Fabrizio, amico fragile

Undici anni fa, l’undici gennaio 1999, ci lasciava Fabrizio De Andrè.
Lo voglio ricordare perché per me, per la mia vita e per le mie scelte politiche, le sue canzoni sono state fondamentali.
L’ho conosciuto un po’ casualmente, grazie alla mia supplente di italiano. Durante una lezione, facevo la prima superiore ed eravamo nel 1969, portò a scuola un giradischi portatile. Ci fece ascoltare un 45 giri (allora la musica era solo su vinile!), che conteneva due canzoni che ricordo distintamente: La ballata dell’eroe e La guerra di Piero.
Mi colpirono fortemente. Una voce profonda che denunciava la guerra, le ingiustizie e le ipocrisie della società! Da allora non lo abbandonai più.

Difficile scegliere tra i suoi dischi. Sono semplicemente dei capolavori. Basta pensare a Tutti morimmo a stento, uno dei primi, con le denunce terribili contenute nelle canzoni Cantico dei drogati o Ballata degli impiccati. E subito dopo due dischi diversissimi: La buona novella e Storia di un impiegato. Il primo fu contestato anche dai suoi seguaci che non ne capirono, subito, la portata e la profondità: basta pensare alla canzone Il testamento di Tito, bellissima e attualissima ancora oggi. Il secondo, invece, successivamente criticato da Fabrizio stesso, ma anch’esso con capolavori assoluti, come Verranno a chiederti del nostro amore oppure Nella mia ora di libertà. Poi da Spoon River di Edgar Lee Master, Fabrizio scrisse Non al denaro non all’amore né al cielo: 10 bellissime canzoni presentate da Fernanda Pivano, tra le quali Un giudice e Il suonatore Jones.
Seguono altri dischi di transizione, Canzoni e Volume 8, dove Fabrizio canta alcune cover di Cohen, De Gregori, traduce Bob Dylan con Via della povertà, e incide il capolavoro Amico fragile, uno dei suoi pezzi più belli. Poi arriva Rimini, con Andrea e Coda di lupo, L’indiano fatto assieme a Massimo Bubola con Fiume di San Creek e Se ti tagliassero a pezzetti e poi, con Mauro Pagani il capolavoro Crueza de Ma, un disco rivoluzionario, cantato in genovese con musiche mediterranee bellissime!
Infine gli ultimi due dischi: Nuvole e Anime Salve. Con questi due album Fabrizio raggiunge l’apice poetico, ma anche musicale. Ascoltandoli si coglie il lavoro raffinatissimo nella scelta di strumenti e arrangiamenti. Le canzoni sono bellissime, penso a Don Raffaè e Domenica delle salme di Nuvole oppure a Princesa e Smisurata preghiera di Anime salve.
Potrei continuare nell’elencare veri e propri capolavori poetici e musicali: da Via del campo alla Canzone di Marinella, passando per Bocca di rosa, ma non lo faccio perché dovrei elencarle tutte.
Mi limito a concludere questo mio ricordo dicendo che per me ascoltare Fabrizio De Andrè è ancora una emozione unica.

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6 Commenti a “Fabrizio, amico fragile”

  1. Ciao Claudio, mi permetto di intervenire sul tuo blog solo per parlare di musica, il resto ce lo diciamo nelle riunioni di partito…
    Pochi giorni prima di natale ero in un grande negozio di musica nel centro di Milano, e su uno schermo trasmettevano il DVD col concerto di De André di cui si parlava qui sopra. C’era in mezzo alla folla una signora che guardava ipnotizzata, e non mi sono trattenuto dal commentarle “Quanto ci manca, eh!”; non ti dico lo sguardo perso che mi ha fatto.
    Chissà che canzoni avrebbe scritto De André sui nostri tempi, sulla rabbia di Rosarno o sulle corti da fine Impero di Berlusconi e compagnia… Il suo rifiuto dell’ipocrisia, del conformismo, la sua capacità di lacerare sempre i veli dell’ordine sociale, dell’ordine costituito, per me faranno sempre parte del patrimonio ideale, mi verrebbe da dire etico, di chi lotta contro questa società infame!
    Un saluto.

    Claudio Bellotti

  2. Davide Di Lorenzo scrive:

    Condivido in pieno… Io De Andrè l’ho conosciuto un po’ più tardi e il primo cd è stato: “Fabrizio De André in concerto – Arrangiamenti PFM” che rimane uno dei miei Cd preferiti in cui si mescola la poesia di De Andrè con la magia nell’arrangiamento della Pfm… Che tra l’altro segnò una svolta nella composizione dei cantautori italiani.
    Solo una parola: magnifico… L’unico rimpianto è che 11 anni fa avevo solo 14 anni e non sono mai riuscito a vederlo dal vivo

  3. Roberto Fabio Cappellini scrive:

    Mio figlio (2 anni e mezzo)per addormentarsi vuole che gli canti la canzone dei “papaveri rossi”… speriamo sia un buon segno!

  4. claudio scrive:

    Caro Giovanni,
    ho letto tutto! Capisco che anche tu hai una passione che sconfina nell’emozione!
    Se non lo hai visto ti consiglio di guardare il dvd del suo concerto, mi pare del 1997, al Brancaccio di Roma. Bellisssimo!
    A proposito, che ne pensi della reinterpretazioni delle canzoni di Fabrizio da parte del figlio Cristiano? Hai sentito il cd uscito recentemente?
    ciao

    • Eh, eh, grazie!
      Quel concerto ha una storia che forse nessuno ricorda più. Girato nel febbraio 1998, lo doveva trasmettere inedito Raidue nel gennaio 1999 aprendo così la programmazione di una serie di video di concerti di cantautori per la seconda serata. Cosa che avvenne, ma, coincidenza, in concomitana con la morte di fabrizio. Io lo vidi proprio allora, 13 gennaio 1999. Distrutto. A marzo la Mondadori ne pubblicò la videocassetta. Un concertone, davvero, suo malgrado divenuto un testamento aperto post-mortem. E che purtroppo non esiste ancora integralmente in cd.

      Quanto a “De André canta De André”, Cristiano ha avuto buon gusto di aspettare dieci anni per tornare a cantare suo padre e, con altrettanto buon gusto, ha scelto una decina di brani quasi sempre non ovvi (manca Bocca di rosa!), riproponendoli a metà strada fra la mera copia e lo stravolgimento reinterpretativo. Il risultato non mi è parso entusiasmante, ma comunque godibile. Purtoppoo per fortuna, Cristiano non sa raggiungere certe tonalità basse del padre, cosa che qua e là si nota e che, per esempio, lo porta a urlare una parte di Ho visto Nina volare, probabilmente per non stancare ulteriormente l’ugola. Gli arrangiamenti, dove possono, sono quelli Pfm, ma rivisitati abbastanza per intonarli allo stile del rock di Cristiano. A ogni modo, dopo tante cover band alla buona, almeno qui c’è della classe.

  5. A chi lo dici, Clà, a chi lo dici… :(

    Tanti anni fa commentai due brani faberiani che puoi leggere, se vuoi, qui: http://chefacciamo.wordpress.com/2003/02/


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