Il 5 dicembre è stata proprio una bella giornata! Al mattino, in un teatro Brancaccio strapieno, è nata la Federazione della Sinistra. Al pomeriggio un mare di persone, soprattutto giovani, ha invaso le strade di Roma per dire che non ne può più del governo Berlusconi.
La mia opinione è che le due cose assieme possono essere la chiave di volta su cui lavorare per ridare una speranza al popolo della sinistra.
Andiamo con ordine! La sinistra di alternativa, che fino a due anni fa poteva contare su un consenso elettorale del 12 per cento, è stata spazzata via per due motivi. Perché partecipando al governo Prodi ha deluso le aspettative dei suoi elettori e perché la sua classe dirigente non è risultata credibile, poiché in questi anni ha prodotto solo abbandoni, scissioni e frammentazioni.
Che cosa è la Federazione della Sinistra se non il tentativo di capovolgere questa situazione?
Da un lato, infatti, è stato elaborato un documento politico che definisce con chiarezza che la Federazione si muove su un piano di autonomia dal Pd, non si riconosce in un sistema bipolare e ritiene che ciò che serve in questo paese non sia una sinistra che guarda al centro, ma una sinistra che faccia opposizione dura al Governo e alla Confindustria. Dall’altro lato, finalmente, la Federazione unisce, getta le basi per la ricostruzione di una sinistra che abbia una massa critica minimamente significativa. Il contrario delle scissioni di tutti questi anni. E se lavoriamo bene sono certo che questo può essere l’inizio di un ben pià vasto processo riaggregativo. E’ innegabile che tutte le scissioni che ha subito Rifondazione Comunista siano fallite: hanno indebolito il Prc, ma non hanno costruito nulla di significativo, anzi. Allora io dico: una parte di quelle forze si stanno già rimettendo assieme nella Federazione, c’è posto anche per tutti gli altri! Facciamo della Federazione la Linke italiana! Possibile che i nostri avversari riescano ad unire tutto per tenere in mano il potere e noi ci sbricioliamo in mille gruppetti? Oggi al Brancaccio abbiamo gettato le fondamenta di questo straordinario progetto riaggregativo, facciamolo vivere nelle lotte e in tutti i territori!

Come dicevo l’altro fatto positivo è la straordinaria manifestazione contro Berlusconi, organizzata spontaneamente dal popolo della rete. Questo successo, politico e di partecipazione, ci dice tante cose sulle quali dovremo soffermarci. Intanto faccio due brevi riflessioni, e vorrei sentire anche il vostro parere. La prima riguarda questa straordinaria opportunità che è la rete, cioè la possibilità di comunicare, di relazionarsi alla pari, dove tutti possono prendere la parola, dove non si subisce una informazione, ma dove la si crea, insieme. Dobbiamo puntare decisamente su questo mondo. I giovani ormai attingono da lì non solo le informazioni, ma, nella rete, come si è visto oggi, creano potenti momenti di organizzazione e di mobilitazione. La sinistra, a partire da Rifondazione comunista, è rimasta indietro, dobbiamo lavorare per recuperare terreno.
La seconda riflessione riguarda il fatto che, nonostante tutte le batoste e le delusioni, in questo paese c’è una strardinaria disponibilità alla lotta.
C’è un popolo che non si rassegna. E questa è la grande opportunità che abbiamo: riconnetterci con quel popolo! Impresa non facile per quello che è successo in questi anni, ma non impossibile. In ogni caso dobbiamo provarci. Per spiegarmi con una metafora: la manifestazione di oggi è l’acqua dove il pesce della Federazione deve nuotare. Certo, abbiamo dei concorrenti, come l’Italia dei Valori. Insidiosi perché oggi appaiono come i più coerenti e perché godono della grancassa mediatica. Ma non dobbiamo spaventarci più di tanto. Anche Di Pietro dovrà sciogliere tanti nodi se vorrà essere credibile con questo popolo che oggi lo appoggia. Sta a noi, con la nostra presenza contendere questo spazio e far emergere le contraddizioni dell’Italia dei Valori. A partire dal fatto che mentre la piazza di oggi era piena di giovani precari, il partito di Di Pietro in Europa fa parte del gruppo dei liberali che, in questi anni, è stato la punta più avanzata nel precarizzare il lavoro. Infatti all’indomani delle recenti elezioni tedesche Di Pietro non si è complimentato con il successo della Die Linke, ma con i Liberali tedeschi, cioè con quel partito che critica da destra la Merkel perchè troppo poco liberista. E non ci siamo dimenticati che se non è stata istituita una commissione di inchiesta per far luce sul G8 di Genova è stato per il mancato sostegno dell’Italia dei Valori.
Detto questo il 5 dicembre è stata una gran bella giornata, abbiamo messo assieme una proposta unitaria per la sinistra e abbiamo fatto una grande manifestazione contro Berlusconi, con tante, tante bandiere rosse.

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Mi piacerebbe che Masella e Graziosi indicassero gli “insulti indegni” e le “infamie” contenute in alcuni commenti di risposta circa il discorso del segretario dell’Akel di Cipro.
Poiché l’unico commento di risposta, oltre a quello posteriore del comp. Paolo Roversi, è il mio, il compito non dovrebbe essere tanto gravoso.
Certo, quanto al mio commento potrebbe apparire offensivo sostenere che dall’espressione “faro spirituale” usata dal segretario dell’Akel non è lecito dedurre l’ottusità dogmatica e fideistica del movimento comunista mondiale.
Potrebbe apparire altrettanto offensivo negare l’acutezza, la scientificità e la concretezza realistica dell’elemento d’analisi sostenuto da Masella sulla crisi del comunismo.
Poi, potrebbe apparire addirittura criminale e violento sostenere che un certo tipo d’analisi è soggettivistico, idealistico e non in linea con una visione marxista e leninista.
E lo sdegno e la riprovazione non basterebbero mai se nell’effettuare queste critiche così scandalose si usa un certo stile (per es. l’uso retorico del dubbio, l’espressione litotica, l’uso critico e virgolettato di aggettivazioni adoperate dal contraddittore) “insultante”, che le rende particolarmente “infami” e “indegne”.
E meno male che non sono entrato nel merito della discussione sulle cause della caduta dell’Unione Sovietica e della crisi del comunismo, come avrebbe voluto Marcello Graziosi. Se avessi accennato alla questione del retaggio storico dei paesi di fresca rivoluzione, dei rapporti di forza interni e internazionali, della corsa agli armamenti voluta dal blocco capitalistico, della tematica dei bisogni indotti, e anche della questione degli errori strategici economici e teorici (per es. l’insufficiente attenzione alla produzione di beni di consumo, ma anche la diversa disponibilità di risorse rispetto ai paesi capitalistici di tradizione coloniale o neocoloniale e l’enorme impiego di risorse richiesto dalla corsa agli armamenti), penso proprio che i miei “insulti” non sarebbero stati ritenuti “gratuiti” da Marcello Graziosi e la mia “indegna” cultura politica avrebbe aggiunto un ulteriore “disastro” a quelli già cagionati. In tal caso sarei stato passibile anche di denuncia penale, come previsto dal Codice del “marxismo creativo”, per il reato di “Imbalsamazione marxista-leninista”.
Infatti, soltanto dall’alto della cattedra di “marxismo creativo” è massima cortesia “sobbalzare dalla sedia” per un’affermazione del tutto normale e perfettamente in sintonia con il pensiero marxista (su ciò v. l’articolo di Stefano Azzarà sul suo blog Materialismo storico.it). Ed è massimamente rispettoso sostenere che quanto affermato dal segretario dell’Akel è frutto di una “concezione religiosa e non scientifica” del pensiero di Marx e di Lenin, i quali per questo “si saranno rivoltati nella tomba”. Oppure usare espressioni sarcastiche tipo: “”Faro spirituale”! manca solo l’ostia e il prete!”. O, ancora, accusare i compagni dell’Akel di Cipro (che qualcosa di concreto e a stretto contatto con la loro realtà hanno dimostrato di saperla fare) di essere “incapaci” “di togliere il pensiero creativo e rivoluzionario di Lenin dalla religiosità in cui era stato trasformato e deposto come una reliquia assieme alla salma imbalsamata di Lenin nel mausoleo della Piazza Rossa e di farlo ridiventare una scienza”.
Sempre dall’alto della medesima cattedra è lecito affermare che il segretario dell’Akel di Cipro, imbalsamato e incapace, ovviamente, di cogliere le novità della realtà in movimento, non ha fatto “nessun cenno, anche critico, nei confronti del fenomeno Obama”, quando, in realtà ha detto: “L’elezione di Barack Obama negli USA ha portato la speranza tra i popoli che forse qualcosa cambiasse. Mi dispiace osservare che purtroppo sino ad oggi non abbiamo visto nessun cambiamento palpabile”.
Il linguaggio usato da Masella (per me perfettamente lecito. Non mi straccio le vesti per lo scandalo) è cortese e ben educato sulla bocca degli innovatori, mentre invece è villano e infamante sulla bocca dei vetero marxisti dogmatici.
Negli ultimi due decenni di vita politica e di partito ho constatato questo: gli araldi delle nuove dottrine in movimento, strenui nemici dell’ortodossia dogmatica, mal sopportano le critiche, salvo che siano mosse in tono deferente e rispettoso, come l’alta dottrina di cui sono depositari esige.
Potrei sbagliarmi, ma ho sempre interpretato certa permalosità e suscettibilità fuori luogo come segno di arroganza intellettuale.
In ogni caso, confesso di essere recidivo nel mio atteggiamento “offensivo”. E’ lo stesso atteggiamento rimproveratomi dagli “innovatori” al penultimo congresso di Rifondazione Comunista, quando affermavo apertamente l’inconsistenza dell’impianto teorico propugnato dalla dirigenza del partito, criticandolo aspramente, e sostenevo che all’orizzonte c’era la liquidazione del PRC.
Si è visto come è andata.
Chi era l’offensore e chi l’offeso? I numerosi compagni turlupinati dalle fandonie, dall’avventurismo e dall’opportunismo della maggioranza, o i liquidatori del partito?
So già che anche di fronte a conclamati fallimenti e dure repliche della realtà non ci aspetta un ripensamento autocritico di certe esperienze, ma il rilancio caparbio di errori e “disastri” (Occhetto e Bertinotti insegnano).
Prima del congresso di Cianciano pensavo che il partito, oltre che ridimensionato da fattori oggettivi, fosse ormai finito e reso irrecuperabile da anni di devastazione teorica e organizzativa.
Dopo Cianciano ho pensato che fosse possibile, pur tra molte contraddizioni, un difficile recupero.
Oggi penso che ciò non sia possibile.
Ritengo che il PRC sia finito.
A mio avviso, pur con qualche positività, permangono nel partito quegli elementi che lo hanno portato alla dissoluzione: inadeguatezza teorica e opportunismo politico (a vari livelli).
E’ per questo che non rinnoverò la mia ininterrotta iscrizione e militanza nel PRC.
Mario Galati
P.S. Vorrei segnalare ai compagni dall’etichettatura di dogmatismo facile che negare la validità di specifiche innovazioni teoriche non significa negare la legittimità e l’opportunità delle innovazioni in generale. Contrapporre novità a conservazione in generale non ha alcun senso. Coì si rischia di cadere nel nuovismo. Sarebbe meglio smetterla di pensare che gli altri siano all’oscuro dei temi dell’innovazione e dello sviluppo creativo e anche delle rotture del pensiero teorico (NEP, Cina, Mao, Gramsci, ecc.), concentrandosi, invece, sull’oggetto specifico della discussione e sulla sua verifica teorica e pratica.
Caro Franco,
la Federazione non è alternativa all’unità dei comunisti, è un’altra cosa. E’ una aggregazione politica dove ci sono i comunisti del Prc e del Pdci, ma anche altri che non si dichiarano comunisti e che, tuttavia, condividono con noi il manifesto politico. Come ho già scritto ritengo la Federazione il luogo dove il Prc e Pdci possono ricostruire un lavoro comune e, quindi, le condizioni concrete per un processo unitario. altri percorsi avrebbero solo creato altre rotture.
Per quanto riguarda la Linke sono d’accordo con te nel dire che il contesto tedesco è molto diverso e che ogni paese deve cercare la propria strada. Nella semplificazione del mio ragionamento volevo dire che la Federazione potrebbe rappresentare, seppur in forme diverse, come è stato per la Linke in Germania una speranza di unità dopo tanti anni di divsioni e di scissioni. Sappiamo che questo non è tutto (l’unità), ma, per come sia messi, credo che sia la precondizione.
ciao
Caro compagno Galati,
non replico al tuo argomentato ragionamento, perchè sarebbe troppo lungo in un blog (peraltro del compagno Grassi che ringrazio per la disponibilità ad ospitarci). Rinvio a tutto ciò che ho detto e scritto negli ultimi tempi, senza alcuna presunzione e saccenza, a partire da un lungo articolo che ho scritto sulla rivista l’Ernesto nel settembre 2006 dal titolo “Da nani a giganti”. Replico solo alla tua osservazione sulle nostre risposte piccate agli insulti e infamie che mi sono arrivate da mail anonime nel blog di Grassi quando ho criticato alcuni concetti dell’intervento del compagno dell’Akel di Cipro che Fausto Sorini chiedeva di pubblicare sul blog come faro per la nostra politica. Ovviamente le nostre risposte (mie e di Graziosi) non erano riferite alla tua mail che non conteneva nessun insulto o infamia, e di ciò ti ringrazio, pur contenendo un parere molto diverso dal mio. Il nostro riferimento era alle seguenti mail anonime che senz’altro ti saranno sfuggite inviate nel blog di Grassi:
angelo, amico d’infanzia scrive:
13 dicembre 2009 alle 00:32
Scrive Masella: “Il primo sono io a preferire una Linke italiana a forte egemonia comunista (come da anni vado dicendo) a un partito comunista che in Italia sarebbe ancor di più ridotto a icona religiosa imbalsamata”. E bravo Masella, finalmente questi venduti cominciano a parlare chiaro…solo che questo Masella fino a pochi mesi, quando stava coi gruppi dell’Ernesto, scriveva proprio il contrario di questo, diceva che Rifondazione era finita, che bisognava fare il partito dell’unità dei comunisti, firmava documenti ultraleninisti…in pochi mesi ha cambiato casacca e dice il contrario…come i tipi alla Veltroni che dicono: io non sono mai stato comunista…che razza di facce toste…e solo per stare a galla e prendersi qualche poltrona… CHE VERGOGNA
bruno scrive:
13 dicembre 2009 alle 00:10
il lecchino Masella perde il pelo ma non la propensione a leccare, ora questo, ora quello, a seconda delle convenienze del momento…un esempio emblematico di immoralità politica…
gianni scrive:
13 dicembre 2009 alle 00:38
Ma questo Masella non è quello che a Chianciano scriveva che Grassi stava tentando con Vendola una MEDIAZIONE ANTICOMUNISTA per salvareil progetto della Sinistra europea? Che razza di buffone, ma perchè non cambia mestiere…
Converrai con me che frasi come “questi venduti”, “solo per stare a galla e prendersi qualche poltrona”, “il lecchino Masella perde il pelo ma non la propensione a leccare”, “un esempio di immoralità politica”, “che razza di buffone”, sono insulti e infamie, a dimostrazione – secondo me – di una assoluta assenza di argomenti. Aggiungo, tuttavia, e credo sarebbe utile una riflessione più generale, che atteggiamenti del genere – insultare sul piano pesronale e dare del venduto – sono nel peggio della nostra tradizione, quando si ha difficoltà a rispondere con argomenti politici e culturali. E non è il tuo caso, ovviamente.
Un cordiale saluto.
Leonardo Masella.
In effetti mi sembrava eccessivo ritenere infamanti i miei commenti. I commenti da te riportati non erano presenti in questo post e non ne ero a conoscenza.
Scusa, ho dimenticato il nome.
Mario Galati
Bene, andiamo ad egemonizzare i movimenti come comunisti, quali comunisti? “Liberamente comunisti?” Un po’ di memoria storica ce l’ho anch’io, e mi ricordo le polemiche furibonde fatte da tanti compagni, me compreso nel mio piccolo, sulla necessità di basare il lavoro del partito sulla non esaurita spinta propulsiva della Rivoluzione d’Ottobre. Bene! è ancora valida quella spinta o è morta? Sono fuori dal tempo? Sarà… nei movimenti quando intervengo con la mia impostazione “classica” una sintesi riesco a farla e ad offrirla come terreno di mediazione, forse perché sono unitario nelle lotte ma ho un’idea precisa di chi sono. Noi cosa siamo? Senza chiarire le basi teorico pratiche del nostro agire, condividendole con il corpo del partito in una discussione franca e scevra da retro pensieri, ci porremo alla federazione non come soggetto egemone dell’azione e direzione politica ma come comparsa. Le masse chiedono risposte e soluzioni, qui sembra siamo noi che le chiediamo a loro. E’ cambiata la fase da quelle discussioni sull’ottobre? E’ cambiata sì! In peggio e la risposta unitaria che il partito sta tentando di dare manca delle gambe, cioè della prospettiva a medio e lungo termine, a breve viviamo solo sulla difensiva e sulle emergenze elettorali. Ma ci prendete tutti per infantili estremisti quando critichiamo certe posizioni??? No perché la sensazione è questa, e se dopo aver come tutti, digerito anni di sconfitte, errori (e divisione di area !!!) siamo fermi a questo punto, ora l’offeso lo faccio io.
Circolo R Luxemburg Ferrara
(la cosa positiva è lo spostamento della discussione su temi politici)
Carissimi compagni,
solo per riprendere brevemente la polemica relativa all’intervento del compagno di AKEL e del cosiddetto marxismo-leninismo, al di là della traduzione (che sia “faro spirituale” o “teoria” poco importa). Considero indegni gli insulti ricevuti da Leonardo (con il quale, perlatro, non sono sempre stato d’accordo, giusto per la cronaca…), gratuiti, frutto di una cultura politica che ha creato solamente disastri, senza apportare alcun elemento positivo all’evoluzione del marxismo e del leninismo. E’ possibile, pur rispettando AKEL come ogni altra forza politica comunista e di alternativa, dissentire da un’impostazione che non si condivide? Sapendo anche che a Cipro quel partito esprime addirittura il Presidente della Repubblica, il solo in grado di rilanciare il processo di pace con la comunità turca? Oppure dobbiamo semplicemente andare a scuola ed imparare? Ma non scherziamo!
Si può contestare, senza pretesa di aver ragione ma portando degli argomenti, la categoria filosofica e “politica” del marxismo-leninismo? Io penso di sì, e non sono certamente il primo. Come non è il primo Masella, che ha tutto il diritto di cambiare opinione (cosa avvenuta da tempo; non cambiare mai idea non è sempre un bel segnale…). Vedo che agli argomenti non si risponde con altri argomenti, ma con degli insulti, tipici di chi non ha nulla da dire e del tempo da perdere.
I grandi rivoluzionari sono stati contemporaneamente dei grandi innovatori: Lenin del marxismo e Mao del marxismo come del leninismo, mentre i rigidi interpreti della linea “marxista-leninista” o “bolscevica” in Cina tra gli anni ’20 e gli anni ’40 (Li Lisan come Wang Ming o Chang Kuo-tao) sono stati protagonisti di inenarrabili disastri, che avrebero precluso ogni via rivoluzionaria in quel paese.
In questi anni abbiamo approfondito una discussione sulle ragioni della sconfitta in URSS del 1989-1991, come della natura della transizione cinese, mettendo in risalto le riforme ed il cosiddetto “socialismo di mercato” a partire da Deng. Al di là della NEP leniniana, in Europa il dibattito sul rapporto tra mercato e socialismo è stato particolarmente approfondito tanto in Jugoslavia (dopo la rottura con Stalin del 1948), quanto durante il corso riformatore cecoslovacco, guidato dal PCC di Dubcek e sostenuto dal PCI di Longo, e bruscamente interrotto dall’aggressione sovietica e di altri 4 paesi del Patto di Varsavia il 21 agosto 1968. Molte delle nostre torizzazioni di questi anni relative alla Cina sono molto simili a quelle degli economisti riformatori cechi del “nuovo corso” o del padre dell’autogestione jugoslava, Kidric. Di questo abbiamo ragionato molto meno, perchè queste esperienze partono proprio da una netta e sacrosanta messa in discussione proprio del marxismo-leninismo e del relativo modello staliniano, che “ha eternato un determinato momento dello sviluppo socialista, che ha canonizzato una determinata forma nazionale”, sostenendo che l’esperienza sovietica costituisce un “modello di socialismo generale, valido dappertutto nei suoi principi” (Radoslav Selucky, economista cecoslovacco, luglio 1968). Questo senza nulla togliere al contributo di Stalin per la crescita dell’URSS come per la vittoria sul nazismo, ma, cari compagni, esiste (eccome!) anche il rovescio della medaglia…
Le pagine più gloriose della nostra storia internazionale ci dicono proprio che i soggetti, i tempi ed i modi della trasformazione rivoluzionaria sono differenti da paese a paese, da epoca ad epoca, da contesto a contesto (giustamente Chavez ha ragionato con grande apertura ed efficacia di una V Internazionale). Da qui la necessità per noi di ragionare dell’Italia e di noi stessi, di come impostare il nostro lavoro, di come radicarci tra i soggetti sociali di riferimento, delle conseguenze profonde della rivoluzione scientifica e tecnica e del nuovo ruolo dell’uomo-lavoratore, eccetera. Dobbiamo studiare e guardarci intorno, ovviamente, ma per “trovare la nostra via”, senza analisi preconfezionate o astratte, senza quella che Mao denunciava come “mentalità libresca”, la stessa che toglie creatività al marxismo come alla teoria ed alla prassi rivoluzionarie Se per fare questo occorre peccare di lesa maestà, pazienza, è un rischio che vale la pena correre. Agli altri lasciamo gli insulti.
Grazie a Claudio che ha di fatto “ospitato” la discussione.
Un salutone a tutti.
Marcello Graziosi
Vedo che stanno arrivando delle risposte al mio commento critico sull’espressione “Il Marxismo-Leninismo è il nostro faro spirituale” pronunciata testualmente dal segretario dell’Akel di Cipro alla nostra assemblea della Federazione della Sinistra. Se Grassi me lo consentirà (visto che questo è il suo blog) risponderò con calma ad alcuni commenti che contengono argomenti, mentre non risponderò ai commenti con insulti e infamie di bassissimo livello, pechè la miglior risposta ai commenti che insultano sono gli insulti stessi, perchè sono il segno di disperazione, sono una delle cause delle sconfitte di questi anni (e in ultimo la sconfitta totale della linea maggioritaria dell’Ernesto al congresso di Chanciano) e stanno lì a dimostrare la difficoltà ad aprire una discussione vera fra tutti i comunisti, e quindi a fare l’unità fra di loro.
Toh. Finalmente vedo che qualcuno dice chiaramente quello che vuole fare: una Linke italiana. Gradirei che tutti quelli che lo pensano (e lo dissimulano) lo dicano apertamente anche nei documenti ufficiali del partito.
Certo che dedurre dall’espressione “guida spirituale” usata dal compagno cipriota dell’Akel (ma è sicuro che la traduzione sia corretta? O “spirituale” vale per “teorica”?) tutta l’ottusità dogmatica e fideistica del movimento comunista mondiale mi sembra davvero troppo.
Non mi sembra così acuta, “scientifica” e “in stretto rapporto con la realtà” l’analisi di Leonardo Masella sulla caduta dell’Unione Sovietica e la crisi del movimento comunista (“In questa incapacità di togliere il pensiero creativo e rivoluzionario di Lenin dalla religiosità in cui era stato trasformato e deposto come una reliquia assieme alla salma imbalsamata di Lenin nel mausoleo della Piazza Rossa e di farlo ridiventare una scienza, che quindi si modifica e persino si costruisce in uno stretto rapporto con la realtà, sta tutto il senso della sconfitta strategica del movimento comunista di 20 anni fa (a proposito della caduta del muro di Berlino di cui si è parlato molto e a sproposito nei giorni scorsi), sconfitta strategica in cui ancora ci dibattiamo, come si vede dall’intervento del compagno dell’Akel e dai documenti prodotti negli incontri internazionali di alcuni partiti comunisti di matrice marxista-leninista”).
Questa lettura soggettivistica ed unilaterale potrebbe essere plausibile in un’ottica “creativa” e “non imbalsamata”. Certamente non in un’ottica scientifica marxista e leninista.
Scusate, non eravamo “noi” prima delle vostre divisioni a criticare Izquierda Unida? la Linke non mi sembra così diversa come impianto, tralasciando per sintesi la storia pregressa dei due paesi che incide e non poco sul fallimento di una e sul successo dell’altra. Nel 2006 alla camera PRC e PdCI hanno preso 8.4 e al senato il PRC il 7.2, voti messi sulla falce e martello… Con la nascita della Federazione ho il forte sentore di abiura alle basi teorico pratiche e dialettiche necessarie alla ri-costruzione di un Partito Comunista in Italia. Difficile riprodurre il partito nella concezione leninista (molto poco creativa nella struttura), di rivoluzionari professionisti ne vedo pochi, percepisco dal territorio in cui opero la necessità di strumenti analitici chiari su cui lavorare per comprendere la fase del capitalismo e la sua espansione imperialista, offrendo risposte a chi si avvicina o ritorna nei nostri circoli. Solo un ragionamento organico, basato su un impianto marxista leninista ancorato alla fase attuale potrebbe offrire punti di riferimento da cui ripartire e aggregare. Non vorrei che, invece di contaminare la federazione essendo privi organicamente di una connotazione teorico pratica, finissimo per essere contaminati cancellando quel poco di buono che è rimasto dell’ideale Comunista italiano nell’opinione pubblica e nel partito.
Ciao Claudio,
ho ascoltato attentamente l’intervento del segretario dell’Akel di Cipro alla nostra assemblea della federazione della sinistra, perché speravo potesse servire a valorizzare l’esistenza di altre forze comuniste nel mondo davanti alle migliaia di compagni presenti. Invece purtroppo è accaduto secondo me il contrario. Pur apprezzando i risultati che questi compagni stanno ottenendo a Cipro, non ho condiviso l’intervento alla nostra assemblea. Una analisi del mondo ferma all’imperialismo americano di Bush, senza nessuna capacità di modificarsi sulla base delle modificazioni continue della realtà. Per esempio nessun cenno, anche critico, nei confronti del fenomeno Obama, che pure non è più Bush. Così poi non ci si può lamentare se si prendono altre sconfitte, a partire dalla catastrofica sconfitta (catastrofica per tutti, anche per le socialdemocrazie) dello scioglimento dell’Urss, di cui stiamo ancora pagando le conseguenze. Ma la cosa che mi ha fatto sobbalzare sulla sedia sulla quale ero seduto in platea è stata quando ha detto con grande enfasi: “Il marxismo-leninismo è il nostro faro spirituale !”. Marx e Lenin si saranno rivoltati nella tomba a sentire questa concezione religiosa e non scientifica del loro pensiero e della loro azione. Il socialismo dall’utopia alla scienza, scrisse Marx. Scienza, cioè l’opposto di una sorta di religione ! “Faro spirituale” ! Manca solo l’ostia e il prete ! Da questo intervento traggo un insegnamento più generale su i comunisti dovrebbero approfondire con più calma e serietà. In questa incapacità di togliere il pensiero creativo e rivoluzionario di Lenin dalla religiosità in cui era stato trasformato e deposto come una reliquia assieme alla salma imbalsamata di Lenin nel mausoleo della Piazza Rossa e di farlo ridiventare una scienza, che quindi si modifica e persino si costruisce in uno stretto rapporto con la realtà, sta tutto il senso della sconfitta strategica del movimento comunista di 20 anni fa (a proposito della caduta del muro di Berlino di cui si è parlato molto e a sproposito nei giorni scorsi), sconfitta strategica in cui ancora ci dibattiamo, come si vede dall’intervento del compagno dell’Akel e dai documenti prodotti negli incontri internazionali di alcuni partiti comunisti di matrice marxista-leninista. Se è questa la cosiddetta “autonomia comunista” allora è chiaro che sarà la Linke, volenti o nolenti, il nostro futuro, come mi pare nel tuo condivisibile cenno. Il primo sono io a preferire una Linke italiana a forte egemonia comunista (come da anni vado dicendo) a un partito comunista che in Italia sarebbe ancor di più ridotto a icona religiosa imbalsamata, tranne poi che avere una “tattica” accordista spregiudicata senza alcun principio (Cossutta docet). Anzi, nella situazione in cui i comunisti sono finiti in Italia, aggiungo io: magari potessimo fare della Federazione della Sinistra una specie di Linke tedesca ! Purtroppo non sarà facile, perché la storia e la situazione della sinistra tedesca è abbastanza diversa dalla nostra, anche se ancora più diversa è la storia e la situazione della sinistra in paesi come la Grecia e il Portogallo, per non parlare di Cipro.
Un caro saluto.
Leonardo Masella.
Scusate se vado un pò ot… ma ho letto questo comunicato, di oggi credo, sul sito di SeL. Non rischiamo di continuare con le contraddizioni sui territori?
I vertici regionali di Psi, Prc, Sd, Mps, Verdi, Comunisti-Sinistra Popolare e Unire la Sinistra, in una nota, ribadiscono il «pieno sostegno alla ricandidatura di Vendola». La discussione sulle alleanze – aggiungono – «non può che fondarsi su un serrato confronto di merito a partire dal bilancio delle cose fatte e dalla proposta sul futuro della Puglia e del Mezzogiorno».
Caro Claudio ora è il momento di definire anche la strategia politica delle regionali. E’ il momento di applicare l’autonomia sbandierata della Federazione. Andare al governo con il PD mi risulta veramente impossibile in molte regioni d’Italia, soprattutto del Sud come la Sicilia, Calabria, Puglia e Campania. Per quanto riguarda la mia regione, la Puglia possiamo sfruttare una grande occasione come la candidatura di Vendola, ma questo è un boomerang che si può ritorcere contro di noi. Secondo me dobbiamo essere più tempestivi nelle scelte tattiche. Ora siamo lenti e macchinosi e aspettiamo le decisioni degli altri, tanto che paradossalmente Vendola apparirà come l’anti Pd e noi saremo costretti a seguirlo. Invece, dobbiamo essere noi a fare egemonia, l’occasione è propensa ma noi non la stiamo sfruttando. Saluti compagno Claudio.
Ero nel corteo del 5 ma non davanti come la sfortunata Compagna di Torino. Garantisco che in altri punti il clima nei nostri confronti era diverso. Del resto con tanta gente così si incrocia un sacco di umanità diversa.
In particolare mi hanno colpito i ragazzini. Ragazzini e ragazzine con una partecipazione prepolitica si sarebbe detto un tempo. Giovani che usano la rete per scambiarsi musica e che venuti a conoscenza della manifestazione si sono mobilitati con la spontaneità dei minorenni. Garantisco, per esperienza diretta, che sabato gli infastiditi dalla falce e martello erano gli inariditi girotondini (nei quali dubito ci siano molti nostri ex) e non gli sbarbati di cui sopra.
Sono ottimista.
Ciao
Ti propongo di pubblicare l’intervento del segretario generale di AKEL di Cipro all’assemblea della Federazione del 5 dicembre: un comunista che ha ben chiara la differenza tra autonomia comunista e unità della sinistra. Un tema che invece non traspare in alcun modo dall’intervento del presidente della Linke tedesca, che comunista non è e che anche tu sembri indicare come un punto di riferimento.
Cerchiamo di non seminare confusione. Una cosa è l’unità a sinistra, altra cosa la ricostruzione del partito comunista in Italia.
Compagni, coplimenti a tutti, soprattutto a chi ha organizzato la nostra partecipazione… Forse non saremo stati sotto il palco, ma tutti i presenti hanno visto chi ha partecipato e con quale impegno anche a dispetto dei mezzi di informazione. Peccato non aver partecipato all’assemblea (sono stato tutta la mattinata in piazza nello stand del partito) ma dai commenti dei compagni e gli interventi letti posso dire che mi ritrovo pienamente in questo percorso.
Ora l’obbiettivo primario per tutti noi è quello di far nascere la federazione a tutti i livelli, cominciando dai territori… Dal basso a sinistra.
caro Claudio,
sabato ero a Roma come tante compagne e compagni che credono nel progetto federativo della sinistra anticapitalistica e nella necessità della mobilitazione di piazza come strumento di opposizione e contemporaneamente di coesione sociale.
Sulla mattinata al Brancaccio l’impressione ricevuta è stata di grande entusiasmo della platea e di coscienza di un lungo e impegnativo lavoro di base che ci aspetta per dare gambe a questa ambiziosa scommessa.
Sul corteo del B Day, ebbene, proprio in merito alla coesione e al pluralismo che lo avrebbe caratterizzato, devo portare la testimonianza di un episodio accaduto proprio sotto il palco a me e ai compagni della Federazione PRC di Torino. Siamo corsi lì sotto saltando il corteo per poter dare visibilità alle nostre bandiere e allo striscione rispondendo a un richiamo del segretario nazionale, in modo che le poche riprese televisive delle testate nazionali – di cui il nostro beneamato giornalismo “pluralista” ha dato prova anche in questa giornata di rivendicazioni di libertà e democrazia – registrassero anche la nostra presenza di partito (ovviamente, lì sotto il palco svettavano decine e decine di bandiere e palloncini extra size dipietrini, nonché un enorme gazebo al lato sinistro del palco).
Ebbene, passati pochi minuti da quando avevamo conquistato la nostra posizione sotto il palco, dalle file di manifestanti alle nostre spalle hanno iniziato ad arrivare commenti stizziti sull’invadenza del nostro striscione: “spostatelo, toglietelo, perché questa è la piazza della rete, non dei partiti, vogliamo goderci lo spettacolo dal palco, questo striscione ci dà fastidio”. Queste sono state pressappoco le parole dei “nostri” compagni di piazza, del cosiddetto popolo viola. In realtà già un’ora prima, quando stavamo aspettando la partenza del corteo e abbiamo montato lo striscione sulla facciata della basilica (di cui mi sfugge il nome) un gruppo di donne viola ci aveva quasi insultati, adducendo che la manifestazione era la loro, che i partiti non avevano diritto di mettere cappelli… insomma, in poche parole, che quella bandiera, la sua “rossa” visibilità dava fastidio.
Tornando a piazza San Giovanni, noi abbiamo ribattuto a quelle donne e a quegli uomini il nostro diritto a stare lì con la nostra identità nel rispetto della pluralità della piazza… ma a un certo punto una giovane donna, particolarmente agguerrita, ha afferrato dal basso un lembo dello striscione e lo ha strappato energicamente, inveendo nei nostri confronti: “avete perso il mio voto una volta, volete perderlo una seconda?”, e dalle sue spalle gli altri presenti hanno cominciato a urlare “andatevene, comunisti di merda, siete inutili!”.
Noi non abbiamo reagito alle provocazioni verbali e fisiche (siamo stati anche strattonati) e a quel punto ci siamo spostati ai margini del palco a ridosso della barriera destra che delimitava la zona sotto il palco.
Torno da Roma, dunque, con amarezza, per la prima volta dopo tanti viaggi in cui alla stanchezza delle due notti insonni in treno e delle lunghe marce dei cortei si sostituiva la gioia di aver fatto parte di un sentimento condiviso, di una forza coesa, che mi ha sempre dato speranza.
Oggi faccio i conti con una nuova forma di discriminazione, che non arriva dal nemico con la N maiuscola, ma da coloro con cui dovrei condividere un cammino, e che però odiano la politica e nel loro livore non si accorgono di alimentare quella stessa deriva culturale antidemocratica e populista che vorrebbero combattere e che hanno così bene individuato nella figura del nostro premier, salvo non riconoscerla in loro stessi.
Un saluto triste da Torino,
Silvia
Caro claudio,siamo tutti felici del fatto che dopo anni di scissioni,a volte veramente incomprensibili,si sia fatto un passo concreto verso l’unità della sinistra.
Tuttavia,non si può sacrificare per l’unità con tutti,la coerenza di linea specie su questioni decisive per il nostro radicamento;mi riferisco alla questione del lavoro/sindacale,non vorrei che l’entrata come socio fondatore (era proprio necessario?) di Patta con la sua ennesima associazione,ci precludesse l’interlocuzione con soggetti ben più determinanti per le sorti della classe operaia come la Fiom o la rete 28 aprile;come ti è sicuramente noto, all’ormai prossimo congresso della Cgil,l’area di Patta sta con Epifani su posizioni non propriamente radicali…..vabbè l’autonomia,ma la schizofrenia no!
Un caro saluto alberto
Ero al Brancaccio e condivido le parole e l’analisi di Claudio così come quelle sulla manifestazione. Ci sono alcune cose che secondo me andrebbero approfondite. Una è chi effettivamente si è mosso nell’organizzazione della manifestazione “viola”. Intendo che di quel gruppo fanno parte alcuni nomi conosciuti come Gianfranco Mascia e come altri ex girotondini. Da parte loro c’è stato un pò di “gioco a nascondino” e anche il fatto che, nonostante gli accordi ( che come dice Claudio noi abbiamo rispettato) l’IdV abbia “monopolizzato il sotto palco. fin dalla mattina e con la piazza sgombra, senza che nessuno intervenisse. Cmq riconoscendo il forte messaggio della manifestazione di sabato ( e noi come Rifondazione e come Fed della Sinitrsa abbiamo portato un grandissimo contributo) attendo le prossime mosse di organizzatori e popolo viola. Su quelle dovremo discutere e verificare molte cose…
Ho apprezzato moltissimo l’intervento di Agnoletto al Brancaccio. In particolare la sua citazione della frase di Muhammad Yunus: “La gente dice che sono pazzo, ma non si può conquistare nulla senza un sogno. Bisogna essere rivoluzionari e pensare l’impensabile.”
Noi siamo pazzi e rivoluzionari e la Federazione è il nostro sogno no?…:)
D’accordo con quanto scritto da Claudio soprattutto alla luce della precisazione sul commento di franco guerra; credo che questo continuo richiamo alla Die Linke sia piuttosto improprio, data una situazione nazionale piuttosto diversa. Infatti, lo confesso, ma dal mio punto di vista l’intervento di Lothar Bisky non ha dato un grande contributo all’assemblea della Federazione, perlomeno come lo hanno fatto gli altri compagni che hanno parlato.
Per il resto, vorrei fornire un elemento di riflessione che non va sottovalutato, riguardo alle opportunità di informazione fornite dal web ed il nostro utilizzo. E’ vero che un ulteriore salto di qualità del modo in cui usiamo questo strumento possa essere fatto, ma la potenza di internet e dei social network non mi sembra il dato più rilevante della manifestazione di ieri, per una serie di motivi:
1) le adesioni al famoso gruppo di FB del No-B day sono cresciute vertiginosamente dopo la conferenza stampa congiunta di Di Pietro e Ferrero, ovvero quando l’evento è diventato qualcosa di televisivo;
2) una partecipazione così larga è stata garantita solo grazie al lavoro degli attivisti politici sul territorio, in maniera preponderante i nostri instancabili compagni (a cui voi della Segr. Naz.le dovreste erigere tutti i giorni un monumento, non lo dico in senso polemico, ovviamente);
3) laddove è stata costruita una piattaforma mobilitante, molti dei nostri compagni sono usciti dal guscio nel quale si erano un po’ rinchiusi, particolarmente dopo le europee.
A seguito di queste riflessioni posso permettermi alcuni suggerimenti, da semplice militante comunista, del PRC e della Federazione?
Per prima cosa dovrebbe essere prodotto un manifesto in tutte le città con una foto dello sbandierio rosso del No-B day, per fare sapere a tutti quanto il nostro ruolo è fondamentale nelle vera opposizione a Berlusconi (non possiamo lasciare l’antiberlusconismo appannaggio della sola IDV, questo dovremmo averlo capito!). Dopodiché dobbiamo essere in grado di procedere nell’attività politica con poche iniziative politiche, ma mobilitanti, di qualità, in maniera univoca su tutto il territorio nazionale (come lo è stato in questo caso la battaglia per le dimissioni del Berlusca): la raccolta delle firme contro legge 30, privatizzazione dell’acqua e nucleare mi sembra un buon punto di partenza, ma a questo punto non va messa troppa carne al fuoco in più per i compagni che altrimenti si sentono smarriti e disorientati (considerando anche la necessità di fare bene il tesseramento per il 2010, la campagna elettorale, le vertenze locali…).
Saluti comunisti! Yuri Borgianni – Poggibonsi
La Federazione della Sinistra rappresenta un’opportunità oltre che l’unica strada possibile oggi. A chi invoca ancora la sola unità PRC PDCI, rispondo che bisognerebbe avere il senso del limite. Anche io mi batto da anni, e non solo con le parole, per il rilanco di Rifondazione; il PRC ha rappresentato il mio battesimo politico e quindi sono legato a questa esperienza emotivamente oltre che razionalmente. Ma se ci siamo ridotti in questa drammatica situazione non è solo a causa di fattori esterni o del contesto internazionale sfavorevole. Ci abbiamo messo molto del “nostro”. A cominciare probabilmente dalla genesi di questo partito e che ci avrebbe dovuto indurre sin dall’inizio ad aprire un confronto serrato su quale modello di organizzazione costruire per traghettare i comunisti nel XXI secolo; una battaglia culturale da affrontre al nostro interno e all’esterno del PRC, quando ancora c’erano le risorse e l’entusiasmo per reggere questo tipo di discussione. Invece ci siamo ripiegati subito su noi stessi, sono prevalsi personalismi, comportamenti autoreferenziali, rincorse a cariche di partito e posti nelle istituzioni. Oltre a divisioni tra chi intendeva riesumare il PCI e chi invece voleva cancellare con un colpo di spugna la storia del movimento comunista e operaio in questo paese. Non siamo riusciti a costruire il Partito e così l’avvento di Bertinotti, compagno con una forte personalità, ha inaugurato una stagione involutiva in cui il carisma di un personaggio si è sostituito alla necessità di costruire il partito sul territorio.
Le due esperienze di governo, sono l’altra ragione e il motivo per cui la nostra credibilità ha raggiunto un livello vicino allo zero. C’è stato un abisso tra le aspettative che noi stessi abbiamo alimentato, e i comportamenti dei nostri dirigenti e del partito. Quando riesci a portare 200.000 persone in piazza a Vicenza su una piattaforma che rivendica il taglio delle spese militari, e poi due giorni dopo in parlamento voti la mozione D’Alema che sconfessa clamorosamente la piattaforma di quella manifestazione, è evidente che si spezza il legame di fiducia con la tua base. E questo è stato solo l’episodio più eclatante. Fare le alleanze può essere utile, ma vanno costruite le condizioni e i rapporti di forza necessari, oltre a tenere fede alla coerenza tra ciò che si afferma e ciò che si fa; questo non è accaduto e lo stiamo pagando a caro prezzo.
Le elezioni europee hanno rappresentato l’occasione per invertire la tendenza, ma l’obiettivo non solo simbolico è stato fallito, benchè dal mio punto di vista fosse ampiamente alla nostra portata; non abbiamo colto fino in fondo l’importanza di quell’appuntamento così che il partito si è impegnato sul territorio a macchia di leopardo, senza quella convizione necessaria in un passaggio così delicato.
Ora, in una situazione di assoluto buio mediatico, con dei sondaggi che danno il PRC-PDCI intorno al 2% e in un contesto sociale, istituzionale così drammatico, come è possibile ritenere sufficiente la sola riunificazione di due partiti?
La primissima Rifondazione non esiste più, per nostre responsabilità in primo luogo. Occorre far rivivere quel progetto avendo il coraggio di sperimentare forme organizzative inedite. Non so se costruzione della Federazione e rafforzamento del Prc saranno due processi che si alimenteranno a vicenda; me lo auguro. Quello di cui sono certo è che il percorso iniziato il 5 dicembre al Brancaccio ha le potenzialità per rappresentare un nuovo inizio.
Perplessità sull’operazione “Lavoro e Solidarietà”?
Ne ho anch’io. Ma non possiamo viaggiare sempre col freno a mano tirato perchè qualcuno prova a caratterizzare negativamente un processo. Dobbiamo investire con decisione in un percorso “dal basso” affinchè le adesioni individuali alla Federazione siano tante e rendano impraticabili tentativi di condizionamento da parte di settori sindacali che fino ad oggi si sono resi protagonisti di operazioni spesso ambigue.
Federazione della Sinistra come Sinistra Arcobaleno?
Se ricordate come Bertinotti battezzò l’operazione Sinistra arcobaleno non è possibile confondere le due cose, sarebbe strumentale. Comunismo come tendenza culturale, comunismo parola indicibile, fine della centralità capitale-lavoro, “non abbiamo la discriminante anticapitalista” (Gennaro Migliore), ricordate? La FdS, mi sembra chiaro dal manifesto politico, nasce su precise discriminanti: centralità del conflitto capitale lavoro, appunto, superamento del capitalismo e del patriarcato, assunzione di strumenti di analisi che fanno riferimento al marxismo-leninismo, autonomia strategica dal PD, opposizione alla guerra senza se e senza ma. Che c’entra tutto questo con sinistra arcobaleno o sinistra e libertà?
La Federazione non è il superamento del Prc, ma il riconoscimento che l’identità anticapitalista è plurale e si esprime anche in forme non organizzate nei partiti tradizionali. Per questo condivido il carattere aperto di questa sfida e il percorso costituente lungo tutto il 2010. Un percorso in grado di incrociare i giovani e di promuovere un patto generazionale affinchè tradizione e innovazione possano intrecciarsi. Un nuovo modo di star insieme dove i giovani non riproducano le divisioni del passato ma siano in grado di interagire positivamente con le differenze.
Mi accorgo solo adesso di quanto sono stato lungo, ma sono considerazioni che mi sono venute di getto leggendo alcuni commenti alla giornata di ieri. Mi scuso, perchè probabilmente un blog non è il luogo più opportuno per ragionamenti prolungati, in ogni caso se qualcuno ha avuto così tanta pazienza di leggermi, mi piacerebbe capire cosa ne pensa.
Saluti comunisti
Luciano
Io sono molto contento per la nascita della Federazione! Il primo vero tentativo di unire e non di dividere, che non sia un cartello elettorale come molte volte è stato fatto!! Poi alla manifestazione oltre al viola il vero colore dominante era il rosso!! Il rosso delle nostre bandiere del nostro popolo!! Noi ci siamo sempre e non mancheremo mai di lottare!!
Caro Claudio,
. Però diceva, che bello, una boccata d’aria fresca!
concordo con Lauretta che dice stiamo costruendo un’unità dal basso: è la risposta a chi teme nuovi Arcobaleni, fatti in fretta e calati dall’alto.
Sfido qualunque compagno/a a dire che non vuole lavorare su temi fondamentali come lavoro, giustizia e legalità, ambiente, energia ecc. insieme a chi si batte per gli stessi temi: se poi insieme si raggiungerà il feeling giusto per unirsi anche formalmente, ben venga!
In questo senso condivido la scelta di chiamarsi Federazione della Sinistra e non della Sinistra comunista: in nome di una “etichetta” rischieremmo di perdere forze alleate di cui ora abbiamo assoluto bisogno!
Io mi sono francamente stancata di frazioni, correnti e partitelli in nome di non meglio identificate purezze ideologiche, voglio vedere qualche fatto concreto!
E se lo voglio io che sono iscritta, figuriamoci una persona non troppo coinvolta dalla politica partitica.
Un ultimo esempio: ieri seguivo la manifestazione accanto a un ragazzo col cappuccio viola che raccontava al vicino dei loro problemi su internet per mettere d’accordo tutti (anche loro..
A un certo punto è passato un gruppo di compagni anziani con bandiera rossa che gridava “resistenza, resistenza!”
e il ragazzo ha osservato “sono vecchi, non riescono a capire che serve un cambiamento”..
Mi si è stretto un po’ il cuore.. però, ecco, se riusciamo a mediare tra il vecchio e il nuovo avremo fatto una grande cosa per noi e per tutti.
Caro Claudio,
purtroppo ieri non c’ero, ma ho seguito tutto sulla rete e devo dire che quando avete iniziato a cantare “bella ciao” mi è scesa una lacrima. Una grande emozione. Credo che tutto questo sia in linea con Chianciano e che mai come ora la base si senta coinvolta. L’unità che stiamo costruendo è un’unità dal basso e poggia sulle solide basi della nostra organizzazione. Grazie tutto per l’impegno e la passione.
lauretta
ps: è possibile scaricare il documento? I compagni lo reclamano
Una considerazione organizzativa: dovevamo anticipare Dipietro ed i suoi che hanno assediato il sottopalco con le loro bandiere, ottenendo una notevole visibilità!!
Infatti ha mandato i suoi a piazza san Giovanni anticipando il corteo…
Da ricordare nelle prox manifestazioni!!!
Avanti cosi’.La Federazione avviera’ la raccolta di firme per l’abrogazione della legge 30.Occorre partire dalla vita quotidiana di quelle migliaia di ragazzi che affollavano le vie di Roma e non solo.
E’ stata una bellissima giornata ieri.
Grande assemblea al Brancaccio con una sala strapiena e grande manifestazione il pomeriggio in cui noi eravamo tantissimi,c’era uno spezzone numeroso e con moltissimi compagni giovani.
Abbiamo la forza di mobilitarci,siamo in tanti,dobbiamo solo coordinarci meglio e lavorare nei territori.
Dopo ieri sono fiducioso!!
Penso anch’io che ,nella situazione attuale,la “federazione” sia la sola strada praticabile tuttavia vorrei essere convinto del perchè “questa”sia stata resa di fatto alternativa all’unità dei comunisti. Inoltre i riferimenti alla Linke andrebbero per,per così dire,meglio contestualizzati tenendo conto dell’assoluta diversità del quadro politico tedesco rispetto alla situazione italiana.Speriamo che al riguardo non ci siano equivoci!Nella Die linke i comunisti sono presenti come una frazione politica che esprime una tendenza culturale,I Remember Bertinights!
Condivido la linea politica che sta portando avanti il partito:la federazione era la strategia che assieme a un dirigente dei comunisti italiani cercavamo di insinuare nelle nostre battaglie quotidiane qui nel Veneto. E’ l’unica strada che possiamo e dobbiamo percorrere se vogliamo avere un futuro.
Coltivo la speranza che vengano smascherati tutti gli opportunisti che continuano a nascondersi tra le fila del Partito.
Lucio
ADELANTE!
Io c’ero e ne vado orgoglioso.
Da oggi più in lotta che mai. Se fino ad oggi ho dato cento, da domani raddoppierò: duecento. Questa nazione ha bisogno di essere risvegliata e da oggi la sveglia continuerà a suonare in ogno ora e in ogni dove.
Hasta la victoria compagni, noi non siamo un popolo che molla, ma lotta per la liberazione da questa dittatura.
caro lucio,
che piacere ritrovarti, seppure non dal vivo!
mi pare che siamo d’accordo sulle scelte politiche del partito!
se è così guardiamo avanti.
ciao, spero di vederti presto!
Caro Danilo,
certo, la giornata di ieri ci dà forza e dobbiamo lavorare fiduciosi.
Come hai visto, nonostante il Brancaccio fosse strapieno e al corteo la presenza della Federazione e di Rifondazione fosse grande e visibile, i media ci hanno completamente censurato. Non è la prima volta che avviene, fu così all’inizio di Rifondazione, fu così dopo la rottura con Prodi nel 1998. Nonostante questo ci siamo sempre rialzati! Sarà così anche questa volta.
ciao
caro michele,
hai ragione. noi, come federazione abbiamo rispettato i patti. di pietro no, infatti quella presenza non era stata per nulla concordata.
saremo meno ingenui la prossima volta! ciao
cara laura,
la tua emozione rappresenta qualcosa in più della presenza fisica!
grazie a te e a tutti i compagni sardi
ciao
cara paola,
mi ritrovo in tutte le parole che hai scritto!
fosse per me potresti fare la portavoce della federazione!!!!
ciao e continua così
Credo che dalla tua analisi visiva non ci sia scampo. Così è!
Caro Luciano,
che dire? Grazie per il contributo. Lo condivido integralmente.
Aggiungo solo uno cosa. Proprio in questo periodo sto rileggendo libri e materiali su Rifondazione, soprattutto nella sua fase iniziale. Quello che emerge, a mio giudizio, è che nel gruppo di compagni e compagni che non accettarono lo scioglimento del Pci e diedero vita al Movimento per la Rifondazione Comunista, vi erano differenze profondissime.
Prendiamo le due figure rappresentative dell’avvio di Rifondazione: Cossutta e Garavini. Il primo costruisce il suo dissenso nel Pci, allinizio degli anni ottanta,contestando il distacco dall’Urss, il secondo è già critico con l’Urss nel 1956 sui fatti d’Ungheria. Contraddizioni forti che assieme a tante altre resero impervio il cammino fin dall’inizio.
penso che dovremo ragionare su queste cose.
ciao luciano e grazie!
Caro Alberto,
la tua preoccupazione è abbastanza diffusa. Anche io penso che la collocazione più giusta in questo congresso della Cgil sia con la mozione alternativa.
Tuttavia non credo che dobbiamo far diventare il problema più grande di quanto non sia. Il gruppo di Lavoro e Solidarietà guidato da Patta aderisce alla Federazione sulla base della condivisione del manifesto politico e del percorso che abbiamo deciso di perseguire. Le sue opinioni sul congresso della Cgil sono le sue e restano le sue. La Federazione, tanto per cominciare, inizierà a raccogliere le firme per un referendum contro la legge 30: mi sembra una scelta di campo abbastanza chiara! Detto questo io sarei molto contento se altre gruppi che operano nel sindacato, con posizioni diverse da quelle di Patta, entrassero nella federazione, come per esempio la Rete 28 aprile!
Ciao Alberto
Cara Silvia,
la tua testimonianza ci fa riflettere. Credo sia la conseguenza di vari fattori. Il primo ce lo dobbiamo accollare tutto su di noi: abbiamo fatto un pò schifo in questi anni. Abbiamo detto tante belle cose poi, quando siamo stati al governo ne abbiamo fatte altre: della serie predicano bene razzolano male. I nostri dirigenti hanno sistematicamente guidato delle scissioni, spaccando il partito che loro stessi avevano creato. E, dulcis in fondo, certamente una qualche conseguenza di sfiducia e incazzatura deve averla creata se segretari o presidenti che per anni si sono definiti comunisti, chiedondo a tanti compagni di seguirli, poi se ne sono andati nel pd o hanno definito il comunismo una tendenza culturale.
Detto questo, quei comportamenti contro di voi, sono stati determinati anche da altre motivazioni. Sono il frutto della crisi della politica in senso generale e della forma classica con cui la politica si è manifestata in questi decenni: i partiti. Quindi può accadere che un partito come l’Italia dei Valori, che è molto peggio di un “vecchio partito” poiché non ha sedi minimamente democratiche di discussione – infatti non risulta che siano mai stati fatti congressi – sia considerato più democratico di rifondazione.
Siamo dentro un mix di populismi, di personalizzazione della politica assai preoccupante.
Nonostante questo dobbiamo andare avanti con il nostro progetto e con le nostre idee, con la consapevolezza che prima o poi tutti i nodi vengono al pettine e che anche per Di Pietro verrà il tempo di rendere effettivamente conto di quello che fa e verrà chiesta anche a lui un coerenza tra il dire e il fare.
Ciao Silvia! Su di morale
claudio
Si, Claudio, è vero stiamo scontando gli errori e le cazzate che abbiamo fatto col governo Prodi. Però non c’è solo questo, c’è chi nel governo Prodi di cazzate ne ha fatte molto più di noi, contribuendo a bloccare tutte le nostre proposte di caratterizzare l’azione del governo più a favore delle classi popolari e ora invece si sta riciclando come campione della difesa degli interessi dei precari, degli operai ecc ecc. C’è che a livello di massa in una buona fetta di coloro con i quali siamo scesi in piazza si è radicato un anticomunismo e un individualismo profondo e che questo è favorito da un bombardamento masmediatico continuo che attraversa anche la rete. Ciò non toglie che noi dobbiamo caparbiamente continuare a stare in mezzo a questo movimento sopportandone anche le provocazioni, ma cercando di portarci le nostre proposte con una coerenza maggiore rispetto al passato.
Io il corteo l’ho fatto tutto non in testa, ma cambiando spesso posizione e l’enorme quantità di bandiere rosse, quasi tutte della Federazione o di Rifondazione, che ho visto spalmate dovunque mi ha riacceso la speranza che possiamo farcela a ritornare punto di riferimento e di organizzazione per le lotte.
La giornata del 5 (mattina e pomeriggio) lascia ben sperare.
Bene, questo mi rincuora. Ho dovuto rinunciare al corteo e so, per esperienza, che l’umanità che li attraversa, rende molta più giustizia della composizione sociopolitica del paese e restituisce un senso di appartenza ben più forte di quanto non faccia il sotto-palco irregimentato ad uso e consumo dei (seppur pochi) media.
Sono ottimista anch’io. Ma il fastidio che qualcuno può provare per il mio essere comunista mi da ancora più fastidio. Il cosiddetto popolo viola (che mi ricorda sinistramente il popolo arancione ucraino), dovrebbe aver chiaro che se non era per i partiti la “loro” manifestazione avrebbe avuto esiti ben più modesti. Chi ha organizzato la partecipazione in tutta italia? Da pistoia sono partiti due pulman di Rifondazione e uno di sinistra e libertà (l’Idv, no, essendo un partito più o meno virtuale non è in grado di fare pulman). Detto questo credo che il sentimento prepolitico “antiberlusconiano” sia l’acqua dove dobbiamo nuotare, dobbiamo starci anche a costo di dover fare qualche passo indietro. Ma con pari dignità rispetto a tutti gli altri. Non chiedo a nessuno di mettere via la sua bandiera, viola, arancione o bianca con il gabbiano che sia. Ma nessuno può chiedermi di mettere via la mia. Ne sono troppo orgoglioso.
Caro Fabio,
è proprio come dici tu. Di cazzate ne hanno fatto sicuramente più gli altri di noi. Basta pensare alla scelta demenziale di Veltroni di correre da solo che ha dato a Berlusconi la vittoria su un piatto d’argento. Tuttavia siamo noi che paghiamo maggiormente il dazio, poiché sul prc si erano accumulate le maggiori aspettative di cambiamento.
Detto questo anche io sono fiducioso.Da un lato la costruzione della Federazione della Sinistra, dall’altro l’ottima presenza di Rifondazione (tantissimi giovani!!) e della Federazione alla manifestazione del pomeriggio segnalano una positiva inversione di tendenza.
Rimbocchiamoci e le maniche e lavoriamo sodo!
ciao
Caro Roberto,
ma figurati se qualcuno ci fa dismettere le nostre idee e le nostre bandiere! Le porteremo ovunque!
Detto questo non commettiamo errori di valutazione. La manifestazione del 5 dicembre non c’entra nulla con altre forme di protesta che si sono sviluppate il altri paesi, in particolare dell’est europeo. Completamente diverso il contesto. Il popolo che è venuto a Roma sabato scorso è, in larga parte, orientato a sinistra, quindi, disponibile ad una interlocuzione con noi. Il problema è la nostra credibilità che, in questi anni, si è ridotta ai minimi termini in conseguenze di scelte politiche sbagliate e di continue divisioni.
Perciò non confondiamo singoli episodi, che vanno condannati e contrastati, con la gran massa di persone che ha manifestato il 5 dicembre a Roma.
Caro Mattia,
ho una opinione un pò diversa dalla tua. Io non credo che le alleanze locali, se hanno una base programmatica minimamente dignitosa, danneggino il nostro partito, anzi.
Se vai a vedere i risultati delle ultime amministrative che si sono svolte in contemporanea con le euoropee vedrai che dove il partito fa accordi, in generale, abbiamo un risultato migliore rispetto a dove andiamo soli. Inoltre, che io sappia, non abbiamo mai avuto tracolli elettorali nelle regioni, nelle province e nei comuni, dopo aver fatto legislature assieme al centro sinistra. Quindi, la mia opinione, è che dove ci sono basi programmatiche accettabili si debbano fare gli accordi. Cosa completamente diversa è la presenza ai governi nazionali, rispetto ai quali non ci sono le condizioni per una nostra partecipazione. Come si è visto anche con l’ultima esperienza del governo Prodi.
Sulla Puglia sono d’accordo conte! Nel momento in cui Vendola si candida con il contrasto esplicito non solo dell’Udc e di Io Sud della Poli Bortone, ma anche del Pd noi dobbiamo sostenerlo. Anzi dovevamo farlo subito! Comunque meglio tardi che mai…
ciao!
Caro Roberto,
sullo stesso argomento ho risporto a Mattia.
Ciao
demenziale…andrebbe fatto conoscere a Cipro…!
Ma chi è questo Masella che insulta il segretario del nostro partito e dimostra anche di essere in pieno ignorante della politica e della ideologia di AKEL…speriamo per voi compagni italiani che non è un vostro dirigente…altrimenti proprio siete messi male e forse si capisce meglio perchè vi siete ridotti e indeboliti in questo modo.
Scrive Masella: “Il primo sono io a preferire una Linke italiana a forte egemonia comunista (come da anni vado dicendo) a un partito comunista che in Italia sarebbe ancor di più ridotto a icona religiosa imbalsamata”. E bravo Masella, finalmente questi venduti cominciano a parlare chiaro…solo che questo Masella fino a pochi mesi, quando stava coi gruppi dell’Ernesto, scriveva proprio il contrario di questo, diceva che Rifondazione era finita, che bisognava fare il partito dell’unità dei comunisti, firmava documenti ultraleninisti…in pochi mesi ha cambiato casacca e dice il contrario…come i tipi alla Veltroni che dicono: io non sono mai stato comunista…che razza di facce toste…e solo per stare a galla e prendersi qualche poltrona… CHE VERGOGNA
il lecchino Masella perde il pelo ma non la propensione a leccare, ora questo, ora quello, a seconda delle convenienze del momento…un esempio emblematico di immoralità politica…
Ma questo Masella non è quello che a Chianciano scriveva che Grassi stava tentando con Vendola una MEDIAZIONE ANTICOMUNISTA per salvareil progetto della Sinistra europea? Che razza di buffone, ma perchè non cambia mestiere…
Perdonatemi se intervengo solo per dire che – anche quando si
polemizza – non si deve mai superare la soglia del rispetto per le
opinioni altrui. E’ davvero triste e fastidioso leggere insulti, per
altro in gran parte anonimi, nei confronti di un compagno.
Quale sarebbe la causa di tanto accanimento? Nella sostanza, l’avere
sostenuto due cose: che non ci può essere alcuna rifondazione di una
teoria e di una pratica comunista senza un rinnovamento profondo della
nostra cultura e della nostra identità; e che siamo costretti a fare i
conti con la nostra debolezza soggettiva, il che ci induce a
perseguire speditamente la strada dell’unità delle forze
anticapitaliste.
Ammetto di pensarla così anch’io.
No, Simone, lasciali fare. A me non fanno arrabbiare queste infamie e men che meno mi fanno paura le minaccie velate che vi sono contenute. Tanto si commentano da sole, è segno di disperazione e di impotenza (quando non si hanno argomenti si ricorre agli insulti) e dimostrano proprio che la ragione sta dalla nostra parte.
Leggo commenti sprezzanti riguardanti gli interventi del compagno Masella. Come dice Simone Oggionni credo che vada dismessa la pratica dell’aggressione verbale e dell’insulto. E’ una questione d’igiene politica tantopiù se si agisce il confronto politico come comunisti.Nel merito: ritengo che il compagno Masella da molti mesi e con coerenza stia dentro alla cosiddetta “analisi della fase” dando un contributo importante, senza reducismi , ma con l’intento profondo di cogliere il rinnovamento che richiede l’identità comunista. Rinnovarsi e ricomporre l’identità comunista è un esercizio molto complesso tanto nella teoria quanto nella pratica. Chi lo agisce come il compagno Masella che ha vissuto tutte le complicatissime fasi anche della nostra frammentazione va apprezzato ed, aggiungo ascoltato, con un pò di attenzione. La dialettica forse significa anche sapere ascoltare.
Aaaaaahhhhh Compagni, entriamo nel merito della questione senza soffermarci su alcune affermazioni “forti”. Sorini ha proposto di postare l’intervento del segretario del Akel, nel gioco politico delle parti Masella ha commentato in modo poco marxista, e un poco offensivo, l’intervento di un Compagno ospite che prende con il suo partito Comunista più del 30% a casa sua ed è venuto a trovarci con vero spirito Internazionalista. Detto questo, i cambi di rotta sono legittimi anche nell’arco di una brevissima fase politica che non giustifica una radicale modificazione dell’analisi della fase. Poi, ognuno parla il proprio linguaggio e il compagno Masella ha le spalle larghe e non avrebbe bisogno delle truppe cammellate.
Cari Simone, Leonardo e Laura,
credo che non convenga ulteriormente dilungarsi in spiegazioni con certa gente che non ha nemmeno il coraggio di firmarsi!!!
Chi siete???
Il comunismo di oggi per rilanciarsi, tra le altre cose, ha bisogno di uomini e donne che hanno dignità e coraggio e che sanno essere in primo luogo capaci di assumersi le responsabilità delle cose dette e sanno metterci la faccia in tutte le situazioni.
Quando qualcuno come Leonardo (fortunatamente insieme a tanti altri) gia diversi anni fa “si è permesso” di mettere in discussione alcuni capisaldi del marxismo- leninismo col trattone, i sacri sacerdoti custodi della Parola di Lenin hanno sempre fatto finta di non sentire oppure hanno ridicolizzato sistematicamente le posizioni critiche (quando poi perdono la pazienza reagiscono così, con la bava alla bocca…).
Chiamatemi cammello o come diavolo mi pare…
semplicemente mi considero un comunista che non rinuncerà mai alla libertà di pensare e non mi pongo tanti problemi se il mio commento è marxisticamente corretto…
Avanti con l’unità dei comunisti e della sinistra nei fatti, nelle lotte qui ed ora!
Avanti con la Federazione della Sinistra!!!
Grazie Claudio per questo prezioso spazio di discussione che hai creato e per la pazienza che dimostri nel seguirlo rispondendo a chiunque scriva…
Agostino Giordano – Segreteria Prc di Bologna
No, compagni, proprio non ci siamo. Ho letto con raccapriccio e disgusto gli interventi, a dir poco, offensivi nei confronti del compagno Masella. Si può essere d’accordo o meno su quanto egli sostiene. Ma usare gli epiteti, al posto degli argomenti, appartiene a chi non ha, purtroppo, ancora compreso i danni enormi che simili atteggiamenti, mutuati dall’avversario di classe fino a determinare, per una lunga fase storica, l’annullamento della nostra “diversità morale” e la nostra omologazione alle pratiche del potere borghese, hanno causato al movimento operaio e comunista internazionale.
Se non cambiamo immediatamente e radicalmente queste pratiche, davvero non abbiamo alcun futuro. Altro che rilancio dell’identità comunista! Di quale identità si parla: di quella che ha prodotto i disastri, di cui molti compagni non hanno ancora, purtroppo, compreso la portata, ostinandosi a riproporne linguaggi e anatemi? Chi scrive è comunista da sempre, con una militanza ormai quarantennale alle spalle, al pari del compagno Masella e di altri, che, nonostante le sconfitte politiche (che spesso si sono trasformate anche in sconfitte e pesanti umiliazioni personali), hanno tenuto duro. Si sono ogni volta rimessi in gioco, rivedendo criticamente gli errori,cercando nuove vie, senza cedere alle facili scorciatoie dogmatiche, ma neanche alle abiure, persistendo tenacemente
a credere nelle idee e nel futuro del socialismo.
Dunque, compagni: un po’ di rispetto!
Vengo, ora, a dire brevemente la mia sull’oggetto in questione: la Federazione della sinista. Da marxisti, penso che le questioni non si affrontino partendo da uno schema predefinito al quale pretendere di appiccicare la realtà. Così proprio non funziona, anche perchè gli schemi sono tanti (quanti gruppi, sottogruppi, partiti e partitini comunisti ci sono, ciascuno col proprio schema già bell’e pronto?) e con tale approccio non si fa altro che cristallizzare le divergenze e le divisioni, se non a provocarne delle altre. Non è forse quel che è successo in tutti questi anni? Il punto, pertanto, è: qual’è la via attraverso cui provare a far sì che queste divergenze e divisioni si attenuino e, possibilmente, si superino? Lo facciamo, questo, con un bel dibattito a tavolino? O non piuttosto, come io credo, attraverso la concreta pratica politica, dalla quale, via via, emergano nuove forme e contenuti teorici, che ci permettano di costruire una nuova identità per un possibile nuovo partito comunista unificante e per una nuova sinistra anticapitalistica? E come favorire questo processo, se non creando, sulla base di un minimo comune denominatore, strumenti nuovi di organizzazione, una rete che metta assieme tutti i soggetti e i movimenti che si pongono in alternativa rispetto al neoliberimo, al pensero unico bipolare, al capitalismo e all’imperialismo? E se questo compito non se lo assumono su di sè i comunisti, chi altro mai dovrebbe farlo? O non è, forse, un nostro compito prioritario quello di creare un nuovo blocco sociale e politico (“blocco storico” lo chiamerebbe Gramsci)? Come altro possono pensare i comunisti di misurarsi nella sfda dell’egemonia, se non dentro una relazione di massa? La paura, per questa via, di essere contaminati o di annacquare la propria “purezza rivoluzionaria” – lasciatemelo dire – è solo sintomo di debolezza, quasi che avessimo poca fiducia nella nostra capacità di guidare i processi. Chiudersi in una torre identitaria precostituita ci garantirebbe sì da queste paure, ma, al contempo, ci renderebbe socialmente e politicamente inutili e marginali. Dobbiamo essere all’altezza dela sfida, così come lo sono stati, nei loro tempi e nei contesti storicamente determinati, proprio quei giganti del pensiero marxista, cui i compagni che contestano le attali scelte del partito, dicono costantemente di rifarsi. Non ho qui nè il tempo nè lo spazio per una lunga disquisizione in merito. Basti ricordare quante critiche costarono a Lenin e a Gramsci le loro innovazioni teoriche da parte dei più “fedeli” interpreti del marxismo.
Quali saranno il percorso e l’approdo nel tempo della Federazione lo decideranno le pratiche concrete e la capacità di egemonia dei comunisti. E ciò vale sia per quel che riguarda l’unità dei comunisti, cui pure dobbiamo tendere, che per quel che riguarda l’unità più in generale della sinitra anticapitalistica. D’altra parte, non sarebbe la prima volta, e non mi riferisco solo all’esperienza odierna (America latina, in primis), ma anche all’esperienza storica, che processi di unità anticapitalista hanno portato in alcuni casi a fronti ampi in cui ciascun partito manteneva la popria autonomia, in altri casi a veri e propri partiti unici con la fusione di partiti comunisti con partiti socialisti di sinistra e altri ancora. C’è tutta la fase storica tra la il 1945 e il 1948 a parlar chiaro da questo punto di vista (un esempio per tutti: mentre nella Germania occidentale il Dkp si conservò tale, in Germania orientale esso si unificò con il partito socialista tedesco, che tra l’altro era anche più forte del Dkp, dando luogo alla Sed).
E perchè, poi, negare la specifità della nostra esperienza specifica, a quella che determina “hic et nunc” la nostra scelta unitaria? Perchè tirare sempre in ballo la Linke, Isquerda unida, e via dicendo?
Come se non esistessero differenze, condizioni storiche e politiche e anche approcci diffrenti. Compagni, abbiamo discusso, ciascuno ha detto la sua, abbiamo approvato. Ora è il momento ci immergerci nella lotta e nell’imegno politico per costruire la Federazione e riportare i comunisti ad essere protagoniste delle lotte di massa. Non vedo altra strada.
Claudio Buttazzo