HELP!

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Care compagne e cari compagni,

vi scrivo questo breve post per informarvi che hanno clonato il mio profilo Facebook 

nel quale avevo 5.000 amiche e amici. Il profilo è stato “svuotato” e non esiste più.

Ho provveduto a riaprire un nuovo profilo con la stessa foto e la stessa immagine di copertina. Vorrei recuperare tutte le mie amiche e i miei amici e, molti, sono tra di voi. Se ritenete di avanzarmi la richiesta di amicizia potete farlo cliccando qui, l’unico mio profilo oggi su Facebook. 

Volevo anche informarvi che la mia pagina Facebook esiste ancora, ma – per il momento – non riesco ad aggiornarla poiché accedevo tramite il vecchio profilo che, appunto, mi è stato rubato. Vedremo se riuscirò a riattivarla. (A proposito, se qualcuno ha suggerimenti su come fare sono ben accetti).

Nel frattempo cercherò di intervenire più frequentemente con questo blog e scrivendo commenti sul profilo.

Grazie a tutte e tutti per la collaborazione!

Cosmopolitica: non rimuovere gli errori commessi è il primo passo da compiere

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di Claudio Grassi

Non si tratta, come evidente, di non vedere i limiti potenziali del percorso che vogliamo intraprendere, o peggio di fare come se non esistessero. Tutt’altro. Sono profondamente convinto che la creazione di un nuovo partito della sinistra passi anche da questo punto dirimente e cioè dall’individuare i problemi, anche quelli che ci riguardano direttamente, senza avere timore nell’affrontarli. E’ certo che il collante tra noi sarà la carta di valori comune che sapremo condividere, i contenuti politici che ci stanno a cuore, il programma, l’idea di società che abbiamo e che vogliamo costruire, le pratiche che vorremo utilizzare. Ma non mi sfugge che abbiamo un debito di credibilità da dover risarcire tutti assieme nei confronti di quel popolo della sinistra diffuso e frammentato che ha seguito in tutti questi anni la progressiva perdita di efficacia dei progetti che di volta in volta abbiamo contribuito – tutti, dai partiti ai movimenti – a mettere in campo. E’ ciò che non possiamo rimuovere, ma su cui dobbiamo soffermarci prima di intraprendere, come stiamo facendo, il nuovo cammino.

Evitare l’errore di un altro cartello elettorale

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di Stefano Cristiano, Claudio Grassi

La gravissima situazione internazionale, dopo gli attentati di Parigi e la crescente tensione tra Russia e Turchia, è conseguenza delle guerre degli Usa, della Nato, dei loro alleati. Guerre costruite su bugie conclamate, stragi efferate, finanziamento di gruppi terroristici, distruzioni di entità nazionali. Sullo sfondo la grave situazione del popolo palestinese che sembra non interessare più a nessuno.

Tutto ciò ha contribuito all’affermarsi di comunità nazionali costruite sul crinale scivoloso dell’identità religiosa. Se aggiungiamo che nei paesi capitalistici “avanzati” persiste una crisi di cui non si vede la fine, ci rendiamo conto della miscela esplosiva.

L’occidente ha, dunque, grandi responsabilità nell’aver alimentato l’attuale situazione emergenziale che, nello scontro fra integralismi religiosi e neopatriarcali, dogmatismi monetaristi e populismi, rischia oscurare le voci che si battono per un mondo laico e democratico, di diritti individuali e di giustizia. E diventa più difficile dare priorità al tema del lavoro.

A proposito dell’Assemblea nazionale di Sel

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di Claudio Grassi

L’assemblea nazionale di Sel che si è svolta il 24 ottobre scorso ha dato un contributo utile nella direzione della costruzione del progetto unitario a sinistra.
Il documento approvato contiene tre punti condivisibili.

Valutazione sul Pd e Governo Renzi

Si prende atto che l’attuale direzione del Pd chiude qualsiasi possibilità di riedizione di un centrosinistra sul piano nazionale. Da ciò consegue che il nuovo soggetto politico della sinistra deve essere non solo alternativo alle destre, ma anche al Pd. Con questo Pd non sono ipotizzabili accordi di governo su base nazionale. Anche le alleanze locali – in questo quadro politico e in un contesto di continuo restringimento delle risorse – diventano sempre più difficili. Vanno perseguite, dunque, solo nei casi dove vi siano concretamente le condizioni per dare continuità a buone esperienze già in essere, o dove vi siano accordi di programma particolarmente avanzati. Si tratta di una linea di buon senso che può consentire a realtà come quella di Cagliari di essere riconfermata o a quella di Milano – qualora fossero confermate le primarie – di far giocare alla sinistra una partita per il governo della città senza mettersi aprioristicamente in un angolo.

PORTOGALLO: INTESA A SINISTRA

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di Claudio Grassi

Anto­nio Costa, segre­ta­rio del Par­tido Socia­li­sta ha annun­ciato il rag­giun­gi­mento di un accordo di legi­sla­tura con il Bloco de Esquerda (Be) e il Par­tido Comu­ni­sta Por­tu­guês (Pcp) per la for­ma­zione di un governo sta­bile.
In questo momento non sappiamo ancora se questo accordo produrrà la nascita di un governo di sinistra in Portogallo.
Tuttavia – al di là di quello che avverrà – il fatto in sé (cioè il raggiungimento di un accordo di governo) ha una straordinaria importanza.
In primo luogo perché avviene tra forze che, in questi anni, si sono aspramente contrastate. Non parlo solo del contrasto tra partito socialista e Pcp e Be, ma parlo soprattutto del fatto che il Pcp e il Be nonostante vi siano tra di loro differenze rilevantissime, sono stati capaci di far prevalere ciò che li unisce al posto di ciò che li divide (in Italia dovremmo imparare qualcosa a tal proposito).

A proposito dell’intervista di Vendola

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di Claudio Grassi

Leggo in rete che l’intervista di Nichi Vendola al Manifesto (http://ilmanifesto.info/vendola-sinistra-ecco-lunita-possi…/) ha suscitato numerose reazioni.

In particolare sarebbe stata criticata – a proposito di alleanze a livello locale – la seguente frase: “…una coalizione progressista la si può costruire con il Pd, senza il Pd e contro il Pd…”
A parte che le critiche più furiose che ho letto sono di “dirigenti politici” che hanno governato recentemente le loro regioni, province o comuni con il Pd per diversi lustri. Oppure di compagni che hanno militato nel Pd fino a poco tempo fa (votando e condividendo tutto) e oggi sembrano militanti di Lotta Comunista….
Ma tant’è: se la credibilità verso la sinistra scarseggia forse è anche per questo.
Personalmente condivido integralmente quella frase. È sempre stato l’approccio che ha usato Rifondazione Comunista per le alleanze locali: gli accordi non si fanno né sempre né mai, dipende dal programma, dalla situazione locale.
Infatti, nello Statuto di Rifondazione Comunista, si specifica che la scelta se fare o meno alleanze locali è di pertinenza delle strutture locali corrispondenti. E io penso che così dovrà essere anche per la nuova formazione politica che andremo a costruire.

C’è vita a sinistra?

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di Claudio Grassi

Norma Ran­geri ha pro­mosso un impor­tante dibat­tito a par­tire da una sug­ge­stione: «C’è vita a sini­stra?» A giu­di­care dal numero di sigle, par­titi e asso­cia­zioni esi­stenti ver­rebbe da rispon­dere che ce n’è anche troppa ed invece pro­prio que­sta fram­men­ta­zione, della quale in qual­che misura siamo tutti respon­sa­bili, non è altro che la foto­gra­fia del fal­li­mento. Spe­riamo che la posi­tiva acce­le­ra­zione che sem­bra essere stata impressa ad un pro­cesso di riu­ni­fi­ca­zione, pro­se­gua con deter­mi­na­zione. Noi cer­ta­mente lavo­re­remo in quella dire­zione.
Que­sta con­di­zione della sini­stra ita­liana è un caso quasi unico nel pano­rama inter­na­zio­nale. Ci sono sicu­ra­mente limiti sog­get­tivi e ragioni ogget­tive che con­tri­bui­scono a ren­derci inac­ces­si­bile un vastis­simo spa­zio poli­tico poten­ziale a sini­stra del Pd. La fase costi­tuente che sem­bra final­mente aprirsi non potrà igno­rare quei limiti. Dovremo essere aperti, inclu­sivi e capaci di discu­tere senza rete, né tabù, di con­te­nuti, refe­renti sociali e modelli orga­niz­za­tivi di un sog­getto poli­tico della sini­stra nel nostro paese.

Lavorare meno, lavorare tutti

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di Giulio Di Donato e Giacomo Gabbuti

C’è un tema troppo trascurato nell’ambito del dibattito pubblico e presente solo marginalmente all’interno delle varie piattaforme rivendicative, ma che assume una centralità da cui non si sfugge. Si tratta del grande tema della riduzione dell’orario di lavoro.

Per contrastare la drammatica caduta delle possibilità di lavoro, c’è bisogno di promuovere innanzitutto la redistribuzione del lavoro che c’è. Redistribuzione quindi del reddito (quanto mai necessaria in un paese dove il dieci percento della popolazione detiene la metà della ricchezza nazionale), ma anche dei tempi di lavoro (l’Italia è il paese in Europa dove si lavora di più e più a lungo).

Proposte di Sinistra Lavoro

170 Commenti Sinistra Lavoro

Pare davvero che, sospinto dal vento che oggi soffia dalla Grecia, si sta avviando anche in Italia quel processo che avevamo auspicato, e sul quale avevamo ragionato, l’anno scorso a Reggio Emilia: quello della costruzione di una sinistra di popolo che, non solo riaggreghi le attuali piccole formazioni di nicchia esistenti, ma sappia richiamare a sé quanti non votano più, insieme a quanti delusi tuttora votano un PD che si è annullato nel liberismo, con quanti votano Grillo ma per disperazione. Pare allora ed è positivo si appresti a partire per davvero una strana e interessante carovana. Ma c’è un nodo irrisolto: dove va? Ed è il nodo della ricostruzione, assieme e prima dell’aggregazione, di un punto di vista alternativo. Rispetto al pensiero dominante: la ri-costruzione ossia di una cultura della sinistra nell’epoca della globalizzazione, una cultura fatta di valori che diventano cose concrete. Se non appaiono, il populismo oggi dilagante che si avvale della comunicazione veloce, ti schiaccia. Oggi si riprende la scena, come sinistra popolare, solo con una cultura e una pratica conseguente: i discorsi moraleggianti oggi non servono, così come le Campagne Referendarie se non si pongono la ricostruzione del punto di vista alternativo. Però la famosa carovana, pur con questo per ora irrisolto, potrebbe avviarsi, certo e come detto sotto la spinta dell’emulazione che ci arriva da Syriza, ma anche e soprattutto in forza di due novità apparse nelle ultime settimane in Italia.

Le novità non provengono certo dagli attuali partitini della dispersa sinistra italiana che hanno, lo dicono loro stessi, esaurito del tutto la propria funzione, ma si sono manifestate, la prima, con la fuoriuscita dal PD di soggettività interessanti che possono far da ponte in direzione di un elettorato che, sia quando vota che quando non vota, ritiene ormai insopportabile la “dittatura” di Matteo Renzi. Su questa missione, fare da ponte, tenere aperti i varchi comunicanti, sono falliti sia SEL che ci provò, che il PRC che non ci provò mai.

Pippo Civati, così non va

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Sono molto rammaricato – se i commenti e gli articoli che ho letto sulla rete sono veritieri – dall’esito della assemblea di Possibile, il movimento fondato da Beppe Civati dopo la sua uscita dal Pd.
Su tre questioni:
1) come si fa a lanciare una campagna referendaria importantissima dicendo agli altri: qui ci sono i quesiti se vi vanno bene sono questi, altrimenti amen? 600.000 firme entro il 30 settembre con agosto in mezzo? Chi le raccoglie? E se non si raccolgono quali sono le conseguenze politiche per tutti? Ma – soprattutto – i temi e i quesiti chi li ha scelti?
2) penso sia giusto che Civati una volta uscito dal Pd cerchi di aggregare più persone possibile e che, quindi, costituisca una propria associazione. Ritengo un grave errore, però, pensare che tutti gli altri debbano entrare in questa associazione e che questa venga proposta come il nucleo fondativo della nuova sinistra in Italia.
3)penso anche che non sia il caso di ridicolizzare gli altri pezzi della sinistra, in particolare Sel. È vero che Sel, il Prc e gli altri non possono rappresentare una alternativa e la loro credibilità si è ridotta ai minimi termini. Ma questo, caro Civati, vale anche per la sinistra Pd poiché in questi anni non solo ha fallito nell’impresa di costruire una alternativa al renzismo, ma ha votato di tutto e di più!
Se vogliamo che all’appuntamento di ottobre per costruire quella Sinistra che manca in Italia non sia l’ennesimo dejà vu occorre mettersi a disposizione  non pensare che gli altri siano a disposizione.