Care compagne e cari compagni che frequentate questo blog, con questo post vorrei stimolare una discussione sul futuro di Rifondazione Comunista.
Sento il bisogno di confrontarmi, di capire quali sono i vostri convincimenti, le vostre sensazioni, poiché questo, per tutti noi, è un momento molto delicato!
Butto lì, quindi, alcune mie riflessioni, giusto per aprire il dibattito.
Come ho scritto recentemente su Liberazione, non penso che la grave crisi di Rifondazione Comunista e della sinistra in Italia, sia un fatto ineluttabile.
Lo deduco da una considerazione molto semplice: in tutta Europa, tranne in Spagna, nei paesi dove dopo il 1989 è rimasta attiva una sinistra comunista e anticapitalista non vi è affatto una situazione di crisi come quella italiana. In alcuni casi queste forze tengono e in altre avanzano significativamente.
Inoltre, nonostante la sinistra in questi anni si sia ripetutamente divisa e non abbia dato buona prova di sé (basti pensare alla fallimentare esperienza del Governo Prodi e al cartello elettorale della Sinistra Arcobaleno), sono assai significativi i momenti di lotta e di mobilitazione. Solo per parlare degli ultimi 2 mesi, Roma è stata ripetutamente invasa da centinaia di migliaia di persone (libertà di informazione, difesa dei migranti, sciopero meccanici, sindacati di base, Cgil fino alla immensa manifestazione del 5 dicembre), a dimostrazione che la disponibilità alla lotta non è affatto cessata in una fetta importante del popolo della sinistra.
Penso quindi che se le cose vanno male, la responsabilità è dovuta, in larga parte, ai nostri errori.
Alle scelte politiche sbagliate, alle ripetute scissioni, alla scarsa credibilità di un gruppo dirigente che ha chiesto impegni e sacrifici alla propria base per ricostruire un partito comunista, salvo poi dimostrare, con le proprie scelte politiche e di vita, che di quell’obiettivo gli importava ben poco!
Se questo è vero, così come io credo sia, il primo problema che abbiamo è quello di riformulare una proposta politica credibile, che tenga conto degli errori commessi e che sappia ricostruire una connessione con il nostro popolo.
Inoltre il partito, in particolare i suoi gruppi dirigenti al centro e nei territori, dovrebbero dotarsi di quella umiltà, di quella modestia, di quella semplicità che è stato per tanti anni un tratto distintivo di Rifondazione Comunista e che si è smarrito negli ultimi anni, facendoci apparire come uguali agli altri: persone che fanno politica non perché ci credono, ma perché da essa ne possono ricavare un vantaggio.
Penso che con il congresso di Chianciano e con le scelte successive Rifondazione Comunista abbia fatto dei passi importanti in questa direzione. Ancora insufficienti, ma la direzione credo sia quella giusta.
Non so se avete la stessa impressione, ma io comincio a vedere, dopo un anno drammatico, qualche segnale di controtendenza. L’ho toccato con mano nelle 20 assemblee regionali che ho fatto in ottobre sul tesseramento e sullo stato del partito, nella conferenza di Caserta. Buona partecipazione, compagni e compagne che si erano allontanati e che ora hanno deciso di iscriversi di nuovo, giovani che partecipano. Il risultato del tesseramento del 2009, ancora non definitivo, dopo una scissione tremenda, sarà nettamente migliore di quello che avevamo ipotizzato.
Infine, proprio in questi ultimi giorni, in diverse assemblee che ho tenuto (Rieti, Roma, Bologna, Reggio Emilia) ho avuto una conferma di questo. Ampia partecipazione, voglia di fare.
La sensazione che ho, però, – e qui vedo l’elemento di drammaticità che occorrerebbe superare – è che mentre noi ricostruiamo una organizzazione e una proposta politica e cominciamo ad ottenere anche dei risultati, la nostra cancellazione totale dai media, e quindi dall’opinione pubblica, rischia di ammazzarci e quindi di rendere vano anche questo lavoro prezioso.
Cosa possiamo fare? Stiamo sbagliando qualcosa? Parliamone!
P.S.
Vi pregherei di non concentrare tutto il dibattito sulle regionali e sul tema accordi si e accordi no. Nella storia di Rifondazione Comunista è inconfutabile il fatto che il fare o meno accordi a livello locale non ha inciso significativamente né sul nostro consenso elettorale né sulla nostra forza organizzata.

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Caro Compagno Claudio Grassi,
ti ringrazio per dare a noi compagni della base l’opportunità di partecipare a questo dibattito sullo stato del partito e sulle strategie più opportune che dovremmo intraprendere per il futuro.
Io credo che in questi ultimi anni buona parte della classe dirigente del partito abbia ascoltato molto poco la base dello stesso e non abbia saputo leggere lesigenze reali del paese. I pochi compagni come te, molto coerenti e attenti si contano sulle punta delle dita.
C’è voluto molto poco a distruggere la credibilità che inizialmente il PRC aveva avuto dalle classi lavoratrici, ma anche intellettuali, italiane. Non basta il congresso di Chianciano per ricostruire questa fiducia smarrita; ci vorrà tanto impegno e presenza, presenza e presenza nei luoghi, citta, quartieri del disagio e della sofferenza dei nostri lavoratori. Solo così potremo risalire la china e riacquistare la credibilità e coerenza di un partito che nel suo DNA si occupa dei problemi della socialità e dell’uguaglianza per cercare di garantire gli stessi diritti a tutti i cittadini. Questo percorso però, sia chiaro, necessita di tempo. Dopo un terribile terremoto non si ricostruisce tutto con una bacchetta magica ma serve impegno ed il sudore di tutti.
Personalmento credo che il nostro partito non abbia bisogno di alcuna alchimia con lo scopo di creare una ipotetica “federazione della sinistra antagonista” inoltre aggiungo che mi identifico molto poco con certi personaggi del PCDI o di altri schieramenti cosidetti di sinistra. Abbiamo visto il fallimento dell’arcobaleno e prima dell’ulivo. Non si può unire storie ed idee diverse solo per avere una posizione istituzionale perchè prima o poi le diversità emergono con ancora maggior litigiosità di prima. Dobbiamo avere il coraggio intelletuale di riconoscre le nostre diversità e di accettarle di non sentirci in colpa per essere dichiaratamente anticapitalisti o perchè a noi piace anche l’idea di un partito unico (plurale al suo interno) come ci può essere a cuba o in Cina.
Ti e ringrazio tutti i compagni che mi hanno prestato attenzione.
Saluti Luca.
Sorprendente! Il comunismo adesso è diventato un’entità, che riesce o non riesce a fare chissà che.
A parte che citare Cina e Russia, senza considerare il contesto di due nazioni ancora feudali all’inizio del ’900, è strumentale e talmente superficiale da sollevare dubbi sulla buona fede di chi propone la discussione, il fallimento può essere attribuito solo ad esseri umani, non certo a delle idee che i primi non sono riusciti, o non hanno voluto, realizzare. Come è successo, d’altronde, per tutti gli ideali avanzati che le masse non sono state in grado (per ora) di assimilare e le leadership hanno trasformato in nuovo mezzo di sfruttamento e potere.
Bertinotti poteva anche avere ragione sul fatto che la parola comunismo sia diventata indicibile, culturalmente però e spesso a causa di una sinistra incongruente ed incapace di ridefinirne i contorni, non è quindi da abbandonare insieme al suo valore di civiltà, semmai da ripulire dal significato distorto appioppatogli da un sistema che la teme e purtroppo, anche da chi, da sinistra, trova più conveniente cancellarla per meglio adeguarsi allo spartimento del bottino.
Oltretutto sulle briciole lasciate dal capitale.
La realizzazione? Complicata e semplice come per qualsiasi cambiamento sociale, basterebbe cominciare proibendo lo sfruttamento del lavoro altrui e riorganizzando pian piano il vivere comune in tal senso. Passo dopo passo, giorno dopo giorno, nel rispetto dei diritti di tutti. Il resto verrebbe da sè. Non “l’uomo nuovo”, ma una civiltà progredita, in cui l’essere umano, liberato dalla schiavitù, sviluppa se stesso.
Bene buon per te che hai le idee così chiare , ma la realtà è che il comunismo va ridefinito proprio in quelle idealità che tu dai per scontate.
A quei tempi era facile dire cosa fosse il comunismo , era quel movimento che combatteva contro le guerre imperialste e contro la fame .
Oggi non è più così nitida la questione , oggi quello che dici viene misurato col metro di ciò che si è veramente verificato.
E la storia parla di un fallimento , un generoso tentativo , mosso dalle migliori intenzioni , ma sempre un fallimento.
Quello che ho appena scritto è ben compreso dalla classe dirigente del PRC , tant’è vero che il programma del PRC è sempre stato un blando programma socialdemocratico , quello che non ammetto è che si usi ancora il comunismo come specchietto per le allodole , come feticcio per il militante di base , ma poi in realtà quello che vince sempre è la realpolitik, la politica fatta coi telefonini, e coi bilancini.
Karl Marx: Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la società dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente.
Lo abolisce per crearne uno nuovo ? e come sarebbe fatto questo nuovo stato di cose ?
Come l’U.R.S.S. con i suoi gulag ?
O come la Cina dove l’individuo non conta una mazza ?
A proposito di comunismo , forse è il caso di tirare le somme di quanto accaduto nel prc del dopo bertinotti.
Ricorderete tutti la famosa sentenza di bertinotti “il comunismo è diventata una parola indicibile” , tutti ci scagliammo contro quella che sembrava una resa.
Ora vi chiedo : ma la parola comunismo noi la rendiamo “dicibile” o forse non è ormai un attaccamento sentimentale a guidarci ?
Oggi che senso ha rifarsi a quelle esperienze che nascevano da situazioni così peculiari ?
Se “comunismo” ha un senso come mai non riusciamo a darne una definizione ?
Temo che ormai si debba dire come stanno le cose : il comunismo è stata una grandiosa esperienza guidata da popoli che hanno sconfitto padroni interni e internazionali , ma non ha saputo farsi “normalità” .
Il normale comunismo non si è visto, l’uomo nuovo non è nato , il comunismo è stato alla fine un grandioso sforzo di modernizzazione industriale fatto a tappe forzate.
Tant’è i risultati sono sotto gli occhi di tutti : la russia e la cina.
Il fatto è che sul comunismo Bertinotti aveva ragione , o almeno , visto che non riusciamo a darne una versione moderna e convincente , per ora bertinotti ha ragione.
Vogliamo discutere sul Chi siamo? Bene, discutiamo sulla lezione di comunismo che ci ha dato Vendola ieri sera.
lezione di comunismo mi sembra eccessivo. Diciamo che Vendola ha assestato un duro colpo all’arroganza dalemiana e al progetto del PD (che non ne ha molti altri, al momento) di essere l’unico (e simile) contraltare del PDL. Bene così, forse proprio Vendola, però, dovrebbe essere il primo a trarre qualche conclusione da quanto è avvenuto.
CHI SIAMO?
Provo a fare qualche riflessione su di noi e sul contesto, specificando subito che non parto da analisi teoriche scientifiche ma da percezioni e sensazioni che scaturiscono dall’osservazione della realtà. Ad altri di maggiore spessore culturale e politico il compito di tracciare ipotesi progettuali per il futuro.
So di dire una banalità, ma penso che tutti i guai per il movimento operaio siano partiti dal crollo del muro di Berlino, epilogo conclusivo di una lotta planetaria tra socialismo e capitalismo.
Da quel momento ha preso vigore uno sconvolgimento delle coscienze operato dai vincenti. La prima cosa che essi hanno fatto è stato appropriarsi dei media, soprattutto della televisione, che è il medium con più capacità di penetrazione dentro le coscienze degli individui, dal momento che abbina il suono, la parola, all’immagine. L’effetto combinato dei due fattori provoca l’annullamento della capacità critica del bersaglio della comunicazione, esattamente come avviene nella trasmissione del messaggio pubblicitario. Gradualmente questa operazione di omologazione delle coscienze dei cittadini agli interessi dei padroni del sistema ha prodotto la convinzione diffusa che il modello di società ultimo e migliore è quello proposto dai vincitori. Questi hanno accompagnato la vittoria culturale con lo stravolgimento delle regole democratiche e della rappresentanza, per avere la certezza che il tarlo dell’alternativa al sistema non potesse avere spazi di agibilità dal di dentro delle istituzioni democratiche. Nasce da questo obiettivo antidemocratico e di conservazione del potere e dei privilegi l’escogitazione dei sistemi elettorali, maggioritario, sbarramenti, perfino eliminazione delle preferenze, onde garantire che l’oligarchia dominante non fosse messa in discussione da eventuali spinte centrifughe provenienti dalle istanze dei territori e mediate dalla rappresentanza parlamentare.
Mi chiedo e vi chiedo: siamo sicuri che noi, voi, comunisti, alternativi, non siamo stati contagiati dallo spirito emanante dal pensiero dei vincitori? Io ho parecchi dubbi.
Vorrei solo ricordare che uno dei tanti tarli introdotti dalla borghesia vincitrice, il maggioritario, è stato talmente introiettato dal partito fino a consacrarlo, congresso di Venezia, come sistema di regolazione della democrazia interna. Se qualcuno avesse dubbi su questa interpretazione basta rifarsi ad una domanda che Rina Gagliardi si poneva sulle pagine di Liberazione un paio di anni fa.. Diceva: “E se tornassimo al proporzionale?” Era un lapsus freudiano, che confermava il fatto che il gruppo dirigente del partito aveva abbracciato il maggioritario, non solo come regola interna della vita del partito ma come sistema regolatorio della rappresentanza popolare nelle istituzioni. . Ovviamente, senza coinvolgere in queste scelte sciagurate né il corpo del partito né, per quanto si sa, il comitato politico nazionale.
Se così è stato, come penso, si è trattato di una resa tacita ed incondizionata all’avversario.
Senza entrare in giudizi di tipo moralistico questa virata- mitigata in seguito con la proposta del sistema proporzionale alla tedesca- sbarramento al 5%- denuncia il cedimento culturale e politico della cosi detta sinistra radicale, alternativa, antagonista, alle esigenze del potere borghese.
Perché questa scelta? Si è trattato di una strategia scaturita da un’analisi autonoma della fase storica o essa è stata semplicemente il frutto di un’assimilazione più o meno consapevole dell’egemonia culturale dominante? Io propendo per questa seconda ipotesi.
Il quadro appena esposto è una delle manifestazioni dell’ introiezione del pensiero borghese da parte del partito.
Lentamente e gradualmente si andavano segando tutti i ponti che legavano l’anima della rifondazione comunista alle grandi rivoluzioni operate dal movimento operaio e comunista. Questo percorso faceva approdare l’ex leader massimo alla glorificazione di un Marchionne, presentato come il manager illuminato e il modello da seguire. Anche qua: si è trattato di scelta autonoma o di subordinazione al pensiero, unico, dominante?
Comunque sia resta il fatto che “valori”, riferimenti culturali propri del campo avversario sono penetrati abbondantemente dentro le nostre fila, o meglio, dentro le nostre coscienze modificando nel profondo il nostro sentire, determinando crisi e crollo di certezze. Quando dico noi mi riferisco a tutta la struttura organizzata del partito, dagli iscritti ai dirigenti a tutti i livelli. E se è stata intaccata la coscienza della parte più avvertita del partito, cosa ne è stato dell’elettore medio di sinistra, meno armato criticamente per resistere al suono delle sirene che ha bombardato il suo cervello?
Oggi ci proclamiamo anticapitalistici. Siamo sicuri che tale impostazione intercetti le attese e le speranze di quei ceti sociali dei quali vorremmo essere i riferimenti politici? Sarebbe interessante sapere quanti iscritti ed elettori di RC posseggono azioni e/o obbligazioni di imprese quotate in borsa. Siamo certi che piccoli azionisti ed obbligazionisti restano neutri di fronte all’attuale crisi finanziaria o non sperano piuttosto che il sistema non fallisca? Quanti milioni di persone, compresi lavoratori comunisti, sono stati agganciati ai destini del capitalismo, con la complicità dei loro riferimenti politici e sindacali? La cogestione strisciante dell’impresa, la previdenza integrativa non sono tutte manifestazioni della subalternità organica al sistema capitalistico? Come si fa a schiodare dagli interessi del capitale questi milioni di persone?
Non ho risposte, ma intuisco che le nostre ambasce e le nostre difficoltà tattiche e strategiche derivano dal non avere individuato una exit strategy dal capitalismo e dal non avere delineato i contorni di un sistema che si dimostri superiore, migliore e più conveniente di quello attuale. Né vale appellarsi acriticamente alla superiorità del comunismo, stante il fatto che tutte le esperienze storicamente realizzate di forme statuali e sociali ispirantesi al comunismo hanno dato pessima prova di sé. E ciò non è vero perché lo dice la propaganda avversaria, ma perché quelle esperienze sono tutte fallite e semplicemente non esistono più.
Può essere che mentre ci si affanna alla ricerca del nuovo sole dell’avvenire non assecondiamo il desiderio dei nostri avversari di farci scomparire dalla scena politica e possibilmente dalla faccia della terra? Il discorso delle alleanze in vista delle regionali e di eventuali elezioni politiche credo che debba partire da una riflessione sullo stato di cose presenti e su quale tattica adottare per non andare incontro ai nostri carnefici col muso duro e il pugno alzato. Il problema è evitare i carnefici, non farsi massacrare.
Sul maggioritario hai perfettamente ragione , non a caso fu una delle primissime leggi di Mussolini , non so se sia stato introiettato dal prc come dici certo che è stato fatto introiettare al corpo elettorale , tramite il mito della governabilità.
Guarda caso i consigli di amministrazione delle società e tutte le attività professionali sono gestite col proporzionale , lì certo gli azionisti di minoranza non accetterebbero di veder scomparire le loro azioni , noi invece dobbiamo accettare di scomparire come cittadini !
Ha spiegato molto bene il tutto Canfora nel suo “Democrazia storia di un’ideologia”.
Per me dobbiamo proporre una nuova visione del comunismo che non deve essere più vista come un’ideologia solo del proletariato ma di tutto il genere umano , dobbiamo ri-creare un pensiero , sconfitto nel ’68 e nel ’77 che sappia dare risposte a tutti i problemi in campo che vanno dalla sofferenza del proletariato , alla crisi ecologica e , forse sopratutto , alla crisi di “senso” del vivere.
Se neghiamo il comunismo come “visione del mondo” e lo releghiamo alle sole rivendcazioni salariali , partiamo sconfitti , dobbiamo parlare anche a chi stà un po’ meglio del proletario in senso stretto , ma comunque sente che questo tipo di esistenza indivdualista-atomista creata dal capitale è un’esistenza povera e vuota.
Abbiamo avuto il grande Marcuse , perché non lo rileggiamo ?
E perché non cominciamo ad integrare comunismo e comunitarismo ?
( per esempio l riflssioni di Preve in “elogio del comunitarismo” ? )
Banalizzo : a uno che ha il “posto-fisso” , che gode di una certa tranquillità economica , il comunismo di oggi che cosa ha da dire ?
Mi trovo nella bruttissima condizione,io comunista,di non avere più nessun partito che mi rappresenta.Ho deciso volontariamente di lasciare rifondazione poco dopol’ultimo congresso,una finta battaglia politica tutta dentro un gruppo dirigente,che con varie articolazioni,si è reso responsabile.Era la lotta di un gruppo di potere che sostituiva un altro gruppo di potere,tutti in egual misura colpevoli della perdita di capacità politica di rifo.Non è il tuo caso Claudio,ma il problema è proprio questo:i gruppi dirigenti.Per quanti anni prc non ha mai pensato a quella che una volta si chiamava la formazione dei quadri?Quanta improvvisazione?e con quale facilità quelli più capaci sono stati immediatamente mandati a fare gli istituzionali?tranne quelli che hanno fatto Genova,ma a quali conflitti sociali abbiamo forgiato nuovi dirigenti?Il risultato è stato che per anni ci siamo dovuti sorbire Fausto,perchè cmq faceva appeal e voti,dopo è stato solo la brutta copia di una organizzazione politica perchè nessuno più è in grado di fare scelte collettive.Il giorno dopo il disastro arcobaleno nessuno ha detto abbiamo perso tutti,ma ho sentito solo la voglia di rivincita personale di uni contro altri,singolarmente.Ed infatti sel continua nello stesso solco e propone Vendola come immagine singola e salvifica.mentre prc con slogan un po basisti un 77ini cerca di dare dignità alla sinistra e ai comunisti.Tu dici come mai nonostante un vasto e diffuso movimento conflittuale,non spontaneo,ma organizzato,non elitario ma di massa,che attraversa il paese fin dentro le sue viscere il prc non riesce a riprendersi i numeri e il palcoscenico che si merita?Non ti sfiora minimamente,come non vi è sfiorato minimamente allora,che la gente,quella che ci vota,non ne può più di vedere sempre la stessa casta che si autoreplica proporsi alternativamente e secondo i gusti ora area di governo ora area di dissenso?E il famoso passo indietro di una intera generazione di dirigenti che ci ha portati fuori dal parlamento quando avviene?Lo dico senza acrimonia ma dovreste farvi da parte,e lasciare anche a chi non ha pratica ed esperienza,seppur sbagliando clamorosamente,a diventare direzione di quello che rimane di prc.Sei troppo intelligente per dirmi che il rinnovamento c’è stato,ma attraverso quali meccanismi di selezione?Mi raccontano che anche il PCI 30 anni fa si poneva il problema della forma partito,della disaffezione alla militanza,e noi?Tu dici che hai trovato climi entusiasti,non ci credo.I militanti sono stanchi di tutte queste assurde litanie che sono le assemblee di partito;passerelle che si parlano addosso;discussioni senza alcuna ricaduta di massa e di lotta tranne i movimenti negli scacchieri istituzionali.Assemblee sempre più desolate,irreali,rissose.Non è più possibile continuare a proporre questo modello di partito e queste modalità della decisione.Mi scuserai per il tono ma credo che la franchezza è per noi un valore fondante.Con affetto.
Caro Claudio, io credo che essenzialmente per rilanciare il nostro partito serva coerenza! Da troppi anni abbiamo perso questa virtù. La coerenza premia sempre soprattutto nel settore delle lotte e nel nostro elettorato che come sai è molto critico.
Sul fatto dei media hai perfettamente ragione. Al PD noi diamo molto fastidio perchè mettiamo ancor più in evidenza le sue lacune sul versante sociale e lavorativo. L’unico modo per uscire da questa oscurazione da cui siamo sempre colpiti è ripartire dalla base, dal partito sociale. Andare sempre davanti alle fabbriche, nelle piazze, nelle scuole; recuperare quell’elettorato perso, quel consenso lasciato per strada. Fatto questo io credo che si tornerà sicuramente in Parlamento e i media non potranno più oscurarci, non dimenticando naturalmente che i nostri posti non sono nè le varie tribune elettorali nè Porta a Porta, ma è la piazza!!
Tutto giusto , ma purtroppo devi scontrarti con un senso comune profondamente cambiato , le basi stesse del vivere in comune , della socialità , sono scosse.
Non puoi dare pù niente per scontato : che chi commette reati non debba fare politica o che aiutare un essere umano sia un obbligo morale .
In un mondo alla rovescia in cui fare la guerra viene chiamato fare la pace, la nostra opera non può limitarsi ai cancelli delle fabbriche , deve arrivare alle menti delle persone.
La battaglia per un posto di lavoro e quella contro il razzismo sono necessarie l’una all’altra : in entrambe si tratta di riaffermare il primato dell’essere umano sulla bruta natura del mercato.
Bisogna allora, secondo me, tornare nelle piazze con dei volantini in mano per riaffermare queste verità che si vogliono far dimenticare : che l’uomo non è uomo senza l’altro uomo , che l’individuo ha senso solo in una comunità.
Qui siamo ormai deficitari , nella visione del mondo , nella filosofia , mentre “loro” filosofia ne fanno eccome ! hanno creato un mondo virtuale nel quale individui isolati passano la loro vita felici di consumare e di avere, avere sempre di più , inarrestabilmente.
Qual’è la nostra diversa visione del mondo ?
E se ce l’abbiamo perché non la comunichiamo ?
Basterebbe essere più umili e riafferrare i contenuti propri dei comunisti, senza più tener conto nè di simboli nè della storia. La storia nel cuore e la lotta nella realtà. Storia e simboli usati per mantenere piccoli orticelli non valgono i contenuti applicati al periodo attuale, alla realtà, alla gente. Con gran dispiacere ma con gran onestà oggi assisterò all’apoteosi di Nichi Vendola leader riconosciuto dal popolo e non dalle aasemblee di partito. Così è se vi pare…
O iniziate a selezionare dirigenti coerenti con ciò che dicono (e possibilmente bravi) altrimenti se l’andazzo continua come oggi potete chiudere subito il PRC.
Troppa demagogia, troppa retorica.
Certo si perde consensi o si conservano sia che si facciano accordi alle regionali che si corra soli, ma almeno la DIGNITA’ non la perdiamo:
” TOTO’ CUFFARO del partito UDC, condannato in appello a 8 anni di pena con l’aggravante mafiosa” e noi ci facciamo alleanze assieme!
dimenticavo sono accordi “TECNICI”, entriamo nelle istituzioni, è solo tatticismo ect, ect, ect
cambiamo rotta e soprattutto dirigenti alla svelta
“….in alcuni circoli si è arrivati a minacciare di non fare la campagna elettorale qualora si arrivasse ad accordi, anche solo elettorali, con il centrosinistra. Questa è una posizione immatura e politicista,….”. Caro compagno Grassi, la tua non mi pare una valutazione lungimirante di fronte al disagio di tanti compagni. La tua posizione di dirigente ti obbliga a fare uno sforzo per ascoltare e non sentenziare, rischi di contribuire al disimpegno di tante/i compagne/i.
Però il Prc è fatto anche di compagni (la maggioranza) che capisce l’importanza di cercare alleanze elettorali per non essere tagliati fuori dalle istituzioni, facendo così il gioco del Pd e del Pcl. E questi compagni non devono essere ascoltati?
Caro Andrea, da sempre faccio parte di quella maggioranza, credo che sia ancora tale, che reputa importantissimo stare nelle istituzioni ma penso semnplicemente che se non ci sono le condizioni per starci con la nostra alterità politica e con programmi condivisi reputo deletrio starci a tutti i costi. Quando l’abbiamo fatto ne abbiamo pagato sempre costi altissimi. Mentre per quanto riguarda l’appunto che ho fatto a Grassi ripeto che i compagni che minacciano di non fare la campagna elettorale in caso di non presentazione autonoma del PRC non debbano essere “espulsi” decretandoli immaturi.
Ma quando con il passa parola boicottammo l’Arcobaleno allora andava bene perchè non era il nostro progetto? quindi cambiano i personaggi ma si ripropone il medesimo scopo.
Siro, ma hai anche la faccia tosta di rivendicarlo? E che ci avete guadagnato a boicottare l’Arcobaleno? La sinistra sparita dal parlamento e dispersa nel paese pur di vendicarsi di Betinotti? Complimentoni!! proprio come quel famoso marito che per far dispetto alla moglie si tagliava…
Voglio provare anch’io a fare una mia riflessione sul PRC, e credetemi che quello che scrivo non è a scopo provocatorio: voglio solo provare a dare un piccolo contributo in più, un contributo critico sul Partito e sul Movimento Comunista italiano in generale, sperando di poter incidere positivamente sulla gestione del tutto.
Come sta attualmente il PRC?
-Dodici scissioni di volta in volta moderate o “estremiste” a seconda del caso (e per cui non sempre possiamo incolpare gli altri, soprattutto chi ha fatto scissioni alla nostra sinistra, come Ferrando o Turigliatto, quest’ultimo espulso per aver votato contro la guerra, come promesso nel programma).
-Iscritti più che dimezzati (nel 1997 erano più di 130000, oggi sono
circa 38000).
-Partito ancora troppo subalterno al PD a livello locale, provinciale e regionale (questo nella mia Toscana ha già provocato una mezza rivolta fra i circoli, che del PD non vogliono saperne).
-Incoerenza fra gli (ottimi) punti programmatici che si predicano (acqua pubblica, politiche ambientali verdi, lotta alla precarietà…) e ciò che poi si fa al governo, locale o nazionale che sia (sì a guerre e leggi antioperaie, sì a inceneritori e rigassificatori, privatizzazioni…).
-Sempre sul tema delle alleanze, preoccupanti aperture verso l’UDC anche a livello locale, anzichè aprire a forze politiche e sociali alla nostra sinistra come vorrebbe larghissima parte della base.
-Mancata presa di posizione sull’imminente congresso della CGIL (perchè non appoggiare la mozione “La CGIL che vogliamo”? La CGIL è pur sempre il maggior sindacato per radicamento e numero di iscritti, vogliamo permettere che continui sull’attuale strada fallimentare che l’ha portato a sottoscrivere buna parte degli accordi separati che CISL e UIL hanno già sottoscritto?)
L’ho fatta lunga, ma questa è la situazione che mi vedo davanti agli occhi. Mi pare giusto ricordare inoltre che non sono uno che critica senza muovere un dito: sono iscritto al mio locale circolo del PRC, e prenderò nuovamente la tessera anche quest’anno, continuando la militanza in ogni modo che posso, studio e lavoro permettendo.
Saluti Comunisti a Claudio Grassi e a tutti i Compagni.
Caro Grassi, la cosa migliore che potete fare è quella di farvi da parte.
Due le ipotesi per riscotruire la sinistra di classe:
1- Sciogliete il PRC e il PdCI una volta per tutte e date come indicazione l’ingresso dei militanti più combattivi nel PCL.
2- Oppure, altrettanto semplicemente vi fate da parte, bloccate la fusione con Diliberto e lasciate le “redini” del partito alla corrente di FalceMartello.
Ma tuttavia temo che abbiate scelto l’autoconservazione di un ceto dirigente artefice di sconfitte troppo pesanti per essere dimenticate e in questo modo (occupando uno spazio a sinistra che non vi compete) non fate altro che far crescere il grillismo e il dipietrismo imperante… con buona pace per la classe operaia costretta a prendersi ancora pedate nel culo!
saluti
guarda, se passi di qua, ti lascio anche le chiavi di casa…..
guarda, se passi di qua, ti lascio anche le chiavi di casa…
Il PCL? Quelli che in questi giorni stanno chiedendo a tutti i partiti politici “presenti nel parlamento nazionale o nei consigli regionali” di aiutarli a raccogliere o validare le firme per potersi presentare alle elezioni regionali? http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c3:o1606:e1
Ridicoli e patetici. Ma cosa aspettarsi da chi fa politica solo per danneggiare il Prc e la Federazione della Sinistra? Ci manca solo che qualcuno del Pd li aiuti, in modo da rubare qualche voto alla sinistra…
Guarda Andrea che non hai capito, il Pd è vostro alleato non del Pcl!
Perchè dovrebbe aiutarli?
Non farmi ridere si può non condividere le idee del Pcl ma di certo sono coerenti.
E poi qual’è il problema? Secondo me fanno bene a denunciare una legge elettorale antidemocratica.
Avverto i compagni che se appoggeremo la Bonino così tanto per farlo, io semplicemte non andrò a votare.
Io voto solo liste che vedono il mio partito in coalizione, se qualcuno vuole i miei voti ma si vergogna di governare con me, può tranquillamente andarsene aff..lo.
Caro Adriano, io mi rendo conto che al momento non siamo ben visti e siamo tacciati come la “peste bubbonica” però, onestamente, non siamo in grado di esprimere una forza tale che ci consenta di dettare le condizioni ai nostri alleati. Io penso che la lista che verrà, servirà fondamentalmente a traghettarci verso le prossime elezioni regionali con una speranza in più, quella di poter eleggere qualcuno dei nostri candidati. E’ un treno che non possiamo perdere, la politica si può fare venendo in possesso delle carte e delle documentazioni che contano. Nel mio paese, non saremmo mai riusciti a bloccare alcune azioni speculative legate al settore dei lavori pubblici e dell’urbanistica se non avessimo avuto un consigliere al Comune e se non ci fosse stato Ivano Peduzzi alla regione Lazio. Continuando a non esprimere cariche istituzionali e limitandoci alla semplice testimonianza, siamo destinati a scomparire.
Se è per questo siamo destinati a scomparire anche inseguendo poltrone a tutti i costi.
Non credo che per conoscere il territorio si debba per forza passare per le istituzioni , altrimenti non mi spiego tutto il mondo dell’associazionismo come faccia a sopravvivere.
Attenzione con questo mantra contro la “testimonianza” , visto il fallimento del nostro farci “istituzione” dovremmo andarci un po’ più cauti.
Credo invece che la strada giusta sia proprio farci “testimoni” di un altro modo di intendere il fare politica.
Adriano, mi pare che partiti ed associazioni abbiano scopi ben diversi. A cominciare dal fatto che i partiti hanno un obiettivo politico di ampio respiro che si concretizza anche nell’incidere nelle istituzioni.
E poi, visto che paragoni un partito all’”associazionismo” in generale, ti chiedo: quante associazioni nascono e muoiono durante l’arco di vita di un partito? Quante associazioni campano al di là della vertenza che cercano di affrontare? Quante associazioni riescono a portare a casa dei risultati senza trovare sponde nelle istituzioni tramite altri partiti? Vogliamo che il nostro partito faccia la stessa fine, diventando subalterno nei fatti e rischiando ogni giorno l’estinzione?
Non so tu, ma quando io ho deciso di fare la tessera del Prc intendevo proprio superare questa situazione di precarietà e subalternità, dopo molti
anni di militanza nell’associazionismo e movimentismo.
E poi mi chiedo: ma tu fai attività politica nelle vertenze del lavoro e nel territorio? Non ti accorgi di come, molto spesso, avere un referente istituzionale faccia la differenza tra vincere o perdere una battaglia? Non ti accorgi di come questo fatto sia percepito chiaramente da cittadini e lavoratori, che molto spesso (e paradossalmente) si rendono conto dell’importanza delle istituzioni molto più di noi che dovremmo (in teoria) “fare politica”?
Se la necessità basilare di inserire nelle istituzioni dei compagni capaci e laboriosi, che siano referenti per la nostra attività politica nei territori, viene considerata una corsa alle poltrone “ad ogni costo”… beh, allora mi sa che qualunquismo e populismo stanno facendo danni incalcolabili anche tra di noi. Di questo passo, un giorno potremmo persino accorgerci di essere diventati inutili ai nostri stessi occhi…
No Andrea , non intendevo “ad ogni costo” , con l’accezione qualunquista con la quale tu l’hai intesa, ma per segnalare comunque che dev’esserci un confine oltre il quale non è possibile andare , neanche per stare nelle istituzioni.
Io non intendo starne “fuori” a priori ma neanche “dentro” a priori.
Ora questa linea di confine ognuno la intende a modo suo, chi più in là e chi più in quà , per me il discrimine è non dare nessun apporto a forze più o meno conservatrici come i radicali che oltre a posizioni schifosamente filoamericane si sono sempre distinte anche contro i lavoratori.
Il discorso della forza io lo ribalto : se non hai la forza per imporre condizioni le coalizioni non le devi fare.
Prima devi crescere , poi partecipi alle coalizioni , non il contrario.
La testimonianza non serve, le delibere di giunta, quelle di consiglio e le determine inerenti i vari settori non te le dà nessuno se non hai qualcuno che ti rappresenti. Le associazioni non possono richiedere nessuna di queste documentazioni che spettano soltanto a coloro che fanno parte del consiglio comunale, provinciale e regionale. Per quanto mi riguarda, se devo fare solo testimonianza, preferisco dedicarmi ad altro. Voglio continuare ad incidere fattivamente sulla vita politica del mio paese, le poltrone le lascio volentieri a coloro che si distinguono per una facile facondia cosa che a me, non appartiene.
Scusa ma mi sembra veramente assurdo che tutto il problema sia nell’avere le delibere , non sono pubbliche ?
Sì, sono pubbliche, fermo restando che alcuni settori sensibili (urbanistica e lavori pubblici)”vengono coperti” ma l’eventuale opposizione, gli eventuali emendamenti li fai se hai un consigliere, altrimenti, non hai voce in capitolo.
Leggendo un po’ questi commenti mi pare che, nella foga di cercare di dare una lettura alle nostre sconfitte, ognuno identifichi la volontà del “popolo di sinistra”, dei “comunisti” e quant’altro, con la sua propria volontà. Un po’ come la Donna Pressede dei Promessi Sposi che confondeva la volontà di Dio con la sua. Siamo tutti (me compreso) convinti che “il popolo comunista vuole l’unità dei comunisti”, “il popolo comunista vuole l’opposizione sempre e comunque”, “il popolo comunista vuole gli accordi”, “il popolo della sinistra vuole l’unità della sinistra”. Credo che tutti si abbia un po’ di ragione. Ma che nessuno abbia totalmente ragione
Ho vissuto cinque anni, da indipendente eletto nelle liste di Rifondazione, nel Consiglio comunale di Livorno e, francamente, devo sottolineare un fatto chiarissimo: abbiamo sviluppato una battaglia completamente avulsi da un rapporto complessivo diretto con il partito. La mia è una militanza durata tutta la vita, fra partito comunista, sindacato, gruppo del manifesto, Sessant’otto e anche se ho preferito rimanere indipendente per poter discutere con gli altri e con me stesso, la mia adesione convinta agli ideali Comunisti è rimasta immutata e immutabile. Devo dire che per quei cinque anni, a contatto diretto con Alessandro Trotta, ho potuto lavorare assai bene e anche con libertà personale d’opinione che mai ha mancato di correttezza verso il partito che mi aveva portato in Consiglio comunale. Da questa esperienza ho però maturato una precisa opinione sul partito e sl modo di fare politica. Sono convinto che il partito, così com’è attualmente, non risponda più alle esigenze di lotta richieste dall’attuale, gravissima e pericolosa situazione. La sua struttura è completamente inadeguata al compito di partecipazione e funzione di guida delle lotte imbastite e sviluppate dal movimento variegato e complesso presente oggi nel nostro paese. Organismi centrali e periferici, circoli, lo stesso rapporto tra militanti e tra essi e il movimento, è completamente sfasato. Certo, affermo questo, ma non ho la soluzione in tasca, anche per il mio essere un cane sciolto, anche se convinto comunista. La società non è più quella esistente ai tempi del Pci più radicato nelle masse, oggi le lotte nascono sempre dal basso e, detto fra noi, nemmeno dal sindacato, bensì da una frammentazione episodica di lotte e battaglie contro le scelte dei vertici, in campo nazionale che in quelle delle regioni e delle province. Il sindacato è ormai soggetto di mediazione tra il sistema e le esigenze dei lavoratori che ormai pagano sempre il prezzo maggiore delle difficoltà La partecipazione al governo Prodi ha rappresentato un momento di pesante appiattimento sulle posizioni di un governo chiaramente di centro con puntate verso destra e il partito si è palesemente schierato con le peggiori decisioni dell’esecutivo e dell’alleanza e la scomparsa dal parlamento ne è stata la chiara conclusione. La compagine governativa non si è frantumata per decisione di Rifondazione, ma a causa di Mastella e questo l’elettorato di sinistra ce l’ha fatta pagare duramente. Non voglio prolungarmi oltre, ma anche in Regione abbiamo avasllato scelte e leggi che colpivano gli interessi dei cittadini e se un qualche successo lo abbiamo ottenuto è stato relativamente importante, voglio qui ricordare che mentre su scala locale ci si batteva sul rigassificatore, la Regione lo approvava e noi siamo rimasti nella maggioranza e così in municipalità e province con posizioni a macchia di leopardo che sono semplicemente ridicole. Va ripensato il partito e il suo inserimento al centro delle lotte. Se non lo facciamo, scompariremo anche dalla Regione, dalle province e dai Comuni. Tutto qui.
Condivido la tua analisi Otello,come vedi anche in città,ci sono stati gli stessi problemi che a livello nazionale.Per ritrovare una partecipazione,un radicamento nella società,una sinergia tra i compagni nelle istituzioni e la base sarebbe necessario un lungo e faticoso percorso inverso dal declino culturale, etico, morale della società italiana berlusconizzata di questi anni.Ma nel frattempo chiarezza e coerenza nelle posizioni alternative al centro sinistra,altrimenti è tutto inutile.
Dimenticavo di scrivere che dire “Il processo di costruzione della Sinistra Alternativa richiede tempo e lunghe discussione” è la peggiore delle burocrazie reazionarie atte a mantenere singoli privilegi personali dal più piccolo dei segretari di sezione ai massimi vertici.
E’ finita, più tardi ce ne rendiamo conto e peggio è. Ci vuole il coraggio di rinunciare alla propria identità e chiudere sia Rifondazione che il PDCI
Io tornerò in una sezione solo quando sarà riconosciuto il nuovo partito Sinistra Alternativa senza vecchi simboli e con una nuova dirigenza. Sopratutto con una severa autocritica e presa di distanza dai totalitarismi comunisti. Non prendiamoci in giro, la gente vuole che prendiamo le distanze dal comunismo nostalgico, sopratutto lo vogliono gli operai nelle fabbriche, i cassa integrati e i disoccupati, perchè a loro serve una forza contrattuale e non un piccolo nucelo che vada a manifestare davanti ad una fabbrica piuttosto che un’altra
Oggi anticapitalismo non significa marxismo. Servono analisi immediate critiche e autocritiche, rinnovamento, abbandono delle nostalgie. Andare in Cina equivale ad accettare alleanze con l’UDC, cioè essere burocrati comunisti ma attaccati alle poltrone del potere.
Serve una Sinistra Alternativa coerente con l’anticapitalismo, ma che non guardi nè a Lenin nè a Marx e nemmeno a Nichi Vendola, la Puglia è in delirio per lui e tutta l’italia simpatizza con il suo linguaggio
Peccato che la Sinistra arcobaleno non abbia a suo tempo dato grande prova…
Per questo bisogna avere il coraggio di non fare un cartello con simboli autoreferenti ma un partito con un unico nuovo simbolo (nuovo in tutti i sensi).
Finalmente cade l’ipocrisia ieri anche Ferrero in direzione l’ha ammesso SERVONO ELETTI NELLE REGIONI e pure tu Grassi lo stonieni, ma quale politica, quali discriminanti programmatiche, stringi stringi ecco la sostanza vera anche qui a rampognarci in questo periodo e poi ecco la parola magica “DESISTENZA” ma siamo seri smettiamo di prenderci in giro vogliamo seggiole e allora facciamo un accordo per cercar di far vincere il CS e poi prendiamo “solamente” degli eletti senza entrare nelle giunte domanda ma appunto se saremo necessari a tenere in piedi la maggioranza? non vale come si è detto per il Parlamento italiano dove proponiamo anche lì desistenza altra normativa, (ma quante desistenze facciamo? ma non era Bertinotti che la propose?) la meglio definizione letta nei confronti del gruppo dirigente è stata in Direzione INDECENZA! ma non vedete che subbuglio c’è nella nostra base?
saluti
e con questo concludo…
E’ anche questione di stile.
E’ finita l’epoca del doppiopetto togliattiano, rilassatevi ,smettetela di mettervi le cravatte, siate un po’ più scaciati , siate diversi , non dovete per forza sembrare i bravi ragazzi che se vanno al potere comunque si comporteranno bene.
Fregatevene e smettetela di misurare sempre le parole col bilancino tanto la puzza di comunista vi rimane addosso , cravatta o non cravatta.
Osate , non avete e non abbiamo più niente da perdere, dite sempre quello che veramente sentite dentro.
Abbandonate anche in questo la politica dei politicanti.
Le sezioni .
Sbaraccate quelle sale conferenza che sembrano sacrestie con tutte quelle file allineate di sedie , sono adatte ai fedeli , non a partorire nuove idee.
Con le sedie fate circoli, mettete tutti nella condizione di parlare e di guardarsi tra loro mentre ascoltano.
Finitela con i segretari-manager che non leggono un libro manco a pagarli, abolite queste arcaiche figure, condividete il più possibile le responsabilità , superate la vecchia forma partito , il tema non è più la presa del palazzo d’inverno , non bisogna preparare eserciti , bisogna conquistare nuove menti e organizzare la resistenza dei cervelli.
Salutiamo Lenin con amore , e andiamo verso il futuro.
Sono d’accordissimo con l’unione dei partiti comunisti (direi indispensabile) però un fattore molto importante è la coerenza e la chiarezza. A Reggio Emilia il pdci è nelle giunte del Comune e della Provincia, per esempio sulla questione dell’acqua pubblica la maggioranza del Consiglio Provinciale ha votato contro un documento fatto da noi e dalle Associazioni contro la privatizzazione dell’acqua,
l’assessore del pdci da che parte stava?
Attenzione che la gente non capisce queste furbizie e alla fine non ci da credibilità
saluti maurizio
Rifondazione ha perso credibilità e rischia di scomparire perchè non ha saputo difendere con coerenza ed intransigenza i propri valori e le persone in carne ed ossa che questi valori incarnano.
La politica o è etica applicata alla dimensione sociale oppure è lotta di potere per il potere, per il potere fine a se stesso-
Chi è fedele ai propri ideali può perdere delle battaglie, ma chi tradisce i propri ideali diventa inutile perchè perde la propria anima-
Ci sono dei valori su cui non si può mediare, riguardano la vita di milioni di persone oppure i diritti fondamentali, inviolabili, di persone in carne ed ossa.
Sulla guerra non si doveva mediare, sul decreto anti.rumeni non si doveva mediare, sulla base di vicenza non si doveva mediare, sull’aumento esponenziale delle spese militari non si doveva mediare…
Rifondazione ha perso perchè si è persa ed è diventata inutile.
Rifondazione tornerà ad essere credibile se riconoscerà i propri errori e se chi aveva responsabilità direttive chiederà con umiltà scusa al movimento operaio-
Si è detto votiamo tutto purchè non torni Berlusconi- Allora non ci si può lamentare se molti hanno votato PD perchè non tornasse Berlusconi.
Nè se molti non hanno votato perchè tanto “sono tutti uguali”.
Una volta Rifondazione era orgogliosa di essere il cuore dell’opposizione. Due anni di governo ci hanno ucciso.
Non si tratta di sventolare bandiere rosse ma di essere orgogliosi della propria irriducibile alterità altrimenti alla fine ci si vergogna anche delle bandiere, di ciò che si è o si è stati.
ci si accomoda a tavola: da compagni si diventa “compagni di merende”
Centro.
“Rifondazione ha perso perchè si è persa ed è diventata inutile.”
Quando ho avuto occasione di fare attività sindacale in fabbrica con la FIOM dei precontratti, ho fatto quattro chiacchiere con un operaio che mi ha detto: “Ma a cosa serve il sindacato?”
Non mi è venuto in mente niente che non fosse retorico.
Ho ripassato nella mia mente la storia del consiglio di fabbrica e ne ho parlato agli altri delegati.
Solo uno, un compagno della UIL ha afferrato la portata di quella affermazione.
Dopo 2 anni di intensa attività sindacale, quell’operaio si è iscritto alla FIOM.
Ho 18 e sono iscritto da pochi mesi a Rifondazione. Condivido la creazione della Federazione della Sinistra, rendendomi conto che l’ipotesi di un unico partito comunista, che pure preferei, è al momento impraticabile. Mi permetto di fare qualche considerazione e proposta su quello che secondo me andrebbe fatto per rinforzare e rilanciare il partito.
1.Riguardo alla visibilità mediatica e la propaganda:
– Essendo oscurati in televisione, dobbiamo concentrare i nostri sforzi su Internet, l’unica possiblità che abbiamo di riolgerci a un grande pubblico in poco tempo. Prendere esempio dalla Linke, che anche in questo ha sviluppato un efficientissimo sistema di comunicazione/propaganda informatica.
L’utilizzo intensivo di strumenti come Facebook e la creazione di un canale Youtube della Federazione o l’utilizzo della già esistente PdciTV, specialmente in campagna elettorale, può avere un grandissimo impatto mediatico. Per quanto riguarda Facebook, fondamentale per intercettare i giovani, consiglio ai simpatizzanti di mettere il simbolo della Federazione come immagine profilo.
– Non tralasciare e/o abbandonare sistemi tradizionali come volantinaggio e manifesti. Spingere i circoli in questa direzione; mandare una lettera di Ferrero agli iscritti che però non militano sottolineando l’importanza di queste elezioni per il Partito e incitandoli a partecipare attivamente nella campagna elettorale.
– Considerare Sit-In di protesta e occupazioni degli studi di Rai/Mediaset per sensibilizzare l’opinione pubblica.
2.Sul Partito in generale
-Dare più importanza all’analisi marxista della società e alla formazione culturale e politica dei militanti. Importante in questo senso la neonata Marx XXI.
-Buon passo in avanti il viaggio di Paolo Ferrero in Cina. Intensificare i rapporti con il PPC e con i paesi socialisti del Sud America. Organizzare manifestazioni congiunte con la Sinistra Europea.
-Continuare sulla strada del Partito Sociale; in ogni città, in ogni paesino sperduto.
-Nelle regioni in cui si va da soli candidare per quanto possibile compagni che abbiano un forte supporto dai circoli.
-Scegliere uno slogan chiaro per ogni regione e usare solo quello.
-Non lasciare soli i compagni che abitano in paesi piccoli. I circoli comunisti devono tornare ad essere il centro della vita politica e non solo dei piccoli paesi. E’ lì che nel Nord a mio parere stiamo perdendo la battaglia con la Lega. Considero questo una delle più gravi catastrofi del bertinottismo a cui va posto rimedio al più presto.
-Basta gruppetini che metteno davanti gli interessi della loro area a quelli del Partito, magari vendendo i loro giornali che non fanno altro che sputtanare iil Partito stesso. Più disciplina cazzo!
Seguiamo l’esempio dei paesi in cui la Sinistra di Alternativa sta avendo successo. Si sono uniti e hanno ricominciato ad organizzarsi seriamente, circolo per circolo.
in Cina i diritti dei lavoratori vengono costantemente calpestati a favore di un’oligarchia vorace e priva di scrupoli ed ideali.
Ferrero spero vada a mettere fiori in piazza Tien an men
Riguardo ai diritti sul lavoro sono stati fatti recentemente immensi passi in avanti. Bisogna considerare che non è la cosa più semplice del mondo governare un paese di un miliardo e mezzo di abitanti. E noi che ragginugiamo a stento il 3% in Italia forse dovremmo essere un po’ più cauti prima di giudicare un partito comunista che guida il paese più popolato del mondo da 60 anni. Onore ai comunisti cinesi che continuano con tenacia pur tra le molte e inevitabili cotnraddizioni la strada verso il socialismo. Forse dovremmo imparare più da loro come si organizza un partito comunista invece che criticarli in base a quello che sentiamo sul tg2 o su la repubblica.
http://www.rifondazione.be/testi/capire_la_cina.pdf
http://domenicolosurdoblogtienanmen.blogspot.com/
Link corretto: http://www.ideasherwood.org/capire_la_cina.pdf
Ma prova adinformarti meglio quanto lavorano in che condizioni sono i lavoratori cinesi, il più alto numero di infortuni sul lavoro del mondo bel primato! in relazione ovviamente percentuale alle ore lavorate ma dai ancora a ritenere la Cina comunista! stesso errore con URSS ci sbatteremo la testa vedrai
Caro claudio,la discussione che hai aperto è utile ed è necessaria. Provo ad esprimere qualche idea. La tua amarezza sullo stato della sinistra e sui pericoli che ci sono in Italia per il PRC di un ulteriore slilacciamento è reale. Però, io mi pongo da tempo una domanda: perchè un giovane, una donna, un operaio, un intellettuale si deve iscrivere al partito dei comunisti?
Cosa gli prospettiamo?
Vogliamo cambiare questa società capitalista in senso socialista? Se si perchè non lo diciamo? Con quale programma?
Abbiamo bisogno di un programma fondamentale, per affrontare i bisogni immediati dei lavoratori e pensionati, che abbia delle tappe intermedie per affronti i problemi delle riforme di struttura e faccia uscire il nostro paese dalla crisi e delle tappe a lunga scadenza per la trasformazionnazionalee in senso socialista del nostro paese.
Questi obiettivi devono essere legati tra loro e aggiornati man mano che cambiano le cose.
E’ chiaro che sono obiettivi che vanno realizzati con le lotte anche lunghe è dure.
Se questi sono i problemi fondamentali che dobbiamo affrontare diventa
subito importante il ruolo del partito.
Come rafforzarlo? Da dove incominciare? le fabbriche, gli uffici, le
scuole, l’informazione, i grandi agglomerati urbani, ecc.
Ma innanzitutto conoscere bene lo stato del partito oggi. Conoscere i gruppi dirigenti dei circoli, delle federazioni, dei regionali e del .
Il gruppo dirigente è all’altezza del compito?
Importante per rafforzare e ricostruire il partito è il ruolo e la funzione del sindacato e dei sindacalisti comunisti. Oggi i nostri compagni nel
sindacato si comportano da comunisti? Come si pùò ricondurre a unità la
situazione dei compagni comunisti nel sindacato?
Mi fermo qui.Ci sarebbe ancora tanto da dire spero che anche queste piccole
discussioni posono servire a mandare in avanti la situazione. Un abbraccio
Michele.
Compagni, il quadro che esce fuori da tutti i commenti è chiaro. Purtroppo queste sono cose che nelle riunioni, a tutti i livelli, sono dette da anni, e non da ora. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
caro claudio,
alcune chiarimenti, scrivi e sono d’accordo che in molti paesi europei nonchè aggiungo in diversi paesi extra europei non ultimo in giappone!! forze politiche anticapitaliste, comuniste, della sinistra di alternativa non solo tengono ma ottengono anche buoni risultati elettorali. Concordo altresì con Claudio che anche in Italia nonostante l’ostracismo dei mezzi di comunicazione di massa e la propaganda del Governo c’è una situazione tutt’altro che normalizzata anzi sono sempre di più le mobilitazioni per il lavoro, la scuola pubblica, l’ambiente, la legalità, etc e spesso queste mobilitazioni vedono una forte presenza di giovani. Non ho inoltre riscontri ma credo a Claudio che scrive che da Chianciano in poi nonostante la pesante scissione nel Partito le assemblee ada quella del Brancaccio a Caserta passando per quelle territoriali Rieti, Anagni, roma, Reggio Emilia sono sempre affollate, il tesseramento va bene c’è tanto entusiasmo tra i compagni e sono in via di superamento i disastri ereditati della gestione Bertinotti, della partecipazione del PRC al Governo Prodi, l’esperienza della Sinsitra Arcobaleno etc.
e poi la conclusione??? “Cosa possiamo fare? Stiamo sbagliando qualcosa? ovvero diteci che stiamo facendo bene o male ma non permettetevi di parlare delle regionali, quella è politica seria adulta e ne parliamo tra dirigenti capaci!! complimenti.
caro claudio, Bertinotti non è più segretario dal 2006!! Il Governo Prodi con Ferrero unico Ministro PRC! è caduto a gennaio del 2008, la Sinsitra Arecobaleno e morta politicamente con Giordano poco dopo, dalla primavera del 2008 il PRC è stato diretto di fatto dall’attuale gruppo dirigente, prima con una maggioranza nel Comnitato di Gestione e poi dalla maggioranza post Chianciano. Insomma sono due anni esatti che gestite il Partito di fatto senza opposizione e a mio parere con scarsi risultati e la colpa è ancora di Bertinotti? Giordano? la Sinsitra Arcobaleno? dopo quando tempo finisce il bonus e si inizia a parlare del proprio operato?
elezioni europee quorum mancato 3,1% nonostante l’unificazione elettorale con il PDCI, Salvi, De Vita, etc ovvero una “attualissima” lista anticapitalista, una sorta di unità dei comunisti che al congresso di chianciano aveva avuto un risultato non certo maggioritario.
risultati alle elezioni amministrative devastanti
la Risicata maggioranza di Chianciano sfasciata con soccorso del restante dell ex mozione due,
federazione della sinistra che non decolla nei territori in nessun modo
sondaggi elettorali al lumicino
molti buoni quadri hanno abbandonato passando con sl o rititrati a vita privata
compagni in cassa integrazione in deroga a zero ore
una linea alle elezioni regionali molto “chiara”, in Piemonte dove si governava bene con la Bresso si cede all’ UDC elemosinando accordi tecnici che nessuno capisce!! in LIguria IDEM, in Lombardia si ci prostituisce per una relazione non impegnativa con Penati che non ci vuole!! poi nel Lazio si passa dall’opposizione a Marrazzo a l’accordo con la Bonino!! nella marche si va con l’UDC, in Veneto si va da soli, in Toscana e Umbria con il PD, in Calabria con il padrone del Tonno Callipo… insomma quando si dice una linea chiara!!!
caro claudio in italia c’è bisogno di un partito della sinistra con i comuisti che abbiamo un ruolo importante nel progetto di riunificazione. Se siamo al disastro le colpe le abbiamo tutti e da tutti deve ripartire un processo unitario aggregante, partecipato, non settario e che ci permetta di riapparire utili a larga parte delle persone che soffrono .
AUGURI e vi voglio comunque bene
Non è realmente così, è vero che Bertinotti non è più segretario dal 2006 (pur gestendo il partito fino al 2008), ma è stato responsabile della disgregazione del partito, con l’esito delle elezioni politiche e per i media l’assenza dal parlamento equivale all’assenza dalla società, ed è la dura realtà. Uscire da questa situazione è molto difficile, e non è detto che sia possibile, ma la strada della federazione e il tentativo di ri-radicamento sociale sono le uniche strade che abbiamo davanti…
Gli effetti della gestione bertinottiana li accuseremo ancora per molto tempo, anzi fino alla fine di questo ciclo politico, cioè fino alle prossime politiche… L’unica cosa che il partito deve fare nel frattempo è cercare di ricostruirsi delle gambe con cui ripartire
Cari compagni,
mio figlio fa il primo liceo e mi dice che nella sua classe “sono tutti razzisti”, ieri ha discusso con una ragazza che asseriva seriamente di aver “paura a uscire di casa” e tutto questo in una cittadina come la nostra, dove non c’è un caso di stupro da 30 anni.
E’ evidente che qualcosa d’altro cerca di sostituirsi alla realtà , qualcosa che nella percezione è anche più forte della realtà stessa.
Io però credo che la forza di questa realtà virtuale che la manipolazione culturale ci stà imponendo sia tale solo nella misura in cui è assente un controcanto, è una pseudocultura forte nella sua capacità di diffondersi ma allo stesso tempo fragile che potrebbe essere contrastata facilmente .
Come ? Con il dialogo, con il ‘logos’ .
E da dove cominciare ?
Da noi dobbiamo cominciare , prima di tutto da noi stessi per bonificarci il cervello e poi subito con chi ci è più vicino, a macchia d’olio.
Lo diceva bene Laura Marchetti su Liberazione del 10 gennaio : è ora di insegnare l’ecologia della mente.
E allora cominciamo a usarle queste sezioni ormai abbandonate , vediamoci e chiediamoci :
un altro mondo è possibile ?
come mai non riusciamo a cambiarlo ?
cosa vorrei tirare fuori da questa mia unica vita ?
cosa mi impedisce di farlo ?
perché un operaio aderisce all’ideologia del padrone ?
Ricominciamo a farcele queste domande “banali” , ingenue.
Secondo me subito scopriremmo che ciò che ci impedisce di essere “felici” lo impedisce a tutti, ciò che opprime noi opprime tutti.
Si compagni , il personale è politico, e se non si parte dal personale non si può neanche arrivare all’ “universale”.
Infatti cosa c’è di più universale del comunismo ?
So che il termine “felicità” scatena subito l’irritazione del compagno duro e puro , tuttavia negare l’importanza della felicità equivale a negare la lotta contro l’angoscia di questa vita vuota al servizio del capitale che siamo costretti a fare.
Perchè il capitalismo si mostra con diverse facce , nel terzo mondo con la durezza della violenza e della fame, da noi con l’inutilità delle nostre vite.
Si le nostre vite sono inutili , sono segnate dall’impotenza, sono vite destinate ad essere lentamente e vacuamente trascorse, quando siamo fortunati.
Se siamo sfortunati invece dobbiamo lottare per la sopravvivenza.
Però cari compagni se non combattiamo il potere anche dentro di noi la battaglia è persa in partenza , come possiamo combattere un sistema se ne condividiamo desideri e finalità ?
Concludo : caro compagno Grassi , fate una bella campagna per “rioccupare” le sezioni, da noi per esempio è da un anno che non viene convocato un attivo di circolo !
Convocate riunioni non per comporre liste elettorali, ma per cambiare il mondo, che è questo il compito , e insieme il sogno, dei comunisti.
Penso che solo così potremo invertire questo nostro lento dissolverci.
I comunisti devono avere sogni spropositati, devono sedurre , altrimenti è inutile che ci siano.
METODO E MERITO DELLA CONSULTAZIONE SULLE REGIONALI.
Oltre ogni limite. Con il commento diffuso ieri riguardo alla consultazione tenutasi la scorsa settimana, la segreteria del PRC di Firenze ha superato ogni tipo di limite concepibile. I compagni della segreteria possono contorcersi in giri di parole, possono inventare sul momento regole di una consultazione che loro stessi hanno impostato, possono girare la frittata e usare tutta la parlantina di questo mondo. Eppure tutti sappiamo cosa sta succedendo. L’evidenza toccata dai compagni negli attivi di zona parla più di mille comunicati.
Di fronte alle richieste di vari compagni per un’ampia consultazione circolo per circolo per dare a tutti gli iscritti la possibilità di far sentire la propria voce su una decisione importante come le alleanze in vista delle elezioni regionali, la segreteria nel Comitato Politico del 23 nov. ha formalmente assunto questa proposta e ha proceduto a stabilire le modalità della consultazione stessa, esplicitate in una mail del 3 dic. con cui predisponeva un calendario di attivi di zona (con l’eccezione del circolo di Lastra a Signa che si riunisce in proprio l’11 dic.) da concludersi il 18 dicembre con la convocazione del Comitato Politico. Ci siamo attenuti a questa modalità, presentandoci nelle ore, nei giorni e nei luoghi indicati dalla segreteria. I risultati degli attivi (meno quelli del Chianti e dell’Empolese che non si sono tenuti nei giorni previsti) sono inequivocabili: 133 contrari, 46 favorevoli, 7 astenuti e 11 compagni/e che non hanno partecipato al voto (tra questi 8 compagni/e di Signa presenti all’attivo della Piana Fiorentina che hanno chiesto tempo per esprimere il loro orientamento) . Ma la modalità della consultazione viene cambiata a posteriori e in modo anomalo: i circoli che non si presentano agli attivi di zona (S.Casciano, Greve, Tavarnelle, Figline, Capraia e Limite) si riuniscono da soli, senza far conoscere la data del loro attivo e dunque consentire la presenza di chi ha una posizione diversa, e guarda caso votano tutti a sostegno del documento della segreteria!
Ma anche con i nuovi dati forniti dalla segreteria, la consultazione boccia il documento della segreteria stessa con 107 favorevoli, 133 contrari e 17 astenuti.
Ecco allora spuntare le “sottoscrizioni”. In nessun attivo di zona è stato accennato al fatto che gli assenti potevano firmare il documento della segreteria. Se fosse stato detto, si sarebbero potute raccogliere anche firme su documenti alternativi. Forse i compagni della segreteria lo riterranno incredibile, ma ci sono anche compagni e compagne che sono contrari al documento e che non hanno partecipato agli attivi. Se non hanno comunicato per scritto questa loro contrarietà, è perché nessuno aveva spiegato la possibilità di un meccanismo di televoto.
Il metodo scelto svilisce il dibattito, fa un danno irreparabile a Rifondazione Comunista e indirettamente a quella Sinistra a cui ci rivolgiamo per costruire sul territorio un’alternativa politica credibile.
Il merito: il documento della segreteria provinciale pretende di liquidare in qualche riga proprio quella verifica dell’operato della Giunta Martini, a cui si è sempre sottratta nei tempi fissati dal congresso, pur chiesta ripetutamente dai circoli, che verificavano e verificano giorno dopo giorno le contraddizioni della politica del Pd perché ci si scontrano, agendo nella concretezza degli obiettivi di lotta sul territorio.
Non esiste una adeguata piattaforma programmatica per andare agli incontri con le forze politiche scelte come interlocutrici. Non ce l’ha neppure la segreteria regionale, che non ha saputo fare di meglio che chiedere mandato per aprire una trattativa con il Pd al Comitato Politico Regionale di domenica scorsa, che ha votato pur non essendoci il numero legale e nonostante le proteste del Presidente del Collegio Regionale di Garanzia.
Non finisce qua. Non può finire qua, perché questi metodi, queste forzature prefigurano la volontà di fare comunque un accordo col Pd, nonostante sia stato giurato e spergiurato che questo voto è finalizzato solo sull’apertura di una trattativa con il Pd. Tra i 45 voti a favore del documento della segreteria, infatti una buona parte di compagni/e ci ha detto che in verità è contraria ad un accordo con il Pd perché alla luce dei fatti non lo vede possibile, ma è favorevole a percorrere la strada della trattativa. Mentre ribadiamo che non esistono per noi le condizioni per un accordo col Pd, riteniamo basilare definire precise proposte nel merito della piattaforma programmatica e garantire la massima trasparenza per i prossimi passaggi politici.
Per questo è necessario pianificare attivi di circolo entro il 20 gennaio con la presenza della segreteria per spiegare tutto questo e soprattutto per conoscere – e pronunciarsi con il voto – sullo sviluppo ed il merito della trattativa col Pd. E’ ovvio che a nessuno sarà concessa una delega in bianco.
Compagne e compagni critici della federazione fiorentina.
Firenze 24 dicembre 09
“Per un’alternativa di sinistra in Toscana”
SABATO 16 GENNAIO 2010 ore 15,30
ASSEMBLEA
presso SMS “Andrea Del Sarto”
via L.Manara 6, Firenze (zona San Salvi)
Sono invitati a partecipare i compagni/e del PRC, le forze politiche e sociali della sinistra, le realtà di lotta e di movimento.
Promossa da compagne e compagni critici dei circoli della federazione fiorentina
Stampato in proprio v.V.Emanuele 303, FI, gennaio 2010
PER UN’ALTERNATIVA DI SINISTRA IN TOSCANA !!
Con questa assemblea sulle prossime elezioni regionali, i circoli promotori intendono dare continuità alla iniziativa dello scorso 17 novembre e offrire un’occasione di confronto ed azione comune a quanti in queste settimane hanno espresso con chiare indicazioni politico-programmatiche la necessità di un’alternativa in Toscana.
Numerosi circoli, attivi di zona e federazioni del PRC con documenti e riunioni hanno manifestato, in modo trasversale alle mozioni congressuali e sulla base della concreta esperienza di questi anni (di cui è mancata una verifica pubblica), un orientamento prevalente di critica, netta contrarietà e ferma convinzione che non vi siano le condizioni per un nuovo accordo col PD. Altri, pur non escludendo questa possibilità, l’hanno comunque subordinata a scelte programmatiche vincolanti in grado di segnare una svolta nel modello toscano e rispondere ai temi sociali imposti dalla crisi.
La trasparenza e la più ampia verifica democratica, dentro e fuori il partito, diventano per questo determinanti per le scelte da compiere, che non possono essere circoscritte e delegate ai soli organismi dirigenti, ma debbono tener conto della volontà espressa dai compagni/e, aprendosi al confronto con tutte le realtà sociali e politiche interessate..
Nonostante le drammatiche difficoltà e la crisi che attraversa la sinistra, esistono ancora le forze per rispondere alla domanda di alternativa presente nella società, che altrimenti rischia di disperdersi nell’astensionismo, nel voto utile o addirittura a destra. In questo senso la questione democratica è strettamente legata a quella sociale.
Per questo il PRC, il PdCI, le varie espressioni della sinistra anticapitalista, le realtà di movimento hanno il compito di unirsi con un programma ed una lista di alternativa alle destre e anche al PD in grado di esprimere i conflitti sociali e di battere l’iniquo sbarramento imposto da PD e PdL in perfetto stile bipartitico. .
Per il PRC è questa una scelta determinante per rilanciare la rifondazione comunista, ricollocare il partito nella società, riaggregare la sinistra secondo una chiara linea di alternativa, superare vecchie pratiche politiciste e rompere la morsa del bipartitismo, come del resto indicato dal Congresso di Chianciano.
Per
- la difesa del lavoro e dei redditi, un nuovo ruolo pubblico contro la crisi, la lotta alla precarietà, il cambiamento del modello toscano e la riconversione ambientale dell’economia
- i diritti sociali e di cittadinanza, il diritto alla casa ed alla salute
- la ripubblicizzazione dell’acqua e contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali
- una diversa gestione del territorio e per fermare le grandi opere come Alta Velocità, Autostrada Tirrenica e gassificatore, la costruzione di nuovi
inceneritori, il consumo di suolo, le operazioni speculative e i grandi centri commerciali
- sostenere la scuola pubblica e riconvertire la base militare di Camp Darby
Contro il bipolarismo ed il blocco di interessi che accomuna PD e PdL in Toscana (sostegno alle imprese, privatizzazioni, grandi opere, gestione del territorio, inceneritori, legge elettorale…)
c’è bisogno di un’alternativa di sinistra!
Invitiamo i compagni/e del PRC, le realtà sociali e politiche della sinistra alla più ampia partecipazione !!
Promotori: Compagne e compagni critici dei circoli della federazione fiorentina.
L’italia, caro Claudio è un paese di allenatori, ormai siamo tutti ct e ogniuno vorrebbe fondare il suo partito ad-personam..
Io non sono immune da questa epidemia come tanti altri, ma sono immune alle leggi del branco ed alle logiche di partito e del consumismo..
In effetti non amo la logica piu dell’intuizione e per questo penso di essere piu equilibrato di tanti che oggi credono nella “logica della ragione” trascurandone i limiti e sopratutto la dinamicità..
Questa premessa serve ad introdurre il discorso vero e cioè che da anarchico quale sono diventato pur di non dare piu il voto a queste logiche imperfette, posso soltanto consigliare a chi come Voi (forse in buona fede) continuate a giocare su un tavolo con le stesse carte e le stesse vecchie regole …:
STATE ALMENO ATTENTI A CHI BARA!!
CON AFFETTO
UN COMPAGNO
Caro Claudio, ricordo ancora il giorno che sei venuto all’inauguarazione del circolo Gino Rossi di San Felice Circeo e non posso esimermi dal rimarcare la tua soddisfazione per la presenza di tanti compagni, molti dei quali piuttosto giovani. L’ultimo congresso nazionale di Chianciano ci ha indicato la via da perseguire, una strada scontata e obbligata per chi, come noi, ha la necessità di riappropiarsi di una credibilità che per svariati motivi è andata scemando in questi anni. Ripartire dal “BASSO A SINISTRA”, queste le indicazioni per nulla anacronistiche e obsolete di un partito che deve attingere a piene mani in quelle classi sociali che chiedono di essere tutelate. Ritengo, che i circoli siano una sorta di volano per il partito, perché ci consentono di entrare immediatamente a contatto con la realtà che vive la gente e, allo stesso tempo, ci permettono di valutare in modo chiaro le capacità dei singoli compagni. La capacità di interloquire e di trovare un canale di comunicazione che arrivi subito alla gente, il bisogno di creare all’interno dei circoli svariati momenti di aggregazione, la capacità di acquisire visibilità attraverso l’opera di volantinaggio, l’azione politica. I circoli ci dicono dove sta andando questo partito…Sinceramente, ma queste sono considerazioni personali, che si faccia o meno la Federazione della Sinistra mi interessa relativamente perché, a mio avviso, la priorità è quella di far crescere un partito che, dalla catastrofica esperienza della Sinistra Arcobaleno è uscito con le ossa rotte. Soltando ripartendo dai circoli si possono gettare le basi per la rinascita di questo partito, gli egocentrismi che sfociano in atteggiamenti egoistici, finalizzati al raggiungimento di visibilità a titolo personale non servono. L’investitura viene dal basso, la classe dirigente emerge per la volontà della maggioranza dei compagni che, riconoscono ai soggetti in questione, indubbie qualità morali e politiche. I personalismi non portano da nessuna parte…
Ho l’impressione che il vero sbaglio sia nel continuare a credersi in torto e nel addossarsi sensi di colpa pur di mollare la lotta contro i veri responsabili. All’interno della sinistra stessa si cambiano gli scenari e4 i costumi, le facciate pur di mantenere gli stessi attori o inserirne di obbedienti..
Ci mancano leaders coraggiosi che abbiano il coraggio di processare pubblicamente i veri responsabili dello sfascio ulteriore (vedi l’ultimo con bertinotti)
Manca l’umiltà di farsi da parte quando si sbaglia ma sopratutto mancano voci sincere che sappiano mettere fuori gioco quelli che nella politica attuale continuano a “giocare”
Manca la saggezza nel confrontarsi senza il branco e gli interessi del gruppo perchè manca una visione comunista della società.
Manca la consapevolezza che c’è una “classe intellettuale” conservatrice che non vuole e forse non può immagginare nessun cambiamento..
Manca la consapevolezza che essere comunisti in italia sia piu una moda che una coscienza possibile e che si puo cambiare la tendenza soltanto per neccessità o per volontà forti come quella di chi resiste ai ricatti di questo consumismo decadente..
Manca la libertà di fondare un nuovo partito che stacchi definitivamente il cordone ombelicale da teorie ormai superate e inapplicabili
Propongo allo scopo di chiamare la base alla fondazione di un nuovo partito ponendo come primo obbiettivo lo statuto.. che in queste sedi si possono discutere e diffondere
infine , mi sbilancio totalmente a dire che è preferibile lottare per un vero sogno che per una falsa realtà
Caro Claudio, sono d’accordo che non è piu il caso di mettersi a fare speculazioni su strategie di alleanze e convenienze.
E’già tempo di andare avanti con programmi e ideali da programmare meglio, senza tenere conto di sterili vittorie fatte di seggiole e poltroncine.
Bisogna mettersi in testa di restituire potere alla base e smetterla con la caccia di voti in fabbriche inquinanti ecc..
Ora si fa la storia! Non domani!
I disoccupati sono la vera base a cui bisogna parlare..Faccio un piccolo esempio:
Ho avuto l’opportunità di lavorare all’alcoa di portovesme e nonostante io sia capofamiglia con 4 persone a carico non ho mai accettato il ricatto del lavoro a costo della vita (anche se qualche volta ho ceduto e sono fortunato ad essere ancora vivo)..Lalcoa è un postaccio altamente inquinante e malsano dove lavorare così come lo sono tante industrie in cui la “sinistra” pesca ipocritamente milioni di voti.
Il mondo è cambiato in fretta e cambierà ancora più in fretta, la gente ha acquistato,grazie ai mezzi d’informazione, una nuova coscienza della qualità della vita.
La sinistra dovrebbe cavalcare questa moderna coscienza collettiva senza dubbi di sorta, ma con il coraggio di portare un rinnovamento socio-politico e la voglia di creare un grande sogno o una nuova utopia da sfidare.
Questa è sempre stata l’identità partigiana che fece grtande il pc e che ora si sente tradita.
Caro Claudio,
ti ringrazio per aver almeno offerto l’occasione per una riflessione
collettiva. Non sono d’accordo con le conclusioni che trai dal
raffronto co la sinistra nell resto d’Europa perchè qui abbiamo
un’anomalia tutta nostra che stiamo esportando non a caso nei paesi più
retrivi del sud america, mi riferisco all’anomalia di un signore che
possiede una gran fetta dei mezzi d’informazione e che è nel contempo
il presidente del consiglio. Un’anomalia di sistema che viene da
lontano, dalla propensione degli italiani ad avere uomini “forti” al
potere e soprattutto a scegliere un modello di governo con i poteri
accentrati, non a caso dopo la resistenza non si è tagliato nettamente
i ponti con esponenti del fascismo,non a caso quando Craxi, in questi
giorni tanto osannato (è un paese dalla memoria corta), proponeva un
modello di stato presidenzialista non si gridò più di tanto allo
scandalo, non a caso Berlusconi ha tanto consenso. La nostra anomalia
in democrazie mature non avrebbe mai trovato spazio, ad esempio, in la
popolarità di Sarkozy in Francia è in bilico per molto meno di quello
che fa il “nostro” presidente del consiglio. E’ vero stanno crescendo
molte mobilitazioni nel paese e ci siamo quasi sempre dentro o accanto
a supporto, ma come siamo visti? bene da sindacalisti, bene se
impegnati in comitati, ancora con diffidenza come partito e non più
tanto in quanto ex esponenti di un governo di centro-sinistra ma perchè
ci vedono come un’armata brancaleole divisa al suo interno. E proprio
qui sta il nocciolo dei nostri problemi, non riusciamo più ad essere
incisivi e attrattivi perchè non siamo più una comunità solidale e
coesa al suo interno, un pezzo del problema sono le correnti
cristallizzate al punto che se una volta assumi una posizione diversa
dai “tuoi” diventi subito un traditore, un nemico. Sembra quasi che
siamo un coacervo di tanti partiti nel partito in lotta fra loro. Se le
correnti fossero ancora uno strumento della dialettica interna, uno
strumento per organizzare la lotta politica all’esterno, esse serebbero
uno strumento utile di crescita e persino di democrazia interna, ma
così non è. Oggi dopo scissioni ed uscite di questo e quell’altro,
migrazioni verso altre forze politiche siamo alle correnti di questo o
quello. Siamo ad una lotta fratricida tale che se uno viene
ingiustamente attaccato e diffamato neppure quelli più vicini lo
difendono, l’ho vissuta sulla mia pelle la scorsa estate quando su
internet (e la cosa ancora non cessa) qualche compagno di partito ha
condotto una vera e propria campagna di diffamazione, neppure chi si
era schierato accanto a me nella battaglia congressuale, neppure il
segretario cittadino ha sentito il bisogno di difendermi né di
difendere il buon nome del partito ristabilendopubblicamente la verità.
Perchè? non lo so, forse perchè all’orizzonte c’erano le elezioni
regionali ed un concorrente autorevole in meno era da preferirsi? come
se ancora ci fossero le certezze elettorali di una volta. Insomma,
sembra quasi che ognuno scelga la strada dello screditare altri per
accreditare se stesso senza pensare che così ci si scredita tutti
all’esterno. Come si può sentire solidale un partito che non lo è al
suo interno?
A questo clima interno contribuisce una malattia che ha infettato
tutta la società italiana ivi compresa la nostra collettività: il germe
dell’antipolitica, per cui o ci si è comportati nelle istituzioni
seguendo le indicazioni della base o ci si è comportati in modo
autoreferenziale poco conta si vedono comunque gli istituzionali come
delle sanguisughe privilegiate.
Infine, credo non aiuti la mancanza di condivisione delle scelte, il
chi e il cosa si fa, per esempio quanti di noi hanno condiviso tutte le
tappe che hanno condotto alla scelta pur condivisibile della
federazione? Quanti sanno chi sono i compagni che siedono negli
organismi federali?
Analogamente, si è fatta una discussione sulla scelta delle alleanze
elettorali e dei programmi? si è fatta una discussione sulla fase ed il
contesto politico in cui ci muoviamo? Forse se l’avessimo fatto avremmo
fatto capire ai compagni che siamo, come mai prima, dinanzi ad
un’emergenza democratica, forse alla fine di una repubblica
parlamentare e che occorre per una volta esser cinici e trovare
comunque la strada per sopravvivere e per avere l’agibilità e la
visibilità politica per contrastare la deriva autoritaria. Se riusciamo
a recuperare su questo terreno, se dimostriamo che siamo necessari, che
sappiamo essere diversi dagli altri e dal nostro passato allora
riusciremo a motivare i compagni e a rifare squadra.Se sappiamo
valorizzare i compagni presenti nelle vertenze senza creare rendite di
posizione per nessuno, saremo tutti più forti. Penso che al nostro
interno ci siamo grandi risorse inutilizzate, non valorizzate
abbastanza, se sapremo farlo ci rafforzeremo.
Infine, i media sono importanti ma per fortuna oggi c’è uno strumento
molto più democratico che è internet, usiamolo bene cogliamo al volo le
opportunità per fare battaglie vicine alla gente, e riusciremo a fare
massa critica, la manifestazione del 5 dicembre ha dimostrato che ciò è
possibile.
A presto
Adriana Spera
il quadro che viene fuori da questi commenti è chiarissimo, il guaio è che queste sono le cose che buona parte della base dice da anni. E’ servito a qualcosa? Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Il Partito della Rifondazione Comunista deve esistere, svilupparsi con una maggiore attenzione e cura al proselitismo e alla sua organizzazione concreta compreso l’importanza dell’autofinanziamento, oserei, per intenderci, con pignoleria. Sviluppare campagne pubblicitarie, stabilire il tema, la durata e il risultato. Parlare a Milano come a Palermo la stessa lingua. Importante è riuscire ad attuare, il più elettoralmente possibile, tutte quelle alleanze per essere presenti nelle istituzioni; è fondamentale allargare la nascitura federazione nella quale, ogni organizzazione possa affermare e sviluppare la propria autonoma identità. Occorre che la qualifica comunista sia utilizzata sempre, sia per definirsi, sia per propagandarsi. Smetterla con il generico “sinistra”! Pubblicizzare l’orgoglio di essere comunista non solo per essere ma per l’agire da comunista con tutte le sensibilità per l’amore rivolto agli operai e ai lavoratori di ogni settore, agli ultimi:Dire che siamo il partito dei lavoratori, che vogliamo portare al governo i lavoratori. Riuscire ad avere visibilità a livello internazionale, monitorando nei paesi dell’Est, i livelli sociali di vivibilità con particolare attenzione e denuncia quotidiana delle questioni di libertà, democrazia, diritti umani, interessando gli organismi internazionali preposti e i governi. Ci mettono fuori legge e si sta zitti!?
Quoto in pieno il tuo intervento compagno
caro Claudio, una volta si diceva che in Italia ci sono 50 milioni di allenatori della nazionale. Ora ci sono anche alcune decine di migliaia di segretari nazionali del PRC. E’ giusto discutere, proporre, confrontarsi, ma poi nei territori ancora vige l’autoreferenzialità: non si fa politica attiva nei propri comuni, ma si detta la linea alla dirigenza nazionale. Hai ragione, è necessario un atto di umiltà, è necessario non comportarsi come quello che alzava il ditino indicando la porta a chi non si dimostrava subito entusiasta della proposta avanzata “dall’alto”. Questo Partito, per anni, è cresciuto male, nell’incapacità di fare della differenza una forza e non un motivo di autopromozione e demonizzazione delle idee altrui. La ricerca della corte osannante a scapito del confronto delle idee ha portato a perdere la capacità di sentire e verificare il pensiero altrui. Forse anche noi, nel clima feroce dell’ultimo congresso, siamo stati contagiati da questo morbo. Abbiamo bisogno di un gruppo dirigente che tragga la sua autorevolezza dalla condivisione di obiettivi e linea politica, ci serve avere rappresentanza nelle istituzioni, presentarci come una forza che ha una precisa linea riconoscibile e costante. Quando sento parlare anche qui di talebani, mi sembra che la nostra “malattia infantile” sia ancora in corso. Curiamoci al più presto, o davvero rischiamo di rimetterci le penne.
Sottoscrivo parola per parola l’intervento di Franco Domenichelli.
E aggiungo: è possibile che la linea del partito abbia una maggioranza vastissima in Cpn (come non accadeva da molti anni), e poi su Internet si leggano solo commenti negativi e attacchi alla dirigenza?
Forse chi spende le proprie energie per bombardare il quartier generale dovrebbe trovare l’umiltà di tornare a fare politica al di fuori del proprio clan, e presentare critiche e proposte alternative che si basino sull’esperienza concreta anziché sugli slogan. L’intervento di Claudio Grassi voleva sollecitare una discussione in tal senso, ma a me pare che su Internet abbia più voce chi ha più tempo da perdere alla tastiera…
Caro compagno Andrea, non tiviene il dubbio, che se c’è incopatibilità tra chi scrive sui blog,(il popolo dei blog)e il CPN, il problema potrebbe essere, che i meccanismi di selezione di quelli che vanno al CPN, sono fasulli? la distanza tra la testa del partito ed il corpo non si evince solo su internet, ma quasi in tutti i circoli. più importanti di Genova per mia conoscenza e per sentito dire attraverso conttati in rete, in tutto il paese.
se rifletti bene ti ricorderai che quando c’è stata una scissione, e ne abbiamo avute tante chi è andato via non si è portato via niente , lo stesso Vendola. che ha preso una media di 2,qualcosa,se levi 1% dei socialisti, più 1% dei verdi di nostro ha portato via poco,ed in più si è caratterizzato come un partito del sud, dove governa,(sotto bosco clientelare) al nord ha preso poco ,Cossutta che era il padre di rifondazione ha fatto lo stesso , questo ti dice che i meccanismi di selezione della classe dirigente sono fasulli.
tu da buon Ferriniano(non capisco ma mi adeguo)suggerisci di non disturbare il manovratore , ed di andare a dare i volantini,dove sbaglia allora Berlusconi quando dice lasciatemi lavorare? o i padroni che quando gli operai incrociano le braccia, non capiscono?
i compagni sono stufi di seguire “duci” che dicono una cosa e ne fanno un altra,(al congresso si cantava autonomia dal PD, mai con l?UDCe poi si è visto) abbiamo perso tutti i giovani perchè questi , non hanno voglia di seguire uno ceto politico che pensa sola alle poltrone, altro che ideali.
Caro Carlo, io non suggerivo affatto di “non disturbare il manovratore”, ma di disturbarlo portando critiche e proposte che vengano dall’esperienza reale dell’attività politica e del rapporto con le nostre classi di riferimento.
E’ proprio sulla base di questa esperienza che posso dire due cose:
1. chi “sta fuori” chiede che la sinistra sia “unita e la smetta di litigare”, e che sia autonoma dal Pd, ma al tempo stesso non si tiri fuori settariamente dalle alleanze (riducendosi all’irrilevanza e rischiando di far pure vincere le destre);
2. chi “sta fuori” sa benissimo che senza una presenza nelle istituzioni, locali e nazionali, è complicatissimo se non impossibile incidere nella politica e vincere qualche battaglia. Quindi è anche molto più difficile farsi seguire in una vertenza (per quanto essa possa essere giusta) e raccogliere consenso.
Quando dei compagni invitano a rompere qualsiasi ipotesi di alleanza col Pd, e presentarsi da soli o non presentarsi per niente alle elezioni, io mi chiedo sinceramente se ragionino come clan (ormai rassegnato a ridursi a piccola setta, incuranti della percezione esterna, e con le elezioni usate alla stregua di gesti esemplari di auto-immolazione) o come compagni di un partito comunista che, in una fase difficilissima, cerca di riprendere i contatti e le speranze, pur confuse e contraddittorie, di quello che dovrebbe essere il suo popolo.
caro Andrea,prendo atto che non volevi che non si disturbasse il manovratore, ma vedo che parli come un vate , quanto non ti interroghi se fuori vogliono,un partito con una identità chiara espressa nel nome(che ha la sua importanza)e nel fare, dici fuori vogliono, che ti l’ha detto? hai fatto un referendum? , e se l’ho ai fatto e sai che è cosi perchè pensi che il partito si debba sottrarre a fare una consultazione per vedere, se il partito vuole essere colluso col partito di Cuffaro o no?
Anche il mito della visibilità è una leggenda metropolitana, non ti fa riflettere, che nel momento di altissima visibiltà, con il nostro “duce” terza carica dello stato, ministri e sottosegretari,quasi 70 parlamentari, tutti i giorni. presenti in passarelle e salotti mediatici,Vespa compreso, siama stati distrutti?
non ti viene il dubbio che se hai un difetto è meglio che non si vede?
cosa pensi del fatto che si è vinto un congresso all’insegna dell’autonomia, e dopo tutto è cambiato? come chiameresti un partito che la sua classe dirigente vince il congresso con promesse, e linea politica che poi cambia di volta in volta?
se dieci persone delegano una persona per rappresentarli nella spesa quotidiana e in congresso si accordano, di delegare una persona a comprare fagioli, pensi che sia giusto che questa persona compra patate? magari dicendo che le patate sone altrettanto buone.
non pensi che cosi facendo, dai concime a pratiche che intendono, il congresso come un momento di scelta di una “GUIDA” e basta, non di una linea politica condivisa?
non pensi che il nostro non può essere il partito aristocratico, dei nobili, dei filosofi, ma un partito di uomini liberi che si associano(il partito è o no un associazione di uomini liberi?)in una organizzazione tra pari? inerogati e capirai, o corriamo ai ripari o saremo cancellati.
ciao Carlo
Contenti voi… io per la prima volta nella mia vita diserterò volontariamente una elezione. Peccato, perché avrei tanto voluto votare un partito comunista. Ma comunista per davvero, non per elemosinare poltrone al PD. Di compromessi ne ho già fatti parecchi, fino a votare Rutelli. Ora basta, i compagni non sono interessati ad ottenere poltrone ad ogni costo; non si fa politica stando seduti sugli scranni del potere e con le mani legate. Se questo non lo avete ancora capito, forse abbiamo i dirigenti sbagliati, oppure sono iscritto alla federazione sbagliata.
Scusa Alessio,
ma non ti sembra eccessivo parlare della “ricerca del potere” in un partito come il nostro? Ma quale “potere”? Dove sta? Il potere è distante anni luce dal Prc. Il Prc si sta invece interrogando se non sia tremendamente negativo il fatto di ripresentarsi ad una tornata elettorale e non riuscire ad eleggere per la terza volta di fila una propria rappresentanza istituzionale. Questo è il punto centrale di molti interventi che ho letto negli ultimi tempi. Riusciamo a tenere insieme l’esigenza di non frustrare per l’ennesima volta il nostro elettorato e allo stesso tempo perseguire una linea politica autonoma dal partito democratico? Io penso che la situazione sia complessa, ma noi abbiamo il dovere di salvaguardare entrambe le esigenze che ho menzionato. Ciao.
lascia stare che le poltrone piacciono a tutti, anche ai nostri.ancora rimangono municipalizzate, assessorati ecc…
Pur cercando di non parlare delle regionali, sicuramente ogni commento è influenzato dalla delusione nella gestione del partito in questa occasione.
Se è vero che il nostro partito è troppo tagliato fuori dalla scena dei media borghesi (e che ci aspettiamo, se sono borghesi difficilmente ci guarderanno con favore) è vero che una parte della responsabilità è anche nostra…
Per anni, anzichè investire sui mezzi di informazione, abbiamo continuato a regalare soldi ad un giornale che non è letto (neanche ora sembra essere seguito da chissà quante persone) da nessuno al di fuori del nostro partito, mentre abbiamo completamente tralasciato altri fattori.
Per quanto riguarda internet siamo ancora indietro, il sito del nostro partito non è attrattivo in quanto poco aggiornato (anche se ci sono interessanti eccezioni, ad esempio la newsletter “osservatorio sulla repressione”) e lo stesso vale per una nostra presenza attiva su Fb (come partito, non come singoli dirigenti).
Abbiamo invece completamente tralasciato altri mezzi, che possono essere le radio, ma anche la stessa televisione: solo qui nel Lazio ci sono canali anche piccoli (che immagino non abbiano tutti questi fondi, come Romauno, 7 gold e t9) che hanno decine di frequenze… Sarebbe un’utopia pensare di riuscire a costruire un’associazione che coinvolga non solo persone del nostro partito, ma veramente la sinistra diffusa che ancora c’è (e che per quanto riguarda la cultura e lo spettacolo sicuramente ancora ha qualcosa da dire) e cercare di ottenere una di queste decine di frequenze, almeno in qualcuna delle regioni o grandi città? A parte l’indubbio vantaggio economico di una mossa ben gestita, riuesciremmo anche ad uscire da questo complesso di inferiorità che abbiamo con i media.
Questa è solo una proposta, magari irrealizzabile (non conosco i dettagli delle assegnazioni delle frequenze tv), ma una cosa più realizzabile potrebbe essere il rubare la tattica dei nostri avversari… Berlusconi è il peggior presidente del consiglio da Mussolini ad oggi, ma senza dubbio sa sfruttare il mezzo televisivo, noi no… Noi ci lanciamo in analisi (giustissime) della società ma poi le persone non sanno cosa diciamo…
Ma sarebbe impensabile spendere una parte dei pochi minuti che abbiamo a disposizione in televisione anche con “spot”? Se, per ipotesi, ci fosse Ferrero invitato a Ballarò, ad esempio a discutere sulla crisi, e anzichè dire qual è la nostra ricetta se ne uscisse con uno slogan (stile Berlusconi: aboliremo l’Ici) ad esempio: “dimezzeremo le tasse a chi guadagna meno di 40000 euro annui” o “aboliremo la legge 30″(e supportasse questo slogan poi con i dati, ad esempio l’abolizione dei finanziamenti alle grandi opere e alla guerra, ma anche i contributi alla Chiesa, diretti o indiretti che ci costano 10 miliardi di euro l’anno), forse questo servirebbe a bucare lo schermo (e soprattutto a spostare a sinistra l’asse dei discorsi politici). Magari verremmo tacciati di essere populisti, ma se queste cose fossero il frutto di una analisi economica seria, sarebbe un rischio che si potrebbe correre.
Per quanto rigurda la campagna del tesseramento, sono lieto che non sia andata così male quest’anno, è veramente un’ottima notizia, ma questo non toglie la difficoltà che il nostro partito ha al suo interno…
Anche in questa occasione, le regionali, ci siamo ridotti ad una rincorsa con il Pd (e anche SeL, che però appena ha sentito parlare di primarie in Puglia non c’ha pensato un secondo a scaricarci), una rincorsa tra l’altro non solo non discussa con la base, ma senza neanche che i militanti fossero messi al corrente delle scelte prese.
Io sono sempre stato per il centralismo democratico, però alla base di questo ci deve essere la discussione: il centralismo senza democrazia non è altro che la riproposizione degli atteggiamenti che ci hanno portati a questo punto (e un bagno d’umiltà non farebbe male a molti dei nostri dirigenti).
La situazione diventa così paradossale, ad esempio, che io e altri compagni domani andremo a discutere con il coordinatore del Pd e degli altri partiti della sinistra del mio municipio per decidere una piattaforma su cui cominciare a lavorare prima delle prossime elezioni amministrative, senza sapere ancora se alle prossime elezioni regionali saremo alleati oppure no (e anche se non lo credo, spero proprio di no).
Saluti comunisti ma amareggiati.
Laura è ovvio che l’accordo, se nel lazio si dovesse fare, si farà sulla base di alcuni accordi programmatici fondamentali.
Siamo capaci di portare 1 o 2 punti dirimenti nella regione che ci caratterizzano? Altrimenti dove sarebbe il vantaggio nell’andare da soli? Ripeto, se il tuo discorso sull’opposizione solitaria fosse valido esperienze alla nostra sinistra sarebbero stato più fortunate, ma a me non pare.
Caro Claudio,
io penso che si deva partire da un presupposto: la sopravvivenza del PRC non va fatta coincidere con la sua sopravvivenza nelle istituzioni e nelle scadenze elettorali. Se così fosse, allora davvero l’ oscuramento dei media sarebbe un dramma e qualche altro risultato molto molto negativo alle elezioni (come si prospetta il prossimo) coinciderebbe con la nostra fine. Così la linea politica ripiegherebbe ancora di più sull’ istituzionalismo e sul politicismo in direzione moderata e si continuerebbero, al vertice, a produrre svolte una dopo l’ altra (con la pancia del partito sempre completamente estranea ad esse), sempre in funzione delle elezioni successive. Ciò verrebbe a detrimento del progetto strategico di ampio respiro la cui costruzione davvero è questione di anni. Sono sempre più convinto, infatti, che questo partito, al pari della bolla immobiliare, posasse i suoi consensi, che apparivano solidi, su basi debolissime, vale a dire la sovraesposizione mediatica, i proclami di principio mediatici,conditi da un’ ampia elaborazione teorica e da tanta retorica, che sono crollate improvvisamente non appena gli elettori hanno toccato con mano che alle parole non corrispondevano i fatti e le pratiche.
Non si può pertanto, a mio parere, rientrare dalla finestra laddove si è usciti dalla porta. In questa fase i media mainstream vanno in una direzione opposta alla nostra, superficiale, leaderistica, spesso gossippara, che non ci può appartenere, e per attitudine e per contenuti politici: sono, infatti, regolarmente esclusi i conflitti sociali, le vertenze territoriali e tutto ciò che non abbia a che fare con cosa fa dietro le quinte questo o quel leader politico, su quale sia la sua ultima affermazione roboante, su chi l’ abbia sparata più grossa o ce l’ abbia più lungo, ecc. Il sistema dei media, in definitiva, riflette il sistema politico bipolare, con tutti i difetti che sappiamo e al quale noi siamo esterni.
Dobbiamo perciò, a mio parere, concentrarci davvero sul lavoro sociale e sul conflitto sociale, facendo di questo il centro della nostra attività, anzichè delle istituzioni, che hanno una piega difficilmente permeabile alle nostre istanze e che, perciò, devono essere solo una postazione tattica per promuovere il conflitto anche a quel livello, non più il luogo dove “inverare” la nostra linea linea politica (come si pretendeva di fare con i movimenti, che avrebbero addirittura dovuto veder realizzati i propri obiettivi nel Governo!). Basta politicismo, insomma.
Per fare ciò però, la pratica sociale e l’ internità ai conflitti (vale a dire partecipazioni non solo propacandistiche alle vertenze lavorative e a quelle territoriali, incessante opera d’ inchiesta sui bisogni ed i problemi dei nostri riferimenti sociali, tentativo di connettere le lotte più diverse e di spiegare meccanismi), vanno fatte vivere molto di più sui territori e tra i militanti, anzichè essere teorizzate sui documenti congressuali e praticate da pochi, come avveniva col movimentismo di inizio decennio. Per cui serve davvero, nei circoli, nei cpn (che oggi si occupano solo di elezioni) e ovunque, una discussione ed un’ elaborazione serrata sui temi che ho detto, altrimenti essi, come rimarcato, rimangono estranei nella pratica ai più ed ogni corrente li elabora, li vive e li trasmette alla propria base in maniera diversa, con il risultato che manca sempre un’ idea strategica di fondo solida comune a tutti e che guida l’ agire politico d tutti a tutti i livelli, si naviga sempre a vista ed il partito rimane balcanizzato così com è adesso.
Su quest’ ultimo punto vorrei davvero uno scatto in avanti, che può essere dato solo da un atto volontaristico da parte dei dirigenti di sciogliere non dico le aree, ma almeno la loro organizzazione interna (che le rende non aree politiche, bensì correnti): la situazione di divisione interna è davvero insostenibile e la gestione unitaria non sta producendo effetti benefici in questo senso. La situazione dei giovani, che dovrebbe costituire un’ eccezione positiva ed avanzata, ma che invece, da questo punto di vista, è davvero raccapricciante poichè sono ridotti a specchio caricaturale degli adulti e sono a loro subalterni, sta lì a dimostrarlo.
Subito un partito comunista unito ed unico, con democrazia interna, deburocratizzato e senza paura di non allearsi con il pd.
Il post scriptum contiene, accompagnata dall’invito a parlar d’altro, un’affermazione bizzarra: le scelte politiche del partito a livello locale non determinano conseguenze di rilievo per la tenuta dell’organizzazione e il grado di consenso che la circonda.Davvero?
Se questa è l’“inconfutabile” premessa da cui prendere le mosse per ragionare sulle difficoltà presenti, l’arretramento della sinistra anticapitalista in Italia resta veramente un intricato mistero. Proprio non si spiega, se non leggendo tra le righe un’implicita ammissione di “ineluttabile” impotenza politica.
Ancor meno si comprende, allora, l’utilità sociale di un partito propenso a coltivare un’idea tanto povera, se non clamorosamente dimissionaria, del proprio ruolo nel contesto attuale della lotta di classe.
Sorge, insomma, il motivato sospetto che di “inconfutabile” ci sia soltanto la volontà, da parte del gruppo dirigente, di continuare a stipulare a destra e a manca (più a destra che a manca) accordicchi di vertice che nulla hanno da dire a quella potenziale platea di militanti fatta di lavoratori dispersi sul territorio e coinvolti nella lotta per la difesa dei posti di lavoro, degli insediamenti produttivi, di quel che resta dell’istruzione pubblica.
Sulla questione della visibilità mediatica, solo una battuta. Se l’espulsione del partito dal palinsesto televisivo ha impedito a qualche milione di orecchie di ascoltare in prima serata la proposta di CLN con Casini, tanto di guadagnato per Rifondazione: la si può almeno immaginare alle prese con discussioni meno fantasiose e inconcludenti di quella lanciata a mezzo stampa dal segretario. Bisogna essere grati ai compagni che, nonostante tutto e senza il supporto dei grandi circuiti dell’informazione, si sforzano di colmare il divario tra immaginazione e realtà: nei luoghi in cui i lavoratori e gli studenti veramente sono.
Emanuele, bisogna essere del pcl per non voler votare una che s’abbraccia con giusva fioravanti e la mambro? So di piddini incazzati neri e noi, proprio noi, non diciamo nulla? Esistono dei paletti oltre i quali non andare?r utilità, quando la bonino inizerà a dare soldi ala sanità privata e a segarli ala pubblica vedrai quanto saremo utili…e comunque allearsi per perdere almeno si va da soli.
ma a prescindere, stai dicendo che voti a prescindere dall’antifascismo dala questione morale e dal comunismo? tu voteresti un’anticomunistacapitalista guerafondaia e che ha solo sdoganato due terroristi con 134 ergastoli.. sparavano ai compagni quei due. (le compagne prese a colpi di mitra a radio onda rossa voterebbero proprio la bonino)
La società vuole coerenza, non truppe a rimorchio.(che utilità hanno avuto i comunisti in giunta marrazzo?)
Stesso rispetto, ci mancherebbe altro.
Colgo con piacere l’invito di Grassi ad un contributo e per non far perdere tempo ai compagni arrivo subito al dunque.
Elenco i problemi dal mio punto di vista :
1) il comunismo è stato sconfitto politicamente e ideologicamente.
Purtroppo i compagni ne deducono solamente che c’è stato un complotto , cosa certamente vera, ma non sufficente a spiegare come mai in territori nei quali si aveva il controllo totale dell’apparato statale non si è stati capaci di far “innamorare” il popolo e spingerlo alla difesa del comunismo.
Non credo che esista nel partito un feroce nemico rappresentato dalla famigerata “burocrazia” dei trotzkisti , certo è che l’apparato esiste e questo apparato ama rimanare tale.
Uno dei metodi per rimanere tale è corteggiare il militante nelle sue convinzioni più obsolete e acritiche.
Purtroppo c’è una coincidenza d’interessi tra il pragmatismo cinico e un fideismo semi-religioso.
2) il comunismo rifiuta la filosofia e così fa il gioco del capitale.
Purtroppo nei marxismi ha vinto una visione storicistica/economicistica delle cose
che rigetta come “romanticismo cristianeggiante” qualsiasi visione alternativa del vivere.
Ci facciamo vanto di non avere valori borghesi, ma non siamo in grado di prospettare dei valori diversi, anzi contestiamo l’idea stessa di “valore”.
Che avrebbe di diverso questa società di cui andiamo parlando ( e infatti non riusciamo a parlarne ) ?
Solamente che gli stipendi minimi sarebbero più alti ?
Che tutti potrebbero avere SKY ?
Niente da obiettare ma se è così basta una sana socialdemocrazia.
Ci facciamo sfilare da altri il tema che per noi dovrebbe essere principe, quello della comunità e perdiamo di conseguenza la più forte opportunità di “appeal” a nostra disposizione.
Non c’è una vera critica alla civiltà borghese, siamo dei borghesi frustrati dal non poter vivere pienamente il nostro essere borghesi…..
Le nostre sono solo critiche quantitative e mai qualitative ( e qui tanto di cappello a Carla Ravaioli ).
Con quali argomenti si convince un giovane ad avvicinarsi al comunismo ?
Il comunismo, come io lo vedo, è un modo non solo più giusto ma anche , anzi di conseguenza , più bello in cui vivere.
Lo so , un comunista non può usare la parola “bello” , dev’essere cinico.
Se così è continueremo a sparire , infatti c’é anche un ultimo problema ..
3) i veri proletari sono i clandestini e gli abitanti del terzo mondo.
E tramite loro che si crea la ricchezza dell’occidente, sono loro i nostri schiavi i veri proletari , sono loro che danno da mangiare ai nostri cassaintegrati e ai nostri disoccupati che al confronto vivono da re.
Purtroppo , marx e lenin lo avevano ben presente , non si può essere comunisti e insieme sfruttatori.
Che fine ha fatto l’internazionalismo proletario ?
penso che per oggi possa bastare..
ciao a tutti
Caro Grassi
leggo sempre ciò che scrivi e ti dico che mi piace la problematicità del tuo apporto. Ma la questione che poni è di quelle grosse. Semplificando, ti dico che il problema in Italia è di tipo culturale, più che politico. Chiamarsi “Rifondazione comunista” è molto impegnativo: implica rifondare il comunismo. E’ da qui che bisogna ripartire. Ma per fare questo la politica non basta: ci vuole un enorme sforzo culturale. Bada bene: non solo accademico e scientifico, ma anche culturale, cioè capace di far convergere in un sol punto la riflessione scientifica e la riflessione politica. Rispettanto l’autonomia delle due sfere, ma mettendole in comunicazione, in modo virtuoso: non si può piegare la riflessione alla politica, né pretendere l’inverso. Ma questo è il nodo: se davvero si vuole “riforndare il comunismo”, allora bisonga fare i conti: a) con la storia del comunismo; b) con la storia del capitalismo. Tutto questo presuppone una capacità organizzativa notevole, perché le occasioni della produzione di questo sapere e del confronto tra politica e cultura devono essere appunto costruite. c) l’impresa, però, non è predeterminabile a priori, e questo è il punto più difficile. Se davvero bisogna fare i conti con il comunismo, come col capitalismo, significa che “il movimento reale che abolisce lo stato di cose esistenti” potrebbe giungere alla conclusione che, data la storia passata, gli obiettivi dell’emancipazione universale e della liberazione non possono che trovare termini, oltre che processi storici, differenti da quelli del passato. Come il nome dei partiti post-89 dimostra il vuoto sociale e politico che ne caratterizza la ragione sociale, del tutto funzionale al neo-liberismo proprietario, così l’ancoraggio ad antiche forme politiche denuncia una sostanziale incapacità di fare i conti con il passato e quindi con il presente e con il futuro. La nascita nel mondo dei partiti socialisti prima e di quelli comunisti poi ha coinciso con svolte e con fenomeni epocali, di cui qui partiti sono stati parte costitutiva. Oggi, se davvero si vuole riprendere il cammino della civiltà, dobbiamo cercare di intravedere queste svolte, sapendole interpretare e dirigere. La critica del capitalismo implica una critica serrata dal sedicente riformismo, tanto più se “liberista di sinistra”; ma rigettare ogni forma di trasformismo e di opportunismo, non può precludere il dischiudersi di una ricerca vera di quali forme nuove, obbligatoriamente nuove, dovrà assumere il movimento di liberazione del domani. Certo: se questa riflessione diventa l’occasione delle scorribande politiche, e del continuo processo di scissioni, allora siamo davvero alla frutta. Ma anche in tema di scissione vorrei proporti questa riflessione: le scissioni hanno una storia. E quindi hanno una ratio che dobbiamo capire. Quella più recente di cui è stata vittima il tuo Partito non è che l’ennesima di una lunga fila iniziata alla Bolognina. Ma ve ne sono state anche di precedenti, a cominciare da quella del 1921. Da qui bisogna ripartire: cioè dalla storia del movimento operaio, che deve essere riletta non strumentalmente a fini politici immediati, ma per cercare di capire e per cercare di proporre un cammino nuovo, davvero capace di aggregazione, invece che di dispersione.
ciao
luca
Laura non siamo il PCL, i comunisti in italia non si sono mai caratterizzati da un’opposizione sterile. La Bonino su temi sociali è quello che è ma non siamo la rifondazione dell’8%. La Bonino sarà appoggiata anche da SeL. Sarebbe utile portare avanti un candidato in contrapposizione che raggiunga l’1% se va bene? Riusciremmo così ad incidere nella società e dare l’impressione di essere utili contro la destra? Portiamo avanti noi le politiche sociali di riferimento in un contesto unitario.
Anche io preferirei una contrapposizione più netta al pd ma se siamo dentro la società ci accorgiamo che non è questo che vuole il potenziale nostro elettorato di riferimento che ci chiede radicalità, unità e utilità.
Con tutto il rispetto verso il tuo pensiero.
io invece parlo proprio di accordi e alleanze.Perchè se mi si propone un progetto “di alternativa, comunista, antifascista anticapitalista e autonomo dal pd” io non posso dopo essermi spesa con compagni che l’avrebbero votata, ritrovarmi a dover chiedere un voto per un candidato del pd. No posso temere che si faccia un accordo con la Bonino, donna di destra, liberale, capitalista e che ha il gran merito d’aver sdoganato (tanto da averli avuti nel suo partito) la Mambro e FIoravanti. C’è un punto oltre il quale non si può andare?
La base (pdci e rc) è incazzata e minaccia (io per prima) di stracciare la tessera. basta fare un giro su facebook per rimanere sepolti dagli strali.
Ogni tre mesi si “riparte” e puntualmente la base va a sinistra e la dirigenza “forse” s’allea prima con l’udc, poi il pd, poi vendola, poi si parla di Loiero, con penati si chiede l’elemosina.
La domanda, pura e semplice del “ma nel progetto anticapitalista ci crediamo solo noi?” viene. Su la testa dobbiamo tirarla su solo noi? La questione morale di Berlinguer vale solo nell’intervallo tra le elezioni? Ovvio che la gente non voti più. Nel migliore dei casi ci confonde con il pd (le giunte sono quelle) nel peggiore ci odia per la mancata coerenza e per gli accordi fatti a tavolino.
Ma secondo te, io, antifascista, anticapitalista, propalestina, pro statuto dei lavoratori, notav, posso mettere un manifesto per la Bonino? Posso andare a chiedere un voto per la Bresso? In più, continuando ad allearci con il “centro”forsesinistra, non dichiariamo apertamente che il bipolarismo è l’uinica cosa possibile? Possiamo inoltre allearci con chi lavora da anni e 365 giorni all’anno per distruggerci e farci sparire? Possiamo allearci con chi ha il programma di rinascita democratica sul comodino e lo legge tutte le sere prima di andare a dormire?
Ultima cosa, basta con sta storia degli accordi programmatici con il pd. Lo sappiamo benissimo che non solo non hanno mai rispettato un programma uno e quindi possiamo chiedere anche il “no alla nato” che tanto ce lo firmano, non gli costa nulla, ma c’hanno anche preso a calci nelle varie giunte.
Se no dimostriamo, anche senza risultati i primi anni di essere qualcosa di diverso, di essere coerenti con noi stessi (o almeno in quel che si dice quando si presenta un progetto) di essere per il popolo e non per la poltrona, non c’è bisogno nemmeno di rifare i congressi. Già con le scelte che si faranno per queste regionali, ci saranno tanti tanti tanti tanti compagni che la tessera la butteranno. Ed addio ai lavori sul territorio, ai presidi…ma anche addio alla campagna elettorale, perchè molti si rifiuteranno di farla.
Le alleanze non sono un discorso frivolo, sono il segnale di coerenza che da il vertice e la dirigenza del partito. Salta quella salta tutto come un castello di carte. Riacquistare credibilità è compito vostro (prc e pdci) in quanto la base non ha grandi margini di scelta in questi casi (tranne l’andare in ferie da domani). Si può fare una strategia a medio termine? due anni? Investire in coerenza e lavoro sul territorio (cultura compresa) facendo i sacrifici che si devono fare?
Scusate la lunghezza
Saluti comunisti
Caro compagno Claudio, non concordo con te quanto affermi “Nella storia di Rifondazione Comunista è inconfutabile il fatto che il fare o meno accordi a livello locale non ha inciso significativamente né sul nostro consenso elettorale né sulla nostra forza organizzata”. Credo proprio che nei territori, nei luoghi di lavoro e di studio incidano molto le ricadute di certe politiche che non riusciamo a contrastare quando amministriamo anche noi. Pur non avendone responsabilità diretta, spesso siamo indicati come corresponsabili consapevoli. Non sono di quelli che teorizzano l’uscita dalle Giunte locali ma certamente con un nostro profilo più forte, visibile e adeguato alle nostre proposte sociali non ci faremmo del male. Come siamo soliti dire, il discorso sarebbe lungo e articolato e quindi non mi concentro sulle elezioni regionali, però concorderai che ci facciamo del male quando ci facciamo calpestare dignità e autonomia politica in nome dell’ipocrito ricatto del PD sul “pericolo della destra”. Ipocrisia che nasconde il nostro forte impegno di amministratori a difesa dei diritti sociali e dei beni comuni, il caso del Piemonte è emblematico! Per quanto riguarda la nostra vita interna continuiamo ad perpetrare i vizi di sempre, quei vizi che deprimono la passione politica che ci anima e che non permettono di valorizzare le risorse migliori che abbiamo, con il solo risultato di allontanare le/i compagne/i, e ti assicuro che lo fanno in silenzio, compostamente.
Chiudo allegando una appassionata riflessione di Vittorio Agnoletto che condivido pienamente.
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UNO SGUARDO (IMPIETOSO) DENTRO DI NOI
“Se confronto le mie aspettative di quasi vent’anni fa, quando ventenne iniziavo a fare il volontario alla LILA di Milano – mi scrive il mio amico Davide – con la realtà personale e collettiva di oggi c’è una divaricazione che non potrebbe essere maggiore. Ognuno, per citare Gaber, “si dedica alla sua salvezza personale”, chi con migliori, chi con peggiori risultati. Il tessuto collettivo si è strappato e i peggiori comportamenti sono entrati dentro di noi. Il filo di un intreccio tra le storie individuali e una speranza “più grande” non si ritrova più; l’amicizia, la reciprocità, la generosità sono relegate ad un etica privata (nel migliore dei casi!) senza nessuna dimensione pubblica”.
Stessa musica – aggiungo io – nella sfera più strettamente politica: spesso un semplice passo indietro, un riconoscere competenze e limiti di ciascuno, di se stessi come degli altri, aiuterebbe enormemente il tentativo di ricostruire la sinistra. Nulla. Troppo spesso, nei gruppi della stessa sinistra, la centralità è la propria storia, il fine è il proprio destino personale o di gruppo e tale priorità impedisce di cogliere l’opportunità di relazioni e di sinergie. Tutto ciò produce disastri collettivi e comportamenti miopi dei quali ci si può solo vergognare. Non basta fare mille cose, individuare la strada “giusta”, se contemporaneamente nel nostro intimo non siamo capaci di una rivolta etica, di ritrovare un noi che oggi affoga dentro l’io.
In questi mesi, seguenti alla sconfitta di giugno alle elezioni europee, sono stato costretto a rallentare i ritmi della mia vita, a ri-cercarmi un lavoro, a guardarmi intorno per capire quale direzione prendere. E ho avuto più tempo per riflettere. È impressionante come la logica berlusconiana dell’individualismo e del “vita mea, mors tua” sia penetrata tanto anche nel nostro campo. La logica usa e getta ha trionfato anche dalle nostre parti. L’uso delle persone in funzione del loro ruolo è purtroppo una consuetudine ormai diffusa anche tra coloro che continuano a credere che “un altro mondo è possibile”.
Nell’omologazione dei comportamenti quotidiani, le parole, da sole, non fanno la differenza; le nostre rischiano così di scivolare via senza lasciare traccia. La nostra sconfitta, prima che politica è
stata culturale, ma anche etica: troppe volte i valori per i quali ci battiamo non costituiscono le linee guida della nostra stessa esistenza.
La crisi economica e sociale non crea solo un popolo affamato, ma rompe anche legami di solidarietà che si ritenevano inossidabili, aiuta ognuno a tirare fuori il peggio di sé. Abbiamo bisogno di una linea politica e di una strategia; ma anche di una pratica concreta che dia credibilità alle nostre parole, di un immaginario condiviso, di una narrazione collettiva.
Che credibilità possiamo avere quando con voce alta gridiamo che il destino del mondo è nelle mani di questa nostra generazione, che i popoli devono saper lottare uniti per evitare la catastrofe
ambientale e poi non sappiamo trovare tra noi un comune denominatore che ci permetta di percorrere, pur con le nostre differenze, un cammino condiviso? Come facciamo a essere credibili se da un lato denunciamo il rischio autoritario al quale il nostro Paese è esposto e dall’altro sembriamo intenti a segnare i confini e le gerarchie tra le nostre scialuppe, mentre il mare si prepara ad inghiottire tutta la flotta?
Parliamo di percorsi collettivi ma quanti anche a sinistra preferiscono essere il numero uno nel proprio gruppo, piuttosto che il numero due o tre o dieci in una moltitudine? Quanti di noi sono disponibili a fare un passo indietro per far progredire le idee nelle quali credono? Il nostro rifiuto del modello politico della destra con un solo uomo al comando raccoglierà qualche credibilità solo quando sapremo dimostrare che l’esercizio della democrazia non è sinonimo di diaspora e di divisione.
La costruzione in Italia una sinistra antiliberista unita, capace di uno sguardo universale, potrà avere inizio solo quando sapremo testimoniare le parole con le azioni, quando saremo capaci di ascoltare, di creare connessioni e consenso, di anteporre i valori condivisi alle proprie ambizioni.
Vittorio Agnoletto
Concordo con il compagno che ha posto l’attenzione al mondo di internet quale un palco importantissimo, dopo luoghi di lavoro e quartieri, per veicolare le nostre idee. Un piccolo aneddoto: una mia amica mi ha chiesto qualche settimana fa il sito di rifondazione comunista, in risposta, conoscendo la situazione del sito (di cui non possiamo esimerci il compito di ristrutturarlo!) mi sono permetto di suggerire il sito di “essere comunisti”, che pur essendo fatto bene a livello di notizie non deve e non può sostituirsi ad una vetrina all’altezza di un sito nazionale del nostro partito e/o federazione della sinistra.
Sono giovane e dal mio orizzonte di lavoratore precario e studente, sento la necessità come il pane di una organizzazione capillare del lavoro e della trasformazione sociale.
Ascoltando giornalmente e vivendo a stretto contatto con operai e gente comune il punto dirimente deve essere quello di unità (senza la quale, purtroppo e per la stragrande maggioranza della popolazione di riferimento siamo considerati inutile nell’incidere) e ovviamente radicalità nel prospettare però un percorso chiaro di alternativa, sia nei percorsi di lotta che nella prospettiva politica e sociale.
Per questo, compagno Grassi, dosare gli ingredienti in modo non equilibrato, verso l’isolamento parolario verso la luna o verso un governismo esasperato con mediazioni troppo al ribasso con i partiti del capitale, sarebbe e è già stato fatale per noi.
Mi preoccupano moltissimo i sondaggi e l’esclusione dal circo tv, ma a livello locale punterei a valorizzare l’accordo con il centro sinistra (sempre senza udc) caratterizzandoci in campagna elettorale come l’unica forza capace di garantire una difesa verso pochi punti di diritti sociali.
Sono di Roma e nel lazio appoggerei la Bonino. So che è una ultra-liberista ma sul fronte laicità-lotta al nucleare- lotta nella situazione carceraria è avanzata. Non possiamo non appoggiarla, soprattutto perchè non abbiamo l’udc di mezzo e questo, per la stragrande maggioranza dei nostri potenziali elettori è un fatto importante. Pur conoscendo e sapendo bene cos’è il pd.
La barra deve essere quella di un partito a vocazione di massa che parli all’intero mondo del lavoro, portando avanti istanze non residuali o di nicchia ma vaste e coinvolgenti in un mondo lavorativo, affettivo e passami anche spirituale, sempre più disgregato nella corsa alla sopravvivenza in un sistema capitalista disumano, ingiusto e da rovesciare.
Forza compagno che ce la possiamo fare! Abbiamo bisogno del partito comunista e dei comunisti.
Caro Claudio,
credo come te che nonostante tutto esistano dei veri segnali di ripresa, rispetto però all’organizzazione del partito e alle sue difficoltà ho idea che nell’ultimo anno abbiamo fatto l’errore di avviare troppe campagne e iniziative che rischiano di schiacciarci. Ci troviamo nella situazione paradossale per cui a Roma si producono decine di idee, molto interessanti, sulle cose da fare: conferenze, raccolte firme, partito sociale ecc. ma poi nei territori i compagni dirigenti sono la metà (per non dire un terzo) di quelli precedenti e molti sono compagni che hanno quasi scordato come si fa la militanza. La difficoltà che posso segnalare come Circolo che opera con costanza è quella di cercar di star dietro a tutto e spesso per questa ragione non riuscire a lavorare per il radicamento sul territorio. In questo senso potrebbe essere utile ridurre le iniziative che si rivolgono solo agli iscritti (come le diverse conferenze di questo inizio anno) e precisare meglio poche iniziativa di proiezione esterna e di radicamento. Queste ultime assolverebbero anche al problema della censura nei nostri confronti e amplierebbe i nostri punti di riferimento. Esiste infine il problema economico, su questo bisogna ricordare che in diversi territori si era abituati ad avere gli affitti pagati dal consigliere regionale di turno e dunque si era persa la buona pratica dell’autofinanziamento. A questo tipo di difficoltà si può rispondere aumentando e seguendo il tesseramento (noi abbiamo messo in piedi un pagamento rateale)e di conseguenza l’attività politica, accanto a questo un’altra soluzione è cercare di accedere a finanziamenti pubblici. Ad esempio se ogni circolo avesse un associazione culturale di riferimento potrebbe fare le domande al comune, provincia, regione, università per iniziative culturali e accedere a soldi e strumenti, come le sale, che non danno ai partiti. Bisogna un pò mascherarsi ma almeno si ottiene una qualche forma di visibilità. Cito la questione economica perchè spesso le nostre riunioni federali e regionali si bloccano su questo punto fino a farlo diventare un alibi dell’immobilità del partito, si tratta di certo di un problema reale che ha bisogno di risposte politiche per essere superato. Infine ci sarebbe tante altre cose da dire, spero avremo presto l’occasione di parlarne a voce.
Buon lavoro,
Laura Stochino
(segretaria Circolo A. Gramsci – CA)
Caro compagno
paghiamo per errori commessi e per scelte scellerate.
Il partito in Sicilia è stato gestito in maniera “suicida”
Di questo dobbiamo essere grati al compagno Forgione, il quale continua a raccogliere allori e a sedere su sedie importanti.
Lotte intestine, attacchi personali e non politici, errate scelte di alleanze…….e chi più ne ha più ne metta…Tessere rifiutate a compagni veri per scelte legate ai risultati congressuali.Il nostro partito-osteria ha raccolto voti nelle elezioni nazionali grazie all’effetto traino di Bertinotti(….ahime!)Nelle elezioni locali abbiamo sempre perduto….
Eppure i compagni veri siamo fuori e tutti gli altri cercano di riattaccare i cocci.
Non credevo di arrivare a questo punto…..ma credo che npn potrò più votare……chi può rappresentarmi?????…Continua lo stillicidio delle divisioni…..I Vendola di turno spaccano il partito a loro piacemento….
E’ una catastrofe
credo alla centralità dell’uomo, la politica come strumento di emancipazione e creazione di una felicità diversa. la felicità della persona è centrale. Ma non ci siamo riusciti, non abbiamo saputo essere alternativi nelle relazioni umane, sociali, politiche. l’uomo nuovo non è mai arrivato. non è arrivato nei circoli e nelle modalità politiche. non è arrivato nelle nostre case nelle relazioni di coppia e di famiglia. siamo capaci di esprimere alterità con i nostri figli? credo che questo incontro mancato negli anni abbia prodotto un disamore. le scissioni, la moltiplicazione esponenziale delle correnti, il voler esserci ad ogni costo. mi sembra lontanissimo lo spirito di servizio con cui avevavmo cominciato. e dobbiamo per forza cominciare da li. essere nuovi noi. ancora una volta. se riuscissimo ad esprimere la nostra alterità vera e a riportare il lavoro al centro della nostra discussione avremmo fatto un buon lavoro. il resto sono corollari. fraterni saluti sacha
condivido con quanto dice l´uomo sacha NB.non uso la parola compagno la trovo deviante la società si evolve i giovani sono proettati verso il futuro e noi dobbiamo offrire un partito che parla a loro con nuovi schemi e prospettive più concreti parlare alla pancia delle persone con meno setterismo politico con unità di intento di tutte le forze di sinistra, meno faziosità all´interno delle forze usando parole e fatti che sono comprensibile,soledarietà-giustizia sociale-meritocrazia-e criticando se è necessario la nostra parte cerchiamo di prendere atto che si sono fatti molti errori<.<la coerenza e una virtù ,ma riconoscere i propri sbagli e segno di intellingenza e buon senso
Parto subito dal “Post scriptum”. Onestamente credo, a rischio di attirarmi anatemi e improperi da parte dei compagni più ortodossi, che ad oggi, rebus sic stantibus, la questione delle alleanze sia più tattica che altro. Nelle mie “frequentazioni” di aziende in crisi (anche come assessore al lavoro) ho avuto l’impressione che ai lavoratori in lotta di queste aziende del fatto che Rifondazione faccia o meno gli accordi alle regionali interessa il giusto. Interessa in modo sproporzionato ai nostri militanti e questo forse già ci dice qualcosa della nostra capacità di leggere i nostri territori e più in generale la realtà. Questo è il primo nodo da affrontare.
Quanto al resto è vero: l’oscuramento mediatico rischia di vanificare il lavoro dei nostri militanti. Mi verrebbe da chiedere: e allora? qual’è l’alternativa? o un “suicidio” politico, tanto per non dare a chi ci oscura la soddisfazione di ammazzarci, o porgere spontaneamente la gola al boia, o tentare comunque di avere una nostra visibilità con le residue risorse di militanza che ci rimangono e che (almeno nella mia realtà) non sono comunque insignificanti, rispetto a quelle di altre formazioni (che, certo, hanno i soldi, i passagi televisivi eccetera). Credo che questa sia l’unica strada possibile e percorribile, che forse non ci porterà da nessuna parte, forse anche la militanza più generosa sarà insufficiente a salvare Rifondazione e la Federazione della Sinistra. Ma non vedo altre strade che dire “avanti tutta e vendiamo cara la pelle”.
Qualifichiamoci su due o tre punti: due o tre issues sulle quali concentrare la nostra “potenza di fuoco” e che diventino associabili immediatamente al nostro partito e alla federazione della sinistra. Faccio un esempio: la proposta di legge sul lavoro presentata in varie regioni (anche in Toscana). Se noi abbiamo la cpacità di fare un semplice ragionamento del tipo “bene le visite di solidarietà nelle aziende in crisi, bene i “pacchi” alimentari e le raccolte di fondi, ma tutto ciò è insufficiente perché non risolve il problema; occorre una legge che impedisca i comportamenti da pescecani degli imprenditori. Noi proponiamo questa legge, gli altri che fanno?” mettiamo in difficoltà “gli altri”. In una chiacchierata con dirigenti locali del PD e dell’IDV, quando ho posto la domanda ho avuto risposte elusive del tipo “non l’ho letta, non mi sono fatto un’idea chiara” oppure “se si può fare sarebbe una cosa buona”. Ecco, la nostra unica (possibile, non sicura) via d’uscita dalle paludi nelle quali siamo credo debba passare da qui: dobbiamo diventare “Quelli della legge sul lavoro”, “quelli del no al nucleare”, su questi (pochi) argomenti uscire dall’angolo e attaccare: noi proponiamo questi siete d’accordo sì o no? Pochi argomenti che diventino identificabili con noi, pochi argomenti sui quali picchiare duro. In questo modo potremo recuperare visibilità e quindi consenso. Ma per questo c’è bisogno di uscire anche da altre paludi, che sono quelle dello “sconfittismo”, della conseguente polemica interna su tutto e di uscire dalla sindrome del “tutta copa di Bertinotti” (e basta parlare di questo individuo!). Come dice il testo francese dell’internazionale “C’est la lutte finale”. Dismettiamo solo per un po’ questi atteggiamenti e diamoci da fare, compagni! Abbiamo ancora un mondo da conquistare.
caro compagno Grassi ,hai posto un importantane quesito che darà (mi auguro) la possibilità a tantissimi militanti (e ti posso assicurare che sono tanti)scontenti e demoralizzati, io non sono ottimista come te, non ci sono (per la realtà che conosco)segnali incoraggianti, perchè gli scritti e le partecipazione agli attivi diminuiscono.io penso (forse a ragione) che la tua è solo un tentativo di fare una profezia auto avverantesi, una sorta di scaramanzia(l’ottimismo della speranza)
Premesso che al congresso ho votato la mozione Acerbi Ferrero, mi piace incominciare, dal P.S tu metti gia le mani avanti e cerchi di pilotare il discorso sui binari a te più congeniali, che sono quelle ( credo)dei voli pindarici, petizioni di principio, parlare di filosofie ,anziche parlare di cose reali , si perchè quando dici, che nelle regionali o comunque le situazioni locali non contano, non incidono sulla politica complessiva, mi viene il dubbio che o io o tu non sappiamo bene di cosa parliamo.
essere alleati con Loiero e Bassolino ecc o no, fa la differenza? o no i consigli regionali dato che con le nuove leggi, contrallano pezzi importanti nella gestione dei servizi, e più in generale nell’orientamento e nel’ indirizzo dell’economia, sanita, scuole,trasporti ecc. pensare che essere in giunta a Bologna Firenze Genova , dove si fanno politiche antipopolari , dove si fanno accordi con sindaci sceriffi,o come in liguria dove il partito del cemento e di Cuffaro(so che non gradisci)si è incaricato di distruggere la sanità, con la scusa della razionalizzazione,e che dati certi parlano di lunghe liste di attesa, fa la differenza o no?
invitare i compagni a non parlare delle regionali equivale a dirgli di non parlare di cose che conoscono meglio, non parlare della realtà che vivi sulla tua pelle,non parlare del fatto , che vi siete presi al briga di scomodare MAJAKOVSKIJ( esci partito dalle tue stanze) avete parlato di nuovo corso, di discontinuità,per poi procedere e dare una giostificazione alla casta, al ceto politico che nel nostro partito vive di politica e che pensa unicamente a fare carriera, di diventare segretario provinciale o regionale, perchè questo significa che poi avrà diritto ad essere eletto in regione, provincia o parlamento,bisogna costruire una classe politica meno governista, e che sappia occuparsi del partito non di fare carriera.
bisogna inventare un meccanismo dove se sei al vertice del partito non puoi candidarti, perchè se no se in conflitto di interessi.la storia del declino di rifondazione gronda di casi di scissioni perpetrate, per non abbandonare la poltrona, suul’altare del privilegio, e chiaro come il sole che che se io sono segretario regionale e contemporaneamente io o i miei amici sono a fare l’ assessore, sono in conflitto.
un meccanismo che impedisse questo allontanerebbe subito gli opportunisti,poi ci vuole un meccanismo di selezione delle classi dirigendi che abbia a cuore l’idem sentire col partito,non come a genova che abbiamo una situazione dove la stragrande maggioranza del partito non era d’accordo, sull’alleanza e i dirigenti l’hanno fatto lo stesso, è naturale domandarsi che se la testa non è d’accordo col suo corpo qualcosa bisogna fare , ci avete promesso(a genova si)durante il congresso che dopo si sarebbe avviata una consultazione tra gli scritti, per decidere se stare o no nelle giunte, niente di fatto promesse non mantenute, ed allora come pensate di non perdere le elezioni?
un’altra cosa ,che anche se indirettamente, ti riguarda,e puoi dire come la pensi,il nostro segretario dopo la costituzione delle federazione, non si firma più come segretario PRC(di cui siamo affezionati ed abbiamo fatto una scissione per difendere)ma nei comunicati stampa nei blog e nelle interviste, si firma Ferrero–fed,della sinistra, è scomparso PRC, non è che abbiamo subito una scissione per difendere una identità che adesso sciogliamo in un contenitore più grande? ed anche insignificante?
rifletti bene e vedi che la crisi che rifondazione vive è una crisi della sua classe dirigente, sto adoperando una frase di trozki, ma io sono piuttosto (anzi molto)staliniano. saluti e buon lavoro.
Caro compagno,
ti scrivo perchè proprio ieri nelcircolo Orfeo Mucci di Roma, si è
svolto un dibattito interessante sulle elezioni regionali.
Quello su cui tutti i compagni concordano è la mancanza assoluta di collegamento tra dirigenza e base. Nel Lazio il PRC dovrebbe sostenere
Emma Bonino, una convinta neoliberista. I nostri dirigenti regionali ci propinano questa scelta senza spiegarci quale sia la strategia politica
dietro tale scelta, quali son le garanzie che la Bonino ci da su acqua
pubblica e sanità,per esempio. Ecco, io che ormai sono iscritto al PRC dal 1996 e sono RSU del CNR per la CGIL nel Lazio e che ho ormai una frustrante esperienza politica, vedo con tristezza che i nostri dirigenti continuano immancabilmente ad evitare il confronto con gli iscritti.
I dirigenti, troppo chiusi nelle federazioni a discutere su come prendere il 2.5 % piuttosto che il 2.1 % sembrano ignorare il fatto che la propaganda ormai a fanno solo i circoli e se la maggioranza dei compagni/e sono perlessi sulla candidatura della Bonino bisogna sentirli, altrimenti se ne vanno. Chi li darà i volantini per i grandi e
lungimiranti dirigenti del PRC ????
Non si può caro Caludio perlare di partecipazione e poi ignorare la voce di iscritti e iscritte. Non si puo’ chiedere a compagni/e di scendere in piazza dare i volantini, aprire i circoli e poi ignorarne la loro voce.
il problema secondo me è che il PRC continua a sostenere candidati sostenuti da forze politiche che di comunista o di sinistra non hanno assolutamente niente, candidati sostenuti da forze politiche del tutto simili al PDL
Carissimo Claudio
come giustamente rappresentavi nella tua nota, la voglia di manifestare,di opporsi al sistema politico/culturale imperante nel nostro paese è, nonostante tutto, ancora viva e presente nel popolo della sinistra.Va però segnalato che tale popolo identifica, spesso a ragione, nel medesimo sistema politico/culturale ciò che rimane delle forze politiche organizzate che si richiamano al comunismo e ricerca altrove la rappresentanza ,non tanto dei propri interessi,quanto del proprio malcontento.L’oscuramento meditico è causa e allo stesso tempo conseguenza di tale situazione. Che fare? A mio avviso
la complessità della realtà del nostro paese avrebbe richiesto e richiederebbe uno sforzo analitico assai maggiore di quello , spesso troppo semplificato ed economistico, emerso dalla dirigenza di RC e del PDCI.
Quale è la visione di società Futura che le forze comuniste propongono alla popolazione Italiana? Quale è la capacità della dirigenza comunista di leggere comprendere e inserirsi nei processi socio/culturali esistenti? quale è la capacità della dirigenza comusistà di fare emergere e guidare processi socio/culturali?
se una forza comunista non ha queste capacità e competenze a ragione di esistere? Può una forza comunista esistere per azioni di testimonianza?
Personalmente ritengo di no.
Se oggi ha un senso l’esistenza di una forza comunista organizzata, io credo di si,ritengo che la sua presenza/parmaneza passai ancor prima che dalla via mediatica dal radicmento territoriale, dalla capacitta organizzari e dialogare in ambito sociale e non solo politico.
caro compagno, non sono d’accordo. Nonostante la crisi ciò che si può notare è una situazione di relativa ‘pace sociale’, laddove la crisi comporta chiusure di imprese si assiste a lotte fabbrica per fabbrica, ufficio per ufficio, nella scuola la protesta si è affievolita se non spenta. Credo che manchi una proposta su come combattere la disoccupazione crescente e difendere i diritti acquisiti, non ci possiamo fermare a richiedere l’estensione delle tutele sociali, ci diciamo antiliberisti ma poi non proponiamo niente di alternativo. In questo contesto di profonda modificazione dei rapporti di forza sociali fra le classi anche il partito vive una sua crisi , ma è una crisi che deriva anche da una crisi di idee. Da un lato non si sono fatti passi in avanti nell’elaborazione di una proposta di società alternativa (mi sembra che non ci siano serie analisi sull’implosione della prima esperienza socialista e sulla deriva di quella cinese), dall’altro non si coglie il centro delle politiche liberiste, ossia la liberalizzazione del mercato del lavoro per cui gli operai dell’occidente sono messi in concorrenza con un offerta illimitata di lavoro dei paesi più poveri della terra perdendo prima forza contrattuale e poi politica. Il punto sta qui, ed allora che risposta diamo? Cavalieri Tiziano
Mi spiace ma devo sottolineare nel tuo scritto caro Grassi che come spesso fai sei consolatorio scarichi sempre la colpa sugli altri (bertinotti, vendola, cossutta e ci dovresti mettere fino a Chianciano almno Ferrero) come se tu sempre all’opposizione saresti stato l’anima bella. Suvvia, a parte che sei stato per un periodo anche in segreteria e maggioranza ma un dirigente nazionale possibile non debba far mai autocritica? e poi la separazione dal dire al fare è troppo evidente si alzano al massimo le elaborazioni politiche il richiamo al comunismo e poi nei territori fai accordi e governi nel modo più moderato possibile con la logica che tu in post precedente hai persino rivendicato che servono posti e assessori. ecco qui e poi vedi la toscana un partito di correnti e in altre realtà è la medesima situazione quindi quando i nuovi iscritti arrivano a contatto con questo partito spesso SCAPPANO!
non so se avremo un futuro e neppure mi convince che in Europa siamo solo noi ad avere difficoltà ma se arretrano ovunque i diritti dei lavoratori vuol dire che l’inefficacia vale in ogni parte del vecchio continente.
Condivido compagno Claudio la tua idea sull’umiltà dei gruppi dirigenti, che tuttora dimostrano di averne ben poca spesso andando in controtendenza totale con le istanze della base del nostro partito.
L’idea di non respingere l’alleanza con la Bonino nel Lazio sta provocando grande malumore tra i compagni che ho avuto modo di sentire. Molti vogliono restituire la tessera. Altri non andranno a votare.
La situazione è dunque critica..
In Lombardia si sono avute dichiarazioni semplicemente suicide da parte della segreteria alla stampa, dichiarazioni che hanno mostrato la nostra totale subalternità al PD.
Spero che la controtendenza che tu noti non sia una semplice proiezione dei nostri desideri sulla realtà.
Compagn@,
quello che ho sempre lamentato nell’attività sindacale (FIOM, nella prima tornata dei precontratti) era la mancanza di prospettiva, di capacità di poter sognare, di poter immaginare che le cose siano diverse, che il mondo si basasse su princìpi che non siano fottere il prossimo. Più precisamente, non c’è, per la mia visione, la percezione. Percezione del nemico di classe, percezione che le regole “pensa ai cazzi tuoi, fotti il prossimo, arricchisciti a qualunque costo” possano non solo essere rifiutate ma addirittura cambiate.
Non solo da parte dei lavoratori, ma molto peggio nelle loro avanguardie, le RSU.
La percezione diffusa è che essere come Berlusconi è il massimo, perché tutto diventa lecito avendo il potere.
Avete mai pensato che se denunci qualcuno per stalking nella vita privata lo rullano ma non esiste una legislazione equivalente nella vita lavorativa (mobbing)?
Questa è un’epoca in cui il lavoro esiste come imprenditoria, non come classe lavoratrice.
Sei un cittadino ma come varchi i cancelli della fabbrica (o qualsiasi altro posto di lavoro) diventi zero.
Avete mai pensato che nella vita civile eleggiamo tutti i rappresentanti, dai politici agli amministratori ai sindacati ma sul posto di lavoro subiamo un’organizzazione fascista? Credere, obbedire, produrre. E fuori, soprattutto, consumare.
Le lotte operaie che si combattono oggi in italia e in europa, a mio giudizio, oltre che a essere frammentate, sporadiche, senza sviluppare tra loro legami duraturi contengono 2 fattori: puntano a mantenere beni materiali senza alcuna prospettiva del dopo (ho mantenuto il lavoro, ma non mi interessa trasformare la società) e ripercorrono lo schema capitalista della concorrenza (mors tua vita mea).
L’europa e l’italia sono in totale decadenza, di valori, di costumi, di prospettive, di sogni.
L’europa, gli europei si stanno arroccando attorno ai loro privilegi conquistati a scapito di altre popolazioni e perché il loro stile di vita non venga precipitato verso quello di tali popolazioni, non per restituire un equilibrio alle cose e per liberrarsi della classe parassita.
Si chiudono le frontiere, l’extracomunitario è una macchina da produzione, poi deve stare nei suoi spazi, pagare tutto fino all’ultimo centesimo e non rompere i coglioni. Finita la sua missione produttiva, CIAO!
Il comunismo non è morto ma questa prospettiva di organizzazione della società in europa è finita.
I “barbari” sono alle porte, molto più abituati alle privazioni, alla sofferenza, a fare molto con molto poco, molto più motivati di noi, con valori radicati e, soprattutto, capaci di sognare!
E’ questo che “ci” terrorizza e che demonizziamo continuamente: la “jihad” non vuol dire guerra santa come noi faziosamente traduciamo, vuol dire “darsi da fare”, non aspettare gli eventi. Nella nostra concezione potremmo definirli come “uomini di buona volontà”.
Non parlo dei “terroristi”, è ovvio.
Sono loro il futuro, non questa stanca europa decadente.
Sono loro con il loro sedersi attorno ad un piatto di poco cibo e condividerlo e ridere, sono loro con la loro naturale organizzazione collettiva, sono loro con i meccanismi di decisione collettiva.
Non siamo noi, con un comunismo e 5 partiti.
Guardiamo o partecipiamo a dove le cose sono in evoluzione ma radicate nelle tradizioni: Venezuela, Cuba, Bolivia…
E speriamo che almeno loro ce la facciano contro il mostro.
Leggendo i commenti noto una difficoltà di relazionarsi agli strumenti comunicativi vigenti, postare un commento necessita di sintesi non di lunghe riflessioni autoreferenziali. Il collegamento alla realtà del partito sul territorio può prendere spunto da questa incapacità di uscire dall’analisi soggettiva, sviluppata attraverso una visione delimitata della fase in cui si vive, a quella collegiale ad ampio respiro determinata da una condivisione della fase a breve e medio termine, generata da riflessioni teoriche a partire dai nostri dirigenti. La mancanza di una solida base teorica, impedisce al corpo del partito l’applicazione sul territorio degli strumenti necessari a smascherare le contraddizioni dello scontro in atto tra capitale e lavoro. Esiste una percezione individuale che ci trova frammentati e frammentari nella trasformazione del nostro lavoro in pensiero e azione collettiva. Rifondazione Comunista non è più, se lo è mai stato, un partito ma tante micro correnti dove alla latitanza dell’attività comune si sostituiscono percorsi politici paralleli diversi, dettati da obbiettivi a breve termine contingenti e spesso personali. Fondamentale pensare alla sopravvivenza, e la federazione potrebbe essere una risposta (che ritengo errata perché unisce di nome ma non di fatto); ancor di più darsi la prospettiva di costruire, attraverso un profondo lavoro atto a creare un intellettuale collettivo, il Partito Comunista in Italia.
Prc Ferrara
Io avrei fatto anche un’altra domanda:perchè la gente deve votare un partito comunista?Io questa domanda me la sono posta e ho cercato di leggere qualcosa,insomma ho tentato di farmi una cultura.Risultato?Innanzi tutto ho capito quanto sono ignorante.Secondo,spero nel comunismo più di prima.Quindi,innanzi tutto,manca qualcuno che diffonda cultura(che è sconosciuta presso i nosti signorotti comunisti di paese che rimarranno sempre ” persone che fanno politica non perché ci credono, ma perché da essa ne possono ricavare un vantaggio”).Poi è che i comunisti che rimanevano hanno smesso di farlo da quasi trent’anni.Perchè sono trent’anni che andiamo verso una direzione,che ci inculcano la loro cultura e questi sono i risultati.Craxi non dette i punti di contingenza agli operai ricattandoli con l’inflazione,ma ha portato il debito pubblico dal 60% al 120% del Pil.Chi se l’è mangiato?Via l’equo canone e invece di incentivare la costruzione di case popolari per cercare di mitigare il mercato hanno detto che le case popolari sono brutte e creano ghetti.Qualcuno avrà pensato che le si poteva fare in modo diverso?Parliamo del mondo del lavoro che doveva modernizzarsi con la flessibilità?O delle privatizzazioni clientelari di aziende strategiche?O delle guerre imperialiste che finanziamo?Sono trent’anni che ingoiamo questa roba.
Caro Claudio,
a caldo ti rispondo, ringraziandoti per l’umiltà e la sincerità.
Ancora una volta hai centrato la questione principale e cioè se passa l’idea che anche noi di Rifondazione, i comunisti sono uguali agli altri, allora non è una questione di accordi con altre forze o con il PD ma è in gioco la credibilità e il futuro della nostra forza politica organizzata.
Come sai bene i comunisti come singoli, come persone non hanno senso
se non sono organizzati in una forza politica ma è altresì importante avere dei rappresentanti coerenti e credibili su scala nazionale e sui territori.
In fondo credo che si possa ancora prendere a prestito Enrico Berlinguer: in Italia esisteva a quel tempo una questione morale e oggi ne esiste per certi aspetti una ancora più grande che già investe anche se marginalmente anche noi quando abbiamo dirigenti territoriali, regionali o nazionali che prima pensano a se stessi e poi al futuro del partito, come se fosse un autobus su cui salire o scendere a chiamata prenotata.
Ti sono vicino e disponibile a lottare perchè Rifondazione e la sinistra riprenda quota nel nostro paese.
All’estero, in Bolivia dove sono stato recentemente per le elezioni politiche, come Osservatore Internazionale, compagni dei partiti comunisti latinoamericani della Bolivia, del Perù, del Cile, del Paraguay, del Brasile non sapevano spiegarsi e capacitarsi
come è stato possibile in Italia distruggere il patrimonio del glorioso PCI, il partito comunista più grande d’Europa e uno dei più grandi del mondo.
Questo è quanto ci chiede la storia recente: riscattare il comunismo e la sinistra organizzata nel nostro paese e questo lo si può fare solo con l’Unità, la Lotta e l’etica politica.
A mio parere non ci sono scorciatoie pena la definitiva scomparsa del ruolo dei comunisti in Italia.
E questo sarebbe un danno per la democrazia, mentre le future generazioni non ce perdonerebbero mai e con ragione.
Rimbocchiamoci le maniche e adelante.
E con l’augurio che con franchezza la discussione prosegua sul tuo blog invio a tutti i compagni e le compagne un saluto comunista.
Massimo De Santi
Compagno Grassi,
quello che non facciamo bene come Partito Comunista è l’essere sempre seri, coerenti e conseguenti come comunisti, sia nell’organizzazione interna, sia nei rapporti con l’esterno, e partendo da principi e pratiche proprie, ispirate al marxismo-leninismo.
Se non siamo sempre seri coerenti e conseguenti e se non siamo veramente, sia nei discorsi che nelle esperienze concrete, come gente che porta un modello alternativo di società basato sul socialismo e sul comunismo, non possiamo non essere percepiti come uguali agli altri, o al più di una “sinistra” generica, e quindi non possiamo non essere trattati come tali: cioé, non prendere i voti di chi veramente è alternativo al sistema capitalista, e nemmeno di quelli di chi pensa genericamente “a sinistra” e che appoggia direttamente “l’originale” del moderatismo socialdemocratico consociativista e opportunista (Pd o giù di lì) e non certo la brutta, sbiadita e irritante copia che troppo spesso siamo noi (vedi i vari bertinottismi, arcobalenismi e oggi federativismi).
Tutto qua: “una semplicità difficile a farsi”. E se giustamente chiedi di “non concentrare tutto il dibattito sulle regionali e sul tema accordi si e accordi no”, il problema è che siete voi dirigenti che lo state facendo, non sapendo neanche definire una linea chiara a livello nazionale, e facendo i giochetti con i Vendola, i Bonino, i Penati etc., assolutamente vergognoso. E questi fatti “locali”, eccome se incidono sul consenso e sulla nostra organizzazione: se dici il contrario, mi dispiace ma dimostri di aver perso da tempo il contatto con la realtà (che non è solo andare ogni tanto a qualche riunione).
Saluti comunisti
LA POLITICA E IL PENDOLO
In un infuocato e irruento comizio a Sciacca nel 2001 l’allora segretario Bertinotti condannava senza appello la politica del pendolo,quella che in campagna elettorale dice una cosa e poi, una volta al governo, se fa un’altra. L’accusa riguardava ovviamente i DS.
Dopo le elezioni siamo andati al governo e il pendolo ha ripreso ad oscillare con lo stesso vigore di prima, segnando anche con maggiore fragore di prima i suoi rintocchi a favore dei poteri forti. Ricordiamo tutti che Montezemolo, presidente di Confindustria, ebbe a dire che quello di Prodi era il miglior governo che la Confindustria avesse avuto nel dopoguerra. Ed aveva più di una ragione per sostenerlo. A titolo di esempio ricordo il cuneo fiscale di 12 miliardi di euro che sarebbe dovuto andare in parte agli industriali ed in parte ai lavoratori. Ricordo gli scontri con alcuni sindacalisti CGIL che sostenevano la bontà dell’accordo e che i lavoratori avrebbero beneficiato d circa 6 miliardi. Sappiamo come è andata. I padroni si sono pappato tutto e i lavoratori sono rimasti con una mano davanti e una di dietro. Poi ci sono le altre questioni che ci hanno visto subalterni e perdenti nel confronto del resto della coalizione. Forse uno dei pochi punti di forza di quel governo è stata la moratoria sulla privatizzazione dei servizi pubblici locali, tra l’altro ridottasi ad un mero ordine del giorno del senato. Al momento delle elezioni il popolo del 20 ottobre 2007 ci ha giustamente cacciato a calci in quel posto.
La riflessione autocritica dentro Rifondazione ha portato all’esito di Chianciano, con tutti gli strascichi di dolorose scissioni ma anche con la speranza che una vera inversione di rotta fosse iniziata, con l’orgoglio di essere di sinistra progettualmente e democratici al nostro interno. Credo che “ a sinistra dal basso” voglia dire questo.
Per abbreviare vado al 18 luglio 2009. Sono stato 4 ore davanti al minischermo di pdciWeb TV a seguire tutto il dibattito. In quella riunione, che definisco storica, è stato annunciato urbi et orbi che nasceva la Federazione della Sinistra di Alternativa. C’era da precisare in cosa consistesse l’alternativa, ma insomma il messaggio era piuttosto intuibile: alternativa allo stato di cose presenti. Per qualche mese si è continuato a parlare di alternativa, tanto che nella presentazione che abbiamo fatto della federazione ad Agrigento l’abbiamo chiamata, in continuità e coerenza con lo spirito e la lettera del 18 luglio, federazione della sinistra alternativa. Mi ha stupito e seccato che il rappresentane dei comunisti italiani, che ritrovo nel consiglio nazionale della federazione, abbia puntigliosamente voluto rilevare che il nome della federazione non conteneva l’aggettivo “alternativa”, perché così era stato concordato a livello nazionale. Mi sono francamente infastidito. Mesi e mesi di strombazzare sul sito e nei documenti di alternativa e all’improvviso, per decisione dal basso?, si diceva: abbiamo scherzato.
Il compagno Ferrero ha dichiarato il 5 dicembre al Brancaccio che lui ha proposto di chiamare l’aggregazione federazione, senza aggettivo. Mi sia permesso di non credergli. Delle due l’una: o non sa quello che deve fare e quindi dire o non è coerente con le posizioni che sostiene. Una mezza idea me la sono fatta. Comunisti italiani e area ex Vendola hanno pressato perché, al fine di coinvolgere spezzoni indistinti di sinistra, si usasse “sinistra senza aggettivi” (espressione già sentita).
Per capirci, non è che mi scandalizzo più di tanto per un aggettivo. In fin dei conti ciò che vale sono i contenuti. Né vorrei dare l’impressione di essere un formalista a tutti i costi. Però su una questione non si può tergiversare: il metodo. E il pendolo è francamente inaccettabile. Non si può dire una cosa e farne un ‘altra. Abbiamo già visto quali frutti avvelenati tale atteggiamento produce. Trasparenza, coerenza e democrazia penso che debbano essere caratteri distintivi di una nuova forza politica che voglia attirare l’attenzione dei tanti che sono schifati dal modo di essere della politica. Accordi e giochini di palazzo non sono un viatico digeribile nell’era della comunicazione senza veli che segna l’epoca presente.
Si sente parlare in questi giorni di Grande Alleanza Democratica (l’acronimo G.A.D era circolato prima che si materializzasse nella UNIONE). Condivido l’analisi, le preoccupazioni e l’impostazione.politiche che il segretario sta esprimendo in questa fase. Penso anch’io che sia necessario allearsi “anche col prete”, perché diavolo?, per salvaguardare la costituzione e la democrazia. Il timore è che, essendo deboli, se non coinvolgiamo attorno a questa idea la parte restante della sinistra (pcl, sinistra critica, sindacati di base) appariamo come coloro che vogliono salvare il culo alla borghesia. L’accordo, per essere tale, deve raccogliere il massimo di proposte che viene dal versante della sinistra. Non è pensabile che si possa imporre un vangelo a chicchesia, Se, poi, questi spezzoni rifiutano ogni intesa e vogliono continuare a ritenersi, chiusi come sono nel loro piccolo orticello, l’ombelico del mondo, se ne prenda atto e lo si dica pubblicamente, con trasparenza, cosicchè ognuno tragga le proprie conclusioni politiche.
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Caro compagno Grassi, posto qui un modesto contributo inviato tempo fa a Rosa Rianldi ed a te. Mi rendo conto che non è il massimo dell’elaborazione; mi sarei comunque aspettata una tua risposta( come ha fatto la Rinaldi, che preannunciava tra l’altro le iniziative del partito sulla comunicazione)
PRC- PROBLEMI DI COMUNICAZIONE E ORGANIZZAZIONE
Sono lieto che sia stato costituito un dipartimento ad hoc che si occupa della comunicazione. Sono ancor più lieto che esso sia stato affidato ad una donna, con una lunga frequentazione di attività sindacale.
A mio avviso sul tema comunicazione il partito sconta ritardi, arretratezze, inadeguatezza, forse anche colpevole sottovalutazione culturale del ruolo e dell’importanza che essa riveste nelle società mature attuali, dove l’alfabetizzazione di massa e la diffusione impetuosa dei nuovi media investe ormai se non tutta la popolazione la parte più acculturata e dinamica di essa.
Quando parlo di comunicazione intendo riferirmi sia a quella interna, di partito, che a quella esterna, diretta alla società nel suo insieme.
Nel primo caso penso che bisogna invertire una prassi consolidata che concepisce la comunicazione come messaggio unidirezionale che parte dai vertici di partito e si rivolge agli iscritti e ai militanti, ai quali vengono impartite le istruzioni sull’uso, senza che essi abbiano la possibilità di concorrere alla formazione del contenuto dell’informazione. In sostanza si ragiona ancora come se si fosse in presenza di una massa informe, analfabeta, non in grado di elaborare idee, progetti, proposte che possono costituire l’essenza stessa dell’informazione. E vero che è meglio che sbagli un generale anziché un intero esercito, ma poiché non siamo in una situazione di militanza militarizzata bisogna escogitare forme di partecipazione che consentano alla base di sentirsi co-protagonista ed attrice del processo che porta alla creazione di quel soggetto condiviso che chiamiamo partito. Questo significherebbe, ad esempio, che il dirigente potrebbe indicare la direzione di marcia, fornire l’idea, mentre affiderebbe all’insieme dei suoi seguaci il compito di indicare il percorso. Il che non comporta l’abdicazione del dirigente al suo ruolo di guida, solo che il percorso diventa un progetto condiviso e percepito come proprio dal corpo vasto degli iscritti.
Quante volte è capitato di partecipare a riunioni in cui le conclusioni potevano essere tratte ancor prima di iniziare il dibattito, cioè si è verificato uno iato tra base e direzione, ed alla fine è rimasta la sensazione che il dirigente avesse voluto semplicemente ammaestrare e indottrinare gli intervenuti. Un diverso modo di procedere, più coinvolgente, potrebbe consistere in una relazione introduttiva del dirigente che indichi un fine da perseguire ed offra anche possibili percorsi da seguire, affidando al contributo della base l’indicazione concreta della strada da percorrere. Forse questa modalità è un pò rischiosa, ma credo sia l’unico modo per dimostrare che la nostra concezione della democrazia partecipata e il partire dal basso non sono proclamazioni vuote e non credibili.
Analogamente si potrebbe procedere quando si utilizza il sito web anziché l’assemblea o il convegno. Qui è fondamentale sollecitare la partecipazione lanciando idee e fornendo spunti di riflessione su temi non legati alla pura cronaca quotidiana, come avviene per esempio con gli interventi del segretario nel suo blog.
Tra l’altro una continua presenza monocorde di tali interventi portano a stanchezza e a disinteresse da parte dei visitatori, anche compagni, con conseguenze distruttive sulla credibilità del partito. Il post di un segretario che riceve due, tre commenti, o addirittura nessuno, denuncia pubblicamente la morte del partito. Forse sarebbe il caso di rendere più rarefatte le presenze del segretario ed aumentare invece gli interventi di altri compagni. Intanto ciò darebbe la sensazione che in questo partito non c’è solo il segretario in grado di fornire un messaggio significativo, fornirebbe l’immagine di un partito dalle tante risorse e dalle tante intelligenze, renderebbe meno inflazionato il nome di Ferrero.
Per prima cosa cambierei la denominazione del blog: non di Ferrero, ma del PRC, in cui tutti, ma proprio tutti, possano inviare i post. Se non erro ci sono all’incirca 150 componenti del CPN e decine di dirigenti regionali.
Possibile che costoro non abbiano un’idea da sottoporre all’attenzione dell’insieme del partito e alla società esterna? Dov’è il loro ruolo dirigenziale? Non possiamo più consentirci di dare l’impressione che questo partito si regge su una diecina di visitatori del sito- sempre gli stessi- che commentano le esternazioni del segretario. Trasmettiamo un messaggio devastante che testimonia di una totale inconsistenza. Meglio sospendere quel blog. A meno chei massimi dirigenti capiscano che devono intervenire nel blog, anche per fornire spunti di riflessione per altri visitatori.
In questo discorso sull’utilizzo del sito inserirei uno spazio ad hoc destinato alla discussione sulla federazione della sinistra
( alternativa?unitaria?anticapitalistica?). Già l’attribuzione di un aggettivo dovrebbe suscitare un vespaio, ma ciò che più conta è raccogliere i suggerimenti degli interessati al progetto per quanto riguarda i contenuti programmatici che tale aggregazione deve avere. Uno spazio chiamato, che so, “La tua idea per la federazione” dovrebbe vivacizzare il dibattito e fornire spunti di interesse concreto in vista della sua costituzione. Vi inviterei a visitare il sito di SL. Forse quel progetto fallirà, ma intanto dimostra una vitalità che lo fa apparire un gigante. E nella civiltà dell’immagine l’apparire è spesso più convincente dell’essere.
Un’altra considerazione riguarda la stretta comunicazione interna. So per lunga esperienza come funziona questo tipo di comunicazione. Il responsabile nazionale comunica al segretario regionale o, più di frequente, al segretario provinciale e questi dovrebbero trasmettere a loro volta ai segretari di circolo ed infine la voce del partito dovrebbe arrivare al corpo dei militanti ed iscritti. Come è arcinoto non funziona. Sono componente del comitato politico regionale, oltre che iscritto. Non so mai, al di là di scarne notizie pubbliche che appaiono sul sito, le circolari che la direzione nazionale invia ai segretari regionali e provinciali. Non so se si tratta di retaggio burocratico o di scelta consapevole per paura di aprirsi. Non è possibile che un* compagn* dirigga alcunché se viene tenut* all’oscuro di ciò che bolle nel partito. Non è possibile che io riceva le news letters di Essere Comunisti, Comunisti in movimento, primo maggio, addirittura (nuovo) partito comunista, Pdci TV e non sia tenuto in considerazione dal mio partito. Sono dell’avviso che tutte le informazioni concernenti la vita del partito- escluse ovviamente eventuali notizie riservate riguardanti la sicurezza- dovrebbero essere socializzate dal corpo vasto degli iscritti. Il minimo che bisogna fare è informare tutt* i/le dirigenti di circolo, federazione, regione. Ciò potrebbe costituire tra l’altro un antidoto contro la pigrizia e l’immobilismo di segretar*. Mi risulta che tant* compagn* hanno le informazioni perché partecipano a riunioni di area e correnti. Mi sembra una bestialità. Per scelta politica ho deciso di non appartenere a nessuna area, perché ho sperimentato che queste si configurano come veri e propri partiti all’interno del partito, con distrazione di risorse umane e materiali dalla vita complessiva del partito stesso. Vorrei sapere se è possibile avere l’ accesso alle informazioni senza far parte di aree. La mia è una scelta irreversibile. Se dovessi costatare una specie di ulteriore ostracismo strisciante, nessun problema: mi iscriverò direttamente e solo alla federazione, se e quando ci sarà. Altrimenti a casa a godermi il tempo libero.
Infine un’ ultima annotazione riguardante il rapporto tra vertice e base. Credo che bisogna assumere la buona abitudine di rispondere ai/alle compagn* che si rivolgono per problematiche generali, e non solo per queste, alle istanze superiori del partito. Ai tempi in cui questo era un partito più grosso mi capitava di avere risposte a quesiti che ponevo a Curzi, a proposito di Liberazione e la chiusura di Rifondazione, perfino a Bertinotti. Ora neanche la redazione di Liberazione si degna di fornire una risposta alla richiesta di abbonamento on line e ad alcune osservazioni sul ruolo del giornale. O si pensa nelle alte sfere che il compito dei comuni mortali appartenenti a questo partito sia quello di tacere ed obbedire? Non ci sto. Mi è capitato di sentirmi dire da qualche esponente di rilievo: Ma tu che vuoi decidere? Poi le decisioni vengono prese con una telefonata tra capi corrente e il partito si va a fottere.
Un secondo aspetto riguarda la comunicazione esterna, quella rivolta alla società, e al grande pubblico che non ha accesso alla rete.
Forse bisogna partire dalla consapevolezza che i media in possesso della borghesia o da essa influenzati non avranno mai alcun interesse a contribuire al cambiamento dello stato presente. Sperare che una forza di alternativa al sistema possa avere spazi significativi di visibilità, tali da potere mutare gli equilibri dominanti, è pura utopia. Lo straordinario successo della partecipazione alle primarie del PD è la riprova che il grande battage pubblicitario televisivo- oltre che la competizione sfrenata tra i concorrenti- ha trasformato un fatto interno di partito in una specie di elezione generale. Al contempo tanta pubblicità gratuita dei media testimonia che il sistema non ha da temere da un eventuale avvento al governo del PD.
Per la sinistra di alternativa il discorso è completamente diverso. Il solo fatto di volere intaccare privilegi ed eliminare rendite parassitarie costituisce di per sé un fattore di terrore per i ceti dominanti che, in tutti modi, compresi i marchingegni elettorali, tenteranno di impedire lavanzamento di un pensiero e di una politica alternativi. Se le cose stanno così, e penso che è difficile dissentire più di tanto, si pone per la sinistra di alternativa il tema difficile di come attrezzarsi per conquistare un’egemonia nell’opinione pubblica.
Ad oggi l’unico strumento di comunicazione diretto al grande pubblico che non viene gestito in modo diretto dalla borghesia è internet. Forse non per molto, visti i tanti tentativi di mettere la mordacchia alla libertà di accesso e di espressione sulla rete. Allora per intanto bisogna partire da essa. C’è un esempio clamoroso nel panorama politico italiano che dimostra le grandi possibilità che offre il web: il blog di Grillo.
Un partito del 21° secolo non può attardarsi ancora a sprecare risorse ed energie per mantenere in vita un giornale cartaceo dalla diffusione ridicola. Esse devono essere investite nella creazione di un sito web nazionale bello, ricco, dinamico, continuamente aggiornato, strumento di diffusione e creazione di informazione. La diffusione vasta deve attingere a tutte le agenzie informative del mondo. Nell’era della globalizzazione attardarsi sulle notizie nazionali sa di provincialismo. Il nostro sito deve fornire prevalentemente l’altra informazione, quella che i media borghesi hanno l’interesse a nascondere: le nuove esperienze nell’America del Sud, le piraterie dei paesi sviluppati nei paesi del terzo mondo, la rivoluzione verde, le esperienze di vita controcorrente rispetto ai canoni imposti dalla civiltà dei consumi etc..
D’altro canto il sito deve creare informazione. Qua si tratta di favorire l’accesso a quant* possono offrire contributi di idee e iniziative sui temi più diversi, attraverso forum, sondaggi, rubriche degli internauti, concorsi a tema. Nello stesso tempo il sito deve costituire il punto di partenza per dispiegare nei territori la presenza più tradizionale del partito. La diffusione di materiale cartaceo legato a campagne su temi specifici di medio periodo, la nascita di gruppi di interesse – tipo i meet up che si impegnano in specifiche campagne temporanee.
Sempre nell’ambito delle risorse fornite dal web occorre pensare all’attivazione di una TV, tipo quella del Pdci. Penso, anzi, che questa dovrebbe costituire il punto di partenza per la creazione di uno strumento più potente ed efficace e farne uno strumento comune a tutta la federazione. Se e quando sarà praticabile la presenza di una radio che diffonda sul territorio nazionale costituirà uno strumento di indubbia utilità, considerando la sua duttilità e la capacità di penetrazione.
Infine, ai fini della ricerca teorica e del dibattito politico, si dovrebbe pensare ad una rivista con cadenza quindicinale o mensile.
Queste poche frammentarie note, frutto di percezioni e non elaborazioni da competenze tecniche, mi sentivo di offrire all’attenzione dei responsabili della comunicazione e dell’organizzazione, sperando di non avere annoiato oltre l’umana tolleranza Grassi e Rinaldi.
Saluti rossi
Vincenzo lombardo
P.S. A costo di apparire noioso dirò la mia anche su altre questioni, comprese le alleanze elettorali per le regionali. Voglio pensare che alla fine di questo dibattito virtuale il compagno Grassi tragga delle conclusioni, partendo “dal basso”, cioè dagli interventi.
Caro Claudio,
Mi intrometto in questa discussione per dire che dal 1991 a oggi le abbiamo inventate tutte, l’unica cosa che non abbiamo fatto
è quella di costruire una forza comunista di opposizione ed alternativa al sistema capitalista, forse abbiamo provato a farlo, ma in ogni
caso non ci siamo riusciti. Abbiamo avuto davanti l’ombra di chi si era sbarazzato del PCI in ogni nostro passo. Tutte le divisioni sono nate e consumate sulla diatriba delle alleanze. Oggi oltre alla necessità di una prospettiva ideologica e filosofica è necessario riaffermare lo stato, il pubblico, il senso collettivo, l’uguaglianza. Oggi è necessario perchè non siamo più in una democrazia.
Mancano i contrappesi, infatti da una parte c’è il PD, il PdL, l’UDC e frattaglie e dall’altra c’è il vuoto.
La bilancia pende tutta da una parte, anzi sbilancia. Il dopoguerra è stato un periodo di democrazia e di avanzamento (scala mobile, statuto dei lavoratori, proporzionale, enti locali, scuola pubblica, Unità Sanitaria Locale) perchè da una parte c’erano i democristani e dall’altra c’erano i comunisti, poi c’erano i cosiddetti partitini, c’era il proporzionale, i governi cascavano, si rifacevano, il sistema politico non era stabile e per questa c’era spazio per il Sindacato, per la crescita sociale e civile (aborto, divorzio, ’68, ’77). Oggi i governi devono essere stabili per legge e quando un governo è stabile per legge diventa una dittatura.
Oggi il governo non è Berlusconi ma è il sistema maggioritario nei comuni, nelle provincie, nelle regioni, perfino nello Stato.
Ecco perchè è necessario costruire, rifondare, fondare o come cavolo si voglia dire, ma un’idea altra della politica e della società.
C’è bisogno di rimettere i valori, la moralità, le idee al centro della battaglia politica. C’è bisogno di un sentire totalmente diverso, il proporzionale alla tedesca è una mediazione assurda.
Ebbene se io dico queste cose non lo so se sono di Pegolo o di Grassi, di Falce e Martello o di Bandiera Rossa, di Diliberto o di Toro Seduto.
Non so più un cavolo di chi sono ma cerco e lotto per essere comunista e credo che per la ricerca del consenso non ci si possa nascondere in una sigla diversa ogni volta che ci sono le elezioni, ora c’è bisogno di uscire allo scoperto ed alzare la testa come dicevano i nostri manifesti e c’è bisogno di avere un nome e quel nome si deve qualificare, deve essere un aggettivo, il punto cardinale sinistra non basta è troppo ambiguo. Se devo ricordare Gramsci preferisco ricordare che proprio nei momenti più sfavorevoli sono nati i Comunisti……Italiani e che chi lottava era solo e non cambiava nome perchè era in diffocoltà ed i fasciti lo persiguitavano o lo chiudevano in prigione.
Per finire penso che non abbiamo un gruppo dirigente vero, si dovrà formare su un obiettivo diverso che parte dall’autonomia dei comunisti per lanciare la prospettiva di una società alternativa. Lo so le elezioni non sono tutto ma fare biciclette, federazioni e nascondere il nostro Essere Comunisti ogni volta che si vota ci farà sparire dalla scena e non porterà voti e se lo farà non saranno quelli che ci servono. La nostra gente ci chiede di staccarci definitivamente dai vizi e dalle malefatte salottiere di questi anni.
Antonio
Vorrei che voi mi spiegaste come mai tutti, appena possono, scappano dal comunismo…
Appena infranto il muro i tedeschi dell’est scappano da voi, cosi’ come sono scappati dall’Albania, dalla Jugoslavia del vostro Tito, dalla Corea del Nord. A Cuba idem. In piazza Tien an Men sono stati stritolati migliaia di giovani studenti sotto i carri armati, molti dei contestatori fucilati…non pensate sia abbastanza per eprdere sempre alle elezioni italiane?
A Cuba gli anticastristi sono poche decine finanziati con milioni di dollari della CIA.
Nei paesi dell’est, dove gli errori sono stati enormi, tuttavia col capitalismo milioni di persone sono morte per le privatizzazioni.
La Cina è il motore del mondo e il fulcro per la costruzione di un mondo multipolare.
In Jugoslavia dopo Tito si son sparati l’un con l’altro e hanno portato avanti il processo di frammentazione come era nei piani di Hitler; le condizioni sociali di una larga fetta della popolazione (che viveva bene, lavorava senza stroncarsi le ossa, aveva tutte le protezioni sociali, l’Università gratis ed andava in ferie due volte all’anno).
Vorrai mica convincere Grassi e quelli che seguono il suo blog delle cialtronerie che scrivi, frutto di disinformazione e cervello prestato al sistema dei media? Scusami, ma noi ci scazziamo tra di noi quanto vogliamo, ma non ci prestiamo a queste analisi insulse, quale che sia il risultato elettorale
Caro compagno Grassi,
la questione mediatica è fondamentale, lo si è ribadito al seminario di Gubbio di settembre: l’80% degli italiani formano la loro opinione politica da mass media quali tv ed internet.
Alla luce di questo dato, ho una serie di interrogativi e perplessità riguardo la condotta che il nostro partito sta tenendo:
1)Ha senso tenere in piedi un giornale stampato, affidando la sua vita alla spesa giornaliera dei compagni? Non pensi che accanto a una distribuzione più mirata, vada affiancato un giornale online approfondito, ricco di contenuti , che si possa mantenere anche con la pubblicità online, fruibile a tutti? Il fatto quotidiano SENZA TV è nato DA INTERNET! E le sue copie superano di molto quelle di Liberazione, non è forse questo un segnale di come il partito stia sbagliando?
2)La presenza nei social network è buona anche se può essere migliorata e di molto, l’applicazione “contro la crisi” è un buon inizio, bravo il Piobbico!
3)La nostra presenza in tv, anche quando minima , non è giocata nel modo migliore! Ferrero potrà dire le cose più giuste di questo mondo, ma il problema è che suscita emozione ed approvazione solo al militante o al simpatizzante; comprendo appieno lo spettatore medio che coglie più radicalità (e dunque vede rispecchiarsi la sua rabbia) in Dipietro che in Ferrero! OCCORRE UN VOLTO MAGARI GIOVANE, CHE POSSA SUSCITARE EMOZIONE E FAR APPASSIONARE LO SPETTATORE AL NOSTRO PROGETTO!!
Se miglioriamo in questi 3 punti , saremmo già un pezzo avanti!!!
Ce la faremo!
(forse)
vedi, caro claudio se vedessi in voi dei comunisti (sai quelli della programmazione economica, della giustizia sociale, della statalizzazione delle unita di produzione, dell’abolizione del denaro) potrei anche dare un contributo al dibattito invece mi trovo a parlare con te di organizzazione del territorio del partito, di iscritti che sono tornati e che sono piu di quelli previsti, posso dirti con tutta onesta non me ne frega niente come credo, se i risultati di recenti indagini ci dicono che il 60% dei lavoratori vota Lega e PDL e un 30% vota PD, non frega piu niente alla classe che avremmo dovuto rappresentare.
i vostri problemi sono quelli del cartello elettorale della federazione della sinistra i nostri invece sono quelli di dare una prospettiva diversa al futuro anche attraverso il comunismo ai nostri figli e al nostro paese
come scrivevo al compagno ferrero quando si penso’ di dare il pane ad un euro che sarebbe stato necessario nel progetto prevedere l’organizzazione dell’intera filiera, cioe dal contadino che coltiva il grano al forno che lo panifica e tutto questo in mano al partito attraverso una propria organizzazione economica cosi che facevamo lavorare centinaia di compagni avendo il nostro mercato fatto dei circoli. Quel progetto e’ finito e noi paghiamo il pane oltre 2 euro al chilo con la farina che costa 29 centesimi
vorrei che prima di fare analisi imparaste a fare due conti e sopratutto vedere chi colpiscono.
oggi la caritas, attraverso fondi publici. fornisce decine di migliaia di pasti ogni giorno e la chiesa da sostegno economico a migliaia di famiglie in difficolta’ quel ruolo deve tornare ai comunisti non come assitenza ma come programmazione perche tra queste persone in difficolta ci sono migliaia di disoccupati e precari.
poi potremmo parlare di quella associazione filopadronale che ‘ il sindacato e dal quale bisogna staccarsi ricreando un autonomo sindacato di classe.
insomma e’ ora di tornare a parlare di comunismo
Caro Claudio cosa potremmo fare o proporre qualcosa di diverso? Condivido pienamente tutto il tuo contributo. L’unica cosa che voglio dirti e’ che, per non ripetere gli errori del passato, noi siamo forza di opposizione, chiara ed intransigente. Non abbiamo alternative! E se saremo esclusi dal gioco mediatico pace. L’unica cosa che dobbiamo fare e’ mettere i conti del partito in pareggio con una specie di autogestione senza contare sui contributi statali. Buon lavoro
scrivere un commento non e’ facile,specialmente se sei profondamente deluso. deluso da voi diriggenti che avete contribbuito alla divisione e sparizione del partito.un partito che ci dava la speranza a noi invisibili di contare. negli nultimi 15 anni si e’ deciso ,penso a tavolino dA POTERI FORTI, di cancellare rifondazione.i nostri dirigenti si sono divisi poltrone e poteri.nelle sezioni si dava voce solo a persone plasmabili( mi scuso se sono brutale)il territorio dimenticato. anche voi avete contribbuito a far entrare nel parlamento gente con curriculi da far paura.nessuno si e’ ribbellato,anzi.eravamo ncome gli altri , salotti e divertimenti. si e’ perso tutto. giorni fa’ dalla disperazione sono andata nella direzione a via del policlinico per avere risposte. uscita mi sono data della cogliona. nulla e’ cambiato e non credo possa cambiare se chi e’ al vertice non va’ via. recuperare tutti questi anni sara’ impresa difficile.
Sono troppi anni che si parla di “rifondazione” comunista ma non del partito. Ritengo che il vostro tempo sia scaduto e dovreste andare a lavorare nelle sezioni di base dopo aver passato la mano a coloro, e sono tanti, che vogliono organizzare un Partito che lotti per il socialismo ed utilizzi le elezioni come verifica del lavoro svolto sul territorio e smetterla una volta per tutte con il cretinismo parlamentare che ritiene che tutto si risolva partecipando nelle istituzioni borghesi come se chi ha il potere possa permettersi di dare di più delle briciole alle classi subalterne. Chi ha il potere ti compra per dividerti ed imperare. In conclusione fate un congresso voi tutti dirigenti che ci avete portato alla dissoluzione completa e passate la mano è l’unica cosa che può farvi onore e restare nei nostri ricordi. Saluti certamente comunisti
Cari Compagni perchè appoggiare il Sig. Vendola in Puglia?
Ancora una volta cadiamo nella medesima trappola/situazione di chi prima (Vendola&Soci) aveva l’intenzione di dirottare a destra Rifondazione Comunista per poi servire le sue membra dismesse su di un piatto d’argento al PD.
Ora il Sig. Vendola, dopo essere stato formalmente “scaricato”, viene ri-appoggiato?! A questo punto mi chiedo; che la Puglia, come tutte le regioni, sia governata dal PD anziché dal PDL (unica differenza sostanziale consiste in una consonante) rappresenta un traguardo da raggiungere tale da poter sostenere chi, in questi anni, ha fatto politica senza l’orgoglio delle idee “pulsanti in Rifondazione” e con il peso di tutti i passati compromessi che ci hanno portato completamente fuori dal parlamento italiano e, ancora peggio, fuori dalle case delle persone che dovremmo invece rappresentare?!
Vogliamo continuare ad essere il partito (seppur localmente) stampella di un centrosinistra completamente allo sbando e vuoto di idee?!
Dovremmo aspettare ancora molto per vedere, in pratica, la formazione di un soggetto politico alternativo?!
Per quanto tempo dovremmo votare tappandoci il naso!?
io sono comunista e su questo nessuno mi può cambiare…come me vi sono milioni di persone.. vogliamo che i politici rappresentino i nostri ideali, al disopra del potere e delle poltrone che devono essere in secondo piano.. sono molte le contraddizioni.. es. firmiamo per ripubblicizare l’acqua ma non abbiamo lottato abbastanza per evitare dall’inizio che ciò accadesse. parliamo dei contratti di lavoro. non siamo stati in grado neanche di occuparci in maniera seria del rinnovo del contratto delle coop. soc. di tipo a, potevamo farlo con il governo prodi abbiamo aspettato che lo facesse il governo berlusconi in manira scandalosa, questo in collaborazione con il sindacato il quale a tutelato più il contratto dei dirigenti(potevano andare bene come erano) che quello dei soci lavoratori. questi svolgono un lavoro sociale che è più una vocazione in quanto lavorano con disabili, persone con problemi psichiatrici ecc… eidiologicamente di sinistra ma non rappresentati.
non capisco ancora il perchè di queste divisioni dei partiti di sinistra. se non si capisce che non esistono le differenze idiologiche trà i militanti di sinistra ecologica e prc e comunisti italiani, ma esiste solamente un problema che riguarda i diridenti degli stessi legati al potere spesso incuranti del pensiero di chi li sostiene.
questa analisi deriva dall’attegiamento che ancora oggi viene attuato in relazione alle elezioni regionali. cosa abbiamo da spartire con il pd. siamo come l’udc? credo che dovevamo lasciare le amministrazioni locali già quando il pd a fatto le sue scelte di non allearsi con noi alle precedenti elezioni. se avessimo avuto il coraggio di farlo oggi avremmo un’altra posizione..
si dice spesso che per riacquistare la fiducia degli elettori bisogna ripartire dal basso. credo invece che bisogna ripartire dall’alto lavorando con umiltà ele lotte che portiamo avanti devono avere un inizio ed una fine, cosa che spesso non accade in quanto rimangono a metà.
parliamo poco del ruolo del sindacato che io rispetto, che allo stesso tempo critico perchè responsabile negli ultimi decenni ad impegnarsi più sulle denunce dei redditi, dei corsi di formazione ed altro che a difendere i diritti dei lavoratori. basta vedere che la maggior parte dei tesserati sono pensionati (2994 pens 2739 lavoratori).
queste sono alcuni miei pensieri.. grazie
Non mi sono mai allontanata da Rifondazione Comunista anche se delusa e confusa. Sono anch’io convinta che si stanno aprendo spiragli incoraggianti,l’invisibilità dei media ha il suo peso e proprio per questo i percorsi che si devono intrapprendere sono più faticosi e meno immediati nel loro successo.
Penso che manchi più apertura ai giovani, si dovrebbe entrare nei collettivi delle scuole e magari quando si lotta e si fanno manifestazioni unire studenti e lavoratori come si usava in quel passato remoto e bistrattato. Forse ci vuole un coraggio che la politica ha perso, intenta solo a fare mosse tattiche di partiti di poltrone dirigenziali. Siamo in un epoca storica che paradossalmente dovrebbe favorirci sulle lotte alle problematiche che affliggono questo paese.
Per tornare credibili ci vuole coerenza,patrimonio che è stato disperso non solo da Bertinotti.Bene quindi il partito sociale,la partecipazione attiva in tutte le lotte dei lavoratori, migranti, studenti.Ricostruire rapporti con i movimenti,che fino al 2001 avevano rifondazione come referente politico principale.Rompere dappertutto,ma veramente,con il pd per far si che tutto quanto sopra possa accadere e dimostrare il progetto alternativo.La deriva centrista ineluttabile,che ci sia Veltroni o Bersani,li rende incompatibili con i progetti di rifondazione.
carissimo Claudio,
grazie per aver posto questa questione all’attenzione di comapagne e compagni e per averci chiesto un confronto costruttivo.
Per parte mia non ritengo che l’anello mancante tra la ripresa del nostro partito (“federato” – per il momento con i soli cugini pdcini, visto che la componente Lavoro&Solidarietà non determina un significativo terzo polo politico – o in solitaria, o alleato programmaticamente e/o elettoralmente con PD, Udc o chicchessia) e la ripresa della mobilitazione del corpus sociale vittima delle scellerate politiche governative sia l’oscuramento mediatico di cui siamo vittime.
Certo, questo è un elemento che non gioca a nostro favore, ma ciò che mi preoccupa, e in questo sono assolutamente d’accordo con te, è che la debolezza che scontiamo oggi è figlia di errori clamorosi consumatisi sia nel chiuso delle nostre stanze che nelle linee politiche strategiche precedenti il Congresso di Chianciano. Ora questi errori pesano sulla nostra credibilità esterna come macigni. Nonostante il nostro impegno in prima linea nelle lotte che la società civile sta combattendo su più fronti negli ultimi tempi, la nostra stenta a diventare qualcosa di più che una semplice comparsata. Mi spiego: dal mio osservatorio, forse limitato, mi capita spesso di percepire da parte dei soggetti protagonisti delle lotte (lavoratori, precari della scuola, no tav ecc.) un certo disagio, una riconoscibile insofferenza nei confronti della presenza di Rifondazione (ma questo vale anche per i cugini) tanto più se esibita con vessilli e parole d’ordine.
Ho la sensazione che la crisi che ha colpito noi comunisti in Italia ci abbia sottratto un bene difficilmente conquistabile senza pagare un prezzo altissimo (chissà? forse ancora superiore di quello che già stiamo pagando?): ossia la perdita della nostra utilità sociale prima, e ora l’estrema difficoltà a riottenere la fiducia presso le persone affinché tornino a credere che siamo nuovamente tra loro intenzionati a riguadagnarcela.
Rispetto al discorso di una maggiore sinergia tra base e organismi dirigenti, beh, non so bene che dire: è difficile rimuovere un’incrostazione senza smontare l’intero meccanismo. Forse dovremmo sforzarci di pensare a un partito più adattabile alle nuove forme organizzative della contemporaneità, più “immateriale” nella burocrazia e materialissimo nella pratica politica.
La democrazia e la partecipazione rimangono una sfida per la quale non sono state ancora battute tutte le strade possibili né si sono ottenuti i migliori risultati.
Un abbraccio fraterno,
Silvia
caro Claudio,
da qualche mese a questa parte, con il cambio di linea rispetto al Congresso di Chianciano, a mio avviso stiamo sbagliando troppo:secondo me(e tutti i compagni di base che conosco) bisogna innanzitutto ripartire dai comunisti. Tutti:iniziamo facendo assemblee pubbliche con gli iscritti e i simpatizzanti,prc, pdci,cani sciolti, zie e nonne comuniste, tutti. Parliamo liberamente di noi, delle nostre città, dei temi nazionali ed internazionali che ci stanno a cuore. Insieme. Senza distinguo, settarismi, personalismi, presunzione di essere migliori degli altri. Basta, non se ne può più di questi modi di fare, patetici e grotteschi nella situazione drammatica in cui ci troviamo.Parlarsi tra compagni e lavorare insieme dal basso servirà a costruire l’ormai imprescindibile Partito Comunista Unito, di cui c’è un estremo bisogno e che è antistorico avere due micropartiti comunisti divisi. Mettiamo da parte chi ha ragione e torto dal 1998 ad oggi(credo infatti che sia PRC che PDCI in questi anni si siano parimenti coperti di ridicolo in diverse occasioni).Riunifichiamo i comunisti in un’unica casa nuova.
Per fare questo però bisogna voltare pagina rispetto ad una storia di arretramenti, tradimenti e sconfitte.Bisogna fare largo ai giovani, quelli liberi, disinteressati ed indipendenti, nei gruppi dirigenti, cioè a quelli che le scissioni finora non le hanno fatte e che vedono lontane le motivazioni di 5/7/10 anni fa. Serve rinnovamento dei dirigenti nei partiti comunisti, trasparenza nelle decisioni politiche a tutti i livelli(basta trattare noi militanti come dei pecoroni che tanto dovranno seguire la linea decisa dai dirigenti “illuminati”), serve rispetto dello statuto e della democrazia interna.Basta con i burocrati inamovibili dai propri posti(ma tanto ormai non li vota più nessuno). Dobbiamo essere conseguenti con la nostra diversità, che a parole proclamiamo ai 4 venti, ma che è divenuta sempre meno credibile per come ci comportiamo nel partito e negli enti locali..Serve senso della realtà:chi sbaglia paga(e và a casa).Non ci sono uomini per tutte le stagioni.
Una volta riunificati i comunisti in un partito riformato e dopo aver rinnovato i gruppi dirigenti, sarà necessario trovare ampie alleanze a sinistra, in questo senso la Federazione và bene.
Saluti comunisti
Da tempo non sono iscritto a PRC.
Penso che tre dovrebbero essere i provvedimenti da intraprendere:
1) Sganciamento totale dal PD, sia locale che nazionale. E’ necessario essere chiaramente oltre gli inciuci degli anni passati, Linke insegna.
2) Creazione di un blocco anticapitalista, oltre la dizione di sinistra o di comunismo. In difesa dello stato sociale e dei lavoratori (non solo degli operai).
3) Chiarezza nella visione anti-imperialista.
Se non si fa questo è bene chiudere i battenti, per me ovviamente.
Luca Gorlani
1) La Linke dove possibile è andata al governo localmente con la SPD anche nei primi anni dopo la caduta del muro. Inoltre in Germania c’è un sistema proporzionale che favorisce le forze minori e non esistono alleanze pre-elettorali non essendo certa la creazione di una maggioranza.
2) E’ quello che si sta cercando di fare e si chiama Federazione della Sinistra. Essere alternativi strategicamente non significa escludere accordi tattici dove possibile.
3) Credo che su questo sia stato fatto un notevole passo avanti rispetto alla linea revisionista di bertinottiana memoria. Positivo in questo senso il viaggio di Ferrero in Cina.
caro Claudio, la tua angoscia sullo stato della sinistra corrisponde allo stato d’animo di moltissime persone, me compreso. Credo che la tua analisi non risponda però ai problemi. Tutta la colpa è dei media che ignorano Rifondazione? Se fosse così basterebbe inventarsi qualche iniziativa ‘alla Capanna’e forse la situazione migliorebbe. Mi sai dire perchè i media dovrebbero interessarsi a un partito che è non ha una proposta alternativa e originale sulle elezioni regionali, su cui dipende completamente dalle scelte altrui, cioè del PD e dall’IDV? Penso al Lazio (alla geniale idea di lanciare Pedica, mentre Salvi sostiene Bonino?!), al Piemonte e alla Liguria in cui ci si è inventati l’accordo tecnico-elettorale. Ma chi ci può capire in questi giochi di parole interni ai discorsi alchemici della politica? perché non si è detto che data la vocazione centrista del PD non si sarebbero fatti accordi, se non in casi eccezionali, e si sarebbero promosse liste alternative? Perché invece di predicare sul partito sociale non si è dentro i luoghi della resistenza sociale e qui promuovere nuove forme di organizzazione anche politiche e da qui tentare di far scaturire anche nuove espressioni della rappresentanza? Se si è scelto la Federazione, allora si è prigionieri dei vecchi e sconfitti ceti della sinistra, i quali sono responsabili delle scelte subalterne al PD. Ovviamente nel mio piccolo io sono tra questi responsabili. Se si è nella Federazione allora non si può sostenere neppure culturalmente la Fiom nel confronto congressuale perché essa è legata alla mozione Epifani tramite Patta. Non rispondermi con la retorica dell’autonomia, vecchia favola che non incanta nessuno. Potrei continuare, ma questi esempi dimostrano che i guai Rifondazione se li crea, prima di incontrarli. Ah, un’ultima notazione. Chiedi un nuovo costume politico: e le spartizioni dei posti in quel che rimane di Rifondazione non ti dicono nulla. Dismettiamo la retorica e chiamiamo le cose con il vero nome! La verità, almeno quella, rimane rivoluzionaria. franco Russo
I media non stanno dalla nostra parte, questo è un dato di fatto. Nella stagione del bertinottismo luccicante ci hanno lusingati, convincendoci che lo spazio, per una sinistra chic, non sarebbe mai venuto a mancare. Ci siamo fatti sedurre dalle suggestioni degli studi televisivi, e, anche per questa ragione, abbiamo rischiato di dissolverci.
Ora che siamo spariti dall’orizzonte delle attenzioni dei media, evitiamo di lamentarci, e rimbocchiamoci le maniche per fare diversamente. L’opinione pubblica può essere raggiunta in tanti modi, come dimostrano le lotte incisive che si scatenano nei territori a prescindere dalla visibilità mediatica. Certo, c’è bisogno di proposte politiche convincenti, di parole d’ordine capaci di colpire nel segno, di radicamento sociale: detto in altri termini, c’è bisogno di un progetto politico forte, non di una tattica di galleggiamento concepita esclusivamente al fine di non perdere il contatto con le istituzioni.
C’è bisogno di più intransigenza, di maggior radicalità nella lotta contro il sistema che diciamo di detestare. Qualche compromesso in meno e qualche atto di coraggio in più, insomma. C’è ancora il tempo per risalire la china, a patto di non attardarsi ancora con i tatticismi di piccolo cabotaggio. Non ci hanno mai portati da nessuna parte.
ci puoi scommettere che la colpa è della segreteria che oltretutto sta perseguendo con gli errori già fatti dovete ascoltare di più la base. tu sei qui su facebook e ti dovresti essere accorto di quanta gente non vuole certi accordi ma il compagno paolo e la segreteria insiste a non ascoltarci.ricordatevi che questa volta non si accettano compromessi per quanto mi riguarda altre volte ho tappato il naso nell’urna stavolta no
la maggior parte dei compagni vuole rifondazione da sola per ricostruire quello che eravamo prima delle scissioni,si perchè sono due le scissioni da ricomporre compagno,vendola e diliberto per questo mi sento di dirti guardate di più alla base,ascoltatela di più è li la forza del partito non nelle stanze dei bottoni
un saluto a pugno chiuso compagno
Occorre ribadire la centralità dei conflitti di classe, o se vogliamo chiamarli diversamente, di conflitti tra chances di accesso alle risorse. PEr fare questo non credo si debba rimanere per forza ancorati alla dizione ‘comunista’, la quale, piaccia o meno è storicamente compromessa, nella misura in cui buona parte della sinistra, anche radicale, ha preferito (è così, mio malgrado) i valori liberali (libertà individuale, diversità, ecc.) si è nei FATTI reso obsoleta l’esperienza storica del comunismo (che era l’unico comunismo possibile nella situazione storica e geopolitica in cui si era nel dopoguerra, con buona pace degli sciocchi utopisti). Dunque federare un soggetto ampio, che vada ben oltre l’approccio identitario di Rifondazione, che raccolga anche movimenti ma che crede nel radicamento territoriale e pure nelle forme partitiche organizzate, superando le definizioni: basta la parola SINISTRA senza ulteriori risibili specificazioni (Arcobaleno, Comunista, Critica, e Libertà, ecc.) per andare alle elezioni. Non insistere troppo su No alla guerra, diriti delle donne e dei gay, ecc. Tutti questi temi fan parte del patrimonio della sinistra, ma è ora di tornare a questioni maggiormente inerenti la struttura di classe della società, che si trasforma ma comunque riroduce vecchie e enuove differenze.
Caro Claudio,
il perocrso che indichi ti fa onore , ma, credo che la ineluttabilità della sconfitta sia decisamente da indicare nel perocorso che sin qui si è scelto.
Sono mesi che è partita la federazione della sinistra e il dibattito tra talebani, interni ed esterni è stato quello della scarsa partecipazione dei territori cosi come accadeva ai tempi del principe illuminato bertinocchio, che imperava per il bene dei sudditi, allora cambiamo marcia, facciamo partecipare i territori sulle scelte fondamentali del Partito ripartiamo dai soggetti e ridiamo fiducia ai Compagni forse allora potremo ridiventare credibili, affidali e compatibili.
Ti rivolgo una semplice domanda: se alla conferenza di organizzazione la maggioranza dei circoli decide per il no alla Federazione cosa facciamo? visto che dopo mesi solo pochi circoli si sono pronunciati e hanno fatto assemblee congiunte (almeno nella provincia) e allora non è speculare il perocorso della Federazione con la sinistra arcobaleno? ma bertinocchio aveva l’alibi dei tempi, voi non avete neanche quello, quindi se si crede in quel progetto si lavori per la massima partecipazione della base solo allora quando la base avrà digerito, sedimentato il progetto si sente parte attiva di quel percorso avremo sicuramente le inteligenze, gli entusiasmi e la partecipazione che ha sempre contraddistinto i Comunisti, ma se non invertite la tendenza a pontificare allora amen
Roberto Iacovacci
“Nella storia di Rifondazione Comunista è inconfutabile il fatto che il fare o meno accordi a livello locale non ha inciso significativamente né sul nostro consenso elettorale né sulla nostra forza organizzata”
Sante parole e lo dico per esperienza personale, qui in Brianza.
Buonasera esprimo la mia personale opinione. PRC come tutta l’ aria politica ex Arcobaleno si è ridotta in questo stato perchè ha predicato per anni A e poi andata al governo ha fatto B , per recuperare la fiducia del proprio elettorato ci vuole tempo. A livello regionale e mi riferisco soprattutto al Sud Italia gli esponenti regionali del partito hanno pensato piu’ a conquistare assessorati e prebende per i propri familiari che alle lotte , alleanze per cosa e per chi questo è il tema non quali alleanze. Per quanto riguarda i media qua è un casino perchè sono in mano tutti ai poteri forti e non saprei come risolvere il problema , ma non lo risolverete dertamente sperando che Carlo De Benedetti vi dia una mano. Cordialmente Piero Ferrari