Comunisti fuorilegge?

Di fronte alla drammatica crisi economica che ha spazzato in questi mesi tutti i paesi dell’Europa Orientale, entrati a far parte prima della NATO e poi dell’UE dal maggio 2004, e di fronte alla sempre più evidente disillusione di tanta parte della popolazione rispetto alle iniziali speranze della transizione al capitalismo, sembra trarre nuovo vigore una campagna anticomunista violenta, viscerale e primitiva. Campagna che, per la verità, non si è mai interrotta dalla fine del cosiddetto “socialismo reale”, ma che tende ad acquistare volta per volta nuovo vigore nei momenti di maggiore difficoltà delle “nuove” classi dirigenti, di fatto molto più vicine agli USA che all’UE. E’ questo forse lo scoglio principale che si frappone all’elaborazione di una politica estera e di sicurezza comune, in parte diversa e potenzialmente autonoma da Washington. Anche se Obama non è Bush.
Più volte, negli anni scorsi, di fronte al silenzio delle istituzioni europee, che fingono di non accorgersi di una palese violazione delle garanzie democratiche e del diritto alla libera espressione, abbiamo protestato contro le pesanti persecuzioni contro il Munkaspart ungherese o contro la Gioventù Comunista della Repubblica Ceca, come contro i comunisti e le minoranze russofone nelle Repubbliche Baltiche. Quasi da soli abbiamo denunciato i rigurgiti fascisti, mentre in Estonia veniva abbattuto il monumento all’Armata Rossa che ha sconfitto il nazismo.
Negli ultimi mesi, Repubblica Ceca e Polonia sono di nuovo protagoniste. A Praga, 38 Senatori su 81 hanno preso in esame il rapporto finale della Commissione Temporale per la valutazione di costituzionalità del Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM), approvando con soli 30 voti una mozione che rileverebbe numerosi indizi di violazione della Costituzione, chiedendo al governo di portare il caso di fronte al Tribunale Supremo Amministrativo. Tra le ragioni addotte, la visione marxista e la posizione del partito espressa in occasione del recente conflitto in Caucaso che ha visto opporsi la Russia e la Georgia. In data 8 dicembre 2009, poi, senza alcun intervento né da parte dell’ex governo di centro-destra guidato da Topolanek, né dell’attuale governo tecnico guidato da Fisher, la Commissione Temporale ha di nuovo sollecitato il governo ad intervenire. Ai comunisti cechi, terza forza politica del paese (12,8% alle politiche del 2006 e 14,2 alle europee dello scorso giugno), che più volte ed in diverse occasioni e documenti ufficiali hanno preso inequivocabilmente le distanze da tutte le forme autoritarie di socialismo, dovrebbe andare la solidarietà non solamente di tutte le forze comuniste e di sinistra, ma anche di tutte le organizzazioni democratiche.
Nella Polonia saldamente in mano alla destra – sia essa quella liberista di Tusk o quella populista del Presidente Kaczynski – alla fine di novembre è stato approvata dal Senato una modifica all’articolo 256 del Codice Penale che vieta la “produzione, distribuzione, vendita o possesso, in stampa o in registrazione, di tutto ciò che possa rappresentare simboli fascisti, comunisti o un qualsiasi altro tipo di simbolo totalitarista”, prevedendo fino a due anni di carcere per i trasgressori. 255 i voti favorevoli e solo 55, quelli socialdemocratici, contro. Più volte, poi, nei mesi precedenti, la destra populista ha minacciato una vera e propria epurazione dagli enti pubblici dei collaboratori del precedente governo comunista.
Il cosiddetto “socialismo reale” per tanti versi non ha dato buona prova di sé – ed i comunisti per primi sono chiamati ad una riflessione approfondita sul difficile terreno del rapporto tra democrazia e socialismo -, ma esso non può in alcun modo essere paragonato né al nazismo, né ai regimi totalitari del recente passato. “Qui sta la differenza: – ha scritto Havemann, dissidente marxista nella RDT – i comunisti sono capaci di rivedere le proprie posizioni, riconoscere gli errori e correggerli, e ritrovare la strada da cui si sono allontanati: la strada della giustizia, dell’umanità e della libertà”. I comunisti, insomma, hanno fin da subito fatto i conti con il culto della personalità e con alcune esperienze autoritarie di transizione al socialismo, mentre il capitalismo al bisogno si è sempre sostenuto sul fascismo, il nazismo ed il totalitarismo.

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