C’è bisogno di comunismo. Lo abbiamo detto e ripetuto centinaia di volte. Credendoci. C’è bisogno di comunismo e lo sappiamo bene: ci basta guardarci attorno per rendercene conto. Notizie che ci rimbalzano addosso dalle pagine dei giornali e dal web e ci raccontano il dramma di molti, troppi ormai.Alla Fiat di Pomigliano d’Arco 38 precari hanno ricevuto come regalo di Natale una lettera: l’azienda non intende rinnovare i loro contratti in scadenza il 31 dicembre. Altri 55 precari hanno il contratto in scadenza il 2 marzo. Tutti loro stanno da giorni ormai occupando l’aula consiliare del Comune, mentre i dipendenti comunali hanno scioperato in segno di solidarietà e vicinanza. A questi lavoratori per il momento si nega anche la cassa integrazione straordinaria.
Si punta al declassamento delle industrie italiane, quando invece si fanno investimenti con aziende all’estero come la Chrysler o si costruiscono stabilimenti in paesi dove il costo del lavoro incide meno, come in Serbia. Il segnale quindi non è quello dell’irreversibilità della crisi, ma della ricerca di soluzioni alla crisi a solo danno delle fasce più deboli. Si presenta un conto salato e lo si fa pagare ai lavoratori. Questa è la soluzione che il capitale sta cercando per uscire dalle secche della crisi. Una pioggia di denaro arriverà, ma non salverà posti di lavoro e occupazione.
Questa crisi sta facendo emergere anche i danni di una disperazione da molti affrontata nella solitudine. A Trento è stato trovato morto un clochard, assiderato da questo inverno e della miseria. Due anni fa era stato licenziato dalle Poste e da allora non era più riuscito a risalire la china.
Perdere il lavoro quando non si è più giovanissimi per molti è una condanna senza appello: da lì alla perdita della casa, della sicurezza, degli affetti persino e la caduta nel baratro di una depressione che non ti mette in condizione di poter reagire. E che la crisi stia creando sempre più nuova povertà ce lo dice anche l’indagine annuale dell’Istat. Salgono sempre più le famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese, ma aumentano anche le famiglie che non riescono più a pagare con regolarità bollette e mutuo. Da lì poi tutte le difficoltà per ogni altro tipo di spesa: dal vestiario, agli alimenti, al riscaldamento, alle spese sanitarie. A tutto questo si aggiunge una vasta quota di famiglie che entrerebbe in estrema difficoltà, anzi non saprebbe come affrontare una eventuale spesa extra anche solo di qualche centinaia di euro.
Questa è l’Italia che ci descrive l’Istat, con dati incontrovertibili, ma riferiti all’anno 2008, quando la crisi ancora colpiva in modo relativamente marginale. Fra un anno avremo l’indagine sul 2009 e non c’è bisogno di qualità preveggenti per sapere che l’Istat ci descriverà una situazione di molto aggravata.
Per tutti questi motivi possiamo dire che c’è bisogno di una forza comunista e di sinistra, che sappia ritrovare nelle nelle lotte sociali e per i diritti i motivi del suo stesso essere.

dicembre 30th, 2009
Claudio
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