Nel blog si è aperto un ampio dibattito sull’intervista che Ferrero ha rilasciato la settimana scorsa su Repubblica e che ho pubblicato. Molte le preoccupazioni.
Ad alcune di esse ho risposto direttamente. Mi sembra però che ai molti dubbi risponda in modo efficace lo stesso Ferrero nell’intervista pubblicata oggi da Liberazione.
Mi sembra chiarisca benissimo tutti i punti, in particolare la differenza tra accordo democratico per difendere la Costituzione e fare una nuova legge elettorale e intesa programmatica. Sono due piani completamente diversi.
Quindi vi invito a leggere questa intervista e, se permangono dubbi, proseguiamo il dibattito!
A tutti voi e a tutti noi un augurio di buon anno
Claudio Grassi
Nonostante Berlusconi e il suo governo abbiano fatto di tutto per minimizzarla, per gli italiani è la parola “crisi” che rappresenta il 2009. Sarà così anche il 2010?
Quest’anno è stato sicuramente caratterizzato dalla crisi. Che è una vera e propria crisi di sistema: una crisi del capitalismo, tutt’altro che finita. La situazione finanziaria è lungi dall’essere stabilizzata, come dimostra la vicenda recente del Dubai. Sul piano della produzione non si ravvisa nessuna ripresa significativa; né non si capisce dove e come potrebbe realizzarsi, dal momento che la prima ragione della crisi, cioè l’estrema disparità dei redditi è stata accentuata dalla crisi stessa. E dal punto di vista occupazionale la crisi è appena cominciata: il 2010 sarà l’anno in cui precipita. Il 2009 è stato un anno di svolta. Fino al 2008 si era declamata la globalizzazione. Nel 2009, invece, vent’anni dopo il crollo del socialismo reale, c’è stato il crollo del capitalismo globalizzato, che era stato rilanciato proprio dalla fine di quella vicenda. Altro che fine della storia di cui parlava Fukuyama 20 anni fa.
Anche perché per effetto della crisi c’è stata anche una ripresa dei conflitti sociali…
Una ripresa che vede ampliare le lotte sia quantitativamente che qualitativamente. C’è il classico conflitto per la difesa del posto di lavoro, ma c’è anche la crescita dei conflitti degli studenti e delle professioni legate ai saperi sociali. E poi c’è stata la manifestazione del 5 dicembre. Che non va archiviata troppo in fretta e segnala l’emergere di una nuova generazione di intellettualità precaria che pone in termini molto radicali la questione dell’alternativa.
Il maggior partito di opposizione, il Pd, è stato piuttosto freddo e diffidente rispetto al 5 dicembre. Come valuti l’indirizzo adottato con l’elezione di Bersani alla segreteria?
Mi sembra che si possa dire che il 2009 sia stato l’anno della verifica dell’insipienza e della crisi strategica del Pd. La vittoria di Bersani alle primarie sembrava aver risolto la difficoltà, ma invece le vicende più recenti dimostrano che i problemi rimangono enormi. Dopo che la manifestazione del 5 dicembre aveva chiesto
un’opposizione netta e limpida all’indirizzo di Berlusconi e delle riforme ad personam, dopo che le mobilitazioni dei lavoratori hanno invocato un cambio di indirizzo radicale nella politica economica, il Pd non trova di meglio che proporre l’inciucio per fare le riforme.
Con quali esiti possibili?
O il Pd beve, approvando quindi una riforma indecente insieme alla destra berlusconiana. Oppure a un certo punto rompe perché la proposta è indigeribile. Ma a quel punto avranno costruito tutti gli argomenti sulla centralità delle riforme, in modo da consentire a Berlusconi di andare avanti anche da solo. Perché se ripeti allo
spasimo che il tema delle riforme è centrale, anche nel momento in cui si producesse una rottura, a quel punto il governo sarebbe legittimato a andare avanti da solo in nome dell’interesse della nazione. Quindi si tratta di una vera follia. E’ un atteggiamento che comunque rafforzerà Berlusconi e dividerà l’opposizione, creando solo pasticci.
A proposito di unità dell’opposizione, la ricerca di un dialogo unitario con il Pd è stata una delle scommesse principali di Sinistra e Libertà. Tuttavia anche le vicende più recenti e il caso Puglia dimostrano la difficoltà di rapportarsi al Pd…
Secondo me in quest’anno si è potuto constatare anche il fallimento del progetto di Sinistra e libertà. E’ nata in nome del dialogo col Pd e dell’internità strategica al centrosinistra, ma la vicenda pugliese dimostra come con questo Pd si è considerati subalterni oppure si è di ostacolo. Questo dimostra come la scissione da cui è nata Sl per un verso sia stata dannosa, in quanto ha fatto venir meno il quorum alle europee, e per l’altro si sia realizzata su un indirizzo politico privo di fondamento. Mi pare evidente, infatti, che il problema sia quello di costruire un’alternativa alla linea di questo centrosinistra.
In quest’ottica consideri che il Prc abbia fatto passa avanti significativi?
Il 2009 è stato sicuramente segnato in positivo dal progetto di Federazione della sinistra, per provare a dare una risposta da sinistra alla crisi. Quindi un processo di aggregazione chiaramente e strategicamente alternativo a quello del Pd e al bipolarismo, che si ponga il problema di unire tutte le forze disponibili sul terreno
dell’alternativa.
Con quale futuro per Rifondazione? E quale il bilancio del 2009?
Rifondazione rimane per l’oggi e per il domani. Quanto al bilancio, in primo luogo abbiamo fatto fronte alla scissione e lavorato a rilanciare un progetto politico non di resistenza né di testimonianza: un progetto politico che abbiamo individuato nella centralità del lavoro sociale, che in quest’anno ha fatto passi avanti
e deve avere come obiettivo la costruzione di un fronte che sia in grado di allargare e politicizzare il conflitto sociale collegando le diverse lotte. In secondo luogo ci siamo resi protagonisti di un processo di aggregazione a sinistra, senza velleità di autosufficienza e settarismo, con l’obiettivo di realizzare un polo politico alternativo e non subalterno alla linea del Pd. Lavoro sociale e aggregazione a sinistra si devono poi saldare con la capacità di agire con forza contro la manipolazione della Costituzione e contro l’uscita a destra dalla crisi della seconda repubblica, che è la vera questione in discussione oggi. Contro l’idea di Berlusconi che cambia la Costituzione da solo e contro quella dell’accordo tra Pd e Pdl, noi proponiamo un’altra strada: un fronte unito delle opposizioni, che si
ponga l’obiettivo di sconfiggere Berlusconi e di uscire in positivo dalla crisi della seconda repubblica con il superamento del bipolarismo e la costruzione di una legge elettorale proporzionale.
Da una parte la Federazione strategicamente alternativa al Pd, dall’altra un fronte democratico delle opposizioni: non sono due obiettivi in contraddizione tra loro?
Assolutamente no. Lavoro sociale, aggregazione a sinistra, proposta sul versante della democrazia: questo indirizzo su tre direttrici prende atto che non c’è un fronte politico che sia in grado di fare insieme la battaglia sia sul piano sociale che su quello della democrazia. Quindi dobbiamo essere in grado di articolare la proposta, in modo che abbia interlocutori a geometria variabile. Non possiamo sacrificare la battaglia sociale in nome di un frontismo democratico, come non possiamo rimuovere la questione democratica in nome della battaglia sociale. Sapendo che gli interlocutori sono differenti. E che, per esempio, la battaglia referendaria contro la legge 30 non è solo contro Berlusconi ma contro Confindustria e alcune delle stesse forze a cui proponiamo il fronte per la democrazia. Ma non è
contraddittoria la nostra linea, è complicata la realtà: perciò occorre una linea complessa, non minoritaria, in grado di avanzare su ogni punto.
Con quali auspici per il 2010?
In primo luogo allargare il lavoro contro la crisi e politicizzare il conflitto sociale: solidificare un tessuto di lotte che vada al di là di quella per il singolo posto di lavoro. In secondo luogo riuscire a costruire un progetto di uscita dal capitalismo in crisi. Un progetto che abbia una sua forma e una sua comunicabilità. E
che necessita di gambe; perciò dev’essere anche l’anno della costruzione della Federazione della sinistra. Fino adesso la nostra discussione, anche dentro il Prc, ha riguardato il tenere aperta un’ipotesi di trasformazione dentro la globalizzazione neoliberista. Oggi il problema è costruire un’alternativa alla crisi capitalistica,
che tende a manifestarsi come crisi di civiltà. Dopo 20 anni di devastazioni culturali ci troviamo infatti in una situazione in cui la crisi del capitale si presenta come crisi di civiltà e i soggetti che la subiscono non danno automaticamente una risposta in termini di conflitto di classe, ma che si impasta con ideologie reazionari e razziste. La costruzione di un progetto vuol dire in primo luogo costruire un quadro analitico convincente di quel che accade e in secondo luogo prospettare una strada con molta nettezza.
Quale strada?
Riallargare i confini su cui si esercita la democrazia. Perché oggi le scelte democratiche si esercitano unicamente su terreni che hanno poco a che vedere con la vita delle persone. Invece bisogna fare in modo che le scelte economiche siano determinate dal volere dei popoli, allargando l’esercizio della democrazia. Questo significa
porre innanzitutto il tema dell’intervento pubblico in economia, che non vuol dire riproporre lo statalismo, ma un intervento pubblico strettamente intrecciato al controllo dal basso e a una democrazia partecipata. Un intervento che non sia finalizzato allo sviluppo senza aggettivi, ma a una riconversione ambientale e sociale dell’economia, che quindi faccia i conti fino in fondo con i limiti delle risorse e con la necessaria costruzione di un tessuto sociale non disgregato.
Che è anche un fattore di sicurezza. Questo di fronte a destra che usa la disgregazione sociale per far crescere un populismo autoritario e reazionario.
E per le prossime regionali la strada dove conduce?
Proponiamo che le regioni rispondano alla crisi per quanto compete loro: attraverso la qualificazione dell’intervento in economia, la lotta alle delocalizzazioni e la difesa del lavoro e dei diritti sociali. Questo a partire da un personale politico che sul piano morale sia inappuntabile. Su questa base proponiamo a tutte le
forze della sinistra di alternativa la costruzione di liste unitarie della sinistra di alternativa alle regionali, in modo da realizzare una massa critica sufficiente a pesare. Per questo sosteniamo Vendola in Puglia e chiediamo a Sinistra e libertà di fare una battaglia comune contro coalizioni che si qualificano per l’anticomunismo come vorrebbe fare Penati in Lombardia.

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Caro Claudio , ancora devo leggere tutto quello che hai scritto e Ferrero ha detto, non so se potrò coesistere con la puzza di Bertinotti e soci,rado telecomandati dagli ex comunisti e il leader Massimo, ti sparo dire apena leggerò tutto. viava il comunismo
Amir Gorguinpour
Carissimi,
cerco di rispondere ad alcune domande ed obiezioni. Per prima cosa vorrei chiedere a tutti quelli che scrivono su questo blog di evitare di usare termini offensisvi. Si può benissimo essere in dissenso con le cose che dice il sottoscritto o Paolo Ferrero, e dirlo in modo chiaro, senza per questo doverci definire opportunisti o trasformisti. Lo dico perché il dialogo, anche il più aspro, non può prescindere dal rispetto dell’interlocutore, altrimenti diventa un esercizio inutile.
Io non penso che si possa definire – come fa Vincenzo – l’Italia dei Valori un partito di destra, nemico dei lavoratori! Mi è capitato di partecipare recentemente a due assemblee dell’Idv. Una con De Magistris, una con Marco Travaglio: si può dissentire sulle cose che dicono (per quel che ho sentito in quelle due assemblee dicono anche molte cose giuste e condivisibili), ma è un dato di fatto che ad esse erano presenti centinaia di persone, molti giovani, moltissimi ex elettori della sinistra, in particolare di Rifondazione! Pensiamo di recuperare queste persone dicendo che l’Idv è di destra e antioperaia: mi sembrerebbe un grave errore politico!
Poi si dice che noi proponiamo un fronte democratico per difendere la Costituzione, nel frattempo il Pd fa l’accordo con Berlusconi per stravolgere la Costituzione.
E allora? A parte che nel Pd il dibattito è aperto e vedremo che sbocco produrrà, ma a maggior se questo avvenisse se ne assumerebbe per intero la responsabiltà e noi avremmo comunque buon gioco nel poter dire che avevamo avanzato una proposta unitaria.
Ad Alessandro vorrei dire che nella nostra proposta di coalizione democratica non si prevede nessun accordo di governo, quindi nessun impegno per votazioni in Parlamento che non riguardino “il pacchetto democratico”. L’ho già scritto diverse volte e lo dice anche Ferrero nell’intervista.
Infine su Sinistra, ecologia e libertà. Non capisco il vostro ragionamento: “hanno fallito lasciamoli cuocere nel loro brodo!”. ma che significa? Noi facciamo politica e guai a non intervenire soprattutto quando si aprono contraddizioni nelle forze dalle quali potresti attingere forza e consenso! Non dimentichiamoci che alle europee Sinistra e Libertà raccolse circa un milione di voti, poco meno di quelli della nostra lista, e che il loro elettorato è contiguo al nostro! Ma se questo progetto entra in crisi noi non abbiamo tutto l’interesse nel farne emergere le contraddizioni e cercare di recuperare forze? Mi sembra l’abc della politica.
Verissimo, caro Claudio, bisogna incalzare SL e ti dirò che, secondo me, Rifondazione non lo fa abbastanza nei territori dove si possono intercettare molti compagni allo sbando che hanno creduto ingenuamente di poter formare il partito della sinistra. Ma incalzare non vuol dire corrergli appresso…bisogna dire a questi compagni: vedete che il PD vi ignora completamente e non è interessato a costruire un fronte con voi perchè corteggia l’UDC. Tanto meglio costruire una federazione autenticamente di sinistra perchè non subalterna al PD e quindi in grado di correre da sola alle elezioni. L’invito, insomma, è di entrare nella costituenda federazione. Ma questo processo si deve fare con i fatti non a parole e cioè costruendo momenti di dialogo, facendo iniziative, proponendo alleanze: invece vedo che Rifondazione è ferma, paurosamente ferma.
Dall’altra parte non si può dimenticare che esiste almeno un altro milione di voti che i comunisti hanno perso per strada: cosa proponiamo a costoro? non meritano altrettanta attenzione di Vendola? Mica possiamo ri-motivare questi compagni con i discorsi unitari semmai con un’impennata d’orgoglio.
Rifondazione e la Federazione devono muoversi tra questi due scogli evitando cedimenti a destra per paura di non avere più eletti. Ma se nel Lazio o in Puglia facciamo un accordo anche con l’UDC non credo che saremo molto credibili nei confronti degli uni e degli altri….
caro Claudio,io l’ho capito che nell’eventuale cln non saremmo impegnati a votare provvedimenti antisociali,e ci mancherebbe.Ma con quale faccia,davanti a lavoratori,studenti ecc potremmo lottare contro eventuali “pacchetti” se quelli che li emanano,ce li abbiamo messi noi?Ne faccio un discorso di coerenza che non può essere seconda al pragmatismo della realpolitik, necessaria per battere le destre.Comunque non voglio insistere sull’argomento ancora visto che sono settimane che ne chiedo spiegazioni anche sul blog di Ferrero.Vorrei solo ritrovare fiducia in rc e la federazione ma i recenti atteggiamenti ondivaghi anche sulle alleanze per le regionali non mi aiutano.Caro Claudio,sarò palloso,mi ripeto:vivo in una città dove all’opposizione,(e senza il pdci che era in giunta)rc aveva il 16%,migliaia di iscritti e una militanza forte e presente.Ti ricordi quest’anno quando sei venuto a presentare la federazione insieme ai compagni del pdci e socialismo 2000?Eravamo solo una decina ad ascoltarti!Vedere questo patrimonio disperso mi da un grande sconforto,ma se vedessi la coerenza e il coraggio di un tempo non esiterei a militare nuovamente anche nelle oggettive difficoltà di oggi.Ti saluto di nuovo,con stima
Voler interpretare l’opportunismo ed il trasformismo come degli insulti ed uscire dal corretto confronto politico vuol dire non voler dare una risposta politica alle questioni poste.
Capisco benissimo che per un comunista sono delle accuse difficili da accettare.
Sicuramente tutti sappiamo come la classe politica italiana, e la sinistra in questo si è particolarmente distinta, abbia storicamente utilizzato il trasformismo e l’opportunismo nel suo agire politico.
Le persone non capiscono, non ci sono le condizioni, non abbiamo la forza, c’è un pericolo di destra, vuoi forse far andare Berlusconi al governo?, sono sempre state le motivazioni adottate dalla sinistra italiana dal ’45 ad oggi (ed in questo il PCI ne è stata maestra) per giustificare la propria arrendevolezza, per non portare avanti quanto indicato nel proprio programma e quanto invece veniva realizzato una volta al governo.
Chissà perché le stesse motivazioni non esistevano quando si richiedeva il voto. Basta fare un’analisi delle conquiste nel lavoro e nei diritti per verificare quanto queste sono avvenute, non per iniziative dei partiti, ma per azione autonome di movimenti sociali e civili, che sono state imposte con la forza a chi governava.
In sostanza la guerra in Jugoslavia, la legge Treu, l’abbandono delle 35 ore, la legge Turco Napolitano (CPT), le spese per la guerra (Afghanistan), la base di Vicenza, il segreto militare su Abdul Omar, le ronde democratiche (di Penati memoria), la cacciata dei rom, ecc, ecc preferiamo chiamarli opportunismo e trasformismo oppure semplici errori o qualcosa di più?
Ma veniamo alla richiesta di discussione su come difendere la democrazia e la Costituzione.
Nella genericità in cui è posta c’è tutto e l’opposto di tutto.
Cosa vuol dire democrazia senza dignità e sicurezza del lavoro, senza diritti civili, senza diritti per gli extracomunitari?
E’ la stessa cosa che intendono UDC, PD, IDV?
Questi partiti sono d’accordo a cancellare la legge 30,a richiamare i soldati dall’Afghanistan, a diminuire le spese militari,a difendere la scuola pubblica, a difendere i diritti degli omosessuali, a realizzare veramente la Costituzione? Io penso di no, ma quali sono i contenuti su tali problemi di questi partiti e quale garanzia danno per la loro attuazione?
Cosa vuol dire allora incontrarsi sul terreno della difesa della democrazia e della Costituzione senza riempirle di contenuti?
Oppure pensate che il pericolo per la democrazia sia tale che occorre porre tutto in second’ordine?
Cosa vuol dire una difesa della democrazia se tutto si riduce a togliere la soglia del 4% e tornare al proporzionale perché così abbiamo qualcuno nelle istituzioni a far sentire la sua voce?
Essendo politici di lungo corso vi siete posto il problema dei rapporti di forza e come renderli a voi favorevoli, altrimenti la subalternità è solo l’anticamera dell’opportunismo e del trasformismo.
Volete rispondere a questi problemi perché su quello che proponete, realisticamente proponete, potrete avere o meno il nostro appoggio.
Caro Vincenzo,
non si tratta di non voler rispondere. Io ho risposto. Evidentemente non condividi quello che dico. Nulla di male. Quello che mi sembra assurdo è un’altra cosa. Se le parole hanno un senso, opportunista significa un atteggiamento che antepone i propri interessi personali ai propri ideali e trasformista è uno che a seconda delle convenienze cambia collocazione politica. Se io penso questo di una persona significa che non nutro nei suoi confronti alcuna stima quindi non mi pongo certamente il problema di dialogare con lui.
Ciao
Ciao
parli di opportunismo, trasformismo e “nostro appoggio”… sembra che tu stia sopravvalutando la tua esperienza e sottovalutando tutto ciò che si possa manifestare all’esterno di essa. fra i mali della sinistra dal 45 ad oggi di cui parli, inserirei a pieno titolo pure questo atteggiamento.
Si, lo abbiamo detto un milione di volte, gli errori (anche in malafede in molti casi) commessi nello scorso governo li conosciamo tutti, e penso che nessuno qui avrebbe voluto trovarsi in una situazione del genere… Ma detto questo che cosa si propone?
Lo sappiamo tutti che i partiti moderati non sarebbero disposti a cancellare la legge 30 o ritirare le truppe, non lo hanno fatto quando avevamo l’8% figuriamoci ora che abbiamo il 3, ma questo non ci riguarda… Un eventuale accordo per il “pacchetto democratico” e l’avere qualche deputato, non ci esimerebbe dal dovere di continuare a fare quello che stiamo gia’ facendo, a partire dal portare avanti la raccolta di firme per i referendum.
Tu le ritieni due cose impossibili da conciliare, io invece questa incompatibilità non la riesco proprio a vedere.
Ciao Claudio, io sono molto daccordo con le interviste di Ferrero, in particolare sulla distinzione, molto netta, fra una larga alleanza per tentare di battere Berlusconi e una unità programmatica per il governo del Paese. Questa distinzione deve essere molto chiara, senza alcun equivoco e deve rimanere tale, respingendo ogni pressione interna o esterna a confondere i piani, pena la ripetizione di ciò che è già avvenuto nel passato e che ha prodotto quasi tutti i nostri guai.
In tal senso è emblematico ciò che sta succedendo in Puglia e che dovrebbe far riflettere anche i compagni che sono usciti dal partito con Vendola. La vicenda pugliese è l’ennesima dimostrazione della distruttività per la sinistra e in particolare per i comunisti della posizione di Massimo D’Alema. Dietro la vicenda pugliese e dietro Emiliano c’è solo Massimo D’Alema. Massimo D’Alema ha continuamente contrastato tutto ciò che si potesse creare a sinistra del nascente PDS, sin dal 1991, tentando sempre di attirare le parti più moderate del Prc dentro governi comuni. Prima tentò di evitare la scissione dal Pds e la costituzione di Rifondazione Comunista proponendo a Cossutta e Garavini una corrente interna ad un Pds a struttura federata. La cosa fallì, per fortuna. Poi fomentò e promosse nel 1995 la scissione dei cd “Comunisti Unitari” (vi ricordate Crucianelli, Marida Bolognesi, eccetera ?) per dare il sostegno al governo Dini; poi fomentò e promosse la scissione di Cossutta e del Pdci del 1998 che gli sostennero il suo governo dei bombardamenti su Belgrado; infine, ha aiutato il congresso di Venezia del Prc, il suo ingresso nell’ultimo governo Prodi (scelta catastrofica) e forse la scissione vendoliana. Infine accortosi che Sel non è riuscita a prendere la maggioranza della sinistra radicale e che il suo progetto frana mentre decolla il progetto della Federazione della Sinistra del Prc-Pdci, scarica Vendola e – vedrete – tornerà a tentare di dividere la nostra Federazione. Tutto ciò provocando – dalla bicamerale alla guerra alla Serbia, dalle dichiarazioni contro il posto fisso e a favore della precarietà e contro i residui di sindacalismo di classe nella Cgil, fino alle ultime dichiarazioni di avallo alle peggiori vergogne di Berlusconi – la situazione catastrofica della sinistra in Italia. Questo è il bilancio di Massimo D’Alema. La situazione pugliese è l’ultima. E dire che c’è ancora chi lo ritene, anche all’interno della Federazione della Sinistra, un grande leader di sinistra e persino comunista ! Sic !
Leonardo.
E bravo Masella…
Sta a vedere che la causa della riduzione ai minimi termini della sinistra “anticapitalista” è Massimo D’Alema…beh, alla faccia dell’autocritica. Ma guardate in casa vostra, piuttosto, e contrastate l’incapacità che vi contraddistingue a mettere in campo una proposta politica CREDIBILE
E’ proprio qui l’autocritica, nel non essere riusciti a contrastare il progetto d’alemiano. D’altronde i fuoriusciti sono stati sempre minoranze che non hanno visto riconosciuta dalla maggioranza la propria strategia politica. Infatti è stato ed è sempre un problema di differenze strategiche ciò che ci divide. Ora basta ! Ma deve bastare anche l’incartarsi in simili polemiche, altrimenti ci passano sopra (la destra e i d’alemoni)come caterpillar e noi (comunisti)ancora alle chiacchiere.
In effetti Ferrero dovrebbe articolare meglio la proposta di un fronte democratico. Innanzitutto se il tema fondamentale non può essere costituito dalle riforme, come giustamente nota, il PRC e la Federazione devono impegnarsi nella difesa della Costituzione. La difesa della Costituzione e la sua attuazione può essere la comune battaglia di un vasto fronte (da Scalfaro a Ferrando). Questo fronte va incalzato da Rifondazione anche attraverso la stipulazione di un patto di legislatura che impegni forze diverse nella emanazione di leggi attuative della Costituzione: come la riforma elettorale proporzionale. Punto. Questa è la sfida che deve lanciare la Federazione! a tutti nessuno escluso. Questo patto pre-elettorale non impegna quelle forze a sostenere lo stesso governo. Il PRC deve essere chiaro su questo punto decisivo. Il PRC si colloca all’opposizione anche di un governo di centro-sinistra (peraltro è questo un punto deciso nell’ultimo Congresso). Ma gli eventuali eletti possono votare provvedimenti che ineriscono al tema della democrazia e della sua difesa, insieme alle altre forze di centro-sinistra (dov’è lo scandalo?). In questa fase, che è davvero complicata, ha ragione Ferrero, Rifondazione deve lanciare le sue proposte e cercare e creare delle alleanze. Guai se non lo facesse! Intanto può salutare il 2009 con un sospiro di sollievo: la propria linea tiene mentre fallisce quella di SL. Non ci si può però ritenere soddisfatti. Bisogna andare avanti sulla linea decisa al Congresso senza preoccuparsi troppo però degli ex compagni di SL, visto che il loro progetto, come afferma Ferrero, è fallito. Lasciamo che si cuociano nel loro brodo…
Il punto è proprio quello, ma non solo.Io non credo che questo cln farebbe solo la legge elettorale,(tantomeno quella sul conflitto di interessi a cui non credo neanche se la vedo scritta).La situazione contingente lo metterà nella condizione di prendere sicuramente altri provvedimenti che non favoriranno certo lavoratori,disoccupati,studenti e tutti quelli che sono ora sui tetti.E mi sembra poco probabile anche una legge elettorale in senso proporzionale,alla quale mi sembra favorevole solo l’udc.Insomma fare patti di governo(senza governare) con quelli che ne fanno carta straccia quando non gli convengono più mi sembra ingenuo,(volendo credere alla buona fede di Ferrero)anche con “l’emergenza”democratica rappresentata dal sig.B.Soprattutto con i rapporti di forza in campo,del tutto sfavorevoli alla federazione.Nel pd poi,sono già partite manovre di avvicinamento (leggasi inciuci)che sembrano superare l’ipotesi lanciata da Ferrero.Con il disco rotto e la litanìa delle riforme,da destra e sinistra(?) va bene tutto,secondo lorsignori.
Per quanto riguarda sel non mi sembra che vengano lasciati nel loro brodo visto cosa succede in puglia e lombardia
Caro Alessandro,
la mia osservazione su SL nasce proprio dalla constatazione dell’eccessiva attenzione datagli da Ferrero e anche da Grassi. Visto che hanno fallito (come avevamo previsto) perchè rincorrerli? Altra cosa è incalzarli sul terreno unitario ponendoli di fronte alle contraddizioni della loro linea. Preoccuparsi troppo di Vendola ci fa perdere del tempo prezioso nel cercare, al contrario, di recuperare tutti quei compagni che vorrebbero continuare a definirsi orgogliosamente comunisti. Insomma non vorrei che per guardare alla nostra destra ci si dimenticasse che c’è invece un’area a sinistra confusa e amareggiata e a cui va guardato con il massimo rispetto e a cui vanno date delle indicazioni.
Sulla questione del governo bisogna essere chiari: che significa “larga alleanza per battere Berlusconi”? Saremo o no all’opposizione di un (peraltro improbabile) governo di centro-sinistra? Un conto è un patto elettorale per difendere la Costituzione, un altro votare la fiducia a un governo di centro-sinistra. Spero che il compagno Grassi voglia chiarire questo punto fondamentale.
Le due discussioni precedenti, che ho seguito, in fondo rappresentavano due facce della stessa medaglia e la risposta di Ferrero non chiarisce assolutamente nulla data la genericità o comunque, almeno per me, molti dubbi di fondo non vengono chiariti.Mi sembra come giudizio complessivo dell’intera discussione che la logica delle proposte di Ferrero è dettata più da opportunismo politico (necessità e volontà di abbattere Berlusconi-cosa, non minima naturalmente) che da una analisi reale dei principi e dei comportamenti dei vari partiti (mi riferisco a PD, IDV e UDC) con i quali si intenderebbe fare una alleanza temporanea per salvare la democrazia e la Costituzione.
In questa logica è sintomatico la definizione di populista dell’IDV (da me definito di destra) come se le due cose fossero separate e non esistesse un populismo di destra (di cui Belusconi ne può essere, ma solo in parte un esempio) od anche un populismo di sinistra (alla Chavez intendo ed anche se solo in parte). L’IDV e Di Pietro nello specifico non è solo di destra perchè forcaiolo e giustizialista ma nemico dei lavoratori e l’ha dimostrato in più di una occasione e non lo salva nè la presenza di Zipponi nè il partecipare agli scioperi della Fiom indossando un cappellino rosso o fare, come ora, l’occhiolino a sinistra che ha identificato come suo spazio elettorale.
Se vediamo ciò che sta avvenendo in Puglia ed in Sicilia, ma anche i tentativi (di chi conta nel PD come D’Alema e Bersani) di arrivare ad un accordo con Berlusconi cambiando anche la Costituzione non mi sembra che ci siano spazi di manovra per un proposta di alleanze finalizzate e temporanee. Inoltre mi sembra infantile arrivare ad un incontro simile con rapporti di forza pari a zero e pertanto il risultato finale, nel migliore dei casi, non può essere che di totale subalternità se non con vere e proprie propensioni suicide. Mi sembra, talvolta, di assistere periodicamente allo storico trasformismo italiano. Qual è la democrazia che vogliamo? E’ quella di Emiliano che vuol cambiare la legge regionale che impedisce di presentarsi alle regionali senza dimettersi da sindaco (eletto ben pochi mesi fa-che rispetto degli elettori!)?Insomma vogliamo sconfiggere Berlusconi od il sistema di potere che questi rappresenta e che è stato assorbito anche dall’opposizione parlamentare?
Il lavoro che invece ci attende è lungo ed incerto.Dobbiamo rompere il blocco sociale che sostiene Berlusconi, ma anche quelli che sostengono IDV e PD.Il nostro lavoro deve consistere nello studio ed analisi della nuova realtà del lavoro e nei nostri limiti promuovere lotte attraverso una continua propaganda dei nostri principi di giustizia sociale. Come si fa ad unificare le lotte che oggi sono presenti (e ce ne sono!)? Come si fanno alleanze con gruppi sociali anche se diverse da noi saltando la loro attuale rappresentanza politica?Le elezioni, anche se importanti, non possono rappresentare il nostro fine.Come si diceva un volta a cosa serve essere presenti nelle istituzioni ed essere assenti nella società?
Veramente caro Claudio,io avevo posto dei dubbi che questa intervista non ha minimante affrontato,e dei quali avevo chiesto la tua opinione.Comunque auguri e buon lavoro.