Care compagne e cari compagni,
rispondo ai numerosi commenti (123) che sono giunti al post sul futuro di Rifondazione, con un nuovo intervento con il quale vorrei si proseguisse il confronto tra di noi.
Inutile dire che alcuni interventi li condivido, altri in parte, altri per niente. Credo sia normale. In una situazione così frammentata e senza punti di riferimento forti, anche le posizioni tendono a divaricarsi e ad andare in tutte le direzioni. Voglio dire molto sinceramente, tuttavia, che ho letto volentieri anche le posizioni più distanti dalle mie: mi hanno fatto riflettere. Per questo vorrei continuare il dialogo con tutti.
Ci sono molti di voi che dicono che la responsabilità di questa situazione è nostra, dei dirigenti di Rifondazione e della Sinistra, quindi anche mia. Non ho nessun problema a prendere la mia parte di responsabilità. Se rileggete il post vedrete che proprio da lì si parte: capire dove abbiamo sbagliato, se stiamo sbagliando tuttora, cosa fare per rimediare a questi errori…
Voglio tuttavia dire che alcune scelte che Rifondazione ha fatto, che si sono dimostrate sbagliate – in particolare la partecipazione al Governo Prodi e la costruzione della Sinistra Arcobaleno - le ho contrastate assieme a molti altri compagni e compagne. Bertinotti e l’allora maggioranza di Rifondazione – tuttavia – non ascoltarono le critiche delle minoranze (41 per cento del Partito). Al contrario, al congresso di Venezia venne indicata loro la porta. Fui escluso dalla segreteria di cui facevo parte e ne venne costituita una di sola maggioranza.
Come tutti sappiamo, dopo quelle vicende, con il congresso di Chianciano è iniziata per Rifondazione Comunista una nuova storia. Anche su quel passaggio occorre riflettere e io ci penso ancora oggi! E’ stato fatto tutto il possibile per evitare che quel Congresso si concludesse o con il superamento di Rifondazione o con la spaccatura in due del Partito? Ricordo che nel mio intervento al Congresso feci un accorato appello: “Paolo e Nichi, parlatevi!”, ma non ci fu nulla da fare, nessuna voce autorevole si levò per sostenere quell’ appello. Sono convinto che se fossimo rimasti uniti e se avessimo partecipato assieme alle elezioni europee con il simbolo di Rifondazione avremmo superato sicuramente lo sbarramento del 4 per cento e la storia successiva sarebbe stata tutta diversa. Ma c’era chi non voleva il mantenimento di una presenza comunista, anzi la considerava un ostacolo per l’affermazione di una grande sinistra, e non ha voluto sentire ragioni.
Se non si colloca la nostra riflessione in questa drammatica situazione in cui si è trovata Rifondazione si commette, a mio parere, un grave errore. Dopo Chianciano abbiamo dovuto fronteggiare una scissione (una parte importante del gruppo dirigente più conosciuto di Rifondazione ha abbandonato il partito), la situazione drammatica di Liberazione dal punto di vista politico ed economico e con un partito privo di credibilità e indebolito politicamente e organizzativamente.
Come è noto a distruggere si fa presto. A ricostruire, ammesso che ci si riesca, che ci siano le forze e i mezzi per farlo, ci vuole parecchio tempo.
In tutta onestà, consapevoli dei nostri limiti, ma mettendoci tanto impegno, è quello che abbiamo cercato di fare: mettere subito in salvo il partito, intervenendo su Liberazione e sulla situazione economica, e cercare di rilanciarlo politicamente e organizzativamente. In questo senso va letta la nostra presenza in tutte le vertenze sociali e ambientali; la nostra attiva partecipazione a tutte le manifestazioni; la campagna del pane e di altri beni di prima necessità a prezzo calmierato; la costruzione dei Gap e dei Gas; l’attivazione delle Brigate di solidarietà attiva per il terremoto in Abruzzo e non solo. E, non ultimo, il paziente lavoro di ricostruzione del partito sui territori, a partire dalle regioni più colpite dalla scissione e l’impegno per il tesseramento.
Abbiamo inoltre cercato di avviare un processo unitario a sinistra, non basato su esigenze elettorali, ma a partire da un progetto comune: prima con la lista comunista e anticapitalista, oggi con la Federazione della Sinistra. Nel partito la maggioranza di Chianciano si è allargata alle compagne e ai compagni del secondo documento che sono rimasti nel partito, producendo un allargamento della segreteria e della stessa maggioranza.
Tutto questo in un contesto di totale oscuramento mediatico e fuori dal Parlamento.
Sicuramente si poteva fare di più e meglio, ma se non si tiene conto del contesto si rischia di fare ragionamenti astratti.
Molte cose che sono state suggerite nei vostri commenti sono però, a mio parere, molto importanti.
Ne cito alcune sulle quali dobbiamo recuperare terreno.
1-L’utilizzo della rete: sia per il Partito sia per Liberazione. Alcune proposte sono già arrivate, sarebbe bene ne giungessero altre.
2-Il partito con i suoi problemi, in particolare la necessità di superare il correntismo, introducendo al suo posto un sano confronto tra aree politiche e culturali non rigidamente organizzate.
3-La Federazione della Sinistra: come evolve nei territori? E all’interno della Federazione della Sinistra come si sviluppa il rapporto con il Pdci?
4-La campagna elettorale per le elezioni regionali: quale messaggio veicolare perché rimanga impresso nel nostro potenziale elettorato? Vanno bene le tre campagne, sulle quali raccoglieremo le firme per i referendum, contro la legge 30, il nucleare, la privatizzazione dell’acqua?
P.s.: qualche compagno si è arrabbiato perché la volta scorsa ho messo nel post scriptum la questione delle alleanze per le regionali. Lo torno a fare e ne ribadisco la ragione: non è vero che il siglare o meno alleanze nelle elezioni locali stravolge la nostra capacità di consenso e di credibilità. Questa è una discussione che appassiona molto il nostro quadro più attivo, ma non è dirimente per il nostro elettorato. Sono i numeri a confermare questo mio ragionamento. Nell’ ultima tornata amministrativa (svoltasi l’anno scorso assieme alle europee) in alcune città abbiamo fatto le alleanze mentre in altre siamo andati da soli, ma il risultato non è stato significativamente diverso (anzi abbiamo preso qualche voto in più con le coalizioni). Quindi confermo la mia opinione. E’ giusto discutere come andare alle elezioni, se fare o meno alleanze, ma discutiamone serenamente e accettiamo, a prescindere dalla nostra posizione, la decisione che verrà assunta dall’organismo preposto del partito. Poi, tutti assieme, si fa la campagna elettorale.

gennaio 26th, 2010
Claudio
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Suggerimenti:
1-L’utilizzo della rete: sia per il Partito sia per Liberazione. — C’è ancora molto da fare. Il sito del PRC manca di mordente, sembra un elenco di veline, il web è frequentato soprattutto da giovani che vogliono maggiore interattività e più notizie. Molti siti hanno assunto la forma di blog, che funziona (basti vedere questo). Liberazione deve tornare consultabile fin dal mattino. Quanti accessi giornalieri abbiamo perso da quando non è più così? Va bene, saranno aumentate le vendite, ma preferisco un giornale in perdita ma buon mezzo di diffusione che un sito morto (come penso che sia).
2-Il partito con i suoi problemi: — impossibile superare il correntismo, temo. Me ne accorgo sempre più nella mia federazione, anche se le cose ultimamente sono MOLTO migliorate. Mi accontenterei, davvero, che le beghe tra correnti (perché questo troppo spesso sono) rimanessero almeno a livello di discussione interna. Non dico il centralismo democratico, ma quasi.
3-La Federazione della Sinistra e Pdci — il pdci deve ancora spogliarsi delle sue tendenze poltronare, una sua peculiarità. La federazione è un’opportunità, ma si rischia che diventi (nei fatti) un “luogo” dove ci sono 2 “correnti” in lotta tra loro, Pdci e Prc. Sicuramente, dopo le regionali, è l’ora di un simbolo nuovo e forte e chiaro. 6 sigle in un tondo di 2 cm sulla scheda elettorale mi sembrano troppe, e sanno (ancora) tanto di vecchio. Ovviamente simbolo con falcemartello, ma simbolo unitario.
4-La campagna elettorale per le elezioni regionali: quale messaggio veicolare perché rimanga impresso nel nostro potenziale elettorato? Vanno bene le tre campagne, sulle quali raccoglieremo le firme per i referendum, contro la legge 30, il nucleare, la privatizzazione dell’acqua? — Purtroppo noto che sui referendum la gente non è tanto fiduciosa. Troppi fallimenti nell’utilizzo di questo strumento in passato. Non è più un elemento di attrattiva. Sulla comunicazione in generale, la FdS è partita molto bene con il manifesto “cerchiamo compagni di strada”, magnifico ed efficace. “il lavoro mobilita” ha uno slogan eccezionale, ma il manifesto mi lascia perplesso, manca di quell’aggressività oggi necessaria sul tema del lavoro (mi sembra molto in stile rifo-berty). Molto efficace, invece, la campagna di Orfeo Goracci per le primarie (e, da ottimista quale sono, per la campagna elettorale regionale, in coalizione da vincente o da solo). Anche qui fa molto post-it del berty, ma mi piace perchè antepone le IDEE al candidato presidente, che certamente è di valore, e non come in puglia dove l’ego vendoliano (che abbiamo fatto bene ad appoggiare, si intende) emerge in tutta la sua virulenza.
Un saluto comunista a tutti. Mi spiace di commentare in un post vecchio, ma sono contento di esprimere finalmente le mie idee, soprattutto al di fuori di una federazione dove si liscia il pelo troppo spesso ad alcuni emlementi per mera per appartenenza di corrente, e si perde la voglia di agire in infinite discussioni. E’ certo elemento di democrazia, ma stiamo davvero perdendo risorse umane in discorsi troppo astrusi. E non è neppure, come dimostrano i fatti, antidoto contro le scissioni.
da segretaria di Circolo non posso che essere d’accordo con Silvia. Meno individualismo e più confronto e condivisione.Al nazionale chiediamo coesione e una linea chiara e costante da seguire, un sostegno politico e organizzativo. Rifondazione è i suoi circoli e i suoi militanti, prima di tutto, poi arriveranno elettori e consensi. In una fase in cui si ricostruisce bisogna ripartire dalla base e non dall’individuo e dai suoi pruriti!
Un ultimo chiarimento .
Facciamo l’ipotesi fantascientifica che alle prossime politiche si parli di una coalizione di centro-sinistra e che ci venga chiesto di aderire.
Vorrei sapere dal compagno Grassi e da voi tutti : aderireste anche se questa coalizione volesse mantenere la presenza italiana nelle “missioni di pace” ?
messo così sembra più uno di quei sondaggi di Sky
mettila come ti pare , ma vorrei sapere se il caso turigliatto è servito a qualcosa o no.
il caso Turigliatto è servito, eccome se è servito.
Tra i principi costitutivi del manifesto politico della federazione della sinistra c’è scritto che non si ripeteranno mai più casi come quelli avvenuti durante l’ultimo governo Prodi.
Su questo punto Ferrero è stato piuttosto netto il 5 dicembre scorso al teatro Brancaccio.
Allora se siamo così netti non capisco come possiamo ipotizzare di votare UDC o Bonino.
I pretoriani, non sentono ragioni , così è se vi pare.
perchè è un sondaggio tipo sky? non potrebbe essere una leggittima domanda?anche molto pertinente? quanto vi da a te ed ad Andrea, per fare i supporter? cose siete i guardiani del blog?Grassi non è capace di dare risposte da solo? chiuda il blog, non ha senso, tenere una casa aperta , senza pa presenza del padrone, perchè, i garzoni ne fanno un bivacco,anche squallido,o lo fate per tenere partecipato il blog alzando il coefficente di ascolto?!!!!!
è giusto che in un blog, ci sia discussione anche tra i partecipanti, ma quando a rispondere sono sempre gli stessi , non c’è più discussione vera, ma attacco e contrattacco, abbiate la furbizia di cambiare nome, cosi,non date nell’occhio.
adriano sembra un compagno serio che si pone interrogativi seri ed anche molto etici i suoi interrogativi e dubbi sono gli stessi di tanta gente, che meritano risposte adeguate, non risposte da portinaie con tutto il rispetto per le portinaie,
tranquillo, compagno, tranquillo. Se faccio un rapido calcolo degli interventi, mi sembra che tu mi superi di parecchio. In merito al “quanto di danno”, se stai in un Partito in cui pensi che ci sia qualcuno che paga per farsi sostenere, o che si debba cambiare nome per non farsi riconoscere, vergognati.
era solo una battuta retorica, che voleva mettere in evidenza,che non si può essere più realisti del re.
che il dibattito deve essere libero ed uno, (almeno che non abbia il dominio)non può rispondere a tutti.
Se avessi un blog, mi spiacerebbe, avere dei filtri.o altri che rispondono per me, perchè non voglio avere cloni.
Caro compagno, faresti bene ad evitare certi interventi sul COMPAGNO Domenichelli e parlo con cognizione di causa, perché il segretario del circolo Gino Rossi di San Felice Circeo non fa politica per ricevere qualcosa in cambio. Viviamo nel nostro paese una realtà difficile in cui le battaglie per la salvaguardia del patrimonio ambientale, del territorio e quelle per il rispetto della legalità sono all’ordine del giorno. Non parliamo soltanto di pura e mera opposizione durante il consiglio comunale, ma anche di prese di posizione pericolose che vanno a cozzare contro gli interessi della malavita che dalle nostre parti si chiama Camorra. Qui, nessuno ci guadagna niente e anzi, ti posso garantire che la politica la facciamo solo per passione e per l’immenso amore che abbiamo per il nostro paese. Entro un paio di giorni dovremo ottemperare al pagamento dell’affitto della sezione…siamo in 4/5 persone che pagano di tasca loro.
per Tommaso di Prospero, non conosco di persona il compagno Domenichelli ma non ho difficoltà a credere che è un ottimo compagno, il rimprovero non era personale ma di metodo se scorri, i vari quesiti, vedi che ricorrono i soliti nomi che non ti dicono come la pensano loro ma ti dicono come non la devi pensare tu, e vedi un gioco di squadra, chi va per blog , come me dopo un po lo nota subito. tuttavia ho riconosciuto, nei precedenti post, che il blog di Grassi è ben strutturato,i quesiti posti sono di spessore, e si intravede la volontà di capire, è anche sufficentemente partecipato,ma bisogna abutuarsi all’idea, che a forza di scissioni dentro difondazione è rimasto uno zoccolo duro, molto smaliziato ed altamente politicizzato, che non è più possibile prendere in giro,basta studiare gli interventi e capire, che la maggioranza e riottosa ad accettare cose fatte dall’alto come la federazione della sinistra o le alleanze, che si dice abbia gia perso un pezzo (Patta),o che alla prima prova ognuno è andato in ordine sparso, ad esempio, nel caso Vendola, noi eravamo con Vendola, il partito di Diliberto stava con Boccia, a Roma prima che Ferrero si pronunciasse, Cesare Salvi ha dato l’adesione per la Bonino, che sappiamo chi è, a Genova rifondazione è contro la gronda il pcdi è per la gronda.
abbiamo tutti i nervi a fior di pelle perchè stiamo tornado al medio evo,
incazzarci e ragionare non potrà farci male.
saluti affetuosi
Caro compagno tu parli di metodo ma magari, un certo modo agire e pensare appartiene al retaggio del passato, inteso come vissuto che poi, inevitabilmente ha un riscontro oggettivo quando ci si confronta con gli altri. Semplicemente, il segretario del mio circolo è persona poco avvezza alla diplomazia ma credimi se ti dico che non ha mai preteso di essere il portatore di una verità assoluta. L’intervento da parte mia è stato legittimato solo dalla tua infelice esternazione perché, se in merito alla causa del contendere i toni possono essere molto aspri ad ogni modo, è opportuno evitare uscite di quel tipo (quanto ti hanno dato…). Per il resto possiamo parlare, litigare e confrontarci su tutto…Un’altra cosa, io mi chiamo Tommaso Di Prospero e penso di rivolgermi ad una singola persona, nel senso che il tuo pensiero non è comune a quello dell’intero Circolo Bianchini di Genova. Mi sbaglio?
si mi sono firmato come Carlo del… non ho detto di essere il circolo…tutti parliamo a titolo personale,
vabbè, penso che la catena sia durata abbastanza…..diciamo che è effettivamente un periodo di nervosismo, il futuro non appare certo roseo e tendiamo un po’ ad avvitarci. Forse sarebbe il caso di dedicarci alla campagna elettorale incombente: cerchiamo di fare bella figura.
Caro compagno Claudio,
da comunista attempato,in qualità di componente del direttivo del circolo Michele De Chirico di Terni, nonchè presidente del collegio provinciale di garanzia, condivido pienamente quanto scritto dal compagno Pietro Tobia nel suo commento del 27 u.s.
Volevo anch’io dare il mio modesto contributo sul tema della democrazia agita nel partito.
Se non avessimo chiesto esplicitamente una riunione del CPF,con la partecipazione di un compagno del nazionale, sulla Federazione di Sinistra forse staremmo ancora aspettando un coinvolgimento politico su un tema così dirimente.Per quanto mi risulta nella provincia di Terni nessun circolo era stato chiamato a pronunciarsi su questo argomento (senza alcuna polemica)in sintonia con la scelta politica di Chianciano: Ricominciamo dal basso a sinistra.Un altro aspetto che mi preme sottolineare-sempre in ossequio alla democrazia- è quello della iscrizione di ufficio alla Federazione di Sinistra per gli iscritti al PRC: mi sembra un tantinello una forzatura.Il compagno del nazionale che partecipò al CPF di cui sopra, motivò con una curiosa metafora tale decisione: avendo in tasca la carta di identità italiana,quando il nostro paese entrò a far parte della tanto da noi contestata Europa delle banche e dei finanzieri ( e non dei popoli), anche noi ci trovammo ad essere automaticamente cittadini europei; con buona pace del libero arbitrio e della democrazia.
Saluti Comunisti
Sergio Tucci.
Caro compagno Claudio, sono un compagno di Bologna e per questo, vista la vicenda poco edificante delle dimissioni del Sindaco solo a pochi mesi dalle sue elezioni, mi premeva affrontare la questione delicata delle alleanze elettorali. Sono d’accordo quando dici che non si può decidere la collocazione del nostro partito a prescindere dai contenuti, però credo che prima di questo sia oggi necessario riflettere seriamente sul PD sulla sua collocazione nel quadro politico italiano di oggi, sulle scelte che ha fatto, sul grado di affidabilità politica di molti suoi dirigenti e sulle responsabilità che quel partito ha rispetto alle vicende elettorali e non subite dal nostro partito; non ci dobbiamo dimenticare le battaglie politiche che da sempre il PDS poi DS e, oggi, PD ha ingaggiato e ingaggia tuttora, nei confronti del PRC nel tentativo, oggi quasi riuscito, di annientarci (ovvimente non sono così ingenuo da pensare che non ci siano anche grandi resposabilità interne); non dobbiamo nemmeno dimenticarci la posizione liberista addolcita del PD sia in economia che nel sociale.
Io penso, magari, anzi sicuramente, sbagliando, che oggi sarebbe necessario dare un segnale forte ai nostri potenziali elettori e alla classe sociale che ambiamo di rappresentare presentandoci da soli,con nostri programmi credibili e chiari tarati sui diversi territori.
Mi rendo conto di esprimere in questa fase posizioni estremiste, forse poco leniniste, ma sinceramente non ne posso più di vedere e sentire certi personaggi che si proclamano di sinistra e pretendono di dare lezioni di vita agli altri, parlare senza mai dire quello che realmente pensano con la naturalezza di chi sta semplicemente bevendo un bicchiere d’acqua, che pretendono sempre di avere la verità in tasca, per poi scoprire che spesso usano le posizioni che occupano per farsi gli affari loro. molti miei compagni di lavoro e molti miei amici, che erano nostri elettori oggi dicono che o non andranno votare o voteranno per la lista Grillo dove è presente o voteranno per l’IDV; perciò penso che sia necessario dare un segnale forte e chiaro.
Saluti comunisti, Maurizio
E’ veramente avvilente assistere alle suppliche che il PRC stà rivolgendo in Lombardia, e un po’ dappertutto.
Vendola ci farà fare la figura dei cretini , da un lato in puglia ci ha usato per le primarie, dall’altra in Lombardia ci manda a quel paese.
Non riesco a capire che problema c’è ad andare da soli , non ci facciamo più bella figura ?
Qualcuno ha inventato questa retorica della “testimonianza” , ma io il non appoggiare partiti o situazioni contrarie ai propri principi preferisco chiamarla “coerenza” .
Ripeto , a meno che la bonino non si rivolga gentilemente alla nostra area politica con delle chiare concessioni ai ceti popolari , o io a votare non ci andrò.
Sono stufo di votare turandomi il naso.
E’ chiaro che sei tu a scegliere di andare a votare o di non andarci. Ma almeno una domanda ponitela: secondo te il voto dato alla lista del Prc o della federazione della sinistra è un voto buttato? Oppure è un voto a un partito che sostiene determinate idee, tipo, difendere i lavoratori, tutelare l’ambiente, valorizzare i servizi pubblici etc. etc?
Puoi star sicuro che Bonino o non Bonino il voto a Rifondazione è un voto per affermare determinate idee e valori. Quello che è avvenuto durante il governo Prodi non accadrà mai più.
Ma dai vogliamo solo più eletti lo spiega bene Grassi per superare gli sbarramenti facciamo accordi tecnici e non, eleggiamo consiglieri sia in maniera diretta con le liste (pochi!) che eletti con i listini poi dove è presente UDC siamo per accordi “tecnici”. Bene io credo che il nostro elettorato (ammesso che sia rimasto in numero consistente) non comprende questo tattiticismo che serve solo ad eleggere i nostri! ma come fai di fronte ad accordi con UDC a turarti il naso e votare per eleggere giunte che sono indecenti, con politiche che dire moderate sarà poco? la gente credo sia stufa di questa politica compreso tanti di noi militanti del PRC.
Abbiamo poche armi a disposizione e una di queste è la coerenza.
Dobbiamo poter dire , sempre , che siamo stati intransigenti sui principi, altrimenti su cosa ci differenziamo ?
I comunisti non possono essere alleati a UDC o Radicali.
E sopratutto non lo possono essere in posizione di subalternità.
Ripeto : il nostro voto deve essere richiesto gentilmente e pubblicamente, con concessioni ben visibili al nostro elettorato di riferimento, altrimenti darlo è controproducente.
Smettiamola di farci infinocchiare con il bau-bau del mostro Berlusconi , tanto poi si è visto che siamo in ben pochi a credere che in italia ci sia un’emergenza democratica…..
Non possiamo passare per quelli che accettano qualsiasi cosa per una poltrona .
caro Adriano condivido completamente la tua, riprovazione a votare la Bonino anche turandoti il naso, naturalmente in tutti i blog, ci sono i pretoriani del blogger, che fanno il loro gioco, non sono un estremista ed al congresso ho votato la mozione Acerbo Ferrero, io resto fedele a quella mozione,ma Ferrero e Grassi la disconoscono ogni quarto d’ora, è impossibile correre di continuo a riposizionarsi, quindi dal momento che noi, non votiamo le “guide luminose” i condottieri, ma i ducumenti , se questi sono superati, o a comandare è la maggioranza degli iscritti o si torni a votare, a sentire i lamenti, dei partecipanti. potevano evitare di scomodare MAJAKOVSKIJ per rinnegarlo un’ora dopo, altro che esci partito dalle tue stanze, altro che autonomia dal PD e nuovo corso, qui stiamo assistendo ad una situazione in cui”"cacciato il padrone della fattoria,la sua posizione rimane vacante,e con un gioco di prestigio, i maiali poggiano il culo sulla sua sedia,adottando gli stessi metodi, e dicendo le stesse cose”".
credo che tu sia lostesso adriano che scrivi anche sul blog di Ferrero, e quello è più desolante.
perchè non si capisce che andare per forza con Penati che non ci vuole è come volere andare con una donna/uomo che non ci vuole? niente sul fatto che la Bonino, ha fatto un referendum contro i lavoratori, niente sul fatto che , non confermiamo più le vecchie alleanze ora ci alleamo direttamente con la destra,(per non far vincere la destra)perche l’UDC è la destra che stava con Berlusconi o no?
questa classe dirigente è miope, dovremmo aspettare le elezioni, e se non vanno come dicono loro dovremmo fischiarli ogni volta che li vediamo.
saluti
Intervengo in questo dibattito con pudore perché, pur apprezzando lo sforzo che stai facendo, compagno Grassi, per il confronto e la discussione, temo che questo non sia il modo più adeguato per parlare dei problemi organizzativi e di prospettiva politica del partito.
Come era prevedibile, questo momento di confronto si è trasformato nel solito sfogatoio sulle alleanze. Molte questioni poste dai compagni sono condivisibili e io per prima ho vissuo momenti di sconforto per le scelte del Partito qui in Puglia, sconforto aggravato dall’intervento di Ferrero al CPR… poi, solo in un secondo momento ho capito dove stiamo andando e mi sono convinta, anche se avrei comunque preferito un intervento franco e schietto da parte del segretario.
Il fatto che i compagni si accendano solo quando c’è da contestare un’allenza discutibile, però, è il dato preoccupante. Questo è vero online, ma è vero anche nei luoghi fisici in cui ci troviamo a militare tutti i giorni. Mi viene in mente qualche membro della segreteria di un certo circolo a caso che, da Chianciano ad oggi, si è fatto vedere solo per le trattative per le elezioni comunali e per contestare l’alleanza con Vendola alle regionali, mentre il circolo moriva.
Possiamo andare da soli ovunque, dalle politiche alle comunali del paesello più minuscolo, ma dobbiamo renderci conto che non potremo mi svincolarci dal PD, dal centrosinistra, dal bipolarismo, dal governismo fino a quando continueremo a considerare la questione delle alleanze e delle elezioni come punto centrale di quello che facciamo. Non siamo come gli altri partiti, siamo comunisti, il conflitto, l’organizzazione e la militanza devono essere i nostri motori. Vorrei vedere la stessa vibrante indignazione dei compagni quando si parla di un partito che non funziona bene.
Parliamo di cose serie, allora. Parliamo del rilancio della nostra iniziativa politica.
Ribadisco, questo strumento non è adeguato, non perché virtuale ma perché porta ad una risposta indivuduale: ogni commentatore riversa qui le sue personali frustrazioni o, peggio, le proietta sugli altri, parlando a nome di una “base” omogenea ed incazzata che di fatto in quei termini non esiste. I compagni devono rendersi conto che nessun individuo è il depositario dell verità, perché stare in un partito sottintende un percorso collettivo. Tutti i giorni dalla “base” (o dagli “elettori” e dagli “ex elettori schifati”) sentiamo tutto e il contrario di tutto e questo ci porta a schematizzare e spesso a manipolare le informazioni raccolte in base a quella che è la nostra opinione. Non funziona così, un partito comunista non può andare avanti con le suggestioni.
Compagno Grassi, bisogna partire dai luoghi collettivi, non dall’individuo. Perché non chiedi alle federazioni di fornirti una relazione sui problemi di organizzazione, politici, di comunicazione e così via a partire dalle loro esperienze di lotta e dalla loro opera quotidiana? Perché non chiedi alle federazioni di fare lo stesso con i circoli, e di basarsi su quello prima di scrivere la relazione da mandare al nazionale? Partiamo dai problemi di chi per questo partito si fa un mazzo così tutti i giorni. I Comitati Politici a tutti i livelli sono evidentemente insufficienti. I “circoli”, i “militanti”, i “dirigenti”, i “compagni” che pensano solo a blaterare al momento delle elezioni e poi non muovono un dito nemmeno per sbaglio, dal punto di vista propositivo darebbero il loro solito contributo, pari a zero, e non avrebbero modo nemmeno di distruggere come fanno sempre. E’ giunto il momento di valorizzare le idee di chi tutti i giorni mette le mani nella merda, nella merda che è diventato questo paese (scusa la finezza), i “militanti” e i “dirigenti” da tastiera lasciamoli sfogare su Facebook. Sono stanca di tutto questo.
Condivido parola per parola l’intervento di Silvia Conca.
sono in pieno accordo con Silvia, brava
avrei preferito aprire , la lettera , con caro compagna Grassi, ma preferisco aprire dicendomi anch’io d’accordo , con la compagna Silvia( che non conosco personalmente)ma con motivazioni diversi, dai motivi di andrea che, ormai ricorre sovente , in aiuto alle tesi di Grassi, sono d’accordo che è uno sfogatoio, quello di ferrero lo è di più, questo meno.la parola sfogatoio, implica che c’è bisogno di un luogo, dove esternare la proprio rabbia, e questo luogo, non alberga piu nelle stanze del partito,perchè tutti abbiamo la percezione /certezza, che i giochi si fanno altrove, non dove si mettono le mani nella merda, come dice giustamente, la compagna Silvia.
sono uno sfogatoio in quanto difficilmente chi propone il quesito risponde, ma è un arma a doppio taglio, in quanto come i popolo viola dimostra, i luoghi virtuali come i blog, FB,permettono di avere il polso della situazione in tempo reale,e di comunicare velocemente, i circoli dissidenti ed esempio potrebbero coordinarsi on line. e trovarsi proprio nei blog,
ieri sera Claudo, era al circolo bianchini di genova, e non ha potuto dire , come ha cercato di fare che, si, abbiamo delle difficoltà , ma la tentenza sta cambiamdo,perchè non appena ha iniziato a parlare gli siamo(metaforicamente)saltati addosso, io credo che lo stesso Grassi ha dovuto constatare,che le cose nei luoghi fisici sono peggio che nei luoghi virtuali, perchè , l’età media del partito non è bassa e molti compagni hanno poca dimistichezza col PC. ma col tempo la situazione cambiara di molto.
caro compagno Grassi non mi convince la tesi non dimostrata che andare alleati, o non andare alleati, i voti che prendiamo sono uguali anzi dici tu dove andiamo alleati prendiamo qualche voto di più, è poi dici tu, se fosse così il PCL i SC dovrebbero prendere un sacco di voti.questa tesi non è dimostrata e poco convincente, perchè non è mai successo, che siamo andati da soli per nostra scelta, attrezzandoci in tempo per l’evento, quando siamo andati da soli siamo andati da soli perchè non ci volevano gli altri, sceglere in tempo se andare da soli, a Milano o andare da soli dopo che avremmo pregato Penati e questo non ci vuole cambia qualcosa,poteva rispiarmiarsi Ferrero l’appello a Vendola per milano, posso notare invece scentificamente che quando in liguria andavamo con Ferrando, e sinistra critima prendavamo tre volte i voti che prendiamo adesso, perche questi compagni erano molto radicati sul territorio e anche se non sono riusciti a prendere i nostri voti, hanno creato disincanto ed astensione, non sono trozkista, anzi mi pregio e sono un estimatore di stalin nonostante quello che si dice ed ho smesso di comprare Liberazione dopo l’ammutinamento dei redattori di questo giornaòe pseudo comunista, proprio sul libro di Domenico Losurdo, ma questi compagni sono stati trattati a pesci in faccia, indendo Turrigliato, e Ferrando.
tutto sommato la tua venuta è stata gradita e significativa, ma abbiamo bisogno d’altro.auguri di buon lavoro.
Silvia ha spesso ragione.
Cara compagna, la base omogenea pronta a criticare ogni alleanza va riconquistata. Vogliamo essere comunisti ? Bene dimentichiamocelo se vogliamo esserlo davvero. Il problema e’ la militanza e l’attivismo per quattro operai di poche fabbriche? e tutti gli altri che non vogliono piu’ sentirci? Insegnanti, dipendenti pubblici in genere, dipendenti del privato.
Una buona parte della base vorrebbe questa Federazione della Sinistra senza simboli e senza identita’ microscopiche.
Senza simboli?E che sono io l’uomo invisibile?Io sono fieramente comunista, è una cosa seria essere dei rivoluzionari, è un modo di vivere. enon mi adeguerò mai a liquidare la mia identità per accontentare qualcun’altro.non scherziamo.
Cercare di minimizzare l’importanza delle scelte sulle alleanze alle tornate amministrative,è una strategia che molti dirigenti(Grassi e Ferrero in testa)portano avanti, per mitigare il disagio profondo vissuto da tutti i militanti rimasti in Rifondazione.La tesi è quella che in fondo i governi locali contano poco,e che l’opposizione vera si fà al governo nazionale,e che oggi è indispensabile avere visibilità ed incarichi per fare sopravvivere il partito.Da un lato si magnificano le imprese sul partito sociale e sulla nostra presenza nelle lotte(presenza che a mio modo di vedere si limita a qualche visita di delegazioni ufficiali sul luogo del conflitto)dall’altro si cercano alleanze a prescindere con il PD ed il centrosinistra,fino ad arrivare a fare cadere il veto verso i neodemocristiani dell’UDC con toni che appaiono(vedi Lombardia) come vere e proprie suppliche.Quello che credo è che il falso ottimismo, propugnato a piene mani, sulla conflittualità e la ripresa del partito sia una sorta di assoluzione che si vuole dare a scelte di alleanze che ci vedranno insieme a soggetti politici ed umani che la pensano in modo diametralmente opposto al nostro,su molti temi e che ci saranno fatti ingoiare nelle leggi regionali o nelle scelte delle Amministrazioni Comunali e Provinciali che andremo a governare. Io vedo il Partito o meglio la dirigenza del partito in questo momento,molto subalterna al PD e di fatto identica alle posizioni di SeL,subalternità che è stata uno dei motivi della spaccatura di Chianciano,io almeno ho votato la moz. 1 perchè credevo che la nuova Rif. si sganciasse definitivamente dal PD…così non è,e domani quando si tratterà di discutere su come cercare di battere Berlusconi a livello Nazionale vedrete che i nostri dirigenti risfodereranno, il pericolo delle destre,la possibilità di incidere nel governo,la nostra presenza che condizionerà a sinistra il PD….e bla bla bla.Film già visto,che stiamo rivedendo per le Regionali,e che rivedremo alle prossime elezioni politiche.
mi dite come si fa a costruire un partito forte che lotti contro la tav? se si fa l’accordo con la bresso?
come si lotta per difendere il contratto nazionale dei lavoratori? se ci si lega mani e piedi con pd-udc e idv? e si ha all’interno della federzione lavoro e solidarietà che nel congresso cgil e schierata con epifani e non con la fiom?
come si lotta per una scuola pubblica, laica e gratuita?
come si lotta contro le leggi razziste sull’immigrazione se idv, pd, pdl lega e udc sono daccordo a relegare i lavoratori immigrati in carceri?
come si lotta per l’acqua pubblica se il pd in primis è daccordo a privatizzarla?
qua penso che il problema sia uno, pensiamo che il pd sia permeabile alle nostre richieste?
io penso di no. e se i dirigenti del mio partito hanno un idea diversa si prendano le loro responsabilità del fatto che non riescono a dare a questo partito un metodo e una strategia.
io come giovane comunista appoggio i compagni di falcemartello usciti dalla segreteria,perchè se deve esserci coerenza ebbene che questa coerenza venga portata sino alle sue estreme conseguenze.
rifondazione non è un partito qualunque se non spende tutte le energie che ha nella lotta e nella costruzione di un’alternativa sarà la fine.
poi un’ ultima domanda, credete che andare da soli risolva il problema in maniera meccanica?
vi sbagliate…o si radica il partito e si fa capire ai lavoratori che questo partito è ancora utile alle loro lotte, oppure non ci cagheranno lo stesso.
quindi ripartire dalle lotte, niente accordi con i centristi.
Data la corruzione attuale del senso comune , penso sia necessario dar luogo sui territori a campagne di controinformazione su alcuni argomenti :
1) proporzionale/maggioritario
Spiegare le differenze e come mai dopo un primo dopoguerra in cui era
preponderante il proporzionale dagli anni ‘80 si è assitito ad una “rivincita” del maggioritario.
Spiegare e problematizzare il rapporto tra essere rappresentati ed essere cittadini.
2) conflitto d’interessi
Spiegare l’abc della democrazia e la singolarità della situazione italiana.Le colpe storiche del PDS/PD.
I rapporti tra miglioristi e Berlusconi etc..
3) immigrazione e diritti umani
che cosa vuol dire essere clandestini ?
Quali sono le responsabilità dell’occidente nei flussi migratori ?
Come avviene , con quali dinamiche lo sfruttamento del terzo mondo ?
4) lavoro , pluslavoro e orario di lavoro
Come funziona il capitalismo ?
Oltre a Marx approfondire gli sviluppi della ricerca di sinistra contemporanea , per esempio Gorz con le sue proposte sulla riduzione dell’orario di lavoro.
Per me queste sono le priorità che deve avere un partito comunista , ricreare una propria cultura .
Se non c’è una visione del mondo coerente diventa difficile anche portare avanti le lotte .
La mia impressione è che nelle sezioni non si approfondiscano abbastanza questi argomenti , siamo molto concentrati sugli eventi elettorali e molto poco sulla contro-cultura.
Se non sappiamo le cose siamo poco convinti.
Se non siamo convinti siamo poco convincenti.
indispensabile è, prima di ogni altra cosa, per l’approccio ottimale, riprendere l’orgoglio comunista. definirsi ed appellarsi comunista, sempre! dopo si possono fare tutte le alleanze e federazioni possibili, altrimenti perchè non aver aderito alla svolta occhettiana?
Caro compagno Grassi, leggendo il tuo post, ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte a un compagno rassegnato. Certo tutti ci rendiamo conto che la situazione è difficile, ma diventa ancora più difficile se non riusciamo a capire cosa sta succedendo attorno a noi. Noi non possiamo muoverci su una agenda dettata dalla destra. Dobbiamo recuperare quella capacità di fare un minimo di analisi su una realtà in continua trasformazione a partire dalla classe operaia. Per fare questo dobbiamo avere l’umiltà di riprendere in mano Marx a partire dallo scritto del 1844. Lì troveremo sicuramente risposte ai nostri interrogativi e capire la complessità della composizione sociale della classe operaia. Nelle varie assemblee di partito avevo già denunciato il fatto che un sindacalista come Bertinotti non poteva dirigere un partito rivoluzionario come il Prc, questo senza aggiungere altro di peggio. Che fare direbbe Lenin. Se non abbiamo idee non avremmo risposte chiare di lotta. Per concludere vorrei dire che un COMUNISTA non si scoraggia mai, perché sa che le battaglie sono transitorie, l’importante è capire dove stanno gli errori commessi per non continuare a ripeterli. I proletari non perdonano se la nostra azione e indecisa e tentennante. Per questo abbiamo bisogno di obiettivi fermi e chiari comprensibili a tutti. A risentirci ancora. Ciao
Condivido l’attribuzione delle gravi responsabilità della passata dirigenza Bertinottiana da te descritta, ma anche l’attuale, a mio avviso, sta facendo gravi errori, che credo siano dettati dalla sindrome del 4%.
E questa sindrome determina ansia che fa perdere l’orientamento e si torna, come nel passato,a cercare scorciatoie. E’ questo l’errore che accomuna la la passata con l’attuale dirigenza del partito della R. Comunista. La proposta della Federazione della Sinistra con soggetti pressochè inesistenti dal punto di vista elettorale ed ancor meno rilevanti da quello politico, pare perseguire l’obiettivo del “si salvi chi può”. Somiglia molto all’esperimento fallimentare dell’Arcobaleno.
Ho parlato di scorciatoia perchè,secondo me, il percorso politico più corretto da seguire è quello della prioritaria unità delle forze comuniste, in grado di mettere subito in campo una forza capace di sostituire alle alchimie delle alleanze la prassi della lotta in grado mettere all’ordine del giorno dell’agenda politica del paese i gravissimi problemi che affliggono soprattutto le giovani generazioni del popolo italiano. Una forza che torni ad essere “Forza Egemone”, in grado di mettersi immediatamente in sintonia con la popolazione attraverso il dialogo problema-lotta. Questa esigenza è condivisa da moltissimi compagni di R.C.ed anche del P.d.C.I., soprattutto dei compagni di base. Anche la chiave di lettura delle due grandi manifestazioni del 20 ott.2007 e quella più recente del 5 dic. 2009 hanno fortemente espresso questo sentimento di unità dei comunisti.Per tornare ad essere attraenti dobbiamo semplicemente rimettere al centro dell’agire le lotte sui problemi della gente!
Altra questione da rilevare tra gli errori che si stanno commettendo c’è anche quella di una perdita di stile: non si può millantare come scelta dal basso la costruzione della federazione: non c’è stato nessun coinvolgimento politico del partito nell’elaborazione di questa scelta. E non può avere valore democratico qualche consultazione in alcune federazioni. Nella mia federazione,che è quella di Terni, della quale faccio parte come membro del C.P.,presente il compagno Fabio Amato, la scelta della Federazione è stata criticata da quasi tutti i compagni intervenuti.
Compagno voglio concludere con una considerazione che penso tu sicuramente condividerai: a sinistra c’è una prateria, bisogna iniziare a seminare,poi un pò d’acqua… e Avanti Popolo!!
Mi piacerebbe molto che finalmente si affrontasse in modo serio una discussione sulle vicende che hanno visto coinvolta la sinistra in questi ultimi sciagurati anni.
Ognuno di noi nel suo privato ha già affrontato questi temi, a volte anche con gli amici, ma un confronto serio fra le varie componenti della sinistra non c’è ancora stato.
Io sono stato iscritto al PRC per alcuni anni, ho fatto la campagna elettorale per La Sinistra L’Arcobaleno (non nego con qualche difficoltà) e di congressi mi sono fatto solo quello di Chianciano, votando la mozione di Vendola.
La cosa più sconcertante è che dopo l’uscita da Rifondazione di Vendola e compagni, mi sono ritrovato le due liste PRC-PdCI e SeL quasi ovunque alleate al PD, non capendo più le ragioni dell’alzata di scudi che le 4 mozioni fecero durante il congresso per andare a governare il partito con circa il 52%.
Non so davvero cosa pensare quando leggo o sento fiere rivendicazioni, del grande risultato di aver fatto fallire il progetto di La Sinistra L’arcobaleno. A me pare che questo abbia avuto come unico risultato la cancellazione da tutte le aule parlamentari, italiana prima europea poi, di tutti i partiti della sinistra italiana.
Di per se non costituisce un dramma, ma la cosa davvero grave è che siamo spariti dalla teste delle persone, per tutti siamo morti e per alcuni solamente un lontano ricordo, magari per altri non siamo pure neppure più esistiti.
I rari sondaggi che contemplano la nostra esistenza, ci danno perennemente in calo e il risultato delle europee (circa il 3.5% per entrambe le liste più rappresentative) è già calato di circa un terzo attestando entrambe fra il 2 e il 2.5%.
Questo vuol dire rappresentare noi stessi,alcuni famigliari e pochi amici.
Residuali. Questo siamo diventati!
Non so davvero in cosa si possa essere fieri nell’aver contribuito a che quella cosa venuta male che era La Sinistra L’arcobaleno, sia sparita!
Lasciamo stare le vicende privare e personali, superiamo queste cose che con la politica non dovrebbero centrare e proviamo a fare delle proposte concrete.
Magari se riuscissimo a ripartire dai contenuti (è da anni che non ne sento più parlare in modo serio!) entrando nel vivo delle questioni e non fermandoci a rilasciare semplici dichiarazioni su principi, forse potremo finalmente chiarire le posizioni che ognuno ha e vedere dove davvero vogliamo andare.
Magari riusciamo a dire cosa sono oggi per noi le cose di Sinistra e poi forse, cosa nel ventunesimo secolo il comunismo/socialismo possa rappresentare.
Con speranza,
Marco Odaldi
Cari compagni , la situazione del partito è drammatica ma finiamola col piagnisteo contro i dirigenti “opportunisti e cattivi”.
La situazione è così per :
1) la storia del comunismo realizzato
2) la nostra parteciapzione al governo prodi.
Ancora mi vengono i brividi al ricordo della veemenza con cui è stato cacciato Turigliatto , reo di aver messo a rischio il governo di PadoaSchioppa.
Cmq ora le cose stanno così, per me bisogna agire con forza e sopratutto con originalità.
Bisogna “bucare” i media e per farlo bisogna fare qualcosa che solo noi possiamo fare :
a)andare per le strade con i volantini in mano , consegnarli e cercare di parlare
b) non paertecipare alla loro politica , rimanere integri .
Visto che siamo ridotti a forza di testimonianza , facciamola questa testimonianza !
Cerchiamo semplicemente di crescere , poi se ne riparlerà di partecipare a colazioni o simili.
Ora dobbiamo distinguerci.
Assieme al presidente provinciale dell’ANPI ho scritto una lettera da consegnare in Prefettura per la manifestazione del 30 a difesa della Costituzione. In una piccola realtà come Ferrara, abbiamo aiutato i ragazzi “in viola” ad organizzare il tutto, supportandoli e raccogliendo una decina di firme tra partiti e movimenti (per dire, come si fa l’unità dal basso).
SCORRENDO LA LISTA DELLE ADESIONI SPICCAVA L’ASSENZA DELLA PAROLA COMUNISTA, sostituita da “federazione della sinistra”. Ho pensato con grande malinconia a tutti quei COMPAGNI che hanno sacrificato la loro vita, il loro tempo, i loro affetti per offrire all’Italia la Costituzione e mi sono vergognato, per non aver saputo difendere il loro sacrificio permettendo che ritornasse il fascismo ad infangarne memoria. Ci pensate? andiamo a difendere la costituzione senza i comunisti che l’hanno vergata col sangue.
Oggi è un giorno triste e ho un unica parola che sgorga dal profondo del cuore: VERGOGNA!
Ciao Claudio, innanzitutto rinnovo i complimenti per aver impostato questo dibattito.
Non ho molto tempo per formulare una risposta articolata dunque cercherò di andare direttamente al nocciolo delle questioni per formulare alcune proposte.
Premetto che vengo da una realtà piccola, 7000 abitanti circa, siamo reduci da un buon risultato elettorale intorno al 15%.
1)Soldi: Dando una sistemata alla sezione, abbiamo messo mano all’archivio dei manifesti quasi tutti pre-Chianciano, siamo rimasti sorpresi da quanto denaro sia stato sperperato su materiale assurdo e abbastanza inconcludente. E’ vero che dopo Chianciano c’è stata una modifica in positivo, ma – ogni volta che ci rechiamo in federazione veniamo sommersi da centinaia di opuscoli, volantini e manifesti che rimangono quasi sempre nelle sedi di partito per assenza di spazi gratuiti. La domanda che pongo è: c’è realmente bisogno di tutto quel materiale o si può fare un po’ di economia? Per esperienza, come circoli, credo che ci sia eventualmente maggior bisogno di quei manifesti bianchi col simbolo su cui si può scrivere, hanno il vantaggio di poter essere riciclati per anni. Ci sono inoltre iniziative abbastanza discutibili (la vacanza estiva femminista è stata una delle cose più trash che si siano viste) che frustrano la base che spesso si chiede con quali soldi vengano finanziate.
2)Su Liberazione. E’ vero che la svolta è arrivata dall’arrivo del compagno Dino Greco, proprio oggi mi son sfogliato l’ultimo numero della gestione Sansonetti e mi sono venuti gli urti di vomito; tuttavia risalta anche al lettore che alcuni elementi della precedente redazione continuino a fare quello che vogliono in alcune sezioni. Ogni riferimento alla pagina sugli esteri (seppur migliorata) appare neanche troppo casuale. Spesso vengon messe paginate di agenzie spesso riportanti il punto di vista dei nostri nemici di classe. Sui territori, ci sono compagni anche qualificati che svolgerebbero gratis e in modo migliore lo stesso compito.
3) Internet: l’urgenza di rimettere mano al sito del partito (migliorato ma secondo me ancora non molto digeribile) e a quello di liberazione (decisamente vecchio e di difficile consultazione) è un dato reale. Simili ristrutturazioni, in altre realtà e a costì bassissimi, avvengono in tempi molto più stretti di quanto ci stiamo mettendo. In generale abbiamo bisogno di un po’ di persone che si spendano per mettere online a livello di video qualsiasi cosa venga svolta dal partito (i dipietristi hanno la fortuna dello spontaneismo, noi abbiamo bisogno di qualcuno che spenda quella mezzora al giorno per mettere online qualsiasi cosa detta dal nostro segretario, il pdci seppure in modo molto autoreferenziale è più avanti di noi su questo punto). Per quanto riguarda i video ti ho mandato una proposta specifica relativa alle videoriprese dei consigli comunali, spero ti sia piaciuta, credo sia replicabile.
4) I dipendenti: Mi rendo conto che si debba tutelare il diritto dei lavoratori, ma una verifica sul lavoro svolto dai dipendenti del partito sia doverosa. Spesso simili figure non sono comprese dal corpo militante del partito e, altrettanto spesso conducono quest’ultimo alla frustrazione.
5) Sui dirigenti: Il mio giudizio su di te è molto positivo (e non sto qui a dilungarmi anche se te lo meriteresti). Stesso discorso non è per larga parte del corpo dirigente, abbiamo alcuni bolliti (politicamente intesi) autoreferenziali all’interno del cpn che si dedicano ad uscite estemporanee e rappresentative di non si sa bene cosa. Penso agli interventi di Franco Russo qualche cpn fa sul PCI e alla sua visione di rifondazione come un revival da gruppetto anni ‘70. Ne farei volentieri a meno e come me, molti altri compagni. C’è modo di dare un ricambio a questi soggetti?
6) Sul correntismo: da poco dopo il mio ingresso nel partito ho aderito ad Essere Comunisti. Seppur ritenendo vitale l’esistenza di aree politiche culturali penso che si debba osare e lavorare al ripristino del centralismo democratico. Il centralismo democratico ha prodotto anche Gorbacev ma tuttavia è un toccasana per quanto riguarda la soluzione di un clima interno conflittuale.
Come circolo presentammo un odg a riguardo al cpf di Firenze, non fu votato, fu applaudito e messo agli atti. La domanda che pongo è: a Roma è arrivato? In generale, cosa si può fare a riguardo?
devo scappare, tornerò eventualmente sul blog per completare l’intervento
un saluto a pugno chiuso e un caloroso abbraccio
Andrea
“E’ giusto discutere come andare alle elezioni, se fare o meno alleanze, ma discutiamone serenamente e accettiamo, a prescindere dalla nostra posizione, la decisione che verrà assunta dall’organismo preposto del partito. Poi, tutti assieme, si fa la campagna elettorale.”
E certo, e come no. “L’organismo preposto” monta qualunque pastrocchio e porcheria subalterna e remissiva tipo Vendola, Bonino, Penati, Burlando e chi più ne ha più ne metta, e le pecorelle accettano “a prescindere”, fanno la campagna elettorale (quindi il mazzo ad attacchinare, volantinare, convincere, discutere etc…, naturalmente tutto aggratis anzi rimettendoci energie, tempo, soldi, fegato e magari anche qualche mazzata dalla polizia o dai fasci) e, naturalmente, votano, a maggior gloria dello stipendietto da rimediare per qualche “compagno/a” che non è riuscito a fare niente di meglio nella vita, e che magari, subito dopo, decide che bisogna “unire la sinistra” e passa con SeL o direttamente nel Pd.
Col ca, caro compagno Grassi!
Sto ancora ringraziando i compagni che nel 2008 NON SEGUIRONO le indicazioni degli “organismi preposti” e non votarono l’arcobaleno, dando il loro voto ad altre liste comuniste o l’astensione, perché grazie a loro fallì e scongiurammo (allora) lo scioglimento del Partito in un assemblearismo opportunista e parolaio. Io allora sbagliai, perché nonostante tutto sì che la feci la campagna elettorale, e votai e feci votare; ma oggi, in queste condizioni, non ripeterò tale errore.
Poi, i conti li faremo dopo.
Saluti
Caro compagno Claudio Grassi,
è bene iniziare a dire che la tanto proclamata “svolta a sinistra” di Chianciano non c’è stata e in realtà ha partorito ben altro dal ritornare alla “vera” rifondazione.
Rispuntano fuori velleità governiste (prossime regionali e non solo) mai sopite e mai messe sinceramente in discussione dall’attuale gruppo dirigente. Non solo, leggendo attentamente i fatti dall’ultimo congresso in poi, sembrerebbe che la “svolta” di Chianciano, in realtà, sia servita alla “sempreverde” burocrazia di partito a rinforzare le prossime future alleanze per politiche moderate succubi del PD e pronte a rincorrere l’UdC.
Il congresso di Chianciano, gestito dichiarando l’obiettivo di imprimere una svolta a sinistra per la rifondazione, sembra si sia rivelato nei fatti concreti un vero e proprio inganno (della dirigenza Ferreriana e Grassiana).
Non ci aspettavamo grandi cose sia chiaro, ma almeno con Chianciano pensavamo si potesse aprire un percorso diverso, che la questione dell’autonomia e dell’alternatività del PRC nei confronti del PD non venisse messa in discussione. Aggrapparsi alla difesa di simboli, assetti organizzativi non sposta di una virgola il problema. Un partito è prima di tutto una linea politica, un programma, i suoi militanti e la sua base sociale. Tutti elementi che la politica portata avanti dai gruppi dirigenti della sinistra in questi anni ha contribuito a disgregare e in cui la ormai breve parentesi di Chianciano sembra si sia rivelata il solito fuoco di paglia, l’ennesimo corto circuito subito riassorbito dalle vecchie logiche.
Altro che autonomia, altro che politiche dal basso, rischiamo che sotto il cielo plumbeo della sinistra, non si intraveda nulla di non già visto.
Venendo alla proposta della Federazione della Sinistra possiamo tranquillamente “leggerla” come l’ennesimo tentativo per il superamento della Rifondazione Comunista, la vicenda è della massima importanza perché ha numerose e delicatissime implicazioni politiche.
Nel documento politico della federazione, a parte la generalità o le manchevolezze e il profilo molto modesto, c’è la scelta non secondaria di adottare il nome “federazione della sinistra” e non più, quello di “federazione della sinistra di alternativa” o addirittura “federazione della sinistra comunista e anticapitalista”. Il riferimento di prospettiva è indicato esclusivamente in un passaggio, laddove si parla per l’America latina del “socialismo del XXI secolo”. Questi dettagli sono indicativi di una torsione in senso MOLTO moderato della Federazione che nasconde l’idea di tenere la porta aperta a Sinistra e Libertà in primis e al PD in secondi. Senza troppi giri di parole la Federazione tende ad assumere i connotati di un contenitore generico della sinistra, non molto diverso dall’Arcobaleno.
Infatti non sfugge l’omissione del termine comunista nella indicazione della prospettiva della federazione. Sappiamo bene che una Federazione della sinistra inevitabilmente ha dentro di sé anche soggetti non comunisti. Non è questo il punto. Non siamo stupidi, e ci chiediamo perché l’unico riferimento sulla prospettiva sia però quello dell’esperienza latino-americana del socialismo del XXI secolo. Perché la prospettiva comunista non è evocata come orizzonte di una ricerca politica e sociale?
Semplice, perché il motivo sta nelle stesse ragioni di prima, e cioè, tutto ciò non è altro che il preludio di uno scivolamento moderato (rincorsa di un PD completamente allo sbando e di un UDC che detta le regole) ma non solo… tutto ciò avviene in realtà, perché siamo in presenza all’interno del nostro partito di una indeterminatezza progettuale e propositiva o meglio si ripropone l’impostazione tradizionale dei gruppi dirigenti del PRC che è molto simile a quella del PDCI, e di Socialismo 2000 per non parlare dell’Associazione Lavoro e Solidarietà: la critica del capitalismo senza l’alternativa al capitalismo, se non come tradizionale evocazione letteraria e simbolica. L’unica cosa che si può fare è parlare banalmente di un generico anticapitalismo inteso più in senso “messianico” che comunista. Nella migliore delle ipotesi, si tenta di rendere il capitalismo globale quanto più umano possibile, l’obbiettivo è combattere per un “capitalismo globale dal volto umano”. Se chi torna a casa stanco dal lavoro ha come unica prospettiva quella di impegnarsi in partiti e sindacati che promettono di lottare per minimi e pur irrealizzabili obiettivi difensivi, è logico che si ingeneri una visione nichilistica che porti a cercare altrettanto difficili ma ben più stimolanti “carriere”, all’interno di queste organizzazioni, a vivere avendo come parola d’ordine il “si salvi chi può”, a vivere senza etica, a vivere in base alla logica “dell’ultimo uomo” e dell’autoconservazione di ceto.
Non ci si può poi meravigliare dei risultati raggiunti….
Invece di approfittare della difficoltosa e contraddittoria ripresa di un minimo di opposizione e di lotta sociale contro le politiche reazionarie di Berlusconi e di Confindustria per provare a costruire una piattaforma comunista e anticapitalista che sappia rappresentare in maniera sufficientemente stabile, in questa fase presumibilmente non breve, gli interessi delle classi lavoratrici, riconnettendo il ruolo di “utilità” dei comunisti alla difesa di quegli stessi interessi, ci troviamo invece di fronte a un gruppo dirigente (del PRC in particolare) che pensa di ovviare all’assenza di una linea politica galleggiando a vista e rimandando i problemi; inventandosi alchimie burocratiche come il cambio di maggioranza nel PRC prima, poi la letterina a Sinistra e Libertà, a seguire, il governo istituzionale proposto da Ferrero, e in ultimo, il superamento graduale del PRC e l’approdo nel sicuro porto della Federazione della sinistra senza aggettivi.
Purtroppo sono stati persi i riferimenti della nostra prassi politica, ci diciamo, un po’ tutti, comunisti, ma ciascuno attribuisce al termine una semantica tutta sua, parla una sua lingua e dentro all’aggettivo comunista ci mette quello che gli pare.
Per essere credibile, una piattaforma e un programma anticapitalista coerente dovrebbe innanzitutto essere stabilmente alternativo e antagonista sia al modello neoliberista temperato del PD che a quello reazionario e “di comando” del PdL. Quello che doveva essere uno dei motivi fondanti del nostro sodalizio politico, ci sembra invece che si sia perso per strada, tra i mille rivoli del tatticismo e del governismo e che ad oggi, non ci sembra abbia prodotto nulla di buono. Concludo questo intervento un pò lunghetto (e me ne scuso) ricordandoti che da sempre le organizzazioni politiche si espandono se hanno un’identità certa, una base sociale definita, una dose sufficiente di omogeneità politica e alcune proposte chiare che consentono loro di sintonizzarsi con la propria base sociale. Rifondazione e la sinistra tutta, non hanno più nulla di tutto ciò, sembrano non avere altro progetto se non l’autoconservazione dei propri gruppi dirigenti attraverso improbabili operazioni di ingegneria politica (il PD prima, Sinistra e Liberta poi, e in ultimo, la Federazione della Sinistra). Spero di sbagliare, ma mi sembra chiaro che i gruppi dirigenti della sinistra italiana, in particolare questo del PRC, non sono in grado di rispondere ai bisogni dei lavoratori, della gente comune, dei militanti, della propria base sociale, semplicemente perché non sono interessati a farlo, non capite, che la difficoltà del nostro partito (e della sinistra in generale) del nostro radicamento sociale, deriva dal fatto che difficilmente (senza aver deciso prima chi siamo e che cosa vogliamo, per cosa lottiamo, che passioni suscitiamo) potrà essere superata e non potrà realizzarsi, solo in virtù di sollecitazioni personalistiche.
Scusa la lungaggine. Spero che questo commento risulti utile.
Un saluto Christian C.
Sottoscrivo parola per parola l’intervento del MILITANTE PRC. Non si poteva individuare meglio il cuore del problema. Purtroppo, come ho già avuto modo di dire, da questo orecchio i dirigenti non ci sentono, per cui credo che anche questo intervento lascerà il tempo che trova.
Ciao Militante Prc.
Non ce l’ho fatta a leggere il tuo intervento, non perchè fosse troppo lungo ma perchè ancora una volta la politica viene ridotta a meri passaggi elettorali: dimmi le tue collocazioni elettorali e ti dirò chi sei. Basta con questi ragionamenti superficiali, del tipo dimmi da dove vieni e ti dirò chi sei.
Un partito politico ha il dovere di analizzare la complessità della realtà, e solo dopo un’attenta valutazione di questa ha anche il dovere di compiere delle scelte.
Io credo ad esempio che in un sistema elettorale bipolare rompere ovunque con il Pd, o peggio costruire coalizioni di sinistra alternativa, entrambi scelte apparentemente di sinistra, regali al Pdl di Berlusconi le 13 regioni al voto. Rompere ovunque con il Pd per regalare a Berlusconi il governo delle 13 regioni al voto è una scelta di sinistra? Io credo di no.
Christian C, forse confondi il manifesto di una alleanza politica con quello di un partito comunista.
E’ OVVIO che ogni alleanza, inclusa una federazione, si basa sul massimo dei fattori comuni tra le forze che la compongono. Ogni volta che si discute se chiudere o no una alleanza occorre decidere se quel “massimo dei fattori comuni” è sufficiente rispetto alla crescita che si può raggiungere, e a ciò a cui si rinuncia.
Mi pare banale che pretendere un manifesto politico che chieda il comunismo qui ed ora significa allearsi solo con sè stessi. Ma allora non ci si lamenti se si viene presi per inutili settari.
Tra l’altro mi pare che, nella tua foga censoria, ti sia sfuggito il fatto che per certi versi il manifesto della Federazione della Sinistra è pure più avanzato delle posizioni del Prc degli ultimi anni! Rimette pure in gioco il concetto di imperialismo, che noi avevamo volutamente eliminato durante le disastrose giravolte teoriche movimentiste e bertinottiane!
Trovo infine curioso vedere come i presunti propugnatori dell’”autonomia e alternatività dal Pd sempre e comunque” manifestino tutta la loro subalternità nei fatti. Per esempio sulla questione del nome: “Federazione della Sinistra” è chiaro e semplice, e si riempie di contenuti grazie al suo manifesto politico e al suo simbolo. E’ un modo per dire che la sinistra siamo noi e non altri. Aggiungere “di alternativa” o altri suffissi, oltre ad appesantire il nome e rendere più difficile la comunicazione e lasciare il termine “sinistra” in mano ad altri, rimanda con forza un messaggio totalmente Pd-centrico: “noi siamo alternativi al Pd, autonomi dal Pd, più anticapitalisti del Pd, il Pd, il Pd, il Pd…”. Un approccio del genere può convincere solo (forse) dei militanti con le idee molto chiare e già convertiti alla causa. E il resto delle persone, cioè la maggioranza dei lavoratori e dei cittadini, possono al massimo restare perplessi.
Ben misera la sorte di chi non concepisce sè stesso se non in contrapposizione a qualcun altro.
Caro Andrea,
mi pare che tu non voglia leggere fino in fondo ciò che dice MilitantePRC.
Credo che il suo sia un discorso di prospettiva.
Ci sono varie “visioni” e ce n’è anche una “istituzionalista” (tanto cara a chi ci ha governato fino ad un anno fa) ma che ci costa molto in termini elettorali e sociali.
Il discorso da affrontare non sono le alleanze elettorali ma il nostro modus vivendi, la nostra prassi e quanto riteniamo necessario che una opzione comunista possa esistere in questo paese.
Finisco nella stessa maniera poco elegante con cui hai finito il tuo intervento, che presuppone la certezza della verità..ed allora gioco anche io nello stesso modo poco elegante:
“Ben misera la sorte di chi non concepisce sè stesso se non in alleanze coatte con qualcun altro.”
Fraternamente
Ciro
PS
ringrazio il compagno Claudio per lo spazio ed i dibattiti che stimola
Ciro, quello che io più temo è che si passi dall’istituzionalismo ad ogni costo praticato nell’ultima fase del bertinottismo, all’anti-istituzionalismo settario predicato da certe anime del Prc. Entrambi sono sintomi, per quanto opposti, di totale subalternità alle principali forze attive in politica: da un lato si dice “chiudiamo accordi a prescindere, tanto comandano loro”, dall’altro si dice “tanto comandano loro, la nostra presenza nelle istituzioni non è importante, anzi siamo più leninisti se facciamo un gesto esemplare e ce ne tiriamo fuori!”.
Ciò che il nostro popolo ci chiede, nella politica e nel rapporto con le istituzioni, è semplice: chiarezza, autonomia e coerenza. Chiarezza nella proposta politica, autonomia nel decidere se e quando allearsi con qualcuno per portarla avanti, coerenza nel momento in cui si hanno responsabilità istituzionali.
In passato abbiamo peccato in tutti i sensi. Ci viene rimproverato sia di aver fatto cadere il governo Prodi nel ‘98, sia di aver fatto da zerbini a Prodi e Padoa Schioppa nel 2006. Mi pare che in troppi, privi di una visione complessiva, interpretino quest’ultima lezione nel senso “mai più col Pd”. Eppure tutti i cittadini e i lavoratori (specie se impegnati in qualche vertenza) sanno benissimo che avere un rappresentante istituzionale può fare la differenza tra vincere e perdere una battaglia – e quindi non voterebbero mai una forza politica che, per quanto presente fisicamente nelle lotte, rifiuti a priori le alleanze e si condanni a non eleggere nessuno. Troppo spesso ho l’impressione che questo semplice dato di fatto, cioè l’importanza della presenza nelle istituzioni, sia percepito chiaramente più dai comuni cittadini che da noi che (in teoria) “facciamo politica”.
Cari compagni Andrea e Umberto
ma come fate a dire che nel commento tutta la politica ancora una volta viene ridotta a meri passaggi elettorali?
Io ho scritto tutto tranne questo, si vede compagno Umberto che non hai letto il commento.
Caro Andrea, intanto ti rammento che la federazione non è “un’alleanza” , non è “l’Ulivo”!, possiamo tranquillamente vedere la Federazione della Sinistra come l’ennesimo tentativo per il superamento della Rifondazione Comunista.
Leggiti bene lo statuto, ovvero, le regole della Federazione.
La sostanza è chiara.
La Federazione tende ad assumere il profilo organizzativo di un partito. Nel testo (se vuoi te lo giro)si propone che la Federazione si articoli dal livello del circolo fino al livello nazionale passando per quello federale e regionale. In sostanza, si propone il superamento del partito con l’accorpamento a tutti i livelli delle strutture del PRC, del PDCI, di Socialismo 2000 e di Lavoro e solidarietà più quelli che dall’esterno si iscriveranno direttamente alla Federazione. Pertanto è chiaro che non esistono più strutture autonome delle singole organizzazioni. Dal circolo in su esiste la Federazione e basta. Chi si iscrive, si iscrive al circolo della Federazione, questo si dà un direttivo e un responsabile e ciò vale per i livelli superiori. Affermare, in questo quadro, che il Partito della Rifondazione Comunista resta per l’oggi e per il domani è privo di ogni ragionevolezza.
Venendo all’altra questione, ti ripeto, perché il riferimento di prospettiva è indicato esclusivamente in un passaggio, laddove si parla per l’America latina del “socialismo del XXI secolo”?
Vuoi sapere perché?
Perché la Federazione tende ad assumere i connotati di un contenitore generico della sinistra, non molto diverso dall’Arcobaleno… chiaro? A me e a molti altri compagni non sfugge l’omissione del termine “comunista” nella indicazione della prospettiva della federazione. Forse anche in questo caso volete trasformare il comunismo in tendenza culturale? Non imparate proprio nulla dagli errori del passato?
Non vedete l’ora di ri-congiungervi con Vendola e Bertinotti?
Sappiamo bene che una Federazione della sinistra inevitabilmente ha dentro di sé anche soggetti non comunisti. Non è questo il punto. Non siamo stupidi. Qui nessuno pretende un manifesto politico che chieda il comunismo qui ed ora! Leggi bene il commento! Ti ripeto… perché la prospettiva comunista non è evocata come orizzonte di una ricerca politica e sociale?
Parlo di orizzonte di prospettiva!! Non comunismo qui e ora come dici te!!
Secondo me ripeto, perché siamo in presenza all’interno del nostro partito di una indeterminatezza progettuale e propositiva nel migliore dei casi…
Ti ripeto che un partito è prima di tutto una linea politica, un programma, i suoi militanti e la sua base sociale. Tutti elementi che la politica portata avanti dai gruppi dirigenti della sinistra in questi anni e che continua ancora oggi ha contribuito a disgregare e distruggere.
Per quanto riguarda le alleanze ti invito a rileggere bene il commento, ma come fai a confondere l’essere autonomi e alternativi al PD con l’anti-istituzionalismo settario? O forse scritto da qualche parte che non è importante stare nelle istituzioni? Assolutamente No!
Ma da qui a concepire sé stessi se non in alleanze coatte con qualcun altro ce ne passa, non credi?
Significa che non vuoi vedere le cose come sono!
Che non hai argomenti in proposito…
Ho ragione quindi a dire che i gruppi dirigenti della sinistra italiana, in particolare questo del PRC, non sono in grado di rispondere ai bisogni dei lavoratori, della gente comune, dei militanti, della propria base sociale, semplicemente perché non sono interessati a farlo… cosi come è vero pure che la difficoltà del nostro partito (e della sinistra in generale) del nostro radicamento sociale, deriva dal fatto che difficilmente senza aver deciso prima chi siamo e che cosa vogliamo, per cosa lottiamo, che passioni suscitiamo potrà realizzarsi o no?
E’ meglio non sapere come andare dove si deve andare, che poter andare, ma non sapere dove andare… come sta facendo ora il partito!
Utilissimo e condivisibile, grazie.
Caro Militante prc,
trovo le tue puntualizzazioni solo in parte condivisibili.
E’ utile invece quanto sta tentando di praticare il Prc oggi, nel preciso contesto politico in cui si trova. Se fossimo in un altro momento, in condizioni diverse, probabilmente il tuo ragionamento lo sottoscriverei. Ma ci troviamo nell’anno 2010, con i comunisti fuori dal parlamento e dai mezzi di comunicazione di massa, per giunta con un partito ridotto ai minimi storici.
Ciò che propone il Prc oggi, costruire la federazione della sinistra, è l’unica idea sensata, possibile e praticabile. Utile non ai dirigenti del Prc, ma ai lavoratori ed ai ceti deboli della società.
Non sta a me ricordarti che l’unificazione di due partiti comunisti nella lista comunista alle scorse europee, aggiungendo pure qualche altro pezzo di sinistra, si è fermata al 3,4%.
Ciao.
Caro compagno,mi sembra dai punti che hai riassunto , che tu sia completamente impermeabile a discorsi sul PRC che non siano puramente tecnico-organizzativi.
Qualsiasi critica scompare di fronte all’imperativo categorico di salvare il PRC così com’è , ma allora è inutile iniziare una “riflessione” sul PRC , potevi fare più semplicemente una campagna del tipo “suggerimenti organizzativi”.
Il fatto che le idee comuniste stiano scomparendo tra i giovani sembra non colpirti più di tanto, l’importante è che si superi il quorum.
Non c’è nessuna attenzione ai problemi di egemonia culturale.
Sei “ingessato” come il partito , senza offesa natuaralmente.
vedi, mi trovo a essere segretario di un circolo del PRC che ha più della metà degli iscritti sui 30 anni. Abbiamo un consigliere comunale sui 3 totali della mia provincia. Non è che questi risultati si ottengono solo attaccando bene i manifesti. Nel mio post cercavo di spiegare che alcuni dirigenti si sentono “troppo” dirigenti e troppo poco vicini ai militanti. E’ vero, mi attirano poco i filosofismi (che non si risolvono certo in un blog), preferisco un Partito che faccia concretamente qualcosa e, in questa Italia, non mi sembra che manchi la sostanza su cui lavorare: basta decidere la rotta, anche senza aver letto “Lavoro e Capitale”.
Scusa ma il mio post non era rivolto a te ma a Grassi, però visto che introduci l’argomento, ti dico anche che secondo me senza approfondimento culturale non è possibile condurre efficacemente lotta politica.
Se non si studia non si hanno armi per condurre lotte che non siano di pura rivendicazione.
Se vuoi cambiare il mondo , e presumo che dirsi comunisti voglia dire voler cambiare radicalmente il mondo , devi studiarlo , il mondo.
Purtroppo nel PRC vige ancora la vecchia visione del PCI , per cui la questione culturale si risolveva con l’apposita “commissione”.
Era come se tutte le “quistioni” fossereo già risolte e si dovesse solo applicarle in modo corretto.
Da una parte c’era la politica e dall’altra la cultura , da una parte i “politicanti” e dall’altra gli “intellettualoidi”.
Oggi che le illusioni sulla scientificità del marxismo sono cadute , sarebbe bene che ci fosse sempre presente un atteggiamento di continua ricerca della verità , sempre con una buona dose di dubbi da risolvere.
Ciao Adriano,
non credo che Grassi abbia nulla in contrario rispetto al tuo ultimo post. La cultura ci interessa e ci interessa anche molto, visto e considerato che nel Paese è in atto una deriva culturale spaventosa.
Ma ti sei accorto che fin quando è esistito il PCI, con le sue “commissioni”, è stato possibile produrre una reale e diffusa controcultura in Italia e che da quando è scomparso quel partito l’egemonia culturale dei poteri forti non ha avuto più alcun argine ed oggi, con i comunisti fuori dal parlamento, domina incontrastata?
minchia! essere scambiato per Grassi è un onore (pur se ingessati…). Scusa per l’errore da parte mia, e sul resto sono d’accordo: studiamo, “inventiamo”, ma non dimentichiamoci che dobbiamo lavorare per difendere e salvare questo Partito.
caro Claudio, ormai questo blog è diventato un po’ una sorta di circolo virtuale, dove ci si incontra e (finalmente) ci si confronta tra noi.
Hai più volte sollecitato a non focalizzare la discussione sulle regionali, ma una scadenza così importante non può passare in secondo piano, anche per quanto riguarda i rapporti tra dirigenti e militanti. Due fatti: 1- ieri ci è giunta una mail della segreteria regionale (parlo del Lazio), con la quale si comunicava che la lista dei candidati individuati dalla federazione del Partito andava comunicata (completa di dati anagrafici, ecc) “entro il 31 gennaio”. Questo può andar bene se chiediamo la candidatura a nostri compagni, che spesso lo fanno per disciplina e attaccamento al Partito. Ma se ci rivolgiamo (come stiamo facendo) a persone esterne, che qualificherebbero la nostra campagna elettorale, come pensi sia possibile proporre una candidatura senza aver deciso ancora quali sono le alleanze? Chiedere di candidarsi “a prescindere” ben difficilmente potrebbe ottenere qualcosa di diverso da un rifiuto.
2- Oggi, sempre via mail, la segreteria regionale ci invia l’invito alla conferenza sul lavoro indetta dall’assessora regionale Alessandra Tibaldi, con tanto di logo del PRC. L’assesora dichiara che con questa iniziativa si chiudono “i nostri cinque anni di governo della Regione”. Peccato che l’assessora abbia partecipato alla scissione di S&L e che noi in Regione siamo da tempo all’opposizione. La compagna Tibaldi è tornatacon noi? si sta riavvicinando al Partito? Non posso che esserne felice, ma forse non sarebbe stata una cattiva idea farcelo sapere in altro modo, piuttosto che con un invito a un convegno.
Sono due esempi, piccoli, di come si contribuisca a darci la sensazione di essere “fuori dal giro”, che ci sia chi fa e gestisce senza ritenere necessario un contatto continuo con i compagni che si sbattono nei territori per continuare ad affermare la presenza di Rifondazione (e si che ormai siamo abbastanza in pochi da conoscerci praticamente tutti….purtroppo). Forse quel bagno di umiltà di cui parliamo dovrebbe cominciare già dai livelli intermedi del Partito, che dovrebbero riscoprire l’esistenza di tanti compagni cui forse non dispiacerebbe sapere qualcosa in più, e non intuirlo dalla posta elettronica…..
“Abbiamo inoltre cercato di avviare un processo unitario a sinistra, non basato su esigenze elettorali, ma a partire da un progetto comune: prima con la lista comunista e anticapitalista, oggi con la Federazione della Sinistra”
Nel franco e e in larga parte condivisibile intervento del compagno Claudio, mi è saltato all’occhio questo passaggio che secondo me va letto, oggi, con un cambiamento di prospettiva strategica rispetto a quella su cui Grassi e Ferrero hanno puntato quando nacque la FeD.
La FeD non puo’ essere il veicolo per unire la sinistra a meno che non rinunci al suo ancorggio ideologico al movimento comunista…
…lo sbocco della Fed non puo’ che essere la Fed come la vediamo oggi (con auspicabili, se pur marginali, prospettive di allargamento) o la creazione di un partito ad ispirazione comunista che, insieme ad altre forze, puo’ esser parte attiva e predominante di un’unione della sinistra.
Prima lo capiamo, meglio è.
Saluti comunisti.
Riguardo al punto relativo alla rete, segnalo questo forum aperto, gestito e partecipato da alcuni compagni (militanti, iscritti o semplici simpatizzanti del PRC e del PdCI) per discutere, tra altre cose, del presente e del futuro della FdS.
http://www.forumsinistra.info
Cari compagni e care compagne,
in merito ai quattro punti posti da Claudio.
1. Ritengo, personalmente, la comunicazione una sfida fondamentale per la Federazione.
Quindi Internet, da utilizzare per farci conoscere all’esterno, per pubblicizzare la nostra campagna elettorale ma anche per coordinare l’attività del partito sul territorio nazionale superando, come giustamente disse Diliberto, i limiti “spazio-temporali”.
E’ fondamentale, poi, costruire in ogni regione, in vista della campagna elettorale, siti internet e manifesti/volantini all’altezza dal punto di vista grafico e comunicativo.
3. Credo che la Federazione della Sinistra debba comprendere fino in fondo il suo obiettivo strategico che, stando al manifesto politico, è il superamento del capitalismo per la costruzione del socialismo del XXIsec.
Non ci si può, come ha scritto giustamente Claudio, fossilizzare sulla discussione inerente alle alleanze per le regionali, ma è importante continuare e intensificare il lavoro sul territorio, cercando di compiere quel salto di qualità, già auspicato lo scorso anno con i “comitati anti crisi”, che ancora non è avvenuto. Cercare di connettere le varie realtà di lotta intorno al sostegno a proposte di legge qualificanti del progetto politico della Federazione.
4. Le tre campagna referendarie sono secondo me ottime a livello nazionale, a patto che partano veramente senza lasciare che Di Pietro ci freghi ancora una volta sul tempo.
Per quanto riguarda le elezioni regionali: non credo che le campagna referendarie bastino.
Penso che vada dato alla campagna elettorale un carattere fortemente regionale, imperniando la nostra campagna sull’obiettivo di raccogliere un consenso di massa intorno a 2-3 proposte di legge da portare come scopo della futura legislatura.
Penso alle leggi regionali contro le delocalizzazioni, per il diritto allo studio, per il sostegno ai lavoratori precari, contro la privatizzazione dell’acqua ecc…
Caro compagno condivido il tuo approccio pragmatico,tuttavia
1)è inutile fare i siti internet locali,che quasi dappertutto già ci sono,se poi ci entri e vedi che sono aggiornati a novembre 2009,quando va bene.E’brutto e controproducente,da un immagine di abbandono e mancanza di interesse.
2)3)il rapporto con pdci è sempre difficile perchè questo era maggiormante coinvolto rispetto a rc nelle amministrazioni locali.Il lavoro sul territorio è difficile quando i militanti sono il 90%in meno di quanti erano prima
4)I referendum vanno benissimo ma il problema è lo stesso di sempre:Come si fa a proporre un referendum contro la privatizzazione dell’acqua se siamo nelle amministrazioni locali che le hanno fatte (Le privatizzazioni)?E questo è solo un piccolo esempio di incoerenza,potrei proseguire,con gli inceneritori,i rigassificatori,lo smantellamento dei servizi pubblici,la cementificazione dei territori ecc…tutte cose che abbiamo visto con rc nelle giunte
claudio la tua onestà intellettuale,le tue analisi le ho sempre condivise e ti riconosco la coerenza anche e soprattutto nei momenti difficili…la cosa assurda è che se oggi siamo in questa difficile condizione politica di sopravvivenza lo si deve unicamente ad un gruppo dirigente che non c’è più… oggi con il capogruppo del prc di como dicevo al telefono paradossalmente che solo noi possiamo determinare la nostra autodistruzione… la sensazione è che la gente e gli ex compagni che non votano più noi (ma di pietro) non ci prendono più in considerazione …sono troppo delusi …troppo amareggiati… troppo stanchi…io non condivido ovviamente …sono comunista a prescindere da bertinotti, migliore etc….mi limito però a segnalare che ogni giorno in Rifondazione si perpetuano prassi e azioni politiche che possono solo far male al prc stesso come le vicende scandalose della regione campania (vedi assunzioni di raccomandati con il fronte sindacale pronto a scioperare anche contro i nostri) …… ma siamo sicuri di chi abbiamo con noi ?
Cari compagni, sono il segretario del circolo di Lecce, Puglia… inutile dirvi che ciclone abbia scosso la mia regione in questi giorni.. è però stata una occasione straordinaria per riflettere criticamente sui limiti del nostro partito in questa fase:
1- una linea poco chiara negli orizzonti strategici: mi riferisco alla federazione della sinistra come luogo in cui “mettiamo ciò che ci unisce”. In puglia il PdCI sosteneva Boccia…noi Vendola. Situazione complicata che non l’elettore, ma il militante stesso stenta a capire. perchè non provare a semplificare il quadro in due mosse?
a- unione dei comunisti (Unico partito comunista..)
b- federazione della sinistra con simbolo nuovo (tipo Linke per capirci)
Credo che automaticamente ne gioverebbe la nostra comunicazione.
2- a livello organizzativo molto è stato fatto, ma nei territori in alcune realtà siamo ancora ai blocchi di partenza. Su questo punto molto può fare un utilizzo più puntuale ed organizzato delle nuove tecnologie:
a- un sistema informativo di partito che consenta di avere dati precisi e fedeli sullo stato del partito
b- trasformazione di Liberazione in un quotidiano on line (con edizione cartacea) vuol dire aggiornamenti costanti e possibilità di farne uno strumento interattivo.
c- dotare i compagni dei circoli di procedure standard, che non vuol dire che ogni circolo debba fare le stesse cose, allo stesso modo in tutta italia. Sostanzialmente andrebbe esteso il metodo di documentazione del partito sociale anche alle altre procedure del partito che fanno parte della normale militanza.
Grazie dello spazio
Credo che oggi la costruzione di un polo alternativo di sinistra ,che contenga tutte le anime,comunista ,ecologista ,anticapitalista sia la risposta migliore,la divisione ci ha fatto sicuramente un danno a noi e a tutta la sinistra ,oggi credo siano più le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono,in puglia è andata bene ,ma in lombardia SEL deve abbandonare Penati.
Caro Claudio,
è inutile scriverti dei commenti che tu o non leggi o non gli dai peso.
Da anni io e la mia famiglia ci siamo arrabbiati nel denunciare che Rifondazione stava perdendo la propria identità, siamo andati a gridarlo anche a Fausto.
A Venezia dici che è stata fatta fuori la minoranza ma tutta la direzione, da anni, ha fatto fuori tutta la base del partito.
Personalmente credo che i dirigenti attuali non sono adeguati allo scopo e non riflettono più le idee della base. Bisogna ripartire dalla ideologia che caratterizza questo partito e farlo guidare da sani giovani.
Ciao
Per quanto riguarda la campagna elettorale, credo che si debba scegliere un UNICO SLOGAN per regione, partendo dalle camapgne referendarie ma che sia scelto in base alla specificità della regione in questione. In questo modo, anche con pochi spazi mediatici, si fa in modo che l’elettore medio memorizzi il nostro messaggio.
2-Il partito con i suoi problemi, in particolare la necessità di superare il correntismo, introducendo al suo posto un sano confronto tra aree politiche e culturali non rigidamente organizzate.
Ma qundo mai? e chi controlla il sano confronto tra aree politiche e culturali non rigidamente organizzate, Ma elesticamente sì mi verrebbe da dire.
Quali sono i problemi del partito?
Secondo me uno solo, dal quale discendono tutti gli altri. Democrazia e partecipazione. I compagni, ma la gente in generale, sente la voglia di contare con il suo contributo e gli schemi di partecipazione del PCI non la soddisfano più. Dalla nascita del PRC sono state tentate due percorsi la creazione dei circoli, e, da parte del PDS, le primarie.
Le due soluzioni sembrano antitetiche ma entrambe avevano l’obiettivo di infondere la convinzione nella gente di poter partecipare e contare. Quando sono stato per 6 anni presidente del collegio di garanzia provinciale di Bologna ho dovuto registrare che quasi tutti i compagni si ricordavano delle regole e del rispetto di esse solo quando erano in minoranza, mai quando erano in maggioranza. ed a volte pensavano anche di storcerele a loro beneficio. Quando si ridussero i margini di autonomia e di democrazia dei circoli , modificando lo statuto, non mi resi più diponibile. Cosa è cmbiato da allora?
Le primarie : le prime furono quelle fra D’alema e Veltroni vinte da Veltroni e il grruppo dirigente votò per D’alema segretario.
Non una parola sul movimento viola
Io sono in gran parte d’accordo con Claudio ed anche con i suoi punti su cui servirebbe approfondire la discussione e l’analisi. Ne aggiungo uno che, partendo dalla crisi del Pd che si evidenzia non solo in Puglia ma anche in Piemonte nella distanza fra Chiamparino e il movimento di massa No-Tav, attiene al distacco ormai abissale fra politica (questa politica) e società, in particolare nel campo della sinistra, causa principale della sconfitta strategica in Italia negli ultimi 20 anni e dei successi, inconcepibili e anomali nel resto dell’Europa e dell’Occidente, di Berlusconi e della Lega.
Infatti, secondo me, con la Caporetto di D’Alema in Puglia (ed anche con la figura che ha fatto Chiamparino di fronte ai 40 mila gatti della manifestazione No-Tav in Val di Susa) viene sconfitto non solo il Pd ma anche una modalità di fare politica a sinistra (e non solo quella moderata) tutta a tavolino, politicista e ideologica, pseudo giacobina e pseudo leninista, con complotti di pochi generali (o che si ritengono tali), che ritengono la politica una specie di Risico, che prescindono (anzi che sono lontani anni luce) dalla oggettività della situazione, dai fermenti sociali e dai sentimenti popolari, dai movimenti di lotta. Viene sconfitto il politicismo, il soggettivismo, l’autonomia del politico, l’assenza di contenuti della politica, la priorità ai giochi di palazzo, la lontananza dal popolo, dalle sue condizioni, dalle sue sofferenze, dai suoi sentimenti. Bersani che appena eletto dice “per la Costituzione italiana vengono prima i partiti del popolo” per contestare il populismo di Berlusconi e di Di Pietro e forse di Veltroni e Franceschini, non solo dice una cosa non vera, ma ci dà il segno e persino la giustificazione politica e teorica della lontananza del Pd dal popolo. Ma di quali partiti parla Bersani ? Di quei partiti che da anni pensano solo ad aggiustare il palazzo e i palazzi del potere, che parlano un linguaggio persino incomprensibile alla gente ? Serve, secondo me, una riforma radicale della politica, del fare politica, per ricostruire una immagine nobile e positiva della politica, soprattutto per le giovani generazioni. Anche noi comunisti dovremmo trarre un insegnamento da questa vicenda. Quello che abbiamo definito “il partito sociale” è la strada giusta per ricostruire un rapporto di fiducia fra società e politica, in particolare fra i nostri soggetti sociali di riferimento, vecchi e nuovi, e la nostra politica, il nostro partito, la sinistra. Fare politica per noi comunisti significa mettere le nostre strutture, le nostre sedi, le nostre risorse economiche, i nostri militanti al servizio dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, dei pensionati, degli immigrati, dei soggetti sociali sfruttati e oppressi dal capitalismo, trasformare i nostri circoli, le nostre sezioni, le nostre federazioni in case dei diritti sociali, in luoghi di aggregazione e di organizzazione di lotte, in strumenti di utilità sociale. Significa, per fare un esempio, andare ad un picchetto davanti ad una fabbrica in crisi e in lotta la mattina alle 6 assieme ai lavoratori che tutte le mattine entrano a quell’ora. Solo così potremo riavvicinare alla lotta politica la gente normale che da anni guarda la politica con lontananza quando non con disgusto. In tal senso credo che sia indispensabile una innovazione radicale, rivoluzionaria, comunista, della forma partito a cui siamo abituati anche mentalmente da molti anni a questa parte. Questo è un altro punto imprescidibile di discussione.
Grazie per lo spazio concessomi.
Compagne/i,
faticosamente cerchiamo soluzioni alla nostra crisi e proponiamo modelli intanto nella società succedono cose, noi assistiamo ai mutamenti ma non siamo in grado di comprenderli, non ne traiamo elementi utili per un confronto dialettico con gli strumenti teorici e così ci consumiamo in sterili contrapposizioni.
Domenica ho assistito al CPR della Toscana, non ne facio parte dopo una decina d’anni di presenza; che distanza da quanto stava succedendo in Puglia negli stessi momenti, universi paralleli incomunicabili tra loro.
In quella terra il Partito registrava i sentimenti del popolo della sinistra, se ne è giustamente fatto interprete, e mettendo in campo anche il Segretario Paolo Ferrero è stato dentro le contraddizioni aperte ricevendone un giusto riconoscimento che credo si tradurrà in consenso nel momento delle elezioni. So bene che ciò non è automatico, molto dipenderà da come i compagni pugliesi sapranno trasmettere a quel popolo di sinistra l’utilità di una forte presenza comunista sia in termini programmatici che in azioni di governo.
Mi preoccupa il sostegno del PDCI a Boccia ma ritengo che abbia riguardato alcuni dirigentie non la base .
In Toscana, ovvero nella regione dove Rifondazione ha avuto i numeri e la forza organizzativa sin dall’inizio della sua storia, maggiore a livello nazionale, il ragionamento stava sul fatto che la Federazione ed eventuali alleati non avrebbe la forza per superare la soglia del 4%, per cui dovevamo provare a stare nella coalizione di maggioranza.
Drammaticamente: in Toscana in realtà non sappiamo cogliere quanto avanza dalla società non ne sappiamo tradurre gli elementi in proposte politiche ed alla fine potremmo anche essere rifiutati come alleati poco utili.
Il mio è un disagio profondo, come riusciamo a comunicare una alternatività, un’utilità, ai cittadini toscani quando ci apprestimo a sostenere il piano infrastrutturale, autostrada tirrenica, sottopasso TAV di Firenze ecc. ecc.
I compagni della direzione regionale e del gruppo hanno lodevolmente cercato di comporre un documento programmatico dignitoso e fatto un bilancio della nostra partecipazione, da metà della legislazione, alla maggioranza di centrosinistra; bene è su questi elementi che secondo voi otterremo consensi dagli elettori toscani ? l’aver ottenuto un pò di più. L’aver limitato ad un pò meno.
In termini storico politici l’aver svolto una blanda azione socialdemocratica?
Ritengo che stiamo pagando una scelta, quella di essere entrati in maggioranza a metà legislazione fortemente voluta da quella maggioranza di Rifondazione che dopo Chianciano è uscita dal partito e dato vita a SL e non aver conseguentemente tratto le conclusioni della mutata situazione ripristinando la volontà espressa dagli elettori.
Siamo certi che in Piemonte od in Emilia per esempio il risultato elettorale sarebbe indifferente prescindendo dalla collocazione che sceglieremo ?
Dubbi ed interrogativi che stanno nella mia testa e che vorrei mi aiutaste a scioglere, er concludere in ogni caso, qualsiasi scelta venga fatta dal gruppo dirigente, come sempre, non farò mancare il mio lavoro di militante, sperando come troppe volte ho fatto in questi anni di essere io in errore ed avere una percezione limitata della realtà.
Fraterni saluti angelo sanchini
Mi sento di dire la mia riguardo il punto 3. Personalmente credo che la Federazione sia un buon punto di partenza per l’unità a sinistra del PD, ma la trovo francamente insufficiente per la rappresentanza comunista. Cè bisogno urgente di un UNIONE con il PdCI in un contenitore (interno alla Federazione) dichiaratamente comunista… altrimenti, anche se la sinistra alternativa riuscisse ad aumentare i consensi (vedi SeL dopo ieri), si rischierebbe comunque la scomparsa di una componente comunista nella politica.
In parte (è comprensibile)tendi a dar la colpa solo al vecchio gruppo dirigente, ma la crisi secondo me è più vasta e profonda che del solo Bertnotti, Vendola, Giordano Ferrero che erano il vecchio gruppo dirigente. La crisi che colpisce il pensiero e conseguentemente la pratica anticapitalista e comunista è in Europa diffusa. Altrimenti si finisce per dare la colpa al solo Gorbaciov del crollo in URSS. è un pensiero una nuova fase che dura da oltre 30 anni del capitalismo che la sinistra subisce senza trovar risposte adeguate è ancora una ricerca. Ma visto che nel frattempo dobbiamo resistere due solo le priorità:
unire la sinistra adesso anche se solo nella fase attuale è necessario
dismettere le correnti e le fazioni in lotta internamente perchè dilaniano i compagni e coloro che entrano nel partito rimangono allibiti da tale situazione.
Condivido l’analisi che parte dalla sciagurata scelta di Venezia e che mise le basi per una blindatura e una balcanizzazione stessa del Partito. Da là nasce la contrapposizione e muore il dialogo. Da Venezia e dalla rigidità padronale bertinottiana nascono le aree e muoiono le correnti di pensiero e di programma.
C’è poi tutto un dibattito che sento nascere tra i compagni e le compagne su un presunto o meno distaccamento dell’attuale linea del Partito dall’impostazione di Chianciano: sarebbe stato tradito l’assunto dell’ “in basso a sinistra”? Io francamente non credo. Credo che, in una fase così complessa e storica per questa sua complessità e deficienza di forze, coscienze critiche e altro ancora, credo – dicevo – che sia difficilissimo per qualsiasi gruppo dirigente muoversi e cercare di mantenere saldo un timone di una nave che rischia ogni giorno lo sfracellamento sugli scogli.
Siamo costretti a misurarci non con una linea politica nazionale, ma con differenti impostazioni a cui ci sottopongono le forze moderate, prima tra tutte il PD, che – questo sì – non posseggono nessuna strategia politica per il futuro e che cercano solamente di mantenersi uniti alimentando la loro presenza negli apparati istituzionali di governo.
Io credo che vi sia molto da costruire, in senso soprattutto operativo, pragmaticamente organizzativo: vedo un grande impegno nei compagni che sono rimasti e che sono veramente coraggiosi nell’affrontare questa fase. Da queste compagne e da questi compagni può rinascere una Rifondazione Comunista forte, forte anche per il progetto della FdS che non è scontato e che potrebbe subire degli arretramenti se le elezioni regionali dovessero essere un tracollo.
Ma, nonostante ciò, io resto persuaso che la confusione che regna anche tra noi (Casini no, Casini sì, Casini forse… PD no, PD sì, PD forse…) è frutto di una serie di scosse di assestamento che ci fanno sentire instabili, anche impotenti davanti alla caotica generazione degli avvenimenti della politica e del sociale oggi.
I punti fermi restano però due: rafforzare Rifondazione Comunista e costruire la FdS ricordandoci che ogni fuga in avanti o all’indietro è, per quanto mi riguarda, una sconfitta a prescindere, perché nega un percorso faticoso e lungo, ma che è necessario se si vuole dare mano alla ricostruzione di un rapporto di scambio e ad una ricomposizione anche sentimentale ed empatica con un popolo operaio, lavoratore e sindacale che oggi a noi preferisce il consenso ad altre forze. Anche e soprattutto di destra…
caro claudio quello che non si capisce, lo ribadisco, non sono le alleanze ma in che modo le alleanze col PD con l’UDC servano ai comunisti, sempre se stiamo parlando degli stessi soggetti, cioè di quelli che vogliono giustizia sociale e programmazione economica. Non vorrei ricordarti quali sono i principi del comunismo ma io e te sappiamo che non sono più rappresentati all’interno di rifondazione e si evince che quello che interessa te e la dirigenza del partito non e’ programmare quel futuro di benessere almeno per la classe di rappresentanza, che ormai non ci vota piu da tempo, ma che da’ sopratutto al nord da’ il proprio consenso alle forze di destra PDL e LEGA, ma la semplice e pura rappresentanza istituzionale che porta benefici personali e non interessa se poi il voto a rifondazione scema verso un astensionismo che vi accusa di non rappresentare piu quei comunisti che hanno creduto di dare una impronta di aggregazione del pensiero comunista e di farlo applicare nel paese. Insomma caro Claudio tra i comunisti e rifondazione oggi c’e un abisso basti vedere cosa e’ successo ai lavoratori quando i vostri rappresentanti hanno appoggiato o supportato i governi capitalisti guidati da Prodi o D’Alema o nelle regioni dove governano con le stesse formule, non vorrei ricordarti le regalie fatte in puglia agli imprenditori dal “Comunista” Vendola o quello che sta avvenendo nel lazio dove i Nieri e Tibaldi erano allineati alla politica di saccheggio del territorio (autostrada a pagamento Roma-Latina e termo valorizzatore di Aprilia solo per citarne 2 ma l’elenco e’ grande)mentre continua a peggiorare il sociale (trasporti, sanità con i Tickets anche sui farmaci salvavita) allora forse sarebbe bene che oltre a cordogliarci con le richieste di pareri sulle alleanze per le regionali perché non ti interroghi insieme al partito perché bisogna votare rifondazione per avere cosa di diverso da quello che ci stanno dando i partiti capitalisti. Faccio una previsione sulla scomparsa della federazione della sinistra alla prossima tornata e affermo con sincerità di non votare e affermo di aspettare che il partito comunista dovra essere ricostruito sulle macerie, in cui li avete portati, degli attuali partiti della sinistra
Caro Pasquale,
sulle macerie in genere crescono le erbacce. Nei momenti di difficoltà per i comunisti, purtroppo tra i compagni riappare la teoria del “tanto peggio, tanto meglio”. Purtroppo è una teoria fallace poichè viene dalla pancia e non dal cervello. Dal peggio nasce il peggio, in genere regimi reazionari o dichiaratamente fascisti. E’ questo il rischio attuaale per l’Italia. E poi se uno pensa che è meglio che la sinistra perda alle prossime elezioni, deve essere coerente e logico: piuttosto che non andare a votare dovrebbe votare direttamente per l’avversario così il suo voto vale doppio. Non andare a votare è una resa alla ragione: si sa che è sbagliato perché avvantaggia la destra, però si pensa di mettersi l’anima in pace. No, non è così, se la sinistra perde è colpa innanzitutto di chi dice di essere di sinistra e poi non vota a sinistra. Questo non vuol dire che non ci siano responsabilità per la situazione in cui ci troviamo; ma mi pare che Claudio tirando le somme del dibattito, le abbia indicate.
Ciao e tutti a fare la campagna elettorale: tra la gente in carne e ossa perchè di fronte a un computer è troppo comodo!
Franco
non auguro che la sinistra perda, ma che perda questa sinistra si, c’e differenza e poi mi vuoi accusare di non votare chi in nome del comunismo non ne conosce, come te credo, nemmeno i dettami al solo scopo di affossare la classe operaia, sei di memoria corta caro franco, come ho gia spiegato far passare la legge treu (si quella sul precariato) sotto il governo prodi, votare le missioni di guerra, far passare riforme riduttive sulle pensioni, non redistribuire il reddito e qualche aumento a operai e pensionati e poi nella mia regione il lazio siamo a arrivati a pagare il ticket sui farmaci salvavita (eutirox – farmaco per chi non ha piu la tiroide che se non lo prendi per tre giorni muori – costo 2.70 euro e se ne pagano 2 di tikets o una miografia a pagamento 80 euro e quasi 50 euro di tikets e aspetti 5 mesi ( ma mi spieghi perche dovrei rimandare un nieri alla regione lazio o addirittura la bonino antisindacalista e antioperaia e una politica di carriera sempre pronta a sedersi su qualche poltrona) e poi la colpa sarebbe mia se la tua sinistra perde ma se stanno facendo di tutto per far vincere berlusconi e credo con delle contropartite e la colpa dello sfascio della politica sarebbe di chi non va a votare, bisogna dire che in ogni caso per problemi di stomaco non riesco a votare a destra e se avessi meno cultura comunista e meno peli sullo s tomaco lo farei volentieri ma non lo faccio preferisco non votare perche la fossa se la sono scavata da soli e continuano nella loro azione. Vedi caro franco se leggessi tutto il post ho l’abitudine di parlare di fatti anche se legati alle idee cerca di farlo anche tu altrimenti non so cosa dirti ma non accusare me di affassare la sinistra guardati intorno
Mi dispiace caro compagno, con la federazione di sinistra siamo di nuovo nella stssa storia di prima, ancora Deliberto, Vendola,Giordano, Migliore e dopo alcuni anni, si spunterà,lo spetro degli’ex comunisti e la distruzione del partito,sicuramente tanti compagni non parteciperanno a una federazione del genere, anche tu hai detto che questa gente non voleva una voce comunista in giro e sono riusciti a distruggere tante volte il prc, la mia proposta è: cominciamo senza questi nomi, diamo il partito in mano alla gente che è vicino ai lavoratori e vedrai che di nuovo arriveremo al 10 per cento in poco tempo, il giornale deve essere in mano ai comunisti, non in quella della gente come Sansonetti, anti comunista dichierato. anche gli ex comunisti iraniani leccano i piedi di gente come Khatami e Mussavi.
Saluti comunisti.
Amir Gorguinpour
Caro Grassi
mi pare che continui a fare come fanno i dirigenti del PD: ragioni in termini esclusivamente politico-partitici. Ti ripeto: rifondare il comunismo: questo è il compito che vi siete dati. non vedo scappatoie. tutto quello che è nato dalla fine del PCI verte in fondo sullo stesso problema: rifondare, cioè ripensare il socialismo o comunismo, ridare identità ad un’alternativa al capitalismo, e a quello italiano in particolare. tutti i partiti nati dalla bolognina non hanno una vera identità: il PD soprattutto, ma non meno voi, altrimenti non si capirebbero le continue scissioni, il correntismo eccetera. ho letto lo statuto della federazione della sinistra: un vero pasticcio, se devo dire il vero, una schedina di dottrinarismi, tra l’altro anche in contraddizione tra di loro. il problema dell’identità è certo politica, ma anche meta-politico. implica svolgere una riflessione sul novecento italiano e mondiale e quindi implica svolgere una riflessione anche sulle proprie radici. dirsi marxisti oggi vuol dire poco o nulla, se poi non si è in grado di dar vita ad una lettura della realtà e ad un processo politico tendenzialmente egemonico. le sette non sono mai state il nucleo del movimento operaio.
A me non sembra affatto che Grassi abbia ragionato “come fanno i dirigenti del Pd… in termini politico-partitici”.
A me sembra invece che lui abbia riportato dei passaggi “storici” che hanno segnato profondamente la vita politica di moltissimi compagni.
Intanto io penso che per quanto possa essere criticato il modello partito in generale, non esiste attualmente altro strumento più efficace per organizzare e difendere gli interessi dei lavoratori e dei ceti deboli della società.
Molti compagni pensano che bisognerebbe trovare chissà cosa per uscire dalla crisi in cui sono finiti i comunisti e la sinistra in senso lato.
Invece non serve la bacchetta magica, serve una proposta politica seria, che sappia esprimere, far emergere con chiarezza i bisogni sociali di cui i comunisti sono bene informati, e poi è altrettanto necessario rendere credibile quella proposta politica, costruendo attorno ad essa il consenso necessario che ne alimenti la forza, la moltiplichi, affinchè quei bisogni sociali possano trovare una risposta concreta.
Secondo me, invece, i comunisti pensano troppo a beccarsi tra loro come galli in un pollaio, e perdono di vista le ragioni vere della militanza politica. Occorre una maggiore umiltà da parte di tutti, un sano confronto sulle cose che interessano al popolo. Serve una maggiore unità. Lo stato presente delle cose a sinistra fa ballare di gioia la Confindustria. Avverto l’esigenza di trasformare lo stato di cose presente. Uniamo le forze dei comunisti e della sinistra.
Sono d’accordo con Umberto: la federazione della sinistra è lo strumento più adatto a riunire le forze comuniste e di sinistra. Nessuna identità verrà scalfita nella federazione della sinistra. Tutto il popolo comunista e di sinistra contribuirebbe a far smettere la danza gioiosa della Confindustria sulle spalle dei lavoratori.
Caro compagno, come sai non ho potuto partecipare alla vita del partito prima del congresso di Chianciano e neanche dopo, ma da un pò seguo la politica del Partito molto da vicino.
Per me ci sono due questioni che faticano uscire dal dibattito: la prima riguarda il radicamento del partito, la seconda riguarda la sua umiltà nel rapportarsi con gli altri e con la realtà.
Si certo, i tempi sono cambiati, ma i problemi della gente sono rimasti gli stessi,anzi, sono aumentati.
Oggi, ci sono realtà come Porto Marghera, che si stanno dissolvendo al sole, e noi,comunisti intendo, incapaci di dare risposte.C’è un mondo che sta cambiando e noi che non riusciamo a stare al passo. Io sono cresciuto convinto che i comunisti erano diversi, lungimiranti, sapevano dove andavano.E ora? Ci parliamo adosso e/o usiamo un linguaggio che la gente comune, i ceti popolari non capisce. Sempre più spesso mettiamo il “noi” davanti a tutto e tutti.Ma dove sono i comunisti di Porto Marghera? dove sono i comunisti dell’ALCOA?, per fare un esempio.
Dove sono i comunisti nel sindacato? Ho sentito un dirigente della Camera del Lavoro di Venezia,nonchè dirigente di Rifondazione, affermare che il partito non può condizionare il sindacato, sono due realtà diverse. Non può andar bene finchè ci sono compagni che la pensano così.
Credo che molto rimanga da fare per far si che questo partito cresca, ma ho fiducia perchè ci sono tanti compagni che mettono davanti a tutto gli interessi della gente e non i suoi.