Ho già avuto modo di scrivere e di dire che tutte le scissioni che ha subito Rifondazione hanno dato un unico risultato: indebolire Rifondazione stessa e, con essa, l’unico soggetto politico che avrebbe potuto costruire in questi anni – a sinistra – un forza politica di massa, non residuale, che coprisse lo spazio prodotto dalla deriva moderata del Pds e dei Ds prima e del Pd oggi.
Il fallimento è totale, in tutte le sue varianti: sia di chi si è separato in nome dell’unità e del moderatismo (Comunisti unitari, Pdci, Sinistra e Libertà), sia di chi si è separato in nome della radicalità (Pdac, Pcl, Sinistra Critica).
Chi ha praticato queste scissioni ha commesso un grave errore. Non solo non ha realizzato il progetto che avrebbe voluto realizzare, ma ha ottenuto il contrario.
Quello stesso progetto poteva praticarlo dentro Rifondazione e nella dialettica interna cercare di farlo avanzare, senza indebolire Rifondazione, e ottenendo, probabilmente, maggiori risultati.
Così come un grave errore lo hanno commesso quei compagni e quelle compagne che, quando Occhetto sciolse il Pci, decisero di stare nel “gorgo”. Salvo poi accorgersi, dopo qualche anno, quando ormai era troppo tardi, che in quel “gorgo” mancava l’acqua.
La storia della Sinistra in Italia sarebbe stata ben diversa se non fossero stati commessi questi errori.
La nostra credibilità, oggi, è minata soprattutto da questi fatti: gruppi dirigenti che si sono divisi praticando scelte individuali che spesso sono state in contrasto con quanto loro stessi avevano detto e scritto fino a poco tempo prima.
La Federazione della Sinistra, seppure in modo ancora insufficiente, vuole invertire questa tendenza alla scissione e alla separazione.
Ma ciò di cui voglio parlare più approfonditamente concerne Sinistra Ecologia e Libertà.
Vendola e gli altri compagni/e sono usciti da Rifondazione ritenendo che essa avesse imboccato, a Chianciano, una strada settaria, identitaria e minoritaria.
Se anche ciò fosse stato vero – per la ragioni indicate prima – avrei ritenuto ugualmente sbagliata la scelta della scissione. Si doveva restare nel partito e lì si doveva cercare di far prevalere le proprie ragioni.
In ogni caso il punto che oggi appare evidente, a distanza di un anno dalla scissione, è il clamoroso fallimento del progetto politico che era stato posto alla base della costruzione di Sinistra e Libertà.
Vediamo, seppur schematicamente, cosa dicevano i compagni di Sinistra e Libertà:
1) C’è uno spazio tra Rifondazione e il Pd che noi, assieme ad altri soggetti, possiamo occupare per rilanciare una Sinistra unitaria e rinnovata. Risultato: metà dei soggetti coinvolti si sono defilati. I Verdi sono andati per conto loro e altrettanto hanno fatto i Socialisti; inoltre una parte di Sinistra Democratica ha ripreso contatti con il Pd.
2) Nel Pd c’è un dibattito interessante e, a seconda di come andrà il congresso, si potranno aprire scenari nuovi. In particolare se vincerà l’asse D’Alema- Bersani cambieranno le cose a sinistra.
Risultato: ha vinto Bersani ed è saltata la ricandidatura di Vendola in Puglia. Giordano, in una intervista al Manifesto, ha proposto che Sinistra e Libertà si schieri ovunque contro questo Pd dominato da D’Alema!
3) Rifondazione Comunista, che fino a qualche settimana fa veniva associata a definizioni tipo: “mummie, catacombe, torcicollo, stalinisti….” oggi viene definita dal compagno Vendola in una recente intervista “una forza importante della sinistra” con la quale occorre fare “unità”! Risultato: è un fatto positivo, ma ci si poteva risparmiare un anno di insulti che sicuramente non hanno incrementato la credibilità della Sinistra tra il nostro popolo.
Per concludere. Il progetto di Sinistra e Libertà è fallito. Un’altra scissione inutile che poteva essere evitata. Cosa aspettiamo ad imparare la lezione? Cosa aspettiamo, in un Paese dove le destre hanno conquistato non soltanto il Governo (magari fosse solo quello!) ma soprattutto l’egemonia culturale tra gli strati popolari, ad unire le forze? Cosa aspettiamo, in un Paese dove l’ “opposizione” – proprio perché noi siamo spariti – è rappresentata da un Pd che rincorre Casini e da un Di Pietro che in Europa sostiene i liberali e in Italia fa l’estremista, a parlarci, a concordare iniziative comuni?
Possibile che sia impossibile?
Noi crediamo nel nostro progetto che è quello della Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra come tappa concreta verso una unità basata sui contenuti.
Possono esserci altri progetti a sinistra del Pd e di Idv diverso dal nostro, ma ciò non lo ritengo - e per quanto mi riguarda non deve essere – un ostacolo alla costruzione di una unità tra di noi.
Possibile che Berlusconi riesca a mettere assieme Storace e Pisanu e noi non riusciamo a costruire una piattaforma comune tra compagni e compagne che per tanti anni hanno lavorato fianco a fianco nello stesso partito?
Se vogliamo riacquistare una credibilità tra i lavoratori lo dobbiamo fare subito!
Claudio Grassi

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Il compagno Grassi, ha scritto una cosa, che mi ha fatto cadere le braccia:
“Quando tu fai parte di un partito, e vieni eletto da un partito,
hai il diritto di dissentire e di manifestare apertamente il tuo dissenso, ma non credo che sia possibile che ognuno voti come gli pare”.
Art.67 della Costituzione della Repubblica Italiana.
Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.
Se io fossi eletto in un qualunque partito, e mi trovassi a non poter esprimere liberamente con il mio voto, il mio dissenso, lascerei quel partito dopo cinque minuti. Perchè se ciò capitasse, vorrebbe dire che non mi troverei più all’interno di un partito, ma di una qualche altra forma di rappresentanza. Certamente, non un partito politico.
Il partito è un conto, la mia coscenza di uomo, di cittadino,
di compagno, un altro. Quello che accadde nella storia dell’ URSS,
che Mikhail Sergeyevich Gorbachev, ebbe a definire “unanimità forzata” ,
pensando alla mancanza di dialettica e dissenso (se non mascherato), interna al comitato centrale, agli organismi del PCUS di qualsiasi ordine e grado, e nella stessa società sovietica, è proprio figlio di un ragionamento come il tuo.
Se tale ragionamento, fosse stato sradicato quand’ era ora, l’ URSS sarebbe ancora in piedi, e la classe operaia, avrebbe ancora alle sue spalle una qualche forza di pressione e “rappresentanza”.
La verità, è che i partiti sono soggetti privati, e come tali, sono strutturati per obbedire ai dettami di chi ne assume la guida.
E se un partito, viene assoggettato all’ influenza di qualche altro partito, o coalizione (vedi secondo governo Prodi),
il “vincolo di mandato” citato all’interno della costituzione repubblicana, cessa di esistere. In altre parole, se qualcuno è in grado di assumere la guida di un partito, o peggio, di una coalizione, cessa come per incantesimo di esistere la libertà di pensiero, di scelta, di coscenza, del singolo deputato/senatore.
Un individuo, o un gruppo ristretto di individui, arrivano così a controllare la maggioranza delle persone in un parlamento.
E ciò che noi chiamiamo “democrazia rappresentativa”, rimane solo un atto formale. Nella realtà, è una “rappresentatività oligarchica”.
In quanto, questo gruppo ristretto di individui, controlla un intero paese, attraverso un parlamento che cessa di essere tale.
Chi esercita questo controllo su un partito (o coalizione) non fa ne più ne meno, di chi, avendo una quota esigua di azioni, controlla intiere società quotate in borsa, di tipo s.p.a
Ed il compagno Turigliatto (non entro nel merito della sua decisione, ma ritengo giusto difendere il suo diritto a poter scegliere), è stato sacrificato, sull’altare di una s.p.a, il cui nome, era centro-sinistra.
Più nel dettaglio: Secondo Governo Prodi.
ma adesso ci alleiamo anche con UDC di Cuffaro! almeno abbiamo il coraggio di non chiamarlo accordo tecnico e l Val di Susa con cha faccia ai nostri che scendono in piazza contro la TAV cosa diciamo? altro che Chianciano siamo proprio smarriti
Caro compagno Grassi, per prima cosa voglio ringraziarti per aver risposto , cosa che Ferrero o chi per lui non fa, leggo nel modo come è strutturato ed organizzato il blog, la sincera volontà di dibbattere, dando il tempo per ogni quesito ai blogger, di partecipare; detto questo devo dire che la risposta non è stata esaustiva, ma è stata reticente.
io ho posto in generale la questione dell’alleanza con UDC, ed in particolare il fatto morale, ribadisco che a genova per 2 anni il CPR non riusciva a riunirsi finchè (altrove) è stato trovato un accordo(da quasi tutto il partito percepito) sottobanco che le candidature confermano, infatti i protagonisti somo gli stessi,uno (come ricorderai)ha fatto lo sciopero della fame, passando adesso all’incasso,(non lo penso solo io è una percezione diffusa) tu hai motivato le candidature della liguria (che hanno forzato lo statuto) con la necessità di giocarci tutto alle regionali e proprio per questo bisognava indicare i volti ed i nomi più noti che attirassero più voti possibili, io penso che è sbagliato caricare le elezioni di tante aspettative che per ragioni di tempo e di immagine non possono essere conseguite, ma ammettendo per ipotesi, che fosse politicamente possibili, perchè candidare i nomi che hanno già dimostrato di non attirare più nessun voto questi soggetti sono gli stessi che reggevano il partito alle ultime politiche ed hanno decimato il partito, secondo me ed anche secondo i dati gia sperimentati, questi soggetti(di cui non nutriamo niente di personale anzi) invece di attrarre voti li respingoni, perchè cozzano, fanno a pugni, con quello che si è sbandierato dopo Carrara, ossia,ossia discontinuità, nuovo corso, bisogno di non alimentare il ceto politico che si è fatto casta,il famoso partito degli assessori, questi personaggi sono visti come fedeli servitori degli interessi di burlando, e del partito del cemento, possibile che non riuscite a capire, siamo cosi ingessati ed imprigionati da narcisismi ed interessi personali da non accorgersi che non si tratta più di confermare l’alleanza con Burlando, che nel frattempo ha cambiato partito DS/PD, ma questo pur di servire il blocco sociale che lo sostiene cerca alleanze, col partito di Cuffaro.
Burlando prima delle elezioni l’estate passata si è vantato(in competizione con Biasotti) di aver fatto tanto per la scuola privata, ed ha dato(cosa che Biasotti non ha fatto( 2.500.000 due miglioni e mezzo agli oratari parrocchiali, ma come credete che il nostro popolo e militanti di base, molto politiccizzati si turano il naso per votare rifondazione, che prigioniera degli interessi personali di un ceto politico ormai al tramonto,(solo da noi chi perde non si toglie dai marroni) si apparenta con un partito che per 5 anni ha ingannato i pendolare del trasporto ferroviario, un giorno si e l’altro pure, demoliva o minacciave di demolile la sanità,(ci ricordiamo la manifestazione di sestri ponente?) persino uno di questi soggetti che adesso si vogliono alleare con Buralando questa estate a gridato(sui giornali) alla speculazione edilizia, è perchè allora ti vuoi alleare con chi tu stesso ai paventato la speculazione? non credete, (come serpeggia) che i militanti potrebbero fare il voto disgiunto ossia votare PRC come partito ed annullare l’apparentamento votando il candidato presidente de Ferrando o altro?, perchè non ci mettete in condizioni di votare il nostro partito?, so che lunedi 18 sei alla Bianchini di genova,cerco di esserci, e ti porro queste domande.
GRAZIE e buon laVORO
Caro Claudio,è certo che quando sei eletto in parlamento devi votare come decide la maggioranza del tuo gruppo,altrimenti diventa impossibile lavorare.ma ci sono delle eccezioni.Mettila come ti pare,chiamale proposte di D’alema, ma lì si trattava di finanziare il proseguimento una guerra,parliamoci chiaro.Non mi sembra che sia stato Turigliatto ad andare contro rc,quanto il partito contro uno dei suoi ideali fondanti:No alla guerra senza se e senza ma.Anche Ferrero ha riconosciuto l’errore di quel voto,altrimenti con che faccia andiamo in piazza per la pace?Per quanto riguarda le conseguenze di quel voto , la caduta del governo Prodi, sappiamo quanto alla fine sia stato un bene.Era un governo che non doveva nemmeno nascere con rc,visti i risultati.altro che rospi da ingoiare,sai meglio di me che rc ha fatto passare di tutto in quel periodo,dai cunei fiscali ai pacchetti welfare,legge 30 non abolita,pacs,dico ecc ecc.altro che “anche i ricchi piangano”,non importa che te lo ricordi io.Io penso che se la sinistra arcobaleno si fosse unita subito, i primi mesi del governo Prodi per chiedere con forza e determinazione almeno il rispetto del programma(che già era frutto di un compromesso)a costo di porre la sfiducia,le cose potevano andare diversamente.L’anno dopo era troppo tardi,la gente di sinistra ci aveva già giudicato per quello che avevamo fatto,e soprattutto non fatto e ci ha abbandonato.E inutile fare autocritica per quegli errori se poi le politiche della federazione non cambiano.E’ stato disperso un patrimonio di partecipazione,di militanza,di fiducia che solo maggiore coerenza potrebbe risarcire in parte.E lo dico con sofferenza,non con polemica.Mio padre è stato una vita nel pci,è stato tra i fondatori di rc insieme a Edda Fagni nella mia città,è morto un anno fa e ha fatto in tempo a vivere per la prima volta,la dipartita dei comunisti dal parlamento.Un dolore nel dolore che ho descritto qui
http://www.gennarocarotenuto.it/11616-signori-di-altri-tempi-nella-societ-moderna/
Ti saluto,con stima
Non c’entra nulla col contenuto dell’articolo però annuncio che è partito il sito della Federazione della Sinistra – Sicilia
http://www.federazionesinistrasicilia.it/wordpress/
Credo siamo il primo sito della Federazione (prima di quello nazionale!!)
domanda: risponde al vero che mentre SEL ha interrotto in ogni regione le trattative con PD/centro sinistra a causa della scelta del PD stesso di privilegiare l’alleanza con casini (leggi poteri forti)la FED stà allegramente sottoscrivendo accordi nelle regioni in cui il PD offre un paitto di minestra (ossia qualche assessorato) come toscana, umbria, liguria, campania ecc.???
Spero di NO!
Se fosse vero addio sogni di gloria… Altro che unità a sinistra!
Le pregiudiziali ai danni di vendola in puglia e della Fed in lombardia, veneto e (forse) piemonte vanno contrastate con una chiara e dura risposta a livello nazionale.
Purtroppo invece pare si preferisca elemosinare qualche poltroncina al PD…
Ricordo le dichiarazioni di Ferrero post congresso “mai più con il PD?” e spero non si sia arrivati a tanta incoerenza.
La linea del “mai più con il Pd” è quella dei trotskisti, non dell’intero Prc o della Federazione della Sinistra. Il limite all’alleanza col Pd, visti gli attuali rapporti di forza, riguarda il “no” all’ingresso in un nuovo governo nazionale.
Per il resto, Prc e Fds applicano una linea di autonomia che non preclude alleanze locali su base programmatica. Non entro nel merito di ogni singola regione (di cui non conosco i dettagli), ma a quanto so il “rischio” di ritrovarsi l’Udc in alleanza è ristretto a pochissimi casi, in cui le destre sono totalmente impresentabili anche per il partito di Casini, e si può (forse) convergere verso un accordo programmatico.
La Fds ha scelto e mantenuto questa linea di autonomia dal Pd fin dall’inizio. E’ un bene che anche Sel abbia (finalmente) capito che essere subalterni al Pd non paga e porta alla cancellazione. Spero però che ora non si pretenda di insegnare la politica o dettare la linea alla Fds, solo perché in una regione è crollato il castello di carte costruito da Vendola (che, non dimentichiamolo, fu il primo ad espellere Prc e Pdci dalla giunta regionale per far posto all’Udc e alla Poli Bortone in vista di alleanze per queste elezioni regionali).
Carlo,
per me quando si vota un bilancio approvato da una giunta PD si è prodotto un accordo organico, poi magari hai ragione tu e bisogna per forza cavillare per giustificare scelte contraddittorie
Da aderente a SEL (ex PRC) concordo con l’analisi di Grassi.
Un consiglio: non è rinvangando il passato che possiamo andare avanti. Altrimenti dovrei ricordare che non si era mai visto prima dell’unltimno congresso del PRC una maggioranza relativa del 48% esclusa dalla segreteria da parte di una eterogenea coalizione dei “perdenti uniti”, compresi gli ingenui compagni di falcemartello e dell’ernesto abbindolati dalla “svolta operaia”… per non parlare delle dinamiche di resa dei conti scatenate nei circoli da quel demenziale congresso. Non era un invitp ad andarsene? Sarebbe stato sufficiente che Ferrero, Grassi & C. al congresso (o nell’immediato post congresso) avessero proposto la Federazione e la scissione si sarebbe evitata… Ma questo probabilmente avrebbe significato mettere in discussione la maggioranza pro-Ferrero… ergo i personalismi hanno nuociuto troppo e ovunque.
Detto questo non mi esimo dal guardare con sguardo autocritico al percorso svolto da me e dagli altri compagni coonfluiti in SEL… percorso di cui comunque spero non si voglia mettere in discussione la buona fede.
Conclusione: mettiamocela tutta per dimenticare le passate lotte intestine e per lavorare uniti al fine di riaprire una speranza di cambiamento nel paese.
P.S. sarò un illuso ed un eterno sognatore… ma se riuscissimo a mettere insieme candidati “alternativi” al PD credibili e carismatici quali vendola in puglia, di pietro in lombardia, ferrero in piemonte, bettin in veneto… forse avremmo un riscatto della sinistra.
saluti fraterni (e comunisti)
Angelo condivido in pieno quello che dici, però permettimi una battuta: se è vero che non si è mai visto un congresso in cui il 48% del partito è stato escluso dalla segreteria (per scelta propria tra l’altro), avevamo gia’ visto un congresso in cui al 41% del partito (le “minoranze di Venezia) proprio in sede di congresso era stata indicata la porta, e per anni abbiamo visto una gestione del partito oligarchica (che ha portato dove ha portato).
Dico questo perchè di errori ce ne sono stati nella storia della sinistra e scommetto che non finiranno dopo le elezioni, ma vedo in una buona parte della sinistra “radicale” (sia dentro Rifondazione, ma lasciamelo dire soprattutto fuori) la sindrome della prima donna, cioè compagni che pur di ritagliarsi qualche spazio sono disposti a tutto.
Comunque vista la situazione attuale, spero che il candidato comune possa uscire anche nel Lazio, visto che con la Bonino abbiamo ben poco da spartire.
Un saluto
Davide,
l’errore compiuto a Venezia da Bertinotti non è stato quello di indicare la porta, ma quello di non sfondarla. A Venezia si sono scontrate due CULTURE, chiaro? Il punto è che si è cercata un’unità che non aveva fondamento, perchè le due opzioni culturali permanevano nella loro incompatibilità, a prescindere dalla questione del governo: ti ricordi Pegolo a Venezia che si scagliava contro le “derive anarcoidi” del partito, neanche fossimo a Barcellona nel 1936? Bene: come mai Grassi è stato candidato alle elezioni del 2006? Perchè le liste dovevano essere composte proporzionalmente agli esiti congressuali? Non lo so. Fatto sta che quando due visioni antitetiche cercano una sintesi, quello che capita è SEMPRE la rottura, presto o tardi. Ti ricordo che la c.d. “sinistra radicale” ha perso in 3 anni 3 milioni di voti, un milione all’anno. Ecco, cerchiamo di indagare le ragioni vere di questo allontanamento, senza appigliarci sempre alla questione del “governo prodi”. Secondo me è questione di credibilità…se si scrive “nessun accordo organico col PD” e poi si finisce come in Toscana, questo non gioca a favore
Grassi è stato candidato alle elezioni del 2006 perchè tutti o quasi tutti i leaders di Rifondazione furono candidati, come lo stesso Cannavò, Turigliatto e in un primo momento anche Ferrando.
Dal 1948 in poi in parlamento ci sono sempre stati parlamentari comunisti. Perchè Grassi avrebbe dovuto non candidarsi?
Riguardo agli accordi, l’ultimo congresso di Chianciano ha ribadito che il Prc, in presenza di simili rapporti di forza nella società, ritiene impraticabili accordi di governo con il Pd a livello nazionale. Ma il congresso di Chianciano non ha detto che il partito avrebbe rotto con il Pd ad ogni livello istituzionale. Sono gli organismi locali del partito a dover effettuare valutazioni di natura politico programmatica e decidere, certo all’interno di una “cornice” stabilita a livello nazionale. E così è stato fatto. Se proprio non ti piace la scelta effettuata dal Prc in Toscana puoi sempre iscriverti al Prc e provare a far mutare orientamento politico al partito toscano.
Ciao.
Carlo,
non ci capiamo. Se una “linea politica”, come la chiami tu, riduce i consensi anzichè aumentarli, un’analisi seria è quella che mette in discussione quella linea. Ora, da Chianciano in poi, i consensi al PRC sono DIMINUITI, ok? Non sono aumentati, nè sono rimasti stabili. Perchè allora le conclusioni di Chianciano non sono messe in discussione?
L’errore fondamentale di Bertinotti, RIPETO, è stato esattamente quello di voler, come diceva lui, “tenere insieme l’acqua con l’olio”. Da una parte si è indicata la porta, ma dall’altra non si è fatto nulla per aprirla, quella porta. Allora, se a parole si dice di voler fare la “critica del potere” e nei fatti si consente ai “funzionari di partito” di dettare la linea addirittura candidandoli in parlamento solo perchè portano qualche manciata di voti fisiologici, evidentemente non solo la struttura rimane in piedi, ma si dota di una narrazione contraddittoria.
Il problema con una narrazione contraddittoria è che se ne possono appropriare soltanto gli addetti ai lavori, ovvero i teorici che dicono “A e A negato sono due facce della stessa medaglia, quindi va bene”. Quando si tiene in conto la dimensione della rappresentanza, però, si deve parlare di consenso. E il consenso non si costruisce sulle contraddittorietà. La teoria si fonda su contraddizioni, non il consenso
Se tu dichiari ufficialmente che non farai nessun accordo organico col PD poi proponi un “patto costituzionale” che coinvolga le opposizioni, fai percepire al tuo potenziale elettore una confusione assoluta. Ma come? Prima il PD è il problema, poi diventa un interlocutore? A che gioco stanno giocando questi “comunisti”? Vogliono eleggere qualcuno? Che lo dicessero chiaramente
caro Mirco per capire i 3 milioni di voti persi in 3 anni il primo passo da fare sarebbe quello di capire dove si sono persi.
Io posso parlarti della mia realtà (hinterland milanese): in tempi non sospetti (campagna elettorale delle amministrative 2007) avevo segnalato al direttivo regionale lombardo (di cui ero componente) che nei volantinaggi svolti nei quartieri popolari il clima nei nostri confronti era pessimo e le motivazioni non erano quelle indicate dai nostri dirigenti (delusione per l’allora governo prodi) ma ben altre (accusa di aver abbandonato il nostro popolo alla guerra tra poveri – immigrati e non- peggioramento del cosidetto stato sociale, incapacità di incanalare lo scontento in termini di lotta di classe, il tutto condito con la raccomandazione di NON far cadere il governo Prodi per non aprire le porte a berlusconi).
Dopo poche settimane si apriirono le urne e, purtroppo, le mie sensazioni trovarono conferme (nella mia cittadina come PRC mantenemmo il seggio nel quartiere centrale e perdemmo ben 5 dei 6 seggi che avevamo nei quartieri periferici!!! oltretutto con un evidente passaggio diretto di voti alla Lega)
Purtroppo non capimmo la lezione e proseguimmo sulla stessa strada.
Oggi devo ammettere che il mio nuovo movimento (SEL) è ancora più sbilanciato sui quartieri borghesi (il primo collegio alle provinciali di milano fu quello di Milano/Duomo!) e questa è la principale delle ragioni che mi spingono ad una profonda autocritica.
angelo
Di nuovo ciao Mirco.
Penso che tu confonda i piani di discussione.
Che il Prc dica che non vi è la possibilità di un accordo organico di governo con il Pd non è in contraddizione con l’affermazione secondo la quale il Prc è favorevole ad un accordo di governo che si ponga di archiviare una volta per tutte il berlusconismo in Italia, abbattere il bipolarismo e reintrodurre un sistema elettorale proporzionale. Se il Pd dovesse proporre una buona legge contro la precarietà il Prc sarebbe scemo se rifiutasse quella proposta solo perchè viene avanzata dal Pd. L’accordo di cui ha parlato Ferrero viene ipotizzato solo per raggiungere obiettvi circoscritti ma ben precisi, nient’altro.
condivido la tua analisi politica lucida e realista, pur preoccupato dal fallimento (difficile però da ammettere) del progetto Sinistra e Libertà che porterà purtroppo all’ovile una nutrita schiera di opportunisti fuoriusciti dal PRC tempo fa… al nostro interno però caro Claudio le cose non mi paiono (almeno guardando alla Campania) interessanti e innovative… dopo la difficile elezione del comp. Nappo alla segr.regionale abbiamo un partito fermo al palo, ingessato nella subalternità a Bassolino e dalla incapacità di fare un passo in avanti…(attendendo le mosse interne ad una diaspora nel PD?) partendo semmai dalla questione Fiat Auto per il quale sinceramente mi sarei atteso un impegno forte da parte del partito, non solo campano, di cui non ho notizia … gli eletti in regione e provincia operano quasi esclusivamente in regime privatistico senza che filtri alcuna informazione alla base ed in periferia e ben consapevoli che a curare il solo orticello di casa si rischia un ulteriore e mortale tracollo per il PRC… cosa dire resto in atteso di un sussulto…
da quello che sento le condizioni del partito in campania sono tragiche
Caro Claudio….quanto hai ragione….
pero’ piangere sempre sul latte versato….forza e coraggio se la sinistra non restera’…un passaggio…
gente brava ce ne sta’,bisogna farla emergere…
un saluto da atene
angelo saracini
Caro compagno Claudio, sebbene io concordi con la tua analisi delle scissioni ed in particolare del fallimento della SeL, vorrei aggiungere che, secondo me, a ben guardare il declino progressivo del PRC non è la conseguenza della scissioni, bensì di un difetto strutturale di questo partito di cui le scissioni sono solo il mero sintomo. La mia esperienza nel PRC, estremamente attiva e sofferta dal 1999 alla fine del 2008 (bada bene non per seguire La Sinistra), mi ha portato a concludere che in questo partito chi non ha ruoli politici professionali o semiprofessionali o istituzionali o dirigenti consistenti, non ha alcun peso nelle decisioni, né alcun diritto di ascolto vero; di fatto in buona sostanza è un partito che, almeno dalla mia esperienza nell’area empolese e fiorentina, quella alla mia portata, non c’è possibilità di militanza attiva, salvo cucinare o servire alle feste, cosa sempre gradevole, ma non decisiva. Questo è un partito che esclude, che non può sfruttare le potenzialità dei semplici militanti, che viceversa allontana, e nel quale chi dirige NON ascolta il corpo del partito, un partito che non sa e non può fare a meno della linfa che viene dalle istituzioni e da queste dipende in modo sempre più subaterno. In un partito esclusivamente di quadri e di elettori in calo la frustrazione è enorme e prima o poi scoppia. Le scissioni come le risse interne, le scissioni ricorrenti tra le diverse componenti interne sono conseguenza di strategie relazionali del tutto inadeguate ad una organizzazione che aspiri a divenire partito politico.
Analizzare oggi a distanza di tempo in modo spassionato la drammatica vicenda della scissione tra Essere Comunisti e L’Ernesto, varrebbe la pena. Su questo punto cruciale, non vedo autocritica seria e per questo sono scettico anche sul progetto di federazione della sinistra.
Saluti cordiali
Tiberio di Empoli
MA NON ERANO ALTRI CHE VOLEVANO MANDAR VIA?
Svolta a sinistra sotto zero, l’inverno del Comitato Politico Regionale Toscano Sandro Pollini (Comitato Politico Regionale Prc)
Sono noti i risultati della consultazione tenuta a Firenze tra gli iscritti di Rifondazione Comunista riguardo alle future alleanze regionali. E’ noto che da diverse federazioni continuano a giungere documenti estremamente critici riguardo alle possibilità di un accordo con il Pd toscano.
Non può essere considerato casuale, né derubricato come un particolare organizzativo, il fatto che mercoledì 16 mattina sia stato convocato via sms in fretta e furia un Comitato Politico Regionale per domenica 20. Il tentativo era evidentemente quello di ostentare i numeri dei favorevoli all’accordo nel Cpr, per calmare i bollenti spiriti. Un modo per dire: smettete di cercare ogni tipo di canale per esprimere la contrarietà ad un accordo elettorale con il Pd, questo è e questo deve essere.
Molti degli interventi del Cpr si sono infatti distinti per una profonda arroganza. Siamo tornati agli inviti, tanto usuali durante il Governo Prodi, rivolti a tutti i compagni in disaccordo con la linea a “levarsi dai coglioni”. Si tratta di parole testuali del compagno Alessandro Leoni.
A nessun dirigente del nostro partito dovrebbe essere consentito di esprimersi in questo modo nei confronti di qualsiasi iscritto. Ma se dire questo non bastasse – e ci rendiamo conto che evidentemente non è questa la mentalità di parte del nostro gruppo dirigente – potremmo aggiungere qualche altra argomentazione di peso: in primo luogo se avessimo seguito tali calorosi consigli durante il Governo Prodi, non ci sarebbe stato congresso di Chianciano e non ci sarebbe più nemmeno il Prc. Non siamo quindi francamente ben disposti a prendere lezioni su chi ha diritto di cittadinanza nel nostro partito. In secondo luogo, gli stessi compagni che si augurano che centinaia di tesserati “si levino dai coglioni”, sono poi gli stessi pronti a fare ogni tipodi polemica sul calo del tesseramento.
Infine – e questo lo diciamo ai compagni che delusi da tale comportamento potrebbero seriamente pensare di lasciare la tessera – finchè ci sarà un Leoni che vi invita a levarvi dai coglioni, avrete la dimostrazione che è necessario fare l’esatto contrario.
Il segretario del Prc di Firenze Malpezzi è intervenuto squalificando la consultazione che si è tenuta a Firenze. Ha detto che alcuni attivi sarebbero stati spostati di data per impedire alla segreteria di partecipare. Esiste una mail ufficiale della segreteria di Firenze che stabilisce il calendario della consultazione. Quel calendario è stato rispettato nei minimi dettagli. E’ facile quindi dimostrare il contrario. E chi avrebbe avuto poi il potere di spostare simili attivi? Il compagno ha di fatto accusato chi è contrario all’accordo con il Pd di aver portato a votare i malati di “Alzheimer”.
Diciamo che ci dispiace francamente dover riportare le parole altrui, ma la segreteria di Firenze è libera di smentirci con una dichiarazione scritta in cui si degna di dirci che valutazioni dà della consultazione, se la considera politicamente rilevante o meno.
Infine, arriviamo alla sostanza politica. Innanzitutto è stata approvata la decisione di votare a favore del bilancio della Regione Toscana, dietro alla richiesta di allargamento degli ammortizzatori sociali. Di per sé non siamo contrari all’estensione degli ammortizzatori sociali, ma dovremmo prendere atto che questa è già oggi la linea del Pd, del governatore della Banca d’Italia e della destra stessa. “Dopo le regionali, indennità per tutti” non è il proclama rivoluzionario del futuro Governatore toscano del Pd, ma del ministro della destra Sacconi.
E’ stato poi chiesto il mandato (senza neanche una piattaforma precisa) per iniziare un confronto con il Pd, dando una valutazione positiva della nostra azione in giunta. L’accusa che viene mossa a chi è contrario all’accordo con il Pd è quella di “avere una visione preconcetta”. In verità siamo disponibili ad entrare nel merito di ogni singolo provvedimento regionale degli ultimi due anni. Fondo anticrisi, piano e legge sulla casa, fondo sulla non autosufficienza, rigassificatore, inceneritori, ecotassa, legge elettorale regionale ecc.: non esiste uno solo di questi provvedimenti su cui non siamo entrati e non potremmo entrare per spiegare come si tratti di provvedimenti perfettamente in continuità con la linea politica del Pd e in alcuni casi perfino del centrodestra.
Infine, dopo aver dato lezioni di “democrazia interna” per tutto il dibattito, la maggioranza del Cpr ha voluto dare anche una dimostrazione pratica. Al momento del voto è stata annunciata la mancanza del numero legale. Un fatto perfettamente prevedibile date le condizioni metereologiche e lo scarso preavviso con cui è stata convocata la riunione.Con tanto di proteste del presidente del Collegio regionale di garanzia, è stata inventata sul momento una regola secondo la quale “questo Cpr, essendo una continuazione di quello precedente, non ha bisogno di numero legale!”……Una falsità da ogni punto di vista.
Primo: solo le riunioni in seconda convocazione non hanno bisogno del numero legale. In questo caso è necessario che siano date sin dall’inizio due date di convocazione, di cui la prima deve andare a vuoto. Non è necessario essere marxisti per saperlo, basta aver vissuto in un condominio. In secondo luogo, questo Cpr aveva un ordine del giorno diverso da quello precedente ed era quindi una riunione a sé stante.
La riunione si è così conclusa con 4 voti contrari, tra cui quello del sottoscritto, e 42 favorevoli a procedere con le trattative per un accordo con il Pd. Fine della storia? No, solo un altro capitolo della necessità di conquistare un futuro diverso per Rifondazione Comunista.
Un partito che non appartiene ad alcuni dirigenti, ma a tutti coloro che sentono l’esigenza di un’alternativa politica comunista a Pd e centrodestra.
Non conosco la situazione toscana, ma dal tono del messaggio mi sarei aspettato un risultato più controverso al Cpr. E invece il voto in Cpr finisce 42 a 4.
Come si spiega? Forse il 90% del Cpr è formato da burocrati traditori della volontà degli iscritti? O forse quei 4 che sollevano il putiferio sono trotskisti?
E soprattutto, che c’entra questo argomento con il tema di cui stavamo discutendo?
Non sai forse che il CPR toscano è formato da oltre 120 compagni come vedi mancava il numero legale essendo stato convocato tre giorni prima con SMS!! chiaro?
e comunque non era Bertinotti come ricorda spesso Grassi che indicava la porta a chi dissentiva? adesso cambiati i personaggi si confermano vecchi metodi? ah Leoni è dell’area essere comunisti maggioranza a tutti gli effetti
Riterrei un po’ una forzatura dire che i 76 che erano assenti erano tutti contro l’accordo…. il fatto è che non facciamo politica, e forse questo è il motivo perché dirigenti regionali del partito non ritengono utile partecipare alle riunioni. La polemica sull’accordo o no è solo un sintomo di tutto ciò. Siamo alle corde, a rischio (serio) sopravvivenza, prendiamo botte da tutti, con l’Idv che ci sta strappando i voti residui come un leone affamato fa con la carne di una gazzella, in una temperie politica e culturale talmente lugubre da non avere precedenti. E ancora ci avvitiamo su un dibattito tutto interno, tutto attorno al nostro ombelico. Stiamo a discutere di che colore vogliamo la moquette mentre la casa è in fiamme. Stiamo a discutere di un cpr convocato per sms DA UN MESE (!!!), in una situazione in cui sarebbe meglio che i compagni, invece di stare ore davanti al computer a mandare lunghissime mail polemichhe (me ne arrivano diverse), uscissero di casa a far vedere che i comunisti ci sono, che raccolgono le firme sulla proposta di legge regionale sul lavoro, che sono al fianco dei lavoratori in lotta. Altrimenti perché mai un lavoratore (al quale forse il fatto accordo sì accordo no interessa anche il giusto, ve lo posso garantire…) dovrebbe votarci? Perché perdiamo tempo in uggiosissime polemiche interne che non interessano a nessuno?
Bravo Roberto, sono d’accordo con te.
da quanto vedo la situazione peggiore per il partito è proprio in quelle regioni dove abbiamo il potere da anni. Rompere con il PD penso sia un dovere in questo momento. In puglia lo stiamo facendo, ed è un piacere immenso buttare merda su d’alema, l’alter ego di berlusconi
E’questo quello che avevo cercato di spiegare anche sul blog di Ferrero.Lui dice che la regione toscana ha fatto talmente bene da non mettere nemmeno in discussione l’accordo con il pd.Chissà come mai ora nella ex regione rossa,ex roccaforte comunista,rc è ridotta al lumicino.Non ci lega più niente al pd toscano e invece si perseguono politiche di alleanze che la base,nei circoli in maggioranza non vuole.Più che “in basso a sinistra” vediamo in alto al centro e oltretutto è un comportamento autodistruttivo che ci allontana sempre di più dalla nostra gente.
Caro Claudio,
ho letto il tuo articolo sulla federazione sull’incontro, doveroso, con sinistra e libertà, per l’oggi e peri il domani, ovvero sia per la imminente campagna elettorale impellente che per future alleanze sia in campo nazionale che locale.
Per quanto riguarda la Federazione rimango ancora una volta stupito da comportamento che appare miope e non comprensivo delle passate esperienze della sinistra arcobaleno di bertinocchiana memoria, infatti il percorso intrapreso per la costruzione della federazione è speculare al modello bertinocchiano, si parte dall’alto senza coinvoilgere i territori.
Quante assemblee di circolo si sono fatte per discutere il progetto, se sono come nella provincia di Latina (4 su 13 circoli effettuate dal sottoscritto e sfiduciato per questo con argomentazioni ridicole e strumentali dai talebani presenti tra di noi) allora stiamo bene, quali risultati si sono avuti come si sono pronunciati sullo statuto, quali componenti sono state coinvolte, etc.
Oggi sei il massimo responsabile del PRC per questo progetto, e se i talebani che sono tra di noi che hanno rallentato il percorso, insieme ad altri talebani, non vengono messi in condizione di non nuocere e se non si intraprende un percorso che parta dal basso, I CIRCOLI, debbono essere investiti sia per verificarne l’esistenza, sia per avere il polso della situazione sulle alleanze e sui percorsi perchè se così non si procede siamo destinati agli stessi risultati della sinistra arcobaleno.
Non abbiamo tempi, capacità e risorse per fronteggiare una offensiva delle altre forze ma possiamo TUTTI se siamo seriamente intenzionati a far procedere la Federazione indire ASSEMBLEE dei circoli congiunte dove è possibile con le altre componenti della Federazione, indire assemblee provinciali e regionali dove si rilevano dubbi, resistenze, proposte e se c’è la volontà nel giro di un mese è possibile dar vita ad una organizzazione vera e politicamnte credibile.
Infine una domanda ma se la maggioranza dei Circoli dovessero dire che non sono interessati o interessati ad progetto diverso come andiamo alle elezioni?
Roberto Iacovacci
Caro Roberto,
sono convinto che la gran parte degli iscritti dei Rifondazione e, più in generale, il popolo della sinistra, veda di buon occhio il processo di unità che sta alla base della Federazione della Sinistra.
Cero, ci sono delle resistenze. Dobbiamo batterle pena la marginalità e l’ininfluenza politica!
ciao
Caro Claudio, il tuo articolo è verissimo, e sono in pieno accordo con quello che dici. Mi sto domandando: ” Ci stiamo rendendo conto che con queste battaglie intestine abbiamo regalato il diritto di governare l’Italia alla Destra?” Prima “lui” non voleva Rifondazione nel P.D. adesso “lui” non vuole Di Pietro dal P.D. domani sicuramente “lui” vorrà che si tolga il partito che si unirà al P.D. ma cosi facendo e dando ascolto alle richieste della Destra abbiamo indebolito la coalizione di Centro Sinistra. La sua tattica è quella di far rimanere il P.D. senza alleati così da poter avere la maggioranza in tutto e per tutto, così da poter Governare senza alcuna Opposizione degna di questo nome. Qualcuno diceva che la Sinistra Unita era una Forza. Io sono stato sempre “Uomo di Sinistra” e queste situazioni che ormai da diversi anni stanno scuotendo il nostro partito mi stanno veramente stufando. Mario Antonio Grassi
Caro Antonio,
è difficile, ma dobbiamo tenere duro!
Guarda in America Latina, per decenni brutali dittature, oggi vi è un grande risveglio della sinistra e delle forze antimperialiste!
Caro Claudio,
sono quasi in piena sintonia con te, e la parte che a me sembra centrale del tuo scritto: “Cosa aspettiamo, in un Paese dove le destre hanno conquistato non soltanto il Governo (magari fosse solo quello!) ma soprattutto l’egemonia culturale tra gli strati popolari, ad unire le forze?”, sarà ulteriormente cassata se non capiremo che solo con l’unità della sinistra, e con le alleanze (anche con il diavolo pur di battere questa destra e salvare la nostra Costituzione) se ne potrà uscire e riguadagnare la fiducia da parte del nostro ex elettorato e la nostra visibilità (senza visibilità siamo destinati a scomparire).
Tanto per capirci meglio t’invio anche quanto ho postato sul blog della Serracchiani: “..Queste sono le occasioni in cui si dovrebbe prendere la palla al balzo. Pertanto dire SI alla Bonino senza nessun distinguo e al di là delle primarie. Anzi, si dovrebbe ringraziare i radicali per la loro scelta così tempestiva. Conosco i veti incrociati, ma la situazione politica in cui viviamo è sotto gli occhi di tutti, e se ci teniamo davvero alla nostra Costituzione, l’avversario da battere è la destra.
Purtroppo, conosco bene anche la vocazione della sinistra al suicidio………….Ma anche il centro (leggi Veltroni) non ha scherzato.”.
fabio fontanot uno di Rifondazione Comunista
Purtroppo caro Claudio, ci sono troppi compagni che invece di fare politica preferiscono le masturbazioni mentali, ed in parecchi casi i propri miserevoli interessi personali. A costoro interessa poco che dopo aver consegnato la capitale alla destra si consegni anche la regione e le regioni.
Fraterni saluti e buon lavoro da un compagno di provata fede (come si diceva una volta)
fabio fontanot
Grazie Fabio!
D’accordo con te; battere le destre!
Cerchiamo, però, anche di evitare quello che avvenuto con Prodi ben 2 volte e cioè che una volta al governo si deludono le aspettative della nostra gente! Ciao
Confermi che anche la Federazione è in crisi ma scusa per giustificare una diversa collocazione di un eventuale componente della Federazione dichiari che non è una caserma! ma certo ma neppure un treno in cui si scende e si sale a piacimento è proprio il limite della federazione appunto che alla fine non ti vincola a stare assieme, perchè una volta può essere un canditato e una coalizione,con cui allearsi, una volta magari il congresso di qualche sindacato, una volta uno sciopero, una manifestazione, ognuno può essere libero di far come vuole.
Ma che unità è scusa?
Io mi sono un pò allontanto per un pò di tempo dalla politica
ma ritengo che questa questione della sinistra italiana vada
affrontata con la massima serietà e impegno politico, dato che
il momento che attracìversiamo è molto grigio e denso di nubi
e quindi penso che la sinistra deve recuperare il terreno perso
alle politiche scorse .Qui difatti il governo è in mano alla destra
che stà rovinado questa bella penisola in tutti i modi e stà in-
staurando un brutto clima di odio e razzismo.Saluti da : Corrado Biscaglia
Claudio,
ho letto il tuo articolo ma non condivido troppe cose. Il partito si è spaccato perchè nessuno ci si riconosceva più. Io non mi riconoscevo in quel partito salottiero e remissivo che tanti interpretavano. Volevo sentirmi rappresentato da persone che difendessero questa ideologia, che difendessero la verità, che protestassero (come io e tantissimi abbiamo fatto in tutte le dimostrazioni) per quanto è accaduto. Abbiamo avuto invece rappresentanti compiacenti, ridanciani onnipresenti e insensibili. NON VOGLIO PIU’ dirigenti che decidono al mio posto, che parlino più di se stessi che del progetto del partito. I nostri dirigenti hanno permesso che dire “comunista” fosse un’offesa.
A volte ho pensato che i dirigenti del PRC dessero talmente per scontato che tutti sapessero cosa vuol dire comunismo che ritenessero inutile ripeterlo e sottolinearlo.
Vorrei che si ricominciasse col dare un vero senso alle parole, vorrei che si ricominciasse a definire le fondamenta di questo Pensiero. Vorrei ripartire dalle definizioni di ricchezza, libertà, onestà, democrazia ecc. Vorrei che fosse ripassata la storia recente e rimarcate le ragioni delle scelte fatte. Vorrei che fosse distribuito e riletto il discorso di Terracini nel presentare la ns Costituzione, che fosse chiaro che l’Italia è un paese semilibero e che si divulgassero i documenti più significativi come il Trattato di Pace (abilmente trascurato e nascosto in tutte le scuole).
Credo che è da questo che bisognerebbe ripartire.
Caro Valter,
d’accordo! Le delusioni sono state tante! Ma che si fa? Ci si mette da parte e si guarda cosa succede? Non possiamo permettercelo. Sono sicuro che continuerai con noi questa battaglia.
Francamente mi pare demenziale questa ossessione contraria a IDV. Si, conosco la tiritera: Di Pietro ha votato contro la comm. di inchiesta su Genova, è favorevole all’alta velocità etc invece Mastella con il quale Rif. era alleata no? E l’UDC con la quale vuole allearsi no? Agazio Loiero, Bassolino e Penati con i quali disgustosamente Rif. è o è stata alleata avrebbero fatto diversamente? IDV e il network costituito da Il fatto quotidiano, Grillo, Travaglio e travagliani, Micromega etc. hanno posizioni più avanzate o meno di UDC, Loiero, Bassolino in ordine a scuola pubblica, laicità stato, difesa costituzione, difesa lavoratori etc…? Da solo IDV raccoglie l’8% dell’elettorato ed è un elettorato di protesta, fortemente antiberlusconiano: non è una follia pura ignorarlo o, peggio, attaccarlo? almeno tatticamente ritengo non ci siano alternative, soprattutto ora che tra PD e IDV la tensione è notevole. Che Rif. non penetri in questo interstizio dimostra l’assoluta incapacità dei suoi fallimentari dirigenti che si perdono dietro a federazioni di sinistra tra soggetti già defunti. Aggiungiamo che il carisma di Ferrero è simile a quello di un paracarro e il gioco è fatto.
Caro Roberto,
tralascio un commento sul modo con cui ti rapporti a Rifondazione perché non ne vale la pena.
Mi limito a dirti che con Idv da tempo, su alcune questioni, abbiamo una collaborazione proficua. Abbiamo raccolto assieme le firme contro il Lodo Alfano e presto raccoglieremo le firme per altri importanti referendum. Abbiamo partecipato e sostenuto, assieme, la manifestazione No B Day del 5 dicembre scorso.
Ciò non toglie che non ci siano delle differenze e che su quelle si sviluppi anche una nostra critica.
Ti faccio un esempio: in Europa l’Idv è parte dei Liberli del parlamento europeo e ha votato tutta la legislazione che ha prodotto precarizzazione nel lavoro. C’è o no una contraddizione tra questo comportamento e la partecipazione alle manifestazioni della fiom?
Vorrei intanto augurare un laico buon anno a tutti i compagni, e discutere di Politica. Sono di SeL, convintamente, come direbbe A.Albanese, senza che questo pregiudichi la mia voglia di discutere con i compagni di Prc e della Federazione, anzi, con la stessa convinzione della mia militanza affermo di essere liberamente comunista. Ma non è questo il punto:condivido, in parte quello che sostiene Grassi, dissento su altro, e sono pronto a ragionare su altro ancora.
Possiamo dire che quello che sta accadendo in questi giorni pone a noi tutti un ripensamento fondamentale. Il pd ha subito una emorragia al suo centro, non ancora quantificabile, ma certa e costante. La risposta che il suo gruppo dirigente individua è quella di mettere una toppa con una svolta neocentrista,Casini detta l’agenda politica di quel partito, sarà interessante capire quanto di “ds” sostenga quella scelta. Il dato è che a sinistra si libera ulteriore spazio. Ma torniamo a qualche mese fa: il congresso dei verdi provoca anch’esso una scissione, il psi si scinde anch’esso,in entrambi i casi le parti scisse sono a pieno titolo tutte dentro un discorso a sinistra. Ovvero si amplia quello che abbiamo sempre definito la creazione di una massa critica, ancora numericamente esile, ma strutturata e presente.
Sel di questo piccolo fermento si fa interprete, quanto Prc è disposta anch’essa ad interpretare?
In un anno abbiamo assistito a comportamenti pietosi tra noi:rancori, cattiverie, censure. Non mi interessa sapere chi e come, posso sostenere che nelle dialettiche estreme si possa anche arrivare a taluni comportamenti. Ma è innegabile che ,laddove esistono gruppi istituzionali il lavoro svolto in comune è significativo e importante, sereno e serio. Come anche la presenza in piazza, mi riferisco ai movimenti per l’acqua pubblica, SeL e Prc, condividono lo stesso atteggiamento politico. Come , per amore di verità verso tutti i militanti, dobbiamo dire che in molte importanti regioni, il lavoro di costruzione di liste uniche e unitarie , è avanzato.
Il progetto di SeL, se me lo permetti, è appena iniziato. In un anno abbiamo provato a mettere intorno ad un processo diversi attori. Mancavano le coordinate, gli assi strategici,le visioni di fondo, la Politica per capirci, cosa che è avvenuta il 19/20 scorso a Roma, in una affollatissima due giorni(1225 delegati, e su questi numeri non si può dire che sia tutto ceto politico). L’analisi che tu fai è ancora tutta dentro dinamiche congressuali, dopo c’è stato altro, c’è stata l’assunzione che bisogna procedere per tentativi, per approssimazioni. Vedi Claudio, anche tutta l’epica del nostro presunto anticomunismo o della nostra irrefrenabile voglia di passare tutti noi armi e bagagli dentro il pd, è stata smentita. C’è stata la consapevolezza che da solo, il Prc, non fosse più sufficiente a sostenere quella che è diventata nella pratica e nei fatti dittatura , e che per ricostruire un campo di sinistra fosse necessario un coinvolgimento di forze più ampio. Ti porto un esempio,non per banalizzare, ma per amore di chiarezza:una libreria,mettiamo specializzata in libri sulla subacquea, avrà un bacino d’utenza dal perimetro quasi illimitato, ma povero di densità data la sua estrema specializzazione. Ognuno dunque, per quanto gli compete e secondo le sue possibilità, stà tentando di ricreare coscienza critica in Italia, condizione preliminare all’affermarsi, di nuovo, di punti di vista di sinistra e anche comunisti.
Che ci piaccia o no questa legge elettorale ci impone di dilatarci,a volte anche a dismisura, per garantire la giusta rappresentanza. Ma ti posso garantire che quale sarà l’esito elettorale, che mi auguro ci veda in ripresa entrambi, SeL continuerà ostinatamente nella ricostruzione di un campo ampio di sinistra che sia egemonia e classe dirigente.
Le occasioni di lavoro comune le pratichiamo ogni giorno, e la situazione politica nazionale ci vedrà sempre più in contatto.
Ora ci tocca ridare primato alla politica e sostenere senza se e senza ma la dignità di quella moltitudine che sono i precari,i lavoratori, e tutti quelli che questo sistema drogato prova ogni giorno a mettere ai margini della società.
Mi scuso della lunghezza e saluto tutti con affetto
Grazie Vincenzo per il contributo.
Lungi da me non valutare l’importanza di tutto quanto si fa a sinistra.
Nel mio ragionamento ho cercato di mettere in evidenza come il progetto messo in campo da Sinistra e Libertà abbia incontrato contraddizioni che, dal mio punto di vista, erano largamente prevedibili.
Quando tu dai vita ad un soggetto che ha tre riferimenti diversi al parlamento europeo (verdi, pse, gue), mi sembra chiaro che andrai incontro a passaggi che lo divideranno. E cosi è stato, prima con i verdi poi coi socialisti.
Inoltre la valutazione sul Pd non ha funzionato: Sel ha teorizzato che una vittoria di bersani avrebbe svoltato a sinistra e invece, il caso pugliese è emblematico, ciò non è avvenuto.
Più che un progetto in crisi direi un progetto fallito, ecco cosa accade a fidarsi dei moderati… prima li hanno incoraggiati nella scissione, poi li hanno scaricati senza ritegno (in puglia), ed oggi, chi si ritrova Vendola come alleato più sicuro? Il tanto bistrattato partito della rifondazione comunista! Il partito in cui i militanti avrebbero,a dire di Vendola, “il torcicollo”, mentre in verità,Rifondazione Comunista,è semplicemente più “alta”…e per questo, riuscivamo a guardare lontano…diciamo un po più degli altri…
Spero che Vendola,da buon credente,rispolveri il concetto di pentimento, non come pentimento dal peccato,ma come capacità di ammettere i propri errori. E si spera, di porvi rimedio!
Perfettamente d’accordo con te.
Personalmente, da iscritto, con convinzione, a Rifondazione, avrei ritenuto opportuno un ragionamento più complesso e ponderato sulla scissione dei compagni del Pdci che non si può certo liquidare come “fallimentare”.
In tanti, ancora oggi, fra il nostro popolo ci chiedono il perché delle scelte del ’98…
Hai ragione. Non mi sono addentrato nelle motivazioni che certamente non sono da mettere tutte sullo stesso piano.
Volevo semplicemente dire, e questo mi sembra difficilmente contestabile, che si poteva rimanere nel prc pur non condividendo la scelta che la maggioranza, in quel momento stava assumendo. E questo sarebbe stato meglio per tutti!
Cari compagni,carissimo Claudio,
il nuovo anno si apre con il precipitare delle scelte politiche intraprese dai compagni che, insieme a Vendola a Chianciano, sostennero la necessità di un cammino fuori da un Partito che,secondo il loro giudizio, faceva dell’identitarismo e della nostalgia il proprio orizzonte.Negli anni precedenti soprattutto a cura di Bertinotti, si era sviluppata una critica modernista al comunismo, ci ricordiamo tutti il riferimento di Fausto a Bad Goedsberg ( sulla grafia non sono certo, il tedesco mi manca completamente ), al movimento dei movimenti, come pure ad una lettura affrettata della Luxemburg; ecco credo che i compagni che hanno intrapreso quel percorso fossero già nell’alveo di una sorta di revisionismo culturale del comunismo, magari inconsapevolmente, i dirigenti sicuramente meno (alfonso gianni è stato in passato molto preciso nel definire culturalmente la propria posizione); revisionismo non colto e quindi non osteggiato da parte di Tutto il Partito, tanto è vero che si è lungamente sottovalutata la formazione teorica, l’analisi marxista della società.
Siamo andati alla costruzione di un nuovo gruppo dirigente amalgamando individualità, anche notevoli, va riconosciuto,ma estremamente disomogeneo nella formazione politica, culturale, meno su quella sociale perchè mi pare quasi tutto proveniente dai ceti medi (una volta si chiamavano borghesi).
Altre volte ho richiesto di riprendere un lavoro sulla formazione teorica perchè ne sento forte la necessità, come forte sento il dover confrontare l’analisi con la materialità reale, sempre come si diceva una volta dialettica materialista.Voglio qui ringraziare pubblicamente il Compagno alberto burgio per il suo continuo lavoro teorico mi è veramente prezioso e suggerirei un Blog da lui curato per dare ai compagni la possibilità di interloquire.
Vedete compagni, se l’argomento del confronto politico a sinistra risiede nel come si affrontano le elezioni regionali, ogni posizione esistente nel Partito troverà validi esegeti con dovizia di argomentazioni con il risultato della confusione delle ultime amministrative dove abbiamo coperto tutto il panorama delle possibilità.
Ho già sostenuto in una diversa occasione che il nostro vizio originale fu quello di voler rifondare il comunismo, versione bertinottiana, mentre invece avremmo dovuto lavorare a rifondare il Partito del Comunismo; non l’orizzonte ma il mzzo per raggiungerlo.
Ecco credo che questo sia il senso delle nostre attuali necessità andare ad un forte lavoro di formazione politica e culturale, le elezioni sono strumenti di questo lavoro, servono per diffondere la conoscenza degli obiettivi che ci prefiggiamo, non possono e non devono generare confusione negli elettori, devono fornirci visibilità, non personale ma al nostro lavoro, il fine non potrà mai essere quello di conquistare briciole avanzate di potere, tantomeno l’occasione per solleticare la vanità di qualche dirigente.
Con l’occasione un fraterno Augurio a tutti per un 2010 di serenità e prosperità
Angelo
Caro Angelo,
sono completamente d’accordo!
Ti ringrazio tanto per gli auguri e te li contraccambio molto affettuosamente.
Spero tanto che tu stia bene.
ciao
“Il fallimento è totale, in tutte le sue varianti: sia di chi si è separato in nome dell’unità e del moderatismo (Comunisti unitari, Pdci, Sinistra e Libertà), sia di chi si è separato in nome della radicalità (Pdac, Pcl, Sinistra Critica).”
Ma davvero signor Grassi? Ed allora per quale motivo è nella stessa Federazione con il PDCI, lo stesso che almeno per quanto riguarda la politica estera e l’identità dei comunisti le dovrebbe essere sempre stato più vicino di quanto non dovrebbero essere stati i vari Bertinotti, Vendola, Giordano e corti dei miracoli andanti – a meno che le sue non fossero solo parole per tener buoni i suoi militanti.
E se davvero questi progetti sono fallimentari, perchè allearsi con loro?
Davvero sono sempre più esterrefatto dai voli pindarici di Grassi e dei suoi adepti. Che schifo!
Per il semplice fatto che se delle forze politiche hanno sbagliato (e abbiamo sbagliato tanto anche noi), ciò non toglie che successivamente si possono trovare anche punti di accordi… Certo che con questo modo di pensare è invitabile che in Italia abbiamo 10 partiti comunisti e tutti insieme a stento superiamo il 3%.
Purtroppo caro Alessandro il pdci è l’unico finora che ha aderito alla federazione. Credo che se si potessero ricomporre tutte le varie anime scisse dal prc nella federazione, forse almeno un pò di credibilità potremmo riacquistarla e non sarebbe poco. Solo che ancora giochiamo a chi è più o meno rivoluzionario litigandoci le nostre catene…
La cosa avvilente di questo dibattito è l’avvitarsi su alleanze elettorali ignorando le differenze dei progetti di ognuno,puro politicismo alla ricerca di una presenza istituzionale ,un seggio detto volgarmente!Ho premesso che un partito fuori da tutte le istituzioni non può esistere,anche perchè di fatto non sarebbe un partito,comprendo la necessità del”copromesso onorevole”che ti porta a fare alleanze elettorali oltre la via maestra dei comunisti con i comunisti,ma possibile che nessuno alzi lo sguardo oltre la contigenza del momento?
I comunisti vedono il mondo ,la storia,le scelte,gli strumenti finalizzati al superamento del capitalismo ed a costruire una società altra dall’esistente,il loro progetto non è integrabile con quello di chi come G.Migliore non si pone il tema della discriminante anticapitalistica nella sua azione politica.A suo tempo Bertinotti sosteneva i passeri con i passeri,ora il tatticismo esasperato delle alleanze non pregiudichi la possibilità di ricostruire una presenza comunista in Italia,per l’oggi e per il domani,e non è detto che il PRC esaurisca in sè la presenza comunista necessaria!E chiaro che io e tanti altri non voteremo alleanze o liste che nei fatti vanifichino tale possibilità,il compagno Grassi rifletta bene sui limiti del tatticismo elettorale spinto oltre ogni limite
La sinistra, storicamente, ogni volta che ha percorso la strada delle divisioni – incomprensibile per i più, da sempre – ha perso. E soprattutto ha fatto vincere le destre. E tanto più la destra è vincente, non solo nei numeri ma culturalmente, tanto più la sinistra dibatte, si divide, puntualizza, rincorre una sterile purezza ideologica da un lato o assume esiziali atteggiamenti compromissori dall’altro. Finché non si arriva alla tragedia. Allora, forse, ci si ritrova e si capisce che uniti si vince. Senza nulla togliere al dibattito, sempre necessario – sono tempi molto cupi quelli in cui non si può dibattere o dissentire – qualcuno sa spiegarmi perché si deve arrivare alla tragedia di una dittatura e peggio di una guerra mondiale per capire questa semplice verità?
la Federazione della Sinistra è l’unica strada percorribile per ricostruire qualcosa di serio a sinistra.
Caro Claudio hai ragione da vendere. Veramente in pochi fanni i conti con la realtà e la realtà è che se va bene siamo all’1,5%.
Condivido tutto, ma come hai detto tu, ci sono stati 1 anno di insulti (nel vero senso della parola) e recuperare un percorso politico comune (almeno nei territori) è decisamente impossibile.
PS: e’ pensare che i più ostici sono proprio quei compagni del doc.1 che a Venezia erano tutti pappa e ciccia con Bertinotti Giordano e Vendola.
Saluti
A proposito…
Sweet Home Alabama è una delle canzoni più sessiste, razziste e fasciste che esistano nel panorama del rock mondiale. Mi fai il piacere, “compagno” Grassi, di toglierla di mezzo? Grazie, credo a nome di tutti i frequentatori del tuo blog
Mirco ha ragione…..nonostante qsta sia musicalmente una bellissima canzone, da un punto di vista del contenuto, bisogna sapere che è nata come risposta a due canzoni di Neil Young (Alabama e southern man) nelle quali si denunciava il Sud razzista; oltre a rivendicare l’orgoglio sudista (I hope Neil Young will remember A Southern man don’t need him around anyhow) ci sono alcuni passaggi molto discutibili riferiti al watergate; oltre alla bandiera confederata del sud simbolo della band e da molti considerata razzista….insomma direi anch’io che quel video non è opportuno stia lì!!!
Littlewave,
sarai mica “Little Paul” Venturi, uno dei più grandi bluesman italiani? Se sei tu, sei un grande! Se no, sei un grande lo stesso. Basta leggersi il testo di quella canzone, come dici tu, per capire che ci sono dei riferimenti che un “vero comunista” come il “compagno” Grassi dovrebbe criticare invece di annoverare tra i suoi riferimenti musicali, soprattutto vicino ad uno come Fabrizio de Andrè! Mah!. Consiglio: ci sono tanti grandissimi bluesman che vengono da quelle parti lì e che incarnano, anche da morti, uno spirito di rivolta mai sopito. Penso a John Lee Hooker; penso alla mitica Hobo Blues!!!!
Caro Mirco,
non ho tolto la canzone Sweet home Alabama perché musicalmente mi piace molto, così come Free bird.
Sul testo, come sai, la cosa è controversa nel senso che molti ritengono sia una risposta alla canzone di Neil Young oh Alabama che generalizzò l’accusa di razzismo a tutto il sud.
Per il resto certo che John Lee Hooker è un grande bluesmen, così come B.B. King.
Va bene, “compagno” Grassi…continua pure così, della serie “gli italiani non sono tutti razzisti”: vai in qualche sede di RIfondazione a sentire cosa pensano dei rom…WAKE UP!
“Noi crediamo nel nostro progetto che è quello della Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra come tappa concreta verso una unità basata sui contenuti”
Quest’ altra poi. La Federazione della Sinistra ora è diventata una tappa verso un’ unità basata sui contenuti? Ma scusate un attimo, Rifondazione Comunista non restava per l’ oggi e per il domani? Mi pare che la deriva moderata di cui siamo frutto sia un dato incrovertibile, che si legge anche tra le righe di quest’ articolo, ove, a quanto pare, si propone una lista comune con sinistra e libertà, che è composta, lo ricordo, in buona parte da uomini che si rifanno al PSE. Non doveva, la Federazione della Sinistra, presentare proprie liste?
Mah! Si reintroduce l’ assunto indimostrabile secondo cui se siamo tutti uniti (se tutto il personale politico è unito) si vince, allontanandosi dai contenuti, annacquando il progetto della costruzione dell’ alternativa politica e sociale e riproponendo un frontismo contro le destre che è foriero solo di sconfitte.
Ciao Gio,
tu ha scritto: “Ma scusate un attimo, Rifondazione Comunista non restava per l’ oggi e per il domani?”. Ti confermo che la risposta è sì. Il tesseramento al Prc per il 2010 sta partendo in questi giorni. E ancora: “mi pare che la deriva moderata di cui siamo frutto sia un dato incrovertibile, che si legge anche tra le righe di quest’ articolo” deriva moderata? Vai a leggerti il programma elettorale per le elezioni regionali: le proposte del Prc sono piuttosto radicali e sempre a difesa dei lavoratori, della democrazia, dell’ambiente. “a quanto pare, si propone una lista comune con sinistra e libertà, che è composta, lo ricordo, in buona parte da uomini che si rifanno al PSE. Non doveva, la Federazione della Sinistra, presentare proprie liste?” Sì, la federazione della sinistra presenterà proprie liste.
“Si reintroduce l’ assunto indimostrabile secondo cui se siamo tutti uniti (se tutto il personale politico è unito) si vince, allontanandosi dai contenuti…” stop, allontanandosi dai contenuti, ma quando mai? E’ solo sui contenuti che può fondarsi un’alleanza tra forze politiche diverse.
Insomma Gio, se Rifondazione ti sta antipatica dillo in maniera più limpida e meno strumentale.
Ciao.
Grazie Carlo! M’ informi per la mia gioia che la federazione presenterà proprie liste, al contrario di quanto ci ha informati Ferrero, che ieri ha affermato in un’ intervista che proporrà a SeL “un’ alleanza più forte e liste comuni”, così come fa intendere anche in questo post di Claudio.
In questo post, inoltre, si parla della federazione come “tappa concreta verso un’ unità basata sui contenuti”. Tappa, dunque, verso un partito unico in futuro (come vorebbe, per altro, il pdci)? Forse ho interpretato male, ma se la fderazione è configuarata come una tappa, io credo di sì, che s’ intenda che l’ approdo finale sia un partito. Ed io penso che se si ricomincia a parlare dell’ unità a tutti i costi, come panacea dei mali (come non si faceva lo scorso anno), alla fine, per cercare l’ unità, si perdono i contenuti e si annacqua il progetto strategico che presumo sia alla base della federazione, vale a dire la costruzione dell’ alternativa sociale e politica (non istituzionalistica), in contrapposizione con i due pilastri del bipolarismo. Cosa, quest’ ultima, che non è assolutamente nelle volontà di SeL.
Io (e non solo io, ma anche la segreteria del PRC fino a ieri) penso invece, che la federazione deva essere davvero l’ aggregazione in cui, discutendo e ridiscutendo, si mette assieme tutta la sinistra anticapitalista e anti-sistema, anche quella di base, delle associazioni, dei comitati, ecc che ancora vedono il PRC come un partito istituzionalista,del tutto immerso nella politica “ufficiale”, fatta d’ intrallazzi e politicismi, e lontana da loro. vedo, inoltre, un’ attitudine a voler conservare a tutti i costi rendite di posizione e a non volersi mettere in discussione per quel che riguarda il tema che più, negli scorsi anni, ha provocato scissioni, quello del Governo. Ad esempio, in questa fase di transizione, si poteva benissimo convocare regione per regione una consultazione fra i militanti riguardo le proposte dei vari cpr. Invece nulla. Si va avanti come dei treni a cercare le alleanze a tutti i costi, anche laddove gli altri cacciano il PRC. Anche a costo di non rispettare (come sta avvenendo in Campania, ma non solo) le indicazioni sui programmi che conosco benissimo, ma che sono state messe su solo per salvare le apparenze. Non penso di essere granchè strumentale.
Ciao Carlo e Claudio
Di nuovo ciao Gio.
Io concordo con te al 90%. Non possiamo fare politica partendo dalle alleanze elettorali. Partiamo dai contenuti. Io penso che su questi non avremmo alcuna difficoltà a trovare un’intesa.
Se non ho capito male, tu vuoi la rottura totale con il Pd. E’ apparentemente una scelta di sinistra. Se praticassimo questa linea il 28 marzo avremmo tutte e 13 le regioni al voto (o quasi tutte) governate dalla destra.
Sul resto condivido quello che hai detto. Anch’io voglio un partito sano, trasparente, che rinunci ad ogni genere di inciucio e che abbia come obiettivo la tutela dei lavoratori e dei più deboli.
Io, e no solo io, avrei gradito che, essendo stato il problema del Governo quello che ha provocato scissioni ed avendo il PRC dichiarato di voler unire tutta la sinistra anticapitalista per costruire l’ alternativa sociale e politica in questo paese, per questa tornata di regionali, si mettessero ai voti tra gl’ iscritti le proposte dei cpr. Invece tutto sta andando in pasto a dinamiche di corrente e ad istituzionali uscenti plenipotenziari e moderati. Con il risultato che le alleanza NON avverranno nemmeno seguendo le indicazioni sui contenuti dati dai cpn, ma a seconda delle attitudini e delle convenienze dei burocrati locali (su questo ci metto la mano sul fuoco perchè lo sto vedendo con i miei occhi!) e che si sta mettendo seriamente a rischio il progetto strategico della federazione (di una federazione davvero alternativa e non moderata) per questi motivi e per quelli che ti dicevo nel post precedente. Ammenochè per federazione non s’ intenda l’ unità di “ceto politico” fra PRC, PdCI e poco altro o una tappa di avvicinamento verso una siffatta unità.
Caro Gio,
la Federazione si presenterà ovunque e con Sinistra ecolgia e libertà, qualora si determinassero le condizioni,si faranno delle coalizioni dove ognuno si presenterà con la propria lista.
La Federazione da un lato e il rilancio-rafforzamento di Rifondazione comunista dall’altro sono gli obiettivi su cui stiamo lavorando.
Condivido l’analisi che Claudio Grassi fa. Ogni scissione fatta in nome dell’unità o del rafforzamento radicale di alcune posizioni non ha mostrato altro che due fattori costanti nel tempo: la diminuzione delle forze politiche della sinistra e il loro relegamento in un minoritarismo autolesionista e privo di qualunque slancio propositivo fattuale e concretizzabile. I proclami rivoluzionari di Ferrando e del Pdac non li ascolta nessuno, e così accade per una formazione certamente più seria, ma inefficace, come Sinistra critica.
Il percorso della Federazione della Sinistra, al di là delle critiche che gli possono essere mosse, inverte una tendenza e prova a riaggregare senza alcun pregiudizio egemonico di sorta di un partito su un altro, tutte le forze che vogliono superare il capitalismo e il patriarcato e può divenire un argine interessante alla deriva centrista di quella che viene ancora definita come forza di sinistra moderata: il PD.
Avanti con la FDS allora, avanti col dialogo con Sinistra Ecologia e Libertà e con tutti quei movimenti e comitati che vogliono, anche su singole tematiche, risvegliare la coscienza sociale. Di questi tempi non è indubbiamente cosa di poco conto.
Caro Grassi perchè la FEDERAZIONE è in salute?
alcune domande sorgono spontanee:
Boccia candidato (ad oggi!) del PD in Puglia ha scritto sul Gazzettino del Mezzogiorno che tra le 10 liste che già lo appoggiano risulta il PdCI, vorrei sapere è già saltata la FEDERAZIONE della SINISTRA?
non dovevamo presentarci uniti ovunque?
addirittura è presente in quelle liste COMUNISTI SINSTRA COMUNISTA cioè la lista di Marco Rizzo addirittura che siglerebbe un accordo con UDC?
mi paiono novelle se fossero confermate!
il completo sbandamento della sinistra e dei comunisti è evidente e purtroppo il fallimento di tante strategie e temo anche quelle nostre come PRC.
Aggiungo che trovo allucinante anche la dichiarazione di Cesare Salvi su Liberazione del 6 gennaio che apre apertamente all’UDC!
avanti con la confusione
sull’ansa il pdci non risulta tra i sostenitori di Boccia, c’è invece “Sinistra popolare” di Rizzo. Il gazzettino del mezzogiorno non esiste, sul web della gazzetta del mezzogiorno c’è solo il dato numerico 10 partiti.
Ciao Luca,
tu chiedi: “Perchè la federazione è in salute?” e citi un paio di esempi, tra cui quello pugliese.
La federazione della sinistra non è una caserma, è un insieme di forze diverse, con una sana e a volte vivace interlocuzione interna. Alla fine, però, una decisione la si prende e se a qualcuno non piace, di certo questo qualcuno non penserà a organizzare una “scissione”, piuttosto tenterà di far adottare alla federazione scelte più consone al proprio volere. I comunisti hanno bisogno di assumere questo atteggiamento costruttivo e dismettere quello che ha condotto a uno scellerato stillicidio verso il quale molti compagni provano una profonda vergogna.
E’ arrivato il momento di porre fine alla ricerca degli aghi nei pagliai e organizzare un fronte ampio contro la precarietà, le privatizzazioni dei servizi pubblici, gli inceneritori, il razzismo e tante altre cose su cui tutti, dico tutti i comunisti ovunque collocati e l’intero popolo della sinistra sono d’accordo. La federazione è la proposta più seria e saggia che sia stata avanzata negli ultimi anni.
La federazione non è Rifondazione, proprio per questo non abbiamo fatto un partito unico… Se il Pdci scegliesse l’accordo con l’Udc sbaglierebbe, ma è una scelta sua (e cmounque non so quanto questa notizia sia fondata).
carissimi,
dev’essere la prima volta che nella storia politica italiana si dice ad un potenziale alleato che il suo progetto politico è fallito. Ma vi rendete conto? Ma a quale livello di schizofrenia siete giunti (senza offesa per gli schizofrenici, ovviamente)? Questo è puro “disordine bipolare” (in tutti i sensi)! Vi spiego come funzionate con un esempio a voi noto: «Caro Nichi, sai che sei un opportunista, un moderato, un venduto, e che il tuo orizzonte politico è quello di un mafioso che per anni si è spacciato per comunista e…PROPRIO PER QUESTO, PERCHÈ NON CI APPARENTIAMO IN PUGLIA?». Secondo me siete completamente privi di argomenti e in preda al panico. State cercando una legittimazione che sempre meno persone sono disposte a concedervi.
Grassi,
avete provocato una scissione a Chianciano che s’è portata dietro metà del partito! Ah, bella tattica, bella strategia. E adesso che ve la vedete veramente brutta, vi alleereste anche col diavolo? Ma andate a fare qualcos’altro, su
Ciao Mirco, ti trovo un poco agitato. Poco fa mi è arrivato un comunicato di Ferrero che dice:
“Nei giorni scorsi avevamo denunciato la confusione e lo slittamento del PD verso un ambito puramente centrista. Su questa base abbiamo promosso incontri con l’Italia dei Valori e con Sinistra Libertà ed ecologia. Ieri sera si è tenuto l’incontro tra Ferrero e Di Pietro mentre stamattina si è tenuto un incontro tra il coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra guidato da Paolo Ferrero e una delegazione di Sinistra Libertà ed ecologia guidata da Nichi Vendola. Nel corso dell’incontro di stamane con Sinistra Libertà ed ecologia – realizzato in un clima molto positivo – abbiamo concordato sulla necessità di un maggior coordinamento tra le forze di opposizione che considerano gravemente sbagliato lo slittamento centrista determinato dal PD in queste settimane e che ha già avuto pesanti effetti negativi sia sul piano programmatico che sul piano dei candidati a presidenti nelle elezioni regionali. A partire da questa prima positiva interlocuzione ci faremo promotori nei prossimi giorni di ulteriori incontri che superino il carattere della bilateralità”.
Umberto,
ma sinceramente credi che questa dichiarazione stia in piedi? Pensi veramente che si possa dire che un progetto politico è fallimentare (da ambo le parti) e poi tentare una sinergia con quello stesso progetto? Siete veramente al punto in cui vale tutto e il suo contrario? Attento che quello è il primo segnale dell’instabilità psichica
Ciao Mirco,
come ben sai Sinistra e libertà si proponeva di mettere insieme in un unico partito quattro pezzi o pezzetti di “sinistra” un tantino disomogenei. Ora due parti su quattro hanno detto che non sono più interessati al progetto. E’ un progetto fallito o no?
Secondo me Sinistra e libertà è un progetto fallito. Tuttavia rimangono parti di essa con i quali la federazione della sinistra, a mio avviso, dovrebbe avviare un’interlocuzione. Non è follia, è un ragionamento razionale e utile per la difesa dei lavoratori e per il rafforzamento della sinistra in Italia la quale, fin quando resterà disgregata come oggi, non conterà mai niente. Se tu non comprendi questo vuol dire che non ti stanno a cuore gli interessi dei lavoratori e delle fasce più deboli della popolazione. Anzi, sembra quasi che tu voglia che la sinistra ed i comunisti restino sempre divisi in decine di inutili organizzazioni, ciascuna impegnata a salvaguardare non si sa bene cosa. Così si difende solo la Confindustria. Per questo trovo intelligente la proposta di far nascere una federazione delle forze comuniste e di sinistra. Di nuovo ciao.
Mirco, secondo me il primo segno dell’instabilità psichica è perdere il significato delle cose.
Le alleanze politiche si fanno necessariamente con forze politiche di cui non si condivide il progetto politico complessivo (altrimenti occorrerebbe parlare di fusione), ma con cui si trovano convergenze specifiche. Qui la convergenza specifica sta nel dare una linea di sinistra ai governi regionali, e contro la deriva centrista del Pd.
SEL è proprio un caso di questo tipo, visto che PRC e FDS non condividono il suo progetto complessivo di essere una forza che sta a sinistra del PD, ma contrapposta ai comunisti e subalterna al PD.
La questione del fallimento di SEL nasce oggettivamente nel momento in cui la sua linea viene totalmente smentita dalle scelte di alleanza del PD, che la costringono ad assumere forzatamente un profilo di autonomia e di alleanza a sinistra. Ovvero ciò che l’intera FDS propone da mesi. Ma allora che senso aveva praticare una disastrosa scissione del PRC, per poi trovarsi a condividere la sua stessa linea?
Questo va detto forte e chiaro, e i compagni di base che hanno lasciato il PRC per seguire l’avventura vendoliana devono sentirlo. Così magari qualcuno si renderà conto dell’errore e tornerà sui suoi passi.
Non capire questa situazione, e non evidenziare questa contraddizione, significa rinchiudersi nel settarismo più cieco, che rischia oltretutto di dare ragione a Vendola quando ci accusa di essere chiusi in noi stessi.
Caro Grassi… sul presunto fallimento del PCL hai preso un abbaglio.
Il PCL si sta rafforzando e nella mia provincia il PCL è più presente di PRC-PdCi-Sel unite e tra i giovani sta riusciendo persino a contrastare l’egemonia dell’IdV.
saluti marxisti.
Il PCL è talmente in salute che per sopravvivere deve continuamente vivere di luce riflessa attaccando costantemente Rifondazione comunista o la FDS…
Ma guarda Marco, che la critica serrata all’opportunismo è una pratica leninista, e ti posso assicurare che il PCL la conduce perfettamente.
E’ anche così che si cresce… saluti.
La conduce tanto perfettamente che, per presentare le liste alle ultime elezioni politiche, si fece prestare il consenso-firma di un senatore socialdemocratico e di uno del PD… Mah! E questa sarebbe la via leninista al comunismo???
Certo Marco è questa la via leninista. Il punto è questo: è utile presentarsi alle elezioni per far conoscere le proprie posizioni? Se la risposta è si; non ho problemi a utilizzare ogni espediente compreso quello di avvalermi delle firme di Giulietto Chiesa e di Bulgarelli (Verdi). Dov’è lo scandalo?
Con questo, quale principio comprometto/tradisco?
Lenin avrebbe detto: duttilità della tattica fermezza nei principi.
Mica ho barattato gli interessi della mia classe o ho tradito principi teorici, mi sono semplicemente avvalso di un espediente tattico.
A meno che il problema sia presentarsi in quanto tale alle elezioni.
Su questo ritengo che il non presentarsi significa abdicare ad un terreno di lotta che ci è imposto dall’avversario di classe.
Inoltre la presentazione di una lista comunista e rivoluzionaria ha lo scopo di lanciare parole d’ordine di rottura con l’ordine esistente.
Il PCL non ha certo abdicato a questo scopo.
Temo che tu confonda tattica e principi, ma il problema non è solo tuo, non è un caso infatti che militi in un partito il PRC che ha votato missioni di guerra, precarizzazione del lavoro, ecc… Un partito appunto che non comprende la distinzione tra tattica e principi.
saluti
Senti marxista, auguro al Pcl le migliori fortune, ma se devo interloquire con qualcuno del Pcl nel mio comune, nella mia provincia, nella mia regione non so proprio a chi rivolgermi.
Io il Pcl non lo “vedo”, non lo “sento”, non lo “leggo” da nessuna parte e non perchè io non voglia avere niente a che fare con quel (tuo) partito, ma proprio perchè è un’aggregazione così piccola che fatica ad emergere. A me Ferrando sta molto simpatico, ma in tutta onestà penso che un partito come il Pcl non sia particolarmente utile nell’attuale panorama politico italiano.
Ciao.
Guarda Umberto mi sono limitato a dire che il PCL è in crescita e non sta scontando nessuna defezione come l’articolo di Grassi lascia intendere. Recentemente inoltre un’organizzazione intera ha aderito al PCL, è l’Organinizzazione Comunista Alternativa Proletaria.
Detto questo, non per autocelebrazione, ma per amor di verità, ti faccio notare che solo i pesci morti seguono la direzione della corrente. Se davvero condividi il nostro programma contatta la sezione a te più vicina e milita con noi!
Siamo presenti praticamente in tutte le provincie… magari in alcune con poche decine di militanti, ma ci siamo.
Per cui al lavoro e alla lotta.
Perchè la sinistra o la si ricostruisce solo su basi di classe e di rottura con il trasformismo o non la si affonda definitivamente.
Inoltre mi spiace dirlo, ma lo si può fare solo sul medio-lungo periodo e con coerenza. Chi dice il contrario sta preparando pateracchi tattici al fine di recuperare un posto al sole nel sistema.
Una volta un vecchio compagno, mi disse che la pazienza è una virtù rivoluzionaria.
Perciò ricostruiamo “pazientemente” ciò che il tatticismo-opportunista ha distrutto.
Il PCL è utile anche per questo.
ciao
Caro marxista,
ti rispondo perchè hai appellato come gente che confonde tattica e principi i militanti del PRC come tali.
E’ tattica solo ciò che dici tu e sono principi solo quelli che tu riconosci come tali.
Ma era tattica anche l’ entrata di Ferrando nella maggioranza di centrosinistra del Governo Prodi che sarebbe avvenuta di sicuro se egli non fosse stato espulso dalle liste nel 2006? o quello era principio? Erudiscici!
E la proposta saggia da parte dello stesso Ferrando di appoggiare, lo scorso anno, la lista comunista alle elezioni europee, che voi avete respinto, era una proposta tattica o di principio?
Detto questo, lunga vita ai compagni del Partito comunista dei Lavoratori.
Come è stat scritto in un post precedente:
La candidatura era accettata su queste basi da tutta la AMR Progetto Comunista:
http://new.rifondazione.it/archivio/cpn/060121/060121doc_ferrando.html
ne consegue che una volta eletto avrebbe sfiduciato Prodi e avvremmo avuto più forza per costruire il PCL.
Invece Bertenotti capì l’operazione e non candidò Ferrando.
Caro alessandro, i fatti hanno la testa dura e la coerenza di Ferrando per tua sfortuna è decisamente solida.
Rispetto al sostegno alla lista PRC-PdCI-Socilismo2000 non saprei di cosa parli.
Alle Europee il PCL c’era.
Che si presentava a fare se poi invitava a votare per PRC-PdCI-Sociliamo2000?
Ecco guarda, leggiti questo articolo:
http://www.progettocomunista.it/06-04MR3FerrandoLenin.htm
grazie per l’invito che mi rivolgi, ma io credo che oggi in Italia l’unico partito comunista minimamente credibile, nonostante le più recenti burrasche, è il Prc. Tu parli di un Pcl in crescita. Poco fa ho visto un sondaggio che attribuisce al Pcl lo 0,1%. E’ un sondaggio sicuramente inattendibile. Potrei considerare diversamente il tuo invito se il Pcl decidesse almeno di aderire alla federazione della sinistra. In tutta onestà vorrei un partito comunista più grande, dunque preferisco dire la mia all’interno di Rifondazione e contribuire a far crescere il Prc e la Fds.
Ciao.
Sono d’accordo con Umberto.
Il fallimemto di SEL è talmente evidente che mi pare fuorviante continuare a discuterne,come è inutile vantarci,cosa che pure io posso fare ,di non aver seguito P.Ingrao nel “gorgo”.Il problema è come non pregiudicare per il futuro un ruolo politico reale per i comunisti in Italia:per la prima volta nella mia vita vedo reale questo esito infausto ed in tutta franchezza il progetto della Federazione non basta a fugare tale rischio,anzi può concorrere per una perversa eterogenesi dei fini,ad aggravare la situazione!Mi rendo conto che la necessità di cercare di superare gli sbarramenti elettorali mette insieme chi ancora è e vuole rimanere comunista e chi non lo è mai stato(Salvi)e soprattutto non vuole più esserlo(i Vendoliani rimasti).le ambiguità di tale condizione fanno vedere cose insostenibili:alleanze con l’U.D.C.,sudditanza al P.D. anche in regioni come la Campania,il ripresentarsi come candidati dei responsabili dei disatri di cui pagheremo il prezzo nelle urne,etc. Dopo l’ordalia delle regionali spero che ci siano le condizioni per riprendere l’unico ragionamento credibile:la riorganizzazione di un unico partito comunista che sia il superamento e la sintesi degli attuali partiti comunisti,altrimanti la fine dei comunisti sarà il triste futuro prossimo venturo.
Caro compagno Grassi,
in gran parte condivido l’intervento iniziale di Antonio ed anch’io vorrei esprimessi parole chiare su un’ ipotesi di unità dei comunisti (e federazione con SEL) o l’ipotesi dell’ingresso del PdCI in Rifondazione (magari con ripristino del primo simbolo, per dare un segno forte dello spirito con cui affronteremmo questo progetto (richiamandoci ai tempi in sui Rifondazione portava in piazza 350000 persone contro le leggi finanziarie e soprattutto al tempo in cui il Prc teneva banchetti e presidii sui luoghi di lavoro e con comizii non oceanici ma sicuramente molto partecipati).
Caro compagno questo è un tema ineludibile perchè sentito molto dalla base. Ma badate, non bisogna chiedere a nessuno autocritiche od un trattamento da ospiti. ADESSO E’ L’ORA DELLA POLITICA SERIA E DELLA COSTRUZIONE DI UN FORTE PARTITO DELL’ALTERNATIVA, QUELLA COMUNITA AL CAPITALISMO.
Non sarebbe positivo compagno avere strutture uniche e magari luoghi di confronto culturali anche con compagni dalla sensibilità politica diversa (SEL) come può essere un centro studi o associazioni?
Non sarebbe positivo ricostruire un partito di 100000 tessere ed avere un giornale più letto (Liberazione)?
Caro compagno credo che se risponderai a questo interrogativo le tue parole dovranno essere molto chiare perchè in gioco non c’è solo la sopravvivenza ma anche il progetto (parole che più che correttamente tu stesso hai richiamato). Perchè non trattare per un ritorno nel Prc dei Comunisti Italiani (non solo come Dp, ma come fu per il Pdup nel PCI a cui nessuno chiese autocritiche), ingresso magari sancito con un congresso straordinario del PRC?
Risulta così difficile costruire una nuova pratica dello stare assieme (o semplicemente prendere esempio dal PCI dove diverse anime convivevano per la difesa dei deboli e delle classi popolari)? Io credo di no e la Federazine (che risulta funzionare molto bene) ne è una prova.
Dicaiamo basta ai luoghi comuni con cui oggi viene tacciata la sinistra e il movimento comunita italiano (scissionista, divisa, inesistente perchè troppo piccola, inutile, ecc…)
Non è più tempo di indugi o di lunghe meditazioni: è il tempo del riscatto dei lavoratori e delle lavoratorici e di una nuova fiducia posta in un solo partito realmente del cambiamento: un solo Partito comunista sia esso nuovo o lo stesso Partito della Rifondazione Comunista.
Spero moltissimo in una tua risposta come di qualunque altro dirigente di Essere Comunisti (area in cui mi riconosco pienamente) o del PRC.
Caro Francesco,
in larga parte ho già risposto ad Antonio.
Aggiungo una cosa a proposito di una eventuale confluenza del Pdci in Rifondazione.
Antonio fa l’esempio di Dp e tu aggiungi quello del Pdup. La prima confluì, non tutta per la verità, nel Prc, il secondo nel Pci.
E’ vero. Dimenticate però un particolare. E cioè che lo scelsero loro con un congresso. Ad oggi la posizione dei compagni del Pdci non è questa, cioè quella di confluire in Rifondazione, ma quella dell’unità dei comunisti che, con tutta evidenza, è una cosa diversa.
Questa è la realtà. Ecco perché insisto nel dire che il progetto della Federazione è il modo più avanzato per costruire le condizioni di una ricomposizione.
No, la cosa più avanzata è chiedere, senza infingimenti, al PdCI di sciogliersi. E sarebbe uno scioglimento concordato. Almeno su un punto: che il PRC non ha pregiudiziali verso chi proviene dal PdCI. E un ragionamento di questo tipo, a mio parere, dovrebbe farlo innanzitutto l’area comunista del PRC, prima ancora dei gruppi dirigenti.
Seguo attentamente questo blog perchè vorrei capirci qualcosa in questa fase molto confusa e, naturalmente, perchè credo che il compagno Grassi sia decisivo nella strada che sarà alla fine intrapresa.
Ma rischio di essere ripetitivo e cioè di ripetere cose da me già dette in commenti precedenti. Il fatto è che i conti non mi tornano…L’analisi di Grassi è condivisibile ma gli domando: qual è la conclusione del ragionamento? Quali le proposte in campo? E’ vero che le scissioni hanno prodotto danni a tutti ma oggi in campo non c’è solo la proposta della Federazione ma anche quella dell’unità dei comunisti. Perchè si sceglie la Federazione e non anche l’unità fra comunisti come se le due cose fossero incompatibili (e invece non lo sono)? Si può fare la fusione con il PdCI (che ha scelto questa linea nel suo congresso) e la Federazione con Vendola: la prima cosa, come è noto, dipende da Rifondazione (quindi anche dai compagni di Essere comunisti che sono in maggioranza), l’altra da Vendola. Eppure nominare l’unità fra comunisti non si può perchè si alzano veti, pregiudiziali, non se può discutere perchè aleggiano nuove scissioni (dentro Rifondazione). Il PdCI è oggi ai minimi termini (e il PRC non è messo granchè bene) eppure il segnale che verrebbe fuori da una fusione dei due partiti sarebbe di incoraggiamento per tutti (anche per me che non mi è simpatico Diliberto e molti suoi colonnelli). Contestualmente sarebbe più concreta la possibilità di un allargamento della Federazione ai vendoliani che saprebbero di allearsi con un solo partito e non con due.
Ieri su Liberazione ho letto un’intervista a Salvi, che proponeva l’alleanza con l’UDC (a partire dai contenuti!!!). Quando Salvi sarà il portavoce, sarà questa la linea della Federazione? Su quale punto si può realizzare un’intesa di governo con l’UDC? Sul nucleare? Sui diritti per le coppie di fatto o per gli omosessuali? Su provvedimenti contro il lavoro precario? Sulla difesa della pubblicità delle acque e sul potenziamento della sanità pubblica? E che dire della questione morale? Nella mia provincia almeno un candidato per le elezioni regionali dell’UDC è un ex-sindaco arrestato diverse volte per corruzione. E’ con questi personaggi (pregiudicati per reati contro la P.A.) che dovremmo fare la campagna elettorale? Per essere un polo alternativo al PD, la Federazione deve comportarsi come tale e, quindi, dove è il caso (p.es. dove c’è l’UDC) presentarsi da sola alle prossime regionali. Altrimenti essa è subalterna non alternativa.
Dall’altra parte vi sono i compagni di Sinistra critica, Ferrando, ecc.E’ giusto ricordare loro che, Segretario Bertinotti, si era tutti nello stesso partito mentre ora, che vi è una gestione unitaria nel PRC, sono ognuno per conto proprio. Ma è difficile convincerli se la nostra linea è così ondivaga (per non dire ambigua), su punti essenziali.
Infine: se è impraticabile la fusione con il PdCI, che cosa pensi (la domanda è per Grassi) se questo partito decidesse lo scioglimento (come, ricorderai, fece DP nel 1991) per confluire nel PRC? Ad oggi non ho mai sentito una frase nè ho visto lanciare un segnale a questi compagni. E’ chiaro che se la scissione è stata un errore, il PdCI dovrebbe fare autocritica, in particolare sulla guerra contro la Serbia ma, dal canto suo, il PRC non potrebbe porre veti all’ingresso di compagni che rafforzerebbero il PRC (tamponando i danni provocati nell’ultimo anno da Vendola).
Non so, forse sto sognando…
Caro Antonio,
ho già avuto modo di dire che non sono contrario all’unità dei comunisti. Semplicemente non credo che si realizzi con un atto di volontà calato dall’alto. Occorre costruirla attraverso un percorso sostenuto dall’alto, ma praticato soprattutto dal basso, nei territori. Questa è la possibilità che ci consegna la Federazione. Mettere fianco a fianco, dopo anni di incomunicabilità, i compagni del Prc e del Pdci, ma non sol,o lo considero un grande passo in avanti.
Per quanto riguarda l’intervista di Salvi in essa è contenuto il suo parere, che può essere o meno condiviso. Quando sarà portavoce della Federazione le posizioni pubbliche che assumerà, come sta facendo il compagno Ferrero, saranno discusse e condivise dalla Federazione stessa.
Ne approfitto per dirti che abbiamo iniziato a riunirci settimanalmente come coordinamento politico della Federazione, che il clima è positivo e che le posizioni politico tra di noi sono quasi sempre convergenti!
premesso che non appartengo a gruppi organizzati dentro rifondazione, e che al congresso ho votato il documento di Ferrero, quanto sta accadendo a genova(ti scrivo perche il 5 gennaio ti davano a genova in federazione) ci dice che quanto da te giustamente auspicato,è solo un auspicio, che dentro il nostro partito ci sia la possibilita di cambiare qualcosa, è una utopia, non sono mai stato ferrandiano,ma lo abbiamo isolato quando ha detto delle cose che tutti pensavamo a proposito della resistenza palestinese, lo stesso dicasi,per Turrigliato.
quindi tra il dire ed il fare c’è ne passa, a genova, che tu eri presente.è passato un accordo fatto (dai notabili del partito)un accordo con burlando senza preamboli, ad esmpio si poteve dire si con burlando, ma senza il partito di cuffaro, vedi io sono d’accordo e l’ho scritto sul blog di ferrero, ad un alleanza con Casini a livello nazionale giustificata, limitatamente a ripristinare la legalità cosi come il PCI non si è sottratto al proprio dovere, nel vecchio CNL, cosi rifondazione deve dare un contributo in questo momento che il nostro paese rischia una deriva autoritaria, ma che c’entrano le amministrative? anche qui ci dobbiamo alleare con il partito dei mafiosi, quale è la necessità, se non quella di travare lavoro a qualche dirigente disoccupato? aggiungasi che a genova come tu sai la nascita del segretario regionale, è stata molto sofferta, e la abbiamo vissuta tutti, come un prodotto di un accordo sottobanco tra i contraenti che le candidature non smentiscono,ti ricorderai ed a genova c’è lo ricordiamo tutti che un noto dirigente del nostro partito ha fatto lo sciopero della fame per olivieri, attuale segretario, non era opportuno fugare il dubio che (questa candidatura conferma) si configurasse come un passare all’incasso’ E CHE BISOGNO C’ERA di derogare dallo statuto? non c’è ne erano altri degni?sappiamo che la deroga è prevista dello statuto, ma senza una urgenza o mativazione non rischia un comportamento cosi fatto di svilire e deliggittimare lo statuto stesso se si configura come un limite che tutti possono a piacere varcare?
vorrei sapere (se è possibile sapere) cosa ne pensi in merito, come vedi mi sono qualificato ed ho messo anche il mi indirizzo di posta elettronica, per no sembrare un rompicog…. sono solo un militante indignato che poche persone a genova anno fatto un accordo sulle spalle di un popolo riottoso, ed anche se è stato entro le regole , regole che permettono a pochi notabili illuminati di decidere per la maggioranza, di comunista(inteso come la più alta forma di democrazia)ha poco, ed anche di democratico, con la minuscola.
il disgusto consiste nel fatto che questi soggetti hanno fin qui governato il partito nel nome di bertinotti, ed ora nel nome del’antibertinottismo,il trasformismo, non è solo di altri partiti
grazie se vorrai rispondere.
Caro compagno,
il 5 gennaio non è che mi davano a Genova, ero effettivamente e Genova al Comitato politico federale.
Per quanto riguarda l’alleanza regionale con Burlando bisogna essere un po più precisi: come sai noi, attualmente, facciamo parte della maggioranza che in regione sostiene Burlando. Si può non condividere questo fatto, ma è stato legittimamente e democraticamente deciso dagli organismi del partito.
Non mi sembra quindi scandaloso che, a partire dalla riconferma della coalizione uscente e sulla base di un programma condiviso, il Prc e la Federazione della Sinistra confermino questa alleanza.
E’ vero che Burlando sta cercando di allargare la coalizione all’Udc, ma allo stato attuale la cosa non è definita. Qualora si producesse è chiaro che si farà un supplemento di valutazione e si deciderà il da farsi.
Per quanto riguarda le deroghe sono previste dal nostro statuto qualora vengano votate dal comitato regionale.
E’ ovvio che sarebbe meglio evitare di ricorrervi, ma è anche vero che queste elezioni regionali sono per noi decisive, avvengono all’indomani di una scissione e quindi credo sia giusto mettere nelle liste tutti i compagni più conosciuti al fine di raccogliere il massimo dei consensi.
Caro Claudio,forse in teoria avresti anche ragione.Ma quando per esempio si espellono compagni dal partito perchè votano contro rifinanziamenti di guerra,non sono le persone che si allontanano dal partito,è il partito che si è allontanato da uno dei suoi valori fondanti,il no alla guerra (senza se e senza ma era lo slogan ripetuto come dogma).Di questi esempi (parlo del partito che si allontana da se stesso)in questi ultimi anni ne abbiamo visti talmente tanti e continuiamo a vederli,altrimenti rc non avrebbe avuto questo tracollo.I compagni che se ne sono andati (più a sinistra, non parlo degli opportunisti come Vendola) non lo hanno fatto solo per seguire qualche personalismo di Ferrando o Turigliatto.I movimenti,i centri sociali,con i quali fino al 2001 rc aveva un rapporto privilegiato e di cooperazione nelle lotte,non hanno smesso i contatti per eccesso di radicalità,ma perchè vedevano la progressiva perdita di credibilità e coerenza,anche poco prima del governo Prodi.Condivido la tua analisi per Sinistra e libertà,anzi valuto anche peggio chi se n’è andato per fare da stampella al pd e poi è rimasto con il cero in mano.Ti saluto
Ferrando non è stato espluso
Turigliatto si
Turigliatto è stato fatto pezzi,bollato come traditore,espulso dal partito perchè non aveva votato il rifinanziamento della guerra in afghanistan.Ferrero ha detto recentemente che rc sbagliò a farlo.La constatazione risulta però un po in ritardo in effetti.Ho già chiesto anche al compagno Grassi un parere sulla questione ma non mi ha risposto
Caro Alessandro,
Turigliatto non venne espulso perché votò contro la guerra in Afghanistan, ma perché non votò la proposta complessiva di politica estera illustrata da D’Alema al Senato. Come ricorderai sul rifinanziamento della missione in Afghanistan si creò un gruppo di 8 senatori dissidenti, tra i quali Turigliatto e il sottoscritto. Cercammo di convincere i nostri partiti (allora prc, pdci, verdi e sd) a non votare quella missione, ma non riuscimmo.
Detto questo io non ho condiviso e non condivido tuttora la scelta di Turigliatto. Quando tu fai parte di un partito, e vieni eletto da un partito, hai il diritto di dissentire e di manifestare apertamente il tuo dissenso, ma non credo che sia possibile che ognuno voti come gli pare.
A maggior ragione se il tuo voto può produrre la caduta di un governo che il partito di cui sei un dirigente ha deciso di appoggiare.
Come tu sai io non ho condiviso la scelta di entrare nel Governo, ma ritengo che il dissenso non possa trasformarsi nel praticare un’altra linea
Il compagno Grassi, ha scritto una cosa, che mi ha fatto cadere le braccia:
“Quando tu fai parte di un partito, e vieni eletto da un partito,
hai il diritto di dissentire e di manifestare apertamente il tuo dissenso, ma non credo che sia possibile che ognuno voti come gli pare”.
Art.67 della Costituzione della Repubblica Italiana.
Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.
Se io fossi eletto in un qualunque partito, e mi trovassi a non poter esprimere liberamente con il mio voto, il mio dissenso, lascerei quel partito dopo cinque minuti. Perchè se ciò capitasse, vorrebbe dire che non mi troverei più all’interno di un partito, ma di una qualche altra forma di rappresentanza. Certamente, non un partito politico.
Il partito è un conto, la mia coscenza di uomo, di cittadino,
di compagno, un altro. Quello che accadde nella storia dell’ URSS,
che Mikhail Sergeyevich Gorbachev, ebbe a definire “unanimità forzata” ,
pensando alla mancanza di dialettica e dissenso (se non mascherato e limitatamente a ristretti ambiti e scelte), interna al comitato centrale, agli organismi del PCUS di qualsiasi ordine e grado, e nella stessa società sovietica, è proprio figlio di un ragionamento come il tuo.
Se tale ragionamento, fosse stato sradicato quand’ era ora, l’ URSS sarebbe ancora in piedi, e la classe operaia, avrebbe ancora alle sue spalle una qualche forza di pressione e “rappresentanza”.
La verità, è che i partiti sono soggetti privati, e come tali, sono strutturati per obbedire ai dettami di chi ne assume la guida.
E se un partito, viene assoggettato all’ influenza di qualche altro partito, o (ancora peggio) coalizione (vedi secondo governo Prodi),
il “vincolo di mandato” citato all’interno della costituzione repubblicana, cessa di esistere. In altre parole, se qualcuno è in grado di assumere la guida di un partito, o peggio, di una coalizione, cessa come per incantesimo di esistere la libertà di pensiero, di scelta, di coscienza, del singolo deputato/senatore.
Un individuo, o un gruppo ristretto di individui, arrivano così a controllare la maggioranza delle persone in un parlamento.
E ciò che noi chiamiamo “democrazia rappresentativa”, rimane solo un atto formale. Nella realtà, è una “rappresentatività oligarchica”.
In quanto, questo gruppo ristretto di individui, controlla un intero paese, attraverso un parlamento che cessa di essere tale.
Chi esercita questo controllo su un partito (o coalizione) non fa ne più ne meno, di chi, avendo una quota esigua di azioni, controlla intiere società quotate in borsa, di tipo s.p.a
Ed il compagno Turigliatto (non entro nel merito della sua decisione, ma ritengo giusto difendere il suo diritto a poter scegliere), è stato sacrificato, sull’altare di una s.p.a, il cui nome, era centro-sinistra.
Più nel dettaglio: Secondo Governo Prodi.