMBOLI CHE NON VOGLIONO FARE I CONTI CON LE ISTANZE IN CARNE ED OSSA DELLA NOSTRA SOCIETA’ CHE HA BISOGNO DI SOLUZIONI E CERTEZZE

    certo…che gran bella fine x i comunisti. Arrovellati in analisi sterili ed inutili. Mantovani parla ancora di militanti come a riferirsi ad una vasta platea che non esiste. Un partito al 2% non ha militanti ma tifosi e burocrati. Il militante di un partito è tale in quanto milita e fa proseliti per un partito che vuole rappresentare un pezzo di società, un’idea, una prospettiva. La più giusta delle linee politiche quando non incontra il consenso impone una drastica ammissione: o la linea politica è sbagliata, o lo strumento partito “militanti” e dirigenti sono inadeguati o entrambe le cose. Al congresso la sommatoria delle minoranze ha impedito a Vendola di vincere il congresso spacciando il timore che Rifondazione fosse liquidata. Embè oggi il PRC non è liquidato proprio perchè una fetta importante ha lasciato il PRC proprio x l’ostinatezza (minoritaria) di ferrero e rambomantovani della purezza della loro linea fatta di simbolismo, dogmatismo…e fondamentalismo iconografico? Pur di non accettare l’eresia di un (forse) processo di trasformazione (secondo me opportuno) del PRC, Mantovani ed il poveretto ex ministro ed ex governista ritrovano perfino simpatia x l’anacronistica banda Diliberto che nemmeno il “classico” ma onesto Cossutta più digeriva. Ora gli ex ministri Ferrero, Salvi e Diliberto dopo essersi prima ignorati spingono x la federazione del galleggiamento (chissà perchè Salvi quando il PRC era unito e quindi più che federato stava al governo e nel PDS..mah!). I tanti Mantovani di turno poi si dilettano a trovare nel microcosmo partitico il sottomicrocosmo dell’originalità della posizione menandole a tutti dietro la falsa ipocrisia dell’umiltà disinteressata di chi si attiene cmq alla democrazia interna al partito (del 2%). Caro Grassi, la rabbia è tanata nel vedere che dopo il PCI in Italia a sinistra questo è tutto quello che sappiamo fare….
    perciò ho colto con molto interesse la tua affermazione secondo la quale SEL comincia a riscuotere consensi….Non sarà la soluzione ma lì si è posto il problema del consenso e dell’efficacia…qui forse precipitosamente la supponenza di tutti noi non ci fa vedere che le classi che noi intendiamo rappresentare non vogliono farsi rappresentare dal PRC e schegge varie. Ripeto il 2% ma anche fosse il 5% lo si fa con i tifosi non con i militanti tantomeno con la gente che intendiamo riscattare. ciao
    p.s.: e chi potebva immaginare che Nichi tanto amato dalla gente fosse battuto da un tal Bellotti che immagino nella sua regione pretenda di essere candidato alla presidenza!

  12. franco romano scrive:

    Credo che il ragionamento di Claudio non regga quando fa la distinzione tra governo nazionale e governo locale. E’, anzi, proprio nei governi locali che ci giochiamo gran parte della nostra credibilità. La tematiche trattate a livello locale sono quelle che incidono più direttamente sulla vita quotidiana delle persone, e nell’immediato: pensiamo al sistema regionale della sanità o anche alle semplici addizionali sui carburanti. E che dire del sistema idridico oppure di quello sui rifiuti? Il modo in cui sono state affrontate queste cose probabilmente ci costeranno la Campania e Napoli. Io capisco anche Ferrero quando dice che le istanze di lotta sono meglio supportate da posizioni istituzionali ma se non si è più in grado di mettere in campo un’idea alternativa di società ed un partito su basi di massa che la sostenga faremo la fine che abbiamo fatto con Prodi: non sposteremo una virgola.

  13. Luca scrive:

    Cari compagni,
    condivido molto le analisi di Adriano1, e proprio per per quelle ragioni credo sia sbagliato cercare alleanze alle prossime amministrative con il PD (piuttosto le farei con l’IDV). Le uniche alleanze elettorali possibili sono con schieramenti dichiaratamente comunisti ed anticapitalisti. Cercare di creare una federazione di sinistra antagonista penso non sia una priorità assoluta. Di priorità certa credo vi sia quella di tornare ad essere il partito faro di tutte le ingiustizie e portavoce delle classi lavoratrici ed intelletuali italiane e non. Penso che in questo modo, dando credibilità, di certo tanti altri micro schieramenti comunisti ed antagonisti, non potranno far altro che avvicinarsi e poi aggregarsi a noi. E’ così che potremmo fare la controdedenza alle tante scissioni di questi ultimi anni. Non vorrei sembrare semplicistico ma meglio soli che mal accompagnati. Concordo con Claudio Grassi sulla ricerca di pochi ma chiari punti di convergenza per ipotetiche alleanze ma tale ricerca è da farsi tra quei partiti alla sinistra del DP.
    Cari saluti a tutti. Luca

  14. vincenzo scrive:

    Per brevità dico che sono d’accordo con Adriano.
    Aggiungo che ancora dobbiamo decidere chi siamo e cosa vogliamo. E’ questa indeterminatezza che paralizza i cervelli e le gambe, quando non fa scappare via. Personalmente non riesco a schiodarmi da una condizione di paralisi del tipo “vorrei ma non posso”.
    Perchè non fare un’inchiesta interna per verificare se almeno gli iscritti sono convinti di essere anticapitalistici e se vogliono falce e martello? Penso che avere difeso il simbolo al congresso poteva essere una scelta tattica comprensibile, dettata dal bisogno di liberarsi dal bertinottismo. Non si crea nessuno scenario di sinistra con quel simbolo:esso è associato irrimediabilmente ad una storia fallita. Si può essere rivoluzionari senza quel simbolo, come dimostra la storia di tanti popoli, così come si può essere borghesi ed opportunisti con la falce e martello. Contano i programmi e i contenuti.
    Ho la sensazione che il gruppo dirigente non abbia la esatta percezione di ciò che è questo partito; e se è così penso che non abbia neanche titolo per tacciare di settarismo chicchesia. Le vere sette sono coltivate da presunti capi che organizzano le correnti all’interno del partito: queste sì che sono vasi chiusi incomunicanti fra loro. Come mai non si fa rapidamente un’inchiesta interna per verificare l’effettiva condivisione dell’organizzazione in aree e correnti?
    Non sono per il leaderismo individualistico ma per una democrazia in cui ognuno abbia il diritto di decidere ma alla fine la maggioranza, vincolante per tutti, si forma sulla base della condivisione dei progetti. Le risoluzioni così ottenute sono vincolanti per tutti. Si chiama centralismo democratico? Allora sono per il centralismo. Sempre meglio di avere maggioranze predeterminate, magari fondate su un patto, dietro il quale non c’è nulla, così come mi sembrata la maggioranza uscita da Chianciano.

    • Zukov scrive:

      Sono d’accordo, mettiamo ai voti il simbolo. Così vince la falce e martello e almeno di questo non si parla più. Per il resto sono d’accordo anch’io con Adriano. E per me questo andrebbe messo ai voti. Cosa che invece si evita di fare.

    • carlo circolo bianchini genova scrive:

      D’accordissimo con vincenzo, nelle correnti ci sta il vero settarismo.
      riguardo le maggioranze, queste devono essere maggioranze sui contenuti non sulle persone, le maggioranze nate sui contenuti eleggono dirigenti che realizzano questi contenuti e non altro, se situazioni o urgenze, ritengono superate quei contenuti che la magggioranza approva, si ritorni a votare, e nel frattempo a comandare il partito siano i circoli, e la maggioranza degli iscritti.
      se si fosse proceduto cosi non avremmo fatto nessuna alleanza perchè,i nuovi strumenti ci permettono di sepere, che li dove c’è stata una consultazione la proposta di fare alleanze è stata bocciata, io posso testimoniarlo per Genova, dove i tre circoli più rappresentativi,hanno bocciato la alleanza con Burlando, ed hanno fatto un documento, parellelo a quello della federazione, che invece se ne è fregata,

  15. Adriano1 scrive:

    Alla luce anche della decisione di ieri della commissione di vigilanza , che di fatto esclude i partiti piccoli dalla TV , penso che sia il caso di fare il punto della situazione :

    1) il PCI-PDS-DS-PD ha di fatto permesso che nascesse il fenomeno , unico al mondo , di un imprenditore dei media che non solo entra in politica ma ci entra continuando ad avere il controllo delle sue TV.
    La questione è nota , lo ha fatto in cambio del controllo su Rai 3.
    La storia è ben riassunta nel libro “il baratto”.

    2) il PCI-PDS-DS-PD ha dato l’assenso all’abbandono del sistema proporzionale che di fatto taglia le “estreme” e tramite il concetto di voto utile serve a “normalizzare” il quadro politico.
    Non c’é posto per chi critica il sistema.

    3) il PCI-PDS-DS-PD ha introdotto il lavoro interinale con la legge Treu e combatte per l’abolizione del “posto fisso”.

    4) il PCI-PDS-DS-PD è favorevole alle privatizzazioni , anche a quelle dell’acqua .

    5) il PCI-PDS-DS-PD dà l’assenso a tutte le guerre imperialiste degli USA.

    6) il PCI-PDS-DS-PD ha voluto la soglia al 4% alle europee con l’intento palese di colpirci.

    Ora dopo questo breve elenco , mi spiegate per quale motivo dovremmo favorire candidati del PCI-PDS-DS-PD ?
    E se lo vogliamo fare , perché abbiamo contrastato la linea di Vendola ?

    • Andrea scrive:

      Il PCI-PDS-DS-PD sta cercando di farci fuori, e se ci chiudessimo in un angolo (magari prendendoci la responsabilità di una vittoria delle destre) avrebbe completato la sua opera.

      Il PDL spera che le intese tra PCI-PDS-DS-PD e altri soggetti saltino, per poter vincere le elezioni.

      Rigiro la tua domanda: perché dovremmo fare il gioco di PDL e PCI-PDS-DS-PD?

      • Umberto scrive:

        Io la penso come Andrea.
        Di ragioni per non fare accordi con il Pd ce ne sono tantissime e tutte valide.
        Peccato che il non fare accordi si ritorce contro noi stessi, indebolendoci ulteriormente.

        • Adriano1 scrive:

          Le vostre argomentazioni sono ragionevoli ma tutte interne ai meccanismi del sistema maggioritario.
          Non è certo imputabile ad un partitino del 2% l’eventuale vittoria del centro-destra , semmai la colpa è del PD e di chi in questi anni ha causato la grande disaffezione nel non-voto del popolo di sinistra.
          Per me dobbiamo andare da soli e rafforzarci , guardando a SC che fino a 2 anni fa erano nostri compagni.
          Dobbiamo approfittare della nostra “inessenzialità” e giocare a tutto campo senza remore e tatticismi.
          La priorità è poter gridare forte e ricostituire una nostra contro-cultura, per far questo non dobbiamo essere confusi con le stanze di certo potere.

          • Andrea scrive:

            Adriano1, ma tu fai attività politica al di fuori di questo blog? Hai mai partecipato a occupazioni e proteste dei lavoratori? La prima cosa che ti chiedono è di coinvolgere le istituzioni nella loro vertenza, e sanno benissimo che il panorama politico fa schifo e per poterci entrare è necessario fare trattative e compromessi con altre forze politiche più o meno discutibili.

            Se sei tagliato fuori dalle istituzioni perdi già molta della tua potenziale utilità. Se poi rinunci volutamente alla battaglia per poter accedere alle istituzioni dello stato democratico, e magari condisci questa rinuncia con frasi scarlatte, allora vieni preso per uno svitato, che forse non è realmente coinvolto nei problemi di cui parla e fa politica solo per passatempo.

  16. carlo circolo bianchini genova scrive:

    Caro compagno Claudio, vedo che sei sfortunato perché tutte le volte che dici qualcosa su qualcosa, succede qualcosa (scusa il bisticcio) che ti contraddice, poco tempo fa parlavi si SL come di un progetto in crisi, ora in “scenari a sinistra” ti ostini a dire che sbagliano coloro che pur sapendo che Pd e PDL non sono sovrapponibili, credono tuttavia che nella sostanza, nelle cose importanti sono molto simili, penso alla guerra, alle privatizzazioni, all’accettazione sostanziale del sistema, selle spartizioni degli appalti, nella cementificazione,ecc.ecc.
    Ora SL anche per merito tuo, si è rafforzata, cosi sembra, ed il PD/PDL ci hanno giocato un tiro che vi fa(a voi classe dirigente)gridare allo scandalo, vi fa indignare,e magari minaccerete che questo non rimane senza conseguenze, ma poi tutto torna come prima più di prima.
    Perché volete che il partito tenga “su la testa” ma voi la testa tenete molto bassa, io sono convinto, e lo metto per iscritto. Che se invece di cantare come i polli di renzo, alzaste la testa e la voce e direste da stasera o via la legge vergogna sulla par condicio o via da tutte le alleanze perchè non possiamo fare alleanze con gente che di dietro ci pugnala, qualcosa cambierebbe, e creereste molte contraddizione nel partito dei nostri cugini.
    ma ci vuole la spina dorsale e questo partito, non c’è la più.
    Saluti Carlo.

  17. mara scrive:

    Allora propongo di risolvere il quesito.
    A me dà un solo risultato: quello che c’è da lavorare doppio.

    Rafforzare la federazione + rafforzare rifondazione = 2 congressi.

    Si può far parte solo del primo, solo del secondo, o di entrambi.

    Chi partecipa al primo congresso aderisce in modo più o meno critico al progetto arcobalenista (con falce e martello!) di un nuovo soggetto unificato della sinistra.

    Chi partecipa al secondo e non al primo ha un approccio “settario”, estremista, leninista e litigioso della vita politica ed è destinato a fare terra bruciata per poi uscire da quel progetto e fondarne un altro più specificatamente “comunista”, non appena i gruppi dirigenti aderenti ad entrambi si mettono d’accordo sui ruoli e si formalizzano nella cosa unitaria lasciano ai margini, o sciogliendo i partiti di provenienza.

    Poi, sicuramente non finisce qui.
    Si lavora nel difficile tentativo di aggregare.

    Fingendo di non sapere che nel progetto pluralista della federazione non entreranno mai, per questioni di coerenza teorica, le micro-organizzazioni a sinistra del prc. Che non entreranno per ragioni di coerenza politica quelle uscite a sinistra, e per motivi personalistici non entreranno quelli usciti a destra.
    Rimangono in ballo le ragioni opportunistiche.
    Come si fa a questo punto a convincere le masse?

  18. markus scrive:

    Mi dispiace. Da ex iscritto, che conosce e segue Rifondazione dal 1991, penso che il mo ex partito abbia imboccato una discesa lenta ma certa verso la scomparsa. Peccato, peccato, peccato. Dopo Chianciano, dopo la sconfitta di Vendola, avevo pensato che “in basso, a sinistra” non fosse solo un esercizio retorico. Maledetto massimalismo.

  19. toto scrive:

    certo…che gran bella fine x i comunisti. Arrovellati in analisi sterili ed inutili. Mantovani parla ancora di militanti come a riferirsi ad una vasta platea che non esiste. Un partito al 2% non ha militanti ma tifosi e burocrati. Il militante di un partito è tale in quanto milita e fa proseliti per un partito che rappresenta un pezzo di società, un’idea, una prospettiva. La più giusta delle linee politiche quando non incontra il consenso impone una drastica ammissione: o la linea politica è sbagliata, o lo strumento partito “militanti” e direginti sono inadeguati o entrambe le cose. Al congresso la sommatoria delle minoranze ha impedito a Vendola di vincere il congresso spacciando il timore che Rifondazione fosse liquidata. Embè oggi il PRC non è liquidato proprio perchè una fetta importante ha lasciato il PRC proprio x l’ostinatezza (minoritaria) di ferrero e rambomantovani della purezza della loro linea fatta di simbolismo, dogmatismo…e fondamentalismo iconografico? Pur di non accettare l’eresia di un (forse) processo di trasformazione (secondo me opportuno) del PRC, Mantovani ed il poveretto ex ministro ed ex governista riprovano perfino simpatia x l’inutile ed anacronistica banda Diliberto che nemmeno il “classico” ma onesto Cossutta più digeriva. Ora gli ex ministri Ferrero, Salvi e Diliberto dopo essersi prima ignorati, al tempo della loro “scomparsa” chiedono ed inventano la federazione del galleggiamento (chissà perchè salvi quando il PRC era unito e quindi più che federato stava al governo e nel PDS..mah!). e tanti mantovani di turno sapendo della sconfitta e consci della propria onnipotenza non sapendo che pesci prendere oltre a blog ispirati da foto con sguardi intellettuali si dilettano a trovare nel microcosmo partitico il sottomicrocosmo dell’originalità della posizione di chi sa menarle a tutti dietro la falsa ipocrisia dell’umiltà disinteressata di chi si attiene cmq alla democrazia interna al partito (del 2%). Caro Grassi…sono stato confuso e arzigogolato..ma la rabbia è tanata nel vedere che dopo il PCI in Italia a sinistra questo è tutto quello che sappiamo fare….
    perciò ho colto con molto interesse la tua affermazione secondo la quale SEL incomincia a riscuotere consensi….Non sarà la soluzione ma lì si è posto il problema del consenso e dell’efficacia…qui forse precipitosamente la supponenza di tutti noi non ci fa vedere che le classi che noi intendiamo rappresentare non vogliono farsi rappresentare dal PRC e vari. ripeto il 2% ma anche fosse il 5% lo si fa con i tifosi non con i militanti tantomeno con la gente che intendiamo riscattare. ciao
    p.s.: e chi potebva immaginare che Nichi tanto amato dalla gente fosse battuto da un tal Bellotti che immagino nella sua regione pretenda di essere candidato alla presidenza!

    • Anonimo scrive:

      non ndivdo nulla di quello che dici, nella tua analisi mancano pezzi importanti, e non sarà certo il partito leggero o il leaderismo a far rivinere la sinistra, lo sarà di meno il liquidazionismo degli ideali che fa perdere senso alla parola sinstra…

    • Luca scrive:

      mi è bastato leggere l’inizio del tuo intervento per capire che tu, evidentemente, non conosci bene Rifondazione.
      Hai detto che nel Prc rimangono solo tifosi e burocrati.
      Domenica si è svolta la festa del tesseramento del mio circolo. Tre persone, mai iscritte al Prc, si sono presentate dicendo che avevano letto la notizia sul giornale locale e che volevano iscriversi al Prc.
      Nel mio circolo non c’è neppure un burocrate… non abbiamo la forza di eleggere consiglieri comunali, ma di attaccare manifesti e diffondere volantini sì, quella forza ce l’abbiamo e non sta venendo meno in un momento delicato come questo.
      A tutti coloro che “gufano” contro il Prc dico semplicemente che questo partito è l’unica organizzazione in grado di mobilitare “qualcosa” a sinistra e che a mio parere, anzichè essere denigrata andrebbe aiutata. I limiti presenti in Rifondazione possono essere superati con il contributo di chiunque voglia dare un aiuto ai lavoratori ed ai ceti deboli.
      Prima di sparare sull’insufficienza del Prc bisognerebbe essere consapevoli della postazione da cui si spara. Io non vedo isole felici intorno al Prc.

  20. carlo circolo bianchini genova scrive:

    Caro Claudio,voglio portare anch’io un contributo rispettando e condividendo , il metodo da te posto, che dovrebbe valere sempre, ossia, correttezza , e non ricorrere all’insulto, aggiungo di mio, specie se si usa l’anonimato, colgo l’occasione per darti la mia solidarietà,(solo per il metodo) per l’intervento, nel post precedente scritto da un anonimo”comunista emigrante.
    “Scenari a sinistra” vorrei sviluppare, questo argomento non come (forse)intendi tu, che fare domani, cosa succede nel panorama politico italiano a sinistra?,mi piacerebbe, capire, se secondo te, la gente, crede che il comunismo come dottrina forte sia sconfitto per sempre, e si utilizza questo logo, per quello che ancora evoca, o se è possibile , che rinasca, dalle sue ceneri,( ripulito dagli errori) con molta più virulenza di prima, dal momento che le condizioni che lo hanno generato ci sono ancora tutte?
    Mi piacerebbe capire e dibattere, sul perché dopo aver dominato mezzo mondo per più di mezzo secolo, è imploso, e stata sconfitta l’applicazione (socialismo realizzato) o è stata sconfitta l’idea stessa di comunismo, io credo che è stata sconfitta l’applicazione,(se no, non sarei in rifondazione) e se è così .mi piacerebbe che discutessimo, di cosa possiamo fare per non commettere gli stessi errori.
    Con questa premessa. Vorrei dire , guarda che la parola” rifondazione comunista” non evoca solo una identità da difendere a tutti i costi, ma indica una via al rimedio, è per questo che siamo riottosi,(non è un feticcio simbolico) a sciogliere, il partito (palesemente o in modo celato) in un contenitore più grande come veniva percepito, “L’ARCOBALENO”ed anche la FDS.
    Lo so che tu dici che nessuno vuole liquidare il PRC ma nei fatti questo accade, quindi io mi aspettavo,dopo Carrara, dopo Chianciano, che ci fosse davvero, la volontà di individuare strumenti , per depurare il partito. Da appetiti e narcisismi personali, è innegabile che se non c’è una separatezza tra chi governa il partito e chi è nelle istituzioni, C’è conflitto di interresse, se il segretario regionale di torino ,milano, genova ecc. è anche consigliere , o peggio ancora assessore, chi controlla chi? Non sarebbe giusto ed opportuno fermare la corsa a diventare segretari, diventando automaticamente candidabili, con una regola che dice, chi è al vertice del partito non può essere candidabile? solo cosi, fai che a governare il partito sia una classe dirigente, che lo fa per passione e chi è nelle istituzioni, non controllando il partito non può fare quello che vuole, come accade oggi , perché sai benissimo che qui casca l’asino,(come direbbe Di Pietro) tutte le scissioni si sono perpetrati sul dobbiamo governare,potrei fare un lungo elenco di compagni da Crucianelli a Marida Bolognesi per arrivare a Dilberto, è lo stesso Vendola e Bertinotti hanno fatto la scissione solo per stabilire se si va a governare o no.
    C’è un aspetto antropologico, che non va trascurato, è chiaro, che la voglia di essere più belli e più fighi, ed avere più potere degli altri, è umana, bisogna, riconoscerlo, ed individuare strumenti per tenere sotto controllo, questo aspetto che è fondamentale, per la rinascita stessa della idea di comunismo.
    Quindi il nemico attuale non è solo il settarismo,ma tutte quelle forme di devianze(politiche)che hanno lo scopo lo di favorire questo o quella persona, se no non si spiega, la corsa a differenziarsi, ho letto gli interventi di Bellotti e Mantovani. Che tu correttamente hai menzionato, e si può vedere Mantovani che fa l’equilibrista tra la tua posizione e quella di Bellotti, quindi ho troviamo strumenti,(specie oggi che c’è poca tensione ideale), per temperare, la “volontà di volere”o non si va da nessuna parte.
    Tra le forme di settarismo, (per me, non so per te) c’è anche quella di essere membro a pieno titolo di correnti organizzate(partiti nei pertiti) come la tua a genova ed in liguria conosco uno per uno. Tutti quelli che si definiscono Grassiani, Vendoliani, Ferreriani, ecc. io non faccio parte di nessuna corrente organizzata, perché sono contrario alle correnti,e voglio essere libero di applaudire e stare con Grassi quando questo dice delle cose che mi ritrovo e contraddirlo quando non mi piace, settarismo non evoca sette? Non è più giusto chiamare settario chi appartiene ad una setta di persone che si difendono a prescindere?
    Non ho mai visto un Grassiano, Vendoliano, Bertinottiano. Ferreriano. Criticare il capo cordata, questi capi sono infallibili come i papi? O c’è qualcosa che spinge a fare dei comitati di difesa reciproca, che spesso si trasformano in comitati di affari?
    Sciogliamo le correnti, a cominciare dalla tua se vuoi combattere il settarismo,e individuiamo strumenti che lasciano spazio a tutti e facciamo in modo che tutte le aree di pensiero si manifestano, permettere solo blocchi che si costituiscono di volta in volta sui contenuti non sulle persone,perché non è possibile trovarsi sempre d’accordo con le stesse persone.
    Penso che in questi luoghi, nasce è si concretizza il settarismo. Non dove, c’è qualcuno. Che essendo stato sempre ingannato dal leader di turno, e rimanendo ancora comunista,si mette le mani dietro per non prenderla per l’ennesima volta nel solito posto.
    Fraterni saluti e buon lavoro

  21. ramon mantovani scrive:

    caro claudio, le 5000 battute del mio articolo in risposta al tuo e a quello di bellotti erano poche per chiarire bene alcune cose. mi interessa discutere seriamente ed interloquire con te e quindi posto qui e sul mio blog alcune considerazioni per continuare, se anche tu lo vuoi, il confronto.
    non ho mai creduto che tu pensi che sia meglio fare accordi “a prescindere”. non penso che centrodestra e centrosinistra si equivalgano. c’è la riduzione del danno e il voto utile e bisogna tenerne conto. non penso che non si possa ottenere in un accordo qualcosa di utile anche se bisogna tener conto bene se si tratta di cose sostanziali e vere capaci di cambiare, anche parzialmente, la realtà politico sociale o se si tratta di cose ininfluenti e/o non veramente esigibili. non ho preclusioni per nessun tipo di accordo elettorale (non di programma). e sono d’accordo con diverse tue affermazioni. chiarito questo, secondo me, ci sono almeno due cose che tu sottovaluti o non valuti affatto.
    1) è vero che i governi locali non sono il governo nazionale. vale anche per le regioni anche se sono istituzioni legislative. è vero che le scelte amministrative non hanno mai provocato grandi scossoni. come è vero, aggiungo io, che in generale abbiamo sempre preso meno voti che nelle competizioni politiche nazionali. ma c’è un problema grande come una casa. queste istituzioni sono degenerate profondamente. oltre la evidente personalizzazione della politica esaltata proprio in comuni province e regioni dalla natura presidenzialista e dallo strapotere di sindaci e presidenti, c’è stata un’enorme trasformazione del sistema politico. le assemblee non contano nulla giacché sono maggioritarie e i poteri dei sindaci e presidenti sono abnormi. e questo favorisce il loro rapporto personale con i poteri economici ed anche con i partiti che li sostengono. non è un caso che proliferano liste personali dei candidati sindaci e presidenti e che, una volta passate le elezioni, essi fanno sostanzialmente ciò che vogliono. perfino cose strappate con le unghie e con i denti da noi appaiono alla fine come un loro merito mentre a pagare il prezzo delle loro violazioni degli accordi e del programma alla fine siamo solo noi per la delusione e sconcerto che provocano nel nostro elettorato. inoltre, ma è cosa gravissima anche dal punto di vista morale, le retribuzioni dei consiglieri sono lievitate enormemente (con moltissime regioni che hanno stipendi ed anche vitalizi, oltre che prebende di ogni tipo, per i loro consiglieri superiori a quelle del parlamento nazionale). proliferano le consulenze scandalose che spesso vengono lottizzate fra i partiti della coalizione vincente come le migliaia di nomine in enti e consigli di amministrazione. tutto questo, ed altro ancora, costituisce un sistema politico preciso. per noi esserne parte è altamente caro dal punto di vista del consenso per il semplice motivo che i nostri contenuti sono avvertiti, e non sempre a torto, come parole vuote e strumentali. e in un circolo vizioso si finisce anche noi con il produrre “personaggi” locali che usano il partito come conviene a loro. che non esitano a cambiare partito se gli conviene per mantenere le loro posizioni nelle istituzioni. che non si fanno scrupolo di costruire proprie clientele e di inquinare lo stesso partito e i suoi organismi dirigenti. ho ancora negli occhi quelle platee di centinaia di persone che votavano come il loro assessore al congresso del partito senza dibattito e non posso mandare giù il fatto che ci siano organismi dirigenti la cui maggioranza dei membri dipende (attraverso assunzioni, consulenze e nomine) direttamente dagli istituzionali.
    questa realtà esiste. ignorarla o sottovalutarla è un errore.
    ci sono migliaia e migliaia di compagne e compagni che si sono allontanati dal partito per queste cose. perché c’è una sensazione, spesso fondata, che le lotte, i contenuti, le posizioni del partito, non siano il vero centro della politica del partito.
    e poi, come c’è il voto utile, c’è l’astensionismo motivato dal voltastomaco per queste cose che è tipico dei nostri elettori che al partito certe cose non le possono perdonare.
    queste considerazioni non cambiano di una virgola la necessità di provare a fare accordi ed anche di combattere attivamente le semplificazioni settarie classiche o nuove (ma su questo torno) che siano.
    ma discutere di accordi facendo finta che il sistema politico sia quello di venti anni fa e che non sia degenerato fa, invece, una bella differenza. come risulta essere totalmente inefficace per contrastare anche il settarismo. che si alimenta proprio della degenerazione delle istituzioni per rifluire nell’illusione che la soluzione sia separarsi da tutto e da tutti.
    per questo mi sono permesso di dire che bisogna sapere che le elezioni, quelle locali molto di più di quelle nazionali, sono per noi un terreno avverso. che non bisogna coltivare illusioni. che bisogna considerarle un passaggio meramente tattico. che senza un solido, continuativo e strutturato lavoro sociale non c’è alcuna speranza di riprenderci. per questo penso che non basti parlare di unità della sinistra e praticare, con enorme fatica, l’unità alle elezioni. se l’unità non comprende e non alimenta il lavoro sociale è inutile e viene vissuta come inutile anche dai militanti più generosi e disinteressati.
    2) tu insisti molto sul settarismo. ma in realtà abbiamo il problema che anche in aree di militanti, non parlo nemmeno degli iscritti, c’è la stessa cultura politica dei talk show televisivi. chi la spara più grossa è più di sinistra. non si ascolta e non si tiene conto della verità che c’è nell’altra posizione. ad ogni scelta tattica si grida al tradimento. il basismo ultrademagoico impera. il processo alle intenzioni e le dietrologie di tutti i tipi sono considerate non solo utili, ma perfino le più intelligenti, per capire e criticare le posizioni degli altri. se c’è un nemico principale ed assolutamente trasversale è proprio la subalternità alla cultura (sottocultura è meglio) politica dominante. e, come sai, se ci sono i settari classici che alzano la voce perché si fanno accordi, ci sono anche quelli che liquidano critiche fondate con l’accusa di settarismo. il cui effetto sul partito non è certo meno grave del settarismo.
    ecco, caro claudio, le mie considerazioni aggiuntive.
    se ne hai anche tu postale qui e sul mio blog.
    un abbraccio
    ramon

  22. Sandro scrive:

    Via un altro accordo “tecnico” con DeLuca… un posto nel listino per battere i CASALESI ovviamente
    ma via congresso subito dopo le regionali e vedremo di cambiare linea e dirigenti

    • Zukov scrive:

      Se si fa un accordo tecnico per De Luca esco dal PRC.
      Per una volta che possiamo recuperare tutti i voti persi regalati a Di Pietro, per una volta che abbiamo la sponda dei grillini, di travaglio, di de Magistris… non perché li apprezzi ma perché portano ognuno di loro più voti di tutti i nostri volantini messi assieme.
      No. Vi supplico no. Nel caso addio.

      • Andrea scrive:

        Zukov, i “grillini” hanno già un loro candidato presidente per la Regione Campania: Roberto Fico. Non è mica detto che ci votino se andiamo da soli.

        (Lo dico per informazione, non per sostenere De Luca…)

  23. Enrico Scola scrive:

    Dopo la stupida generosità suicida che ha regalato visibilità a diretti concorrenti quali sono IdV e SeL,senza nulla raccogliere ,ancora ci si ostina ad immaginare scenari inverosimili:al di là di una riorganizzazione delle forze comuniste,quel poco che resterà dopo il lavacro delle regionali,non vi è altro!Finiamola di agitare soluzioni politicistiche e meramente organizzativistiche con interlocutori inesistenti come consistenza reale nella società!Nella lotta al capitalismo non vi sono alleati al di là dei comunisti,unifichiamo quelli,poi si discute con altri disponibili,se esistono,non voglio ripeterlo più.Intanto ancora si tentenna nel dire No a De luca in Campania,forse la pulsione suicida di un altro accordo folle non è ancora sopita…

    • Andrea scrive:

      Enrico, secondo te avremmo “regalato visibilità a IdV e SeL”? Io direi che è avvenuto l’esatto contrario: solo cercando l’unità d’azione con IdV e SeL, per certe specifiche battaglie e manifestazioni, siamo riusciti a incidere (almeno per una certa fase) ed avere visibilità. Ora sia IdV che SeL aderiscono al gioco del Pd a tagliarci fuori. Come rispondiamo? Se ci rinchiudiamo nel nostro buco, e contrapponiamo l’unità delle forze comuniste all’unità di ciò che c’è a sinistra di Pd e Idv, temo che verremo sepolti.

      • Enrico Scola scrive:

        Quando si supplicano accordi come fatto con Vendola affinchè non ci isolasse in Lombardia,cosa poi avvenuta o si aspetta Di Pietro per lanciare un fantomatico polo alternativo di chi è la centralità?Nostra o di chi inseguiamo?quando anzichè stare sui contenuti si inseguono accordi indecenti con l’U.D.C. chiamando accordo tecnico quello che è una resa per salvare ,forse,un posto in consiglio che immagine dai?Non è che l’elettore ha pietà per chi cerca un ruolo ad ogni costo,lo giudica inutile , opportunista e voltagabbana e non lo vota|Possibile che la disfatta del governo Prodi non ha ancora insegnato nulla?

        • Andrea scrive:

          Enrico, se ci si condanna a non eleggere neppure un consigliere si fa forse un gesto estetico molto apprezzato da qualche gruppetto di militanti, ma totalmente incomprensibile per la stragrande maggioranza degli strati sociali a cui ci rivolgiamo, e assolutamente controproducente per le stesse lotte che cerchiamo di portare avanti.

          Come ho già detto in un altro messaggio, invito a sentire cosa dice su questo tema il segretario Paolo Ferrero: http://www.youtube.com/watch?v=PlRld85VPgQ (intorno al 21° minuto)

          • Enrico Scola scrive:

            Il consigliere non è più importante dei contenuti e dell’azione politica reale,se hai il consigliere dentro una coalizione che è antitetica a te guadegnerai qualche contributo finanziario(se lo versano)ma ti suicidi dopo.Con il governo Prodi avevamo 41 deputati e 27 senatori,1 ministro ed il presidente della Camera fatte scelte ignobili e sei scomparso dal Parlamento.Preferisco avere qualche consigliere in meno adesso che sparire per sempre domani

  24. Aldo scrive:

    Bhe, candidiamo De Magistris in Campania!

  25. Marco scrive:

    Caro compagno Claudio,

    condivido alcune riflessioni del tuo intervento ma non riesco a trovarmi d’accordo sulle conclusioni.

    Scrivi:
    “(…)la Federazione della Sinistra. Penso che dopo le regionali questa proposta vada allargata senza nessuna preclusione a tutti i soggetti a sinistra del Pd e dell’Idv,”

    Quali soggetti Claudio?

    Siamo realisti, esigiamo il possibile (visto che non son tempi buoni per l’impossibile).

    SeL (è SeL la formazione politica di sinistra con piu’ peso consensuale) mai entrera’ nella federazione a meno che la federazione si tramuti in qualcosa di diverso da quello che ha deciso di essere.

    Non possiamo cavarcela, rispetto alla prospettiva di unità della sinistra, con un “poi vediamo”.

    La federazione non puo’ ambire a diventare veicolo per l’unità a sinistra.

    Vendola ha fatto piu’ volte riferimento alla federazione come soggetto autonomo con cui rapportarsi e non come possibile forza politica attraente e deputata alla ricomposizione in unità della sinistra.

    Auspichi poi “il rafforzamento di Rifondazione Comunista che dovrà porsi l’obiettivo, nell’ambito dell’iniziativa concreta della Federazione (e quindi senza nessuna precipitazione organizzativistica), della ricomposizione delle forze comuniste”.

    Mi/ti chiedo: che senso ha, oggi, mantenere separate e autonome le organizzazioni e le manifestazioni politiche dei due partiti comunisti come prospettiva strategica e progettuale?

    Non sarebbe piu’ efficace ed efficiente iniziare un processo di unità della sinistra dopo aver risolto il nodo dell’unità dei due partiti?

    Io sono un comunista PER la federazione perchè ritengo che la federazione sia allo stato attuale e date le condizioni attuali la forma aggregativa possibile.

    Ma perchè tu e Paolo volete fermarvi qui?

    Perchè nessuno riesce a spiegarmelo con chiarezza e con motivazioni politiche rigorose?

    Saluti comunisti

    Marco

    p.s. se hai tempo ti invito a dare un’occhiata al forum di discussione che abbiamo creato (www.forumsinistra.info)

    • Andrè scrive:

      Sono pienamente d’accordo con te Marco!

      • Emanuele scrive:

        Claudio non so tu ma sono anni che tantissimi compagni, potenziali elettori mi chiedono il perchè esistano 2 partiti comunisti (dal destino comune, non mi riferisco ad altri gruppuscoli) che non sono uniti, me lo ripetono soprattutto ora con la federazione, pur se si è fatto un passo avanti. L’idea “non riescono neanche a fare un solo partito comunista” è un limite enorme. Non solo per colpa nostra ovviamente.

        I motivi e gli ostacoli noi comunisti li conosciamo bene e forse non li capiamo neanche noi. Fiuguriamoci i milioni di potenziali elettori che non conoscono beghe interne e che sono tentanti a guardare oltre.

        Ultima cosa: utilità e permanenza nelle istituzioni, questo chi chiede un pubblico più vasto. Il settarismo, concordo con te, lasciamolo ad altre esperienze non più fortunate di noi. Utilità, radicalità, decisione, pochi punti chiari programmatici e unità. Insieme a sacrifiio di tutti noi. Possiamo risalire la china.

        Te lo dico da precario super-sfruttato, ne abbiamo troppo bisogno!!

  26. Zukov scrive:

    Bene, a mio avviso e sinteticamente dobbiamo subito fare 2 cose:
    - trovare un candidato eccezionale per la Campania
    - trovare un candidato eccezionale per la Calabria
    - appoggiare Goracci in Umbria

    Chiudiamo le candidature e passiamo alla campagna elettorale!

  27. domenico scrive:

    la politica delle alleanze ha distrutto la sinistra radicale. Ormai le esperienze passate ce lo confermano. Nella situazione socio-politica attuale non ci sono margini di mediazione per un partito che pretende di essere comunista. Il caso Vendola non dimostra il contrario, io penso che il personalismo politico (vedi Bertinotti) conducano il partito alla sconfitta. Accordi per alleanze in periferia? Si d’accordo, ma quando la sinistra esprime valutazioni favorevoli alla TAV, alla privatizzazione dell’acqua, agli inceneritori, al nucleare e via elencando, che facciamo?

  28. Adriano1 scrive:

    Molti compagni e dirigenti credono che il minoritarismo sia il massimo dei peccati capitali , ma la loro analisi presuppone che le decisioni del PRC siano decisive per le sorti del paese.
    Non è così , con il 2% si ha la libertà , si deve averla , di dire e fare solo ciò in cui si crede , non è come se fossimo il PCI degli anni ‘70 col 30% che doveva porsi problemi strutturali.
    Ragionare da grosso partito è deleterio per un piccolo partito , si hanno solo i problemi dei grossi partiti senza averne i vantaggi :
    ci muoviamo come degli elefanti anche se siamo leggeri come libellule !
    Siamo pesanti anche a livello di immagine , i nostri dirigenti incravattati sembrano tanti funzionari del politburò.
    Sfruttiamo invece la nostra agilità e muoviamoci con disinvoltura , abbiamo la libertà per farlo ed è secondo me l’unico modo per farsi notare e riprendere a crescere.

  29. gian michele scrive:

    Il PCR sta rischiando l’estinzione se continua a fare la ruota di scorta delle varie amministrazioni di pseudo sinistra. Accordo con la Bonino, accordo con la Bresso, spiazzato in Campania, usato in Puglia e abbandonato in Lombardia dagli amici di Vendola. Perchè non si scelgono dei candidati carismatici, uomini seri ed onesti, e non si corre da soli con un programma chiaro, distinguendosi dal Pd e dai suoi cortigiani?
    Saluti.

  30. Davide Di Lorenzo scrive:

    Negli esempi che fai in questo articolo per definire settarismo, non puoi che trovarmi daccordo compagno Claudio. Sono invece meno daccordo nell’impianto dell’articolo precedente, in cui sembrava che chi fosse contro la linea attuale dovesse essere tacciato di settarismo… Anche se, magari la principale critica riguardava la mancanza di dibattito interno, regione per regione (nel Lazio sicuramente è così), dove certamente i pochi compagni che prendono le decisioni lo fanno nel modo che ritengono più opportuno ma ciò non vuol dire che sia necessariamente il migliore: negli abbiamo visto in molte occasioni che un maggior contatto tra la base ed il vertice (anche quando alla base c’eravamo quasi solo noi, e con noi intendo Essere Comunisti) avrebbe potuto giovare, e molto, al nostro partito.
    Solo che personalmente non riesco ad essere felice per i successi di Vendola… Lo so bene qual è il nemico politico dei comunisti, di certo non è SeL, ma sul piano elettorale i nostri primi avversarii sono proprio loro, e tutto questo appoggio mediatico ha una sua logica: Vendola è la costola di sinistra del Pd, descrivendo lui come l’unica alternativa a sinistra, si cancellano di netto i comunisti… Quindi va bene tendere la mano, cercando di costruire anche con lui la Federazione, ma non dimentichiamoci che Vendola non è altro che l’espressione di quella classe dirigente che ha distrutto il Prc e che credo ancora non abbia finito di fare danni.
    Per quanto riguarda le elezioni, anche io sono convinto che presentandoci in coalizione otterremo più voti che da soli, non è raro che in campagna elettorale tante persone chiedano come prima cosa se appoggiamo il leader di turno (Veltroni, Rutelli e sicuramente ora cominceranno con la Bonino), e ormai sicuramente è tardi anche per presentare una figura forte in alternativa, ma è anche vero che non dovevamo vedere queste elezioni come il punto d’arrivo (se non eleggiamo chiudiamo non esistiamo più, chiudiamo perchè finiamo i soldi ecc), ma solo come un passo da fare prima di arrivare alla costituzione di una forte Federazione della sinistra da poter presentare come alternativa credibile alle prossime elezioni politiche.
    Buon lavoro
    Davide Di Lorenzo

  31. Caro Compagno Grassi,
    chi ti scrive, malgrado la giovane età (26 anni) ha partecipato da assessore a una giunta di centro-sinistra (2005-2008) per ben tre anni. Hai proprio ragione quando dici che le alleanze a livello territoriale sono cosa ben diversa da quelle a livello nazionale…
    A Scicli, noi abbiamo lealmente sostenuto un sindaco proveniente dalla Rete, e governato per i primi cinque anni da soli, Rifondazione e Rete, contro tutti. Sono stati cinque anni di ottima amministrazione, che hanno permesso un lavoro straordinario di rinascita democratica e civile della nostra città, producendo opere e ampliando in maniera esponenziale i servizi sociali, preparando il terreno per i cinque anni successivi (quando si è passati ad una amministrazione di coalizione dall’allora Pds ai Comunisti Italiani).
    Cosa diversa sono le alleanze a livello nazionale. La fase politica attuale è assolutamente negativa. Non possiamo in alcun modo, parlo sempre del livello nazionale, allearsi con questo osceno Pd che ha abbandonato definitivamente le ragioni del lavoro e degli oppressi, inciucista e poltronista. Dobbiamo invece guardare, malgrado tutto, all’Italia dei Valori. Prescindiamo dal politicismo, prescindiamo dagli esiti del loro congresso (o meglio, sforziamoci di farlo) e proviamo a costruire una alleanza programmatica con loro. Oggi, purtroppo, DiPietro è molto popolare tra i ceti operai, bisogna recuperare consensi, alleandoci con l’unico che può farci sperare in un nostro ritorno al Parlamento. Ben consapevoli delle mille contraddizioni di DiPietro e della sua politica, distante in alcuni punti sostanziali da noi. Ma non è tempo per cercare il pelo nell’uovo, è tempo di ridare una speranza al nostro popolo, dando credibilità ai simboli del lavoro e alla bandiera rossa.

    In attesa di tua risposta, un saluto a pugno chiuso!

    Bartolo Lorefice

  32. amir gorguinpour scrive:

    Avete deciso di ancdare con Vendola e poi con il resto della banda, perchè allora fate parlare i compagni? Il pd sicramente è la tappa finale, io resto comunista e sicuramente i comunisti formano una forza gigante in ogni situazione, per me Vendola è un uomo di D’alema.
    Saluti, Amir Gorguinpour

  33. Fiorenzo Parziale scrive:

    Caro Claudio, condivido in pieno la tua analisi. Mi sento di fare solo una critica rispetto al comportamento del Prc in Campania. Credo che la situazione di crisi che viviamo in Campania sia dovuta ad un atteggiamento attendistico che non ci ha fatto ragionare su un candidato ed una comunicazione politica forte e tempestiva che si sarebbe dovuta fare già da settembre. Oggi il prc campano è in mezzo al guado ed ogni scelta risulta ridicola. Certamente l’Idv e la Sel sono state poco coerenti, ma noi non dovevamo aspettare tutto questo tempo: la situazione campana era chiara. La direzione nazionale deve essere capace di anticipare i tempi della politica, e non esserne succube, anche perchè noi siamo fuori dalla politica nazionale che detta i tempi. In questo siamo risultati subalterni. Che fare?

    Fiorenzo Parziale

  34. Riccardo - Genova scrive:

    E’ inutile che continuate a fare i dibattiti tra sempre meno compagni; io l’UDC non la voto!

    Riccardo – Genova

    • Umberto scrive:

      Ciao Riccardo,
      Nel modo in cui lo dici sembra quasi che in Liguria candideremo esponenti di Rifondazione nella lista UDC.
      E’ chiaro che nessuno di Rifondazione voterà mai l’Udc, ma lista della federazione della sinistra sì.
      Di nuovo ciao.

      • carlo circolo bianchini genova scrive:

        caro Uberto ci sei o ci fai? cosa vuol dire non non votiamo nessuno dell’UDC, votiamo candidati, del FSD. hai mai sintito parlare di colalizione, di apparentamento, di alleanza? bena noi a genova siamo alleati,apparentati.in coalizione con l’UDC, il voto dato a rifondazione o FDS va automaticamente alla coalizione, a meno che , cosa che a napoli calabria liguria faranno in molti, faranno il voto disgiunto, voteranno,rifondazione,o FDS, come partito e poi per annullare l’apparentamento voteranno il candidato di SC o di Ferrando se esiste, se non esiste voteranno(se vanno a votare) addirittura il candidato avversario,con il risultato che il candidato governatore prende (come e successo e genova alla Vincenzi)meno voti della coalizione che l’ho ha espresso.

        • Umberto scrive:

          Caro Carlo,
          “non ci sono nè ci faccio”, penso. Penso che il voto al Prc sia un voto al prc, e non me ne frega più di tanto sapere con chi si allea il Prc, se l’intento del Prc è quello di dar voce ai lavoratori e battersi a difesa dei servizi pubblici. Certo, so bene che l’Udc è una forza politica distante anni luce da Rifondazione, ma se l’alternativa che mi si pone è quella di contribuire alla vittoria della destra, o quella di non raggiungere la soglia di sbarramento e dunque dare un consigliere in più alle forze che ci proponiamo di combattere, allora qualche dubbio mi viene. Mi viene il dubbio che sia meglio fare un accordo elettorale. Per quanto insufficiente a raggiungere i nostri obiettivi, è pur sempre preferibile alla sparizione del Prc anche dal consiglio regionale ligure. Far sparire il Prc in quell’aula significa far venir meno la voce dei lavoratori e dei ceti deboli in un luogo in cui si discute di politica. Noi dobbiamo essere in ciascun luogo in cui si discute di politica, anche nei consigli regionali.
          Ciao.

          • carlo circolo bianchini genova scrive:

            PER UMBERTO
            nessuno si augura di non entrare nelle istituzioni, le alleanze socondo me precludono, questa possibilità, anzichè favorirla, e una opinione ma io abito a Genova come Riccardo, tu non so dove abiti, ed a Genova, se ti presenti da solo dicendo che non hai niente da spartire,con questa classe dirigente, sia di destra che di centro. perchè di sinistra c’è rimasto ben poco, hai più possibilità (una volta acquistata credibilità) di prendere i voti degli scontenti si sinistra, che sono un vero e grande partito, sullo, spauracchio, che vince la destra, siete rimasti in pochi a crederci ancora ed a pensarla così, perchè tutti hanno capito,che anche se il PDL ed il PD non sono sovrapponibili, sono tuttavia, nelle grandi cose uniti, li abbiamo visti all’opera come si sono accordati sullo sbarramento elettorale alle europee, e di questi giorni sulla per condicio, a genova in particolare ci sono personaggi che si spostano da una coalizione all’altra senza problemi abbiamo Pittaluga che prima governava con Biasotti ora governa con Burlando,tanti altri trasformisti, come Monteleone, che governava con noi con la Margherita, ed adesso è passato all’UDC, altri personaggi sono passati con Di Pietro. finiamola con lo spauracchio delle destre che vincono,perchè il pachetto Treu. lo ha votato(con noi) Prodi, ed anche la costituzione , a toccarla per prima e stata la(pseudo) sinistra, nessuno dice che sono uguali, ma seppiamo bene, che nessuno dei due, ha un fine strategico compatibile col nostro.
            ti saluti con affetto

        • Umberto scrive:

          Ciao Carlo,
          replico qui perchè in basso non c’era più modo di farlo.
          Io conosco meglio la situazione politica nel Lazio rispetto a quella ligure. Posso dirti una cosa: nella primavera 2009 il Prc decide di rompere con la giunta Marrazzo e uscire dalla maggioranza. Di motivi ce n’erano diversi e tutti fondati. Ebbene, da quel giorno non ho incontrato un solo cittadino laziale che mi abbia detto “avete fatto bene, bravi, la prossima volta vi voto”. Manco mezzo, nessuno, niente di niente. E sai perchè? Perchè in sostanza non gliene frega quasi niente a nessuno con chi si allea il Prc, ma vorrebero solo vedere fatti concreti e utili, cosa che non avviene mai, a prescindere dalle alleanze elettorali di questo o quel partito. Oggi è divenuto di fondamentale importanza mantenere in vita il Prc per difendere l’unica possibilità per i lavoratori di vedere rappresentati i propri interessi in un panorama politico che li ignora completamente. Andare da soli contro il resto del mondo viene visto come la battaglia di Don Chisciotte contro i mulini a vento. E’ una posizione politica velleitaria e gli elettori lo sanno. Quello che è avvenuto nel 2008, il voto utile, sarebbe di nuovo massacrante per il Prc.

  35. alberto viscardo galante scrive:

    Ciao Compagno Grassi, sono un compagno del PRC di Sesto San Giovanni, apprezzo sempre i tuoi interventi e spesso condivido le tue opinioni.
    Rispetto al discorso del governo nazionale o locale, però non mi trovi molto d’accordo. La politica dei “due pesi due misure” o dei “due forni” che mi pare oggi sia molto più in voga, non mi trova per nulla d’accordo. Da militante di base non riesco a comprendere il perchè dovrei essere d’accordo con il PD e Vendola a livello locale (per avere qualche poltrona??)se non andiamo d’accordo a livello nazionale….vivaddio! Non capisco anche il perchè ad esempio dopo la scissione coi compagni della ex moz. 2 di Chianciano, ora siamo a sostene Vendola in Puglia….quando poi in Lombardia e non solo, lo stesso Vendola si allea con Penati (che non vuole più i comunisti!!) e con altri candidati alle regionali del PD? Proprio non riesco a conciliare le due cose. E poi scusami tanto ma con chi mette “pregiudiziali” anticomuniste ( SdL PD) non si capisce perchè dovremmo accordarci? sempre per qualche consiliere/assessore? Spesso mi trovo d’accordo con le tue opinioni e con quelle del Compagno Ferrero, però proprio non riesco a digerire certe disponibilità che diamo e non credo che tante compagne e compagni di base come me,riescano a capirle. Sono per la Federazione della Sinista, va bene, ma oltre ai Compagni del PdCI, di Socialismo 2000 e noi, proprio non vedo dopo le esternazioni del Compagno Gianpaolo Patta, cosa c’entri Lavoro e Solidarietà con noi e cosa vogliono? forse sono viziato dal fatto che essendo RSA della Fisac CGIL, e avendo votato e sostenendo la mozione 2 al congresso del mio sindacato, continuo a non capire perchè il PRC non si sia schierato apertamente per la mozione 2 che è per altro osteggiata dallo stesso Patta. Sempre i due pesi e le due misure….le compagne e i compagni credo facciano molto fatica e capire e a digerire…..poi forse è per questo che tante/i non ci votano più. Grazie della tua pazienza.
    Alberto Viscardo Galante
    Circolo del PRC Sesto San Giovanni (MI)

    • Andrea scrive:

      Caro compagno, provo a rispondere anche io ai tuoi dubbi, che spesso sono anche i miei.

      Secondo me bisogna innanzi tutto tenere sempre a mente un dato importantissimo: la stragrande maggioranza delle persone che potrebbe votarci non conosce la telenovela di Rifondazione Comunista. Se alla pressante richiesta di “unità a sinistra” si risponde dicendo che “non possiamo allearci con Vendola dopo quello che ci ha fatto, e perché è pure anticomunista”, allora gran parte dei potenziali elettori e simpatizzanti ci prenderà (tornando all’articolo di Claudio Grassi) per inguaribili settari incapaci di fare politica al di fuori di una concezione da clan (“noi” contro di “loro”, dove spesso “loro” sono quelli politicamente più vicini). Bisogna tenere conto dei sentimenti della base del partito, ma un discorso politico dovrebbe “saper parlare” anche a chi non è iscritto e militante.

      Per quanto riguarda il congresso Cgil, il Partito sta scontando (ancora una volta) la storica mancanza di una linea sindacale. Prendere posizione nel congresso Cgil a giochi fatti, quando altri hanno già deciso documenti e schieramenti, non è semplice, e la discussione è molto meno banale di quanto possa sembrare. Io, per esempio, non sono convinto che il documento 2 del congresso Cgil abbia posizioni indiscutibilmente “di sinistra” rispetto al documento 1. Ha sicuramente (questo sì) una retorica da “bombardiamo il quartier generale” che mira a creare un nuovo quartier generale sulle macerie del vecchio, portando avanti dei personaggi e un programma spesso discutibili (rafforzamento dei fondi pensione privati legati alle categorie, superamento del confederalismo…). Ma siamo sicuri che questo programma discutibile e questi “nuovi” dirigenti valgano tante macerie, specie in questa fase di difficoltà e assedio del più grande sindacato di classe in Italia? Non si tratterà per caso di uno scontro tra vertici, che mobilita strumentalmente la base? La discussione andrebbe approfondita, ma questo approfondimento doveva iniziare molti mesi fa, e magari incidere sulla genesi dei documenti congressuali.

      • Andrea scrive:

        Avevo dimenticato di scrivere una cosa. Sulla questione delle alleanze, e sull’importanza di avere qualche consigliere regionale (che tu riduci a “qualche poltrona”) in questa difficilissima tornata elettorale, direi che puoi trovare una risposta in questo intervento del segretario nazionale Paolo Ferrero:

        http://www.youtube.com/watch?v=PlRld85VPgQ

        (La parte rilevante è intorno al minuto 21)

      • carlo circolo bianchini genova scrive:

        PER ANDREA.
        caro Andrea dove le leggi ,e con quali strumenti, questa domanda di uniune a sinstra.io leggo, tutti i blog, giornali e libri di questo mondo.e non mi è mai capitato di vedere masse, associazioni, mondo civile che urla, state uniti.
        questo legenda metropolitana nasce dal bisogno di giustificare , la perdita e la scomparsa della cultura in senso lato della sinistra,
        questa cultura si è persa a causa sicuramente della caduta del muro, ma anche . con l’abbandono fatto fin qui dai partiti si sinistra, per tutte le tematiche che riguardano il lavoro ed i ceti più deboli. mi pare che tu abbia la sensazione che il mondo(ed in parte è vero)sia una spece di circo, con dei burattini eteroguidati,meno male che ci sono quelli che sono illuminati e possono guidare il popolo bue.
        siamo pochi, non perchè siamo divisi,ho più di 50 anni. e mi ricordo bene le migliaia di siglie che costituivano il panorama politico di sempre, ci impiegherei, ore ad elencare,. nomi. come avanquardia operaia, lotta contunua. lotta comunista . nuova sinistra unita, democrazia proletaria, potere operaio.potrei andare avanti per ore,per dirti che i partiti comunisti sono stati sembre tanti,lo stesso PCI, nasce da una lacerazione a Livorno. quindi siamo in pochi,perchè siamo in pochi, ed in più ci comportiamo male, o cosi siamo visti.

  36. Paolo Roversi scrive:

    Non so se ci si rende conto della situazione in cui versa il partito… pur nell’impegno sincero di tanti compagni. Nulla in contrario ad alleanze locali dignitose, per perseguirle è necessario disporre di forza politica territoriale, cosa di cui noi siamo assolutamente sprovvisti mentre l’individualismo, leggasi corsa alle poltrone, opera indisturbato. Ora, con la miseria di forze che ci contraddistingue dovremmo impegnarci nello sviluppo della federazione e nel rafforzamento del PRC. A beh! la Federazione non se la fila nessuno a livello territoriale, già ci si divide nei direttivi e col PdCI, creare un ulteriore organismo decisionale è un suicidi politico, al di là delle lodevoli intenzioni unitarie.
    Ora, passiamo ’ste regionali, contiamoci e ragioniamo sul nostro presente e futuro partendo dal “chi siamo?”, “dove viviamo?” e “cosa vogliamo?”
    Mi sa che non è solo S&L in crisi.
    PRC Ferrara

  37. CLAUDIO scrive:

    nON VI è DUBBIO CHE IL CONGRESSO IDV ABBIA VISTO PREVALERE DI PIETRO SU DE MAGISTRIS MA CHE CREDO CHE GLI EFFFETTI SI EDRANNO DOPO LE ELEZIONI. CREDO INFATTI CHE DI PIOETRO NON POTESSE FAR ALTRO CHE ABBRACCIARE IL PD SE VUOLE CONQUISTARE ALTRI VOTI IN QUELLA DREZIONE: TI SEMBRA POSSIBILE IMMAGINARE DI GUADAGNARE VOTI IN DIREZIONE PD NON PREFIGURANDO UN’ALTERNATIVA DEMOCRATICA AL GOVERNO BERLUSCONI. VIVO IN UNA TERRA IN CUI LA TRADIZIONE DEL PCI, SEMBRERA’ STRANO, MA E’ ANCORA VIVA E SPESSO FREQUENTANDO LE CASE DEL POPOLO E LA CGIL SI SENTE DIRE , MAGARI DAI PIU’ ANZIANI CHE LORO SI SENTONO ANCORA COMUNISTI, PUR VOTANDO PD, E IL VALORE DELL’UNITA’ RESTA SEMPRE AL PRIMO POSTO. ALLORA, OGGI AL GOVERNO C’E’ BERLUSCONI PRIMO PERICOLO PER LA DEMOCRAZIA,QUALE MIGLIORE POLITICA VERSO QUESTE FASCE DI POPOLAZIONE SE NON PRESENTARSI LORO CON LA COERENZA DELL’ANTIBERLUSCONISMO E CONTEMPORANEAMENTE CON LA VOLONTA’ DI CREARE UN’ALTERNATIVA ALLA DESTRA. CREDO SIA QUINDI UNA MOSSA POLITICA POLITICA MEDITATA E AGGIUNGO, DAL SUO PUNTO DI VISTA, INTELLIGENTE O PENSI INVECE DI POTER RACCOGLIERE CONSENSI NELL’AREA DI SCONTENTI DEL PD EVOCANDO SOLO LA PIAZZA SENZA METTERE ALL’ORDINE DEL GIONO IL TEMA DI UN’ALTERNATIVA DI GOVERNO CHE FORSE A NOI NON PIACERA’ MA SENZ’ALTRO DA’ UNA RISPOSTA A CHI OGGI NON NE PUO PIù DI BERLUSCONI! SALUTI CLAUDIO

  38. Laura S. scrive:

    Caro Claudio,

    il congresso dell’IdV mi ha lasciato l’amaro in bocca, credo che per molti versi ci ritroviamo di fronte ad un nuovo Bertinotti, prima vicino ai movimenti e poi governista nel giro di poco tempo. Ovviamente per chi non si è mai illuso su Di Pietro e il suo partito non è una vera novità, ma l’amaro lo lascia lo stesso perchè è l’ennesima forza politica che gioca con l’entusiasmo delle persone, con il tentativo più o meno consapevole di partecipazione alla via democratica. Alla fine, come sempre, per molti ci sarà il “ritorno a casa” e un nuovo giudizio negativo sulla politica e suoi uomini. Possibile che non si riesca a riportare la politica alla serietà?
    Comunque le tue conlusioni sul nostro futuro mi rassicurano, dobbiamo continuare a lavorare per la Federazione e non farci prendere dall’ansia del sondaggio elettorale. Come ogni progetto serio avrà bisogno di tempo e noi dobbiamo darglielo.

    Buon lavoro,
    Laura S.

    ps: se magari almeno il nostro giornale smettesse di chiamare la federazione di sinistra “federazione comunista e anticapitalista” sarebbe un buon inizio.

  39. fab scrive:

    “Siamo tutti cladestini”. La Sardegna antirazzista con i lavoratori del Senegal per dire basta agli sgomberi.www.ilminuto.info


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